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Daisypath Anniversary tickers

mercoledì 31 marzo 2010

Se una mattina di primavera un professore…

…anzi, una professoressa, si ritrovasse alle otto e un quarto in un bagno, con una dodicenne che le piange su una spalla perché ha paura di essere rimasta incinta?

Sono troppo scossa per raccontare come si sono svolte le cose e mi darebbe fastidio farlo.
Una cosa la devo dire. L’ho raccontato a Cavallino e lei è anche più stravolta di me, perché non vede tutti i giorni come sono i dodicenni di adesso.

Ma sono comunque troppo piccoli.

E non sanno tenere la bocca chiusa. E in più quando parlano non sai se puoi prenderli sul serio, perché forse quello che intendono loro per “rapporto completo” non è quello che intendiamo noi a trentacinque anni.

Comunque: è di stamattina la notizia della fuga d’amore di un quattordicenne e una tredicenne (a Scuolina Rosa era già successo, due anni fa: noi non ci facciamo mancare niente). E’ di poche ore fa la notizia del pompino di gruppo IN CLASSE. Pare svoltosi con l’insegnante presente (l’esperienza purtroppo induce me e i colleghi a pensare che l’insegnante fosse a fumarsi una siga in fondo al corridoio, e dica che era presente per parare il culo a se stesso e alla scuola… anche se non è che così ci faccia 'sta bella figura, neh!!!)

E lo so, che sul giornale ci finiscono GLI ALTRI, che i nostri bambini sono sempre diversi, ma a me stamattina è toccato guardare negli occhi una donna che ha sei anni più di me e che, senza essere tra l'altro un genitore assente, violento o ignorante, mai si sarebbe immaginata che la convocassimo per dirle che deve far vedere la sua bambina da un ginecologo.

E inoltre mi sono ritrovata fino al collo in uno spettacolo incredibile: l’intera classe, che sapeva tutto prima di qualsiasi adulto me inclusa, che discute sul da farsi. Ventun dodicenni che pensano di sapere tutto lo scibile umano. E io lì davanti che penso sconnessamente parole a raffica: malattie preservativo aborto stupro privacy imene babymadre adozione responsabilità speculum test di gravidanza. E provo a non spaventare nessuno e a far riflettere sul fatto che DEVO ASSOLUTAMENTE chiamare la madre e informarla.
Gesù, sono le uniche volte in cui questo mestiere lo detesto.

A margine, mi resta con amarezza in mente che l’Inglesina ha detto che in Inghilterra fanno educazione sessuale nelle scuole. E che io ho risposto che la fanno anche in Spagna e noi, invece, siamo indietro.
Quando ho chiesto quanti dei presenti avevano già parlato coi genitori di sesso, ha alzato la mano poco meno di metà classe. E che cazzo. E gli altri allora?

No, io ve lo dico, i vostri figli sono esposti più di quanto credete. E forse sarebbe meglio che una volta spiassero voi o la sorella grande dal buco della serratura, invece che guardare filmati di cose abominevoli su Internet. Ma soprattutto, oggi mi hanno chiesto con aria oltraggiata PERCHE’ alla seconda C sono stati dati i libriccini sulla riproduzione promossi dalla Lines con tutte le informazioni, e a loro invece non è arrivato niente. Come dire che loro si ritengono in diritto di sapere le cose, e siamo noi che manchiamo. E mi sa che c’hanno ragione.

La testa va tirata fuori dalla sabbia, e subito. E pensare che, quando tre anni fa ho proposto educazione sessuale come modulo interdisciplinare tra Scienze e Educazione all’Affettività, la collega era a disagio, mi ha fatto opposizione e poi ha lasciato cadere, e nei due anni successivi sono passata per la maniaca della scuola perché insistevo che bisognava farla e mi sono ritrovata da sola, più di una volta, a trattare degli argomenti che tra l’altro competerebbero assai di più al docente di Scienze.

Ma quando la domanda è, come mi è capitato in passato, “Dopo QUANTE VOLTE si resta incinta?” tu puoi solo rispondere, e di corsa. Col dubbio di scavalcare le tue competenze e sforare dal tuo ruolo, certo. Ma porca vacca. A' la guerre comme à la guerre, e che cazzo. Essere puritani non paga.

martedì 30 marzo 2010

B.I.C. e B.d.O. (Biro In C… e Botta d’Ormone)

Allora, Supermam e altri, vi informo che la mia sessione di B.I.C. è stata di tre ore indefesse stamattina, dopo le lezioni, ma non è stata seguita da altrettanto impegno nel pomeriggio.
C’è ancora la sera e un pezzetto di domattina.
Ma ci credo pochino. Forse dovrei mettermi i bigodini di nuovo.

Oggi pomeriggio dopo pranzo, blog, riposino, caffè e veloce ripasso del Feng Shui mi ritrovo sul divano. A un metro da me: tre pacchi di prove della II B. Sotto di me, in un punto imprecisato del palazzo, il cagnino microscopico dei vicini che abbaia, in modo convulso (attenzione! Non è la cagnolina di quelli di sopra, che ulula e piange: E’ L’ALTRO, quello dei vicini di sotto!!! Vivo in un incubo… Sembra proprio che l’unico canide in grado di limitarsi a un secco e rapido “uah uah” quando arriva qualcuno, e capace di dormire quando è lasciato solo, sia la povera De).
Con tale sottofondo e la pancina piena di buonissimo cibo preparato da mio marito (che oggi era a casa), non mi metto a lavorare. Ma nemmeno a fare altro.
Mi ammorbo. Mi infastidisco ad ascoltare il cane. E mi innervosisco causa SPM sempre presente.

Quindi l’unica è uscire.
Faccio tutte quelle cose che faccio quando ho da gestire una botta di SPM o di magone e non ho il supporto della Diavolessa. Cioè vado in cooperativa equa, vado in ufficio, lavoro un po’, vado in libreria, che vendono i fine serie a niente (un saggio di Hobsbawm a due euro, gente, da leccarsi le dita). E me la faccio a piedi fino a casa dal centro, tanto aveva smesso di piovere.

Nel mentre, realizzo di essere in modalità SPM C.
Spiego: la sindrome maledetta a me può venire in tre forme:
A - nausea capogiri debolezza gonfiore stanchezza (SPM fisica)
B - tutti i sintomi di cui sopra accompagnati da paure immotivate, tachicardia e tristezza inconsolabile (SPM psicotica)
C - tutti i sintomi di cui sopra e anche del caso B, accompagnati però dal disperato bisogno di accudire qualcosa di vivo (SPM cosmica, con evidente riferimento all’ennesima maternità mancata)

Oggi, lo giuro, mi sono scoperta a pensare di mettere un acquario in ufficio. Un acquario!!! In ufficio!!! Devo essere rincoglionita: ho già da preoccuparmi del cane, da accudire non uno ma due felini e voglio anche avere l’impegno di passare dall’ufficio apposta per pulire delle vasche maleodoranti e versare nell’acqua quelle orrende scagliette che puzzano di pesce?
(Mi viene il flash della fidanzata del Pallavolista, quella prima della Piccolina, che raccontava di sua madre intenta a bollire LE ZUCCHINE per nutrire LE LUMACHE DI MARE dell‘acquario di famiglia: le zucchine. Per le lumache di mare. Le lumache di mare. Ush.)
Più modestamente, ho dato da bere alle piante moribonde dell’ufficio. E tornando a casa ho comprato due gerani da mettere sul terrazzino dietro, dove devo però sperare che il cane del piano sopra non pisci a pioggia, e che i miei gatti non li vedano mai.
Tra l’altro, Bontcho ha mutilato l’unica pianta che è in casa, lo spatifillo nano che avevo messo sullo scaffale di fianco al Buddha. Quindi ha inflitto del dolore a un essere vivente sotto il naso del Compassionevole. Ci vuole un bel coraggio. Se lo ribecco, comunque, infliggo io del dolore a lui, il Compassionevole dovrà farsene una ragione.

Spero che domani mi arrivino, altrimenti comincerò a trovare accattivante l'idea di allevare un ornitorinco nel bidet. Sono certa che si dimostrerebbe più affettuoso di una lumaca di mare, dopotutto è un mammifero.

Sotto sotto gli voglio un sacco bene

Doveva succedere. Birba, che come tutti i chiodi delle bare dei docenti non fa mai un giorno di influenza, è stato assente ieri e si è ripresentato a scuola oggi con un braccio ingessato.

Il che non gli ha impedito di ridere e scherzare con Occhi d’Arabia fino a minaccia di nota sul registro.
Né di farsi buttare fuori l’ora dopo, con nota sul diario, dalla collega di matematica.

E’ rimasto fuori un’ora sana. Che, secondo me, non è un bel sistema per punire uno. Anche se tutti lo facciamo prima o poi.
Però io passavo e ripassavo per il corridoio e lo vedevo sempre lì e a un certo punto gli ho chiesto se si rendeva conto che facendosi buttar fuori perde dei pezzi di lezione e si danneggia. E lui con quella sua aria sempre perfettamente serena ha detto: “Eh, lo so”.
Ma si teneva il braccio rotto con l’altro, vagava con lo sguardo, e un pezzo di me che è madre di qualunque cosa si muova è scattato prima che potessi fermarlo: “Ti fa male il braccio” gli ho detto, senza mettere punti interrogativi. Voleva dire di no, s’è visto, ma ha detto di sì.

In fondo siamo amici. Più tardi gli ho scritto “STUDIA!” col pennarello rosso sul gesso.

lunedì 29 marzo 2010

Excursus sulle estreme cose

Ho letto un post che mi ha colpito, di Mammamsterdam.
Tutti ogni tanto ci pensiamo (poi ci sono quelli che ci pensano troppo).

Io ho fatto un incubo tremendo un po’ di tempo fa e così in quel periodo ho pensato molto alla morte.
Non sono superstiziosa, ma nel dubbio ho aspettato un momento di discorsi cosmici con l’Uomo, per dirgli quelle cosucce allegre che qualcuno deve sapere perché è meglio, non si sa mai.

Riassumo in quattro passaggi, dovesse capitarmi ora che sono a metà strada tra due religioni:

- il funerale lo voglio a Asti in parrocchia N. S. di Lourdes perché c’è della brava gente che ci lavora
- ma voglio una messa in Sacro Cuore a Genova perché è lì che sono stata battezzata e ho imparato a pregare
- voglio esser messa nella terra, a Sant’Alberto, magari sotto un albero, con lo spazio per l’Uomo al mio fianco (alla mia sinistra, come nel letto matrimoniale)
- tutto quello che ho che non sono case e che non serve all’Uomo o a mia madre va ai monaci tibetani in esilio, per adesso direi a quelli di Pomaia, ma proprio tutto, il resto dei beni a mia madre che ne farà buon uso a sua volta, son sicura, per le case fate voi, ma continuate a invitare a Sauze SDMS e i miei amici. E trattate bene i miei libri, che sono la cosa terrena dalla quale mi dispiacerà di più separarmi.

Ultime volontà da intendersi in corso di evoluzione, verranno aggiornate quando si capirà cosa diavolo sta succedendo in questa casa, dove sul comodino c’è un crocifisso e sullo scaffale la testina del Buddha con la candelina davanti. E non stiamo a dire della Sacra Famiglia sul comodino di quell'altro, che quando l'ho conosciuto era agnostico e scarsamente interessato a matrimonio e figli. Le persone evolvono, appunto.

Nel caso, sia chiara una cosa: sono contenta di essere stata battezzata e cresciuta nel Cristianesimo (un po’ meno nel cattolicesimo, ma va beh) e non ritiro nessuno dei miei impegni già assunti (madrina di Cresima e testimone di nozze), ma non sono affatto pentita di non essermi sposata in chiesa. Più passa il tempo più penso che ho fatto bene a tenere almeno il mio rapporto con l’Uomo che amo A UNA BELLA DISTANZA dai dettami di Santa Madre Chiesa. Che a me quella cosa che la donna sarà sottomessa al marito CONTINUA a non convincere proprio (in qualsiasi senso la si voglia leggere). Per non parlare di altre piacevolezze che potete leggere nel Catechismo ufficiale dei preti.

Comunque due bandierine tibetane appendetemele, dai, che sono allegre e idealmente sul mio terrazzo a Sestri sventoleranno per sempre, insieme alla bandiera arcobaleno della pace.

Tranquilli, me lo dico da sola: "Uh! Dai! E' solo un po' di sindrome premestruale!!!")

Aea

Aea, da leggersi àea, con la e molto larga. E' il verso che fa la Tipa per dire che ha male da qualche parte, ma ridendo.
Ecco però io non rido.
Come promesso anche le mestruazioni fan parte della B.I.C. competition. Anzi peggio: la fucking sindrome premestruale.

Stamattina parto ore nove piena di ottimi propositi, anche se erano già tre ore d'orologio che mi agitavo in lavaggi di me stessa, riordino della casa e doveri civici sparsi tra cui entrare in cabina elettorale, uscire dopo sei secondi e dopo altri tre riprendermi il documento, con la frase: "Veloce, eh? Mai avuto le idee più chiare di quest'anno".

Il karma della giornata è immediatamente chiaro quando, presa la roba dalla macchina, mi accingo ad attraversare il parcheggio della scuola e dò una straccionata per terra, come un sacco di patate, lanciando:
- il telefonino
- le chiavi della macchina
- la borsa
- la borsa del lavoro
secondo quattro diverse angolazioni rispetto alla mia persona.

Ora mi fa vagamente male un ginocchio, ma almeno non mi ha visto nessuno (nè sentito! mi son spaventata e son caduta con un grido che faceva molto donzella in ambasce, proprio io la rude femminista!)

Peraltro la mattinata è filata liscia, a parte il fatto che di lunedì è INCOSTITUZIONALE far lavorare le persone con la macchinetta del caffè rotta.

Ho iniziato la B.I.C. con un'ora secca di correzione: Grammatica di terza. Poi ho fatto lezione.

Pomeriggio, scesa dal mio riposino che in realtà era un momento di anossia cerebrale, mi sono fatta una dose di caffè da uccidere un cristiano e due passi col cane fino al supermercato. Il che doveva preludere a lavoro indefesso.

Poi la sindrome premestruale ha fatto di me un piatto di carne alla tartara (vi ricordo che si chiama così perchè i Tartari usavano frollare la carne mettendola sotto la sella e cavalcandoci sopra per ore).
E a un certo punto l'Uomo mi ha baciato per salutarmi e ha avuto un sussulto: "Ma sei congelata!?!"

Resto del pomeriggio avvolta nel piumino a leggere sul divano. In stato pressochè di catatonia.

Stasera ritento.
Mi sono molto saggiamente tolta un impegno da domani pomeriggio proprio per farcela con i maledetti compiti. Ma conto di far qualcosa anche stasera, dai, ce la posso fare.

Ora vediamo se viene la Fata Turchina e mi sgrida perchè dico le bugie...

Intanto in questa regione di STRONZI* metà della popolazione ha DI NUOVO votato PdL. Mentre in Liguria vince Burlando, grazie anche all'Uomo, che ha ancora la residenza giù e vota in madrepatria.

* Scusate la brutalità. Dopo i risultati definitivi recupererò il fairplay, ma i parziali mi rendono nervosa.

THE B.I.C. COMPETITION second edition

No ora io non voglio dire che. Per carità. Sono consapevole di. Mi fa piacere che.

Ma…

Questa cosa del cinema è grandiosa, è vero, sta fruttando in risultati, soddisfazione, reputazione (e soldi eh? Non avremmo creduto!) molto oltre il previsto, la gente è contenta, eccetera eccetera.

Ma…

Il punto è che qua si sbarca a casa da scuola e ci si mette sul cinema. Nel senso di lavorare su Internet, contattare le case di distribuzione, la SIAE, la banca, etc. E di vestirsi e mettersi in ordine per le presentazioni e poi andarci e restare lì tutto il tempo che serve.
Gli orari variano a seconda dei giorni ma c’è una costante: il tempo per fare la spesa si trova, quello per cucinare no.

O meglio. Ieri dopo una simpatica sveglia alle sei (ora solare) e un simpatico avanti e indrè da Genova (le uniche deroghe ammesse all’essere impegnati col cinema sono quelle relative ai parenti) alle ore 21.45 (ora legale) io avevo sì cenato (a pasta in bianco, sesta volta in una settimana), e anche fatto la spesa per preparare il pranzo di oggi, ma invece di essere in cucina a fare una teglia di carciofi in besciamella ero lunga sul divano, addormentata sopra la mia giacca e la mia borsa, che russavo perdutamente.
Così perdutamente che, a un certo punto, l’Uomo si è alzato un momento e io ho allungato i piedi sul suo posto: lui al ritorno ha provato a sedermisi scherzosamente sulle gambe e ha capito che ero così sfatta che avrebbe potuto rompermi tibia perone e malleolo di ambedue gli arti, prima che trovassi la forza di scostarmi. S’è tolto, e io, che ero riaffiorata un secondo alla coscienza tanto da chiedermi se avrei sentito le mie ossa scricchiolare, sono ripiombata giù.
E’ chiaro che alle 23.30 nessuno mette più su il pane o i carciofi.

Voi direte: ma allora perché perdi tempo sul blog?
Beh, intanto sono le sei e mezza di mattina (ora legale, quindi nel mio metabolismo sono le cinque e mezza!) e ho fatto già la doccia e colazione, per cui, tra una schermata e l’altra, mi sto asciugando i capelli; poi non ho la minima intenzione di puzzare di carciofo rosolato alle otto di mattina e, non bastasse, prima di andare al lavoro devo ancora votare, quindi altro che besciamella.

Comunque non vi interpello a proposito del mangiare ma di un altro fattore ancora più grave: le prove da correggere.
Tra tre giorni i ragazzi vanno in vacanza. E io mi ero giurata che avrei consegnato i compiti corretti prima che se ne andassero, in modo da far fare la correzione sul quaderno nelle vacanze e da smaltirmi un po’ di arretrato.
Perché dalle pagelle in giù ho corretto solo i dettati e ho accumulato temi, prove di geografia generale e di grammatica.

Quindi oggi, al rientro dal lavoro e prima della rassegna sui classici del cinema, nonché dopo, dichiaro aperta la seconda edizione della B.I.C. COMPETITION.
Che, prevedo, durerà come minimo fino a domani sera, con varie interruzioni.

Se avete un obiettivo da raggiungere in una trentina di ore, quindi, aggregatevi pure. Ci faremo coraggio a vicenda in queste ore di fatica. I partecipanti di sesso femminile hanno l’obbligo di indossare una pinza nei capelli mentre lavorano e possibilmente di avere anche le mestruazioni, in modo da rendere le sofferenze della gara con se stesse ancora più atroci. Per ambo i sessi è richiesta la presenza di una Biro, o altro oggetto simbolico del lavoro che si sta svolgendo, che deve essere inserita, con mano esperta e sicura, I. C.

E siamo pronti a cominciare.

sabato 27 marzo 2010

Let the river run

Sembra che il ciclone sia passato rasente a casa, ma che io sia il fiume che scarica via le acque dell'alluvione conseguente.
Nel senso che non sono agitata: sono in piena. Trasporto quintali di detriti e cose, morte, vive, passate e presenti, e al passaggio faccio qualche danno collaterale, ma in genere vado, fluisco, mi arrabatto verso una direzione precisa.
Non so.
Mi risuona in mente mio padre che dice: "Dove abbiamo sbagliato?" e penso al fatto che il passato, oggi, ha un peso determinante nella mia vita ma, proprio per questo, non ho intenzione di ridiscuterlo, solo di digerirlo: riparlare delle cose, per certi aspetti forse è necessario, per altri, scusate la delicatezza, sarebbe come vomitare la cena e dopo doversela rimangiare. Cioè, penso di aver reso l'idea. Digerire, disintossicarsi da quel che era velenoso, se necessario, mi sembra meno schifoso e più utile. E se proprio non posso accettare le cose, almeno non sbagliarne altre dopo. Dico male?
Va beh.
Alla Cognatina ho dato l'indirizzo del blog (previa epurazione dallo stesso di alcuni contenuti che non gradirei divulgare in famiglia) e non so se lo leggerà (non credo le freghi granchè), ma senza dubbio spero che abbia colto che si tratta di un gesto particolare da parte mia, che denota apertura e affetto.
Peraltro ora bisogna recuperarsi la Suocera Bio che non vedo da prima di Natale, e che non se lo merita, porella.
Comunque pur nel vortice di queste settimane faticosissime e produttive si segnalano alcuni spazi di grande pace:
- ho trovato un forum sul buddhismo e contattato il centro di Avigliana che pare tranquillo e accogliente, così a sentire le proposte;
- oggi ho ristabilito alcune priorità e fatto una passeggiata con la Diavolessa e un chilo di pane integrale, l'altro giorno sono riuscita a lavorare un po' sui cazzi miei in ufficio, insomma non esisto solo per la scuola e il cinema, pur se questa settimana è stata particolarmente piena di impegni in tutti e due i vcontesti;
- per un caso fortuito il cane mi si è imbrattato di grasso e così il fuori programma di stasera è stato insaponare (col detergente intimo... santo cielo...), docciare, asciugare e phonare la bestiola, che come sempre non solo è stata bravissima nonostante il lavaggio casalingo cui non è abituata, ma in più ha fatto la scema e mi ha fatto ridere, per cui dopo la disinfezione di tutto quel che ho usato per lavarla e asciugarla e il lavaggio della mia persona ci siam regalate un momento di coccole e grattini tra ragazze tutte profumate, il che mi ha definitivamente messo di buon umore.
E avanti così, che ce la facciamo.

mercoledì 24 marzo 2010

Scampoli e ritagli

Il tempo di asciugarmi i capelli finchè non sono, almeno temporaneamente, soffici come seta.
Il tempo di sentire il caffè caldo che va giù.
Il tempo di spalmarmi la crema.
Il tempo di annusare la primavera nell'odore di terra bagnata e di piante dei giardinetti dietro casa.
Il tempo di fermare la macchina a bordo strada nel bosco e darmni lo smalto sulle unghie, prima di guidare fino a scuola.

Quest'anno entro alle otto quattro mattine su cinque, di fila, e da quando c'è il cineclub questi sono gli unici momenti veramente lenti, meditati e tutti per me della giornata.
Più ogni tanto una passeggiata con il cane e questo blog, ma non è la stessa sensazione.

Forse perchè sto passando un momento di raccoglimento interiore legato allo studio del buddhismo, mi pesa dover dividere ogni attimo della mia giornata col cellulare acceso, le altre persone, mio marito. Vorrei uscire senza dover dire dove vado e quando torno, vorrei dormire all'ora in cui mi viene sonno, lavorare quando sono realmente concentrata e non nei ritagli di tempo dei vari impegni.

Ieri ho contattato via email quattro centri buddhisti, per sapere quali attività consigliano ai principianti. Sono tutti raggiungibili in giornata, a differenza dal piccolo Tibet toscano dove non sono andata qualche settimana fa. Ma ce ne sono un paio un po' imbriccati sulle montagne, e in uno è vietato l'uso del cellulare. Mi ci vorrebbe proprio.

martedì 23 marzo 2010

Una buona serata

Sabato sera, dopo una giornata tutto sommato moscissima, cena con la ex terza B. Mica tutti, eh: fare un cena di classe a nove mesi dalla fine delle medie non è il massimo. Soprattutto se fai dei gran misteri e la tua exprof di lettere (io) non sa che hai invitato anche gli altri prof e che può dire ad alta voce che c’è una cena. E poi arriva e si becca Orsetto Lavatore (quello di religione) e scopre che lui lo sapeva, ma che non l’han detto al Gigante, invece lo sa la prof di mate perché, col loro permesso, gliel’ha detto quella di lettere (sempre io), la quale però ha sentito in giornata quella di inglese per altri motivi e ha fatto finta di niente.
Del resto anche loro non ci sono mica tutti. Giovane Lupo, Elfetto Femminista e altri che avrei tanto voluto riabbracciare tirano il pacco all’ultimo minuto. Ma ci sono Enfant Terrible, Bel Ragazzo, Ragioniere, Grande e Grosso, Scazzatissima, la Mia Cocca, la Panzer, la Leonessa, la Brava Bambina. E viene anche l’Uomo. Che ne conosce alcuni via Facebook, e che è stato indirettamente adottato dalla classe.

Cena gradevole, in locale carino, in paesino incantevole, peccato la pioggia, la nebbia, i rospi che attraversano la statale al buio e non fai in tempo a scansarli.

Molti si son fatti i fatti loro: io sognavo grandi ricongiungimenti con Bel Ragazzo e Enfant Terrible che sono molto assidui nel venirmi a trovare a scuola, invece i ragazzi se ne son stati a un capo del tavolo, noi prof abbiam chiacchierato con le ragazze. E, come dicevo, non era una vera rimpatriata, mancava troppa gente.

Ma al rientro, una volta addormentata, ho fatto tremila sogni, tutti felici e pieni di colore, di luce, di sorrisi. Mi fanno stare bene quei ragazzi.

Come capita quando sono molto triste o molto felice, ho sognato anche il mio amore sbagliato, mescolato a immagini di scuole medie e ragazzini. E come sempre quando lo sogno, era un sogno innocente, pulito e pieno di delicatezza.

Ci dev’essere una me che è molto più luminosa e simpatica di me, che si fa meno problemi e che è già molto avanti sulla strada dell’indipendenza di giudizio di quanto non lo sia io nella vita reale.
E questi ragazzi così carini e affettuosi hanno il potere di liberarla.

E’ poi la stessa che accompagna l’Uomo al cineclub e che l’altra sera si è sparata un film con Sanguedelmiosangue e la Diavolessa palpitando, ridendo e commuovendosi in coro sulle stesse scene.
O che si è fatta così tanto ridere con la Diavolessa, parlando delle sue figlie, che quasi si faceva la pipì addosso.
O che non trova fastidioso scaldare del cibo cinese alle 23.10 per nutrire un tizio che si presenta a casa dopo ore di cinema, pur sapendo che lo stesso tizio, se non digerisce il pollo alle mandorle, ed è probabile data l’ora, la prenderà a calci e sberle nel sonno e russerà fino all’alba.

Quella sì che mi piace, non la stregaccia frustrata che insegna in III C.

lunedì 22 marzo 2010

Una bella storia

OOOOOOOOOOHHHH finalmente.
Recuperato Internet, non devo più scrivere di corsa da scuola, e soprattutto posso leggere di nuovo i blog delle amiche!!!

Non solo… ma il cinecircolo, grazie a Ferzan Ozpetek e a Scamarcetto, ha fatto un gran botto, così per festeggiare abbiamo completamente rinnovato il parco computer della famiglia, e scrivo su un notebook bello nuovo, piccolo e coccoloso, che ho battezzato Bianca e che è il MIO computer, nel senso che è proprio mio mio mio e basta. Pagato da me, comprato per me, con la mia password. Felicità.

Stasera niente lagne esistenziali e/o dubbi sul mio futuro spirituale, lavorativo e familiare. Ho spedito oggi la domanda di trasferimento e le cose dovrebbero andare a posto (si spera in modo definitivo) entro un po’ di mesi.

Devo raccontare una cosa bella.

Se qualcuno ha già letto il post sull’Alunno Strappacuore forse si ricorda del Falco.
Di lui ho detto diffusamente, tranne due cose: che ha una mamma simpaticissima e che era malato di cuore.
Un pomeriggio si presenta questa elegante, intelligente signora, che veniva sempre ai colloqui con i cioccolatini per i professori e ci deliziava con gentilezze di ogni tipo e una grande disponibilità a collaborare. Mi si siede di fronte, prova a iniziare un discorso e scoppia a piangere, lei che era la quintessenza del sorriso coinvolgente.

Al Falco hanno trovato una malformazione cardiaca. Prospettano un intervento che dovrà fare a diciotto anni. Ne ha dodici. Deve lasciare il calcio, la squadra che ama, nella quale è anche un bravo giocatore. La mamma mi prega di fare caso se a scuola rende di meno, se è nervoso, se è chiuso o triste.
Nei mesi successivi non si notano nel Falco cambiamenti di sorta, studia sempre in modo impeccabile e continua a essere uno dei personaggi centrali della classe. Non fosse perché ogni tanto la sorella grande lo rincorre, quando scende dalla macchina, per ricordargli di prendere una pastiglia, non ci si accorgerebbe di niente.

L’anno dopo io non sono più la sua insegnante, peraltro leggo di lui sui giornali locali: la famiglia lo ha supportato nel cambiare sport e sta diventando un campione di golf.
Un mio alunno, che lo conosce perché giocavano a calcio insieme, definisce la situazione: “Falco, tutto quel che fa, lo fa perfettamente”.
Vero, e io lo so bene come prof.
Da vie traverse (un’altra exalunna strappacuorissima, figlia di amici, che vedo fuori dal contesto della scuola) apprendo anche che il problemino al cuore non gli impedisce di farsi beccare, a metà gita scolastica, in una stanza dell’albergo a Vienna, in piena attività con la Napoletana, la classica compagna disponibile dalle forme generose che è il sogno di ogni tredicenne.

Insomma, pare tutto sotto controllo.
Al liceo scientifico, da tre anni a questa parte, il suo nome nei quadri finali è associato a una media di tutto rispetto.
Lo incontro una volta sola, l’autunno scorso, in giro con amici. E’ diventato molto alto e ha un suo stile, come già aveva da ragazzino.

Stasera, all’inaugurazione della rassegna cinematografica del lunedì, dove presenzio covando un inizio di influenza ma sfoggiando tacchi e perle, per far felice il marito, incontro sua madre: sempre elegante, sempre sorridente e sempre simpaticissima. Baci & abbracci, grandi complimenti. Io non oso domandare, ma è lei che mi informa: il Falco è stato operato il primo di febbraio, è andato tutto benissimo, stamattina alle quattro è partito coi suoi compagni per la gita scolastica a Parigi, più avanti farà una visita di controllo.

Il pensiero di lui che parte in un’alba piovosa, con una cicatrice fresca ma col cuore a posto, bello, bravo, sano e contento mi sta emozionando da ore.
E quanto mi piace vedere sua madre che sorride.