"...e quindi poi, con gennaio, escono le graduatorie definitive del concorso ordinario."
"E allora puoi fare domanda per la sede... e cosa farai, Carter?"
"Ah beh, se posso resto qua, ho la sindrome di Stoccolma."
Risate. Non c'è un cazzo da ridere, peraltro. La conversazione prosegue con la Rodriguez che ci confida che ieri sera era in botta, dopo un colloquio tremendo con una famiglia di disadattati. Io, settimana scorsa, una volta alle 4 e mezza di mattina mi sono svegliata pensando alla mia Black Panther di terza e al suo compagno Anthony Perkins, e non c'era verso di riaddormentarsi.
L'Orsone ha di nuovo detto che sta valutando se chiedere il trasferimento. Lo ha detto a me, da solo, alle sette e mezza di mattina, quindi voglio sperare che fosse un tastare il terreno della propria anima, cosa nella quale ci esercitiamo insieme da anni, ricoprendo a turno il ruolo di vomitatoio di sfoghi e quello di spirito inquieto. Io gli ho risposto che, a me, piacerebbe restare ad occuparmi dei miei disagiati: "Hai fatto proprio un bel danno a portarmi qua".
A proposito di danni. Il collega Fumato (solo di nome, in realtà è lucidissimo e molto in gamba) ha inaugurato una prassi pericolosa: a domanda impertinente degli alunni risponde in modo da spiazzarli. Per esempio, in mensa: "Prof, ma lei conosce degli omosessuali?", chiede un ragazzino, io rispondo: "Certo". E lui: "Io sono omosessuale." Il ragazzino a momenti piange di imbarazzo. Altŕo ragazzino, in cortile, al Fumato: "Prof, ma Lei sta con la Castagna?" E lui, sereno: "Sì." Giusto due giorni dopo, mi vedono attraversare la strada col collega di matematica Sbirulino, diretta a pranzo: "Eeee prof, va a pranzo con Sbirulino!!!" E anche lui risponde: "Beh, certo!" e fa pure il gesto di abbracciarmi.
Dopo di che, non contenta della mia reputazione già pericolante, esco un'altra volta a pranzo, stavolta col collega Supermodello (lo so, lo so: le brave ragazze tornano a casa. Che dire. Mia figlia vive fuori da un anno e mezzo, l'Uomo non c'è mai all'ora dei pasti normali, i colleghi maschi che abitano fuori città non sempre rientrano a casa a metà giornata e io, dal canto mio, spesso e volentieri rientro a scuola, invece). Non ci sgamano perché andiamo via presto, ma ci vedono tutti quando torniamo verso scuola perché lui ha rientro al pomeriggio. Io sto per testare se anche lui dà risposte provocatorie, o volutamente a pene di segugio, dato l'andazzo degli uomini arrivati quest'anno da noi. Ma nessuno degli sfacciati osa fiatare. In effetti il collega è alto, snello, occhi verdissimi, capello lungo brizzolato portato raccolto, barba solo apparentemente trasandata, fossette malandrine. Eh sì, è un bel po' fuori target, il Supermodello. I piccoli spioni si fanno prudentemente un paio di domande, forse. Peraltro le sfatano, di sicuro, quando si ricordano che, per mia stessa ammissione, io ho 545 anni e sono già stata più volte bruciata sul rogo, quindi il mio aspetto esteriore è frutto di arti necromantiche e oscuri incantesimi, il che rende improbabile che io mi nutra del sangue di uomini più vecchi di me. Più facile che mi mangi Sbirulino, e le sue improbabili giacche da dandy.


