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domenica 15 dicembre 2013

Hastiwood third edition

No, Pellegrina, di beneficenza ne faccio già tanta alla Repubblica Italiana regalando ore e energie per tutto quel che serve a rendere efficace la mia scuola, e se tu mi avessi mai incontrata lo sapresti, che non sono un tipo da solitario. A meno che per solitario non si intenda un gioco di carte. Ed anche l'altra accezione del termine solitario non è da me particolarmente amata, perché, appunto, coincide con l'essere soli. E sempre un po' tristi.

Se sedendomi scoprissi che, invece di centrare con le chiappe il solito formicaio di grane, ho involontariamente frantumato con il mio dolce peso la pentola d'oro dei folletti, e potessi non dirlo a nessuno, scappare via dalle responsabilità e tenermi tutto l'oro per me, lo userei per pagarmi corsi, convegni, specializzazioni, un biennio magistrale all'estero, il corso di arabo (e un pass illimitato alle terme, quello sì!).

Comunque.

Siamo al terzo giro di Hastiwood e ho cenato con Favino (ma non con Gassman che ci ha DI NUOVO DATO UNA SOLA MICIDIALE - adesso mi sono rotta. La prossima volta che mi dicono che me lo fanno conoscere, gli scrivo una mail dalla direzione artistica del festival, comunicandogli che lo riceveremo volentieri, ma solo se arriva completamente nudo, tutto abbronzato e abbracciato a quel famoso tronco di quella famosa foto del suo calendario di Max del 2001 che tanto ci ha fatto sognare tutte quante), con Sassanelli e con uno dei due splendidi ideatori del documentario sull'Italia dal pensoso titolo "Italy - Love it or leave it", conosciuto la scrittrice torinese di "Pulce non c'è" (da leggere assolutamente) e oggi vedrò credo anche il genio (una donna) che ha girato "Il castello", iperpremiato documentario sulla vita dietro le quinte dell'aeroporto di Malpensa. Peraltro aspetto con ansia di conoscere Roberto Chevalier. Un distinto signore quasi sessantenne con gli occhiali. Che, due o tre volte, ha stranito l'Uomo, telefonandogli mentre era in macchina o al supermercato. Perché quando rispondi pronto? e dall'altra parte senti la voce di Tom Cruise, voglio dire, anche se sei un uomo, un po' stranito ci resti. Quanto vorrei che telefonasse a me. Voglio stare tutta la sera a tavola con Chevalier e fingere che sia Charlie Babbitt colui che mi chiede di passargli il parmigiano per gli agnolotti.

Ma. Quest'anno la mia pazienza nell'ascoltare produttori, registi, fotografi, scrittori e sceneggiatori è gravemente diminuita. Ci sono un sacco di persone interessanti, poi però ci sono tutti quelli che parlano solo di soldi (e lo capisco, che, se devi produrre un film indipendente, sia il tuo incubo, trovare i soldi, dillo a noi che facciamo un festival con i fichi secchi) o che si parlano addosso o che ti parlano di Roma e degli agenti e dei segretari di produzione come se tu normalmente vivessi a Roma e con queste persone ci mangiassi a pranzo, quelli che tagliano panni, quelli che non sono mai contenti perché il festival è piccolo il proiettore non va bene c'è poca gente l'albergo fa schifo (e a molte di queste cose in tre anni abbiamo rimediato, il festival ora è sulle radio e sui giornali nazionali, l'albergo l'ho scelto io impuntandomi sull'ospitalità di qualità, ci facciamo un mazzo nero per avere staff, attrezzature e pubblico, insomma: se non vi andiamo bene, ci sono sempre Venezia e Cannes, andatevene sulla Croisette e lasciatemi lavorare, che oggi coi piccini devo fare la morte di Ettore).

Io ho troppe cose per la testa e non mi godo niente, come al solito. Ma qualche flash ce l'ho. So che di questo festival mi resteranno:
- la riga indimenticabile di cazzate sparate a raffica dal Visconte, anche detto Zio Phil
- l'impegno profuso dodici ore al giorno dai ragazzi dello staff che per darci una mano non mangiano, non dormono, spostano stanze intere, creano pareti dal nulla e sono sempre di buon umore (quest'anno oltre agli storici collaboratori ci sono anche 1) il figlio della Fata Romena, detto Bistecca di Drago per la sua forza sovrumana, 2) il biondo nipote della Fata che è altrettanto forte ma è anche massicciamente attraente, detto pertanto Elfo Gnocchissimo e da me di corsa presentato alla Princi, sperando che la distragga dal Bimbominkia di cui non riusciamo a liberarci, e 3) attenzione gente, Giovane Lupo, il mio strabeneamato strapreferito stracoccolato alunno di tanti anni fa! che bello)
- il sorriso generoso di tutti i fornitori, i ristoratori, i tecnici, i tassisti, i cassieri etc che ci hanno dato fiducia anche quest'anno, ora che abbiamo un terzo dei soldi che avevamo il primo anno per pagare i servizi e non ne facciamo mistero con nessuno
- le due belle giornate passate con la Cugina Bella dell'Uomo e il suo fidanzato, il Cronista, affettuosi e simpatici, che hanno entusiasmato la Princi ai punti che stamattina, alla loro partenza, ho chiesto di controllare in bagagliaio se per caso non s'è nascosta lì per farsi portare a Roma a vivere con loro
- la prenotazione del tavolo di ieri sera scritta a penna dal maitre con la sindrome di Down, che adora l'Uomo
- diverse centinaia di euro di debiti e la colite nervosa
- quell'atmosfera, tipo leggera sbronza di champagne, data dal girare a tarda sera per le vie semideserte, dopo aver gestito prenotazioni e appuntamenti del giorno successivo in tre o quattro locali, con questa sensazione che la città sia nostra per qualche giorno, per farne quel che vogliamo; quest'anno, ingigantita dallo sguardo curioso, stupito e contento della Princi, che è sempre e comunque la cosa più bella di tutte.







martedì 10 dicembre 2013

Del diventare una stronza


Di recente mi sono lamentata con la preside, dicendo che noi coordinatori siamo oberati di impegni e che non può chiedere sempre tutto agli stessi. Inoltre ho chiesto di essere esonerata da alcune cose e che ci sia qualcuno che fa i verbali e le altre menate che di solito si scaricano sul prof di italiano, come se fosse l'unico in grado di scrivere.

Ho mandato a zero due conti in banca su tre per le tasse di famiglia e, dopo ponderata riflessione, ho tenuto su quello che uso io quotidianamente i soldi della vendita della'appartamento a Sanguedelmiosangue. Perchè devo pagare altre tasse, altri conti di tutti, ma anche perchè mi servono una macchina nuova, i soldi per il primo Natale in famiglia della Princi, un po' di margine per il festival e sì, anche tremila euro per cose mie. Eh. Sì. Tanto a meno di me non possono fare comunque, i miei parenti, e io mi sono rotta i coglioni di girare con uno scassone, non voglio la Ferrari, solo una macchina che non perda i pezzi mentre va. E le cose mie sono le cose che mi permettono di non impazzire. E, ripeto, di me gli altri hanno bisogno. Quindi io devo essere viva, e sana di mente.

Stamattina prima delle 9 e mezza avevo già dato disposizioni su: ritiro atti Equitalia depositati in Comune, fax e posta da smistare, un contratto d'affitto, due trasporti di oggetti e beni da Genova a Asti, un minirinfresco, una certificazione energetica, lo spostamento di un appuntamento con la psicologa della Princi, la sopravvivenza alimentare e domestica dell'intera famiglia.

Persone coinvolte: mio cugino, il mio migliore amico, mia madre, la mia commercialista, la psicologa dell'ASL, la mia segretaria, mio marito, mia figlia, il nostro grafico dell'Asti Film Festival, il geometra, la panettiera.

Resta inteso che oggi pomeriggio piomberò sui malcapitati che allestiscono gli spazi per le proiezioni del festival e darò ordini anche a loro, ma nel frattempo devo come al solito far filare 45 studenti, e mi sa che dovrò mettere in stand by una ditta di ristrutturazioni a cui devo dei soldi.

La mia risposta, quando qualcuno mi chiede una cosa, ultimamente varia da

a) ora non me ne posso occupare

a

b) lo faccio fare a ...

a

c) richiedimelo venerdì quando ho tempo

oppure

d) fino alla settimana prossima non se ne parla nemmeno.


A volte mi fermo a pensare che, se io smisto tutto quel che devo fare su tante persone, e bisogna aggiungerci le Fate che mi stirano e mi puliscono casa, Frau Bluecher che mi gestisce la zia e vari altri collaboratori occasionali, vuol dire che nella mia vita ci sono un po' troppe cose per una persona sola.

Più spesso, mi guardo allo specchio e penso: toh guarda, sto diventando una stronza.
 

 
E poi: cazzo, se avessi saputo che funzionava così bene, ci sarei diventata già anni fa.

Il punto, miei cari, è che di notte non dormo nel tentativo di organizzare tutto, ma una volta sorto il sole, dopo aver messo dei paletti, delle recinzioni, dato ordini, mandato altri a fare cose, usato i soldi per sbattermi di meno e avere più tempo, quando mi siedo finalmente sul divano ho la testa sgombra. Non sapevo neanche più cosa volesse dire, avere la testa sgombra dalle grane. Dentro ci sono perfino dei pensieri, delle emozioni, dei desideri. Ho delle idee magnifiche e delle belle intuizioni, solo che ultimamente avevo sempre troppo sonno o troppa fretta per rendermene conto

Questo post è dedicato alla Frenci, a Cavallino, alla Tipa e a tutte quelle donne che devono piantare dei paletti e delle recinzioni per sopravvivere. Io sono la prova vivente che dopo si sorride di più. 

domenica 1 dicembre 2013

auleintempesta featuring Veronica Mazza: celo, celo, manca

Un po' di gelosia è normale, ma attenzione al modo in cui vi rivolgete all'insegnante di vostro figlio, potreste mettere a rischio il rapporto che il bambino stesso instaura con lei e provocare una crisi di fiducia. I consigli della psicoterapeuta per gestire al meglio ogni dialogo, e le frasi da evitare, sempre e in qualsiasi situazione
di Veronica Mazza
10 cose da non dire alla maestra di tuo figlio
È il tuo alter ego quando il tuo bambino va a scuola, che lo sostiene e lo aiuta nel suo percorso formativo. Il rapporto che instauri con la maestra di tuo figlio influirà moltissimo nella sua educazione, ecco perché è fondamentale stabilire un rapporto di fiducia. "La relazione che si crea dovrebbe assomigliare ad un "passaggio" nell'affidamento del figlio, che in questo modo imparerebbe a vedere la maestra come il suo punto di riferimento nell'ambiente scolastico. Se da parte dei genitori c'è stima, anche il bimbo riconoscerà il suo ruolo autorevole." spiega Nicoletta Suppa, psicoterapeuta e sessuologa. Ma non sempre comunicare con l'insegnante è facile, perché alcune volte si rischia di usare parole non giuste, dando adito a fraintendimenti e malumori.

Come non dire le cose in modo sbagliato
La base per dar vita a un dialogo costruttivo è non porsi su un piano superiore rispetto alla maestra. "A volte molte madri lo fanno consapevolmente, convinte di conoscere meglio di ogni altro il proprio figlio. Vero, ma andrebbe ricordato loro che ogni mamma conosce il proprio bambino appunto nel ruolo di figlio, non di alunno. Il rapporto quindi può essere differente. È importante porsi in modo paritario con l'insegnante, cooperando con lei nel processo educativo, provando - e riuscendo per quanto possibile -  di mantenere ruoli diversi" afferma l'esperta. Inoltre, è fondamentale che il genitore rispetti le sue dinamiche d'insegnamento senza criticarla davanti al figlio. Se c'è qualcosa che non condivide, dovrebbe parlarne direttamente con lei. "Attenzione però a non confondere i due ruoli: se quello di madre, ad esempio, è impostato su una determinata modalità educativa, quello della maestra non dovrà necessariamente ricalcare lo stesso approccio. Anzi, per il bambino è più formativo confrontarsi con stili adulti tra loro diversi" dice Suppa.

Collaborare in armonia
Per farla entrare in confidenza con il bambino, può essere d'aiuto parlare con lei della personalità del bambino e delle sue eventuali difficoltà emerse a casa, come ad esempio il suo timore per la scuola o per la stessa insegnante. "Raccontare alla maestra quali sono i modi di reagire di tuo figlio nei momenti in cui si sente in difficoltà, può aiutarla a 'leggerè i suoi segnali non verbali, senza fraintendere. È un modo per indirizzarla a capire il problema e a non sottovalutarlo, a sostenere il bimbo nell'inserimento in classe in maniera più serena". Attenzione però a non intervenire in maniera continua: una volta passato alla maestra il compito di comprendere eventuali problematiche o le caratteristiche caratteriali e comportamentali del bambino, bisogna lasciarle spazio, libera di relazionarsi nel modo migliore con il suo allievo.

Per evitare di incrinare il rapporto con la maestra, ecco le frasi che è meglio non dirle, suggerite da Suppa.

1. Sono in ansia quando lo lascio a scuola
Questo fa intendere che non hai fiducia in lei, che non le stai affidando il bambino fino in fondo. La maestra potrebbe interpretare una frase come questa in modo molto svilente. Se la madre si mostra eccessivamente ansiosa, il bambino potrebbe assorbire questo stato d'animo, sentirsi fuori luogo a scuola ed avere difficoltà a fidarsi a sua volta della maestra. E ciò potrebbe renderle il lavoro di  molto difficoltoso.
 
[Celo]
 
2. Mio figlio non viene volentieri
È un'affermazione che sottintende una responsabilità dell'insegnante, perché sembra voler dire "è colpa tua". Questa frase potrebbe essere sostituita da "secondo lei mio figlio si trova bene, o ha qualche difficoltà?" per lasciare aperta la possibilità di confronto.

 
[Manca]

3. Non mi piace il suo metodo
Una dichiarazione di guerra. Una frase del genere svaluta lei e il suo ruolo, pone la madre su un piedistallo da cui la maestra viene guardata dall'alto in basso. I due ruoli, invece, sono differenti e ben scissi. Non è quindi il caso di darle direttive su come deve lavorare. Se qualcosa non va, bisognerebbe piuttosto cercare di rintracciare origini e motivi del problema, incontrarsi su un terreno di confronto e non di scontro.
 
[Celo]


4. Penso ci sia disparità di trattamento tra mio figlio e gli altri alunni
È una frase con una sfumatura paranoica, da evitare perché fa sentire la maestra controllata. Non esiste una frase sostituiva, questo atteggiamento non fa bene a nessuno perché crea un clima teso. Esprime un atteggiamento intrusivo, un non-rispetto dei confini tra o ruoli. La maestra potrebbe sentirsi giudicata nel suo mestiere e quindi infastidita. Questo è l'atteggiamento più sbagliato, da evitare assolutamente se si desidera che il proprio figlio si senta in sintonia con il gruppo-classe. Potrebbe rischiare di isolarsi, condizionato dall'atteggiamento materno.
 
[Manca]
5. I compiti per casa assegnati sono troppi
È un giudizio critico, che detto così chiude il discorso senza lasciare possibilità di controbbattere, e che costringe la maestra a mettersi sulla difensiva. Meglio dire: "mio figlio ha difficoltà a finire tutti i compiti", cercando di capire insieme a lei il perché, quale sia il suo problema.
 
[Celo, e ho anche il contrario: i compiti per casa sono pochi. Peccato che io sono sempre la stessa, e a volte me lo sento dire da madri della stessa classe. Questo fa riflettere, eh?]

6. Quel voto non mi sembra sia giusto!
Questa affermazione implica un desiderio implicito di sostituirsi alla maestra nella valutazione scolastica del bambino. Il concetto si può riformulare in una domanda che esprima cooperazione, che faccia sottintendere che il bambino ha volontà di migliorare e che la mamma è pronta da sostenerlo. Ad esempio, si potrebbe dire: "c'è un modo in cui posso aiutare/seguire mio figlio per recuperare?". In questo modo si rende evidente alla maestra la delusione del bambino, non in termini polemici ma motivazionali.


[Celo, quella ce l'abbiamo tutti]


 

7. Non ha finito il tema perché il pomeriggio ha lezioni di basket
Frasi simili danno a intendere che si dà più importanza all'attività sportiva che alla scuola. Potrebbe indispettire la maestra, oltre a dare un'idea sbagliata sull'importanza dei vari impegni al bambino. Certo, qualche volta può accadere, ma non va usata come scusa né di abitudine.

[Celo]


8. Il bimbo si annoia in classe
Una frase simile sminuisce il lavoro dell'insegnante, perché l'accusa di non essere capace di insegnare nel modo corretto. La noia potrebbe essere vista dalla maestra in senso autocritico: come se le sue lezioni non fossero abbastanza interessanti o condotte male. La noia dà responsabilità all'altro. È importante, invece, mantenere aperto il discorso, riportandolo sul bambino, mantenendo il ruolo attivo della maestra. Si potrebbe per esempio dire: "mio figlio dice che ha problemi a mantenere l'attenzione, potrebbe aiutarlo a trovare il modo di concentrarsi?" lasciando aperto il confronto con l'insegnante.
[Direi che manca, le mie lezioni hanno tanti difetti ma noiose non lo sono spesso]


9. Dovrebbe cambiare posto a mio figlio perché non va d'accordo con il compagno di banco

Non intromettersi mai nelle dinamiche della classe, a meno che non si sospettino cose gravi. Un'antipatia va gestita autonomamente dal bambino, ed è compito della maestra valutare l'equilibrio del gruppo. Si potrebbe in questo caso consigliare al bambino stesso di parlarne con la maestra. Se il piccolo frequenta le elementari vale lo stesso discorso, in termini più semplici. Oppure si potrebbe informala che questo disagio esiste, senza suggerirle come risolvere la situazione, ovvero spostarlo di banco, ma chiedendole di approfondirne le ragioni. In questo caso si porta alla luce il problema, ma si lascia a lei il compito di trovare il modo migliore per risolverlo.
[Celo, praticamente una volta al mese. Manco a morire, si incontra un genitore che si ricorda che tu nella stessa stanza del figlio e del compagno di banco hai altre ventitré persone da sistemare. Più rompe il genitore, più puoi star certo che il figlio ha già girato come la merda nei tubi da una fila all'altra, e non si trova modo di sistemarlo senza far scoppiare una guerra di bande]

10. Il prossimo anno cambieremo scuola
Questo è un annuncio di guerra, da evitare perché va a incrinare il rapporto con la maestra, creando un'atmosfera tesa e controproducente per il bambino. Anche se si sta valutando questa opzione, non è il caso di esprimerlo platealmente. Meglio cercare un confronto con la maestra, per capire se il rapporto si possa riparare prima di prendere decisioni drastiche. 
[Questa manca. In compenso esistono altre due dichiarazioni analoghe: "gli cambio sezione", che mi manca, e "suo fratello a settembre va nell'altra sezione", e questa celo, e siamo in un paese libero, quindi, si accomodi, tanto per ora sono comunque di più quelli che il fratello me lo mandano.]
 
 
           

giovedì 28 novembre 2013

Quel che proprio non sopporto della vita adulta




Intendiamoci, io non capisco i kidult, quelli che a quarant'anni devono fare cose da ragazzini per stare bene con se stessi; io ho passato molti dei miei primi venticinque anni a desiderare che si spalancassero per me le porte della vita adulta e indipendente, e poi i successivi dieci a spalancarle (i battenti, ahimè, pesavano due tonnellate ciascuno).



Io sono contenta di essere grande.



Certo, avere la mia età significa che puoi avere qualsiasi tipo di grana, lavorativa, familiare, di salute, sentimentale, economica, e dovertela sbrigare. Io mi lamento, e spesso, del fatto che la mia vita è molto pesante: ma guardate che lo è sul serio. E poi non faccio mistero di avere alcune marce in più, tipo un marito che si sbatte parecchio, per affrontare questa vita.



Però ragazzi, c'è un momento ogni tanto in cui io darei qualsiasi cosa per tornare indietro, penso che mi riprenderei perfino la mia vita com'era in seconda media (che non è stata allegra). E' la mattina in cui mi sveglio che sto male e decido di non andare a lavorare.



Fatto salvo che negli ultimi anni ho lavorato a volte con la febbre, la tosse, l'afonia, la cistite, la gastrite, la colite, la congiuntivite, la rinite acuta, gli attacchi di panico e il mal di denti, se una mattina decido di stare a casa i casi sono tre: 1) ho qualcosa che richiede visita medica urgente perchè non capisco di che si tratti (tipo la volta che mi è finito un corpo estraneo nell'occhio, o la prima volta che ho tossito sangue e non sapevo che nel mio mestiere è assolutamente normale) 2) sto malissimo i.e. febbre alta o dissenteria tropicale 3) sono stata di merda per giorni, sono andata al lavoro lo stesso, e sono troppo malridotta per fidarmi a salire di nuovo in macchina. In pratica, il caso 1) richiede di uscire, ma i casi 2) e 3), se esistesse una giustizia a questo mondo, richiederebbero che io premessi un pulsante sul lato del comodino il quale inviasse a) telefonata al medico di base b) avviso telefonico, certificato Inps, schema delle possibili supplenze a scuola c) richiesta a tutti gli altri di arrangiarsi e lasciarmi in pace per 48 ore. E poi mi girassi di là e mi facessi una sana dormita riparatrice.



Ecco, quando invece io mi alzo barcollando, accendo DUE telefoni cellulari, preparo la colazione alla famiglia, mi occupo del cane, dei gatti, del bucato, poi inizio il purgatorio degli sms e delle telefonate (e però alle otto meno cinque da scuola non mi rispondono e alle otto e un quarto dal medico è occupato, e poi richiamo e trovo la segretaria, ma devo richiamare sia lo studio medico che la scuola, il primo dopo le dieci così mi dà il codice Inps, la seconda dopo aver ricevuto il codice Inps), e nel frattempo messaggiare con il vicepreside per le sostituzioni, avvisare eventuali colleghi / genitori con cui dovevo fare cose, disdire appuntamenti del pomeriggio, discutere con il marito su chi tappa i buchi delle cose da fare, e infine vestirmi, portare giù il cane a far pipì, mandare sette otto mail, ecco, QUELLO è il momento in cui baratterei il mio matrimonio, il mio lavoro, la mia casa, tutta la mia libertà conquistata a duro prezzo, con l'attimo in cui mio padre o mia madre mi dicevano “Niente, sei malata, stattene a letto” e io mi giravo di là e dormivo seppellita sotto otto chili di plaid fino alle cinque di pomeriggio.

venerdì 15 novembre 2013

Cose che mi invidierete di brutto

La prima: "Theseus reloaded"
Sottotitolo, trovato dalla Vagabionda: "La prima C nell'antica Grecia".

Il pomeriggio di recupero stavolta non si è svolto come al solito, perché:
1) se vedo degli altri esercizi di grammatica vomito
2) la povera I C ha fatto 5 prove scritte in 8 giorni e si è impegnata tantissimo, ma sono stravolti
3) che ne so, avevo voglia di sperimentare, questa è una bella prima
4) Satana era assente e quindi, dopo due ore di smistamento compiti, tre di lezione e mezza di preparazione del lavoro pomeridiano, avevo ancora il cervello funzionante
5) mi ero incazzata a morte con la terza a fine mattinata e dovevo fare qualcosa per sentirmi bene

e allora... in tre ore, con il gruppo di recupero costituito da Lentigginoso, Bambino Più Grasso, Vagabionda, Bambolotto e Incompreso, abbiamo prodotto le prime scene di un mini spettacolo teatrale. Scansione delle scene. Battute fisse e scene di improvvisazione. Bozza di scenografia. Doppia prova di recitazione con studio attento degli spazi in cui muoversi. Autocorrezione degli sbagli.

Hanno.
Fatto.
TUTTO.
DA.
SOLI.

Penso che il mio giovedì di recupero di questa settimana entri di diritto nei dieci giorni di insegnamento più belli della mia vita finora.

E' di Bambino Più Grasso l'idea di inserire una voce narrante fuori campo. Sono sue molte scene assolutamente originali. L'altra che crea dal nulla battute e sketch bellissimi è Vagabionda, quella che non riesce mai a fissare lo sguardo in un punto per più di due secondi e che perde il filo di se stessa a metà frase. Del tutto trasfigurata: "No, questa è la mia battuta, non la tua, mettiti lì, fai così" ...e sentiste come interpreta. Questa in una vita precedente calcava le scene di sicuro.

Ma poi è Bambolotto che prende in mano la narrazione e elabora i brevi testi di raccordo tra una scena e l'altra, decide gli sfondi e dimostra una sorprendente profondità. Lui coi suoi occhialini da grande e i suoi occhioni azzurri imbambolati e quella faccina sempre con la bocca a forma di O come il Cicciobello senza ciuccio: alla fine della terza ora ha un sorriso spavaldo, il tono calmo e pratico del regista che vede la storia nel suo insieme, lo sguardo sicuro e attento.

Lentigginoso si agita e grida, ma è anche una fucina di cazzate divertentissime che vengono immediatamente inserite nelle scene perché fanno ridere, ed è instancabile, corre di qua, di là, e mentre corre e recita intanto sposta sedie e banchi che servono a fare le quinte e le scenografie, trova oggetti - una palla di carta, una bandana, un'agenda, uno zaino - nello spazio ristretto di un'aula quasi vuota, da lui trasformati in un battibaleno in mille altre cose per sostituire quel che manca alla miseranda scenografia.

Incompreso non ne ha voglia, è in imbarazzo, arrossisce, dice lo stretto indispensabile, ma in compenso è uno stuntman naturale. Cade così bene che gli viene data d'ufficio la parte di Icaro e muore in modo così credibile che mi spavento sul serio per un attimo, dopo che si è lasciato precipitare giù da un banco, vedendolo disteso come un Cristo deposto, con gli occhi castani vuoti di ogni espressione rivolti al soffitto. Alla seconda prova la caduta di Icaro è talmente suicida che gli proibisco di fratturarsi e lo faccio smettere.   

Il Minotauro bambino, all'inizio, non si vede, ma muggisce dalla culla. Idea congiunta di Vagabionda e Bambino Più Grasso che per il momento interpretano Pasifae e Minosse. Io ci vedo una spettacolare citazione di Rosemary's Baby e mi si allarga di molto il sorriso. I muggiti (terrificanti) sono gentilmente prodotti da Lentigginoso, nascosto sotto la cattedra.
 
Non mi ricordo di chi sia l'idea di far combattere Ateniesi e Cretesi con le spade laser, né quella di far chiamare Dedalo con l'iphone di Pasifae, perché ero troppo impegnata a scrivere come una pazza gli spunti e le battute. Comunque è tutta farina del loro sacco.

Bambino Più Grasso interpreta uno splendido Dedalo che insegna a Icaro a rispettare le leggi sulla sicurezza in cantiere e poi lo sgrida perché si distrae, cade, inciampa e rovescia le cose. Incompreso-Icaro cade e cade, con scioltezza, però uscendo poi mi chiede per favore di non dover recitare quando mettiamo in scena lo spettacolo. 
 
Lentigginoso e Bambolotto si presentano alla porta del labirinto terminato, in veste di scagnozzi mandati da Minosse, e restano per tutto il tempo indecisi se adottare la versione mafiosi, quella banditi del far West o quella di picchiatori professionisti dei bassifondi di Chicago. Ma sono in ogni caso cattivissimi, e cinici da morire (appena finito di ributtare dentro Dedalo e Icaro, condannandoli a morte certa, Lentigginoso telefona alla moglie chiedendole che cosa prepara per cena, e avvisandola che prima però va a farsi una birretta con il collega).

La seconda: non ci credo del tutto manco io
 
Quando ho finito ero senza voce, sudata, coi capelli appiccicati alla fronte tipo partoriente, le gambe tremanti per la fame e i troppi caffè bevuti, stavo una merda dalla stanchezza, ma sono andata lo stesso (dopo una spazzolata e una passata di rimmel, deodorante e Chanel) in radio a conoscere...
...il Libanese!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
... il vedovo di Saturno Contro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
...l'anarchico Pinelli!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
...il chirurgo corrotto de La vita facile!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
SI' avete capito bene SI' SI' SI' PROPRIO LUI: LUIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


 
Santiddio: devo ricredermi, ho detto e ridetto che non è il mio tipo e che lo adoro solo a livello cinematografico, beh donne ve lo dico, e lo so che i tre quinti di voi adesso stanno rosicando male: non è tuttora il mio tipo, ma che OCCHI!!!!!! Io credevo che per il grande schermo lo truccassero, beh dai la toccatina di matita classica per intensificare l'espressività... invece no c'ha proprio quello sguardo lì, mammamiaaaaaaaa non sapete cosa vuol dire l'espressione "fascino magnetico" finchè non v'ha guardato anche solo di striscio!!! e se esistessero più uomini che sorridono con tutte quelle fossette, il mondo sarebbe un posto quanto, quanto migliore???
E poi è scandalosamente bravo. Visto recitare per tre ore in teatro ieri sera, quindi ve lo dico: pagate la babysitter, sopportate la suocera, deludete il capufficio, piantate in asso il marito o la moglie ma tutti, di qualunque sesso e religione, dovete vedere il suo spettacolo (se l'è scritto lui con Sassanelli, che io già dall'anno scorso coi cortometraggi lo sapevo che è un genio) tratto da Goldoni, che sta girando adesso per il Nord Italia, perché merita veramente. Ma veramente.
 
E la terza cosa: ...signori e signore, Dylan McKay E' INNAMORATO!!!   
Oh sì! E pure per vedere questo potrebbe venirvi voglia di pagare il biglietto, ve lo assicuro.

 

martedì 12 novembre 2013

Povero blog

Caro blog,

fidato amico e compagno inseparabile di tante giornate di lavoro e di molte notti di riflessione,

ci sono molte cose che vorrei dirti

se la mia vita ora non fosse un correre continuo e c'è la visita medica e c'è l'uscita da scuola della Princi e c'è la piscina e c'è la segretaria da avviare al lavoro in ufficio e c'è il festival e c'è la banca e s'è rotta la maniglia della lavatrice con la roba chiusa dentro e il cane ha il glaucoma e prende il diuretico e ha pisciato ancora sul pavimento e c'è da parlare coi servizi sociali e c'è la commercialista e c'è da ritirare un documento in questura e c'è l'assemblea di condominio e porco cazzo avevo appena finito i lavori in montagna che mi s'è allagata la casa e ci sono due pavimenti da rifare e la Princi ha l'attacco d'ansia perché l'abbiamo sgridata e vuol tornare in comunità e no non la possiamo riportare in comunità in piena notte e devo scendere dal letto vestirmi caricarla in macchina e girare sulle colline sotto la luna finchè non abbiamo chiacchierato d'altro per un po' e s'è calmata e ha fame e sonno e l'Uomo a casa scalda le lasagne a mezzanotte per farla cenare e cazzo la mattina dopo io ho le ossa così peste che comincio a pensare di avere qualcosa di serissimo alla salute e poi al quarto caffè mi sento un po' meglio e poi mi ferma il vicepreside perché abbiamo un problema con la prima e. E. E.

Sai, la scuola ormai è iniziata da due mesi;

e la terza, dopo una pioggia di tre su Geografia, tutti i Sepolcri di Foscolo, uno scorporamento della classe in due gruppi cinque volte la settimana perché li voglio seguire meglio, e un tremendo pomeriggio in cui ho LETTERALMENTE sputato sangue alla fine delle lezioni, sembra quasi una terza;

e c'è questa nuova prima molto carina;

e c'è questa bambina che (frase detta a Sanguedelmiosangue qualche sera fa a cena) "sembra la figlia di Russell Crowe e Sophie Marceau", praticamente è Afrodite che nasce dalla spuma del mare, e viene da me tutta vergognosa a dirmi che è in imbarazzo perché un compagno (N., detto Satana, il fratellino terribile di Teppa Gentile) le tocca "il seno e il sedere" e trova i bigliettini di sconosciuti nell'astuccio con scritto "ti amo dal primo giorno che ti ho vista" e non so se se ne sia accorta, ma il problema di essere bellissima e di far innamorare tutti ce l'ha coi compagni (di prima, di seconda e di terza: persino Dylan e Huck al suo passaggio ammutoliscono sbigottiti) E ANCHE CON LE COMPAGNE e questo a undici anni non so come potrebbe essere vissuto da lei, dalle famiglie, dalla classe e dalla famiglia della compagnuccia chiaramente cotta persa di lei;

e c'è questa ragazzina appunto che sembra un boscaiolo con le ciglia curve e che mi ricorda così tanto la mia alunna E. del primo anno di lavoro e tutto quel che ho sbagliato con lei;

e abbiamo fatto un progetto bellissssssssimo con un "omo vestito debbianco chemm'haddetto lov lov lov", un tipo strano e geniale che si è fatto un viaggio a piedi per l'Asia e ne ha riportato foto, oggetti, idee e spunti per laboratori stupendi adatti a tutte le età (anche alla mia, direi dall'entusiasmo che mi ha suscitato)

e Bambino di Formaggio, Mascara Waterproof e il Bufalo hanno rubato un cellulare e se ne sono anche vantati e abbiamo dovuto sospenderli per due giorni;

e sono venuti i carabinieri per un progetto sul bullismo e tutti hanno creduto che fossero intervenuti per via del furto;

e il Bambino Più Grasso che ho in prima è un amore con me e andiamo d'accordissimo, ma ha detto, davanti a tutti, alla piccola Afrodite "c'hai delle belle tètte" con la è aperta milanese, e la prof nuova di ginnastica lo ha massacrato davanti a tutti dicendo che anche le sue non sono male;

e sempre in prima mi è uscita dal nulla la frase più bella del mondo: "Satana... tu dovresti andare a scuola in Colombia, perché lì c'è un terremoto ogni cinque minuti, e allora mentre si muovono i banchi potrebbe sembrare che tu stia fermo";

e poi ho la piccola thailandese coi capelli di seta nera e il Bambino Che Venne Dal Freddo e il fratello dell'Arcangelo Occhiviola (che gli occhi ce li ha di vetro azzurro, ed è castano scuro: l'ho già detto che in quella famiglia li fanno in provetta? questo è il quarto di quattro cugini, uno più bello dell'altro e tutti diversi) che chiameremo il Bambolotto perché è ancora fortemente piccino e sta messo lì buono buono come il Cicciobello;

e poi questi di prima non solo leggono e vogliono continuamente andare in biblioteca MA ADDIRITTURA MI PRESTANO I LIBRI E I FUMETTI;

e poi Dylan sta crescendo, si comporta meglio ed è diventato così affascinante che ho paura che qualcuno me lo rapisca per strada, e anche quello sciroppato di suo padre, ora che la fascinosissima mamma lo ha giustamente piantato, si è dato una regolata e quando viene a parlare tiene la cresta un po' più bassa;

e poi Momo Docteur adesso studia di nuovo come Allah comanda;

e poi Winnie Pooh vuole il pre-corso di greco per andare al liceo classico;

e poi il Malinconelfo e la Bambola in banco insieme stanno così bene che sembrano una coppia felicemente sposata da anni, e non se n'è accorto ancora nessuno tranne me, ma sta per scoppiare una storia d'amore epocale.

E. E ce ne sarebbero tante altre. Povero blog trascurato.











mercoledì 23 ottobre 2013

auleintempesta featuring Concita De Gregorio

Avete letto questo articolo?

Nei commenti, se leggete, qualcuno svela alla signora De Gregorio che certe cose, purtroppo, succedevano anche trent'anni fa.

Non è una conseguenza di Facebook, il gruppo che ti spinge a fare cose sbagliate ed estreme, l'esempio distorto dato dai grandi, il bisogno di gettarsi a testa bassa in situazioni incredibilmente rischiose e stupide. Non è un'invenzione dell'era di Whatsapp, delle chat, delle veline e delle olgettine.

Le troiette c'erano anche prima. Le figlie di Maria, che eran le prime a darla via, anche. Il branco di giovinastri bevuti, con tanta voglia di dimostrare agli amici le proprie doti virili, anche. Le madri ignoranti, disinteressate, sottomesse, stupide, che non spiegavano alle figlie E AI FIGLI MASCHI cosa è giusto e cosa è sbagliato, esistono dai tempi delle caverne, i padri machisti, celhoduristi e bestioni che danno il cattivo esempio maltrattando e usando le donne di sicuro erano già tra i figli di Adamo e Noè,  i primi genitori alla MIOFIGLIONONHAFATTONIENTE erano probabilmente vestiti di pelle d'animale e avevano armi d'osso.

Signora De Gregorio.

Da noi c'è stato un bruttissimo fatto di illegalità a scuola, il furto organizzato di un telefono. Che fosse organizzato lo dico perché, dalle confessioni di molti testimoni, è uscito che erano giorni che il Bufalo e Bambino di Formaggio parlavano di prendere un telefono, vantandosi pure, sul pullmino. Perché Bambino di Formaggio voleva regalarlo a Mascara Waterproof.

Sapete di chi doveva essere, il telefono? Mio.
Perché lo lascio spesso sulla cattedra, il mio baracchino da 29 euro, quando esco per l'intervallo.

Poi invece lo hanno rubato a una bambina di seconda. Uno ha fatto il palo, uno ha frugato nello zaino, la ragazzina ha preso il telefono e hanno distrutto la sim card.

Li hanno beccati. Era tantissimo che non sentivo il vicepreside gridare. Li ha strigliati per minuti quaranta, e negavano.

Li sospendiamo tutti e tre con obbligo di frequenza, per due giorni. Perché è così che si fa.

Ora vi faccio notare che, delle tre famiglie avvisate, una ha reagito con "è giusto, punitelo", l'altra con "miofigliononhafattoniente" e la terza, quella della ragazza, con una cosa tipo "aha".

Invece in classe ne abbiamo parlato, con serietà, con severità e anche con serenità. Che, lo vedo ora scrivendole tutte e tre in fila, sono tre belle parole che suonano bene messe vicine. La Princi, a casa, aveva lo stesso tono grave e calmo quando le ho raccontato com'è andata, e poi quando mi ha chiesto cosa avevamo deciso.

E ve ne dico un'altra.

Oggi abbiamo parlato dell'uso di droga.

Il brano dell'antologia parlava di una ragazzina di quindici anni che comincia sbronzandosi alle feste, poi passa alle canne e finisce a doversi disintossicare dall'eroina.

Abbiamo analizzato a lungo il comportamento della famiglia, come era descritto nel testo. Purtroppo emergeva con chiarezza che la madre, il padre, i fratelli erano bravissimi a condannare, a chiudere in casa, a sminuire la ragazzina, e molto meno adatti ad aiutarla. Abbiamo parlato di fiducia, di responsabilità, di farcela a crescere e ad affrontare le cose senza rifugiarci nella felicità artificiale delle pasticche, di poter contare su qualcuno per fare squadra di fronte alle debolezze, alle tentazioni. Del fatto che se hai un figlio che è a rischio devi, possibilmente, diventare un esperto di qualsiasi rischio ci sia là fuori.

Dovevate vedere Atreiu, che durante le lezioni sembra sempre un bambinetto sciroccato, anche ora che tira al metro e settantacinque di statura: com'era serio in faccia quando ha detto "c'è un mio amico di tredici anni che beve, ma sua madre non gli dice niente". E il Malinconelfo, che ha il padre che ci dà giù pesante di bottiglia e di mano, e la madre depressa che si piange addosso, è stato il primo che ha individuato alcuni aspetti delicati e profondi della questione: mentre stava stravaccato nel banco con l'abituale posa da diciassettenne con scazzo, parlava però con tono di massima concentrazione e aveva negli occhi una sicurezza, una maturità, che gli vedo sempre più spesso di recente.

Traduco il filo del mio pensiero, che è forse un po' contorto, del resto sono anche le due e un quarto di notte:

MA SUL SERIO credete che i ragazzini siano coglioni, irresponsabili, incapaci di distinguere il bene dal male? E che sia un male DI OGGI? E la mamma di Mascara Waterproof, quella che dice "ah" quando le comunicano che sua figlia s'è messa nei guai? Chi l'ha cresciuta, lei? E la mamma dell'amico di Atreiu, che vede il figlio tornare sbronzo e lo lascia fare? Come saranno stati i suoi genitori, i suoi amici, i suoi insegnanti?

Cos'è, signora De Gregorio, questo piangere sul latte versato? Che mi significa una frase come "Verrà il giorno in cui questo tempo avariato scadrà e sarà buttato come uno yogurt andato a male e ricominceremo tutti, dalle case, dalle televisioni, dai giornali, dalle scuole elementari a dire alle bambine..."?

Ma STIAMOLE A SENTIRE, le bambine. Stiamo a sentire Winnie, Atreiu, Pippi, Momo, il Malinconelfo, ragazzini che hanno cento anni più di noi con quello che hanno visto succedere in tredici anni da che sono al mondo, e Bambino di Formaggio, che si è premurato di portare un otto di geografia a casa, per condire la notizia della sospensione con qualcosa di buono, perché sua madre (quella di MIOFIGLIONONHAFATTONIENTE) sta per partorire il fratellino e lui non vuole arrivare a casa con la sospensione e basta. Stiamo a sentire cosa hanno capito loro, di questo tempo marcio e malato. Magari scopriremo che stanno giudicando nel modo corretto quel che vedono, ma sono comunque bambini, sono comunque confusi, sono comunque bisognosi di sperimentare, di sbagliare e di essere rimessi in carreggiata.

Però partiamo da loro, non da noi, che siamo vecchi e disincantati, noi che cerchiamo di scrollarci di dosso la responsabilità che abbiamo, quella dell'esistenza di questa Italia di merda in cui loro vivono, salmodiando dei miserere sullo sfascio dei valori, e intanto continuando pervicacemente a impegnarci perché niente cambi.

Partiamo da loro che non sono ancora stanchi, che non sono ancora corrotti, che hanno dei piani per il futuro. Vediamo di parlare con loro e non di loro. Di imparare da loro. Di immaginare come loro.

Cazzo, ci sono giorni in cui mi viene da dire che, fosse per me, metterei una specie di servizio civile obbligatorio, per cui ogni adulto che non ha, come me e i miei colleghi, la fortuna di parlare ogni giorno con dei ragazzi, fosse tenuto per legge, ogni tot anni, a passare tre mesi in una scuola. In questi ultimi giorni, con tutte le grane che abbiamo, pensavo che forse dopotutto gli unici che potrebbero mettere sensatamente mano alla Costituzione, al governo, alla riforma della giustizia, gli unici che voterei volentieri, sono dei minorenni.

giovedì 10 ottobre 2013

Ho fatto il salto

Oggi sono entrata nella scuola.

Ho salutato il segretario che usciva.

Ho fatto un cenno a una collega, che si è liberata di quel che stava facendo per venirmi a parlare.

E abbiamo parlato.

Di:
giustificazioni
firme
autorizzazioni alle uscite
spese per le uscite
orari di rientro
libri di testo
rendimento scolastico

Poi me ne sono andata, dicendo: "La ringrazio, professoressa" e pensavo che è strano: io non mi rivolgo a nessuno chiamandolo professore o professoressa.

Ma non posso dare del tu alla coordinatrice del corso di mia figlia, nemmeno se insegna la mia stessa materia ed è più giovane di me.




martedì 8 ottobre 2013

Les neiges d'antan

E poi, dopo che tu sei stata tutta la mattina a rabbrividire sul divano, per mettere insieme un esercizio un po’ stimolante di Geografia fatto con foto, quiz cartografici, curiosità in video, e sei andata a scuola, e nella pausa pranzo hai mangiato un pezzetto di focaccia in piedi mentre appendevi i fogli con la suddivisione in gruppi per lavorare su queste teste di piombo di III A che non studiano, e poi hai fatto lezione nel solito clima di casino, coi soliti interventi puerili, con le solite frasi che ormai ti escono a cantilena, con le solite domande in mente (“Sono io che non sono più capace? Cos’ALTRO potrei fare per farli lavorare? Ce la faranno mai ad arrivare alle superiori con una preparazione che non mi faccia passare per una poveretta?”)…

…bussano delicatamente, la porta si apre e in tutta la gloria dei suoi magnifici vent’anni compare Bel Ragazzo, col suo sorriso di sempre.

La classe si rilassa e parlotta a un volume normale, qualche ragazzina iperventila (“Bel Ragazzo” in effetti non è più un soprannome adatto a descrivere cotanto ventenne) e tu vieni proiettata al 2009. Quando a una terza di ragazzi né più né meno come gli altri, ma enormemente partecipi, raccontavi della Normale di Pisa e vedevi degli occhi brillare. Quando Giovane Lupo, Elfetto Femminista e Enfant Terrible si scontravano sui diritti dei gay. Quando le cose che non si potevano dire a voce si capivano a sguardi.

E a questo marcantonio dal sorriso dolce racconti che classi come la sua non ne fanno più, che ti mancano uno per uno tutti, che sei felice di vederlo. E di colpo sei lì che te ne esci con “ho grandi novità, sai, adesso abbiamo una figlia, una ragazza in affido, abita con noi esattamente da ieri sera, sono molto contenta”. Solo dopo ti accorgi che è la prima persona cui lo hai detto, qui a scuola.

Poi c’è l’intervallo, e una ragazzina dell’altra classe sviene, e tu stai lì a tenerle la mano, mentre la collega di Fisica le tiene su le gambe, e Bel Ragazzo sta lì con voi ad aspettare che la crisi passi, e il Cinghiale di II A sta lì anche lui a chiacchierare del più e del meno, invece di rientrare in classe a fare compito di Geometria.

Vai via, nella luce di un pomeriggio tiepido, sentendoti un po’ persa nel tuo presente così emozionante, un po’ travolta dal flusso di cose che potresti dire, se ne avessi l’occasione, a qualcuno di cui ti fidi, un po’ fortunata perchè alla tua età puoi permetterti di fidarti di ragazzi di vent’anni, e molto intenerita dal fatto che questi ragazzi di vent’anni, con cui hai passato una terza media irripetibile, vengano ancora da te a far due parole, quando hanno un po’ di tempo.

venerdì 4 ottobre 2013

auleintempesta e i cinquantaquattro minuti

Il minuto di silenzio lo abbiamo fatto. 

Ma sono gli altri cinquantaquattro minuti di spiegazioni, domande e riflessioni quelli in cui gli insegnanti oggi si sono sforzati di gettare i semi che faranno, forse, un giorno, la differenza in questo Paese.

La terza A è stata molto attenta.

Ma sotto il mare ci sono lo stesso gli altri, e loro a scuola non ci sono mai andati e non ci andranno, anche se erano intelligenti come Winnie Pooh, riflessivi come Momo Docteur, brillanti come la Verace, curiosi come Microlord, vivaci come Dylan McKay, determinati come Tostissima, luminosi come Huck Finn, buffi come Atreiu, spiritosi come il Malinconelfo.

E qualcuno, che voleva soccorrerli, anche stavolta ha dovuto girarsi di là. Io dico che anche per queste persone dovrebbero intervenire gli organismi internazionali che difendono i diritti umani. Avere una coscienza, ma non poterla usare senza macchiarsi la fedina penale, è una violenza atroce.