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lunedì 30 marzo 2015

Posizione parziale del cancello, sia mai che si chiudesse una buona volta

Mi sto ammazzando di sequenze yoga come non facevo dal primo, magnifico, anno in cui sono entrate nella mia vita le asanas.
Cazzo, funziona. Al mattino casco direttamente sul pavimento, accendo un'app stupenda sul tablet, parte la musichina e una tizia dalla voce dolce, selezionato il programma, mi spiega le posizioni con l'ausilio dei video dove tre istruttori molto fit ma non bellissimi e soprattutto seri e non sorridenti, che di mattina mi ucciderebbe ora come ora, eseguono i movimenti.

Sto benissimo. Dormo meglio, a volte uso meno caffè, sempre mi sento la schiena dritta, le cosce e le spalle toniche, le anche e le ginocchia belle fluide. 

Imparo cose, e dalle sequenze singole mirate, che faccio per scoprire nuove posizioni, sono presto passata ai programmi settimanali. Meraviglia delle meraviglie, sono approdata a una settimana di esercizi che si può fare durante il ciclo e stavolta ho avuto un flusso accettabile come intensità e durata, il che non accadeva da esattamente un anno. 

Unica pecca: mi si libera la kundalini e, complice la primavera forse, mi farei pressoché chiunque. Il che nel momento attuale equivale a dire torturarsi tutto il giorno, dato che da chiunque a assolutamente nessuno il salto è ben lungo. Ma le mie giunture rese morbide dallo yoga ricordano con rimpianto altre forme di flessibilità e di piacevole indolenzimento.

Menomale che, come ogni anno all'arrivo delle vacanze di Pasqua, c'è una pila di roba da fare sulla scrivania e le sudate carte impegnano il cervello. 

Che però se la vive molto male i giorni in cui c'è da aspettare la Princi a nuoto. Per fortuna c'è il mostro della corsia 5, che mostro non è affatto nel senso del brutto, ma più che altro fa vasche per 45 minuti senza mai smettere, con una tale armoniosità, perfezione tecnica e precisione chirurgica di movimento che persino i miei poveri ormoni maltrattati passano dall'eccitazione fisica alla contemplazione mistica, come quando si guarda il pattinaggio artistico.

Che triste cosa essere una prof di quasi 40 anni in crisi coniugale. 


domenica 29 marzo 2015

Non è che io non legga, neh.

Si potrebbe dire che è assai brutto da parte mia non prendere parte alla splendida blogmaratona di #ioleggoperché, dove tante amiche  virtuali e colleghe reali danno prova di gusto ineccepibile e profondità di spirito.

La verità è che di recente ho letto molto meno del credibile. Spesso, tra l'altro, dimenticando tutto appena chiuso il libro. O peggio iniziando e mollando lì, che non è da me.  Molte cose che sto vivendo non sono da me, in ogni caso.

Fanno eccezione gli ultimi sette giorni.
Nei quali, per circostanze che spero di scordare presto, Castagna alle 20 era a letto e sola. Quindi ha letto in poche sere Houellebecq e l'ultimo di King, mettendosi addosso una gran tristezza (col Re Stephen) e una gran paura del declino inesorabile della società democratica (con l'altro) e adesso sta leggendo American Sniper e ammette che è davvero interessante. Anche senza Bradley Cooper.

Ma per farmi perdonare vi dirò che ho trascorso una settimana a pensare a quale poesia portare alla Giornata dell'Eleganza. Rileggendomi Montale, Tagore, Petrarca.

E dopo aver esitato a lungo tra Arletta e Laura dai capei d'oro, pensando però anche a Shakespeare, a Catullo, a Benni e a Frost, alla fine penso che sia inevitabile scegliere Lui, e in particolare, data anche l'annata, il canto che ogni volta mi mozza il fiato peggio di quando avevo quindici anni.

"Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse..."

Colline





Non mi abituerò mai. Sono undici anni e ancora, quando esplode la primavera, io mi aggiro sulle serre a bocca aperta. È tutto troppo splendido per essere vero.        
                                                       
Queste colline dall'aspetto innocuo si stanno prendendo la parte migliore della mia vita, gli anni fecondi del mio essere adulta, il massimo che so dare. Ho guidato lungo queste strade col cuore che batteva pieno di gioia, o con l'anima ferita a sangue da distacchi, dubbi, colpe. Mi sono rifugiata a piangere, fumare, scrivere sms e pagine piene di desiderio e frustrazione in tanti angoli dimenticati tra boschi e prato, tra stradine sterrate e chiese romaniche.

Il verde quasi fluorescente dei salici mi stupisce, il cielo di un azzurro pacato mi fa pensare al Mediterraneo che un tempo posava le sue acque preistoriche sulle curve dolci oggi fiorite, che allora erano fondali sabbiosi.
                                                       
Stanno passando gli anni. Tra queste colline ho visto già avvicendarsi nozze, tombe, culle. Al tavolo di legno del belvedere non siedono più i miei exalunni storici, ormai molti di loro sono lontani. Eppure l'odore di legna nell'aria sembra sempre lo stesso, i piccioni che si corteggiano con suoni gutturali potrebbero non essere mai andati via dal tetto ricoperto di muschio qui davanti. L'aria è così dolce.

Stasera in paese fanno la Via Crucis vivente. Non ci sarò, ma sento i preparativi, le bimbe del catechismo che recitano preghiere, i tecnici che provano i microfoni sulla piazza.

Vorrei non essere qui sola. Ma non c'è nessuno che divida con me questa panchina, e so che va bene così.

Ci vuole del silenzio. Tanto silenzio. All'improvviso penso che gli uccelli che cantano tutto intorno potrebbero farmi impazzire.
                                                     
Ma adesso mi alzerò, metterò sul viso il mio sorriso spavaldo da prof di lettere titolare del corso C, e tornerò sulla piazza.

E sarà passato un altro giorno.


martedì 17 marzo 2015

La giornata dell'eleganza - continua

Avendo dischiuso il mistero della nostra iniziativa balzana ai colleghi, abbiamo ricevuto alcune reazioni positive (la Bottadicoca che la mette sul competitivo, appunto, la Corazziera, che fa l'ora alternativa a Religione quindi è nel consiglio di classe, e il Borbone Gentiluomo, che non c'entra con la classe ma gioca volentieri, che tenero) e parecchissime facce perplesse. 

Io sono la prima a essere dubbiosa sull'utilità didattica di tale mattinata. Ma poi ho pensato di trasformarla in un'occasione per sbloccare un po' i più timidi, dando loro un momento di straniamento dall'abituale silenzioso stato di sfiga e mettendo in mano a ciascuno un microfono per la lettura di un brano poetico o teatrale a scelta totalmente libera. Vediamo se l'abito fa il monaco: e facciamo passerella, sì, ma culturale. 

La Bottadicoca ci ha messo del suo, pretendendo che la Giornata dell'Eleganza (come l'avevano battezzata intanto a mia insaputa) sia preceduta dalla Mattina della Pulizia. E approfittando per fare una bella lezione sull'igiene personale, che da Converse marce a Gregory Peck in effetti la strada è tanta. 

Ma il meglio è stata la reazione entusiastica della Bambolina Baciapile, la collega di Religione carinissima e giovanissima di cui sono tutti innamorati, in primis il Borbone Gentiluomo. 
Perché, da quando ci si è infilata lei stamattina, abbiamo scoperto come risolvere il problema di vestire elegante Waanaagsan, che, vivendo in una comunità per rifugiati politici, non è che abbia questo guardaroba. 
E così sabato prossimo dalla Valle delle Meraviglie caleranno sulla città i tremendi, destinazione: outlet di una nota fabbrica tessile della zona, a seguire: merenda insieme a me e alla Bambolina, giro per la città etc. Waanaagsan, che era assente, è stato da me interpellato su Whatsapp, scrivendo così per la seconda volta pubblicamente sul gruppo (la prima è stata settimana scorsa, quando era ricoverato in ospedale), e ha incredibilmente detto sì. Così sarà coinvolto, vestito e un po' coccolato, e ne approfitteremo per vederlo un po' uscire con i visi pallidi. 

Povero Waanaagsan. Che io mi porterei a casa volentieri. Soprattutto quando penso che è stato male e si è fatto da solo un ricovero in ospedale, tornando ancora più magro, ma un pochino più comunicativo coi compagni e con me, ora che ha osato risponderci su Whatsapp. E intanto che vi scrivo questa cosa sono in piscina col tablet appannato dall'aria caldoumida, e davanti a me la Princi sta facendo intere corsie a dorso, sempre più brava e sempre più forte, così io penso che ci vorrebbe per ogni ragazzino qualcuno che lo guarda nuotare, che gli compra una camicia bianca per le occasioni importanti. E che piccola goccia nel mare di tutto quello che serve può fare uno scherzo partito dalla sempiterna tuta di un bambino romeno. 

E poi, a parte tutto, secondo me di questa terza ci porteremo via tutti quanti dei ricordi bellissimi. 

La Giornata dell'Eleganza

Tutto è iniziato a causa di Svacco.

Dovete sapere che Svacco è un ragazzo bellissimo. E' uno di quei Romeni un po' moldavi, biondo chiaro, con la pelle lattea e gli occhi verdi come le foreste. Ma soprattutto ha un che di stiloso, che richiama i begli attori di una volta, quelli come Gregory Peck o Paul Newman, che non erano palestrati come i figoni di adesso, ma erano fatti bene, con le spalle grandi, e si sapevano muovere.
Peccato che Svacco, come dice il nome, più che muoversi, si trascini.
Solo che una volta, che non era mollemente adagiato come un gatto pigro nel banco, ma mi è comparso sulla porta della seconda all'improvviso, ho avuto una visione di lui in smoking, stile James Bond. Sarebbe proprio perfetto. Non che adesso saprebbe indossarne uno, ma tra qualche anno sarà proprio così, una bellezza un po' rétro, anche se forse la cammufferà a fatica con la barba lunga e i capelli rasta, come farebbe qualsiasi altro diciassettenne biondo.

Per queste riflessioni oziose sui futuri sviluppi dei miei pulcini, una volta che si parlava di abbigliamento, mi sono permessa di prendere affettuosamente in giro il giovincello perchè, come facevano notare i suoi compagni, è sempre in tuta. Ho detto scherzando che nutrivo dubbi sulla presenza di un paio di jeans nel suo armadio. E il biondino s'è piccato, mi ha fatto il gesto di aspettare, e: "All'esame vengo in giacca e cravatta, prof."
Non l'avesse mai detto.

"No!!! L'ultimo giorno di scuola, prof, veniamo tutti vestiti fighi!"
"Dai!"
"Ma fighi sul serio eh! Cravatta! Camicia!"
"Sììì dai così ci facciamo la foto!!!"

Memore degli ultimi giorni di scuola già vissuti a Scuolina Rosa (pizza, patatine, Cocacola scossa e stappata a fare la fontana, pratone del campo sportivo, crema solare, sudore, erba, polvere, gavettoni) sconsiglio fortissimamente di mettersi roba elegante. Affermo che è meglio farsi una foto vestiti fighi quando fa ancora fresco.

Detto fatto, fissiamo per il 31 marzo, mi ingiungono di presentarmi in abito da cerimonia, tacchi, acconciatura da signora, e su Whatsapp imperversano foto di loro al matrimonio della zia / alla cresima della sorella / al battesimo del cuginetto e scambi di opinioni: ma gonna o pantaloni? si preoccupa Giudiziosa; tacchi o stivali? chiede Sandra Bullock; e se mettessimo l'abitino, ma con le Converse? chiede Nail Art, postando foto di Kristen Stewart appunto così combinata a un galà; infatti le ragazze creano il gruppo Whatsapp intitolato "Converse e vestiti, il top" e poco dopo si scopre che Svacco ha tentato di crearne uno maschile intitolato "I fighi eleganti", ma gli altri glielo fanno chiudere subito, che c'hanno una reputazione da difendere in paese. Comunque il povero Svacco è andato in crisi perchè nessuno ha risposto seriamente alla sua fatidica domanda: ma papillon o cravatta? La quale rivela peraltro che, oscuramente, percepisce di essere una bellezza di una volta. Il Pagliuzza invece è preoccupato per il budget, dice che se si compra dei pantaloni seri dopo la foto non li userà mai più. Io dico che non voglio che spendano soldi, ma che comunque qualcosa di serio in casa ce l'hanno per forza, sai mai, un matrimonio, un funerale, la laurea del cugino, dai! E comunque si presteranno le cose tra loro. Il vero problema se mai è prestare delle scarpe al Pagliuzza medesimo, che peserà trentasei chili ma ha lo stesso numero di piede di Michael Jordan (le scarpe del quale sono al Museo della Calzatura di Vigevano, perchè sono tra le più grandi mai realizzate al mondo). Il Re del Tevere si chiede se tagliarsi i baffi per l'occasione, ma riceve un secco no da tutti, maschi e femmine. Altri ammettono riluttanti: "Oh, però io il nodo alla cravatta non... cioè, è tipo un casino!!!" e le ragazze con gli occhi a forma di cuore giurano che loro sono capaci e ci penseranno loro.

Ma aspettate, che non finisce qui. Perché la cosa doveva essere imbarazzantemente limitata a loro e me. Io avevo tentato un "Beh ma la foto la facciamo anche con gli altri prof, no?" e loro secchi: "No."

Ma poi... esatto, avete indovinato. La Bottadicoca ci ha scoperti.
E la Bottadicoca, lo sapete, è una che ama la scianca, cioè la gara senza quartiere.
Il pomeriggio dopo aver scoperto che lo sa anche lei, confido ai ragazzi: "Sono molto preoccupata. Secondo me, la collega ha un Armani nero con spacco e non ha paura di usarlo."
Risate. Mi giurano, i lecchini, che sarei comunque più bella io, anche vestita di stracci, ma non è vero, la Bottadicoca fa la sua porca figura vestita bene, è solo che insegna Matematica, mentre io sono avvolta dall'aura dorata letteraria e dalla gloria fulgente delle battaglie che spiego.

Prima che pensiate che mi sono completamente rincoglionita, però, lasciate che vi racconti anche che piega interessante sta prendendo questo stupido gioco a me completamente sfuggito di mano.








domenica 8 marzo 2015

Superficialmente donna

Né io né mia figlia abbiamo fatto gli auguri a nessuno. 

Così. Di solito la festa della donna la vivo bene, se sono a scuola c'è sempre qualcuno che porta la mimosa, che a me fa dispiacere, è chiaro che non si può staccare quei fiori così delicati dall'albero senza renderli subito tristi. 

Quest'anno non ce la sentivamo, ma va bene lo stesso. 

Perché poi in fondo quel che conta è che parliamo delle doppie punte. 
Se in nessuna vita precedente siete stati donne, non potete capire la sollecitudine che ci può mettere una donna nel curarsi delle doppie punte di una sua consorella. 
Se invece avete, anche eoni fa, vissuto cinque minuti un un corpo femminile dotato di pelliccia, riconoscerete subito il significato della cura reciproca dei peli e dei capelli. Mamma orsa che lecca i suoi cuccioli, due gatte che si lisciano la schiena a vicenda e poi si graffiano, mia figlia che mi spazzola piano i capelli mentre piango perché ho appena finito di litigare con un'amica al telefono. 

Così restiamo sul superficiale. Sto, per la prima volta in vita, prendendo sul serio, e con studi di settore, una riorganizzazione del guardaroba e vedo che un sacco di outfit carinissimi prevedono una canottiera sotto una maglia, non importa se leggerissima o di lana spessa. Io che avevo appena rinunciato per sempre allo smanicato, causa braccia troppo abbondanti e poco toniche, complice lo yoga credo che rivedrò la mia posizione.

Perché all'improvviso mi sono detta che, se faccio respirare il mio corpo,  come l'estate scorsa, probabilmente il mio corpo reagirà asciugandosi e rifiorendo. 

Perché la mimosa non va staccata dall'albero. 

E perché di quel che si prova bisogna sempre poter parlare. E le amiche capiranno. 







sabato 7 marzo 2015

Caffè bollente

Sono le sette di mattina di sabato e, fidatevi, è da ieri alle 16,35 che ne ho abbastanza del weekend.

Dovrei andare in montagna, con Uomo e Princi.

Voglia zero. Grande desiderio di togliermi da dentro la mia pelle e librarmi altrove, ma se mi chiedete dove, ora sinceramente non lo so.

Ci sarebbe una casa da ristrutturare a Genova. Ci sarebbero commissioni da fare qui. Ci sarebbe una pila di cose da correggere. Ci sarebbero ore di studio in cui annullarsi.

So solo una cosa. Voglio poter improvvisare. Ma l'ultima volta che l'ho fatto ho distrutto il motore della mia auto, e adesso anche quella di mia zia fa un rumore strano. Credo che, se dipendesse da me, ridotta all'impotenza senza le mie fide 4 ruote sotto, il weekend lo passerei a letto. Sto rileggendo La donna del tenente francese e posso non alzarmi nemmeno per fare pipì finché non è assolutamente indispensabile.

Curiosamente c'è un posto dove vorrei andare, ed è Via del Golf. Non so perché, dato che è lontano, scomodo e dovrei pulire tutta la casa.

Per qualche assurda associazione di pensieri, forse con l'infanzia, forse con le giornate tutto sommato belle che ci abbiamo passato l'estate scorsa, sento che là avrei meno paura. Dei conti da pagare, del matrimonio che vacilla, del non arrivare dappertutto. Là sembra esserci sempre un momento in cui l'importante è solo vedere se dal giardino sta arrivando qualche gatto. Là stranamente io non mi sento strana dentro la mia pelle, sono una mamma quarantenne con figlia quasi maggiorenne, una moglie borghese e una donna adulta e niente di tutto ciò mi sta stretto. Forse perché, dopo secoli che non ci andavo, è come inaugurare un capitolo nuovo, tornarci così, con la mia vita talmente cambiata.

Comunque. Mi sono ammutinata fin dall'alba e così il caffè per una volta me l'ha fatto l'Uomo. Ma ora vado, perché in 14 anni e mezzo non ha ancora capito che lo voglio bollente e quindi non me lo deve versare nella tazzina prima che abbia mangiato.

martedì 3 marzo 2015

E adesso anche basta, però

Oggi ore 8 mi fiondo in terza per posare il registro e le borse, mentre in aula computer la stampante sforna la copia madre del compito di storia, uno dei più cattivi che abbia mai prodotto.
Le domande sono divise per livello di difficoltà.
Ma c'è dentro tutto. Tutto. Il gas mostarda Ludendorff Fokker Fisher Brest-Litovsk Ekaterinenburg lo shell shock i sottomarini le Dreadnought Caporetto Lemberg e i laghi Masuri.

Sudano sangue per un'ora. Scatto e Svacco, quest'ultimo in punizione da gennaio per il 5 di Storia in pagella, mi danno una prova molto completa. Il Re del Tevere invece, confuso forse dai suoi successi al corso pomeridiano di Latino, fa un disastro. Sandra Bullock, altra con insufficienza da recuperare, fa bene. Svampo si agita invano. È come far fare un compito sulla Grande Guerra a King Kong, con lui.

E poi eccolo. In felpa rossa e sguardo accattivante, Sgamo ha finito prima degli altri, sta rilassato nel banco e fa saltare la penna in mano come d'abitudine. Quando ritiro la prova e dò un'occhiata, nel più facile degli esercizi a completamento mi ha scritto che l'Italia entra in guerra nel 19015.

Ovviamente gli faccio una scenata da Orso d'Oro al Festival del Cinema di Berlino. Sembro Meryl Streep in Silkwood, sono immensa, davvero. Arrivo fino a far fare la fotocopia ingrandita dell'errore, ritaglio la frase, gliela faccio firmare e la appendo al muro. E intanto osservo: dallo sghignazzo passa al rossore, dal rossore alla deglutizione faticosa, tanto che mentre firma attorniato dalla cagnara dei compagni gli trema la mano, e a me scappa di scompigliargli il Sacro Ciuffo con una manata. Dopotutto sto scherzando, è chiaro che è una sbadataggine.

Dopo, nell'intervallo, racconto alla collega di sostegno, che era fuori con Stondaio e Waanaagsan, la scena. Lei mi fa: io non lo capisco quel ragazzo. E io: è ferocemente disturbato, nel suo rapporto con i docenti, ma lo vedi che seduce, poi prende in giro, poi cerca ammirazione, poi fa il figo, poi ci resta male...

Tornata in classe glielo dico: la collega ha detto che non ti capisce, io capisco che sei un pasticcione!!! Perché dovresti stare un po' attento a non fare il figo e poi cascare sulle scemate, tu sei bravo.
Lei dice, prof?
Io dico, sì.

Ma forse anche io non capisco abbastanza, perché sono le 14.00 e sul gruppo Whatsapp della classe (in cui mi hanno inserito d'arroganza, rubando il mio numero di cellulare da una comunicazione per gli assistenti di comunità di Waanaagsan) mi allertano che Sgamo ha preso un'altra nota sul registro appena io sono uscita da scuola. È lui che si autodenuncia, anzi. Io mando sei megabyte di faccine incazzate. Ma insomma non è possibile mi prendete in giro? domani c'è consiglio di classe!!! e su non fate sul serio, VERO??? Dai che sono immersa nel lavoro e sono pure malata.
Sotto, in mezzo alle assicurazioni degli altri che purtroppo è vero, compare un disarmante Non volevo rovinarle la giornata prof.

Allora io penso due cose. Una è che Sgamo ci sta supplicando di sospenderlo. L'altra è che gli servirebbe un grosso grosso grosso abbraccio, con rassicurazione ferma e definitiva che lui ce la può fare, ma che non sta a me darglielo, anche se lui se lo prenderebbe volentieri.

E domani, se il preside ci scavalca di nuovo sul comminare il provvedimento disciplinare, scatta la rissa.







Niente tace

In questa settimana di terribili impatti con la realtà, ho seguito il filo rosso di un commento, e trovato lei: https://tuttotace.wordpress.com

Leggere qua e là la sua storia mi ha messo in uno stato tremendo. Ma mi ha anche tenuta inchiodata al presente, e impedito di svalvolare in un passato e in un futuro che non mi appartengono. Il presente è questa settimana che mi ha terrorizzato, rendendo attuali le mie peggiori paure.

Il presente è Lui, l'Uomo, che fissa il nulla fuori dalla finestra, o sul soffitto, o sul pavimento, e parla di andarsene. Il presente è Lui, l'altro, che per la seconda volta da quando è successo tutto mi incontra e mi accarezza con gli occhi. La prima volta, pensosi. Stavolta, felici.
Il presente è essere all'improvviso tutti e tre negli stessi quattro metri quadri. E venirne fuori.
Il presente sono io che, seduta davanti alla psicologa della Princi, dichiaro che non ho intenzione di restare sola e tenere botta. Che se l'Uomo va via io crollerò, e non possono costringermi a crollare davanti alla Princi. Il presente è questa donna che in una seduta sola riesce a vedermi piangere, spettacolo raro, in presenza di terzi non consanguinei, quanto l'avvistamento di una tigre bianca.
Il presente è mia figlia che non sa come far fronte al terrore di perdere uno di noi, o entrambi, e si fa un selfie ogni due ore, mettendolo ogni volta come immagine profilo su Whatsapp e documentando così i suoi sbalzi d'umore incontrollabili.
Il presente siamo io e l'Uomo che ci aggrappiamo a un filo sottile, che pensiamo a cosa mangiare per cena, e io esco a fare la spesa e mi sento svenire dall'angoscia alla cassa del supermercato, oppure mi sento meglio mentre cammino per strada col cane e penso che ogni istante potrebbe essere l'inizio della ripresa.
Il presente sono io che per il tempo di una sigaretta o di una doccia penso a tutto quello che vorrei dire all'altro se potessi, e resto stupita dalla serena bellezza di quel che provo e dal semplice fatto di provarlo.
Il presente è che incontrarlo ha liberato dentro di me un'ennesima ondata di gioia e di vita e io l'ho presa e ne ho fatto scaturire il coraggio di lottare con l'Uomo. Il presente è che la psicologa della Princi ha dato altro coraggio a me e all'Uomo per lottare, e io ho preso questo coraggio e ne ho speso parte per augurare silenziosamente all'altro ogni bene.

E stare qui di nuovo al centro di questo vorticoso dolore, di queste gioie che rimbalzano e colpiscono come palline del flipper, di queste domande, capendo che io, di mio, le risposte le avrei, ma accettando che sia tutto diverso da quel che potrei dire o fare io.

lunedì 2 marzo 2015

Resta o croce

Le opzioni sono tre. 

Stai qui. Aspettiamo che passi. 

Vai un po' più in là, per un po', ma senza cancellarci dalla tua vita. 

Vai via. 

Le abbiamo analizzate. Io non sono d'accordo su due di queste tre. E non collaborerei mai.

Se tu ci sei, io scendo dal letto e preparo la colazione. Se tu non ci sei, io non lo faccio. Non faccio niente. 

L'opzione di mezzo, ai miei occhi, non esiste. Ma ho provato lo stesso a farti dire come la immaginavi. Non ci sei riuscito. Così ti ho detto, calma: andrai quando ti troverai un appartamento, non voglio doverti cercare ogni volta che ho bisogno di un documento in casa o vederti passare ogni volta che ti servono i vestiti. Vuoi dormire in albergo stanotte? E intanto pensavo: povera cretina, è inutile che tu ti finga fredda e razionale, e se dice di sì? 

Ma tu non hai risposto. Hai detto che volevi toglierti dal disagio che provi, non da me. Hai provato a restare immobile. Il panico è lentamente passato. Hai ripreso fiato, proposto cose da fare nell'immediato. La merenda, la spesa secondo il piano della dieta iniziata insieme. Ho detto di sì, poi ho guardato l'ora, al rientro della Princi mancava ancora un po'. Mi sono avvicinata, ti ho detto che ci prenderemo cura l'una dell'altro. Ti ho spogliato, mi sono spogliata. Siamo stati abbracciati. Mentre stavo con il viso sul tuo petto ho realizzato che dentro di me qualcosa vive, qualcosa canta ancora piano, ogni volta che posso esprimere come mi sento veramente. E l'ho sentito cantare sotto gli occhi di un altro perché con te non potevo più dire chi ero. Ma adesso che non c'è più niente che sia rimasto sacro, niente che sia rimasto intero, è inutile che nasconda quel che provo, più danni di così non se ne farebbero comunque. E allora faccio quel che mi viene, così sento quel canto e voglio che lo senta anche tu. Se mi lasci devi lasciare me, non quello spettro cui mi stavi riducendo. 

L'altra sera lui mi ha sorriso, e, anche se l'incontro è stato uno choc tremendo, il suono della sua voce, la luce calda nei suoi occhi mi hanno ricordato chi sono. Una donna, non uno spettro. La tua donna, tra l'altro, e nel bene e nel male. Tutta intera. 

È questo che lasci se te ne vai: una donna con il cuore che canta, piena di vita e di amore, e non me ne frega un cazzo se ti ho tradito, non ho tradito me stessa, quello lo farei adesso se non lottassi per te, per noi e per difendere quel canto.

Forse è solo questione di tempo. Lo so. Ma sono testarda di natura, ti cercherei in capo al mondo se te ne andassi, figurati se ti lascio in pace mentre sei qui. 

Se questo pomeriggio sia stato il canto del cigno, o se un giorno mi ringrazierai per non aver ceduto le armi, lo dirà il seguito. Finché sentirò cantare, andrò dietro alla musica, del resto non vedo alternative. Fa un male porco, non vedere alternative. Ma così è. 
















domenica 1 marzo 2015

Mazzate nello stomaco e barattoli

Il lunedì il marito è in brutta e non si sa perché. Si scoprirà a breve, e piangendo da star male.

Il martedì la lite è talmente grave da lasciare a pezzi tutti, anche la povera Princi sempre più spesso ormai tirata in mezzo, che poi sbarella e lacrima per giorni. 

Il mercoledì tutti allineati e compatti si riprova a farcela, svegliandosi alle 4 con l'iperventilazione e venendo tenuta abbracciata stretta due ore prima della sveglia: e quanti ANNI erano che l'Uomo non mi teneva abbracciata per due ore? Cinque? Sei? Beh. 

Il giovedì, alzandosi con tutta la famiglia dal tavolo della cena, si gira lo sguardo sulla sala del ristorante e si scopre che per quasi due ore si è data la schiena a qualcuno che non bisognerebbe incontrare possibilmente mai più. E questo qualcuno, tranquillamente ignaro del fatto che l'Uomo sa tutto e quindi libero di esprimere le proprie emozioni in modo sfacciato, nel vedere Castagna incenerisce l'intera sala con un sorriso pieno di gioia, di quelli che passano anche dagli occhi, e che occhi. I significati dei verbi soffrire, vergognarsi, sprofondare e pentirsi raggiungono profondità e sfumature prima credute inarrivabili da essere umano.

Il venerdì, suturandosi a fatica le ferite e cercando di sciacquare via l'ennesima chilata di sale gettata negli squarci ancora aperti, si riparte lo stesso, col freno a mano tirato ma avanzando. Due ore e un quarto di terapia di coppia in cui si sviscerano cose e finalmente Castagna si incazza bene e a voce alta, e si esorcizza l'orrendo frontale della sera prima parlando di sfiga, perché questo è, sfiga, che proprio nel momento più faticoso della salita lo si incontri continuamente a ricordarci che siamo così fragili. 

In una nebbia confusa Castagna ha lavorato e fatto da mangiare e firmato fogli e fatto telefonate, lo stesso, anche se dentro era un cumulo di macerie, e così han fatto l'Uomo e la Princi. Il weekend, da accordi, sarebbe stato suo, per andare nel suo Tibet italiano a sedersi un po' per terra a prendere appunti sul pensiero mahayana. Invece ha preferito uscire sola il venerdì sera e tirare le due di notte a parlare con la Tipa, dopo una tranquilla cena con Nipotina e Coccodrillo, rientrare all'ora del lupo e andare a dormire vestita per portare la Princi a scuola alle 8.

Poi il sabato ha tentato di passarlo a casa. Venute le tre di pomeriggio, si poneva la scelta tra silenziosa rassegnazione a rimuginare tra sé le proprie frustrazioni e ulteriore discussione con litigata e pianto. 
Al che ha temporeggiato per un po' fingendo di dormire. Poi ha afferrato il cellulare e scritto alla Princi: Io vado in montagna tra un'ora, tu? e la Princi è saltata giù da una giostra al luna park ed è corsa, tenendo tra le braccia un imbarazzante maiale di peluche rosa vinto al tiro a segno, verso casa.
E dopo altre due ore Castagna sta abbracciando la sua amica Cavallino che tanto le manca anche se si sentono sempre, e poi il cielo è stellato e nero e la casa è bella calda e la Princi sembra una bambola russa, con quel musino stanco, tutta imbacuccata nelle coperte. 

E così si è arrivati alla domenica mattina e davanti alla finestra c'è bianco. Scende una leggera nevicata e il pozzo di domande che sta al posto dello stomaco ribolle. Ma tra poco sarà l'ora di rientrare e portare via un po' di barattolo, per affrontare la nuova settimana. 

Perché, come ha detto una volta Strega Celtica, un'amica nuova che niente sa ma molto percepisce, si sopravvive sempre. È questo il guaio, ha risposto Castagna.