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sabato 15 ottobre 2011

Novità in famiglia

Spiavamo attenti il cugino: continua a studiare? va a lavorare? cambia facoltà? cambia ordinamento? va a star da solo? non va a star da solo? prende la patente? sta studiando? sta con qualcuno? è felice? sta bene di salute? ma secondo te adesso che gente frequenta? ma come fa con le questioni legate a suo padre/sua madre/sua sorella/sua nonna?

Insomma, capiteci, nella mia famiglia bambini piccoli non ne sono ancora arrivati, io sono l'unica che si è sposata e ormai mille anni fa (no, dai, sette) e il "piccolo" della famiglia è lui (un metro e ottanta di omaccione, con rigogliosa barba fulva), quello che fa le cose nuove è lui, quello che ha la vita più interessante... è sua sorella, ma raccontare la vita di sua sorella fa venire il nervoso, quindi siamo tutti molto più contenti quando ci informiamo su come va la sua. E poi, è Sanguedelmiosangue e le sue visite qui da noi, i nostri viaggetti insieme, le nostre telefonate sono parte integrante della nostra esistenza.

Beh, eravamo così occupati ad aspettarci novità dal suo lato che ci siamo scordati di Cognatina.
E così ieri sera, davanti a un aperitivo a base di Barbera giovane e quiche di patate e prosciutto, la ragazzina smilza che ho conosciuto dieci anni fa e che oggi è una giovane donna altrettanto magra (mortacci sua, a lei il tempo glieli leva, i chili) ci ha comunicato che
- si laurea a novembre
- va a lavorare coi suoi nella ditta di famiglia
- ha trovato casa col Chitarrista.

Cioè, che doveva laurearsi lo sapevamo. Del lavoro no. Ma soprattutto non sapevamo che volessero andare a vivere insieme. E invece hanno già la casa.

E il Chitarrista, che come molti sanno non è sulla prima riga nella lista dei possibili cognati (su quella ci sta il bellissimo e adorabile fidanzato precedente di Cognatina, ahimè silurato anni fa) aveva un'espressione così contenta, e un'aria tanto desiderosa di vedere che eravamo contenti anche noi, che mi sono sciolta. Anche perchè ha chiarito che lui coi suoi ci sta benissimo e, non fosse per andare a stare con lei, non avrebbe questa fretta di andarsene (cioè, non ha detto frasi di circostanza nè cose scontate o battute cretine: ma ora che ci penso. lui è piuttosto uno da due parole di meno che da una parola di più, non posso imputargli particolari frasi ovvie, false o stupide). e subito dopo hanno riflettuto in due sul fatto che convivere non è semplice e che si aspettano anche qualche difficoltà. E mentre parlavano sembrava che, tra loro, il più ansioso di vederci sorridenti (anzi, direi che controllava in particolare la mia reazione) fosse proprio il Chitarrista.

Io ho scoperto che ero contenta e li ho ampiamente incoraggiati, del resto non è un mistero che io penso che la convivenza sia una cosa bellissima, molto più bella del matrimonio.

Intanto, l'Uomo ha finito con un unico sorso il bicchiere di Barbera pieno a metà, ha deglutito cambiando colore sei o sette volte, e gli sono spuntati di colpo numerosi peli bianchi nel pizzetto. E le occhiaie.

Eh sì, amore, anche Cognatina ormai è grande.

venerdì 14 ottobre 2011

La patente

"Prof, ma l'ha portata lei quella piantina?"

Clotilde se ne stava buona buona sul mobiletto, da circa ventisei ore, quando l'hanno notata.
Mercoledì mi avevano fatto arrabbiare e strillare tanto che, invece di presentarla, l'avevo lasciata lì sperando che le vibrazioni della mia voce non le facessero cadere altre foglie.

"Sì, è mia. Si chiama Clotilde, etc etc"
"Da dove viene?"
"Dal Madagascar. I Portoghesi la chiamavano flor da fortuna."
"Ma no, prof."
"Come no?"
"E scusi, appena l'ha portata ci hanno rapinato."
"Ma io l'ho portata ieri..."
"E infatti, ci hanno rapinato stanotte."
"...ah. E' vero."

Così adesso la povera piantina ha un nome e anche un cognome.

Clotilde Chiàrchiaro.

giovedì 13 ottobre 2011

Da star male

Eccola lì.

Sono venuti i ladri e ci hanno rapinato la scuola.

Partiti i computer portatili. Solo i più recenti.
Partiti tre proiettori su quattro delle super lavagne multimediali della strafottutissima sperimentazione ministeriale.
Partito il pc portatile del Gigante, che l'aveva non si sa perchè proprio stavolta lasciato nella sua aula chiusa a chiave, con tanto di hard disk periferico aggiuntivo, e circa dieci anni di lavoro suo e della scuola dentro.
Partiti i soldi dalla cassaforte.
Partite due tastiere Roland, le più belle.

Io sono arrivata dopo le undici e mezza e ormai l'avevano già sviscerata tutta, la preside era a far denuncia, il Gigante aveva già pianto (mi hanno fatto piangere il mio stupendo vicepreside, se li prendo li ammazzo) sconvolgendo i ragazzi che mai avrebbero creduto che lui, la roccia granitica su cui poggia la scuola, potesse disperarsi.

Ma fai un po' lezione a 190 alunni, quando carabinieri, uomini del Comune, tecnici dell'antifurto, tizi della manutenzione etc etc sono andati e venuti dalle classi, il vicepreside ha pianto in pubblico e tutti i professori hanno un muso lungo fino a terra e la pazienza ridotta allo 0,0099 per cento di quella che solitamente ci mettono.

E il retropensiero dal gusto insopportabile che qualcuno della banda conoscesse bene la scuola, il numero di lavagne presenti e addirittura dove teniamo i telecomandini dei proiettori.

No scusa... cos'hai detto???

Ho capito male? Ditemi che ho capito male.

L'altra sera ero a Genova (i soliti affari di famigghia, che poi invece sono stati spostati a un altro giorno, così l'unica cosa concreta che ho prodotto, a parte stare un po' coi miei, è stata compilare il censimento a tutta la famiglia) e mi sono fermata a cena a casa mia, dove la televisione ancora funge (qui in Piemonte se non hai il decoder o Sky non vedi niente).
Devo dire che ho visto un tg di Rai Tre che valeva la pena vedere, per una volta: governo battuto grazie a membri del PdL che non si presentano in aula, decreto intercettazioni mandato a ramengo, corte dei conti che boccia il condono fiscale, indignados di Boston che manifestano a Wall Street chiedendo che i ricchi paghino e i poveri sopravvivano.
Uno quasi quasi potrebbe anche credere che tra qualche giorno si avvereranno dei sogni, di quelli grossi, per il Paese.

Poi mi salta all'orecchio un'ulteriore notizia.
Ditemi che ho capito male, perchè ero in cucina a fare il soffritto di porri per una pasta, e ho mancato qualche informazione fondamentale, perchè quel che ho capito io è stato questo:
sono usciti i risultati riveduti e corretti dell'anno scolastico delle scuole superiori. In pratica hanno detto ADESSO ad alunni che hanno concluso un anno e che addirittura hanno dato l'esame di stato a luglio se sono stati promossi.

Ditemi che ho capito male. Ditemi che sono uscite le statistiche su promossi e bocciati, non LE PROMOZIONI E LE BOCCIATURE. A ottobre.

Vi chiarisco che ho un nebuloso ricordo di quel che è successo a giugno, causa serissimi problemi di salute di mio padre e conseguente stop lavorativo senza precedenti nella mia esistenza: in pratica non sapevo nemmeno quel che succedeva nella mia scuola media, figuriamoci se potevo preoccuparmi delle altrui scuole superiori. Però ho la certezza che questo ministero è riuscito a comunicare tre giorni prima della fine della scuola che sì, all'esame di terza media c'era la prova scritta obbligatoria di francese (quella che da due anni era facoltativa) e mi sembra di ricordare che la terza prova della maturità fosse sbagliata e quindi oggetto di contestazione.

Non lo so, guardate che io in questi ultimi mesi ho vissuto in un TUNNEL (ahahahah) e che mi sono persa molte cose, da giugno ho letto il giornale con calma solo al mare e in montagna, quindi per un totale di venti giorni, perchè in città ero troppo presa, e davo solo una scorsa veloce alle news su ANSA.it. E da quando ho ripreso a lavorare sono troppo impegnata a star dietro all'orticello mio, anche perchè in questo 2010/2011 ho mandato via per la prima volta una terza senza aver finito il programma e scontentissima dei risultati miei e loro, e quando sono tornata a lavorare a settembre le orecchie mi sono state abbastanza tirate. Diciamo che sono un po' una sorvegliata speciale, e il mio compito di quest'anno è farmi perdonare i numerosissimi giorni dell'anno scorso in cui ero poco presente con la testa al mio lavoro.

Ma questo ministro e i suoi scherani hanno fatto tanto e tale danno alla scuola italiana, e si propongono al pubblico esterrefatto di studenti e insegnanti con una tale tracotante mancanza di pudore, che lì per lì la notizia che i risultati sono usciti il 12 ottobre mi è sembrata realistica.

Se mi confermate che è vera, avrei una domanda: dove CAZZO sono finiti i genitori? Gli iscritti alle scuole italiane sono TUTTI ORFANI???

martedì 11 ottobre 2011

Il trasloco di Clotilde

La mia maestra delle elementari aveva una pianta sulla cattedra.
Una kalanchoe rossa. Su un centrino di cotone giallo.
Mi sembra di vederla. Col naso arrivavo poco sopra la pianta stessa, all'epoca.
La bidella Elena la annaffiava religiosamente a giorni alterni.
Da quando ho deciso di insegnare, non ho mai potuto vedere una kalanchoe rossa senza pensare alla mia maestra e dirmi che un giorno ne avrei avuta una anche io, sulla mia cattedra.

Quel giorno è domani.

Ho una kalanchoe rossa comprata in occasione di una visita al cimitero, non abbiamo potuto lasciarla presso la tomba cui era destinata perchè non c'era spazio, quindi ce la siamo portata a casa. Stava vicino al mio Buddha di legno.




Solo che Bontcho l'ha vista e rovesciata, una volta, due volte. Spaccando vaso e sottovaso. Poi se l'è dimenticata per due mesi. Fino all'altro giorno, e stavolta cadendo la pianta si è fratturata i due rametti ancora fioriti e si è tutta inclinata e schiacciata su un lato. Il Buddha non ha detto niente, io a momenti mi metto a piangere.

Io non lo sopporto quando i gatti mi massacrano una pianta, io AMO avere tante piante, ma ho rinunciato quasi definitivamente a tenerne, perchè loro le torturano. Quando ho messo su casa con l'Uomo avevo fatto i gruppetti di piante nelle varie stanze della casa, e sui terrazzi, col criterio dell'etnia: tutte le africane, tutte le giapponesi, tutte le europee, tutte le brasiliane... Perchè si sentissero a casa propria tra conterranee. Capito cosa intendo? Io voglio bene alle piante. Studio volentieri le loro origini e la loro storia.

Per esempio, la kalanchoe viene dal Madagascar, dai monti Tsaratanana, è stata portata a Parigi negli anni Venti e viene anche chiamata flor da fortuna in portoghese e flaming Katy in inglese.

La mia, comunque, si chiama Clotilde, e da domani la affiderò alle cure della mia prima.

Anche perchè quest'anno ho in mente un progetto in cui ogni alunno sia responsabile di una propria piantina in vaso. Da attuarsi in primavera, beninteso, che qui fra qualche giorno gela.

Così domattina per Clotilde è il primo giorno di scuola, e vedremo come la prendono i primini.

domenica 9 ottobre 2011

Un weekend alla Sacra

Ci sono passata sotto per anni, guardando la torre della Bell'Alda stagliarsi contro il cielo azzurro o le nubi, le rocce rosse sul fianco verde della montagna, il bosco impenetrabile.


Poi questo weekend con la scusa di un convegno sull'Arcangelo Michele ci sono tornata. Dopo una roba come ventotto anni. E con la testa di una prof di storia.

E' incredibile che qualcuno nel X secolo abbia iniziato questo, qui, se a tutt'oggi la strada per arrivarci è tortuosa, senza protezione a valle, sepolta tra i rami, battuta dal vento, percorsa da animali selvatici.





E' meravigliosa. E' severa e piena di mistero.

E' assurda, così compatta, immobile e ghiacciata, lassù dove anche i rapaci faticano a contrastare il vento, che suona come un organo mostruoso tutt'intorno alle sale in pietra.



Pensare a quei monaci che si isolavano lassù nei lunghissimi inverni e agli artisti che hanno scolpito quelle gigantesche pietre.


Pensare a questo arcangelo armato, che respinge Satana, in piedi sui merli sulla punta di un piede solo, leggero e possente, con due enormi ali color nebbia, la spada sguainata e i capelli lunghi scompigliati dal vento, mentre sotto, sulle pendici boscose del monte, la prima neve infreddolisce il paesaggio.



Sentirsi piccoli di fronte ai titani che hanno costruito l'abbazia e ai silenziosi, resistenti uomini che l'hanno abitata. E poi guardare giù, verso Torino illuminata, dalle torri, e sentirsi grandissimi per la fede, la cultura e l'amore per la bellezza che ci legano al passato, e che nessuno ancora è riuscito a distruggere.

mercoledì 5 ottobre 2011

Primini

"E anche questo è un bel... DIECI!!! Ed è... per te, V.!"
Sorriso trionfante di una delle bambine più belle che io abbia mai visto: Giovanna Mezzogiorno da piccola, ma con le lentiggini.
Commenti spontanei dei compagni:
"Eh, V. vince sempre!"
"Anche nelle gare sportive!"
"Eh, ma V. è una tosta!"
Tosta, V.?
Tostissima.
Ecco come ti chiamerò.
Si vede, da come esci sparata, sola, dall'aula, con la tua merenda in mano, con quegli occhi verdeazzurri incredibili pieni di pensieri acuminati, decisi.
Si vede dalle facce con cui ricevi i commenti degli insegnanti. Farti ridere di gusto è difficile, ma un sorriso contento ogni tanto lo fai, quando veramente riesco a sorprenderti.
Hai letto con la tua voce sottile e beneducata il tuo testo di compito sullo sport che ami: l'atletica, sugli sforzi e i sacrifici che fai da quando il coach ha detto che sei fatta apposta per le gare di resisstenza.
Per qualche giorno ti ho messo vicino Atreiu, il nostro piccolo sognatore, pallido e svagato, disordinato, tendente al panico. Vi siete detestati immediatamente. Lo guardavi come fosse un insetto, dall'alto della tua impeccabile organizzazione di stampo militare.

Lui che va in ansia se resta indietro di mezza parola nel dettato e si blocca tutto e bisogna soccorrerlo e ricondurlo al pianeta, ma con gentilezza, altrimenti, con le cattive, gli vengono solo i lacrimoni e non si ottiene niente. Sembra più Bastiano Baldassarre Bucci, a conoscerlo meglio, ma ormai Atreiu resta, anche per la pettinatura.

Ieri mettevo a posto il registro elettronico della I A e pensavo che questi ventidue nomi ora per me hanno ognuno faccia, voce, soprannome e valore affettivo. Sarà un'annata pesante, già lo so, ma c'è così tanto su cui lavorare, al di là di quelli di cui mi sono innamorata a prima vista. Sono interessanti. Esco sudata fradicia e con le tonsille a pezzi, ma sono interessanti.

Ho quattro ragazzini coi capelli dello stesso color miele, Biondo in Gamba, Winnie Pooh, Huck Finn e Biondo Sole. Huck Finn mi sta facendo vedere i sorci verdi. Winnie Pooh era partito malissimo, addirittura l'ho beccato a darsi il gel nei capelli durante una lezione, ma ora siamo in ottimi rapporti.

Il Soggetto (altrimenti noto come Dylan McKay) oggi quando finalmente, a tre minuti dalla fine delle lezioni, ho voluto il suo diario per metterci una nota, mi ha guardato stupefatto.
"Come? Un'altra?"
"In che senso un'altra?"
"Oggi ne ho già prese due! Mi ammazzano."
Portandomi il diario: "No... ma lei deve mettrmi un MURO a destra, altrimenti io continuo a girarmi verso Huck Finn..."
"La testa, Soggetto, è la tua. Non si gira se tu non muovi il collo."
E' uscito un po' preoccupato da quel che lo aspettava.

Bimbo Transfert ha sparato in classe delle mini castagnole, creando il terrore più in noi insegnanti che nei compagni, e facendo intervenire simultaneamente la Pianista, me, la Compagna Collega e il Gigante. La Compagna Collega ha dichiarato che l'ora era sua e non mia e mi ha mandato fuori (grazie, eh? poi però quando ci sono da scrivere i verbali la coordinatrice sono io), dandogli una nota sul diario. Io dopo ho detto al ragazzino, senza mezzi termini, che era una cosa da nota sul registro. Ne discuterò col Gigante.
Ci abbiamo messo una buona mezz'ora a farlo smettere di piangere e un'ora e mezza a calmarlo, si è placato solo quando mi ha indicato il ragazzo di III B che gli aveva passato i petardini. Il quale ha giurato che non ne porterà più a scuola. Devo parlarne col Troll, perchè è uno dei suoi, ma oggi, per puro culo, non l'ho incontrata.
Penso che convocherò la mamma di Bimbo Transfert per un piccolo punto della situazione.

E' tornato il Malinconelfo, un bambino che io adoro, perchè dal fondo delle sue occhiaie di bambino triste con famiglia separata e mille problemi ogni tanto mi spara dei sorrisi di cioccolato al latte, e perchè ha questa voce nasale da topo di biblioteca nerd e invece è un giovane atleta lungo lungo con gli arti smilzi da elfo, te lo immagini proprio in calzamaglia verde, cappellino fatto con la parte verde di un fiore e ciuffo castano liscio sul faccino magro. Era assente da tre giorni e io non me ne capacitavo.

martedì 4 ottobre 2011

C'ho il blues

Che poi non è che non abbia lavorato, ho appena scritto due verbali e preparato due files da inserire nei registri elettronici, ho messo a posto il registro, ho anche cucinato, oggi, pasta con scalogno zucca pancetta pepe salvia, pure buona, e di cazzeggio me ne sarò concessa un'oretta adesso che l'Uomo è andato a comprare un lettore dvd per sostituire quello guasto. Oggetto, mi rendo conto, ormai indispensabile come l'ossigeno ora che non abbiamo più i canali tv e che abbiamo un cinecircolo.

Però così, sono ancora un po' dolente anche se finalmente non prendo più antibiotici e mangio, e sono un po' sul malinconico, sul Crying game, sul mah boh, uffa, ecco, io...

Che ho avuto una notizia triste, squallida, da incazzarsi e non posso dirla per salvare la privacy di due conoscenti.
Che ho mancato l'onomastico di papà perchè a Genova c'erano il salone nautico E uno sciopero e non si poteva avvicinarsi in auto.
Che la Susibita ha scritto questo post bellissimo e a me è venuto un po' di magone

e forse non è tardi per mettere tutto in una borsa di tela e partire, e sedersi su un gradino a leggere Grainville per l'esame di Letteratura Francese, e mangiare una fetta di focaccia con le patate davanti al mare, e andare alla Feltrinelli a comprare testi neanche tanto tosti tipo "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", e quell'angolo di piazzetta non tanto pulito e con un po' troppi piccioni e non ho mai voluto sapere quanti topi, e però con quella caffetteria che ci ha visti crescere, e quell'agenda piena di programmi pazzeschi per un futuro di successo, e tutti quegli appuntamenti tra le otto di mattina ("alle otto a Lancillotto") e le undici di sera (le Piramidi, il Bulldog o il Carpe Diem) e, siccome non esisteva il telefonino, per rispettare gli accordi presi per telefono la sera prima (studio con la S. poi mi vedo per pranzo con la F. poi alle tre vado alla Berio che c'è la U. con la D. e gli altri della Berio e poi alle sette aperitivo con E. e per finire cena con il fidanzato che arriva dal lavoro e tutta la cumpa, e poi per le undici e qualcosa si molla la cumpa fingendo di avere il coprifuoco, che in realtà è un'ora e mezza dopo), bisognava correre e saltare su e giù dagli autobus e dai treni sempre con i capelli sciolti, e la borsa piena di libri, e la sciarpa avvolta sulla testa come Grace Kelly quando tirava troppo vento, e quegli scarponcini coi lacci che avevano più chilometri dei camion di Overland ma gli anfibi no, mai, che io col grunge sono venuta a patti solo moltissimi anni dopo quando era tardi, e di grunge avevo solo i capelli (però puliti, non come quelli di Cobain) finchè non me li sono tagliati da maschio in una botta di esistenzialismo.

Cazzo, era bello sì.
Non è stata the age of glory, quella è venuta dopo, con i venticinque anni, la specializzazione, la lotta sindacale, l'Uomo e, di colpo, la mia vita trasformata in un film.

Però uscivo alle sette e mezza di mattina e non sapevo mai quando sarei tornata e cosa avrei fatto in mezzo, ed era bello.

lunedì 3 ottobre 2011

Come zuccherare una donna acida, o delle risposte date ad minchiam e degli amici gigioni

Ho avuto dolori così acuti ai denti, questa settimana, che per interagire con gli esseri umani avevo solo due modalità:
1) la pazienza di Giobbe e la voce bassa (con gli alunni e i colleghi)
2) l'urlo isterico LASCIAMISTTTTTAAAAAAAAREEEEEEEEEHHHHH STOOMMMMMAAAALLEEEEEEEEHHHH! (col marito)

Va da sè che non potevo frequentare nessuno al di fuori della gente sul lavoro e del marito (il quale, anche se mi sono profusa in scuse, credo aspetti il momento più opportuno per farmela pagare con gli interessi).

Poi mi sono un po' ripresa, ma tra i farmaci, che mi hanno intossicato il cervello, e il nervosismo, per aver passato un'intera settimana a trascinarmi dolorosamente e a vedere medici e farmacisti, sono quarantott'ore che dò risposte al vetriolo. E a volte semplicemente tronco un argomento con una cazzata perchè non ho voglia di rispondere. Poi magari sono tutti cazzi miei.

Tipo l'altro giorno in chat col Pagliaccio:
"Come sarebbe ti sei bruciata il commercialista bravo? Cosa gli hai fatto?"
E io, non mi chiedete perchè: "Ho tentato di sedurlo."
Pochi istanti dopo, il Pagliaccio: "E ti ha respinto? E' gay."

La cosa preoccupante non è che io svalvoli dicendo cose senza senso. E nemmeno che il Pagliaccio gigioneggi. Sono undici anni che gigioneggia con me, a periodi, tra una e l'altra delle sue relazioni con figure femminili inquietanti che farebbero sembrare la marchesa di Merteuil, la Contessa Du Barry e Erszebet Bathòry delle simpatiche Winx. Non chiedetemi come facciamo a essere ancora amici.

E' che normalmente io, quando il Pagliaccio gigioneggia con me, gli stronco le ginocchia ridendogli in faccia, o addirittura mi incazzo e, nei periodi difficili della storia con l'Uomo, ogni tanto l'ho anche accusato di provarci sapendo che io ero in un brutto momento, e gli ho levato il saluto (peraltro da anni ormai solo telefonico e via internet) per mesi.

E stavolta invece, porella, ero così fiaccata dalle giornate di sofferenza appena trascorse che questa scontatissima battuta gli è valsa un "sei un tesoro" che pagherò, anche questo con gli interessi, non appena lui in un momento di particolare crisi verrà preso dalla malsanissima tentazione di dirmi un'altra volta che, tra tante donne che ha incontrato nella sua sfortunata vita sentimentale, eccetera eccetera.

Però sono dell'idea che certi uomini dovrebbero segnarsi le frasi ad effetto dell'amico gigione della moglie e tenersele lì, che magari a una, dopo una settimana di miserie, le riequilibrano il pH, e di certo abbassare il tasso di acidità di una donna conviene più al marito che all'amico gigione che la sente solo per telefono ogni tanto. Il quale, però, misteriosamente, a sua volta, con la compagna non ci azzecca manco a morire.

Concorso per prof blogger: Trova il soprannome all'alunno

Il soggetto ha undici anni.

Il soggetto è carino, o lo diventerà tra pochi mesi. Abbastanza atletico, corporatura grande, ciuffo castano chiaro, occhi scuri, pelle abbronzata.

Il soggetto fa il furbo.

Il soggetto chiacchiera parecchio e quando lo riprendi ti guarda con l'aria come dire "Okay, cocca, ora non ti agitare."

Il soggetto non ama ricevere note sul diario.

Il soggetto, buttato a pelle di leone sul banco, alla domanda: "Che succede?" risponde "Mi annoio!"

Il soggetto però alle lezioni di letteratura sta abbastanza attento. E interviene.

Professoressa: "Da Gea nascono i Monti, Ponto..."
Soggetto: "No, ma come fanno a nascere se è lei da sola?"

Professoressa: "Da Rea e Chronos nascono diversi figli..."
Soggetto: "No, ma come, se sono fratelli? Ma è incesto!"

Professoressa: "E così, quando cresce, Zeus..."
Soggetto: "Ma se sono eterni e immortali, come mai crescono?"

Professoressa: "Efesto è brutto, la madre lo guarda, inorridisce e lo butta giù dall'Olimpo, così rimane tutto storpiato e curvo..."
Soggetto: "Ma non c'erano i chirurghi plastici?"

Ah, un particolare. Il soggetto è cugino di Punta di Diamante.

Ora, voi come lo battezzereste uno così? Perchè, onestamente, ho la sensazione che di lui mi toccherà parlare varie volte su questo blog.