Cominciamo dalle scarpe. Sandalini bianchi eleganti con tacco.
Pantaloni. Lino, verde mela. Lunghi.
Camiciolina trasparentissima impalpabile di cotone, smanicata e con ruches leggerissime intorno a gigascollatura.
Rossetto caramel. Ombretto oro. Dose meno generosa del solito di fondotinta perchè l'abbronzatura degli ultimi due gg in montagna copre finalmente le occhiaie.
Agenda.
Valigetta.
Cazzo, stamattina ero così uno schianto che se mi fossi incontrata mi sarei trovata irresistibile. Chi non vorrebbe avere una prof così figa e SOPRATTUTTO così di buon umore.
Ero al top.
Per ora, incredibilmente, ci sono rimasta. Nonostante l'assenza della dentista che deve impedire alla cosa che mi sta succedendo in bocca di diventare veramente grave. E nonostante una fila alle poste di quartiere, con tre impiegate tre tutte lentissime e disorganizzate, di cui una pure sgarbata. Indovinate un po' da quale dovevo andare io. e per ritirare un conguaglio delle tasse, oltretutto. E nonostante un principio di congestione preso nel fare la fila al banco del super per comprare la bresaola (le ruches la gigascollatura e la stoffa impalpabile sono fortemente sconsigliate in questi casi).
Si vede che non ce la facevo più a stare a casa senza lavorare.
Si è visto anche oggi pomeriggio, quando dopo l'ennesimo babyscazzo col marito (baby perchè dura quaranta secondi quanto allo scontro verbale, ma è violentissimo) gli ho servito il piatto che lo attendeva da giorni: "Ohi, bello, guarda che qua in casa a parte lavarmi i piatti e tirar giù le tapparelle quando partiamo non hai mai più fatto un cazzo, te, da quando siam tornati dal mare."
Sfanculatio virulenta dell'Uomo.
Imperturbabile, dati alla mano e con quattro frasi, gli ho dimostrato che non ha mai più caricato una lavatrice, nè steso un bucato, nè cambiato un lenzuolo o (mai sia!!!) rifatto un letto (credo che i letti rifatti da mio marito in dieci anni stiano comodamente sulle dita delle mani e dei piedi di una persona sola, pensandoci), o passato una volta l'aspirapolvere, o stirato una maglietta, o se è per questo (non l'ho neanche detto ma è sottinteso) preparato un pasto in una di queste belle giornatine torride, ma nemmeno in quelle fresche; e dire che, da quando la Fata Romena è giustamente andata a trovare sua madre in Romania, di lavoro in questa casa non ne mancherebbe, e dire anche che il mio è notissimo presso le mie amiche per essere un rarissimo esemplare di Uomo Che In Casa Dà Una Mano... ma tant'è, se a casa c'è lei, perchè lui deve fare i lavori???
Beh, una notizia: LEI ADESSO LAVORA DI NUOVO.
HAHA!!!
In effetti deve aver colto che questo concetto era l'inevitabile risultante della mia microsfuriata, perchè, santiando e cristonando, ma a lavare i piatti c'è andato e (cosa da cui capisco che ho vinto l'incontro) ci è andato SUBITO.
Insomma, io adoro la mia vita vera.
lunedì 22 agosto 2011
domenica 21 agosto 2011
Che dire
Okay, un post di prova. Solo per vedere se Blogger mi fa ancora postare, dato che secondo lui io non ho più l'autorizzazione per commentare i commenti ai miei post sul mio stesso blog.
E per dirvi che domattina, se
a) non mi sciolgo dal caldo durante la notte,
b) non mi sento malissimo (vi ho detto le gioie di un'ora e venti di viaggio con la gatta che miagola, il gatto che miagola E l'influenza di stomaco?),
c) non devo correre dalla dentista causa roba ORRENDA che mi si è verificata stamattina in bocca e di cui vi risparmio la raccapricciante descrizione... ma PER ADESSO è solo molto brutto da vedere e molto un casino masticarci sopra, ma non mi fa ANCORA male,
...insomma se non sono, come al solito, un rottame col tifo, la rogna, la sindrome di Marfan e due o tre ceppi diversi di peste*
V
A
D
O
A
S
C
U
O
L
A
...evento che non si verifica da TROPPO tempo!!!!!!!!
Così finalmente il blog riprenderà la sua corretta funzione! E io la smetterò di identificarmi coi piatti che lavo e le magliette che piego... stava pericolosamente cominciando a piacermi fare la casalinga: salvo scrosci isolati di pianto dovuti alla spersonalizzazione e al senso di atrofia cerebrale.
No no io domani valigetta, agenda, tacco e trucco...
GHGHGHGHGHGH speriamo davvero di non svegliarmi col dente che batte o con gli strizzoni allo stomaco! Ho bisogno di lavorare!!!**
_________________________
* Solo perchè mettere una roba alla Dr. House fa sempre fico: lo so, che il Marfan è congenito, credo tra l'altro soprattutto maschile, e legato a una statura che io no, proprio non ho.
** anche se oggi, dati i trentasei gradi del pomeriggio, ho per un momento valutato che quasi quasi invece che la prof in certe stagioni farei molto ma molto volentieri un altro mestiere, tipo la cassiera all'Esselunga: cazzo, avevano la cappa abbottonata fino al collo, e io scompensavo di brutto in piedi in fila, i vasi sanguigni impazziti per l'improvvisa botta di freddo entrando, e già terrorizzati per l'inevitabile successiva botta di caldo uscendo.
E per dirvi che domattina, se
a) non mi sciolgo dal caldo durante la notte,
b) non mi sento malissimo (vi ho detto le gioie di un'ora e venti di viaggio con la gatta che miagola, il gatto che miagola E l'influenza di stomaco?),
c) non devo correre dalla dentista causa roba ORRENDA che mi si è verificata stamattina in bocca e di cui vi risparmio la raccapricciante descrizione... ma PER ADESSO è solo molto brutto da vedere e molto un casino masticarci sopra, ma non mi fa ANCORA male,
...insomma se non sono, come al solito, un rottame col tifo, la rogna, la sindrome di Marfan e due o tre ceppi diversi di peste*
V
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...evento che non si verifica da TROPPO tempo!!!!!!!!
Così finalmente il blog riprenderà la sua corretta funzione! E io la smetterò di identificarmi coi piatti che lavo e le magliette che piego... stava pericolosamente cominciando a piacermi fare la casalinga: salvo scrosci isolati di pianto dovuti alla spersonalizzazione e al senso di atrofia cerebrale.
No no io domani valigetta, agenda, tacco e trucco...
GHGHGHGHGHGH speriamo davvero di non svegliarmi col dente che batte o con gli strizzoni allo stomaco! Ho bisogno di lavorare!!!**
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* Solo perchè mettere una roba alla Dr. House fa sempre fico: lo so, che il Marfan è congenito, credo tra l'altro soprattutto maschile, e legato a una statura che io no, proprio non ho.
** anche se oggi, dati i trentasei gradi del pomeriggio, ho per un momento valutato che quasi quasi invece che la prof in certe stagioni farei molto ma molto volentieri un altro mestiere, tipo la cassiera all'Esselunga: cazzo, avevano la cappa abbottonata fino al collo, e io scompensavo di brutto in piedi in fila, i vasi sanguigni impazziti per l'improvvisa botta di freddo entrando, e già terrorizzati per l'inevitabile successiva botta di caldo uscendo.
martedì 16 agosto 2011
Motivi
C'è una frase che uso spesso per definire certe situazioni nella vita ed è: "Guarda, è un periodino..."
Ecco, diciamo che quest'estate era partita di merda e invece è andata molto oltre le aspettative, per quanto riguarda la salute di mio padre, il caldo che finora non c'è stato, etc.
Però è col marito che è un periodino.
Apparentemente siamo in luna di miele e in effetti facciamo e diciamo cose da luna di miele molte volte al giorno. Poi all'improvviso, tipo perturbazione estiva, scoppiano lampi tuoni e tempesta.
E io, che sto con lui essenzialmente perchè a) è l'uomo della mia vita sotto tutti gli aspetti b) lo adoro c) non sono in grado di resistergli, d) e) f) e chi più ne ha più ne metta... sono un po' stanchina di questi ritmi da ottovolante.
Allora oggi per consolarmi ho deciso di scrivere futilità.
Non posso scrivere cose serie perchè finirei nel glucosio e/o darei a qualcuno idee sbagliate. E non ho voglia di scrivere dei difetti anche se sarebbe senza dubbio più utile, più umile e più divertente.
Perciò scriviamo
i dieci motivi superficiali per cui tutto sommato vale la pena avermi sposato e rimanere con me nonostante tutto il resto
1. Faccio un pesto ineccepibile.
2. Porto il caffè nella tazzina già zuccherato e mescolato.
3. Ne so una più del diavolo in fatto di rimedi naturali e terapie alternative.
4. All'estero non sono un peso morto, ma una risorsa, perchè parlo due lingue e ne capisco in parte, o improvviso, altre tre.
5. Se mi dai un buon romanzo o un paio di ferri da maglia e uno schema, sto zitta per ore.
6. Guido, non mi faccio sempre portare. E per essere una donna (perchè quello della donna al volante è l'unico stereotipo maschilista che sottoscrivo in pieno, proprio perchè guido tanto) non guido neanche male.
7. Sostengo il sacrosanto diritto dell'uomo al pisolino dopopranzo.
8. Non porto pellicce, e in generale, nonostante gli orrendi vizi che mi dà mia madre sapendo che mi piacciono le pietre dure, sono contraria all'acquisto di gioielli per ragioni ambientali.
9. Non frequento boutiques.
10. Ho delle orecchie magnifiche, da canone greco.
e poi scriviamo
i dieci motivi superficiali per cui tutto sommato vale la pena averlo sposato e rimanere con lui nonostante tutto il resto
1. Si ricorda di portare giù la differenziata.
2. Ha la voce dolce.
3. Non si veste come un vecchio nè come un manager rampante à la Arcore, ma nemmeno come un eterno adolescente.
4. Non ha la fissa dell'ultima tecnologia in fatto di pc, telefono e tvcolor, nè delle grandi marche.
5. E' informatissimo su tutto quel che succede in cronaca e ha una memoria pazzesca.
6. All'estero è dipendente da me in fatto di cartelli, menu e spiegazioni varie, ma è sempre così amichevole e fascinoso che lo trattano tutti bene.
7. Fa uno stracotto di manzo da lacrime agli occhi.
8. Si prende i miei piedi in grembo la sera quando mi abbiocco sul divano.
9. Ha gli occhi di due verdi leggermente diversi e questo, come disse una volta un suo compagno di squadra in spogliatoio, "belìn, è una di quelle cose che con le donne ti fanno fare un casino di punti".
10. Non si lamenta se non è strettamente necessario (salvo nei suoi tre quattro periodi all'anno di sindrome premestruale maschile, che durano dai 4 ai 15 giorni).
Per i motivi seri er cui sto con lui dovrete aspettare San Valentino, laddove ogni sdolcinatezza è sdoganata. O il nostro settimo (SETTIMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)anniversario di matrimonio.
Qui ne scrivo solo uno, forse uno dei più significativi.
!. Mi sopporta in quei momenti in cui sono così orrenda brutta, cattiva e antipatica che io stessa mi detesto.
Ecco, diciamo che quest'estate era partita di merda e invece è andata molto oltre le aspettative, per quanto riguarda la salute di mio padre, il caldo che finora non c'è stato, etc.
Però è col marito che è un periodino.
Apparentemente siamo in luna di miele e in effetti facciamo e diciamo cose da luna di miele molte volte al giorno. Poi all'improvviso, tipo perturbazione estiva, scoppiano lampi tuoni e tempesta.
E io, che sto con lui essenzialmente perchè a) è l'uomo della mia vita sotto tutti gli aspetti b) lo adoro c) non sono in grado di resistergli, d) e) f) e chi più ne ha più ne metta... sono un po' stanchina di questi ritmi da ottovolante.
Allora oggi per consolarmi ho deciso di scrivere futilità.
Non posso scrivere cose serie perchè finirei nel glucosio e/o darei a qualcuno idee sbagliate. E non ho voglia di scrivere dei difetti anche se sarebbe senza dubbio più utile, più umile e più divertente.
Perciò scriviamo
i dieci motivi superficiali per cui tutto sommato vale la pena avermi sposato e rimanere con me nonostante tutto il resto
1. Faccio un pesto ineccepibile.
2. Porto il caffè nella tazzina già zuccherato e mescolato.
3. Ne so una più del diavolo in fatto di rimedi naturali e terapie alternative.
4. All'estero non sono un peso morto, ma una risorsa, perchè parlo due lingue e ne capisco in parte, o improvviso, altre tre.
5. Se mi dai un buon romanzo o un paio di ferri da maglia e uno schema, sto zitta per ore.
6. Guido, non mi faccio sempre portare. E per essere una donna (perchè quello della donna al volante è l'unico stereotipo maschilista che sottoscrivo in pieno, proprio perchè guido tanto) non guido neanche male.
7. Sostengo il sacrosanto diritto dell'uomo al pisolino dopopranzo.
8. Non porto pellicce, e in generale, nonostante gli orrendi vizi che mi dà mia madre sapendo che mi piacciono le pietre dure, sono contraria all'acquisto di gioielli per ragioni ambientali.
9. Non frequento boutiques.
10. Ho delle orecchie magnifiche, da canone greco.
e poi scriviamo
i dieci motivi superficiali per cui tutto sommato vale la pena averlo sposato e rimanere con lui nonostante tutto il resto
1. Si ricorda di portare giù la differenziata.
2. Ha la voce dolce.
3. Non si veste come un vecchio nè come un manager rampante à la Arcore, ma nemmeno come un eterno adolescente.
4. Non ha la fissa dell'ultima tecnologia in fatto di pc, telefono e tvcolor, nè delle grandi marche.
5. E' informatissimo su tutto quel che succede in cronaca e ha una memoria pazzesca.
6. All'estero è dipendente da me in fatto di cartelli, menu e spiegazioni varie, ma è sempre così amichevole e fascinoso che lo trattano tutti bene.
7. Fa uno stracotto di manzo da lacrime agli occhi.
8. Si prende i miei piedi in grembo la sera quando mi abbiocco sul divano.
9. Ha gli occhi di due verdi leggermente diversi e questo, come disse una volta un suo compagno di squadra in spogliatoio, "belìn, è una di quelle cose che con le donne ti fanno fare un casino di punti".
10. Non si lamenta se non è strettamente necessario (salvo nei suoi tre quattro periodi all'anno di sindrome premestruale maschile, che durano dai 4 ai 15 giorni).
Per i motivi seri er cui sto con lui dovrete aspettare San Valentino, laddove ogni sdolcinatezza è sdoganata. O il nostro settimo (SETTIMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)anniversario di matrimonio.
Qui ne scrivo solo uno, forse uno dei più significativi.
!. Mi sopporta in quei momenti in cui sono così orrenda brutta, cattiva e antipatica che io stessa mi detesto.
domenica 14 agosto 2011
Winter is coming, ma sul serio
Noi apparteniamo a una fascia decisamente privilegiata della società. Vivere in un quartiere popolare, fare un mestiere statalmente (quindi regolarmente, ma non abbondantemente) pagato, non fare un secondo lavoro (nel senso di non dare ripetizioni in nero, non guadagnare quasi niente da tutte le ore spese per il cinecircolo, e avere praticamente smesso di dare una mano all'attività familiare, quella del Biosuocero) sono tutti risultati di scelte.
Ma adesso, a parte questo. A parte le mie minipolitiche familiari per sprecare meno in cucina. A parte le questioni legate al taglio di cattedre e alla fine che faranno i precari, che è quella dei gatti e dei piccioni in una città assediata da mesi. A parte le lagne politiche.
Rendiamoci un attimo conto di come viviamo.
Scrivo qualche osservazione casuale fatta più o meno di recente nel quotidiano.
I treni. Non ce ne sono praticamente più.
Spariti i trenini a motore che portavano gli alunni e gli insegnanti dai paesini alle cittadine come Asti e Casale. Sparite le coincidenze. Boicottata e mandata a fallire Arenaways, in pochi mesi, anche se dovremmo indagare sul come e perchè, mi sa.
La benzina. 1,665 al litro, in autostrada.
Ferma a una pompa del GPL, ho chiacchierato con un ragazzo di vent'anni e poco, che partiva per le ferie con la tipa, e lui che ha la macchina da pochi mesi non si rende conto che anche il GPL è aumentato in proporzione, sia pure meno della benzina. E menomale che ho insistito per la macchina a doppia alimentazione.
Le strade. Ho viaggiato molto tra Piemonte, Toscana e Liguria, quest'estate. La buona notizia è che lo storico scambio di carreggiata a Carrodano non c'è più. Hanno finito i lavori dopo, credo, qualcosa come diciotto ANNI. A momenti mi ammazzo giù dal viadotto perchè credevo di dover passare sull'altra carreggiata, e invece per la prima volta da quando ricordo l'autostrada andava dritta.
Ma quante gallerie senza luce ho visto? Quanti guardrail tenuti insieme con il fil di ferro? e l'altroieri a momenti stiro un uomo che stava lavorando sulla corsia di sorpasso al buio e il cui giubbetto, invece di essere fosforescente, aveva solo le righine catarifrangenti. E le strade locali, poi... qui sono anni che noto come, a ogni pioggia autunnale e a ogni disgelo, crollino dei pezzi delle strade statali e vicinali. Ci rimane la voragine (non segnalata, a volte) per circa tre giorni. Poi vengono, buttano un po' di ghiaia e fanno una pezza con l'asfalto. Se smette di piovere, bene. Se ricomincia, dopo una settimana si vedono i primi segni di cedimento, passando le ruote sollevano sassetti micidiali dalla pezza mal messa. Tre anni fa, con la storia delle buche che si aprono all'improvviso nelle strade, s'è ammazzata una ragazza di vent'anni, di Moncalvo. Poi, la segnaletica orizzontale: qui a Asti la dipingono, e dopo un mese è sbiadita. Dopo tre è cancellata. Ne so qualcosa io che son stata presa in pieno su un rondò di fresca fattura, perchè non esistevano più i cazzo di triangolini bianchi che indicano il dare precedenza e gli Astigiani (che sono di una rapidità pazzesca nell'accettare i cambiamenti) senza i triangoli per terra hanno continuato a trattare l'incrocio com'era prima della rotonda, cioè come l'incrocio di una strada principale con una secondaria.
I negozi. Una volta uscivi e vedevi scritto Tabaccheria, Pane e Focaccia, Farmacia, Estetica, Giocattoli, e che altro. Ora esci e leggi: Cedesi, Affittasi, Vendesi, Liquidazione per cessata attività, Saldi, Sbarazzo, Svuota tutto.
Non parliamo degli appartamenti nelle località turistiche, per ogni appartamento aperto ce ne sono sei chiusi e di questi sei quattro hanno il cartello vendesi.
I poveri. Dialogo tra me e mio marito:
"Uomo, santo Dio, a Genova in centro c'è un mendicante ogni cinquanta metri."
"I barboni e i lavavetri ci son sempre stati, in città, Castagna."
"Infatti: ci sono i barboni, i lavavetri, e IN PIU' c'è un mendicante ogni cinquanta metri."
Le vacanze, appunto. Quest'anno, nel parcheggio del residence che da tre anni è la nostra località di vacanza al mare, ci siamo trovati in mezzo a macchine targate Belgio, Olanda, Svizzera, Austria, Polonia, Russia, Germania, Principato di Monaco, Ucraina, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Svezia. Quasi nessuna targa italiana.
Perchè, quanti di voi sono stati al mare quest'anno? Non ditemi che non li avete visti, quelli che alla sera mettono i teli ad asciugare sulle portiere della macchina, sbocconcellano un panino sul sedile e poi si accomodano per dormire.
La prova finale che la gente non ha più una lira è l'Esselunga. Oggi è il 14 agosto, domenica. E' piena come tutti i giorni. Sono tutti qua. La settimana scorsa al cinema all'aperto, di lunedì sera, c'erano 406 persone a vedere "Habemus papam" che, quando è uscito, abbiamo dato per tre settimane. Il biglietto ridotto costa meno di quattro euro, e infatti noi, come i nostri amici del ristorante cinese, stiamo meglio quando la gente può permettersi meno. Se poi metti il cinese e il cinema all'aperto nella stessa strada, a trenta metri uno dall'altro, come da noi, vedi come sbanchi.
Allora, rifletto io. Guardatevi intorno.
Ricordatevi come vivevamo vent'anni fa: la macchina di papà, cioè quella bella, grande, da usare per i viaggi lunghi, non aveva l'aria condizionata. I passeggini non erano delle astronavi con dieci posizioni, il guscetto staccabile, il parasole e le luci di posizione, ma cosi pieghevoli di ferro con una tela tipo sdraio che univa le sbarre e un bambino insaccato dentro. La tv era un cassonetto della spazzatura e quelli ricchi, come i miei, ne avevano una a colori in salotto e una piccola, in bianco e nero, in cucina o in tinello, per vedere il telegiornale all'ora di cena. Telefonino, pc, I-phone, navigatore satellitare, notebook, touchpad? Mai più.
Eppure sopravvivevamo, e anche agiatamente, con la casa in montagna, le lezioni di golf e la barca, per dire.
Questo per indicare che le cose si mettono male, ma per fortuna molte delle nostre comodità di oggi, se le guardiamo bene, non sono necessarie. Però l'economia profondamente malata pretende che noi continuiamo a comprarle, o mandiamo a bagno fabbriche, catene di distribuzione e negozi.
Qua quel che sta succedendo è che ci vogliono spremere tutto quel che ci siamo guadagnati, quindi le pensioni, il TFR, la sanità, gli scatti di anzianità, i guadagni investiti in banca, le cose che ci spettano di diritto. E continuano a essere reticenti quando si tratta di tagliare qualcosa ai più ricchi. Ma ora dico, perchè non mi tassi di più la casa in montagna? Io te li darò finchè ce li avrò, i soldi per continuare ad avere la casa in montagna. E quando non ce li avrò più la venderò. Ahahah scherzavo. Mai e poi mai. Venderò quella in città e metterò la residenza in quella in montagna, ma comunque farò una scelta. Ma almeno tassi me e quelli come me non perchè lavorano, non perchè vanno a fare degli esami all'ospedale, non perchè si pensionano, ma perchè hanno qualcosa di più. Perchè quelli che la casa in montagna non ce l'hanno non possono scegliere. e soprattutto, se tassi la mia casa in montagna allora tassi anche lo yacht, il villone, la casa vista Colosseo, il giardino dei cactus di Villa Certosa, etc etc.
Io vorrei sapere se Tremonti e il suo compagno, la Moratti, la Prestigiacomo, etc, vanno mai a fare la spesa e sanno cosa riesci a far stare ormai in venti euro di scontrino. E' pazzesco, ma sembra che persino la Marcegaglia, che non mi pare una pezzente, ne tenga conto più di loro, e sì che lei si deve preoccupare degli imprenditori: ma gli imprenditori, e lo sa anche un mio alunno di seconda media, non vanno avanti se la gente non ha più niente da spendere.
Dialogo con la Zia Buona:
"Questi hooligans, in Inghilterra, ma cosa vogliono?"
"Zia, anche in Inghilterra sono messi come noi, c'hanno la disoccupazione, la crisi, il precariato. I giovani hanno delle magre prospettive per il futuro."
"Ma se sono dei ragazzini, neanche sanno cosa vuol dire la disoccupazione..."
"Beh, no. I miei alunni hanno undici anni, ma se papà viene licenziato dalla ditta che gli ha sempre dato da mangiare, e la mamma deve cercare lavoro a ore come donna delle pulizie e non trova, lo sanno benissimo."
Non gliel'ho detto, ma questa primavera per un po' sulla statale venivamo rallentati, andando al lavoro, da un picchetto di operai che, ostentatamente, attraversava con flemma la strada, bloccando in orario di punta un'arteria di collegamento con la città usata da molti lavoratori. Era una ditta vicino alla scuola che stava licenziando e cassintegrando a nastro. Nessuno gli suonava il clacson, agli operai. Meno che mai noi insegnanti: intanto, se ci riconoscevano ci lasciavano andare, per non farci arrivare in ritardo dai loro figli. E poi, noi in classe vedevamo i bambini: qualcuno vestito sempre uguale. E qualcuno che era nervoso e intrattabile in modo atipico. Non è difficile guardare la faccia e l'abbigliamento di un ragazzino e immaginarsi papà e mamma seduti al tavolo di cucina, coi conti da pagare e le mani nei capelli.
Per concludere con un po' di luce il quadretto deprimente e mal collegato di oggi, una buona notizia dall'ANSA:
Il Ministero della Difesa dovra' risarcire 584 mila euro ai familiari di Valery Melis, il militare originario di Quartu morto nel 2004 dopo una lunga malattia che lo aveva colpito al rientro da una missione in Kosovo. Lo ha stabilito, dopo che l'inchiesta penale era stata archiviata, il Tribunale civile di Cagliari che ha ritenuto responsabile l'Esercito perche' conosceva i rischi cui i soldati andavano incontro delle missioni nei Balcani degli anni Novanta.
Ogni tanto, non foss'altro, una fragile speranza. Melis è stato uno dei primi ad ammalarsi. Speriamo che anche gli altri chiedano soldi, così la piantiamo di investire in armamenti, che non è proprio il momento.
Ma adesso, a parte questo. A parte le mie minipolitiche familiari per sprecare meno in cucina. A parte le questioni legate al taglio di cattedre e alla fine che faranno i precari, che è quella dei gatti e dei piccioni in una città assediata da mesi. A parte le lagne politiche.
Rendiamoci un attimo conto di come viviamo.
Scrivo qualche osservazione casuale fatta più o meno di recente nel quotidiano.
I treni. Non ce ne sono praticamente più.
Spariti i trenini a motore che portavano gli alunni e gli insegnanti dai paesini alle cittadine come Asti e Casale. Sparite le coincidenze. Boicottata e mandata a fallire Arenaways, in pochi mesi, anche se dovremmo indagare sul come e perchè, mi sa.
La benzina. 1,665 al litro, in autostrada.
Ferma a una pompa del GPL, ho chiacchierato con un ragazzo di vent'anni e poco, che partiva per le ferie con la tipa, e lui che ha la macchina da pochi mesi non si rende conto che anche il GPL è aumentato in proporzione, sia pure meno della benzina. E menomale che ho insistito per la macchina a doppia alimentazione.
Le strade. Ho viaggiato molto tra Piemonte, Toscana e Liguria, quest'estate. La buona notizia è che lo storico scambio di carreggiata a Carrodano non c'è più. Hanno finito i lavori dopo, credo, qualcosa come diciotto ANNI. A momenti mi ammazzo giù dal viadotto perchè credevo di dover passare sull'altra carreggiata, e invece per la prima volta da quando ricordo l'autostrada andava dritta.
Ma quante gallerie senza luce ho visto? Quanti guardrail tenuti insieme con il fil di ferro? e l'altroieri a momenti stiro un uomo che stava lavorando sulla corsia di sorpasso al buio e il cui giubbetto, invece di essere fosforescente, aveva solo le righine catarifrangenti. E le strade locali, poi... qui sono anni che noto come, a ogni pioggia autunnale e a ogni disgelo, crollino dei pezzi delle strade statali e vicinali. Ci rimane la voragine (non segnalata, a volte) per circa tre giorni. Poi vengono, buttano un po' di ghiaia e fanno una pezza con l'asfalto. Se smette di piovere, bene. Se ricomincia, dopo una settimana si vedono i primi segni di cedimento, passando le ruote sollevano sassetti micidiali dalla pezza mal messa. Tre anni fa, con la storia delle buche che si aprono all'improvviso nelle strade, s'è ammazzata una ragazza di vent'anni, di Moncalvo. Poi, la segnaletica orizzontale: qui a Asti la dipingono, e dopo un mese è sbiadita. Dopo tre è cancellata. Ne so qualcosa io che son stata presa in pieno su un rondò di fresca fattura, perchè non esistevano più i cazzo di triangolini bianchi che indicano il dare precedenza e gli Astigiani (che sono di una rapidità pazzesca nell'accettare i cambiamenti) senza i triangoli per terra hanno continuato a trattare l'incrocio com'era prima della rotonda, cioè come l'incrocio di una strada principale con una secondaria.
I negozi. Una volta uscivi e vedevi scritto Tabaccheria, Pane e Focaccia, Farmacia, Estetica, Giocattoli, e che altro. Ora esci e leggi: Cedesi, Affittasi, Vendesi, Liquidazione per cessata attività, Saldi, Sbarazzo, Svuota tutto.
Non parliamo degli appartamenti nelle località turistiche, per ogni appartamento aperto ce ne sono sei chiusi e di questi sei quattro hanno il cartello vendesi.
I poveri. Dialogo tra me e mio marito:
"Uomo, santo Dio, a Genova in centro c'è un mendicante ogni cinquanta metri."
"I barboni e i lavavetri ci son sempre stati, in città, Castagna."
"Infatti: ci sono i barboni, i lavavetri, e IN PIU' c'è un mendicante ogni cinquanta metri."
Le vacanze, appunto. Quest'anno, nel parcheggio del residence che da tre anni è la nostra località di vacanza al mare, ci siamo trovati in mezzo a macchine targate Belgio, Olanda, Svizzera, Austria, Polonia, Russia, Germania, Principato di Monaco, Ucraina, Francia, Gran Bretagna, Ungheria, Svezia. Quasi nessuna targa italiana.
Perchè, quanti di voi sono stati al mare quest'anno? Non ditemi che non li avete visti, quelli che alla sera mettono i teli ad asciugare sulle portiere della macchina, sbocconcellano un panino sul sedile e poi si accomodano per dormire.
La prova finale che la gente non ha più una lira è l'Esselunga. Oggi è il 14 agosto, domenica. E' piena come tutti i giorni. Sono tutti qua. La settimana scorsa al cinema all'aperto, di lunedì sera, c'erano 406 persone a vedere "Habemus papam" che, quando è uscito, abbiamo dato per tre settimane. Il biglietto ridotto costa meno di quattro euro, e infatti noi, come i nostri amici del ristorante cinese, stiamo meglio quando la gente può permettersi meno. Se poi metti il cinese e il cinema all'aperto nella stessa strada, a trenta metri uno dall'altro, come da noi, vedi come sbanchi.
Allora, rifletto io. Guardatevi intorno.
Ricordatevi come vivevamo vent'anni fa: la macchina di papà, cioè quella bella, grande, da usare per i viaggi lunghi, non aveva l'aria condizionata. I passeggini non erano delle astronavi con dieci posizioni, il guscetto staccabile, il parasole e le luci di posizione, ma cosi pieghevoli di ferro con una tela tipo sdraio che univa le sbarre e un bambino insaccato dentro. La tv era un cassonetto della spazzatura e quelli ricchi, come i miei, ne avevano una a colori in salotto e una piccola, in bianco e nero, in cucina o in tinello, per vedere il telegiornale all'ora di cena. Telefonino, pc, I-phone, navigatore satellitare, notebook, touchpad? Mai più.
Eppure sopravvivevamo, e anche agiatamente, con la casa in montagna, le lezioni di golf e la barca, per dire.
Questo per indicare che le cose si mettono male, ma per fortuna molte delle nostre comodità di oggi, se le guardiamo bene, non sono necessarie. Però l'economia profondamente malata pretende che noi continuiamo a comprarle, o mandiamo a bagno fabbriche, catene di distribuzione e negozi.
Qua quel che sta succedendo è che ci vogliono spremere tutto quel che ci siamo guadagnati, quindi le pensioni, il TFR, la sanità, gli scatti di anzianità, i guadagni investiti in banca, le cose che ci spettano di diritto. E continuano a essere reticenti quando si tratta di tagliare qualcosa ai più ricchi. Ma ora dico, perchè non mi tassi di più la casa in montagna? Io te li darò finchè ce li avrò, i soldi per continuare ad avere la casa in montagna. E quando non ce li avrò più la venderò. Ahahah scherzavo. Mai e poi mai. Venderò quella in città e metterò la residenza in quella in montagna, ma comunque farò una scelta. Ma almeno tassi me e quelli come me non perchè lavorano, non perchè vanno a fare degli esami all'ospedale, non perchè si pensionano, ma perchè hanno qualcosa di più. Perchè quelli che la casa in montagna non ce l'hanno non possono scegliere. e soprattutto, se tassi la mia casa in montagna allora tassi anche lo yacht, il villone, la casa vista Colosseo, il giardino dei cactus di Villa Certosa, etc etc.
Io vorrei sapere se Tremonti e il suo compagno, la Moratti, la Prestigiacomo, etc, vanno mai a fare la spesa e sanno cosa riesci a far stare ormai in venti euro di scontrino. E' pazzesco, ma sembra che persino la Marcegaglia, che non mi pare una pezzente, ne tenga conto più di loro, e sì che lei si deve preoccupare degli imprenditori: ma gli imprenditori, e lo sa anche un mio alunno di seconda media, non vanno avanti se la gente non ha più niente da spendere.
Dialogo con la Zia Buona:
"Questi hooligans, in Inghilterra, ma cosa vogliono?"
"Zia, anche in Inghilterra sono messi come noi, c'hanno la disoccupazione, la crisi, il precariato. I giovani hanno delle magre prospettive per il futuro."
"Ma se sono dei ragazzini, neanche sanno cosa vuol dire la disoccupazione..."
"Beh, no. I miei alunni hanno undici anni, ma se papà viene licenziato dalla ditta che gli ha sempre dato da mangiare, e la mamma deve cercare lavoro a ore come donna delle pulizie e non trova, lo sanno benissimo."
Non gliel'ho detto, ma questa primavera per un po' sulla statale venivamo rallentati, andando al lavoro, da un picchetto di operai che, ostentatamente, attraversava con flemma la strada, bloccando in orario di punta un'arteria di collegamento con la città usata da molti lavoratori. Era una ditta vicino alla scuola che stava licenziando e cassintegrando a nastro. Nessuno gli suonava il clacson, agli operai. Meno che mai noi insegnanti: intanto, se ci riconoscevano ci lasciavano andare, per non farci arrivare in ritardo dai loro figli. E poi, noi in classe vedevamo i bambini: qualcuno vestito sempre uguale. E qualcuno che era nervoso e intrattabile in modo atipico. Non è difficile guardare la faccia e l'abbigliamento di un ragazzino e immaginarsi papà e mamma seduti al tavolo di cucina, coi conti da pagare e le mani nei capelli.
Per concludere con un po' di luce il quadretto deprimente e mal collegato di oggi, una buona notizia dall'ANSA:
Il Ministero della Difesa dovra' risarcire 584 mila euro ai familiari di Valery Melis, il militare originario di Quartu morto nel 2004 dopo una lunga malattia che lo aveva colpito al rientro da una missione in Kosovo. Lo ha stabilito, dopo che l'inchiesta penale era stata archiviata, il Tribunale civile di Cagliari che ha ritenuto responsabile l'Esercito perche' conosceva i rischi cui i soldati andavano incontro delle missioni nei Balcani degli anni Novanta.
Ogni tanto, non foss'altro, una fragile speranza. Melis è stato uno dei primi ad ammalarsi. Speriamo che anche gli altri chiedano soldi, così la piantiamo di investire in armamenti, che non è proprio il momento.
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come la vedo io,
l'ossigeno non è un optional,
poveri noi,
wind of change
domenica 7 agosto 2011
Oh... mio... Dio...
No, io l'Uomo lo amo proprio. Non è che, che ne so, gli voglio bene, gli sono affezionata, sono abituata a conviverci.
Ma, sarà perchè sono mesi che non ho una mia identità professionale, sarà perchè stiamo troppo insieme visto che è estate, sarà che ormai sono dieci giorni che lui c'ha le sue cose (nel senso proprio di sindrome premestruale, ormai sto per pubblicare uno studio scientifico che dimostra che ce l'hanno anche i maschi, tipo tre volte l'anno, e dura dai quattro ai quindici giorni), ultimamente mi critica di continuo con una voce paternalistica e tollerante che mi manda fuori dalla grazia di Dio.
E siccome non si può sempre dargli contro, ogni tanto per quieto vivere sto zitta e faccio come dice lui. Solo, vorrei tanto non avergli dato retta sul fatto che potevo sicuramente fare un tentativo di rimettermi a mangiare la roba condita con la salsa di pomodoro, perchè oggi passerò una giornata d'inferno e posso ringraziare solo me stessa: l'intollerante alla tiramina sono io, mica lui, sai dove avrei dovuto mettergliela la salsa di pomodoro???
Buaaaagh. Scusate. Chiudo per nausea.
A fra trenta ore, quando avrò smaltito la tiramina.
Ma, sarà perchè sono mesi che non ho una mia identità professionale, sarà perchè stiamo troppo insieme visto che è estate, sarà che ormai sono dieci giorni che lui c'ha le sue cose (nel senso proprio di sindrome premestruale, ormai sto per pubblicare uno studio scientifico che dimostra che ce l'hanno anche i maschi, tipo tre volte l'anno, e dura dai quattro ai quindici giorni), ultimamente mi critica di continuo con una voce paternalistica e tollerante che mi manda fuori dalla grazia di Dio.
E siccome non si può sempre dargli contro, ogni tanto per quieto vivere sto zitta e faccio come dice lui. Solo, vorrei tanto non avergli dato retta sul fatto che potevo sicuramente fare un tentativo di rimettermi a mangiare la roba condita con la salsa di pomodoro, perchè oggi passerò una giornata d'inferno e posso ringraziare solo me stessa: l'intollerante alla tiramina sono io, mica lui, sai dove avrei dovuto mettergliela la salsa di pomodoro???
Buaaaagh. Scusate. Chiudo per nausea.
A fra trenta ore, quando avrò smaltito la tiramina.
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non ve ne potrà fregar di meno,
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varie ed eventuali
venerdì 5 agosto 2011
Winter is coming
Il sempre impareggiabile cugino ha travolto sia me che l'Uomo con una nuova fissa, prestandoci d'arroganza i dvd di Game of Thrones. Da due settimane quindi viviamo immersi nel mondo fantastico di George R.R. Martin, di cui naturalmente io ho iniziato a leggere immediatamente i libri, dopo aver finito di vedere le dieci puntate in inglese che corrispondono ai primi due volumi.
Per chi non fosse pratico della questione, A Song of Ice and Fire è una saga ambientata in un immaginario continente e in un altrettanto immaginario medioevo, non troppo fantasy per fortuna, che tratta degli intrighi di palazzo dei Sette Regni e delle storie delle casate nobiliari coinvolte.
Il fatto peculiare del mondo di Martin è che le stagioni sono fondamentalmente due: estate e inverno, e hanno una durata variabile, misurata comunque in anni. Un inverno, rimasto nella memoria storica del continente come il più tremendo, durò un'intera generazione.
Nei primi romanzi, la famiglia regnante è quella dei Baratheon, imparentati cogli infidi Lannister, e i buoni sono gli Stark di Winterfell.
Tutto questo per dirvi che gli Stark dominano sul territorio a Nord, freddo e inospitale, e sono, assai più degli altri, preparati alle difficoltà non lievi dei lunghissimi inverni: il loro motto, allo scopo forse di non adagiarsi nelle mollezze e nel lassismo morale, è "Winter is coming". E, all'inizio della storia narrata da Martin, molti segni confermano che presto ci sarà un altro inverno: le giornate si accorciano, i lupi scendono a sud, e poi ci sono evidentemente una corruzione generale ed una corsa al potere che gli Stark, duri e puri nel loro codice etico piuttosto spartano, percepiscono bene. Si profila inevitabilmente una guerra all'orizzonte.
Ecco, io son qui negli ultimi strascichi di questa malriuscita vacanza al mare, e intanto, essendo come sempre ottimista, penso che sì, winter is coming, e si vede da tanti segnali.
Nella mia vita personale, ora magari non ne discutiamo qui, ma c'è un inverno chiaramente in atto da un po'. La scarsa salute di mio padre è a sua volta un segno dei tempi che mutano drasticamente. Mi aspettano responsabilità e grane, a breve, e non in piccola misura.
Ma più in generale, noto, sta arrivando una altro tipo di inverno: a parte il missile di Gheddafi che ancora un po' va a centrare una nostra nave, e l'incubo di una bella guerra, che dato il periodo non si può mai dire... Guardiamo il resto: una classe politica marcia e agonizzante e un'opposizione terrorizzata all'idea di raccogliere l'eredità di diciassette anni di scempio; la borsa che precipita; la gente piena di debiti; i tagli alla sanità, alle infrastrutture di base, alla scuola; la benzina che costa come il platino; il pedaggio autostradale che aumenta ogni sei mesi e il biglietto ferroviario quadruplicato in dieci anni; gli immigrati che arrivano a frotte, prima uomini, poi donne e bambini, ora direttamente cadaveri; la disoccupazione che riguarda un giovane su tre (sette anni fa il dato era uno su quattro solo nel Sud Italia, e faceva già impressione); il popolo che si ribella, anche con violenza, contro le imposizioni irragionevoli dall'alto, siano esse tagli economici o costruzioni di infrastrutture gigantesche e inutili, e i potenti che vanno avanti lo stesso, usando la forza dove prima usavano l'indifferenza e la derisione; e sicuramente ora me ne sfuggono alcune altre, tra le cose che ho pensato in questi giorni.
E' un dato di fatto comunque che, se a casa mia non si rischierà certo la fame, da settembre però alcune spese dovranno essere ridotte e alcuni sprechi rivisti severamente. Se finora abbiamo tenuto lo stile di vita che potrebbe avere una coppia in cui uno fa il prof e l'altro il dentista o l'ingegnere, sarà meglio che d'ora in poi voliamo un po' più basso. Anche perchè mi aspetta una salassata di tasse al rientro.
Così, in attesa di tornare alla vita di tutti i giorni in quel delle mie terre fredde di Asti, rifletto sull'opportunità di adottare alcune misure di prudenza economica e uno stile di vita più sobrio.
No, la spesa al discount quella no: ora non ditemi che non avete notato come sta precipitando la qualità di quel che vendono i negozi di alimentari, rispetto al prezzo. Ci manca solo tentare di andare al risparmio, è come dire che si vuol essere avvelenati. Io mangio carne una volta ogni due tre settimane, e voglio mangiare ottima carne. Idem con il ristorante: ci vado una o due volte di meno e pago un po' di più, ma devo tornare a casa soddisfatta. Ho bandito le pizzerie e i posti a buon mercato da anni, grazie anche al fatto di abitare con un noto buongustaio.
Però: il pane fatto in casa costa molto meno ed è molto migliore di quello comprato nella maggior parte dei panifici, per non dire di quella schifezza scongelata che si compra al supermarket; le rare torte che faccio io sono senza conservanti e con ingredienti di provata freschezza; e con un po' di buona volontà, se ho imparato a organizzarmi col pane posso anche usare l'Imperia e farmi la pasta fresca.
Quindi basterà un po' di iniziativa e avremo il reparto colazione, companatico e, in parte, primi piatti già sensibilmente migliorato.
Poi la grande novità di quest'anno, ne abbiamo già parlato, sarà che con l'Inflessibile prenoteremo le ceste di verdura e frutta bio direttamente al produttore. Perchè nè io nè lei andiamo quasi mai al mercato ortofrutticolo per questioni di tempo, e la roba del super è carissima e, spesso, cattiva. La roba bio costa, ma dovrebbe essere bio, appunto, essere buona, ed essere a chilometri zero (Magliano Alfieri, dove si trova l'azienda che vorremmo provare, è a una mezz'ora da Asti). Noi siamo due, loro quattro, e per cause di scuola e cinecircolo ci incontriamo tutti i giorni, per cui non sarà un problema passarsi, oltre alle prove di grammatica e alle ricevute della SIAE, anche mazzi di bietole e cestini di mele. E ricette: perchè l'Inflessibile è un'ottima cuoca casalinga, io invece sono una pessima cuoca e una mangiatrice disturbata, ma ho girato parecchio per ristoranti fichi con l'Uomo e la sua famiglia e sono piena di nozioni sugli abbinamenti ultimo grido e le sciccoserie per gli ospiti (lei per esempio ha imparato da me a fare l'orologio coi diversi formaggi e ad abbinarli alle salsine e ai mieli); nel locale dell'amico Blago, spesso, il mio olfatto ultraterrestre viene messo alla prova per indovinare l'ingrediente segreto della sua ultima creazione, e poi ridiamo sul fatto che io un giorno scriverò un libro di cucina completamente teorico, senza essere però in grado di produrre una pasta in bianco commestibile.
Inoltre vedrò di portare a termine i numerosi lavori a maglia iniziati, che dovrebbero garantirmi un paio di maglioni e un altro poncho (non che per ora siano fonte di risparmio, dato che la lana di buona qualità è cara e che ci metto circa un anno a lavorarla), ma anche di insistere con l'uncinetto, col quale ci si possono fare molte più cose che con i ferri, a diventare bravi, e si va molto più veloci.
Diventata mediamente brava con i ferri e l'uncinetto, posso in alcuni casi giocarmi anche il regalo di Natale casalingo (solo con persone con cui sono in confidenza massima, in modo che possano anche mandarmi liberamente a fare in culo se il mio lavoro non piace... anche se la sciarpa che ho fatto a Sanguedelmiosangue l'anno scorso è stata apprezzata da lui e dai suoi amici). Il marito, gelosissimo, ha più volte richiesto copricapi e sciarpe con i colori della squadra del cuore. Inoltre, sono certa che mia zia, grazie alla quale tutti abbiamo in casa decine di presine, tovagliette e gonnelle cucite un po' alla garibaldina, apprezzerà un comodo paio di calzerotti da casa per le sere invernali (vendetta, orrenda vendetta)! E altrettanto dicasi per la Nonna Terrona di mio cugino (la definizione è sua) che da quarant'anni prende regali da me e da mia madre senza fare nemmeno il gesto di impacchettarci una scatola di cioccolatini scaduti...
Nella speranza che l'orario di quest'anno lo consenta, vorrei anche tornare alla sana abitudine del car sharing, uno sport molto praticato dagli insegnanti statali dei paesini, che tra l'altro mi consentirebbe di dividere le spese di benzina, oltre che con l'Inflessibile, anche con alcune colleghe sopportabili o francamente gradevoli, visto che le stronze per fortuna abitano tutte lontano da me. O forse sono io che deliberatamente abito lontana da loro.
Poi sarebbe giunto il momento di far fare alcuni lavori in casa, tipo dare il bianco, e potrebbe valere la pena insistere col marito perchè ad occuparcene siamo noi stessi (io, lui e, dietro congrua mancia, il cugino studente sempre squattrinato): ma questa mi pare molto più insormontabile, data la testa assolutamente antifaidate del marito, dell'imparare definitivamente a cucinare bene io (e ho detto tutto).
In un raro, epico momento di svalvolatio maxima, ho visualizzato che tra me e l'Inflessibile potremmo anche sbatterci per produrre a livello casalingo biscotti e tartine per la merenda, i tè e gli aperitivi del cinecircolo; ma, dopo aver considerato un attimo come mangiano gli Astigiani (cioè come quelle locuste asiatiche che si ibernano per diciassette anni e poi quando si svegliano devastano ettari e ettari di raccolti) e quanto costa a me cucinare e all'Inflessibile ritagliarsi un momento libero tra figli e lavoro, ho deciso di cambiare pusher.
Me ne erano venuti in mente altri, di queste ridenti iniziative e di questi buoni propositi del cazzo... che una fa giusto perchè è sdraiata al mare ad annoiarsi, e non si ricorda la fatica di alzarsi alle 6 quando fa freddo e tirare fino alle 14,30 senza pause.
No dai, però a parte gli scherzi, winter is coming, non lo dice solo George R. R. Martin, è l'ora di mettersi una mano sulla coscienza e cercare di essere coerenti, di sostenere un modo di vivere più sensato non solo per il portafoglio nostro ma anche per la società colabrodo in cui ci ritroviamo.
E, in merito, si accettano suggerimenti, siano essi no global, no logo, radical chic o wabi sabi, poco importa, basta che non vi mettiate in testa che posso fare lo yogurt in casa (a meno che non me lo facciare fare in casa vostra, dove i conati di vomito entrando in cucina alle sei di mattina vengono a voi) o fare mediamente circa 500 km la settimana (ebbene sì: ho fatto il calcolo, faceva 476 per essere precisi) a piedi, a cavallo, in bici o con l'automobilina elettrica (vi ricordo che molti di questi chilometri sono di autostrada e spesso con uno barra due, ma a volte anche tre, animali al seguito; comunque la scatoletta coreana è anche a GPL, per mia fortuna). Ah, e non ho intenzione di passare agli assorbenti lavabili nè alla poco igienica Mooncup, sappiatelo. Per il resto cercherò di essere aperta alle innovazioni.
Sappiate che "La vita ridotta all'osso" l'ho già letto, per quello vi metto in guardia dal propormi l'assorbente lavabile. E il lombricaio, ma non avendo terre da coltivare non è il mio caso.
Per chi non fosse pratico della questione, A Song of Ice and Fire è una saga ambientata in un immaginario continente e in un altrettanto immaginario medioevo, non troppo fantasy per fortuna, che tratta degli intrighi di palazzo dei Sette Regni e delle storie delle casate nobiliari coinvolte.
Il fatto peculiare del mondo di Martin è che le stagioni sono fondamentalmente due: estate e inverno, e hanno una durata variabile, misurata comunque in anni. Un inverno, rimasto nella memoria storica del continente come il più tremendo, durò un'intera generazione.
Nei primi romanzi, la famiglia regnante è quella dei Baratheon, imparentati cogli infidi Lannister, e i buoni sono gli Stark di Winterfell.
Tutto questo per dirvi che gli Stark dominano sul territorio a Nord, freddo e inospitale, e sono, assai più degli altri, preparati alle difficoltà non lievi dei lunghissimi inverni: il loro motto, allo scopo forse di non adagiarsi nelle mollezze e nel lassismo morale, è "Winter is coming". E, all'inizio della storia narrata da Martin, molti segni confermano che presto ci sarà un altro inverno: le giornate si accorciano, i lupi scendono a sud, e poi ci sono evidentemente una corruzione generale ed una corsa al potere che gli Stark, duri e puri nel loro codice etico piuttosto spartano, percepiscono bene. Si profila inevitabilmente una guerra all'orizzonte.
Ecco, io son qui negli ultimi strascichi di questa malriuscita vacanza al mare, e intanto, essendo come sempre ottimista, penso che sì, winter is coming, e si vede da tanti segnali.
Nella mia vita personale, ora magari non ne discutiamo qui, ma c'è un inverno chiaramente in atto da un po'. La scarsa salute di mio padre è a sua volta un segno dei tempi che mutano drasticamente. Mi aspettano responsabilità e grane, a breve, e non in piccola misura.
Ma più in generale, noto, sta arrivando una altro tipo di inverno: a parte il missile di Gheddafi che ancora un po' va a centrare una nostra nave, e l'incubo di una bella guerra, che dato il periodo non si può mai dire... Guardiamo il resto: una classe politica marcia e agonizzante e un'opposizione terrorizzata all'idea di raccogliere l'eredità di diciassette anni di scempio; la borsa che precipita; la gente piena di debiti; i tagli alla sanità, alle infrastrutture di base, alla scuola; la benzina che costa come il platino; il pedaggio autostradale che aumenta ogni sei mesi e il biglietto ferroviario quadruplicato in dieci anni; gli immigrati che arrivano a frotte, prima uomini, poi donne e bambini, ora direttamente cadaveri; la disoccupazione che riguarda un giovane su tre (sette anni fa il dato era uno su quattro solo nel Sud Italia, e faceva già impressione); il popolo che si ribella, anche con violenza, contro le imposizioni irragionevoli dall'alto, siano esse tagli economici o costruzioni di infrastrutture gigantesche e inutili, e i potenti che vanno avanti lo stesso, usando la forza dove prima usavano l'indifferenza e la derisione; e sicuramente ora me ne sfuggono alcune altre, tra le cose che ho pensato in questi giorni.
E' un dato di fatto comunque che, se a casa mia non si rischierà certo la fame, da settembre però alcune spese dovranno essere ridotte e alcuni sprechi rivisti severamente. Se finora abbiamo tenuto lo stile di vita che potrebbe avere una coppia in cui uno fa il prof e l'altro il dentista o l'ingegnere, sarà meglio che d'ora in poi voliamo un po' più basso. Anche perchè mi aspetta una salassata di tasse al rientro.
Così, in attesa di tornare alla vita di tutti i giorni in quel delle mie terre fredde di Asti, rifletto sull'opportunità di adottare alcune misure di prudenza economica e uno stile di vita più sobrio.
No, la spesa al discount quella no: ora non ditemi che non avete notato come sta precipitando la qualità di quel che vendono i negozi di alimentari, rispetto al prezzo. Ci manca solo tentare di andare al risparmio, è come dire che si vuol essere avvelenati. Io mangio carne una volta ogni due tre settimane, e voglio mangiare ottima carne. Idem con il ristorante: ci vado una o due volte di meno e pago un po' di più, ma devo tornare a casa soddisfatta. Ho bandito le pizzerie e i posti a buon mercato da anni, grazie anche al fatto di abitare con un noto buongustaio.
Però: il pane fatto in casa costa molto meno ed è molto migliore di quello comprato nella maggior parte dei panifici, per non dire di quella schifezza scongelata che si compra al supermarket; le rare torte che faccio io sono senza conservanti e con ingredienti di provata freschezza; e con un po' di buona volontà, se ho imparato a organizzarmi col pane posso anche usare l'Imperia e farmi la pasta fresca.
Quindi basterà un po' di iniziativa e avremo il reparto colazione, companatico e, in parte, primi piatti già sensibilmente migliorato.
Poi la grande novità di quest'anno, ne abbiamo già parlato, sarà che con l'Inflessibile prenoteremo le ceste di verdura e frutta bio direttamente al produttore. Perchè nè io nè lei andiamo quasi mai al mercato ortofrutticolo per questioni di tempo, e la roba del super è carissima e, spesso, cattiva. La roba bio costa, ma dovrebbe essere bio, appunto, essere buona, ed essere a chilometri zero (Magliano Alfieri, dove si trova l'azienda che vorremmo provare, è a una mezz'ora da Asti). Noi siamo due, loro quattro, e per cause di scuola e cinecircolo ci incontriamo tutti i giorni, per cui non sarà un problema passarsi, oltre alle prove di grammatica e alle ricevute della SIAE, anche mazzi di bietole e cestini di mele. E ricette: perchè l'Inflessibile è un'ottima cuoca casalinga, io invece sono una pessima cuoca e una mangiatrice disturbata, ma ho girato parecchio per ristoranti fichi con l'Uomo e la sua famiglia e sono piena di nozioni sugli abbinamenti ultimo grido e le sciccoserie per gli ospiti (lei per esempio ha imparato da me a fare l'orologio coi diversi formaggi e ad abbinarli alle salsine e ai mieli); nel locale dell'amico Blago, spesso, il mio olfatto ultraterrestre viene messo alla prova per indovinare l'ingrediente segreto della sua ultima creazione, e poi ridiamo sul fatto che io un giorno scriverò un libro di cucina completamente teorico, senza essere però in grado di produrre una pasta in bianco commestibile.
Inoltre vedrò di portare a termine i numerosi lavori a maglia iniziati, che dovrebbero garantirmi un paio di maglioni e un altro poncho (non che per ora siano fonte di risparmio, dato che la lana di buona qualità è cara e che ci metto circa un anno a lavorarla), ma anche di insistere con l'uncinetto, col quale ci si possono fare molte più cose che con i ferri, a diventare bravi, e si va molto più veloci.
Diventata mediamente brava con i ferri e l'uncinetto, posso in alcuni casi giocarmi anche il regalo di Natale casalingo (solo con persone con cui sono in confidenza massima, in modo che possano anche mandarmi liberamente a fare in culo se il mio lavoro non piace... anche se la sciarpa che ho fatto a Sanguedelmiosangue l'anno scorso è stata apprezzata da lui e dai suoi amici). Il marito, gelosissimo, ha più volte richiesto copricapi e sciarpe con i colori della squadra del cuore. Inoltre, sono certa che mia zia, grazie alla quale tutti abbiamo in casa decine di presine, tovagliette e gonnelle cucite un po' alla garibaldina, apprezzerà un comodo paio di calzerotti da casa per le sere invernali (vendetta, orrenda vendetta)! E altrettanto dicasi per la Nonna Terrona di mio cugino (la definizione è sua) che da quarant'anni prende regali da me e da mia madre senza fare nemmeno il gesto di impacchettarci una scatola di cioccolatini scaduti...
Nella speranza che l'orario di quest'anno lo consenta, vorrei anche tornare alla sana abitudine del car sharing, uno sport molto praticato dagli insegnanti statali dei paesini, che tra l'altro mi consentirebbe di dividere le spese di benzina, oltre che con l'Inflessibile, anche con alcune colleghe sopportabili o francamente gradevoli, visto che le stronze per fortuna abitano tutte lontano da me. O forse sono io che deliberatamente abito lontana da loro.
Poi sarebbe giunto il momento di far fare alcuni lavori in casa, tipo dare il bianco, e potrebbe valere la pena insistere col marito perchè ad occuparcene siamo noi stessi (io, lui e, dietro congrua mancia, il cugino studente sempre squattrinato): ma questa mi pare molto più insormontabile, data la testa assolutamente antifaidate del marito, dell'imparare definitivamente a cucinare bene io (e ho detto tutto).
In un raro, epico momento di svalvolatio maxima, ho visualizzato che tra me e l'Inflessibile potremmo anche sbatterci per produrre a livello casalingo biscotti e tartine per la merenda, i tè e gli aperitivi del cinecircolo; ma, dopo aver considerato un attimo come mangiano gli Astigiani (cioè come quelle locuste asiatiche che si ibernano per diciassette anni e poi quando si svegliano devastano ettari e ettari di raccolti) e quanto costa a me cucinare e all'Inflessibile ritagliarsi un momento libero tra figli e lavoro, ho deciso di cambiare pusher.
Me ne erano venuti in mente altri, di queste ridenti iniziative e di questi buoni propositi del cazzo... che una fa giusto perchè è sdraiata al mare ad annoiarsi, e non si ricorda la fatica di alzarsi alle 6 quando fa freddo e tirare fino alle 14,30 senza pause.
No dai, però a parte gli scherzi, winter is coming, non lo dice solo George R. R. Martin, è l'ora di mettersi una mano sulla coscienza e cercare di essere coerenti, di sostenere un modo di vivere più sensato non solo per il portafoglio nostro ma anche per la società colabrodo in cui ci ritroviamo.
E, in merito, si accettano suggerimenti, siano essi no global, no logo, radical chic o wabi sabi, poco importa, basta che non vi mettiate in testa che posso fare lo yogurt in casa (a meno che non me lo facciare fare in casa vostra, dove i conati di vomito entrando in cucina alle sei di mattina vengono a voi) o fare mediamente circa 500 km la settimana (ebbene sì: ho fatto il calcolo, faceva 476 per essere precisi) a piedi, a cavallo, in bici o con l'automobilina elettrica (vi ricordo che molti di questi chilometri sono di autostrada e spesso con uno barra due, ma a volte anche tre, animali al seguito; comunque la scatoletta coreana è anche a GPL, per mia fortuna). Ah, e non ho intenzione di passare agli assorbenti lavabili nè alla poco igienica Mooncup, sappiatelo. Per il resto cercherò di essere aperta alle innovazioni.
Sappiate che "La vita ridotta all'osso" l'ho già letto, per quello vi metto in guardia dal propormi l'assorbente lavabile. E il lombricaio, ma non avendo terre da coltivare non è il mio caso.
mercoledì 3 agosto 2011
Things I'd like today
L'ho mica già detto che io al mare mi scogliono irreparabilmente?
Oggi oltretutto è brutto tempo.
Va bene, io sono una donna dalle molte risorse. Alle nove ero in macchina in direzione del centro commerciale, per levarmi almeno la spesa e per stare un po' sola, fumare una sigaretta e cantare un po' con l'autoradio.
Ho visualizzato, a random , alcune cose che mi farebbero piacere:
1) prendermi un caffè macchiato e una megabrioche ai cereali nel bar di Bellissimo Padre di Bel Ragazzo, a Paesino di Sogno
2) essere in montagna e godermi il mio salotto
3) comprare vestiti inutili
4) che la peperonata si autofacesse mentre io sono in giro e al ritorno ci fosse la casa che profuma appetitosamente
5) che quelli della TAV venissero colti da una crisi mistica e si rifiutassero di portare avanti i lavori, dopodichè scavalcassero le transenne e se ne andassero, coi militari e coi No TAV, a farsi una polenta con la carbonnade e poi un génépy guardando le montagne
6) una dormita di sette ore (ma dalle 12 alle 19) sul mio letto a Asti mentre i vicini di sopra sono via per il weekend, il telefono non suona per la millesima televendita e l'intero quartiere tace
7) un aperitivo con la Frenci, ma a Genova e vicino al liceo
8) la camminata nel bosco di cui si diceva ieri con Cavallino
9) le terme con la Tipa, ma magari non solo mezza giornata: tipo un weekend
10) che mi chiamasse Musica
11) fare un po' d'ordine sull'agenda nella mia sala prof al mattino verso le dieci, quando poi arriva l'Orsetto Lavatore e insieme pecchiamo di caffeina, brioche, tabacco e maldicenze
12) dare una schienata su un prato d'alta quota e guardare le aquile
13) NON sentire al telegiornale che è arrivato un altro barcone con donne incinte, bambini e cadaveri
14) che il cane si autoportasse a pisciare e i gatti si autopulissero la cassetta (stress da vita in un bilocale con tre animali)
15) che non mancasse ancora un mese al rientro nella vita normale
Oggi oltretutto è brutto tempo.
Va bene, io sono una donna dalle molte risorse. Alle nove ero in macchina in direzione del centro commerciale, per levarmi almeno la spesa e per stare un po' sola, fumare una sigaretta e cantare un po' con l'autoradio.
Ho visualizzato, a random , alcune cose che mi farebbero piacere:
1) prendermi un caffè macchiato e una megabrioche ai cereali nel bar di Bellissimo Padre di Bel Ragazzo, a Paesino di Sogno
2) essere in montagna e godermi il mio salotto
3) comprare vestiti inutili
4) che la peperonata si autofacesse mentre io sono in giro e al ritorno ci fosse la casa che profuma appetitosamente
5) che quelli della TAV venissero colti da una crisi mistica e si rifiutassero di portare avanti i lavori, dopodichè scavalcassero le transenne e se ne andassero, coi militari e coi No TAV, a farsi una polenta con la carbonnade e poi un génépy guardando le montagne
6) una dormita di sette ore (ma dalle 12 alle 19) sul mio letto a Asti mentre i vicini di sopra sono via per il weekend, il telefono non suona per la millesima televendita e l'intero quartiere tace
7) un aperitivo con la Frenci, ma a Genova e vicino al liceo
8) la camminata nel bosco di cui si diceva ieri con Cavallino
9) le terme con la Tipa, ma magari non solo mezza giornata: tipo un weekend
10) che mi chiamasse Musica
11) fare un po' d'ordine sull'agenda nella mia sala prof al mattino verso le dieci, quando poi arriva l'Orsetto Lavatore e insieme pecchiamo di caffeina, brioche, tabacco e maldicenze
12) dare una schienata su un prato d'alta quota e guardare le aquile
13) NON sentire al telegiornale che è arrivato un altro barcone con donne incinte, bambini e cadaveri
14) che il cane si autoportasse a pisciare e i gatti si autopulissero la cassetta (stress da vita in un bilocale con tre animali)
15) che non mancasse ancora un mese al rientro nella vita normale
Via del Golf 13, diversi anni dopo
Tempo fa paventavo pubblicamente sul blog l'ipotesi di ricongiungermi ai miei genitori in quel della campagna (= golf club del Ponente ligure) e le tremende conseguenze che avrei dovuto affrontare.
Beh, l'ho fatto. Sono andata a Via del Golf 13 per esattamente 24 ore. Con la De, senza marito e senza gatti. Dopo qualcosa come cinque anni che non ci mettevo piede: ma forse sono anche sei.
Come molte cose di quest'anno, anche questa è andata diversamente dal previsto.
Intanto, non avevo l'ansia. Strano. Ma è anche vero che i miei, da quando papà è ufficialmente malato, sono cambiati.
Cazzata. E' cambiata mia madre, che dà meno peso a certe cose.
No, anzi, cazzata. E' cambiato mio padre, che dà meno retta a mia madre su certe cose.
Cazzata ulteriore. Mia madre non è cambiata per niente. Mia madre, comincio a sospettare, non cambierà mai. Mio padre, direi, è cambiato in peggio.
Io, del resto, sono talmente cambiata che, probabilmente, non so neanche esattamente chi è che scrive queste righe in questo momento, quindi quanto siano cambiati loro è irrilevante.
Comunque, l'effetto complessivo non era sgradevole.
Nonostante le mie angosciose previsioni, forse grazie al fatto che era giorno feriale, non c'è stato il rito della presentazione in società della Figlia Che Non Li Viene Mai A Trovare In Campagna. A cena alla clebàus ci siamo stati sì, ma non c'era quasi un'anima che conoscessi, a parte il cuoco e i camerieri storici. E i miei non avevano l'aria di portare in palma un trofeo, stavolta. Devo dire che io mi ero premurata di essere sportivo-elegant-british-albarina quanto basta, ma senza strafare, e che onestamente, da quando sono ingrassata, invecchiata e ho cambiato colore di capelli e montatura di occhiali, non c'è pericolo che mi riconosca nessuno se non mi vede con almeno un genitore.
Ciò non toglie che il reportage giornalistico su un mondo dimenticato che volevo scrivere mi si è un po' abortito, così, per mancanza di dati di confronto. Sostanzialmente siam stati murati in casa a chiacchierare, io e mia madre di buddhismo, io e mio padre di varie ed eventuali. A parte la cena, e l'uscire a far due passi con mia madre che no, non aveva voglia di camminare e no, non aveva nemmeno bisogno di sfogarsi e no, non seguiva più di tanto i discorsi: era depressa, stanca, preoccupata o semplicemente rilassata? Mi sono accorta che non lo sapevo.
Però l'ambiente l'ho osservato bene.
Era tutto piccolissimo. Il giardino. Il parcheggio. La distanza tra la clebàus e la casa. La casa. La mia stanza. I mobili.
I mobili, santo Dio: mi sembrava di avere le mani enormi nel maneggiare le sedie, le maniglie degli armadi, delle porte.
Per un attimo mi sono chiesta se ero entrata nella casa dei puffi, se sono ingrassata così tanto, o se avevo bevuto o mangiato un prodotto della fantasia di Lewis Carroll. Poi ho capito che la mia memoria aveva interamente rimosso l'adolescenza e la giovinezza (in cui a Via del Golf mi annoiavo parecchio) e mantenuto i ricordi di una ragazzina smilza che correva per le colline, infrattandosi sotto i cespugli in mezzo alla macchia mediterranea, seguita a ruota da una gatta a tre colori. Di una bambina che vedeva nei sedici metri quadri di giardino un intero mondo, per la quale la piscina della clebàus era più o meno grande come il Mar Nero e la distanza piscina-casa, fatta a piedi all'ora di pranzo dopo aver nuotato e corso per ore, era la traversata dell'Asia centrale.
Poi ho notato altre cose. I SUV che rendono le strade del comprensorio ridicolmente strette. I nuovi condomini e le nuove villette costruite, sempre più fichi, con sempre più piscine private, sempre più cancellate, sempre più allarmi, sempre più siepi fittissime e recinzioni a separare dagli altri.
Ho cercato a lungo le casette un po' scolorite, immerse nel verde umido e buio che ricordavo, coi cancelletti bassi aperti o senza cancelletti, o con le ringhiere di legno messe per bellezza, che non separano da niente; ne ho viste solo un paio, anche la casetta a schiera dei miei ora sembra nuova, perchè è stata da poco ridipinta.
In compenso, la parte bassa del giardino, dove io ho corso e giocato per anni, si è rivelata non appartenere al nostro lotto, ma essere da acquistare, e il Golf Club ha chiesto un prezzo esagerato, forse sperando che noi volessimo farci un garage. I miei continuano a usare il parcheggio nella piazzola, dove le foto mi ritraggono, caracollante, a un anno, col cappottino di lana bianca e il foulard di flanella in testa. Anche se adesso i posti macchina sono numerati. Quindi, alla notizia che il pezzo di sotto del giardino non era più loro, hanno smesso di pagare il giardiniere per potare e ripulire in quella zona, e del resto l'albero-simbolo di tutta la mia infanzia, il grande salice piangente sotto il quale ho giocato e letto e sognato per anni, era stato fatto abbattere, quindi il praticello aveva perso poesia e importanza agli occhi di tutti; e il resto era una ripa discoscesa dove, ad oggi, mi stoccherei secca una caviglia anche con le scarpe da trekking, mentre da bambina correvo su e giù scalza, con le ballerine, con le scarpine di gomma da piscina etc. A non potare più niente, il risultato è che, subito sotto la scala in pietra, comincia un roveto impenetrabile, alto come una persona, paradiso dei gatti e degli uccellini. E così il giardino dei miei è diventato completamente invisibile per chi passa nella stradina sottostante, e dal giardino non si vede più niente tranne per uno spicchio di cielo con le montagne verdi, distanti. Un cambiamento in senso eremitico che ho apprezzato infinitamente. Anche io, come mio padre, sono capace di stare un'ora sulla sdraio in giardino ad ascoltare gli uccelli e a guardare quella fetta di panorama selvaggio, senza abitazioni, e non fare assolutamente nient'altro che bearmi di ciò.
Sotto il roveto, nel punto dove una volta c'era il salice, c'è la tomba del gatto prediletto dei miei genitori.
Ci sono molte altre tombe invisibili tutt'intorno: sostanzialmente le tombe di un'età passata in cui mia madre aveva meno dell'età che ho io adesso, mio padre aveva i capelli castano-grigi e non aveva i baffi, la zia Buona aveva i capelli lunghi fino in fondo alla schiena, e sia lei che la zia Bella portavano occhialoni ovali con la montatura spessa anni Settanta, tipo quelli di Sandra Mondaini. La Psicozia e lo Psicozio ci venivano a trovare con la Cùgia piccina ed erano giovanissimi, e Sanguedelmiosangue non era nemmeno un'idea nella mente di Dio.
Ma anche le tombe di un mondo in cui non si usavano tanti cancelli elettronici, tanti SUV e tanti allarmi e in cui i bambini, come i gatti, in un insieme di abitazioni come quelle potevano sgattaiolare per siepi, intercapedini, tetti, vialetti privati e prati aperti davanti alle case, e inventarsi un continente favoloso.
Ma non è che il posto mi abbia fatto tristezza, tutt'altro. E' stata più una cosa intima, come entrare in punta di piedi nella stanza di un neonato.
C'è una misteriosa faglia tra la mia infanzia e il mio essere donna adulta di oggi, nella quale evidentemente le cose da dimenticare erano talmente tante che ho fatto sprofondare un intero lembo di terra, e ora i bordi della faglia, pur separati, sono sorprendentemente vicini. O magari no, sono lontani, non sarebbe mai possibile saltare da un bordo all'altro, eppure c'è questo effetto straniante per cui vedi benissimo cosa c'è dall'altra parte, come attraverso una lente, come sotto una luce limpida.
La bambina con gli occhi verdi in piedi di fronte a me, dall'altra parte della faglia, ha le gambe graffiate dai cespugli, ha i capelli incollati al viso perchè ha appena smesso di correre, e mi sta fissando. Mi vede benissimo, come io vedo lei, ma non mi giudica. Lei è me, la me di adesso, molto più di tutte quelle ragazze con gli occhi verdi che ci separano.
A conti fatti, valeva la pena tornare a vedere l'effetto che mi faceva Via del Golf 13.
Beh, l'ho fatto. Sono andata a Via del Golf 13 per esattamente 24 ore. Con la De, senza marito e senza gatti. Dopo qualcosa come cinque anni che non ci mettevo piede: ma forse sono anche sei.
Come molte cose di quest'anno, anche questa è andata diversamente dal previsto.
Intanto, non avevo l'ansia. Strano. Ma è anche vero che i miei, da quando papà è ufficialmente malato, sono cambiati.
Cazzata. E' cambiata mia madre, che dà meno peso a certe cose.
No, anzi, cazzata. E' cambiato mio padre, che dà meno retta a mia madre su certe cose.
Cazzata ulteriore. Mia madre non è cambiata per niente. Mia madre, comincio a sospettare, non cambierà mai. Mio padre, direi, è cambiato in peggio.
Io, del resto, sono talmente cambiata che, probabilmente, non so neanche esattamente chi è che scrive queste righe in questo momento, quindi quanto siano cambiati loro è irrilevante.
Comunque, l'effetto complessivo non era sgradevole.
Nonostante le mie angosciose previsioni, forse grazie al fatto che era giorno feriale, non c'è stato il rito della presentazione in società della Figlia Che Non Li Viene Mai A Trovare In Campagna. A cena alla clebàus ci siamo stati sì, ma non c'era quasi un'anima che conoscessi, a parte il cuoco e i camerieri storici. E i miei non avevano l'aria di portare in palma un trofeo, stavolta. Devo dire che io mi ero premurata di essere sportivo-elegant-british-albarina quanto basta, ma senza strafare, e che onestamente, da quando sono ingrassata, invecchiata e ho cambiato colore di capelli e montatura di occhiali, non c'è pericolo che mi riconosca nessuno se non mi vede con almeno un genitore.
Ciò non toglie che il reportage giornalistico su un mondo dimenticato che volevo scrivere mi si è un po' abortito, così, per mancanza di dati di confronto. Sostanzialmente siam stati murati in casa a chiacchierare, io e mia madre di buddhismo, io e mio padre di varie ed eventuali. A parte la cena, e l'uscire a far due passi con mia madre che no, non aveva voglia di camminare e no, non aveva nemmeno bisogno di sfogarsi e no, non seguiva più di tanto i discorsi: era depressa, stanca, preoccupata o semplicemente rilassata? Mi sono accorta che non lo sapevo.
Però l'ambiente l'ho osservato bene.
Era tutto piccolissimo. Il giardino. Il parcheggio. La distanza tra la clebàus e la casa. La casa. La mia stanza. I mobili.
I mobili, santo Dio: mi sembrava di avere le mani enormi nel maneggiare le sedie, le maniglie degli armadi, delle porte.
Per un attimo mi sono chiesta se ero entrata nella casa dei puffi, se sono ingrassata così tanto, o se avevo bevuto o mangiato un prodotto della fantasia di Lewis Carroll. Poi ho capito che la mia memoria aveva interamente rimosso l'adolescenza e la giovinezza (in cui a Via del Golf mi annoiavo parecchio) e mantenuto i ricordi di una ragazzina smilza che correva per le colline, infrattandosi sotto i cespugli in mezzo alla macchia mediterranea, seguita a ruota da una gatta a tre colori. Di una bambina che vedeva nei sedici metri quadri di giardino un intero mondo, per la quale la piscina della clebàus era più o meno grande come il Mar Nero e la distanza piscina-casa, fatta a piedi all'ora di pranzo dopo aver nuotato e corso per ore, era la traversata dell'Asia centrale.
Poi ho notato altre cose. I SUV che rendono le strade del comprensorio ridicolmente strette. I nuovi condomini e le nuove villette costruite, sempre più fichi, con sempre più piscine private, sempre più cancellate, sempre più allarmi, sempre più siepi fittissime e recinzioni a separare dagli altri.
Ho cercato a lungo le casette un po' scolorite, immerse nel verde umido e buio che ricordavo, coi cancelletti bassi aperti o senza cancelletti, o con le ringhiere di legno messe per bellezza, che non separano da niente; ne ho viste solo un paio, anche la casetta a schiera dei miei ora sembra nuova, perchè è stata da poco ridipinta.
In compenso, la parte bassa del giardino, dove io ho corso e giocato per anni, si è rivelata non appartenere al nostro lotto, ma essere da acquistare, e il Golf Club ha chiesto un prezzo esagerato, forse sperando che noi volessimo farci un garage. I miei continuano a usare il parcheggio nella piazzola, dove le foto mi ritraggono, caracollante, a un anno, col cappottino di lana bianca e il foulard di flanella in testa. Anche se adesso i posti macchina sono numerati. Quindi, alla notizia che il pezzo di sotto del giardino non era più loro, hanno smesso di pagare il giardiniere per potare e ripulire in quella zona, e del resto l'albero-simbolo di tutta la mia infanzia, il grande salice piangente sotto il quale ho giocato e letto e sognato per anni, era stato fatto abbattere, quindi il praticello aveva perso poesia e importanza agli occhi di tutti; e il resto era una ripa discoscesa dove, ad oggi, mi stoccherei secca una caviglia anche con le scarpe da trekking, mentre da bambina correvo su e giù scalza, con le ballerine, con le scarpine di gomma da piscina etc. A non potare più niente, il risultato è che, subito sotto la scala in pietra, comincia un roveto impenetrabile, alto come una persona, paradiso dei gatti e degli uccellini. E così il giardino dei miei è diventato completamente invisibile per chi passa nella stradina sottostante, e dal giardino non si vede più niente tranne per uno spicchio di cielo con le montagne verdi, distanti. Un cambiamento in senso eremitico che ho apprezzato infinitamente. Anche io, come mio padre, sono capace di stare un'ora sulla sdraio in giardino ad ascoltare gli uccelli e a guardare quella fetta di panorama selvaggio, senza abitazioni, e non fare assolutamente nient'altro che bearmi di ciò.
Sotto il roveto, nel punto dove una volta c'era il salice, c'è la tomba del gatto prediletto dei miei genitori.
Ci sono molte altre tombe invisibili tutt'intorno: sostanzialmente le tombe di un'età passata in cui mia madre aveva meno dell'età che ho io adesso, mio padre aveva i capelli castano-grigi e non aveva i baffi, la zia Buona aveva i capelli lunghi fino in fondo alla schiena, e sia lei che la zia Bella portavano occhialoni ovali con la montatura spessa anni Settanta, tipo quelli di Sandra Mondaini. La Psicozia e lo Psicozio ci venivano a trovare con la Cùgia piccina ed erano giovanissimi, e Sanguedelmiosangue non era nemmeno un'idea nella mente di Dio.
Ma anche le tombe di un mondo in cui non si usavano tanti cancelli elettronici, tanti SUV e tanti allarmi e in cui i bambini, come i gatti, in un insieme di abitazioni come quelle potevano sgattaiolare per siepi, intercapedini, tetti, vialetti privati e prati aperti davanti alle case, e inventarsi un continente favoloso.
Ma non è che il posto mi abbia fatto tristezza, tutt'altro. E' stata più una cosa intima, come entrare in punta di piedi nella stanza di un neonato.
C'è una misteriosa faglia tra la mia infanzia e il mio essere donna adulta di oggi, nella quale evidentemente le cose da dimenticare erano talmente tante che ho fatto sprofondare un intero lembo di terra, e ora i bordi della faglia, pur separati, sono sorprendentemente vicini. O magari no, sono lontani, non sarebbe mai possibile saltare da un bordo all'altro, eppure c'è questo effetto straniante per cui vedi benissimo cosa c'è dall'altra parte, come attraverso una lente, come sotto una luce limpida.
La bambina con gli occhi verdi in piedi di fronte a me, dall'altra parte della faglia, ha le gambe graffiate dai cespugli, ha i capelli incollati al viso perchè ha appena smesso di correre, e mi sta fissando. Mi vede benissimo, come io vedo lei, ma non mi giudica. Lei è me, la me di adesso, molto più di tutte quelle ragazze con gli occhi verdi che ci separano.
A conti fatti, valeva la pena tornare a vedere l'effetto che mi faceva Via del Golf 13.
Premio Castagna 2011
Che fosse lei la vincitrice di quest'anno, nessun dubbio già da un paio di mesi.
Ma dopo questo post devo assegnarglielo subito, il suo premio Castagna.
Motivazione del premio: "perchè Valentina è intelligente, è forte, non si fa piegare. Perchè Valentina è adulta in un mondo di mezze seghe e ragazzina in un mondo di barbosi.
Perchè ama vivere nel suo paesino anche se il paesino la maltratta e la condanna.
Perchè mi fa pensare.
Perchè, SOPRATTUTTO, Valentina non si racconta palle."
PREMIO CASTAGNA 2010
La castagna punge. La castagna è nutriente. La castagna è una cosa poco appariscente, nascosta sotto le foglie, che fa crescere una pianta forte, grande, buona.
Ma dopo questo post devo assegnarglielo subito, il suo premio Castagna.
Motivazione del premio: "perchè Valentina è intelligente, è forte, non si fa piegare. Perchè Valentina è adulta in un mondo di mezze seghe e ragazzina in un mondo di barbosi.
Perchè ama vivere nel suo paesino anche se il paesino la maltratta e la condanna.
Perchè mi fa pensare.
Perchè, SOPRATTUTTO, Valentina non si racconta palle."
PREMIO CASTAGNA 2010
La castagna punge. La castagna è nutriente. La castagna è una cosa poco appariscente, nascosta sotto le foglie, che fa crescere una pianta forte, grande, buona.
lunedì 1 agosto 2011
Prospettive
Sono venti, per ora. QUATTORDICI maschi e sei femmine.
Commento di mia madre: "Gesù! Certo che a te danno sempre..."
Seguito mio: "...classi che sembran un'accademia militare, sì."
Più che altro, all'interno di questi venti ne contiamo almeno tre seriamente problematici, ma nessuno col sostegno.
Anche questa non è una novità quando una classe la danno a me. Peraltro devo dire che preferisco così che dover lavorare malamente appoggiandomi a un collega con cui magari non vado d'accordo (vedasi Quello Stronzo di Sostegno) o a una collega inutile, e da noi le alternative possibili sono uno stronzo, una inutile e uno bravo, che però anche quest'anno si becca il ragazzo gravissimo che non può stare in classe.
Comunque la grossa novità è che con questi ho il tempo prolungato. Dodici ore io e tre la Bestia Nera, se va tutto come previsto: io a fare Italiano e Geografia e lei a fare Storia.
Questo significa che ho una mattina su cinque libera e un pomeriggio su cinque occupato tutto l'anno, che ho una mensa, che ho tempo per fare le cose con calma in classe.
Il che va bene, se calcoliamo che il mio rendimento professionale, da quando mi han passato da undici ore di lettere a nove, è sensibilmente sceso.
Inoltre, dal punto di vista colleghi, questo significherà lavorare con la Compagna Collega, con cui non ho mai condiviso una classe, e con la Bestia Nera, e no, all'idea di vedere la BN a tutti i consigli di classe e a tutte le riunioni non mi rotolo proprio in terra dal godimento, ma insomma, vedremo.
Una delle teorie sul perchè abbiano dato a me il tempo prolungato e all'Inflessibile, che aveva più diritto di me di scegliere per anzianità, il tempo normale, è che nessuno desiderava sedersi in un consiglio dove ci fossero contemporaneamente la Compagna Collega, la Bestia Nera e l'Inflessibile: tre teste dure che più dure non si può, e che vanno in tre direzioni diverse.
Invece io finora con la Compagna ci son sempre andata d'accordo, per cui forse un eventuale contrasto tra me, lei e la BN (anche noi teste di pari consistenza) si concluderebbe 2-1 a svantaggio della BN; ma la BN ha molte trappole per tigri da riservarmi (quelle con la buca profonda coperta di frasche e i pali acuminati piantati sul fondo) mentre lascerebbe stare la Compagna Collega, perchè a) si rifiuta ogni volta che può di parlare con lei e b) sa che la Compagna è prossima al pensionamento, mentre io sono carne fresca da macellare con gusto anno dopo anno.
Bene, comunque io se non sono sconvolta da vicende familiari stressanti sono molto più buddhista che negli anni passati. Vedremo che interazioni si creeeranno e spereremo in bene.
Poi ci sono gli ex piccini, quelli di II C. Sono torturata dalla nostalgia per la mia Peste Romena e per Teppa Gentile.
Dopo Ferragosto si ricomincia.
Ora, spiaggia. Il sole di fine luglio fa miracoli, ho scoperto: il segno del costume è comparso in esattamente tre ore, e stando all'ombra.
Commento di mia madre: "Gesù! Certo che a te danno sempre..."
Seguito mio: "...classi che sembran un'accademia militare, sì."
Più che altro, all'interno di questi venti ne contiamo almeno tre seriamente problematici, ma nessuno col sostegno.
Anche questa non è una novità quando una classe la danno a me. Peraltro devo dire che preferisco così che dover lavorare malamente appoggiandomi a un collega con cui magari non vado d'accordo (vedasi Quello Stronzo di Sostegno) o a una collega inutile, e da noi le alternative possibili sono uno stronzo, una inutile e uno bravo, che però anche quest'anno si becca il ragazzo gravissimo che non può stare in classe.
Comunque la grossa novità è che con questi ho il tempo prolungato. Dodici ore io e tre la Bestia Nera, se va tutto come previsto: io a fare Italiano e Geografia e lei a fare Storia.
Questo significa che ho una mattina su cinque libera e un pomeriggio su cinque occupato tutto l'anno, che ho una mensa, che ho tempo per fare le cose con calma in classe.
Il che va bene, se calcoliamo che il mio rendimento professionale, da quando mi han passato da undici ore di lettere a nove, è sensibilmente sceso.
Inoltre, dal punto di vista colleghi, questo significherà lavorare con la Compagna Collega, con cui non ho mai condiviso una classe, e con la Bestia Nera, e no, all'idea di vedere la BN a tutti i consigli di classe e a tutte le riunioni non mi rotolo proprio in terra dal godimento, ma insomma, vedremo.
Una delle teorie sul perchè abbiano dato a me il tempo prolungato e all'Inflessibile, che aveva più diritto di me di scegliere per anzianità, il tempo normale, è che nessuno desiderava sedersi in un consiglio dove ci fossero contemporaneamente la Compagna Collega, la Bestia Nera e l'Inflessibile: tre teste dure che più dure non si può, e che vanno in tre direzioni diverse.
Invece io finora con la Compagna ci son sempre andata d'accordo, per cui forse un eventuale contrasto tra me, lei e la BN (anche noi teste di pari consistenza) si concluderebbe 2-1 a svantaggio della BN; ma la BN ha molte trappole per tigri da riservarmi (quelle con la buca profonda coperta di frasche e i pali acuminati piantati sul fondo) mentre lascerebbe stare la Compagna Collega, perchè a) si rifiuta ogni volta che può di parlare con lei e b) sa che la Compagna è prossima al pensionamento, mentre io sono carne fresca da macellare con gusto anno dopo anno.
Bene, comunque io se non sono sconvolta da vicende familiari stressanti sono molto più buddhista che negli anni passati. Vedremo che interazioni si creeeranno e spereremo in bene.
Poi ci sono gli ex piccini, quelli di II C. Sono torturata dalla nostalgia per la mia Peste Romena e per Teppa Gentile.
Dopo Ferragosto si ricomincia.
Ora, spiaggia. Il sole di fine luglio fa miracoli, ho scoperto: il segno del costume è comparso in esattamente tre ore, e stando all'ombra.
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