Da piccola, dicevo spesso che mi sarebbe piaciuto da matti lavorare in una cartoleria (per il profumo di matite, i colori e la sensazione della carta sotto le dita) o in una torrefazione (per i cioccolatini, l'aroma di caffè e i pacchetti da confezionare).
Attualmente, assodato che io faccio il mestiere più bello del mondo, se un giorno per qualsiasi motivo dovessi cambiare e potessi scegliere, avrei altri due mestieri che mi riempirebbero di benessere.
Uno, come dicevo a Noisette ultimamente, mi entusiasmerebbe, ed è fare la wedding planner. Sostanzialmente perchè io ai matrimoni, alle cerimonie, etc ci vado abbastanza malvolentieri, ma in realtà quando poi ci sono osservo tutti e tutto nei minimi dettagli e potrei farvi la recensione precisa di ogni pregio, difetto, tocco di classe o sbaffo di kitsch che ho visto da quando ho l'età di ragione. Poi ho seguito da vicino i matrimoni di abbastanza amiche per sapere di che cosa hanno bisogno la sposa, lo sposo, i parenti e gli ospiti per stare a loro agio.
Il mio matrimonio naturalmente mi ha visto un po' sopraffatta, ma non è stato poi male, alla fine. In compenso, di lì a poco ho visto il dietro le quinte del matrimonio della Frenci. E voi dovete capire che io e la Frenci, ambedue, eravamo convinte che mai, MAI, ci saremmo convinte a sposare chicchessia: io sono mia, era il messaggio che si leggeva chiaramente in sovraimpressione a tutti i nostri grandi discorsi. Poi va beh, da una parte il messaggio in bottiglia sullo zerbino, dall'altra mille appostamenti nei recessi della facoltà di Lettere e altrettanti passaggi in macchina con la musica di Lezioni di Piano, insomma ci hanno fregate, tutte e due. Solo che lei, quando è toccato a lei, aveva chiari due o tre punti fondamentali e basta, e invece io ho cominciato:
"Umm sì bene però... e al trucco hai pensato? Alle partecipazioni? Alle bomboniere? E i parenti di una certa età dove li metti? Viene gente con bambini piccoli? Ma addobbi le panche della chiesa o solo l'altare? E il bouquet? E il fiore all'occhiello di A.?"
E così nel corso di una passeggiata sull'Aurelia abbiamo messo a punto tanti particolari, poi a me è stata affidata la sezione make up, con tanto di prove tecniche, documentate da bellissime foto di Donna Popcorn in cui io sembro professionalissima e la Frenci, che bisogna dirlo quando s'è sposata era al massimo della forma, sembra un'attrice francese di quelle fini, semplici e intense alla Juliette Binoche (ma lei sembra sempre fine, semplice e intensa alla Juliette Binoche, con quegli zigomi, e quando è stanca al massimo somiglia a Margherita Buy: alzino la mano quelle che non vorrebbero somigliare a Margherita Buy, anche stanca).
Quanto mi sono divertita!!!
Ma se vogliamo essere sinceri fare la wedding planner è solo un'estensione di un lavoro che veramente sarebbe una passione mai sazia, per me: fare la fiorista.
Passione che è cominciata quando ero piccola e mia madre, grande appassionata di piante, faceva code interminabili al negozio (caro come il sangue) del vivaista vicino casa per comprare piante o ordinare mazzi di fiori. Io mi annoiavo e gironzolavo lungo una serra che mi ricordo umida, spesso anche un po' buia e un po' incasinata. E aspiravo con tutte le mie forze l'odore della terra bagnata che mi faceva un po' schifo e un po' piacere. A tutt'oggi entro nei vivai come se varcassi la soglia di una chiesa, e starci dieci minuti mi rigenera.
Ma il vero amore è esploso, come capita per molti mestieri, perchè ho incontrato un'artista geniale che mi ha aperto gli orizzonti della creatività, e cioè la signora bionda ed elegante che si è occupata dei fiori per il mio matrimonio. Io mi sposavo a ottobre e volevo che le decorazioni fossero qualcosa di luminoso ma che non facesse a pugni con la stagione (che io adoro, mica mi chiamo Castagna per caso).
Quella creatura celeste ha capito in dieci secondi il genere di persona che sono e in pochi minuti ha detto le parole magiche: bacche, foglie, frutti.
Questo è il bouquet a tirso con cui mi sono presentata:

e questo stava all'occhiello di mio papà quando mi ha accompagnata:
Ma non solo. La donna geniale aveva pensato di mettere frutti di stagione dappertutto e così avevamo bacche anche nella composizione sul lunotto posteriore dell'auto e mele Fuji nei centrotavola.
Lì mi si è aperto un universo. Adesso, quando vado a farmi fare un mazzo di fiori per un'attrice o una regista, o devo scegliere una pianta o una composizione da regalare, mi prendo tempo come se andassi a farmi fare un abito su misura o dovessi scegliere la parure della mia vita da Tiffany. E me la godo molto di più.
E con questo punto di rosa pallido il verde deve essere scuro ma non lucido, e qui ci vedo bene una calla, e volevo un mazzo molto yin e uno decisamente più yang, e senta ma mettiamoci magari anche un po' di quelle foglie sottili che ricadono giù come fossero ciglia, sa, ai lati, e per questa persona ci vuole un messaggio forte, ce l'ha un girasole?, vorrei due spighe - un mazzolino di bacche e una foglia gialla - un ramo di ciliegio nudo dietro a una nuvola di fiorellini bianchi e rosa, ma disposti in diagonale...
Ora, di solito faccio cose che hanno discreto successo. Ma soprattutto, potrebbe sembrare che un negoziante si senta anche un po' sfracellare i coglioni da una che arriva già tutta con la sua idea e poi ci ragiona ancora mezz'ora a voce alta.
Dovete però immaginarvi la vita di una fiorista dall'animo gentile, che vede entrare ogni giorno gente tipo l'uomo medio:
"Ah uhm volevo... un mazzo di fiori."
"A chi deve regalarlo?"
"A una donna."
"Eh. Sì. Ha delle preferenze?"
"Euhm... boh... rose?"
E lì già io gli rovescerei il bancone in testa. Come, rose? Che rose? ma chi è costei, tua madre che fa gli anni, tua figlia che si laurea, tua moglie, la tua collega ricoverata, è una che ti scopi, che vorresti scoparti, che deve perdonarti qualcosa (oltre al fatto di essere ignorante in fatto di fiori, e di donne, evidentemente), che ha avuto un figlio, che è morta??? Guarda che fa differenza!!!
Poi invece arrivano persone come me o mia madre. E entrano dicendo: "Devo fare un mazzo per una donna di una trentina d'anni, molto bruna, un tipo con molta energia, volevo un giallo acceso, un arancio pallido e forse un punto di rosso qua e là, ma deve essere una composizione che sia comoda da portare in treno, elegante da reggere in mano facendo una foto sul palco, e assolutamente non banale". Oppure, come stasera: "Questa ragazza... beh, guardi, è la figlia di Laura Morante, ha presente? Ecco, però guardi che è piuttosto diversa come colori da sua madre, non è così scura." E la fiorista, entusiasta: "Ho capito!"
E insomma, quando arrivo io, le due o tre fioriste da cui mi servo mi accolgono con il sorriso, perchè le volte precedenti si sono esaltate a cercare di soddisfare le mie aspettative, e tutte rincuorate nel sentire che chiamo i fiori con il nome giusto e nel vedere come mi entusiasmo quando scopro un abbinamento audace e innovativo. Finalmente si sentono apprezzate come artiste, e vedono gioia pura negli occhi di un pubblico competente. Alla fine, mi fanno anche lo sconto e io vado via con un'espressione così trionfante, col mio mazzo magnifico tra le braccia, che spesso qualche uomo mi fa i complimenti per strada.
Credo che se fossi io la fiorista e dovessi, poniamo, preparare gli addobbi per una chiesa dove si devono sposare due tizi, sarebbe peggio che avere a che fare con un regista di quelli tosti: di certo vorrei vedere la location con tutte le luci delle varie ore del giorno e conoscere gli sposi e le loro famiglie fino al quarto grado. Ma come sarei felice.





