Ed eccoci, è tornata l’ora solare, alle sei di sera è buio, stamattina c’era una nebbia che neanche in Stephen King, insomma è inverno. Cucino i cardi alla panna, per sentirmi in sintonia col clima.
Sta per finire un pestifero mese d’ottobre, e nel frattempo è cominciato tutto il resto, in particolare il primo Asti Film Festival, praticamente tutto inventato, preparato e realizzato dall’Uomo.
E, tragicamente, solo da lui. Il che significa corse ai limiti dell’umano, telefono incandescente, chiavetta internet fusa e saldata nella presa USB, orari schizofrenici e un sonno terribile la mattina a scuola.
Ciononostante, bisogna lavorare, e anche, sospetto, correggere un po’ di roba.
Il ponte dei Santi si presterebbe, non fosse che vengono anche al pettine tutti i nodi a livello familiare, nei ponti, e che onestamente, invece di correre dietro a registi attori e sceneggiatori e poi tornare a casa stanca e coi piedi doloranti e cucinarmi una minestrina, ho approfittato dei giorni di ferie per darmi una botta di vita e passare anche io due sere fuori (DUE! Due sere fuori di fila!!! All’Uomo ha dato così alla testa, questo fatto, che ieri notte vaneggiava di donne vere, femmine, che seguono il maschio nei suoi interessi mettendosi bene e facendogli fare bella figura. Tutti discorsi che a me sono piaciuti TANTISSIMO, come immaginerete. Oggi per pranzo abbiamo mangiato costine di professore di lettere sessista in salsa di cianuro.)
Bene, comunque stasera si correggono dei temi e degli esercizi di scrittura. In particolare, i prodotti della prima saranno dei babà notevoli, ho già dato un’occhiata in un’ora di supplenza.
Per darvi un primo assaggio:
Titolo: Tra gli eroi, le creature mostruose e le divinità della mitologia classica, tu a quale assomigli o vorresti assomigliare? E perché?
Svolgimento: (…) mi ha colpita particolarmente Ermes, il messaggero.
Mi piace perché è veloce, ha delle ali sulle scarpe e sull’elmo e vola.
Mi assomiglia perché io sono veloce nella corsa e quando galoppo a pelo sul mio cavallo mi sembra di volare tra la natura.
(…)
Assomiglio anche ad Afrodite (…) perché secondo mia mamma sono bella, atletica e brava a scuola.”
Eh sì, è lei: Tostissima.
Figlia mia, mantieni quest’autostima, ti prego, e vedrai cosa sarai diventata a trent’anni.
domenica 30 ottobre 2011
mercoledì 26 ottobre 2011
Decidere di farcela a tavolino
Sentirsi dire che, in base a quanto ha evidenziato l'autopsia, la morte di A. è meno assurda di quel che sembrava lì per lì: brutta, certo, ma non dovuta a errore umano, a incompetenza, a disattenzione. Ascoltare attentamente i colleghi riferire che i genitori, ora che sanno di non avere responsabilità in quanto è accaduto, sono sereni. Vedere più tranquillo chi è stato a salutarlo alla camera mortuaria, sentire che tra loro i colleghi si ripetono che questo li ha aiutati. Andare al rosario in una microscopica e bruttissima chiesetta moderna in mezzo alle campagne ottobrine, buie, profumate e umide, assistere in silenzio sgranando una ghirlanda di preghiera buddhista, e lasciarne un'altra sul suo banco, vicino alla sua foto e alla rosa che hanno messo i compagni. Fare il minuto di silenzio oggi, mentre alla chiesa del suo paese aveva inizio il funerale. Sentire uno dei ragazzini dire "Io poi lo vado a trovare, abito vicino al cimitero".
Insomma, attraversare pian piano tutti insieme i riti che accompagnano la morte, e ricominciare a vivere, a sorridere, a scherzare coi ragazzi.
Fa del bene, avere queste cose da fare. Era peggio, molto peggio, quando la necessità di attendere l'autopsia ci manteneva tutti in un limbo di dolore e si stupefazione senza risposte.
Ora va meglio.
Già prima, a tavolino, avevo deciso di cercare un po' di serenità, di rimettermi a vedere i lati allegri delle situazioni, di mettermi i tacchi e uscire a cena, di far fare alle mie classi qualcosa di leggero per sciogliere il nervoso di queste difficili giornate. Soprattutto in prima, dove si sono comportati bene, ma anche in seconda dove prendono mazzate ogni giorno, dopo le carognate che li abbiamo beccati a combinare.
Così siamo andati in biblioteca, abbiamo disegnato, abbiamo appeso vignette, dato da bere a Clotilde cercando di sfatare il mito che porti susso (genovesismo per sfiga) abbiamo progettato cose da fare, raccolto rocce e minerali per una specie di piccola mostra fai da te da allestirsi in aula di arte, abbiamo imparato l'alfabeto greco e scritto i nostri nomi con queste strane lettere che sembrano pesciolini, molle, girini e , e già che c'eravamo abbiamo spiegato la ubris e la fthonos ton theòn e kalòs kai agathòs e la mesotes, tutto rigorosamente in lingua originale, e poi ci siamo divertiti a cercare dov'era scritto Achilèus nelle prime otto righe dell'Iliade. Abbiamo anche interrogato sui miti e glissato, con espressione facciale assolutamente inalterata, sullo svarione del Malinconelfo che alle figlie gemelle di Zeus e Leda attribuiva, per fortuna ignorando lui e ignorando gli altri cosa stesse dicendo, i nomi di Elena e Clitoridea invece che Elena e Clitemnestra.
E intanto li ho guardati, li ho bevuti con gli occhi, loro, tutti e quarantacinque, con tutte le loro paturnie, le loro fisse, i loro casini: il Malinconelfo che è un po' bipolare e a volte è giù e altre volte, come ieri, fa il coglione fino a farsi buttare fuori, e Ninfa Plebea che è disperata perchè deve mettersi gli occhiali, ma non ha idea di quanto le staranno bene sul suo faccino pieno di lentiggini, e Dylan McKay, che si è tagliato i capelli e fatto un po' di cresta e si mangia le unghie in modo nevrotico tutto il giorno, e Tostissima, che sorride più spesso di prima, e la Dolce Saracina che sembra già una donna e oggi aveva un maglione attillato e gli stivali e quando è entrata l'ho presa per una collega, e Muy Lejos che alla domanda "L'hai letto il brano?" risponde "Okay, de verdad, no", e l'Arcangelo Biondograno che ogni tanto mi guarda negli occhi mentre esterrefatta scopro pecche, magagne e disastri nel lavoro degli altri, alza un biondo sopracciglio e mi fa la sua bellissima espressione da "Questi non hanno mica ancora capito come funge", e Puffetta, la mia orfanella, che legge pensosamente "Figli di nessuno" di Torey Hayden, e Atreiu, che sono già due volte che mi nomina il fratellino morto e oggi, che c'era questo funerale, ha vomitato tutta la mattina, e il Chicco, che scottava di febbre ma papà non poteva venirlo a prendere e allora stava lì a cuccia sul banco, più olivastro del solito, e Tesoro Diafano che si preoccupa se io sto bene.
Tutti. Vivi, sani, più o meno equilibrati, più o meno felici, più o meno fancazzisti, e da riempire di stimoli, di domande e di collegamenti, tutti lì davanti, da sgridare, da premiare, da interessare, da tenere, da guidare.
Ho deciso che mi merito una visita di qualche ex alunno tra i figli miei prediletti, possibilmente condita di buone notizie, e che se non vengono loro da me prima o poi capiterò io per caso davanti a una delle scuole superiori giusto all'ora di uscita.
Come diceva qualcuno, che se n'è andato vent'anni fa ma per molti come me non morirà mai, the show must go on.
Insomma, attraversare pian piano tutti insieme i riti che accompagnano la morte, e ricominciare a vivere, a sorridere, a scherzare coi ragazzi.
Fa del bene, avere queste cose da fare. Era peggio, molto peggio, quando la necessità di attendere l'autopsia ci manteneva tutti in un limbo di dolore e si stupefazione senza risposte.
Ora va meglio.
Già prima, a tavolino, avevo deciso di cercare un po' di serenità, di rimettermi a vedere i lati allegri delle situazioni, di mettermi i tacchi e uscire a cena, di far fare alle mie classi qualcosa di leggero per sciogliere il nervoso di queste difficili giornate. Soprattutto in prima, dove si sono comportati bene, ma anche in seconda dove prendono mazzate ogni giorno, dopo le carognate che li abbiamo beccati a combinare.
Così siamo andati in biblioteca, abbiamo disegnato, abbiamo appeso vignette, dato da bere a Clotilde cercando di sfatare il mito che porti susso (genovesismo per sfiga) abbiamo progettato cose da fare, raccolto rocce e minerali per una specie di piccola mostra fai da te da allestirsi in aula di arte, abbiamo imparato l'alfabeto greco e scritto i nostri nomi con queste strane lettere che sembrano pesciolini, molle, girini e , e già che c'eravamo abbiamo spiegato la ubris e la fthonos ton theòn e kalòs kai agathòs e la mesotes, tutto rigorosamente in lingua originale, e poi ci siamo divertiti a cercare dov'era scritto Achilèus nelle prime otto righe dell'Iliade. Abbiamo anche interrogato sui miti e glissato, con espressione facciale assolutamente inalterata, sullo svarione del Malinconelfo che alle figlie gemelle di Zeus e Leda attribuiva, per fortuna ignorando lui e ignorando gli altri cosa stesse dicendo, i nomi di Elena e Clitoridea invece che Elena e Clitemnestra.
E intanto li ho guardati, li ho bevuti con gli occhi, loro, tutti e quarantacinque, con tutte le loro paturnie, le loro fisse, i loro casini: il Malinconelfo che è un po' bipolare e a volte è giù e altre volte, come ieri, fa il coglione fino a farsi buttare fuori, e Ninfa Plebea che è disperata perchè deve mettersi gli occhiali, ma non ha idea di quanto le staranno bene sul suo faccino pieno di lentiggini, e Dylan McKay, che si è tagliato i capelli e fatto un po' di cresta e si mangia le unghie in modo nevrotico tutto il giorno, e Tostissima, che sorride più spesso di prima, e la Dolce Saracina che sembra già una donna e oggi aveva un maglione attillato e gli stivali e quando è entrata l'ho presa per una collega, e Muy Lejos che alla domanda "L'hai letto il brano?" risponde "Okay, de verdad, no", e l'Arcangelo Biondograno che ogni tanto mi guarda negli occhi mentre esterrefatta scopro pecche, magagne e disastri nel lavoro degli altri, alza un biondo sopracciglio e mi fa la sua bellissima espressione da "Questi non hanno mica ancora capito come funge", e Puffetta, la mia orfanella, che legge pensosamente "Figli di nessuno" di Torey Hayden, e Atreiu, che sono già due volte che mi nomina il fratellino morto e oggi, che c'era questo funerale, ha vomitato tutta la mattina, e il Chicco, che scottava di febbre ma papà non poteva venirlo a prendere e allora stava lì a cuccia sul banco, più olivastro del solito, e Tesoro Diafano che si preoccupa se io sto bene.
Tutti. Vivi, sani, più o meno equilibrati, più o meno felici, più o meno fancazzisti, e da riempire di stimoli, di domande e di collegamenti, tutti lì davanti, da sgridare, da premiare, da interessare, da tenere, da guidare.
Ho deciso che mi merito una visita di qualche ex alunno tra i figli miei prediletti, possibilmente condita di buone notizie, e che se non vengono loro da me prima o poi capiterò io per caso davanti a una delle scuole superiori giusto all'ora di uscita.
Come diceva qualcuno, che se n'è andato vent'anni fa ma per molti come me non morirà mai, the show must go on.
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il mio è il mestiere più bello del mondo,
li adoro
martedì 25 ottobre 2011
La vita e i suoi casi
Non contenta di deprimere i miei venticinque lettori con le storie, ahimè deprimenti e tragiche, dell'ultima dannatissima orribile schifosa settimana di scuola, devo ancora narrare di quel che verrà ricordato come "l'origine dell'ira" che piove ormai quotidianamente da me, dalla Barbie di Inglese, dalla Brava Crista e dalla Bionda Svampita sulla II C.Ma siccome è stata una settimana merdace, con tantissimo choc, tanto mal di pancia dalla rabbia, tanta tristezza e tanto dolore, parliamo d'altro.
Parliamo di quel fenomeno per cui, quando vado a fare un esame o una visita medica e devo far esaminare denti, occhi, vene del braccio, naso contuso, dito o ginocchio presumibilmente microfratturati, etc, becco dei medici di ambo i sessi di età variabile e di aspetto normale, mentre, quando devo fare i raggi o una visita cardiologica (in un memorabile caso un ecocardiogramma che, perchè voi lo sappiate, dura un casino di tempo), per un motivo che a me sfugge devo sempre spogliarmi dalla vita in su davanti a un bel ragazzo alto sui ventotto anni, il quale, va' a sapere perchè, è preferibilmente moro, con gli occhi scuri e i riccioli. Ma non è sempre lo stesso eh? Mi è successo sia a Genova che a Asti, e porca vacca, fossero stati decenti, gradevoli, mediamente piacenti: no, proprio buoni. Cos'è, quelli vecchi, bassi, stempiati, coi capelli color topo e la panza NON sono ammessi al corso per tecnici ospedalieri??? non esistono tecnici donna???
Va beh. Fatto sta che oggi è stata particolarmente imbarazzante perchè io dall'ospedale c'ero passata a prenotare gli esami, non a farli. Invece, dopo numerosi giri tra il banco informazioni e il centro prenotazioni, risulta che radiologia è aperta tutto il giorno e senza prenotare; al che io faccio un veloce controllo mentale delle mie condizioni: ascella vissuta? no, depilazione ascella? recente, e decido di scendere in reparto.
Il bonazzo di turno mi informa gentilmente che posso tenere la canottiera, ma devo levare ferri e ferretti.
E... indovinato.
Io, che di norma metto canottierine o top rosa confetto coi gelatini, o rosso tinta unita di cotone bello spesso, o insomma cose del genere, oggi con cos'ero uscita?
...col bustier.

(no, un attimo, solo con la parte di sopra, non con il reggicalze: lavoro in una scuola media, ehi)
Non avete idea di com'era LONTANO il macchinario dei raggi dalla porta dello spogliatoio.
Comunque, sempre per la serie tiriamoci su il morale, stasera sono a cena con marito, Movie Man, una sceneggiatrice e un attore-regista.
Lui.
Parliamo di quel fenomeno per cui, quando vado a fare un esame o una visita medica e devo far esaminare denti, occhi, vene del braccio, naso contuso, dito o ginocchio presumibilmente microfratturati, etc, becco dei medici di ambo i sessi di età variabile e di aspetto normale, mentre, quando devo fare i raggi o una visita cardiologica (in un memorabile caso un ecocardiogramma che, perchè voi lo sappiate, dura un casino di tempo), per un motivo che a me sfugge devo sempre spogliarmi dalla vita in su davanti a un bel ragazzo alto sui ventotto anni, il quale, va' a sapere perchè, è preferibilmente moro, con gli occhi scuri e i riccioli. Ma non è sempre lo stesso eh? Mi è successo sia a Genova che a Asti, e porca vacca, fossero stati decenti, gradevoli, mediamente piacenti: no, proprio buoni. Cos'è, quelli vecchi, bassi, stempiati, coi capelli color topo e la panza NON sono ammessi al corso per tecnici ospedalieri??? non esistono tecnici donna???
Va beh. Fatto sta che oggi è stata particolarmente imbarazzante perchè io dall'ospedale c'ero passata a prenotare gli esami, non a farli. Invece, dopo numerosi giri tra il banco informazioni e il centro prenotazioni, risulta che radiologia è aperta tutto il giorno e senza prenotare; al che io faccio un veloce controllo mentale delle mie condizioni: ascella vissuta? no, depilazione ascella? recente, e decido di scendere in reparto.
Il bonazzo di turno mi informa gentilmente che posso tenere la canottiera, ma devo levare ferri e ferretti.
E... indovinato.
Io, che di norma metto canottierine o top rosa confetto coi gelatini, o rosso tinta unita di cotone bello spesso, o insomma cose del genere, oggi con cos'ero uscita?
...col bustier.

(no, un attimo, solo con la parte di sopra, non con il reggicalze: lavoro in una scuola media, ehi)
Non avete idea di com'era LONTANO il macchinario dei raggi dalla porta dello spogliatoio.
Comunque, sempre per la serie tiriamoci su il morale, stasera sono a cena con marito, Movie Man, una sceneggiatrice e un attore-regista.
Lui.
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sono una prof non sono una santa,
ullallà
domenica 23 ottobre 2011
Chi ci è già passato
E' toccato a me dare la notizia in prima, ai più piccoli che lo conoscevano solo di vista e solo da un mese, per evitare gaffes dei bambini a danno di altri compagni o di colleghi. O mio. E' stato anche mio alunno, anche se per poco, e anche se, lo sapevano tutti, io avevo paura di lui, della sua forza bruta e dei suoi gesti pericolosi.
"Ragazzi, sapete già che oggi è un giorno molto brutto. E' mancato un vostro compagno di scuola."
Qualcuno lo sapeva già, ma ad altri è stato necessario spiegare che A. era il compagno gravemente disabile, più grande, che vedevano girare per la scuola. Il compagno di cui non avevano ancora imparato a conoscere le giornate no, perchè quest'anno era calmo, rispetto a molte giornate difficili dell'anno scorso, comprese quelle in cui mangiava le cose, spezzava gli occhiali alla sua assistente o, una memorabile volta, sfondava con gran fragore il vetro della porta del bagno, terrorizzando un intero corridoio. Il compagno che per fare merenda aveva il bavaglino, che amava le carezze sul viso e giocare con le cerniere, e che per la prima volta quest'anno, con grande orgoglio di Dolce Cowboy e dell'assistente, era riuscito a dipingere dentro ad un foglio A3 con i colori a dita.
Che, si dica ciò che si vuole, certo rendeva la vita difficile agli altri, ma nel suo piccolo era felice. E sano. E se n'è andato per un'idiozia, per una cosa che non doveva succedere. Che qui da noi non può succedere, non coi medici, gli ospedali e una famiglia che si prende cura di te.
"Vi raccomando di essere molto gentili col professor Dolce Cowboy, di non farlo arrabbiare. Lui seguiva A. da cinque anni. E... ci si affeziona tanto, in questo mestiere. Il fatto è che... Può darsi che la sua non fosse una vita meravigliosa... nel senso in cui la intendiamo noi. Ma... ecco, A. stava bene di salute, pur col suo handicap. Ecco, non è che... insomma non è mancato a causa del suo handicap, ma così, all'improvviso. Non se lo aspettava nessuno che potesse morire."
Ventitre faccine serie, con gli occhi sgomenti.
Dalla mia destra, la voce di Atreiu, che ha perso un fratello più piccolo: "Chissà sua madre."
Eh.
"Ragazzi, sapete già che oggi è un giorno molto brutto. E' mancato un vostro compagno di scuola."
Qualcuno lo sapeva già, ma ad altri è stato necessario spiegare che A. era il compagno gravemente disabile, più grande, che vedevano girare per la scuola. Il compagno di cui non avevano ancora imparato a conoscere le giornate no, perchè quest'anno era calmo, rispetto a molte giornate difficili dell'anno scorso, comprese quelle in cui mangiava le cose, spezzava gli occhiali alla sua assistente o, una memorabile volta, sfondava con gran fragore il vetro della porta del bagno, terrorizzando un intero corridoio. Il compagno che per fare merenda aveva il bavaglino, che amava le carezze sul viso e giocare con le cerniere, e che per la prima volta quest'anno, con grande orgoglio di Dolce Cowboy e dell'assistente, era riuscito a dipingere dentro ad un foglio A3 con i colori a dita.
Che, si dica ciò che si vuole, certo rendeva la vita difficile agli altri, ma nel suo piccolo era felice. E sano. E se n'è andato per un'idiozia, per una cosa che non doveva succedere. Che qui da noi non può succedere, non coi medici, gli ospedali e una famiglia che si prende cura di te.
"Vi raccomando di essere molto gentili col professor Dolce Cowboy, di non farlo arrabbiare. Lui seguiva A. da cinque anni. E... ci si affeziona tanto, in questo mestiere. Il fatto è che... Può darsi che la sua non fosse una vita meravigliosa... nel senso in cui la intendiamo noi. Ma... ecco, A. stava bene di salute, pur col suo handicap. Ecco, non è che... insomma non è mancato a causa del suo handicap, ma così, all'improvviso. Non se lo aspettava nessuno che potesse morire."
Ventitre faccine serie, con gli occhi sgomenti.
Dalla mia destra, la voce di Atreiu, che ha perso un fratello più piccolo: "Chissà sua madre."
Eh.
venerdì 21 ottobre 2011
Non so come dirlo
Ero incazzata perchè uno dei miei alunni ha fatto una cosa enorme.
Enorme, proprio.
E avevo deciso di prendermi tempo per parlarne quando ero più calma, perchè era roba da farsi scoppiare un'arteria nel cervello.
Poi però, pur mantenendo saldamente il punto di quel che dovevo fare in classe, sono rimasta travolta: questa brutta cosa ancora tutta da elaborare è stata scavalcata da un evento ancora peggiore.
Non peggiore. Pessimo.
Uno dei ragazzi della scuola, un ragazzo di diciassette anni, con handicap grave, è morto ieri. E non (o non direttamente) a causa del suo handicap. E' morto di una cosa di cui normalmente non si muore, tantomeno in un ospedale. Se si può spiegarsi con un medico, però, e si hanno l'età mentale e l'età anagrafica più o meno coincidenti.
Non riesco a connettere abbastanza da raccontarla, ora come ora.
Questo weekend vado via. Senza cane, senza gatti, senza compiti da correggere, solo con l'Uomo.
A giorni migliori.
Enorme, proprio.
E avevo deciso di prendermi tempo per parlarne quando ero più calma, perchè era roba da farsi scoppiare un'arteria nel cervello.
Poi però, pur mantenendo saldamente il punto di quel che dovevo fare in classe, sono rimasta travolta: questa brutta cosa ancora tutta da elaborare è stata scavalcata da un evento ancora peggiore.
Non peggiore. Pessimo.
Uno dei ragazzi della scuola, un ragazzo di diciassette anni, con handicap grave, è morto ieri. E non (o non direttamente) a causa del suo handicap. E' morto di una cosa di cui normalmente non si muore, tantomeno in un ospedale. Se si può spiegarsi con un medico, però, e si hanno l'età mentale e l'età anagrafica più o meno coincidenti.
Non riesco a connettere abbastanza da raccontarla, ora come ora.
Questo weekend vado via. Senza cane, senza gatti, senza compiti da correggere, solo con l'Uomo.
A giorni migliori.
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non ci sono parole
lunedì 17 ottobre 2011
Domani riunione
"I vostri figli, ultimamente: non fanno i compiti, anzi non scrivono nemmeno i compiti sul diario, non ripassano le lezioni, non riguardano gli appunti, non rileggono le prove prima di consegnarle, sono incapaci di capire una consegna, si dimenticano i libri, i quaderni, il diario, le autorizzazioni, i soldi, le firme da far fare sul diario, non si preoccupano di finire sul registro e/o in presidenza, assistono con aria di sopportazione alle sceneggiate dei professori esasperati, stanno sdraiati sul banco invece di seguire, fanno domande cretine, non ascoltano la risposta, parlano quando pare a loro e non a proposito, ridono di qualsiasi cosa compreso del furto da ventimila euro che abbiamo subito.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."
Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.
Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)
I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."
Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.
Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)
I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.
sabato 15 ottobre 2011
Novità in famiglia
Spiavamo attenti il cugino: continua a studiare? va a lavorare? cambia facoltà? cambia ordinamento? va a star da solo? non va a star da solo? prende la patente? sta studiando? sta con qualcuno? è felice? sta bene di salute? ma secondo te adesso che gente frequenta? ma come fa con le questioni legate a suo padre/sua madre/sua sorella/sua nonna?
Insomma, capiteci, nella mia famiglia bambini piccoli non ne sono ancora arrivati, io sono l'unica che si è sposata e ormai mille anni fa (no, dai, sette) e il "piccolo" della famiglia è lui (un metro e ottanta di omaccione, con rigogliosa barba fulva), quello che fa le cose nuove è lui, quello che ha la vita più interessante... è sua sorella, ma raccontare la vita di sua sorella fa venire il nervoso, quindi siamo tutti molto più contenti quando ci informiamo su come va la sua. E poi, è Sanguedelmiosangue e le sue visite qui da noi, i nostri viaggetti insieme, le nostre telefonate sono parte integrante della nostra esistenza.
Beh, eravamo così occupati ad aspettarci novità dal suo lato che ci siamo scordati di Cognatina.
E così ieri sera, davanti a un aperitivo a base di Barbera giovane e quiche di patate e prosciutto, la ragazzina smilza che ho conosciuto dieci anni fa e che oggi è una giovane donna altrettanto magra (mortacci sua, a lei il tempo glieli leva, i chili) ci ha comunicato che
- si laurea a novembre
- va a lavorare coi suoi nella ditta di famiglia
- ha trovato casa col Chitarrista.
Cioè, che doveva laurearsi lo sapevamo. Del lavoro no. Ma soprattutto non sapevamo che volessero andare a vivere insieme. E invece hanno già la casa.
E il Chitarrista, che come molti sanno non è sulla prima riga nella lista dei possibili cognati (su quella ci sta il bellissimo e adorabile fidanzato precedente di Cognatina, ahimè silurato anni fa) aveva un'espressione così contenta, e un'aria tanto desiderosa di vedere che eravamo contenti anche noi, che mi sono sciolta. Anche perchè ha chiarito che lui coi suoi ci sta benissimo e, non fosse per andare a stare con lei, non avrebbe questa fretta di andarsene (cioè, non ha detto frasi di circostanza nè cose scontate o battute cretine: ma ora che ci penso. lui è piuttosto uno da due parole di meno che da una parola di più, non posso imputargli particolari frasi ovvie, false o stupide). e subito dopo hanno riflettuto in due sul fatto che convivere non è semplice e che si aspettano anche qualche difficoltà. E mentre parlavano sembrava che, tra loro, il più ansioso di vederci sorridenti (anzi, direi che controllava in particolare la mia reazione) fosse proprio il Chitarrista.
Io ho scoperto che ero contenta e li ho ampiamente incoraggiati, del resto non è un mistero che io penso che la convivenza sia una cosa bellissima, molto più bella del matrimonio.
Intanto, l'Uomo ha finito con un unico sorso il bicchiere di Barbera pieno a metà, ha deglutito cambiando colore sei o sette volte, e gli sono spuntati di colpo numerosi peli bianchi nel pizzetto. E le occhiaie.
Eh sì, amore, anche Cognatina ormai è grande.
Insomma, capiteci, nella mia famiglia bambini piccoli non ne sono ancora arrivati, io sono l'unica che si è sposata e ormai mille anni fa (no, dai, sette) e il "piccolo" della famiglia è lui (un metro e ottanta di omaccione, con rigogliosa barba fulva), quello che fa le cose nuove è lui, quello che ha la vita più interessante... è sua sorella, ma raccontare la vita di sua sorella fa venire il nervoso, quindi siamo tutti molto più contenti quando ci informiamo su come va la sua. E poi, è Sanguedelmiosangue e le sue visite qui da noi, i nostri viaggetti insieme, le nostre telefonate sono parte integrante della nostra esistenza.
Beh, eravamo così occupati ad aspettarci novità dal suo lato che ci siamo scordati di Cognatina.
E così ieri sera, davanti a un aperitivo a base di Barbera giovane e quiche di patate e prosciutto, la ragazzina smilza che ho conosciuto dieci anni fa e che oggi è una giovane donna altrettanto magra (mortacci sua, a lei il tempo glieli leva, i chili) ci ha comunicato che
- si laurea a novembre
- va a lavorare coi suoi nella ditta di famiglia
- ha trovato casa col Chitarrista.
Cioè, che doveva laurearsi lo sapevamo. Del lavoro no. Ma soprattutto non sapevamo che volessero andare a vivere insieme. E invece hanno già la casa.
E il Chitarrista, che come molti sanno non è sulla prima riga nella lista dei possibili cognati (su quella ci sta il bellissimo e adorabile fidanzato precedente di Cognatina, ahimè silurato anni fa) aveva un'espressione così contenta, e un'aria tanto desiderosa di vedere che eravamo contenti anche noi, che mi sono sciolta. Anche perchè ha chiarito che lui coi suoi ci sta benissimo e, non fosse per andare a stare con lei, non avrebbe questa fretta di andarsene (cioè, non ha detto frasi di circostanza nè cose scontate o battute cretine: ma ora che ci penso. lui è piuttosto uno da due parole di meno che da una parola di più, non posso imputargli particolari frasi ovvie, false o stupide). e subito dopo hanno riflettuto in due sul fatto che convivere non è semplice e che si aspettano anche qualche difficoltà. E mentre parlavano sembrava che, tra loro, il più ansioso di vederci sorridenti (anzi, direi che controllava in particolare la mia reazione) fosse proprio il Chitarrista.
Io ho scoperto che ero contenta e li ho ampiamente incoraggiati, del resto non è un mistero che io penso che la convivenza sia una cosa bellissima, molto più bella del matrimonio.
Intanto, l'Uomo ha finito con un unico sorso il bicchiere di Barbera pieno a metà, ha deglutito cambiando colore sei o sette volte, e gli sono spuntati di colpo numerosi peli bianchi nel pizzetto. E le occhiaie.
Eh sì, amore, anche Cognatina ormai è grande.
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venerdì 14 ottobre 2011
La patente
"Prof, ma l'ha portata lei quella piantina?"
Clotilde se ne stava buona buona sul mobiletto, da circa ventisei ore, quando l'hanno notata.
Mercoledì mi avevano fatto arrabbiare e strillare tanto che, invece di presentarla, l'avevo lasciata lì sperando che le vibrazioni della mia voce non le facessero cadere altre foglie.
"Sì, è mia. Si chiama Clotilde, etc etc"
"Da dove viene?"
"Dal Madagascar. I Portoghesi la chiamavano flor da fortuna."
"Ma no, prof."
"Come no?"
"E scusi, appena l'ha portata ci hanno rapinato."
"Ma io l'ho portata ieri..."
"E infatti, ci hanno rapinato stanotte."
"...ah. E' vero."
Così adesso la povera piantina ha un nome e anche un cognome.
Clotilde Chiàrchiaro.
Clotilde se ne stava buona buona sul mobiletto, da circa ventisei ore, quando l'hanno notata.
Mercoledì mi avevano fatto arrabbiare e strillare tanto che, invece di presentarla, l'avevo lasciata lì sperando che le vibrazioni della mia voce non le facessero cadere altre foglie.
"Sì, è mia. Si chiama Clotilde, etc etc"
"Da dove viene?"
"Dal Madagascar. I Portoghesi la chiamavano flor da fortuna."
"Ma no, prof."
"Come no?"
"E scusi, appena l'ha portata ci hanno rapinato."
"Ma io l'ho portata ieri..."
"E infatti, ci hanno rapinato stanotte."
"...ah. E' vero."
Così adesso la povera piantina ha un nome e anche un cognome.
Clotilde Chiàrchiaro.
giovedì 13 ottobre 2011
Da star male
Eccola lì.
Sono venuti i ladri e ci hanno rapinato la scuola.
Partiti i computer portatili. Solo i più recenti.
Partiti tre proiettori su quattro delle super lavagne multimediali della strafottutissima sperimentazione ministeriale.
Partito il pc portatile del Gigante, che l'aveva non si sa perchè proprio stavolta lasciato nella sua aula chiusa a chiave, con tanto di hard disk periferico aggiuntivo, e circa dieci anni di lavoro suo e della scuola dentro.
Partiti i soldi dalla cassaforte.
Partite due tastiere Roland, le più belle.
Io sono arrivata dopo le undici e mezza e ormai l'avevano già sviscerata tutta, la preside era a far denuncia, il Gigante aveva già pianto (mi hanno fatto piangere il mio stupendo vicepreside, se li prendo li ammazzo) sconvolgendo i ragazzi che mai avrebbero creduto che lui, la roccia granitica su cui poggia la scuola, potesse disperarsi.
Ma fai un po' lezione a 190 alunni, quando carabinieri, uomini del Comune, tecnici dell'antifurto, tizi della manutenzione etc etc sono andati e venuti dalle classi, il vicepreside ha pianto in pubblico e tutti i professori hanno un muso lungo fino a terra e la pazienza ridotta allo 0,0099 per cento di quella che solitamente ci mettono.
E il retropensiero dal gusto insopportabile che qualcuno della banda conoscesse bene la scuola, il numero di lavagne presenti e addirittura dove teniamo i telecomandini dei proiettori.
Sono venuti i ladri e ci hanno rapinato la scuola.
Partiti i computer portatili. Solo i più recenti.
Partiti tre proiettori su quattro delle super lavagne multimediali della strafottutissima sperimentazione ministeriale.
Partito il pc portatile del Gigante, che l'aveva non si sa perchè proprio stavolta lasciato nella sua aula chiusa a chiave, con tanto di hard disk periferico aggiuntivo, e circa dieci anni di lavoro suo e della scuola dentro.
Partiti i soldi dalla cassaforte.
Partite due tastiere Roland, le più belle.
Io sono arrivata dopo le undici e mezza e ormai l'avevano già sviscerata tutta, la preside era a far denuncia, il Gigante aveva già pianto (mi hanno fatto piangere il mio stupendo vicepreside, se li prendo li ammazzo) sconvolgendo i ragazzi che mai avrebbero creduto che lui, la roccia granitica su cui poggia la scuola, potesse disperarsi.
Ma fai un po' lezione a 190 alunni, quando carabinieri, uomini del Comune, tecnici dell'antifurto, tizi della manutenzione etc etc sono andati e venuti dalle classi, il vicepreside ha pianto in pubblico e tutti i professori hanno un muso lungo fino a terra e la pazienza ridotta allo 0,0099 per cento di quella che solitamente ci mettono.
E il retropensiero dal gusto insopportabile che qualcuno della banda conoscesse bene la scuola, il numero di lavagne presenti e addirittura dove teniamo i telecomandini dei proiettori.
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poveri noi
No scusa... cos'hai detto???
Ho capito male? Ditemi che ho capito male.
L'altra sera ero a Genova (i soliti affari di famigghia, che poi invece sono stati spostati a un altro giorno, così l'unica cosa concreta che ho prodotto, a parte stare un po' coi miei, è stata compilare il censimento a tutta la famiglia) e mi sono fermata a cena a casa mia, dove la televisione ancora funge (qui in Piemonte se non hai il decoder o Sky non vedi niente).
Devo dire che ho visto un tg di Rai Tre che valeva la pena vedere, per una volta: governo battuto grazie a membri del PdL che non si presentano in aula, decreto intercettazioni mandato a ramengo, corte dei conti che boccia il condono fiscale, indignados di Boston che manifestano a Wall Street chiedendo che i ricchi paghino e i poveri sopravvivano.
Uno quasi quasi potrebbe anche credere che tra qualche giorno si avvereranno dei sogni, di quelli grossi, per il Paese.
Poi mi salta all'orecchio un'ulteriore notizia.
Ditemi che ho capito male, perchè ero in cucina a fare il soffritto di porri per una pasta, e ho mancato qualche informazione fondamentale, perchè quel che ho capito io è stato questo:
sono usciti i risultati riveduti e corretti dell'anno scolastico delle scuole superiori. In pratica hanno detto ADESSO ad alunni che hanno concluso un anno e che addirittura hanno dato l'esame di stato a luglio se sono stati promossi.
Ditemi che ho capito male. Ditemi che sono uscite le statistiche su promossi e bocciati, non LE PROMOZIONI E LE BOCCIATURE. A ottobre.
Vi chiarisco che ho un nebuloso ricordo di quel che è successo a giugno, causa serissimi problemi di salute di mio padre e conseguente stop lavorativo senza precedenti nella mia esistenza: in pratica non sapevo nemmeno quel che succedeva nella mia scuola media, figuriamoci se potevo preoccuparmi delle altrui scuole superiori. Però ho la certezza che questo ministero è riuscito a comunicare tre giorni prima della fine della scuola che sì, all'esame di terza media c'era la prova scritta obbligatoria di francese (quella che da due anni era facoltativa) e mi sembra di ricordare che la terza prova della maturità fosse sbagliata e quindi oggetto di contestazione.
Non lo so, guardate che io in questi ultimi mesi ho vissuto in un TUNNEL (ahahahah) e che mi sono persa molte cose, da giugno ho letto il giornale con calma solo al mare e in montagna, quindi per un totale di venti giorni, perchè in città ero troppo presa, e davo solo una scorsa veloce alle news su ANSA.it. E da quando ho ripreso a lavorare sono troppo impegnata a star dietro all'orticello mio, anche perchè in questo 2010/2011 ho mandato via per la prima volta una terza senza aver finito il programma e scontentissima dei risultati miei e loro, e quando sono tornata a lavorare a settembre le orecchie mi sono state abbastanza tirate. Diciamo che sono un po' una sorvegliata speciale, e il mio compito di quest'anno è farmi perdonare i numerosissimi giorni dell'anno scorso in cui ero poco presente con la testa al mio lavoro.
Ma questo ministro e i suoi scherani hanno fatto tanto e tale danno alla scuola italiana, e si propongono al pubblico esterrefatto di studenti e insegnanti con una tale tracotante mancanza di pudore, che lì per lì la notizia che i risultati sono usciti il 12 ottobre mi è sembrata realistica.
Se mi confermate che è vera, avrei una domanda: dove CAZZO sono finiti i genitori? Gli iscritti alle scuole italiane sono TUTTI ORFANI???
L'altra sera ero a Genova (i soliti affari di famigghia, che poi invece sono stati spostati a un altro giorno, così l'unica cosa concreta che ho prodotto, a parte stare un po' coi miei, è stata compilare il censimento a tutta la famiglia) e mi sono fermata a cena a casa mia, dove la televisione ancora funge (qui in Piemonte se non hai il decoder o Sky non vedi niente).
Devo dire che ho visto un tg di Rai Tre che valeva la pena vedere, per una volta: governo battuto grazie a membri del PdL che non si presentano in aula, decreto intercettazioni mandato a ramengo, corte dei conti che boccia il condono fiscale, indignados di Boston che manifestano a Wall Street chiedendo che i ricchi paghino e i poveri sopravvivano.
Uno quasi quasi potrebbe anche credere che tra qualche giorno si avvereranno dei sogni, di quelli grossi, per il Paese.
Poi mi salta all'orecchio un'ulteriore notizia.
Ditemi che ho capito male, perchè ero in cucina a fare il soffritto di porri per una pasta, e ho mancato qualche informazione fondamentale, perchè quel che ho capito io è stato questo:
sono usciti i risultati riveduti e corretti dell'anno scolastico delle scuole superiori. In pratica hanno detto ADESSO ad alunni che hanno concluso un anno e che addirittura hanno dato l'esame di stato a luglio se sono stati promossi.
Ditemi che ho capito male. Ditemi che sono uscite le statistiche su promossi e bocciati, non LE PROMOZIONI E LE BOCCIATURE. A ottobre.
Vi chiarisco che ho un nebuloso ricordo di quel che è successo a giugno, causa serissimi problemi di salute di mio padre e conseguente stop lavorativo senza precedenti nella mia esistenza: in pratica non sapevo nemmeno quel che succedeva nella mia scuola media, figuriamoci se potevo preoccuparmi delle altrui scuole superiori. Però ho la certezza che questo ministero è riuscito a comunicare tre giorni prima della fine della scuola che sì, all'esame di terza media c'era la prova scritta obbligatoria di francese (quella che da due anni era facoltativa) e mi sembra di ricordare che la terza prova della maturità fosse sbagliata e quindi oggetto di contestazione.
Non lo so, guardate che io in questi ultimi mesi ho vissuto in un TUNNEL (ahahahah) e che mi sono persa molte cose, da giugno ho letto il giornale con calma solo al mare e in montagna, quindi per un totale di venti giorni, perchè in città ero troppo presa, e davo solo una scorsa veloce alle news su ANSA.it. E da quando ho ripreso a lavorare sono troppo impegnata a star dietro all'orticello mio, anche perchè in questo 2010/2011 ho mandato via per la prima volta una terza senza aver finito il programma e scontentissima dei risultati miei e loro, e quando sono tornata a lavorare a settembre le orecchie mi sono state abbastanza tirate. Diciamo che sono un po' una sorvegliata speciale, e il mio compito di quest'anno è farmi perdonare i numerosissimi giorni dell'anno scorso in cui ero poco presente con la testa al mio lavoro.
Ma questo ministro e i suoi scherani hanno fatto tanto e tale danno alla scuola italiana, e si propongono al pubblico esterrefatto di studenti e insegnanti con una tale tracotante mancanza di pudore, che lì per lì la notizia che i risultati sono usciti il 12 ottobre mi è sembrata realistica.
Se mi confermate che è vera, avrei una domanda: dove CAZZO sono finiti i genitori? Gli iscritti alle scuole italiane sono TUTTI ORFANI???
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