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domenica 7 febbraio 2010

Cose imparate da Castagna questo weekend

- La nonna Infera quando è felice è molto meno pericolosa del solito
- Mai lasciare l'arrosto nella pentola e andare via di casa dimenticandosi di chiudere la porta di cucina, se si hanno 2 gatti
- Donizetti era bravino ma Mozart era meglio
- Dalla barcaccia del teatro Alfieri si vede bene solo se si sta seduti davanti
- Impastare il pane è FATICOSISSIMO!!!
- L'impasto del pane rende le mani morbide come seta
- Il pane fatto in casa viene duro come le pietre ma ha un buon profumo e l'Uomo ha apprezzato il gesto (lo sapevo, brutto cavernicolo maschilista!!!)
- Non sono adatta alla visione dei film di Quentin Tarantino (lo sapevo già ma ho voluto riprovare con "Bastardi senza gloria")
- Mai prendere un'aspirina quando si ha il ciclo (anche questo lo sapevo già ma sono scema)
- Mai camminare sui marciapiedi dove la neve è già stata pestata da altri se sono le dieci di sera e sta gelando (anche questo lo sapevo già ma da un anno all'altro me lo scordo)

Ossignore

Oggi

8 febbraio 2010

nel ventunesimo secolo

duemiladieci anni dopo la nascita di Cristo

mentre l'umanità si chiede se trasferirsi su un altro pianeta dotato di acqua potabile e foreste tropicali da radere al suolo

gettando al vento secoli di conquiste sociali, tecnologiche e psicologiche

rinnegando la mia natura intrinsecamente paritaria e femminista

smentendo la mia proverbiale pigrizia

sbalordendo le mie amiche, in primis la Tipa che lo ha saputo dalla mia voce imbarazzata al telefono

sfottendo tutti i miei credo e le mie priorità

calpestando ogni logica

io

IO

CASTAGNA


senza che nessuno mi costringesse

senza dover espiare alcun peccato

o vincere alcuna scommessa

solo perchè mi andava di farlo

HO

FATTO

IL

PANE

A

MANO


E mentre lievita mi chiedo

che ne è stato della mia salute mentale

e dò tutta la colpa al fatto di aver letto "La metà di niente" di Catherine Dunne (che peraltro consiglio a chiunque sia di sesso femminile)

Non mi chiedo se verrà buono

per quello la risposta è abbastanza ovvia

ma non è il dopo che mi preoccupa

è il prima

il meccanismo che in qualche modo deve essermi scattato

Sono veramente

veramente

convinta che qui le cose stiano precipitando

e che gli ormoni impazziti abbiano ormai il controllo della nave

Gesù, dove finiremo di questo passo?

sabato 6 febbraio 2010

Di egoismo, impermanenza e ansie pratiche

Amici e soprattutto amiche del bloguniverso, ditemi che mi capite.

Oggi è sabato, giorno in cui, a proposito di fisicità, si dovrebbe svegliarsi e, invece che rotolare sulla destra cadendo dal letto per correre a fare mille cose prima di andare a lavorare, rotolare verso sinistra e sprofondare la faccia nei pettorali dell'Uomo, con ulteriore dormitina abbracciati o altre piacevoli conseguenze.

No.

Perchè l'Uomo ha dato sviluppo ad un pensiero altruista e profondo e sta invitando gente a ripetizione, cominciando dalle sue due nonne.

E ha ragione, perchè tempo fa abbiamo detto "Bisogna assolutamente che lo Zio di Mare conosca tuo padre e si raccontino le loro rispettive guerre e navigazioni", ma poi lo Zio di Mare se n'è andato, una mattina d'autunno.

Perchè abbiamo detto "Un sabato organizziamo una cena con lo Zio Grande e la Zia Bambina", e una sera dopocena lo Zio Grande si è messo a vedere la tv sul letto con il suo gigantesco gatto tigrato, e non si è alzato più.

O più semplicemente perchè lo Psicozio era a Carrù per lavoro e noi varie volte ci siamo ripromessi di andare a cena con lui ad Alba, ma passavano i mesi e lo Psicozio se n'è andato in pensione, e ora è a Genova che dipinge, gira in bici e prende il sole sugli scogli a Boccadasse.

Insomma, perchè le cose non durano e le persone se ne vanno e tu resti lì a chiederti come mai non hai trovato il tempo in tanti anni di fare le cose.

Solo che di nonne l'Uomo ne ha due: quella detta "nonna di sopra" o "Nonna Superna" e quella detta "nonna di sotto" o "Nonna Infera", riferendosi con ciò a quando abitavamo nel loro stesso palazzo e ne avevamo una al piano di sopra e l'altra due piani sotto.

Ma anche riferendosi ai loro rispettivi caratteri. Una un po' cicciona, pigra e viziata ma sempre gioiosa e affettuosa, e l'altra magra e bella, tanto intelligente e innamorata dell'Uomo quanto lunatica e in grado di renderti la vita un inferno.

Indovinato. La settimana scorsa è venuta la Nonna Superna, oggi viene la Nonna Infera.

E io condivido e appoggio che l'Uomo voglia bene alle sue nonne e decida di spupazzarle un po' in giro prima che sia troppo tardi.

Ma il pensiero della Nonna Infera che commenta il nostro modo di vivere, con due gatti e un cane in un microappartamento, con me che faccio finta di mangiare e poi vivo di dolciumi, con lo stenditoio in salotto perchè fuori nevica e non ho altri spazi, mi getta nella più nera disperazione.

E per avere la casa in ordine abbiamo chiesto a Fata Romena di venire stamattina, il che significa che ora devo anche smetterla di scrivere e correre a lavare i piatti della cena.
Quindi mi si nega anche il conforto di cercare appoggio online alle mie inenarrabili sfighe del weekend.

Ma è assolutamente importante che facciamo buon uso delle occasioni che la vita ci dà per fare felici le persone care, anche perchè, come diceva la mia, di nonna, quando ancora scoppiava di salute, "presto di me non rimarrà che cenere". E in effetti per me questo "presto", se non posso dormire un paio d'ore di più nemmeno nei weekend, lo vedo molto vicino.

Miei cari, ora andate, lasciatemi sola col mio dolore, avrete presto notizie sullo svolgersi di questo drammatico appuntamento.

venerdì 5 febbraio 2010

NEVE

...ma...ancora?!?


giovedì 4 febbraio 2010

Fisicità

Mi piace strofinare il naso nel pancino peloso di Matilda, che profuma di peluche.

Mi piace schioccare dei bacioni sulla testa di Bontcho, quando è seduto sul bracciolo del divano, con quell'aria profonda di quello che sa le cose ma è comunque attento.

Mi piace che la De mi dia le sederate quando sono seduta sul divano e lei da terra vuole attirarsi un grattino sulla schiena.

Mi piace dormire sulla spalla destra dell'Uomo.

Mi piace molto quando mi carezza i capelli (io ho sempre ODIATO che CHIUNQUE mi toccasse i capelli, finchè non è arrivato lui).

Mi piace quando Sanguedelmiosangue mi abbraccia senza stringermi, e ancora mi stupisco che sia ormai più alto di me.

Mi piace quando uno dei bambini a scuola vuol sapere se ha la febbre e io gli sfioro in rapida successione la fronte e il polso.

Mi piace quando Nipotina mi si appoggia col fianco mentre stiamo mangiando la mela.

Mi piace quando la Tipa mi abbraccia e sento il profumo dei suoi capelli.

Mi piace quando Bibi e Pallina si fanno spupazzare come delle neonate, anche se ormai sono due signorine con gli occhiali e sanno leggere e scrivere.

Mi piace quando sprofondo nel divano della Diavolessa.

Mi piace il modo che ha l'Inflessibile di non toccare mai nessuno ma di raggiungermi lo stesso con il calore del suo sorriso da ragazzina.

Mi piace l'odore della Frenci, della casa della Frenci, della roba della Frenci, che sa sempre di spezie, cuoio e sapone alle erbe.

Mi piace il contatto con le felpe di cotone di Cavallino quando ci salutiamo, perchè sono stata seduta in un banco attaccata a lei per secoli e è come toccare una parte di me.

Mi piace annusare i libri vecchi con la carta porosa.

Mi piace sfogliare i diari dei ragazzi.

Mi piace toccare gli alberi.

Mi piacciono la schiuma da bagno, la schiuma da barba, la neve quando è soda come panna.

Mi piace carezzare i mucchietti di farina come quando ero piccola e giocavo "agli ingredienti", che era il mio modo di definire i paciughi infantili creati nei pentolini nella cucina di mia nonna.

Mi piace quando mia madre mi passa una sua maglia e, finchè non la lavo due o tre volte, ha l'odore del suo armadio.

Mi piace la pelle della guancia di mio padre appena rasata.

Mi piace sprofondare la faccia nel cuscino con la federa pulita.

Mi piace un sacco il contatto fisico, ma questo mese ho lavorato tanto e sono stata così concentrata e tesa che devo riimparare a lasciarmi toccare, a avvicinarmi a cose e persone, come un animale selvatico.

Eppure riesco a essere terribilmente gelosa di questa mia assoluta indipendenza e di questa totale non fisicità, per cui fluttuo sul mondo senza posarmi.

Appena atterrerò su un ramo, un prato, un letto, sarò ripresa dal turbine e gli altri entreranno di nuovo nella mia vita, con il loro corredo di sensi di colpa e di esigenze da soddisfare.

Tutto sommato non si sta male, fuori dal proprio corpo fisico. Ma ora il viaggetto è finito, qualcuno spieghi al mio cervello che deve riconnettersi al resto.

mercoledì 3 febbraio 2010

Me vegne da cianze

Okay, se avete trovato allegro il mio post di ieri, se vi ha divertito e volete continuare a divertirvi, state alla larga da questo.

Ho letto una cosa che mi ha buttato un po' giù. E ci rimugino da ieri notte.

Ci sono alcune cose che adesso dirò che non sono belle.
Non sono belle per niente.
Non vuol essere un atto d'accusa, ma solo l'esternazione di fatti realmente vissuti, e forse le mamme che leggono qui lo troveranno interessante.

Premetto che io e mia madre andiamo molto più d'accordo adesso di quanto siamo mai andate. Premetto che lei per me è importantissima e a volte ancora mi scopro stupefatta di quanto mi appoggio con tutto il mio essere all'idea che lei esista, così com'è, pregi e difetti.
Premetto che date le nostre teste tanto diverse era veramente prevedibile che la parte bella del nostro rapporto per me cominciasse quando finiva quella, molto meno allegra, della nostra convivenza.
Chiarisco anche che rispetto al 90 per cento delle madri che conosco, ora che io sono una donna sposata e vivo per i fatti miei, lei è una genitrice favolosa. Ne vedo di quelle che fanno danni incalcolabili, altre semplicemente che si fanno i cazzi loro. Lei per me come sono ora va a meraviglia come mamma. Non mi azzardo a pensare come vado io per lei come figlia, ma ora non è questo il punto.

Il punto è che anni fa io non ero un'adulta ma una bambina. Che non capiva. E che viveva le cose male, probabilmente, in assenza di strumenti per viverle meglio.

Oggi, se mi guardo indietro vedo mia madre che mi disegna le bamboline di carta coi vestitini da cambiare, che produce popcorn per ore per fare i sacchettini con le sorprese da regalare ai compagnetti di classe che verranno alla mia festa, che mi spiega le realtà della vita passeggiando per le creuze di Genova, che mi racconta delle leggende e delle superstizioni di quando era piccola, che risponde a centinaia di domande non inventando mai una balla.

Oggi, se la guardo com'è ora, vedo una donna come me. Con la passione della lettura e dei viaggi e dell'etica e del cinema e dei bei vestiti e delle pietre dure e delle discussioni filosofiche e dei bambini.
E con molte altre cose tanto più profonde che condivide con me, in cui siamo una specchio e ragione dell'altra, e che assolutamente non si possono discutere.

Ma quando ero piccola io avevo paura di lei. Delle sue regole ferree, dei suoi sbalzi d'umore, del suo cipiglio terribile quando si arrabbiava.

Giova dire che era una madre severissima e che anche con papà non si scherzava, anzi io il concetto di scherzare l'ho imparato da grande, perchè a casa mia esistevano cose buone e cose cattive, belle e brutte, giuste e sbagliate, allegre e tristi, ma non cose inutili o stupidamente divertenti.
A casa mia non si arrivava in ritardo. Non si portavano voti bassi. Non si esagerava, si obbediva, si diceva la verità, si facevano bene i compiti. E okay, i figli tirati su così li vedo a scuola, e in linea di massima vengono bene, a non tirare troppo la corda.

Ma più che altro la mia era una madre con aspettative MOSTRUOSE su se stessa.
Quindi, alla mia attuale età, lei non solo era una donna lavoratrice che aveva una bambina di sei anni, era una donna elegantISSIMA, istruitISSIMA, preparatISSIMA, con una casa in città bellISSIMA, una casa in campagna bellISSIMA, una casa in montagna bellISSIMA, una figlia beneducatISSIMA con dei voti altISSIMI a scuola, un lavoro di cui rispettava rigorosISSIMAmente gli orari e i doveri, insomma, avete capito.

A volte (molte volte) non ce la faceva più e esplodeva. Urlava e sgridava, puniva e piangeva, litigava a morte con mio padre, rompeva le cose, si chiudeva in camera per giorni. Io morivo letteralmente di paura.
Paura di lei, paura che non sarei mai stata al sicuro da quelle scenate anche se diventavo perfetta, paura che i miei si dividessero, paura che si dividessero e io venissi privata di mio padre e lasciata a far fronte, da sola, alle onde d'urto dei crolli psicologici di mia madre.
Mio padre, uomo immensamente buono eppure temutissimo sul lavoro, di poche parole e di abitudini francescane, per me era lo scoglio al quale tenermi quando mia madre mi faceva perdere tutti i punti di riferimento. Sarei morta se me lo avessero tolto.

Quando ero adolescente poi c'è stato un momento di vero incubo, lì le cose a mia madre andavano male, malissimo, sul lavoro, e forse dal punto di vista personale non era felice, mio nonno era morto, mia nonna invecchiava e diventava un problema, i miei zii a loro volta non erano sempre il massimo dei fratelli che lei potesse desiderare. E' stata incazzata, intrattabile, insoddisfatta, furibonda e/o depressa per anni.
Io vivevo il tornare a casa come una tortura e cercavo, nei limiti della brava ragazzina beneducata e assolutamente priva di iniziativa autonoma quale ero, di vivere a scuola, al tennis, a casa di Cavallino, dai cugini, per strada, in aperta campagna o montagna, insomma, fuori di casa. Oppure barricata nella mia stanza.

Oggi non posso giudicarla, non più. Ho rivalutato i suoi aspetti belli e le cose buone che mi ha dato, e non finisco di stupirmi di quanto è cambiata e continua a cambiare in meglio da quando non lavora più. Ho dato prova di essere molto simile a lei, per certi aspetti, quando la vita mi si mette contro, l'unica domanda che per ora non ha risposta è se farei lo stesso sotto gli occhi feriti e spaventati di un figlio piccolo, o di fronte alla chiusura e alla fragilità di un adolescente.

Ma so che non avrò mai su di me le stesse aspettative che lei aveva su se stessa. E forse questo si rivelerà un bene per me, mio marito e i miei figli. Forse no.
Forse darò cattivi esempi di altro tipo. Ma forse invece servirà a non esaurirmi nella ricerca della perfezione e a barcamenarmi nella realtà, con minor rigore e maggiore dolcezza.

Comunque le domande che sorgono da una riflessione così mi fanno stare malissimo. Retroattivamente e in prospettiva.

martedì 2 febbraio 2010

Figli e figliastri? o figli e... figli segreti?

Da che mondo è mondo in ogni favola che si rispetti (non ultimo "El Palàcio de la Medianoche" di Zafòn, che leggo in questi giorni) il ragazzo in gamba, l'eroe, il vero principe è il figlio segreto, quello che è stato cresciuto da terzi tra umili panni, quello che si credeva il figlio di nessuno ma poi, di colpo, si scopre erede di un'antica stirpe. E soprattutto è il fico della storia.

Tranne, va beh, quel coglione di Paride:
"Priamo, Priamo, oddiosanto, ho sognato che partorivo una fiamma che bruciava Troia!"
"No, Ecuba, cosa mi dici mai! Abortire?"
"Ma stai scherzando? Siamo prima di Cristo, non ho nessuna voglia di morire di setticemia!"
"Va beh... allora facciamo che fai questo figlio, poi lo mandiamo in una famiglia di pastori e ce ne dimentichiamo, eh?"
Effigurati se Paride non ritrova la strada di casa!!! E come ti torna?
"Cioè, papi, è andata che io ero lì, no? Che pascolavo le pecore... e mi ritrovo di botto sull'Olimpo e ci sono tre tipo Angelina Jolie, Charlize Theron e Nicole Kidman, insomma tre fighe dell'altro mondo, e voglion sapere qual è la più bella... E io, minchia, come facevo a scegliere? Poi una di loro mi dice: se scegli me ti faccio sposare un'astrognocca, la donna più bella del mondo, tipo, no? E io: evvai! Sei tu la più gnagna delle tre, chiaro come il sole! Poi mi fa: vai a Sparta, cerca della regina, la faccio innamorare di te e te la porti via... E allora papi, eccola qua, non è uno schianto?"
"Ma che cazzo hai fatto, coglione? Questa qui è la moglie di Menelao! E lo sai di chi è la cognata? Di Agamennone, testa di minchia! Ora mi fai scoppiare una guerra di quelle che si muove tutta la Grecia!"
(In più, in battaglia Paride è anche un senzapalle. E comunque io Paride non lo perdonerò mai, perchè per colpa sua è morto Ettore, che è il mio uomo ideale dell'epica.)

Insomma. Oggi, a scrutini chiusi, coi capelli viola sciolti sulle spalle, belli fluenti dopo i quattro shampoo di ieri, e un largo sorriso rilassato, ho cominciato a nutrire un sospetto. E se la III C alla fine cominciassi a guardarla come il figlio di nessuno che invece è l'eroe?

Devo precisare che, esasperata dall'ennesimo mercoledì di fatiche, ho fatto un gesto simbolico che, me lo dico da sola, per ora sembra geniale, perchè è forse la prima cosa che ha stabilito un rapporto vero tra me e la classe. Non so quanto dureranno gli effetti, ovviamente, ma un po' di colpo lo ha fatto.

Mercoledì i soliti sei o sette sono stati: cattivi, disgraziati, infami, bastardi, subdoli, sfacciati, malvagi, stronzi, insopportabili, figli di buona donna, ingestibili, incivili, cretini, coglioni e subumani. Ho finito le lezioni con un cazziatone con la C maiuscola, di minuti diciotto, che ha causato a Tom Cruise una scarica di tic facciali e alla parte sana della classe una certa vergogna, quando li ho accusati di non sapersi difendere e di lasciarsi danneggiare dalla manica di esagitati presente nella classe. Sono uscita senza fiato. Ero così incazzata che avrei potuto generare energia elettrica per una città delle dimensioni di Tokyo.

Per fortuna della II B che avevo nell'ora successiva, Dio è grande e misericordioso e mi ha mandato l'Angelo Esistenzialista, una delle mie preferite dell'anno scorso, dritta dal liceo classico a portarmi solo belle notizie. L'ho salutata come si saluta il cavaliere che arriva a tagliare la gola al drago un attimo prima che ti mangi. Non mi sentivo così da quando nel film la Volvo argentata di Edward è piombata sugli aggressori di Bella con una sterzata impeccabile.

Nella pausa pranzo sono andata a comprare da mangiare e di colpo mi è venuta un'ispirazione.

Ho comprato un gioco per bimbi piccoli. Non un ciuccio (sai che battute sarebbero venute fuori) nè un sonaglietto (non ce n'erano) ma questo:


E l'ho portato a scuola giovedì.
Spiegazione: "volevo comprarvi qualcosa che vi rendesse visivamente l'idea di quanto vi considero infantili."
Biondo Cavaliere, subito:
"Un ciuccio?"
"No. C'era una roba che suonava, si chiamava Gino Dentino, ma costava 7,49 euro e mi è sembrato caro, il fondo scolastico mica me lo passa. Allora ho preso queste" e sfodero le chiavi.

Le guardano sorpresi, alcuni sorridono interdetti, un paio sono visibilmente deliziati, Birba si avventa sulla cattedra e io gli dò la confezione:
"Cosa c'è scritto qui?"
"30"
"Leggi bene, analfabeta"
"No, 3. Tre anni."
"Ignorante... 3m+ vuol dire che è un gioco dai tre MESI in su"
Risate.
"Lo voglio iooooo!"
"Birba, devi capire che questo gioco non è un complimento. D'ora in poi quando fate gli scemi, frignate, interrompete per dire assurdità, tiro fuori queste. Il gioco funziona che, se arrivate alla fine dell'anno senza che ve le abbia mai posate sul banco, vuol dire che siete maturi per andare alle superiori."

Le chiavi sono ogni giorno nella tasca esterna della mia borsa e sono un oggetto di culto religioso, da giovedì scorso. Quando uno dice una stronzata, qualcuno con aria tra lo scherzoso e il rispettoso gli ricorda: "Guarda che ti tira fuori le chiavi".

Oggi ho detto che, se stanno bravi, per l'esame gli compro anche Gino Dentino. E come hanno reagito loro, capitanati da Pezzo di Figliola?
"Prooof!!! All'esame le portiamo con noi le chiavi, vero?"
Si è deciso di comune accordo che le chiavi staranno in corridoio, fuori dall'aula della commissione d'esame, in mano a ogni candidato prima che entri, e saranno il portafortuna della classe.

Ma pensa te.

Oggi, come si deduce, mi stavano simpatici. E se ne sono accorti.
Ora inizia l'operazione Figlio Segreto. Chissà che non spunti un eroe.

Figli e figliastri - part two

Dicevo, mentre la II B reagisce al richiamo della fine del quadrimestre sbattendosi, la III C arranca peggio del solito.

Il punto, ampiamente condiviso dai colleghi, è che la III C è disomogenea: non sono tutti degli agitati e dei bestioni, altrimenti ci sarebbero soluzioni da applicare, prima fra tutte ripartire dai fondamentali: fisiologia della posizione seduta, escatologia delle note sul registro, rapporti tra la filosofia morale e il fatto di non sghignazzare in faccia al professore, ragioni teologiche per evitare la bestemmia, e altri simili argomenti relativi al comune vivere civile.
Invece in III C ci sono personaggi come Faccia Pulita, Grande e Gentile, lo Straniero, Testa di Ricci, Coniglietto, e tutto sommato anche Occhi Blu, che fanno tanta, ma tanta fatica a imparare ma potrebbero, seguiti in un ambiente umanamente gestibile, migliorare. E ci sono Visino Tondo, Tom Cruise, Biondo Cavaliere, Zietta, Smilzo Carino, Totally Silent, Passione per lo Studio, Piccola Mela e Pezzo di Figliola che, fossero soli, sarebbero proprio bravini, alcuni anche bravissimi.
Ma poi metti nella stessa stanza Occhi d'Arabia, la Peste, Birba, Caciarone che peraltro è anche dislessico, ed ecco che Faccia Pulita diventa una mina vagante, Occhi Blu ridacchia in continuazione, lo Straniero fa lo scemo, Biondo Cavaliere e Tom Cruise ne approfittano per divertirsi con battute o scherzi come quello dell'alunno che sparisce e riappare dall'altra parte della stanza (capacità paranormale di Tom Cruise), Piccola Mela resta indietro, Coniglietto perde il filo.

E il casino è che il filo lo perdo anche io. E lavoro di merda.

lunedì 1 febbraio 2010

Le origini del mio amore per la storia


La tomba "del principe" delle Arene Candide

Ero piccola, e questo straordinario progenitore l'ho visto dal vero al museo di Pegli. E' la prima cosa che ricordo di aver guardato con vera attenzione in un museo.
Mi aveva colpito il nome così poetico, la cura con cui quest'uomo era stato seppellito, il fatto che gli avessero fatto un copricapo con le conchiglie. Ricordo di aver girato intorno alla teca, che era proprio alla mia altezza, e averlo guardato a lungo: non mi faceva paura, mi sembrava bellissimo, ci vedevo il rispetto di chi lo aveva onorato nella sua sepoltura, l'importanza della sua vita. Pensavo che era commovente. Lo penso ancora.

Aaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

merenda con sfogliatina alle mele e caffè d'orzo
cavoli miei in ufficio
luuuuuuunga doooooooccia con tre shampoo e un balsamo
pigiaaaaaama
luuuuuuuuuuunghissima asciugatura di capelli (viola)

E' FINITO IL QUADRIMESTRE!!!!!!!!!!