Ed è arrivato novembre. Sono quattordici mesi che lavoro a Scuola Vintage. Dieci mesi pieni di 2021, e il 2021 da solo per me conta tanti lutti atroci quanti ne contano gli ultimi dieci anni. L'ultimo è stato tanto agghiacciante che, per la seconda volta da quando mi sono trasferita, non ho potuto parlare di un fatto importantissimo per me qui, a causa di indagini in corso, e anche ora, che l'aspetto poliziesco è risolto, grazie, ma non è il caso.
Da un paio di giorni il cielo è pulito come un bicchiere di cristallo appena lavato, ci sono tramonti ad effetto, stellate senza fine. Fino a qualche giorno fa era tutto una nebbietta bagnata e un clima semicaldo privo di senso. I capelli impazzivano e bisognava cambiarsi due volte al giorno perché, coi termosifoni in modalità bistecchiera, ci si infradiciava. Soprattutto in prima, dove la camminata in mezzo ai banchi è cruciale per far lavorare i topini, e batte sempre luce, a qualsiasi ora (deve essere l'unica stanza del mondo orientata contemporaneamente su tre punti cardinali, che non comprendono il nord).
Quest'anno "ho" cinque classi. Nel senso che ci sono i miei, quelli della seconda B, dove io sono l'autorità somma che coordina; poi, ci sono quelli della seconda del dottor Carter in cui faccio storia e geografia; poi, mi hanno dato questa ventina di topini freschi di primaria, che adorano essere alle medie; poi, ho un'ora a settimana in una terza che è un film dell'orrore per tutti; poi, mi hanno tolto i Bimbi Sperduti che ora sono stati dati alla Bella Statuina, ma incautamente me li hanno lasciati come vicini di casa.
Capita quindi, mentre sto spiegando ai topini, che entri, non troppo furtivamente, la mia Palestinese in Fuga e mi avvolga in un abbraccio direttamente alla cattedra. Capita che i topini facciano l'intervallo in classe mentre in corridoio i Bimbi Sperduti, quasi tutti più alti di me ormai, mi trascinano nelle loro vite. Inizialmente erano lamentosi: "Prof noooooo deve tornare da noiiiii perchééé ci ha lasciaaaaatoooo" o rivendicativi: "Questa prof non ci piace, è cattiva" ("Ma starete scherzando, io vi sgridavo di continuo!!!" "Sì, ma lei ci faceva anche ridere!").
In un paio di mesi sembrano aver deciso che è bello non avermi come docente perché ora possono starmi addosso, abbracciarmi (le regole antiCovid e l'affetto non sono compatibili) e venirmi a raccontare i fatti loro: "Non piango più quando mi interrogano!" ("Era l'ora!!!"), "Ho fatto un casino con la prova di matematica!", "Ho preso 9 di storia!". Salvo poi restarci malissimo quando scoprono che io so parecchie cose di loro: "Ricciolone, tu vedi di stare fuori dai casini, non fare il pazzesco con quelli pericolosi qua in giro". "Ma prof..." "E te li tagli 'sti capelli, santiddio???"
Poi suona la campanella e se ne vanno: "Ti voglio bene prof" mi dice il marocchino più dislessico e tenero del mondo, andando via. Io rientro dai primini, che osservano senza osare commenti il mio sorriso emozionato, per loro le creature di terza e i loro comportamenti sono ancora un impressionante mistero.
Con la terza che è un film dell'orrore vado molto d'accordo perché il poliziotto cattivo lì lo fa l'Artista, io faccio solo compresenza, non do voti e tengo mezza classe per volta, li porto in mensa e li incontro nei corridoi, dove ancora confondo i nomi di tre ragazze che secondo me sono uguali, in compenso mi ricordo la pronuncia precisa dell'unico cognome moldavo, credo di essere la sola in tutto l'istituto. Stiamo sviluppando insieme i contenuti di un sito internet. È un lavoro nuovo anche per me, non mi annoio.
Sono un po' stanca delle seconde medie, che quest'anno sembrano quinte elementari, e molto contenta di come impostiamo il lavoro con i primini. Ci sono, come al solito, arrivate dai maestri delle segnalazioni di disturbi dell'apprendimento, certificati e non, che non corrispondono a realtà, in compenso ne abbiamo alcuni, sulla carta normalissimi, che sembrano fuori come balconi. Ma è una classe dove si fa tanto e si fa in allegria.
In sala prof mangiamo come al solito troppi dolci, beviamo quantità di caffè che fanno paura ai cardiologi e diciamo talmente tante parolacce che a volte io vado a chiudere la porta.
Quest'anno è tornata la Valchiria, che è esattamente come me nel modo di fare, infatti ci siamo trovate subito, e poi ci sono un po' di gradevoli facce nuove per tutti. Tra cui la Coscialunga di Mate, che io detesto solo perché è bella e l'Orsone ci va molto d'accordo, scatenando la mia feroce possessività nei confronti del mio personale rifugio antiatomico a due ante.
Sembra abbiamo acquistato bene per quanto riguarda Tecnologia (Uno Carino) e Spagnolo (Minnie). La Sirena di Francese adesso insegna Inglese, e improvvisamente parla, anche parecchio, dopo un intero anno in cui aveva tre scuole e da noi veniva solo due giorni a settimana, senza quasi salutare. Francese lo fa la Gnoma Simpatica, che è l'ultima che saluto a fine settimana (sì, ho di nuovo il prolungato al venerdì, l'orrore e l'abisso).
Poi c'è il Pezzodignocco che potenzia matematica, dimostrazione spettacolare di come un maschio sulla trentina possa essere contemporaneamente fico e imbranato come una dodicenne, perdipiù palestrato e laureato. Un enigma alto un metro e novanta, sempre sorridente peraltro, che noi trattiamo istintivamente da amico, perché è contagiosamente allegro e molto semplice, salvo poi ricordarci all'improvviso che lui non è Carter, non sa molti intrighi di palazzo. Io, sono già due volte che gli dico che dovremo ucciderlo al termine della conversazione, perché per sua sfiga gli capita l'ora buca del venerdì con me, l'Orsone e la Valchiria, in cui l'ultima cosa che si fa è avere peli sulla lingua.
Carter arriva dal corso di alfabetizzazione sul finire dell'ora e trova sempre uno spettacolo poco edificante, la Valchiria che gesticola come la tipica donna di colore che non ha paura di nessuno, me con le guance rosse per il fervore dei discorsi o per le risate, l'Orsone che spara cazzate a raffica, un po' brontolando un po' ridendo, il Pezzodignocco che si sbriciola con la brioche, seduto curvo perché nessuno gli ha detto che quando uno è alto come un palazzo deve muoversi come un Lacedemone alle Termopili, non come un bambino timido... Quattro pessimi soggetti. I bidelli non osano affacciarsi in sala prof in quell'ora del venerdì, sembriamo quattro migliori amici in gita scolastica, quelli seduti nell'ultima fila del pullman a fare cagnara.
Tranne oggi: l'Orsone era a casa in permesso, la Valchiria sudava sangue sulla compilazione di un foglio ferie con le settanta procedure burocratiche annesse, così io ho preso il Pezzodignocco e ho biecamente sfruttato i suoi definitissimi muscoli per scaricare uno scatolone con venti copie della Divina Commedia dalla mia auto, dato che mi sono distrutta una spalla in non so quale pratica yoga. Poi l'ho portato al bar a sbriciolarsi la brioche addosso e ho ascoltato le sue vicende sportive per un po', per risarcirlo della manovalanza. Ma non mi sono divertita come al solito. Tranne quando mi ha detto che, al suo esordio da noi come insegnante che fa lezione invece che come figura di potenziamento, era entrato in classe con la frase "Voi l'avete visto V per Vendetta?". Allora ho riso, e ho pensato che, se gli diamo ancora qualche anno, forse non dovremo più ucciderlo al termine delle conversazioni proibite del venerdì.



