Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

domenica 30 gennaio 2022

Navigando a vista in un mare di colline dorate

Dice che, se fa caldo nei giorni della merla,non è una buona cosa, ci sarà una primavera fredda e umida. 

Intanto quello che dico io è che mia figlia è stata chiusa in casa settimane tra influenza e Covid e va benissimo che ci sia un po' di sole quando finalmente ha una domenica libera per farsi due passi, considerando che la vitamina D la vendono sì al supermercato, ma nella Città coi Due Fiumi, a questa stagione, il sole sorge una volta ogni 25 giorni (leggasi il poetico "Elogio della nebbia" a firma dell'indimenticato Umberto Eco). 

Per quanto riguarda me navigo a vista, il mio organismo pare si opponga all'idea di vaccinarsi facendosi venire un bellissimo raffreddore proprio sulla fine di gennaio, che era la deadline oltre la quale avrei iniziato tutte le mie procedure per poter tornare a scuola. (La ratio di tutto questo, per chi la volesse capire, è che al mio ritorno avrò accumulato due mesi di sospensione dello stipendio, basandomi sui quali porterò avanti ricorso sindacale e causa collettiva contro il green pass, ma avrò anche il tempo di mettere in salvo le mie tre classi e la mia salute mentale; no, non sono mai stata una no vax, solo e sempre una no pass).

Nel frattempo, c'è un notevole bulesumme*: i sindacati della scuola, della polizia e i siti più e meno seri si agitano, attaccandosi allo spunto 536/2014 del Regolamento Europeo, che però in Italia, come tutte le delibere dell'Europa, verrà messo in pratica soltanto quando farà comodo, e quindi verrà rimandato con una proroga o l'altra per almeno 15 anni. Già così l'applicazione della norma è prevista in un tempo che va dal 2023 al 2025 e, no, non penso di stare a casa fino ad allora, quindi tanto vale. Fagliela capire ai miei amici sul serio no vax, questa. 

Ma lasciamo queste beghe disgustose e restiamo centrati: si era detto che il 31 gennaio sarebbe stato l'inizio della fine di questo periodo a casa e lo sarà, raffreddore permettendo. Perciò sto prendendo in esame la situazione e la situazione è che, al posto mio, sta lavorando il Supplente Nerd, 29 anni e un'abilitazione in Storia e Filosofia per le superiori, che è quanto di meglio si potesse desiderare in un contesto in cui a coprire le cattedre ci mettono il fruttivendolo e i ragazzini delle superiori.

[Breve madeleine: "oggi a scuola c'erano le ticinanti!" esclamava nei lontani anni Ottanta una piccola prof. Castagna, facendo scompisciare dal ridere una Mater giovane giovane e pettinata come lady D. Quelle veramente erano ragazzine delle superiori, visto che andavano a fare il tirocinio durante le scuole magistrali, che allora duravano solo 4 anni. Delle minorenni in una classe da 25 creature con una maestra sola per tutte le materie. Uno scenario che, visto oggi, può sconcertare. Eppure.]

Il problema sta nel fatto che il Supplente Nerd, avendo diligentemente ottemperato agli obblighi vaccinali, si è positivizzato e ammalato dopo sei giorni esatti dall'aver messo piede a scuola. Non credo a causa dei ragazzi, visto che i contatti dei contatti dei cugini dei contatti erano già a casa. Comunque è stato assente lui, è stato assente il vicepreside Faina, è stata assente la dirigente, non sono ancora rientrati tutti e tre. La nave era quindi nelle capaci mani dell'Orsone, di Jane Eyre e dell'Amazzone, credo supportati dal Gattopardo della segreteria. La scuola non è crollata, ma solo Dio sa cosa troverò al ritorno. La Valchiria pranza con me ogni 15 giorni, lei e Carter mi tengono informata con cura. Quella Cattiva,  che mi ha sostituito come coordinatrice di classe, sta lavorando benissimo. Ma sono i ragazzi che non so come saranno. Non per la mia assenza, cioè, anche, ma in generale per lo sconvolgimento. Il programma è indietro da morire ovunque e di qualunque cosa. La sala prof me la immagino come un luogo di disperate strida (alle 7.35, quando si definiscono le sostituzioni del giorno) e di cupi silenzi nelle ore buche. Ho fatto arrivare sul tavolo cioccolatini e biscottini di meliga tramite la Valchiria e qualcuno mi ha scritto con lacrimuccia grata. Mi mancano in modo esagerato i colleghi,  i titani e anche i meno titanici. 

Intanto che sono a casa tiro le somme del 2021 e, porca troccola, mi accorgo che sono un rottame. Sono così un rottame a livello emotivo che gli altri non sanno nemmeno quanto sono un rottame, perché ho iniziato a nascondermi sempre meglio. Ormai funziono anche quando non ho più sangue nelle vene. Ovviamente almeno una persona lo sa, come sto. E che lui sia una delle cause, se non la principale, di tale stato, sa anche questo, certo. 

Mi ritiro spesso nella Casa dei Sogni a Paesino da Cartolina. Con i giorni della merla sballati e trasformati in una specie di primavera, mi ritrovo a pranzare a base di crackers e barrette seduta fuori, al sole, anche se col cappotto. L'altro giorno c'era un pettirosso. 

Non ho alcuna intenzione di darmi per vinta. Questo, almeno, è chiaro. 


(Bulesumme*: termine genovese per indicare il mare quando ribolle inquieto e infido, prima di alzare proprio le onde in tempesta)

venerdì 21 gennaio 2022

Di quella volta che finii per sbaglio a un corso che non era di yoga

Finiva il 2018, anno chiaramente da annoverare tra quelli di merda. Di lì a poco la Princi, che mi rivolgeva di nuovo la parola dopo mesi e mesi di monosillabi e sguardi sprezzanti (DIECI mesi. Giuro. Continuativi) avrebbe rotto in modo plateale con il Tipello, fatto in poche settimane una riga di cazzate di proporzioni ciclopiche e dato il via ad altri dieci mesi, stavolta di anoressia. 

Un giorno ero in ufficio e, aprendo le email, ne trovo una dell'associazione sportiva che mi aveva vidimato il patentino da insegnante di yoga alla fine del 2016. Mi avvisano che, essendo passati 24 mesi, devo per forza caricare 40 ore di formazione svolte, o il patentino non sarà rinnovato. Propongono anche un loro corso, in caso io non abbia provveduto a svolgere le ore. 

Io considero brevemente la situazione: sono reduce da un 2017 in cui mio marito era quasi interamente fuori di testa, e da un 2018 di merda. Chi poteva mai ricordare che ci fossero da fare 40 ore di formazione? Ho iniziato a insegnare yoga, e ancora grazie che ci sono arrivata. Come un sol uomo, quindi, scatto e compilo la mia iscrizione a questo corso,  che si svolgerà in due weekend tra gennaio e febbraio 2019. Si tratta di un corso sulla comunicazione. Alzo le spalle: con tutte le ore di formazione inutili che ho fatto per la scuola, non mi ucciderà. Mi siederò in fondo, con un pacco di temi da correggere sulle ginocchia, e aspetterò che finisca.

La prima sera la ricordo vagamente,  a parte il momento dell'arrivo, in cui un uomo francamente stupendo attraversa la sala per stringermi la mano con forza studiata, presentandosi solo col nome. La seconda cosa che ricordo è che, quando iniziano le attività,  l'uomo attraente si rivela essere il formatore, e parte con un suo monologo. Dopo la prima ora penso ancora che sia un fico astronomico, ma la mia mente ipercritica ha già sgamato in lui tecniche di PNL, tra cui la citata stretta di mano, spunti di filosofia spicciola, doti istrioniche di livello, un notevole grado di cultura generale e un uso assolutamente criminoso e sfacciato del fascino che innegabilmente possiede, e quindi ha classificato il bell'uomo nella categoria paraculi.

Nel corso del weekend capirò di essermi sbagliata, su due cose.  

Uno, il formatore non è un paraculo. È l'Imperatore di tutti i paraculi, e mi riferisco all'imperatore delle galassie di Star Wars, non a quello sacro romano germanico, giapponese o bizantino. Per fortuna, il suo paraculismo è orientato a fin di bene, e il suo fascino è pari alla sua serietà professionale. Crede veramente in quel che fa, e lo sa davvero fare.

Due, questo non è un corso sulla comunicazione, tantomeno un monologo di un istrione. È la presentazione,  che nel corso del weekend diventa estremamente applicativa, di un metodo. Un signor metodo. Che CAMBIA la vita delle persone. Sissignore. Perché, il sabato ancora no, la domenica a mezzogiorno ancora no, ma la domenica alle 17 e 30 circa, di colpo, cambia anche la mia. Con una frase. Del resto, se sono dove sono, se sono chi sono, è tutto per una frase della mia prof di lettere quando ero in seconda media. Quindi lo sapevo, che poteva succedere. 

Nel 2019 vado a tutti gli incontri che il gruppo tiene in Piemonte, non me ne perdo uno. Mi trasformo inesorabilmente, a partire dall'abbigliamento e dal modo di pormi. Mi rinforzo sempre di più. Nel gruppo mi faccio anche una, poi due amiche, El e Red. A maggio "tocca a me" provare sulla mia pelle una parte del lavoro che si fa, collettivamente, per scardinare schemi mentali stantii e aiutare le persone a dirsi e dire le cose. Esco tritata, talmente fusa che il sabato sera, guidando, prendo una rotonda al contrario, per fortuna era molto tardi e non c'era nessuno. La domenica "sto sotto" più di tre ore. Alla sera sono stanca come se avessi partorito. Ho mosso così tante energie che mi hanno sentito fin dallo spazio: il rapitore alieno, che era sparito, si schianta su di me come un meteorite la notte stessa e, senza inviti, richieste o preamboli, attacca a dire la verità che stava lì da anni: io non aspettavo altro, e ci scriviamo tutta la notte. Ma questo, per quanto eclatante e denso di conseguenze, è solo uno dei molti eventi incredibili, collaterali o direttamente collegabili al corso, che si sono scatenati da quando la metodologia dell'Imperatore Paraculo ha messo piede nella mia vita.

Dopo qualche mese sono talmente diversa che la Princi stessa decide, senza che glielo abbia proposto io, di provare. Prova e ne esce totalmente diversa anche lei. Il nostro rapporto non sarà più lo stesso, e lentamente lei raddrizzerà tutta una serie di cose nella sua vita. Mentre io le raddrizzo nella mia. E porto al corso Caracas, in un momento della sua vita in cui ne ha veramente bisogno, e a sua volta lei ci porterà lo Scienziato, e poi ci porto anche l'Ingegnere. Tutta gente che non molla più e collabora a sua volta bene col gruppo. E continuerò a portarci gente, senza se e senza ma, considerato quanto funziona. Mi diplomo anche nel metodo stesso, di cui sono quindi utente e operatrice. Persino durante i vari lockdown il gruppo resiste, e resiste fuori dal gruppo anche l'amicizia con El e Red. L'unico che non si farà coinvolgere, udite udite, sarà l'Uomo. Il quale però,  in periodo di lockdown e coprifuochi vari, ascolterà senza parere tutte le serate online. E si metterà a parlare con tono assolutamente rispettoso del corso e a difendere i miei weekend fuori per seguirlo, come difende da eventuali interferenze o imprevisti i miei ritiri o i miei orari settimanali di yoga. Chissà. 

Ad oggi quello che è successo in me è descritto, solo embrionalmente, qui e qui. Ma fate conto che da quando ho scritto quei post si è potenziato moltissimo. Non posso raccontarvi esattamente in cosa consista tutta la magia, ma, adesso che vi ho spiegato, posso almeno farvi riferimento. 


domenica 9 gennaio 2022

Ma tu guarda quante cose - episodio 2

Questo in realtà è un post vecchio, che era rimasto in bozza. Ma ieri sono andata a camminare con la Bottadicoca, che non vedevo da mesi, e alle sue lagnanze per il fatto di vivere con due figli nella tarda adolescenza mi sono scoperta a invidiarla molto. Quindi l'ho riletto (cosa che avevo fatto spesso) e lo metto qui.

----------

Del vivere di nuovo in due. 

Si notano le differenze, soprattutto in bagno. 

Il cesto della biancheria non deve più essere vagliato per togliere dalle tasche fazzoletti, bustine di Oki, accendini e orecchini. Al massimo, lavo per sbaglio una o due mascherine che stavano imboscate in una tasca dei miei pantaloni, o un bottone dell'Uomo.

Lo struccante dura in eterno. Anche il cotone. Mi manca da morire ogni sera quando mi strucco la faccia, infatti. 

Ho sbagliato spazzolino una volta. Poi di nuovo. Poi ancora. La Princi aveva questa cosa di averne tipo sei alla volta. L'Uomo nasconde da anni il suo nell'armadietto, per questo motivo. Pian pianino ho iniziato a lavarmi i denti, a rotazione, con cinque diversi spazzolini, che ormai sono tutti miei. Mi manca da morire tre volte al giorno quando mi lavo i denti, quindi.

Sul muro della doccia non ci sono più strani schizzi di roba gelatinosa verde o nerastra (maschere per il viso) o appiccicosa rosa brillantinato (lo scrub per il corpo). La prima volta che sono andata a casa della Princi e del BP con qualcun altro, approfittando del fatto che lei chiacchierava in salotto, ho usato il bagno e fatto un velocissimo check della situazione: in venticinque secondi, e senza produrre alcun rumore, neanche mi avessero addestrato nei servizi segreti, ho controllato spazzolone del gabinetto, fondo della doccia e odore del cestello della lavatrice. Tutto assolutamente ineccepibile. Menomale. La volta dopo, mentre l'Uomo teneva impegnati figlia e fidanzato, ho controllato il frigo. Me lo avessero raccontato, che diventavo una madre così. Madonnina come mi sarei indignata. 

Partiamo per la montagna quando cazzo ci pare, basta aver lasciato le gatte in condizioni di sicurezza. 

Abbiamo mangiato per tre mesi in modo totalmente casuale, frutta al posto della colazione, torta salata per merenda, gelato per cena, e soprattutto non si sono più visti i quintali di proteine animali con cui tenevo in vita la piccola cannibale. Sparita la corvée quotidiana di cucinare pesce pollo carne, e di non vedere uno spaghetto neanche col binocolo: a un certo punto di questa fase totalmente lattoovovegetariana, persino io, che ho perso di vista la carne rossa da anni, mi sono sbranata due etti di bresaola a manate, in piedi, direttamente dalla carta, una scena tipo Rosemary's Baby, si vede che il mio organismo richiedeva del ferro. Adesso a me è passata la fase di rigetto, l'Uomo è a dieta e sono tornati in scena gli hamburger e diminuite le pastasciutte. Al mattino non devo più inventarmi ogni giorno qualcosa di diverso, uova strapazzate, pancakes o frutta tagliata sottile per lei, quindi inizia a mancarmi quando, fatta colazione io, preparo tazza e piattino per l'Uomo. 

Praticamente mi manca sempre, quando sono a casa, tranne in quella meravigliosa prima ora della giornata che, da oltre vent'anni, è solo mia. E di notte. Di notte dormo come un ghiro, confortata dal fatto che adesso è il BP ad avere il sonno leggerissimo e aggiornarmi con la massima precisione su quando lei ha avuto un incubo, ha parlato nel sonno o aveva due linee di febbre. 

------

Aggiungo l'aggiornamento. Hanno retto, fin qui, a notevoli difficoltà su entrambi i posti di lavoro, a numerosi guasti della macchina, a due traslochi, a coliche renali di lui e febbre alta con delirio di lei. 

Si sono fatti un albero di Natale alto 2 metri che a disfarlo ci vorrà un team di operai. 

La casa sembra uscita da una rivista di arredamento.

E lei mangia verdura e frutta anche se lui non le vuole. E insiste perché lui impari a mangiarne.

Ho riguadagnato un pezzettino di armadio e qualche cassetto in camera della Princi, ma sono comunque svuotata. Anche e soprattutto perché di questo fidanzato non ci si può lamentare, si nota proprio che mi manca lei, non è che sono preoccupata o che non condivido le loro scelte, è proprio che volevo fare la madre ancora un po'. Si è  visto soprattutto da quando ha avuto zero giorni liberi sul lavoro, perché in negozio era rimasta sola e c'era l'apertura domenicale del periodo prenatalizio. Ha smesso di venire a dormire qua una volta a settimana, e ho perso le domeniche mattina che mi rendevano tutta trillante già il venerdì. 

E però io sono qui sola con l'Uomo. Adesso sono passati sei mesi e sempre qui siamo, e, posso essere sincera? Non stava scritto da nessuna parte. Invece.

Sarebbe lunga la riflessione in merito. 

Nel dubbio, due giorni fa ho battezzato i tre ulivi del giardino della Casa dei Sogni. Ovviamente Penelope quello più solido e ombroso sotto cui mi siedo, un ulivo pensato per fare ombra a una panchina rotonda di pietra non se ne va tanto facilmente. Telemaco il più giovane, addossato alla casa. E Ulisse quello più vicino alla via di fuga, quello che, a detta dei giardinieri, ha meno radici. Eppure sta lì anche lui. Io gli parlo, perché voglio convincerlo a mettere su una chioma bella frondosa come quella degli altri due. E a non andarsene dal cancello.

Due giorni fa l'Uomo ha guardato i frutti del melograno spaccati, caduti nel giardino roccioso, e ha detto: "Tutti i melograni rotolati giù". Ho risposto:"È vero, è un casino", e lui fa: "Avremo altri alberi di melograno". 

Ecco. Avremo altri alberi di melograno. Questo, voglio sentirmi dire. 



 

  







mercoledì 5 gennaio 2022

Ma tu guarda quante cose - episodio 1



Prima di tutto. A Paesino da Cartolina, se uno vuole dei lavori in una casa, non chiama i muratori. Chiama IL muratore. Lui, il solo, l'unico, il Michelangelo della Valle Segreta.

Detto così, perché è Colui Il Quale ristruttura in stile ineccepibile ogni angolino del paese, con passione maniacale. Fa anche un'altra cosa con passione, da 4 anni, e la fa rendendo molto felice la Caramella. Ragion per cui, io so di lui molte cose che preferirei non sapere di un uomo che circolerà per casa mia. Ma, a prescindere dal fatto che sia l'uomo di una mia amica, e che di michelangiolesco abbia anche il fisico, avrei comunque chiamato lui. Perché in questi anni in cui la Caramella e io andavamo a camminare e lei fingeva di non conoscerlo, o lo salutava distrattamente, ma le brillavano gli occhi e le scappava un sorriso tutto fossette tipo fidanzatina ventenne, lui ha ristrutturato esternamente in modo impeccabile un terzo delle case di Paesino da Cartolina. E anche perché la precedente proprietaria aveva fatto fare i lavori a lui e suo padre, e quindi conosce già la casa. 

Il problema di volere Michelangelo è che i tempi di attesa sono a dir poco rinascimentali. In agosto, gli ho chiesto un sopralluogo e, giuro, meno di 6 minuti dopo ha frenato davanti al mio cancello e mi ha dedicato un'ora. Poi mi ha detto: prima del 2022 non ho un momento libero. E allora io la mattina del giorno 3, primo giorno feriale del 2022, alle ore 9.20 ho mandato il primo Whatsapp. Mi scusi egregio Buonarroti, etc etc, ma si era detto gennaio, ecco, è gennaio. Ha risposto solare e gentile come sempre che mi scrive appena può.  E ora io palpito.

Intanto ho conosciuto i giardinieri. Che, anche loro, già sanno della casa, e parecchio stimano la proprietaria di prima che si è disegnata da sola il giardino dei sogni. In negozio, avevo conosciuto il più vecchio dei due: barba da boscaiolo e camicia a quadri, diciamo prevedibile. In giardino,  per il preventivo,  si sono presentati entrambi i fratelli: il taglialegna e l'artista, abbigliamento e occhiali da dandy, parlantina ipnotica e chiaramente il creativo di famiglia. Anche i prezzi sono quelli di uno stilista di Milano. Mi sa che imparerò a gestirmi da sola molti attrezzi che ora guardo con sospetto.

Per ora ho acquisito la padronanza di uno strumento fondamentale,  la bellissima gatta nera della vicina. Ho strategicamente posizionato sotto il portico una cuccia di plastica con copertura e cuscinetto morbidissimo e pelliccioso all'interno. Orientata in modo tatticissimo per ricevere tutto il sole del pomeriggio, pur rimanendo al riparo. Ce la trovo dentro, accucciata comoda, a volte quando arrivo, altre volte dopo che ho finito di pulire o decorare, quando esco,  perché non si lascia toccare, ma chiaramente sta appostata sotto la finestra del salotto a farsi i fatti miei, ascolta tutte le lezioni di yoga, la mia voce quando canto e le telefonate. Sì eh, ho detto che canto. Perché io sono morta nel maggio del 2015, e ho lasciato cadere come una pelle di serpente la persona che ero, ma lì, com'è come non è, canto. Soprattutto quando l'Uomo è già passato a fare cose con me o sta per arrivare. Quindi, dicevo, la gatta della vicina col suo manto total black gironzola in giardino, e ciò tiene lontani gli animali innominabili che appunto non definiremo.

Del resto della fauna, bisogna farsi una ragione.  Ho deciso che devo per forza passare dallo stato precedente di paralisi e gola secca alla vista di un ragno, a un approccio scientifico ed etologico di impianto strettamente darwiniano. Traduco. I ragni ci sono e ci saranno. Sempre. Ovunque. Sotto le mensole del camino.  Nelle finestre. In giardino. Clamorosamente, ma questo si deve al fatto che la casa non è ancora abitata: nell'annaffiatoio, e nel portacarta in bagno (sì, ho urlato e sono partita via dalla tazza con un salto verticale da ferma, come uno shuttle). Quindi adesso io sono una grande lettrice di un sito che si chiama aracnofilia.qualcosa, e ho imparato come si chiama quello veramente grosso che ho trovato morto in salotto. Ho imparato  a distinguere chi c'è dietro l'angolo dal tipo di tela che fa. E ho imparato a stimare molto i cosiddetti ragni zampelunghe, che, poverini, esteticamente sono così banali e sfigati, e invece no: sono estremamente aggressivi nei confronti di altri ragni più grossi e pericolosi di loro. Quindi sono la guardia reale che mi difenderà da altre presenze. 

Tuttavia persiste un problema non piccolo. La cantina. E in particolare l'infernot, cioè il cunicolo stretto e basso che faceva anticamente da frigo naturale per i vini. Lì vivono Cose. Una delle Cose è stata parzialmente mangiata (eviscerata sarebbe il termine tecnico) da Altra Cosa, chiaramente più feroce. Siamo sempre nel mondo degli insetti, credo, ma come sia fatta l'Altra Cosa io preferirei non saperlo mai, dato il risultato raccapricciante del suo pasto. Che non ho avuto la forza di raccogliere. Resta lì per ora,  e si mummifica nel clima immutabile della crota. Ma io prima o poi ci dovrò tornare. E studiando sul sito degli aracnofili ho capito che, se al piano superiore mi bastano gli esili ragni zampalunga, sotto devo schierare la Wehrmacht.

Ora. Esiste un tipo di ragno che ADORA mangiare le Cose e vivere in cantina, soprattutto nel legno vecchio. Se è femmina, sceglie una fessura, ci costruisce un tunnel di ragnatela che può arrivare a due metri (DUE. METRI.) di lunghezza e ci resta. Per tutta la vita. Tre anni garantiti. Esce solo per prendere le Cose, e spolparle. E le vuole grosse, le Cose. Come quella che ho trovato mezza mangiata. Magari proprio da uno di loro. Parentesi: la femmina sta tutta la vita nella stessa fessura, se nessuno la manda via. Il problema è il maschio, che, essendo maschio, va a figa, e quindi girerebbe per la cantina. Io non so se ce ne siano già.  So però che sarebbero talmente utili che dovrei procacciarmeli in un negozio specializzato, portarli a casa, liberarli in cantina e sperare che si trovino bene. C'è un dettaglio, però, e mi spiace passare per razzista, e mi spiace passare il messaggio che l'estetica conti più della professionalità... però...




...diciamo che se io mi paralizzavo fino a un mese e mezzo fa di fronte a un ragnetto marrone di 4 mm, adesso qui potrei non farcela. 











Tra color che son sospesi

 Sì. Beh, diciamo che questa non me la sarei mai immaginata, ma pare che da una quindicina di giorni io sia a casa, sospesa dal lavoro, per aver voluto esercitare quello che, secondo me, è il mio diritto di scelta tra vaccino e tampone.

Ora, chiaramente questo non è il luogo dove mettersi a disquisire dell'incubo che tutti patiamo da due anni e, senz'altro, questo blog NON è un posto per teorie pro o contro vaccinazione, soprattutto considerando che la mia è una scelta strettamente politica e che della medicina ho il massimo rispetto.

Infatti, se non fosse che sono già stata malata, mi sarei vaccinata eccome. A questo punto, e qui finiscono le mie spiegazioni per quanto riguarda la mia decisione, sotto potete scrivere qualunque cosa, ma non reagirò, al massimo eliminerò i commenti troppo offensivi.

Il punto non è tanto cosa penso o non penso della situazione, tanto più che voglio solo essere lasciata libera di pensare a modo mio, non catechizzare o convincere gli altri. E infatti nella mia famiglia abbiamo dimostrato tutti il massimo rispetto l'uno per le scrlte degli altri, ed è andata così anche con molti amici e la maggior parte dei colleghi.

Il punto, se mai, è come farò io,  poveretta, che a momenti esco di testa per la Dad, a starmene a casa cinque settimane o sei mentre le mie classi vanno avanti senza di me, i miei colleghi vanno avanti senza di me, Scuola Vintage va avanti senza di me.

Non che io non abbia cose da fare: infatti questo post è l'inizio di una serie di avventure, se avrete voglia di seguirle, il cui titolo è probabilmente "Ma tu guarda quante cose si potevano fare di mattina, a parte barcollare tra una cattedra e una macchinetta del caffè".  

[Per il momento, piccola anticipazione. Cavallino,  la Tipa, mio marito, mia figlia e mia madre, cioè le 5 persone che mi conoscono meglio, hanno tutti espresso serie preoccupazioni sulla mia tenuta psicologica, e credo che abbiano ragione, per cui sto cercando di pensare molto attentamente a darmi una routine sensata che mi permetta di non rimanere fuori dalla scuola, nell'angolino della strada pisciato dai cani, a uggiolare perché non posso entrare a far lezione ai ragazzi. Ma vi dico già che sono a casa dal 21 dicembre e non ho avuto letteralmente un attimo per fare mezzo programma sensato, dice che è il Natale, dice che è la famiglia a casa in ferie, va' a sapere, comunque di routine non se ne sente neanche il bisogno,  se mai di dormire.]

Parimenti, questo post è l'avviso per tutti quelli che hanno voglia di litigare, che non ci provino neanche, perché non darò alcuna soddisfazione. Per gli altri, mi limiterò a dire che vedremo se vinceremo uno dei ricorsi, e poi eventualmente deciderò cosa fare alla fine di gennaio.

Si dia inizio a questa fase della mia vita, che potrei chiamare: caos.