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venerdì 21 gennaio 2022

Di quella volta che finii per sbaglio a un corso che non era di yoga

Finiva il 2018, anno chiaramente da annoverare tra quelli di merda. Di lì a poco la Princi, che mi rivolgeva di nuovo la parola dopo mesi e mesi di monosillabi e sguardi sprezzanti (DIECI mesi. Giuro. Continuativi) avrebbe rotto in modo plateale con il Tipello, fatto in poche settimane una riga di cazzate di proporzioni ciclopiche e dato il via ad altri dieci mesi, stavolta di anoressia. 

Un giorno ero in ufficio e, aprendo le email, ne trovo una dell'associazione sportiva che mi aveva vidimato il patentino da insegnante di yoga alla fine del 2016. Mi avvisano che, essendo passati 24 mesi, devo per forza caricare 40 ore di formazione svolte, o il patentino non sarà rinnovato. Propongono anche un loro corso, in caso io non abbia provveduto a svolgere le ore. 

Io considero brevemente la situazione: sono reduce da un 2017 in cui mio marito era quasi interamente fuori di testa, e da un 2018 di merda. Chi poteva mai ricordare che ci fossero da fare 40 ore di formazione? Ho iniziato a insegnare yoga, e ancora grazie che ci sono arrivata. Come un sol uomo, quindi, scatto e compilo la mia iscrizione a questo corso,  che si svolgerà in due weekend tra gennaio e febbraio 2019. Si tratta di un corso sulla comunicazione. Alzo le spalle: con tutte le ore di formazione inutili che ho fatto per la scuola, non mi ucciderà. Mi siederò in fondo, con un pacco di temi da correggere sulle ginocchia, e aspetterò che finisca.

La prima sera la ricordo vagamente,  a parte il momento dell'arrivo, in cui un uomo francamente stupendo attraversa la sala per stringermi la mano con forza studiata, presentandosi solo col nome. La seconda cosa che ricordo è che, quando iniziano le attività,  l'uomo attraente si rivela essere il formatore, e parte con un suo monologo. Dopo la prima ora penso ancora che sia un fico astronomico, ma la mia mente ipercritica ha già sgamato in lui tecniche di PNL, tra cui la citata stretta di mano, spunti di filosofia spicciola, doti istrioniche di livello, un notevole grado di cultura generale e un uso assolutamente criminoso e sfacciato del fascino che innegabilmente possiede, e quindi ha classificato il bell'uomo nella categoria paraculi.

Nel corso del weekend capirò di essermi sbagliata, su due cose.  

Uno, il formatore non è un paraculo. È l'Imperatore di tutti i paraculi, e mi riferisco all'imperatore delle galassie di Star Wars, non a quello sacro romano germanico, giapponese o bizantino. Per fortuna, il suo paraculismo è orientato a fin di bene, e il suo fascino è pari alla sua serietà professionale. Crede veramente in quel che fa, e lo sa davvero fare.

Due, questo non è un corso sulla comunicazione, tantomeno un monologo di un istrione. È la presentazione,  che nel corso del weekend diventa estremamente applicativa, di un metodo. Un signor metodo. Che CAMBIA la vita delle persone. Sissignore. Perché, il sabato ancora no, la domenica a mezzogiorno ancora no, ma la domenica alle 17 e 30 circa, di colpo, cambia anche la mia. Con una frase. Del resto, se sono dove sono, se sono chi sono, è tutto per una frase della mia prof di lettere quando ero in seconda media. Quindi lo sapevo, che poteva succedere. 

Nel 2019 vado a tutti gli incontri che il gruppo tiene in Piemonte, non me ne perdo uno. Mi trasformo inesorabilmente, a partire dall'abbigliamento e dal modo di pormi. Mi rinforzo sempre di più. Nel gruppo mi faccio anche una, poi due amiche, El e Red. A maggio "tocca a me" provare sulla mia pelle una parte del lavoro che si fa, collettivamente, per scardinare schemi mentali stantii e aiutare le persone a dirsi e dire le cose. Esco tritata, talmente fusa che il sabato sera, guidando, prendo una rotonda al contrario, per fortuna era molto tardi e non c'era nessuno. La domenica "sto sotto" più di tre ore. Alla sera sono stanca come se avessi partorito. Ho mosso così tante energie che mi hanno sentito fin dallo spazio: il rapitore alieno, che era sparito, si schianta su di me come un meteorite la notte stessa e, senza inviti, richieste o preamboli, attacca a dire la verità che stava lì da anni: io non aspettavo altro, e ci scriviamo tutta la notte. Ma questo, per quanto eclatante e denso di conseguenze, è solo uno dei molti eventi incredibili, collaterali o direttamente collegabili al corso, che si sono scatenati da quando la metodologia dell'Imperatore Paraculo ha messo piede nella mia vita.

Dopo qualche mese sono talmente diversa che la Princi stessa decide, senza che glielo abbia proposto io, di provare. Prova e ne esce totalmente diversa anche lei. Il nostro rapporto non sarà più lo stesso, e lentamente lei raddrizzerà tutta una serie di cose nella sua vita. Mentre io le raddrizzo nella mia. E porto al corso Caracas, in un momento della sua vita in cui ne ha veramente bisogno, e a sua volta lei ci porterà lo Scienziato, e poi ci porto anche l'Ingegnere. Tutta gente che non molla più e collabora a sua volta bene col gruppo. E continuerò a portarci gente, senza se e senza ma, considerato quanto funziona. Mi diplomo anche nel metodo stesso, di cui sono quindi utente e operatrice. Persino durante i vari lockdown il gruppo resiste, e resiste fuori dal gruppo anche l'amicizia con El e Red. L'unico che non si farà coinvolgere, udite udite, sarà l'Uomo. Il quale però,  in periodo di lockdown e coprifuochi vari, ascolterà senza parere tutte le serate online. E si metterà a parlare con tono assolutamente rispettoso del corso e a difendere i miei weekend fuori per seguirlo, come difende da eventuali interferenze o imprevisti i miei ritiri o i miei orari settimanali di yoga. Chissà. 

Ad oggi quello che è successo in me è descritto, solo embrionalmente, qui e qui. Ma fate conto che da quando ho scritto quei post si è potenziato moltissimo. Non posso raccontarvi esattamente in cosa consista tutta la magia, ma, adesso che vi ho spiegato, posso almeno farvi riferimento. 


domenica 9 gennaio 2022

Ma tu guarda quante cose - episodio 2

Questo in realtà è un post vecchio, che era rimasto in bozza. Ma ieri sono andata a camminare con la Bottadicoca, che non vedevo da mesi, e alle sue lagnanze per il fatto di vivere con due figli nella tarda adolescenza mi sono scoperta a invidiarla molto. Quindi l'ho riletto (cosa che avevo fatto spesso) e lo metto qui.

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Del vivere di nuovo in due. 

Si notano le differenze, soprattutto in bagno. 

Il cesto della biancheria non deve più essere vagliato per togliere dalle tasche fazzoletti, bustine di Oki, accendini e orecchini. Al massimo, lavo per sbaglio una o due mascherine che stavano imboscate in una tasca dei miei pantaloni, o un bottone dell'Uomo.

Lo struccante dura in eterno. Anche il cotone. Mi manca da morire ogni sera quando mi strucco la faccia, infatti. 

Ho sbagliato spazzolino una volta. Poi di nuovo. Poi ancora. La Princi aveva questa cosa di averne tipo sei alla volta. L'Uomo nasconde da anni il suo nell'armadietto, per questo motivo. Pian pianino ho iniziato a lavarmi i denti, a rotazione, con cinque diversi spazzolini, che ormai sono tutti miei. Mi manca da morire tre volte al giorno quando mi lavo i denti, quindi.

Sul muro della doccia non ci sono più strani schizzi di roba gelatinosa verde o nerastra (maschere per il viso) o appiccicosa rosa brillantinato (lo scrub per il corpo). La prima volta che sono andata a casa della Princi e del BP con qualcun altro, approfittando del fatto che lei chiacchierava in salotto, ho usato il bagno e fatto un velocissimo check della situazione: in venticinque secondi, e senza produrre alcun rumore, neanche mi avessero addestrato nei servizi segreti, ho controllato spazzolone del gabinetto, fondo della doccia e odore del cestello della lavatrice. Tutto assolutamente ineccepibile. Menomale. La volta dopo, mentre l'Uomo teneva impegnati figlia e fidanzato, ho controllato il frigo. Me lo avessero raccontato, che diventavo una madre così. Madonnina come mi sarei indignata. 

Partiamo per la montagna quando cazzo ci pare, basta aver lasciato le gatte in condizioni di sicurezza. 

Abbiamo mangiato per tre mesi in modo totalmente casuale, frutta al posto della colazione, torta salata per merenda, gelato per cena, e soprattutto non si sono più visti i quintali di proteine animali con cui tenevo in vita la piccola cannibale. Sparita la corvée quotidiana di cucinare pesce pollo carne, e di non vedere uno spaghetto neanche col binocolo: a un certo punto di questa fase totalmente lattoovovegetariana, persino io, che ho perso di vista la carne rossa da anni, mi sono sbranata due etti di bresaola a manate, in piedi, direttamente dalla carta, una scena tipo Rosemary's Baby, si vede che il mio organismo richiedeva del ferro. Adesso a me è passata la fase di rigetto, l'Uomo è a dieta e sono tornati in scena gli hamburger e diminuite le pastasciutte. Al mattino non devo più inventarmi ogni giorno qualcosa di diverso, uova strapazzate, pancakes o frutta tagliata sottile per lei, quindi inizia a mancarmi quando, fatta colazione io, preparo tazza e piattino per l'Uomo. 

Praticamente mi manca sempre, quando sono a casa, tranne in quella meravigliosa prima ora della giornata che, da oltre vent'anni, è solo mia. E di notte. Di notte dormo come un ghiro, confortata dal fatto che adesso è il BP ad avere il sonno leggerissimo e aggiornarmi con la massima precisione su quando lei ha avuto un incubo, ha parlato nel sonno o aveva due linee di febbre. 

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Aggiungo l'aggiornamento. Hanno retto, fin qui, a notevoli difficoltà su entrambi i posti di lavoro, a numerosi guasti della macchina, a due traslochi, a coliche renali di lui e febbre alta con delirio di lei. 

Si sono fatti un albero di Natale alto 2 metri che a disfarlo ci vorrà un team di operai. 

La casa sembra uscita da una rivista di arredamento.

E lei mangia verdura e frutta anche se lui non le vuole. E insiste perché lui impari a mangiarne.

Ho riguadagnato un pezzettino di armadio e qualche cassetto in camera della Princi, ma sono comunque svuotata. Anche e soprattutto perché di questo fidanzato non ci si può lamentare, si nota proprio che mi manca lei, non è che sono preoccupata o che non condivido le loro scelte, è proprio che volevo fare la madre ancora un po'. Si è  visto soprattutto da quando ha avuto zero giorni liberi sul lavoro, perché in negozio era rimasta sola e c'era l'apertura domenicale del periodo prenatalizio. Ha smesso di venire a dormire qua una volta a settimana, e ho perso le domeniche mattina che mi rendevano tutta trillante già il venerdì. 

E però io sono qui sola con l'Uomo. Adesso sono passati sei mesi e sempre qui siamo, e, posso essere sincera? Non stava scritto da nessuna parte. Invece.

Sarebbe lunga la riflessione in merito. 

Nel dubbio, due giorni fa ho battezzato i tre ulivi del giardino della Casa dei Sogni. Ovviamente Penelope quello più solido e ombroso sotto cui mi siedo, un ulivo pensato per fare ombra a una panchina rotonda di pietra non se ne va tanto facilmente. Telemaco il più giovane, addossato alla casa. E Ulisse quello più vicino alla via di fuga, quello che, a detta dei giardinieri, ha meno radici. Eppure sta lì anche lui. Io gli parlo, perché voglio convincerlo a mettere su una chioma bella frondosa come quella degli altri due. E a non andarsene dal cancello.

Due giorni fa l'Uomo ha guardato i frutti del melograno spaccati, caduti nel giardino roccioso, e ha detto: "Tutti i melograni rotolati giù". Ho risposto:"È vero, è un casino", e lui fa: "Avremo altri alberi di melograno". 

Ecco. Avremo altri alberi di melograno. Questo, voglio sentirmi dire. 



 

  







mercoledì 5 gennaio 2022

Ma tu guarda quante cose - episodio 1



Prima di tutto. A Paesino da Cartolina, se uno vuole dei lavori in una casa, non chiama i muratori. Chiama IL muratore. Lui, il solo, l'unico, il Michelangelo della Valle Segreta.

Detto così, perché è Colui Il Quale ristruttura in stile ineccepibile ogni angolino del paese, con passione maniacale. Fa anche un'altra cosa con passione, da 4 anni, e la fa rendendo molto felice la Caramella. Ragion per cui, io so di lui molte cose che preferirei non sapere di un uomo che circolerà per casa mia. Ma, a prescindere dal fatto che sia l'uomo di una mia amica, e che di michelangiolesco abbia anche il fisico, avrei comunque chiamato lui. Perché in questi anni in cui la Caramella e io andavamo a camminare e lei fingeva di non conoscerlo, o lo salutava distrattamente, ma le brillavano gli occhi e le scappava un sorriso tutto fossette tipo fidanzatina ventenne, lui ha ristrutturato esternamente in modo impeccabile un terzo delle case di Paesino da Cartolina. E anche perché la precedente proprietaria aveva fatto fare i lavori a lui e suo padre, e quindi conosce già la casa. 

Il problema di volere Michelangelo è che i tempi di attesa sono a dir poco rinascimentali. In agosto, gli ho chiesto un sopralluogo e, giuro, meno di 6 minuti dopo ha frenato davanti al mio cancello e mi ha dedicato un'ora. Poi mi ha detto: prima del 2022 non ho un momento libero. E allora io la mattina del giorno 3, primo giorno feriale del 2022, alle ore 9.20 ho mandato il primo Whatsapp. Mi scusi egregio Buonarroti, etc etc, ma si era detto gennaio, ecco, è gennaio. Ha risposto solare e gentile come sempre che mi scrive appena può.  E ora io palpito.

Intanto ho conosciuto i giardinieri. Che, anche loro, già sanno della casa, e parecchio stimano la proprietaria di prima che si è disegnata da sola il giardino dei sogni. In negozio, avevo conosciuto il più vecchio dei due: barba da boscaiolo e camicia a quadri, diciamo prevedibile. In giardino,  per il preventivo,  si sono presentati entrambi i fratelli: il taglialegna e l'artista, abbigliamento e occhiali da dandy, parlantina ipnotica e chiaramente il creativo di famiglia. Anche i prezzi sono quelli di uno stilista di Milano. Mi sa che imparerò a gestirmi da sola molti attrezzi che ora guardo con sospetto.

Per ora ho acquisito la padronanza di uno strumento fondamentale,  la bellissima gatta nera della vicina. Ho strategicamente posizionato sotto il portico una cuccia di plastica con copertura e cuscinetto morbidissimo e pelliccioso all'interno. Orientata in modo tatticissimo per ricevere tutto il sole del pomeriggio, pur rimanendo al riparo. Ce la trovo dentro, accucciata comoda, a volte quando arrivo, altre volte dopo che ho finito di pulire o decorare, quando esco,  perché non si lascia toccare, ma chiaramente sta appostata sotto la finestra del salotto a farsi i fatti miei, ascolta tutte le lezioni di yoga, la mia voce quando canto e le telefonate. Sì eh, ho detto che canto. Perché io sono morta nel maggio del 2015, e ho lasciato cadere come una pelle di serpente la persona che ero, ma lì, com'è come non è, canto. Soprattutto quando l'Uomo è già passato a fare cose con me o sta per arrivare. Quindi, dicevo, la gatta della vicina col suo manto total black gironzola in giardino, e ciò tiene lontani gli animali innominabili che appunto non definiremo.

Del resto della fauna, bisogna farsi una ragione.  Ho deciso che devo per forza passare dallo stato precedente di paralisi e gola secca alla vista di un ragno, a un approccio scientifico ed etologico di impianto strettamente darwiniano. Traduco. I ragni ci sono e ci saranno. Sempre. Ovunque. Sotto le mensole del camino.  Nelle finestre. In giardino. Clamorosamente, ma questo si deve al fatto che la casa non è ancora abitata: nell'annaffiatoio, e nel portacarta in bagno (sì, ho urlato e sono partita via dalla tazza con un salto verticale da ferma, come uno shuttle). Quindi adesso io sono una grande lettrice di un sito che si chiama aracnofilia.qualcosa, e ho imparato come si chiama quello veramente grosso che ho trovato morto in salotto. Ho imparato  a distinguere chi c'è dietro l'angolo dal tipo di tela che fa. E ho imparato a stimare molto i cosiddetti ragni zampelunghe, che, poverini, esteticamente sono così banali e sfigati, e invece no: sono estremamente aggressivi nei confronti di altri ragni più grossi e pericolosi di loro. Quindi sono la guardia reale che mi difenderà da altre presenze. 

Tuttavia persiste un problema non piccolo. La cantina. E in particolare l'infernot, cioè il cunicolo stretto e basso che faceva anticamente da frigo naturale per i vini. Lì vivono Cose. Una delle Cose è stata parzialmente mangiata (eviscerata sarebbe il termine tecnico) da Altra Cosa, chiaramente più feroce. Siamo sempre nel mondo degli insetti, credo, ma come sia fatta l'Altra Cosa io preferirei non saperlo mai, dato il risultato raccapricciante del suo pasto. Che non ho avuto la forza di raccogliere. Resta lì per ora,  e si mummifica nel clima immutabile della crota. Ma io prima o poi ci dovrò tornare. E studiando sul sito degli aracnofili ho capito che, se al piano superiore mi bastano gli esili ragni zampalunga, sotto devo schierare la Wehrmacht.

Ora. Esiste un tipo di ragno che ADORA mangiare le Cose e vivere in cantina, soprattutto nel legno vecchio. Se è femmina, sceglie una fessura, ci costruisce un tunnel di ragnatela che può arrivare a due metri (DUE. METRI.) di lunghezza e ci resta. Per tutta la vita. Tre anni garantiti. Esce solo per prendere le Cose, e spolparle. E le vuole grosse, le Cose. Come quella che ho trovato mezza mangiata. Magari proprio da uno di loro. Parentesi: la femmina sta tutta la vita nella stessa fessura, se nessuno la manda via. Il problema è il maschio, che, essendo maschio, va a figa, e quindi girerebbe per la cantina. Io non so se ce ne siano già.  So però che sarebbero talmente utili che dovrei procacciarmeli in un negozio specializzato, portarli a casa, liberarli in cantina e sperare che si trovino bene. C'è un dettaglio, però, e mi spiace passare per razzista, e mi spiace passare il messaggio che l'estetica conti più della professionalità... però...




...diciamo che se io mi paralizzavo fino a un mese e mezzo fa di fronte a un ragnetto marrone di 4 mm, adesso qui potrei non farcela. 











Tra color che son sospesi

 Sì. Beh, diciamo che questa non me la sarei mai immaginata, ma pare che da una quindicina di giorni io sia a casa, sospesa dal lavoro, per aver voluto esercitare quello che, secondo me, è il mio diritto di scelta tra vaccino e tampone.

Ora, chiaramente questo non è il luogo dove mettersi a disquisire dell'incubo che tutti patiamo da due anni e, senz'altro, questo blog NON è un posto per teorie pro o contro vaccinazione, soprattutto considerando che la mia è una scelta strettamente politica e che della medicina ho il massimo rispetto.

Infatti, se non fosse che sono già stata malata, mi sarei vaccinata eccome. A questo punto, e qui finiscono le mie spiegazioni per quanto riguarda la mia decisione, sotto potete scrivere qualunque cosa, ma non reagirò, al massimo eliminerò i commenti troppo offensivi.

Il punto non è tanto cosa penso o non penso della situazione, tanto più che voglio solo essere lasciata libera di pensare a modo mio, non catechizzare o convincere gli altri. E infatti nella mia famiglia abbiamo dimostrato tutti il massimo rispetto l'uno per le scrlte degli altri, ed è andata così anche con molti amici e la maggior parte dei colleghi.

Il punto, se mai, è come farò io,  poveretta, che a momenti esco di testa per la Dad, a starmene a casa cinque settimane o sei mentre le mie classi vanno avanti senza di me, i miei colleghi vanno avanti senza di me, Scuola Vintage va avanti senza di me.

Non che io non abbia cose da fare: infatti questo post è l'inizio di una serie di avventure, se avrete voglia di seguirle, il cui titolo è probabilmente "Ma tu guarda quante cose si potevano fare di mattina, a parte barcollare tra una cattedra e una macchinetta del caffè".  

[Per il momento, piccola anticipazione. Cavallino,  la Tipa, mio marito, mia figlia e mia madre, cioè le 5 persone che mi conoscono meglio, hanno tutti espresso serie preoccupazioni sulla mia tenuta psicologica, e credo che abbiano ragione, per cui sto cercando di pensare molto attentamente a darmi una routine sensata che mi permetta di non rimanere fuori dalla scuola, nell'angolino della strada pisciato dai cani, a uggiolare perché non posso entrare a far lezione ai ragazzi. Ma vi dico già che sono a casa dal 21 dicembre e non ho avuto letteralmente un attimo per fare mezzo programma sensato, dice che è il Natale, dice che è la famiglia a casa in ferie, va' a sapere, comunque di routine non se ne sente neanche il bisogno,  se mai di dormire.]

Parimenti, questo post è l'avviso per tutti quelli che hanno voglia di litigare, che non ci provino neanche, perché non darò alcuna soddisfazione. Per gli altri, mi limiterò a dire che vedremo se vinceremo uno dei ricorsi, e poi eventualmente deciderò cosa fare alla fine di gennaio.

Si dia inizio a questa fase della mia vita, che potrei chiamare: caos. 


domenica 21 novembre 2021

Immaginati

Quesito. 

Immaginati una ragazza che inizia a fare il suo mestiere, fa sbagli come tutti, a volte deve scusarsi, sicuramente deve imparare, spesso deve inghiottire cucchiaiate di merda come tutti i precari.

Immaginati che questa ragazza abbia un'enorme volontà di fare quello che fa, e lo faccia veramente con passione, e lo faccia volentieri anche quando nessuno le riconosce niente, perché il suo carattere, assolutamente non facile, ammettiamolo, e le sue capacità piuttosto sviluppate hanno dato fastidio, la sua voglia di sperimentare ha fatto sentire alcuni altri delle mezze seghe, e le mezze seghe vogliono continuare a essere mezze seghe, ma senza che glielo facciano notare, che sono delle mezze seghe.

Immaginati adesso che questa ragazza non sia più una ragazza, che siano 20 anni che fa questo mestiere e che un giorno si sia traferita in una nuova scuola, dove finalmente usano le sue capacità per far funzionare le cose.

Adesso immaginati che un collega faccia una cosa veramente scorretta a questa che continuiamo a chiamare ragazza, e che una preside ed altri due colleghi, invece di raddrizzare il tiro, alimentino la scorrettezza e la amplifichino, continuando a parlare dietro la schiena di quella che non è, ormai, più una ragazza, ma fa sempre le cose con tutta l'anima, anche se a volte, per carità,  fa le sue brave minchiate; ma non stavolta.

Ora immaginati che questa ragazza abbia trascorso gli ultimi tre anni della sua vita a fare un corso dietro l'altro per potenziare le sue capacità, e smettere di avere paura anche della sua stessa bravura, e imparare a chiedere scusa solo quando necessario e non sempre, tutte le sante volte, come se fosse lei quella a cui si devono tutti i mali dell'umanità.

Immaginati che questa ragazza si sia rafforzata dopo tante, tantissime facciate nel cemento, sul lavoro e fuori, e abbia deciso che d'ora in poi, quando ha ragione, non si sposterà di un millimetro dal punto in cui si trova e saranno gli altri, eventualmente, che dovranno imparare a fare un passo verso di lei, per evitare di mettersi ancora di più dalla parte del torto. 

Immaginati, comunque, che quando questa ragazza si fa le sue ragioni e non cede di un millimetro, questa cosa le costi ancora uno sforzo terribile, non solo per essere lucida e assolutamente professionale, ma anche per non lasciare andare a ruota libera il suo carattere che è notoriamente tutto fuoco e fiamme, quindi torni a casa con i muscoli completamente distrutti dalla fatica di contenere la respirazione, la voce, la gestualità e di restare assolutamente impassibile di fronte a qualunque forma di pressione e provocazione.

Immaginati che questa ragazza smetta di dormire decentemente e inizi a sognarsi cose orribili come stragi o delitti pieni di sangue e a svegliarsi alle 5 di mattina con le palpitazioni.

E immaginati anche che questa ragazza, che aveva già le sue belle cosucce da digerire quest'anno, tra cui tre lutti, il distacco da una figlia e diverse delusioni a casa e fuori, faccia finta di farcela, e continui ad andare a lavorare senza perdere un minuto, e perseverando anche nell'essere il più possibile sorridente,  ironica e gentile con gli altri nonostante una mezza jdea di mandare tutti a cagare e restarsene sotto il piumino a gemere.

Hai visto tutta la sequenza? Ti sei fatto un'idea di come possa stare dentro di sé questa ragazza, mentre fa la dura, la spessa, quella che una volta tenuto il punto non si guarda indietro e va avanti tranquilla come se niente fosse? Perfetto.

Ora che ti sei immaginato tutto questo aggiungici il dottor Carter, che la guarda con i suoi occhi castani così giovani e così buoni, mentre lei mette a nudo esattamente come si sente, per chiarirgli che anche lui, che è un professore straordinario, un giorno, dovrà farsi le sue ragioni proprio come lei, e starà malissimo, ma stare malissimo non sarà un motivo sufficiente per non farlo. 

Adesso aggiungici anche una Valchiria bionda, che in qualche modo ha capito dove sta il cuore ferito sotto tutta questa corazza da lottatrice, e interviene la sera con questi messaggi: "Domani ti porto una torta. A che ora stacchi? Andiamo a pranzo insieme così parliamo." (Cosa a cui la lottatrice risponde: "Ah sarà meglio che parliamo d'altro... cibo, vacanze, bei progetti e maschi con un bel culo direi che sono gli argomenti adatti")

E quando ci hai aggiunto tutto questo, fai entrare in sala professori un grosso orso con il cappotto nero, che non ha nessuna intenzione di toccare l'argomento ma sa esattamente tutto quello che è successo, e trova la ragazza che parla con la maestrina del progetto di recupero. E immaginati che questo orso si fermi a parlare di cose in cui apparentemente non è per nulla coinvolto con la maestra, restando in piedi accanto alla ragazza, senza quasi guardarla,  senza dirle niente, semplicemente dandole la sua titanica presenza come appoggio. 

E così,  dal nulla, immaginati anche che la maestra e il grande orso, casualmente, si mettano a parlare di un alunno che, dicendolo con affetto, è oggettivamente un po' strano, e il grande orso colga l'occasione per imitarne il  comportamento, afferrando il cancellino della lavagna della sala professori e mettendosi a ballare e sculettare nel cappotto nero mentre cancella, mentre la maestra, la ragazza e tutti gli altri presenti si scassano dal ridere.

Ora ti chiedo: questa settimana, alla, chiamiamola, ragazza, è andata male o è andata bene? 

sabato 6 novembre 2021

Ci fa un freddo disperato in quel cortile, ma noi facciamo splendere il sole

Ed è arrivato novembre. Sono quattordici mesi che lavoro a Scuola Vintage. Dieci mesi pieni di 2021, e il 2021 da solo per me conta tanti lutti atroci quanti ne contano gli ultimi dieci anni. L'ultimo è stato tanto agghiacciante che, per la seconda volta da quando mi sono trasferita, non ho potuto parlare di un fatto importantissimo per me qui, a causa di indagini in corso, e anche ora, che l'aspetto poliziesco è risolto, grazie, ma non è il caso.

Da un paio di giorni il cielo è pulito come un bicchiere di cristallo appena lavato, ci sono tramonti ad effetto, stellate senza fine. Fino a qualche giorno fa era tutto una nebbietta bagnata e un clima semicaldo privo di senso. I capelli impazzivano e bisognava cambiarsi due volte al giorno perché, coi termosifoni in modalità bistecchiera, ci si infradiciava. Soprattutto in prima, dove la camminata in mezzo ai banchi è cruciale per far lavorare i topini, e batte sempre luce, a qualsiasi ora (deve essere l'unica stanza del mondo orientata contemporaneamente su tre punti cardinali, che non comprendono il nord).

Quest'anno "ho" cinque classi. Nel senso che ci sono i miei, quelli della seconda B, dove io sono l'autorità somma che coordina; poi, ci sono quelli della seconda del dottor Carter in cui faccio storia e geografia; poi, mi hanno dato questa ventina di topini freschi di primaria, che adorano essere alle medie; poi, ho un'ora a settimana in una terza che è un film dell'orrore per tutti; poi, mi hanno tolto i Bimbi Sperduti che ora sono stati dati alla Bella Statuina, ma incautamente me li hanno lasciati come vicini di casa. 

Capita quindi, mentre sto spiegando ai topini, che entri, non troppo furtivamente, la mia Palestinese in Fuga e mi avvolga in un abbraccio direttamente alla cattedra. Capita che i topini facciano l'intervallo in classe mentre in corridoio i Bimbi Sperduti, quasi tutti più alti di me ormai, mi trascinano nelle loro vite. Inizialmente erano lamentosi: "Prof noooooo deve tornare da noiiiii perchééé ci ha lasciaaaaatoooo" o rivendicativi: "Questa prof non ci piace, è cattiva" ("Ma starete scherzando, io vi sgridavo di continuo!!!" "Sì, ma lei ci faceva anche ridere!"). 

In un paio di mesi sembrano aver deciso che è bello non avermi come docente perché ora possono starmi addosso, abbracciarmi (le regole antiCovid e l'affetto non sono compatibili) e venirmi a raccontare i fatti loro: "Non piango più quando mi interrogano!" ("Era l'ora!!!"), "Ho fatto un casino con la prova di matematica!", "Ho preso 9 di storia!". Salvo poi restarci malissimo quando scoprono che io so parecchie cose di loro: "Ricciolone, tu vedi di stare fuori dai casini, non fare il pazzesco con quelli pericolosi qua in giro". "Ma prof..." "E te li tagli 'sti capelli, santiddio???" 

Poi suona la campanella e se ne vanno: "Ti voglio bene prof" mi dice il marocchino più dislessico e tenero del mondo, andando via. Io rientro dai primini, che osservano senza osare commenti il mio sorriso emozionato, per loro le creature di terza e i loro comportamenti sono ancora un impressionante mistero.

Con la terza che è un film dell'orrore vado molto d'accordo perché il poliziotto cattivo lì lo fa l'Artista, io faccio solo compresenza, non do voti e tengo mezza classe per volta, li porto in mensa e li incontro nei corridoi, dove ancora confondo i nomi di tre ragazze che secondo me sono uguali, in compenso mi ricordo la pronuncia precisa dell'unico cognome moldavo, credo di essere la sola in tutto l'istituto. Stiamo sviluppando insieme i contenuti di un sito internet. È un lavoro nuovo anche per me, non mi annoio.

Sono un po' stanca delle seconde medie, che quest'anno sembrano quinte elementari,  e molto contenta di come impostiamo il lavoro con i primini. Ci sono, come al solito, arrivate dai maestri delle segnalazioni di disturbi dell'apprendimento, certificati e non, che non corrispondono a realtà,  in compenso ne abbiamo alcuni, sulla carta normalissimi, che sembrano fuori come balconi. Ma è una classe dove si fa tanto e si fa in allegria. 

In sala prof mangiamo come al solito troppi dolci, beviamo quantità di caffè che fanno paura ai cardiologi e diciamo talmente tante parolacce che a volte io vado a chiudere la porta.

 Quest'anno è tornata la Valchiria, che è esattamente come me nel modo di fare, infatti ci siamo trovate subito, e poi ci sono un po' di gradevoli facce nuove per tutti. Tra cui la Coscialunga di Mate, che io detesto solo perché è bella e l'Orsone ci va molto d'accordo, scatenando la mia feroce possessività nei confronti del mio personale rifugio antiatomico a due ante. 

Sembra abbiamo acquistato bene per quanto riguarda Tecnologia (Uno Carino) e Spagnolo (Minnie). La Sirena di Francese adesso insegna Inglese, e improvvisamente parla, anche parecchio, dopo un intero anno in cui aveva tre scuole e da noi veniva solo due giorni a settimana, senza quasi salutare. Francese lo fa la Gnoma Simpatica, che è l'ultima che saluto a fine settimana (sì, ho di nuovo il prolungato al venerdì, l'orrore e l'abisso). 

Poi c'è il Pezzodignocco che potenzia matematica, dimostrazione spettacolare di come un maschio sulla trentina possa essere contemporaneamente fico e imbranato come una dodicenne, perdipiù palestrato e laureato. Un enigma alto un metro e novanta, sempre sorridente peraltro, che noi trattiamo istintivamente da amico, perché è contagiosamente allegro e molto semplice, salvo poi ricordarci all'improvviso che lui non è  Carter, non sa molti intrighi di palazzo. Io, sono già due volte che gli dico che dovremo ucciderlo al termine della conversazione, perché per sua sfiga gli capita l'ora buca del venerdì con me,  l'Orsone e la Valchiria, in cui l'ultima cosa che si fa è avere peli sulla lingua. 

Carter arriva dal corso di alfabetizzazione sul finire dell'ora e trova sempre uno spettacolo poco edificante, la Valchiria che gesticola come la tipica donna di colore che non ha paura di nessuno, me con le guance rosse per il fervore dei discorsi o per le risate, l'Orsone che spara cazzate a raffica, un po' brontolando un po' ridendo, il Pezzodignocco che si sbriciola con la brioche, seduto curvo perché nessuno gli ha detto che quando uno è alto come un palazzo deve muoversi come un Lacedemone alle Termopili, non come un bambino timido... Quattro pessimi soggetti. I bidelli non osano affacciarsi in sala prof in quell'ora del venerdì,  sembriamo quattro migliori amici in gita scolastica, quelli seduti nell'ultima fila del pullman a fare cagnara. 

Tranne oggi: l'Orsone era a casa in permesso, la Valchiria sudava sangue sulla compilazione di un foglio ferie con le settanta procedure burocratiche annesse, così io ho preso il Pezzodignocco e ho biecamente sfruttato i suoi definitissimi muscoli per scaricare uno scatolone con venti copie della Divina Commedia dalla mia auto, dato che mi sono distrutta una spalla in non so quale pratica yoga. Poi l'ho portato al bar a sbriciolarsi la brioche addosso e ho ascoltato le sue vicende sportive per un po', per risarcirlo della manovalanza. Ma non mi sono divertita come al solito. Tranne quando mi ha detto che, al suo esordio da noi come insegnante che fa lezione invece che come figura di potenziamento, era entrato in classe con la frase "Voi l'avete visto V per Vendetta?". Allora ho riso, e ho pensato che, se gli diamo ancora qualche anno, forse non dovremo più ucciderlo al termine delle conversazioni proibite del venerdì. 








   

mercoledì 25 agosto 2021

Il cerchio della vita

Urlo della scimmia sacerdote, sole che sale sulla savana... 

Sottofondo crescente...

Ingonyama nengw' enamabala

Ingonyama nengw' enamabala

Ingonyama nengw' enamabala

...enter Ivana Spagna o Elton John, a piacere.

No, era per dire che oggi mia figlia si è messa i turni sul lavoro, ha portato la macchina a fare la cinghia di distrubuzione nuova e si paga la sua prima multa da sola. 

E io sono andata a scuola coi pantaloni di lino color sabbia e sono stata presa in contropiede da un ciclo assassino in anticipo di sette giorni, di cui mi sono accorta solo dopo essere stata al lavoro, in centro e a fare la spesa. Come riavere 13 anni, e volere una vanga per sotterrarsi. 

È una gioostra che vaaaaaa...





martedì 24 agosto 2021

Noi, cose facili, mai.

Domani torno al lavoro. A parlare di lavoro, spero, non di profilassi sanitaria. Stando ai titoli dei giornali, sarà un autunno probabilmente interessante. 

Qua però la notizia significativa è un'altra. Totalmente un'altra. Ed è tostissima. Domenica, con sandali nuovi, lucidalabbra oro, e dimenticandomi totalmente a casa la mascherina per la prima volta in 19 mesi, nel senso che stavolta, non dovendo entrare nei negozi, non me ne sono resa conto fino al giorno dopo, di non averne nemmeno una in borsa, vado a trovare la gentilissima e generosa signora che ci ha venduto la casa nuova. Porto le paste, ci sediamo a chiacchierare, la prendiamo larghissima, poi una frase che dice mi fa l'effetto del fulmine che squarcia il cielo nero, come il nome di don Rodrigo nei pensieri confusi di don Abbondio. Sta parlando del prato. Sta dicendo che è già stato falciato ma si scusa perché, al momento, la batteria del tosaerba è in riparazione,  comunque per la settimana prossima ce l'avrò, o al limite farò dare una tosata dal giardiniere e devo dirgli anche di legare le rose sul cancello. 

All'improvviso un bignè che sto deglutendo mi assume un sapore aspro. Perché, si chiede il mio povero cervellino, il soggetto della frase è cambiato? Perché sta parlando di cose che farò io, invece che di se stessa? 

Frena. Fermi. "E ogni quanto lo rasi, il prato, a questa stagione?", chiedo, fingendo di non avere dei cubetti di ghiaccio al posto delle vertebre. 

Di colpo realizzo di cosa stiamo parlando. La signora, che chiameremo Fiore d'Acciaio, trasloca il 30. Di AGOSTO. Da lì a 8 giorni, che mentre scrivo sono già diventati solo 6. 

Il restante tempo lo passo a pensare: non sono pronta. Non. Sono. Pronta. Solo giovedì 19 parlavo con la Princi e il Fidanzato BP, e dicevo cose sul destino del mobilio della camera da letto, affermando che si sarebbe comunque parlato di spostarsi tra DIVERSI MESI, L'ANNO PROSSIMO.  

Sia ben chiaro. In questa famiglia siamo tre. La sola ad aver manifestato resistenze, la Princi, è andata a stare per i fatti suoi. Se fosse per me, Fiore d'Acciaio finirebbe di caricare l'ultimo scatolone, e esattamente dieci minuti dopo che la portiera della sua auto avesse sbattuto chiudendosi, io entrerei in casa, srotolerei il tappetino da yoga sul pavimento e ci passerei la prima notte. Il problema, come sempre, non sono io... che sono terrorizzata, ma non vedo l'ora di imbarcarmi nell'ennesima epopea. Ma l'Uomo. 

L'Uomo non era contrario a questo acquisto. Ma, punto primo: l'Uomo è contrario ai traslochi. A qualsiasi cambio di casa. Ha sposato proprio la donna sbagliata, in tal senso. Punto secondo: l'Uomo è contrario a parlare di traslochi. Punto terzo: l'Uomo, in generale, È CONTRARIO. A qualcosa, se non a tutto. 

E questi punti, uno due e tre, erano validi quando io e l'Uomo ancora eravamo "io e l'Uomo". Adesso le incognite sono ben maggiori, c'è rischio che rivendiamo questa casa senza averci dormito una sola notte. Ma io che, evidentemente, sono nata per coesistere con ansie che sbriciolerebbero le coronarie a Capitan America, l'ho comprata lo stesso, la casa, mannaggia a me. È mia. Quindi, secondo me, è nostra. E ne sono felice.

Solo che alle 6 di mattina apro gli occhi, e penso che questo settembre ci sono l'adozione della Princi da mandare avanti, il Covid e la questione vaccini, la scuola nuova, la casa nuova e due corsi professionalizzanti in inglese da finire per lo yoga, e quando arrivo in salotto dalla camera da letto sono già stanca, da quanto ho pensato. 





venerdì 20 agosto 2021

Fine della seconda estate pandemica e inizio del terzo anno scolastico devastato dalle leggi antipandemiche

Mi succede un fatto strano. Mi sono piaciute le vacanze, quest'anno. 

Tradotto, sono solo due o tre giorni che non vedo letteralmente l'ora di tornare al lavoro, mentre gli anni scorsi, da quando insegno, alla seconda di luglio ero annoiata (o addirittura stanca, l'estate a volte per me è drammatica a causa di tutto quello che la famiglia si aspetta dame) e mi mancavano i ragazzi. 

Cioè, i ragazzi mi mancano. Da inizio agosto, più  o meno, quando ho incontrato il Ricciolone dal tabacchino che mi stava aiutando a creare il codice SPID. Devo dire che incontrarli non era ovvio, in centro io quasi non ci ho messo piede per settimane, al bancomat della via principale ci vado al mattino presto o la sera. Da quando la figlia non vive qui, nessuno mi trascina per negozi nelle ore canoniche. Comunque i ragazzi mi mancano e in generale io sarei per una riduzione oraria che mi permettesse di fare, che so, due ore ogni tanto, anche tutta l'estate, per tenerli attivi e tenermi felice. In tal senso, l'estate scorsa, in cui ho fatto laboratorio di scrittura online fino al 15 luglio, mi ha dato molto.

Questo comunque è stato l'anno scolastico in cui ho lavorato di più da quando sono nata. Proprio in termini di ore. Colleghi assatanati che scrivevano dalle 7 di mattina (e io c'ero) alle 11 di sera (e io c'ero). Il problema è che alcuni colleghi scrivevano presto ma non tardi, altri tardi ma non presto. Io e un paio di altri eravamo online sia presto, che tardi, che in mezzo.

Poi gli incarichi. Troppi, ma ho cambiato scuola apposta, perché a Paesino di Sogno o facevo di mio ma senza tanto riconoscimento così, o non potevo fare. La scuola difficile in città che per me era un contesto nuovo in generale, 4 classi, gli orari deliranti in tempo di Covid, i casi di sostegno che invece di migliorare peggioravano. Il casino scoppiato in terza. 

Preparare la mia stessa maturità non è stato così pesante. Alla fine avevo la pressione troppo alta e serissimi disturbi del ciclo sonno veglia, oltre ad aver preso 4 kg (quelli solo nella seconda parte dell'anno, il terzo lockdown non ho neanche provato a gestirlo). 

Le vacanze in realtà non sono state questa grossa cosa. Cinque giorni nel Tibet toscano (stavolta, Covid oblige, niente monastero ma cameretta con verandina in grazioso hotel con piscina, e me la meritavo, perché lì mi sono ripresa) e diverse puntate da due, massimo tre sere in montagna. Con l'Uomo che continuava ad andare e venire dalla città.  Ho provato a proporre di spostare le gatte su per fare base in montagna, invece di avere l'elastico che ci riportava indietro. Ma lui faceva colazione, una passeggiata e ripartiva, per ricomparire la sera in orari variabili. Io, dal canto mio, le sere in cui non poteva esserci, tornavo in città. Però chissà, c'era questa capacità di scendere dalla macchina e stare subito bene. Una specie di leggerezza nello svicolare tra una e l'altra delle complicazioni legate al Covid, tanta nostalgia di quelle cose che si facevano prima, come una sera al cinema o la processione coi quadri viventi, la musica in piazza e le manifestazioni gastronomiche.  Ma poi chi se ne frega, sia in Toscana che in montagna la gente sorrideva affabile e mangiava all'aperto, i bambini giocavano, al markettino del paesino toscano (e solo lì) si facevano cose dimenticate da secoli, come annusare la frutta o addirittura scegliersela dalle cassette senza i guanti. In altri luoghi, tutto sommato era bello  il rispetto dei clienti per le norme schizoidi di questa fase, al puro scopo di non mettere nei casini i gestori di servizi aperti al pubblico. 

In tal senso, il rientrare al lavoro comporterà probabilmente delle menate di proporzioni galattiche. Non me la sento di mettermi a spiegare qui come mi rapporto alla situazione finto obbligo vaccinale e parzialmente vero obbligo di green pass per i docenti. Mi ci manca sentirmi fare il lavaggio del cervello anche qua. Comunque un dato certo è che dallo scorso anno non vedremo differenze, nella pratica si entrerà scaglionati, si farà lezione distanziati, si terrà la mascherina in faccia fino a giugno, e mannaggia se fa come lo scorso anno, un mese caldo e un mese freddo, avremo tutti la tosse, per motivi che col virus non c'entrano niente. 

Però, adesso che mancano solo 5 giorni alla fine delle ferie, sto pregustando quella normalità che, alla fin fine, tutti noi ci siamo così tanto goduti, dopo l'incubo del secondo quadrimestre 2020. Il caffè coi colleghi, le chiacchierate all'angolo della strada, i bidelli che portano i dolcetti. I bidelli che...? Ah sì, sì. Non ci sono stati Conte, Figliuolo, Speranza, Burioni, Draghi, che potessero scalfire l'inveterata abitudine di mollare in sala professori giganteschi vassoi di bocconcini fatti in casa, doppiamente proibiti dalla legislazione sul Covid e da quella sull'igiene alimentare. Io non amavo sottomettermi alla prima e me ne sono sempre  stracatafottuta, come tutti, della seconda.  Ma dopo aver capito quali animali (e di quali dimensioni) possono uscire dalle mura di un edificio medievale in centro città quando noi non siamo presenti... e a volte anche quando ci siamo... ho assaggiato solo quel che si presentava in porzione singola, prodotto industrialmente con intorno una solida fasciatura di plastica e alluminio. Con l'eccezione della torta di pistacchi di Bronte del Gattopardo, ma quella era distribuita, solo per pochissimi raccomandati, in segreteria, con maggiore attenzione alla pulizia. E poi è entrata di diritto nella lista dei 4 dolci ( gli altri sono la Tarte Tatin, la bavarese menta e cioccolato e la tavoletta di cioccolato alle ciliegie) per i quali non importa se dopo muori, muori comunque col sorriso sulle labbra. In ogni caso, previa attenta disinfezione delle mani, i miei colleghi, tuttora viventi, hanno gioiosamente sbafato fino all'ultima briciola. Del resto, tra gel, spray, amuchine e candeggine, anche gli scarafaggi della scuola ormai erano belli lustri e profumati, e alla sera entravano scaglionati, firmando il registro visitatori e indossando la mascherina. Io sono una fobica e mi lavo le mani col sapone centosessanta volte al giorno, a casa mia. Ma credo che dopo questa pandemia farò una vacanza nella parte più fangosa e putrescente dell'Amazzonia, in un posto in cui l'odore della candeggina non sia mai arrivato e l'unico modo di disinfettare qualcosa sia bruciarlo. 

Quindi così, parliamo con questo tono leggero. Intanto Kawaii, Ricciolone, la Palestinese In Fuga, il Calligrafo, Barbie Mollettine Rosa, Precious e gli altri stanno per iniziare la terza e anche questo sarà per loro un anno di merda, non faranno neppure UNO dei tre anni di medie senza l'incubo della DAD e le altre oscenità a cui abbiamo sottoposto i nostri ragazzi. 

Per non urlare e non mettermi a spaccare tutto dalla frustrazione che provo per loro, più che per me, mi concentro sul programma (nel caso della prossima terza, faraonico, visto che non sanno le cose di prima e la seconda, più che un anno di scuola, era un periodo in struttura di riabilitazione psicomotoria) e su un sacco di cose che di per sé con la scuola non c'entrano poi tanto, tipo abbinare i nuovi sandali ai vestiti per le riunioni di inizio anno, farmi un taglio di capelli che gridi che finalmente sono capace di domare la mia criniera, e riprendere il sorriso spavaldo dello scorso anno, ma misurando meglio le interazioni coi colleghi e lavorandomi la preside con maggiore abilità, per renderla inconsapevole complice dei miei piani malvagi. E poi vorrei trovare un ritmo di lavoro che mi permettesse di non entrare in trance agonistica la terza settimana di scuola, per uscirne il 2 luglio del 2022. O quantomeno di non provare SOLLIEVO quando alle 4 di sabato pomeriggio qualcuno, sulla chat del lavoro, fa una domanda, perché a me il mio lavoro piace, ma ero arrivata alla tossicodipendenza. 

Faccio anche l'ottimo proposito di aggiornare questo blog, perché Scuolina Rosa l'avete conosciuta in tutti i suoi aspetti, di Scuola Vintage sapete poco, ma è un pianeta meraviglioso e, soprattutto, se quella era la mia casa, questa è la mia missione spaziale, la mia Wall Street, la mia fiammata di gloria. Mi serviva, o meglio serviva al mio ego, poi io in classe sempre la prof sono, ma lui era stufo di stare chiuso nel bagagliaio. Per qualche anno lo lascio espandere, poi non ne avrà più bisogno. E intanto avrò dato il massimo. Anche perché a Scuola Vintage danno il massimo anche gli scarafaggi delle mura medievali, o così o chiedi il trasferimento, non è propriamente un picnic, diciamo. 


 

 


sabato 31 luglio 2021

Nuovomondo

 Non ho proprio idea di come sia successo, ma siamo oltre la metà del 2021 e questo blog, per quanto molto anchilosato, ancora è qui a testimoniare della mia vita. Come prof e come persona. 

Solo che è passata la fase di detta vita in cui mi ci aggrappavo per non sentire la solitudine, per sfogare qualsiasi paturnia, e intanto i blog quelli belli, che seguivo sempre, sono diventati ad accesso controllato o si sono persi per strada. 

È anche passata la fase della vita in cui avevo tempo di scrivere ogni giorno. Ho iniziato a trentatré anni e, se oggi incontrassi la persona che ero in quel periodo, le darei due schiaffi e una bella svegliata, perché era una piccola idiota, bloccata da mille paure e cieca a ogni cosa che non fosse il suo bisogno immediato di sollievo. La signora che scrive oggi è una quarantacinquenne parecchio disillusa, ma molto più solida.

In comune, la Castagna versione 2009 e questa di adesso hanno solo la professione, la passione sviscerata per la professione e le grane della professione, pur se anche in quella l'atteggiamento è molto diverso. E se, certo, da matura si lavora meglio che da acerba, io però quella trentaequalcosenne che si faceva un mazzo così non la giudico affatto male, aveva altre risorse rispetto all'esperienza, comunque sapeva giocare duro, dire la sua e guardare lontano. Quest'anno, che ho lavorato gomito a gomito con l'Altissimo, poi ribattezzato Dottor Carter, che era mio alunno all'alba della mia scalata alle graduatorie e in questi mesi è stato il mio coordinatore in una prima, ho capito cosa vedevano in me all'epoca i docenti più esperti, quando decidevano di fidarsi nonostante la mia giovanissima età. Ci sono, semplicemente, quelli che per questo mestiere sono tagliati e punto. 

Ma andiamo con ordine.

Intanto per cominciare, questo blog è nato e si è sviluppato quando avevo appena finito il mio primo anno come titolare a Scuolina Rosa. Io da esattamente 12 mesi non appartengo più a Scuolina Rosa, e solo qualche giorno fa sono riuscita a tornare a Paesino di Sogno senza una stretta micidiale al petto. Però va detto che far parte di Scuola Vintage è come aver finalmente passato la selezione per i nazionali, dopo aver giocato per anni a livello locale. Credo anche di essere capitata lì in un anno in cui tra gli atleti nazionali venivano selezionati quelli da mandare ai mondiali, o almeno lo spero, perché se il ritmo dovesse essere sempre lo stesso, come giustamente diceva la Mater, io lì ci duro cinque anni. ("Ah, sicuro, non arrivo ai cinquanta, ma muoio felice", le ho risposto.)

Poi ci sono stati alcuni eventi maggiori nella mia vita. Su tutti diventare mamma della Princi, ma anche perdere tante persone per strada: chi ha svoltato per motivi più o meno chiari, chi è stato preso dalla Nera Signora, chi è andato a vivere lontano. Chi è andato via, lasciando la città a bruciare fino alle fondamenta, e poi è tornato e dorme qui sulle ceneri ancora tiepide. 

Però, anno Domini MMXXI, non è che io abbia solo croci da contare. Anzi. Sembra che, dalla parte di qua della pandemia, quella dopo la paura e prima del controllo totale delle menti, io ci sia arrivata in questa modalità: bionda, forte, piena di amici e relazioni significative, con tante "mie" persone attorno, abitudini più sane e palle decisamente più quadrate. Forse perché, se sbatti la faccia nel cemento un po' di volte, ma anche quando sei ridotto a una maschera di sangue continui a urlare "Però ho ragione!!!", e poi alla fine viene fuori che AVEVI DAVVERO ragione, gli altri finiscono per fare un passo indietro e guardarti fare. E tu, dopo un po' di chirurgia maxillofacciale ed estetica per poter di nuovo respirare, masticare, guardarti allo specchio, in questo spazio che gli altri ti lasciano ti ci muovi.

E quindi veniamo alle grandi notizie del 2021, che è un giro di calendario a dir poco interessante. Intanto si è visto che si poteva chiudere in discreta bellezza un primo anno assolutamente non facile a Scuola Vintage. E questo era fondamentale, ma assolutamente non scontato, in tempi di Covid e dopo una tempesta di cacca forza 9 che da febbraio ha sconquassato diverse classi (e ve ne parlerò, ma adesso c'è un'indagine della polizia, non è il momento). 

Poi la figlia è andata a stare da sola, o meglio, con il fidanzato BP. Che ha l'impressionante atout di piacere alla mamma, e che pare la faccia contenta. E ciò si svolge nella Città coi Due Fiumi, a poca distanza da qua, in pieno centro, dove i due, in pochi mesi, si sono integrati senza fatica in una piccola comunità di negozianti e impiegati di uffici.su strada, che ha  finito per adottare anche me e l'Uomo. Vivono in tre stanzine miserande con finestre su un solo lato, un caldo soffocante e evidenti segni di quella gioia che c'è solo all'inizio di una convivenza. La sola volta che, venendo via da lì, non ho singhiozzato, per il distacco dalla Princi e anche per l'invidia, è stata mercoledì scorso, quando anche l'Uomo è stato lì con me e gli ho visto passare emozioni varie sulla faccia.  

L'altra enorme, gigantesca notizia è che da esattamente tre giorni e quattordici ore siamo i proprietari della casa dove ci trasferiremo. Quindi, tra qualche mese, per fare colazione scenderò le scale e aprirò la porta finestra verso il portico, che a sua volta guarderà sul giardino. Per dare aria alle stanze aprirò la porta finestra sul terrazzo lungo, e girandomi a destra vedrò le montagne. Per stendere uscirò sul terrazzino dietro e sentirò le campane della chiesa barocca in cima al paese. D'inverno correggerò le prove nel tinello davanti al camino. Farò yoga sul mio prato. E perderò ore a rintracciare i gatti. Insomma, dopo vent'anni esatti di sistemazioni nate per essere provvisorie, ho comprato la casa dei miei sogni. Provvisoria pure quella, penso, perché non credo che ci invecchieremo, a Paesino da Cartolina, abitanti 387. Ma strappacuore. Sarà una delle grandi protagoniste di questo blog, la casa nuova. 

Ora voi direte: ma proprio adesso che la Princi si sposta (o magari pure si sposa)? Ma con l'Uomo che vive un po' dentro un po' fuori e non fa programmi oltre le 12 ore? Ma adesso che lavori in città, insegni yoga in città, tua madre ha una casa in affitto in città? Ma...

Ma, ma, ma. Guardate un breve filmato in cui la mia faccia, devastata dai colpi sul cemento grezzo, ruscella sangue ma io, anche coi denti rotti e gli occhi pesti, continuo a farfugliare "Però ho ragione!!!". Ecco, posso sempre sbagliarmi e avere torto, stavolta. Ma quella è la determinazione con cui si fanno le cose qui da me, mia madre è uguale, mia figlia è uguale, mio marito è uguale. Non siamo gente che si lascia dire da altri quali sogni (e quali incubi) deve avere. 

Sono assolutamente certa che passare da cinque vani urbani a una casa indipendente in paese, con il prato, il muraglione di confine coi vicini, la crota (non esiste un termine non piemontese per descrivere quel tipo di cantina), sarà un'avventura non da poco. Suderemo, spenderemo, ci metteremo anni a imparare a godercela e chissà quanti piccoli intoppi dovremo affrontare per far funzionare il tutto. I colleghi sono unanimi nell'affermare che la differenza la fa il giardino. Kim Rossi R. mi ha messo in guardia sulle proporzioni apparentemente ragionevoli di alberi che, visti così, sono piccoli, poi se decidi di tagliarli scopri che ci vogliono tre viaggi a portare via tutto. La Genovese mi ha detto "Il giardino diventa così importante che ti dimentichi dell'interno" (il che, a me che adesso ho le mani in mille riviste di arredamento e sto sudando per scegliere pezzi tra il country, l'elegante, il pratico e il moderno, sembra impossibile). Il segretario Gattopardo, rotolando o espungendo le erre nel suo spettacolare accento siciliano, mi ha detto "Quando hai la tua terra, me lo dici che ti porto le  fragole da trapiantare." Ma ovviamente è l'Orsone, orgogliosissimo proprietario del cocuzzolo di un colle oltre il fiume, che ha fatto centro: "È un sacco di lavoro. Vai fuori, decidi di regolare la siepe o sistemare il prato, e in un attimo ci sei stato cinque ore. Però va bene, perché ti dimentichi di tutto." Io e quell'uomo chiaramente abbiamo visto entrambi il cemento da molto vicino, e non una volta sola. Non c'è nemmeno stato bisogno di raccontarselo. Dice che è l'antidoto. Io gli credo. Guardo il mio, di Uomo, e me lo immagino in ciabatte di gomma che bagna il prato. Guardo la camera da letto che attrezzerò per i ragazzi e me li vedo arrivare in cucina al mattino della domenica per fare colazione. Mi immagino i nipotini sul prato. Ma soprattutto,  se chiudo gli occhi, vedo me in ogni anfratto della casa, che pulisco, che studio, che arredo, che riparo, che vivo. Che prendo l'auto e parto per Scuola Vintage attraversando le nebbie del mattino. Che torno a casa, sento il cancello chiudersi dietro di me e scendo in mezzo alle aiuole, dando inizio alla seconda parte della giornata, quella in cui mi coccolo la mia casa e le mie piante. "Vedrà che sarà contenta" ha detto, con semplicità ma con un bel sorriso sincero, la signora che mi ha venduto la casa, una che di cemento ne ha trovato intere scogliere su cui fratturarsi, ma si illumina parlando delle sue ortensie. 

Speriamo davvero.