Oggi mi fermo a scuola con un gruppetto di III C. Nosferatu, Attimo Fuggente, Mammina, Sveglia, lo Stuonato, Cavallona, Carotina, l'Adorabile, la Gnocca.
Con 55 minuti di pausa tra lezioni del mattino e del pomeriggio, posso ovviamente solo pranzare al baretto. Mi aggrego, visibilmente non invitata, alla collega Troll e al Genuino, che pranzano con otto alunni della loro terza. Mentre andiamo, la collega dice ai suoi pargoli: "Visto? Abbiamo trovato anche una zia" e poi spiega con aria complice: "Sai, abbiamo deciso che io sono la mamma, lui è il fratello grande, perché è un po' giovane per fare il papà, e allora tu puoi essere la zia". Il Genuino giustamente bofonchia: "Ma, ora magari il fratello grande..." E io secca: "Già, in rapporto agli alunni fratello grande è pericoloso. E anche mamma, considerato che molte madri raccattano calzini e stanno zitte... Io continuo a preferire professore e professoressa."
Dite che sono stronza?
Bravi, allora stavate attenti, sono proprio stronza. È che il Troll se lo merita. Eccome. È iniziata la guerra. Il Gigante ha cercato di avvisarmi, con una frase che suonava: "Tu hai preparato qualcosa per la manifestazione del 4 novembre?" E il cui significato reale era: "Occhio che si stanno organizzando senza di te, le tue colleghe di storia, ti smerderanno". Io capisco dopo, quando incontro la collega Troll che nel corridoio, falsa come Giuda, mi dice zuccherosamente: "Oh scusami, spero che tu non ci sia rimasta male, non volevamo tagliarti fuori, credevo che ti avessero avvisata, nella confusione abbiamo dimenticato di dirti che..."
Io taglio corto: "Cosa? avete preparato qualcosa da leggere davanti a sindaco alpini etc? Ah ok, non c'è problema. I vostri leggono, i miei no, niente di grave, tanto guarda in questo periodo ho altro di cui occuparmi" e tiro dritta, perché ho grane una sull'altra. Tra cui una segnalazione ai servizi sociali e un altro alunno in arrivo dalla comunità, pare.
Ormai comunque mancano meno di 24 ore, e qualsiasi bella idea mi venga non faremmo in tempo a realizzarla.
Mi limito a dire alla terza, in assenza di testimoni: "Di là le colleghe hanno fatto preparare delle letture da fare alla cerimonia. Io vi ho spiegato di che si tratta, e a parte questo mi limito a sapere che siete quelli che di storia ne capiscono di più, quindi mi aspetto che siate i più attenti ed educati. E, anche se non farete domande perché non ce ne sarà tempo, dò per scontato che le vostre sarebbero domande intelligenti." Come non far battere ciglio a ventitre alunni per una durata di due ore di alzabandiera, filmato, trombettista, discorso del sindaco e abbassabandiera. Sono talmente attenti che non si accorgono che al suono de "Il silenzio" io piango. Non che me ne stracatafotta una sega del 4 novembre, io detesto tutto ciò che ha a che fare coi militari, pace sia alle anime dei caduti eh. Ma mio padre era un alpino, ha fatto la guerra, al famoso pezzo per tromba gli scendeva sempre una lacrima. E mi manca da star male.
Comunque nei giorni successivi rifletto sui ruoli similgenitoriali che a noi prof toccano, volenti, nolenti e più o meno affetti da manie di protagonismo e/o tendenza a porsi come complici dei propri alunni (aggiungerei: a trattare i propri alunni come bimbetti dementi in terza media. Io ai miei che escono a pranzo dico: "e vedete di sedervi due tavoli più in là, che non sono in servizio e voglio mangiare in santa pace. Chiaro?")
Sono costretta a riflettere sui ruoli perché l'Orientale di seconda continua a tampinare tutti i prof dicendo che sua madre la picchia e la spinge sulle scale e qua e là e sa io fumo prof, e non mangio da due giorni, no però mio padre è meglio di no non lo chiamate sono separati, e c'era un uomo in casa l'altra sera e non so chi era e io qua io là, no, poi, però, ma cosa succede ora se chiamate i servizi. E la madre, in un italiano impossibile fatto di parole incollate a caso e pronunciate in modo stranissimo, prova a spiegare alla preside che lei è sola e non sa leggere e deve lavorare tutto il giorno fuori e la figlia non le obbedisce etc etc e forse meglio casa famiglia, poi però quando io dico che i servizi possono mandare un educatore a casa scoppia in lacrime perché gliela portano via, la figlia, oddio. Ma no signora, però avete bisogno d'aiuto, lo state chiedendo in due. (La ragazzina è una ninfetta pallista, la madre una poveretta confusa. Ma hanno ragione tutte e due: non si va avanti così, qualcosa bisogna fare.)
Insomma la ragazza le sta provando tutte, e il contrario di ciascuna, per attirare l'attenzione, e io ho detto la mia, e la mia è: sta inventando, ma sta male, la madre ammette di avere problemi, lasciarla sola, alzarle le mani e non riuscire a gestirla, e se le succede qualcosa noi eravamo informati. Al che la preside Chic si decide e fa scrivere la segnalazione. Il Genuino mi chiama preoccupato perché la ragazzina all'idea che la lettera parta è impazzita. Così ci ritroviamo a saltare mezz'ora di lezione e calmarla in tre. Tre su quattro che lei ha interpellato, perché ormai da un mese siamo sulla questione, e fondamentalmente oltre alla preside e al vice la ragazzina ha visto il Genuino che è il suo coordinatore, me che sono autorevole per esperienza sul campo, la Pianista e il Magnifico che sono di sostegno. E quindi si è creata una specie di task force che sembra una strana famigliola. La Pianista va in ansia e trema a ogni confessione della ragazzina. Il Genuino suda, le parla con tono gentile e tratta le cose burocratiche con il suo piglio un po' orsacchiottoso, ma con grande efficienza. Il Magnifico ascolta, annuisce, non si sbilancia e le fa domande, senza farle sconti. Io le spacco il mazzo ogni volta che si contraddice e cerco di prepararla al fatto che i servizi faranno molte domande e lei deve essere coraggiosa e magari anche sincera.
Lingua mortal non dice quanto mi sento merda dentro, di aver assunto il ruolo della Madre Normativa. Proprio io con la mia Princi preziosissima strappata a cose orrende e messa in salvo dai suoi prof.
Comunque, anche se nessuno ci chiama mamma zia fratellone o "bella, cuggi", alla fin fine siamo una specie di ipergenitore quadrimensionale multisfaccettato. Io, fossi nell'Orientale, mi fiderei. Ora speriamo che i servizi facciano il loro lavoro.