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giovedì 14 ottobre 2010

Fallen Angels




Oddio, che caldo. Hanno acceso i caloriferi. A casa, è un piacere. A scuola, con ventun creature in pochi metri quadrati, è un supplizio.

L'ora di grammatica fila abbastanza liscia, se escludiamo che lo Scoiattolo bisogna guardarlo a vista perchè non ha il libro, non ha la biro, non comincia l'esercizio, litiga col compagno di banco, si perde a metà. E un terzo di classe va appena più veloce di lui, mentre un gruppetto di precisi, tra cui Fiona l'Orchetta, Spettacolo e i Tre Arcangeli* finiscono tutto in cinque minuti e poi mi guardano pazienti e annoiati.


* I Tre Arcangeli si chiamano così perchè due di loro, a un mio rimprovero perchè parlottavano mentre erano seduti vicini, mi hanno alzato in faccia quattro occhioni innocenti di due diversi azzurri, e uno dei due ha detto: "Ma noi siamo due angeli". Avendoli io pubblicamente definiti "gli Arcangeli" il collega di Religione mi ha opportunamente fatto notare che gli arcangeli sono tre. E abbiamo cercato chi potesse essere il terzo, azzeccandolo immediatamente.
I Tre Arcangeli sono molto amici fra di loro, accomunati dal dio Pallone, dal fatto di essere, ognuno a suo modo, bellissimi e soprattutto immensamente avanti rispetto agli altri: per capacità scolastiche e per età mentale.
C'è l'Arcangelo Biondograno che è nato in Argentina e sembra un raggio di sole finito, chissà come, dentro a una felpa di cotone: ha i capelli color del grano, appunto, occhi chiari pelle chiara, ed è tutto spruzzato di lentiggini. Quello mi ha steso quando, finito un esercizio, l'altra settimana, ha chiesto di potersi esercitare di ortografia perchè "mia mamma dice che faccio tanti errori con le acca", e si è sparato una pagina di lavoro in più mentre gli altri finivano quel che stavano facendo. Il difetto del Biondograno è che passa i minuti liberi a stiracchiarsi e allungarsi e, secondo me, ha la spina dorsale di gomma, perchè riesce a piegarsi all'indietro come un serpente senza perdere l'equilibrio: a volte è letteralmente sospeso in aria in orizzontale, con le gambe attorcigliate alla sedia, e non cade, nè fa scricchiolare la sedia stessa.
C'è l'Arcangelo Occhiviola, il primo a prendere un dieci secco di dettato, costantemente il primo a finire gli esercizi, serio e silenzioso come un monaco shaolin, mi mette persino soggezione. Lui è cugino di Bel Ragazzo, ed essendo Bel Ragazzo un fusto incredibile, moro con gli occhi scuri, dotato di un fratello bellissimo, castano con gli occhi nocciola, che è in III A, e, appunto, di questo cuginetto biondo scuro con gli occhi viola, ci si domanda se per caso la famiglia che li ha prodotti non si sia appoggiata a qualche laboratorio per la selezione degli embrioni. Oltretutto due su tre (Bel Ragazzo e Occhi Viola) sono mostruosamente bravi a scuola: il fratello fico di Bel Ragazzo è altrettanto intelligente ma non ha voglia di fare un cazzo, ha in mente solo la gnocca, a detta delle colleghe, e direi quasi un menomale, a questo punto. Il difetto di Occhiviola è che è timido da matti, come Bel Ragazzo, strappargli uno sguardo diritto in faccia o, figuriamoci, un sorriso, è difficilissimo.
E poi c'è l'Arcangelo Nero, altra giovane promessa del pallone, che stacca cromaticamente dagli altri due, essendo interamente color ebano, data la provenienza dall'Africa centrale. Questo ha dei quaderni che sembrano stampati, tanto è preciso, anche lui va come un treno nel lavoro, però è più chiacchierone e mi fa distrarre l'Ingegnere, che non chiede di meglio che essere distratto. Sono giorni che cerco di spiegargli che, pur non essendo grasso, è già molto alto, e se dondola il suo corpo irrequieto su due sole zampe della sedia finirà per spaccarla. Lui mi guarda con aria incredula e un po' offesa, perchè nella testa di un undicenne, pesante = ciccione, mentre il punto, se vogliamo andare per stereotipi, è che africano = massa muscolare ipertrofica, e lui non fa eccezione.

Andiamo a prendere i libri in biblioteca. Nel marasma (prendete ventun anatroccoli, sparate tre o quattro colpi di fucile in aria, rincorreteli mentre scappano e avrete un'idea - vaga - della I C che si avvia verso la biblioteca) lo Scoiattolo pensa bene di dare della bastarda all'unica bambina adottata che abbiamo in classe, la quale si era premurata di attirarsi insulti massacrandolo di pizzicotti. Qualche problema nel ristabilire la calma. Spiegazione del perchè certi insulti sono parecchio più offensivi di altri: senza tirare in ballo la questione adozione, chiarimento delle differenze tra "stronzo" "deficiente" "bastardo" e "figlio di". Interdizione di avvicinarsi alla biblioteca a tutta la classe "finchè non vi saprete comportare".

Ecco, quando devo fare queste affermazioni da signorina Rottenmeier, mi dò orrendamente fastidio da sola.
"Adelaide! Adelaide! Vai immediatamente nella tua stanza, e non uscirne finchè non ti avrò accordato il permesso!"


Poi però sono andata in terza. E in terza, abbiamo assodato interrogando, non distinguono un complemento di specificazione da un pezzo di Pongo, pur dopo due anni di intensi sforzi per far studiare loro la grammatica. E se la ridono, anche.

Passo dall'interrogazione di Bambino di Pane alle domande a quelli a posto. Poi tiro fuori agenda e penna.
"Ma sta interrogando?" si sbalordisce Terremoto.
"Sì."
"Ma... col voto?" sento che sussurra, e vedo gli altri rivolgergli uno sguardo che recita: "ohmasvegliatista'unpo'zittocheoralegiranolepalleefiniscechecischiaffaunoscrittoasorpresa".
Segue la più penosa interrogazione a tappeto della storia della grammatica dai tempi in cui Orazio prendeva le bacchettate sulle dita.

Pensandoci, "Adelaide, sali immediatamente in camera tua etc etc" è poco.
Ha ragione Sanguedelmiosangue, devo vestirmi di giallo limone e arrivare in cortile con la musica di Kill Bill sparata a mille dall'autoradio.
O gustarmi i loro teneri, giovani fegatelli con un buon Chianti.

mercoledì 13 ottobre 2010

Pensandoci

Se qualcuno ricorda le mie sconsolate riflessioni sui trentacinque anni, e i magri tentativi di consolarmi che mi ero autopropinata di lì a poco, forse si stupirà di quel che scrivo qui. O sarà attraversato da un orribile dubbio: forse che Castagna è ciclotimica?

Non importa. Nutrite i peggio dubbi sulla mia psiche, attribuitemi patologie a mazzi, vi farete solo un'idea vaga di quanto sono complessi i miei meandri mentali. Una volta il Blago mi fa: "io immagino che tu segua una tua qualche linea" e io di getto gli ho risposto: "non preoccuparti, non è una linea, è un labirinto, perciò non sforzarti di capire".

Comunque. Volevo dire che in questo anno di grazia 2010/2011 si compiranno alcuni traguardi non da poco, per esempio, a giorni saranno 10 anni che io e l'Uomo ci siamo conosciuti, quindi a breve ricorreranno i seguenti anniversari:
- 10 anni da che ho messo per la prima volta piede in una scuola da insegnante
- 10 anni da che sono andata a stare da sola
- 10 anni da che io e l'Uomo siamo una coppia.
In generale, 10 anni da che ne avevo 25, il che, insieme a quando ne avevo 11, 17 e 28, si può considerare tappa significativa e indimenticabile della mia evoluzione.

Tutto questo per dire. Per motivi personali di cui in parte dico nel precedente post, al mio ritorno da Genova l'altroieri ero immersa nella nebbia, e attraverso la nebbia ho guardato i bambini delle mie tre classi ieri, in trance, perdendo la pazienza spesso, mantenendo la facciata consueta, ma, visibilmente, in uno stato di tensione per me non comune quando sono a scuola. I quattro caffè del giorno precedente mi hanno dato il fastidioso effetto paradosso di farmi sentire contemporaneamente esausta e nervosa.
Poi, uscita dal lavoro, la trasformazione, i muscoli come gelatina, una stanchezza rassegnata da animale che sa di andare al macello, il pisolino di dieci minuti del pomeriggio che diventa uno schianto frontale di tre quarti d'ora da cui mi sveglio peggio di prima, e il resto del pomeriggio, desolato, l'ho passato a cercare di reagire, senza riuscirci.
Verso sera, aggrappandomi a una telefonata con SDMS e, con sforzo eroico, strappandomi all'inerzia per andare all'inaugurazione del cartellone Vertigo 2010/2011, sono uscita dalla tana, con poche speranze di sentirmi meno sconfitta.
Naturalmente un po' ha funzionato, grazie al fatto che c'era anche l'Uomo, che Vertigo è una cosa splendida, che la risposta del pubblico è calorosa, che
dopo siamo tornati a casa e, abbracciati sul divano, abbiamo visto "La nostra vita" e, per una volta, un film terribile sulla solitudine umana e le miserie dell'Italia contemporanea finiva con accenti di dolcezza e speranza, e, oltre a Elio Germano, che è Dio in terra, in questo film riusciva a essere bravo persino Raoul Bova.

E poi ce ne siamo andati a letto, dove ci siamo giurati che cercheremo di non farci scherzi orrendi, tipo quello che la Ragonese fa a Germano in questa storia, e che, in qualche modo, i tre figli che volevamo li avremo.

In un qualche momento, tra lo stato di apatia e terrore del pomeriggio e questa parziale ripresa, ho messo a fuoco i miei trentacinque e pensato, di colpo: "ma stava andando tutto così bene!"

Mi sono vista da fuori: adulta, organizzata, piena di lavoro e spesso di soddisfazioni (personali, non più di tanto legate alla categoria professionale, ma pazienza) nel mio campo, immersa nell'ambiente politico-culturale astigiano con un ruolo preciso, in procinto di portare avanti progetti personali importanti, non solo a livello di famiglia, ma anche mio privato. In questi ultimi mesi mi si è chiarito che fare dei miei studi universitari, sto scrivendo un romanzo, sto pensando a un'evoluzione che mi permetterebbe di essere probabilmente felice anche se figli non ne arrivassero, sto uscendo dalla crisalide dopo anni in cui ogni progetto si arrotolava su se stesso e finiva per riempirsi di polvere in un angolo, in mezzo alle cianfrusaglie.

Quindi, a conti fatti, i trentacinque imminenti potrebbero anche essere meno spaventosi di come me li immaginavo qualche mese fa.

Questo, camminando proprio sull'orlo di un abisso di dolore e paura, lo si vede perfettamente. Resta da sapere se lo scivolamento nell'abisso sarà come me lo immagino o peggio, se sembrerà una lenta slavina stupefatta o se sarà solo un repentino tuffo nel buio. In ogni caso non si può controllare nè prevedere. E anche solo assistere, accompagnare, è orribile.

lunedì 11 ottobre 2010

Nel sangue

"E da grande, farai il dottore, come mamma e papà?"
Anche quando (perchè sì, c'è stato un momento nella mia vita in cui non sapevo che avrei fatto la prof) non avevo la risposta completa, ne avevo comunque una chiara.
"No."
E stranamente almeno quello non era una rivolta antimamma. Era la pura e semplice verità. Mai sognato nemmeno per un attimo di esserci portata. Mai nemmeno giocato al medico con le bambole, che io sappia.

Un padre e una madre medici: pneumologi. Nonno materno medico chirurgo. Zio lato materno medico, sposato con una farmacista. Fratelli del nonno, due su quattro, medici, uno dei due pediatra. Figli dei suddetti fratelli, oculisti, pediatri, medici di vario tipo. Zia lato paterno responsabile di farmacia in enorme e famosissimo ospedale pediatrico genovese.
Una volta sola mi sono ammalata così bene che nella mia stanza non ci stavano tutti quelli che erano venuti a visitarmi, infatti eravamo in camera di mia madre e tra i presenti (tutta la famiglia tranne la Psicozia, che credo fosse incinta o con mia cugina molto piccola) c'erano più laureati in medicina e affini che a un congresso: i miei, mia zia, mio nonno, mio zio, forse era venuto anche il prozio pediatra, per l'occasione. Mi ricordo solo che ero in braccio a mia madre che piangevo dal male, tutto il resto è una nebbia confusa, so chi c'era nella stanza, poi ci sono buchi di ore e ore, poi ricompaiono facce di persone sedute in poltrona a guardarmi a vista. Non mi ricordo cos'era l'orribile morbo, ma mi aveva preso male, se a fare i turni oltre ai miei, alla tata, alla Zia Buona e alla figlia dei vicini, assunta estemporaneamente come babysitter, ci sono state anche la nonna e la Zia Bella. Come a dire che mi devono aver fatto anche le notti. Che roba sarà stata? Io me la ricordo come durata giorni, devo chiedere a mia madre che cazzo m'ero beccata.
Per il resto sono stata in buona salute, e non ero neanche di quei bambini che ogni cinque minuti sono a farsi ingessare un pezzo.

Comunque, la stanza piena di medici oltre le mie ciglia gonfie di lacrime me la ricordo, ed è un brutto ricordo per un bambino, anche quando i medici sono tutti volti noti e amati.
Però la differenza, credetemi, la fa il fatto di avere due medici sposati fra loro che si siedono a tavola con te.
Perchè per osmosi, anche se non è il massimo, mentre mangi, sentirti raccontare un'amputazione d'urgenza o un cancro al terzo stadio nei polmoni, impari un sacco di cose.

Abbastanza da conoscere alcuni punti fermi. Che se è nel fegato, è meglio che sia una coltellata. Che se è nei polmoni, te lo sei comprato con qualcosa: il tabacco, o le polveri respirate sul lavoro. Che un bambino di ventotto settimane lo campano. Che un ictus può dare gli stessi sintomi di un delirio da alcool. Che essere troppo alti è un casino per gli organi interni.
E via così.

Per anni, ti rifiuti di guardare le serie sui medici, perchè ti impressionano gli interventi chirurgici.
Poi ti innamori del dottor Carter e ti metti a seguire E.R., in seguito Dottor House e Grey's Anatomy. E non ti impressioni quasi più. Ma soprattutto, mentre guardi un caso, ti affiorano le parole: "dev'essere un sintomo di qualcosa di..." dice un personaggio, e tu: "neurologico".
"Questo è un..." comincia la dottoressa Cameron, e tu completi: "parassita trasmesso dal graffio di gatto." "Vedete se ha degli animali a casa", ordina mezzo secondo dopo il dottor House.
Denny Duquette muore silenziosamente mentre Isy sta andando da lui col vestito da sera, e l'Uomo si dispera: "ma dai, ma no, se stava bene!" e tu a mezza voce: "Un embolo postoperatorio."
Il marito si stupisce.
Poi viene il momento in cui, alla rovescia, si stupisce tua madre quando tu citi la malattia di Lyme o te ne esci con qualcosa che riguarda gli effetti di un danno nella regione subaracnoidea.
"E tu dove le impari queste cose?"
"So a memoria le prime 4 serie di E.R. e guardo Dottor House."
(Anche perchè ti vergogni di confessare che, di Psicologia, l'unico esame che hai continuato a studiare e ristudiare, anche quando era chiaro che non ti saresti più iscritta, era Biologia, in particolare i capitoli sul cervello. Con la stessa passione con cui ti leggevi il manuale Merck in piena notte, un apparato tira l'altro.)

Comunque viene un momento, di fronte alla malattia vissuta da vicino, in cui gli altri, nella fattispecie i genitori, che sono medici come tu sei una prof, cioè da sempre, si dimenticano che tu non hai fatto Medicina e dicono le cose come se fossero ovvietà. E anche, purtroppo, un momento in cui gli altri, nella fattispecie i genitori, si dimenticano che tu non hai anni di pratica ospedaliera sulle spalle e che certe cose, viste dal vivo, ti terrorizzano, ti danno il voltastomaco per giorni o gli incubi per mesi.

E tu, che cerchi di essere preparata a livello cognitivo, studiando sul Merck e su Wikipedia per non fare domande inutili, e ti sforzi di corazzarti anche a livello emotivo col miserrimo aiuto delle tue serie tv preferite, picchi la faccia su una verità: per quanto crude, ciniche, pessimistiche e ferocemente realistiche siano le aspettative, la realtà della malattia nel suo orrendo quotidiano le supera sempre.

Sempre.

domenica 10 ottobre 2010

L'utero è mio ma si comporta come se io fossi sua

Non aspettatevi notizie da me questa settimana, troppa carne al fuoco.
(La mia. Ustioni di terzo grado sul cinquanta per cento della superficie. Metaforicamente, tranquilli. Fuor di metafora, sto benissimo, non fosse che mi si stanno declutterando anche le pareti dell'utero. Queste, lo giuro sulla testa di Matilda che sta soffrendo con me sotto il piumone, sono le ultime mestruazioni che tollero. Ho fatto la splendida, sono andata visitare castelli, ho cucinato, riordinato, ricamato, lavorato a maglia, scelto due cornici per incorniciare due foto, declutterato a bomba, poi alle cinque e mezza di pomeriggio mi sono piegata in due. Il marito sollecito: "Vado a prenderti qualcosa in farmacia?" e io spartana "No, ora mi passa". Sono tre ore che digrigno i denti, sto ufficialmente per mettermi a piangere. Ho intenzione di prendere provvedimenti: o resto incinta il mese prossimo, o comincio una cura omeopatica massiccia, o mi procuro qualcosa di chimico e veramente pesante per le giornate come oggi).

Se scriverò, questa settimana, sarà perchè non riesco a dormire. Spero di non buttar giù neanche una riga, quindi. Nelle ore di luce, si definiranno alcune grosse, serie questioni. Poi la settimana prossima metterò un po' d'ordine nelle novità, spero, e ve le racconterò.

Questo, se non mi butto dalla Torre Troyana per il dolore, stanotte.


Ahia.
Ahia!
...'Fanculo!
Ahia.

venerdì 8 ottobre 2010

TROPPA ROBA!

Ma cosa sono le stelle cadenti?
E dove cadono?

Perchè sulla luna le cose non cadono?

Cosa vuol dire attrazione?

Ma se io esco nello spazio da una navicella spaziale, muoio?
Ma se muoio nello spazio dove cado?

Perchè dice che nell'esosfera si è vicini al vuoto cosmico?
Cos'è il vuoto?
Perchè c'è il vuoto?
Ma in questa stanza non c'è il vuoto?

Ma l'universo, a un certo punto, finisce, voglio dire, c'è un muro, c'è qualcosa?
E come facciamo a saperlo?

Come sarebbe a dire che il dinosauro più grande del mondo NON CI STA dentro a questa classe?

Ma l'uomo da cosa deriva?
Come, dalla scimmia?
Dalla scimmia?
Ma è una teoria?
Ma perchè, se è vero, ci sono quelli che dicono che non è vero?

Perchè le alghe prima respiravano azoto?

Cosa succede adesso se c'è una glaciazione?
E se si sciolgono di colpo tutti i ghiacciai?
E se scopriamo un pianeta con delle altre forme di vita?

Ma perchè gli animali si decompongono?
Ma cosa vuol dire decomporsi?
Se un corpo è nella bara come fa a decomporsi?

Come sarebbe a dire hanno trovato uno scheletro di balena a Asti?
E cosa ci faceva LI' una balena?

Cosa vuol dire argon?
Perchè è importante lo strato di ozono?
Come mai nella termosfera fa caldo?

Ma deriviamo dalla scimmia veramente?
Come sarebbe, NOI NON ABBIAMO PIU' LA CODA?

Mi devo ricordare di non spiegare mai più l'atmosfera, l'origine del pianeta e quella della vita nello stesso giorno.



Vi presento uno scheletro di balenottera trovato nei pressi di Asti nel 1959. Anche se gli Astigiani sono più affezionati a Tersilla, la balena trovata a S.Marzanotto (tre min da Asti)in una vigna. Ora: come pensate possa reagire la terza B se svelo che, cercando foto di Tersilla, ho scoperto che nei dintorni di Asti sono stati trovati un rinoceronte e vari resti di mastodonte (aka mammuth)?

mercoledì 6 ottobre 2010

Vabbè dai, ce la faccio

Credevate che io fossi una campionessa del non finito, una che dice e dice, una che promette e non mantiene... che i miei buoni propositi si sarebbero massacrati contro le prime settimane di lavoro...

...NO!
Io ho detto che declutteravo e decluttero! Ho detto che correggevo e archiviavo le prove e lo faccio!
Ho detto che avevo delle priorità e ce le ho!
Questo naturalmente solo se
a - ho dormito abbastanza
b - non sono in piena SPM
c - non sono al secondo giorno di mestruazioni (o al quinto)
d - non ho la gola gonfia a forza di zittire gente in II B.
Il che comunque lascia un bel po' di giorni per fare la brava.

Nancy De Clutters si è rifatta viva e pretende che io metta SUBITO a posto i libri in camera da letto. Ha detto proprio "porcaccia zozza, in questa libreria non si capisce un cazzo, non ti ricordavi di aver comprato il penultimo Ammanniti e te ne sei andata in giro tre settimane uggiolando di dolore perchè non avevi niente da leggere".
E' arrivata sui suoi tacchi vermigli (Nancy De Clutters fa i riordini cosmici con la gonna nera aderente, il mascara extreme extension perversion e le scarpe rosse col tacco) e mi ha buttato giù dal divano in un giorno in cui, oltretutto, avevo l'influenza.

In realtà le ho dato retta perchè, dopo giorni in cui correvo come una matta tra i miei due Paesini, le commissioni di mio cugino, il cinema, il supermercato, l'ufficio e le grane condominiali, e tutto questo col marito malato che però andava a lavorare lo stesso, ma quando arrivava a casa era letargico o intrattabile, improvvisamente c'è stato un pomeriggio in cui non avevo niente da fare (niente = normale amministrazione casa e pasti, quarantadue prove da correggere, tre recensioni da scrivere per Vertigo, la lezione di geologia da preparare e tre telefonate organizzative con SDMS che era momentaneamente tornato ai patrii lidi) e ho capito che, se mi fossi seduta, sarei crollata.

Ho declutterato poco, ma con gusto.

Poi sono passata al quaderno delle priorità.
Che, dall'anno scorso, fa registrare piccole variazioni. Ho levato di mezzo un sacco di buoni propositi che però non mettevo mai in pratica.

Ho snellito le priorità e le ho ridistribuite.
1 scuola
2 cucina
3 casa
4 Uomo
5 spiritualità
6 studi
7 ufficio
8 yoga e salute
9 impegni e parenti
10 hobbies e amici

Con la priorità quattro ci ho litigato per tutte le ultime sessanta ore. Arrivare alla cinque è già un casino, la dieci è un miraggio, la nove mi sbagascia tutte le altre dalla due alla otto. Ma noi ci crediamo.

Molti altri progetti iniziati, mio malgrado, sembra vadano avanti.
"Mio malgrado" nel senso che io sono d'accordo, ma non faccio granchè, le cose tendono un po' a fluire per i fatti loro.

Ben venga questo fluire.

Ben venga il colpo di rivoltella che alla sera mi stende in venti secondi e mi proietta nell'incoscienza, salvo un paio di spaventosi sogni spero NON premonitori (e non lo dico tanto per dire... la famosa vena di preveggenza della mia famiglia - lato materno, dalla Vecchia Sibilla in giù - mi ha messo a dura prova in questi ultimi tempi). Almeno, al mattino mi sveglio riposata.

Ci sono cose grosse da iniziare.
Non sarà un anno qualunque.

Ma, al momento, è almeno sereno. Molto fa il sorriso pieno di aspettative di un buon 80% della I C, quando mi vedono arrivare. Mettere le basi di un buon rapporto con una bella classe è molto gratificante, i miei germogli di III B non erano così carini all'inizio.
Se mai, belli così erano quelli dell'annata di Enfant Terrible, Elfetto, Giovane Lupo, cioè la I B 2006/7. Ma questi sono più autonomi.

Speriamo bene. Domani è giornata leggera, solo due ore e solo in terza. Ho una sporta di note da distribuire perchè sento, so, che non tutti avranno i compiti fatti nonostante la cazziata di stamattina.
Ma domani ci sono Scrittura e Geografia Generale, il che è bello. Molto, molto bello.

Quando il gioco si fa duro

Piove, Genova s'è allagata.

In III B, una slavina di quattro si rovescia su tutti coloro che non si sono ancora resi conto, nonostante i molteplici avvisi, che siamo all'ultimo anno.
La reazione non è sufficientemente sgomenta. Mi toccherà fare una cosa che odio, farne piangere due o tre, di cui almeno uno di sesso maschile e di popolarità indiscussa, per ottenere che prendano sul serio le cose. Starò peggio di loro, ma sono la coordinatrice e i colleghi cominciano a prendersela con me perchè lì le cose non funzionano.

In II B le note cadono frequenti e leggere come le foglie gialle sui prati. Da venerdì si interroga.

In I C oggi c'è il primo tema.

A casa di Castagna il nervosismo è palpabile. L'Uomo è a dieta e ciò lo rende nervoso. Castagna anche questo mese non è incinta e ciò la rende acida. Il cugino si è visto sfumare un'opportunità di lavoro, è stato al centro di una crisi diplomatica familiare che passerà alla storia come "la defenestrazione del fornelletto da campo" e, da ieri, sa mettere in moto una macchina, inserire la prima, partire, frenare, ma non mettere la seconda. Si è dovuto parlare di tempi tecnici della sua permanenza qui a Asti e dare qualche regola, un paio di schiocchi di frusta e una specie di ultimatum. Ma non ha fatto piacere a nessuno.

Castagna, da quattro giorni, supplica gli dèi e gli uomini di lasciarle un pochino di tempo per sedersi a contare le bollette da pagare, fare il totale, avere un attacco di colite nervosa e poi pagarle, ma ha tanto da fare che non ci è ancora riuscita.

Non si trova traccia di Diavolessa, inghiottita dal lavoro e dal primo mese di scuola elementare di Bibi e Pallina. L'Inflessibile appare, silenziosa come un fantasma, nei corridoi, con l'aria scontenta.

L'assemblea sindacale di ieri è stata breve e netta. Le cose vanno di merda, andranno sempre più di merda e se non ci sbrighiamo a imparare a mangiarla, la merda, faremo la fame, neanche tanto simbolicamente. Avremo fame di posti di lavoro, di pensioni, di stipendi, di banchi, di soldi per i progetti. E quel che sta succedendo a noi statali, anche se umiliante e fastidioso, non è niente rispetto a quel che capita a chi lavora nel privato, con queste lune.

Castagna, a Scuolina Rosa, si ritrova costantemente al centro di capannelli di colleghi che inveiscono contro la preside, le ore di recupero, gli altri colleghi. Lei cerca di essere umana e pratica, ma dopo un po' si scogliona e, ieri, ha tolto la parola alla Bionda Svampita che le parlava sopra e, quando nel discorso è entrato Quello Stronzo di Sostegno, s'è girata e se n'è andata, perchè c'è un limite alle persone sgradevoli e QSDS sta molto, ma veramente molto più in là del limite.
Oltre al fatto che, forse perchè lo detesta, Castagna lo sospetta fortemente di essere quello che non tira l'acqua nel gabinetto dei prof dopo averci fatto cose ben più ponderose della plìn plìn. E che schifo, scusate.

A Scuolina Bianca (quella di Paesino Blu) Castagna, che ha evidentemente la vocazione naturale alla referente di succursale, è per qualche motivo stata individuata come colei a cui si possono confidare tutte le lamentele sul fatto di essere, appunto, una succursale e non la sede della scuola media. E inoltre le hanno dato il ruolo di postina ufficiale tra Scuolina Rosa e Scuolina Bianca, forse ignari del fatto che un foglio che entri nella macchina di Castagna viene assorbito dal marasma e restituito tutto masticato e omogeneizzato con altre cose circa due mesi dopo.

Elfetto Femminista è stata bocciata a settembre, abbiamo scoperto. E questa è veramente una notizia brutta.

E' comparsa su Internet una foto dove si vede il Danno, versione post-incidente, magro, pallido, in sedia a rotelle e con il cerotto sulla ferita della tracheotomia. Castagna vorrebbe tanto, ma tanto, non aver visto il cerotto sulla gola nè l'espressione negli occhi del Danno in quella foto.

Testa alta, andiamo avanti. E' scendere dal letto la mattina che sta diventando un po' difficile.

martedì 5 ottobre 2010

Degna discepola di Perboni

(ovvero: non provate a fare i furbi con me quando torno da un intero weekend a Genova)

"Il compito?"
"Eccolo qua."

"Il compito?"
"Eh... ho lasciato il libro a casa"
"Dammi il diario."

"Il compito?"
"Eccolo."
"E questo esercizio?"
"Eh non lo sapevo fare..."
"Dammi il diario."

"Il compito?"
"Prof, io ero assente, non lo sapevo."
"Diario."

"Il compito?"
"E l'ho fatto, ma sul libro."
"Dammi il diario."

"Il compito?"
"L'ho fatto."
"Ma qui manca un esercizio."
"L'ho fatto a voce."
Pausa di un secondo. Io ho gli occhi verdi e le ciglia castane. Immaginatevi un momento le mie ciglia che scendono sui miei occhi in due battiti stupefatti, ma come se le vedeste al rallentatore.

"Questa è originale. E' così originale che potrei non darti la nota."
"..."
"Ma no, dammi il diario lo stesso."

lunedì 4 ottobre 2010

Con certa gente anche Gesù Cristo avrebbe usato la frusta

Roma
Com’era prevedibile, la barzelletta su Rosy Bindi raccontata un anno fa da Berlusconi a un gruppo di militari impegnati nella ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo ha provocato una serie di reazioni critiche, soprattutto in ambienti cattolici. Ma fra tante «pie bacchettate», è arrivata anche una sorta di assoluzione da parte del presidente del Pontificio Consiglio per la rievangelizzazione dell’Occidente, monsignor Rino Fisichella. Tutti quelli che puntano al mea culpa del premier condannano soprattutto il gioco di parole finale che si trasforma in una bestemmia. C’è da dire che il video reso noto l’altro ieri è stato «rubato» - come si dice in gergo giornalistico - con un telefonino, probabilmente da uno dei militari, nonostante il premier avesse detto ai suoi interlocutori di non rendere pubblica la storiella: «Non mi tradite...». Certo, il tono era scherzoso e serviva a sdrammatizzare quel momento particolare. Proprio di quella circostanza tiene conto l’intervento di monsignor Fisichella, secondo il quale l’episodio, per quanto spiacevole, va contestualizzato. E comunque bisogna evitare - dice il presidente del neonato Collegio Pontificio - le strumentalizzazioni politiche. «Mi pare - commenta il ministro Gianfranco Rotondi - che monsignor Fisichella abbia più titoli teologici per giudicare la barzelletta di Silvio rispetto a Casini e il Pd. Mi ritrovo nel suo richiamo a giudicare la battuta nel suo contesto».
Sul fronte opposto, l’involontaria protagonista della barzelletta Rosy Bindi si dice «profondamente amareggiata» e «turbata» per la sostanziale assoluzione giunta da parte di monsignor Fisichella, «per quanto voce isolata rispetto a quelle di altri pastori». Le critiche più dure vengono espresse dal quotidiano dei vescovi Avvenire, che pubblica addirittura un editoriale siglato dal direttore Marco Tarquinio dal titolo «Un più alto dovere di sobrietà e rispetto». L’Osservatore romano in un articolo di cronaca politica definisce «deplorevoli alcune battute del capo del governo». Non poteva, ovviamente, mancare la «condanna» emessa nei confronti del premier dal settimanale dei paolini Famiglia cristiana, non nuovo ad attacchi contro Berlusconi. All’interno della Chiesa tuona contro la barzelletta blasfema anche il «commissario» dei Legionari di Cristo monsignor Velasio De Paolis: «Il premier chieda scusa ai credenti».


E vi faccio notare che ho preso queste righe non dal blog di Travaglio, che secondo alcuni è la sola cosa che io, povera trinariciuta, leggo, ma da "Il Giornale".

Ora. La barzelletta è vecchia e di cattivo gusto. In bocca a un uomo politico che parla di una sua collega, è veramente una sconcia volgarità. Non che ci si aspetti tanto di meglio da certa gente che ha dato più e più volte prova di essere becera. Ma che un uomo di chiesa gli trovi delle scusanti mi fa vo-mi-ta-re.

In questi ultimi anni ho sentito spesso dire che l'Italia sta andando a rotoli e che bisogna andarsene. Ma non sono mai stata d'accordo. Il nostro posto è qui, a resistere al cambiamento in peggio, a tenere salde le cose ancora buone. Invece, per quanto riguarda la chiesa, ho gettato la spugna. Me ne sono andata, e mi sembra di essere piombata nel 2010 dal 1096, all'incirca. Non che anche prima non sapessi fare le dovute distinzioni tra la chiesa nel senso del Vaticano marcio di soldi e corruzione e la chiesa nel senso dei preti e dei fedeli che ci credono sul serio.

Però, ragazzi. Se a scuola io sento un bambino insultare una religione, UNA QUALSIASI RELIGIONE, io lo punisco, e severamente. La bestemmia è una di quelle cose che vengono sanzionate immediatamente con una nota sul registro. A me è successo di riprendere anche alunni che non conoscevo se li sentivo bestemmiare: a quelli io non posso mettere annotazioni a meno che non offendano me personalmente (in quanto pubblico ufficiale, non in quanto tizia dotata di caratteraccio) o che non facciano male a un compagno sotto il mio naso. Ma li ho sempre appesi al muro e sono sempre andata a cercare il loro coordinatore di classe perchè prendesse provvedimenti. Non esiste offendere e umiliare chi ha fede. E' da incivili. Ma se questi sono gli esempi che gli stessi sacerdoti danno, mi chiedo veramente dove andremo a finire.

Si sa. La merda dell'Uomo che sorride non è merda, è cioccolata, le sue scappatelle non sono volgarità, sono simpatici scherzi, e chi più ne ha più ne metta. Le donne come Rosy Bindi, in quanto brutte e (orrore!) addirittura INTELLIGENTI, dovrebbero essere caricate su una zattera e disperse in mezzo al mare, in Italia dovrebbero circolare solo passere da schianto, diciannovenni, sorridenti, cretine e poco vestite.

Ma stai tranquilla, Rosy. E' tipico di chi ha una paura fottuta denigrare l'avversario, non combatterlo con armi leali. Lui ha paura, aveva paura di te già mesi e mesi fa. E adesso, per la prima volta da anni, forse possiamo smettere di avere paura noi. Certo, sempre che non metta la legge marziale prima del giorno (il 15 dicembre se non erro) in cui scadono tutte le proroghe ai suoi processi. Io fichè non lo vedo non ci credo, da buona genovese diffidente. Ma ormai anche i suoi amichetti stanno cominciando a prendere le distanze, l'impero è alla sua fine. Certo che, se i monsignori se lo coccolano così, rischiamo che per non andare in galera scelga un'altra carriera, e niente niente di ritrovarcelo papa.

Lo sapevo che oltre che come comunista sarei finita nelle camere a gas anche in quanto buddhista, prima o poi. Ma sapete che vi dico? Allora, quasi quasi, preferisco finirci direttamente in quanto donna intelligente.

venerdì 1 ottobre 2010

Misteri del mestiere

Arrivo a Paesino Blu carica come un filo dell'alta tensione. Martedì quelli di II B mi hanno letteralmente fatto sputare un polmone sulla cattedra. Sono pronta a massacrarli nel modo più abietto che conosco, dettando per un'ora.

Li trovo con i quadernoni aperti e la penna in mano, sorridenti e volenterosi. Croce e Delizia con la nota firmata, Franti finalmente col diario, così la nota gliela cancello dal registro dove l'avevo scritta a matita. E lui non fa una piega.
Si autodenunciano quelli che non hanno fatto il compito. E sono pochini.

Boh?

I piccini di I C invece mi aspettano entusiasti per dirmi che due di loro sono stati buttati fuori stamattina, da due prof diversi. E altri due ieri hanno preso una nota.

Eh?

Boh.