I pranzi del martedì! Quanto mi sono
mancati!
Prima la Dolcebionda ha portato i
ragazzi a sciare, poi mi sono ammalata e ho saltato giorni e giorni,
poi ho avuto un tristissimo martedì di lite furibonda al telefono
con Princi, assistenti sociali, operatori vari della comunità, io,
il parcheggio del bar e un toast moribondo che mi si raffreddava in
mano.
Finalmente ci si ritrova nella consueta
formazione del martedì: io, la Dolcebionda in tuta e capello
lunghissimo a coda, Barbatello in grandissima forma da sport
invernale con un filino di abbronzatura e sorriso smagliante (lo so.
Lo so. Va bene tutto, avete ragione, ecc ecc, ma sono pur sempre una
povera prof di lettere stressata, mi mandi a pranzo con il
tirocinante venticinquenne, questo mi chiede l'amicizia su Facebook,
almeno fatemelo guardare. Comunque, non gliel'ho ancora data.
L'amicizia su Facebook.)
Solitamente il pranzo è:
- Castagna, piatto di verdure miste,
dolcetto alle mele o macedonia, caffè macchiato.- Dolcebionda, secondo con contorno o toast, macedonia, caffè.
- Barbatello, la cosa più proteica che c'è, rare concessioni alle verdure possibilmente crude, caffè macchiato.
La Dolcebionda stavolta si scofana un
piattone di pasta al ragù seguito da enorme porzione di meringata
fatta in casa, bianca, strabordante, porcosa, piena di panna,
ricoperta da un etto di cacao in polvere, di quelle robe che
resuscitano i morti.
“Che sono tutti codesti carboidrati?
Si vede che tuo marito non è a casa, sei in carenza d'affetto?”
(essendosi il marito della bionda
fratturato malamente sulle piste da sci, si trova ora in regime
postoperatorio a casa di mammà, mentre la Dolcebionda si sbatte tra
scuola casa bambino e piste da sci).
Che Castagna fa la spiritosa, si sa, ma
poi nessuno tiene il conto delle carte di Kitkat, Lindor, Rocher,
Bueno di qua, Tronky di là, che affollano il posacenere della sua
macchina (tredici anni insieme e una figlia adolescente problematica
= sesso pochino, insonnia molta, compensazione con zuccheri inferiore
solo a quella con caffeina).
Persino il tirocinantello si mangia la
sua porzione di meringata, stavolta, benedetto dal materno sguardo
della Castagna che, vedendolo titubare al pensiero di cotanta bomba
calorica, lo incoraggia: “E su! Alla tua età lo bruci col
metabolismo, 'sto dolce, stai sereno”). Sforzandosi di non pensare
a come lei soleva bruciare le calorie a venticinque anni,
giustappunto. Eeeeee, beata gioventù.
Castagna peraltro si sente sempre molto
bella e luminosa il martedì quando la Princi deve venire a casa,
salvo svegliarsi la mattina dopo (anche se veramente “svegliarsi”
è un concetto inapplicabile. “Scendere dal divano dove ha passato
la notte a rigirarsi con la tachicardia” è più congruo)
sentendosi novantaseienne, piena di reumatismi e con le guance dei
bassethound.
Di recente ho fatto la carta d'identità
nuova e ho chiamato la Tipa poco dopo, per continuare una
conversazione iniziata mentre ero in fila all'anagrafe, esordendo
con: “Mmmmm, bella, la mia nuova foto della carta d'identità.
Sembro la nonna di me stessa, in fila per il metadone.”)
Comunque la conversazione langue perchè
la Dolcebionda, che forse è davvero un po' di cattivo umore, si
legge il giornale mentre Barbatello e io parlottiamo di questioni
sindacali.
Poi io affronto un tema che mi sta a
cuore in questi giorni (e che se la batte con “ommioddio come andrà
la prima seduta psicoterapeutica di Atreiu?”, “come posso
costringere Dylan McKay a essere meno strafottente?” e “caaaazzzo...
quarantotto temi da correggere”, per citare solo le preoccupazioni
lavorative).
“Senti, Dolcebionda...”
“Sì?”
“Sì?”
“Volevo dirti... Grunge Girl...”
“...è lesbica. Sì. Quindi?”
“Sì, d'accordo...”
“Beh, è evidente.”
“Sì sì. E anche che è innamorata
di Piccola Afrodite, se è per questo.”
“Sì, lo so.”
“No, è che hanno cominciato a fare
dei discorsi, i compagni. L'ho presa larga, per ora. Ma poi in
separata sede a lei ho detto che se le dovessero dare fastidio con
frasi insistenti o antipatiche su come si pettina, si veste o si
comporta me lo deve dire.”
“Eh, però, questa bambina non si cambia in spogliatoio con le altre.”
“Cosa?”
“Non si cambia con le altre.”
“Sì ho sentito, no voglio dire, cazzo, ma poverina, allora però come fa?”
“E boh, cincischia, va dopo, si spoglia il meno possibile, tanto è sempre in tuta e comunque molto coperta.”
Ci sono rimasta di merda.
No perchè se Grunge Girl avesse
sedici, diciassette anni, uno la potrebbe prendere da parte, per
dirle se possiamo trovare qualcosa per metterla a suo agio,
compatibilmente con il fatto che gli spogliatoi sono due e che coi
maschi non ce la manderemmo comunque. Ma undici anni, cazzo, sono
pochissimi per mettersi a fare dei discorsi così. Cioè, se lei
piange e si sfoga e ti dice che a lei piacciono le ragazze e non sa
come fare, tu la calmi, le parli, poi parli con la famiglia. Ma se
lei fa finta di niente, tu non puoi andare a metterle in testa
definizioni e problemi che lei magari non si fa e soprattutto,
soprattuttissimo, dove te lo prendi il coraggio per andare a dirlo di
tua iniziativa alla famiglia.
Finisce che io stamattina mi apparto
con il Gigante e gli sottopongo la questione. E a lui vengono gli
occhi lucidi da paparone intenerito, ma appunto, messi così non
possiamo farci niente. Rimaniamo che terremo d'occhio la cosa.
Sono così dispiaciuta, e non so
neanche di cosa. Che non ci sia uno spogliatoio numero tre, o uno
spogliatoio con le cabine singole? Che i maschietti di prima
comincino ad agitarsi perchè Grunge Girl non è assimilabile alle
altre bambine, ma è comunque diversa da loro? Che Grunge Girl passi
la tortura dei commenti del cazzo sul suo taglio di capelli alla
Balotelli, o sul suo abbigliamento? Che
un giorno possa dichiarare il suo amore
a Piccola Afrodite e magari non riescano più a essere amiche?
Boh. E' una brava bambina, mi si è
molto legata, mi regala continuamente disegni buffi o piccoli, strani
oggetti che fa con pezzetti di gomma, mine di matite, graffette.
Vorrei proteggerla. O che vivessimo davvero già in un mondo dove non
avesse bisogno di nessuna precauzione per poter essere quel che è.
Poi a volte mi chiedo chi protegge noi
da quello che sappiamo di loro. Dalla paura di Atreiu per il primo
colloquio in neuropsichiatria, dai tic maniacali di Dylan, dalle
lacrime di Seta Nera che al mattino non vuole venire a scuola, dai
pidocchi di Bambino di Formaggio, dallo sguardo disincantato del
Malinconelfo, dalla rabbia repressa di Tostissima.
Menomale che ci sono anche tutte le
cose belle, che in questo momento, tra gli ingestibili di terza
(autosoprannominatisi “lo zoo”) che stanno diventando grandi a
vista d'occhio e i fiduciosi primini che bevono avidamente le novità,
sono talmente tante da perdere il conto.
Comunque, che la Dolcebionda se ne vada
a fine giugno, e venga sostituita dalla tembile Celhodoro, più ci
penso e più mi rende triste. Così triste, che nemmeno il pensiero (stupendo) che forse se ne vada anche la preside e venga sostituita,
volesse il cielo, da Preside Bhof, con cui sono in ottimi rapporti,
riesce a sollevarmi.
Se ne va anche l'Inflessibile, forse. E
la F., che va in pensione, E forse l'Uomo passa alle superiori.
Insomma. E' un anno di grandi cambiamenti.
Lasciatemi almeno il Gigante e le mie amiche bidelle, altrimenti me ne vado anche io.
Ieri sera, a casa nostra:
la Princi all'Uomo: - Perchè vuoi andare
alle superiori?
Io: - Perchè è stufo di passare i
sabati mattina con sua moglie.
la Princi: - E' vero! Se vai alle superiori, l'anno prossimo il sabato andrai a scuola!!!
L'Uomo: - Anche tu!!! gnegnegnegne!
Io: - E io me ne resto a letto!!! Tiè a te! E a te! Tòòò!!!
(Sì. Perchè ci crediamo tutti, come
no, che se loro si alzano per uscire io mi giro di là e continuo a
dormire. Certo.)




