Dovete sapere che nelle mie peregrinazioni in libreria e su internet ho raccolto indicazioni sui ritmi biologici legati alla luna, e le ho combinate con quel che indica il calendario tibetano, poi ho piazzato tutto questo sulla mia agenda e ho provato a seguire almeno parzialmente le indicazioni. Risultato: salute visibilmente migliorata, a parte cose acute (influenza) o croniche (nel mio caso reazioni allergiche a certe piante e la tiroide un po' ballerina) e eventuali botte di stanchezza, che però nel caso rispettassi sul serio le pratiche indicate gestivo molto meglio che in passato.
Dopo un paio di mesi di attenzione ai ritmi lunari, ho notato che erano spariti:
- colite
- mal di testa
- stitichezza, in parte anche il gonfiore addominale
- botte d'insonnia
- mestruazioni dolorose
- pesantezza alle gambe
In più anche quando dormivo poco mi svegliavo piuttosto riposata e sognavo molto, sogni allegri e movimentati.
Poi sono tornata dalle ferie e sono stata travolta dal lavoro ai punti che mi sono dimenticata di aggiornare il calendario e quasi di aprire l'agenda personale, mentre quella lavorativa era sempre aperta.
E... sì.
Ho ripreso ad avere tremila fastidi quotidiani, niente che uccida una persona, ma senza dubbio il mio lavoro fatto col mal di testa è una bella faticaccia e a nessuno piace avere la pancia gonfia o dormire male di notte.
Così ho deciso di stare di nuovo attenta al calendario e di condividere con voi le informazioni di cui dispongo.
Nasce quindi l' "Almanacco lunare per simpatizzanti buddhisti e tibetani d'adozione", per gli amici "Le lune di Castagna", piccola rubrica che vorrei mettere (quasi quotidianamente) in coda ai miei post. Se sperimentate qualche indicazione, ditemi come vi prende!
Saluti lunatici e benedizioni tibetane.
_____________________________________________________________________________________
Le lune di Castagna - almanacco lunare per simpatizzanti buddhisti e tibetani d'adozione
Oggi 18 febbraio è luna piena, giorno adatto per disintossicarsi e digiunare.
La Luna è in Leone, quindi si consiglia di muoversi, fare attività fisica stimolante, bere molto (quella del bere di più in determinati giorni dello zodiaco lunare credo sia una delle migliori pratiche suggerite dai miei testi).
Secondo i Tibetani è un giorno sfavorevole per la salute. E' un giorno in cui si celebra il potere curativo insito in ognuno di noi (sotto forma del Buddha della medicina, guaritore) ed è particolarmente sconsigliato mangiare carne.
E' giorno in cui bisognerebbe dedicarsi alle pratiche di preghiera ma non a quelle mediche.
I giorni di luna nuova e piena sono giorni che richiedono secondo la religione buddhista il rispetto di otto precetti, uno dei quali è non mangiare dopo l'ora di pranzo, quindi in pratica saltare cena.
In effetti ho sperimentato personalmente che sono giorni in cui il senso di fame è molto minore ed è facile sentirsi troppo pieni anche se si mangia in quantità normale.
venerdì 18 febbraio 2011
giovedì 17 febbraio 2011
Dura lex, sed lex, e menomale
Lo sparticulo è una pratica che consiste nell'afferrare il passante posteriore dei jeans di un malcapitato e sollevargli di scatto il cavallo dei pantaloni in modo che vada a segare in mezzo alle chiappe, con fastidi notevoli, che aumentano di brutto se oltre che delle chiappe sei il fortunato possessore anche di uno scroto.
E' uno scherzo abbastanza malvagio, ma se te lo fa un amico in corridoio, tu appena hai finito di strillare di dolore ti giri e gli ficchi un pugno in pancia, e tutto finisce a tarallucci e vino. Invece, se ti rincorrono in tre, ti incastrano in un angolo e ti tengono fermo per il collo mentre ti fanno questo scherzo, beh, ci sono buone probabilità che ti facciano male sul serio.
Teppa Gentile, che è piccolo (nato nell'anno domini 2000, e pure basso di statura) e affettuoso, ma è un dritto e si difende benissimo, quando Fichetto Albanese, Terzo Fratello e un altro ragazzino gli hanno riservato questo trattamento, ha ritenuto buona cosa avvisare il Gigante. Perchè subire uno scherzo pesante da un amico va bene, ma tre contro uno è bullismo e Teppa Gentile sa benissimo la differenza.
Il Gigante, in mia presenza, ha sgridato Terzo Fratello, che ha pensato bene di rispondergli in modo strafottente.
Io mi sono trasformata in un'Erinni urlante, e lui è diventato scuro come la notte e se l'è portato in presidenza tuonandogli chi si credeva di essere dove si credeva di stare etc. Ora, io adoro il Gigante, ma quando si incazza devo stringere le gambe per non farmi pipì addosso. E' veramente autorevole anche quando respira placido senza parlare, figuriamoci quando dall'alto della sua statura sgrida qualcuno. Resto sempre allibita quando un microbo di undici anni non scoppia in singhiozzi di fronte alla sua ira. E poi è il vicepreside: quando in presidenza ti ci porta lui in persona, sono cazzi acidissimi, lo sanno anche gli alberelli del parcheggio.
Sospenderemo Terzo Fratello, e ciò mi rattrista.
Ma sono io la prima che ha insistito per la sospensione, memore di fatto ben più grave capitato al nipotino di un'amica genovese, a sua volta vittima di tre bulletti, che non sono stati puniti. Io avevo commentato con la mia terza quel che la mia amica mi aveva raccontato e avevamo convenuto che noi siamo fortunati a stare in una scuola dove i casini vengono stoppati sul nascere con provvedimenti seri.
Cercherò di spiegare questa cosa a Terzo Fratello. E visto che gli diamo la sospensione con obbligo di frequenza, cercherò di fargliela dare di giovedì, così può stare con me. Ho in mente un'attività per lui.
E' uno scherzo abbastanza malvagio, ma se te lo fa un amico in corridoio, tu appena hai finito di strillare di dolore ti giri e gli ficchi un pugno in pancia, e tutto finisce a tarallucci e vino. Invece, se ti rincorrono in tre, ti incastrano in un angolo e ti tengono fermo per il collo mentre ti fanno questo scherzo, beh, ci sono buone probabilità che ti facciano male sul serio.
Teppa Gentile, che è piccolo (nato nell'anno domini 2000, e pure basso di statura) e affettuoso, ma è un dritto e si difende benissimo, quando Fichetto Albanese, Terzo Fratello e un altro ragazzino gli hanno riservato questo trattamento, ha ritenuto buona cosa avvisare il Gigante. Perchè subire uno scherzo pesante da un amico va bene, ma tre contro uno è bullismo e Teppa Gentile sa benissimo la differenza.
Il Gigante, in mia presenza, ha sgridato Terzo Fratello, che ha pensato bene di rispondergli in modo strafottente.
Io mi sono trasformata in un'Erinni urlante, e lui è diventato scuro come la notte e se l'è portato in presidenza tuonandogli chi si credeva di essere dove si credeva di stare etc. Ora, io adoro il Gigante, ma quando si incazza devo stringere le gambe per non farmi pipì addosso. E' veramente autorevole anche quando respira placido senza parlare, figuriamoci quando dall'alto della sua statura sgrida qualcuno. Resto sempre allibita quando un microbo di undici anni non scoppia in singhiozzi di fronte alla sua ira. E poi è il vicepreside: quando in presidenza ti ci porta lui in persona, sono cazzi acidissimi, lo sanno anche gli alberelli del parcheggio.
Sospenderemo Terzo Fratello, e ciò mi rattrista.
Ma sono io la prima che ha insistito per la sospensione, memore di fatto ben più grave capitato al nipotino di un'amica genovese, a sua volta vittima di tre bulletti, che non sono stati puniti. Io avevo commentato con la mia terza quel che la mia amica mi aveva raccontato e avevamo convenuto che noi siamo fortunati a stare in una scuola dove i casini vengono stoppati sul nascere con provvedimenti seri.
Cercherò di spiegare questa cosa a Terzo Fratello. E visto che gli diamo la sospensione con obbligo di frequenza, cercherò di fargliela dare di giovedì, così può stare con me. Ho in mente un'attività per lui.
Che spettacolo Aliciona
Aliciona, quando io l'ho conosciuta, era diabetica, aveva avuto e superato una leucemia, ci vedeva poco e pesava come un lottatore di sumo. Era così grassa, allora, che lì per lì non ci si sarebbe quasi accorti che era Down, perchè il visus tipico della sindrome era deformato e cammuffato dalla ciccia.
Aliciona era la contraddizione vivente: una risata apocalittica, rauca e gigantesca, da sora Lella, e un vocione da camionista, ma anche un sussurro stentato quando leggeva, quasi inudibile.
Gesti da cicciona irruenta, a volte anche pericolosi, come la sua tremenda abitudine di sbattere le porte a 300 km/h, a rischio di far schizzar via falangine e falangette di chi aveva la mano sullo stipite, o di spaccare il naso a chi stava sulla soglia; però dita corte, grasse e delicatissime con cui pettinava i capelli alle compagne come una professionista, senza tirarli, e, a me, una volta ha spalmato una crema sulle mani facendomi un trattamento così delizioso che ci sarei stata tutta la mattina.
La prendevo in giro, quando entrava in classe con l'insegnante di sostegno: "Vieni qua, Alice, che ora ti interrogo!" e lei muggiva un gargantuesco "NNO!!!" e scappava via rotolando sulle sue gambotte corte.
Ogni tanto, quando stava scrivendo o disegnando, e la terribile III B faceva troppo casino, obbligandomi a alzare la voce, esplodeva con un boato: "SITTI TUTTI!!!!!!!!"
Un fenomeno.
I suoi compagni di classe la adoravano. Mio marito l'ha vista una volta, che attraversava piazza San Secondo col suo passo pallonzolante e un incredibile vestito estivo bianco con ciliegie rosse, tutto un volant, e se ne è innamorato. Sua madre le ha sempre fatto i vestiti su misura con fantasia e estro; Aliciona adora il bianco, il rosso, il rosa, i nastri, i pizzi, anche nei capelli biondi, che un giorno aveva con i codini lisci sparati, un giorno coi boccoli, così come le unghie erano sempre curate e smaltate, lo zainetto e le scarpe splendidi, costosi, all'ultima moda.
Dopo la terza media ho rivisto Alice che erano passati oltre due anni. Stavo vendendo dolci e torte salate al banchetto della fiera scolastica ed è apparsa, sempre elegantissima e perfettamente sferica, nel mio campo visivo. Sono uscita da dietro il banchetto e l'ho salutata, stupidamente non aspettandomi granchè. Mi ha guardato con occhi porcini miopissimi e, come molte altre volte, non ha detto niente. Non ero neanche sicura che mi avesse riconosciuta. Mi sono chinata per abbracciarla e lei sembrava passiva. Invece dopo un attimo ha alzato una mano, mi ha tolto gli occhiali e me li ha dati, e poi mi ha carezzato a lungo le guance con tutte e due le sue manotte paffute. Mi sono ritrovata con le lacrime che mi scorrevano sulla faccia, inginocchiata davanti a lei. E' una delle cose più tenere che mi siano mai successe in tutta la vita.
Stasera ho visto sua madre, venuta a prendere la pagella della sorella più piccola. Come sempre ci siamo fatte grandi feste, è una donna simpaticissima, piena di energia e di entusiasmo. Mi ha detto che Alice sta lavorando bene all'istituto agrario, e che qualche giorno fa l'ha portata a scuola a salutare il Troll, che è stata sua prof prima che arrivassi io. Io non c'ero, forse ero a Paesino Blu.
Mi ha raccontato la mamma che Aliciona ha aperto la porta della classe in un momento in cui il Troll stava mettendosi a sgridare qualcuno a voce altissima. E lei, enorme, ora con la testa un po' pelata a causa del diabete che l'ha resa quasi del tutto cieca, è comparsa sulla soglia tuonando: "STAI SITTA!!!!!!!!!"
Chissà le facce dei ragazzini di prima media che non l'avevano mai vista.
Aliciona era la contraddizione vivente: una risata apocalittica, rauca e gigantesca, da sora Lella, e un vocione da camionista, ma anche un sussurro stentato quando leggeva, quasi inudibile.
Gesti da cicciona irruenta, a volte anche pericolosi, come la sua tremenda abitudine di sbattere le porte a 300 km/h, a rischio di far schizzar via falangine e falangette di chi aveva la mano sullo stipite, o di spaccare il naso a chi stava sulla soglia; però dita corte, grasse e delicatissime con cui pettinava i capelli alle compagne come una professionista, senza tirarli, e, a me, una volta ha spalmato una crema sulle mani facendomi un trattamento così delizioso che ci sarei stata tutta la mattina.
La prendevo in giro, quando entrava in classe con l'insegnante di sostegno: "Vieni qua, Alice, che ora ti interrogo!" e lei muggiva un gargantuesco "NNO!!!" e scappava via rotolando sulle sue gambotte corte.
Ogni tanto, quando stava scrivendo o disegnando, e la terribile III B faceva troppo casino, obbligandomi a alzare la voce, esplodeva con un boato: "SITTI TUTTI!!!!!!!!"
Un fenomeno.
I suoi compagni di classe la adoravano. Mio marito l'ha vista una volta, che attraversava piazza San Secondo col suo passo pallonzolante e un incredibile vestito estivo bianco con ciliegie rosse, tutto un volant, e se ne è innamorato. Sua madre le ha sempre fatto i vestiti su misura con fantasia e estro; Aliciona adora il bianco, il rosso, il rosa, i nastri, i pizzi, anche nei capelli biondi, che un giorno aveva con i codini lisci sparati, un giorno coi boccoli, così come le unghie erano sempre curate e smaltate, lo zainetto e le scarpe splendidi, costosi, all'ultima moda.
Dopo la terza media ho rivisto Alice che erano passati oltre due anni. Stavo vendendo dolci e torte salate al banchetto della fiera scolastica ed è apparsa, sempre elegantissima e perfettamente sferica, nel mio campo visivo. Sono uscita da dietro il banchetto e l'ho salutata, stupidamente non aspettandomi granchè. Mi ha guardato con occhi porcini miopissimi e, come molte altre volte, non ha detto niente. Non ero neanche sicura che mi avesse riconosciuta. Mi sono chinata per abbracciarla e lei sembrava passiva. Invece dopo un attimo ha alzato una mano, mi ha tolto gli occhiali e me li ha dati, e poi mi ha carezzato a lungo le guance con tutte e due le sue manotte paffute. Mi sono ritrovata con le lacrime che mi scorrevano sulla faccia, inginocchiata davanti a lei. E' una delle cose più tenere che mi siano mai successe in tutta la vita.
Stasera ho visto sua madre, venuta a prendere la pagella della sorella più piccola. Come sempre ci siamo fatte grandi feste, è una donna simpaticissima, piena di energia e di entusiasmo. Mi ha detto che Alice sta lavorando bene all'istituto agrario, e che qualche giorno fa l'ha portata a scuola a salutare il Troll, che è stata sua prof prima che arrivassi io. Io non c'ero, forse ero a Paesino Blu.
Mi ha raccontato la mamma che Aliciona ha aperto la porta della classe in un momento in cui il Troll stava mettendosi a sgridare qualcuno a voce altissima. E lei, enorme, ora con la testa un po' pelata a causa del diabete che l'ha resa quasi del tutto cieca, è comparsa sulla soglia tuonando: "STAI SITTA!!!!!!!!!"
Chissà le facce dei ragazzini di prima media che non l'avevano mai vista.
martedì 15 febbraio 2011
O_O'
A casa mia il problema è che continuiamo a comprare libri.
L'Uomo compra gialli, noir, fumetti. Io leggo narrativa italiana e straniera, e compro classici, monografie di storia, riviste di geopolitica.
A casa dei miei è uguale.
Mia madre legge e mi presta narrativa italiana e straniera, ed è sempre un libro avanti a me: scopre Muriel Barbéry, scopre Hosseini, scopre Vargas, scopre Giordano, l'ho battuta sul tempo solo con Veronesi e pochi altri.
Solitamente quando chiudo un nuovo romanzo respiro profondamente: di rammarico, se mi rendo conto che non so dove metterlo, di sollievo, se mi ricordo che me l'ha prestato lei e devo riportarglielo. Quando glielo ridò, anche lei sospira drammaticamente: "Non ho più posto..." e poi me ne restituisce due miei con la raccomandazione: "Riprenditi questi, eh, che per fortuna sono tuoi, io non ho più spazio."
L'altro giorno mio padre scuoteva la testa dicendo: "Eh... adesso pensavamo di mettere due Billy lungo il muro tra le porte dei due bagni... è l'ultima parete rimasta."
Quando la Zia Bella era viva, erano famose le sue incursioni da Feltrinelli: sul mobile del salotto c'erano "i nuovi acquisti" del suo ultimo raid, che io ero invitata a esplorare. Minimo minimo erano sette o otto testi. A volte la velocità di lettura subiva un calo, quella di acquisto no, e la pila arrivava a venti. La Zia Buona si arrabbiava perchè non era semplice pulire con tutti quei libri per casa. Poi si ritirava sulla sua poltrona a fiori e apriva il suo Simenon o la sua Agatha Christie. O qualche suo autore inglese come Rosamunde Pilcher o David Lodge.
E' una cosa endemica, nella mia famiglia, e dall'altro lato mia nonna materna non era da meno.
Così qualche settimana fa è scaturita nella mia testa l'idea di portare a scuola un po' di narrativa a uso e consumo delle terze. Ormai sono abbastanza di ruolo da potermi permettere di mettere radici a Paesino di Sogno. Ho un po' di libri per ragazzi che ci regalano i rappresentanti, e voglio aggiungere un po' di roba che nelle biblioteche scolastiche ancora non c'è, come i tre romanzi che la Allende ha scritto per i suoi nipoti, un paio di Ammanniti leggibili anche da minorenni, tipo "Io non ho paura" e "Io e te", David Grossmann (se avessi letto "Qualcuno con cui correre" a 14 anni sarebbe entrato nella mia top ten con "Un pezzo di cielo" e "Un albero cresce a Brooklyn"), e quella scrittrice di cui ora non mi viene il nome, quella che faceva la maestra delle classi speciali in America, ossantodio è famosissima... va beh... Mi viene Tori Amos, Teri Hatchett... uffa...
E molte altre cose, tra cui i miei titoli preferiti di quando ero ragazzina (ma la mia copia di "Un pezzo di cielo", de "La storia infinita" o di altri grandi pilastri della mia vita no, però. Glieli ricompro, se li trovo, ma certi libri che ho letto fino a lasciare il solco delle dita sulla copertina li terrò finchè staranno per sbriciolarsi e poi li metterò sotto una teca.)
Beh, insomma, non divaghiamo, sono entrata in III B e ho sgomberato e pulito un pezzo di armadietto. Poi ho detto che volevo fare il Fondo Castagna, cioè una biblioteca privata con registro a parte da aprire anche alle altre terze, e che avevo bisogno di un bibliotecario che mi gestisse il prestito.
Pensavo non gliene fregasse un tubo. Invece, metà classe: "Io io!"
Al che, ho indetto le elezioni democratiche del bibliotecario. Scrutinio delle schede a cura di Terremoto e Punta di Diamante, giocoforza, visto che mi si sono seduti sulla cattedra impedendo l'accesso a chiunque altro. Banditore dei risultati, incaricato cioè di fare le crocette vicino ai nomi dei candidati e contare i punti, Gatto Selvatico. Che vince con maggioranza bulgara, seguito a buona distanza da Bahama Girl.
Reazione di Gatto Selvatico: "Basta! ora comando io! Tu, vai a sederti! Tu prendi il libro e leggi! Da' il diario, qua, che non hai i compiti! Interroghiamo!"
"Ehm... Gatto... mi pareva di averti eletto solo bibliotecario."
"Ma da ora comando tutto io."
"Oddio. Un colpo di stato?"
Passati alcuni giorni, per ora non sono ancora riuscita a portare molti testi e sono indietrissimo con il registrino e l'etichettatura. Ma la Biblioteca Privata Castagna ormai è realtà e loro, vai a vedere esattamente perchè, ne sono fierissimi. Devo al più presto dichiarare aperti i prestiti. Così il Gatto avrà la gestione del registro e firmerà ogni volta che qualcuno riconsegna.
"Ah... ma devo scrivere? Io scrivo malissimo, prof."
"Lo so, ma ti sforzerai di essere ordinato."
"Sì."
Stasera l'Uomo era un po' influenzato e a presentare il film della rassegna ("Che fine ha fatto Osama Bin Laden?" di Morgan Spurlock, che vi consiglio caldamente) sono andata io. Mentre aspettavo che arrivassero gli ultimi spettatori, mi è comparsa la bustina degli sms sul cellulare.
Terremoto ha preso l'abitudine di mandarmi la buonanotte via messaggio, una o due volte la settimana. Il sabato mi scrive, firmandosi con gli amici, a notte fonda. A metà settimana scrive alle dieci e mezza di sera, per esempio invitandomi a smettere di correggere e fare uno spuntino.
Stasera, il messaggio era di altro genere.
Prof se vuole doma posso portare 2 atlanti stradali 1 del nord e l'altro del sud da lasciare nella nostra bibbliotecha.
L'Uomo compra gialli, noir, fumetti. Io leggo narrativa italiana e straniera, e compro classici, monografie di storia, riviste di geopolitica.
A casa dei miei è uguale.
Mia madre legge e mi presta narrativa italiana e straniera, ed è sempre un libro avanti a me: scopre Muriel Barbéry, scopre Hosseini, scopre Vargas, scopre Giordano, l'ho battuta sul tempo solo con Veronesi e pochi altri.
Solitamente quando chiudo un nuovo romanzo respiro profondamente: di rammarico, se mi rendo conto che non so dove metterlo, di sollievo, se mi ricordo che me l'ha prestato lei e devo riportarglielo. Quando glielo ridò, anche lei sospira drammaticamente: "Non ho più posto..." e poi me ne restituisce due miei con la raccomandazione: "Riprenditi questi, eh, che per fortuna sono tuoi, io non ho più spazio."
L'altro giorno mio padre scuoteva la testa dicendo: "Eh... adesso pensavamo di mettere due Billy lungo il muro tra le porte dei due bagni... è l'ultima parete rimasta."
Quando la Zia Bella era viva, erano famose le sue incursioni da Feltrinelli: sul mobile del salotto c'erano "i nuovi acquisti" del suo ultimo raid, che io ero invitata a esplorare. Minimo minimo erano sette o otto testi. A volte la velocità di lettura subiva un calo, quella di acquisto no, e la pila arrivava a venti. La Zia Buona si arrabbiava perchè non era semplice pulire con tutti quei libri per casa. Poi si ritirava sulla sua poltrona a fiori e apriva il suo Simenon o la sua Agatha Christie. O qualche suo autore inglese come Rosamunde Pilcher o David Lodge.
E' una cosa endemica, nella mia famiglia, e dall'altro lato mia nonna materna non era da meno.
Così qualche settimana fa è scaturita nella mia testa l'idea di portare a scuola un po' di narrativa a uso e consumo delle terze. Ormai sono abbastanza di ruolo da potermi permettere di mettere radici a Paesino di Sogno. Ho un po' di libri per ragazzi che ci regalano i rappresentanti, e voglio aggiungere un po' di roba che nelle biblioteche scolastiche ancora non c'è, come i tre romanzi che la Allende ha scritto per i suoi nipoti, un paio di Ammanniti leggibili anche da minorenni, tipo "Io non ho paura" e "Io e te", David Grossmann (se avessi letto "Qualcuno con cui correre" a 14 anni sarebbe entrato nella mia top ten con "Un pezzo di cielo" e "Un albero cresce a Brooklyn"), e quella scrittrice di cui ora non mi viene il nome, quella che faceva la maestra delle classi speciali in America, ossantodio è famosissima... va beh... Mi viene Tori Amos, Teri Hatchett... uffa...
E molte altre cose, tra cui i miei titoli preferiti di quando ero ragazzina (ma la mia copia di "Un pezzo di cielo", de "La storia infinita" o di altri grandi pilastri della mia vita no, però. Glieli ricompro, se li trovo, ma certi libri che ho letto fino a lasciare il solco delle dita sulla copertina li terrò finchè staranno per sbriciolarsi e poi li metterò sotto una teca.)
Beh, insomma, non divaghiamo, sono entrata in III B e ho sgomberato e pulito un pezzo di armadietto. Poi ho detto che volevo fare il Fondo Castagna, cioè una biblioteca privata con registro a parte da aprire anche alle altre terze, e che avevo bisogno di un bibliotecario che mi gestisse il prestito.
Pensavo non gliene fregasse un tubo. Invece, metà classe: "Io io!"
Al che, ho indetto le elezioni democratiche del bibliotecario. Scrutinio delle schede a cura di Terremoto e Punta di Diamante, giocoforza, visto che mi si sono seduti sulla cattedra impedendo l'accesso a chiunque altro. Banditore dei risultati, incaricato cioè di fare le crocette vicino ai nomi dei candidati e contare i punti, Gatto Selvatico. Che vince con maggioranza bulgara, seguito a buona distanza da Bahama Girl.
Reazione di Gatto Selvatico: "Basta! ora comando io! Tu, vai a sederti! Tu prendi il libro e leggi! Da' il diario, qua, che non hai i compiti! Interroghiamo!"
"Ehm... Gatto... mi pareva di averti eletto solo bibliotecario."
"Ma da ora comando tutto io."
"Oddio. Un colpo di stato?"
Passati alcuni giorni, per ora non sono ancora riuscita a portare molti testi e sono indietrissimo con il registrino e l'etichettatura. Ma la Biblioteca Privata Castagna ormai è realtà e loro, vai a vedere esattamente perchè, ne sono fierissimi. Devo al più presto dichiarare aperti i prestiti. Così il Gatto avrà la gestione del registro e firmerà ogni volta che qualcuno riconsegna.
"Ah... ma devo scrivere? Io scrivo malissimo, prof."
"Lo so, ma ti sforzerai di essere ordinato."
"Sì."
Stasera l'Uomo era un po' influenzato e a presentare il film della rassegna ("Che fine ha fatto Osama Bin Laden?" di Morgan Spurlock, che vi consiglio caldamente) sono andata io. Mentre aspettavo che arrivassero gli ultimi spettatori, mi è comparsa la bustina degli sms sul cellulare.
Terremoto ha preso l'abitudine di mandarmi la buonanotte via messaggio, una o due volte la settimana. Il sabato mi scrive, firmandosi con gli amici, a notte fonda. A metà settimana scrive alle dieci e mezza di sera, per esempio invitandomi a smettere di correggere e fare uno spuntino.
Stasera, il messaggio era di altro genere.
Prof se vuole doma posso portare 2 atlanti stradali 1 del nord e l'altro del sud da lasciare nella nostra bibbliotecha.
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domenica 13 febbraio 2011
Oh sì
Uno dei cartelli alla manifestazione di oggi diceva:
"Si è dimesso Ben Ali
si è dimesso Mubarak
NON C'E' DUE SENZA TRE"
E così...
"Si è dimesso Ben Ali
si è dimesso Mubarak
NON C'E' DUE SENZA TRE"
E così...
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non sono una donna a disposizione
mercoledì 9 febbraio 2011
Beh, questa ve la devo proprio dire
Mentre io nel post precedente mi strozzavo d'orgoglio per il mio compito di insegnante che si avvia al termine anche con questa terza, guardate cosa era appena comparso sul blog di Silvietta.
E' che a noi, noi blogger, noi mammecattive e wonderland e castagne e lgo etc, tutte queste provocazioni dei maschi celoduristi e tutte le palate di fango buttate sulla scuola, sulla donna, sulla gente NORMALE, che si fa NORMALMENTE un normalissimo CULO, ci fanno l'effetto contrario allo svilimento che forse ci si potrebbe aspettare. Ci rendono consapevoli delle cose che contano sul serio e di quanto rispetto ci è dovuto perchè le difendiamo a ogni costo.
Per chi non lo sapesse, la prima volta che io e Silvietta ci siamo parlate io avevo tredici anni e mezzo, lei quattordici e mezzo. E grazie a Dio non ci siamo più perse di vista.
E' che a noi, noi blogger, noi mammecattive e wonderland e castagne e lgo etc, tutte queste provocazioni dei maschi celoduristi e tutte le palate di fango buttate sulla scuola, sulla donna, sulla gente NORMALE, che si fa NORMALMENTE un normalissimo CULO, ci fanno l'effetto contrario allo svilimento che forse ci si potrebbe aspettare. Ci rendono consapevoli delle cose che contano sul serio e di quanto rispetto ci è dovuto perchè le difendiamo a ogni costo.
Per chi non lo sapesse, la prima volta che io e Silvietta ci siamo parlate io avevo tredici anni e mezzo, lei quattordici e mezzo. E grazie a Dio non ci siamo più perse di vista.
E' andata
E' successo.
Non so in che momento, precisamente, ma, la settimana prima degli scrutini, repentinamente, hanno fatto il salto.
Lavoro con una classe di studenti grandi, adesso.
Si organizzano. Hanno voluto iniziare il giro di voti del secondo quadrimestre, prima che io lo chiedessi. Hanno voluto mettersi alla prova e essere valutati su esercizi nuovi, che io avevo fatto fare tanto per tenerli impegnati e non annoiarli. Si scelgono da soli i brani di antologia. Vanno avanti col progetto di Storia sull'immigrazione. Io leggo i Promessi Sposi ad alta voce e loro si dettano da soli il riassunto.
Sono iscritti alle scuole superiori.
Sono cresciuti. Ora posso raccogliere i frutti di due anni e mezzo di dedizione alla prima classe che ho seguito per tutto il corso delle medie inferiori.
Siamo su un piano inclinato, scivoliamo velocissimi verso giugno e l'esame.
Ieri ho dettato gli argomenti delle ricerche di Storia. Ho fissato una data della settimana prossima per dirmi quali argomenti ognuno di loro porterà all'esame. E oggi qualcuno aveva il materiale stampato già in mano. Allora ho fatto un sondaggio. Più di metà classe aveva già deciso su cosa fare le due ricerche, o almeno una delle due.
Ho sentito per la prima volta la fatidica domanda: "Questo con cosa si collega, prof?"
Siamo pronti.
Il grosso del mio lavoro, dal punto di vista didattico, finisce con oggi.
Ecco, io vorrei sapere se certa gente, che vive pensando che il massimo della goduria sia avere il macchinone e una segretaria figa con le labbra rifatte, o andare ai festini, o fottere gli avversari politici, o farsi la villa e il conto off shore, prova mai, per un nanosecondo nella sua vita, la soddisfazione e la fierezza che può provare una normale persona come me, quando si sente orgogliosa di essere un pubblico ufficiale della Repubblica Italiana il cui compito è portare venti teste a sapersi gestire da sole nel mondo della conoscenza.*
Metaforicamente da oggi io e i miei ragazzi abbiamo una medaglia sul petto, nuova e lucente, solo che loro non lo sanno ancora.

*Ho letto di recente un articolo secondo cui un sondaggio tra insegnanti della scuola pubblica italiana riportava lo scontento e lo sconcerto dei prof e dei maestri per le condizioni dell'istruzione, ma chiedeva anche quanti di loro si sentivano orgogliosi di fare il loro mestiere. La percentuale era intorno all'ottanta per cento.
E' chiaro che la seduzione di un certo tipo di mondo ha poca presa su gente che può dire una cosa del genere del lavoro che fa. E questa è anche la miglior garanzia che la scuola regga ai colpi, e resti democratica e pulita.
Non so in che momento, precisamente, ma, la settimana prima degli scrutini, repentinamente, hanno fatto il salto.
Lavoro con una classe di studenti grandi, adesso.
Si organizzano. Hanno voluto iniziare il giro di voti del secondo quadrimestre, prima che io lo chiedessi. Hanno voluto mettersi alla prova e essere valutati su esercizi nuovi, che io avevo fatto fare tanto per tenerli impegnati e non annoiarli. Si scelgono da soli i brani di antologia. Vanno avanti col progetto di Storia sull'immigrazione. Io leggo i Promessi Sposi ad alta voce e loro si dettano da soli il riassunto.
Sono iscritti alle scuole superiori.
Sono cresciuti. Ora posso raccogliere i frutti di due anni e mezzo di dedizione alla prima classe che ho seguito per tutto il corso delle medie inferiori.
Siamo su un piano inclinato, scivoliamo velocissimi verso giugno e l'esame.
Ieri ho dettato gli argomenti delle ricerche di Storia. Ho fissato una data della settimana prossima per dirmi quali argomenti ognuno di loro porterà all'esame. E oggi qualcuno aveva il materiale stampato già in mano. Allora ho fatto un sondaggio. Più di metà classe aveva già deciso su cosa fare le due ricerche, o almeno una delle due.
Ho sentito per la prima volta la fatidica domanda: "Questo con cosa si collega, prof?"
Siamo pronti.
Il grosso del mio lavoro, dal punto di vista didattico, finisce con oggi.
Ecco, io vorrei sapere se certa gente, che vive pensando che il massimo della goduria sia avere il macchinone e una segretaria figa con le labbra rifatte, o andare ai festini, o fottere gli avversari politici, o farsi la villa e il conto off shore, prova mai, per un nanosecondo nella sua vita, la soddisfazione e la fierezza che può provare una normale persona come me, quando si sente orgogliosa di essere un pubblico ufficiale della Repubblica Italiana il cui compito è portare venti teste a sapersi gestire da sole nel mondo della conoscenza.*
Metaforicamente da oggi io e i miei ragazzi abbiamo una medaglia sul petto, nuova e lucente, solo che loro non lo sanno ancora.

*Ho letto di recente un articolo secondo cui un sondaggio tra insegnanti della scuola pubblica italiana riportava lo scontento e lo sconcerto dei prof e dei maestri per le condizioni dell'istruzione, ma chiedeva anche quanti di loro si sentivano orgogliosi di fare il loro mestiere. La percentuale era intorno all'ottanta per cento.
E' chiaro che la seduzione di un certo tipo di mondo ha poca presa su gente che può dire una cosa del genere del lavoro che fa. E questa è anche la miglior garanzia che la scuola regga ai colpi, e resti democratica e pulita.
giovedì 3 febbraio 2011
Un pranzo in aula muffa
L' aula muffa, ex II C, da due anni inagibile causa atto vandalico notturno di allagare la scuola con l'idrante, è ad oggi una stanzetta di sgombero, freddissima, con qualche bancone dell'ex laboratorio di lingue, qualche sedia, una poltrona verde girevole, la lavagna e, di recente, una bella batteria in disuso. Tapparelle giù, il cestino della spazzatura non svuotato da un mese, la lavagna con due frasi di analisi logica che erano state evidentemente fatte in un'ora di sostegno.
Oggi ci ho pranzato, ben fasciata nella mia mantella rosa scuro, con Tesoro Diafano, Peste Romena e il Furetto. Al loro primo giorno di "progetto disagio", cioè di rientro pomeridiano con la sottoscritta.
Dialogo svoltosi durante il pranzo.
Furetto: "Glielo diciamo, no, del pullmino?"
Peste Romena: "Certo."
Io: "Cos'è successo sul pullmino?"
Tesoro Diafano: "Una cosa un po' brutta."
PR: "Sa, no, cos'è successo a Arcangelo Nero l'altro giorno?"
Io: "No, cosa?"
In coro tutti e tre: "Si è pisciato addosso!"
Io, pensando al piccolo campione nero come l'ebano e alla sua strafottenza proverbiale:
"Eh??? Oh povero... Ma com'è successo?"
TD: " Ha chiesto di uscire, la prof di matematica gli ha detto di no, e così..."
Io: "Poverino, c'è rimasto molto male?"
PR: "Sì, ma poi è venuta sua mamma coi vestiti di ricambio, però..."
TD: "...non doveva saperlo nessuno, e invece l'Ingegnere Fancazzista l'ha urlato..."
F: "...sul pullmino pieno di gente..."
PR: "...e adesso lo sa tutta la scuola!!!"
TD indignata: "Non è giusto, non lo si doveva dire in giro..."
Io: "Scusate, ma se non doveva saperlo nessuno, perchè siete qui a dirlo a me?"
TD: "Ma no, ai prof non conta, a voi possiamo dire le cose!"
(Oh, topino, che pulce che sei: quanto durerà questa tua incrollabile convinzione? Sei mesi? Un anno?)
Poi si parla di episodi imbarazzanti capitati nella vita, una conversazione non proprio adattissima al desco di mezzogiorno, anche se detto desco è una cattedra lercia in una stanza squallida, e se il Furetto mi sta facendo venire il mal di mare, a forza di roteare sulla poltrona girevole mentre sbocconcella, con olimpica lentezza, un panino al salame grosso come tutta la sua testa.
Tesoro Diafano: "Io, che sono adottata, una volta quando stavo con la signora che mi teneva da piccola mi sono tutta sporcata... e lei mi ha ficcato nella vasca da bagno e mi ha lavato così (gesto brusco, tipo scapaccioni ben assestati). Era molto severa con me. Ma io le volevo bene."
F: "Sei adottata?"
PR: "Sei adottata?"
TD: "Ma sì, non lo sapete? L'ho detto subito all'inizio della scuola."
Io: "Quanti anni avevi quando ti hanno dato ai tuoi genitori?"
TD: "Quattro."
F, guardandola criticamente: "Non sembra che sei adottata."
PR: "Prof, io vado al calcetto."
Sparisce.
Io, dopo aver deglutito: "Peste Romena! Finisci di mangiare prima!"
"Ho finito!" sento dal corridoio.
TD, un secondo dopo: "Vado a vedere cosa fa!"
Torna.
Io: "Che fa?"
TD: "Gioca al calcetto."
Io: "Da solo?"
TD: "Sì, va prima da una parte poi dall'altra."
Anche Tesoro Diafano sparisce, credo che il ragionamento della Peste Romena sia che, se non c'è PROPRIO NESSUN ALTRO, si può giocare ANCHE con una femmina.
Resto a finire il mio panino al formaggio con il Furetto. Dopo un po' mi accorgo che siamo in silenzio, rilassati, come se pranzassimo insieme tutti i giorni.
Che strano, di solito mi pesa non poter staccare dai piccoli mostri e dall'ambiente lavorativo nella pausa pranzo, eppure per come è andata oggi penso che non avrei preferito un pranzetto in enoteca con la mia amica Inflessibile, nè con l'Uomo, a questa mezz'ora in un'aula sgabuzzino.
Oggi ci ho pranzato, ben fasciata nella mia mantella rosa scuro, con Tesoro Diafano, Peste Romena e il Furetto. Al loro primo giorno di "progetto disagio", cioè di rientro pomeridiano con la sottoscritta.
Dialogo svoltosi durante il pranzo.
Furetto: "Glielo diciamo, no, del pullmino?"
Peste Romena: "Certo."
Io: "Cos'è successo sul pullmino?"
Tesoro Diafano: "Una cosa un po' brutta."
PR: "Sa, no, cos'è successo a Arcangelo Nero l'altro giorno?"
Io: "No, cosa?"
In coro tutti e tre: "Si è pisciato addosso!"
Io, pensando al piccolo campione nero come l'ebano e alla sua strafottenza proverbiale:
"Eh??? Oh povero... Ma com'è successo?"
TD: " Ha chiesto di uscire, la prof di matematica gli ha detto di no, e così..."
Io: "Poverino, c'è rimasto molto male?"
PR: "Sì, ma poi è venuta sua mamma coi vestiti di ricambio, però..."
TD: "...non doveva saperlo nessuno, e invece l'Ingegnere Fancazzista l'ha urlato..."
F: "...sul pullmino pieno di gente..."
PR: "...e adesso lo sa tutta la scuola!!!"
TD indignata: "Non è giusto, non lo si doveva dire in giro..."
Io: "Scusate, ma se non doveva saperlo nessuno, perchè siete qui a dirlo a me?"
TD: "Ma no, ai prof non conta, a voi possiamo dire le cose!"
(Oh, topino, che pulce che sei: quanto durerà questa tua incrollabile convinzione? Sei mesi? Un anno?)
Poi si parla di episodi imbarazzanti capitati nella vita, una conversazione non proprio adattissima al desco di mezzogiorno, anche se detto desco è una cattedra lercia in una stanza squallida, e se il Furetto mi sta facendo venire il mal di mare, a forza di roteare sulla poltrona girevole mentre sbocconcella, con olimpica lentezza, un panino al salame grosso come tutta la sua testa.
Tesoro Diafano: "Io, che sono adottata, una volta quando stavo con la signora che mi teneva da piccola mi sono tutta sporcata... e lei mi ha ficcato nella vasca da bagno e mi ha lavato così (gesto brusco, tipo scapaccioni ben assestati). Era molto severa con me. Ma io le volevo bene."
F: "Sei adottata?"
PR: "Sei adottata?"
TD: "Ma sì, non lo sapete? L'ho detto subito all'inizio della scuola."
Io: "Quanti anni avevi quando ti hanno dato ai tuoi genitori?"
TD: "Quattro."
F, guardandola criticamente: "Non sembra che sei adottata."
PR: "Prof, io vado al calcetto."
Sparisce.
Io, dopo aver deglutito: "Peste Romena! Finisci di mangiare prima!"
"Ho finito!" sento dal corridoio.
TD, un secondo dopo: "Vado a vedere cosa fa!"
Torna.
Io: "Che fa?"
TD: "Gioca al calcetto."
Io: "Da solo?"
TD: "Sì, va prima da una parte poi dall'altra."
Anche Tesoro Diafano sparisce, credo che il ragionamento della Peste Romena sia che, se non c'è PROPRIO NESSUN ALTRO, si può giocare ANCHE con una femmina.
Resto a finire il mio panino al formaggio con il Furetto. Dopo un po' mi accorgo che siamo in silenzio, rilassati, come se pranzassimo insieme tutti i giorni.
Che strano, di solito mi pesa non poter staccare dai piccoli mostri e dall'ambiente lavorativo nella pausa pranzo, eppure per come è andata oggi penso che non avrei preferito un pranzetto in enoteca con la mia amica Inflessibile, nè con l'Uomo, a questa mezz'ora in un'aula sgabuzzino.
mercoledì 2 febbraio 2011
Tacche sul fucile
Alla prima grande gara di verbi della I C sono arrivate in finale Tesoro Diafano e Puffetta Bruna, insieme a Orsetto Marrone, a Briciola di Titanio e a Arcangelo Occhiviola. Ora, che l'Arcangelo fosse in finale niente da stupirsi, dato che ha la pagella migliore della classe. E sapete quanto credo nella mia Briciola. Ma Orsetto Marrone quando è arrivato era praticamente analfabeta (elementari dalle suore) e sfigato perso, ora invece ha avuto una rimonta galattica, si è velocizzato nel lavoro e comincia ad azzeccare sempre più spesso le risposte da posto, ha superato le prese in giro e anche un minipestaggio e ora si sta facendo degli amici, stavolta poi eccolo in finale. Puffetta, povero amore, è brava. Ma Tesoro Diafano due anni ha avuto una brutta encefalite, è stata tra la vita e la morte, e fa un po' fatica a memorizzare e a volte a orientarsi in quel che deve fare. E invece, a sorpresa, la finalissima si disputa tra lei e la Puffetta! Che vince.
"Ancora!" guaiscono i compagni di classe precedentemente sconfitti (tre invece squalificati perchè, avendoli fatti mettere in piedi vicino alla porta nel gruppo dei finalisti, li ho beccati che approfittavano della postazione d'angolo per tirar fuori le figurine Panini del calcio e scambiarsi le doppie!!!! Ma si può???? Durante l'interrogazione, anzi, la gara, di verbi!!! Nessuna sorpresa che in finale ci siano pià femmine che maschi, poi!).
Io, strega matrigna come al solito, li faccio passare all'esercizio di scrittura, invece.
Ma mi son tolta delle soddisfazioni e ho visto un quadro interessante della preparazione della classe.
In III B, alla quarta frase lunga come la quaresima che analizzavamo alla lavagna e sul quaderno, Punta di Diamante era ormai gasatissimo, cavalcava l'onda e si impegnava sul serio a distinguere la subordinata finale implicita di secondo grado dalla causale esplicita di primo: e poi è stato folgorato da un'idea, la stessa che nello stesso istante ha folgorato me (ma che caso eh? con quello dovremmo fare una seduta di lettura telepatica delle carte, vorrei proprio vedere che percentuale di errore abbiamo); mentre gli giravo le spalle e correggevo le frasi col gessetto colorato, ho sentito la sua voce dire con tono incantato quel che io stavo pensando: "Ma... stiamo facendo... sappiamo fare l'analisi del periodo! Cavolo!"
E, sì, oggi ci siamo finalmente arrivati, da qui in poi è discesa, con la grammatica.
Giornata di risultati, insomma. Ho anche insegnato la maglia bassa a mia madre.
"Ancora!" guaiscono i compagni di classe precedentemente sconfitti (tre invece squalificati perchè, avendoli fatti mettere in piedi vicino alla porta nel gruppo dei finalisti, li ho beccati che approfittavano della postazione d'angolo per tirar fuori le figurine Panini del calcio e scambiarsi le doppie!!!! Ma si può???? Durante l'interrogazione, anzi, la gara, di verbi!!! Nessuna sorpresa che in finale ci siano pià femmine che maschi, poi!).
Io, strega matrigna come al solito, li faccio passare all'esercizio di scrittura, invece.
Ma mi son tolta delle soddisfazioni e ho visto un quadro interessante della preparazione della classe.
In III B, alla quarta frase lunga come la quaresima che analizzavamo alla lavagna e sul quaderno, Punta di Diamante era ormai gasatissimo, cavalcava l'onda e si impegnava sul serio a distinguere la subordinata finale implicita di secondo grado dalla causale esplicita di primo: e poi è stato folgorato da un'idea, la stessa che nello stesso istante ha folgorato me (ma che caso eh? con quello dovremmo fare una seduta di lettura telepatica delle carte, vorrei proprio vedere che percentuale di errore abbiamo); mentre gli giravo le spalle e correggevo le frasi col gessetto colorato, ho sentito la sua voce dire con tono incantato quel che io stavo pensando: "Ma... stiamo facendo... sappiamo fare l'analisi del periodo! Cavolo!"
E, sì, oggi ci siamo finalmente arrivati, da qui in poi è discesa, con la grammatica.
Giornata di risultati, insomma. Ho anche insegnato la maglia bassa a mia madre.
martedì 1 febbraio 2011
Questa è una dichiarazione
...di guerra. E anche d'amore.
"Ascoltami bene, io da qui a giugno ho un obiettivo nella vita, ed è che tu stia SEDUTO NEL TUO BANCO al cambio d'ora, a QUALSIASI cambio d'ora, dalla prima alla sesta, e che NON TI GIRI CONTINUAMENTE a parlare con Minimuto e Timido Carino. E ti faccio presente che il voto di condotta deciso in consiglio ieri è già basso, ma che sono IO che devo scriverlo in pagella, le pagelle verranno date il 17 febbraio e io fino al 17 MATTINA faccio in tempo a consultare tutti i colleghi e decidere di abbassartelo: e se si abbassa ancora a casa tua non la prenderanno molto bene. Perciò io lascio la casella della condotta in bianco fino all'ultimo e tu ti dai una regolata. Mi sono spiegata abbastanza chiaramente?"
L'Incontenibile mi ha rivolto uno dei suoi sguardi da cucciolo del canile (spontanei, non recitati come quelli di Terremoto). Credo si domandi, come molti altri della sua classe, dov'è finita la prof simpatica e materna che li ha accolti due anni e mezzo fa sulla soglia della prima.
E' successo che la prof sono due anni e mezzo che si coltiva questa classe e non sarà un giovane facocero troppo chiacchierone a fermarla. Anche perchè detto facocero prende dieci di tema e deve, sottolineo DEVE, andare al classico e spaccare tutto, ma senza farsi buttar fuori perchè parla troppo.
Naturalmente stamattina l'Incontenibile, che doveva tenere la lezione individuale alla classe su un argomento di approfondimento, mi ha fatto una lezione di storia sull'isola di Sant'Elena così perfetta, chiara, ben strutturata, particolareggiata e interessante che l'ho fermato prima che finisse, quando mi sono accorta che da quindici minuti lo ascoltavo a bocca aperta senza mai interromperlo, e desiderando intensamente prendere appunti.
Il che mi riconferma nella mia decisione di spezzargli il carattere entro il suo primo giorno di superiori.
Va detto che questo facocero selvatico è quello che quando mi scrive gli auguri di Natale via sms si ricorda di salutare mio marito, mio padre, mia madre e i gatti.
In pratica è un amore di ragazzone, e quando fa la faccina da cucciolo del canile mi trema lo stomaco.
Non avrò pietà con lui finchè non raggiungo lo scopo.
"Ascoltami bene, io da qui a giugno ho un obiettivo nella vita, ed è che tu stia SEDUTO NEL TUO BANCO al cambio d'ora, a QUALSIASI cambio d'ora, dalla prima alla sesta, e che NON TI GIRI CONTINUAMENTE a parlare con Minimuto e Timido Carino. E ti faccio presente che il voto di condotta deciso in consiglio ieri è già basso, ma che sono IO che devo scriverlo in pagella, le pagelle verranno date il 17 febbraio e io fino al 17 MATTINA faccio in tempo a consultare tutti i colleghi e decidere di abbassartelo: e se si abbassa ancora a casa tua non la prenderanno molto bene. Perciò io lascio la casella della condotta in bianco fino all'ultimo e tu ti dai una regolata. Mi sono spiegata abbastanza chiaramente?"
L'Incontenibile mi ha rivolto uno dei suoi sguardi da cucciolo del canile (spontanei, non recitati come quelli di Terremoto). Credo si domandi, come molti altri della sua classe, dov'è finita la prof simpatica e materna che li ha accolti due anni e mezzo fa sulla soglia della prima.
E' successo che la prof sono due anni e mezzo che si coltiva questa classe e non sarà un giovane facocero troppo chiacchierone a fermarla. Anche perchè detto facocero prende dieci di tema e deve, sottolineo DEVE, andare al classico e spaccare tutto, ma senza farsi buttar fuori perchè parla troppo.
Naturalmente stamattina l'Incontenibile, che doveva tenere la lezione individuale alla classe su un argomento di approfondimento, mi ha fatto una lezione di storia sull'isola di Sant'Elena così perfetta, chiara, ben strutturata, particolareggiata e interessante che l'ho fermato prima che finisse, quando mi sono accorta che da quindici minuti lo ascoltavo a bocca aperta senza mai interromperlo, e desiderando intensamente prendere appunti.
Il che mi riconferma nella mia decisione di spezzargli il carattere entro il suo primo giorno di superiori.
Va detto che questo facocero selvatico è quello che quando mi scrive gli auguri di Natale via sms si ricorda di salutare mio marito, mio padre, mia madre e i gatti.
In pratica è un amore di ragazzone, e quando fa la faccina da cucciolo del canile mi trema lo stomaco.
Non avrò pietà con lui finchè non raggiungo lo scopo.
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