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domenica 28 aprile 2019

Da sola, alla nota multinazionale svedese dell'arredamento

Ci andavamo insieme. Baciandoci spesso. Guardando le altre coppie come noi, il reparto culle fasciatoi lettini, e poi ci saltava all'occhio, a tutti e due contemporaneamente, il comodino giusto, l'armadio perfetto, la poltrona che avremmo amato entrambi. Non dovevamo quasi mai discutere. Eravamo quelli che non litigano, in mezzo a coppie scoglionate, e avevamo il radar per vedere quelli che come noi si tenevano per mano con lo sguardo pieno di luce, il passo lento ma rilassato, la voce serena.

Andarci da sola è stato atroce, a volte. Adesso capita che ci vada con te, ma anche senza di te, e non mi interessa più il reparto bimbi, lo attraverso senza soffrire, non mi riguarda più.

L'ultima volta ho fotografato le cassettiere che servono a te per la tua nuova stanza in ufficio, ho comprato i fermalibri e i raccoglitori, tre piccoli leggii per il cellulare, uno per ciascuno, e mi sono accorta che, per la legge dell'attenzione selettiva, ho individuato le coppie mature, quelle in cui lei dice a lui: "Questo potremmo prenderlo per Chiara/Francesca/Martina/Giulia/***" e lui risponde: "OK, ma giallo, a lei piace il giallo". Ho pensato a mio padre e mia madre che avevano lo stesso tipo di scambio quando io sono andata a vivere da sola, quando sono venuta a vivere con te. Che strano pensare che adesso siamo noi che scegliamo così oggetti e
mobili  per la Princi, e la nota multinazionale svedese col suo odore di trucioli e colla è sempre lì, e anche noi. Che non litighiamo quando ci sono da scegliere gli arredi, perché ci piacciono le stesse cose.
 

sabato 20 aprile 2019

Donne e pallone

Scena. Ylmaz (prof di matematica di 44 anni) Castagna (prof di lettere di 43) Mimosa (exalunna di Castagna di 15 anni) BastianaBaldassarraBucci, Boss Ucraino, CamillaMilla (alunni di Ylmaz e Castagna di 11 anni e mezzo) si recano in pizzeria.

Boss Ucraino non aspetta nessuno e esce. La Ylmaz: "Boss, ti risparmio alcuni passaggi: quando sei in giro con una donna, devi aspettarla, non lasciarla indietro" e Castagna: "anche se è con le amiche e parlano solo di vestiti".

Mimosa: "io so parlare anche di calcio". Castagna: "Io no" e una delle altre ragazze: "Per, lei sa solo la differenza tra il Genoa e le altre squadre!". Castagna: "Io so solo la differenza tra Cristiano Ronaldo e tutti gli altri uomini del pianeta" e le ragazze dietro di lei , una: "Ma anche della galassia..." e due: "Se ce ne sono altri."

Game, set, match.

Se ce le scrivessero non verrebbero altrettanto bene.

E se fosse là fuori che è tutto sbagliato

Finalmente piove, dopo molte settimane di aridità.

Castagna si domanda se il centro del mondo si sia spostato, se la forza di gravità esista ancora, se sia soltanto lei che è soggetta a leggi uguali a quelle che valevano qualche anno fa.

Se lo domanda perché, a volte, pensa che tutto quello che è sbagliato sia fuori, e tutto quello che è giusto sia dentro.

Fuori ci sono persone che intervengono sulla vita degli altri, senza rendersi conto di far loro del male. Persone che ripetono i loro errori a distanza di anni e pensano di andare via lisci, proprio con te che ci hai sofferto tanto. Persone che ti trattano come se fosse tutta colpa tua. Persone che ti trattano come se il tempo non fosse mai passato e tu non avessi imparato niente.
Persone che a una proposta di aiuto associano una minaccia, e reagiscono mordendoti.
Persone il cui unico scopo nella vita è sminuire gli altri per sentirsi superiori. Persone che provano per te dei sentimenti a cui non sanno dare un nome, e si incazzano con te perché glieli fai provare.

Dentro ci sono le cose che valgono ancora la pena. Sì, c'è tanta confusione, disordine, tanta fatica, a volte un buio pesto.
Ma poi ci sono anche i frutti dell'impegno che vengono pian pianino fuori.

Irresistibile che non piange più. Pulcino che ha imparato a piangere. Nipotina che si scrive sullo specchio che deve darsi da fare con la scuola. Coccodrillo che impara a suonare dei pezzi anni '90 con la batteria. Orsetto di Montagna che cerca di districarsi nei problemi dei grandi, e intanto non si dimentica di lanciarsi giù dal rifugio segreto con una fune, insieme agli amici, sfidando immaginari battaglioni d'oltralpe.

Da qualche giorno la Castagna si sbaglia e dice vado in terza, quando deve andare in seconda. È che sono diventati così grandi. E adesso si lavora come dice lei: stanno destrutturando le poesie e riescono a vedere la doppia aggettivazione petrarchesca, la strofa di commiato, il riferimento dantesco.

Il Gioiello è cresciuto e non sorride più con quell'incantevole espressione bambinesca, ma sbatte le ciglia sugli occhioni scuri un po' tormentati.

Qualcuno ha messo l'apparecchio. Qualcuno ha cambiato occhiali. In molti hanno cambiato taglio di capelli, modo di vestirsi, tono di voce e modo di parlare. Sono grandi, e lei sorride, si arrabbia, li maltratta e li sevizia, ma è anche contenta, perché ogni giorno e un progresso. A questa classe racconta un sacco di cose del suo percorso scolastico, di quando ha capito come fare determinate cose, o che certe materie erano meravigliose; di quando si passavano le formule di chimica scritte sulla gomma delle Superga ai compagni interrogati da posto.

E ha letto Il mercante di Venezia, in versione ridotta e facilitata, ai piccoletti di prima, che sono totalmente inconsapevoli di dove cazzo siano finiti, non hanno la più vaga idea di essere alle medie, e continuano a pensare che ci sia la fata turchina che risolverà i loro problemi, anche se hanno 6 materie sotto. Il problema è che lo pensano anche i loro genitori. La Ylmaz schiuma.

Castagna guarda tutte queste cose e si domanda se davvero la vita deve essere così brutta, piena di meschinerie di rancori di odi di bugie di tradimenti di puttanate, e se lei deve per forza fare parte di una vita del genere.
Conclude che non ne vuole sapere.

Lei avrà i suoi difetti ma anche i suoi pregi: uno dei pregi è quello di credere nella parte bella delle cose, nella parte bella delle persone, e di avere il coraggio di dire questo, di dire alle persone che devono fidarsi dell'istinto quando si avvicinano a lei, perché lei si fida del suo istinto quando si avvicina a loro.

E così si ritrova a dirimere vecchissime questioni che si ripresentano, perché non si erano mai chiusi i cancelli di certi giardini.
Sta sciogliendo, pensosamente, nodi intricati che l'hanno fatta soffrire tantissimo, recenti delusioni che l'hanno lasciata scottata e incerta sul da farsi.

Poi si ritrova anche a discutere con l'Uomo, e siccome ci tiene tanto e ci sta così male di non riuscire più ad avere quello che avevano prima, o qualcosa di meglio che adesso potrebbero permettersi tutti e due, quando finalmente le salta il tappo parla fin troppo e dice anche cose che non pensa. Poi gli chiede scusa per queste cose, ma mentre lo fa pensa che sia inutile, perché tanto lui lo sa... E l'Uomo risponde: "Ma io ti capisco." Lei lo guarda e come ogni volta, ogni santa volta, posando gli occhi su di lui capisce cosa intendevano Cavalcanti, Guinizzelli e gli altri grandi di allora, sugli spiriti soavi che per gli occhi arrivano al cor gentile. Perché ogni volta che posa gli occhi su di lui il cuore fa qualcosa che, inequivocabilmente, è un palpito di gioia pura. Lei lo guarda, e dice: "Lo so... Pensa che io ti capisco anche quando non parli...". Al che l'Uomo: "Lo so".

E allora lei si ripete che forse l'unica strada è questa: andare dritta nella direzione che le sembra più ovvia, quella dello stare bene con le persone, del dire le cose, del guardarsi negli occhi, del rendersi conto che di vita ce n'è una sola e di quali  saranno le cose che davvero rimpiangeremo di non aver fatto, quando il tempo per questa gioia sarà finito.


domenica 7 aprile 2019

Cos'è successo. Parte seconda

Data la facciata presa con Scuola Vintage, la
Castagna ha reinvestito tutte le sue energie nel lavorare a Paesino di Sogno, e precisamente nel mettere le radici ancora più profondamente a Scuolina Rosa.

L'anno prossimo, eventualmente si ripresentasse la possibilità di andare a Scuola Vintage, ci farebbe un po' la tara. Per il momento, dato che la sua posizione a scuolina Rosa era diventata notevolmente faticosa da sostenere, ha deciso di lanciarsi e, invece di adottare un profilo più basso, di raddoppiare il proprio profilo attuale.
Conseguentemente non si presenta più a scuola in jeans, maglia e cardigan ma in tacco basso, gonna, collant velati e camicetta. Questa cosa ha insospettito i piccoli: "Prof? Perché oggi è così elegante?". I piu grandi, stronzificati dagli ormoni, le hanno immediatamente attribuito una relazione col collega Guanciotti, bel ragazzo per carità, ma anche no. La trasformazione è piaciuta soprattutto al Bidello Guaglione,  ma per la Castagna il punto non è rimorchiare, ma esprimere con chiarezza che adesso ha deciso che nella vita, in determinate situazioni, vuole comandare lei e non vuole mettersi più da parte di fronte a nessuno. Se qualcuno fraintende, amen. Se qualche collega rosica, meglio.

Dopo qualche giorno di prova del nuovo look, la Castagna è andata dal vicepreside in un momento in cui non poteva fuggire e gli ha detto che avrebbe voluto chiedere trasferimento ma, per quest'anno, non lo fa perché il posto dove vuole andare non ha cattedre. "Quindi non vado ma sto." Il vicepreside ha risposto con aria esterrefatta: "Beh, bene!!!" come a dire: e menomale!  E Castagna, facendogliela cadere dall'alto,  ha ribattuto:  "Beh, grazie!!!" come a dire: eh, sì, sarà anche il caso che tu te ne accorga, che è un bene per questa scuola se resto!

Dopodiché, stranamente, il vicepreside ha ricominciato a rivolgere serenamente la parola a Castagna. La collega Troll invece le ha levato il saluto, con ennesima sublime dimostrazione di atteggiamento maturo. La Castagna ride, e si mette la gonna.

Passati quindici giorni di silenzio stampa da Scuola Vintage, ha preso il cellulare e ne ha dette quattro all'Orsone. Poi si è sentita ancora meglio.

Infine ha preso per le corna altre due o tre questioni, a scuola e fuori, e intenderebbe uscirne con un bel po' di bottino. Ci sono cerchi da chiudere. Chiudiamoli.

domenica 31 marzo 2019

Cos'è successo. Parte prima

Per un raffinato tormento elaborato dal destino, o da chi per lui, continuo a beccare alla radio canzoni degli Oasis, neanche fosse morto un Gallagher. L'altra sera c'era quella che diceva il mio Dio è sceso dal letto col piede sbagliato, e in effetti, mah, per certe cose sì, eh.

Il 2019 non si può dire che sia cominciato particolarmente bene.

Siamo in una situazione abbastanza terrificante a casa, perché la Princi ha fatto un bel po' di casini a livello personale e sentimentale. La cosa sembra rientrata parzialmente, ma ci siamo giocati quasi 10 kg di peso, un bello spavento con fuga in pronto soccorso e parecchie, ma veramente parecchie, settimane di nervoso.

Castagna e l'Uomo in qualche modo hanno tenuto botta,  soprattutto l'Uomo è stato bravissimo, bisogna dire la verità; Castagna si è tirata indietro e forse in quello è stata brava, ma l'unico bravissimo in questa tempesta di merda all'inizio dell'anno è sicuramente stato papino.

Il 2019 è particolare, e si è visto subito. La mattina del primo gennaio. Non si può che prendere atto.

Stasera, di ritorno da una sanguinosa sessione di organizzazione delle spese e dei lavori da seguire a Genova, Castagna è in grado di raccontare un pochino di più, confortata senz'altro dal fatto di essere stata a cena sul sedile della propria macchina e in una situazione di assoluta tranquillità, nel buio delle strade del centro genovese. Non il centro storico, ma quello degli affari, là dove un imprenditore assolutamente geniale ha pensato bene di aprire una farinateria - focacceria che serve tutti i grandi studi di avvocati e di notai della city, e che, nelle sere in cui fa tardi a sistemare le cose a casa di sua madre, serve parecchio anche alla Castagna.
Anche questa sera la Castagna si è presentata al bancone e voleva fare in fretta, quindi ha preso fette di cose già pronte e una manata di panisse, ma, mentre  pagava, davanti al suo naso è stata posato un vassoio di cuculli bollenti, e lì non è stato proprio possibile esimersi . Anche questa sera la Castagna ha cenato quindi tra il parcheggio ed il primo semaforo, con i cuculli roventi, la panissa e una bella slerfa di focaccia, come solo un Genovese se la sa godere. Ora è in partenza per le sue colline e si prende il tempo di raccontare, dettando al telefono, le ultime cose che sono successe o almeno parte di esse.

La Castagna, a partire dall'agosto 2018, aveva maturato la decisione di lasciare Paesino di Sogno e Scuolina Rosa, per trasferirsi a Scuola Vintage, in pieno centro di Asti. Decisione soffertissima ma ormai più che presa, visto anche il recente andare completamente in vacca del rapporto con il vicepreside Gigante. Il quale, per inciso, dalla scenata che Castagna gli ha fatto a dicembre, ha fatto in modo di non incontrarla quasi mai, nei corridoi di una scuola piccolissima, con soltanto 7 classi, una roba che, per riuscirci, bisogna essere l'uomo invisibile. E in realtà lui non solo non è invisibile, ma è pure alto un metro e novanta, e parecchio grosso. E sta a scuola più ore dell'orologio, come Castagna del resto.

Comunque questa roba imbarazzante è finita nel momento in cui Castagna ha scoperto, dal vicepreside di Scuola Vintage, che il posto apparentemente libero su cui trasferirsi in realtà non c'era, in quanto appartenente ad un titolare di cui non facciamo il nome, ma, se è famoso nei nostri ambienti come il Terrore dei Sette Mari, un motivo ci sarà.

Non essendo costui in grado di insegnare, e peraltro nemmeno di lavarsi, e addirittura avendo qualche problemino a vestirsi, viene regolarmente distaccato da qualche parte in assegnazione provvisoria come insegnante di sostegno. È stato anche insegnante di una classe di della Castagna stessa, e non era particolarmente problematico averlo in classe, nel momento in cui comincia via credere che ci fosse un grosso cane puzzolente  accucciato vicino alla cattedra a dormire. Questo era il suo contributo alla lezione. In ogni modo la persona che occupa il posto non è importante, perché in ogni caso il posto è suo. Quello che è importante è che le informazioni sbagliate arrivavano niente po' po' di meno che dal vicepreside di scuola Vintage, che chiameremo la Faina. E questo non dà  di lui una buona impressione. Pur essendo un uomo evidentemente determinato a fare le cose bene,  e supportato dall'Orsone, che senz'altro si è dato da fare non solo perché Castagna potesse trasferirsi a Scuola Vintage, ma anche perché lì si trovasse una bella cattedra che a lei piaceva, con storia fin dal primo anno e sulla classe dove lui stesso avrebbe preso matematica.

E le informazioni arrivano a metà marzo, cioè quando Castagna ha già recuperato il suo account istruzione.it, che si era perso nelle nebbie del posto di ruolo, riattivato il suo profilo sulla piattaforma del MIUR e raccolto il coraggio per inserire i dati del trasferimento. Il pomeriggio stesso in cui è tutto pronto per fare quest'operazione, vicepreside Faina si accorge della situazione e avvisa Castagna. Cosa più grave, l'Orsone non spreca neanche una sillaba a commento.

La Castagna si è dunque abbastanza piccata, soprattuttoperché ormai aveva già detto ai colleghi che contava di trasferirsi, ed è andata di culo che non le fosse scappato detto assolutamente niente coi bambini.
Soltanto Memole Folletto dei Fiori, madre dello Sciupafemmine e amica di Castagna da tempo immemorabile, lo sapeva, e c'è stato tutto sommato il piacere di andare a dire: Oh guarda non me ne vado, perché il posto non c'è e sentirsi rispondere: Che bello, sono proprio contenta che tu stia ancora un po' con noi. D'altronde Memole Folletto dei Fiori aveva lasciato a bocca aperta Castagna, quando quest'ultima le aveva confidato il suo desiderio di trasferirsi, sentendosi seriamente in colpa nei confronti del suo bambino, gravemente dislessico e molto affezionato alla sua professoressa di italiano: in quell'occasione Memole l'aveva lasciata letteralmente in braghe di mutanda, dicendole una cosa tipo: Fai bene a farlo, la tua vita fino ad ora è stata una vita di sacrificio, se adesso vuoi fare una cosa che ti fa felice, falla. E Castagna è ancora qui che si domanda come facesse l'amica a saperlo, che vita faccia, non avendola mai messa a parte delle sue vicende private. Ma Memole le fa il caffè da tante, tante, tante mattine. E un'amica è la cosa più bella che una donna possa avere,  ineguagliata da qualsiasi altra felicità umanamente raggiungibile.



mercoledì 6 marzo 2019

Cose che so

In ordine sparso, non per importanza, e non ho voglia di spiegare, relativizzare o rendere politically correct con avverbi prudenti. Questo è un post da sempre e mai.

Se ha limiti, non è amore.

Non smetterò di guardarti dormire, di sentirti dormire anche mentre dormo io, e chiedermi cosa sogni.

Ti regalerò quella casa, perché non voglio che sia di qualcuno che non sa quanto io la amassi.

Loro non se lo chiedono, cosa facciamo quando li aspettiamo. Pensano solo che li aspettiamo. Per quello vanno via. E spesso hanno ragione, noi li aspettiamo. Se pensassero a noi, non si allontanerebbero. Se avessero chiaro quel che possiamo fare mentre li aspettiamo, non avrebbero il coraggio di muoversi. Sarebbe meglio per loro che smettessimo di aspettarli, perché quello che diventiamo noi donne mentre  li aspettiamo è qualcosa di talmente incredibile che, un giorno, li schiaccerà.

Il cielo non ce la fa a contenere quello che provo. Il mare non è abbastanza vasto e profondo per assomigliare agli strati di me che si sono formati in questo tempo.

Ogni donna è una santa e una puttana, una sguattera e una regina. Poi ci sono donne che sono anche sacerdotesse. Inginocchiatevi e imparate a temerle.

La fedeltà non sta nel fatto di tenersi le mutande addosso.

Esiste un posto in cui splende esattamente come allora la stessa luce, suona la stessa musica, e il cuore è leggero e trasparente, e il mio sorriso è senza ombre. Voglio riportarti là. Voglio sorriderti così.

Ci sono due cose che non vale la pena perdere per nessun uomo. La salute e le amiche. Più facile a dirsi che a farsi, certo, ma bisognerebbe ricordarsene in tempo. Soprattutto delle amiche, senza quelle anche la salute serve a poco.

Sono diciotto anni tra poco. Il nostro amore è diventato maggiorenne, noi siamo sempre le stesse due teste di cazzo.




martedì 29 gennaio 2019

Tà katà leptá, 3: del perché dopo dodici anni una se ne vuole andare



Scopri che a dicembre si sono parlati, dietro la tua schiena, per fare le cattedre di lettere dell'anno prossimo: a misura di Troll e, immagini, di qualche amichetta del giro di Paese Bruttone che deve arrivare. Ovviamente cercheranno di far saltare le tue ore di storia. Metti insieme le liti furibonde su questioni disciplinari degli ultimi due anni, gli insulti alla tua materia ricevuti dal vicepreside in prescrutinio l'anno scorso, la bocciatura all'orale d'esame di Belzebù a giugno, la promozione di altri cinque che dovevano assolutamente essere fermati e a cui il Gigante ha alzato i voti da quattro a sei nel giro di una notte, le pressioni fatte sulla collega M. per usare i suoi voti come jolly. E poi ci metti l'orario di merda di quest'anno, il fatto che con sei esigenze educative speciali, due accací e un progetto scuola lavoro a inizio anno fossero state date alla tua seconda ZERO ore di sostegno, mentre DICIOTTO erano state messe sulla classe da cui l'unico accací si era appena ritirato. E il fatto che a ottobre ti sia stato proposto di stravolgere le tue cattedre su due classi per andare a salvare il culo alla sezione dove è arrivata, dalle messe a disposizione, una poveretta sotto psicofarmaci. E di
farlo GRATIS.

ALLORA, E SOLTANTO ALLORA,  vai dal Gigante e gli rinfacci che ti tratta come una cazzo di supplente, che è falso come Giuda e scorretto. E ti complimenti con te stessa perché, la mattina di ottobre in cui lui e la preside hanno cercato di usarti come straccio da pavimenti, tu eri appena stata a parlare con il vicepreside di Scuola Vintage. Della proposta di lavoro che ti aveva ventilato l'Orsone. E che ti piace. Oh se ti piace.

Perciò, anche se tra la palestra e la scuola è tutto immacolato e si sentono cantare gli uccellini, mentre il sole rende magico il riflesso azzurrino della neve sul campanile, anche se seppellirai qui anni di gioie e di amori e di fatiche e di crescita, anche se questo vuol dire lasciare una delle tue cucciolate migliori, te ne andrai. Speri, almeno. E se non ti riuscirà di andartene, ragionerai, seriamente, sul rimanere diventando una delle figure più scomode che si possano immaginare all'interno di un gruppo di lavoro. 

lunedì 21 gennaio 2019

Cattiva come la Castagna

L'altro giorno la Yilmaz ha fatto  assistenza a quelli della II B che non erano alla standardizzata online del Genuino.
Fulminato: "Secondo lei io posso diventare ingegnere aeronautico o meccanico?"
La Yilmaz, pacatamente: "Secondo me puoi diventare seduto e zitto."
Qualcuno (giurerei di sapere chi) osserva: "Lei è cattiva come la Castagna."

La Castagna è CATTIVISSIMA. Soprattutto con la seconda B. Orfana dei quattro dell'Orsone, ma ancora recuperabile. Capre, grida loro. Banda di ignoranti. Ma possibile che ogni settimana debba rispiegare come si sta a scuola??? Smettetela di chiedermi se poi rileggo il dettato, e SCRIVETE, manica di ansiosi. E piantatela di interrompere mentre spiego, maledizione lo dico ogni volta che interrogo, quale parte di non-tocca-a-te non hai capito, Bambi? Grrraaaarrr. Prendete gli stramaledetti quaderni, sfaticati! Conto fino a uno! Dannazione mi fate morire!!! Ho detto SILENZIO! AH: UNA COSA, SANTO CIELO, HO PRATICAMENTE FIRMATO SOLO VOTI DAL SETTE A SALIRE, DISGRAZIATI, DATEMI I DIARI CHE VE LI METTO. E ZITTI!!!

Sì, perché praticamente adesso abbiamo alzato la pendenza della cyclette. E il risultato è che ci sono scene come: entro urlando di sedersi e perché diavolo non sono già con le mie materie sul tavolo e dove diavolo sono i compiti assegnati, scattare!!! Poi sorrido e dico con voce angelica: ah, e ve l'ho detto che il compitazzo di analisi logica che vi ho scagliato addosso per punizione a sorpresa è andato benone, e che sono soddisfattissima?
Oppure: adesso abbiamo solo tredici minuti e non so nemmeno se sia il caso, ma dovrei introdurre i concetti base dell'economia socialista, che faccio, provo? Ottenendo dodici minuti di silenzio religioso in cui i tre quarti della classe CAPISCONO i concetti base dell'economia socialista. E al tredicesimo minuto io sbotto: ma POSSIBILE che devo spiegarvi ogni santa volta come prendere il foglio per il tema, e in meno di un quarto d'ora capite Marx??? E loro restano silenziosi, con un deliziato sorriso sul volto, ad ascoltare un rumore di sottofondo, cui non sanno se credere davvero: la prof sta facendo le fusa.

Sono cattiva, sì. Poi mi sciolgo come una fettina di burro in padella, ogni volta che li guardo. E penso sempre più spesso a quando sono arrivata, alla prima prima che ho preso. Perché è stata la classe migliore della mia vita, quella con cui ci capivamo a sguardi, e anche questi sono così. E mi strazio al pensiero. Perché, adesso prendo fiato e lo dico, anche se fa un male porco, vado via. Faccio domanda per andarmene, almeno. Abbandono Scuolina Rosa. Non l'ho ancora detto a nessuno. Comincio domani.

A voi lo dico prima, perché ve lo devo. Per tutto quello che ho pensato di raccontarvi di questi ventisei fenomeni e non vi ho raccontato, per tutte le avventure di scuola che ho taciuto perché era doloroso parlarne. Oggi ho visto una cosa che mi ha fatto decidere, perché sarà un cambiamento epocale per me, dopo dodici anni, e non voglio affrontarlo da sola. Ho visto il mio allievo Irresistibile, di origine etiope, che seguiva le interrogazioni dei compagni con una strana macchiolina bianca in faccia. Mi sono avvicinata: era il bollino adesivo di un Ferrero Rocher. Sul suo faccino di cioccolata. Ha sbattuto le ciglia da gazzella con aria da farabutto, e io sono morta dal ridere. E ho pensato: ecco, vaffanculo, questo non me lo dimenticherò mai.

Fosse l'unica cosa, che non mi dimenticherò mai...




mercoledì 2 gennaio 2019

Tà katà leptá, 2. L'ango invernale

È iniziato l'ango invernale, un po' più breve di quello dei monasteri zen, per il quale ho preso alcuni solidi impegni con me stessa. Uno è truccarsi tutti i giorni, l'altro è riorganizzare completamente l'ufficio e 20 giorni ci vorranno tutti, visto che l'uomo ha portato su da Genova tutto quello che non voleva buttare che stava in casa o in cantina da sua nonna... Dio mio, la visione del vestito da sposa ingiallito di mia suocera appeso in corridoio, e menomale che era giorno, perché cagarsi addosso pensando a un fantasma era il minimo, e poi anche lucidamente: quanta cazzo di sfiga può portare il vestito da sposa di una divorziata?
Comunque anche io sono mesi che non metto piede a lavorare in ufficio.
L'altra cosa che devo fare molto importante è preparare il corso di perfezionamento di letterature comparate che, stupida io, non ho già dato, e che mi servirà per il punteggio interno, non appena mi sarà possibile aggiornarlo.

Lo spirito è più o meno quello degli altri Natali. Forse appena appena un po' meno scazzato,  perché quest'anno tutto sommato abbiamo deciso di non farcelo importare più di tanto. Il che nei giorni a venire si rivelerà un'ottima decisione.

martedì 1 gennaio 2019

Tà katà leptá, 1. I déjà vu, stati di regressione e paranoia, quando a una cosa ci tieni tanto che arrivano i mostri a farti paura

Sto cercando da due settimane il tempo e la voglia di finire un post lunghissimo, e alla fine ho deciso di spezzarvelo in più parti, katà leptá, come diceva Callimaco. O meglio il mio prof della tesi, quando non era il mio potentissimo prof della tesi, ma un supplentino poco più che ventenne, e insegnava lettere a una ragazza del liceo con gli occhi azzurri, che poi sarebbe diventata mia madre.

Cominciamo dalle cose folli. E finiremo con le cose folli. In mezzo, varie del più e del meno. Poi, torna Penelope. Nel tempio. 

 A partire da settembre, il 2018 è stato un anno di déjà vu.

Atteggiamenti, reazioni e pensieri che in passato erano normali, ma che da tempo erano dimenticati. Special guest: una colite nervosa talmente arrabbiata che ha recuperato in tre mesi tutti i fastidi che non mi aveva dato negli ultimi otto anni, e cioè da quando mi era sparita all'improvviso, da un giorno all'altro, potrei dire anche l'ora precisa, grazie alla Psicofata.

Non mi succedeva da anni, direi sei o sette, di dire: oh no cazzo è lunedì. Anzi, il pensiero di solito era: dai coraggio che domani, se Dio vuole, è lunedì. Il che la dice lunga sui miei atroci weekend Uomo-free.

E non mi succedeva da anni, direi anche qui almeno sei, ma forse di più, di dire: che freddo. Per carità, io preferisco di gran lunga la persona che sono quando la temperatura esterna è minore o uguale a cinque gradi. E tutti ricordiamo l'inverno tra 2011 e 2012, quando gelavano i motori, i tubi, le portiere della macchina, e, in una memorabile occasione, la porta di casa. Però quest'anno, chissà perché, la fatidica esclamazione è uscita di bocca anche a me due o tre volte. Forse perché la scorsa estate è durata sei mesi?

Né mi capitava di rendermi penosamente ridicola, facendomi prendere da un pensiero angoscioso fino ai punti da dover contattare l'entità aliena per farmelo togliere. Là dove vive lui per fortuna hanno gli strumenti adatti e guardano con bonarietà noi poveri terrestri, impantanati nelle nostre allucinazioni. Ho dato appuntamento all'Uomo davanti a un benzinaio per partire in cordata per Genova, lui non arriva più, io resto parcheggiata mezza sull'uscita di uno spiazzo e, mentre mi si affianca una Fiesta scura che deve fare manovra e uscire, e io intravedo di striscio uno molto alto e molto moro al volante nella semioscurità, perpendicolarmente al viso di questo arriva la luce dei fari della Focus dell'Uomo. Io mi impanico come un coniglio sulla superstrada, e mi faccio tutto un film, talmente tormentoso che in preda a un istinto suicida scrivo al rapitore alieno per farmi rassicurare. Lui getta uno sguardo setoso e distratto dalle nubi olimpiche tra le quali vive e, giurerei col mezzo sorriso degli dèi, risponde che la sua auto nuova è di un altro colore ed è parcheggiata sotto casa. Okay grazie un problema in meno eheheh evviva buon Natale eh, chiudo precipitosamente io. Poi resto a raccogliere la mia decenza spiaccicata come un chewingum sotto una scarpa. E a pensare a come cazzo ho distrutto la mia vita. In condizioni normali dovrei dedicare alcuni faticosi minuti a scrollarmi via la polvere di stelle che mi deposita sempre addosso il contatto con lui, ma stavolta sono troppo presa da un evento enorme, che probabilmente è causa dei miei episodi allucinatori nei parcheggi: stiamo scendendo a Genova tutti insieme. E dormiremo per la prima volta da secoli tutti lì, io e l'Uomo nel lettone che ci portammo via dalla nostra prima casa insieme.

Per darvi l'idea di quanto ci tenessi io, vi ho descritto con un efficace esempio il livello di paranoia raggiunto. Ma vi risparmio la regressione infantile della Princi. Che a un certo punto ringhiava rabbiosa: è solo dormire in un altro letto. Quindi ci teneva anche lei, e parecchio.