E' sul serio il caso di riallenarmi a una maggior disciplina.
Oggi pomeriggio la noia mortale combinata al solito stato di debolezza e fastidi vari da malnutrizione mi ha ridotto a fare 4 dico 4 pisolini, una media di un pisolino ogni dieci prove corrette e medie calcolate.
Voi direte: che sballo. No! Perchè mi sveglio più stanca di prima!
E mi fan male tutti i muscoli.
Voi direte: influenza. No! perchè anche se mi venisse la febbre domani devo andare al lavoro lo stesso!
E soprattutto: anche a voler calcolare l'impermanenza dell'esistente, ho ancora i seguenti segmenti temporali per finire tutto:
- prima di cena: che corrisponde a max 1 ora, visto che l'Uomo non ha pranzato e è tornato a casa con lo sbrano
- dopo cena: che però deve prevedere adeguate coccole all'Uomo che sta diventando preda di un attacco di Castagnite acuta e non mi si schioda di dosso, e più io gli dico di aver pazienza e lasciarmi lavorare che tra qualche giorno è finita, più si appiccica sentendosi tragicamente trascurato, e posso io sottrarmi al vedere almeno una puntata della prima, pallosissima serie di "24" abbracciati? No
- domani mattina: che però è solitamente dedicata, fino all'ora di andare a lavorare, al bucato e al riordino della casa, perchè la Fata Romena possa pulire e stirare senza ingombro
- domani tra le 13.30 e le 16, il che significherà arrivare di misura allo scrutinio senza aver mai smesso di calcolare le maledette medie e per l'ennesima volta avendo mangiato un panino al niente.
Uffffffffffffffffff. Uff. martedì dovrei andare a litigare con l'amministratore, ma non ho nessuna voglia di festeggiare così il primo giorno dopo gli scrutinii: andrò a fare una pulizia del viso, che è un'altra cosa di cui c'è molto bisogno. Poi mercoledì arriva Sanguedelmiosangue e ci si va a sfasciare di prodotti equi e solidali. W la quinoa, la soia e le gallette di grano kamut.
domenica 31 gennaio 2010
The B.I.C. competition part 2
H. 08.30
Diciamolo, ieri notte non ho fatto granchè. Ho interrotto il lavoro su un nove, di una prova di comprensione del testo, dell'Incontenibile di II B, per andare a letto soddisfatta, dopodichè mi son crogiolata nella lettura di un paio di sutra e poi di un romanzo per ragazzi di Zafòn in lingua originale (sul quale sono crollata dopo tre pagine, per la fatica di tradurre mentalmente senza poter andare a bussare dalla Diavolessa gridando: "cosa diavolo vuol dire murciélago?").
Ora fuori c'è una patina di ghiaccio ma c'è il sole (grazie a Dio siamo al 4° giorno consecutivo di bel tempo, mi stava venendo la depressione artica), il cane l'ho già portato e ha fatto amicizia con un beagle di 5 mesi di nome Artù, e i gatti a quest'ora sono al lavoro (cioè intenti allo studio comparato dei piccioni e delle gazze sul tetto della casa di fronte).
Mi faccio un'altra caffettiera da uno e mi metto a lavorare.
L'Uomo oggi comincia a fare punteggio per il titolo di Genero d'Oro 2010 andando a prendere i miei in quel della campagna, dove son rimasti orbi di mezzo di trasporto, con numero due gatti (detti la Smorfiosa e la Tigre). Se fossi una brava moglie, quando arriva mi farei trovare tutta carina, coi capelli lavati, un vestitino sexy e gli stivali, per andare a prendere un tè o un aperitivo. Ma è più probabile che mi becchi a pancia in giù sul letto in mezzo ai temi, con il pigiama fatto di tre pezzi diversi di cui almeno uno suo, una pinza nei capelli e briciole di biscotto all around.
H.12.10
Madonna come vado piano. Anche a limitare le pause al minimo fisiologico, e a non rispondere alla classica telefonata della domenica mattina di Cavallino.
Non vedo la fine nemmeno dell'unica materia di cui non avevo prove da correggere, Geografia di III.
Ora pausa pranzo, pausa blog, pausa nanna. Tra un'oretta sarò di nuovo in pista.
Mi sento in procinto di fare un capriccio, come i bambini quando si mollano per terra con le ginocchia di cotone bagnato e si rifiutano di andare avanti, e la Symo l'ha descritta molto bene qui, la reazione che questo suscita in un adulto, solo che qua l'adulto sono io.
Diciamolo, ieri notte non ho fatto granchè. Ho interrotto il lavoro su un nove, di una prova di comprensione del testo, dell'Incontenibile di II B, per andare a letto soddisfatta, dopodichè mi son crogiolata nella lettura di un paio di sutra e poi di un romanzo per ragazzi di Zafòn in lingua originale (sul quale sono crollata dopo tre pagine, per la fatica di tradurre mentalmente senza poter andare a bussare dalla Diavolessa gridando: "cosa diavolo vuol dire murciélago?").
Ora fuori c'è una patina di ghiaccio ma c'è il sole (grazie a Dio siamo al 4° giorno consecutivo di bel tempo, mi stava venendo la depressione artica), il cane l'ho già portato e ha fatto amicizia con un beagle di 5 mesi di nome Artù, e i gatti a quest'ora sono al lavoro (cioè intenti allo studio comparato dei piccioni e delle gazze sul tetto della casa di fronte).
Mi faccio un'altra caffettiera da uno e mi metto a lavorare.
L'Uomo oggi comincia a fare punteggio per il titolo di Genero d'Oro 2010 andando a prendere i miei in quel della campagna, dove son rimasti orbi di mezzo di trasporto, con numero due gatti (detti la Smorfiosa e la Tigre). Se fossi una brava moglie, quando arriva mi farei trovare tutta carina, coi capelli lavati, un vestitino sexy e gli stivali, per andare a prendere un tè o un aperitivo. Ma è più probabile che mi becchi a pancia in giù sul letto in mezzo ai temi, con il pigiama fatto di tre pezzi diversi di cui almeno uno suo, una pinza nei capelli e briciole di biscotto all around.
H.12.10
Madonna come vado piano. Anche a limitare le pause al minimo fisiologico, e a non rispondere alla classica telefonata della domenica mattina di Cavallino.
Non vedo la fine nemmeno dell'unica materia di cui non avevo prove da correggere, Geografia di III.
Ora pausa pranzo, pausa blog, pausa nanna. Tra un'oretta sarò di nuovo in pista.
Mi sento in procinto di fare un capriccio, come i bambini quando si mollano per terra con le ginocchia di cotone bagnato e si rifiutano di andare avanti, e la Symo l'ha descritta molto bene qui, la reazione che questo suscita in un adulto, solo che qua l'adulto sono io.
Tonight's game
Only for auleintempesta readers...
tonight!
on blogspot.com!!
"Theeeeeee... B.I.C. competition!!!!!"
Come da ragazza al liceo, io tiro a dare il massimo quando sono sotto pressione. Quindi spesso mi riduco da sola a essere sotto SPAVENTOSA pressione. L'acronimo B.I.C. fu creato alla fine del 4° anno, se non sbaglio, quando dovemmo ripassare tutto Kant per l'interrogazione di filosofia. Non lo esplicito per riguardo alla mia unica lettrice minorenne, Minerva. Ma vi immaginate facilmente che significa e un paio di voi lo sa proprio, perchè ha preparato la stessa interrogazione e le successive.
Il gioco di stanotte è finire di correggere tutto e fare le medie delle mie sei materie. Ho tempo anche domani, ma siccome stanotte sono sola voglio provare quanto reggo tenendomi compagnia con Blogger.
Situazione di partenza: donna bianca, sulla trentina, trovata alle ore diciannove in coma youtubico davanti al pc, riflessi vitali quasi assenti, spesa per domani ancora da fare e cane da pisciare, scaloppine e minestra già pronte, Uomo a Genova fino al pomeriggio di domani. Somministrata massiccia dose di grissini e tisana di malva (quindi azzurrina, come la minestra di Bridget Jones).
La mole di lavoro da svolgere è la seguente:
- i ragazzi sono 42
- per ogni ragazzo ci sono sei pagine di registro
- per ogni pagina di registro ci sono da 0 a 3 prove da correggere, a sorpresa
- prima bisogna fare la chiusura della pagina del I quadrimestre e l'impostazione della pagina del II quadrimestre con tutti i calcoli dei recuperi da fare
- dopo la correzione delle prove per ogni materia c'è da fare la media
Vado a fare la spesa, metto a bollire le patate e parto!!!
(musica di "Smallville": "Somebody saaaave me...")
h. 20.15
partenza soft, prima di cena, con il metodo dell'anticoncentrazione (che ho spiegato qui)
Situazione dal punto di vista zoologico:
- cane: pisciato, tornato nella cuccia, intento a lavarsi e a controllare olfattivamente se la cena che cuoce di là è interessante
- Bontcho: appallottolato su divano, stanchissimo causa vita sociale intensa (oggi pomeriggio abbiamo avuto la nonna di Ricky ospite)
- Matilda: vedasi Bontcho
- cagnolina dei vicini: lasciata sola, sta ululando fortissimo e gettando strazianti guaiti. Se non tornano entro le 22, stavolta io e la Diavolessa chiamiamo la polizia, perchè la volta scorsa siamo andati avanti con questo sottofondo dalle 20.30 alle 00.15, ed è un po' troppino. Si ringrazia il Coglione (l'amministratore) per NON essere intervenuto nonostante tante belle promesse.
h. 22.39:
La cagnolina dei vicini ulula ancora. Hai voglia, concentrarsi.
h. 00.06
Chiamata la municipale, che ha mandato un omone con gli occhi verdissimi e una donnona gentile. Sono arrivati a 30 secondi di distanza dai vicini di sopra, quindi il cane si era appena zittito, ma quando ho detto i cognomi dei vicini si son guardati, e sopra a parlare con Fiona l'orchessa ci sono andati ugualmente. Il Neanderthal invece era fuori con il piccolo mostro ululone e, mi ci gioco un'edizione Feltrinelli di Banana Yoshimoto, quando ha visto la volante ferma qua sotto ha deciso che il cane meritava una passeggiata più lunga del solito, il pusillanime. E' arrivato venti minuti dopo (faccio notare che nella migliore delle ipotesi siamo a 4 sotto zero e che solitamente sta fuori tre minuti, volte una al giorno, ragion per cui la loro cagnetta, poi, mi piscia a pioggia sulla roba stesa, dal terrazzo del piano di sopra). E secondo me quell'orco di moglie che si ritrova si sarà ben guardata dal riferire che il suo prezioso botolo ha creato problemi. Oppure glielo ha detto, e io domani mi trovo un'altra botta assolutamente accidentale nella macchina.
Son bei pensieri.
Ma se mi converto al buddhismo, poi posso lo stesso strangolare una forma di vita superiore (superiore al cane, FORSE, e ho detto FORSE, non ho dubbi che la De sia più intelligente ed educata), a beneficio di un'esistenza inferiore che purtroppo per lei si è reincarnata nel cane di due coglionazzi?
Non che io di solito sia così critica coi vicini, e di case ne ho cambiate un po' senza, mi pare, lasciare dietro brutti ricordi, ma Neanderthal, che in presenza di maschi (cosa accertata) si piscia nelle braghe e sta zittino, con me tempo fa ha fatto la voce grossa, mi ha insultato e mi ha chiuso la porta in faccia; il che poi se ci vado a pensare bene è onesto, rispetto a quanto fanno altri, in un mondo contadino con aspetti arretrati del cazzo, come quello della gente di qui, che le donne fa solo finta di ascoltarle, ma se arriva un uomo allora sì che si può prenderlo sul serio (una fatica... per una abituata alla mentalità di Genova, dove donna conta 1 e uomo conta 1, scoprire che qua se non c'è un marito spesso si conta 0,3 è stato uno choc). Quanto poi all'Orchessa, beh lei applica ovviamente la soluzione tipica delle donne di una tale "cultura": fa finta di non capire e fa la sciocchina oppure piagnucola. La reazione quando l'Uomo è andato a dirle che il cane ci aveva pisciato sul bucato è stata: "Non so cosa devo fare... dimmi tu cosa devo fare..." Eh? Cos'hai detto? Come cosa devi fare, orrenda palla di lardo!!!!!! Neanche fossi Megan Fox potresti permetterti un simile atteggiamento da pecorella smarrita in cerca di un pastore, e oltretutto altro che pecora, te sembri uno yak con tutto il pelo sopra!!!
Va beh. Siamo a mezzanotte e mezza e il lavoro non è che sia progredito. Al prossimo aggiornamento.
tonight!
on blogspot.com!!
"Theeeeeee... B.I.C. competition!!!!!"
Come da ragazza al liceo, io tiro a dare il massimo quando sono sotto pressione. Quindi spesso mi riduco da sola a essere sotto SPAVENTOSA pressione. L'acronimo B.I.C. fu creato alla fine del 4° anno, se non sbaglio, quando dovemmo ripassare tutto Kant per l'interrogazione di filosofia. Non lo esplicito per riguardo alla mia unica lettrice minorenne, Minerva. Ma vi immaginate facilmente che significa e un paio di voi lo sa proprio, perchè ha preparato la stessa interrogazione e le successive.
Il gioco di stanotte è finire di correggere tutto e fare le medie delle mie sei materie. Ho tempo anche domani, ma siccome stanotte sono sola voglio provare quanto reggo tenendomi compagnia con Blogger.
Situazione di partenza: donna bianca, sulla trentina, trovata alle ore diciannove in coma youtubico davanti al pc, riflessi vitali quasi assenti, spesa per domani ancora da fare e cane da pisciare, scaloppine e minestra già pronte, Uomo a Genova fino al pomeriggio di domani. Somministrata massiccia dose di grissini e tisana di malva (quindi azzurrina, come la minestra di Bridget Jones).
La mole di lavoro da svolgere è la seguente:
- i ragazzi sono 42
- per ogni ragazzo ci sono sei pagine di registro
- per ogni pagina di registro ci sono da 0 a 3 prove da correggere, a sorpresa
- prima bisogna fare la chiusura della pagina del I quadrimestre e l'impostazione della pagina del II quadrimestre con tutti i calcoli dei recuperi da fare
- dopo la correzione delle prove per ogni materia c'è da fare la media
Vado a fare la spesa, metto a bollire le patate e parto!!!
(musica di "Smallville": "Somebody saaaave me...")
h. 20.15
partenza soft, prima di cena, con il metodo dell'anticoncentrazione (che ho spiegato qui)
Situazione dal punto di vista zoologico:
- cane: pisciato, tornato nella cuccia, intento a lavarsi e a controllare olfattivamente se la cena che cuoce di là è interessante
- Bontcho: appallottolato su divano, stanchissimo causa vita sociale intensa (oggi pomeriggio abbiamo avuto la nonna di Ricky ospite)
- Matilda: vedasi Bontcho
- cagnolina dei vicini: lasciata sola, sta ululando fortissimo e gettando strazianti guaiti. Se non tornano entro le 22, stavolta io e la Diavolessa chiamiamo la polizia, perchè la volta scorsa siamo andati avanti con questo sottofondo dalle 20.30 alle 00.15, ed è un po' troppino. Si ringrazia il Coglione (l'amministratore) per NON essere intervenuto nonostante tante belle promesse.
h. 22.39:
La cagnolina dei vicini ulula ancora. Hai voglia, concentrarsi.
h. 00.06
Chiamata la municipale, che ha mandato un omone con gli occhi verdissimi e una donnona gentile. Sono arrivati a 30 secondi di distanza dai vicini di sopra, quindi il cane si era appena zittito, ma quando ho detto i cognomi dei vicini si son guardati, e sopra a parlare con Fiona l'orchessa ci sono andati ugualmente. Il Neanderthal invece era fuori con il piccolo mostro ululone e, mi ci gioco un'edizione Feltrinelli di Banana Yoshimoto, quando ha visto la volante ferma qua sotto ha deciso che il cane meritava una passeggiata più lunga del solito, il pusillanime. E' arrivato venti minuti dopo (faccio notare che nella migliore delle ipotesi siamo a 4 sotto zero e che solitamente sta fuori tre minuti, volte una al giorno, ragion per cui la loro cagnetta, poi, mi piscia a pioggia sulla roba stesa, dal terrazzo del piano di sopra). E secondo me quell'orco di moglie che si ritrova si sarà ben guardata dal riferire che il suo prezioso botolo ha creato problemi. Oppure glielo ha detto, e io domani mi trovo un'altra botta assolutamente accidentale nella macchina.
Son bei pensieri.
Ma se mi converto al buddhismo, poi posso lo stesso strangolare una forma di vita superiore (superiore al cane, FORSE, e ho detto FORSE, non ho dubbi che la De sia più intelligente ed educata), a beneficio di un'esistenza inferiore che purtroppo per lei si è reincarnata nel cane di due coglionazzi?
Non che io di solito sia così critica coi vicini, e di case ne ho cambiate un po' senza, mi pare, lasciare dietro brutti ricordi, ma Neanderthal, che in presenza di maschi (cosa accertata) si piscia nelle braghe e sta zittino, con me tempo fa ha fatto la voce grossa, mi ha insultato e mi ha chiuso la porta in faccia; il che poi se ci vado a pensare bene è onesto, rispetto a quanto fanno altri, in un mondo contadino con aspetti arretrati del cazzo, come quello della gente di qui, che le donne fa solo finta di ascoltarle, ma se arriva un uomo allora sì che si può prenderlo sul serio (una fatica... per una abituata alla mentalità di Genova, dove donna conta 1 e uomo conta 1, scoprire che qua se non c'è un marito spesso si conta 0,3 è stato uno choc). Quanto poi all'Orchessa, beh lei applica ovviamente la soluzione tipica delle donne di una tale "cultura": fa finta di non capire e fa la sciocchina oppure piagnucola. La reazione quando l'Uomo è andato a dirle che il cane ci aveva pisciato sul bucato è stata: "Non so cosa devo fare... dimmi tu cosa devo fare..." Eh? Cos'hai detto? Come cosa devi fare, orrenda palla di lardo!!!!!! Neanche fossi Megan Fox potresti permetterti un simile atteggiamento da pecorella smarrita in cerca di un pastore, e oltretutto altro che pecora, te sembri uno yak con tutto il pelo sopra!!!
Va beh. Siamo a mezzanotte e mezza e il lavoro non è che sia progredito. Al prossimo aggiornamento.
venerdì 29 gennaio 2010
L'ho fatto
Ho prenotato il primo weekend di corso introduttivo sul buddhismo a Pomaia.
Il solo pensiero di farlo mi ha portato in giro canticchiante per due giorni.
Sono un po' tesa solo al pensiero di cosa questo significherà nella mia vita di coppia. Un weekend al mese, in un momento in cui già ci si vede poco e ci si parla meno, sembra tantissimo e non ho dubbi che l'Uomo sfodererà la sua proverbiale gelosia. Già questo mese che ho passato ad aggirarmi per casa (quando c'ero) come un essere asessuato e distratto che si nutre d'aria, con le occhiaie e il registro dei voti in mano, lo ha ridotto a tentare di ustionarsi con le mozzarelline in carrozza per attirare l'attenzione.
E poi lui detesta essere tagliato fuori. Da qualunque cosa. Ma io temo fortemente che dovrò alzarmi alle sei per meditare, di sabato e domenica, perchè mi pare di ricordare che la prima preghiera i monaci la facciano prima delle sette. E con tutta la buona volontà, l'Uomo non ce la può fare.
Il solo pensiero di farlo mi ha portato in giro canticchiante per due giorni.
Sono un po' tesa solo al pensiero di cosa questo significherà nella mia vita di coppia. Un weekend al mese, in un momento in cui già ci si vede poco e ci si parla meno, sembra tantissimo e non ho dubbi che l'Uomo sfodererà la sua proverbiale gelosia. Già questo mese che ho passato ad aggirarmi per casa (quando c'ero) come un essere asessuato e distratto che si nutre d'aria, con le occhiaie e il registro dei voti in mano, lo ha ridotto a tentare di ustionarsi con le mozzarelline in carrozza per attirare l'attenzione.
E poi lui detesta essere tagliato fuori. Da qualunque cosa. Ma io temo fortemente che dovrò alzarmi alle sei per meditare, di sabato e domenica, perchè mi pare di ricordare che la prima preghiera i monaci la facciano prima delle sette. E con tutta la buona volontà, l'Uomo non ce la può fare.

Il regolamento del premio Happy 101 prescrive che si debbano elencare 10 cose che ci rendono felici e che si trasmetta poi il premio a 10 blog che leggiamo volentieri.
Io non ci provo nemmeno a scrivere le cose che mi rendono felice, sono tante e andrebbero come minimo divise per ambiti: familiare, scolastico, intellettuale, animale (tipo la De che quando entro in cucina sbatte la coda nell cuccia)...
Invece ringrazio Soleil per avermi citata, e appena ho tempo faccio l'elenco dei 10 blog che prediligo.
giovedì 28 gennaio 2010
Ieri sera

"O tu che hai la mente distratta, convinto che la morte non verrà,
ipnotizzato dalle incessanti attività di questa vita,
se ritornerai ora a mani vuote, non avrai del tutto mancato lo scopo della tua esistenza?"
dal "Libro tibetano dei morti" di Padmasambhava
*************************************************************************************
Io però lo devo dire. Ieri è stata una giornata di cacca. Ero straziata dall'emicrania, nervosa, arrabbiata e triste.
E, per quel che ne so, se fossi andata a sentire una messa sarei uscita con domande e dubbi, ulteriori tristezze e nervosismi da credente sfiduciata.
Invece sono entrata in una libreria con un nascosto e delizioso piano sotterraneo, nota per avere ancora odore di muffa dall'alluvione del 1994, e ho comprato il "Libro dei morti" che, titolo allegro a parte, è la Bibbia del buddhismo mahayana. Il titolo originale suona "La grande liberazione attraverso l'udire negli stati intermedi". Ho fatto altre seicento cose. E poi alla sera quando finalmente ero a letto ho letto le prime 24 pagine.
E mi sono addormentata serena, alzata piena di desiderio di migliorare le cose, mossa attraverso la giornata col sorriso sulle labbra. Come ogni volta che vengo anche solo minimamente a contatto col buddhismo, dal 2003 a oggi.
Forse dovrei raccogliere il coraggio e farlo, 'sto grande salto.
mercoledì 27 gennaio 2010
Papà
H. 11,00, Paesino di Sogno:
"Carlo V eredita dalla madre il trono di Spagna, e dal nonno paterno la corona imperiale... La madre era Giovanna la Pazza, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona..."
"E come si chiamava il padre?"
"Ummm, non lo so, fatemi guardare. Non c'è nemmeno sul mio testo. Mah, sicuramente è morto giovane se lui ha ereditato la corona direttamente dal nonno... Sarà per questo che il libro non ne parla."
H.15,00, Asti:
"Pronto, papà? Ho un quiz storico. Come si chiamava il padre di Carlo V?"
"Ummmm. Il padre di Carlo V..."
"Sì, il marito di Giovanna la Pazza."
"Giovanna la Pazza era la moglie di Filippo il Bello."
"Eh? Ma papà... Filippo il Bello era in Francia, ed era prima..."
"Sì, è vero. Si vede che mi confondo."
"Va beh, vado a controllare su Internet. Grazie lo stesso."
H. 15,07, Wikipedia:
"Filippo I d'Asburgo, detto il Bello, sposò Giovanna di Spagna, ma la tradì molte volte. La regina gli faceva continue scene di gelosia, ragion per cui si creò la fama di essere mentalmente instabile."
H.15,08, Asti:
"Pronto, papà? Filippo I d'Asburgo era detto il Bello. Sei imbattibile."
"Eheheheh."
H.16,15, Paesino di Sogno:
"Mi dava fastidio non sapere la risposta alla vostra domanda di stamattina, così ho cercato, ma prima ho fatto una prova, ho telefonato a mio padre... etc etc."
H.16,40, Paesino di Sogno:
"Quindi il Portogallo arrivò a Filippo II di Spagna dalla bisnonna, perchè Isabella di Castiglia era imparentata con la famiglia regnante portoghese..."
"Come si chiamavano?"
"Questo lo so, erano la casata de Aviz."
"E come si chiamavano i genitori di Isabella?"
"Eh, ora, non lo so!"
"Telefoniamo a suo padre?"
Dio benedica quell'uomo che se ne sta lì nella sua poltrona, serio, con i suoi giornali e i suoi gatti, fingendo di non sentire i discorsi intorno a sè, e nella sua esistenza, non contento di salvare delle vite, ha cresciuto e coltivato la passione per la storia che mi ha passato nei cromosomi.
Dio benedica le sue strane sinapsi, per cui confonde regolarmente la data del suo anniversario di matrimonio e quella del mio compleanno, ma preso a bruciapelo, mentre sonnecchia dopo pranzo, si ricorda esattamente delle questioni dinastiche del XVI secolo.
Dio lo benedica per le notti in cui mia madre dormiva, io studiando gli chiedevo qualcosa, lui rispondeva "non so" e poi lo trovavo in piedi sulla scala davanti alla libreria che leggeva, dimenticandosi di scendere per mettersi comodo, un testo, per esempio su Caterina di Russia o l'occupazione della Polonia, perchè mi aveva trovato la risposta alla domanda ed era a caccia di particolari succulenti da raccontarmi.
Lo fa tuttora, ma io non assisto più: però, per sicurezza, se mi viene in mente una domanda la sera, non lo chiamo, perchè non voglio che si scordi di andare a dormire per stare venti minuti in piedi sulla scala e poi sedersi alla scrivania a fare una di quelle sue carte storiche disegnate a mano e colorate con le Bic rossa, verde e blu.
"Carlo V eredita dalla madre il trono di Spagna, e dal nonno paterno la corona imperiale... La madre era Giovanna la Pazza, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona..."
"E come si chiamava il padre?"
"Ummm, non lo so, fatemi guardare. Non c'è nemmeno sul mio testo. Mah, sicuramente è morto giovane se lui ha ereditato la corona direttamente dal nonno... Sarà per questo che il libro non ne parla."
H.15,00, Asti:
"Pronto, papà? Ho un quiz storico. Come si chiamava il padre di Carlo V?"
"Ummmm. Il padre di Carlo V..."
"Sì, il marito di Giovanna la Pazza."
"Giovanna la Pazza era la moglie di Filippo il Bello."
"Eh? Ma papà... Filippo il Bello era in Francia, ed era prima..."
"Sì, è vero. Si vede che mi confondo."
"Va beh, vado a controllare su Internet. Grazie lo stesso."
H. 15,07, Wikipedia:
"Filippo I d'Asburgo, detto il Bello, sposò Giovanna di Spagna, ma la tradì molte volte. La regina gli faceva continue scene di gelosia, ragion per cui si creò la fama di essere mentalmente instabile."
H.15,08, Asti:
"Pronto, papà? Filippo I d'Asburgo era detto il Bello. Sei imbattibile."
"Eheheheh."
H.16,15, Paesino di Sogno:
"Mi dava fastidio non sapere la risposta alla vostra domanda di stamattina, così ho cercato, ma prima ho fatto una prova, ho telefonato a mio padre... etc etc."
H.16,40, Paesino di Sogno:
"Quindi il Portogallo arrivò a Filippo II di Spagna dalla bisnonna, perchè Isabella di Castiglia era imparentata con la famiglia regnante portoghese..."
"Come si chiamavano?"
"Questo lo so, erano la casata de Aviz."
"E come si chiamavano i genitori di Isabella?"
"Eh, ora, non lo so!"
"Telefoniamo a suo padre?"
Dio benedica quell'uomo che se ne sta lì nella sua poltrona, serio, con i suoi giornali e i suoi gatti, fingendo di non sentire i discorsi intorno a sè, e nella sua esistenza, non contento di salvare delle vite, ha cresciuto e coltivato la passione per la storia che mi ha passato nei cromosomi.
Dio benedica le sue strane sinapsi, per cui confonde regolarmente la data del suo anniversario di matrimonio e quella del mio compleanno, ma preso a bruciapelo, mentre sonnecchia dopo pranzo, si ricorda esattamente delle questioni dinastiche del XVI secolo.
Dio lo benedica per le notti in cui mia madre dormiva, io studiando gli chiedevo qualcosa, lui rispondeva "non so" e poi lo trovavo in piedi sulla scala davanti alla libreria che leggeva, dimenticandosi di scendere per mettersi comodo, un testo, per esempio su Caterina di Russia o l'occupazione della Polonia, perchè mi aveva trovato la risposta alla domanda ed era a caccia di particolari succulenti da raccontarmi.
Lo fa tuttora, ma io non assisto più: però, per sicurezza, se mi viene in mente una domanda la sera, non lo chiamo, perchè non voglio che si scordi di andare a dormire per stare venti minuti in piedi sulla scala e poi sedersi alla scrivania a fare una di quelle sue carte storiche disegnate a mano e colorate con le Bic rossa, verde e blu.
Figli e figliastri - part one
Siamo onesti. Non sta andando bene.
Siamo ancora più onesti: sto lavorando male.
Siamo onestissimi: faccio figli e figliastri.
In altre parole, in II B faccio i miracoli e in III C dò il peggio di me.
Breve cronistoria
Settembre 2008: rientro a lavorare a Paesino di Sogno dopo un anno nelle più desolate lande a nord di Asti.
Mi ridanno la sezione B e precisamente i miei adorati, adorabili, spettacolari topini di I, che nel frattempo hanno fatto la II, facendo anche, licenza poetica, cagare chiodi a una povera collega di lettere, mentre invocavano settimanalmente la mia presenza con sms di nostalgia e suppliche scritte al papa.
Mi ridanno, appunto, questa classe che io amavo perdutamente già nel 2006, gente che, per dire, mi risollevava lo spirito dopo tre ore con la fatidica III B del Danno, di Faccia di Bronzo & Co., gente a cui io ho spiegato Platone (Platone???) mentre facevamo la mitologia greca, e io mi imbarco per un annetto di luna di miele con cotanta meraviglia. Non che siano perfetti, neanche loro sono di cartongesso, non si uccidono di studio, ma sono la cosa più vicina a una famiglia che io abbia mai sperimentato in un'aula, nel senso che di loro mi fido, a livello affettivo e personale, in modo complessivamente invidiabile.
Nel frattempo mi danno anche la I B di nuova acquisizione, dove faccio solo Italiano.
La I B è di 22 bambini, tutti provenienti da paesini dove il numero di alunni massimo in una classe era nove.
Abituati a parlare senza aspettare il permesso, a muoversi disordinatamente in giro per l'aula, a fare un gran casino. Incapaci di gestire uno zaino con sei materie, un diario, dei cambi d'ora, la più banale sopravvivenza lontano dalla mamma. Incapaci di dare del lei. Agitati come delle pulci. Infantili come dei neonati. Si incasinano di niente e le lezioni vanno avanti a rilento. Una fatica boia.
Le prime due settimane paziento, la terza mi preoccupo, alla quarta mi rendo conto che probabilmente mi faccio sviare dal fatto che in III B sto da favola e quindi la I mi sembra troppo faticosa.
Però a quel punto faccio caso che in I B grido come un'aquila per farmi ascoltare ma lo stesso fanno tutti gli altri colleghi, che anche loro escono con i capelli dritti, che anche loro non riescono a far lavorare la classe perchè hanno problemi a tenerli seduti nei banchi. Si lamenta persino Celhoduro, il collega di Educazione Fisica. La collega di matematica è allibita, già lei patisce la terza e ha una seconda che fa acqua da tutte le parti, figuriamoci come si sente dopo due ore di manicomio in I B.
Insomma, non è una classe per deboli. Alla fine dell'anno insisto personalmente col consiglio di classe per promuoverli tutti, ma ho coscienza che la seconda sarà dura.
Nel 2009, l'indimenticabile 18 agosto, finalmente mi riassegnano, dopo vicissitudini non riassumibili in poche righe, a Paesino di Sogno e alla mia classe.
Scambio di messaggini felici con i ragazzi della incipienda II B, che da settimane mi tempestavano per sapere se tornavo. E io non solo torno, ma mi prendo anche Storia e Geografia. Facendo una gran paura ai genitori, abituati alle interrogazioni al Johnson's Baby Oil (l'acqua di rose è troppo da grandi) della mia collega detta il Troll (per la sua evidente avvenenza).
Perchè solo una cosa so per certo di come mi vedono gli altri: "la Castagna, come prof, non c'è male, ma di storia minchia se è esigente."
Comunque io riprendo il lavoro, ripetendo fino allo sfinimento, per due mesi interi: "ormai siete in seconda e in seconda non si scherza più". Insieme alla fatidica frase: "Ora sono la vostra coordinatrice", il che, incredibile a dirsi, fa molta più differenza di quanto un esterno a questo mestiere possa immaginare.
A Natale sono sfinita da una II B di mezzi selvaggi e una III C di cui, appunto, non trovo il coraggio ancora di scrivere.
Mi ammalo. Poi si rompe la caldaia. Poi nevica. Insomma perdiamo un sacco di giorni.
Il sette di gennaio torno al lavoro e dico: "okay, non ho tempo per le chiacchiere, abbiamo da finire il quadrimestre, sarà un mese pesantissimo per voi e per noi, ho bisogno della vostra collaborazione."
Due giorni dopo, incredula, devo riconoscere che in II B la collaborazione c'è, e c'è stata a partire dal primo minuto dopo la mia richiesta.
Si gestiscono. Io interrogo di trenta cose diverse e loro scrivono le domande o mettono a posto il quaderno, invece di scassare le balle. Io li chiamo, ormai da 20 giorni, quattro volte ciascuno in una settimana e faccio scritti un giorno sì e uno no, e non mi sento dire che sono stanchi o non ce la fanno. Gesù, tremo nel metterlo nero su bianco: i voti MIGLIORANO.
Aspetta che mi siedo prima di dirlo: Terremoto sta attento. O almeno, più attento di prima.
Inglesina tenta di fare un tema tutto di seguito.
Bambino di Pane dopo due 4 prende un 8 (o-t-t-o) di Storia. Persino Minimuto, ogni tanto, ci azzecca.
Cazzo, è un miracolo. Sto vedendo Dio.
La II B E' MATURATA.
Deve essere per questo che la III C mi sta uccidendo: il confronto li sta sbriciolando.
Siamo ancora più onesti: sto lavorando male.
Siamo onestissimi: faccio figli e figliastri.
In altre parole, in II B faccio i miracoli e in III C dò il peggio di me.
Breve cronistoria
Settembre 2008: rientro a lavorare a Paesino di Sogno dopo un anno nelle più desolate lande a nord di Asti.
Mi ridanno la sezione B e precisamente i miei adorati, adorabili, spettacolari topini di I, che nel frattempo hanno fatto la II, facendo anche, licenza poetica, cagare chiodi a una povera collega di lettere, mentre invocavano settimanalmente la mia presenza con sms di nostalgia e suppliche scritte al papa.
Mi ridanno, appunto, questa classe che io amavo perdutamente già nel 2006, gente che, per dire, mi risollevava lo spirito dopo tre ore con la fatidica III B del Danno, di Faccia di Bronzo & Co., gente a cui io ho spiegato Platone (Platone???) mentre facevamo la mitologia greca, e io mi imbarco per un annetto di luna di miele con cotanta meraviglia. Non che siano perfetti, neanche loro sono di cartongesso, non si uccidono di studio, ma sono la cosa più vicina a una famiglia che io abbia mai sperimentato in un'aula, nel senso che di loro mi fido, a livello affettivo e personale, in modo complessivamente invidiabile.
Nel frattempo mi danno anche la I B di nuova acquisizione, dove faccio solo Italiano.
La I B è di 22 bambini, tutti provenienti da paesini dove il numero di alunni massimo in una classe era nove.
Abituati a parlare senza aspettare il permesso, a muoversi disordinatamente in giro per l'aula, a fare un gran casino. Incapaci di gestire uno zaino con sei materie, un diario, dei cambi d'ora, la più banale sopravvivenza lontano dalla mamma. Incapaci di dare del lei. Agitati come delle pulci. Infantili come dei neonati. Si incasinano di niente e le lezioni vanno avanti a rilento. Una fatica boia.
Le prime due settimane paziento, la terza mi preoccupo, alla quarta mi rendo conto che probabilmente mi faccio sviare dal fatto che in III B sto da favola e quindi la I mi sembra troppo faticosa.
Però a quel punto faccio caso che in I B grido come un'aquila per farmi ascoltare ma lo stesso fanno tutti gli altri colleghi, che anche loro escono con i capelli dritti, che anche loro non riescono a far lavorare la classe perchè hanno problemi a tenerli seduti nei banchi. Si lamenta persino Celhoduro, il collega di Educazione Fisica. La collega di matematica è allibita, già lei patisce la terza e ha una seconda che fa acqua da tutte le parti, figuriamoci come si sente dopo due ore di manicomio in I B.
Insomma, non è una classe per deboli. Alla fine dell'anno insisto personalmente col consiglio di classe per promuoverli tutti, ma ho coscienza che la seconda sarà dura.
Nel 2009, l'indimenticabile 18 agosto, finalmente mi riassegnano, dopo vicissitudini non riassumibili in poche righe, a Paesino di Sogno e alla mia classe.
Scambio di messaggini felici con i ragazzi della incipienda II B, che da settimane mi tempestavano per sapere se tornavo. E io non solo torno, ma mi prendo anche Storia e Geografia. Facendo una gran paura ai genitori, abituati alle interrogazioni al Johnson's Baby Oil (l'acqua di rose è troppo da grandi) della mia collega detta il Troll (per la sua evidente avvenenza).
Perchè solo una cosa so per certo di come mi vedono gli altri: "la Castagna, come prof, non c'è male, ma di storia minchia se è esigente."
Comunque io riprendo il lavoro, ripetendo fino allo sfinimento, per due mesi interi: "ormai siete in seconda e in seconda non si scherza più". Insieme alla fatidica frase: "Ora sono la vostra coordinatrice", il che, incredibile a dirsi, fa molta più differenza di quanto un esterno a questo mestiere possa immaginare.
A Natale sono sfinita da una II B di mezzi selvaggi e una III C di cui, appunto, non trovo il coraggio ancora di scrivere.
Mi ammalo. Poi si rompe la caldaia. Poi nevica. Insomma perdiamo un sacco di giorni.
Il sette di gennaio torno al lavoro e dico: "okay, non ho tempo per le chiacchiere, abbiamo da finire il quadrimestre, sarà un mese pesantissimo per voi e per noi, ho bisogno della vostra collaborazione."
Due giorni dopo, incredula, devo riconoscere che in II B la collaborazione c'è, e c'è stata a partire dal primo minuto dopo la mia richiesta.
Si gestiscono. Io interrogo di trenta cose diverse e loro scrivono le domande o mettono a posto il quaderno, invece di scassare le balle. Io li chiamo, ormai da 20 giorni, quattro volte ciascuno in una settimana e faccio scritti un giorno sì e uno no, e non mi sento dire che sono stanchi o non ce la fanno. Gesù, tremo nel metterlo nero su bianco: i voti MIGLIORANO.
Aspetta che mi siedo prima di dirlo: Terremoto sta attento. O almeno, più attento di prima.
Inglesina tenta di fare un tema tutto di seguito.
Bambino di Pane dopo due 4 prende un 8 (o-t-t-o) di Storia. Persino Minimuto, ogni tanto, ci azzecca.
Cazzo, è un miracolo. Sto vedendo Dio.
La II B E' MATURATA.
Deve essere per questo che la III C mi sta uccidendo: il confronto li sta sbriciolando.
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lunedì 25 gennaio 2010
Per una nuova amica
Stamattina ho avuto la sorpresa di essere presentata online a una nuova blogamica (grazie a Miks, che non sapevo leggesse qui) e ora sono immersa nella lettura del suo blog, che vi consiglio: http://orbettiniandco.blogspot.com/
Questa cosa su di me ha avuto due effetti: uno, che mi chiedo da stamane alle sette e un quarto come mai io, che faccio la prof, parlo via blog solo con adulti e non ospito invece qui anche gente più giovane, data la botta di energia che mi dà colloquiare con una persona che, potenzialmente, sarebbe una mia alunna.
E, due, che c'è qualcosa di assolutamente pazzesco nel fatto che avessi appena messo un post sui colori e sugli occhi... e ancora più strano è che il prossimo che volevo mettere sia invece sulle sensazioni tattili dei diversi tipi di neve. Perchè stamattina, proprio prima di aprire internet e conoscere Minerva, ero uscita a portare la De e avevo per l'ennesima volta riflettuto sul fatto che, da quando vivo a Asti, non ho mai visto due volte la stessa neve cadere e soprattutto quando sto per toglierla dalla macchina non so mai che consistenza avrà. Ma è ben curioso che Minerva mi capiti tra questo post e il precedente. Sarà la potenza dei geni della Vecchia Sibilla, notoriamente in grado, come del resto mia madre, me, e a volte Sanguedelmiosangue, di fare cose "strane", come vedere le cose in anticipo.
Per oggi mi devo fermare perchè il blog di Sanguedelmiosangue e quello di Minerva mi han già portato via mezzo pomeriggio, ma l'idea di raccontare della neve, cosa che, ripeto, avrei fatto comunque, ora che so che leggerà anche la mia nuova blogamica, mi piace di più, ha maggiore profondità di significato per me, e questo mi spinge a fare del mio meglio per trasmettere al massimo le sensazioni. Mi prenderò tempo domani per farlo, con calma, tipo esercizio zen, perchè per quanto stamattina mi sia venuto un accidente nel vedere tutto DI NUOVO bianco, la neve è bella ed E' zen. Soprattutto se la si assapora con tutti i sensi, non solo con gli occhi.
Questa cosa su di me ha avuto due effetti: uno, che mi chiedo da stamane alle sette e un quarto come mai io, che faccio la prof, parlo via blog solo con adulti e non ospito invece qui anche gente più giovane, data la botta di energia che mi dà colloquiare con una persona che, potenzialmente, sarebbe una mia alunna.
E, due, che c'è qualcosa di assolutamente pazzesco nel fatto che avessi appena messo un post sui colori e sugli occhi... e ancora più strano è che il prossimo che volevo mettere sia invece sulle sensazioni tattili dei diversi tipi di neve. Perchè stamattina, proprio prima di aprire internet e conoscere Minerva, ero uscita a portare la De e avevo per l'ennesima volta riflettuto sul fatto che, da quando vivo a Asti, non ho mai visto due volte la stessa neve cadere e soprattutto quando sto per toglierla dalla macchina non so mai che consistenza avrà. Ma è ben curioso che Minerva mi capiti tra questo post e il precedente. Sarà la potenza dei geni della Vecchia Sibilla, notoriamente in grado, come del resto mia madre, me, e a volte Sanguedelmiosangue, di fare cose "strane", come vedere le cose in anticipo.
Per oggi mi devo fermare perchè il blog di Sanguedelmiosangue e quello di Minerva mi han già portato via mezzo pomeriggio, ma l'idea di raccontare della neve, cosa che, ripeto, avrei fatto comunque, ora che so che leggerà anche la mia nuova blogamica, mi piace di più, ha maggiore profondità di significato per me, e questo mi spinge a fare del mio meglio per trasmettere al massimo le sensazioni. Mi prenderò tempo domani per farlo, con calma, tipo esercizio zen, perchè per quanto stamattina mi sia venuto un accidente nel vedere tutto DI NUOVO bianco, la neve è bella ed E' zen. Soprattutto se la si assapora con tutti i sensi, non solo con gli occhi.
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domenica 24 gennaio 2010
I colori sono importanti

Prendo spunto da un commento che ho fatto a un post di LGO. Perchè in effetti ci penso spesso.
Come fa la gente a non sapere di che colore sono gli occhi delle persone che vede tutti i giorni? Come fanno a dire "azzurri" "scuri" "verdi" senza specificare?
Ora, io sono una talpa, poco fisionomista e abbastanza timida con i miei pari, per cui quando parlo non sempre guardo dritte in faccia le persone. Per la strada non riconosco gente che vedo spesso. Però sugli occhi ho una fissazione. Gli occhi sono importantissimi per me.
Nella mia famiglia i tre quarti delle persone hanno gli occhi chiari e non ci sono due sfumature di verde o di azzurro che si somiglino.
Mio padre ce li ha grigioverdi, Zia Buona di un grigioazzurro polveroso tipo cielo di marzo, Zia Bella ce li aveva scuri, di un marrone tipo cioccolata fondente. Mia madre ce li ha turchini, con screziature ghiaccio come Nonno Alpino, Zio Grande ce li aveva scuri di un bel castano profondo, la Vecchia Sibilla ce li aveva neri come la notte e Psicozia ce li ha azzurri, tendenti all'argento più che al ghiaccio, come Sanguedelmiosangue che ha un colore diverso a seconda di come si gira con la luce e che, nei momenti migliori, tocca una sfumatura pazzesca tra il cartazucchero e il grigio metallo. Mia cugina ce li ha altrettanto indescrivibili, più sul verde, comunque cangiantissimi, a sua volta. I miei sono verde oliva, più chiari o più scuri a seconda dei colori che indosso e con cui mi trucco. L'Uomo ce li ha diversi uno dall'altro, uno verde con una striatura marrone chiaro e uno verde acqua (quando me ne sono accorta, complice una giornata nuvolosa genovese con il riflesso della luce sul mare, mi stavo già innamorando di lui, ma questo particolare mi ha davvero spezzato le ginocchia): la striatura in un occhio è genetica nella sua famiglia e infatti è uscita fuori nella bimba di suo cugino. Vi risparmio le diverse sfumature di verde e azzurro dei parenti acquisiti, tra cui comunque predominano i colori chiari. Se Mendel non era un coglione, i nostri figli non potranno proprio farcela ad avere gli occhi scuri.
Esistono persone con gli occhi giallo oro, come la mia compagna di banco delle medie, o pervinca, come una mia alunna delle ripetizioni e l'uomo di Cavallino, che non possono passare inosservati. Ma io non trovo mai che un colore sia uguale a un altro, o banale, specialmente se si tratta di occhi. Sanguedelmiosangue mi prende per il culo, perchè non so dire arancio ma solo albicocca, pesca, becco d'oca, non dico mai grigio scuro ma canna di fucile, e una parola che dalla mia bocca non esce mai è bianco, perchè si possono usare crema, panna, ghiaccio, avorio... Dovevate vederci alla Bottega Verde, a scegliere un ombretto che stesse bene col mio nuovo colore di capelli. Sembrava un summit delle Nazioni Unite all'indomani di una crisi internazionale.
Sarà strano che io che di arte ne capisco poco più di una ceppa e disegno come una bambina di quattro anni abbia una passione per gli Impressionisti?
sabato 23 gennaio 2010
Vizi e virtù
Siamo in un momento molto spirituale, in seconda.
Discutiamo dei vizi e dei peccati facendo Dante e discettiamo della predestinazione e del celibato dei preti studiando la Riforma.
E io ripasso il catechismo.
CONSIGLIARE I DUBBIOSI
"Prof, ma secondo lei io posso andare a scienze sociali?"
"Prof, ma è difficile il classico?"
"Professoressa, ma devo togliergli gli allenamenti? Devo prendergli un insegnante per le ripetizioni?"
"Io non so più cosa fare con mio figlio, me lo dica lei" (chi, IO???)
INSEGNARE AGLI IGNORANTI
"No, Terremoto, non puoi fare una frase di cinque righe senza verbo, non si capisce niente"
"No, Peste, il colera NON è una classe sociale"
"No, NON è vero che ti prendi l'AIDS se ti punge una zanzara"
"No, Occhi d'Arabia, non è vero che se vai in Vaticano diventi cattolico"
AMMONIRE I PECCATORI
"Se ti becco a insultare un'altra volta il tuo compagno ti sbatto fuori e mi ci vorrà un bel po' per aver voglia di rivederti"
"COSA LE HAI DETTO???????? COSA TI SEI PERMESSO DI DIRLE????????????????? PUOI SPIEGARE AI QUI PRESENTI COSA INTENDI CON 'PUTTANA IN SALDO'?"
CONSOLARE GLI AFFLITTI
"Mio padre per me è come se fosse morto"
"Non so che cosa fare, io studio come una matta e poi prendo cinque..."
"Io non ci voglio stare in comunità!!! Voglio andare a casa da mia madre!!!"
"Io credevo che stavamo insieme ma poi lui ha chiesto di uscire anche a Musino, e a me lo ha fatto dire dal suo amico..."
SOPPORTARE LE PERSONE MOLESTE
"Birba, stai zitto. Birba, siediti. Ho detto siediti, Birba. E stai zitto che sto spiegando. E basta! La pianti? Ora mi hai rotto le scatole. Birba! Cosa ci fai di nuovo in piedi? Birba... FUOOOOOORIIIIIIIIIIIIIII maledizione, ora basta, vai fuori!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
PERDONARE LE OFFESE
Beh, se parlo ancora con l'alunno che si è offerto di mettermi incinta e con quello che mi ha mimato una masturbazione... su questo punto sono allenata. In tutti questi anni l'unica che ho rischiato di non perdonare, mi viene ancora il sangue al cervello a pensarci, è una ragazzina che mi ha dato dello sbirro. Poi ho fatto amicizia anche con lei, ma sbirro no, sbirro mi brucia.
PREGARE DIO PER I VIVI E PER I MORTI
I morti, che riposino in pace. Ma per i vivi sotto i diciotto anni Gli scasso i coglioni con richieste impossibili almeno una volta la settimana.
Peraltro ho dovuto ripetere a memoria i sette vizi capitali mentre facevano il tema su Dante e ho fatto miglior figura del mio collega Orsetto Lavatore che insegna religione, salvo poi dare la stura alla seguente riflessione:
SUPERBIA
"I MIEI studenti sono beneducati. IO ho la specializzazione non ho preso la cattedra facendo un concorso riservato ridicolo dopo aver accumulato anzianità. IO ho vent'anni di anzianità, mica sono appena laureata. I genitori hanno CHIESTO di mettere la figlia DA ME. NOI che facciamo gli insegnanti..." e chi più ne ha più ne metta...
AVARIZIA
Non saprei. Non è che ci vogliano grosse spese di immagine per fare la prof delle medie, nè contributi a spese aziendali, al massimo io passo per avara in quanto genovese oppure perchè non vado alle spaventose pantagrueliche cene di fine anno, ma non ci vado per tutt'altra categoria di motivi.
LUSSURIA
Non è facile essere lussuriosi in un mestiere dove ci sono quasi solo donne e bambini. Ammetto di aver ricevuto con un certo gusto un paio di pizzicotti amichevoli da un collega di educazione fisica giovane, in gamba e simpatico, un giorno che era mezzo sbronzo dopo una mangiata didattica (cose che si fanno per uccidere l'angoscia di essere finiti a lavorare a Cocconato), ma so essere veramente TANTO gelida con chi fa la battuta stupida o scherza in modo allusivo.
Chiaramente, essendo io una con l'ormone facile, se insegnassi alle superiori avrei dei seri problemi a reggere la vista di certi diciannovenni. Mi capitasse una classe come quella in cui io stessa studiavo al liceo, comprendente il figo stronzo colla fossetta sul mento e il culo storicamente più bello della scuola, il figlio di papà che suona la chitarra e canta col ciuffo sugli occhi, il biondo atletico con il riccio morbido, gli occhi verdi e la faccia da bambino, dovrei interrogarli tenendoli seduti dietro una di quelle paratie che mettono ai testimoni nei processi alla mafia.
IRA
No, no, che scherziamo, io non mi arrabbio mai... Il fatto che abbia un callo sul palmo della mano nel punto in cui la sbatto di piatto sulla cattedra, in media tre volte al giorno, è un mero disturbo professionale.
ACCIDIA
Fate voi... il tempo medio che ci metto a correggere 20 prove è un mese.
GOLA
No. No io non la frequento TANTO, la macchinetta delle merendine. Perchè sono al bar di fronte.
INVIDIA
Nel mio mestiere si invidiano solo due cose. Il posto in ruolo e il cassetto in alto, chiaro status symbol di raggiunto dominio in una sala professori.
Discutiamo dei vizi e dei peccati facendo Dante e discettiamo della predestinazione e del celibato dei preti studiando la Riforma.
E io ripasso il catechismo.
CONSIGLIARE I DUBBIOSI
"Prof, ma secondo lei io posso andare a scienze sociali?"
"Prof, ma è difficile il classico?"
"Professoressa, ma devo togliergli gli allenamenti? Devo prendergli un insegnante per le ripetizioni?"
"Io non so più cosa fare con mio figlio, me lo dica lei" (chi, IO???)
INSEGNARE AGLI IGNORANTI
"No, Terremoto, non puoi fare una frase di cinque righe senza verbo, non si capisce niente"
"No, Peste, il colera NON è una classe sociale"
"No, NON è vero che ti prendi l'AIDS se ti punge una zanzara"
"No, Occhi d'Arabia, non è vero che se vai in Vaticano diventi cattolico"
AMMONIRE I PECCATORI
"Se ti becco a insultare un'altra volta il tuo compagno ti sbatto fuori e mi ci vorrà un bel po' per aver voglia di rivederti"
"COSA LE HAI DETTO???????? COSA TI SEI PERMESSO DI DIRLE????????????????? PUOI SPIEGARE AI QUI PRESENTI COSA INTENDI CON 'PUTTANA IN SALDO'?"
CONSOLARE GLI AFFLITTI
"Mio padre per me è come se fosse morto"
"Non so che cosa fare, io studio come una matta e poi prendo cinque..."
"Io non ci voglio stare in comunità!!! Voglio andare a casa da mia madre!!!"
"Io credevo che stavamo insieme ma poi lui ha chiesto di uscire anche a Musino, e a me lo ha fatto dire dal suo amico..."
SOPPORTARE LE PERSONE MOLESTE
"Birba, stai zitto. Birba, siediti. Ho detto siediti, Birba. E stai zitto che sto spiegando. E basta! La pianti? Ora mi hai rotto le scatole. Birba! Cosa ci fai di nuovo in piedi? Birba... FUOOOOOORIIIIIIIIIIIIIII maledizione, ora basta, vai fuori!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
PERDONARE LE OFFESE
Beh, se parlo ancora con l'alunno che si è offerto di mettermi incinta e con quello che mi ha mimato una masturbazione... su questo punto sono allenata. In tutti questi anni l'unica che ho rischiato di non perdonare, mi viene ancora il sangue al cervello a pensarci, è una ragazzina che mi ha dato dello sbirro. Poi ho fatto amicizia anche con lei, ma sbirro no, sbirro mi brucia.
PREGARE DIO PER I VIVI E PER I MORTI
I morti, che riposino in pace. Ma per i vivi sotto i diciotto anni Gli scasso i coglioni con richieste impossibili almeno una volta la settimana.
Peraltro ho dovuto ripetere a memoria i sette vizi capitali mentre facevano il tema su Dante e ho fatto miglior figura del mio collega Orsetto Lavatore che insegna religione, salvo poi dare la stura alla seguente riflessione:
SUPERBIA
"I MIEI studenti sono beneducati. IO ho la specializzazione non ho preso la cattedra facendo un concorso riservato ridicolo dopo aver accumulato anzianità. IO ho vent'anni di anzianità, mica sono appena laureata. I genitori hanno CHIESTO di mettere la figlia DA ME. NOI che facciamo gli insegnanti..." e chi più ne ha più ne metta...
AVARIZIA
Non saprei. Non è che ci vogliano grosse spese di immagine per fare la prof delle medie, nè contributi a spese aziendali, al massimo io passo per avara in quanto genovese oppure perchè non vado alle spaventose pantagrueliche cene di fine anno, ma non ci vado per tutt'altra categoria di motivi.
LUSSURIA
Non è facile essere lussuriosi in un mestiere dove ci sono quasi solo donne e bambini. Ammetto di aver ricevuto con un certo gusto un paio di pizzicotti amichevoli da un collega di educazione fisica giovane, in gamba e simpatico, un giorno che era mezzo sbronzo dopo una mangiata didattica (cose che si fanno per uccidere l'angoscia di essere finiti a lavorare a Cocconato), ma so essere veramente TANTO gelida con chi fa la battuta stupida o scherza in modo allusivo.
Chiaramente, essendo io una con l'ormone facile, se insegnassi alle superiori avrei dei seri problemi a reggere la vista di certi diciannovenni. Mi capitasse una classe come quella in cui io stessa studiavo al liceo, comprendente il figo stronzo colla fossetta sul mento e il culo storicamente più bello della scuola, il figlio di papà che suona la chitarra e canta col ciuffo sugli occhi, il biondo atletico con il riccio morbido, gli occhi verdi e la faccia da bambino, dovrei interrogarli tenendoli seduti dietro una di quelle paratie che mettono ai testimoni nei processi alla mafia.
IRA
No, no, che scherziamo, io non mi arrabbio mai... Il fatto che abbia un callo sul palmo della mano nel punto in cui la sbatto di piatto sulla cattedra, in media tre volte al giorno, è un mero disturbo professionale.
ACCIDIA
Fate voi... il tempo medio che ci metto a correggere 20 prove è un mese.
GOLA
No. No io non la frequento TANTO, la macchinetta delle merendine. Perchè sono al bar di fronte.
INVIDIA
Nel mio mestiere si invidiano solo due cose. Il posto in ruolo e il cassetto in alto, chiaro status symbol di raggiunto dominio in una sala professori.
venerdì 22 gennaio 2010
2012? oh già!
Ormai ne parlano anche gli insospettabili, quindi dirò la mia, come al solito in ritardo quando se ne è già parlato fino alla nausea, sulla Fine del Mondo.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, cercherò lo stesso di fare un figlio con l'Uomo (sono egoista. Sì)
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, smetterò di preoccuparmi che i due terzi dei miei studenti non distinguano un verbo transitivo da un intransitivo, ma in compenso leggerò loro tutto l'Inferno dantesco, "Il buio oltre la siepe", tutto Pennac, Fred Vargas e "Kitchen" di Banana Yoshimoto. Seduti su un prato o, d'inverno, al bar con tazze di cioccolata calda fumante per tutti.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, andrò dall'Ingegnere a dirgli in faccia tu-non-ami-quella-donna-veramente e da un'altra persona a dirle tu-non-avrai-MAI-la mia-cattedra-perepè-perepè, solo per togliermi la soddisfazione.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, passerò con la macchina più e più volte in ambo i sensi sul corpo di quella persona che ho giurato di investire con la macchina se mai la rivedo.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, saprò di non dover sopportare ancora a lungo il sorriso di Berlusconi e lo sguardo da pazzo di Calderoli.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, io e l'Uomo ci trasferiremo a vivere allo Swiss Diamond Hotel Olivella nella miglior suite vista lago, e diremo al personale che fa le camere di portare un secondo letto matrimoniale e di riempirlo di cuscini di piuma morbidissima ad uso dei gatti e del cane.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, non farò in tempo a convertirmi al buddhismo e morirò miseramente, banalmente, prevedibilmente cattolica, ma senza dubbi esistenziali.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, passerò più tempo possibile con le persone che amo invece di continuare a rimandare.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, potrò finalmente diventare vegetariana senza pormi il problema dei livelli di ferro nel sangue.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, la mia banca ce l'ha in quel posto perchè ho pagato solo un quarto del mutuo.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, cercherò lo stesso di fare un figlio con l'Uomo (sono egoista. Sì)
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, smetterò di preoccuparmi che i due terzi dei miei studenti non distinguano un verbo transitivo da un intransitivo, ma in compenso leggerò loro tutto l'Inferno dantesco, "Il buio oltre la siepe", tutto Pennac, Fred Vargas e "Kitchen" di Banana Yoshimoto. Seduti su un prato o, d'inverno, al bar con tazze di cioccolata calda fumante per tutti.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, andrò dall'Ingegnere a dirgli in faccia tu-non-ami-quella-donna-veramente e da un'altra persona a dirle tu-non-avrai-MAI-la mia-cattedra-perepè-perepè, solo per togliermi la soddisfazione.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, passerò con la macchina più e più volte in ambo i sensi sul corpo di quella persona che ho giurato di investire con la macchina se mai la rivedo.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, saprò di non dover sopportare ancora a lungo il sorriso di Berlusconi e lo sguardo da pazzo di Calderoli.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, io e l'Uomo ci trasferiremo a vivere allo Swiss Diamond Hotel Olivella nella miglior suite vista lago, e diremo al personale che fa le camere di portare un secondo letto matrimoniale e di riempirlo di cuscini di piuma morbidissima ad uso dei gatti e del cane.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, non farò in tempo a convertirmi al buddhismo e morirò miseramente, banalmente, prevedibilmente cattolica, ma senza dubbi esistenziali.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, passerò più tempo possibile con le persone che amo invece di continuare a rimandare.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, potrò finalmente diventare vegetariana senza pormi il problema dei livelli di ferro nel sangue.
Se la FdM è prevista tra due anni, bene, la mia banca ce l'ha in quel posto perchè ho pagato solo un quarto del mutuo.
giovedì 21 gennaio 2010
Botta di magone
(take a look at this one )
non ci sono parole per dirlo
non ci sono silenzi
nessuno lo sa
... ma quanto spazio ancora
ci può essere in un cuore?
manca l'aria
e manca il cielo
ognuno di loro
mi manca
e resto qui
nella pianura
mentre le loro vite
girano
intorno
sono al mio posto
eppure
così immobile
che a volte
ho le vertigini
non ci sono parole per dirlo
non ci sono silenzi
nessuno lo sa
... ma quanto spazio ancora
ci può essere in un cuore?
manca l'aria
e manca il cielo
ognuno di loro
mi manca
e resto qui
nella pianura
mentre le loro vite
girano
intorno
sono al mio posto
eppure
così immobile
che a volte
ho le vertigini
mercoledì 20 gennaio 2010
Tom Cruise e Don Abbondio
Lo chiamo Tom Cruise perchè è piccino di statura ma enormemente sicuro del suo fascino ("Tutte le ragazze vogliono stare vicino a me", ha detto la prima volta che li ho spostati di banco, ed è abbastanza vero, ma è anche vero che è amico per la pelle di quasi tutti i maschi).
E' un ragazzino castano con due grandi occhi vellutati e i capelli troppo lunghi, che balla benissimo e scherza spesso, ha una simpatia indolente da giovane dandy e una capacità incredibile di smaterializzarsi da un punto della classe per ricomparire, silenzioso come un gatto, seduto composto sei banchi più in là. Io lo trovo irresistibile, e per mascherare questo debole lo maltratto un po' e poi lo prendo amichevolmente in giro quando si lamenta.
E' in gamba, di solito ha una buona media del sette, ma nelle ultime settimane sta inanellando una serie di sconfitte: 4 di dettato, 4 di interrogazione a tappeto di Geografia, traballamenti vari nell'orale e qualche vera e propria facciata nello scritto.
Il collega di sostegno mi ha fatto notare che ha un tic curioso, volta gli occhi in su mentre li chiude, e lo fa spesso quando gli si fa una domanda: in effetti lo avevo visto qualche volta, ma è sensibilmente aumentato nei giorni scorsi. Sorride anche di meno e non gioca più a sparire e ricomparire tra i banchi.
Stamattina è venuta sua madre, una donna bruna piccolina, con la stessa faccia simpatica di suo figlio.
In modo molto tranquillo, senza criticare il mio metodo di lavoro nè dipingere il figlio come una vittima di persecuzione nazista, mi ha fatto presente che il bambino è nel pallone e che voti così bassi non ne ha mai portati. Ho riconosciuto che sono giornate pesanti e che l'ho visto molto sbattuto, e le ho fatto presente il tic degli occhi. Allora mi ha rivelato che il bel Tom esce da scuola tutto triste, dicendo che ha paura di tornarci, studia come un matto e rifiuta di andare al palaghiaccio con Biondo Cavaliere e gli altri amici al sabato pomeriggio, perchè teme di non farcela a preparare le lezioni. Non solo, ma a casa ha accessi di tosse nervosa che durano ore, e non dà retta ai genitori che lo invitano a prenderla un po' più bassa e non preoccuparsi.
"Se lei, da mamma, sa, potesse dirgli una buona parola... perchè noi, per esempio, siamo contenti che lei gli faccia fare i dettati, e lui riconosce che gli servono, ma poi è talmente nervoso che sbaglia parole facilissime (vero: l'altro giorno ha scritto "inuficiente" invece del più classico "insufficente" senza la i). E se glielo dice lei, di stare sereno, magari le dà retta, perchè sa com'è, noi siamo i genitori... poi a lui lei piace, perchè sorride tanto."
Sorrido (appunto) e rassicuro la signora dicendole che mi ero accorta dell'impasse, che Tom Cruise è un bravo studente, solo un po' sotto stress, che siamo in una situazione così perchè è la fine del quadrimestre e io ho dovuto stringere un po' le redini, che la geografia poverini se la son quasi studiata da soli, e mi informo sull'attività fisica del ragazzo: al pomeriggio ha mantenuto il corso di batteria, ma ha lasciato completamente lo sport, calcio e judo. Al che invito la mamma a portarlo a fare sport almeno due volte la settimana, per cui decidiamo che finchè c'è neve andranno a sciare come già fanno e poi lo butteranno in piscina o lo accompagneranno a far due pallonate con gli amici appena il tempo migliora, perchè ci vuole un po' di movimento, così ci si scarica e si dorme meglio.
"Eh sì, faremo così, perchè la sera anche farlo dormire è difficile, sa, con tutta quella tosse... e poi l'altra notte mio marito passando lo ha sentito che nel sonno parlava di Don Abbondio!"
Sono tornata in classe e ho torturato Birba e Tom Cruise come al solito. Non ho interrogato e abbiamo ripassato in gruppo tutta la geografia che in questo periodo, mea culpa (o culpa della Mariastronza che mi ha tolto due ore di Lettere?), si son dovuti studiare da soli.
Ho fatto caso che il ragazzino pareva meno teso del solito: vuoi vedere che il nostro dandy era già più sereno all'idea che la mamma fosse venuta a colloquiare con me? Che teneri, quando sono ancora così piccini che la sola presenza della mamma sembra riportare le cose a posto.
Comunque abbiam lavorato, e la fine del quadrimestre dista ancora dieci lunghissimi giorni.
Poi sono uscita un po' traballante (un'ora di II B, quattro ore di III C senza intervallo perchè il vicepreside li ha messi in punizione, e un'altra ora di II B... pausa pipì, mai; pausa caffè, no; pausa silenzio, niente) e mentre guidavo verso Asti ho pensato che è la prima volta che mi sento dire che un bambino ripete le mie materie nel sonno: starò diventando una professoressa cattivissima, di quelle che a distanza di anni poi con gli excompagni vengono ricordate perchè facevano tremare le ginocchia? Che brutta cosa!
Ma poi ho pensato che a Tom Cruise sono simpatica "perchè sorrido tanto". E che, visto come mi camminano sulla testa in III C, per quanto possano temere i miei voti non mi vedono certo come una versione scolastica di Hitler. Per arrivare a fare veramente PAURA devo lavorare ancora un po'. O forse alla fine l'avrò vinta col mio sistema, non mollandoli un attimo ma continuando a sorridere.
Però se Tom Cruise anche questo sabato non va a pattinare con i suoi amici mi incazzo.
E' un ragazzino castano con due grandi occhi vellutati e i capelli troppo lunghi, che balla benissimo e scherza spesso, ha una simpatia indolente da giovane dandy e una capacità incredibile di smaterializzarsi da un punto della classe per ricomparire, silenzioso come un gatto, seduto composto sei banchi più in là. Io lo trovo irresistibile, e per mascherare questo debole lo maltratto un po' e poi lo prendo amichevolmente in giro quando si lamenta.
E' in gamba, di solito ha una buona media del sette, ma nelle ultime settimane sta inanellando una serie di sconfitte: 4 di dettato, 4 di interrogazione a tappeto di Geografia, traballamenti vari nell'orale e qualche vera e propria facciata nello scritto.
Il collega di sostegno mi ha fatto notare che ha un tic curioso, volta gli occhi in su mentre li chiude, e lo fa spesso quando gli si fa una domanda: in effetti lo avevo visto qualche volta, ma è sensibilmente aumentato nei giorni scorsi. Sorride anche di meno e non gioca più a sparire e ricomparire tra i banchi.
Stamattina è venuta sua madre, una donna bruna piccolina, con la stessa faccia simpatica di suo figlio.
In modo molto tranquillo, senza criticare il mio metodo di lavoro nè dipingere il figlio come una vittima di persecuzione nazista, mi ha fatto presente che il bambino è nel pallone e che voti così bassi non ne ha mai portati. Ho riconosciuto che sono giornate pesanti e che l'ho visto molto sbattuto, e le ho fatto presente il tic degli occhi. Allora mi ha rivelato che il bel Tom esce da scuola tutto triste, dicendo che ha paura di tornarci, studia come un matto e rifiuta di andare al palaghiaccio con Biondo Cavaliere e gli altri amici al sabato pomeriggio, perchè teme di non farcela a preparare le lezioni. Non solo, ma a casa ha accessi di tosse nervosa che durano ore, e non dà retta ai genitori che lo invitano a prenderla un po' più bassa e non preoccuparsi.
"Se lei, da mamma, sa, potesse dirgli una buona parola... perchè noi, per esempio, siamo contenti che lei gli faccia fare i dettati, e lui riconosce che gli servono, ma poi è talmente nervoso che sbaglia parole facilissime (vero: l'altro giorno ha scritto "inuficiente" invece del più classico "insufficente" senza la i). E se glielo dice lei, di stare sereno, magari le dà retta, perchè sa com'è, noi siamo i genitori... poi a lui lei piace, perchè sorride tanto."
Sorrido (appunto) e rassicuro la signora dicendole che mi ero accorta dell'impasse, che Tom Cruise è un bravo studente, solo un po' sotto stress, che siamo in una situazione così perchè è la fine del quadrimestre e io ho dovuto stringere un po' le redini, che la geografia poverini se la son quasi studiata da soli, e mi informo sull'attività fisica del ragazzo: al pomeriggio ha mantenuto il corso di batteria, ma ha lasciato completamente lo sport, calcio e judo. Al che invito la mamma a portarlo a fare sport almeno due volte la settimana, per cui decidiamo che finchè c'è neve andranno a sciare come già fanno e poi lo butteranno in piscina o lo accompagneranno a far due pallonate con gli amici appena il tempo migliora, perchè ci vuole un po' di movimento, così ci si scarica e si dorme meglio.
"Eh sì, faremo così, perchè la sera anche farlo dormire è difficile, sa, con tutta quella tosse... e poi l'altra notte mio marito passando lo ha sentito che nel sonno parlava di Don Abbondio!"
Sono tornata in classe e ho torturato Birba e Tom Cruise come al solito. Non ho interrogato e abbiamo ripassato in gruppo tutta la geografia che in questo periodo, mea culpa (o culpa della Mariastronza che mi ha tolto due ore di Lettere?), si son dovuti studiare da soli.
Ho fatto caso che il ragazzino pareva meno teso del solito: vuoi vedere che il nostro dandy era già più sereno all'idea che la mamma fosse venuta a colloquiare con me? Che teneri, quando sono ancora così piccini che la sola presenza della mamma sembra riportare le cose a posto.
Comunque abbiam lavorato, e la fine del quadrimestre dista ancora dieci lunghissimi giorni.
Poi sono uscita un po' traballante (un'ora di II B, quattro ore di III C senza intervallo perchè il vicepreside li ha messi in punizione, e un'altra ora di II B... pausa pipì, mai; pausa caffè, no; pausa silenzio, niente) e mentre guidavo verso Asti ho pensato che è la prima volta che mi sento dire che un bambino ripete le mie materie nel sonno: starò diventando una professoressa cattivissima, di quelle che a distanza di anni poi con gli excompagni vengono ricordate perchè facevano tremare le ginocchia? Che brutta cosa!
Ma poi ho pensato che a Tom Cruise sono simpatica "perchè sorrido tanto". E che, visto come mi camminano sulla testa in III C, per quanto possano temere i miei voti non mi vedono certo come una versione scolastica di Hitler. Per arrivare a fare veramente PAURA devo lavorare ancora un po'. O forse alla fine l'avrò vinta col mio sistema, non mollandoli un attimo ma continuando a sorridere.
Però se Tom Cruise anche questo sabato non va a pattinare con i suoi amici mi incazzo.
martedì 19 gennaio 2010
ecco, più o meno
http://www.youtube.com/watch?v=TBH8o8XXnVM
Godetevi questa canzone favolosa (per quanto io preferisca la versione di Dusty Springfield).
Aggiungete una decina d'anni di età.
Togliete la voce, lo stacco di cosce, i piedi nudi, il vestitino adorabile, la grinta.
Lasciate i capelli.
E' così, il colore, solo che per fortuna io non cammino a piedi nudi sotto i riflettori, quindi questa sfumatura pazzesca si vede solo in pieno sole (e qui c'è sempre nebbia o nuvoloso, tranne naturalmente la mattina dopo che mi ero fatta la tinta).
Godetevi questa canzone favolosa (per quanto io preferisca la versione di Dusty Springfield).
Aggiungete una decina d'anni di età.
Togliete la voce, lo stacco di cosce, i piedi nudi, il vestitino adorabile, la grinta.
Lasciate i capelli.
E' così, il colore, solo che per fortuna io non cammino a piedi nudi sotto i riflettori, quindi questa sfumatura pazzesca si vede solo in pieno sole (e qui c'è sempre nebbia o nuvoloso, tranne naturalmente la mattina dopo che mi ero fatta la tinta).
Kalimera, ime daskala, dhen milò elinikà
Sto interrogando venti persone al giorno. E voi direte: embè?
Okay. Sto seduta, faccio domande e ascolto. Non salvo vite umane nè costruisco ponti, non mi ammazzo di turni in fabbrica e non mi rovino la salute in miniera.
Beh... provate a estrarvi una frase dotata di senso compiuto dopo aver formulato 20 x 5 domande, in media, sentito 20 x 5 risposte e valutato 20 persone tenendo conto di tutte le variabili, dopodichè riportato 20 voti tre volte ciascuno. Tutto questo non nell'atmosfera ovattata di un ufficio solitario o con le cuffie come nei telequiz, ma con mille interruzioni e enne cose che succedono nel frattempo.
Ho il cervello letteralmente in pappa e la dieta Zona bilanciatissima e iperproteica non sta aiutando, ho i cali di energia e di attenzione lo stesso, senza il terzo caffè sto una merda e penso che per sopravvivere dovrò farmi di Acutil.
Diciamo che svegliarsi sottozero e grattare il vetro della macchina per dieci minuti d'orologio per togliere il ghiaccio, per poi passare i tre quarti della giornata immersa nella nebbia con i neon accesi, contribuisce a rincoglionirmi.
Dovrei ragionare sui pro e i contro delle mie scelte future, svelarvi il Mistero della Cattedra Maledetta e raccontarvi le ultime riflessioni, perchè nel frattempo sto mettendo a fuoco una cosa che si può solo descrivere come "Sociologia dell'insegnamento: odii sotterranei, psicosi omicide e fragili alleanze tra colleghi nella scuola media pubblica".
Ma non ne ho la forza.
Mi limito a dirvi che oggi il Gigante ha annunciato l'arrivo di tre fratelli dalla Grecia, nessuno dei quali parla una sillaba di italiano, e che saranno inseriti, pare, due in terza (insieme o separati? non si sa) e uno in seconda.
Domani o al più tardi dopodomani scopriremo chi ha vinto il jolly "alunno da alfabetizzare da zero a gennaio e presentare all'esame a giugno". Io mi sono data disponibile, certo però che la mia collega di matematica in seconda si fa venire le crisi di nervi se le fanno uno scherzo del genere, e se mi piomba un altro motivo di casino in III C i nervi tremeranno un po' anche a me. Ma se, come sarebbe giusto, ne mettessero uno per sezione, vorrebbe dire che io me ne posso beccare, con buona probabilità, anche due, avendo sia la B che la C.
Menomale che mi piacciono le lingue straniere. Ho comprato un frasario della Lonely Planet, perchè tra il greco che ho studiato io ("Andra moi ennepe, Mousa, polutropon") e il greco di oggi non c'è paragone, e il frasario era la prima cosa che ho trovato, e poi perchè a me queste sfide purtroppo piacciono da morire, per cui non vedo l'ora di vedere come va a finire domani.
Ma ho anche la bruttissima sensazione che da come distribuiranno questi tre ragazzi dovremo capire molte cose, che con l'alfabetizzazione e l'integrazione degli stranieri non c'entrano. E quindi, dei tre filoni di post il primo da sviluppare sarà quello della Cattedra Maledetta, perchè altrimenti uno che non lavora a Paesino di Sogno non ci capirà più un cazzo di tutto quel che devo dire, di bieco, sordido e orrendo, della situazione sulla quale sono pericolosamente seduta in bilico da quattro anni.
Okay. Sto seduta, faccio domande e ascolto. Non salvo vite umane nè costruisco ponti, non mi ammazzo di turni in fabbrica e non mi rovino la salute in miniera.
Beh... provate a estrarvi una frase dotata di senso compiuto dopo aver formulato 20 x 5 domande, in media, sentito 20 x 5 risposte e valutato 20 persone tenendo conto di tutte le variabili, dopodichè riportato 20 voti tre volte ciascuno. Tutto questo non nell'atmosfera ovattata di un ufficio solitario o con le cuffie come nei telequiz, ma con mille interruzioni e enne cose che succedono nel frattempo.
Ho il cervello letteralmente in pappa e la dieta Zona bilanciatissima e iperproteica non sta aiutando, ho i cali di energia e di attenzione lo stesso, senza il terzo caffè sto una merda e penso che per sopravvivere dovrò farmi di Acutil.
Diciamo che svegliarsi sottozero e grattare il vetro della macchina per dieci minuti d'orologio per togliere il ghiaccio, per poi passare i tre quarti della giornata immersa nella nebbia con i neon accesi, contribuisce a rincoglionirmi.
Dovrei ragionare sui pro e i contro delle mie scelte future, svelarvi il Mistero della Cattedra Maledetta e raccontarvi le ultime riflessioni, perchè nel frattempo sto mettendo a fuoco una cosa che si può solo descrivere come "Sociologia dell'insegnamento: odii sotterranei, psicosi omicide e fragili alleanze tra colleghi nella scuola media pubblica".
Ma non ne ho la forza.
Mi limito a dirvi che oggi il Gigante ha annunciato l'arrivo di tre fratelli dalla Grecia, nessuno dei quali parla una sillaba di italiano, e che saranno inseriti, pare, due in terza (insieme o separati? non si sa) e uno in seconda.
Domani o al più tardi dopodomani scopriremo chi ha vinto il jolly "alunno da alfabetizzare da zero a gennaio e presentare all'esame a giugno". Io mi sono data disponibile, certo però che la mia collega di matematica in seconda si fa venire le crisi di nervi se le fanno uno scherzo del genere, e se mi piomba un altro motivo di casino in III C i nervi tremeranno un po' anche a me. Ma se, come sarebbe giusto, ne mettessero uno per sezione, vorrebbe dire che io me ne posso beccare, con buona probabilità, anche due, avendo sia la B che la C.
Menomale che mi piacciono le lingue straniere. Ho comprato un frasario della Lonely Planet, perchè tra il greco che ho studiato io ("Andra moi ennepe, Mousa, polutropon") e il greco di oggi non c'è paragone, e il frasario era la prima cosa che ho trovato, e poi perchè a me queste sfide purtroppo piacciono da morire, per cui non vedo l'ora di vedere come va a finire domani.
Ma ho anche la bruttissima sensazione che da come distribuiranno questi tre ragazzi dovremo capire molte cose, che con l'alfabetizzazione e l'integrazione degli stranieri non c'entrano. E quindi, dei tre filoni di post il primo da sviluppare sarà quello della Cattedra Maledetta, perchè altrimenti uno che non lavora a Paesino di Sogno non ci capirà più un cazzo di tutto quel che devo dire, di bieco, sordido e orrendo, della situazione sulla quale sono pericolosamente seduta in bilico da quattro anni.
lunedì 18 gennaio 2010
E se chiedessi l'assegnazione alle superiori?
Ora. E' quasi mezzanotte e stasera ho cenato nel mio ristorante preferito (uno dei due dove mangio, per la verità) con l'Uomo, e poi ci siamo visti le prime 2 puntate di "24", una delle poche serie tv di successo che ci siamo persi in questi anni. E' stata una buona serata e domani sarà una giornata pesante.
Non è il momento per iniziare un'analisi approfondita, ma ci sono dei pro. E dei contro.
E devo trovare il tempo per analizzarli.
Non è il momento per iniziare un'analisi approfondita, ma ci sono dei pro. E dei contro.
E devo trovare il tempo per analizzarli.
sabato 16 gennaio 2010
E trentaquattro
Mi paiono un po' troppini, neh?
Soprattutto perchè ho appena rimesso in discussione tutta la mia vita lavorativa, reazione incontrollata alla famigerata parola chiave: "trasferimento". Che con "supplenza", "chiamate", "ruolo" e "graduatoria", è una delle cinque parole che mi hanno più condizionato nella vita, da dieci anni in qua.
E poi perchè volevo tre o anche quattro figli e sono a zero.
E poi perchè un pezzo di me ha ancora sedici anni.
E poi perchè è noioso compiere gli anni quando sono anni che stai in stand by in attesa di vedere differenze che non siano rughe, chili in più o una sfumatura di colore nuova nei capelli.
E poi perchè non me li sento. Gli ultimi che mi sono sentita sono i trenta. E un po' i trentadue.
Non mi risulta di aver mai avuto nè ventotto, nè ventinove, nè trentuno, nè tantomeno trentatrè anni: avete presente quando, alla domanda quanti anni hai, ci dovete pensare? Ecco.
Comunque tranquilli, non mugugnerò sul compleanno come ho fatto sul Natale e il Capodanno. Il compleanno fondamentalmente è una cosa bella. Mi piace il mio e mi piace quello degli altri.
Sono un po' stranita, più che altro, da questi mesi di cui non ricordo niente. E mi chiedo cosa viene dopo. I trentacinque mi sembrano un numero interessante, intellettuale, da professoressa realizzata, ma anche l'età dopo la quale se resti incinta ti vogliono piantare un ago nella pancia per vedere se farai un bambino o un mostro con sei occhi. E l'età in cui puoi iscriverti all'università della Terza Età, quando io mi sento ancora la ragazzina sfigata col collettino rotondo e il golfino blu che andava al liceo. O la venticinquenne tutta un ormone, strizzata nel vestitino di seta a fiori, coi bottoni che tirano sulle tette, tanto da aver paura di vederli saltare, e quei favolosi, superlativi, ineffabili sandali beige che slanciavano anche l'anima.
Non somiglio più a nessuna delle due e per certi aspetti mi piaccio di più. E' solo che sembra ieri e invece è tanto tempo fa. Mi viene un po' di vertigine.
Devo esprimere un desiderio domani, e devo stare attenta a quel che desidero, perchè gli dèi potrebbero concedermelo. E non sono più una garzoncella, sta a me aver chiare le priorità.
Soprattutto perchè ho appena rimesso in discussione tutta la mia vita lavorativa, reazione incontrollata alla famigerata parola chiave: "trasferimento". Che con "supplenza", "chiamate", "ruolo" e "graduatoria", è una delle cinque parole che mi hanno più condizionato nella vita, da dieci anni in qua.
E poi perchè volevo tre o anche quattro figli e sono a zero.
E poi perchè un pezzo di me ha ancora sedici anni.
E poi perchè è noioso compiere gli anni quando sono anni che stai in stand by in attesa di vedere differenze che non siano rughe, chili in più o una sfumatura di colore nuova nei capelli.
E poi perchè non me li sento. Gli ultimi che mi sono sentita sono i trenta. E un po' i trentadue.
Non mi risulta di aver mai avuto nè ventotto, nè ventinove, nè trentuno, nè tantomeno trentatrè anni: avete presente quando, alla domanda quanti anni hai, ci dovete pensare? Ecco.
Comunque tranquilli, non mugugnerò sul compleanno come ho fatto sul Natale e il Capodanno. Il compleanno fondamentalmente è una cosa bella. Mi piace il mio e mi piace quello degli altri.
Sono un po' stranita, più che altro, da questi mesi di cui non ricordo niente. E mi chiedo cosa viene dopo. I trentacinque mi sembrano un numero interessante, intellettuale, da professoressa realizzata, ma anche l'età dopo la quale se resti incinta ti vogliono piantare un ago nella pancia per vedere se farai un bambino o un mostro con sei occhi. E l'età in cui puoi iscriverti all'università della Terza Età, quando io mi sento ancora la ragazzina sfigata col collettino rotondo e il golfino blu che andava al liceo. O la venticinquenne tutta un ormone, strizzata nel vestitino di seta a fiori, coi bottoni che tirano sulle tette, tanto da aver paura di vederli saltare, e quei favolosi, superlativi, ineffabili sandali beige che slanciavano anche l'anima.
Non somiglio più a nessuna delle due e per certi aspetti mi piaccio di più. E' solo che sembra ieri e invece è tanto tempo fa. Mi viene un po' di vertigine.
Devo esprimere un desiderio domani, e devo stare attenta a quel che desidero, perchè gli dèi potrebbero concedermelo. E non sono più una garzoncella, sta a me aver chiare le priorità.
venerdì 15 gennaio 2010
Riflessioni e fotografie sparse
1.
Che la vita sarebbe più complicata, lo so.
Me ne accorgo da questi momenti in cui abbiamo ospiti e ci sono un bagno solo, un telecomando solo, soltanto 24 ore in un giorno per fare tutte le cose solite, più le cose che rendono bello lo stare insieme.
Ci penso quando vedo i casi a volte tremendi che abbiamo a scuola, e l'angoscia sul volto dei genitori quando qualche ragazzino fa qualcosa di veramente preoccupante.
Ma a me, l'idea dell'affido familiare continua a piacere.
Ne avevamo parlato, appena sposati.
Ci eravamo messi nella trafila degli incontri con assistenti sociali e psicologi. Eravamo in lista per bambini di età scolare.
Poi siamo andati in crisi, abbiamo dovuto chiamarci fuori, anche se eravamo appena stati scelti come adatti per incontrare un ragazzo. Che, guarda caso, credo di aver conosciuto, e anche bene, a scuola. Ho ricostruito chi era, da un lapsus di una delle assistenti sociali e da un rapido conteggio per esclusione. Era proprio uno della comunità che manda i ragazzini a scuola a Paesino di Sogno. Uno a cui volevo, voglio, un gran bene. Un alunno dell'Inflessibile a cui io ho fatto alcune ore di sostegno. E che a volte passava l'intervallo con me che gli recitavo poesie, oppure a parlarmi di calcio. Insieme stavamo bene, anche se era pienissimo di problemi.
Pensarci ora, che io e l'Uomo stiamo bene, mi pesa davvero, anche se capisco che allora non eravamo pronti, anche se so che ci saremmo ritrovati con una gatta da pelare di proporzioni epiche, fosse stato proprio quel ragazzino. Eppure, credo ancora che sarebbe bello fare questa scelta.
2.
Il mio è un mestiere che dà delle soddisfazioni.
In seconda, Storia:
"Cosa mangiavano gli Incas?"
"Foglie di coca"
E una.
"Che animali allevavano gli Incas?"
"Il cammello"
E due.
Terza C, Geografia:
"Che cos'è il colera?"
"Una classe sociale"
E vai.
Ma soprattutto:
"Senta, Bidella Triste, qua il planisfero si è suicidato."
"Lo buttiamo?"
"NOOOO! E' l'unico che ho! Possiamo provare a rattopparlo ancora una volta?"
"Perchè non prende uno di quelli nuovi?"
Pausa. Un rantolo:
"Quelli... NUOVI???"
"Sono di là"
"Ma [porcaputtana, ma questo non l'ho detto a voce alta] se sono MESI che piango miseria perchè non ho le carte geografiche..."
Ho attraversato il corridoio della B in pieno intervallo, con la scatola lunga e stretta del planisfero tenuta come un giavellotto, sopra la testa, e gridando:
"Ho un planisfero NUOOOOVOOOOOO!!!!"
Applausi delle mie due classi. Poi quelli di seconda ci son rimasti male perchè l'ho portato in terza.
Ma io mi chiedo: come mai io, che sono una dei sei docenti di Lettere, non sapevo che erano arrivate le carte? Perchè non sono stata avvisata?
3.
Io ADORO questo mestiere.
"Nel terzo gruppo ci sono i violenti contro Dio, natura e arte. I violenti contro Dio sono i bestemmiatori; i violenti contro natura, siamo nel Medioevo, ricordatevelo, sono gli omosessuali [lo so che non è vero... sono i sodomiti, ma non mi volevo certo infilare in una discussione del genere]"
La seconda B ha già avuto occasione di discutere l'omosessualità vista da Dante e dalla Chiesa nel medioevo, e non batte ciglio.
Salvo una domanda di Inglesina, per una volta attenta:
"E i pedofili dove stanno?"
Ah.
Poco dopo, nelle Malebolge, l'Incontenibile:
"E i razzisti non ci sono?"
Ecco. La prossima impresa in cui mi infilo è riscrivere l'Inferno con 22 bambini di dodici anni. E voglio vedere in che gironi metteranno i mafiosi, i trafficanti di droga e quelli che scaricano rifiuti tossici in mare.
Che la vita sarebbe più complicata, lo so.
Me ne accorgo da questi momenti in cui abbiamo ospiti e ci sono un bagno solo, un telecomando solo, soltanto 24 ore in un giorno per fare tutte le cose solite, più le cose che rendono bello lo stare insieme.
Ci penso quando vedo i casi a volte tremendi che abbiamo a scuola, e l'angoscia sul volto dei genitori quando qualche ragazzino fa qualcosa di veramente preoccupante.
Ma a me, l'idea dell'affido familiare continua a piacere.
Ne avevamo parlato, appena sposati.
Ci eravamo messi nella trafila degli incontri con assistenti sociali e psicologi. Eravamo in lista per bambini di età scolare.
Poi siamo andati in crisi, abbiamo dovuto chiamarci fuori, anche se eravamo appena stati scelti come adatti per incontrare un ragazzo. Che, guarda caso, credo di aver conosciuto, e anche bene, a scuola. Ho ricostruito chi era, da un lapsus di una delle assistenti sociali e da un rapido conteggio per esclusione. Era proprio uno della comunità che manda i ragazzini a scuola a Paesino di Sogno. Uno a cui volevo, voglio, un gran bene. Un alunno dell'Inflessibile a cui io ho fatto alcune ore di sostegno. E che a volte passava l'intervallo con me che gli recitavo poesie, oppure a parlarmi di calcio. Insieme stavamo bene, anche se era pienissimo di problemi.
Pensarci ora, che io e l'Uomo stiamo bene, mi pesa davvero, anche se capisco che allora non eravamo pronti, anche se so che ci saremmo ritrovati con una gatta da pelare di proporzioni epiche, fosse stato proprio quel ragazzino. Eppure, credo ancora che sarebbe bello fare questa scelta.
2.
Il mio è un mestiere che dà delle soddisfazioni.
In seconda, Storia:
"Cosa mangiavano gli Incas?"
"Foglie di coca"
E una.
"Che animali allevavano gli Incas?"
"Il cammello"
E due.
Terza C, Geografia:
"Che cos'è il colera?"
"Una classe sociale"
E vai.
Ma soprattutto:
"Senta, Bidella Triste, qua il planisfero si è suicidato."
"Lo buttiamo?"
"NOOOO! E' l'unico che ho! Possiamo provare a rattopparlo ancora una volta?"
"Perchè non prende uno di quelli nuovi?"
Pausa. Un rantolo:
"Quelli... NUOVI???"
"Sono di là"
"Ma [porcaputtana, ma questo non l'ho detto a voce alta] se sono MESI che piango miseria perchè non ho le carte geografiche..."
Ho attraversato il corridoio della B in pieno intervallo, con la scatola lunga e stretta del planisfero tenuta come un giavellotto, sopra la testa, e gridando:
"Ho un planisfero NUOOOOVOOOOOO!!!!"
Applausi delle mie due classi. Poi quelli di seconda ci son rimasti male perchè l'ho portato in terza.
Ma io mi chiedo: come mai io, che sono una dei sei docenti di Lettere, non sapevo che erano arrivate le carte? Perchè non sono stata avvisata?
3.
Io ADORO questo mestiere.
"Nel terzo gruppo ci sono i violenti contro Dio, natura e arte. I violenti contro Dio sono i bestemmiatori; i violenti contro natura, siamo nel Medioevo, ricordatevelo, sono gli omosessuali [lo so che non è vero... sono i sodomiti, ma non mi volevo certo infilare in una discussione del genere]"
La seconda B ha già avuto occasione di discutere l'omosessualità vista da Dante e dalla Chiesa nel medioevo, e non batte ciglio.
Salvo una domanda di Inglesina, per una volta attenta:
"E i pedofili dove stanno?"
Ah.
Poco dopo, nelle Malebolge, l'Incontenibile:
"E i razzisti non ci sono?"
Ecco. La prossima impresa in cui mi infilo è riscrivere l'Inferno con 22 bambini di dodici anni. E voglio vedere in che gironi metteranno i mafiosi, i trafficanti di droga e quelli che scaricano rifiuti tossici in mare.
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varie ed eventuali
martedì 12 gennaio 2010
Quando proprio si dice andare a complicarsi la vita
Io sono una persona a cui interessano troppe cose, di solito contemporaneamente. Comincio tre lavori alla volta (ne finissi uno...). All'università studiavo un esame e un esame di riserva, da dare per secondo, finchè proprio non ero al ripasso finale del più urgente.
Ho più amiche del cuore, leggo più di un libro per volta, non mi rassegno a sapere solo le lingue che so. La prossima che ho deciso di studiare è il romeno, che qui ad Asti è la seconda cosa da imparare a capire dopo il piemontese, devo solo andare fino a Torino da Zanaboni a comprarmi un testo.
Data questa tendenza di fondo, è praticamente eccezionale che sia una donna tutto considerato fedele (perchè abbiamo detto che Edward Cullen NON lo contiamo, vero?) e che non cambi lavoro una volta al mese.
A scuola sono uguale. Datemi tre ore in una stessa classe: Antologia, Storia e Grammatica. Io da Antologia passerò, nel giro di dieci minuti, a Educazione alla Cittadinanza e da Storia a Letteratura, mentre da Grammatica passo a QUALUNQUE altro argomento purchè mi salvi dal tedio degli esercizi sul complemento predicativo dell'oggetto.
Perlomeno, ho il buon gusto di ricordarmi, quando interrogo, di avvisare che la domanda che ho appena fatto è roba relativa a una materia collegata, ma non coincidente, con quella di cui sto per mettere il voto.
Quando spiego, invece, non mi ferma nessuno. Che vuol dire, in parole povere, che beccarsi me come prof di Lettere è un po' un casino per i poveri mediolini, almeno per i primi tempi. Dopo un annetto solitamente i 4/5 di loro hanno raggiunto una discreta capacità di collegare le cose, del che io vado comprensibilmente orgogliosa perchè li ho plasmati a mia immagine e somiglianza (la sindrome di onnipotenza di quelli di Lettere) e perchè, anche se fanno degli strafalcioni di grammatica, di solito almeno la storia la CAPISCONO (che poi la studino... lasciamo perdere) e sono in grado di collegarla con un pochino di geografia e letteratura (e per avere quattordici anni mi pare già qualcosa). Ho la riprova che quando entrano alle superiori sono abbastanza desbelinati (il solito genovesismo) in questo senso, rispetto ai coetanei.
Oggi però ho esagerato, me ne rendo conto. E' che era una vita che lo volevo fare, il casino che ho combinato.
Stamattina in seconda mi son fatta del male fisico chiamando, di Storia, un poker fenomenale: Madonnina Bionda, che studia ma è timida, Minimuto, Bambino di Pane e l'Inglesina. E mentre li schieravo in fila di fianco alla cattedra lo sapevo che sarebbe stata dura. Infatti. Poteva andarmi bene, nel senso che Madonnina Bionda fosse in buona e parlasse un po' di più. Mi è andata male.
Ora, Minimuto, nonostante il soprannome, qualcosa ha detto. L'Inglesina è tanto tenera. Madonnina Bionda non era in buona, ma sotto costrizione parlava. Chi mi fa incazzare è Bambino di Pane, che non c'è verso di far sbloccare.
Io faccio la domanda, lui si scuote tutto, diventa tutto bianco, tutto rosso, tutto bianco, tutto rosso a strisce bianche, e poi sta zitto.
Volevo usare il metodo Paffutella, cioè lasciarlo lì zitto finchè non si sblocca, cosa che ho appunto fatto con Paffutella ottenendo qualche insperato successo, ma si contorce talmente che ho paura che a) si faccia la pipì addosso b) vomiti c) pianga. Insomma, mi vien l'ansia.
Alla fine dell'ora li minaccio: non mi basta questa mezz'ora di silenzi e risposte a mezza bocca, vi finisco al pomeriggio.
Infatti oggi smettevo alle dieci e riprendevo alle 14,20, con un programmino coi fiocchi: tre ore filate di II B.
Mentre tornavo a scuola dopo pranzo, ascoltando un cd di meditazione in macchina, ho deciso che era oggi o mai più.
Gente come Bambino di Pane ha bisogno di trovare un po' di fiducia. E allora, come ho fatto anni fa con la famosa III B 06/07, ho spiegato la posizione dell'albero.
Questa:

con due delle quattro varianti, di cui questa posizione delle mani è una facile:
Che dovrebbe insegnare agli insicuri che si può ondeggiare senza cadere, che si possono chiudere gli occhi senza perdere l'equilibrio, etc etc, un sacco di roba bella. Oltre a far fare un po' di sano scioglimento articolare.
E' andata così:
"Mi servono due volontari" ho detto, e poi mi sono ritrovata con dieci persone sulla cattedra, tutti maschi.
"Ho detto due!"
Dalla classe si sono levate invocazioni: "Terremoto!" "Punta di Diamante!"
"Sembra che vogliano voi due. E' una cosa fisica, eh, quindi distanziatevi."
Mi sono improvvisamente ritrovata con due guardie del corpo: una alta e castana a destra e una più piccola e bionda a destra, entrambi gambe divaricate e mani dietro la schiena. Come Victoria Cabello con i due figaccioni, Loris e Mathias, si chiamano? Mi guardavano con aria furba, perchè questa dei due bodyguard me l'han già fatta ogni tanto, e ci veniva da ridere.
Punta di Diamante, appena mi son voltata, anzi, si è messo in una posizione da fotomodello, tipo mese di gennaio di un calendario di Zach Efron. Strilli di gioia della classe. Terremoto, che è sensibilmente più carino ma tremendamente infantile, mi sorrideva complice, perchè io già in passato l'ho soprannominato "il valletto", dal momento che stare seduto gli costa una fatica boia e, ogni volta che c'è da girare una carta geografica o cancellare una lavagna, mi si avventa fuori dal banco con una plasticità innata e uno scatto imbattibile.
Ho fatto vedere la posizione dell'albero e loro hanno provato a imitarla, mentre contemporaneamente tutti gli altri si alzavano e provavano a farla a loro volta, inciampando in cartelline di tecnica, sedie, compagni e zaini.
Ho pazientemente fatto sedere tutti perchè non si facessero male e spiegato meglio, perchè naturalmente l'avevano interpretata più che riprodurla, la posizione.
Poi ho tolto i due uomini immagine dalla zona cattedra (Punta di Diamante si è risistemato in modo plateale il cavallo dei pantaloni e ha cercato di coinvolgermi in uno spinoso discorso sul fatto che "certe cose coi jeans non si possono fare, perchè...", fulminato all'istante da un mio sguardo glaciale).
Ho fatto andare nella zona libera dell'aula un gruppetto di altri che volevano provare a fare l'albero, e ottenuto così, tra le altre cose, un breve show di Cuba Caliente: il quale è uscito dalla versione originale di "Fame", balla danza classica e contemporanea, fa coreografie e recita nella scuola d'arte della madre, sembra un cucciolo di puma quando si muove, e quindi ha FINTO di non riuscire, ha simulato una rovinosa e rumorosissima caduta di faccia in avanti, e poi ha assunto la posizione in modo perfetto e rilassato, come un asceta indiano sulle rive del Gange, ed è rimasto immobile con gli occhi chiusi per un tempo indefinito.
Tutto questo mentre intorno a lui caracollavano maschietti e bambine di tutte le forme e i colori e io spiegavo a cosa serve la posizione e che andrebbe fatta a casa, senza scarpe, da soli e concentrati, in un momento tranquillo. Ho anche rifulminato Punta di Diamante che nel frattempo sosteneva, ormai perso sulla via della malizia, che da nudi viene sicuramente meglio che da vestiti, lo yoga (quello lì bisognerà tenerlo d'occhio, questa primavera).
Poi le bambine hanno a tutti i costi voluto il loro cocco, Timido Carino, che ha per una volta vinto l'abituale riserbo e eseguito la posizione mentre le sue compagne trattenevano il fiato deliziate (in quella classe ce ne son di più belli, ma lui è quello che tutte amano, direi dando prova di buon senso, dato che è anche in gamba, modesto e molto beneducato).
C'è stata anche una breve ma indescrivibile performance di Gatto Selvatico che è, ormai per definizione e quasi per posa, il bambino più scontroso e sgraziato della classe, ma che ha colto l'attimo e assunto la posizione in modo valido dal punto di vista fisico, accoppiandola però volutamente con un'espressione angosciata del viso alla Franco Franchi, il che mi ha ridotto uno straccio dal ridere e gli ha fatto fare quarantamila punti nella scala della simpatia dei suoi compagni, che sta faticosamente risalendo da qualche mese.
Insomma, un casino. Ho intuito che qualcuno la farà vedere a casa, qualcun altro la proverà, magari anche seriamente, da solo, e che in generale ho perso mezz'ora di storia per spiegare hatha yoga (!!!???!!!).
Ho più chiara la mappa degli ormoni della classe (pericolosa quanto un tratto di strada intorno a Kandahar) e ho introdotto l'idea che bisogna un po' sciogliersi per riuscire nella vita sociale e nelle prestazioni sul lavoro. Ci lavorerò ancora, ne hanno bisogno in parecchi, lì dentro. Magari, per evitare che la cose degeneri, un attimo prima manderò casualmente Punta di Diamante a fare le fotocopie, se proprio mi serviranno altri esempi tratti dallo yoga. Cosa di cui dubito.
In ogni caso, mai più di pomeriggio, prima di spiegare Giovanni Calvino, Enrico VIII e le sei dita di Anna Bolena.
Ho più amiche del cuore, leggo più di un libro per volta, non mi rassegno a sapere solo le lingue che so. La prossima che ho deciso di studiare è il romeno, che qui ad Asti è la seconda cosa da imparare a capire dopo il piemontese, devo solo andare fino a Torino da Zanaboni a comprarmi un testo.
Data questa tendenza di fondo, è praticamente eccezionale che sia una donna tutto considerato fedele (perchè abbiamo detto che Edward Cullen NON lo contiamo, vero?) e che non cambi lavoro una volta al mese.
A scuola sono uguale. Datemi tre ore in una stessa classe: Antologia, Storia e Grammatica. Io da Antologia passerò, nel giro di dieci minuti, a Educazione alla Cittadinanza e da Storia a Letteratura, mentre da Grammatica passo a QUALUNQUE altro argomento purchè mi salvi dal tedio degli esercizi sul complemento predicativo dell'oggetto.
Perlomeno, ho il buon gusto di ricordarmi, quando interrogo, di avvisare che la domanda che ho appena fatto è roba relativa a una materia collegata, ma non coincidente, con quella di cui sto per mettere il voto.
Quando spiego, invece, non mi ferma nessuno. Che vuol dire, in parole povere, che beccarsi me come prof di Lettere è un po' un casino per i poveri mediolini, almeno per i primi tempi. Dopo un annetto solitamente i 4/5 di loro hanno raggiunto una discreta capacità di collegare le cose, del che io vado comprensibilmente orgogliosa perchè li ho plasmati a mia immagine e somiglianza (la sindrome di onnipotenza di quelli di Lettere) e perchè, anche se fanno degli strafalcioni di grammatica, di solito almeno la storia la CAPISCONO (che poi la studino... lasciamo perdere) e sono in grado di collegarla con un pochino di geografia e letteratura (e per avere quattordici anni mi pare già qualcosa). Ho la riprova che quando entrano alle superiori sono abbastanza desbelinati (il solito genovesismo) in questo senso, rispetto ai coetanei.
Oggi però ho esagerato, me ne rendo conto. E' che era una vita che lo volevo fare, il casino che ho combinato.
Stamattina in seconda mi son fatta del male fisico chiamando, di Storia, un poker fenomenale: Madonnina Bionda, che studia ma è timida, Minimuto, Bambino di Pane e l'Inglesina. E mentre li schieravo in fila di fianco alla cattedra lo sapevo che sarebbe stata dura. Infatti. Poteva andarmi bene, nel senso che Madonnina Bionda fosse in buona e parlasse un po' di più. Mi è andata male.
Ora, Minimuto, nonostante il soprannome, qualcosa ha detto. L'Inglesina è tanto tenera. Madonnina Bionda non era in buona, ma sotto costrizione parlava. Chi mi fa incazzare è Bambino di Pane, che non c'è verso di far sbloccare.
Io faccio la domanda, lui si scuote tutto, diventa tutto bianco, tutto rosso, tutto bianco, tutto rosso a strisce bianche, e poi sta zitto.
Volevo usare il metodo Paffutella, cioè lasciarlo lì zitto finchè non si sblocca, cosa che ho appunto fatto con Paffutella ottenendo qualche insperato successo, ma si contorce talmente che ho paura che a) si faccia la pipì addosso b) vomiti c) pianga. Insomma, mi vien l'ansia.
Alla fine dell'ora li minaccio: non mi basta questa mezz'ora di silenzi e risposte a mezza bocca, vi finisco al pomeriggio.
Infatti oggi smettevo alle dieci e riprendevo alle 14,20, con un programmino coi fiocchi: tre ore filate di II B.
Mentre tornavo a scuola dopo pranzo, ascoltando un cd di meditazione in macchina, ho deciso che era oggi o mai più.
Gente come Bambino di Pane ha bisogno di trovare un po' di fiducia. E allora, come ho fatto anni fa con la famosa III B 06/07, ho spiegato la posizione dell'albero.
Questa:

con due delle quattro varianti, di cui questa posizione delle mani è una facile:
Che dovrebbe insegnare agli insicuri che si può ondeggiare senza cadere, che si possono chiudere gli occhi senza perdere l'equilibrio, etc etc, un sacco di roba bella. Oltre a far fare un po' di sano scioglimento articolare.
E' andata così:
"Mi servono due volontari" ho detto, e poi mi sono ritrovata con dieci persone sulla cattedra, tutti maschi.
"Ho detto due!"
Dalla classe si sono levate invocazioni: "Terremoto!" "Punta di Diamante!"
"Sembra che vogliano voi due. E' una cosa fisica, eh, quindi distanziatevi."
Mi sono improvvisamente ritrovata con due guardie del corpo: una alta e castana a destra e una più piccola e bionda a destra, entrambi gambe divaricate e mani dietro la schiena. Come Victoria Cabello con i due figaccioni, Loris e Mathias, si chiamano? Mi guardavano con aria furba, perchè questa dei due bodyguard me l'han già fatta ogni tanto, e ci veniva da ridere.
Punta di Diamante, appena mi son voltata, anzi, si è messo in una posizione da fotomodello, tipo mese di gennaio di un calendario di Zach Efron. Strilli di gioia della classe. Terremoto, che è sensibilmente più carino ma tremendamente infantile, mi sorrideva complice, perchè io già in passato l'ho soprannominato "il valletto", dal momento che stare seduto gli costa una fatica boia e, ogni volta che c'è da girare una carta geografica o cancellare una lavagna, mi si avventa fuori dal banco con una plasticità innata e uno scatto imbattibile.
Ho fatto vedere la posizione dell'albero e loro hanno provato a imitarla, mentre contemporaneamente tutti gli altri si alzavano e provavano a farla a loro volta, inciampando in cartelline di tecnica, sedie, compagni e zaini.
Ho pazientemente fatto sedere tutti perchè non si facessero male e spiegato meglio, perchè naturalmente l'avevano interpretata più che riprodurla, la posizione.
Poi ho tolto i due uomini immagine dalla zona cattedra (Punta di Diamante si è risistemato in modo plateale il cavallo dei pantaloni e ha cercato di coinvolgermi in uno spinoso discorso sul fatto che "certe cose coi jeans non si possono fare, perchè...", fulminato all'istante da un mio sguardo glaciale).
Ho fatto andare nella zona libera dell'aula un gruppetto di altri che volevano provare a fare l'albero, e ottenuto così, tra le altre cose, un breve show di Cuba Caliente: il quale è uscito dalla versione originale di "Fame", balla danza classica e contemporanea, fa coreografie e recita nella scuola d'arte della madre, sembra un cucciolo di puma quando si muove, e quindi ha FINTO di non riuscire, ha simulato una rovinosa e rumorosissima caduta di faccia in avanti, e poi ha assunto la posizione in modo perfetto e rilassato, come un asceta indiano sulle rive del Gange, ed è rimasto immobile con gli occhi chiusi per un tempo indefinito.
Tutto questo mentre intorno a lui caracollavano maschietti e bambine di tutte le forme e i colori e io spiegavo a cosa serve la posizione e che andrebbe fatta a casa, senza scarpe, da soli e concentrati, in un momento tranquillo. Ho anche rifulminato Punta di Diamante che nel frattempo sosteneva, ormai perso sulla via della malizia, che da nudi viene sicuramente meglio che da vestiti, lo yoga (quello lì bisognerà tenerlo d'occhio, questa primavera).
Poi le bambine hanno a tutti i costi voluto il loro cocco, Timido Carino, che ha per una volta vinto l'abituale riserbo e eseguito la posizione mentre le sue compagne trattenevano il fiato deliziate (in quella classe ce ne son di più belli, ma lui è quello che tutte amano, direi dando prova di buon senso, dato che è anche in gamba, modesto e molto beneducato).
C'è stata anche una breve ma indescrivibile performance di Gatto Selvatico che è, ormai per definizione e quasi per posa, il bambino più scontroso e sgraziato della classe, ma che ha colto l'attimo e assunto la posizione in modo valido dal punto di vista fisico, accoppiandola però volutamente con un'espressione angosciata del viso alla Franco Franchi, il che mi ha ridotto uno straccio dal ridere e gli ha fatto fare quarantamila punti nella scala della simpatia dei suoi compagni, che sta faticosamente risalendo da qualche mese.
Insomma, un casino. Ho intuito che qualcuno la farà vedere a casa, qualcun altro la proverà, magari anche seriamente, da solo, e che in generale ho perso mezz'ora di storia per spiegare hatha yoga (!!!???!!!).
Ho più chiara la mappa degli ormoni della classe (pericolosa quanto un tratto di strada intorno a Kandahar) e ho introdotto l'idea che bisogna un po' sciogliersi per riuscire nella vita sociale e nelle prestazioni sul lavoro. Ci lavorerò ancora, ne hanno bisogno in parecchi, lì dentro. Magari, per evitare che la cose degeneri, un attimo prima manderò casualmente Punta di Diamante a fare le fotocopie, se proprio mi serviranno altri esempi tratti dallo yoga. Cosa di cui dubito.
In ogni caso, mai più di pomeriggio, prima di spiegare Giovanni Calvino, Enrico VIII e le sei dita di Anna Bolena.
lunedì 11 gennaio 2010
La reazione del pubblico
"Ma, prof, ha i capelli viola?!?"
L'ultima volta che mi sono sentita così prima di entrare a scuola avevo 12 anni e per la prima volta indossavo gli occhiali.
La penultima avevo sette anni e per la prima volta entravo a scuola con l'apparecchio.
Va beh. E' solo una crema colorante, passerà. Ora il problema è convincere il marito che un sobrio castano è molto più naturale. Sembra che la donna susina sia interessante e originale e che la tizia castano rossa di prima fosse una noiosa e banale prof di lettere.
L'ultima volta che mi sono sentita così prima di entrare a scuola avevo 12 anni e per la prima volta indossavo gli occhiali.
La penultima avevo sette anni e per la prima volta entravo a scuola con l'apparecchio.
Va beh. E' solo una crema colorante, passerà. Ora il problema è convincere il marito che un sobrio castano è molto più naturale. Sembra che la donna susina sia interessante e originale e che la tizia castano rossa di prima fosse una noiosa e banale prof di lettere.
Etichette:
non ve ne potrà fregar di meno,
poveri noi,
varie ed eventuali
domenica 10 gennaio 2010
Precisiamo
...dal momento che ho generato una certa curiosità in Sanguedelmiosangue, che, dopo un paio di miei agitati sms, era arrivato a immaginarmi COSI':

La foto del post precedente era più che altro l'illustrazione di uno stato d'animo (la mia cattiva ideale: bianca, algida, rossa e con le unghie nere).
Nella realtà, i capelli sono venuti più o meno così:

Solo che io non ho la piega liscissima di questa ragazza della foto (parentesi, io ho usato il Movida Prugna, ma sul mio colore sono venuti Violino Profondo... misteri della chimica), bensì una quantità pazzesca di capelli mossi che si rifiutano di stare all'interno di qualsiasi fermaglio e anche di lasciarsi domare da gel, cere, lacche o spume. Quindi sembrerò poco meno di un demone, se azzecco i colori per truccarmi (perchè non credo vadano bene gli stessi che usavo quando mi fingevo irlandese, rossa occhi verdi).
Mi sa che domattina mi devo svegliare un po' prima per far qualche prova...
Però all'Uomo son piaciuti e, effettivamente, ringiovaniscono il viso. Sono solo un po' stranita... lo sapevo che non dovevo andare a scegliere la tinta con la Diavolessa, che in gioventù era una dark.

La foto del post precedente era più che altro l'illustrazione di uno stato d'animo (la mia cattiva ideale: bianca, algida, rossa e con le unghie nere).
Nella realtà, i capelli sono venuti più o meno così:

Solo che io non ho la piega liscissima di questa ragazza della foto (parentesi, io ho usato il Movida Prugna, ma sul mio colore sono venuti Violino Profondo... misteri della chimica), bensì una quantità pazzesca di capelli mossi che si rifiutano di stare all'interno di qualsiasi fermaglio e anche di lasciarsi domare da gel, cere, lacche o spume. Quindi sembrerò poco meno di un demone, se azzecco i colori per truccarmi (perchè non credo vadano bene gli stessi che usavo quando mi fingevo irlandese, rossa occhi verdi).
Mi sa che domattina mi devo svegliare un po' prima per far qualche prova...
Però all'Uomo son piaciuti e, effettivamente, ringiovaniscono il viso. Sono solo un po' stranita... lo sapevo che non dovevo andare a scegliere la tinta con la Diavolessa, che in gioventù era una dark.
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non ve ne potrà fregar di meno,
varie ed eventuali
STRATEGIE
Per meglio rendere l'idea della prof malvagia, mi sono fatta un color prugna, che sul castano con mèches biondo rosse ha creato un simpatico effetto: sembro la cattiva di un thrillerazzo di serie B.

Domani oserò un trucco più scuro del solito e interrogherò di letteratura in III C. Prevedo spargimento di sangue, che io berrò avidamente. Potessi, metterei un abito nero lungo con un inquietante collo rialzato, stile Regina Matrigna di Biancaneve, ma non è il caso di esagerare.
Però potrei ulteriormente confonderli mettendo una gonna, e segnando così la prima delle quattro volte annuali in cui rendo visibili i miei polpacci a scuola. Non per altro, ma perchè i jeans e gli altri pantaloni sono tutti in lavatrice, con il bordo inzaccherato di neve sciolta.

Domani oserò un trucco più scuro del solito e interrogherò di letteratura in III C. Prevedo spargimento di sangue, che io berrò avidamente. Potessi, metterei un abito nero lungo con un inquietante collo rialzato, stile Regina Matrigna di Biancaneve, ma non è il caso di esagerare.
Però potrei ulteriormente confonderli mettendo una gonna, e segnando così la prima delle quattro volte annuali in cui rendo visibili i miei polpacci a scuola. Non per altro, ma perchè i jeans e gli altri pantaloni sono tutti in lavatrice, con il bordo inzaccherato di neve sciolta.
giovedì 7 gennaio 2010
Ayurvedico-surreal-bellissima
Giovedì, quarto chakra: Anahata, il chakra del cuore. Adattissimo per rivedere i 42 pargoli.
Colori del quarto chakra: rosa, verde, oro.
Oggi rosa. Le mutande. La maglia. Il maglione. La mantella. Il trucco. Il rossetto. Lo smalto. Tutto rosa.
Sembravo la Tipa quando alla prima gravidanza ha scoperto di aspettare una femmina, solo che io ero rosa scuro, lei rosa bebè, giustamente.
Ma soprattutto era l'umore a essere rosa.
Pensate che sia malata di lavoro, che stia bene solo quando non ho weekend liberi o vacanze? Dovevate vedermi quando lavoravo al liceo. Lì non mi ricordavo neppure di dormire la notte.
Entro in II B e non bacio la mia petrosa cattedra per un pelo. "Prof, è stata male?" dicono quelli che non mi vedono dai primi di dicembre. Sono affettuosi, li adoro quando sono così.
Tempo un quarto d'ora hanno il diario pieno di date di verifiche e stan tirando fuori il protocollo per un dettato, ma sono ancora collaborativi.
Detto. Poi ritiro i dettati e li guardo: ne trovo almeno quattro senza neanche un errore (voto 10). "Aaaaah, ma lo vedete che ALLORA si PUO' prendere dieci anche togliendo un voto ogni errore? Che sia servito a qualcosa farvi tutti 'sti dettati?" Si accende una lucetta di speranza anche negli occhi di chi sa già che anche stavolta prenderà un brutto voto.
Si lavora. Interrogo di Storia. Non hanno capito una mazza di Lutero e dei protestanti, d'altronde è un argomento difficile. Anche Punta di Diamante, che ha capito benissimo la parte teologica, fa casino e confonde Federico di Sassonia con Erasmo da Rotterdam.
Comunque, siamo ripartiti.
III C. Il panorama è completamente diverso.
Birba parla e ride a voce alta, Occhi d'Arabia interrompe, Caciarone fa caciara, Biondo Cavaliere fa battute a caso. Io non mi incazzo solo perchè non voglio mettermi a urlare il primo giorno. Parlo dei programmi che abbiamo per queste tre settimane e non mi sembrano particolarmente preoccupati.
Penso: "aspettate che vi abbia restituito quella specie di compito di Storia che mi avete fatto..." dove, a fronte una ventina di facilissime domande, Ferdinando di Borbone concede lo Statuto Albertino, Napoleone (III, ma in alcuni compiti è resuscitato anche Napoleone I) incontra Cavour a Pombia (allo zoo, in mezzo ai macachi) e si verificano altre simili vaccate.
Si vede che siamo al rientro dalle vacanze. Tom Cruise, notissimo pirata informatico e giocatore di ruolo online, non riesce a tenere gli occhi aperti. Come minimo ha il bioritmo spostato di quattro ore rispetto agli orari normali.
Lo Straniero non spiccica una parola di italiano. Lo interrogo di storia producendo un disastro nella sua media. Alla fine, gli faccio:
"Senti, Straniero, sei stato molto tempo a Torino in queste vacanze?"
Annuisce.
"Hai parlato praticamente solo arabo, con tuo fratello e gli altri?"
Diventa rosa tenue, poi rosa scuro, avvilitissimo.
"E ora non ti vengono più le parole in italiano..."
"No."
"Eh, sì. Di là ho interrogato Bahama Girl che per tutte le vacanze ha parlato solo inglese, e ha il tuo stesso problema. Come sta tuo fratello?" aggiungo, sapendo che è l'unico parente che ha qua in Italia e lo vede, quando va bene, una volta alla settimana.
"Bene" risponde, e forse gli diminuisce un po' la voglia di piangere.
Lo mando a posto. D'altra parte, se non gli dò mai un'insufficienza, con la scusa che fa fatica a esprimersi in italiano, non si sbatterà mai per imparare a parlare bene. Solo che ho un tremendo debole per questo quindicenne, che scherza in modo accattivante e, quando capita, mi racconta quanto costa la cocaina a Torino o mi spiega le ricette nordafricane.
Spiego Storia: le società per azioni, la borsa, la Comune di Parigi. Un disastro. Hanno gli occhi persi nel vuoto. Tom Cruise è così assonnato che sembra stia per svenire. Lo stuzzico sgridandolo un po', e non ha nemmeno le forze per giustificarsi, fa fatica a mettere insieme le parole. Poi capisce che lo sto prendendo per il culo e, con altrettanto sforzo, sfodera parzialmente quel sorriso per il quale le sue compagne vanno comprensibilmente pazze. Ma tre secondi dopo è di nuovo immerso nel dormiveglia.
Delle ragazze non c'è traccia. Nemmeno Ultrabrava alza la mano. L'unica che sento parlare è Visino Tondo, mentre la interrogo.
Coniglietto mi sorride dalla seconda fila.
All'improvviso, il sole che faceva scintillare la neve fuori sparisce, il cielo diventa bianco latte, dobbiamo accendere la luce per leggere. Hanno previsto la nevicata dell'anno per stanotte.
Che bel rientro, tutto sommato.
Colori del quarto chakra: rosa, verde, oro.
Oggi rosa. Le mutande. La maglia. Il maglione. La mantella. Il trucco. Il rossetto. Lo smalto. Tutto rosa.
Sembravo la Tipa quando alla prima gravidanza ha scoperto di aspettare una femmina, solo che io ero rosa scuro, lei rosa bebè, giustamente.
Ma soprattutto era l'umore a essere rosa.
Pensate che sia malata di lavoro, che stia bene solo quando non ho weekend liberi o vacanze? Dovevate vedermi quando lavoravo al liceo. Lì non mi ricordavo neppure di dormire la notte.
Entro in II B e non bacio la mia petrosa cattedra per un pelo. "Prof, è stata male?" dicono quelli che non mi vedono dai primi di dicembre. Sono affettuosi, li adoro quando sono così.
Tempo un quarto d'ora hanno il diario pieno di date di verifiche e stan tirando fuori il protocollo per un dettato, ma sono ancora collaborativi.
Detto. Poi ritiro i dettati e li guardo: ne trovo almeno quattro senza neanche un errore (voto 10). "Aaaaah, ma lo vedete che ALLORA si PUO' prendere dieci anche togliendo un voto ogni errore? Che sia servito a qualcosa farvi tutti 'sti dettati?" Si accende una lucetta di speranza anche negli occhi di chi sa già che anche stavolta prenderà un brutto voto.
Si lavora. Interrogo di Storia. Non hanno capito una mazza di Lutero e dei protestanti, d'altronde è un argomento difficile. Anche Punta di Diamante, che ha capito benissimo la parte teologica, fa casino e confonde Federico di Sassonia con Erasmo da Rotterdam.
Comunque, siamo ripartiti.
III C. Il panorama è completamente diverso.
Birba parla e ride a voce alta, Occhi d'Arabia interrompe, Caciarone fa caciara, Biondo Cavaliere fa battute a caso. Io non mi incazzo solo perchè non voglio mettermi a urlare il primo giorno. Parlo dei programmi che abbiamo per queste tre settimane e non mi sembrano particolarmente preoccupati.
Penso: "aspettate che vi abbia restituito quella specie di compito di Storia che mi avete fatto..." dove, a fronte una ventina di facilissime domande, Ferdinando di Borbone concede lo Statuto Albertino, Napoleone (III, ma in alcuni compiti è resuscitato anche Napoleone I) incontra Cavour a Pombia (allo zoo, in mezzo ai macachi) e si verificano altre simili vaccate.
Si vede che siamo al rientro dalle vacanze. Tom Cruise, notissimo pirata informatico e giocatore di ruolo online, non riesce a tenere gli occhi aperti. Come minimo ha il bioritmo spostato di quattro ore rispetto agli orari normali.
Lo Straniero non spiccica una parola di italiano. Lo interrogo di storia producendo un disastro nella sua media. Alla fine, gli faccio:
"Senti, Straniero, sei stato molto tempo a Torino in queste vacanze?"
Annuisce.
"Hai parlato praticamente solo arabo, con tuo fratello e gli altri?"
Diventa rosa tenue, poi rosa scuro, avvilitissimo.
"E ora non ti vengono più le parole in italiano..."
"No."
"Eh, sì. Di là ho interrogato Bahama Girl che per tutte le vacanze ha parlato solo inglese, e ha il tuo stesso problema. Come sta tuo fratello?" aggiungo, sapendo che è l'unico parente che ha qua in Italia e lo vede, quando va bene, una volta alla settimana.
"Bene" risponde, e forse gli diminuisce un po' la voglia di piangere.
Lo mando a posto. D'altra parte, se non gli dò mai un'insufficienza, con la scusa che fa fatica a esprimersi in italiano, non si sbatterà mai per imparare a parlare bene. Solo che ho un tremendo debole per questo quindicenne, che scherza in modo accattivante e, quando capita, mi racconta quanto costa la cocaina a Torino o mi spiega le ricette nordafricane.
Spiego Storia: le società per azioni, la borsa, la Comune di Parigi. Un disastro. Hanno gli occhi persi nel vuoto. Tom Cruise è così assonnato che sembra stia per svenire. Lo stuzzico sgridandolo un po', e non ha nemmeno le forze per giustificarsi, fa fatica a mettere insieme le parole. Poi capisce che lo sto prendendo per il culo e, con altrettanto sforzo, sfodera parzialmente quel sorriso per il quale le sue compagne vanno comprensibilmente pazze. Ma tre secondi dopo è di nuovo immerso nel dormiveglia.
Delle ragazze non c'è traccia. Nemmeno Ultrabrava alza la mano. L'unica che sento parlare è Visino Tondo, mentre la interrogo.
Coniglietto mi sorride dalla seconda fila.
All'improvviso, il sole che faceva scintillare la neve fuori sparisce, il cielo diventa bianco latte, dobbiamo accendere la luce per leggere. Hanno previsto la nevicata dell'anno per stanotte.
Che bel rientro, tutto sommato.
Nell'oscurità batte un cuore
Stamattina, in preda al panico, grande lavoro (tre ore secche, con quattro pause di trenta secondi per controllare l'arrosto)per calcolare al millimetro i prossimi 17 giorni di scuola che separano i miei 42 rospetti dalla fatidica pagella.
Non era un lavoro per gente con le coronarie deboli.
Il mio rientro domani prevede circa tre secondi per salutare, dieci per dire che mi sono mancati, trentacinque per chiedere se sono andate bene le vacanze e poi stoppare la ventina di risposte, e poi partire: controllo compiti, interrogazioni, interrogazioni a tappeto, compiti scritti e centinaia di firme in rosso mi aspettano senza pause per le prossime tre settimane, che il primo febbraio si scrutinano i voti e anche se le pagelle le diamo qualche giorno dopo io spero di non dover retrodatare niente, stavolta.
Però, una volta fatto questo gigantesco schema, organizzato per materie sul pc e per giorni su carta, previste le obiezioni della classe al fare tre scritti in una settimana solo delle mie materie, previste le risposte rassicuranti e quelle severe, mi son sentita meglio.
Ho preparato due cartelli uguali da mettere nelle due classi:
"Consigli per la sopravvivenza a Italiano Storia e Geografia in gennaio:
1)organizzarsi
2)offrirsi per le interrogazioni in modo mirato
3)farsi interrogare fuori ora (solo col permesso degli altri prof)
4)NON PIAGNUCOLARE (non l'ho fatto apposta a beccarmi l'influenza a dicembre!)
E mi son sentita pronta.
Nel pomeriggio ho corretto quasi tutte le prove di grammatica di II B, e scoperto di essere indietro con quelle di storia di III C.
Più correggevo più avevo voglia di vederli, quegli assassini della sintassi, quegli stupratori dei modi verbali. Ho pensato che quando domani darò a Babbà la sua prova (voto:2) gli faran l'applauso perchè è il voto più basso della classe: stavolta persino Terremoto ha strappato un 2 e mezzo. E non vedevo l'ora di essere in classe e sentire le loro personcine agitate tutto intorno.
Non sono arrivata alla fine perchè ero stanchissima, ho deciso di andare a letto presto, è arrivato abbastanza presto anche l'Uomo, tutto sbattuto perchè il Genoa ha perso col Milan 5-2.
Ho leggiucchiato un pezzetto de "La regina dei castelli di carta" e mi è venuto sonno. Mi sono messa giù, e cinque minuti dopo uno dei due orchi che abitano sopra di me ha fatto rumore, nel senso di camminare pesantemente sopra la mia testa con sessanta chili di peso per gamba (stima per difetto), spostare sedie, sbattere porte, tirare lo sciacquone e sbattere altre porte, tutto in un orrendo quarto d'ora, ovviamente dopo mezzanotte. E... no dai no... mi sono svegliata TUTTA.
'Fanculo. Le previste sei ore di nanna sono andate a farsi fottere. Ho sentito il mio cervello arrivare in pochi minuti a dei livelli di lucidità che raramente ha di giorno. L'Uomo dormiva. Avevo già spento la luce. L'unica era sgattaiolare in salotto. Così ho fatto e ora è l'una, ho la sveglia tra quattro ore e mezzo e sono qua che scrivo.
Ma la cosa pazzesca è che, in questi giorni, il pensiero del lavoro mi dava ansia. Perchè sono indietro, perchè costringere quarantadue svogliati a fare i salti mortali per tre settimane non pagherà se non in sceneggiate, forse anche da parte dei genitori, e perchè fa un freddo tale che uscire alle sette e mezza di mattina sarà una tortura.
Invece stanotte sono qui che non riesco a star ferma dall'impazienza. Domani mattina alle sette e cinquanta, mi apposto sullo stipite della sala prof e li guardo arrivare. Non vedo l'ora.
Non era un lavoro per gente con le coronarie deboli.
Il mio rientro domani prevede circa tre secondi per salutare, dieci per dire che mi sono mancati, trentacinque per chiedere se sono andate bene le vacanze e poi stoppare la ventina di risposte, e poi partire: controllo compiti, interrogazioni, interrogazioni a tappeto, compiti scritti e centinaia di firme in rosso mi aspettano senza pause per le prossime tre settimane, che il primo febbraio si scrutinano i voti e anche se le pagelle le diamo qualche giorno dopo io spero di non dover retrodatare niente, stavolta.
Però, una volta fatto questo gigantesco schema, organizzato per materie sul pc e per giorni su carta, previste le obiezioni della classe al fare tre scritti in una settimana solo delle mie materie, previste le risposte rassicuranti e quelle severe, mi son sentita meglio.
Ho preparato due cartelli uguali da mettere nelle due classi:
"Consigli per la sopravvivenza a Italiano Storia e Geografia in gennaio:
1)organizzarsi
2)offrirsi per le interrogazioni in modo mirato
3)farsi interrogare fuori ora (solo col permesso degli altri prof)
4)NON PIAGNUCOLARE (non l'ho fatto apposta a beccarmi l'influenza a dicembre!)
E mi son sentita pronta.
Nel pomeriggio ho corretto quasi tutte le prove di grammatica di II B, e scoperto di essere indietro con quelle di storia di III C.
Più correggevo più avevo voglia di vederli, quegli assassini della sintassi, quegli stupratori dei modi verbali. Ho pensato che quando domani darò a Babbà la sua prova (voto:2) gli faran l'applauso perchè è il voto più basso della classe: stavolta persino Terremoto ha strappato un 2 e mezzo. E non vedevo l'ora di essere in classe e sentire le loro personcine agitate tutto intorno.
Non sono arrivata alla fine perchè ero stanchissima, ho deciso di andare a letto presto, è arrivato abbastanza presto anche l'Uomo, tutto sbattuto perchè il Genoa ha perso col Milan 5-2.
Ho leggiucchiato un pezzetto de "La regina dei castelli di carta" e mi è venuto sonno. Mi sono messa giù, e cinque minuti dopo uno dei due orchi che abitano sopra di me ha fatto rumore, nel senso di camminare pesantemente sopra la mia testa con sessanta chili di peso per gamba (stima per difetto), spostare sedie, sbattere porte, tirare lo sciacquone e sbattere altre porte, tutto in un orrendo quarto d'ora, ovviamente dopo mezzanotte. E... no dai no... mi sono svegliata TUTTA.
'Fanculo. Le previste sei ore di nanna sono andate a farsi fottere. Ho sentito il mio cervello arrivare in pochi minuti a dei livelli di lucidità che raramente ha di giorno. L'Uomo dormiva. Avevo già spento la luce. L'unica era sgattaiolare in salotto. Così ho fatto e ora è l'una, ho la sveglia tra quattro ore e mezzo e sono qua che scrivo.
Ma la cosa pazzesca è che, in questi giorni, il pensiero del lavoro mi dava ansia. Perchè sono indietro, perchè costringere quarantadue svogliati a fare i salti mortali per tre settimane non pagherà se non in sceneggiate, forse anche da parte dei genitori, e perchè fa un freddo tale che uscire alle sette e mezza di mattina sarà una tortura.
Invece stanotte sono qui che non riesco a star ferma dall'impazienza. Domani mattina alle sette e cinquanta, mi apposto sullo stipite della sala prof e li guardo arrivare. Non vedo l'ora.
martedì 5 gennaio 2010
Penultimo normalissimo giorno di vacanza
Ho un incredibile mix di sensazioni all'idea della Scuolina Rosa. Una parte di me si rifiuta di ripartire, consapevole di quel che significherà far stare in 3 settimane quel che non ho fatto nell'ultimo mese (ricordo che, per sciopero - influenza - guasto caldaia - neve - vacanze, non vedo i miei alunni dal 10 dicembre). Un'altra parte di me scodinzola felice all'idea di sentire qualcuno che mi apostrofa con il solito "prof!". Una terza parte ha i crampi allo stomaco al pensiero della barca di prove che devo consegnare tra giovedì e venerdì, che richiederà una full immersion tra stanotte e domani.
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Piccoli sprazzi di questi tre giorni, parentesi di calma tra la crisi di binge eating e la scuola:
La neve, il freddo glaciale, i gatti perennemente addosso.
Sanguedelmiosangue che non può venire a trovarmi causa orrenda patologia gastrica con febbre, e però tra messaggi e telefonate ci sentiamo settanta volte al giorno e credo significhi che ci spiace un sacco non esserci visti.
Un'infornata pazzesca di film impegnati, alcuni lenti, altri molto belli, visti tutti di seguito per preparare la rassegna del cinecircolo Vertigo che si raddoppia e che, naturalmente, scopriremo solo la settimana prossima se parte, quando parte e con che modalità. Per cui scriviamo recensioni nottetempo. Ma è tanta cultura.
Lunghe e tranquille telefonate con le amiche, un sacco di tempo per il blog, diverse ore in ufficio tutti i giorni, ai punti che ora (ora per la prima volta da marzo 2009) si capisce realmente che quando ci vado PRODUCO qualcosa.
Il terrore cosmico all'idea che manchino circa trentacinque pagine alla fine di "Breaking Dawn", dopo più di un mese in cui, rileggendo la saga dall'inizio, vivevo letteralmente a Forks. Ma dopo mi devo sparare il terzo mattonazzo di Larsson, e poi ho un fottìo di bella roba che mi han regalato a Natale, quindi prima di esaurire le letture nuove credo si farà febbraio inoltrato. Menomale. Credo che sia l'anno in cui ho speso in libri la cifra massima di tutta la mia vita.
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Come diceva uno strepitoso e impasticcatissimo Gary Oldman in "Léon": "ADORO questi momenti di calma prima della tempesta".
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Piccoli sprazzi di questi tre giorni, parentesi di calma tra la crisi di binge eating e la scuola:
La neve, il freddo glaciale, i gatti perennemente addosso.
Sanguedelmiosangue che non può venire a trovarmi causa orrenda patologia gastrica con febbre, e però tra messaggi e telefonate ci sentiamo settanta volte al giorno e credo significhi che ci spiace un sacco non esserci visti.
Un'infornata pazzesca di film impegnati, alcuni lenti, altri molto belli, visti tutti di seguito per preparare la rassegna del cinecircolo Vertigo che si raddoppia e che, naturalmente, scopriremo solo la settimana prossima se parte, quando parte e con che modalità. Per cui scriviamo recensioni nottetempo. Ma è tanta cultura.
Lunghe e tranquille telefonate con le amiche, un sacco di tempo per il blog, diverse ore in ufficio tutti i giorni, ai punti che ora (ora per la prima volta da marzo 2009) si capisce realmente che quando ci vado PRODUCO qualcosa.
Il terrore cosmico all'idea che manchino circa trentacinque pagine alla fine di "Breaking Dawn", dopo più di un mese in cui, rileggendo la saga dall'inizio, vivevo letteralmente a Forks. Ma dopo mi devo sparare il terzo mattonazzo di Larsson, e poi ho un fottìo di bella roba che mi han regalato a Natale, quindi prima di esaurire le letture nuove credo si farà febbraio inoltrato. Menomale. Credo che sia l'anno in cui ho speso in libri la cifra massima di tutta la mia vita.
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Come diceva uno strepitoso e impasticcatissimo Gary Oldman in "Léon": "ADORO questi momenti di calma prima della tempesta".
Una domenica
una domenica tipo
Ore sette: mi sveglio, penso con gioia che dormirò ancora un po'.
Mi attraversa la mente un pensiero fastidioso, ma lo respingo.
Ore otto: mi sveglio definitivamente.
Ho già lo scazzo, ma faccio finta di niente.
Penso con piacere al fatto che per un'oretta non avrò fretta e parto con la mia consueta routine. Colazione, un'occhiata a Internet rannicchiata sul divano, poi colazione (a turno) dei tre animali, bagno, borse da portare giù, controllare batteria cellulare, mettere in carica lo scaldino, passeggiatina col cane rabbrividendo.
Ore dieci: gratto via il ghiaccio dalla macchina e parto. E sono ovviamente già in ritardo sulla tabella di marcia: dovevo partire alle 8 e mezza.
Autostrada, con scaldino sulla pancia e cane raggomitolato tremante sotto il getto dell'aria calda.
Telefonata all'amica (ieri la Tipa, ma solitamente le domeniche mattina sono dedicate a Cavallino) con racconto delle reciproche sfighe, risate autoironiche, metafisiche e autoterapeutiche, e svariate interruzioni da parte di esseri umani sotto i tre anni, che non capiscono la fondamentale importanza della telefonata per la psiche della mamma e quella della sua amica.
Alla fine della telefonata, curve, salite, gallerie, curve, discese, il mare. Attacco d'ansia che monta, ancora sopito, tentativo di godersi la vista del mare e non pensare a niente. Tabellone della società autostradale che annuncia rallentamenti: l'attacco d'ansia scatta su ON e inizia il ciclo lungo con doppia centrifuga nel mio stomaco.
Ore undici e trenta o dodici (dipende dai rallentamenti): esco dall'autostrada in un punto variabile tra:
1) Voltri (attacco di disperazione con istinto suicida e una mezza idea di girare la macchina e tornare indietro)
2) Pegli (attacco d'ansia di entità alta)
3) Aeroporto (attacco d'ansia medio alto)
4) Genova Ovest (attacco d'ansia normale)
Ieri Voltri (caso 1) ma sarei comunque solo arrivata fino a Aeroporto per poter andare all'Ikea.
Ore dodici e un quarto di ieri, Ikea: "come amo questo posto, certo però che c'è sempre troppa, TROPPA gente, comunque dopo aver visto la nuova Ikea di Savonera a Torino mi va bene anche la bolgia genovese a Campi, come vorrei girarmela con calma, certo che la gente è fastidiosa, certo che anche se non ti portassi sette figli e un cane quando devi comprare dei mobili...
Le casse, le casse, dove sono, eccole là in fondo, oddio, che fila, no aspetta, c'è la supercassa automatica dove mi si blocca sempre il Bancomat, vado lì, okay, passata, ce l'ho fatta, parcheggio, aha! che soddisfazione, ora ho la lampada per l'ufficio e l'ho pagata 6,99 euro, l'avran prodotta dei bambini maltrattati in Cambogia, però ragazzi, non pesa niente e si monta in tre minuti cronometrati."
Ore tredici: parcheggio in Corso Italia.
"Se fossi una brava figlia andrei subito dai miei, a pranzo. Sì, ma bisognerebbe che mia madre avesse cucinato, certo potrei mettermi su una pasta in bianco anche da loro, ma non ce la faccio, questo viaggio con l'ansia mi ha distrutta, devo passare da casa."
Faccio scendere la Daisy e la imbrago per due passi lungo il mare.
"Se fossi una brava figlia andrei subito a casa a mangiare e così poi sarei dai miei prima."
Telefono all'Uomo, gli faccio sentire il rumore delle onde, il cane fa la cacca, raccolgo la cacca, il cane tira per andarsene, andiamo alla macchina. Cerchiamo parcheggio più vicino a casa.
"Se fossi una brava figlia non accenderei nemmeno la televisione, un pranzetto veloce, un'occhiata alla posta e via, dai miei."
In quella suona il telefono ed è mia madre. Metto il muto e penso che non riesco ancora a dirle per che ora sarò pronta e che, se comincia a mettermi pressioni ora, non mangerò.
"E' evidente che non sono una brava figlia, ma sappiamo che ho tanti e tali problemi col nutrirmi che devo avere un ambiente rilassato, almeno all'ora di pranzo. Povera donna, mia madre probabilmente vuole solo sapere cosa faccio oggi di me stessa. Non è colpa sua se io la prendo male. Ma insomma, ora non posso."
Metto su un dvd di "X Files" in inglese coi sottotitoli e una pentola d'acqua.
"Se fossi una brava persona che ci tiene alla sua salute mi cucinerei qualcosa di sano, dev'esserci del pesce in freezer, ma tanto, qua si sa come va, qualunque cosa cucini non riuscirò quasi a mangiarla. Perchè sbattersi? Saltassi proprio? No, no, perchè poi alle quattro sono isterica, e poi mangiucchio schifezze tornando, altrimenti non riesco a guidare."
La pasta (s)cuoce mentre guardo qualcosa di orrendo succedere a Dana Scully e Fox Mulder e imparo a dire frasi tipo "Freeze, put your weapon down, we're with the FBI! Hands where I can see them!" e altre frasi che mi possono tornare utili a scuola durante la sorveglianza intervallo.
Ore quattordici e dieci circa, butto via la pasta che non ho mangiato (circa 3/4 di piatto), mangio una merendina, se proprio sono in forma una mela, e mi addormento davanti a Dana e Fox che discutono se sia plausibile un complotto alieno per governare la terra. Pensando:
"Se fossi una brava figlia andrei a tenere compagnia a mio padre che a quest'ora mezzo sonnecchia e mezzo legge in poltrona mentre mia madre è al pc".
Mi sveglio dieci minuti dopo e mi ci vuole tutta la mia faccia tosta per restarmene sul divano fino alla fine della puntata ("Non sono una brava figlia") o addirittura riavvolgere il pezzo che ho perso dormendo ("Sono una figlia di merda"), farmi il caffè e bermelo sempre senza spegnere la televisione, e senza riaccendere il telefono ("Sono praticamente la figlia del Male").
Ore quindici: finalmente mi muovo per andare dai miei genitori, ma devo:
- lavare i piatti
- mettere a posto la cucina
- pettinarmi, truccarmi, spesso anche cambiarmi, perchè a casa dei miei ci si va in ordine
- portare la spazzatura
- caricare in macchina le mie cose, pisciare il cane e andare da loro.
Così poi mi succedono cose come ieri, ore sedici: a casa dei miei non c'è clamorosamente nessuno.
Ho chiaro che probabilmente sono da mia zia, ed è un bel colpo perchè se ci sono ho risolto la parte "Sono una nipote di merda" che sarebbe cominciata subito dopo la visita ai miei, e se non ci sono, vedo la zia e poi riparto per Asti con la scusa della neve imminente, e per una settimana niente Genova, poi.
Ore sedici e trenta: è chiaro che ho trascurato il fatto che davanti a casa della Zia Buona c'è il luna park mobile più grande d'Europa (a Genova siamo così: il centro storico più grande d'Europa, l'acquario più grande d'Europa, però poi ci mettiamo ventidue anni a scavare una tratta cortissima di metropolitana, e abbiamo le tariffe di parcheggio più alte d'Europa) e non c'è un buco dove mettere la macchina, neanche a piangere in cretese antico.
Finisce che salgo su con le chiavi in mano, dicendo qualcosa tipo "Bene vi ho visto tutti e tre state bene mi fa piacere non c'è parcheggio non so come fare" e poi, tra lo sguardo confuso di mia zia, quello incredulo di mia madre e l'insistenza di mio padre, grande esperto di parcheggio ai limiti della legalità, scendo altre due volte, una per cercare posto senza successo, l'altra per fare uscire una Micra che stavo bloccando e, finalmente, trovare posto.
Così fino alle diciotto e trenta si parla tutti insieme, quasi gradevolmente a parte le due corse in strada, e poi riparto.
Ore diciannove: sono in Autogrill e, con la scusa che ho mangiato niente a pranzo e mi si chiudono gli occhi dal sonno, compro:
- Lindor
- Pocket Coffee
- Patatine
- Sigarette
- Kinder Bueno
dopodichè dedico la restante parte del viaggio a farmi del male fisico, trangugiando compulsivamente buona parte di quanto sopra (le sigarette no).
Perchè mia madre ha realizzato che due ore di presenza fisica nella stessa stanza erano tutto quello che avevo intenzione di dedicarle dal 25 dicembre al 16 gennaio. E ci è giustamente restata di merda.
Perchè mio padre mi tratta come se fossi malata e cerca di placare le mie ansie, da bravo medico, con frasi bonarie apparentemente casuali, che però (porca vacca se è bravo, se mi conosce, se non gliene sfugge una, con tutto che ha quasi novant'anni) funzionano sempre.
Perchè mia zia non chiede mai niente, ma in queste vacanze aveva telefonato tre volte, che per lei è tantissimo e indica senz'altro stress, dovuto al fatto che nè io nè i miei eravamo a Genova.
Perchè io ho il fuoco al culo finchè non vedo lo svincolo di Asti Ovest, ma stavolta ero così in crisi dopo mezza giornata a Genova che sono uscita a Asti Est, per poter arrivare a casa via boschi, per sentire l'odore delle campagne. E figlia di merda come ieri mi ci son sentita di rado, ma non ce la facevo proprio a concedere altro tempo, volevo essere a casa, sul divano con Ricky, a guardare la tele, a pensare alla mia vita.
Così, alla domenica tipo è succeduto il lunedì tipo. Cioè a metà mattina mi son piegata in due e son corsa in bagno, rimpiangendo amaramente tutte le schifezze che ho ingurgitato per placare la botta di sonno e fame psicosomatica di ieri sera.
Dopo di che, appena passata la nausea, ho ricominciato con i dolci, e devo ancora smettere.
Come dire che stavolta lo sguardo ferito di mia madre ha fatto centro, ha incenerito quel poco di figlia di merda che ancora rimaneva e, genovesismo spinto, sbagasciato altre due settimane di rieducazione alimentare, minimo. E la cosa allucinante è che so benissimo che tutto questo male me lo sto facendo io da sola.
Ore sette: mi sveglio, penso con gioia che dormirò ancora un po'.
Mi attraversa la mente un pensiero fastidioso, ma lo respingo.
Ore otto: mi sveglio definitivamente.
Ho già lo scazzo, ma faccio finta di niente.
Penso con piacere al fatto che per un'oretta non avrò fretta e parto con la mia consueta routine. Colazione, un'occhiata a Internet rannicchiata sul divano, poi colazione (a turno) dei tre animali, bagno, borse da portare giù, controllare batteria cellulare, mettere in carica lo scaldino, passeggiatina col cane rabbrividendo.
Ore dieci: gratto via il ghiaccio dalla macchina e parto. E sono ovviamente già in ritardo sulla tabella di marcia: dovevo partire alle 8 e mezza.
Autostrada, con scaldino sulla pancia e cane raggomitolato tremante sotto il getto dell'aria calda.
Telefonata all'amica (ieri la Tipa, ma solitamente le domeniche mattina sono dedicate a Cavallino) con racconto delle reciproche sfighe, risate autoironiche, metafisiche e autoterapeutiche, e svariate interruzioni da parte di esseri umani sotto i tre anni, che non capiscono la fondamentale importanza della telefonata per la psiche della mamma e quella della sua amica.
Alla fine della telefonata, curve, salite, gallerie, curve, discese, il mare. Attacco d'ansia che monta, ancora sopito, tentativo di godersi la vista del mare e non pensare a niente. Tabellone della società autostradale che annuncia rallentamenti: l'attacco d'ansia scatta su ON e inizia il ciclo lungo con doppia centrifuga nel mio stomaco.
Ore undici e trenta o dodici (dipende dai rallentamenti): esco dall'autostrada in un punto variabile tra:
1) Voltri (attacco di disperazione con istinto suicida e una mezza idea di girare la macchina e tornare indietro)
2) Pegli (attacco d'ansia di entità alta)
3) Aeroporto (attacco d'ansia medio alto)
4) Genova Ovest (attacco d'ansia normale)
Ieri Voltri (caso 1) ma sarei comunque solo arrivata fino a Aeroporto per poter andare all'Ikea.
Ore dodici e un quarto di ieri, Ikea: "come amo questo posto, certo però che c'è sempre troppa, TROPPA gente, comunque dopo aver visto la nuova Ikea di Savonera a Torino mi va bene anche la bolgia genovese a Campi, come vorrei girarmela con calma, certo che la gente è fastidiosa, certo che anche se non ti portassi sette figli e un cane quando devi comprare dei mobili...
Le casse, le casse, dove sono, eccole là in fondo, oddio, che fila, no aspetta, c'è la supercassa automatica dove mi si blocca sempre il Bancomat, vado lì, okay, passata, ce l'ho fatta, parcheggio, aha! che soddisfazione, ora ho la lampada per l'ufficio e l'ho pagata 6,99 euro, l'avran prodotta dei bambini maltrattati in Cambogia, però ragazzi, non pesa niente e si monta in tre minuti cronometrati."
Ore tredici: parcheggio in Corso Italia.
"Se fossi una brava figlia andrei subito dai miei, a pranzo. Sì, ma bisognerebbe che mia madre avesse cucinato, certo potrei mettermi su una pasta in bianco anche da loro, ma non ce la faccio, questo viaggio con l'ansia mi ha distrutta, devo passare da casa."
Faccio scendere la Daisy e la imbrago per due passi lungo il mare.
"Se fossi una brava figlia andrei subito a casa a mangiare e così poi sarei dai miei prima."
Telefono all'Uomo, gli faccio sentire il rumore delle onde, il cane fa la cacca, raccolgo la cacca, il cane tira per andarsene, andiamo alla macchina. Cerchiamo parcheggio più vicino a casa.
"Se fossi una brava figlia non accenderei nemmeno la televisione, un pranzetto veloce, un'occhiata alla posta e via, dai miei."
In quella suona il telefono ed è mia madre. Metto il muto e penso che non riesco ancora a dirle per che ora sarò pronta e che, se comincia a mettermi pressioni ora, non mangerò.
"E' evidente che non sono una brava figlia, ma sappiamo che ho tanti e tali problemi col nutrirmi che devo avere un ambiente rilassato, almeno all'ora di pranzo. Povera donna, mia madre probabilmente vuole solo sapere cosa faccio oggi di me stessa. Non è colpa sua se io la prendo male. Ma insomma, ora non posso."
Metto su un dvd di "X Files" in inglese coi sottotitoli e una pentola d'acqua.
"Se fossi una brava persona che ci tiene alla sua salute mi cucinerei qualcosa di sano, dev'esserci del pesce in freezer, ma tanto, qua si sa come va, qualunque cosa cucini non riuscirò quasi a mangiarla. Perchè sbattersi? Saltassi proprio? No, no, perchè poi alle quattro sono isterica, e poi mangiucchio schifezze tornando, altrimenti non riesco a guidare."
La pasta (s)cuoce mentre guardo qualcosa di orrendo succedere a Dana Scully e Fox Mulder e imparo a dire frasi tipo "Freeze, put your weapon down, we're with the FBI! Hands where I can see them!" e altre frasi che mi possono tornare utili a scuola durante la sorveglianza intervallo.
Ore quattordici e dieci circa, butto via la pasta che non ho mangiato (circa 3/4 di piatto), mangio una merendina, se proprio sono in forma una mela, e mi addormento davanti a Dana e Fox che discutono se sia plausibile un complotto alieno per governare la terra. Pensando:
"Se fossi una brava figlia andrei a tenere compagnia a mio padre che a quest'ora mezzo sonnecchia e mezzo legge in poltrona mentre mia madre è al pc".
Mi sveglio dieci minuti dopo e mi ci vuole tutta la mia faccia tosta per restarmene sul divano fino alla fine della puntata ("Non sono una brava figlia") o addirittura riavvolgere il pezzo che ho perso dormendo ("Sono una figlia di merda"), farmi il caffè e bermelo sempre senza spegnere la televisione, e senza riaccendere il telefono ("Sono praticamente la figlia del Male").
Ore quindici: finalmente mi muovo per andare dai miei genitori, ma devo:
- lavare i piatti
- mettere a posto la cucina
- pettinarmi, truccarmi, spesso anche cambiarmi, perchè a casa dei miei ci si va in ordine
- portare la spazzatura
- caricare in macchina le mie cose, pisciare il cane e andare da loro.
Così poi mi succedono cose come ieri, ore sedici: a casa dei miei non c'è clamorosamente nessuno.
Ho chiaro che probabilmente sono da mia zia, ed è un bel colpo perchè se ci sono ho risolto la parte "Sono una nipote di merda" che sarebbe cominciata subito dopo la visita ai miei, e se non ci sono, vedo la zia e poi riparto per Asti con la scusa della neve imminente, e per una settimana niente Genova, poi.
Ore sedici e trenta: è chiaro che ho trascurato il fatto che davanti a casa della Zia Buona c'è il luna park mobile più grande d'Europa (a Genova siamo così: il centro storico più grande d'Europa, l'acquario più grande d'Europa, però poi ci mettiamo ventidue anni a scavare una tratta cortissima di metropolitana, e abbiamo le tariffe di parcheggio più alte d'Europa) e non c'è un buco dove mettere la macchina, neanche a piangere in cretese antico.
Finisce che salgo su con le chiavi in mano, dicendo qualcosa tipo "Bene vi ho visto tutti e tre state bene mi fa piacere non c'è parcheggio non so come fare" e poi, tra lo sguardo confuso di mia zia, quello incredulo di mia madre e l'insistenza di mio padre, grande esperto di parcheggio ai limiti della legalità, scendo altre due volte, una per cercare posto senza successo, l'altra per fare uscire una Micra che stavo bloccando e, finalmente, trovare posto.
Così fino alle diciotto e trenta si parla tutti insieme, quasi gradevolmente a parte le due corse in strada, e poi riparto.
Ore diciannove: sono in Autogrill e, con la scusa che ho mangiato niente a pranzo e mi si chiudono gli occhi dal sonno, compro:
- Lindor
- Pocket Coffee
- Patatine
- Sigarette
- Kinder Bueno
dopodichè dedico la restante parte del viaggio a farmi del male fisico, trangugiando compulsivamente buona parte di quanto sopra (le sigarette no).
Perchè mia madre ha realizzato che due ore di presenza fisica nella stessa stanza erano tutto quello che avevo intenzione di dedicarle dal 25 dicembre al 16 gennaio. E ci è giustamente restata di merda.
Perchè mio padre mi tratta come se fossi malata e cerca di placare le mie ansie, da bravo medico, con frasi bonarie apparentemente casuali, che però (porca vacca se è bravo, se mi conosce, se non gliene sfugge una, con tutto che ha quasi novant'anni) funzionano sempre.
Perchè mia zia non chiede mai niente, ma in queste vacanze aveva telefonato tre volte, che per lei è tantissimo e indica senz'altro stress, dovuto al fatto che nè io nè i miei eravamo a Genova.
Perchè io ho il fuoco al culo finchè non vedo lo svincolo di Asti Ovest, ma stavolta ero così in crisi dopo mezza giornata a Genova che sono uscita a Asti Est, per poter arrivare a casa via boschi, per sentire l'odore delle campagne. E figlia di merda come ieri mi ci son sentita di rado, ma non ce la facevo proprio a concedere altro tempo, volevo essere a casa, sul divano con Ricky, a guardare la tele, a pensare alla mia vita.
Così, alla domenica tipo è succeduto il lunedì tipo. Cioè a metà mattina mi son piegata in due e son corsa in bagno, rimpiangendo amaramente tutte le schifezze che ho ingurgitato per placare la botta di sonno e fame psicosomatica di ieri sera.
Dopo di che, appena passata la nausea, ho ricominciato con i dolci, e devo ancora smettere.
Come dire che stavolta lo sguardo ferito di mia madre ha fatto centro, ha incenerito quel poco di figlia di merda che ancora rimaneva e, genovesismo spinto, sbagasciato altre due settimane di rieducazione alimentare, minimo. E la cosa allucinante è che so benissimo che tutto questo male me lo sto facendo io da sola.
domenica 3 gennaio 2010
Cito Silvietta
Silvietta qui scrive:
"quello stile di stare con me, di portare avanti le cose, di affrontare la fatica dello studio e dello sport semplicemente bracciata dopo bracciata (1,2,3 respiro) vasca dopo vasca (1, 2, 3, 4 e via di nuovo..) è diventato il mio stile, e lo è tuttora. Non vale farsi fregare dalle paure legate ai ricordi.
E anche se gli anni, il lavoro, laPulce mi impediscono di re-inserire quotidianamente un'attività così importante, non è tanto il cosa o il quanto, adesso, ad essere importante, ma l'attenzione a fare spazio a quel ritmo con cui ho imparato a portare avanti più cose"
Il che mi libera dalla necessità di spiegare cos'è per me lo yoga, visto che è proprio così: come per lei il nuoto sincronizzato, per me lo yoga è una questione di ritmo personale.
Anche e soprattutto quando NON lo sto praticando.
"quello stile di stare con me, di portare avanti le cose, di affrontare la fatica dello studio e dello sport semplicemente bracciata dopo bracciata (1,2,3 respiro) vasca dopo vasca (1, 2, 3, 4 e via di nuovo..) è diventato il mio stile, e lo è tuttora. Non vale farsi fregare dalle paure legate ai ricordi.
E anche se gli anni, il lavoro, laPulce mi impediscono di re-inserire quotidianamente un'attività così importante, non è tanto il cosa o il quanto, adesso, ad essere importante, ma l'attenzione a fare spazio a quel ritmo con cui ho imparato a portare avanti più cose"
Il che mi libera dalla necessità di spiegare cos'è per me lo yoga, visto che è proprio così: come per lei il nuoto sincronizzato, per me lo yoga è una questione di ritmo personale.
Anche e soprattutto quando NON lo sto praticando.
sabato 2 gennaio 2010
Un po' di disciplina 2 - Il quadernetto delle priorità
Consiglio. Se avete uno o più figli, prima prendete un Valium. O non leggete proprio. Per l'amor di Dio, soprattutto se vi chiamate Wonderland e avete appena passato un capodanno sacrificato sedute per terra in un cesso.
Se invece siete miei parenti (l'Uomo non so, mia madre e mio cugino però ogni tanto di qui passano) cercate di non offendervi.
Uscirò malissimo da questo post, vi starò sui coglioni. Lo so. Vi scuso già per tutto quello che penserete di me. Mi scuso già per le mattonate sui maroni che certe cose vi daranno.
Il quadernetto delle priorità
Una volta avevo un'agenda. Poi avevo uno schema orario quotidiano sul pc. Nel frattempo ho fatto una cartella con titolo "The woman I'd like to be" e ci ho messo dentro tutto quel che avevo iniziato e pensavo, in una vita presunta di circa sei secoli e mezzo, di portare a termine. Poi ho stampato lo schema orario e l'ho messo su un quaderno. E ci ho messo, divise per sette, tutte le pagine di "The woman I'd like to be" in modo da considerare un tot di obiettivi il lunedì, un tot il martedì, etc.
Rido fino alle lacrime se penso che magri risultati ho ottenuto, quanto sono stata ambiziosa o anzi presuntuosa, e quanto poco realistiche siano state le mie aspettative.
Comunque erano anni in cui lavoro, spostamenti e grane di salute mie e altrui impedivano la realizzazione di moltissime cose. Aggrapparsi a dei progetti, per quanto stupidi, e situarli in un imprecisato futuro è stato utile a non crollare.
Poi c'è stato un momento di relativa calma e io ho messo a fuoco che, di mio, stavo manovrando per distruggermi la pace, provando a restare incinta, e che non sapevo comunque quando sarei riprecipitata nel gorgo tra viaggi, ospedali, casini sul lavoro, etc.
Così ho pensato di essere onesta con me stessa e, attenzione, non per forza diminuire, ma risuddividere di nuovo le cose che volevo portare avanti.
In base a priorità veramente mie. E' sul veramente mio che potrei infastidire o addirittura offendere qualcuno. Ma belìn*, è la verità.
*Quando proprio rivelo il mio animo, mi escono dei genovesismi sentiti, insostituibili con termini di diffusione più ampia sul territorio nazionale.
Le priorità, allo stato attuale delle cose e se non arrivano figli a passare avanti a tutto, sono divise in 8 gruppi.
Priorità 1. SCUOLA
Nel senso che, se domani resto orfana, i miei animali muoiono avvelenati, mi bruciano casa e ufficio e l'Uomo scappa con una bionda di ventitre anni, un sacco di priorità saltano, compresa la mia stessa salute, ma a lavorare ci vado lo stesso. Fa fede l'inverno 2006/7.
Quindi il mio primo pensiero è tenermi il mio lavoro. E magari farlo bene.
Priorità 2. CUCINA
Questa è più una dichiarazione d'intenti che una reale convinzione, ma mangiare bisogna e quindi, anche se a questa voce sono elencati trucchi ayurvedici e zen, ricette da imparare e abitudini sane che io NON metto in pratica, almeno la spesa per avere in casa due carboidrati ci vuole.
Priorità 3. CASA
Qua non posso che vergognarmi, arrivata a due donne di servizio, una a Genova e una qui. Oltretutto bravissime, tutte e due.
Però è anche vero che, se io non penso tutti i santi giorni che Dio concede a mandare avanti le cose, si vede. E intendo solo dal punto di vista organizzativo, perchè nei lavori domestici sono una discreta frana, come in molte altre cose, ma l'Uomo è infinitamente peggio.
[Parentesi. L'Ingegnere, oltre ad avere certe doti notevoli tipiche dei maschi di origine siciliana e a essere tutto sommato una bravissima persona, era scrupolosamente, maniacalmente ordinato. Fossimo andati a stare insieme, ammettendo ipoteticamente che sopravvivesse la nostra relazione,
ogni venti ore circa mi avrebbe COSTRETTO a mettere ordine nel mio caos. Cosa che avrebbe rappresentato forse un'efficace rieducazione. Invece, per contrappasso e punizione, ho sposato l'Uomo. E se c'è un aspetto nel quale l'amore della mia vita è peggio di me ha sicuramente a che fare col disordine e la pigrizia. Quindi mi sono punita da sola per i miei venticinque anni di sciatteria condannandomi a, spero, una durata pari al triplo di venticinque di tentativi, eternamente sconfitti, di arginare il disastro.]
Priorità 4. UFFICIO
Questa voce è gigantesca, raggruppa di tutto, libri mezzi scritti, articoli di comparatistica, lavoro di programmazione scolastica, tentativi di laurearmi per la seconda volta, lingue straniere che voglio imparare o che già so ma rischio di perdere, conti di casa, etc etc etc.
Sta al 4° posto solo perchè cronologicamente nella giornata me ne posso occupare solo dopo essere stata a lavorare e aver badato almeno alla spesa, se non, come sarebbe corretto, interamente alle priorità 2 e 3.
Prima che mi odiate perchè non ho bambini e lavoro fino alle 13,30, vi disilludo subito dicendovi che la stragrande maggioranza delle volte non metto piede in ufficio o ci sto solo un tempo ridicolo, sufficiente solo a farmi pensare a... the woman I'd like to be.
Priorità 5. L'UOMO
Sono una brutta persona. Io mi sento come se esistessi solo in grazia del fatto che lui un lontano giorno di novembre mi ha vista e si è innamorato, e lo metto SOLAMENTE AL NUMERO 5 ?????????????????????
Eh. Sotto questa voce ci sono le cose da fare insieme, e ne facciamo diverse, anche a scapito delle priorità 2, 3 e 4, l'ufficio per esempio si autoelimina se devo andare da qualche parte con l'Uomo, ma è anche vero che io, Castagna, se lui non esistesse da sola arriverei fino alla 4 e basta, e quasi certamente abolirei la 2.
E poi lui in una settimana tipo ha:
- scuola
- palestra
- ufficio di suo padre
- stadio
- galleria d'arte
- rassegna cinematografica
- progetti sul territorio
- ORE E ORE di Gazzetta dello Sport, fantacalcio e Internet su siti sportivi
- qualche amico da vedere
... e a LUI nessuno ha mai chiesto di specificare dove vengo io nella lista delle priorità!!! Anche se lo so, spero. Soprattutto so che la risposta cinque anni fa era una e oggi è un'altra, e mi piace di più quella di adesso.
Priorità 6. YOGA E SPORT
Anche se sport è una parola grossa, si identifica in realtà con le passeggiate con il cane o con la Diavolessa e il cane medesimo.
Lo yoga invece è un discorso più ampio, poi una volta vi dico.
Priorità 7. PARENTI / IMPEGNI
Sono una brutta persona, e due. Ma è oggettivo che durante la settimana parenti non ne vedo, perchè abitano tutti da un'altra parte. Il punto 7 spesso prevede solo qualche telefonata o addirittura un messaggio.
E anche molti impegni li rimando, a favore di mezz'ora di più a scuola, o in ufficio, o con l'Uomo. Il che spiega perchè, pur avendo il pomeriggio quasi sempre libero, mi riduco sempre all'ultimo con scadenze di ogni genere.
Priorità 8. AMICI / HOBBIES
Sono una brutta persona, e tre. No anzi, sono una persona di merda, perchè ho le amiche più favolose che un essere umano possa avere e le metto in fondo alla lista.
Diciamo anche che tutte ci siamo sparpagliate per l'Italia e abbiamo tremila questioni; in particolare, non esistono più amiche che non abbiano bimbi piccoli e questo limita drasticamente i loro spostamenti, com'è ovvio. Poi ho anche la tendenza ad avere amiche che non sono capaci a fare un lavoro per volta o a studiare una roba sola e poi sedersi su una laurea, e quindi se hanno un attimo di tempo solitamente lo usano per complicarsi la vita, cosa nella quale io, ambiziosa quanto loro, le incoraggio sempre. Questo tipo di atteggiamento accomuna anche le amiche che ho qui a Asti, tra cui iscrivo anche la Diavolessa, che ha talmente tanti progetti in nuce che non sono ancora partiti tutti perchè non sa scegliere, ma un giorno sceglierà e allora io, invece di dirle che sbaglia, la supporterò e adotterò una delle sue splendide gemelle o entrambe; e l'Inflessibile che, sono anni che glielo dico, ormai ha due figli abbastanza grandi per voltare pagina e realizzare il suo mastodontico cervello, anche se questo dovesse significare mollare l'insegnamento (e me che sul lavoro sono la sua ombra), spezzandomi il cuore di netto e privando i ragazzi di un'insegnante eccezionale.
Ma io ci sto di merda lo stesso che a volte ci si debba accontentare per mesi di telefonate e messaggi o mail e blog, per quanto siano comunque raggi di luce che mi migliorano la giornata, e fili invisibili che mantengono i rapporti saldi.
Aiuta forse capire che ho amiche di vecchissima data, che ho visto e mi hanno vista crescere, con cui abbiamo fatto tante cose, di cui sono andata in soccorso o che mi hanno soccorsa mille volte mollando qualsiasi altra priorità, e che ci sono voluti anni perchè digerissi il fatto che molte di loro erano andate a stare lontano.
E dispiace anche metterle nella stessa priorità in cui stanno la maglia (che mi dà enormi soddisfazioni ma mi resta in sospeso per mesi) e il giardinaggio (anzi, se veramente pensassi a quante piante sopravvivono in casa mia, mi agiterei seriamente per le amicizie...).
La vita fa abbastanza schifo, se questo è l'ordine, dite? Sono una stronza? Sì, è vero, probabilmente... è che le idee di fondo erano due.
Una, non mentire a me stessa.
E due, idea forse malata, è riuscire un giorno ad organizzarmi COSI' BENE da arrivare fino alla priorità 8 tutti i giorni con ancora un sacco di tempo ed energie, amore da dare, cose da dire...
Smetto, va', che mi viene il magone e che sento arrivare l'ambulanza, vi scriverò di nuovo dal reparto in cui mettono quelli che pensano di essere Napoleone.
Se invece siete miei parenti (l'Uomo non so, mia madre e mio cugino però ogni tanto di qui passano) cercate di non offendervi.
Uscirò malissimo da questo post, vi starò sui coglioni. Lo so. Vi scuso già per tutto quello che penserete di me. Mi scuso già per le mattonate sui maroni che certe cose vi daranno.
Il quadernetto delle priorità
Una volta avevo un'agenda. Poi avevo uno schema orario quotidiano sul pc. Nel frattempo ho fatto una cartella con titolo "The woman I'd like to be" e ci ho messo dentro tutto quel che avevo iniziato e pensavo, in una vita presunta di circa sei secoli e mezzo, di portare a termine. Poi ho stampato lo schema orario e l'ho messo su un quaderno. E ci ho messo, divise per sette, tutte le pagine di "The woman I'd like to be" in modo da considerare un tot di obiettivi il lunedì, un tot il martedì, etc.
Rido fino alle lacrime se penso che magri risultati ho ottenuto, quanto sono stata ambiziosa o anzi presuntuosa, e quanto poco realistiche siano state le mie aspettative.
Comunque erano anni in cui lavoro, spostamenti e grane di salute mie e altrui impedivano la realizzazione di moltissime cose. Aggrapparsi a dei progetti, per quanto stupidi, e situarli in un imprecisato futuro è stato utile a non crollare.
Poi c'è stato un momento di relativa calma e io ho messo a fuoco che, di mio, stavo manovrando per distruggermi la pace, provando a restare incinta, e che non sapevo comunque quando sarei riprecipitata nel gorgo tra viaggi, ospedali, casini sul lavoro, etc.
Così ho pensato di essere onesta con me stessa e, attenzione, non per forza diminuire, ma risuddividere di nuovo le cose che volevo portare avanti.
In base a priorità veramente mie. E' sul veramente mio che potrei infastidire o addirittura offendere qualcuno. Ma belìn*, è la verità.
*Quando proprio rivelo il mio animo, mi escono dei genovesismi sentiti, insostituibili con termini di diffusione più ampia sul territorio nazionale.
Le priorità, allo stato attuale delle cose e se non arrivano figli a passare avanti a tutto, sono divise in 8 gruppi.
Priorità 1. SCUOLA
Nel senso che, se domani resto orfana, i miei animali muoiono avvelenati, mi bruciano casa e ufficio e l'Uomo scappa con una bionda di ventitre anni, un sacco di priorità saltano, compresa la mia stessa salute, ma a lavorare ci vado lo stesso. Fa fede l'inverno 2006/7.
Quindi il mio primo pensiero è tenermi il mio lavoro. E magari farlo bene.
Priorità 2. CUCINA
Questa è più una dichiarazione d'intenti che una reale convinzione, ma mangiare bisogna e quindi, anche se a questa voce sono elencati trucchi ayurvedici e zen, ricette da imparare e abitudini sane che io NON metto in pratica, almeno la spesa per avere in casa due carboidrati ci vuole.
Priorità 3. CASA
Qua non posso che vergognarmi, arrivata a due donne di servizio, una a Genova e una qui. Oltretutto bravissime, tutte e due.
Però è anche vero che, se io non penso tutti i santi giorni che Dio concede a mandare avanti le cose, si vede. E intendo solo dal punto di vista organizzativo, perchè nei lavori domestici sono una discreta frana, come in molte altre cose, ma l'Uomo è infinitamente peggio.
[Parentesi. L'Ingegnere, oltre ad avere certe doti notevoli tipiche dei maschi di origine siciliana e a essere tutto sommato una bravissima persona, era scrupolosamente, maniacalmente ordinato. Fossimo andati a stare insieme, ammettendo ipoteticamente che sopravvivesse la nostra relazione,
ogni venti ore circa mi avrebbe COSTRETTO a mettere ordine nel mio caos. Cosa che avrebbe rappresentato forse un'efficace rieducazione. Invece, per contrappasso e punizione, ho sposato l'Uomo. E se c'è un aspetto nel quale l'amore della mia vita è peggio di me ha sicuramente a che fare col disordine e la pigrizia. Quindi mi sono punita da sola per i miei venticinque anni di sciatteria condannandomi a, spero, una durata pari al triplo di venticinque di tentativi, eternamente sconfitti, di arginare il disastro.]
Priorità 4. UFFICIO
Questa voce è gigantesca, raggruppa di tutto, libri mezzi scritti, articoli di comparatistica, lavoro di programmazione scolastica, tentativi di laurearmi per la seconda volta, lingue straniere che voglio imparare o che già so ma rischio di perdere, conti di casa, etc etc etc.
Sta al 4° posto solo perchè cronologicamente nella giornata me ne posso occupare solo dopo essere stata a lavorare e aver badato almeno alla spesa, se non, come sarebbe corretto, interamente alle priorità 2 e 3.
Prima che mi odiate perchè non ho bambini e lavoro fino alle 13,30, vi disilludo subito dicendovi che la stragrande maggioranza delle volte non metto piede in ufficio o ci sto solo un tempo ridicolo, sufficiente solo a farmi pensare a... the woman I'd like to be.
Priorità 5. L'UOMO
Sono una brutta persona. Io mi sento come se esistessi solo in grazia del fatto che lui un lontano giorno di novembre mi ha vista e si è innamorato, e lo metto SOLAMENTE AL NUMERO 5 ?????????????????????
Eh. Sotto questa voce ci sono le cose da fare insieme, e ne facciamo diverse, anche a scapito delle priorità 2, 3 e 4, l'ufficio per esempio si autoelimina se devo andare da qualche parte con l'Uomo, ma è anche vero che io, Castagna, se lui non esistesse da sola arriverei fino alla 4 e basta, e quasi certamente abolirei la 2.
E poi lui in una settimana tipo ha:
- scuola
- palestra
- ufficio di suo padre
- stadio
- galleria d'arte
- rassegna cinematografica
- progetti sul territorio
- ORE E ORE di Gazzetta dello Sport, fantacalcio e Internet su siti sportivi
- qualche amico da vedere
... e a LUI nessuno ha mai chiesto di specificare dove vengo io nella lista delle priorità!!! Anche se lo so, spero. Soprattutto so che la risposta cinque anni fa era una e oggi è un'altra, e mi piace di più quella di adesso.
Priorità 6. YOGA E SPORT
Anche se sport è una parola grossa, si identifica in realtà con le passeggiate con il cane o con la Diavolessa e il cane medesimo.
Lo yoga invece è un discorso più ampio, poi una volta vi dico.
Priorità 7. PARENTI / IMPEGNI
Sono una brutta persona, e due. Ma è oggettivo che durante la settimana parenti non ne vedo, perchè abitano tutti da un'altra parte. Il punto 7 spesso prevede solo qualche telefonata o addirittura un messaggio.
E anche molti impegni li rimando, a favore di mezz'ora di più a scuola, o in ufficio, o con l'Uomo. Il che spiega perchè, pur avendo il pomeriggio quasi sempre libero, mi riduco sempre all'ultimo con scadenze di ogni genere.
Priorità 8. AMICI / HOBBIES
Sono una brutta persona, e tre. No anzi, sono una persona di merda, perchè ho le amiche più favolose che un essere umano possa avere e le metto in fondo alla lista.
Diciamo anche che tutte ci siamo sparpagliate per l'Italia e abbiamo tremila questioni; in particolare, non esistono più amiche che non abbiano bimbi piccoli e questo limita drasticamente i loro spostamenti, com'è ovvio. Poi ho anche la tendenza ad avere amiche che non sono capaci a fare un lavoro per volta o a studiare una roba sola e poi sedersi su una laurea, e quindi se hanno un attimo di tempo solitamente lo usano per complicarsi la vita, cosa nella quale io, ambiziosa quanto loro, le incoraggio sempre. Questo tipo di atteggiamento accomuna anche le amiche che ho qui a Asti, tra cui iscrivo anche la Diavolessa, che ha talmente tanti progetti in nuce che non sono ancora partiti tutti perchè non sa scegliere, ma un giorno sceglierà e allora io, invece di dirle che sbaglia, la supporterò e adotterò una delle sue splendide gemelle o entrambe; e l'Inflessibile che, sono anni che glielo dico, ormai ha due figli abbastanza grandi per voltare pagina e realizzare il suo mastodontico cervello, anche se questo dovesse significare mollare l'insegnamento (e me che sul lavoro sono la sua ombra), spezzandomi il cuore di netto e privando i ragazzi di un'insegnante eccezionale.
Ma io ci sto di merda lo stesso che a volte ci si debba accontentare per mesi di telefonate e messaggi o mail e blog, per quanto siano comunque raggi di luce che mi migliorano la giornata, e fili invisibili che mantengono i rapporti saldi.
Aiuta forse capire che ho amiche di vecchissima data, che ho visto e mi hanno vista crescere, con cui abbiamo fatto tante cose, di cui sono andata in soccorso o che mi hanno soccorsa mille volte mollando qualsiasi altra priorità, e che ci sono voluti anni perchè digerissi il fatto che molte di loro erano andate a stare lontano.
E dispiace anche metterle nella stessa priorità in cui stanno la maglia (che mi dà enormi soddisfazioni ma mi resta in sospeso per mesi) e il giardinaggio (anzi, se veramente pensassi a quante piante sopravvivono in casa mia, mi agiterei seriamente per le amicizie...).
La vita fa abbastanza schifo, se questo è l'ordine, dite? Sono una stronza? Sì, è vero, probabilmente... è che le idee di fondo erano due.
Una, non mentire a me stessa.
E due, idea forse malata, è riuscire un giorno ad organizzarmi COSI' BENE da arrivare fino alla priorità 8 tutti i giorni con ancora un sacco di tempo ed energie, amore da dare, cose da dire...
Smetto, va', che mi viene il magone e che sento arrivare l'ambulanza, vi scriverò di nuovo dal reparto in cui mettono quelli che pensano di essere Napoleone.
venerdì 1 gennaio 2010
Un po' di disciplina non può certo uccidermi - Part one
Non l'avreste mai detto, dati i precedenti post di rifiuto totale delle festività, ma PERSINO IO so che oggi è il primo gennaio, che devo ricordarmi di scrivere 2010 e non 2009, e che il primo dell'anno si fanno i propositi per i successivi 12 mesi.
E siccome il 2009 non è stato granchè un bell'anno, o forse io me lo sono vissuto male anche se era un anno bellissimo;
e siccome non ho scusanti per certe cose e sono stufa di certe altre;
e siccome è dal 25 di dicembre che litigo con l'Uomo,
SARA' MEGLIO che faccia spazio a un tantino di riflessione e di buoni propositi anche io.
Leggendo i post delle blogamiche mi rendo conto che uno dei leitmotiven, declinato in vari modi, è:
"Devo essere una brava moglie/madre/figlia/amica/sorella/professionista/casalinga/etcetcetc, ma NON CE LA STO FACENDO!!! Da dove comincio? Cosa ha la precedenza? come faccio? Quando mi riposo? Ho fatto tutto quello che dovevo fare? Noooooo, figuriamoci! E adesso? Oddio!!!"
E in effetti la mia vita è così, tolti i figli che sono già un grosso pezzo di lavoro, aggiunti un po' di chilometri rispetto a molte delle altre, e mescolato il tutto con una psiche disastrata che mi gioca i peggiori scherzi ossessivo-compulsivo-fobico-psicosomatici.
Stamattina (erano le dodici meno dieci, ma non perchè fossi stata a ballare, diciamo che la conclusione del 2009 è stata sufficientemente incazzosa e triste da farmi cestinare l'anno senza rimpianti, se per caso ne avessi avuti) ferma immobile nel letto a pancia in su, ho realizzato che mettere giù il primo piede del 2010 era qualcosa di terrorizzante. E passato in rivista le mie priorità per capire da dove me la sarei sentita di cominciare, visto che cominciare, comunque, bisognava. Il che mi ha precipitato nel panico.
Ho pensato che, vista la mia totale sconclusionatezza nell'esistere, l'unica fosse aggrapparmi a una ringhiera e cercare di seguire un po' di disciplina.
Sperando che qualcuno di voi si riconosca o trovi conforto e sostegno, spiego cosa intendo e come lo faccio.
La filosofia di base
La filosofia di base è questa: devo pensare di essere al liceo.
Cioè: quando avevo tredici anni e mezzo, ed ero un ravatto sfigato con gli occhiali, mi hanno iscritto al liceo. Classico. Al più selettivo della città. Nella sezione più dura. E ci sono rimasta cinque anni.
Ci sono stati momenti, in quei cinque anni, in cui la mia esistenza somigliava a quella di un mulo nel mulino. Sveglia ore 6 e 15, ti attaccano il basto, tu cominci a camminare e giri la ruota del mulino fino alla sera. La Frenci e Cavallino sanno di che parlo, dato che eravamo in classe insieme. Solo che nel nostro caso al posto della ruota del mulino c'erano i vocabolari di greco e latino e centinaia di versi di poesie, decine di esercizi di chimica, matematica e fisica, pagine su pagine di storia e filosofia.
Beh, nessuno si è divertito granchè, ma il risultato è stato uscire con una preparazione classica con i controcazzi, le palle cubiche e una notevole capacità di sopportazione della fatica. Oggettivamente, il prosieguo degli studi e delle carriere della maggior parte dei miei compagni di classe canta chiaro: valeva la pena stare cinque anni in carcere duro.
Ecco, diciamo che io dall'estate del 2007 (che, per capirci, viene dopo questo inverno) cerco di pensare che mi sto dando altri cinque anni di tempo per girare la ruota del mulino senza guardare il cielo, perchè so che sto costruendo qualcosa: non un'istruzione e una carriera, stavolta, ma un matrimonio, la mia vita indipendente, e spero la mia famiglia (i figli, intendo).
Quindi, come quando ero al liceo, cerco di vivermela così:
- è dura, ma VADO AVANTI,
- che periodo di merda, ma VADO AVANTI,
- ho la colite e sto per morire, ma VADO AVANTI,
- ho dormito pochissimo e pianto un sacco, ma VADO AVANTI,
- che noia, ma VADO AVANTI,
- Dio, non vedo la fine, ma VADO AVANTI.
Certo, alla fine non c'è una commissione d'esame che mi fa i complimenti, ma costi quel che costi io, che ho iniziato questo ragionamento il 15 giugno 2007, voglio sedermi a tavolino il 15 giugno 2012 e poter dire: "Aha!!!! GUARDATE COSA HO FATTO IN CINQUE ANNI, a forza di non mollare!!!!!!!!!!"
Di solito mi afferro a questo pensiero con tutte e dieci le unghie la sera, mentre mescolo la cena e penso che quel che ho fatto nella giornata è pochissimo e che sono una persona di merda, faccio schifo e sarebbe meglio che mi levassi dai coglioni degli altri, per quel che servo.
Nelle prossime puntate, ora che avete capito lo spirito con cui affronto la cosa, vi racconto il metodo, cominciando dal mio alleato, quello che stamattina mi ha permesso di mettere giù il primo piede dal letto del 2010: il quadernetto delle priorità.
E siccome il 2009 non è stato granchè un bell'anno, o forse io me lo sono vissuto male anche se era un anno bellissimo;
e siccome non ho scusanti per certe cose e sono stufa di certe altre;
e siccome è dal 25 di dicembre che litigo con l'Uomo,
SARA' MEGLIO che faccia spazio a un tantino di riflessione e di buoni propositi anche io.
Leggendo i post delle blogamiche mi rendo conto che uno dei leitmotiven, declinato in vari modi, è:
"Devo essere una brava moglie/madre/figlia/amica/sorella/professionista/casalinga/etcetcetc, ma NON CE LA STO FACENDO!!! Da dove comincio? Cosa ha la precedenza? come faccio? Quando mi riposo? Ho fatto tutto quello che dovevo fare? Noooooo, figuriamoci! E adesso? Oddio!!!"
E in effetti la mia vita è così, tolti i figli che sono già un grosso pezzo di lavoro, aggiunti un po' di chilometri rispetto a molte delle altre, e mescolato il tutto con una psiche disastrata che mi gioca i peggiori scherzi ossessivo-compulsivo-fobico-psicosomatici.
Stamattina (erano le dodici meno dieci, ma non perchè fossi stata a ballare, diciamo che la conclusione del 2009 è stata sufficientemente incazzosa e triste da farmi cestinare l'anno senza rimpianti, se per caso ne avessi avuti) ferma immobile nel letto a pancia in su, ho realizzato che mettere giù il primo piede del 2010 era qualcosa di terrorizzante. E passato in rivista le mie priorità per capire da dove me la sarei sentita di cominciare, visto che cominciare, comunque, bisognava. Il che mi ha precipitato nel panico.
Ho pensato che, vista la mia totale sconclusionatezza nell'esistere, l'unica fosse aggrapparmi a una ringhiera e cercare di seguire un po' di disciplina.
Sperando che qualcuno di voi si riconosca o trovi conforto e sostegno, spiego cosa intendo e come lo faccio.
La filosofia di base
La filosofia di base è questa: devo pensare di essere al liceo.
Cioè: quando avevo tredici anni e mezzo, ed ero un ravatto sfigato con gli occhiali, mi hanno iscritto al liceo. Classico. Al più selettivo della città. Nella sezione più dura. E ci sono rimasta cinque anni.
Ci sono stati momenti, in quei cinque anni, in cui la mia esistenza somigliava a quella di un mulo nel mulino. Sveglia ore 6 e 15, ti attaccano il basto, tu cominci a camminare e giri la ruota del mulino fino alla sera. La Frenci e Cavallino sanno di che parlo, dato che eravamo in classe insieme. Solo che nel nostro caso al posto della ruota del mulino c'erano i vocabolari di greco e latino e centinaia di versi di poesie, decine di esercizi di chimica, matematica e fisica, pagine su pagine di storia e filosofia.
Beh, nessuno si è divertito granchè, ma il risultato è stato uscire con una preparazione classica con i controcazzi, le palle cubiche e una notevole capacità di sopportazione della fatica. Oggettivamente, il prosieguo degli studi e delle carriere della maggior parte dei miei compagni di classe canta chiaro: valeva la pena stare cinque anni in carcere duro.
Ecco, diciamo che io dall'estate del 2007 (che, per capirci, viene dopo questo inverno) cerco di pensare che mi sto dando altri cinque anni di tempo per girare la ruota del mulino senza guardare il cielo, perchè so che sto costruendo qualcosa: non un'istruzione e una carriera, stavolta, ma un matrimonio, la mia vita indipendente, e spero la mia famiglia (i figli, intendo).
Quindi, come quando ero al liceo, cerco di vivermela così:
- è dura, ma VADO AVANTI,
- che periodo di merda, ma VADO AVANTI,
- ho la colite e sto per morire, ma VADO AVANTI,
- ho dormito pochissimo e pianto un sacco, ma VADO AVANTI,
- che noia, ma VADO AVANTI,
- Dio, non vedo la fine, ma VADO AVANTI.
Certo, alla fine non c'è una commissione d'esame che mi fa i complimenti, ma costi quel che costi io, che ho iniziato questo ragionamento il 15 giugno 2007, voglio sedermi a tavolino il 15 giugno 2012 e poter dire: "Aha!!!! GUARDATE COSA HO FATTO IN CINQUE ANNI, a forza di non mollare!!!!!!!!!!"
Di solito mi afferro a questo pensiero con tutte e dieci le unghie la sera, mentre mescolo la cena e penso che quel che ho fatto nella giornata è pochissimo e che sono una persona di merda, faccio schifo e sarebbe meglio che mi levassi dai coglioni degli altri, per quel che servo.
Nelle prossime puntate, ora che avete capito lo spirito con cui affronto la cosa, vi racconto il metodo, cominciando dal mio alleato, quello che stamattina mi ha permesso di mettere giù il primo piede dal letto del 2010: il quadernetto delle priorità.
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