Che dire. Sono dispiaciuta, perché le mie questioni personali sono talmente brutte, intricate, dolorose e, anche logisticamente, incasinate, che sta passando l'anno senza che io vi racconti quasi niente della Valle delle Meraviglie, di Scuolina Rosa, degli exalunni grandi e piccoli, del
fott fantomatico ministero (che Satana l'abbia in gloria, possibilmente masticando le anime dei sottosegretari all'istruzione e di parecchi altri politicanti come fossero noccioline, diciamo come intermezzo tra un morso di Bruto e uno di Cassio). Insomma, non vi dico più niente della scuola.
E vi dico poco anche della famiglia, degli amici, addirittura degli animali di famiglia.
Che forse sarebbero i più facili da raccontare. Il cane è sempre senza un occhio. La gatta è sempre più obesa, cinghiala, balenottera, vacca. Stanno benone, le ragazze.
Il gatto, come prognosi, doveva morire. Più o meno un mese fa.
Invece esce dal bagno sparato al mattino, mrrrrrah mrrrrahhh mrrrr mrrr mrrrah. Mangia. Gioca. Fa le fusa. Oppone fiera resistenza alla vista del trasportino, perché andiamo avanti da settimane così, che ogni tre giorni siamo dal veterinario, per iniezione di antibiotico, disinfezione e simpatico (conato) nettoyage professionale (altro conato) della (doppio conato con tosse) piaga (sudori freddi e occhi voltati) sul fianco. Ora. Lui è un signore. E a casa, alla vista del batuffolo di cotone e della bottiglietta dell'etere, corre via, ma poi se lo segui dice: mrh, e si posiziona sul fianco giusto, per farsi disinfettare. Sta anche fermo mentre lo disinfettiamo. Ma adesso di tutti questi medici che lo tocchignano e gli piantano aghi nella schiena si è giustamente rotto le palle. Anche perché lo visitano in tre o quattro alla volta, il nostro miracolato. Che non si capisce come (o meglio, io lo so, come: con l'amore infinito di Castagna, dell'Uomo e della Princi) sta combattendo da solo, senza chirurgia, contro un sarcoma. Per ora Ciccio-sarcoma 3-0, due interventi riusciti e un ciclo di antibiotico/disinfettante andati bene. Poi vedremo.
Fa tutto l'Uomo, a dire il vero. Io mi limito a cambiare dozzine di volte la sabbietta e gli asciugamani nella cuccia, a lavare dei pavimenti, a piangere come una fontana quando la ferita peggiora e a cercare scuse patetiche per non andare mai dal veterinario. Perché mi viene da vomitare o anche da svenire, con quel cazzo di tavolo di metallo e il gatto da tener fermo. A casa, invece, sono più coraggiosa, medicare lo medico anche io, siamo drogati dall'etere tutti e due a pari merito io e l'Uomo, sembriamo Michael Caine ne Le regole della casa del sidro. Forse è merito dell'etere se io di notte a volte dormo addirittura.
Ma dicevamo della Valle delle Meraviglie. La statale è sempre lì, il campanile anche, Scuolina Rosa regge con le sue crepe nei muri, i suoi alberelli, la magnolia e la panchina dedicate alla Compagna Collega nel cortile interno. Castagna, a sua volta, regge. Sul lavoro, almeno.
I piccini di prima sono già un po' meno piccini. Ma sono un bagaglio umano disperante tra hc, dsa, ees, non certificati, certificati per tutt'altro genere di problemi, nevrotici, mettici poi quelli infantili quelli distratti quelli un po' stranieri quelli un po' arrivati ora dal Sud quelli con le famiglie ai limiti della sopravvivenza e quelli che non sanno come sono girati... e avrai la Bottadicoca che viene a dirmi, scoraggiatissima: "ehm io giovedì faccio un recupero a gruppi ma avrei bisogno di spaccare la classe in due... perché ho convocato solo quelli che avevano bisogno, ma sono ventidue su ventisei... puoi aiutarmi?"
E beh.
A me piacciono, i piccini. Non so perché, ma con una singola ora a settimana riesco meglio in quella classe che in terza. Certo, devo mio malgrado fare le interrogazioni programmate, perché per interrogarli li porto fuori nell'ora di Storia (aggratis, of course). Ma mi rifaccio coi giri di domandine e con gli scritti. Insomma, a fine quadrimestre i registri di seconda e terza erano un macello. Quello di prima, immacolato, 4 voti a testa in perfetto ordine. Loro mi apprezzano. Io me li coccolo con lo sguardo perché so che l'anno prossimo me li prendo per almeno due materie. Sono piccoli, sono troppi, e uno da solo (Belzebù, non a caso) basta per farci sudare tutti, anche la Generala, la Bottadicoca e la Secca. Ma mi stanno istintivamente simpatici.
La terza si trascina. Non hanno mai avuto voglia di fare un cazzo. Ma sono un po' come una banda di amici che ciondolano sul muretto in piazza. Vengono a scuola se e quando gli va. Ne mancano cinque o sei ogni giorno, poi uno o due si fanno portare a casa per malesseri non ben diagnosticati, uno o due arrivano dopo per decine di prelievi /visite dentistiche / vaccinazioni, vai a sapere. Hanno l'apparecchio, le tette, gli ormoni, una vaga paura dell'esame, qualche idea sulle superiori. Insomma, sono una terza. Non la mia terza migliore. Ma sono lì.
L'amore, quello tormentato, viscerale, morboso, pieno di liti, gelosie, ripicche, botte di ti lascio e ti riprendo e non ti lascerò mai, è scoppiato per la seconda.
La seconda è epocale.
La seconda mi farà morire. Ma morirò felice.
Una lezione in seconda C dovrebbero farla tutti durante il tirocinio. Quattro quinti degli specializzandi lascerebbero di colpo l'insegnamento. Il restante quinto si immolerebbe in una fiammata di gloria, in un'estasi mistica da fachiro.
Esco con i vestiti da strizzare, fasciata nel mio sudore, a meno che non ci sia il riscaldamento rotto. Sono faticosissimi.
A sinistra c'è Diddl, che sta sulla sua poltronissima a rotelle. E parla col prof di sostegno: "Nnnhaaa aaah nnn nnnnnn aaaa" (traduzione: mi sto divertendo un sacco, dai fammi ancora il solletico con la matita). Stiamo faticosamente imparando, noi adulti e i compagni, a coinvolgerlo nelle lezioni. Non è semplice e ci vuole tempo. Lui capisce. Siamo noi che abbiamo poco tempo, poca pazienza e scarsa immaginazione e non sappiamo fargli le domande. Sua madre, donna splendida, ha altri due figli, sani per fortuna. Quella di mezzo si chiama come la mia.
Di fianco a Diddl un banco solo, per semplicità di movimento, con un compagno di banco che ruoterà ogni settimana, quando lui rientrerà a scuola dopo un intervento. Per ora, in banco con lui c'è Deboroh (chi legge Ratman capirà).
Di fronte a me ci sono l'Albarino, Orsetta Marrone, Carotina, Tarzan.
Una prima fila d'eccellenza, in cui i due più nevrotici della classe sono faticosamente tenuti a bada dai due più gentili e tonni al tempo stesso. Carotina, che tra parentesi fa coppia fissa con quel figo blasé di Attimo Fuggente, è talmente agitata che all'Albarino stava per venire l'esaurimento nervoso, a forza di cercare di tenerla ferma e attenta. Allora ho messo Orsetta in mezzo e lui sta meglio.
L'Albarino, che mi venera come fossi la Madonna della Guardia, per la verità io potrei metterlo anche in una comoda fila dietro. Nel senso che nelle mie materie si prepara come un pazzo e prende dei bei voti. Ma la Bottadicoca è disperata perché la sua matematica ha delle falle che sembrano la Fossa delle Marianne. Quindi sta davanti. Poi va beh, è anche vero che vive in trasferta dietro alla squadra di calcio in cui gioca, fa i compiti in macchina e in pullman, con una mamma tremendamente drastica. Per dire, lei viene al colloquio una mattina e: "AH GUARDI IO NON NE POSSO PIU' EH!!!!!!!! A. MI DISTRUGGE, MA POSSO IO STARGLI DIETRO TUTTO IL GIORNO COSI', E LO PRENDI E LO RIPORTI E LA PARTITA E L'ALLENAMENTO E POI NON TI FA I COMPITI SE NON GLI STAI ADDOSSO ORE, E INSOMMA!!!!!!!!!!!! LEI CAPISCE VERO CARA???"
"Sì, effettivamente, signora, in quanto coordinatrice devo dirle che le colleghe si lamentano, ha delle lacune e deve recuperare... anche se devo dire che le mie materie, salvo qualche volta che l'ho beccato a bruciapelo, di solito le sa, anzi, si è già fatto interrogare di tutto..."
"E PER FORZA EH!!! MA CARA MA IO LO AMMAZZO SE NON SI ORGANIZZA EH!!!!! NO VOGLIO DIRE!!!!!"
"Senta, se lei crede lo farei venire un attimo di qua, perché l'altro giorno ha fatto il furbo con la collega e ha sostenuto di non avere il libro con gli esercizi, poi però gliel'ho chiesto io (la Madonna della Guardia ndr) ed è saltato fuori, allora vorrei fargli un po' di predica... così vi capite un attimo anche voi due..."
Arriva l'Albarino (jeansino firmato, polina firmata con il collettino su, felpina tinta unita firmata, scarpine firmate, taglio di capelli firmato, scommetto che sono firmati anche i fazzoletti di carta in cui soffia l'aristocratico nasino) e appena entrato dalla porta in sala prof saluta sua madre, sembrando al mille per cento un cadetto di una scuola militare del 1930: "Buongiorno mamma".
No dico, l'ultimo che ho sentito salutare così
maman era il principe Franz, in "Sissi". Pensavo sbattesse i tacchi e le baciasse la mano.
"Riposo, A. No, scusa, voglio dire, parliamo un attimo del tuo lavoro scolastico..."
Io parlo con calma. Mi è simpatico da morire, bacia la terra su cui cammino, cerca sempre di migliorarsi e non gli posso rimproverare di perdersi fosse solo una sillaba delle mie lezioni. Alla fin fine invece di sgridare lui tento di rabbonire la terribile genitrice. Ci riesco, eh. Ma circa un'ora dopo l'Albarino accusa malessere, si fa venire a prendere (dal papà) e va a casa a rimettere l'anima. Oh ma tu guarda, un giovane cadetto emotivo.
Da questo colloquio resto traumatizzata anche io. Quando la settimana scorsa il piccoletto si è fatto venire un'epistassi grandiosa, mi sono molto innervosita: è rientrato in classe dopo un quarto d'ora abbondante di sciacqui nel lavandino (con schizzi di sangue modello American Horror Story, me che - cercando di mascherare la nausea e il giramento di testa - gli premevo un fazzoletto bagnato sul collo e Riace che, con le sue mani come pale, nude, in pieno rispetto delle norme igieniche, gli levava di torno pile di fazzoletti sporchi e gli dava quelli puliti), si è molto educatamente seduto, ripiegando in modo impeccabile le maniche della maglia che si erano un po' macchiate, e poi ha iniziato a diventare biaaaaaaaaaaanco biaaaaaaaanco, nonostante la carnagione scura. Al che io: "Albarino, scusa, ma ti senti bene?"
Gesto virile della manina: tutto sotto controllo. Poi appoggia con studiatissima nonchalance un braccio sul banco e, fingendo la massima attenzione al testo che stiamo leggendo, si puntella la fronte. Io inizio a immaginare la madre che arriva, chiamata perché il pargolo ha sbattuto la fronte sul banco perdendo i sensi di colpo: "AHHH MA IO NON SO, MA MI DICA LEI CARA, MA CHE VITA E' QUESTA EH????? ADESSO ANCHE LO SVENIMENTO A SCUOLA, MA SIAMO IMPAZZITI???? HA ANCHE MACCHIATO LA RALPH LAUREN, NO, DICO!!!!!!!!!!!!!!!"
Per fortuna dopo un po' il povero gagnetto riprende colore. Io, invece, che il mal di stomaco da vista del sangue me lo faccio immancabilmente venire a emergenza finita, sono sempre più verdastra. E se svenissi io? "AAAH CARA, MA E' TUTTA COLPA DI A.!!!!!! MA INSOMMA, COME SI PERMETTE DI IMPRESSIONARLA SANGUINANDO COME UN MAIALE????? IO QUEL RAGAZZINO LO AMMAZZO!!!!!!"
Sì lo so. Ho descritto solo la prima fila di centro. Anzi, mi sono dilungata solo su uno dei cocchi, e non è nemmeno il mio prediletto, lì dentro. Ecco, diciamo che per ognuno di loro potrei scrivervi un romanzo così. Capito cosa dico, quando sostengo che la seconda è una roba da batticuore costante?
Alla prossima puntata.
Nella fila dietro:
Satana, lo Stuonato, Peter Pan, Attimo Fuggente.
Ancora dietro: Sorrisona e Brad Pitt.
Laterale alla mia destra:
davanti, Nosferatu, Sveglia, Stringa.
Dietro, la Gnocca e l'Adorabile.
Dietro ancora, Mickey Mouse e Mammina.
In fondo, Riace e Paperino.