Il ritorno alla vita quotidiana ha due effetti. Primo, mi cade dalla mente l'obnubilamento in cui anche quest'anno ho passato l'estate, fatto di noia, di rassegnazione alle altrui scelte, di essere in un bel posto ma, purtroppo, non sentirsi in vacanza. Mi sento piena di energia e di idee.
Secondo, dormire diventa difficilissimo.
Perchè la notte, e non solo stasera dopo una dolorosa discussione coniugale, prendono forma due eserciti. La Schiera dei Progetti e la Legione delle Grane.
E si danno battaglia nella mia testa per ore, anche in sogno, salvando per fortuna quelle dolci, dimentiche parentesi in cui sogno, a volte, i miei alunni, qualche posto bello, l'Amore Sbagliato o di fare qualcosa di molto erotico coll'Uomo. O Gale Harold. (Vabbè.)
Lentamente, nella mia psiche devastata da un'infanzia cattolica e da un'educazione borghese nel senso più deleterio del termine, si fa strada una certa chiarezza.
Riesco a percepire la mia vita come un esercizio di fisica in cui due forze sulla stessa retta tirano in direzioni opposte.
E io in mezzo ho un mal di stomaco tremendo e mi rosicchio lo smalto dei denti invece di dormire.
Una forza è un'enorme freccia nera, che tira verso INDIETRO. E' la mia povera disastrata famiglia d'origine, è la mia dipendenza dal tirannico amore di mio padre, sono le mie paure, i miei blocchi, le mie rinunce, tutte le cose che con l'Uomo ci neghiamo da anni, tanto che non me le chiede più.
A guardarla da vicino, la freccia nera formicola di bestioline, trasuda una linfa maleodorante che ha l'odore del pus ma anche dei libri polverosi su cui è scritta la mia storia, è come una radice marcia, che non puoi non riconoscere come radice che alimenta, ma che puzza.
Una forza è un'enorme freccia rossa, che tira verso AVANTI.
Questa è mossa da una torma di diavoletti agitatissimi, che gridano e corrono e si spintonano, come la folla in fuga da un grande magazzino dove fosse scoppiata una bomba.
E' il bisogno di trovare un momento in cui parlare con l'Uomo di Cose Veramente Importanti come i figli, le nostre scelte, la nostra vita, se lui è felice, se io sono felice, cosa vogliamo per il domani. E' tutto quel che veramente per me è diventato importante e significativo, ora che sono adulta, ora che so dove sto andando e cosa ci faccio qui. E' che avere trentacinque anni vuol dire che non ne hai più davanti molti per fare le cose più importanti della tua vita. Rimandare non è più una delle opzioni.
A volte mi incazzo quando qualcuno mi suggerisce di tagliare con il passato e andare avanti. Io sono anche il mio passato e mi sbatto per non perderlo per strada, ma andare avanti lo stesso.
Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior, come diceva Catullo: mi torturo, sono seviziata interiormente dalle mie stesse emozioni. E non ho molta scelta, se la mia natura profonda prevede che io non volti le spalle alle persone.
Vorrei raccontarvi di un'amica che avevo, che non ho più. Lei, per esempio, era capace di chiudere una porta e farla scomparire, senza guardare mai più nemmeno il punto del muro in cui la porta era stata, di allontanarsi da qualunque cosa e persona si ponesse sulla sua strada. La vita le aveva insegnato a difendersi così, fin da ragazzina, e probabilmente per lei è stato un bene. La sua vita era molto più dura di quella che viene data in sorte alla maggior parte delle persone che conosco.
Un giorno, le reciproche posizioni su una grave questione morale e affettiva ci hanno messo in disaccordo. Lei ha decretato la fine di un'amicizia che durava da vent'anni, e lo ha fatto senza mai voltarsi indietro. Sono sicura che non mi pensa neanche più. Le avevo visto cancellare altre persone, prima, e so come la vive. Non ci soffre, semplicemente le fa sparire.
Io, che non escludo quasi mai una persona dalla mia vita senza possibilità di rivedere la situazione, e lo faccio solo per motivi veramente gravissimi, in questo caso non ho potuto sopportare di essere cancellata come inutile dopo anni di vera e profonda sorellanza, e ho scelto di non cercarla più. Ma che il nostro rapporto, ad oggi, non abbia più senso di esistere, non significa assolutamente che io non ricordi, non soffra e non perdoni. Mi manca sempre, ogni settimana qualcosa mi fa pensare a lei, se avessi avuto anche solo un briciolo di senso di colpa per come si era chiusa la faccenda sarei strisciata in lacrime ai suoi piedi, pur di passare ancora del tempo con lei. Ma non era quella la situazione, e nemmeno che io aspettassi delle scuse perchè avevo ragione. E' finita, e basta. Ma il pensiero di non fare più niente insieme, di non avere mai visto i suoi figli, di non sapere se sta bene, per me punge come il primo giorno.
Io sono questo tipo di persona. Chi può voltare le spalle ai propri problemi quando questi problemi coinvolgono altra gente, senza dubbio risparmia tempo e fatica, oltre che un sacco di soldi in psicologi e psicanalisti. Ma io non posso farlo, perchè sarebbe prima di tutto fare violenza a me stessa.
Però voglio che smettano di tirarmi, queste due frecce. Voglio andare AVANTI, non importa se in manierA disordinata o organizzata, ma senza il terrore di dover fuggire dalla freccia INDIETRO che minaccia a ogni momento di riguadagnare terreno.
Ci sono cose per cui AVANTI vuol dire prendere in pugno una situazione e scattare alla soluzione. Altre che richiedono un lento germogliare sereno. Sono queste, quelle che mi vengono sistematicamente sbriciolate dalla maledetta freccia nera. Come un puzzle che viene scagliato ogni volta per aria.
Certe cose, semplicemente, NON si possono sistemare un po' per volta nei ritagli di tempo.
Perciò, amore mio, ora torno a letto con te, anche se sono due giorni che litigacchiamo. E smetto di preoccuparmi del Natale o dei compleanni: che si fottano le feste comandate. Ma non smetto di rimuginare sul fatto che giriamo in tondo senza andare AVANTI.
E ti toccherà fare la tua parte per uscire dal loop.
martedì 7 settembre 2010
lunedì 6 settembre 2010
Oggi non ho tempo
Sì, sono ancora inferocita con mezza famiglia, e no non ho ancora fatto pace col marito. O meglio, abbiamo fatto finta di niente, ma devo dire a lui alcune delle cose che, ieri notte, ho detto qui.
Ed è arrivato SDMS, con grandi progetti da elaborare, per cui non ho avuto più tempo di raccontare niente, nemmeno questa cosa.
Ma una bella notizia non può aspettare, per cui, in tutta fretta: le ultime del Danno sono che si è alzato dalla sedia a rotelle e che per le giornate di sabato e domenica lo hanno mandato a casa, in pausa dalla riabilitazione.
Domenica alla sette di mattina guidavo verso l'autostrada e pensavo come doveva essere contento di svegliarsi nel suo letto dopo un mese e mezzo, e questa cosa mi dava gioia.
Ed è arrivato SDMS, con grandi progetti da elaborare, per cui non ho avuto più tempo di raccontare niente, nemmeno questa cosa.
Ma una bella notizia non può aspettare, per cui, in tutta fretta: le ultime del Danno sono che si è alzato dalla sedia a rotelle e che per le giornate di sabato e domenica lo hanno mandato a casa, in pausa dalla riabilitazione.
Domenica alla sette di mattina guidavo verso l'autostrada e pensavo come doveva essere contento di svegliarsi nel suo letto dopo un mese e mezzo, e questa cosa mi dava gioia.
No, non mi passa proprio
No, scusate, adesso vi dico l'altro motivo per cui stasera sono veramente più incazzata di Caino.
Non vorrei tediare nessuno ma
- non mi si caricano i giochi su Facebook
- non riesco a scaricare la 13a puntata di QAF
- sto per finire il romanzo di Banana Yoshimoto che stavo leggendo e vorrei che mi durasse ancora un giorno
... quindi vado avanti a starnazzare su quanto sono incazzata, peggio per voi. Se vi interessa, sugli altri blog lanoisette è andata a convivere, la Porpi ha compiuto due anni, LGO ha visto la sua scuola nuova, insomma, potete cambiare canale se qua non vi piace il programma.
Vi ricordate questo post delirante?
A parziale discolpa, guardate la data. Erano esattamente trenta giorni da che mia madre m'aveva sabotato le vacanze al mare.
Comunque se io mi agito tanto per certe cose i motivi ci sono.
Ieri mi viene svelato che il music contest tra scuole e il concerto di beneficenza che stiamo organizzando avranno come data clou il 23 dicembre. Naturalmente noi dovremo esserci, così come dovremo essere qui a Natale per aprire il cinema.
"Quindi, il 24 abbiamo la scusa per fare qui il pranzo, nel ristorante del Blago."
Ora. Io avevo detto Natale qui e chi c'è c'è, ma avevo detto "festa degli auguri", non Natale nel senso della vigilia e del 25. Anzi avevo specificato che la vigilia era una pessima data. Volevo fare qualcosa la settimana prima. E avevo ottime ragioni.
Chi cazzo pensate le porti e le riporti in Piemonte tutte le nonne, le zie e le cugine non patentate dell'Uomo? E i miei, che si rifiuteranno di muoversi in macchina causa neve, anche se ci fossero le palme da cocco in fiore e gli iguana che passeggiano per Corso Alfieri?
E secondo voi a me sta bene passare la sera della vigilia a sperare che l'Uomo non mi si schianti con la macchina mentre torna, col buio e magari il ghiaccio, dall'aver riaccompagnato nonne zie etc?
E secondo voi io la mattina del 24, dopo essere andata a letto alle quattro dopo un concerto rock da noi organizzato, prendo l'autostrada e vado giù a prendere i miei?
E secondo voi nessuno pensa, data la stagione, di fermarsi a dormire così ci svegliamo tutti qua il 25?
Ah no. Non era mica questo il progetto. Per fare un pasticcio del genere, allora andiamo a Genova noi, sperando che stavolta il Natale non lo organizzino ad Amalfi.
Poi, analizzate la frase.
"Quindi, abbiamo la scusa per".
La scusa?
Forse che i tuoi cercano scuse, Uomo, quando ci invitano a un compleanno che fanno a cento chilometri da casa loro (che già ne dista cento da casa nostra)?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando noi li andiamo a trovare e loro hanno un altro impegno?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando a Natale passiamo la giornata in macchina per farci stare tutti quanti in un giorno solo?
Uomo, la scusa, come la chiami tu, è che noi viviamo a Asti. E che sono trentacinque anni che, non so tu, ma io il giorno di Natale lo passo a spostarmi.
E che organizziamo una festa.
Vogliono venire? Bene. Non vogliono/possono/se la sentono? Amen. Forniremo servizio taxi, ma in date per noi comode.
E non viceversa, cioè niente taxi nella data che vogliono loro, perchè, caro il mio Uomo, poi, il 24 dicembre, la nonna sul treno in ritardo, o senza riscaldamento, o pieno da scoppiare, finisce che non ce la facciamo salire, e così io me la spupazzo la mattina di Natale, quando l'unica cosa che voglio fare questo Natale è spupazzarmi te.
(Vi faccio notare che è il 5 settembre. Te l'ho detto, lanoisette, che qui bisognava tenere gli occhi ben aperti con mesi di anticipo, perchè la vita è una tempesta ma prenderlo in quel posto è un lampo, e ieri 4 settembre mio marito era già quasi riuscito a incastrarmi.)
Non vorrei tediare nessuno ma
- non mi si caricano i giochi su Facebook
- non riesco a scaricare la 13a puntata di QAF
- sto per finire il romanzo di Banana Yoshimoto che stavo leggendo e vorrei che mi durasse ancora un giorno
... quindi vado avanti a starnazzare su quanto sono incazzata, peggio per voi. Se vi interessa, sugli altri blog lanoisette è andata a convivere, la Porpi ha compiuto due anni, LGO ha visto la sua scuola nuova, insomma, potete cambiare canale se qua non vi piace il programma.
Vi ricordate questo post delirante?
A parziale discolpa, guardate la data. Erano esattamente trenta giorni da che mia madre m'aveva sabotato le vacanze al mare.
Comunque se io mi agito tanto per certe cose i motivi ci sono.
Ieri mi viene svelato che il music contest tra scuole e il concerto di beneficenza che stiamo organizzando avranno come data clou il 23 dicembre. Naturalmente noi dovremo esserci, così come dovremo essere qui a Natale per aprire il cinema.
"Quindi, il 24 abbiamo la scusa per fare qui il pranzo, nel ristorante del Blago."
Ora. Io avevo detto Natale qui e chi c'è c'è, ma avevo detto "festa degli auguri", non Natale nel senso della vigilia e del 25. Anzi avevo specificato che la vigilia era una pessima data. Volevo fare qualcosa la settimana prima. E avevo ottime ragioni.
Chi cazzo pensate le porti e le riporti in Piemonte tutte le nonne, le zie e le cugine non patentate dell'Uomo? E i miei, che si rifiuteranno di muoversi in macchina causa neve, anche se ci fossero le palme da cocco in fiore e gli iguana che passeggiano per Corso Alfieri?
E secondo voi a me sta bene passare la sera della vigilia a sperare che l'Uomo non mi si schianti con la macchina mentre torna, col buio e magari il ghiaccio, dall'aver riaccompagnato nonne zie etc?
E secondo voi io la mattina del 24, dopo essere andata a letto alle quattro dopo un concerto rock da noi organizzato, prendo l'autostrada e vado giù a prendere i miei?
E secondo voi nessuno pensa, data la stagione, di fermarsi a dormire così ci svegliamo tutti qua il 25?
Ah no. Non era mica questo il progetto. Per fare un pasticcio del genere, allora andiamo a Genova noi, sperando che stavolta il Natale non lo organizzino ad Amalfi.
Poi, analizzate la frase.
"Quindi, abbiamo la scusa per".
La scusa?
Forse che i tuoi cercano scuse, Uomo, quando ci invitano a un compleanno che fanno a cento chilometri da casa loro (che già ne dista cento da casa nostra)?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando noi li andiamo a trovare e loro hanno un altro impegno?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando a Natale passiamo la giornata in macchina per farci stare tutti quanti in un giorno solo?
Uomo, la scusa, come la chiami tu, è che noi viviamo a Asti. E che sono trentacinque anni che, non so tu, ma io il giorno di Natale lo passo a spostarmi.
E che organizziamo una festa.
Vogliono venire? Bene. Non vogliono/possono/se la sentono? Amen. Forniremo servizio taxi, ma in date per noi comode.
E non viceversa, cioè niente taxi nella data che vogliono loro, perchè, caro il mio Uomo, poi, il 24 dicembre, la nonna sul treno in ritardo, o senza riscaldamento, o pieno da scoppiare, finisce che non ce la facciamo salire, e così io me la spupazzo la mattina di Natale, quando l'unica cosa che voglio fare questo Natale è spupazzarmi te.
(Vi faccio notare che è il 5 settembre. Te l'ho detto, lanoisette, che qui bisognava tenere gli occhi ben aperti con mesi di anticipo, perchè la vita è una tempesta ma prenderlo in quel posto è un lampo, e ieri 4 settembre mio marito era già quasi riuscito a incastrarmi.)
domenica 5 settembre 2010
Per la serie: no, non sono dell'idea di fare pace
Sono passate alcune ore dal vaffanculo cosmico e sono ancora arrabbiata. No, furibonda. No, sono Leatherfaceconlasegaelettricaaccesa.
L'Uomo è passato da "Stai zitta" a "Va bene basta che smettiamo di parlarne" ed è approdato al "Mi spiace che ci siamo rovinati la serata". Io, con l'espressione di una statua dell'Isola di Pasqua e un campo elettrificato di un metro e mezzo di raggio tutt'intorno.
Sto letteralmente schiumando.
Perchè a me costa fatica cercare di costruire dei paletti e dei confini intorno alla NOSTRA vita. Che almeno si consultasse con me prima di dire dei sì.
E anche se lui ha meno problemi a spostarsi di me, e anche se a lui guidare pesa meno che a me, e anche se a lui piace andare a pranzi cene e sbornie di gruppo, la nostra vita 2010-2011 NON PUO' cominciare con un compleanno a Calizzano, perchè nella cazzo di famiglia non nucleare (e con ciò intendo i miei ormai solo tre parenti stretti più qualche brandello di zii e cugini, e i suoi, che sono più numerosi, dislocati in tre regioni e tendenti ad andare a festeggiare ogni genetliaco in posti lontani da casa loro come il Perù dallo Sri Lanka) ormai deve per forza passare il concetto che
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più una coppia di universitari mantenuti da papà che dormono fino alle dodici e trombano fino alle diciotto appena non hanno lezione,
NO, Castagna e l'Uomo NON fanno più un lavoro solo a mezza giornata, l'Uomo quest'inverno di lavori ne aveva tre e senza Castagna che lo supportava con la logistica sarebbe morto di inedia e di stanchezza,
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più solo "i figli".
NO, il fatto che l'Uomo e Castagna abbiano la patente e due macchine e non abbiano figli propri NON legittima il farli entrare in autostrada alle sette e dieci di domenica mattina, il chiamarli dando loro disposizioni perchè vadano a prendere la nonna, la zia, la cugina, il fottergli a turno sistematicamente i weekend, le feste comandate E PORCA PUTTANA TUTTE LE FERIE TRANNE UNA SINGOLA SETTIMANA CHE IO A QUEL PUNTO NON MI GODO NEANCHE PIU'.
L'Uomo e Castagna sono una coppia adulta di persone dotate di lavoro, casa, dipendenti, responsabilità, menate, una vita coniugale non necessariamente legata alla mera riproduzione della specie, degli hobby, degli amici e dei pomeriggi o dei sabati di fancazzismo meritati e sacrosanti.
L'Uomo e Castagna vogliono bene alle loro famiglie di origine e sono disponibili e contenti di dare una mano. Ma ricominceranno a farlo quando a) le richieste si faranno un filino più sensate dal punto di vista dei chilometri e b) la gente smetterà di dare per scontato che "lo facciamo noi" e ci lascerà dieci minuti senza il fiato di qualcuno sul collo.
Le ovaie di Castagna si rifiutano categoricamente di produrre alcunchè di fecondabile fin tanto che non verrà riconosciuto che Castagna gode del diritto di avere una vita sua in quanto persona. Anche perchè se, dopo averci fatto correre come dei pazzi per anni da tutte le parti, io partorisco e di colpo vengono tutti a trovarci ogni volta che gli va, dimostrando così che potevano benissimo alzare il culo anche prima, la prendo sul serio, la sega elettrica, e faccio una strage.
L'Uomo è passato da "Stai zitta" a "Va bene basta che smettiamo di parlarne" ed è approdato al "Mi spiace che ci siamo rovinati la serata". Io, con l'espressione di una statua dell'Isola di Pasqua e un campo elettrificato di un metro e mezzo di raggio tutt'intorno.
Sto letteralmente schiumando.
Perchè a me costa fatica cercare di costruire dei paletti e dei confini intorno alla NOSTRA vita. Che almeno si consultasse con me prima di dire dei sì.
E anche se lui ha meno problemi a spostarsi di me, e anche se a lui guidare pesa meno che a me, e anche se a lui piace andare a pranzi cene e sbornie di gruppo, la nostra vita 2010-2011 NON PUO' cominciare con un compleanno a Calizzano, perchè nella cazzo di famiglia non nucleare (e con ciò intendo i miei ormai solo tre parenti stretti più qualche brandello di zii e cugini, e i suoi, che sono più numerosi, dislocati in tre regioni e tendenti ad andare a festeggiare ogni genetliaco in posti lontani da casa loro come il Perù dallo Sri Lanka) ormai deve per forza passare il concetto che
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più una coppia di universitari mantenuti da papà che dormono fino alle dodici e trombano fino alle diciotto appena non hanno lezione,
NO, Castagna e l'Uomo NON fanno più un lavoro solo a mezza giornata, l'Uomo quest'inverno di lavori ne aveva tre e senza Castagna che lo supportava con la logistica sarebbe morto di inedia e di stanchezza,
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più solo "i figli".
NO, il fatto che l'Uomo e Castagna abbiano la patente e due macchine e non abbiano figli propri NON legittima il farli entrare in autostrada alle sette e dieci di domenica mattina, il chiamarli dando loro disposizioni perchè vadano a prendere la nonna, la zia, la cugina, il fottergli a turno sistematicamente i weekend, le feste comandate E PORCA PUTTANA TUTTE LE FERIE TRANNE UNA SINGOLA SETTIMANA CHE IO A QUEL PUNTO NON MI GODO NEANCHE PIU'.
L'Uomo e Castagna sono una coppia adulta di persone dotate di lavoro, casa, dipendenti, responsabilità, menate, una vita coniugale non necessariamente legata alla mera riproduzione della specie, degli hobby, degli amici e dei pomeriggi o dei sabati di fancazzismo meritati e sacrosanti.
L'Uomo e Castagna vogliono bene alle loro famiglie di origine e sono disponibili e contenti di dare una mano. Ma ricominceranno a farlo quando a) le richieste si faranno un filino più sensate dal punto di vista dei chilometri e b) la gente smetterà di dare per scontato che "lo facciamo noi" e ci lascerà dieci minuti senza il fiato di qualcuno sul collo.
Le ovaie di Castagna si rifiutano categoricamente di produrre alcunchè di fecondabile fin tanto che non verrà riconosciuto che Castagna gode del diritto di avere una vita sua in quanto persona. Anche perchè se, dopo averci fatto correre come dei pazzi per anni da tutte le parti, io partorisco e di colpo vengono tutti a trovarci ogni volta che gli va, dimostrando così che potevano benissimo alzare il culo anche prima, la prendo sul serio, la sega elettrica, e faccio una strage.
Per la serie:
V come VADANO
A come A
F come FARE
I come IN
C come CULO!!!!!!!!!!
Allora. Rientro a Asti tutta canticchiante ore 19,55 dopo essere partita ore 07,00 per Genova.
Volevo raccontarvi un sacco di cose.
Trovo la casa esattamente come l'ho lasciata stamattina perchè l'Uomo si è preso una giornata sabbatica a giocare al pc in ufficio.
I piatti di ieri sera da lavare.
Il cane che è sceso e ha fatto pipì una volta sola.
E mi si comunica: "sabato prossimo andiamo a Calizzano perchè c'è il compleanno del Suocero Aggiunto e tutti quelli che hanno invitato gli hanno dato buca".
"Forse non dovevano comprare una casa a Calizzano?" tento io.
"Comunque noi andiamo perchè mia madre me l'ha chiesto per favore."
"Io il weekend prossimo devo andare in montagna, chiudere casa, mandare a rifasciare i cuscini di tutto il salotto e dare le chiavi al mediatore."
"Ci vai il weekend dopo."
"Il weekend dopo ho i buddhisti e lo sai da quindici giorni."
"Beh, comunque..."
"Comunque io sono appena uscita dall'autostrada e c'era un traffico da paura. Il prossimo weekend è quello in cui tornano TUTTI perchè in Piemonte le scuole riaprono il tredici. E non vuoi dire che io mi faccio un giorno la tirata Asti - montagna e ritorno, e quello dopo la tirata Asti - Calizzano, vero?"
(Asti - Calizzano = 154 km di cui 50 su una cazzo di stradina persa in mezzo alle montagne. Ovviamente con rientro in serata, quindi 308 km di cui 100 di stradine. Noi gliel'avevamo detto, che comprare casa lì non era una grande idea perchè era troppo lontano dalla civiltà.)
"Mmmmmmmmm... e allora cosa facciamo, ci vado io da solo?"
"Ah, io non vengo."
E' perfettamente inutile che ora quello lì faccia l'offeso.
QUALE PARTE DI SONO STUFA DI CORRERE AVANTI E INDIETRO NON ERA CHIARA???
CALIZZANO? NO RIPETO: CALIZZANO? IL PRIMO WEEKEND DOPO L'INIZIO DEL LAVORO, TANTO PER CHIARIRE CHE ANCHE QUEST'ANNO FAREMO QUARANTAMILA CHILOMETRI CON LA MACCHINA (e io ne ho già 11.000 su una macchina comprata a febbraio)?
MA ME LO FATE UN PIACERE? FOTTETEVI.
E che cazzo. Ma cosa c'abbiamo scritto in fronte, "mi piace morire"?
A come A
F come FARE
I come IN
C come CULO!!!!!!!!!!
Allora. Rientro a Asti tutta canticchiante ore 19,55 dopo essere partita ore 07,00 per Genova.
Volevo raccontarvi un sacco di cose.
Trovo la casa esattamente come l'ho lasciata stamattina perchè l'Uomo si è preso una giornata sabbatica a giocare al pc in ufficio.
I piatti di ieri sera da lavare.
Il cane che è sceso e ha fatto pipì una volta sola.
E mi si comunica: "sabato prossimo andiamo a Calizzano perchè c'è il compleanno del Suocero Aggiunto e tutti quelli che hanno invitato gli hanno dato buca".
"Forse non dovevano comprare una casa a Calizzano?" tento io.
"Comunque noi andiamo perchè mia madre me l'ha chiesto per favore."
"Io il weekend prossimo devo andare in montagna, chiudere casa, mandare a rifasciare i cuscini di tutto il salotto e dare le chiavi al mediatore."
"Ci vai il weekend dopo."
"Il weekend dopo ho i buddhisti e lo sai da quindici giorni."
"Beh, comunque..."
"Comunque io sono appena uscita dall'autostrada e c'era un traffico da paura. Il prossimo weekend è quello in cui tornano TUTTI perchè in Piemonte le scuole riaprono il tredici. E non vuoi dire che io mi faccio un giorno la tirata Asti - montagna e ritorno, e quello dopo la tirata Asti - Calizzano, vero?"
(Asti - Calizzano = 154 km di cui 50 su una cazzo di stradina persa in mezzo alle montagne. Ovviamente con rientro in serata, quindi 308 km di cui 100 di stradine. Noi gliel'avevamo detto, che comprare casa lì non era una grande idea perchè era troppo lontano dalla civiltà.)
"Mmmmmmmmm... e allora cosa facciamo, ci vado io da solo?"
"Ah, io non vengo."
E' perfettamente inutile che ora quello lì faccia l'offeso.
QUALE PARTE DI SONO STUFA DI CORRERE AVANTI E INDIETRO NON ERA CHIARA???
CALIZZANO? NO RIPETO: CALIZZANO? IL PRIMO WEEKEND DOPO L'INIZIO DEL LAVORO, TANTO PER CHIARIRE CHE ANCHE QUEST'ANNO FAREMO QUARANTAMILA CHILOMETRI CON LA MACCHINA (e io ne ho già 11.000 su una macchina comprata a febbraio)?
MA ME LO FATE UN PIACERE? FOTTETEVI.
E che cazzo. Ma cosa c'abbiamo scritto in fronte, "mi piace morire"?
sabato 4 settembre 2010
No panic, no panic, okay panic
Ieri sono stata in ufficio a cercare alcune cose e non ho trovato niente di quel che cercavo al primo colpo. O proprio non l'ho trovato e basta.
Ormai è lo stesso anche negli scaffali di casa. E' che Fata Romena guarda all'ordine della stanza, molto meno alla divisione per argomenti, autori, etc., senza contare che NESSUNO può entrare nella mia testa e sapere come e perchè tengo certi fogli o documenti e dove li voglio trovare.
Urge un severo decluttering anche di libri e quaderni.
Ma prima, e per la precisione oggi, purtroppo vengono i vestiti. Che sono troppi, in questo momento, perchè sono quasi tutti qui dopo le varie valigie e i vari rientri dell'estate. Devo portarne un po' a Genova e riorganizzare in modo ferreo quelli che tengo qui, per non metterci un'ora a vestirmi al mattino quando vado a scuola.
Diciamo che bisogna dividersi per priorità: qualche mattina posso anche andare a scuola e scaricare da Internet un testo che so benissimo di avere a casa, ma non so dove. Però non posso in nessun caso andare a scuola senza pantaloni. Stoffa batte carta.
E qui ho a disposizione solamente una cassettiera Ikea (quattro cassetti grandi e due piccoli) e un'anta d'armadio. Dove gli indumenti dovrebbero essere divisi, dai che indovinate... per colore.
Non è terribile di per sè, roba ne ho già eliminata tanta questa primavera e non ne ho comprata quasi più. Ma il tragico è che facendo ordine nell'armadio inevitabilmente scoprirò anche tutti gli altri tessuti presenti in questa casa: asciugamani, teli, federe, lenzuola, copridivani, etc.
E dovrò per mia enorme disgrazia prendere atto di quanto spazio occupano i centonovantasette completini sportivi dell'Uomo, le sue felpe, braghette, magliette, tute di quando andava alle superiori e che adesso mette per dormire (neanche una puttana d'alto bordo ha così tanti tipi diversi di abbigliamento per andare a letto) e i quattromila indumenti (magliette, sciarpe, tute, calze, felpe...) legati per colore e stemma alla squadra di calcio della vecchia Zena.
Nonchè i pantaloni che non riesce a indossare perchè non ci sta fisicamente più ma che non vuole dare via causa affetto/speranza di rientrarci/vergogna per averli usati tre volte.
Ora, io non voglio assolutamente litigare, ma quando troverò i miei tailleur perfettamente stirati dalla Fata schiacciati in mezzo a dodici tra giacche stinte del 1997 e tute del Genoa, sarà inevitabile, come anche sarà imprescindibile lo scoppio di pianto isterico quando capirò che se non riorganizzo gli asciugamani non ci basterà lo spazio. E una donna non PUO' riorganizzare NELLO STESSO GIORNO vestiti suoi e altrui, asciugamani e lenzuola. E' contro i diritti della persona. Non lo sa fare nemmeno la Fata Romena.
Ormai è lo stesso anche negli scaffali di casa. E' che Fata Romena guarda all'ordine della stanza, molto meno alla divisione per argomenti, autori, etc., senza contare che NESSUNO può entrare nella mia testa e sapere come e perchè tengo certi fogli o documenti e dove li voglio trovare.
Urge un severo decluttering anche di libri e quaderni.
Ma prima, e per la precisione oggi, purtroppo vengono i vestiti. Che sono troppi, in questo momento, perchè sono quasi tutti qui dopo le varie valigie e i vari rientri dell'estate. Devo portarne un po' a Genova e riorganizzare in modo ferreo quelli che tengo qui, per non metterci un'ora a vestirmi al mattino quando vado a scuola.
Diciamo che bisogna dividersi per priorità: qualche mattina posso anche andare a scuola e scaricare da Internet un testo che so benissimo di avere a casa, ma non so dove. Però non posso in nessun caso andare a scuola senza pantaloni. Stoffa batte carta.
E qui ho a disposizione solamente una cassettiera Ikea (quattro cassetti grandi e due piccoli) e un'anta d'armadio. Dove gli indumenti dovrebbero essere divisi, dai che indovinate... per colore.
Non è terribile di per sè, roba ne ho già eliminata tanta questa primavera e non ne ho comprata quasi più. Ma il tragico è che facendo ordine nell'armadio inevitabilmente scoprirò anche tutti gli altri tessuti presenti in questa casa: asciugamani, teli, federe, lenzuola, copridivani, etc.
E dovrò per mia enorme disgrazia prendere atto di quanto spazio occupano i centonovantasette completini sportivi dell'Uomo, le sue felpe, braghette, magliette, tute di quando andava alle superiori e che adesso mette per dormire (neanche una puttana d'alto bordo ha così tanti tipi diversi di abbigliamento per andare a letto) e i quattromila indumenti (magliette, sciarpe, tute, calze, felpe...) legati per colore e stemma alla squadra di calcio della vecchia Zena.
Nonchè i pantaloni che non riesce a indossare perchè non ci sta fisicamente più ma che non vuole dare via causa affetto/speranza di rientrarci/vergogna per averli usati tre volte.
Ora, io non voglio assolutamente litigare, ma quando troverò i miei tailleur perfettamente stirati dalla Fata schiacciati in mezzo a dodici tra giacche stinte del 1997 e tute del Genoa, sarà inevitabile, come anche sarà imprescindibile lo scoppio di pianto isterico quando capirò che se non riorganizzo gli asciugamani non ci basterà lo spazio. E una donna non PUO' riorganizzare NELLO STESSO GIORNO vestiti suoi e altrui, asciugamani e lenzuola. E' contro i diritti della persona. Non lo sa fare nemmeno la Fata Romena.
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decluttering,
varie ed eventuali
venerdì 3 settembre 2010
Due conti contenti e un album fotografico
Terza B. Dieci ore. Tre materie (alla fine, anche Geografia). 21 teste pensanti, di cui 19 già ben note, anche a voi.
Prima C. Sei ore. Solo una materia, Italiano. 20 testoline piene di confusione da organizzare in una prima media credibile.
Seconda B a Paesino Blu. Due ore. Storia. 25 creature, definite dalla collega Dolce Bruna "molto carini".
Un giorno in cui posso andare e tornare con l'Inflessibile.
Un giorno in cui, per andare a lavorare, invece di fare la mia solita strada nel bosco, prendo su per la valle al termine della quale abito, passo le ultime propaggini di Asti e poi trovo frazioni di fondovalle dai nomi suggestivi: Meridiana (una delle "curve della morte" delle statali astigiane), Castagna, Nocciola. (Eh lanoisette, dovresti proprio chiedere il trasferimento... ci han già intitolato due paesini...) E andando su vedo un recinto con le mucchine dal pelo grigio perla rannicchiate nel prato, un castello medievale arroccato su una collina, Locus Fichissimus e poi Paesino Blu. Mentre, scollinando nella valle a fianco per proseguire le ore, passo di fronte a una chiesa tra le più famose dell'intero romanico italiano del nord ovest, tra l'altro facendo molta attenzione a schivare i coniglietti (in gergo tecnico del WWF: minilepri)che qui pullulano, e ulteriori altre mucchine, queste col pelo color latte macchiato (gli allevatori lo chiamano mantello fromentino), che spesso attraversano proprio di fronte alla chiesa.
Un altro giorno in cui invece questo giro lo faccio alla fine della mattinata, e anche della settimana.
Un giorno in cui entro alle 11 e 40. E esco alle 13 e 30. Voi direte "statale di merda!" ma io me lo son fatto dare per poter andare a Genova, se mio padre ha bisogno. E siccome è il giorno in cui viene Fata Romena a casa, se dormo a Asti state pur certi che schizzo via di casa all'alba comunque, vado a scuola a correggere prove, pur di non essere catturata dalla mia brava fatina, che discende evidentemente da antichi feudatari romeni torturatori di schiavi: "Uora noi faciamo un po' di ordine in camera vuostra, magari tu svuoti tuuuto armadio bene, io pulisco dentro, puoi rimetiamo tuto a puosto..." (aaaargh: preferisco una riunione con genitori furibondi, o anche tre ore di supplenza!!!)
Ma eccovi l'album:

una mucchina grigio perla

l'antico maniero

Locus Fichissimus

Paesino Blu (ditemi che non è un soprannome azzeccato...)

la minilepre

un vitellino fromentino

la chiesa non bella, di più; e il cielo così c'è parecchi giorni l'anno, posso testimoniare per esserci passata sotto per dieci mesi.
Prima C. Sei ore. Solo una materia, Italiano. 20 testoline piene di confusione da organizzare in una prima media credibile.
Seconda B a Paesino Blu. Due ore. Storia. 25 creature, definite dalla collega Dolce Bruna "molto carini".
Un giorno in cui posso andare e tornare con l'Inflessibile.
Un giorno in cui, per andare a lavorare, invece di fare la mia solita strada nel bosco, prendo su per la valle al termine della quale abito, passo le ultime propaggini di Asti e poi trovo frazioni di fondovalle dai nomi suggestivi: Meridiana (una delle "curve della morte" delle statali astigiane), Castagna, Nocciola. (Eh lanoisette, dovresti proprio chiedere il trasferimento... ci han già intitolato due paesini...) E andando su vedo un recinto con le mucchine dal pelo grigio perla rannicchiate nel prato, un castello medievale arroccato su una collina, Locus Fichissimus e poi Paesino Blu. Mentre, scollinando nella valle a fianco per proseguire le ore, passo di fronte a una chiesa tra le più famose dell'intero romanico italiano del nord ovest, tra l'altro facendo molta attenzione a schivare i coniglietti (in gergo tecnico del WWF: minilepri)che qui pullulano, e ulteriori altre mucchine, queste col pelo color latte macchiato (gli allevatori lo chiamano mantello fromentino), che spesso attraversano proprio di fronte alla chiesa.
Un altro giorno in cui invece questo giro lo faccio alla fine della mattinata, e anche della settimana.
Un giorno in cui entro alle 11 e 40. E esco alle 13 e 30. Voi direte "statale di merda!" ma io me lo son fatto dare per poter andare a Genova, se mio padre ha bisogno. E siccome è il giorno in cui viene Fata Romena a casa, se dormo a Asti state pur certi che schizzo via di casa all'alba comunque, vado a scuola a correggere prove, pur di non essere catturata dalla mia brava fatina, che discende evidentemente da antichi feudatari romeni torturatori di schiavi: "Uora noi faciamo un po' di ordine in camera vuostra, magari tu svuoti tuuuto armadio bene, io pulisco dentro, puoi rimetiamo tuto a puosto..." (aaaargh: preferisco una riunione con genitori furibondi, o anche tre ore di supplenza!!!)
Ma eccovi l'album:

una mucchina grigio perla

l'antico maniero

Locus Fichissimus

Paesino Blu (ditemi che non è un soprannome azzeccato...)

la minilepre

un vitellino fromentino

la chiesa non bella, di più; e il cielo così c'è parecchi giorni l'anno, posso testimoniare per esserci passata sotto per dieci mesi.
giovedì 2 settembre 2010
Summer is gone
Se siete gente che ama viaggiare ma non ha potuto farlo quest'anno, leggetevi questo post di Soleil. Che, tra l'altro, descrive con grande perizia una zona d'Europa che non tutti consideriamo attraente, forse perchè non la conosciamo abbastanza. Il Belgio, che io ricordo di aver in parte attraversato con un TGV Parigi-Bruxelles, e dove sono stata male tutto il giorno finchè non ho fatto una complicata spiegazione della mia situazione gastrica a una farmacista comprensiva: la quale mi ha fornito una pastiglia per sopravvivere al resto del pomeriggio e al ritorno. Non so cosa contenesse la pastiglia ma per svegliarmi a Parigi mi han dovuta scrollare, se no non scendevo dal treno. Ero in morte cerebrale, ma almeno non avevo più mal di stomaco.
A Bruxelles piovigginava. Il Manneken - Pis non era poi questa cosa. Nemmeno la Grande Place. Era bello l'Atomium, davanti al quale però sono stata male.
La descrizione di Soleil mi fa pensare che avrei dovuto fermarmi di più e capire meglio.
E mi fa venire una voglia di partire pazzesca, proprio ora che sono tornata finalmente a casa.
Se siete gente che quest'anno ha viaggiato tanto, tantissimo, e avrebbe preferito stare a casa, leggetevi questo, invece.
Gesù. Siamo alla terza estate di fila di cui non ricorderò niente. Va bene, due anni fa è mancato all'improvviso lo Zio Grande, e poi io ho litigato a sangue coi miei.
Va bene, l'estate scorsa ero in botta a causa della cattedra persa.
Quest'anno credevo che lo avrei vissuto diversamente: con aspettative bassissime, in effetti, si evitano molte delusioni, nonchè di arrivare a settembre più stanchi che ai primi di luglio.
Ma se devo pensare a cosa ho fatto quest'estate, vedo le mie mani in movimento:
che sciacquano piatti nel lavello in montagna
che piegano vestiti
che portano la spazzatura
che mettono il guinzaglio al cane
che puliscono la verdura
che riordinano casa
che corrono sulla tastiera del pc
che aprono e chiudono porte, centinaia di volte, per separare i gatti dal cane, i gatti da noi, i gatti dal cibo, i gatti dalla roba stirata, i gatti dal terrazzo.
Non riesco a ricordare altro. Forse non ho fatto altro.
La pasticceria più buona del mondo, dopo un mese di colazioni, sembra fare un solo tipo di brioche.
Le montagne sono sempre lì. Magnifiche, familiari, ma sempre lì.
Anche il mare, e con dentro le meduse, che pensandoci bene sono la cosa più eccitante che ho visto in due mesi di ferie.
Ecco, se penso all'ultima volta che mi sono goduta realmente una cosa fuori casa, automaticamente mi viene in mente la Provenza (primavera 2008).
Quando ancora i miei mi tenevano gli animali se partivo.
Le strade battute dal mistral, le autostrade gigantesche deserte, le montagne brulle, i cipressi, la lavanda, la pioggerellina primaverile, i tramonti.
La trombata spaziale di una coppia al piano di sopra dell'albergo che ci ha svegliato alle tre di notte, mettendoci di ottimo umore e causando nei giorni successivi la ricerca del professionista del sesso e della sua compagna al buffet della colazione, con mille ipotesi e grandi risate.
Il pane francese, che quando lo assaggi ai Francesi gli perdoni tutto, anche Napoleone e Sarkozy.
Io e l'Uomo seduti sui gradoni dell'anfiteatro di Orange e tutta la tesi di laurea sul teatro plautino che mi torna in mente ascoltando la spiegazione registrata.
Il silenzio.
I colori.
Noi due che ci teniamo per mano.
I libri antichi a Les Baux de Provence.
Pasqua a Nimes con un freddo bastardo, e la mattina dopo la neve sull'Astra.
Ecco, forse ho capito quali sono le vacanze che realmente mi godo. Devo solo trovare il modo di disfarmi temporaneamente di tre cosi con la coda, impedire ai miei genitori e a qualsivoglia membro della famiglia di modificarci i programmi,
comprare una guida (del Touring, LGO, e che scherziamo?) e partire.
A Bruxelles piovigginava. Il Manneken - Pis non era poi questa cosa. Nemmeno la Grande Place. Era bello l'Atomium, davanti al quale però sono stata male.
La descrizione di Soleil mi fa pensare che avrei dovuto fermarmi di più e capire meglio.
E mi fa venire una voglia di partire pazzesca, proprio ora che sono tornata finalmente a casa.
Se siete gente che quest'anno ha viaggiato tanto, tantissimo, e avrebbe preferito stare a casa, leggetevi questo, invece.
Gesù. Siamo alla terza estate di fila di cui non ricorderò niente. Va bene, due anni fa è mancato all'improvviso lo Zio Grande, e poi io ho litigato a sangue coi miei.
Va bene, l'estate scorsa ero in botta a causa della cattedra persa.
Quest'anno credevo che lo avrei vissuto diversamente: con aspettative bassissime, in effetti, si evitano molte delusioni, nonchè di arrivare a settembre più stanchi che ai primi di luglio.
Ma se devo pensare a cosa ho fatto quest'estate, vedo le mie mani in movimento:
che sciacquano piatti nel lavello in montagna
che piegano vestiti
che portano la spazzatura
che mettono il guinzaglio al cane
che puliscono la verdura
che riordinano casa
che corrono sulla tastiera del pc
che aprono e chiudono porte, centinaia di volte, per separare i gatti dal cane, i gatti da noi, i gatti dal cibo, i gatti dalla roba stirata, i gatti dal terrazzo.
Non riesco a ricordare altro. Forse non ho fatto altro.
La pasticceria più buona del mondo, dopo un mese di colazioni, sembra fare un solo tipo di brioche.
Le montagne sono sempre lì. Magnifiche, familiari, ma sempre lì.
Anche il mare, e con dentro le meduse, che pensandoci bene sono la cosa più eccitante che ho visto in due mesi di ferie.
Ecco, se penso all'ultima volta che mi sono goduta realmente una cosa fuori casa, automaticamente mi viene in mente la Provenza (primavera 2008).
Quando ancora i miei mi tenevano gli animali se partivo.
Le strade battute dal mistral, le autostrade gigantesche deserte, le montagne brulle, i cipressi, la lavanda, la pioggerellina primaverile, i tramonti.
La trombata spaziale di una coppia al piano di sopra dell'albergo che ci ha svegliato alle tre di notte, mettendoci di ottimo umore e causando nei giorni successivi la ricerca del professionista del sesso e della sua compagna al buffet della colazione, con mille ipotesi e grandi risate.
Il pane francese, che quando lo assaggi ai Francesi gli perdoni tutto, anche Napoleone e Sarkozy.
Io e l'Uomo seduti sui gradoni dell'anfiteatro di Orange e tutta la tesi di laurea sul teatro plautino che mi torna in mente ascoltando la spiegazione registrata.
Il silenzio.
I colori.
Noi due che ci teniamo per mano.
I libri antichi a Les Baux de Provence.
Pasqua a Nimes con un freddo bastardo, e la mattina dopo la neve sull'Astra.
Ecco, forse ho capito quali sono le vacanze che realmente mi godo. Devo solo trovare il modo di disfarmi temporaneamente di tre cosi con la coda, impedire ai miei genitori e a qualsivoglia membro della famiglia di modificarci i programmi,
comprare una guida (del Touring, LGO, e che scherziamo?) e partire.
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varie ed eventuali
mercoledì 1 settembre 2010
Prof.ssa Jekyll e Castagna Hyde, ovvero il non detto di un collegio docenti
In questo post, che sconsiglio a chiunque abbia ancora una minima considerazione della classe docente, riporterò quel che è successo, e quel che realmente ho pensato, stamattina durante le quasi quattro ore che ho trascorso a scuola.
La frequentazione di Diavolessa e di alcuni dei personaggi di Queer As Folk mi rende particolarmente disinibita, per cui non userò filtri.
Ho detto che dicevo la verità sulla scuola, dal mio punto di vista, in questo blog? Bene, diciamola allora, e tutta. Le frasi pronunciate sono testuali, eh? Anche quelle solo pensate.
Scena 1, sala computer
Il Gigante in giacca (mai visto: di solito ha una camicia fuori dai pantaloni, o un maglione) che avvicina ognuno di noi con un sorriso di scusa, e chiede: "Come stai?" con aria da uno che vorrebbe tanto fare un altro mestiere, prima di riferire a gente che ha più anni di servizio di lui che le ore della materia che insegnano sono sbriciolate su tre, quattro o anche cinque classi, a seconda dei vari rigiri che riguardano soprattutto matematica.
Dio, ma sei magnifico, con la giacca, Gigante, possibile che tu non ti soffermi mai più di venti secondi nella mia giornata, e solo per parlare di lavoro, e io non sappia ancora dopo quattro anni se ti sto minimamente simpatica o se mi trovi odiosa? Vado pazza per il tuo sorriso, ti spiacerebbe rifarmelo?
Scena 2, corridoio di Scuolina Rosa
Il Troll che arriva in ritardo lungo il corridoio e mi si avvicina salutando.
Oh Gesù, ma è ingrassata come una vacca...
Il Troll mi si avvicina con un sorriso falsissimo e io ancora più falsa la bacio su ambo le guance, accorgendomi di una sua breve esitazione.
Ti ruga che sia riuscita per la terza volta a farmi ridare il posto, eh Trollina?
Il Troll che, senza motivi apparenti, parte con il seguente panegirico, guardando il mio abbigliamento (che denota sicurezza di sè, come ogni anno quando mi ridanno la mia cattedra: vestitino rosso a pois bianchi molto vintage, sandali bianchi con zeppa):
"Ullallà, come sei tutta carina, col rossettino, il vestitino... sembri proprio una professoressa... ecco sì, sei conciata da professoressa!"
Bene, lo dicevo io che mi si era rassodato non poco il sedere con le camminate in montagna: ora hai più di un motivo per detestarmi, e vedo che non perdi tempo per farmelo notare...
Scena 3, auditorium, alla fine della riunione
Guendalina: "Io vorrei passare sulla sezione A, per togliermi dalla III B (di Paesino Blu), perchè non li sopporto più."
La Cretina: "Potrebbe prenderla Castagna, insieme con la nuova arrivata..."
Sei la solita stronza. E non fai niente per nasconderlo. Si direbbe che ne vai fiera.
Io: "Veramente io la terza rognosa credevo d'essermela sparata l'anno scorso..."
La Cretina: "Appunto, è già allenata..."
Ah ah ah ah. Uuh che ridere.
Guendalina: "Tu saresti perfetta per tenere quella classe."
Io (alla Cretina): "Però io ho già una terza qui, vorrebbe dire fare l'esame su due sedi."
La Cretina: "Uh no per carità, avremo già mille problemi a far quadrare gli impegni dei docenti che hanno due o tre scuole... No Castagna non può prendere la terza... Lei invece se la sentirebbe?" rivolta alla nuova supplente, che ha diciotto ore perchè subentra su un pensionamento.
E la supplente, con un dolce sorriso e gli occhi da folle:
"Mah, io non ho problemi a gestire delle classi indisciplinate, però mi detestano. Perchè li massacro."
Minchia. Iron Maiden. Questa come collega mi piace. Se avessimo la stessa classe, sono certa che i ragazzi farebbero qualunque cosa pur di lavorare con me dopo aver passato qualche oretta con lei.
Guendalina continua: "No poi guarda io non voglio spaventare nessuno, è che con me lavoravano, ma facevano un sacco di storie con quelli che avevano poche ore..."
Oh stronza, hai appena proposto di rifilarli a me, che più di tre ore a Paesino Blu non posso fare!!!
"Così a me toccava, capite, fare un sacco di predicozzi per farli stare buoni coi colleghi... e io sono stufa di fare prediche, vorrei lavorare..."
Bella bambina, non dovevi fare la docente di Lettere se prenderti di queste rogne era un problema per te.
Scena 4, uscendo dalla scuola
Dolce Bruna, la vicepreside di Paesino Blu, che ho scoperto essere la quarta collega di Italiano (Brenda, Guendalina e Iron Maiden sono le altre tre, ho equivocato vedendo Wanda sempre nel gruppetto, lei è di matematica se non ho capito male):
"Anche tu abiti a Asti, vero?"
"Sì, perchè?"
"Bene, allora siamo tutte a Asti."
Guendalina: "Volete venire a casa mia?"
Brenda: "O facciamo in campo neutro?"
Dolce Bruna: "Il solito bar è chiuso, però. Cerchiamone uno che faccia un aperitivo decente."
"Andiamo al circolo del tennis?"
"Ma..." entro io... "quando?"
"Domani mattina, così parliamo di come distribuire le ore di italiano tra di noi, poi venerdì vediamo con la preside."
Cosa? Stai dicendo che considererete anche me in questa decisione? AL BAR, TUTTE INSIEME, davanti a un Bellini?
Io, balbettando: "Ma... io prendo quel che avanza delle vostre ore... Dovreste parlarne con la collega che fa le diciotto ore..."
Dolce Bruna: "Sì, viene anche lei. E vieni anche tu, così abbiamo tempo di presentarti un po' le classi."
Cioè... esistono ancora ambienti lavorativi dove non devo fare il barracuda, dove verrò trattata da essere umano anche se ho solo tre ore e sono l'ultima arrivata?
E, un minuto dopo:
Al circolo del tennis? Cazzo, ma Brenda Guendalina e Dolce Bruna sono delle albarine a tutto tondo, allora? Oh, mio Dio. Non mi ricordo come si fa a fare quella che vive nei quartieri alti. Il circolo del tennis come scenario per decidere le materie... Aspetta che lo dica all'Inflessibile... Non ci crederà mai... Che cazzo mi metto domani mattina?
La frequentazione di Diavolessa e di alcuni dei personaggi di Queer As Folk mi rende particolarmente disinibita, per cui non userò filtri.
Ho detto che dicevo la verità sulla scuola, dal mio punto di vista, in questo blog? Bene, diciamola allora, e tutta. Le frasi pronunciate sono testuali, eh? Anche quelle solo pensate.
Scena 1, sala computer
Il Gigante in giacca (mai visto: di solito ha una camicia fuori dai pantaloni, o un maglione) che avvicina ognuno di noi con un sorriso di scusa, e chiede: "Come stai?" con aria da uno che vorrebbe tanto fare un altro mestiere, prima di riferire a gente che ha più anni di servizio di lui che le ore della materia che insegnano sono sbriciolate su tre, quattro o anche cinque classi, a seconda dei vari rigiri che riguardano soprattutto matematica.
Dio, ma sei magnifico, con la giacca, Gigante, possibile che tu non ti soffermi mai più di venti secondi nella mia giornata, e solo per parlare di lavoro, e io non sappia ancora dopo quattro anni se ti sto minimamente simpatica o se mi trovi odiosa? Vado pazza per il tuo sorriso, ti spiacerebbe rifarmelo?
Scena 2, corridoio di Scuolina Rosa
Il Troll che arriva in ritardo lungo il corridoio e mi si avvicina salutando.
Oh Gesù, ma è ingrassata come una vacca...
Il Troll mi si avvicina con un sorriso falsissimo e io ancora più falsa la bacio su ambo le guance, accorgendomi di una sua breve esitazione.
Ti ruga che sia riuscita per la terza volta a farmi ridare il posto, eh Trollina?
Il Troll che, senza motivi apparenti, parte con il seguente panegirico, guardando il mio abbigliamento (che denota sicurezza di sè, come ogni anno quando mi ridanno la mia cattedra: vestitino rosso a pois bianchi molto vintage, sandali bianchi con zeppa):
"Ullallà, come sei tutta carina, col rossettino, il vestitino... sembri proprio una professoressa... ecco sì, sei conciata da professoressa!"
Bene, lo dicevo io che mi si era rassodato non poco il sedere con le camminate in montagna: ora hai più di un motivo per detestarmi, e vedo che non perdi tempo per farmelo notare...
Scena 3, auditorium, alla fine della riunione
Guendalina: "Io vorrei passare sulla sezione A, per togliermi dalla III B (di Paesino Blu), perchè non li sopporto più."
La Cretina: "Potrebbe prenderla Castagna, insieme con la nuova arrivata..."
Sei la solita stronza. E non fai niente per nasconderlo. Si direbbe che ne vai fiera.
Io: "Veramente io la terza rognosa credevo d'essermela sparata l'anno scorso..."
La Cretina: "Appunto, è già allenata..."
Ah ah ah ah. Uuh che ridere.
Guendalina: "Tu saresti perfetta per tenere quella classe."
Io (alla Cretina): "Però io ho già una terza qui, vorrebbe dire fare l'esame su due sedi."
La Cretina: "Uh no per carità, avremo già mille problemi a far quadrare gli impegni dei docenti che hanno due o tre scuole... No Castagna non può prendere la terza... Lei invece se la sentirebbe?" rivolta alla nuova supplente, che ha diciotto ore perchè subentra su un pensionamento.
E la supplente, con un dolce sorriso e gli occhi da folle:
"Mah, io non ho problemi a gestire delle classi indisciplinate, però mi detestano. Perchè li massacro."
Minchia. Iron Maiden. Questa come collega mi piace. Se avessimo la stessa classe, sono certa che i ragazzi farebbero qualunque cosa pur di lavorare con me dopo aver passato qualche oretta con lei.
Guendalina continua: "No poi guarda io non voglio spaventare nessuno, è che con me lavoravano, ma facevano un sacco di storie con quelli che avevano poche ore..."
Oh stronza, hai appena proposto di rifilarli a me, che più di tre ore a Paesino Blu non posso fare!!!
"Così a me toccava, capite, fare un sacco di predicozzi per farli stare buoni coi colleghi... e io sono stufa di fare prediche, vorrei lavorare..."
Bella bambina, non dovevi fare la docente di Lettere se prenderti di queste rogne era un problema per te.
Scena 4, uscendo dalla scuola
Dolce Bruna, la vicepreside di Paesino Blu, che ho scoperto essere la quarta collega di Italiano (Brenda, Guendalina e Iron Maiden sono le altre tre, ho equivocato vedendo Wanda sempre nel gruppetto, lei è di matematica se non ho capito male):
"Anche tu abiti a Asti, vero?"
"Sì, perchè?"
"Bene, allora siamo tutte a Asti."
Guendalina: "Volete venire a casa mia?"
Brenda: "O facciamo in campo neutro?"
Dolce Bruna: "Il solito bar è chiuso, però. Cerchiamone uno che faccia un aperitivo decente."
"Andiamo al circolo del tennis?"
"Ma..." entro io... "quando?"
"Domani mattina, così parliamo di come distribuire le ore di italiano tra di noi, poi venerdì vediamo con la preside."
Cosa? Stai dicendo che considererete anche me in questa decisione? AL BAR, TUTTE INSIEME, davanti a un Bellini?
Io, balbettando: "Ma... io prendo quel che avanza delle vostre ore... Dovreste parlarne con la collega che fa le diciotto ore..."
Dolce Bruna: "Sì, viene anche lei. E vieni anche tu, così abbiamo tempo di presentarti un po' le classi."
Cioè... esistono ancora ambienti lavorativi dove non devo fare il barracuda, dove verrò trattata da essere umano anche se ho solo tre ore e sono l'ultima arrivata?
E, un minuto dopo:
Al circolo del tennis? Cazzo, ma Brenda Guendalina e Dolce Bruna sono delle albarine a tutto tondo, allora? Oh, mio Dio. Non mi ricordo come si fa a fare quella che vive nei quartieri alti. Il circolo del tennis come scenario per decidere le materie... Aspetta che lo dica all'Inflessibile... Non ci crederà mai... Che cazzo mi metto domani mattina?
Una giornata a Farmington
Non so se avete mai visto una puntata della pluripremiata serie "The Shield". Noi l'abbiamo scoperta nel 2005 quando ancora vivevamo in zona stazione e la sera, oltre a un'occasionale puntata in gelateria o dall'uomo delle caldarroste, non uscivamo molto, anche perchè non avevamo il cane nè il cinecircolo.
Comunque. "The Shield" è la storia di una squadra d'assalto della polizia a Farmington, un quartiere parecchio brutto di Los Angeles. Tra spaccio, faide tra bande, crimini di strada e serial killer non c'è da annoiarsi, ma all'interno della polizia a momenti è peggio. Corruzione, insabbiamenti, sparizione di corpi del reato, arrivismo politico e una tendenza generalizzata a inchiappettare (excuse my french) colleghi, subalterni e superiori, per il proprio tornaconto.
Ecco, oggi c'è collegio docenti e, a parte le pistole, i pacchi di cocaina e i distintivi, le scene che si vedranno a Paesino di Sogno sembreranno tratte direttamente da quella serie.
Ora, io sono veramente serena, tant'è che le cose che sto per raccontarvi qui le so da giorni e non sono corsa subito a frignare sul blog per sfogarmi, ma ve le racconto lo stesso perchè è necessario che vi faccia un quadro chiaro a inizio anno, così poi ci capiremo.
Premetto che, sul serio, non sono agitata, solo consapevole della situazione. In realtà credo che i ragazzi non saranno danneggiati dalle novità del nostro orario, quindi non ho motivo di arrabbiarmi, per ora, a meno che la nuova divisione dei compiti non sia stata pensata a regola d'arte per rendere la vita impossibile a me o all'Inflessibile, cosa anche probabile a causa della Maledizione della Cattedra Politica che incombe sulla nostra scuola, di cui avremo poi modo di parlare.
Dunque, la situazione era questa fino a due anni fa:
i corsi sono tre
corso A, a tempo prolungato, 15 ore di Lettere per classe
corso B e corso C, a tempo normale, 11 ore di Lettere.
I docenti erano distribuiti così:
corso A, una quindicista per ogni classe: Bestia Nera, Bionda Svampita e Brava Crista.
corso B, il Troll e Castagna
corso C, l'Inflessibile e una supplente
Vi ricordo che era prassi comune, nel tempo normale, che in prima i ragazzi avessero un docente per Italiano e un altro per Storia e Geografia, l'anno dopo invece passavano a un docente unico. In pratica noi ci trovavamo ad avere un anno 15 ore e l'anno dopo 18, a turno, essendo in due su un corso.
Poi la Gelmini ha fatto saltare l'undicesima ora di Lettere e la cattedra a tempo normale è diventata 9 ore + 1 gestita da un altro docente (la cosiddetta decima ora o completamento, che doveva essere Italiano, secondo il Ministero). Ogni prof quindi aveva 9 + 9 e poi qualcuno si beccava le decime ore.
Da noi, la situazione è diventata:
corso A, una classe (la terza) mantiene una quindicista e le altre due prestano una docente a fare le decime ore nei corsi B e C
il corso B, quindi, avrà il Troll e Castagna più Brava Crista a fare le decime ore
il corso C avrà l'Inflessibile, Castagna (perchè tagliando un'ora per ogni classe è saltato un posto di Lettere) più la Bestia Nera a fare le decime ore.
Col risultato che la decima ora era un jolly: chi era in grado di organizzarsela benissimo, facendo magari esercizi di grammatica, la gestiva, chi invece tentava la terribile strada dell'antologia o aveva un po' meno polso si garantiva un anno con una classe che non lo considerava nemmeno.
Io sono stata collega di entrambe le prof che completavano le ore e, ovviamente, essendo Castagna più cattiva di Brava Crista e meno di Bestia Nera, la mia II B usava le ore di Brava Crista (che faceva antologia) per farsi i cazzi propri, mentre la temibile III C scattava, agli ordini della Bestia Nera, a fare esercizi per la prova Invalsi dell'esame.
Il problema comunque sta nel fatto che il collega che fa la decima ora non dà voti, non partecipa a consigli e scrutini (ma viene all'esame) e in pratica non ha potere sui ragazzi ed è subalterno al collega titolare della materia, a meno che non abbia forte personalità e un'ottima capacità organizzativa (oltre che una paura fottuta di veder sminuita la propria augusta figura, come nel caso della Bestia Nera).
Ora, quest'anno abbiamo cambiato registro e, sebbene sia proverbialmente cretina, la Cretina ha suddiviso le decime ore a pacchetti di due o tre, come hanno già fatto tutte le scuole più lungimiranti, in modo da scorporare o Storia o Geografia o tutte e due e dare a ogni professore una materia.
Da noi, il quadro viene così:
corso A: non si tocca perchè il prolungato non si tocca, ma le docenti hanno tutte qualcosa da fare anche al di fuori del tempo prolungato perchè la figura della quindicista viene abolita su tutti e tre gli anni
corso B: in prima, il Troll + Brava Crista che fa 2 ore di Storia; in seconda solo il Troll; in terza Castagna + Brava Crista che fa un'ora di Geografia (sì, perchè secondo il Ministero meno sappiamo del mondo esterno meglio è... Geografia sulla carta vale 1, Storia 2 e Italiano 6)
corso C: in prima, Castagna + la Bionda Svampita che fa quattro ore di Storia e Geografia; in seconda, l'Inflessibile + la Bestia Nera che fa Storia; in terza, solo l'Inflessibile.
(Per finire, dato che la mia cattedra è composta da pezze varie, io farò anche tre ore a Paesino Blu, che presumibilmente saranno 2 di Storia in una classe e una di mensa, o una Geografia, in un'altra. Ma di questo si parlerà oggi, spero.)
Ribadisco: trovo sensato dividere le ore così, è più chiaro per noi, per i ragazzi e per le famiglie.
Inoltre non mi disturba il pensiero di finire a lavorare su una classe per sole due ore o per solo una alla settimana; m'è già successo in una scuola dove scorporavamo un'ora di Geografia alla pluriclasse, ed è andata benone.
Ma avrei alcune domande.
Perchè Geografia vale un'ora in una terza media e due in una prima?
Perchè l'unica terza a non avere l'insegnante unico di Lettere è la mia, dopo tutto il bordello che ho fatto per mantenere la continuità?
Perchè la seconda dell'Inflessibile si becca la Bestia Nera per un anno e poi torna sotto l'Inflessibile che, manco a dirlo, per insegnare Storia ha un metodo tutto diverso?
Cosa succederà quando, passando dalla prima alla seconda, gli alunni della C troveranno me a interrogarli di Storia, al posto della Bionda Svampita che gli fa tutto il ragionamento e gli mette le parole in bocca?
Perchè Brava Crista che è a un anno dalla pensione e la più anziana di tutte si ritrova con tre classi?
Perchè la Cretina non ha ancora parlato con le colleghe Brenda, Wanda e Guendalina di Paesino Blu per chiarire le mie tre ore su chi vanno e a fare cosa?
Perchè di questa cosa siamo state informate a scaglioni, non tutte (all'Inflessibile l'ho detto io al telefono e Brava Crista, se non l'ha chiamata la preside, ne è ancora totalmente ignara perchè io ieri non sono riuscita a contattarla)?
Perchè la Cretina e la Bestia Nera erano terribilmente sulla difensiva nel dirmi questa cosa e continuavano a ripetere che c'era poco da discutere, mentre io ribadivo che a me va bene, ma forse era il caso di sottoporlo alle colleghe con maggiore anzianità perchè dicessero la loro?
Perchè deve sempre essere un gioco di potere?
Perchè ci sono persone che ritengono di essere realizzate quando riescono a schiacciare qualcuno sotto il tacco, che si sentono bene quando dimostrano di fare il bello e il cattivo tempo in un ufficio a scapito di altri?
Perchè credono che mi faccia paura dividere le ore con qualcuno?
Perchè pensano che qualcuno abbia paura dei loro miseri giochini?
Perchè pensano che io non abbia notato che sotto il mio naso hanno parlato di completare le ore delle due docenti raccomandate del tempo prolungato, la Bionda e la Bestia Nera, con ore di compresenza (vietate dalla Gelmini) e ore di prescuola (che non fanno parte della didattica e quindi non costituiscono cattedra)?
Perchè pensano che io, Brava Crista e l'Inflessibile non sappiamo di essere le uniche docenti di Lettere che non possono mai mettere un'ora di recupero come servirebbe a loro ma devono fare supplenze in ogni dove come delle cazzo di precarie, mentre le altre si sentono molto gnocche e molto superiori perchè usano le loro ore sulle loro due classi?
Verrà mai, a qualcuna di queste donnette mediocri dedite a strani giochi di ripicche e cattiverie, il sospetto che se tu metti una docente nella condizione di fare i salti mortali per lavorare e questa, per caso, ci riesce perchè è brava, sei tu quella che fa la figura di merda, che con tutte le ore che hai a disposizione non finisci nemmeno il programma?
Beh, oggi i nodi vengono tutti al pettine contemporaneamente, poi vi saprò dire.
Comunque. "The Shield" è la storia di una squadra d'assalto della polizia a Farmington, un quartiere parecchio brutto di Los Angeles. Tra spaccio, faide tra bande, crimini di strada e serial killer non c'è da annoiarsi, ma all'interno della polizia a momenti è peggio. Corruzione, insabbiamenti, sparizione di corpi del reato, arrivismo politico e una tendenza generalizzata a inchiappettare (excuse my french) colleghi, subalterni e superiori, per il proprio tornaconto.
Ecco, oggi c'è collegio docenti e, a parte le pistole, i pacchi di cocaina e i distintivi, le scene che si vedranno a Paesino di Sogno sembreranno tratte direttamente da quella serie.
Ora, io sono veramente serena, tant'è che le cose che sto per raccontarvi qui le so da giorni e non sono corsa subito a frignare sul blog per sfogarmi, ma ve le racconto lo stesso perchè è necessario che vi faccia un quadro chiaro a inizio anno, così poi ci capiremo.
Premetto che, sul serio, non sono agitata, solo consapevole della situazione. In realtà credo che i ragazzi non saranno danneggiati dalle novità del nostro orario, quindi non ho motivo di arrabbiarmi, per ora, a meno che la nuova divisione dei compiti non sia stata pensata a regola d'arte per rendere la vita impossibile a me o all'Inflessibile, cosa anche probabile a causa della Maledizione della Cattedra Politica che incombe sulla nostra scuola, di cui avremo poi modo di parlare.
Dunque, la situazione era questa fino a due anni fa:
i corsi sono tre
corso A, a tempo prolungato, 15 ore di Lettere per classe
corso B e corso C, a tempo normale, 11 ore di Lettere.
I docenti erano distribuiti così:
corso A, una quindicista per ogni classe: Bestia Nera, Bionda Svampita e Brava Crista.
corso B, il Troll e Castagna
corso C, l'Inflessibile e una supplente
Vi ricordo che era prassi comune, nel tempo normale, che in prima i ragazzi avessero un docente per Italiano e un altro per Storia e Geografia, l'anno dopo invece passavano a un docente unico. In pratica noi ci trovavamo ad avere un anno 15 ore e l'anno dopo 18, a turno, essendo in due su un corso.
Poi la Gelmini ha fatto saltare l'undicesima ora di Lettere e la cattedra a tempo normale è diventata 9 ore + 1 gestita da un altro docente (la cosiddetta decima ora o completamento, che doveva essere Italiano, secondo il Ministero). Ogni prof quindi aveva 9 + 9 e poi qualcuno si beccava le decime ore.
Da noi, la situazione è diventata:
corso A, una classe (la terza) mantiene una quindicista e le altre due prestano una docente a fare le decime ore nei corsi B e C
il corso B, quindi, avrà il Troll e Castagna più Brava Crista a fare le decime ore
il corso C avrà l'Inflessibile, Castagna (perchè tagliando un'ora per ogni classe è saltato un posto di Lettere) più la Bestia Nera a fare le decime ore.
Col risultato che la decima ora era un jolly: chi era in grado di organizzarsela benissimo, facendo magari esercizi di grammatica, la gestiva, chi invece tentava la terribile strada dell'antologia o aveva un po' meno polso si garantiva un anno con una classe che non lo considerava nemmeno.
Io sono stata collega di entrambe le prof che completavano le ore e, ovviamente, essendo Castagna più cattiva di Brava Crista e meno di Bestia Nera, la mia II B usava le ore di Brava Crista (che faceva antologia) per farsi i cazzi propri, mentre la temibile III C scattava, agli ordini della Bestia Nera, a fare esercizi per la prova Invalsi dell'esame.
Il problema comunque sta nel fatto che il collega che fa la decima ora non dà voti, non partecipa a consigli e scrutini (ma viene all'esame) e in pratica non ha potere sui ragazzi ed è subalterno al collega titolare della materia, a meno che non abbia forte personalità e un'ottima capacità organizzativa (oltre che una paura fottuta di veder sminuita la propria augusta figura, come nel caso della Bestia Nera).
Ora, quest'anno abbiamo cambiato registro e, sebbene sia proverbialmente cretina, la Cretina ha suddiviso le decime ore a pacchetti di due o tre, come hanno già fatto tutte le scuole più lungimiranti, in modo da scorporare o Storia o Geografia o tutte e due e dare a ogni professore una materia.
Da noi, il quadro viene così:
corso A: non si tocca perchè il prolungato non si tocca, ma le docenti hanno tutte qualcosa da fare anche al di fuori del tempo prolungato perchè la figura della quindicista viene abolita su tutti e tre gli anni
corso B: in prima, il Troll + Brava Crista che fa 2 ore di Storia; in seconda solo il Troll; in terza Castagna + Brava Crista che fa un'ora di Geografia (sì, perchè secondo il Ministero meno sappiamo del mondo esterno meglio è... Geografia sulla carta vale 1, Storia 2 e Italiano 6)
corso C: in prima, Castagna + la Bionda Svampita che fa quattro ore di Storia e Geografia; in seconda, l'Inflessibile + la Bestia Nera che fa Storia; in terza, solo l'Inflessibile.
(Per finire, dato che la mia cattedra è composta da pezze varie, io farò anche tre ore a Paesino Blu, che presumibilmente saranno 2 di Storia in una classe e una di mensa, o una Geografia, in un'altra. Ma di questo si parlerà oggi, spero.)
Ribadisco: trovo sensato dividere le ore così, è più chiaro per noi, per i ragazzi e per le famiglie.
Inoltre non mi disturba il pensiero di finire a lavorare su una classe per sole due ore o per solo una alla settimana; m'è già successo in una scuola dove scorporavamo un'ora di Geografia alla pluriclasse, ed è andata benone.
Ma avrei alcune domande.
Perchè Geografia vale un'ora in una terza media e due in una prima?
Perchè l'unica terza a non avere l'insegnante unico di Lettere è la mia, dopo tutto il bordello che ho fatto per mantenere la continuità?
Perchè la seconda dell'Inflessibile si becca la Bestia Nera per un anno e poi torna sotto l'Inflessibile che, manco a dirlo, per insegnare Storia ha un metodo tutto diverso?
Cosa succederà quando, passando dalla prima alla seconda, gli alunni della C troveranno me a interrogarli di Storia, al posto della Bionda Svampita che gli fa tutto il ragionamento e gli mette le parole in bocca?
Perchè Brava Crista che è a un anno dalla pensione e la più anziana di tutte si ritrova con tre classi?
Perchè la Cretina non ha ancora parlato con le colleghe Brenda, Wanda e Guendalina di Paesino Blu per chiarire le mie tre ore su chi vanno e a fare cosa?
Perchè di questa cosa siamo state informate a scaglioni, non tutte (all'Inflessibile l'ho detto io al telefono e Brava Crista, se non l'ha chiamata la preside, ne è ancora totalmente ignara perchè io ieri non sono riuscita a contattarla)?
Perchè la Cretina e la Bestia Nera erano terribilmente sulla difensiva nel dirmi questa cosa e continuavano a ripetere che c'era poco da discutere, mentre io ribadivo che a me va bene, ma forse era il caso di sottoporlo alle colleghe con maggiore anzianità perchè dicessero la loro?
Perchè deve sempre essere un gioco di potere?
Perchè ci sono persone che ritengono di essere realizzate quando riescono a schiacciare qualcuno sotto il tacco, che si sentono bene quando dimostrano di fare il bello e il cattivo tempo in un ufficio a scapito di altri?
Perchè credono che mi faccia paura dividere le ore con qualcuno?
Perchè pensano che qualcuno abbia paura dei loro miseri giochini?
Perchè pensano che io non abbia notato che sotto il mio naso hanno parlato di completare le ore delle due docenti raccomandate del tempo prolungato, la Bionda e la Bestia Nera, con ore di compresenza (vietate dalla Gelmini) e ore di prescuola (che non fanno parte della didattica e quindi non costituiscono cattedra)?
Perchè pensano che io, Brava Crista e l'Inflessibile non sappiamo di essere le uniche docenti di Lettere che non possono mai mettere un'ora di recupero come servirebbe a loro ma devono fare supplenze in ogni dove come delle cazzo di precarie, mentre le altre si sentono molto gnocche e molto superiori perchè usano le loro ore sulle loro due classi?
Verrà mai, a qualcuna di queste donnette mediocri dedite a strani giochi di ripicche e cattiverie, il sospetto che se tu metti una docente nella condizione di fare i salti mortali per lavorare e questa, per caso, ci riesce perchè è brava, sei tu quella che fa la figura di merda, che con tutte le ore che hai a disposizione non finisci nemmeno il programma?
Beh, oggi i nodi vengono tutti al pettine contemporaneamente, poi vi saprò dire.
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