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martedì 28 dicembre 2010

Strano Natal

Mah. E' stato un Natale sperimentale.
Invece del solito giro di giostra, quest'anno ci siamo così suddivisi gli impegni:
24 io dagli Psicozii e dai miei
25 io e l'Uomo soli e a Asti, poi a Genova per un salto dalla Zia Buona e dai miei prima di cena
26 pranzo di compleanno dell'Uomo nel solito fidato ristorante di Arenzano, con la sua famiglia lato materno al completo
27 l'Uomo a trovare la Zia Soprano e la Nonna Superna

Ed è stato proprio interessante, in quanto molto diverso dal solito, sebbene con alcuni aspetti antropologicamente immutabili.

Cose che ci siamo risparmiati questo Natale

1. la corsa contro il tempo per far stare tre famiglie, spezzettate in sei luoghi diversi, in un lasso di tempo di quaranta ore

2. scendere dal letto alle otto la mattina di Natale e fiondarsi fuori prima delle nove

3. almeno tre tra pranzi e cene pantagruelici

4. la crisi di nervi della Nonna Infera quando, alle tre e mezza, dopo aver gestito la pulizia della casa e la preparazione del pranzo come fossero un'emergenza nazionale, manda tutti a fare in culo e si mette a litigare con qualsiasi pretesto

5. il viaggetto in macchina con la prozia Fantasma (quella che convive con due suoi zii morti 25 anni fa e si incazza perchè non mangiano niente a colazione... brrr che paura...)

6. la corsa a prendere e riportare zie nonne sorelle cugine tutte rigorosamente prive di macchina e/o patente

7. l'interminabile lavaggio piatti e bicchieri tra sole donne mentre i maschi stanno a tavola a giocare a carte (la mia parte femminista ha sempre un momento di feroce emicrania di fronte a questa scena che, secondo me, oggi sarebbe anacronistica anche in un paesino cattolico di venti anime sugli altopiani del Messico)

8. il classico momento cosmico della Zia Pazza che a metà pomeriggio, completamente ubriaca, diventa filosofico-molesta

9. il classico momento critico in cui il Biosuocero, superato il quinto bicchiere, fedele al principio in vino veritas, mi fa notare che sono grassa o brutta o coi capelli in disordine, e a volte altre cose simpatiche, svelando così il suo vero atteggiamento nei miei confronti, di solito cammuffato dalla massima cortesia. (Devo dire che lo preferisco così, diretto e sgarbato, almeno so da che parte sono girata quando gli parlo, visto che in comune io e lui non abbiamo assolutamente niente a parte voler bene all'Uomo, cosa in cui comunque io lo batto di parecchie lunghezze, e dopo dieci anni finalmente lo sa anche l'Uomo)

10. la Nonna Superna che il 27 ci invita a pranzo o a cena a mangiare gli avanzi del 22 dicembre, cioè, della roba che ha cucinato il 22 dicembre, prima di andar via quattro giorni in Piemonte da sua figlia, e che, quindi, aveva comprato un giorno imprecisato dopo l'Immacolata (brrr... che spavento...)

Cose che nostro malgrado nemmeno quest'anno siamo riusciti a eliminare o modificare

1. lo spettacolo abominevole della zia Fantasma che si ingozza come una vacca bulimica, dopo aver dichiarato che purtroppo non si sente tanto bene di stomaco e quindi deve stare leggera leggera se no patisce. Quella donna, che peserà ventisei chili ed è trasparente, parla con un filino di voce e si muove come un ectoplasma, mangia come se dovesse morire per sfondamento della parete gastrica. E va bene. Però potrebbe evitare di menarla tutte le sante volte dall'inizio alla fine della giornata col fatto che lei è tanto delicata di stomaco. Anche perchè si eviterebbe l'effetto al lupo al lupo che si è prodotto quest'anno. Cioè che è arrivata al pranzo lamentando di aver sofferto la macchina e di non sentirsi tanto bene, le hanno lo stesso dato antipasto, primo, secondo, assaggio di un altro secondo, insalata e torta, lei naturalmente ha spazzolato via tutto con l'abituale aria moribonda e schifata, però effettivamente stavolta bene non stava e ha clamorosamente sboccato tutto quanto in macchina mentre il Cugino Mandrogno la riportava a casa.
(Pausa di un minuto per elevare una colpevole laude gioiosa agli dei: di solito prendere e riportare la zia Fantasma è il mio compito, in occasione delle mangiate fuori, stavolta un angelo mi ha protetto spedendomi a visitare la casa nuova dei suoceri a Arenzano... altrimenti a quest'ora stavo ancora pulendo i tappetini...)

2. percorrere avanti e indietro il Ponente genovese

3. recarci in cinque diversi luoghi a portare regali

4. ascoltare le lamentele di mia madre alla quale il Natale fa ogni anno un effetto peggiore, e non sarò certo io quella che la biasima

5. subire un attacco di carattere vagamente sessuale dal Gervaso, il fratello ventenne del Cugino Mandrogno che, poverino, è un po'... Gervaso, come quello dei Promessi Sposi, e (caro ragazzo) trova che io sia ancora un oggetto di desiderio. Quest'anno però è stato meno insistente e tutto sommato molto più incline alla chiacchierata, sui tre argomenti che interessano a lui, però rispondendo a tono, per fortuna.

6. la pioggia (perchè per definizione a Genova a Natale piove e tira vento. Ogni santo Natale)

Cose che per fortuna quest'anno c'erano comunque


1. il compleanno di Sanguedelmiosangue, che grazie ai regali ricevuti ha ampliato sensibilmente la sua collezione di calzini, mutande e sciarpe (mio cugino vivrebbe benissimo su un pianeta nel quale il clima permettesse di girare scalzi, con mutande parigamba a righe, a fiorelloni o comunque coloratissime e dalle scritte inquietanti, calzerotti spessi e sciarpe di lana con frange. Niente pantaloni camicie magliette felpe. Praticamente non indosserebbe mai altro, se si eccettuano la sua meravigliosa giacca alla Edward Cullen e i suoi numerosissimi piercing).

2. aprire i regali in salotto con i miei, noi tre da soli

3. l'Uomo che mi riempie di pacchetti quando sono a letto la mattina, a cominciare dal primo giorno di ferie

4. i Ferrero Rocher della Zia Buona (quelli però ci sono tutto l'anno)


Cose che sono state diverse, veramente tanto diverse dagli altri anni

1. La totale assenza di riferimenti religiosi, corroborata dal fatto che quest'anno nemmeno la Psicozia, nota fondamentalista francescana, ha fatto il presepe vivente con la parrocchia, nè, se non ho visto male, quello finto a casa sua

2. Prepararci il pranzetto di Natale io e l'Uomo soli soletti nella nostra casa di Asti

3. Restarsene in pigiama fino alle tre di pomeriggio

4. Non vedere la famiglia di Milano (e mi ha fatto un po' specie, a dire la verità)

5. Parlare di bomboniere, confetti e abiti da sposa per tutto un pranzo, perchè a maggio si sposeranno prima la Biosuocera e il Suocero Aggiunto (ed era l'ora, dopo 27 anni insieme) e poi il Cugino Mandrogno e la Mela Pausina.

6. Non avere neanche una volta lo stomaco troppo pieno o la nausea da eccesso di dolci e non sentire nessuno, mai, insistere perchè mangiassi assaggiassi o bevessi qualcosa (il che per me somiglia in modo impressionante al paradiso in terra... vuoi vedere che dopo 10 anni di lotta senza quartiere ci sono arrivati anche i parenti dell'Uomo a lasciarmi in pace???)

7. Vedere le foto delle scorse vacanze sul televisore a schermo piatto del Suocero Aggiunto, insieme alla Biosuocera, alla Nonna Infera e a Gigantesco Mostro Bavoso n.3, in un clima sereno e silenzioso, in cui la Biosuocera non cercava di alimentarmi col sondino, il Suocero Aggiunto non fumava, la Nonna Infera non rompeva i coglioni, e anche il Mostro ha deciso che io e lui siamo molto amici e che non deve per forza leccarmi in faccia, se a me non piace, ma può limitarsi a strofinarmi il naso bagnato lungo tutta la gamba destra, inumidendomi i collants e guardandomi con aria adorante.

venerdì 24 dicembre 2010

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il quaquaraquà

La riforma "è passata".

Anna Finocchiaro: ”Una cosa che il ministro Gelmini non dice mai è che questa è una legge delega e che ci sono ancora circa 50 decreti attuativi da varare. Occorrerà che Camera e Senato tornino con le commissioni a occuparsene. Mi auguro che in quella sede si possa ancora fare qualche passo in avanti”. Ma Mariastella Gelmini promette: “La riforma dell’università verrà attuata fin dal prossimo anno accademico”. Il ministro sottolinea poi che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.

Questa situazione riportata dai giornali non si verifica oggi per la prima volta. Negli ultimi anni infatti molte manovre sia finanziarie che didattiche sulla scuola sono state varate con decreti legge generali o con "bozze" (testuale) di regolamenti attuativi che venivano distrubuite dal Ministero come leggi da applicare, prima di aver ricevuto approvazione in Parlamento o di essere state controfirmate dalle commissioni dell'esecutivo a ciò preposte. In altre parole, carta straccia. Io però questa carta straccia me la ritrovo nella cartella delle circolari da leggere e firmare, quando lavoro.

Anni fa, quando uno dei regolamenti non ancora validati della riforma Moratti propose l'orario opzionale alle medie, un collegio docenti di Asti discuteva animatamente sulle proposte da esporre ai genitori per il successivo anno scolastico. 27 ore? 30? 33? 27 + 6 fornite da cooperativa esterna?
Il clima si scaldava. Una supplente di 28 anni fece notare che si stava discutendo di qualcosa che non era legge e che, forse, non lo sarebbe mai diventato.
Ci fu un momento di respiro nella discussione.
E infatti la scuola media con 27 ore di lezione non esiste, e delle 30 ore che si fanno al tempo normale dobbiamo recuperare ogni minuto se l'orario (che non è MAI stato di 53 o 55 minuti a unità oraria, perchè i recuperi si sono sempre fatti) non ha le ore di 60 minuti.

La stessa persona, oggi, non è più supplente e di anni ne ha 35, e continua a stupirsi che i suoi concittadini e addirittura alcuni suoi colleghi non si informino a sufficienza quando una legge riguarda loro o i loro figli.

Certo, se attueranno quanto proposto controfirmandolo, come sostiene la Gelmini, le cose cambieranno. Ma vorrei che qualcuno, magari il mio amico Perboni che non se ne lascia scappare una, mi aiutasse a contare le volte in cui la Gelmini ha dichiarato che una cosa era stata varata / fatta / stabilita / resa legge e poi invece ha fatto una marcia indietro silenziosa di fronte all'inapplicabilità di alcune regole che andavano in palese contraddizione con altre o che venivano rigettate dalle famiglie che, chiamate a scegliere un'offerta formativa, sceglievano il contrario di quel che lei aveva pubblicizzato.

Un'altra cosa che noto e che mi lascia perplessa è la continuamente ripetuta affermazione che la Gelmini ha reintrodotto nelle scuole la materia "Cittadinanza e Costituzione". Ora, il programma di Storia non si chiama "Storia", si chiama "Storia e Educazione civica", proprio sulla dicitura della classe di concorso. E negli anni, anche se l'abbiamo ribattezzata "Educazione alla Cittadinanza" e "Educazione alla convivenza civile", questa materia è sempre stata presente nei programmi ministeriali, negli obiettivi didattici e nei libri di testo.

Ma perchè questo non lo fa mai notare nessuno? Non è che la Fiat, quando lancia un nuovo modello di macchina, dice con orgoglio di aver inventato la ruota.

giovedì 23 dicembre 2010

Sapete che c'è?

Che senza iperico sono molto più sorridente. Doveva davvero farmi male quell'altra porcheria di SAM che c'era dentro.
Che ho sbrigato buona parte dei regali senza troppo sbattimento tra le 10.00 e le 13.00 di stamattina, e va abbastanza bene.
Che domani ho ancora un intero giorno per inventarmi qualcosa per chi non ha ancora nessun pacchetto.
Che questo Natale in tono minore, con la gente che non fa gli auguri, con poche luminarie e praticamente nessuna musichina, con pochi pacchetti e pochi parenti, mi pare persino troppo sobrio, ma senza dubbio migliore di quelli scorsi, stupidamente roboanti e inutilmente dispendiosi.
Che i miei suoceri non sapevano cosa regalarmi e io ho scoperto un gioco bellissimo che è comprarmi da sola i regali che mi devono fare gli altri. Per esempio, mia suocera mi ha appena regalato una calda vestaglia rosa scuro e un innocente, adorabile, insospettabile pigiamino rosa, di quelli che piacciono tanto all'Uomo, stile "bravissima bambina obbediente che va a nanna presto, che se però tu facendo finta di niente tiri quel cordino lì in vita, beh... diventa Catwoman. Meeow."
E mio suocero ha completato l'opera con una confezione di Parisienne di Yves Saint Laurent, uno dei profumi migliori che abbia mai indossato.
Che ho letto degli ultimi sviluppi della protesta contro la riforma delle università. Cioè degli studenti di Roma che bloccano la tangenziale (immaginatevi la scena: la tangenziale di Roma a tre giorni da Natale) e degli automobilisti che, invece di incazzarsi, applaudono. E questo pensiero, della gente che pur nella fretta, nel malumore, nel freddo, nel traffico, sostiene i ragazzi che lottano per i loro studi, e non se la prende con "i soliti manifestanti" ma, per una volta, con chi di dovere, mi ha scaldato il cuore così tanto, ma così tanto che è come se Babbo Natale in persona mi avesse fermato la slitta davanti con tutte le renne, fosse sceso, mi avesse abbracciato e riempito di regali.

Forse c'è ancora un po' di speranza.

Come strenna di Natale volevo mettervi una foto che mi ha commosso. Anche se la legge, oggi, è passata.

mercoledì 22 dicembre 2010

Varie un po' sottotono

Posto che
a- dalla tosse non sono ancora guarita
b- ho buttato via le compresse di iperico, dopo essermi resa conto che non mi facevano lo stesso effetto di quelle che avevo preso anni fa, forse perchè nella formulazione di questo preparato è compresa una roba detta SAM (s-adenosil-metionina) di cui si parla piuttosto bene su internet, ma tant'è io ho momenti di sconforto così acuti che ho il sospetto che mi stia facendo qualche effetto paradosso
c- stamattina per due fiocchi di neve i Comuni astigiani non han fatto partire i pullmini, per cui a scuola s'è fatto ben poco
d - durante un noioso quanto interminabile banchetto a base di pandoro farcito e patatine in cucina, Pasticcino Svizzero ha intrattenuto me e la F. sulla situazione di suo fratello, il quale a 17 anni è alto uno e ottanta e pesa kg 48, è ferocemente depresso e ultimamente stava così male che non rispondeva se gli parlavi, in compenso sosteneva di sentire delle voci
- la mia alunna Puffetta, per venire a scuola, passa sotto un gigantesco cartellone comunale tutto tappezzato con le foto e gli annunci mortuari di sua madre, e questo pensiero mi ha dato il voltastomaco
- il cielo è grigiorosato senza possibilità di appello, l'umido è fastidioso e tra un'ora sarà buio
- Sanguedelmiosangue non mi ha raggiunto in quanto a sua volta malato
- questo Natale viene su mia cugina con l'adorabile fidanzato di cui tutti siamo così contenti di goderci la presenza
- in Senato adesso quando l'esito di una votazione non piace al Padrone Schifani la fa rifare, e intanto vengono pubblicate falsità
- gli studenti cercano invano di farsi ascoltare da quel vecchio bastardo inutile del presidente della Repubblica, servo del Padrone
- è un Natale triste e grigio in un Paese malato e stanco
- ho colto non so bene quale accento di critica in un post di un'amica e sono a disagio perchè non l'ho capito
- Cavallino è scomparsa, in preda anche lei a preoccupazioni e cattivo umore, ma non ho capito se è scomparsa anche causa qualcosa che ho detto o fatto io o che avrei dovuto dire o fare e m'è sfuggito, e devo trovare il modo di farmelo spiegare senza però romperle i coglioni

...insomma, le batterie sono scarichissime e l'umore è ipogeo,

decido che oggi, per cercare di contrastare la tendenza generale all'abbattimento e la mia personale caduta verticale nella depressione, mi regalerò una gita al negozio biosolidale.
Passando dal veterinario che mi deve vaccinare il cane.
E per il resto, gli unici compiti assolutamente imprescindibili della giornata saranno finire le frange alla sciarpa di SDMS e lavarla con l'ammorbidente, e fare una lunga, lunga doccia rigenerante.

Dovrei essere in grado di arrivare a sera con un microscopico pacchetto di risultati positivi in grado di controbilanciare il grigiore generalizzato.

Peraltro mi arrovello da due giorni su cosa rispondere a giulionga, che scrive sul blog di LGO che dobbiamo fare qualcosa a proposito delle ultime nefande imprese della Gelmini in fatto di istruzione e dell'ultima, tristissima dimostrazione di quanto sono mal fidati e corrotti i nostri politici.
Qualche idea ce l'ho, ma non coincide con l'ennesimo banner su Internet o con una lettera di critica al Parlamento (che peraltro se la merita eccome).

Comunque.
Con oggi alle 12,40 ho finito di lavorare e ho davanti 18 sterminati giorni di ferie.
Nei quali intendo produrre, non vegetare.

Dai, che se non mi muovo poi viene buio.

martedì 21 dicembre 2010

Intollerabile

A volte mi chiedo come mai passiamo del tempo a vedere film horror e leggere romanzi gialli sempre più efferati, quando la vita supera qualsiasi inventiva in fatto di cose tremende.

Stamattina a scuola c'era un'atmosfera pazzesca.
Pazzesca.

Ieri, alla fine, mi sentivo ancora troppo pesta per uscire. Ammetto che me la sono anche in parte conigliata. Tuttavia la tosse ce l'ho ancora, il mal di stomaco che va e viene a forza di tossire anche, e alla sera avevo di nuovo la febbre. Quindi ho fatto bene.

Così, oggi era il primo giorno che rientravo a scuola.
Il vicepreside era così contento di vedermi che mi ha abbracciato.
???
!!!
???
Beh...
Non posso mica dire che mi sia dispiaciuto. Io vado pazza per quell'uomo gigantesco.

Poi mi ha raccontato il funerale della mamma della Puffetta. E col groppo in gola, perchè, non lo sapevo, detta mamma è stata sua alunna.

Nel corso della mattinata ho messo insieme le informazioni su questa storia, che è una delle peggiori narrazioni dell'orrore che abbia mai sentito.

Prendete una donna di trentun anni, con una bambina di sei, e incinta di otto mesi, e diagnosticatele un tumore. Già non sarà bello. Ma se questo tumore, curato tempestivamente, invece di guarire si diffonde, avrete una famiglia ridotta in pezzi.
Sono andati a sentire medici letteralmente ovunque. Niente.
Cinque anni, ha resistito.
Poi ha lasciato la sua famiglia, in una bella e fredda giornata invernale.

Chi è stato al funerale ha detto che è stato orrendo.
Oggi, il vicepreside sembrava uno che ha inghiottito dei chiodi. I colleghi camminavano in punta di piedi.
A Paesino Blu era anche peggio, perchè una delle prof di matematica era amica della mamma di Puffetta.
Col cavolo che gingolbells gingolbells.

Poi sono quelle situazioni in cui senti dire cose che ti riconciliano con la specie umana. Per esempio che gli ultimi giorni di questa povera mamma sono stati profondamente sereni, che aveva avuto tutto il tempo di preparare le bambine (almeno la grande) a quel che sarebbe accaduto.
Ma dire che una che muore a trentasei anni ha avuto tempo è una cosa che fa schifo.
Che le sue amiche facevano i turni per starle dietro in ospedale, per badare alle sue bambine, per dare una mano in casa, per cui non aveva bisogno di niente.
Ma dire che una che deve lasciare dei genitori, un marito e due bambine di undici e quattro anni non ha bisogno di niente è una cosa che fa accapponare la pelle.

Il fatto che ci ha messo veramente in grave difficoltà, stamattina, è che la Puffetta era a scuola. Bianca bianca e con gli occhi un po' persi, ma coccolatissima da tutti gli amichetti, sia della classe che esterni. Verso la fine della mia ora, ha anche dato due risposte all'esercizio che stavamo facendo.

Per quanto sia evidente che mezza giornata di normalità in mezzo a altri bambini, a compiti e a lezioni, le può solo fare bene, la verità è che di fronte alla sua presenza noi adulti eravamo provati. Veramente.

Io non ho avuto modo di dirle niente. Ma mi è sembrato brutto. Era brutto anche dirle qualcosa. Era tutto brutto. Il suo faccino sbattuto mi faceva l'effetto di un calcio nella pancia.

A tarda mattinata si è diffusa la notizia che il meteo dava neve. Io sono riapparsa brevemente in prima per dire che, se domani qualcuno non riesce a venire a scuola, dovrà farsi dare i compiti delle vacanze.
La Puffetta, che era sulla porta perchè stavano per andare a ginnastica, è sgattaiolata via dicendo: "Io ci sono comunque, vengo a piedi!", e io le ho detto "Brava" e fatto una carezza sbrigativa, come gliel'avrei fatta un giorno qualsiasi.

Il fatto è che penso che, a lei, farebbe bene continuare a venire a scuola, invece che starsene a casa diciotto giorni. Ma questa storia dell'orrore è scritta con raffinata crudeltà, e prevede che le vacanze la separino dai suoi compagni per settimane proprio ora.

Mah, poi a casa forse avrà tempo per incamerare la batosta. La famiglia è numerosa e faranno quadrato. Principessina Russa, la sua migliore amica, abita a un metro e mezzo da lei.

E del resto oggi abbiamo dato prova tutti di essere sconcertati e incapaci di essere "grandi", di fronte a un metro e venti di dignitosa e muta sofferenza.
Non si può dire come ci si sente inutili e cretini, in certi momenti, quando per quanto lo si desideri non si può dare a una persona la sola cosa di cui veramente avrebbe bisogno.

lunedì 20 dicembre 2010

Un lunedì finirò per scappare

Che poi io mi chiedo.
Un giorno passerà, no?

Voglio dire, ci sarà un lunedì mattina, nella mia vita, non festivo, in cui il pensiero di tutto quel che devo fare non mi riempirà di una spaventosa opprimente bolla d'angoscia?

In fondo sopravvivo a tutti i lunedì, fino a prova contraria.
In fondo nessuno mi ha mai scannato o pubblicamente sbeffeggiato per non aver portato tutti i compiti corretti. In fondo mio marito non mi ha mai lasciato perchè alle ore 14 stavo ancora facendo la spesa per pranzo. In fondo ho sempre trovato il tempo di lavare i piatti e riordinare la cucina prima di andare a lavorare, e sono arrivata puntuale.
Perciò non dovrei temere, anche stavolta, di non farcela.

Ma la piagnucolosaggine di questa orrenda settimana da malata evidentemente ancor non m'abbandona, se ora sono qui impastata di sonno e col batticuore, desiderando solo ributtarmi giù, mandarci qualcun altro al posto mio a lavorare, a presenziare al funerale, a fare le commissioni natalizie.

Forse sono giustamente ancora un po' pesta, forse non ho il coraggio di entrare di nuovo ogni santa mattina in macchina al freddo e al gelo, forse ho solo tanto, ma tanto bisogno di svincolarmi definitivamente dal Natale, ma bene, ma del tutto.

Come dicevo a mio marito prima di ammalarmi, tra l'altro, non capisco perchè, invece di darmi tremila giorni di ferie dopo Natale, non me ne danno sette prima. Cioè, a me non serve a un cazzo stare a casa il ventotto di dicembre o il tre di gennaio. Mi farebbe molto comodo invece avere un'intera settimana per occuparmi di queste incombenze ogni anno più sconcertanti, pensare ai regali, andare al centro commerciale, ma non alla domenica a fare code assassine. Come quando mi son sposata, che avevo diritto a due settimane e una l'ho presa prima, l'altra dopo. Nessuno vuol sposarsi con le occhiaie e l'odore del treno ancora addosso, in un weekend qualunque, dopo una qualunque settimana di pendolarismo. E allora perchè devo arrivare a Natale conciata come una profuga?

Da quando poi ho letto "Mangia prega ama", sono torturata dal pensiero di Liz nell'ashram indiano. Oh come mi ci vorrebbe un momento (diciamo un paio di mesi...) di ritiro in un posto verde, silenzioso e pieno di gente intenta solo a normali lavoretti quotidiani, a pregare meditare e riflettere.

Sto cercando, seriamente, di non scaldarmi, quest'anno, di non arrivare a quel fatidico punto di ebollizione in cui divento cattiva con l'universo, brutalizzo la gente che mi invita e evito anche quella che vorrei vedere per non finire risucchiata dal gorgo pranzi cene regali pacchetti auguri.
Cioè, rispetto all'odio che nutrivo l'anno scorso per le festività natalizie, il fatto di star chiusa in casa per giorni senza televisione, senza musichette gingolbells gingolbells, senza bianco, rosso, oro e verde dappertutto, mi ha molto giovato.
Ma adesso, uscire e pensare, in quattro giorni, a tutto quel che devo produrre dal 24al 26 e poi il 31 (perchè non abbiamo parlato del 31, no, non ne abbiamo ancora parlato. Ma avremo gente in casa, stavolta), mi fa veramente paura.

Forse potevano inventarsi una formulazione dell'iperico che facesse effetto subito, e non dopo una settimana di religiosa assunzione. O magari legalizzare il crack.

domenica 19 dicembre 2010

Pronti a dubbia partenza

Sto meglio.

Infatti ho l'ansia.

Traduco.
Oggi è stata una giornata-trampolino. Nel senso che, consapevole che domani viva o morta sarò al lavoro, mi sono sbattuta per rientrare in quei binari che da una settimana avevo completamente abbandonato.

Ho ripreso possesso della mia persona, e in particolare del mio apparato digerente, bandendo dal mio corpo ogni prodotto chimico e forzandoci dentro integratore vitaminico, iperico come se piovesse, cibo e liquidi diversi dalla sempiterna vomitevole tisana senza miele.
L'ansia era sul due e non è aumentata.

Ho riaperto la borsa del lavoro, scosso via due ragni e una mummia incaica, e tirato fuori i pacchi di compiti.
L'ansia è andata a otto e settantacinque.

Ho corretto dei temi. Ci ho messo poco. L'ansia è scesa a quattro.

Ho firmato dei 4, 3, 2, 1 di Grammatica e Geografia. Senza finire, causa ansia sette e botta di nervoso omicida nei confronti dei ragazzi. La terza B, ovviamente.

Ho fatto la spesa, la doccia, cena e un po' d'ordine.
L'ansia si è stabilizzata su un sano cinque e lì resterà finchè non avrò ripreso il ritmo domani. Sperando che la mia voce salga di qualche decibel, o tenere buoni i ragazzi sarà al di sopra delle mie possibilità.

Tragicamente, il lavoro non è l'unica occupazione che mi aspetta in questi prossimi giorni.
Per prima cosa, c'è questo funerale a cui devo andare, potete immaginarvi con che cuore.
Poi ci sarà da preoccuparsi del Natale, ma un po' seriamente.
Regali presi, per ora, neanche uno. Albero: no. Presepe: no. Biglietti: no. Panettoni: no.
Disastro.

Possibile calendario impegni natalizi:
24, auguri e regali a Psicozii, Sanguedelmiosangue, Zia Buona, miei.
Cena della Vigilia con mio marito (!)
25, mattina con mio marito (!) e pranzo con il medesimo (!)
26, pranzo di famiglia lato Biosuocera, con cugini e zii piemontesi.
Un giorno da chiarirsi tra Natale e Capodanno, o forse alla Befana: pranzo di famiglia con il lato Biosuocero e Milano varia.
In mezzo: nonne dell'Uomo.
Potrebbe anche funzionare, chissà.

Io ho iperico per 25 giorni a botte di due compresse al giorno. Quindi dovrei farcela.

Non è concepibile

Ecco qua.
La mamma di Puffetta Bruna, una collega di Religione, malata da molto tempo, oggi se n'è andata.

A una settimana giusta da Natale, nemmeno in un romanzo di Dickens. Non che perdere la madre a undici anni sia più sopportabile in un'altra stagione.

Lunedì, rientro a scuola e funerale. Il Gigante intende portarci la classe al completo. Non so cosa pensare. Non so come reagisce una classe di undicenni. Non so cosa faremo se e quando la bimba crollerà. Non so niente.

sabato 18 dicembre 2010

Sotto con l'iperico

Dopo aver saltato cinque giorni di lavoro, un concerto organizzato da mio marito, innumerevoli altri impegni fra i quali anche due colloqui generali scuola-famiglia, mi ritrovo catapultata al sesto giorno di faringite, nel quale sto considerando che
- ho tossito fino a schiantarmi
- ho avuto n ricadute di febbriciattola con mal di testa e ossa rotte
- non provo senso di fame da domenica scorsa pur mangiando pochissimo, in compenso dormo tredici ore al giorno e sono sempre stanca
- se bevo un'altra tazza di tisana vomito tutto quel che ho ingerito dal pranzo di nozze in poi
- ho completamente passato in cavalleria l'esistenza di 67 alunni e un buon numero di colleghi, non preoccupandomi di mandare nemmeno uno straccio di compito da portare avanti in mia assenza
- mi sono arrangiata per non stare nei coglioni all'Uomo che aveva troppo da fare, ma mi sono sentita male e sola troppe ore
- manca una settimana a Natale
- nessun regalo è ancora stato comprato
- mio cugino richiede di venir su a disintossicarsi della sua vita (familiare, sociale, alcoolica, mcdonaldosa)e io ho fisicamente bisogno che lo faccia, ma
- mio cugino a sua volta è malatino e non avrò il tempo fisico di star dietro a un malato
- in tre giorni lavorativi da lunedì a mercoledì devo fare in modo di imbrigliare 67 creature esagitate, farle lavorare a passo spedito, riempirle di compiti delle vacanze e consegnare loro tutti quei famosi pacchi di prove
- i quali pacchi di prove, in buona parte, sono ancora in attesa di correzione
- ho il panico a causa di tutto il lavoro arretrato
- ho l'odio natalizio tipico
- ho l'incubo di andare a lavorare vuota come un sacco vuoto e non avere abbastanza energie per affrontare le belve e gli inevitabili imprevisti della vita lavorativa

Con queste belle premesse, oggi ogni cosa mi fa venire le lacrime agli occhi. Misembra tutto orrendo e difficilissimo.
E' Natale, tutti si aspettano che io collabori e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Soli tre giorni di lavoro prima delle lunghissime ferie di quest'anno, quindi è logico che io vada e sia operativa, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Le altre blogger pur stanche e provate fanno alberi di Natale, crostate e cazzo ne so io d'altro, e invece mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Mio marito appena si riavrà dalle fatiche organizzative del concerto partirà in crociata coi regali di Natale, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto. Il mio corso buddhista, il decluttering, il mio lavoro, tutti i miei buoni propositi sono andati a farsi benedire, ho avuto energie solo per un pochino di maglia, qualche riga sul mio nuovo blog e un po' di lettura, ora dovrei essere lanciata all'idea di venti giorni di ferie pieni di tempo per me, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto.
Mia madre sostiene che è il post-Monza. Ovvio che è così. Ma resta il fatto che in questo momento mi pare che ci vogliano delle energie anche per essere preoccupati per papà, e invece io mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto.

Che schifo.
Prima di crollare in lacrime pubblicamente e ammettere che non ce la faccio, supplicando il medico di scrivermi due settimane di clinica nelle quali qualcuno si occupi di me integralmente, facendomi mangiare e dormire fino al recupero totale delle forze, compresa riabilitazione psicoterapeutica, doping finalizzato al recupero dell'autostima e coccole consolatorie, posso giocare ancora un'altra carta che, anni fa, nel cuore di un terribile inverno da pendolare, mi ha salvato da morte certa.

Mando l'Uomo in erboristeria e mi faccio comprare dell'iperico. Se non funziona neanche quello, questo blog chiuderà per lutto entro breve. Sto drammatizzando? Non saprei. L'unica cosa che so è che mi sento male e voglio solo rintanarmi a letto.

giovedì 16 dicembre 2010

Vita vissuta in una settimana di mutua

Uno

Tipica telefonata diagnostica a distanza con mio padre.
"Ma di preciso cosa ti senti?"
"Ho la tosse, la febbre, le ossa rotte e poi ho un dolore bruciante nel petto, davanti e dietro."
"Come, dietro? In che punto?"
"In alto, dietro le scapole. In corrispondenza di dove mi fa male davanti."
"Ah, ma quello non c'entra con la tosse, è reumatico."
"Come sarebbe a dire reumatico???"

Prima riflessione: e no, papà, reumatico a chi? Ho trentacinque anni fra un mese!
Seconda riflessione: cazzo, se questi sono i reumatismi, i vecchi fanno proprio una brutta vita...

Due

L'Uomo, prima dichiarazione.
"Io. Adesso. Non mi ammalo. Sia chiaro. Se mi vedi con l'aria rincoglionita sul divano, non dirmi niente, tanto non posso stare a casa.Io fino al 18 non mi posso ammalare."
Seguono due giorni nei quali non entra nemmeno nella stessa stanza dove sono io nè mangia quel che gli cucino. Finchè non lo mando affanculo perchè, se ho cucinato stando in piedi come un'ubriaca e avendo nausea, mi scoccia particolarmente buttar via la roba.
Seconda dichiarazione:
"Ecco. Adesso io arrivo al 19 e mi ammalo. E ti mollo con tutti i regali da comprare, appena sei di nuovo in piedi."
Risposta della moglie, cioè io:
"Non penso proprio. Adesso tu stai benone fino al 26, che c'abbiam da vedere i parenti, poi ti ammali il 27 con la solita prassi di tutti gli altri anni."
Già che abbiam fatto trenta, facciamo trentuno, vi pare?

Tre

Riflessione della donna lavoratrice della classe medioalta, 2010.

"Ma scusa un attimo. Io lavoro, studio, sono sempre fuori, ho una ragazza che mi fa la casa due volte alla settimana e stira, cucino pochissimo, quando sono a casa, a parte leggere e stare al computer, pratico solo l'hobby della maglia che è una cosa pulita e poco ingombrante, e non invito praticamente nessuno. Mio marito, da sveglio, passa in casa due ore al giorno nel corso delle quali è al telefono o al computer o sta mangiando. In una settimana tipo, a parte caricare la lavatrice, stendere, cucinare (io) e lavare i piatti (lui), praticamente non facciamo nessun lavoro domestico.
"Come DIAVOLO è possibile che, se mi ammalo io, la casa si catafotta nel modo più assoluto e nel giro di tre giorni non ci sia più cartaigienica, nè cibo per il cane, nè un pigiama pulito, nè si capisca più dove sono il tavolo e il divano, sepolti dalla roba?
"Ma... allora... quando io dico la fatidica frase "se non ci pensassi io"... sto REALMENTE dicendo che il mio PENSIERO organizzativo domestico è indispensabile, e non sostituibile?"

Quattro

I cinque minuti della casalinga

Stamattina, visto che, gradevole novità, non avevo nell'immediato nè la febbre nè la nausea, e doveva venire la Fata Romena che lunedì non abbiamo fatto venire perchè io stavo troppo male, ho messo in ordine il salotto, la cucina, il bagno e la camera da letto piccola.
Durante questi giri, mentre l'Uomo metteva via alcune cose sue:
"Hai delle mutande da lavare?" gli faccio, mentre carico la lavatrice, consapevole che, se io non ci sto attenta, ogni santa volta che io carico un bucato lui è ancora in pigiama e, appena parte il ciclo tre, mi giro e alle mie spalle c'è la sua biancheria appena smessa, in agguato, che ridacchia.
"No no" mi risponde.
Siccome i giorni di allenamento per lui solitamente sono lunedì e giovedì, io, che ho anche perso il senso del tempo a stare in casa malata, non calcolo che risponde così perchè si è cambiato ieri pomeriggio, dopo aver fatto la doccia in palestra. Schiaccio il tasto start, dò un'ultima occhiata al bagno in ordine, e me ne vado a fare l'aerosol.
Neanche venti minuti dopo, l'Uomo esce di casa. Io ripasso dal bagno. La lavatrice canticchia contenta il suo solito ritmo acquoso. Sul pavimento c'è la borsa da palestra dell'Uomo, che prima non c'era. Aperta e vuota.
E io, cretina, penso che l'abbia messa lì a prendere aria. Poi la aggiro. Dietro, per terra, ci sono calze, mutande, maglietta, braghette e asciugamano della palestra. Fradici di sudore.

Ecco, è per questo tipo di motivi che le donne, anche le più innamorate e meno prevenute, pensano che gli uomini siano una razza inferiore destinata ad estinguersi presto. Molto presto.