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venerdì 21 dicembre 2012

Le 11 e 11

Non so quale tra i tanti fake sui Maya e il loro calendario sosteneva che l'ora precisa della fine del mondo fosse alle 11.11 di stamattina (ma su che fuso? quello del Messico? baaah.)

Comunque, a Scuolina Rosa di Paesino di Sogno, alle 11.10 di stamattina, Dylan Mc Kay si è messo a correre per l'aula computer dove io, imperterrita di fronte ai meteoriti e alle vacanze di Natale, stavo facendo fare la ricerca a coppie suli parchi naturali in Francia, Inghilterra e Irlanda.
"SONO LE UNDICI E DIECI SONO LE UNDICI E DIECI TRA UN MINUTO FINISCE IL MONDOOOOOOOOOOOOOOO"
E io, senza alzare la voce: "Dylan, tra un minuto, se non la smetti, la sola cosa che finisce è lo spazio bianco sulla pagina del tuo diario."

Appena pochi secondi dopo, a Paesino a Punta, dove insegna l'Uomo, sono le undici e tredici e qualcuno dice:
"Prof! Non siamo morti!"
Breve pausa. Poi, l'Uomo:
"Tu dici? A giudicare dall'odore, io invece direi di sì. E da un pezzo."

E' stato bello ritrovarsi a pranzo per raccontarsi di quanto siamo carogne.

giovedì 20 dicembre 2012

Se per caso i Maya ci avessero visto lungo


Cinque cose del più e del meno che rimpiangerò

- aver convissuto per circa vent’anni con la colite nervosa, quando bastava dire un bel “ma andate tutti a fare in culo” per farsela passare
- non aver passato almeno altri due anni a Edimburgo
- non aver fatto in tempo a prendere la seconda laurea
- non essere mai riuscita a mantenere una dieta con un po’ di costanza
- non aver mai fatto la crema del Ringo. Eh. Ognuno ha le sue fantasie erotiche. Io ho il Ringo, e non me ne sono mai vergognata. Tanto si sa che poi nella vita sono una persona seria. 

Cinque cose del più e del meno (ma neanche tanto) per cui valeva la pena vivere

- ogni singolo minuto passato a insegnare
- lo sguardo di Sanguedelmiosangue
- quella mattina in cui, vestita, acconciata e truccata da sposa, sono rimasta un quarto d’ora sola in casa, e allora ho steso il bucato sul terrazzo, da cui vedevo un pezzettino di mare
- tutti i miei gatti e l’unico cane
- il pettorale destro di mio marito, che è quello su cui dormo


Potrei dire cose molto più profonde, è evidente, ma… non ci penso nemmeno.
Tanto lo sapete benissimo che il 22 ci svegliamo e abbiamo le stesse identiche grane di oggi.

Nel caso, comunque, siamo appena un po' più precisi.
Ci sono un mucchio di persone a cui avrei dovuto dire (o dire più spesso):

- grazie
- sì
- no
- vaffanculo.

Ce ne sono un limitato numero cui avrei dovuto dire:

- scusa (perché, solitamente, lo dico. Se ho capito di aver sbagliato lo dico, ma a volte sono tanarda)

Ce ne sono pochissime (due, forse tre) a cui avrei dovuto dire, almeno una volta:

- ti amo

Ce ne sono tante (per mia grande fortuna) con cui le parole

- non servono
- non sarebbero mai abbastanza.

lunedì 17 dicembre 2012

Prevedibilità e non dei ragazzini di tredici anni

Ad alcuni puoi leggere attraverso, come fossero figli tuoi, forse anche di più, anzi.


Stamattina, dopo dieci lunghissimi giorni di assenza, il primo saluto che ho ricevuto è stato un gesto tanto misurato quanto affettuoso, una specie di goffo sventolio della mano tenuta attaccata al corpo, mentre una buffa figura smilza, tutta storta, era in attesa davanti alla segreteria.

“Ciao, Atreiu, cosa fai? Chiami per farti venire a prendere proprio ora che sono tornata io?”

Lentiggini, sguardo indicibile tra l’eternamente stravolto e il contento di vedermi: “Eh…”

Io, sorridendo:“Ma stai male, cos’hai?” (e, senza neanche toccarlo, sapevo che non aveva la febbre. Né mal di stomaco, perché nelle sue varie sfumature di pallore ormai distinguo tutte le infinitesimali differenze)

Lentiggini, ciglia basse, espressione sofferta: “Sono mooolto raffreddato…”

Io, classificandomi per il campionato europeo di occhi dolci: “Oh ma dai, adesso io faccio Dante… Non vuoi seguire un po‘ di Dante?”

“Sì. Sì, per Dante mi fermo.”

Io (la peggio zoccola): “Solo se te la senti, eh.”

Lui, convinto: “Sì, sì, Dante lo voglio seguire.”

Coerentemente, alla fine delle mie due ore chiede di telefonare a casa.

Io (finta distratta) “Aha, ma… che lezioni avresti adesso?”

“Inglese e musica.”

Inglese, umm. Spero non ci sia una verifica.

“E non ce la fai a finire la mattinata, ormai che ci sei?”

I cuccioli al canile. Tutti i cuccioli di tutti i canili del mondo, in un solo sguardo di sofferenza, il disgraziato.

“Eh sono taaanto raffreddato, però.”

“Ma non hai febbre.”

Si sta già allontanando verso il corridoio:

“Mi sono fermato solo perché c’era Dante, prof.”

“E’ così che si conquistano le professoresse di italiano, di solito. Vai, va’.”



Altri sono una sorpresa non quantificabile ogni volta.

Dato che, dopo aver appeso all’albero maestro Dylan e Huck, abbiamo guadagnato un comportamento un po’ più calmo da parte dell’intera classe, adesso li sto mettendo di fronte a progetti che richiedono una certa fiducia e serenità. Tipo l’ora di lettura individuale silenziosa, che ai tempi d’oro, con la III B 2006/2007, si faceva comodamente accucciati in posizione del sarto sui cuscini appositi, o anche sdraiati come dei califfi, e in auditorium. Visti gli sguardi affascinati quando avevo spiegato questa cosa, avevo deciso, già prima dell’assenza per malattia, che era venuto il momento di aprire alla seconda le porte della biblioteca privata custodita nell’armadietto di terza. Oggi, nell’ultima mezz’ora, metto su tre banchi uniti i libri disponibili, modello bancarella sul Lungosenna, e li lascio frugare contenti.

Man mano, passano a farsi registrare i prestiti. Chi finisce, si porta il libro a posto come un piccolo tesoro e si mette a leggere in un silenzio innaturale. Tutto senza che io abbia detto niente.

Microlord arriva con “L’occhio del lupo” di Pennac e afferma: “Finalmente ho trovato quel che fa per me”. Mi sovviene che il bimbo ha la passione dei lupi. Dylan prende un manualetto scritto da un prof, intitolato “Uscirne vivi”, di consigli sulla sopravvivenza alle vicissitudini scolastiche. La mia marocchina dislessica che ha la fissa di salvare gli orfani (quella che, nella casa dei sogni, voleva “una stanza per i bambini che non hanno una famiglia”) prende Torey Hayden, non so se riuscirà a leggerlo, ma non le dico di no. Olivia prende “Gridare amore dal centro del mondo”, io esito un attimo ricordandomi che c’è una scena di sesso breve ma descritta senza molti giri di parole, poi mi ricordo che la mamma di Olivia, una travolgente signora cubana, mi ha detto che la bambina sa tutto dell’HIV e della prevenzione perché le ha spiegato tutto lei, “perché a questa età debono ssapere le cosse”. Le dò il libro.

Poi arriva Momo.

Con “Siddhartha“.

lo so che non è adatto per le medie. Ma ogni insegnante aspetta, come la cometa, l’alunno di quattordici anni che può fare cose che gli altri coetanei non possono fare. E ogni tanto passa, come la cometa. E io voglio essere lì quando passa.

Gli dico cautelosamente che è molto bello ma un po’ difficile. Di riportarlo, se lo trova pesante. Annuisce.

Dopo tre minuti torna.

“C’è una parola che non capisco.”

Io mi aspetto qualcosa tipo: bramino, nirvana, etc.

La parola è: pirandelliano.

Ha iniziato dalla prefazione.

Gli spiego che pirandelliano si riferisce a un autore che non abbiamo ancora studiato. Però gli faccio anche vedere che il romanzo comincia una dozzina di pagine dopo. Siccome dopo ciò non s’è ancora mosso dalla cattedra e mi sta guardando con quegli occhi così neri, e così certi che io possegga la risposta a ogni domanda, riprendo la frase della prefazione e spiego che il critico definisce pirandelliano il titolo del romanzo perchè Pirandello si occupava dell‘uomo che non conosce la sua vera identità, Siddhartha vuol dire colui che cerca l‘illuminazione, e si presuppone che tutti noi, come diceva Pirandello appunto, siamo in cerca di qualcosa che non troviamo, che ci manca. Pare soddisfatto, e se ne va. Io resto lì senza fiato e, ci fosse un altro adulto nella stanza, mi girerei per trovare nei suoi occhi conferma che lo ha visto anche lui. Ma sono l’unico essere umano sopra i quindici anni nell’aula, gli under fifteen che mi circondano non si sono accorti di niente, e resto così, basita, incerta se ho sognato. Ora, può darsi che me lo riporti tra due giorni, dicendo che è difficile e non gli piace. Ma non ne sono mica tanto sicura.





martedì 11 dicembre 2012

Catatonico nostalgico cazzeggiante

Cataaatoniaaaa... (da cantarsi sulle note di "Amado mio", come in quella scena stupenda de "La meglio gioventù" in cui cantano "anaatomiaaa")

Riassumiamo: mercoledì arrivando a casa mi sento male. Male proprio da accasciarmi. Mi butto in letto. Giovedì mi fanno male anche i pensieri. Venerdì sto meglio. Sabato così così. Da domenica, 'nammerda. Oggi fa martedì, io sono addirittura sotto antibiotico (bisogna conoscermi per capire l'addirittura) e sto una chiavica.

Risultato pratico: i gatti e il cane hanno ingaggiato una gara a chi schiaccia la dormita più profonda. In due metri per due ci sono quattro corpi inerti, il mio e i loro tre, e sarebbe difficile dire chi è più raggomitolato. Sembriamo il risultato di un attacco coi gas nervini.

L'Uomo sta facendo il possibile, l'impossibile e il miracoloso per sostituirmi sul campo, ma fino a ieri ho gestito tutto dal mio letto di dolore, via cellulare e internet. Oggi non ci provo nemmeno, anche perchè sono quasi afona. Quindi via libera al cazzeggio online, per studiare e correggere ho troppo mal di testa. Volevo anche dirvi che, arrivata al blog di Gwyneth Paltrow, ho avuto un sussulto di dignità in cui ho detto no, dai, devo riscuotermi, ora mi alzo. Sono andata fino in cucina. Ho spostato due piatti. Poi sono tornata a letto. Niente blog della Guìnete, ma la pagina FB di Malek Farhat, che mi ha appena attaccato come un virus un'exalunna di indicibile buon gusto, non posso esimermi dal guardarla. Anzi, ve la consiglio. Così voi signore quando non sapete cosa fare restate incantate dagli abbinamenti. Tipo, ditemi che effetto vi fa una cosa come questa:


Fuori dalla porta, posso sentirle, ci sono tutte le grane in agguato, sul pianerottolo: ringhiano e si spintonano, mi aspettano per saltarmi al collo appena metterò fuori la punta di un piede.

A me comunque l'unica cosa che dispiace davvero è che dovevo spiegare Paolo e Francesca ai miei ragazzi, se lo fa un/una supplente mi incazzo, ma spero che ieri, che c'era Dante alla terza ora, non fossero ancora coperti da un esterno. Sì sì lo sto dicendo, sono così egoista che spero restino indietro, quelli di seconda, e anche quelli di terza, dove stavo crogiolandomi, in colpelvole ritardo, sul Romanticismo foscoliano.

Di notte sogno gli occhi pieni di acume di Momo Docteur mentre il suo bellissimo cervellino poliglotta si fa strada nelle finezze lessicali della Commedia. Cioè. Ho una classe seconda media che non dirà mai "oggi c'è Divina?" ma dice correttamente "la Commedia è costituita da tre cantiche..." e, anzi, una frangia di spettacolosi insiste per chiamarla Comedìa, dopo che gli ho spiegato che così è più vicino all'italiano di Dante e anche all'etimologia greca.

Spiegando il congiuntivo, mi è scappata una lezione di analisi del periodo sulle ipotetiche. Non hanno fatto una piega.

Che voglia di guarire, e uscire sul pianerottolo dando un calcio in bocca alle grane ringhianti che mi aspettano, scavalcarle tutte e correre nella mia scuolina in mezzo alla valle gelata.

lunedì 10 dicembre 2012

I capricci di madame


 "E' una bibliografia relativa a Erodoto, in particolare ti devi leggere il libro II delle "Storie", paragrafi 1-98, guardare l'introduzione ed il commento a questo testo fatti da Lloyd, su un'edizione del testo delle Storie della Fond. Valla, del 1989, che penso troverai alla Berio o in universitaria (o sul precedente del 1976 ma in inglese, 'scia perdere), poi ti devi leggere la seconda parte del cap I di Le mirage égyptien (te lo leggo io, dato che è in francese?) di Froidefond, il testo di Dorati e quello di Thomas (che è in inglese). Non perdere la calma, si può fare. Questa è quella che io chiamo una bibliografia cazzuta, ma cose del genere erano il mio pane quotidiano quando lavoravo per Bertini."

Questa la mia risposta a un messaggio allarmato del cugino SDMS, il quale ha appena ricevuto un'enigmatica e-mail dalla docente di Storia greca, relativamente alla tesina su Erodoto che deve scrivere.

Il problema è che, mentre lui faticava a decifrare il bibliografese, io, alla lettura di:
Biblio: Hdt II (limitatamente alla parte descrittiva di usi e costumi, 1-98);
vd. introduzione e commento di A.L. LLoyd, in Erodoto, Le Storie, Libro II,
Milano Fondazione Valla, 1989; dello stesso Lloyd esiste una versione più
estesa e ricca di note esegetiche: Herodotus Book II. Introduction, “ EPRO” 43,
Leiden 1975; Commentary I, Leiden 1976); in generale, vd. Chr. Froidefond, Le
mirage égyptien, Aix-en-Provence 1971 (in partic. parte II, cap. I) ; M.
Dorati, Le «Storie» di Erodoto: etnografia e racconto (Pisa/Roma 2000); R.
Thomas, Herodotus in Context: Ethnography, Science, and the Art of Persuasion
(Cambridge 2000)
ho reagito all'incirca come Jamie Lee Curtis quando Kevin Kline le parla in spagnolo in quel vecchio film.
 
E questo, unito al fatto che, al messaggino "che studi di bello?" che le ho mandato, la dottoranda, pardon, la cultrice di materia Noisette ha risposto "questioni di sociologia della letteratura: evoluzione del sistema letterario, pubblico borghese, realismo..." e io sono andata in cucina, correndo, a staccarmi un pezzo di nocciolato dal volume preoccupante, mi dice che sarebbe davvero venuto il momento di riorganizzare le mie priorità.
 
Non dico l'anno sabbatico, addirittura, ma qualche pomeriggio di solitario e intenso godimento in una biblioteca, o un bel convegno, neh.
 
 
 
 

    domenica 9 dicembre 2012

    E intanto

    Con 426 voti favorevoli e 88 contrari, la Camera ha votato la fiducia poosta dal Governo sulla legge di stabilità. Approvati anche articoli aggiuntivi. I provvedimenti più importanti: 24 ore, DSGA, scuole non statali, compensi commissari concorso docenti, ferie precari.
    Nell'attesa di analizzare il testo definitivo approvato dalla Camera, proviamo a ricapitolare i provvedimenti che riguardano la scuola.
    24 ore, cioè comma 42 dell’articolo 3: stralciato
    La parte relativa all'aumento dell'orario lavorativo da 18 a 24 ore senza aumento retributivo è stato soppresso.
    In alternativa i fondi saranno reperiti nella seguente modalità:
    • 1,8 milioni dal taglio dei distacchi sindacali e dei comandi dei docenti del personale scolastico al ministero e ad altri enti;
    • 6 milioni dalla dismissione immobile di piazzale Kennedy, a Roma, utilizzato come sede del ministero dell'Università prima dell'accorpamento con il ministero dell'Istruzione
    • 20 milioni dai tagli per i bandi dei fondi First e Trin
    • 30 milioni di tagli sul progetto Smart City nel centro nord;
    • 47,5 milioni dal fondo per il miglioramento dell'offerta formativa "senza pregiudicare l'offerta";

    • e ulteriori maggiori risorse da un fondo alimentato nel passato dagli accantonamenti di risorse raccolte con vecchi tagli. (circa 80milioni)

    Prevista anche una clausola di salvaguardia che scatterà se gli obiettivi di risparmio non saranno raggiunti.
    Assistenti che sostituiscono i DSGA
    Restano i commi 32 e 33 che prevede una decurtazione dell'indennità di vacanza rispetto a quella attualmente prevista.
    Commissioni esaminatrici per il concorso
    Qui abbiamo delle novità. Infatti, sebbene la retribuzione resta invariata rispetto a quella per il concorso a dirigente. Ma è notizia di ieri di una apertura per l'esonero.
    Ferie per i docenti precari
    Confermata la disposizione secondo la quale i docenti con contratto al 30 giugno supplenza breve dovranno usufruire dei giorni di ferie nei periodi di sospensione delle lezioni. Qualora non sia possibile fruire di tutti i giorni a disposizione, dovrà essere retribuita la differenza spettante tra i giorni maturati e goduti

    Inserito anche un emendamento che riguarda il finanziamento delle scuole non statali
    Si tratta di 223 milioni di euro che andranno ai nidi e scuole dell'infanzia comunali. Come specificato dal Partito Democratico in occasione dell'accoglimento dell'emendamento.

    Si tratta di una veloce carrellata per far il punto della situazione.
    Il testo passa al Senato, dove verrà posta la fiducia. Difficilmente ci saranno ulteriori modifiche.

    (Fonte: orizzontescuola)

    venerdì 7 dicembre 2012

    Solitamente non mi sbottono

    ...però questi pomeriggi qua, in cui lui sta via tante ore, sono quelli in cui mi manca l'aria. Sarebbe lunga da spiegare, e questa non è la sede, certo il nostro non è un matrimonio facile, ci sono troppe cose che dovrebbero andare a posto, eccetera. Ma a dodici anni dai nostri primi momenti insieme sono ancora innamorata come un'idiota, ecco, l'ho detto, e pensare che quasi me ne vergogno, che sono talmente stronza e orgogliosa da restare convinta che sia il mio punto debole.

    E' solo che no, non l'avevo scritto qua, perchè qualcuno che legge e che io stimo ha trovato che Hastiwood ci riduce due deficienti abbagliati dal jet set, qualcun altro ha criticato il fatto che io scrivessi solo di begli uomini fascinosi, qualcuno pensa che io dovrei concentrarmi sulla vita reale e fare altro, qualcuno invece pensa che io potrei mollare le mie aule piene di problemi e le mie sveglie alle 5.45 e non fare altro. Ma in realtà, il festival è qualcosa che io e lui, anche se io non c'entro e ci voglio entrare il meno possibile, facciamo insieme. E quando siamo a cena con gente che ci conosce da poco, ci succede ancora adesso di sentirci dire che siamo una bella coppia, quindi, anche se a me a volte sembra impossibile, vuol dire che questa è tuttora la prima cosa che si nota di noi, e tra l'altro in un momento non esattamente gioioso della nostra convivenza. Il festival, dato che è un periodo dell'anno in cui facciamo praticamente tutta la vita sociale che non abbiamo negli altri undici mesi, sta diventando interessante per questi commenti che raccogliamo tra una cena e l'altra, da gente che non ha motivo di farli, che anzi, a volte, vede la mia espressione provata e si scusa di essersi permessa di parlare.

    Infatti non è detto che io la prenda bene, ultimamente, quando qualcuno mi fa notare che siamo visibilmente legatissimi. A volte piangerei, chiedendomi cosa e quanto ho dovuto spendere per questo. A volte mi sento come se mi avessero dato una medaglia al valore. Non mi capita mai di pensare quanto sono fortunata, so di essermi sudata ogni millimetro di questa strada, so di aver fuso quasi completamente il motore negli ultimi anni perchè comunque sia lo sforzo non basta mai, mai, la tranquillità in questa storia è un miraggio, è un'allucinazione, non esiste.

    Però poi succede che, a distanza di pochi giorni, raccolgo due diversi input: un amico che mi dice "tu sai di avere un marito, sì? Perchè lui lo sa di avere una moglie. Ti guarda dall'altra parte della sala e dice là c'è mia moglie, tutto contento", e io rossa così non ci diventavo da quando avevo tredici anni, credo; e l'altra sera questo, che mi ha sconvolto.

    Perciò oggi, che è venerdì e sono sola, invece di essere come vorrei essere sempre, e cioè abbarbicata a lui sul divano, senza cellulari che suonano, senza e-mail, senza Skype che trilla, senza nient'altro che lui e fuori dalla finestra il buio e quest'aria di neve, è uno di quei momenti in cui me lo dico, che sono fortunata, che questo colpo di fulmine irrimediabile capitato, fuori da ogni previsione, per due frasi dette a una lezione di storia, merita tutta la mia energia, tutto quel che posso dare, che se un giorno sarà il momento di lasciare di nuovo tutto quello a cui sono abituata e partire per un'altra avventura lo farò, brontolando e strillando con lui come al solito, ma lo farò, ma che mai da me non fia diviso, mai mai mai. Mai.

    giovedì 6 dicembre 2012

    Varie

     


    1)

    Semina un pensiero e nascerà un'azione;
    semina un'azione e nascerà un'abitudine;
    semina un'abitudine e nascerà un carattere;
    semina un carattere e nascerà un destino.
     

     Anguttara Nikaya
     
     
    Mi pare una bella cosa da pensare per un insegnante.


    2)

    Sono sconvolta dalle notizie che arrivano da Parigi, dall'amatissimo Queen Father. Menomale che Daddy è tornato a casa sano e salvo. Comunque tra la cugina di mio padre, Daddy, e la povera ragazza di Roma morta d'infarto a 34 anni, mi sta venendo la paranoia degli attacchi di cuore, che era una delle poche ansie che francamente finora non mi facevo.

    3)

    Perchè non riesco a disattivare il grassetto?

    4)

    Sono a casa malata: a giudicare dal dolore veramente forte in gola, e da alcuni altri dettagli che non vi piacerebbe leggere, sto per morire di difterite, come in un romanzo di Louisa May Alcott. Stanotte alle due e quaranta mi sono alzata in preda al panico, perchè deglutire, respirare e tossire erano tre cose che assolutamente non mi riuscivano. Mi sono curata rantolando un po' in bagno e poi tranquillizzandomi col mio sistema migliore, un libro sullo yoga. E andando a dormire in cameretta da sola, perchè mi ero già svegliata tre o quattro volte a causa dei gemiti che io stessa emettevo nel sonno. Non che l'Uomo si sia mai girato per vedere se stavo agonizzando. Lui pearaltro, da quando è finito il festival, sta in piedi per miracolo.

    5)

    Essendo io a casa malata, oggi ho lavorato talmente tanto che alle tre e mezza mi sono detta: fossi furba, invece che in mutua saresti a lavorare, sai come ti staresti riposando. Di tutto, ho fatto, persino cucire, col filo nero, un orlo di raso nero a uno scialle da sera di cachemire nero, rischiando di perdere definitivamente la mezza diottria rimastami.

    6)

    Il trionfatore assoluto di Asti Film Festival, con tre premi: miglior film, miglior attore e miglior attrice, è stato "L'ultimo terrestre". Ora, se avete un periodo buio e complesso, non guardatelo. Se però potete prendervi un weekend per pensare, mandate a letto i bambini, e gustatevelo: è un capolavoro. Io, che in un periodo buio e complesso ci sono dal novembre 2010, l'ho visto quindici giorni fa e ci sto pensando ancora adesso.
     

    martedì 4 dicembre 2012

    Begli incontri

    Psicologa del consultorio: “Quindi, noi strutturiamo il lavoro in due incontri, il primo lo faccio io da sola ed ha una durata di un’ora e mezza, massimo due. Voi che orario fate?”

    Castagna: “Otto - tredici e trenta.”

    PdC: “In ore di sessanta minuti?”

    Castagna (con sopracciglio divertito): “No, di cinquantacinque. Quindi sono sei unità orarie al mattino, perciò, se sono tre terze potrebbe fare due ore, due ore e due ore.”

    PdC (seccata): “Beh no, un momento, tutte nella stessa mattina?”

    Castagna: “Ah non so, io lo dicevo per lei, visto che mi dice che non avete molta disponibilità per spostarvi dall‘ASL, almeno così riducevate le uscite.”

    PdC (sostenuta): “E però insomma, sono sei ore, voglio dire, seguire dei lavori di gruppo, no, io penso anche alla nostra salute mentale. No no, bisogna che io faccia due classi una mattina e la terza un altro giorno.”

    Primo piano di Castagna (occhi verdi fissi sulla psicologa, con palpebra immobile)

    PdC: “Vediamo la disponibilità sulle singole classi, per prevedere i giorni utili.”

    Il Troll: “Sì, guardi, per facilitare le cose e non dover fare tanti scambi d‘ora coi colleghi, io per esempio con la III B ho tre ore di seguito il giovedì. O altrimenti, ho le prime due al martedì.”

    PdC: “Ah però io alle otto non posso esserci, perché noi comunque dobbiamo prima passare di qui, comunque.”

    Castagna (rivolge un pensiero all’incubo dell’ora di timbratura del cartellino che ha condiviso con sua madre, dipendente ASL, per diciassette anni, e infatti tace e guarda il tavolo)

    Bionda Svampita: “Ah quindi lei dice magari meglio partire dalle nove? Bene, allora guardi, nella III A io il mercoledì ho le ultime due ore, se magari…” (e forse voleva dire qualcosa sul fatto di fare prima le ore dal Troll o da Castagna e passare in coda nella sua classe, ma non ci arriva)

    PdC (espressione crucciata): “Mm. Sì… ma magari le ultime due ore, i ragazzi, voglio dire, l’attenzione potrebbe essere minore…”

    Castagna (incolla gli occhi alla faccia della psicologa, palpebra fissa, sopracciglia in posizioni acrobatiche, labbra strette a fessura, ostilità visibile in tutto l’atteggiamento del corpo, e, mentre mentalmente ripassa i molti colloqui con psicologi, psicoanalisti e psicoterapeuti della sua esistenza, gioisce con ferocia di sapere che la psicologa, per mestiere, sa perfettamente cosa lei stia trasmettendo in questo momento. Le pare quasi di vedere le lettere luminose e colorate che si disegnano in stampatello nell’aria sopra il tavolo: M, A, V, A, I, A, F,,,)



    Ma forse non dovevo essere così negativa. Quanto meno, costei non sarà una di quelli che sostengono che fare lezione agli adolescenti per un’intera mattinata non è un vero lavoro.

    Oh, sì, in effetti questo proprio mi consola.

    lunedì 3 dicembre 2012

    Il bello del festival - un post (quasi) serio

    Dialogo immaginario

    L'Uomo: "Il bello del festival, alla fine, sono gli amici. E le belle persone."
    Castagna: "Il bello del festival è che quando si sono accorti che eravamo lì a sbatterci con un terzo in meno del budget promesso ci hanno dato tutti una mano, e con grande eleganza."
    L'Uomo: "Il bello del festival è che il giorno dopo mi si riempie il cellulare di messaggi di gente che ringrazia e dice che tornerà."
    Castagna: "Il bello del festival sono i dolci di Andrea Bosca."
    La Tipa: "E Andrea Bosca."
    Noisette: "E gli addominali di Simone Gandolfo."
    Il Benzina: "Il bello del festival è Serena Rossi."
    L'Uomo: "Il bello del festival è che se un giorno andiamo a Roma, con tutti quelli che ci hanno invitato a casa loro possiamo fermarci un anno girando da uno all'altro."
    Castagna: "Il bello del festival è che la gente è contenta di vedere dei bei film, e che i documentari sono interessantissimi."
    L'Uomo: "Il bello del festival è che la gente si fida di noi perchè teniamo fede alle promesse."
    Castagna: "Il bello del festival è che quando è arrivato Fantastichini a fargli accoglienza c'ero solo io."
    L'Uomo: "Il bello del festival è Fantastichini."
    Noisette: "E gli addominali di Gandolfo."
    La Tipa: "E lo smalto dorato."
    Noisette: "E la borsa da tremila euro di Camilla."
    Castagna: "E che dal Blago ci sentiamo ormai a casa."
    La Tipa: "Il bello del festival è che ci mettiamo un po' gnocche."
    Benzina: "Il bello del festival è che ho conosciuto, fotografato e portato in giro un sacco di gente famosa, tipo, dai come si chiama quello che ha fatto quella serie, dai, quello alto che c'era su Rai Tre..."
    Castagna: "Il bello del festival è Nocella che fa l'imitazione di Giancarlo Giannini."
    L'Uomo: "Il bello del festival è che i bambini almeno a cena sono stati bravissimi."
    Castagna: "Il bello del festival è che posso giocare a fare la flower designer."
    Noisette: "Il bello del festival è che il Benzina dorme tre ore per notte per selezionare all'alba le foto fatte il giorno prima. Il brutto è che se non gli mettete una luce decente sul palco poi bestemmia con me perchè sono venute scure."
    Castagna: "Il bello del festival è stato stare nel corridoietto fuori dal rinfresco a morire dal ridere coi racconti inediti sull'Africa."
    Noisette: "Il bello del festival è stato zittirsi all'improvviso al passaggio di Argentero."
    Castagna: "Il bello del festival è che uno come Ragusa, che in tv sembra brutto e antipatico, da vicino è veramente fascinoso, e tra l'altro è una persona simpaticissima."
    La Tipa: "Sì, è molto british, molto Rupert Everett, insomma."
    Noisette: "E però sai che cosa ti dico? Che anche i pettorali, di Gandolfo..."

    Il bello del festival sono state, come in tantissime altre cose belle della mia vita, le mie amiche, che sono venute con me nel mondo dorato del cinema, e il fatto che abbiamo ridacchiato tutta la sera come ragazzine.