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mercoledì 12 dicembre 2018

Dieci Natali su auleintempesta




2009

Otto anni fa il Natale, per mia sfiga, ha smesso di funzionare per me. Ho fatto del mio meglio per esserci per gli altri. Nei successivi sette sono scomparse delle persone: alcune portate via dalla Signora in Nero, altre andate via con le loro gambe, perchè i soldi sono più importanti della famiglia. Io ero al mio posto e ci sono rimasta, anche quando non ne avevo proprio voglia,sono riuscita a esserci tutti gli anni tranne uno. 

Non è colpa mia se di passione, nel volgere del tempo, ce ne ho potuta mettere sempre meno. 

Ma se quest'anno pesa a tutti, se quest'anno siete tutti un po' più disillusi, un po' più disincantati o un po' più vecchi, e nessuno ha voglia di festeggiare niente, non potete contare su di me per metterci l'ipocrisia di un entusiasmo che non esiste. 

Che Dio mi strafulmini se l'anno prossimo mi faccio fregare di nuovo. 

Il Natale sarà anche tante cose, ma non dovrebbe essere obbligatorio. 
Tanto meno doloroso e ingiusto, come sarà oggi per qualcuno.
Tanto meno litigioso.
Tanto meno finto.

2010

Pochi giorni prima scrivevo:


E mandare tutti affanculo, diventare fondamentalista islamica invece che buddhista non violenta, no??? 
Non avevo tutti i torti a essere preoccupata, ad agosto, se non sono bastati cinque mesi di preparazione a scongiurare l'ennesimo Natale in macchina e/o con corse da fare tra una casa e l'altra in mezzo Nord Italia. 

Poi in realtà il Natale 2010 è stato il primo della nuova serie: tra le cose che ho elencato come buone, figurano al primo posto la totale assenza di riferimenti religiosi, e guardate i due successivi.



2. Prepararci il pranzetto di Natale io e l'Uomo soli soletti nella nostra casa di Asti 

3. Restarsene in pigiama fino alle tre di pomeriggio

Il 2011 è l'anno in cui mi procuro uno strappo muscolare alle 12 della mattina di Natale, spostando molto opportunamente l'asse dei discorsi che mi coinvolgono da adozione adozione adozione a mettici del ghiaccio - no mettici la borsa dell'acqua calda.

 2012:

Non c’è soluzione. Non finirà mai. Dovrò aspettare di essere una vecchietta dimenticata in un ospizio.


Questo Natale 2012 evidentemente lo patisco parecchio, anche se poi col marito cerco di godermelo: in realtà il 2012 è stato l'anno in cui abbiamo iniziato a scricchiolare come coppia, ma io non l'ho percepito, cretina.

Il Natale 2013 AVREBBE DOVUTO ESSERE il primo con la Princi. La Princi il 16 dicembre è scappata di casa. Il cane aveva un tumore. Mio padre era in fin di vita. Ok, lasciamo stare il Natale 2013. Non conta. Non si può calcolare.

2014

Questo sì che lo contiamo. È il primo tutti e tre insieme. E anche l'ultimo. La mattina dopo, profeticamente, scrivo:

Fuori c'è tutto gelato. Domani danno neve. Qui siamo al sicuro, per un breve istante. Vorrei fermare il tempo, ma non si può.

2015


Buio. Dolore. Dolore. DOLORE.

2016

Non c'è piu Bontcho. Non c'è più la De. C'è una gattina color panna, ancora terrorizzata. C'è l'Uomo che dorme di nuovo a casa. Natale è rotto in mille pezzi. Ma c'è.

Con una madre ex cattolica buddhista, una figlia ex musulmana che segue religione, un padre afflitto e scoglionato del Natale, forse l'unica era non addobbare niente. Ma se l'anno scorso Castagna si è fatta un pomeriggio in ufficio a ruscellare lacrime sull'albero di Natale tutto argento e bianco che aveva messo su per l'Uomo, e in casa non ha messo niente per esplicita richiesta della Princi, quest'anno con mano un po' meno titubante se la sente di fare un micropresepe di statuine di tagua assai equa e solidale in cucina, dove lo vedono tutti, ed un altro privato, con cinque statuine in ceramica dell'Esselunga e un Buddha, sul tavolinetto della stanza matrimoniale, dove lo vedono solo lei e l'Uomo. Niente albero perchè quello andava fatto in ufficio, ma tra esame di yoga, gatto nuovo, festival e influenza il tempo è mancato. Si userà come scusa il fatto che, con un cucciolo di sei mesi in casa, è già tanto se non avviene il kidnapping di Gesù Bambino (già accaduto una volta, in casa degli Psicozii), figuriamoci le palline i festoni e le lucette. Lei dentro di sé comunque ha festeggiato solo il solstizio d'inverno, sforzandosi con tutta l'anima di teletrasportarsi a Stonehenge. 

2017

Piazza pulita di uomini e donne che portano disagio nelle nostre vite. Lui a casa, anche se fuori succede ancora di più, e di peggio: del resto, io sono molto più a casa di lui, ma è iniziato un processo irreversibile che sta modificando le carte in tavola, anche indipendentemente da cosa faccia lui.

Ancora grande confusione. Troppe domande. Troppi silenzi.

L'Uomo sceglie la notte tra Natale e il suo compleanno per avere un incidente con  la macchina. Toccando, direi, il fondo del suo viaggio agli inferi. Il giorno dopo però inizia la sua risalita, forse. Io sono ancora lì al suo fianco, lo guardo. E intanto riscopro la fede nei miracoli. Ma che fatica.

2018

Ed eccoci. Nonostante una sequenza preoccupante di Natali vissuti malissimo, questo chissà perché mi ispira fiducia. Forse perché per fortuna ormai del Natale non frega veramente più un cazzo a nessuno, e io me lo immagino alla stregua di un collegio docenti o un impegno col notaio, qualcosa che ti impegna per un pomeriggio e via. Non gradevole ma nemmeno troppo pesante. Almeno spero. Sono a anni luce dal fottermene anche tanto cosi di come andrà, e sono confortata dal fatto che anche gli altri non ne parlano e non si agitano. Nemmeno mia madre. Oh, poi magari finisce in tragedia. Solo che non credo sia significativo, ormai, se la tragedia capita il 25/12 o un qualsiasi altro giorno dell'anno. Da un lato, siamo attrezzati per la tragedia, qua. Dall'altro, sinceramente, una parte di me sa che il 2019 sarà l'anno di chiusura dei conti, quindi il Natale 2018 poco importa, importa molto di più aver mantenuto il proposito formulato a gennaio 2018: prendere quel che mi spetta in cambio di quanto ho dato. Che lentamente è diventato: prendo ciò che è già mio, perché me lo sono sudato e me lo merito.