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mercoledì 29 settembre 2010

Grazie, William

Stratford-upon-Avon negli anni Novanta, in un mese di luglio purchessia, era piccola, verde, fiorita, popolata di turisti e ragazzini in vacanza-studio, con un cielo luminoso in cui volavano gli aquiloni.
Il fiume scorreva, verde e pacifico, sotto gli alberi. Due ragazze vestite quasi uguali, con il cappellino a stelle e strisce e l'aria felice, si sono fatte fare una foto da qualcuno vicino a un ponticello.
La casa di William Shakespeare, o ciò che ne era stato ricostruito e che spacciavano per tale, era bella.
Anche Londra, quello stesso luglio, piovigginosa come da contratto, era bella. Piena di gente. Grigio fumo come Genova in certe giornate di maccaia.

Oggi l'Urlatrice, che per l'occasione aveva un volume di voce accettabile, e Terremoto, a grande richiesta della classe, mi hanno fatto la scena del balcone di Romeo e Giulietta. Lei in ginocchio sulla mia sedia dietro la cattedra, con la mia giacca rosa scuro a fare da bordura fiorita, e lui in ginocchio a terra, in mezzo ai banchi e ai compagni che fungevano da cespugli del giardino.

Lui è in terza media e non sa ancora leggere decentemente un testo mai visto prima, ma ha il physique, infatti sono le compagne che l'hanno voluto protagonista (Oh, Romeo, Romeo... ma quanto gel ti sei messo nei capelli?). Lei, che è quanto di più ventunesimo secolo in fatto di abbigliamento e di modi, si emozionava leggendo, la mano a sostenere la guancia, gli occhi sognanti, la voce accorata. La classe osservava rapita e divertita. Io pensavo a "Shakespeare in love", a quanto certe cose anche se lette e rilette siano sempre coinvolgenti, e a un certo punto nella stanza aleggiava lo spirito di William, con l'indimenticabile faccia da schiaffi di Joseph Fiennes, che sorrideva pensoso.

Dopo, per stemperare il picco glicemico, abbiamo cominciato a preparare un'allegra scenetta per otto personaggi di Dario Fo, con risultati incoraggianti. La prossima volta la mettiamo proprio in scena, con tanto di mimica e oggetti (uno degli oggetti, per esigenze di copione, dovrà essere uno stetoscopio: prenderemo uno strumento giocattolo. Un altro, sempre da copione, sarà un vassoio di bignè e cannoli. Veri, quelli.)

martedì 28 settembre 2010

Prima del temporale

Lo so, sono solo un paio d'ore della mia vita.

Non si muore di queste cose.

Io ho un avvocato fantastico e se non basta quel che devo dire a voce posso scrivere con sua consulenza una bella raccomandata.

Ho anche tutti i conti in regola: devo 15 euro e 77 centesimi di tutto il 2009/2010 e se proprio ci tiene glieli metterò sul tavolo in monetine da 10, tanto per chiarire il concetto.

Mi porto anche l'Uomo al solo scopo di avere un maschio alto un metro e ottantatre per novanta chili al mio fianco nel caso cercassero, come al solito, di sminuire quel che dico con quel simpatico sguardo tra maschi che significa "lasciamola parlare, tanto le decisioni le prendiamo noi uomini".

E sono otto giorni che preparo la strategia, consapevole di poter dire quel che devo dire con tono sobrio, fermo e chiaro.

Ma all'idea di questa assemblea di condominio, in cui affermerò ad alta voce che non sono d'accordo di rinnovare il mandato all'amministratore e spiegherò il perchè, ho un mal di stomaco tremendo.

lunedì 27 settembre 2010

Addensare il composto mescolando energicamente

ZZZOTT!!!!
ZZZOTT!!!!
Siamo alla terza settimana, e sulla II B cadono come saette le prime due note disciplinari firmate Castagna.
Croce e Delizia, ça va sans dire, e Franti, suo fido compagno d'arme.
Più un tombino formato famiglia a una biondina dai capelli vaporosi costantemente distratta.
Meglio con le brune, ma in generale le ragazze della II B sono un bel disastro.

La III B oggi si è sparata una lezione densissima: Risorgimento season 1 episode 1, una d'arme di lingua d'altare, i moti del '20, '21 e '31, i Carbonari Mazzini Gioberti Balbo, palla lunga e pedalare, e non intendo dedicare altro che una seconda puntata a questo argomento, dato che CON QUESTI ho intenzione di fare il Novecento tutto e bene. No, non bene, da Dio. Mi devo consolare dell'annus horribilis passato con la III C, devo rifarmi, devo togliermi lo sfizio di arrivare al 2001, anzi, al 2008, anzi, al maggio 2011.

Punta di Diamante se n'è uscito con una delle sue. Invece di fare il dettato vuole studiare 100 pagine di Storia.
Non chiedetemi cosa mi è preso, o meglio, lo sapete benissimo: sono totalmente schiava di quel ragazzino, in quanto è in assoluto uno dei cervelli più stupefacenti su cui mi sia capitato di lavorare. Lui adora le sfide, e io anche. Vi saprò dire chi dei due ci prende una facciata...

domenica 26 settembre 2010

Un buco spaziotemporale

Giornata solitaria.
L'Uomo è crollato sotto i colpi dell'influenza. Il cugino è stato casalingo tutto il giorno nella sua ormai organizzatissima tana, che poi è il mio ufficio color albicocca.

Ho dedicato la mia attenzione a cose importantissime, quali il cambio delle spugnette di cucina, il lavaggio delle mutande di ambedue i miei uomini e la somministrazione di cibi sani e digeribili al povero marito malato.

Ho pensato con una certa apprensione alla settimana che avrà inizio domani, della quale l'unica cosa certa è che sarà lunga, complicata e piena di grane.
Tanto per dirne una, l'assemblea di condominio, nella quale salterò sul tavolo al grido di "Tagliategli la testa!" quando l'amministratore cercherà di mettere a verbale senza consultarci che gli rinnoviamo il mandato per un altro anno.

In cotante preoccupazioni affaccendata, ho deciso che pulire il frigorifero non mi avrebbe distratto abbastanza e preferito andarmene un po' in giro a piedi con la fida piccola De al guinzaglio.

Camminando per le strade con la testa a mille cose da fare, ero totalmente assorta, quando all'improvviso nel centro di Asti ho alzato gli occhi, richiamata al presente da una folla lenta a spostarsi e poco rumorosa che mi sbarrava la strada.

E lo scenario era così naturale per una città come questa, di domenica, in una strada già normalmente pedonale, che, per un momento, non mi sono nemmeno resa conto di cosa stavo vedendo.

Banchetti rustici, con uomini rubicondi vestiti di tela grezza, che arrostiscono porchette.
Donne che servono porzioni di zuppa di farro. Artigiani che espongono ferro lavorato a mano, cesti di fiori secchi e artificiali, candele, vasetti di miele, forme di toma, oggetti in legno e in vetro.
Bambini con l'elmo da vichingo e la spada finta che giocano. Un gruppo di ragazzi, il primo su cui mi si è posato l'occhio alzando la testa, con le felpe col cappuccio, i jeans stretti e i capelli come usano ora, col ciuffo, cosicchè sembravano usciti da una rappresentazione di Romeo e Giulietta.
Profumo di lavanda, carne, formaggio, frittelle.
E soprattutto un odore dolce e caldo di sottofondo, e questa strana sensazione che tutta quella gente che si spostava lungo la fiera facesse curiosamente poco rumore.
Poi ho capito: stavamo tutti camminando sulla paglia sparsa a terra. Un effetto tanto gradevole da chiedersi perchè la paglia non vada più di moda sul pavè.

Certo che Asti, quando ci sono queste cose medievali, si cala nella parte che è una meraviglia. Ci si chiede se la finzione non sia piuttosto quella che vediamo tutto il resto dell'anno.




foto di vittorio ubertone

sabato 25 settembre 2010

Mamma Cattiva ha di nuovo fatto strike

Non posso mettermi a raccontare il cosa e il come. Ci sto ancora male, ma male da morire, a distanza di anni e anni.

Lei era bella, molto. Intelligente, simpatica. Elegante. E anche tosta. E non sono cose che ho visto a posteriori, ma subito.
L'ho conosciuta prima di conoscere lui, e prima che lui la conoscesse.

Probabilmente lei si è indispettita perchè l'Uomo la trattava con cameratismo e simpatia ma non le stendeva il mantello sulle pozzanghere, non ammutoliva quando lei entrava nella stanza e non le dava passaggi in macchina da una lezione all'altra, perchè li dava a me. Il che, effettivamente, era abbastanza strano, anche visto dagli altri maschi presenti alla specializzazione.
Devo precisare, e chi l'ha vista sa che è vero, che "più attraente di me" si applica a parecchia gente, ma lei era decisamente una gran figa, di quelle che, appunto, fanno ammutolire la parte maschile etero della stanza quando arrivano. Credo che, per lineamenti, carnagione, occhi e capelli, Salma Hayek come esempio vada bene, ma Salma Hayek è un po' messicanotta, piccoletta, tendente al chiatto e al vestito da saloon. Lei era pure alta. E magra. E vestita con gusto indiscutibile.

Giuro che non dico ciò per magnificare il fatto che di fronte a cotanto ben di Dio lui abbia scelto me. Stiamo parlando di dati, okay? E a me, se mai, di tutta questa persona la cosa che poteva preoccupare era che fosse anche sveglia, spiritosa e brava nel suo mestiere, perchè di belle, si sa, ce ne sono, ma non tutti gli uomini cercano solo l'aspetto fisico.
Bisogna però specificare quanto era figa e in gamba costei per spiegare che l'Uomo, non considerandola altro che un'amica, le ha fatto un pesante affronto, perchè la signorina era abituata ad averne parecchi contemporaneamente, ai piedi, e l'unico che, visibilmente, si filasse solo un'altra, per lei, era quindi l'unico imprevedibile, e di conseguenza interessante.

Ma anche così, non è che si sia innamorata, lei. Però doveva spuntarla. Lui doveva volerla.

Nessuno di noi era più un ragazzino dedito agli sbaciucchiamenti e alle ripicchine. Eravamo tre persone fidanzate, ognuna per parte sua, tutti e tre vagamente in odore di matrimonio col classico partner che va bene ai genitori.

Ha tirato fuori tutto, e dico tutto, quello che le vere femmine predatrici sfoderano in questi casi. La figaggine, l'intelligenza, lo spirito, e ovviamente, dato che l'Uomo era impegnato con una fidanzata storica e già imbarcato con l'idea di lasciarla e di rapirmi all'Ingegnere, la carta dell'amica che lo capisce, che gli legge dentro. Il tutto in modo che, per un uomo, potrà anche risultare invisibile, ma per una donna che osserva è plateale.

Io li guardavo parlare tra di loro alle lezioni, per strada, alle cene, e, ancora abbastanza neutrale, davo per scontato che avrebbe finito per prenderselo. Bella e interessante lei, bello e interessante lui, era scritto. Sarebbero stati una coppia da copertina, okay. Non so dire quando avrebbe dovuto succedere perchè io ci restassi solo un po' male e quando, invece, sarebbe stato veramente brutto da accettare, perchè non è mai successo.
Invece è successo che lui ha stretto il cerchio intorno a me e io ho iniziato a veder crollare le difese, una dopo l'altra. Il seguito è noto, ma lei non è scomparsa subito e, di colpo, il fatto che continuasse a fare la gattina, a attaccare trasversalmente, a porsi come se sapesse già che un giorno l'avrebbe spuntata, mi ha infastidito a sangue.

Perchè fino ad allora si era giocato leale: lei ha avuto le stesse possibilità che avevo io, fino a quando non è stato chiaro che non ero capitata semplicemente nel letto di un collega per qualche settimana, ma io e l'Uomo stavamo mettendo su casa insieme.

E allora lei doveva mollare.

Non lo ha fatto. E qualcosa del rapporto che si era creato con lei nel frattempo doveva essere importante per l'Uomo, perchè, qualunque cosa ci sia stata, è andata avanti anni, anche dopo che io avevo detto che ne avevo abbastanza.

Non ho mai potuto verificare esattamente cosa sia successo. Mi ci sono bruciata la salute, il sonno, l'appetito, la voglia di vivere. Abbiamo quasi mandato a monte il matrimonio, non saremmo arrivati al secondo anniversario se a un certo punto non avessimo deciso di giocarci il tutto e per tutto, restando insieme e faticando come due muli per arrivare a una definizione chiara di chi eravamo, di cosa volevamo, di cosa non c'entrava con noi due e di cosa, volenti o nolenti, doveva entrarci per forza, cioè la sincerità, la responsabilità, la libertà di ammettere di non essere perfetti, il coraggio di parlare e affrontare le conseguenze, l'altruismo di dire se vuoi andare vai, basta che tu sia felice e che non mi racconti balle, la stima dell'altro che impedisce di mentirgli e togliergli la dignità di sapere.

C'è voluto tempo, TANTISSIMO TEMPO: non nel senso lineare dei mesi sul calendario, ma nel senso circolare delle migliaia di secondi in cui la schiena rischiava di rompersi per lo sforzo di resistere al peso del senso di colpa, delle recriminazioni, del sospetto; delle migliaia di ore passate a pensare "Non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio"; delle migliaia di momenti in cui, nella più fitta oscurità, una lucina lontanissima insisteva "Vale la pena, per questa storia vale la pena, sai perchè sei ancora qui, sai che lo sta pensando anche lui che non ce la fa ma che non molla, perchè per restare con te vale la pena"; delle centinaia di sere in cui un altro giorno si concludeva e sembrava che quel taglio gigantesco non avesse minimamente finito di sanguinare; delle centinaia di mattine in cui si scendeva dal letto stupendosi di essere ancora vivi con il cuore così pesante.

La cosa che ci ha salvato, alla fine, e non lo avrei mai detto, è stata un altro tradimento. Platonico, questo lo so con certezza perchè era da parte mia. C'è voluto un Amore Sbagliato: per poter affievolire la rabbia, per sapere che sono capace di amare infinitamente, ma senza possedere, e di seguire il mio istinto più pulito e migliore, per vedere l'Uomo disposto a rimanere al mio fianco anche in condizioni terribili, per capire che quello che mi lega all'Uomo va al di là dell'innamoramento stesso, sta ormai nel DNA e lì rimarrebbe, anche trent'anni dopo un divorzio.

Oggi, alla prova dei fatti, è qui che siamo e, ora, a differenza di allora, saprei, sapremmo tutti e due, cosa fare se un problema simile si ripresentasse: siamo cresciuti. Non mi pare di aver buttato nel cesso nè la mia dignità nè la sua, trovando una strada per continuare. Non l'ho inventata o voluta trovare a tutti i costi, ho solo fatto una grande fatica per scoprire se esistesse, e forse esiste davvero.

Se mi chiedete se ho perdonato l'uomo con cui dormo, rispondo no. Non ho perdonato un sacco di cose e non intendo farlo, guai: voglio conviverci e ricordarmele BENE. Perchè sono un pezzo della nostra storia, e della mia vita, sono errori, paure e dolori da cui ho imparato e, oggi, sono parte di me, sono entrati a costituire anche le cellule dei miei occhi che, al mattino, si aprono e lo guardano sdraiato vicino a me, e sono nelle cellule dei suoi occhi che si illuminano quando mi vede.

Non gli perdonerò mai di avermi mentito per fare i suoi porci comodi, non farò mai la pace con l'idea di non aver saputo, e per anni, in cosa consistessero codesti comodi e quanto da vicino siano mai arrivati a minacciare la mia vita di coppia.

Non mi perdonerò mai di non aver capito che dovevo prendere la situazione con un altro piglio, fin dal primo giorno, e girarla a mio vantaggio, per quanto possibile.

Non mi perdonerò mai di aver avuto in mente per mesi un'altra persona, anche se non ho tolto niente a quel che provo per l'Uomo, perchè comunque lui ha sofferto per questo.

Lei, l'altra, la voglio morta, voglio investirla con la macchina, passarle sopra nei due sensi, poi scendere, aprirle il petto, strapparle il cuore e mangiarmelo. E non sono metafore. Poi mi costituisco, faccio i miei bravi anni di prigione e torno a essere la persona tutto sommato tranquilla e non violenta che sono.

Dimenticare è fuori discussione, perdonare non si può, rassegnarsi è perdere la dignità, veder cicatrizzare e sparire questo tipo di ferite è quasi impossibile. Ma si può andare avanti. Questo sì. Da soli, o in due. Credo sia raro, in due.

Non so se è un merito, e di chi o cosa, essere arrivati dall'altra parte di una cosa simile ancora insieme. Non so come andrà a finire, so solo come sta andando e cosa stiamo facendo.

Se pensassi che mi sto mentendo, che non è quello che voglio per la mia vita, smetterei di provarci. E spero che lui si voglia abbastanza bene da fare lo stesso.

venerdì 24 settembre 2010

Uomini

"Ma in questo film non c'è neanche una donna, prof?"
Gli occhi verdi sempre un po' stupefatti di Terremoto, mentre mi fa una delle sue mille domande dirette, tra i risolini degli altri, ma lui quando vuole capire una cosa ignora le risatine e cerca me, che, almeno secondo lui, ho sempre pronto l'elemento mancante, come appunto si è verificato in questo caso.
"E' ambientato in un convento, Terremoto."
Il film, per inciso, era "Il nome della rosa".

Pioviggina.

Passo le mie giornate, stranamente visto il mio mestiere, tra svariate figure maschili, di cui guardo, condivido o ascolto la vita, affascinata e paziente come una spettatrice davanti a una vasca particolarmente variopinta dell'acquario.

L'Uomo, che si aggira per casa con i primi segni di stanchezza da triplice lavoro. Che vedo pochissimo, e di cui so che esiste soprattutto grazie alla forma rassicurante della spalla destra, su cui mi addormento per pochi minuti dopo pranzo.

Sanguedelmiosangue, reduce dall'ultimo 30 di Storia, che gironzola per Asti coi suoi piedoni lunghissimi e le sue buffe mutande colorate che sporgono dai jeans, prende appuntamenti per vedere appartamenti, persone e opportunità di lavoro, si svacca sul mio divano con quelle ciglia sterminate tenute basse sugli occhi e mi infligge puntate innominabili della De Filippi e di Un posto al sole.

Il Danno che mi scrive, in ottimo italiano e dandomi rispettosamente ancora del lei, dall'ospedale, in attesa di concludere la degenza e passare, ahimè ancora per chissà quanto, al day hospital.

Il Clown, che sclera urlando nel telefono e corre con la macchina avanti e indietro per il Nord Italia, nella quest più difficile e stupenda della sua vita, a caccia dell'unica tra le sue molte donne che ora possa efficacemente tenerlo in pugno, almeno finchè tiene in grembo suo figlio.

Riccetto Historico di II B, che vuol sapere se un crociato è colpevole d'omicidio per aver ucciso qualcuno in guerra e ci rimane di cacca quando gli dico che, se è una guerra santa, la Chiesa non ti condannerà mai per aver ucciso un infedele, anche perchè ti ci hanno mandato apposta, in guerra.

Il Gigante che si affanna a cercar di capire come possiamo far stare meglio Vomitino e mi punta nei corridoi per parlarne, perchè la Castagna non dice mai la fatidica frase "Oh insomma, di prima media non è mai morto nessuno, come sono delicati questi bambini!" che invece gli altri colleghi, maschi e femmine, sentenziano a ogni piè sospinto. (Questo perchè Castagna si ricorda perfettamente la sua, di prima media, e purtroppo anche la sua seconda.)

E oggi che piove, con uno scenario autunnale dolcissimo nella sua malinconia, nella mia giornata queste figure sono accompagnate da altre, più eteree.

Guglielmo da Baskerville, con i bellissimi occhi castani di Sean Connery, che indaga, osserva, e alla fine piange perchè bruciano tanti manoscritti miniati, oddio come lo capisco. La scena in cui il venerabile Jorge dà alle fiamme l'unica copia dell'opera aristotelica ha messo in agitazione persino i miei tredicenni.

Adso, il giovane novizio dallo sguardo avido di conoscenza, che, la prima volta che ho visto il film, era un ragazzo più grande di me, oggi di fronte alla mia esperienza è un tenero fiorellino sedicenne che scopre la vita, proprio come i miei alunni.

Umberto Eco, la sua conclamata fiducia nei giovani e le sue riflessioni sul fanatismo e l'ignoranza, del Medioevo e del mondo contemporaneo.

E poi, a casa, in questa luce grigia, il fascinoso, profondo, distratto, malinconico commissario Adamsberg che indaga tra Parigi e la Mitteleuropa, dividendo scatole di paté con un cucciolo di nome Cupido.

mercoledì 22 settembre 2010

Paura e terrore

Stamattina alle otto meno un quarto Vomitino di I C singhiozzava nell'atrio. Era già andato a vomitare una volta.
Alle otto piangeva in classe, sconsolato, con la fronte appoggiata sul banco. Teppa Gentile, chino su di lui, cercava di confortarlo.
Ho provato a dirgli di aspettare a chiamare casa, di vedere se andava meglio. E' uscito altre due volte in direzione bagno. Poi mi ha chiesto se poteva fare l'intervallo in classe.

Io sono stata in prima C tre ore. Nelle prime due abbiamo sviscerato l'argomento paure.

Chi ha paura della bidella ringhiosa detta "la Rambo" ormai da generazioni di studenti?

Qualche professore vi terrorizza? Chi vi sembra più pericoloso?
"Quella di Inglese!"
"Quella di Matematica..."
"A me il primo giorno facevi paura tu, prof."
Sorrisi increduli o di sufficienza da alcuni.
"Perchè sei un ragazzo intelligente, hai individuato subito il vero pericolo..."
Sguardi preoccupati.

"Io il primo giorno di scuola..." fa Il Cucciolo, un ragazzino un po' sfigato che viene da un paesino minuscolo in fondo alla valle.
"...piangevi!!!", completa un coro di bambini.
"No, non piangevo! Ero un po'... va beh sì, dai, mi è scesa qualche lacrima."

A quel punto siamo andati avanti con un esercizio di scrittura che faccio da qualche anno. Le paure di quando eravamo piccoli.
Chi da piccolo credeva ai mostri?
L'assassino è sotto il letto, nell'armadio o nel bosco?
Esiste veramente il pagliaccio di It?
Esistono le case stregate?
"Io da piccolo una volta di notte mi sono alzato e ho visto mia nonna tutta spettinata e senza denti, e mi sono spaventato tantissimo."

E via con le fobie: i ragni, gli aghi, il dentista, i posti stretti, gli aerei, parlare in pubblico.

All'intervallo delle 9 e 55 Vomitino aveva ripreso colore ed è uscito con gli altri.

Ultima ora con loro, antologia e grammatica, e ho dato qualche nota a chi non aveva il compito. Hanno incassato, anche l'Arcangelo, che credo non abbia mai portato a casa un voto inferiore all'otto da quando è nato.

Ho poi rivisto Vomitino all'intervallo delle 12 e 35, circolava per il corridoio addentando un toast. Bene. Per oggi l'abbiamo sfangata.

Dopo, due ore di III B.

Ripasso complementi, a voce. Improvvisamente un soggetto, il fantomatico gatto di non si sa bene quale Paolo, diventa protagonista di tutto l'esercizio, in un crescendo di errori e stupidaggini.
Luogo:
"Il gatto di Paolo è salito sul tetto."
Termine:
"Il cane ha morso la coda al gatto di Paolo."
Causa:
"A causa del temporale, il gatto di Paolo è tutto fffftthhhhhhh." (Punta di Diamante)
"Che vuol dire è tutto ffffftthhhhhh?"
"Sì, va beh, ha capito."
Poi inizia il delirio.
Complemento di limitazione:
"Il gatto di Paolo non può passare la frontiera!" (Punta di Diamante)
Complemento predicativo del soggetto:
"Il gatto di Paolo è stato nominato imperatore."
...e altre stronzate a raffica, tutti piegati in due dal ridere.

Ma la palma per la migliore interpretazione ce l'ha il nostro creativo dal lessico fantasioso, l'Incontenibile.
Complemento d'agente:
"Il gatto di Paolo fa il poliziotto."
Complemento di privazione:
"Il gatto di Paolo è sterilizzato."

lunedì 20 settembre 2010

Un'improvvisa rivelazione

Gesù, non ci posso credere.

No dai, non è possibile, sono la solita mitomane.

Però...
Quest'anno...

L'orario. Ho chiesto, invece del solito "se ce la fai, posso uscire presto venerdì e rientrare tardi lunedì, che nel weekend vado a Genova?", un nuovo, inaudito "lunedì e venerdì fai quel che vuoi, quest'anno per esigenze di famiglia avrei bisogno di andare a Genova di giorno feriale, mi puoi mica mettere una mattina, tipo il giovedì, in cui entro decisamente tardi?". Il Gigante ha fatto un po' una faccia (sono 3 anni che chiedo la stessa cosa, l'ho preso in contropiede). Due giorni dopo avevo un orario, tra l'altro spalmato su due scuole, in cui entravo tardissimo il giovedì E ANCHE il lunedì. E il mercoledì uscivo presto.

La preside. Non che me ne freghi, ma ha iniziato a darmi del tu. Io ho continuato a darle del lei.

Le colleghe di Paesino Blu. Mi hanno fatto scegliere le classi in cui lavorare dicendo la mia per terza, dopo la più ricca di punteggio e dopo la vicepreside, in rigoroso ordine di graduatoria interna, anche se ho solo tre ore.

I recuperi. Noi del tempo normale abbiamo fatto due giorni in più all'inizio dell'anno, poi faremo un sabato lavorativo e un giorno in meno di vacanza a Pasqua. Orsetto Lavatore ha stilato l'orario del sabato. E mi fa: "Tu quel giorno lì cosa vuoi fare?"
E io (scherzando): "Ummm... Sabato 9 ottobre? Vediamo: una bella doccia, portare il cane con calma, andare a prendere il caffè con mio marito e leggere il giornale sul divano."
E lui, sereno: "Ah okay, allora non ti metto."
Eh? Ma dai. Ma se due anni fa persino l'anniversario di matrimonio e il mio compleanno mi son fatta, di sabato, a scuola.
Beh, salvo supplenze, è scritto nero su bianco, io in quel giorno non sono in servizio.

Ma il massimo si è raggiunto nei dialoghi con Iron Maiden, supplente annuale a Paesino Blu e docente di Italiano e Geografia in II B.
"Dimmi tu se vuoi che facciamo due gruppi, come li vuoi fare..."
E io: "No, decidi tu, lavoriamo sulla tua materia."
"Non so, avevo pensato di dividere per livelli..."
"Va bene. Dammi i più scarsi, se vuoi, oppure se preferisci ruotiamo e li prendiamo a turno."
"Ah, come vuoi..."
"No no, la materia è la tua, decidi tu. io al massimo ogni tanto ti chiedo di sospendere Italiano un paio di volte per poter interrogare, a fine quadrimestre" insisto.
Stamattina iniziamo. Lei ha fatto i compiti, ha già diviso i gruppi e pensato da che capitolo del testo partire (lo stesso che volevo fare io: perfetto).
Io guardo l'elenco e lei mi fa:
"Andiamo fuori noi?"
E io stupefatta: "No, tu stai qua, ci spostiamo noi!" (non per dire, ma la sua è l'ora di lezione, la mia è la compresenza! e che mi molli la catttedra e te ne vai a mendicare un'aula libera?)

E a questo punto mi sono dovuta per forza dire che no, non sono io che mi sto illudendo: pur con le mie mille assegnazioni provvisorie da cardiopatia estiva, pur con la Gelmini che minaccia di tagliare altri posti ancora e diminuire le classi, pur con le gabole politiche della C. e con le ripicche e le spiate del Troll e della Bestia Nera, è da come mi trattano i colleghi che si capisce:

NON SONO PIU' UNA PRECARIA.

Ah l'automne, moi je l'aime

La sera, uscendo a bagnare le piante sul terrazzino dietro, che dà verso la campagna, si sente odore di fuoco di legna. Crochi rosa intenso punteggiano i prati. Non ci sono ancora i colori gloriosi dell'autunno, ma manca poco.

La mia macchinina blu rimbalza come una pallina su e giù per le campagne, l'Uomo insiste che vuole un bambino prima possibile (non che ci sia particolare bisogno di insistere, con me, sono dieci anni che voglio dei figli da lui), abbiamo perso il Palio sia come Astigiani d'adozione che come insegnanti titolari nei diversi luoghi della provincia in cui lavoriamo, e questo sebbene in finale ci fossero sia il nostro quartiere di Asti che Paesino Blu, Paesone Sfigato e Autogrill (mentre il cavallo di Paesino di Sogno, pacifico, ha scambiato la prima batteria per una gradevole passeggiata e se l'è presa comoda: bello lui, Jamaica no problem, con quello che costi potevi almeno fingere di correre, eh?).

SDMS torna a cercare lavoro giovedì. L'altra volta, quando l'ho caricato in macchina a Genova per portarlo su, m'è scappato un "vieni a casa". Ma anche lui dice di sentirsi a suo agio nella sua più che provvisoria sistemazione in ufficio.

Frattanto, la terza B impara a prendere appunti, e io spiego velocemente, senza più tante pause.
Terremoto ha preso 4 di dettato, ma ha comunque tentato il recupero del debito di Italiano con una strepitosa interrogazione di Antologia (forse il suo primo 8 di italiano orale) e pende dalle mie labbra. E fa bene, visto che sono due anni che la sua promozione dipende quasi esclusivamente dalla mia risoluta presa di posizione a suo favore in consiglio di classe. Io, a differenza di altri, ho visto una qualche crescita e ho deciso di dargli una possibilità. Soprattutto ho tenuto conto del fatto che, alle elementari di Paese degli Asini, le maestre lo lasciavano due o tre ore al giorno in corridoio con le bidelle, perchè in classe era insopportabile. Non era quindi del tutto colpa sua se, in prima media, sei ore seduto nel banco non le reggeva. Con la scusa di fargli prendere libri, registri, gessetti, televisori, fotocopie, gli ho assicurato almeno un paio di uscite al giorno oltre agli intervalli, per sfogare il suo bisogno di movimento, e a forza di richiami, sguardi incendiari e pacche sulla schiena io e i colleghi abbiamo ottenuto che, nel banco, stesse seduto e non inarcato all'indietro come un contorsionista (ma non abbiamo potuto evitargli alcune rovinose cadute mentre si dondolava sulla sedia). Ad oggi, entrando in classe non lo si distingue più dal gruppo, riesce a stare seduto composto e anche abbastanza attento. Tranne quando fa l'Uomo Ragno e compare con un salto dal nulla alla fine degli intervalli (l'altro giorno ero sulla porta, avevo una biro aperta in mano e quasi mi ci arrivava sopra di schianto con un bulbo oculare), la sua esuberanza motoria è trattenuta nei limiti della normalità. Ma è sempre il primo a fiondarmisi sulla cattedra quando chiedo a qualcuno di portarmi i libri da una stanza all'altra, col risultato che io quotidianamente mi sposto nei corridoi seguita da uno schiavetto biondo con la cresta, tutto vestito di roba casual ma firmatissima, neanche fossi la De Filippi coi suoi Amici.

Oggi in terza mi aspettavano al varco, per dirmi che l'Inglesina, da noi (o meglio dai colleghi, a me piangeva il cuore) bocciata e quindi attuale membro della II B, ha spalmato di bianchetto la sedia della cattedra nella sua classe e la Collega Inutile (quella di S.O.S.tegno, direbbe Noisette, che non sostiene neanche le proprie palpebre alzate) ci si è giocata il retro della gonna. La III B stava esplicitamente richiedendo il mio intervento, ben sapendo che lei era la mia Alunna Strappacuore e che io sono a livello umano pentitissima di averla lasciata in seconda, anche se professionalmente capisco che ce n'era motivo.
Io due parole con l'Inglesina le avrei anche scambiate, ma non l'ho proprio vista oggi, causa trasferta in tarda mattinata nel corridoio opposto. Però non so bene cosa le avrei detto (ovvero cosa avrei potuto dirle; perchè, di mio, istintivamente le direi "Prendi le tue cose e vieni in terza, che in qualche modo con le insufficienze ci aggiustiamo, invece di fare la ribelle in seconda, perchè così mi fai pensare che abbiam sbagliato tutto a bocciarti. E poi mi manchi un casino.")

A Paesino Blu, stamane, scena da film. Devo dividere la II B con la collega Iron Maiden, che ha già stabilito i gruppi e la materia: Linguistica e comunicazione (non lo avreste mai detto, ma c'è un volume apposta nelle grammatiche delle medie, solo che di rado abbiamo il tempo di usarlo). Manco a dirlo, il gruppo che tocca a me è quello che, in famiglia, definiremmo scabercio, sgarrupato o scamarcio: ovviamente Croce e Delizia (ho deciso di battezzare così il mio nuovo cocco), un altro maschio che non s'ammazza di fatica e dieci ragazzine di cui due agitate e otto passivissime. Ma eravamo d'accordo così, e del resto va bene: se instauro un buon rapporto con questi dodici, poi sarà più facile farli lavorare in classe nelle mie ore di Storia.
Il problema è che non so dove metterli. La collega di Mate mi suggerisce l'aula computer, indicandomi una porticina. Io storco un po' il naso ma decido che proveremo. Poco dopo Iron Maiden mi dice che aveva pensato alla biblioteca, e mi indica la stessa porticina. Rabbrividisco. La scuola è piccola, alcune aule comuni del piano superiore non hanno l'agibilità, chissà cosa diamine avranno accatastato in quella stanza.
Raccolti i miei dodici apostoli, apro coraggiosamente la porta. E mi ritrovo davanti una stanza piccola ma luminosa, con una parete a scaffali, tre pareti con i banchi per i pc, e in mezzo un grande tavolo quadrato. Esulto. Poi guardo la bibliotechina, alla ricerca di un dizionario di italiano per gli esercizi di ricerca parole a cronometro, e scopro che a Paesino Blu hanno una quindicina di Sabatini Coletti assolutamente recenti e ben tenuti.
Il Pa-ra-di-so. Roba che a Paesino di Sogno non confesserò mai, o le mie colleghe chiederanno il trasferimento, e invece sto cominciando a pensare se chiederlo io...

Parentesi. Vittorio Coletti è stato il mio docente di Storia della Lingua a Genova. E' un ometto fisicamente somigliante a Woody Allen, ma con una voce virile e musicale di certo impatto e una capacità di spiegare con passione i poeti che ho visto di rado. Alle sue lezioni io chiudevo gli occhi per la goduria e per assaporare la sua bellissima voce, ed era il solo che mi facesse questo effetto a parte Enrica Salvaneschi, l'ineffabile, venerabile, suprema creatura che ci faceva Letterature Comparate (ovvero la materia per studiare la quale mi sono iscritta a Lettere).
L'anno in cui io seguivo Storia della Lingua, Coletti faceva il corso su Montale (doppia goduria col fiocco). Poi, quando lavoravo già, l'ho rivisto a una conferenza tra le molte di un ciclo cui era organizzatore, tutto a proposito della libertà d'espressione. Ospiti della conferenza, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio (cioè, capito, per seguire una collega che voleva vedere la Guzzanti, mi sono trovata seduta a tre metri da Travaglio quando ancora non era un personaggio televisivo nè uno dei più noti protagonisti della resistenza anti-Uomo che Sorride, il che significa che il mio prof di Storia della Lingua precorreva i tempi).

Tornando a Scuolina Rosa, il Gigante mi segnala che nella mia I C un bimbo sta somatizzando da paura l'inizio delle medie: è un frugoletto lentigginoso che viene dal suo stesso paese. In effetti avevo notato che ben due volte di fila si era fatto mandare a casa per mal di stomaco; ma dato che la settimana scorsa abbiamo avuto alcune mattine improvvisamente fredde, speravo fosse un po' di congestione. Invece stamani al prescuola un affranto Vomitino (pseudonimo temporaneo, spero gli passi presto) si è avvicinato coi lacrimoni al Gigante e gli ha detto: "Io non lo so perchè, ma proprio non ce la faccio...".
Ma povero topo.
A parte il fatto che io ho taciuto al Gigante che, molte volte, anche io quando arrivo, in quelle belle mattine gelide d'inverno, magari un po' malatina, e vedo la sua grande e rassicurante figura in fondo al corridoio, devo trattenermi dall'andargli incontro e dirgli esattamente le stesse parole di Vomitino, con gli stessi lucciconi agli occhi. Ecco cosa succede a essere l'incarnazione del Grande Gigante Gentile di Roald Dahl e ad aggirarsi per una scuola media. Bambini agitati, madri ansiose e professoresse con le mestruazioni ti identificano subito come la roccia su cui appoggiare il proprio sconforto.

venerdì 17 settembre 2010

Tutto questo dentro un cuore non ci sta

Sono laureata in Lettere, no? E insegno Italiano. Questo per dire che, in caso di bisogno, di scrivere dovrei essere capace, e anche di descrivere: persone, scene, sentimenti.

Ma no. Mi mancano le parole, o meglio, io le parole le ho, tutte, mi manca il fiato per metterle tutte insieme.

Forse era la luce del corridoio in questa giornata dal cielo di un opaco color perla.
Forse la tua felpa grigia, che ti stava benissimo.
Forse il fatto che stavolta mi guardavi dritta negli occhi, che non ti contorcevi a disagio, ma stavi dritto, con le spalle grandi, con il mento in alto, fiero, sereno, lo sguardo finalmente pulito da tutte le ombre, le fossette del tuo sorriso ben marcate sul viso disteso.

Comunque oggi sei entrato di diritto nell'elenco delle cose più belle che abbia visto da quando sono nata.

Ci sono alunni che non tornano a trovare i prof, mai. Ci sono alunni che sono sempre lì.

Ricordando i nostri due incontri da quando hai finito le medie, uno per strada e uno nella tua scuola, non pensavo proprio che ti avrei rivisto sulla porta di una mia aula, Giovane Lupo.

Invece hai bussato, hai aperto, e hai sorriso.

Spiego: io mi accontento di intravederti fugacemente dall'auto quando attraverso il paese. Mi accontentavo già, ed anzi ero molto contenta, di sapere che anche se al turistico ti sei fatto bocciare ti ci sei iscritto di nuovo, che non sei andato alla scuola-dalle-cui-finestre-piovono-sedie-sui-passanti, o a lavorare.
Mi va bene tutto, in realtà, finchè non leggo qualcosa di te sul giornale, finchè stai fuori dai guai, finchè mi sento dire che stai bene.

E invece nei pochi minuti della tua visita ho incamerato avidamente le seguenti immagini e nozioni:
- che quella a fianco a te era probabilmente la tua ragazza e aveva anche lei la faccia sveglia, pulita e allegra
- che avete tutti e due un piercing con un bruttissimo pallino colorato in mezzo alla faccia
- che adesso mi dai del tu
- che sei cresciuto di statura (ancora!) ma anche di torace
- che sorridi
- che sei tranquillo
- che sei tu che hai scelto di tornare al turistico
- che coi tuoi avete parlato della scuola militare e che hai detto "mio padre dice che forse non c'ho la testa per quelle cose" (e no che non ce l'hai, tesoro, a te prendere ordini senza una spiegazione proprio non andrebbe giù, e menomale)
- che eri a tuo agio per la prima volta, in quella scuola dove ti abbiamo tenuto prigioniero tre anni con le buone e le cattive, mentre tu ringhiavi, mostravi i denti e ti nascondevi per non essere catturato, ma avevi tutta l'anima nello sguardo, bruciavi di febbre e di voglia di cambiare, e troppo spesso ti si riempivano gli occhi di lacrime, quando pensavi che non ti stessimo osservando.

"Mi hanno detto che la classe in cui sei ora è molto più tranquilla..." ho detto.
E tu: "Sì... Sono io, l'elemento, in quella classe!"
Allora ti ho detto che se tutti gli elementi fossero come te staremmo benissimo. E ti ho fatto l'unico regalo che avevo da parte per te, da quando ho riletto sull'agenda di due anni fa le frasi famose della tua classe: ti ho ricordato che una volta, mentre stavi discutendo con qualcuno nel tuo solito modo da animale selvatico ("oh, ma sei una cosa impossibile, non puoi fare così/essere così!!! mi fa schifo 'sta cosa hai capito?!?"), una compagna ti ha detto "Va beh ma che fastidio ti dà, fatti i fatti tuoi, no?" e tu hai risposto: "Ma no! io voglio cambiare in meglio le persone!!!"
Io questa frase me l'ero scritta, me l'ero dimenticata, poi qualche mese fa l'ho riletta, e mi sono commossa, perchè dentro quelle poche parole c'eri tu tutto intero. Desideravo un momento adatto per ricordartela, e questo momento è stato oggi.
Hai riso, sorpreso ma non imbarazzato, e ti splendevano gli occhi.
Non c'è più traccia della febbre che ti agitava, della rabbia nel tuo sguardo buio, delle tue famose sopracciglia sempre incurvate in un'espressione nervosa, della timidezza delle tue rare risate. Nella luce del corridoio, con la ragazzina bruna a fianco, con quei gesti così maturi e calmi, sembravi un altro, ora che sono a casa stento a collegare quel che ho visto oggi con il ragazzino tormentato che appartiene ai miei ricordi.

Sono tornata alla cattedra senza toccare il suolo e in classe era successo di tutto.
"Prof, ma mentre lei era distratta le femmine ci hanno picchiato!" si è lamentato l'Incontenibile.
Li ho guardati:
"Scusate... ma adesso, in questo momento, non me ne frega niente!"

Volevo dire: lasciatemi un attimo stare, ma non vedete come sto, non si capisce quanto sono felice? Cosa c'è al mondo che può far impazzire di felicità una persona, prendere il primo premio, passare il concorso, vincere l'Oscar, raggiungere l'apice della carriera, realizzare un milione di sogni, avere il centuplo di quel che desiderava, e tutto questo contemporaneamente?
Ecco, è così che mi sento in questo momento, lasciatemi un istante di silenzio per misurare questa gioia, o meglio, per capire che una cosa del genere non può essere misurata. Nè, me ne rammarico sinceramente, descritta.

mercoledì 15 settembre 2010

Etciù

Ieri sera poi nessun sms dallla collega Guendalina per mettersi d'accordo sull'andare in Douja. Avran cambiato idea, o Guendalina si sarà svanita, direi che non sarebbe la prima volta. Non è grave, ma speravo di potervi raccontare qualcosa sulle prof ciucche.
Al prossimo giro, non ho dubbi che ce ne saranno.

Programmino di oggi: tre ore in I, due in III, pomeriggio corso obbligatorio di due ore sulla sicurezza, Genova, genitori, recuperare cugino, Asti, portare cugino in uffficio, nanna.

Programmino di domani: non mi ricordo quante ore a Scuolina Rosa, pomeriggio grande sfilata davanti ai genitori delle prime. Poi recuperare SDMS e provvedere alle necessità sue e dell'Uomo.

Beh, denso, direi. E, ovviamente, la scuola è iniziata da neanche una settimana e io ho il raffreddore.

Ma ieri, con occhietto sognante e vocina contenta, quelli di I C mi han ricordato che ho promesso di portarli in biblioteca, oggi.

Perciò, armata di fazzoletti, parto per questa grande avventura.

martedì 14 settembre 2010

F come...


F come FANTASCIENZA


Smazzate le mie ore tra I C (incantevoli) e III B (fannulloni) di Paesino di Sogno, mi dirigo a Paesino Blu, dove arrivo con vasto margine d'anticipo.
Guendalina è alle prese con l'ennesima modifica d'orario, data dall'acquisizione della supplente di matematica. Luminosa, la collega di Religione, cerca di incastrarsi le ore in due mattine.
Arriva Dolce Bruna e Guendalina si accorda con lei per andare alla Douja(*) stasera, "ma facciamo una cosa tra donne, lasciamo a casa quelli là", e poi si gira verso di me: "Vieni anche tu?"

(*) Douja d'or (trad. lett. "brocca d'oro") = Salone Nazionale di Vini Selezionati che si svolge una volta l'anno ad Asti. Entri, paghi un carnet di bigliettini, ti danno un bel bicchiere in vetro e con quello assaggi vini di tutta Italia, più e meno costosi, finchè non finisci i biglietti. Fuori, per ogni evenienza, c'è l'ambulanza.

Pigliata dai turchi come poche volte in vita, dico di sì.
Sono scossa. Una scuola dove le colleghe hanno voglia di vedersi la sera? Cioè non una roba come quelle che facciamo io e l'Inflessibile, gelosamente chiuse a bere tè alla menta nella sua cucina e a discutere di grane lavorative / politiche / sociali / familiari / sentimentali, o appartate in un palchetto del teatro di prosa a vedere un classico, ma un'uscita per divertirsi, bere e chiacchierare di cazzate?
TRA PROFESSORESSE????????
Era dai tempi della mitologica cena di fine anno con le "amiche della tradotta" (le pendolari della linea Genova - Torino) che non mi trovavo in una situazione del genere.
Ero così sconvolta che ho accettato senza pensare, e ho realizzato solo una volta lasciata la scuola che io non vado mai alla Douja senza mio marito, perchè non bevo praticamente niente di alcolico.

F come FONDAMENTALI


Sono al nono anno di insegnamento. Dovrei saperlo, ormai, che non si deve mai credere a quel che ti raccontano di una classe che non hai ancora visto.
E' una delle prime regole che si imparano, facendo questo mestiere, o almeno facendolo a modo mio.
La presentazione della II B di Paesino Blu conteneva la seguente affermazione unanime delle colleghe: "Sono bravi, carini, simpatici, sono solo tanti."
Di alcuni personaggi femminili in particolare mi si era detto: "Timide, non interagiscono, molto passive."
Beh, oggi all'ultima ora, e non avendomi mai visto, hanno fatto del loro meglio per presentarsi come una classe di stronzi. Ragazzine timide comprese. Per carità, anche io non sono nata ieri e sono usciti comunque domati, con una bella paginetta di metodologia storiografica pronta da studiare e, alcuni, anche realmente affascinati dalla mia famosa Lezione Di Storia Numero Uno, di cui non rivelo neanche una virgola perchè è un mio segreto aziendale blindatissimo, ma che è praticamente infallibile.
Nei punti caldi della Lezione Numero Uno stavano anche zitti. Ma, in generale, camminavano sulle pareti.
Bene. Venerdì prova scritta, e vedremo di non lasciare spazio all'immaginazione quanto a quel che pretenderò da loro quest'anno.

F come FULMINE (COLPO DI)

Sempre a proposito di informazioni acquisite dai colleghi che si rivelano molto relative, nel gruppo classe i nomi maschili salienti erano due, nella presentazione delle colleghe. Uno lo hanno stangato tra la prima e la seconda, ho avuto modo di conoscerlo facendo supplenza e di capire il tipo. L'altro, passato in seconda con qualche discussione, mi è stato presentato così:
"Eh, questo rompe. Cioè, non che sia cattivo, ma è agitato, non lavora, poi ti dice che il mondo ce l'ha con lui, lui non è capace, lui è l'alunno peggiore della scuola, lui ti porta il diario subito dicendo tanto mi dia pure già la nota così ci portiamo avanti, lui non è in grado, lui non ce la fa."
Il personaggio in questione, con evidente errore educativo di chi decide i posti (ma forse non si sa ancora chi coordina la II B), è posizionato in fondo, contro il muro, a sinistra, in banco con un altro maschio.
Primi venti minuti: agitato, è alto e non ci sta nel banco, striscia lungo il muro in verticale, storce un braccio al compagno finchè io non intervengo, tenta una frase tipo io di storia non capisco niente, poi alla fatidica domanda, se qualcuno odia studiare questa materia, alza la mano con più di mezza classe, alla successiva domanda, se qualcuno pur non amandola la trova sopportabile, rialza la mano con aria ansiosa.
Parte la Lezione Di Storia Numero Uno e comincio a cercare qualche risposta, a far ragionare loro. Si incartano subito, parlano contemporaneamente, nel marasma il personaggio di cui sopra risponde giusto, io fingo di non aver sentito e faccio la finta scema che non sa i nomi, e mi faccio ripetere la risposta, poi dico: "Giusto, bravo, tu sei? Ah, R., bene. E di nome, aspetta che vedo se me lo ricordo... L.? Giusto?"
Breve lampo di gioia negli occhi scuri del ragazzino.
Alla fine dell'ora realizzo che, pur rimanendo tarantolato e agitandosi nel banco in modo scomposto, la mano l'ha alzata altre tre volte e non si è più perso una sillaba.
Colpo di fulmine reciproco, insomma: io penso "con me vedrai che sarà tutto diverso, ora destrutturiamo questo personaggio che ti sei costruito, vieni qua che ti faccio fare un figurone, sarai la mia battaglia di quest'anno"; lui pensa "questa non mi odia! ha detto che sono bravo, e si ricorda già il mio nome, ma non perchè mi ha dato una nota, perchè ho risposto giusto!".
Or dunque, mio giovane adepto, è inteso, sarò la tua signora e padrona, tu renderai omaggio alla mia corona, giostrerai coi miei colori, e io farò di te un glorioso cavaliere.
Credo che sarà il primo dei nuovi a cui troverò un soprannome, anche se ha un nome così deliziosamente medievale, nella realtà, che sarei tentata di usare quello.

lunedì 13 settembre 2010

Una telefonata tra amiche

"Ciao, come stai? Ti ho cercata oggi pomeriggio, volevo farti i complimenti perchè so che oggi è stata una giornata importante per te..."
"Sì, è stata una giornata difficile..."
"E' dura, eh?"
"E' stata una giornata difficilissima. Mi sono svegliata presto, prima dell'alba..."

(...)

"Beh, certo, ma poi non è stato tanto brutto, no? C'è qualcosa che ti è piaciuto?"
"No, non mi piace quasi niente."
"Oh cielo... Eh, in effetti è dura per tutti..."

(...)

"Eh va beh, chicca, quando vuoi telefonami che ci lamentiamo un po', va bene?"
"Sì, guarda..."
"Dai, ora ti lascio andare, che domani devi di nuovo cascare dal letto."
"Sì, vado... Sono distrutta."
"Ciao..."
"Ciao ciao, a presto."

E Nipotina, sei anni e la sua prima mattina di elementari ormai alle spalle, mi ha ripassato sua madre.

Angeli e demoni, una porta del cesso e qualche piaga biblica

Questo blog perderà di mordente, se continua così.

La scuola di Paesino Blu è piccola, bella, ben tenuta. Non ho ancora conosciuto la II B ma, se sono come la I B dove oggi ho fatto supplenza, andrà benone. In sala prof non si grida e non ho ancora intuito l'esistenza di alcune strutture tipiche di Scuolina Rosa, come le trappole per tigri nel terreno, i bocconcini alla stricnina nella macchinetta degli snack e le pinze per strappare le unghie alle colleghe. Il bagno dei docenti ha persino una porta che chiude senza che ti resti in mano la maniglia. E che si riapre quando devi uscire. (Non ditelo alla Gelmini, per favore, o ci taglierà anche i fondi ai Comuni per la manutenzione dei locali ad uso pubblico.)

A Paesino di Sogno, è ufficiale, il trauma di essere spostata, per un terzo del mio orario, dal corridoio di sudovest con vista sulla chiesa barocca a quello opposto con vista sulla statale si è ormai riassorbito, grazie ai 21 placidi e beneducati alunni di I C.
Che oggi hanno preso i primi voti di lettura. Piuttosto positivi.

Quindi qua rischiano di esserci giorni in cui non so di che lamentarmi, scandalizzarmi e/o incazzarmi, e questo blog potrebbe essere destinato a diventare mortalmente noioso, ma per fortuna c'è la III B.

Ho consegnato i dettati, stamattina (pressione arteriosa dopo la correzione, 120-270).
Quattordici 4, tre 5, due 6, un 7 e un 8.
"Prof, è arrabbiata?"
[No, chiedo. Ma quanto possono essere CRETINE le domande dei tredicenni?]
"E no, guardate, son di buon umore. Due anni che facciamo dettati a raffica, e in tre mesi mi crollate così. Ma scusate, da un'estate all'altra, quando vi buttate in acqua affogate o sapete nuotare? E se io adesso mi mettessi a togliere al giudizio complessivo dei temi un voto ogni errore ortografico che trovo, come la vedreste?"
"Perchè... lo può fare?"
Risata satanica degna della strega matrigna: "Non vedo chi potrebbe impedirmelo..."

Domattina detto il titolo di un libriccino di soli esercizi di ortografia, e se i librai di Paesino di Sogno non lo fanno arrivare entro cinque giorni, rospi, zanzare e locuste devasteranno la valle e le sue coltivazioni, quant'è vero che mi chiamo Castagna.

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Una divagazione

Per la gioia di Perboni e di altri patiti del trash, la strega matrigna ormai nel mio immaginario è diventata questa, grazie a uno spettacoloso link su Facebook dove trovate le versioni erotiche di tutti i principali personaggi della Disney, disegnati benissimo (in particolare è strepitosa quella che SDMS ha definito Pornotrilli. Ma vi avviso che i personaggi maschili a mio parere sono interpretati con occhio un tantino gaio, salvo solo il principe Filippo che è sempre e comunque un fico fotonico, fin da quando io avevo tre anni.)

domenica 12 settembre 2010

No birth is predictable - Side B

"L'idea è che quando qualcosa nasce non devi assolutamente cercare di controllarlo. Puoi assistere. E assistendo ti si allarga comunque un sorriso, è inevitabile, è l'istinto della specie che protegge ciò che rappresenta il futuro."
(Scusate se mi autocito. E' per continuare il ragionamento sulle nascite.)
E' curioso che io abbia scritto queste parole. Io, la persona meno capace di aspettare che conosco. Io che impazzisco se non ho il controllo. Io che per definizione ho terrore di tutto quel che non conosco.

Ci sono dei precedenti, nella mia vita, che mi rendono estremamente dura nei confronti di chi ostacola le nascite. Tutti i tipi di nascite. E' una nascita andare a vivere da soli, è una nascita iniziare un nuovo lavoro, è una nascita accettare una malattia. E' una nascita mettere al mondo un figlio, adottarne uno, dormire per la prima volta con un'altra persona, cambiare casa. E' una nascita spezzare una tradizione.

Questo discorso, di per sè, non ha nulla di drammatico. E' la continuazione del mio riflettere sull'andare AVANTI e il tornare INDIETRO, di cui parlavo qualche post fa.

Negli anni, mi è diventato evidente che io sono a favore dell'andare AVANTI, anche se, a guardare la mia vita e a sentire quel che dico, sembra che l'unica cosa a cui aspiro sia l'immobilità: non cambiare scuola, non dovermi spostare, non turbare certi equilibri.

Ma c'è un altro aspetto che sta prendendo piede nel mio modo di ragionare ed è che io, proprio io, la superparanoica ossessiva dai mille rituali, lentamente mi sono messa a detestare chi cerca di imporre un controllo sulla nascita di alcunchè.

Spaccherei la faccia ai genitori che si tengono i figli in casa come una proprietà. Agli insegnanti che danno per sicuro che un alunno non possa cambiare. A chi pretende di fare un figlio perchè è l'ora di fare un figlio e di farlo in un certo modo e con certe caratteristiche e a certe condizioni. A chi sceglierebbe di non farlo, se non rispettasse certe condizioni.

Non è un giudizio morale. O sì. Non lo so. Il punto è che NO BIRTH IS PREDICTABLE e noi non siamo nessuno per dire che un figlio deve nascere in un certo momento o modo. Che una persona deve diventare adulta secondo regole imposte da fuori. Che la libertà di una persona finisce dove lo vogliamo noi, o nel punto in cui finiva la nostra.

Quel che voglio dire è che siamo dei grandissimi presuntuosi a pretendere di sapere cosa è meglio, quando si tratta di una nascita. Che non decidiamo niente, non capiamo, non sappiamo niente.
Che siamo bambole di pezza immerse nella paura e nell'imprevedibile.
Nemmeno il nostro stesso corpo ci obbedisce, e noi pretendiamo di regolarne funzioni importanti come quella di riprodurre la vita.
Pretendiamo di costringerlo in un'esistenza ignorando i suoi segnali di disagio, di ribellione. Pretendiamo di unirlo in amplessi fintamente soddisfacenti con persone di cui non ci fidiamo.

Gli impediamo di andare AVANTI e crediamo di sapere che stiamo tenendo un timone, finchè la barra ci scappa di mano e ci colpisce al viso in modo brutale. Poi stiamo lì a contare i denti rotti e a lamentarci, storditi per la sorpresa, con la faccia sporca di sangue.

Ma se imparassimo a dirci la verità, una volta o l'altra. E a chiamare le cose, anche le più orrende, con il loro nome, con il lessico specialistico, come dice Margherita Buy ai medici ne "Lo spazio bianco", invece di essere ridicoli. Ad ammettere che il timone non sappiamo nemmeno dove stia.

Sto facendo un esperimento sociologico, quest'autunno. Quando incontro qualcuno che mi chiede come sono andate le vacanze, senza lagne e lunghe spiegazioni, ma con tono tranquillo, dico che sono molto più contenta ora che sono rientrata a lavorare.

Non avete idea di QUANTE persone mi han già risposto che anche loro si sentono così.

La gente, spesso, finge di essersi divertita, di essere felice. Io ho smesso anni fa di indorare i lati della mia vita che facevano schifo e sono diventata una mina vagante, a volte insopportabile perchè sono lamentosa, a volte ingestibile perchè sono aggressiva, ma in qualche caso utilmente lucida. E poi, quando dico che una cosa mi riempie di gioia, si è almeno certi che è assolutamente vero.

Con questo atteggiamento guardo le cose che nascono. E aspetto quelle che non sono ancora nate.
E' incredibile come un gorgo di dolore nero, destinato a non rimarginarsi mai, possa convivere con tanta speranza.
Rendersene conto chiarisce bene la storia del timone che non è in mano a noi e intanto ribadisce che è dentro, la vera libertà di scegliere, dentro dove si è ancora innocenti, dove si spera senza punti di riferimento, per pura passione, per fede.

"And through it all
I hit about a million walls,
but welcome to my truth:
I still love."
(Anastacia)

Le sei di sera

Le sei di sera della domenica sono un orario insidioso, nella mia vita, da quando abito con l'Uomo.

Le sei di sera sono il momento in cui quel che si è fatto nella giornata dovrebbe aver dato dei risultati, e non essere ancora tutto da finire, perchè di lì a poco si dovrà pensare alla cena e, con la cena di domenica, si torna ufficialmente al lavoro.

Perciò, se si è trattato di una domenica fuori, le sei sono un orario buono per rientrare a casa, farsi una mezz'oretta di relax o una doccia, e partire con la settimana successiva, cominciando col cenare. Se invece non si esce, alle sei di sera si dovrebbero raccogliere le fila di molte fruttuose ore passate in casa.

Se voi foste una mosca, una zanzara, una cimicetta verde o altra bestiola di quelle che a questa stagione cercano di entrare in casa perchè la notte è fredda, oggi intorno alle sei, entrando qui, trovereste:
- il tavolo del salotto ingombro di 42 dettati ancora da correggere
- un film da vedere per scriverne la recensione in pausa nel lettore dvd
- due scatoloni di roba da portare in ufficio
- un mucchietto di vestiti da dar via vicino alla porta d'ingresso
- i piatti da lavare
- il cane che aspetta pazientemente di essere portato a far pipì
- i vestiti invernali tutti fuori dall'armadio nel quale s'è invano cercato rimedio alle temperature schizoidi di questa mezza stagione
- il letto sfatto
- un catino pieno di roba da stendere
- dei fogli da smistare in un borsone di tela
- dei fogli già smistati da inserire nei quadernoni
- vestiti vari in giro
- scarpe che testimoniano gli andirivieni di ieri di tre persone
- una donna in maglietta e mutande con l'olio di monoì nei capelli e una domanda di senso da porre all'universo: faccio prima la doccia, i piatti o i dettati?

In realtà, il quesito esistenziale più urgente è un altro: l'Uomo mangerà alle Sagre o vorrà cena?

Ma soprattutto, un dilemma filosofico si pone imperioso. Come ho potuto iniziare trenta cose e non finirne una? E perchè è già sera?

Intesi, no? Avete chiaro, penso, mosche zanzarelle e cimicette che spiate nel mio appartamento, che chiedermi angosciosamente queste cose mi impedisce di domandarmi se sono tanto ma tanto nervosa all'idea di iniziare anche a Paesino Blu domattina alle otto, o tanto ma tanto delusa all'idea che la Psicozia tarpi le ali a SDMS o che sia magari lui che trova scusanti familiari ma in realtà non se la sente di prendersi ancora le orrende gatte da pelare di un adulto, o tanto ma tanto dispiaciuta perchè in effetti non è mai stato obbligatorio che la vita indipendente di SDMS dovesse partire da qui.

venerdì 10 settembre 2010

No birth is predictable

Questo è un post sulle cose che nascono.
Quando le volevi. Quando non le volevi. Quando non le aspettavi. Quando le hai aspettate così tanto che, se poi non arrivano, tutto sommato ti dici che, sotto sotto, lo sapevi da sempre. Quando le hai cercate e non le hai trovate e un giorno te le sei scoperte in casa, che ti aspettavano. Quando hai cercato di manipolarle con le unghie e con i denti e ti si sono rivoltate addosso, e tu non le hai capite.
Sono situazioni, persone, idee, figli, cambiamenti.
Sono nuovi inizi.

Auleintempesta è tutto un germogliare, ultimamente.

Nasce una classe. In questi giorni inizia la prima media un nuovo gruppo di ventun bambini, che spazia dal biondo platino occhi azzurrissimi di una piccola peste romena al total black di un ivoriano dall'aria un po' incredula. Oggi, lo giuro, ho visto uno sbruffoncello di undici anni, capelli ingellati dritti come aghi, fare un dettato con la lingua che gli spuntava all'angolo della bocca, nella concentrazione della scrittura. Una cosa che credevo esistesse solo nei manga giapponesi.
Poi si sono deliziati accorgendosi che sono mancina. Poi ne ho crocifisso scherzosamente uno che si era fatto un po' prendere la mano, nei dieci minuti di briglia sul collo che ho lasciato a fine mattinata, appositamente per vedere come si comportavano. E' un affarino castano un po' sfigato, con due occhi che sembrano gioielli, tanto splendono di curiosità e entusiasmo, e sarà chiaramente uno dei miei cocchi, si capisce già, lo torturerò tutte le mattine, e lui ne sarà lieto. Si chiama come l'Uomo e, per un curioso scherzo del destino, tutti gli alunni con questo nome che ho avuto erano miei grandi fans.
Mi sono innamorata a prima vista di questa classe, spero che l'istinto non ceffi brutalmente e che l' impressione iniziale si mantenga nelle prossime settimane.

Nasce una nuova vita per Sanguedelmiosangue, che, non so ancora quanto per scherzo e quanto seriamente, legge annunci immobiliari e di lavoro spaparanzato sul mio letto e impara a muoversi per Asti. Ciò avviene in mezzo alla costernazione generale del mondo gay-lesbo-bisex-transgender genovese under 30 che, disperatamente, richiama SDMS ai suoi doveri di amico, ballerino, compagno di bevute e spalla molto queer su cui lagnarsi dei perfidi, sordidi e inaffidabili omosessuali milanesi, britannici, teutonici etc che imperversano su Genova.

Nasce un romanzo. Che parte dall'aver osservato una casa durante la solita passeggiata buddhista, e all'improvviso si mette a scriversi da solo. Parte con due personaggi e tre pagine dopo è più affollato di Porta Nuova alle otto di mattina. Parte per andare in una direzione e poi si inerpica a spirale e, per la prima volta, vede già chiaramente uno sviluppo e un finale pur non sapendo assolutamente come si svolgerà. E soprattutto parte in un momento in cui a me, di scrivere e in particolare di scrivere un romanzo, non me ne può fregar di meno. Ma adesso esiste e vuole andare avanti.

Nascono cose. Persone, anche, sempre dalle mie molto prolifiche amiche. E da me no, però è come se: datemi una classe nuova, un po' di idee da buttar giù in parole e un giovane da aiutare ad affacciarsi all'indipendenza, e improvvisamente mi troverete che sorrido materna con la beatitudine di una che allatta, e senza ragadi.

Non so. In realtà, ci sarebbero cose che non funzionano, nella mia vita e in quelle di persone a cui voglio bene. Anche gravi. Ma l'idea è che quando qualcosa nasce non devi assolutamente cercare di controllarlo. Puoi assistere. E assistendo ti si allarga comunque un sorriso, è inevitabile, è l'istinto della specie che protegge ciò che rappresenta il futuro.

L'altra faccia di questo ragionamento è nera come la notte. Ma ora non mi va.

giovedì 9 settembre 2010

Scusate questo lo rubo subito a Adriana:

Disclaimer for foreign visitors :





I did NOT vote for Silvio Berlusconi. I've never voted for him and I never will.

Ottieni il codice del disclaimer per il tuo blog !



Vi faccio notare che la prima volta che io ho potuto votare era il 1994. Cioè non sono mai andata a un'elezione che non prevedesse l'esistenza di Forza Italia. Ma, come diceva padre Cristoforo, verrà un giorno.

Primo giorno

Vai a spiegare all'Inflessibile, che adesso ha l'aula confinante con la mia, che stamattina quando sono arrivata io in classe non hanno fatto bordello per colpa mia, ma perchè sul muro c'era una mantide religiosa che andava velocissimo e prenderla non è stato semplice.

I primini, per ora, sono impauriti e inoffensivi. Fin troppo zitti.

La terza non è come me la ricordavo. E' meglio.

Gh.

Oddio 2, in un altro senso

Ho passato la giornata di ieri con un beato sorriso all'idea di rivedere la mia terza B.
E dalle tre e mezza di stamattina ho gli occhi spalancati e lo stomaco stretto all'idea della nuova prima C.
Che contiene, mi dicono, alcuni spunti interessanti per un blog (traduci: casi umani, "elementi" e facce da schiaffi).

Beh, tra un'oretta sono lì e vedo coi miei occhi. Devo solo riuscire a passare la soglia della classe, entrare nel personaggio e sarà fatta, alle dieci di stamattina mi sembrerà di non avere mai smesso di insegnare quest'estate.

E' che il cuore in gola viene, di fronte a quaranta occhi tra il curioso e il diffidente. E, come in tutti i rapporti educativi, non bisogna sbagliare il piede di partenza.

Su Paesino Blu sono più tranquilla: pare che la fama che mi ha preceduto in quella scuola sia, a detta di una delle madri: "ah, viene la Castagna? Conosco, è severa", quindi metà del lavoro sembrerebbe fatto. E comunque il mal di stomaco della II B di Paesino Blu me lo sparo lunedì notte, c'è tempo.

mercoledì 8 settembre 2010

Oddio

...domani...
DOMANI!!!

Quanto saranno cresciuti?
Li avranno fatti i compiti?
Mi parleranno ancora i due che ho bocciato?
Avranno portato il quadernone?
Saranno agitati o docili?
Mi sorrideranno entrando?
Posso abbracciare ogni alunno di terza che entra senza con questo sembrare eccessivamente permissiva a quelli di prima, che devo inquadrare?
Quanto gel per capelli avrà usato Terremoto in tre mesi di vacanze?
Quanti vestiti avrà comprato Bahama Girl?
E Bambino di Pane, ora, sarà in grado di sostenere un'interrogazione di storia?
E Punta di Diamante, ci starà ancora nel banco o sarà cresciuto ancora, fino a doversi piegare per parlarmi?
E Pasticcino Svizzero l'avrà tolto quell'orrendo apparecchio?

Oddio...
Oddio!

martedì 7 settembre 2010

Oh gaudio

Popolo di blogamici, lettori simpatizzanti e meno di auleintempesta, vi giunga lieta una notizia fausta.

Stamane il matto del quartiere, invece di raccontarmi di nuovo tutta la storia dei suoi due cani, Yò e Bandito, come fa ogni volta che lo incontro (da quattro anni), ha detto solo una frase: "Piove, piove, è finita l'estate."

Sono scesa a portare il cane dopo pranzo, sotto una pioggerella fresca.
Un albero del giardinetto, un pioppo, era completamente ricoperto di uccellini migratori che in grande folla si contendevano i rami e cinguettavano tutti contemporaneamente.

Tornata a casa, mi sono seduta sul terrazzo a fumare una sigaretta, quardando dei bambini giocare a nascondino nella piazza e accorgendomi che alcuni alberi hanno già le foglie in parte gialle.
E ho tirato un enorme sospiro di felicità.

IO ADORO L'AUTUNNO.

Ecco, l'ho detto. Quella gran lamentosa di Castagna, solo per oggi, non può chiedere di più alla vita.

Tanto, chi dormiva?

Il ritorno alla vita quotidiana ha due effetti. Primo, mi cade dalla mente l'obnubilamento in cui anche quest'anno ho passato l'estate, fatto di noia, di rassegnazione alle altrui scelte, di essere in un bel posto ma, purtroppo, non sentirsi in vacanza. Mi sento piena di energia e di idee.
Secondo, dormire diventa difficilissimo.
Perchè la notte, e non solo stasera dopo una dolorosa discussione coniugale, prendono forma due eserciti. La Schiera dei Progetti e la Legione delle Grane.
E si danno battaglia nella mia testa per ore, anche in sogno, salvando per fortuna quelle dolci, dimentiche parentesi in cui sogno, a volte, i miei alunni, qualche posto bello, l'Amore Sbagliato o di fare qualcosa di molto erotico coll'Uomo. O Gale Harold. (Vabbè.)

Lentamente, nella mia psiche devastata da un'infanzia cattolica e da un'educazione borghese nel senso più deleterio del termine, si fa strada una certa chiarezza.

Riesco a percepire la mia vita come un esercizio di fisica in cui due forze sulla stessa retta tirano in direzioni opposte.
E io in mezzo ho un mal di stomaco tremendo e mi rosicchio lo smalto dei denti invece di dormire.

Una forza è un'enorme freccia nera, che tira verso INDIETRO. E' la mia povera disastrata famiglia d'origine, è la mia dipendenza dal tirannico amore di mio padre, sono le mie paure, i miei blocchi, le mie rinunce, tutte le cose che con l'Uomo ci neghiamo da anni, tanto che non me le chiede più.
A guardarla da vicino, la freccia nera formicola di bestioline, trasuda una linfa maleodorante che ha l'odore del pus ma anche dei libri polverosi su cui è scritta la mia storia, è come una radice marcia, che non puoi non riconoscere come radice che alimenta, ma che puzza.

Una forza è un'enorme freccia rossa, che tira verso AVANTI.
Questa è mossa da una torma di diavoletti agitatissimi, che gridano e corrono e si spintonano, come la folla in fuga da un grande magazzino dove fosse scoppiata una bomba.
E' il bisogno di trovare un momento in cui parlare con l'Uomo di Cose Veramente Importanti come i figli, le nostre scelte, la nostra vita, se lui è felice, se io sono felice, cosa vogliamo per il domani. E' tutto quel che veramente per me è diventato importante e significativo, ora che sono adulta, ora che so dove sto andando e cosa ci faccio qui. E' che avere trentacinque anni vuol dire che non ne hai più davanti molti per fare le cose più importanti della tua vita. Rimandare non è più una delle opzioni.

A volte mi incazzo quando qualcuno mi suggerisce di tagliare con il passato e andare avanti. Io sono anche il mio passato e mi sbatto per non perderlo per strada, ma andare avanti lo stesso.
Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior, come diceva Catullo: mi torturo, sono seviziata interiormente dalle mie stesse emozioni. E non ho molta scelta, se la mia natura profonda prevede che io non volti le spalle alle persone.

Vorrei raccontarvi di un'amica che avevo, che non ho più. Lei, per esempio, era capace di chiudere una porta e farla scomparire, senza guardare mai più nemmeno il punto del muro in cui la porta era stata, di allontanarsi da qualunque cosa e persona si ponesse sulla sua strada. La vita le aveva insegnato a difendersi così, fin da ragazzina, e probabilmente per lei è stato un bene. La sua vita era molto più dura di quella che viene data in sorte alla maggior parte delle persone che conosco.
Un giorno, le reciproche posizioni su una grave questione morale e affettiva ci hanno messo in disaccordo. Lei ha decretato la fine di un'amicizia che durava da vent'anni, e lo ha fatto senza mai voltarsi indietro. Sono sicura che non mi pensa neanche più. Le avevo visto cancellare altre persone, prima, e so come la vive. Non ci soffre, semplicemente le fa sparire.
Io, che non escludo quasi mai una persona dalla mia vita senza possibilità di rivedere la situazione, e lo faccio solo per motivi veramente gravissimi, in questo caso non ho potuto sopportare di essere cancellata come inutile dopo anni di vera e profonda sorellanza, e ho scelto di non cercarla più. Ma che il nostro rapporto, ad oggi, non abbia più senso di esistere, non significa assolutamente che io non ricordi, non soffra e non perdoni. Mi manca sempre, ogni settimana qualcosa mi fa pensare a lei, se avessi avuto anche solo un briciolo di senso di colpa per come si era chiusa la faccenda sarei strisciata in lacrime ai suoi piedi, pur di passare ancora del tempo con lei. Ma non era quella la situazione, e nemmeno che io aspettassi delle scuse perchè avevo ragione. E' finita, e basta. Ma il pensiero di non fare più niente insieme, di non avere mai visto i suoi figli, di non sapere se sta bene, per me punge come il primo giorno.
Io sono questo tipo di persona. Chi può voltare le spalle ai propri problemi quando questi problemi coinvolgono altra gente, senza dubbio risparmia tempo e fatica, oltre che un sacco di soldi in psicologi e psicanalisti. Ma io non posso farlo, perchè sarebbe prima di tutto fare violenza a me stessa.

Però voglio che smettano di tirarmi, queste due frecce. Voglio andare AVANTI, non importa se in manierA disordinata o organizzata, ma senza il terrore di dover fuggire dalla freccia INDIETRO che minaccia a ogni momento di riguadagnare terreno.

Ci sono cose per cui AVANTI vuol dire prendere in pugno una situazione e scattare alla soluzione. Altre che richiedono un lento germogliare sereno. Sono queste, quelle che mi vengono sistematicamente sbriciolate dalla maledetta freccia nera. Come un puzzle che viene scagliato ogni volta per aria.

Certe cose, semplicemente, NON si possono sistemare un po' per volta nei ritagli di tempo.

Perciò, amore mio, ora torno a letto con te, anche se sono due giorni che litigacchiamo. E smetto di preoccuparmi del Natale o dei compleanni: che si fottano le feste comandate. Ma non smetto di rimuginare sul fatto che giriamo in tondo senza andare AVANTI.
E ti toccherà fare la tua parte per uscire dal loop.

lunedì 6 settembre 2010

Oggi non ho tempo

Sì, sono ancora inferocita con mezza famiglia, e no non ho ancora fatto pace col marito. O meglio, abbiamo fatto finta di niente, ma devo dire a lui alcune delle cose che, ieri notte, ho detto qui.

Ed è arrivato SDMS, con grandi progetti da elaborare, per cui non ho avuto più tempo di raccontare niente, nemmeno questa cosa.

Ma una bella notizia non può aspettare, per cui, in tutta fretta: le ultime del Danno sono che si è alzato dalla sedia a rotelle e che per le giornate di sabato e domenica lo hanno mandato a casa, in pausa dalla riabilitazione.

Domenica alla sette di mattina guidavo verso l'autostrada e pensavo come doveva essere contento di svegliarsi nel suo letto dopo un mese e mezzo, e questa cosa mi dava gioia.

No, non mi passa proprio

No, scusate, adesso vi dico l'altro motivo per cui stasera sono veramente più incazzata di Caino.

Non vorrei tediare nessuno ma
- non mi si caricano i giochi su Facebook
- non riesco a scaricare la 13a puntata di QAF
- sto per finire il romanzo di Banana Yoshimoto che stavo leggendo e vorrei che mi durasse ancora un giorno

... quindi vado avanti a starnazzare su quanto sono incazzata, peggio per voi. Se vi interessa, sugli altri blog lanoisette è andata a convivere, la Porpi ha compiuto due anni, LGO ha visto la sua scuola nuova, insomma, potete cambiare canale se qua non vi piace il programma.

Vi ricordate questo post delirante?
A parziale discolpa, guardate la data. Erano esattamente trenta giorni da che mia madre m'aveva sabotato le vacanze al mare.
Comunque se io mi agito tanto per certe cose i motivi ci sono.

Ieri mi viene svelato che il music contest tra scuole e il concerto di beneficenza che stiamo organizzando avranno come data clou il 23 dicembre. Naturalmente noi dovremo esserci, così come dovremo essere qui a Natale per aprire il cinema.
"Quindi, il 24 abbiamo la scusa per fare qui il pranzo, nel ristorante del Blago."

Ora. Io avevo detto Natale qui e chi c'è c'è, ma avevo detto "festa degli auguri", non Natale nel senso della vigilia e del 25. Anzi avevo specificato che la vigilia era una pessima data. Volevo fare qualcosa la settimana prima. E avevo ottime ragioni.

Chi cazzo pensate le porti e le riporti in Piemonte tutte le nonne, le zie e le cugine non patentate dell'Uomo? E i miei, che si rifiuteranno di muoversi in macchina causa neve, anche se ci fossero le palme da cocco in fiore e gli iguana che passeggiano per Corso Alfieri?

E secondo voi a me sta bene passare la sera della vigilia a sperare che l'Uomo non mi si schianti con la macchina mentre torna, col buio e magari il ghiaccio, dall'aver riaccompagnato nonne zie etc?

E secondo voi io la mattina del 24, dopo essere andata a letto alle quattro dopo un concerto rock da noi organizzato, prendo l'autostrada e vado giù a prendere i miei?

E secondo voi nessuno pensa, data la stagione, di fermarsi a dormire così ci svegliamo tutti qua il 25?

Ah no. Non era mica questo il progetto. Per fare un pasticcio del genere, allora andiamo a Genova noi, sperando che stavolta il Natale non lo organizzino ad Amalfi.

Poi, analizzate la frase.
"Quindi, abbiamo la scusa per".

La scusa?
Forse che i tuoi cercano scuse, Uomo, quando ci invitano a un compleanno che fanno a cento chilometri da casa loro (che già ne dista cento da casa nostra)?

Forse che i tuoi cercano scuse, quando noi li andiamo a trovare e loro hanno un altro impegno?

Forse che i tuoi cercano scuse, quando a Natale passiamo la giornata in macchina per farci stare tutti quanti in un giorno solo?

Uomo, la scusa, come la chiami tu, è che noi viviamo a Asti. E che sono trentacinque anni che, non so tu, ma io il giorno di Natale lo passo a spostarmi.
E che organizziamo una festa.

Vogliono venire? Bene. Non vogliono/possono/se la sentono? Amen. Forniremo servizio taxi, ma in date per noi comode.
E non viceversa, cioè niente taxi nella data che vogliono loro, perchè, caro il mio Uomo, poi, il 24 dicembre, la nonna sul treno in ritardo, o senza riscaldamento, o pieno da scoppiare, finisce che non ce la facciamo salire, e così io me la spupazzo la mattina di Natale, quando l'unica cosa che voglio fare questo Natale è spupazzarmi te.

(Vi faccio notare che è il 5 settembre. Te l'ho detto, lanoisette, che qui bisognava tenere gli occhi ben aperti con mesi di anticipo, perchè la vita è una tempesta ma prenderlo in quel posto è un lampo, e ieri 4 settembre mio marito era già quasi riuscito a incastrarmi.)

domenica 5 settembre 2010

Per la serie: no, non sono dell'idea di fare pace

Sono passate alcune ore dal vaffanculo cosmico e sono ancora arrabbiata. No, furibonda. No, sono Leatherfaceconlasegaelettricaaccesa.
L'Uomo è passato da "Stai zitta" a "Va bene basta che smettiamo di parlarne" ed è approdato al "Mi spiace che ci siamo rovinati la serata". Io, con l'espressione di una statua dell'Isola di Pasqua e un campo elettrificato di un metro e mezzo di raggio tutt'intorno.

Sto letteralmente schiumando.

Perchè a me costa fatica cercare di costruire dei paletti e dei confini intorno alla NOSTRA vita. Che almeno si consultasse con me prima di dire dei sì.

E anche se lui ha meno problemi a spostarsi di me, e anche se a lui guidare pesa meno che a me, e anche se a lui piace andare a pranzi cene e sbornie di gruppo, la nostra vita 2010-2011 NON PUO' cominciare con un compleanno a Calizzano, perchè nella cazzo di famiglia non nucleare (e con ciò intendo i miei ormai solo tre parenti stretti più qualche brandello di zii e cugini, e i suoi, che sono più numerosi, dislocati in tre regioni e tendenti ad andare a festeggiare ogni genetliaco in posti lontani da casa loro come il Perù dallo Sri Lanka) ormai deve per forza passare il concetto che
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più una coppia di universitari mantenuti da papà che dormono fino alle dodici e trombano fino alle diciotto appena non hanno lezione,
NO, Castagna e l'Uomo NON fanno più un lavoro solo a mezza giornata, l'Uomo quest'inverno di lavori ne aveva tre e senza Castagna che lo supportava con la logistica sarebbe morto di inedia e di stanchezza,
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più solo "i figli".

NO, il fatto che l'Uomo e Castagna abbiano la patente e due macchine e non abbiano figli propri NON legittima il farli entrare in autostrada alle sette e dieci di domenica mattina, il chiamarli dando loro disposizioni perchè vadano a prendere la nonna, la zia, la cugina, il fottergli a turno sistematicamente i weekend, le feste comandate E PORCA PUTTANA TUTTE LE FERIE TRANNE UNA SINGOLA SETTIMANA CHE IO A QUEL PUNTO NON MI GODO NEANCHE PIU'.

L'Uomo e Castagna sono una coppia adulta di persone dotate di lavoro, casa, dipendenti, responsabilità, menate, una vita coniugale non necessariamente legata alla mera riproduzione della specie, degli hobby, degli amici e dei pomeriggi o dei sabati di fancazzismo meritati e sacrosanti.

L'Uomo e Castagna vogliono bene alle loro famiglie di origine e sono disponibili e contenti di dare una mano. Ma ricominceranno a farlo quando a) le richieste si faranno un filino più sensate dal punto di vista dei chilometri e b) la gente smetterà di dare per scontato che "lo facciamo noi" e ci lascerà dieci minuti senza il fiato di qualcuno sul collo.

Le ovaie di Castagna si rifiutano categoricamente di produrre alcunchè di fecondabile fin tanto che non verrà riconosciuto che Castagna gode del diritto di avere una vita sua in quanto persona. Anche perchè se, dopo averci fatto correre come dei pazzi per anni da tutte le parti, io partorisco e di colpo vengono tutti a trovarci ogni volta che gli va, dimostrando così che potevano benissimo alzare il culo anche prima, la prendo sul serio, la sega elettrica, e faccio una strage.

Per la serie:

V come VADANO
A come A
F come FARE
I come IN
C come CULO!!!!!!!!!!

Allora. Rientro a Asti tutta canticchiante ore 19,55 dopo essere partita ore 07,00 per Genova.
Volevo raccontarvi un sacco di cose.

Trovo la casa esattamente come l'ho lasciata stamattina perchè l'Uomo si è preso una giornata sabbatica a giocare al pc in ufficio.
I piatti di ieri sera da lavare.
Il cane che è sceso e ha fatto pipì una volta sola.

E mi si comunica: "sabato prossimo andiamo a Calizzano perchè c'è il compleanno del Suocero Aggiunto e tutti quelli che hanno invitato gli hanno dato buca".
"Forse non dovevano comprare una casa a Calizzano?" tento io.
"Comunque noi andiamo perchè mia madre me l'ha chiesto per favore."
"Io il weekend prossimo devo andare in montagna, chiudere casa, mandare a rifasciare i cuscini di tutto il salotto e dare le chiavi al mediatore."
"Ci vai il weekend dopo."
"Il weekend dopo ho i buddhisti e lo sai da quindici giorni."
"Beh, comunque..."
"Comunque io sono appena uscita dall'autostrada e c'era un traffico da paura. Il prossimo weekend è quello in cui tornano TUTTI perchè in Piemonte le scuole riaprono il tredici. E non vuoi dire che io mi faccio un giorno la tirata Asti - montagna e ritorno, e quello dopo la tirata Asti - Calizzano, vero?"
(Asti - Calizzano = 154 km di cui 50 su una cazzo di stradina persa in mezzo alle montagne. Ovviamente con rientro in serata, quindi 308 km di cui 100 di stradine. Noi gliel'avevamo detto, che comprare casa lì non era una grande idea perchè era troppo lontano dalla civiltà.)
"Mmmmmmmmm... e allora cosa facciamo, ci vado io da solo?"
"Ah, io non vengo."

E' perfettamente inutile che ora quello lì faccia l'offeso.

QUALE PARTE DI SONO STUFA DI CORRERE AVANTI E INDIETRO NON ERA CHIARA???

CALIZZANO? NO RIPETO: CALIZZANO? IL PRIMO WEEKEND DOPO L'INIZIO DEL LAVORO, TANTO PER CHIARIRE CHE ANCHE QUEST'ANNO FAREMO QUARANTAMILA CHILOMETRI CON LA MACCHINA (e io ne ho già 11.000 su una macchina comprata a febbraio)?

MA ME LO FATE UN PIACERE? FOTTETEVI.

E che cazzo. Ma cosa c'abbiamo scritto in fronte, "mi piace morire"?

sabato 4 settembre 2010

No panic, no panic, okay panic

Ieri sono stata in ufficio a cercare alcune cose e non ho trovato niente di quel che cercavo al primo colpo. O proprio non l'ho trovato e basta.
Ormai è lo stesso anche negli scaffali di casa. E' che Fata Romena guarda all'ordine della stanza, molto meno alla divisione per argomenti, autori, etc., senza contare che NESSUNO può entrare nella mia testa e sapere come e perchè tengo certi fogli o documenti e dove li voglio trovare.

Urge un severo decluttering anche di libri e quaderni.

Ma prima, e per la precisione oggi, purtroppo vengono i vestiti. Che sono troppi, in questo momento, perchè sono quasi tutti qui dopo le varie valigie e i vari rientri dell'estate. Devo portarne un po' a Genova e riorganizzare in modo ferreo quelli che tengo qui, per non metterci un'ora a vestirmi al mattino quando vado a scuola.

Diciamo che bisogna dividersi per priorità: qualche mattina posso anche andare a scuola e scaricare da Internet un testo che so benissimo di avere a casa, ma non so dove. Però non posso in nessun caso andare a scuola senza pantaloni. Stoffa batte carta.

E qui ho a disposizione solamente una cassettiera Ikea (quattro cassetti grandi e due piccoli) e un'anta d'armadio. Dove gli indumenti dovrebbero essere divisi, dai che indovinate... per colore.

Non è terribile di per sè, roba ne ho già eliminata tanta questa primavera e non ne ho comprata quasi più. Ma il tragico è che facendo ordine nell'armadio inevitabilmente scoprirò anche tutti gli altri tessuti presenti in questa casa: asciugamani, teli, federe, lenzuola, copridivani, etc.
E dovrò per mia enorme disgrazia prendere atto di quanto spazio occupano i centonovantasette completini sportivi dell'Uomo, le sue felpe, braghette, magliette, tute di quando andava alle superiori e che adesso mette per dormire (neanche una puttana d'alto bordo ha così tanti tipi diversi di abbigliamento per andare a letto) e i quattromila indumenti (magliette, sciarpe, tute, calze, felpe...) legati per colore e stemma alla squadra di calcio della vecchia Zena.
Nonchè i pantaloni che non riesce a indossare perchè non ci sta fisicamente più ma che non vuole dare via causa affetto/speranza di rientrarci/vergogna per averli usati tre volte.

Ora, io non voglio assolutamente litigare, ma quando troverò i miei tailleur perfettamente stirati dalla Fata schiacciati in mezzo a dodici tra giacche stinte del 1997 e tute del Genoa, sarà inevitabile, come anche sarà imprescindibile lo scoppio di pianto isterico quando capirò che se non riorganizzo gli asciugamani non ci basterà lo spazio. E una donna non PUO' riorganizzare NELLO STESSO GIORNO vestiti suoi e altrui, asciugamani e lenzuola. E' contro i diritti della persona. Non lo sa fare nemmeno la Fata Romena.

venerdì 3 settembre 2010

Due conti contenti e un album fotografico

Terza B. Dieci ore. Tre materie (alla fine, anche Geografia). 21 teste pensanti, di cui 19 già ben note, anche a voi.

Prima C. Sei ore. Solo una materia, Italiano. 20 testoline piene di confusione da organizzare in una prima media credibile.

Seconda B a Paesino Blu. Due ore. Storia. 25 creature, definite dalla collega Dolce Bruna "molto carini".


Un giorno in cui posso andare e tornare con l'Inflessibile.

Un giorno in cui, per andare a lavorare, invece di fare la mia solita strada nel bosco, prendo su per la valle al termine della quale abito, passo le ultime propaggini di Asti e poi trovo frazioni di fondovalle dai nomi suggestivi: Meridiana (una delle "curve della morte" delle statali astigiane), Castagna, Nocciola. (Eh lanoisette, dovresti proprio chiedere il trasferimento... ci han già intitolato due paesini...) E andando su vedo un recinto con le mucchine dal pelo grigio perla rannicchiate nel prato, un castello medievale arroccato su una collina, Locus Fichissimus e poi Paesino Blu. Mentre, scollinando nella valle a fianco per proseguire le ore, passo di fronte a una chiesa tra le più famose dell'intero romanico italiano del nord ovest, tra l'altro facendo molta attenzione a schivare i coniglietti (in gergo tecnico del WWF: minilepri)che qui pullulano, e ulteriori altre mucchine, queste col pelo color latte macchiato (gli allevatori lo chiamano mantello fromentino), che spesso attraversano proprio di fronte alla chiesa.

Un altro giorno in cui invece questo giro lo faccio alla fine della mattinata, e anche della settimana.

Un giorno in cui entro alle 11 e 40. E esco alle 13 e 30. Voi direte "statale di merda!" ma io me lo son fatto dare per poter andare a Genova, se mio padre ha bisogno. E siccome è il giorno in cui viene Fata Romena a casa, se dormo a Asti state pur certi che schizzo via di casa all'alba comunque, vado a scuola a correggere prove, pur di non essere catturata dalla mia brava fatina, che discende evidentemente da antichi feudatari romeni torturatori di schiavi: "Uora noi faciamo un po' di ordine in camera vuostra, magari tu svuoti tuuuto armadio bene, io pulisco dentro, puoi rimetiamo tuto a puosto..." (aaaargh: preferisco una riunione con genitori furibondi, o anche tre ore di supplenza!!!)

Ma eccovi l'album:


una mucchina grigio perla


l'antico maniero


Locus Fichissimus


Paesino Blu (ditemi che non è un soprannome azzeccato...)



la minilepre



un vitellino fromentino


la chiesa non bella, di più; e il cielo così c'è parecchi giorni l'anno, posso testimoniare per esserci passata sotto per dieci mesi.

giovedì 2 settembre 2010

Summer is gone

Se siete gente che ama viaggiare ma non ha potuto farlo quest'anno, leggetevi questo post di Soleil. Che, tra l'altro, descrive con grande perizia una zona d'Europa che non tutti consideriamo attraente, forse perchè non la conosciamo abbastanza. Il Belgio, che io ricordo di aver in parte attraversato con un TGV Parigi-Bruxelles, e dove sono stata male tutto il giorno finchè non ho fatto una complicata spiegazione della mia situazione gastrica a una farmacista comprensiva: la quale mi ha fornito una pastiglia per sopravvivere al resto del pomeriggio e al ritorno. Non so cosa contenesse la pastiglia ma per svegliarmi a Parigi mi han dovuta scrollare, se no non scendevo dal treno. Ero in morte cerebrale, ma almeno non avevo più mal di stomaco.
A Bruxelles piovigginava. Il Manneken - Pis non era poi questa cosa. Nemmeno la Grande Place. Era bello l'Atomium, davanti al quale però sono stata male.
La descrizione di Soleil mi fa pensare che avrei dovuto fermarmi di più e capire meglio.
E mi fa venire una voglia di partire pazzesca, proprio ora che sono tornata finalmente a casa.

Se siete gente che quest'anno ha viaggiato tanto, tantissimo, e avrebbe preferito stare a casa, leggetevi questo, invece.

Gesù. Siamo alla terza estate di fila di cui non ricorderò niente. Va bene, due anni fa è mancato all'improvviso lo Zio Grande, e poi io ho litigato a sangue coi miei.
Va bene, l'estate scorsa ero in botta a causa della cattedra persa.
Quest'anno credevo che lo avrei vissuto diversamente: con aspettative bassissime, in effetti, si evitano molte delusioni, nonchè di arrivare a settembre più stanchi che ai primi di luglio.

Ma se devo pensare a cosa ho fatto quest'estate, vedo le mie mani in movimento:
che sciacquano piatti nel lavello in montagna
che piegano vestiti
che portano la spazzatura
che mettono il guinzaglio al cane
che puliscono la verdura
che riordinano casa
che corrono sulla tastiera del pc
che aprono e chiudono porte, centinaia di volte, per separare i gatti dal cane, i gatti da noi, i gatti dal cibo, i gatti dalla roba stirata, i gatti dal terrazzo.

Non riesco a ricordare altro. Forse non ho fatto altro.

La pasticceria più buona del mondo, dopo un mese di colazioni, sembra fare un solo tipo di brioche.
Le montagne sono sempre lì. Magnifiche, familiari, ma sempre lì.
Anche il mare, e con dentro le meduse, che pensandoci bene sono la cosa più eccitante che ho visto in due mesi di ferie.

Ecco, se penso all'ultima volta che mi sono goduta realmente una cosa fuori casa, automaticamente mi viene in mente la Provenza (primavera 2008).
Quando ancora i miei mi tenevano gli animali se partivo.

Le strade battute dal mistral, le autostrade gigantesche deserte, le montagne brulle, i cipressi, la lavanda, la pioggerellina primaverile, i tramonti.
La trombata spaziale di una coppia al piano di sopra dell'albergo che ci ha svegliato alle tre di notte, mettendoci di ottimo umore e causando nei giorni successivi la ricerca del professionista del sesso e della sua compagna al buffet della colazione, con mille ipotesi e grandi risate.
Il pane francese, che quando lo assaggi ai Francesi gli perdoni tutto, anche Napoleone e Sarkozy.
Io e l'Uomo seduti sui gradoni dell'anfiteatro di Orange e tutta la tesi di laurea sul teatro plautino che mi torna in mente ascoltando la spiegazione registrata.
Il silenzio.
I colori.
Noi due che ci teniamo per mano.
I libri antichi a Les Baux de Provence.
Pasqua a Nimes con un freddo bastardo, e la mattina dopo la neve sull'Astra.

Ecco, forse ho capito quali sono le vacanze che realmente mi godo. Devo solo trovare il modo di disfarmi temporaneamente di tre cosi con la coda, impedire ai miei genitori e a qualsivoglia membro della famiglia di modificarci i programmi,
comprare una guida (del Touring, LGO, e che scherziamo?) e partire.

mercoledì 1 settembre 2010

Prof.ssa Jekyll e Castagna Hyde, ovvero il non detto di un collegio docenti

In questo post, che sconsiglio a chiunque abbia ancora una minima considerazione della classe docente, riporterò quel che è successo, e quel che realmente ho pensato, stamattina durante le quasi quattro ore che ho trascorso a scuola.
La frequentazione di Diavolessa e di alcuni dei personaggi di Queer As Folk mi rende particolarmente disinibita, per cui non userò filtri.
Ho detto che dicevo la verità sulla scuola, dal mio punto di vista, in questo blog? Bene, diciamola allora, e tutta. Le frasi pronunciate sono testuali, eh? Anche quelle solo pensate.

Scena 1, sala computer

Il Gigante in giacca (mai visto: di solito ha una camicia fuori dai pantaloni, o un maglione) che avvicina ognuno di noi con un sorriso di scusa, e chiede: "Come stai?" con aria da uno che vorrebbe tanto fare un altro mestiere, prima di riferire a gente che ha più anni di servizio di lui che le ore della materia che insegnano sono sbriciolate su tre, quattro o anche cinque classi, a seconda dei vari rigiri che riguardano soprattutto matematica.
Dio, ma sei magnifico, con la giacca, Gigante, possibile che tu non ti soffermi mai più di venti secondi nella mia giornata, e solo per parlare di lavoro, e io non sappia ancora dopo quattro anni se ti sto minimamente simpatica o se mi trovi odiosa? Vado pazza per il tuo sorriso, ti spiacerebbe rifarmelo?

Scena 2, corridoio di Scuolina Rosa

Il Troll che arriva in ritardo lungo il corridoio e mi si avvicina salutando.
Oh Gesù, ma è ingrassata come una vacca...
Il Troll mi si avvicina con un sorriso falsissimo e io ancora più falsa la bacio su ambo le guance, accorgendomi di una sua breve esitazione.
Ti ruga che sia riuscita per la terza volta a farmi ridare il posto, eh Trollina?
Il Troll che, senza motivi apparenti, parte con il seguente panegirico, guardando il mio abbigliamento (che denota sicurezza di sè, come ogni anno quando mi ridanno la mia cattedra: vestitino rosso a pois bianchi molto vintage, sandali bianchi con zeppa):
"Ullallà, come sei tutta carina, col rossettino, il vestitino... sembri proprio una professoressa... ecco sì, sei conciata da professoressa!"
Bene, lo dicevo io che mi si era rassodato non poco il sedere con le camminate in montagna: ora hai più di un motivo per detestarmi, e vedo che non perdi tempo per farmelo notare...

Scena 3, auditorium, alla fine della riunione

Guendalina: "Io vorrei passare sulla sezione A, per togliermi dalla III B (di Paesino Blu), perchè non li sopporto più."
La Cretina: "Potrebbe prenderla Castagna, insieme con la nuova arrivata..."
Sei la solita stronza. E non fai niente per nasconderlo. Si direbbe che ne vai fiera.
Io: "Veramente io la terza rognosa credevo d'essermela sparata l'anno scorso..."
La Cretina: "Appunto, è già allenata..."
Ah ah ah ah. Uuh che ridere.
Guendalina: "Tu saresti perfetta per tenere quella classe."
Io (alla Cretina): "Però io ho già una terza qui, vorrebbe dire fare l'esame su due sedi."
La Cretina: "Uh no per carità, avremo già mille problemi a far quadrare gli impegni dei docenti che hanno due o tre scuole... No Castagna non può prendere la terza... Lei invece se la sentirebbe?" rivolta alla nuova supplente, che ha diciotto ore perchè subentra su un pensionamento.
E la supplente, con un dolce sorriso e gli occhi da folle:
"Mah, io non ho problemi a gestire delle classi indisciplinate, però mi detestano. Perchè li massacro."
Minchia. Iron Maiden. Questa come collega mi piace. Se avessimo la stessa classe, sono certa che i ragazzi farebbero qualunque cosa pur di lavorare con me dopo aver passato qualche oretta con lei.
Guendalina continua: "No poi guarda io non voglio spaventare nessuno, è che con me lavoravano, ma facevano un sacco di storie con quelli che avevano poche ore..."
Oh stronza, hai appena proposto di rifilarli a me, che più di tre ore a Paesino Blu non posso fare!!!
"Così a me toccava, capite, fare un sacco di predicozzi per farli stare buoni coi colleghi... e io sono stufa di fare prediche, vorrei lavorare..."
Bella bambina, non dovevi fare la docente di Lettere se prenderti di queste rogne era un problema per te.

Scena 4, uscendo dalla scuola

Dolce Bruna, la vicepreside di Paesino Blu, che ho scoperto essere la quarta collega di Italiano (Brenda, Guendalina e Iron Maiden sono le altre tre, ho equivocato vedendo Wanda sempre nel gruppetto, lei è di matematica se non ho capito male):
"Anche tu abiti a Asti, vero?"
"Sì, perchè?"
"Bene, allora siamo tutte a Asti."
Guendalina: "Volete venire a casa mia?"
Brenda: "O facciamo in campo neutro?"
Dolce Bruna: "Il solito bar è chiuso, però. Cerchiamone uno che faccia un aperitivo decente."
"Andiamo al circolo del tennis?"
"Ma..." entro io... "quando?"
"Domani mattina, così parliamo di come distribuire le ore di italiano tra di noi, poi venerdì vediamo con la preside."
Cosa? Stai dicendo che considererete anche me in questa decisione? AL BAR, TUTTE INSIEME, davanti a un Bellini?
Io, balbettando: "Ma... io prendo quel che avanza delle vostre ore... Dovreste parlarne con la collega che fa le diciotto ore..."
Dolce Bruna: "Sì, viene anche lei. E vieni anche tu, così abbiamo tempo di presentarti un po' le classi."
Cioè... esistono ancora ambienti lavorativi dove non devo fare il barracuda, dove verrò trattata da essere umano anche se ho solo tre ore e sono l'ultima arrivata?
E, un minuto dopo:
Al circolo del tennis? Cazzo, ma Brenda Guendalina e Dolce Bruna sono delle albarine a tutto tondo, allora? Oh, mio Dio. Non mi ricordo come si fa a fare quella che vive nei quartieri alti. Il circolo del tennis come scenario per decidere le materie... Aspetta che lo dica all'Inflessibile... Non ci crederà mai... Che cazzo mi metto domani mattina?