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martedì 17 novembre 2015

Cast

L'istituto comprensivo della Valle delle Meraviglie ha un nuovo Consiglio, da stamattina.

Nella componente docenti ci sono 8 rappresentanti, di cui 3 delle medie. Al numero 1:


Il Gigante

Al numero 4: 


L'Impeccabile

E al numero 8:


La Castagna 

Che poi non significa niente, solo che siamo contenti di lavorare tutti e tre insieme. 



Avec eux

Niente. Non possiamo farci niente.

Ma ci siamo, avec eux, anche noi. 

Noi. Che stamattina abbiamo parlato con la prof del morire a 30 anni facendosi esplodere in pezzi così piccoli che resta intatto giusto un paio di dita, dell'essere vissuti nell'odio sempre, tutta la vita. Che abbiamo parlato dell'uscire a cena in una tranquilla sera del weekend, dell'andare a lavorare una mattina di cielo azzurro in cima al grattacielo, del prendere un treno, e non tornare a casa, mai più.

Abbiamo imparato la frase latina CUI PRODEST? perché la prof ce l'ha scritta alla lavagna. 
(Anche da noi, l'ha scritta. Dice che ci comincia a fare latino già in seconda, perché siamo una classe adatta. 

Comunque poi da noi ha interrogato e son piovuti i 4, eh. 

Io non ho portato il diario e mi ha fatto un montone. 

Io le porto i libri nell'altra classe.
Sempre tu, CCCP??? 
Glieli porto io ho detto.Vero prof?)

Ci siamo noi che confondiamo Bradamante e Rodomonte. Ma sappiamo riconoscere un bullo. E lo integriamo. Che lui voglia o no. Democratici. 

Ci siamo noi che vogliamo bene a Diddl e lo andiamo a prendere quando arriva in sedia a rotelle e lo accogliamo in classe con le mani alzate. 

Ci siamo noi che domani abbiamo il gruppo recupero, e quando Riace azzecca i congiuntivi le ragazze ponpon gli fanno il balletto. E invece se Satana capisce il modo e il tempo di una voce verbale si alzano i maschi e gli fanno la haka. Huuuahh!

Ci siamo noi che siamo il gruppo Olimpia. Che faremo un progetto di eccellenza. E siamo sette maschi e la Gnocca. Chi ha detto che quelle carine sono stupide.

Ci siamo noi che mettiamo in scena il famoso balcone e Giulietta. Però la prof si dispera, che a leggere Shakespeare siamo cani e invece la Pallida di inglese ce lo farà fare in lingua originale, ha detto, accennando un breve sorriso sul volto ascetico.

Ehi, gagnetti, state calmi che prima di voi c'eravamo noi e la prof ci porta a vedere la mostra multimediale sui reportages di guerra, quando usciamo dalle superiori venerdì.

Ci siamo anche noi!!!! Spersa ci ha curati nel lontano Oriente (era Oriente, direi: ma subcontinente o sudest proprio?) e vivremo un po' più a lungo e forse potremo studiare, capire, stare con gli altri...

Ci siamo anche noi eh prof, mica ci scordi.  Eh.
Figuriamoci.
Che poi io c'ho ancora una soggezione dopo tutto questo tempo, oh, che prima di mandarti un messaggio su Whatsapp controllo l'ortografia diciassette volte.
Ahahah che ridere, ma smettila Giovane Lupo.
No, ma sul serio. Fidati che lo fanno anche gli altri, fidati.

Ci siamo anche noi, mamma di Castagna ci ha insegnato a tenere il biberon da soli, con le altre volontarie, e adesso giochiamo sul tappetone, Rachid con Denise e Gabriela con Ivan e Matteo.

Ci siamo anche noi, Profinprimalinea ci fa i laboratori al pomeriggio, dai pupazzi alle opere teatrali, al giornale, al cortometraggio che ha vinto a Roma. E non molliamo la scuola. Ma due note dalla canna dell'Albanese prima di entrare le tiriamo, sì dai.

Ci siamo. Avec eux. E con tutti gli altri.

Speriamo che serva.


















lunedì 9 novembre 2015

Love, actually

La Caramella è separata da 10 anni e parla spessissimo di suo marito. Più che spessissimo: direi anche di continuo.
La Caramella è sola e non fa mistero di quanto questo le costi, ma anche di quanto le costerebbe rimettersi a dividere la vita con un uomo.
La Caramella si veste di colori allegri e ha sempre il gloss sulle labbra.
La Caramella fa la dieta e dice: uh, sono le nove e sto mangiando la seconda banana, andrà bene?
La Caramella mi è simpatica.

Stamattina arriva con un caffè in mano, e mi trova, china sulla minitrousse che tengo in borsa, che cerco di darmi la matita nera sugli  occhi pesti e bofonchio: "eh, anche io adesso vado a prendere un caffè."
"Te lo offro io!"
"Grazie, arrivo..."
"No ma stai, te lo porto!"
"Uau!"
E me lo porta davvero.

Poi si agita in giro per la sala prof. E sbotta.
"Allora io sabato mi sono vista con questo tipo..."
"...carino?" faccio io.
"Guarda, secondo me è un figo. È un artista, gira..."
"M-mh?"
"E così, niente, no, che poi non è che abbiamo una storia..."
"M-mh? Vedere foto?"
Intanto in sala prof sono arrivate la Generala e la Celhodoro, e dopo arriva anche la Secca.
La Caramella mi mostra un bel tipo sportivo in foto, poi si agita ancora, e lì cogliamo che non ci è solo andata a cena, col tipo:
"Ma le mie amiche mi hanno sgridata tanto! Mi hanno detto che così non è romantico... ma io scusa sono sola, sono libera, e poi non la voglio mica una storia... lui riparte, e sinceramente a me va bene così!"

La Caramella non ha idea di dove stia lavorando quest'anno, evidentemente. Ma io una sorella liberata non la lascio sola in mezzo all'allevamento di beghine dove entrambe siamo capitate, quindi la sostengo: "ma scusa, tu sei padrona della tua vita, sai tu cosa ti fa stare bene no? E poi le tue amiche, da che pulpito parlano?"
"Mah, ci  sono diverse situazioni... alcune sono state fortunate, oh. E altre sono separate ma si sono rifatte una vita... io non voglio dire che si accontentino eh..."

Interviene la Celhodoro, ex bella donna, molto convinta di sé e nota per aver pubblicamente cornificato il marito non una, ma TRE volte, prima che egli decidesse di non riprendersela più, o lei di non tornare più a casa.
"Secondo me con gli anni una persona capisce cosa è irrinunciabile e di cosa può invece fare a meno... la magia è per le ragazzine."
La Caramella le va dietro, sostenendo che lei non sa se troverebbe mai un uomo che non le pesasse mettersi in casa. Ma è chiaro che lei, alla magia, non ha smesso di crederci, e che il pensiero che la sua vita sentimentale si riduca a un weekend ogni tanto con il trombamico un po' la devasta.
Io affermo che comunque, quando deve scattare la scintilla, quella scatta. E allora, una, tanti programmi su cosa se la sente o meno di fare, li polverizza che è una bellezza.
"Tu dici che comunque quando la persona è quella..." inizia la Celhodoro, e la Caramella fa: "È che ormai mi sembra difficile incontrare uno che mi piaccia sia fisicamente che di testa..."
E io, senza pensare: "Oh, se deve arrivare arriva. Io ne ho incontrati due nella mia vita, e quando arriva te ne accorgi."

Ragazzi. Se avessi detto "io quando ero un uomo tutti questi problemi non me li facevo, peraltro menomale che ora mi sono operata e faccio sesso solo coi cammelli e gli alligatori", GIURO, non mi avrebbero guardata così male. La Generala mi ha letteralmente fulminata.
"Uno l'ho sposato, eh" dico in tono di scusa. E intanto, mentre le colleghe accatastano la legna per bruciarmi, penso, offesa: oh ma che cazzo vogliono queste? Mica ho detto se l'altro l'ho incontrato prima dopo o durante, no? Una POTREBBE aver provato cose grandiose assurde e epocali per più di un uomo, nell'arco di 40 anni? Magari sono stata fidanzata dai diciotto ai ventitre anni con un ragazzo fantastico che poi è tragicamente morto in un incidente, ma sono così fortunata da aver incontrato l'Uomo dopo?

Pensavo che oggi quella che si metteva nei guai dicendo apertamente i fatti suoi fosse la Caramella. Invece ho violato un ferreo tabù: donna sposata!!! Donna sposata non conosce uomo a parte il legittimo consorte!!! Donna sposata, gli occhi, bassi li deve tenere!!! Donna sposata, se domani mattina entra in sala prof e trova Cristiano Ronaldo allungato sul tavolone delle riunioni e completamente nudo, manco lo guarda!!!

Ma. Fatemi. Il. Piacere.

Poi ci ho pensato tutto il giorno. E stasera, combinazione, parlavo con la mia amica Elfodark. Che deve decidersi a mollare il fidanzato, inutile e ormai anche molesto. E mestamente mi diceva: "no vedi una poi deve pensarci, se uno magari è un bravo ragazzo con cui se la sente di mettere su famiglia" e io di colpo sento la mia voce rispondere: "No guarda, una deve pensare se lui la rende davvero felice, perché sì, ti puoi anche sposare così, con uno affidabile, magari non è la scelta sbagliata. Ma nella vita di persone giuste per te ne incontri, e il problema è che magari ne incontri più di una. E allora ti conviene che quello che hai sposato sia veramente il Numero Uno, per te. Altrimenti... te ne vai."
Elfodark mi ha dato ragione, ma, da come parla e guarda, si capisce che lei per ora non si è mai innamorata davvero. E, persino adesso, mi viene da pensare: poverina.

Poi allontanandomi ho pensato a queste due diverse conversazioni.
E ho capito una cosa. Che le mie colleghe sposate si sconvolgono più della mia frase che della trombamicizia di una collega divorziata, perché credono sinceramente che esista LA persona, quella che sposi, quella che non lascerai mai, quella da cui nessuno potrebbe mai distrarti. E mi sa che, proprio perché ho navigato e fatto naufragio nei mari tempestosi  del desiderio, io ci credo tanto quanto loro, e mai come ora, ahimè, mi è stato chiaro che io il mio Numero Uno l'ho incontrato e sposato sul  serio.

(Un attimo prima di sparpagliarci verso le aule, la Caramella ha mormorato in tono ancora più insicuro: "Poi secondo me, in quel che hanno detto le mie amiche c'era anche una punta di invidia..." e io: "Sicuro! Intanto tu la tacca su 'sto weekend l'hai messa". Lei ha riso come una diciassettenne. Che fatica che farò, a non raccontarle niente dei fatti miei per tutto l'anno.)





domenica 1 novembre 2015

Would you please get the fuck out of my silence

Come disse mio cugino (e pensava di metterlo sullo stemma della sua casata nobiliare): "Voglio quietare, cazzo".

Traduco.

Ho ripreso chili, 3 e mezzo sui 4 e mezzo persi, e già questo sarebbe triste. Li ho ripresi in gonfiore in punti assurdi, tra l'altro. Le cosce le braccia etc. La vita no. Il collo sì. Con sopra la faccia che, invece, sembra patita.

Bene. Tutto questo sta per finire, lagne comprese, perché a) non me ne fregherebbe un cazzo di non essere repellente se non fosse che b) devo assolutamente farcela a essere gradevole agli occhi dell'Uomo e c) devo mettere in bolla la pressione arteriosa perché mi hanno trovato la pressione dell'occhio alta e d) devo anche fare un po' caso al discorso zuccheri caffè sale etc perché sto somatizzando di brutto e mi ammalo a nastro. Sono al terzo virus preso in un mese e ora anche basta.

Comunque era per dire che se mi guardo vedo un rottame, a parte per due dettagli, i capelli che oggettivamente sono belli e adesso ben tenuti grazie alle sapienti forbici della Princi, e gli occhi che sembrano più grandi e più verdi che mai, forse a causa del continuo processo di autolavaggio cui sono sottoposti.

Oltre a ciò, la legge non scritta che vige ormai da aprile è
costituita da tre comandamenti: i primi due sono "Donna, tu non vedrai gente", e "Donna, tu metterai la tuta ogni volta che puoi e cioè non quando vai a scuola, non quando esci col marito, non quando vai in giro per lavoro. Ma in tutto il resto del tempo sì". L'altro comandamento è "Donna, tu, salvo impegni di lavoro e uscite col marito, vedrai la luce del sole solo per andare a camminare (quindi in tuta), a yoga (quindi in tuta) o al mattino prestissimo e alla sera tardi nel weekend (quindi in tuta)".

Capite quindi il mio disagio quando, due volte la settimana, devo comparire sugli spalti della piscina comunale vestita come un essere umano di sesso femminile che torna dal lavoro. In pantaloni, perché io la gonna la metto quando non vado a lavorare.

Già, andare alla comunale rappresentava un problema l'anno scorso. Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore, ma non mandarla ANCHE ad aspettare la figlia costringendola, per 45 minuti due volte la settimana, a vedere la corsia di agonistica degli adulti, Dio buono.

Quest'anno poi mio marito ha scelto l'atrio della piscina come luogo di tortura, dato che è lì, nei 15 minuti in cui aspettiamo la Princi mentre si asciuga, che mi spiattella cose, mi butta fuori frasi, mi sega le gambe con proposte.

La corsia agonistica della prima fascia oraria serale merita meno dell'anno scorso, grazie al cielo. In compenso, ho discusso al bar di Memole Follettodeifiori la presenza inquietante, nella seconda corsia nuoto libero, di due, a volte tre manzi, che fanno due vasche con stile sciolto, poi si piazzano statuariamente al bordo con braccia conserte, e passano dai 20 ai 30 minuti a mollo come antichi Romani alle terme, parlando fitto. Dalla faccia serissima si capisce inequivocabilmente che parlano dell'origine del mondo, che Dio la benedica, tutto il resto, come dicevano i colleghi di mia madre, non è che mistificazione.
Sono gradevoli da guardare, ma io più che altro li ho studiati perché mi faccio domande profonde. È evidente che non sono lì per il rimorchio. Altrimenti ciondolerebbero altrettanto statuariamente in palestra, a quell'ora. Lì ci sono pochissime persone, i corsi dei bimbi sono finiti, quindi niente nugolo di madri panterose (quelle si eclissano appena va via il Perfido Lucian, l'istruttore gnocco), non è un'ora da ragazze, ma da exatleti che si mantengono in forma e grosse signore che tentano di fare aquazumba sfidando il ridicolo. Non si guardano in giro, i manzi, parlano secco, deve essere un po' come quando io e la Frenci andavamo all'Ikea e ci stavamo tre ore senza comprare niente, solo per parlarci. È una cosa carina, si vede che sono amici, soprattutto due, il terzo ogni tanto nuota anche. E io mi chiedo quand'è che si fanno la fisicata, se lì non muovono muscolo. E mi chiedo perché non vanno a farsi un aperitivo, che costa quanto un ingresso in corsia nuoto libero, se tanto devono solo parlare.

Comunque. Una sera della settimana scorsa si verifica invece uno scenario del tutto diverso. Io poso la Princi ma invece di stare a vedere corro a fare la spesa e preparare cena, ché sono stata in giro tutto il santo giorno. L'Uomo non c'è (...). Ma è la settimana del nostro anniversario di matrimonio (...) e io ho dedicato 4 giorni a ristrutturarmi, pulizia viso depilazione fatta bene e anche nuovo taglio di capelli. Insomma, ricompaio in piscina per prendere la Princi che sono ancora vestita e truccata da lavoro e eccezionalmente ho la piega in perfetto ordine.
Entro correndo e sono già in preda ad un preoccupante giramento di testa, poiché appunto corro da ore, ma anche perché ho il cappotto e in piscina c'è il clima dell'isola di Giava.
Mi abbatto sulla balaustra e guardo se la Princi è ancora in vasca.
Oh.
Ah.
ECCO dove era finito il corso agonistica adulti come Dio comanda, santa Madonna. Questi non stanno a bordo vasca a parlare, no no.
Ma soprattutto. Ecco dove stanno quelli che alle parole preferiscono i fatti.
Il tempo di realizzare che la Princi non è in vasca e neanche a bordo vasca, quindi deve essere uscita da pochi secondi, e in quattro, in due corsie diverse, mi hanno radiografata bene. Addirittura colgo un labiale: "La conosci?" rivolto al miglior pezzo della corsia cinque, che dopo un "No", comunque, si volta di nuovo, forse per stabilire se è il caso di.
Bene, prendo nota. Corsie ad alto impatto ormonale solo dopo le 20,30, è gradito il cappottino sciancrato, astenersi perditempo. Infatti mi asterrò, da ora in poi.

Mi torna in mente una conversazione con SDMS di qualche settimana fa, sull'opportunità di considerare un corso universitario denso di venticinquenni.

Come se questo potesse risolvere qualcosa.

(Il video che segue me lo fece notare su Mtv anni fa l'Uomo, come del resto "My Immortal" del post precedente. Sconsiglio caldamente la visione a chi non ha in corso una relazione sentimentale più che felice. E anche a chi ce l'ha. Io allora ce l'avevo, e adesso é ancora peggio rivederlo.)











giovedì 22 ottobre 2015

La speranza mia dolce

Ieri cercavo parcheggio, con Sanguedelmiosangue, per andare da qualche parte a pranzo. Essendo giorno di mercato, era terribile essere in giro prima di mezzogiorno, la città era invasa da zombie dotati di patente discesi appositamente dai paesini, e posti per le auto zero, fino a sopra la cattedrale.
Appunto lì troviamo posto. Discendendo una stradina pedonale dai ciottoli tondi, gli dico:
"Ma tu l'hai mai vista la cattedrale?"
Risponde di no.
Gliela mostro. Siamo d'accordo entrambi che, sulla porta, a me si inarcherà all'indietro la spina dorsale, mi si gireranno gli occhi e inizierò a sbavare parlando in una variante dell'aramaico antico, mentre a lui, probabilmente, accadrà che si spacchi un lastrone di pietra sotto i piedi, e ne escano quattro nerborute braccia nere puzzolenti di zolfo, per trascinarlo giù giù tra i violenti contro natura. Ma decidiamo di correre il rischio perché il gotico piemontese vale la pena, e dentro, io lo so, le colonne sembrano alberi, tutte dipinte con serti di vite che si avvolgono delicatamente fin lassù in cima.
Solo che l'antico legno del portale è sbarrato. Guardo l'ora: attenzione, è scoccato mezzogiorno. The calling of the agnolotto. Tutta la città sta per svuotarsi e gli zombie dei paesini stanno per essere risucchiati verso le loro tavole, in un vortice di bagna cauda.
Infatti, quando svoltiamo verso il centro, siamo presenti ormai solo noi e i turisti. Stranieri, perlopiù.

Ma in tutto questo io ho fatto una cosa che ormai faccio di rado, cioè sono passata a piedi sotto la cattedrale.
Dove passavo ogni santa mattina, con sole o nebbia, pioggia o neve, per andare a lavorare a Scuolaprivata Delle Stronze, il primo anno d'insegnamento della mia vita, l'anno in cui ho scoperto Asti. L'anno secondo della mia vita con l'Uomo. La cattedrale l'ho vista in tutte le sfumature di luce, e il laterizio monferrino cambiava colore e quasi consistenza, veniva da pensare che Monet avrebbe saputo cosa fare, se fosse passato di lì tre o quattro giorni di fila.

E non solo lui.
Stamattina svegliandomi da sola (di nuovo... ancora... sempre sola) ho pensato alla ragazza di ventisei anni che arrivava sui ciottoli tondi, carica di quaderni, dal vento di Genova e dalle nebbie argentate della pianura, e a tutto quel sangue giovane e felice che pompava nelle sue arterie. E ho scoperto che so a memoria, senza averla mai studiata, ma dopo averla spiegata a dieci terze, una poesia nella quale mai mi ero riconosciuta e che, oggi, mi sta addosso come un guanto.

"Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia
la vita umana e il fato!"




sabato 17 ottobre 2015

L'amore d'autunno

E questo è.

La mia amica ed ex collega, che quest'anno festeggerà il secondo anniversario di matrimonio con il marito modello, dopo anni di sbagli, stalking, solitudine e vomitate per l'ansia mentre tirava su come riusciva i due figli, che ora viene a yoga con me, lavora in un paesino dall'altra parte della provincia, scomodissimo ma tanto carino, e dice con una stranissima calma: "no, ma io sono felice".

Le foglie gialle e rosse che cadono.

Il sole che sale piano dietro le nebbie.

L'espressione sul viso dei miei alunni, quando spiego che su Internet non c'è, quello che dovrebbero veramente immaginare a proposito del fare l'amore con qualcuno, che ci arrivano molto più vicino assaporando la potenza di un verso o di una pagina di romanzo.

Mia figlia che ride. O che tiene musi. O che ha sonno. O che stende. O che scrive. Mia figlia, sempre.

L'extraterrestre che scende dalla macchina mentre gli sto passando proprio dietro, non mi vede, e una stringa di miei pensieri, tanto diversi da quelli che avrei avuto un anno fa, che rimane attaccata al suo maglione scuro.

Gli occhi, verdi di due verdi diversi, dell'Uomo, che mi fissano dalla panca di fronte, nell'atrio della piscina, e la sua voce indescrivibile che dice "Non guardarmi così".




venerdì 16 ottobre 2015

A grande richiesta

Le due ricette più richieste dopo gli assaggi della settimana. Ma se a cucinarle non ci sono i micidiali bsmbinetti della mia seconda e i miei tormentati preadolescenti di terza, non sono sicura che possano venire bene.





mercoledì 14 ottobre 2015

Cioccolato fuso

Una delle due nuove colleghe di Inglese, la Caramella, sta sororizzando con me. Non è niente male, a dire il vero, è una che non gira con un palo nel chiulo come altre colleghe, questa dice "ohccheppalle, oggi devo interrogare!!! Dai ma l'intervallo non può durare così poco, su!" E non disdegna di arrivare a piedi fino al bar per farsi un caffè. Però poi lavora, eh. Si muove bene, ha esperienza.
Solo che ha sororizzato così bene da passarmi la simpatica gastrointestinale che i suoi figli hanno avuto la settimana scorsa.
 
E qui si vede che le cose sono cambiate di brutto, perché, a parte infilarmi sotto il piumino sabato alle cinque e mezza di pomeriggio e dormire fino alle sette di sera, in realtà me la sono fatta tutta in piedi. Imbottita di antiemetici, sono andata a lavorare, a yoga e anche a cena fuori con il Borbone Gentiluomo e due sue colleghe. E ho portato e riportato la figlia in e da mille posti senza mai chiedere il cambio al marito. 
Arrivata a lunedì con al mio attivo 80 ore circa di malessere abbastanza atroce, e le gambe molle, avevo qualche dubbio sul fatto di poter gestire il laboratorio di cucina, da me stessa medesima previsto per martedì.
Essendo, oltretutto, martedì, il giorno in cui due terzi della scuola partivano per l'Expo di Milano, portandosi via quasi tutti i prof, e alla domanda "ma tu per esempio potresti coprire parte del pomeriggio?" io avevo risposto sì, per poi ritrovarmi a firmare tre ore di supplenza di fila e essere l'unico docente presente nell'edificio dopo le ore 15 e 30, con una pluriclasse da trenta persone. Che stranissima sensazione, tra l'altro. Come fosse casa mia, e come fossi persa su una montagna del Bhutan, al tempo stesso. Boh. Arrivando a casa ho avuto una botta di magone. Che sentimentale del cazzo che sto diventando.

Comunque. Ieri mattina, grazie a Dio appena guarita, arrivo con dieci sacchi del supermercato e prendo possesso della cucina. Per due giorni di fila, solo perché io sono la veterana del laboratorio che sa dove mettere le mani e loro invece sono nuove, scattano ai miei ordini prima la Bottadicoca, poi l'Impeccabile, e perfino Fraulein Hitler, oltre a un numero imprecisato di bambinetti più e meno imbranati. Risultato: due quiches di zucchine e crescenza, due crostate, un'enorme torta ebraica al cioccolato e arancia (ricetta veramente spaziale della Bottadicoca), crepes dolci e salate, pere Belle Hélène, muffin cioccolato e banane.
Sarebbe a dire spuntino dolce e salato per tutti i presenti, comprese bidelle e segretarie, ieri mattina; "colazione" di stamattina, intesa come assaggino di crostata e torta al cioccolato, per la mia terza rientrata zuppa dalla tirata milanese sotto la pioggia, e per i prof; altro spuntino per tutta la scuola stamattina; e ce n'è ancora per la "colazione" di domani. Cioè, presi dal sacro fuoco, abbiamo cucinato in tempi e dosi così generosi che è avanzata roba da mangiare, in un edificio pieno di bambini: un record. Satana, che in occasione della preparazione delle crepes sfodera un talento divino, è stato due ore d'orologio davanti ai fornelli, a gestire due padelle insieme. Alcuni non hanno la manualità di sbucciare una pera o fare a rondelle delle zucchine, per non parlare del servire le mie elegantissime pere con cioccolato fuso, panna e gelato dopo averle spatasciate, maltrattate e sbattute nel piatto così tanto da farle assomigliare a un budino dell'ospedale vomitato. Ho detto cose irripetibili su come sarebbero stati espulsi da qualsiasi scuola alberghiera, e invocato lo spirito di Simone Rugiati, che venisse a sfotterli per la loro magra abominevole alla prova di presentazione.
Si sono lasciati maltrattare felici.

Ora. Nella lista dei motivi per cui non me ne posso andare da Scuolina Rosa figurano: il fatto di attraversare i corridoi con addosso un grembiule, in mano un vassoio di muffin caldi, della farina su una guancia, attorniata dai ragazzini che hanno il cioccolato fuso fin sulle sopracciglia; il momento splendido in cui chiedendo educatamente permesso ("se lo dite in giro, vi faccio sospendere") mi ficco in bocca il cucchiaio con cui abbiamo spalmato la marmellata di pesche o la Nutella e vedo le faccine illuminarsi di simpatia; la mezz'oretta di calma in cui restano in pochi a pulire e magari si parla a cuore aperto del più e del meno, senza ruoli, senza cattedra; la scoperta di un alunno che in classe si agita come un posseduto o si distrae di niente, e in cucina invece è preciso, sereno, a suo agio. Sono giornate di felicità intensa e innocente. Il massimo dei massimi è ricevere nel frattempo la visita di un prof in pensione, o di un exalunno grande: che, regolarmente, alla vista della cucina inondata di marmocchietti imbranati e al riempirsi le narici del profumo di crostata e biscotti, ha un momento proustiano e si commuove.

Di stamattina mi resterà la prima mezz'ora. Quando sono arrivata in seconda, ho visto che erano in pochi perché, dopo le dodici ore di file, visita in piedi, e pioggia battente, molti stamattina erano a pezzi e non si sono alzati. Allora ho annullato il tema in classe e preferito continuare con le ricette tutti insieme.
"Prima però voglio sapere una cosa. Brad, l'hai tirata tu la matita che è finita in faccia a Orsetta, vero?"
Ecco, Brad Pitt quello vero, da piccolo, quando lo sgridavano e si vergognava tanto che gli veniva da piangere, ve lo figurate quanto poteva essere da mangiare di baci? Questo qua appunto era così. Occhi azzurri pieni di lacrime, deglutizione faticosa, pallore mortale. Annuisce muto e attende il destino che, sicuramente, a giudicare dalla sua espressione disperata, sta per polverizzargli la famiglia, la casa, la vita.
Il destino in questo caso sono io, e detesto iniziare la giornata facendo piangere un dodicenne. Ma dura lex etc. Quindi dico in termini semplificati al ragazzino che credo che sia poco furbo, dopo che i tuoi ti hanno spostato da ScuolaFiga dei Quartieri Alti, dove morivi d'ansia, in una scuola tranquilla dove stai bene con la tua classe, portare a casa una nota che dice chiaro che te ne approfitti e esageri.
Posso vedere, come se avesse la fronte di cristallo, che Brad Pitt pensa a una punizione esemplare tipo accademia militare e si chiede se sia il caso di fare testamento. Invece faccio una cosa strana e gli chiedo di scriversi la nota da solo, cosa che fa, in calligrafia ordinata, riuscendo a non bagnare la pagina di lacrime, perché tiene i denti stretti e risponde solo a cenni, ma guardandomi con un'espressione che dice "oh no ti prego mi sento una merda, mi stavi anche simpatica e non volevo deluderti, oddio scusa, come ho potuto". Roba che io mi devo allontanare di corsa dal suo banco, altrimenti gli stamperei un bacio secco in fronte e gli comprerei le caramelle.
"Informo i miei genitori che l'altro giorno durante la lezione ho tirato una matita che è arrivata in faccia alla mia compagna F. Non ho detto che ero stato io e così ho fatto prendere una nota sul registro a tutta la classe." Gliela firmo, gli chiedo di portarla controfirmata, andiamo in cucina.

"Adesso qualcuno porta le crostate alla mia terza" dico.
"VADO IOOOO" strillano.
"Ah no, vado io" rispondo, "altrimenti finisce come ieri, che alcune crepes sono partite ma non sono mai arrivate..."
Poi ci ripenso: "No anzi, ci mando Brad Pitt. Che ne ha già combinata una e adesso non si sognerebbe mai di farmene un'altra, vero?"
Che bello, vedere le nuvole sparire dagli occhi azzurri. Parte come un soldatino. Per il resto della mattinata, ce l'avrò attaccato al fianco destro come un'ombra, al bancone della cucina, in mezzo a dieci ragazzini ululanti che si fanno dire le cose sei volte eseguirà, in un silenzio trappista, qualsiasi mia richiesta nell'attimo in cui la formulerò, e non lo sentirò mai nemmeno respirare.

Vado a omaggiare di persona la terza, durante la distribuzione della crostata. La Boscaiola ha già fatto capolino in cucina per salutare, sorridendo. La Vagabionda, quando arrivo in classe, mi viene incontro a braccia tese. "Bisogno di coccole?" chiedo sorpresa. "Sììì." E mi ritrovo così sollevata di vederle lì tutte e due, contente di essere a scuola, che la abbraccio davvero.

Stasera, in salotto da noi asciugano sullo stenditoio una dozzina di grembiuli. Domani lezione, ora basta giocare col Dolceforno, cazzo siamo indietro, scattare, fuori i quaderni. Pomeriggio coi genitori in riunione e, mannaggia, non ho scritto i Pdp e neanche i progetti, scadenza per la presentazione: domani, vacca maiala.  Eh. Qualcuno vuole un muffin?

Ah scusate. Guardate con che grembiule si è presentato Satana, per la serie: paraculi fin da piccoli. Ma, in effetti, è il Michelangelo delle crepes, per cui gli abbiamo perdonato il full frontal.












 

Al cuore, Ramon

Okay. Ieri avevo 4 ore di lezione. Ho fatto le prime 2. Poi sono uscita alla fine della sesta. Perché le 4 successive le ho passate a gestire, con un vicepreside molto preoccupato, il fatto di avere 3 (TRE) alunne che si sono inflitte tagli con il cutter. Una aveva uno sbrego di 15 centimetri su un avambraccio.

E la cosa più brutta è che delle tre questa è l'unica che sta zitta e non dice perché. È la nostra boscaiola bisessuale dichiarata, coi capelli strani. Che non avevo mai visto piangere e che ha il pelo sullo stomaco di fare a ME scena ostinatamente muta, una volta, prova di resistenza, per 75 minuti.  Ma ha pianto quando le ho preso la mano gentilmente per girare il braccio e esaminare di nuovo la ferita. Ha pianto anche mentre continuavo a tenergliela, la mano.

Dopo la vista delle ferite, lo spiegone in classe e la discesa in presidenza, in piena crisi isterica, di padre e madre della Vagabionda, mi hanno dovuto dare dieci minuti di bonus per farmi bere un caffè battendomi su una spalla. La Bottadicoca, che sul serio sta diventando mia amica, si è fatta carico di fornirmi in fretta e furia un argomento del più e del meno su cui concentrarmi, mentre io stupefatta realizzavo che avevo il labbro inferiore che tremava. E non mi ci hanno MAI vista, così. Tolte le occasioni strettamente legate alla morte della Compagna Collega.

Poi dopo poco il Gigante torna a cercarmi per dirmi che anche la Gnocca ha dei tagli. La aspettiamo insieme, parlando, un bel po' sconsolati, mentre fa la prova di Tecnica. Poi lui, che ha lezione, me la lascia. Questa ha meno recriminazioni esplosive sulle persone che ti ghettizzano perché sei bisex, rispetto alla Vagabionda, e una parlantina che compensa abbondantemente il mutismo doloroso della Boscaiola. Parla a ruota libera e intanto trema come un pulcino.

Adesso tra me e il vicepreside è insorta la questione se affrontare l'argomento sessualità con le famiglie. Lui dice che preferirebbe sapere. Io dico che devono essere le ragazze a parlare. La Boscaiola non ha niente da dire che a casa non sappiano già. Le altre due potrebbero essere solo molto confuse.

Tutte e tre stanno male, però. Con una differenza. La Gnocca è in una classe-caserma di machisti, caciaroni, infantili, simpatici e svegli per carità, ma insomma, persino io lì ho dato una nota di classe sul registro. Per un mozzicone di matita volato durante una lezione, tra l'altro in faccia  a Orsetta Marrone. E, ahiahia, nessuno ha rivendicato il gesto insano. Ma Brad Pitt, durante l'interrogatorio, era bianco come un lenzuolo. Qualcosa mi dice che a casa Pitt non la prenderebbero bene se portasse una notazza dalla scuola dove lo hanno trasferito per farlo andare a lezione sereno. Insomma, la Gnocca ha compagni di classe che vanno ancora civilizzati (che cazzo ha fatto per UN ANNO INTERO la mia collega Stepford Wife?).
Invece la terza C della Boscaiola e della Vagabionda, in occasione della scena penosa in cui ho fatto tirare su le maniche a entrambe, e poi le ho fatte parlare (una, l'altra piangeva), ha dato ottima prova. Seri, forti, compatti, non una parola fuori posto, partecipi senza drammatizzare. Anche Jojen, il nuovo arrivato da Scuolafiga delle Classi Alte, ormai è parte della classe e ha coccolato la Vagabionda, sua compagna di banco, non prima però di essersi alzato sulle sue assurde gambe da trampoliere per andare fino al banco della Boscaiola, a batterle amichevoli buffetti sulla schiena, con sincera simpatia.
E così l'ho detto: "Sentite, VOIALTRI, prima che vada devo dire ancora una cosa: siete una classe coi fiocchi,veramente". Al che i fotoni del sorriso di CCCP, che già normalmente sono rilasciati in quantità di tutto rispetto durante le mie ore, hanno dato un lampo che ha attraversato la classe, tipo quando prendi in pieno un autovelox. Non che fosse l'unico che sorrideva eh. Io invece a sorridere non ce la facevo. Ma quando ce vo', ce vo'. Sono davvero in gamba, i rospetti.

Sulla porta, partiti i pullmini, io e il Gigante ci salutiamo stancamente.
"E questo era il lunedì", mormoro io.
"Era il lunedì", ripete lui.
"Ciao, a domani."
"Ciao."

Come direbbero alcuni exalunni, poi boh, tipo che stamattina mi sono candidata per il Consiglio di Istituto.




giovedì 8 ottobre 2015

Then I will love what (s)he becomes

E adesso è ottobre.
Ho le gambe di legno e questa strada che tanto amo, che fa il giro delle colline a nordovest della città, mi pare un calvario, pur con le sue ville di mattoni rossi, le sue staccionate all'inglese che dividono i paddock, le foglie gialle che punteggiano i rami ancora verdi.

In questa magnifica giornata di tiepido sole, la Princi smaltisce con una bella dormita le fatiche del nuovo corso di nuoto e dei giochi matematici del progetto Diderot. Sanguedelmiosangue, dopo aver superato brillantemente il periodo di prova, nel suo caso durato circa 40 minuti, è stato ufficialmente assunto, a un anno da che ho licenziato Tuttapanna che non mi dava sufficiente continuità, quindi ora è nel mio ufficio a smazzare faldoni.

Io ho lavorato alle sudate carte martedì, poi ho avuto una di quelle serate in cui l'Uomo, la mia personale fetta di sole in questa vita, mi sbatte in faccia le cose che, finchè vivremo qui quantomeno, dovremo pagare. E mi ributta giù nel buio.
Stavolta, dalle pagine locali di un quotidiano, un ben noto viso ci fissava e lui prima me lo schiaffa davanti e poi, con raffinato sadismo, si alza per fare una telefonata, serafico, mentre io sto lì impietrita con le guance ustionate dal rimorso. Scenario: la zona bar delle piscine. Temporaneamente trasfiguratasi nel grigio New England di Hawthorne.

Poi beh, diciamo che gli ultimi mesi, e le conversazioni delle sei di mattina con Agatha, la mia amica whatsappica del lontanissimo Nord Europa, mi hanno insegnato tanto. Così sollevo i miei molti chili di tristezza, colpa e smarrimento dalla panca e mi sfilo le scarpe per entrare nello spogliatoio, dove la Princi sta asciugando i suoi bellissimi capelli ormai lunghetti e vaporosi.
Diciamo che ormai sono addestrata a piangere solo lo stretto indispensabile, e di certo non più perchè ho subito un rapimento da parte di quella creatura ultraterrena. Piuttosto piango per tutto quel che assolutamente non sono più in grado di capire, evitare o quantomeno attutire nella mia, ora terrenissima, per non dire ctonia, esistenza attuale.
Comunque, quando arrivo a piedi nudi, buongiorno verruche, dalla Princi, le due lacrime di numero che mi hanno scottato le palpebre nel breve spostamento si sono già asciutte, come direbbe mia figlia.
E il resto della serata passa senza intoppi davanti a una pizza, il che, dice Agatha, dimostra molte cose. E, secondo il resto dell'universo creato, dimostra una cosa sola, e incontestabilmente: che sono una povera scema.

Ma io tengo duro. E anche mercoledì, dopo un po' che cammino sentendomi da schifo, totalizzo i miei 45' di aria aperta e attività fisica. E al ritorno si sa che ci sono i capelli da lavare e tante cose da finire, e anche a stasera dai che ci siam quasi arrivati anche se è ottobre.

Questo penso. Ma c'è una sorpresa, la sera. Non al cinema, dove arriviamo in ritardo per vedere "Inside out" e l'Uomo è molto scocciato, perché abbiamo perso il cortometraggio iniziale, che lui ha già visto. Io gli chiedo di cosa parlasse, mi risponde "di due vulcani, ma bisogna vederlo, non si può raccontare". Allora gli prometto che tornerò a vederlo e sento che è contento. La sorpresa ce l'ho quando, rientrando, ne trovo una versione parziale su Youtube.

(Che stai facendo, esattamente, Uomo? Va beh. Io, comunque, ti amo.)