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lunedì 30 agosto 2010

Lubido maxuma...

LGO, che a scuola doveva essere una secchionaccia come me (una cosa del genere: la prof ha dato da studiare alcuni versi significativi dei "Sepolcri" e io e la Frenci abbiam fatto a gara a chi li imparava prima tutti e 297, i versi, cioè l'intero carme. Idem con il XXVI canto dell'Inferno), sapendo della mia fissa per i nomi dei colori mi ha stracciato linkandomi questo.

Ho così scoperto, per la gioia di Sanguedelmiosangue che mi sfotte persino coi suoi amici gay su quanto sono fissata con il pervinca, il becco d'oca, il rosa salmone etc., l'esistenza di nomi come:

Chartreuse (credo dal nome del famigerato liquore d'erbe dei frati...)

Lavenderblush (rossore di lavanda? non so, è intraducibile ma fa tanto wild windy moors, wuthering heights e altre cose che c'entrano con la brughiera inglese)

Mintcream (buona!!!)

Papayawhip (yummm)

Perù (che è una sfumatura di arancio rosato che io adoro)

Peachpuff (questo fa pensare a una bambina piccola paffutella, nuda e imborotalcata)

e, oh che libidine, Misty Rose (rosa foschia?!?)

Ciò ha prodotto in me una goduria assoluta e mi ha spinto a andare a prendere tutti e 5 i nuovi reggiseni (incluso quello che avevo addosso) per dirvi esattamente di che colore sono.

Quindi per soli novantaquattro euro indosserò le seguenti sfumature:

panna con bordini canna di fucile (eh? mai che io dica banalmente grigio scuro)
navajowhite
plum
puntini microscopici alternati, due file burlywood e una palevioletred

...ma non trovo il tipo di lilla che ho preso...

LGO, non posso fare il concorso "Nomi pazzeschi di sfumature incredibili" perchè praticamente hai già vinto...

domenica 29 agosto 2010

Nancy De Clutters and the time machine

Ve lo devo dire.

Ho iniziato gli armadietti del bagno, liberandomi di mille cosucce inutili, campioncini antichi, limette consumate, mollette per capelli rotte.

Se esiste una forma di vita, tipo quei batteri che abitano nei crateri vulcanici, in grado di sopravvivere nello smalto Maybelline Colorama Irresistible, sfumatura 15 “Candy Apple”, beh, a casa mia c’era.

Non sono riuscita a buttare via tre campioncini di Fahrenheit, lo so che era il profumo usato dall’Ingegnere, che convincere l’Uomo a mettere questo (e qualsiasi altro) profumo sarà impossibile e che, qualora se lo mettesse, io avrei una strana sovrapposizione di figure maschili nella mia memoria olfattiva.
Ma ragazze ditemi se Fahrenheit non è, in assoluto, il più delizioso profumo maschile che sia mai stato prodotto. Praticamente tutta la mia éducation sentimentale (et pas seulement que sentimentale) si è svolta grazie ai suoi effluvi (e, non a caso, è di Dior…).

Comunque scrivo per dirvi che, riordinando le mensole del bagno, ho trovato un’attività che supera, per goduria mentale e fisica, anche il programma sette con doppia centrifuga della lavatrice della casa in montagna, il dare la cera d‘api al legno e altre piccole ma intense gioie tipiche delle casalinghe frustrate.

HO LAVATO I PENNELLINI DEL FARD E LE SPUGNETTE DEGLI OMBRETTI.

Una cosa che mi ha riportato al bagno rosa in casa dei miei e alle ore che passavo a inventariare i miei trucchi quando avevo l‘età delle mie alunne.

Una cosa che mi ha rimandato, dallo specchio, non la donna sovrappeso con le occhiaie che sono oggi, ma una slanciata ragazzina con gli occhi verdi e la pelle liscissima, ma ancora di più, mi ha riempito la testa dei pensieri di quella ragazzina, quando la cosa più importante era se mettere la minigonna di jeans délavé con i ghirigori viola sulle tasche posteriori o l’abitino rosa scuro con i volants, e, comunque, infilare dritti quei terribili collants con la riga che usavano nel 1989.
Quando la domanda era se, alla festa di compleanno del pomeriggio, la mia migliore amica sarebbe arrivata prima di me, dopo o (meglio) contemporaneamente, e se ci sarebbero stati i genitori del festeggiato in casa o meno, cioè se si sarebbe o meno fatta la versione, assolutamente non hard ma lo stesso molto emozionante, del gioco della bottiglia che ci permettevamo, all‘epoca, noi dodicenni di buona famiglia.

Quando era fondamentale che il biondo della fila davanti fosse assente ancora per qualche giorno, così mi avrebbe telefonato esattamente alle due e un quarto per chiedermi i compiti. A me, sì, NON alla Stefania Ivaldi, che aveva il diario ancora più in ordine del mio (alla faccia della migliore amica che ero… quanto si è cattivi a dodici anni, quando prestare un quaderno al compagno carino è questione di vita o di morte socialmente parlando…).

Quando si scriveva la lettera con la dichiarazione d’amore piena di cuoricini fatti con la pennina viola coi lustrini, e la si infilava, piegata in una busta artigianale a sua volta decorata da lustrini, nella tasca del biondino durante una recita natalizia nella sala parrocchiale, quando i cappotti restavano appesi in corridoio.

Mio Dio. Che flash. La pennina viola proprio come quella dell’Inglesina, le ripicchine tra ragazze proprio come quelle tra Bahama Girl e l’Urlatrice, le lettere d’amore come quelle dell’Incontenibile e le lacrime di gelosia come Lagnosetta.

Allora è vero che anche i professori sono stati alle medie.

Ma pensa te che effetti strani fa questo decluttering. Oltre al fatto che ho finalmente scoperto dove era finito lo smalto bianco argento, che, se non me lo metto ora che ho i piedi abbronzati, poi lo butto via col giro di decluttering dell’anno prossimo.






sabato 28 agosto 2010

Una giornata lenta lenta



AAAAAAH



ragazzi.

Un sabato così non so quando poi mi ricapita.

Mi sveglio sulla spalla di Brian Kinney, col quale stavo (giuro, lo so che è strano, ma è vero) solo parlando, sdraiata a letto, dei massimi sistemi. Poi il fatto che non fosse la spalla di Brian, ma l’essere sprofondata nel buco tra i due materassi, che mi faceva sentire come fossi appoggiata con il fianco ad un solido corpo maschile, non mi ha dato nemmeno particolare fastidio, anzi, mi son messa a ridere ed è un bel modo di svegliarsi, ridere.

Poi cane, breve spesa, colazione assolutamente NON dietetica e doppia tazza di caffè.

Poi Internet. Poi acquisti di biancheria intima al centro commerciale: 5 completini 94 euro, tutto sommato non è una spesa assurda, tra l’altro ho trovato un colore scicchissimo che non è né grigio né lilla, e mi dannerò l’anima per trovargli un nome.

Pomeriggio llllllleeeeeeeeeennnnttttttooooo: internet, puntate di Queer as folk a nastro, due passi col cane, sigaretta (lo so lo so lo so ma non ce l’ho fatta… l’ennesima trasferta in montagna mi è stata fatale, è colpa di Billy, il fratello di Musica) e Facebook.

Su FB vado a cercare amici e amiche delle lontane estati di Via del Golf 13.
Scoprendo che i quattro fratelli P**** sono tutti e quattro ancora decisamente belli e Ema, il secondo dei quattro, che mi piaceva parecchio, è senza dubbio quello che all’alba dei quaranta se li porta meglio, mentre Riccardo, il terzo fratello per età, quello che faceva il filo a una lontana me dodicenne, (se era lui, perché non ne sono certa: accidenti alle foto troppo piccole), si è imbolsito e ha perso un bel po’ dei suoi bei capelli castani. Nessuna traccia dello spettacolare campione di golf definito dalla Frenci e dalle altre amiche Happy Joe, né delle amiche Babi e Cate, in compenso sono riemersi altri volti dell’epoca dei tuffi in piscina e delle sere alla clebàus, gente più giovane di me, sorelline di amici che all’epoca portavano solo la parte di sotto del costume e ora sono sposate, insomma, quegli scherzi del tempo che uno scopre sfogliando Facebook.

Non ho fatto nessuna operazione di declutter, ma, se proprio volete trovare alla mia giornata una qualche utilità, sappiate che ho lavato Matilda (perché Matilda, a differenza del 99,9 % dei gatti, non si lava molto, si dà qualche leccatina distratta ogni tanto, mica come Bontcho che è capace di andare avanti tre quarti d’ora a ripassare ogni singolo pelo diverse volte).

Domanda: dov’è l’Uomo in tutto ciò? In montagna, con Impostato e famiglia, e la bimba Morgana lo sta tiranneggiando e seducendo senza pietà dall’alto dei suoi 2 anni e pochi mesi di minuscola personalità energica e inarrestabile parlantina.
Non credo di potermi ingelosire di un affarino di 28 mesi, ma sto innalzando un inno di ringraziamento per non essere lì con loro: mi è bastato vederlo attraversare il paese per mano al figlio di Musica e Begliocchi per sballarmi il ciclo ormonale. Oggi pare che Morgana sia rientrata dalla polentata al rifugio sulle spalle dell’Uomo, e non credo che avrei potuto vedere tale scena senza accusare un picco di prolattina.

Il cadavere in credenza e due stracci da mettermi

Lo spulciaggio accurato della credenza non ha dato risultati orrendi. La cosa più strana è risultata un’innocua bustina di condimento per chili, scaduto nel 2008. Ma non crediate che sia finita. Ci sono gli sportelli delle pentole, quelli dove vanno a finire gli stampi da budino della catanonna, come direbbe Camilleri. Anche se, in quelle cose, il fatto di aver traslocato sette volte aiuta.
Però, dato l’immenso successo del decluttering del beautycase in montagna, oggi vorrei passare agli armadietti del bagno.
Vi saprò dire.
Per il momento (ma non dichiaro chiuse le gare) in testa alla classifica del cibo mutante c’è senza dubbio LGO con il suo bruco che viveva nel leccalecca. Le botes de asco, cara Diavolessa, non te le do buone per partecipare al concorso, perché non si tratta di vero cibo stipato in credenza con l'idea di cucinarlo prima o poi, ma di appositi innominabili intrugli… Tuttavia era un gioco bellissimo. E sono certa che tu stravincessi…

Peraltro, oggi, visto che a forza di declutterare uno poi resta senza le cose che servono, mi concedo una spedizione per biancheria intima.
Mi serve anche a raccogliere il coraggio di
a) - staccarmi da Youtube
b) - affrontare, direi tra domani e lunedì, il decluttering della libreria in camera grande, che si fa urgente perché mi devo organizzare i materiali per l’anno scolastico prossimo venturo. Nel quale, gentilmente, non sarebbe male se mi dicessero che classi avrò. Ieri sera poi ho approfondito la mia conoscenza del personaggio di Brian Kinney e scritto, invece di uscire, anche perchè c'era un'umidità che pesava sulle teste come la porta blindata di un caveau. Quindi non ho parlato con alcun genitore.

Bene, blogamici, buon sabato. Se nella mia ricerca di biancheria nuova mi imbatto in una sfumatura di colore più strana del pervinca, del geranio o del guscio d’uovo, vi informo.

venerdì 27 agosto 2010

Due verità e mezzo e una sera fuori

Mezza verità: ho declutterato gli armadietti della cucina, un gigantesco beautycase pieno di campioncini (e in questo ha aiutato una reazione allergica a una crema: ora basta spalmarsi tutto quel che mi regalano) e oggi mia zia mi fa: "Sei dimagrita, comunque...", quindi è in parte dimostrato che lo spaceclearing fa dimagrire!

Due verità intere:

DEVI DIMAGRIRE, CHIATTONA!

e

IO NON DEVO GUARDARE QUEER AS FOLK, mi fa male alla salute mentale e mi indurrà a essere ancora più schifosamente parziale, permissiva e sottomessa nei confronti di Sanguedelmiosangue, oltre che a fare dei sogni assolutamente inconfessabili su Gale Harold.

(Ora, Minerva, tesoro, visto che tu non ti perdi una parola di quel che scrivo, ti prego, ti scongiuro, non chiedermi cos'è Queer as folk!!! Abbi pietà di me, questo blog ha pur sempre lettori over 30 nella stragrande maggioranza. Quanto a Gale Harold, non chiedermi una descrizione: ce l'ho fatta a spiegarti quanto era fico Axl Rose ai bei tempi, ma questo, beh, il lessico per definirlo non è ancora stato inventato!)

Parlando d'altro, mentre mi scarico la seconda puntata di QAF che io, lo ribadisco, NON DEVO GUARDARE: questa sera a Paesino di Sogno c'è la festa locale e suonano i Virtefal (che poi sarebbero cinque quindicenni, di cui due sono Enfant Terrible e Bel Ragazzo), io sono sola e non ho niente da vedere alla tele (perchè io NON DEVO guardare Queer as folk su Internet e perchè True Blood gentilmente fornito dal cugino mi fa hahare, direbbero a Firenze) quindi credo che farò un giro al paesello dove, lo ripeto e scusate se alzo la voce,
SONO DI NUOVO TITOLARE DI CATTEDRA, SIA PURE PER UN ANNO SOLARE, QUINDI A TUTTI GLI EFFETTI PER LA PRIMA VOLTA PORTO ALL'ESAME UNA CLASSE CHE HO PRESO IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA MEDIA!!!!!!
Quindi sono moralmente obbligata a mettermi carina e andare a presenziare all'evento, approfittandone per spargere tra i genitori degli alunni la voce che stanno cercando di scorporarmi le ore di Geografia di III B (non si sa mai che qualcuno dia un colpo di telefono alla preside e le chieda se è scema, visto che io non posso farlo!!!)
Bieca, sono bieca. Non ci sono parole per descrivere quanto sono bieca.

mercoledì 25 agosto 2010

Felicità è...


...spargere tra i tuoi alunni la notizia che hai riavuto la cattedra e ricevere messaggi di risposta che finiscono con "LVTTTB"!

Non aprite quell'anta - un concorso a premi (virtuali)

Ce l'avete presente il classico mobile di cucina nel quale mettete le scorte?

Sì, le scorte. Che, sul dizionario Devoto - Oli, vengono così definite:
"scorte, s.f.pl.: tutta quella roba che era in offerta, che l'Uomo e/o Castagna mangiavano tutti i giorni da una settimana trovandola eccezionale, e che tanto non sarebbe andata a male perchè aveva la scadenza lontana".

E' da lì che comincio il decluttering, domani mattina. Ne approfitto per bandire la prima edizione del Concorso nazionale Il Cadavere Nella Credenza.

Vince quella che trova, o ha trovato, il cibo più assurdo o la metamorfosi più rivoltante in una credenza dove credeva di aver stipato solo cose buonissime, che avrebbe consumato prestissimo e che non sarebbero scadute mai. Valgono anche episodi degli anni vissuti da studenti in coabitazione con altri ventenni.


Io mi candido con un pacco di cuscus nel quale l'Uomo ha trovato una forma di vita che si era costruita una vera e propria città con gallerie, svincoli e rampe, su più livelli: siccome il pacco era trasparente, sembrava uno di quei terrari per le formiche che hanno in casa certi studiosi o che si vedono nei film americani. Eravamo nel 2002 e la scena del ritrovamento era l'armadio a muro / dispensa della casa di Sestri, dal quale il giorno del trasloco finale sono stati estratti oggetti (non cibarie, per fortuna) risalenti a quando l'Uomo aveva tre anni e mezzo.

I premi, non avendo io scritto un libro (non ancora...) da spedirvi in giro per l'Italia, saranno squisitamente virtuali. Ma secondo me ci divertiamo.

martedì 24 agosto 2010

Si dia inizio al decluttering

Come Mamma Cattiva (che era assente da un po' dalla rete per cause di trasloco, tanto che ho dimenticato di citarla tra le blogamiche da abbracciare, ma lei sa di essere nella lista, e in assoluto la prima che ho iniziato a seguire), anche io sono in fase "grandi progetti per l'anno che viene".

Ho già accennato al decluttering e sto iniziando: anche perchè è un bel modo per festeggiare il decluttering interiore che ho svolto per un anno, e di cui la scrittura di questo blog è stata un potentissimo strumento.

Penso di creare un'etichetta apposita, perchè sarà un processo abbastanza lungo e perchè mi aspetto una certa interazione da parte di quelli di voi che, come me, appartengono alle seguenti categorie:
- disordinati cronici
- pieni di buone intenzioni che faticano a portare a termine i compiti iniziati
- decisi a migliorare la propria esistenza
- pronti a dare una svolta
...e...
- CHIATTONI CHE DEVONO DIMAGRIRE!!!!

Perchè è dimostrato: lo spaceclearing FA DIMAGRIRE!!!

Vedremo se funziona anche per me... e per chi tra voi parteciperà all'ondata di buone intenzioni tipica del rientro dalle vacanze!

domenica 22 agosto 2010

Un anno di auleintempesta

Ed eccoci. Finalmente a casa.
Da ieri mattina. Alle nove e mezza mi ero già riappropriata dei miei libri. Alle dieci e mezza dei miei cd, annunciando il mio rientro alla piazza con finestre spalancate e Green Day a bomba.

Ovviamente ho già fatto due lavatrici e un giro di ricognizione al supermercato.

E puntualmente è arrivata la prima grana lavorativa.
Grazie a Orsetto Lavatore, il collega di Religione che tutto sa e tutto origlia, mi viene riferito che stan cercando di smembrarmi le ore della III B. Togliendomi Geografia per darla alla collega Veterana. Che, tra l’altro, essendo la più anziana, se non le va bene può semplicemente dire di no. E che con me va d’accordo. La cosa non mi agita particolarmente, ma c’è un dettaglio: tra le righe, Orsetto Lavatore ha chiarito che questa telefonata lui me l’ha fatta perché il Gigante gli ha riferito di nascosto questa possibilità, discussa con la preside.
Il Gigante la settimana prossima è in ferie. Ho capito che ha parlato con Orsetto Lavatore perché voleva che io fossi avvisata. E il Gigante queste cose non le fa se non c’è effettivo rischio che si stiano elaborando grosse porcate.

Umm. Va bene.
Ora vediamo.
Per il momento non ho voglia di entrare di nuovo a capofitto in questi rigiri di telefonate segrete e sussurri tra i corridoi del palazzo. E non intendo dissotterrare l’ascia di guerra proprio subito. Aspetto di incontrare la Bestia Nera, che come sempre me la farà sfoderare nel giro di venti secondi.
Mi limito a tenere gli occhi ben aperti.

Intanto auleintempesta sta per compiere un anno.

E, mi dico già da qualche tempo, i contenuti di questo blog non corrispondono realmente alla sua didascalia. Non si parla affatto solo di scuola, qui, ma moltissimo di me, dei fatti miei, del mio percorso umano, personale e spirituale.
Leggere i blog di altri professori e quelli delle altre donne (molte, mamme che parlano soprattutto di famiglia) mi ha fatto capire che questo giornale di bordo scolastico è anche diventato, strada facendo, un diario intimo.
Il che, se ci penso bene, è molto, molto adeguato al mio reale modo di lavorare, che non è scindibile dal mio modo di essere.
Senza volere, con certe pagine di confessione ho dato un quadro molto più completo di me come insegnante che di me come persona, perché ci sono tante cose di cui qui non mi sento di parlare, a livello privato.

Comunque, rifletterò se cambiare la didascalia.

Per il momento, un grazie alla Frenci, che mi ha fatto scoprire questo modo di esprimersi.
Un grazie a chi ha letto, e anche di più a chi ha letto tra le righe. Un grande abbraccio a chi ha capito e a chi è stato qui vicino anche se non capiva.

E un invito, a molti e in particolare alla Tipa: scrivete un blog, fa bene. Non importa se vi leggono, anche se un commento spesso aiuta, scalda il cuore in una giornata invernale o suggerisce uno spunto. Importa molto di più leggere i blog degli altri, fa sentire molto ma molto meno soli.
Però importa che si possa prendere una mezz’ora al giorno per guardarsi allo specchio e dirsi le cose con calma, in solitudine, in silenzio.
A me ha chiarito tante cose. Ho il dubbio se avrei capito ugualmente quel che mi succedeva, senza queste pagine online, se avrei saputo elaborare sconfitte, cambiamenti, successi. Penso che non ci sarei riuscita così.

E ora è il momento della commozione.
Fuori i Kleenex.

Ci sono persone da abbracciare forte forte.

Prima di tutto, le mie amiche di sempre. Cavallino, la Tipa, la Frenci. Che sono state presenti qui tante volte, come sono state presenti in tutte le cose importanti della mia vita. Perché ci sono cose che NON SI DISCUTONO.
Punto.
Come il culo di Edo alle superiori (o il naso di Lorenzo, direbbe la Piccolina).

Poi subito dopo in ordine di blogimportanza (e non solo) Sanguedelmiosangue e la Diavolessa, le mie amate mine vaganti, queer, queen, tossici, sinceri, autodistruttivi, immensamente nobili d’animo, raffinati nei gusti letterari e eleganti nello stile (anche nei momenti più trash …tipo “UNA NOTTE A NAAAPOLIIII“, per capirci). Perché siamo telluricamente fratelli nei nostri complicati rigiri sentimentali, e coi loro blog si è instaurata una buffa, profonda e a volte sconvolgente comunicazione a tre, che non ha interrotto le centinaia di messaggi, le chiacchierate e le camminate. E questa specie di strana seconda adolescenza che la Diavolessa ha portato nella mia esistenza.

Poi tanti che non conosco di persona ma che di qui passano, o che si raccontano un po’ più in là nel blogmondo.
Con menzione speciale a Minerva, la più assidua lettrice e una delle più profonde analiste del mondo delle emozioni (nonché una delle poche adolescenti che sanno usare la lingua italiana senza farne scempio, anzi con classe). A My, che mi somiglia in modo impressionante nei ragionamenti. A Wonderland, che mi fa ribaltare dal divano dalle risate. A LGO, lanoisette, Perboni e altri prof dallo sguardo acuminato e senza peli sulla lingua. A Soleil, a Bianca, a B Stevens, a tante altre blogmamme, blogfate, blogsorelle, blogregine di questo mondo enormemente femminile, come tutti i mondi intimi e nel contempo sociali. A ziacris, dall’animo indomabile, che è la vera ispiratrice, insieme allo spirito inquieto e mai defunto di mia nonna, del romanzo che sto scrivendo (ops, questo non ve l’avevo ancora detto, eh? Eh… beh. Se ne riparla se lo finisco.)

Ma anche a quelle che scrivono troppo poco e mi piacerebbe leggerle di più: Symosymo, Donna Popcorn, M., la stessa Frenci (per cause di forza molto maggiore, lo so). E a quelli che non leggono qui ma mi piacerebbe che lo facessero: Musica, il Pagliaccio, la Piccolina, e la coprotagonista invisibile delle mie giornate lavorative, l’Inflessibile, che mi dà più di quanto riuscirò mai a spiegarle, con la sua spigolosa, spesso scomoda ma incrollabile presenza, e con le risate da ragazzina che io, tra pochi eletti, ho il privilegio di vederle fare.

E così.
Buon compleanno, auleintempesta, mia amata, egoriferita creazione, dai vicoli oscuri che nemmeno io conosco tutti, con improvvise uscite sul mare, con finestre nascoste da cui respirare l’odore delle colline, con trapunte calde sotto cui nascondersi nelle giornate di gelo.

Domani si ricomincia.

giovedì 19 agosto 2010

Tanto per portarmi un po' avanti

...a proposito delle tre Desperate con cui dovrò probabilmente lavorare l'anno prossimo a Paesino Blu, ero lì che le immaginavo e ho dato loro i blog-nomignoli, per portarmi avanti.

Una è alta, un po' grossa ma ben tenuta, con unghia di tre centimetri laccata in rosso, ciglia supermascarate e vestitini fascianti.

Una è piccola, abbastanza magra, con zeppe leggendariamente alte, fuseaux sottovuoto e capelli riccissimi a criniera.

Una è piccola altrettanto ma più chiatta, con taglio di capello corto, occhialetto e accessori in oro tipo Madonna di Pompei. Ed è quella viperina, che non ho mai capito se è falsa o davvero scema.

Sono tutte e tre incommensurabilmente tettone (beh, quello anche io) o comunque con reggiseni imbottitissimi.

Come potevo chiamarle se non Brenda, Wanda e Guendalina.

Eh. Scusate.

All'alba viiiiiinceròòòòòò

E, alle nove e zerotre, una voce familiare, quella del Gigante, nel mio telefonino.

"Buongiorno. Servizio sveglia dalla scuola."
"Oh, ciao. Cosa mi racconti?"
"Ti racconto che stamattina ci hanno dato la classe."

La prima C si fa.

Ora vedo qualcosa di più chiaro all'orizzonte.

T'è toccato dar retta alla sentenza del TAR, eh, brutta insipida col tailleurino.

Adesso aspetto che lo mettano nero su bianco, che posso riavere l'utilizzo sulla mia III B, poi lo comunico ai ragazzi via sms.

Dopo di che, anche quest'anno, tu baci il mio culo bolscevico.

Andro & Gina, ovvero l'altra me

Ho avuto una strana esperienza. Uno di quei momenti in cui vedi le altre esistenze che avresti potuto, che potresti condurre.

Dovete capire che, a casa, nell'anno lavorativo, io circolo in pantalone morbido, maglia di spessore variabile a seconda della stagione e scarpa abbastanza bassa (non sai mai quando ti toccherà correre, nel corridoio di una scuola media). Delle gonne (solo lunghe) e delle autoreggenti (bandite) abbiamo già parlato.
Mi trucco (talvolta) e metto collane, molto meno anelli e praticamente mai braccialetti. Cucino poco e niente. Mando il marito dal macellaio, a far la spesa, gli faccio lavare i piatti, stendere il bucato e pulire i fornelli.

Qui in vacanza è tutto diverso, e soprattutto è diverso quando la vacanza è al mare.
La vacanza al mare è dell'Uomo. Io lo coccolo, lo vizio e lo riverisco.
Perciò ieri mattina si è svegliato e io avevo portato il cane, comprato le brioches e il giornale, pulito casa, e indossavo, visto che ero uscita, questo vestitino bianco e rosa stile Brigitte Bardot, mi mancavano la fascia nel capelli e l'eyeliner nero e poi eravamo in pieni anni Settanta.


Il resto della giornata è stato in tono.

Sostanzialmente, io al mare mi annoio. Quindi dedico un sacco di tempo a ungermi di creme, farmi le unghie, scegliere i vestiti, addirittura ieri sera mi sono fatta i capelli con il phon-spazzola per creare ondulazioni sul collo.
Nel resto del tempo spalmo la crema all'Uomo, leggo Glamour e Cosmopolitan (c'erano le collezioni autunno-inverno, a mia parziale giustificazione).
Insomma faccio la donna.

E ieri sera siamo andati a Sanremo all'ora dell'aperitivo. Altro vestitino anni Settanta, ma cortissimo. Sandalo bianco con tanta zeppa. Capelli come detto sopra, solo che poi ho cambiato idea e ho fatto uno chignon che era ancora più rétro, addirittura leggermente finto cotonato, come in questa foto.


Trucco, borsa, etc etc, ma soprattutto atteggiamento.

Ho caracollato sulla scarpa alta (dopo un mese di scarpe da ginnastica in montagna e dieci giorni di infradito, sembrava difficilissimo) e con quattro centimetri di stoffa a sud del sedere che mi impedivano di fare i miei normali movimenti nel sedermi o nel chinarmi.

Ho guardato il mare con aria annoiata dalla terrazza di un bar elegante.
Ho guardato le vetrine e l'ingresso del teatro Ariston chiacchierando di tutto e niente.
Chissà perchè, ho visto un SUV e pensato alla vita che farei ora se fossi la moglie dell'Ingegnere.

E poi ho visto un negozio che si chiamava con un nome di donna, per la precisione il nome della Fidanzata Storica dell'Uomo, quella che è stata scaricata per me, insomma.
Che era una donna a trecentosessanta gradi.
Alla domanda "Dove andiamo?" rispondeva "Dove vuoi tu."
Cucinava benissimo.
Faceva la pasta in casa.
Andava con lui alle trasferte di calcio.
Visitava con lui luoghi d'arte (questo lo faccio anche io, lei se ne intende di arte e io di storia, quindi pari).
Andava al mare con lui E LA NONNA DI LUI. Per intere settimane.
Non l'ha mai vista depilarsi in sette anni di intimità, nel senso che quando arrivava lui lei era già tutta a posto.
Non gli rompeva le palle perchè la domenica era dedicata al pallone.
Portava lingerie stile Moulin Rouge: reggicalze, pizzi neri e balconcini.
Non si lamentava dei pranzi della domenica dai parenti.

Oggi lui non ne parla granchè. Penso le volesse bene, ma quando dice qualcosa di lei è sia una frase breve che un concetto leggermente dispregiativo. Era annoiato a morte da quel rapporto, quando ci siamo conosciuti, ma lo ho troncato con grande fatica perchè aveva coinvolto eccessivamente sia la famiglia di lei che la sua.
E si è ritrovato con me. Che "faccio la donna" una settimana all'anno, lo strapazzo e pretendo un'assoluta parità di diritti, o al massimo la sbilancio a mio favore.

Con me, che ieri notte, dopo il giro a Sanremo e dopo avergli servito da mangiare davanti alla partita, ho fatto un test sul genere, proposto proprio ieri, guarda un po', da una simpatizzante buddhista che si dichiara apertamente genderqueer.
E' uscito come risultato "donna androgina" e mi sono quasi stupita, pensavo uscisse "uomo coi capelli lunghi". Mio malgrado sono più femminile di come mi sento.

Con me, che stanotte ho fatto questo sogno.

E' il mio primo giorno di lavoro a Costigliole, ma mi sono svegliata in ritardo, sono le 08.38 e sono ancora a casa.
Parto in ritardissimo, senza lavarmi nè pettinarmi e consapevole che devo fare quasi 40 minuti di strada e arriverò non per la seconda, ma per la terza ora, proprio il primo giorno. Non ho idea di quale sia il mio orario, ma so che la preside è una donna (vero) e questo mi mette a disagio, tanto quanto pensare di catapultarmi davanti a una classe che non ho mai visto facendo subito la figura della disorganizzata.

Quando arrivo, in realtà non c'è una scuola ma un set dove stanno girando un film (credo di Woody Allen, ma non vedo registi). Io sono una delle attrici, ma quelle veramente importanti arriveranno più tardi perchè stamattina c'è una situazione delicata, bisogna girare una scena esplicita di sesso gay.
Serve qualcuno che metta a proprio agio i due protagonisti della scena: Michael Caine
(punto interrogativo) e Robbie Williams (punto esclamativo). Così mi chiedono imbarazzatissimi se posso pensarci io, dato che sono l'unica donna presente, e mi ritrovo a coccolare Michael Caine (punto esclamativo-interrogativo-esclamativo) in una gigantesca vasca idromassaggio, sotto lo sguardo attento di Robbie Williams (puntini di sospensione, questa è veramente perversa), di tutti gli altri attori e dello staff tecnico.
La cosa prende un andazzo ironico e leggero, ma anche tenero ed emozionante. Io sono molto imbarazzata, ma non tesa.
Quando me ne vado dopo la scena, entro in un bagno e ci trovo Tom Skerritt
(altro punto interrogativo, ma meno di Michael Caine) nudo nella vasca, scoppio a ridere, dico una cosa tipo "Eh va beh ora non prendetela come un'abitudine" e con me tutto lo staff si fa una bella risata.
Poi vado a cambiarmi per la mia parte nel film, consapevole che tra me e gli uomini che lavorano sul set ora c'è un rapporto cameratesco e allegro, ma anche di rispetto reciproco. In quella arrivano le due star femminili del film: Julia Roberts e Liv Tyler, belle anche in versione nature ma nervosissime, inferocite perchè devono truccarsi da sole e visibilmente infastidite dalla mia esistenza, anche perchè io mi sbaglio e invece della mia crema abbronzante mi spalmo addosso un quintale di spuma che era lì apposta per i magnifici capelli di Liv Tyler.

Ciò le mette di umore anche peggiore, ma io me ne frego perchè, mentre giro tra set e camerini, tutti, da Caine all'ultimo dei cameraman, mi salutano sorridendo e mi trattano come una di loro.

Mi sono svegliata consapevole che nel mio mestiere ci sono troppe donne. Consapevole che se prendo la cattedra a Paesino di Sogno dovrò completarla con tre ore a Paesino Blu, avrò per colleghe di Lettere le tre Desperate Housewives, che fanno a gara a chi avrà il vestitino più femminile e l'accessorio più trendy, ogni santo giorno che Gesù manda. E di cui una (lo so per certo, ci ho già lavorato) è una vipera travestita da sciocchina.
E che sono annoiatissima dal mare e da questo ruolo strano che, lì per lì, mi pareva divertente, finchè non ho realizzato che l'Uomo non mi ha ancora sfiorato con un dito da quando siamo qui.

Uno per la Prof Maschiaccio, zero per la Total Female.

mercoledì 18 agosto 2010

Sweet Home Torretta

No, a parte il discorso scuola, è che a me manca casa.
E' dal tre luglio che giro come una ventola.
Ho fatto delle vacanze da ricchi sissignore, lunghe, in posti belli, etc. etc.

Però belin. Tra dieci giorni torno a lavorare e non avrò avuto tempo di sedermi un minuto sul mio divano.

Non mi ricordo neanche che libri ci sono sul comodino a Asti. E anzi, dato che Fata Romena ha lavorato in nostra assenza, chissà se ci sono rimasti dei libri, sul comodino. Sempre che ci sia ancora il comodino ("io ha deciso che mette a posto vuostra camera visto che non ci siete, poi ho pensato metto il cuomodino suopra scrivania, ribalto armadio, inserisco due duozzine di viti e ho costruito vuostra vasca idromassaggio"... nel senso che la nostra bella Fata è peggio di McGyver, le dai un pezzo di spago, un chiodo e due arachidi e ti fa un letto a castello).

Devo (DEVO!) fisicamente vedere la Diavolessa. E sentire l'odore dei capelli di Bibi e Pallina.

E andare al parco con il cane. E riallacciare un cospicuo rapporto economico con il macellaio, perchè da quando non ho lui non mangio praticamente proteine animali, con beneplacito dei buddhisti.

Uh Gesù, e i buddhisti!

E il mio ufficio? E il caffè dal Mattia? E i dopocena dal Blago col Nobile Toscano?

Mamma mia, mi sembra di essere andata via da sei anni.

Potrei scoppiare in lacrime al solo sentire la voce dell'Inflessibile, anche perchè ci sono buone probabilità che io e lei quest'anno non lavoriamo nella stessa scuola.

E mi mancano le mie colline. Le mie stradine nel bosco. I miei libri. I miei quaderni. Il cinema. I film in dvd. L'odio sconfinato che mi suscita il mio vicino di sopra. Gli Astigiani cocainomani al volante. Il pavé. Le carognate della Bestia Nera, gli occhi seri del Gigante, addirittura - state calmi, non linciatemi - la neve.

Giuro. Ieri pensavo alla neve.
Secondo me all'analisi del DNA sto mutando, ormai sono proprio un po' astigiana.
Ci sono serie probabilità che quest'anno vada a vedere il Palio.

Sans souci

Ho fatto un paio di scoperte che mi hanno suscitato una riflessione.

1) A notte fonda ieri ho scoperto che forse dovrò anticipare la mia risalita in Piemonte e anche la chiusura della casa di montagna.
Il che mi va bene, intendiamoci.

2) Attualmente abbiamo varcato la metà della vacanza al mare. Il che mi va bene, a sua volta.

3) Avendo io fatto una telefonata personale e mandato un sei-sette messaggi a due amiche, mi sono giocata per oggi i venti minuti d'orologio in cui non sono a disposizione dell'Uomo (al mare entro in modalità geisha, schiava etiope e donna oggetto, diciamo che una settimana all'anno se la merita). E adesso tutto quel che farò oggi (dal farmi una pedicure di base al cucinare) lo farò lui presente, spero chiacchierando del più e del meno o stando in uno di quei deliziosi, profondi islenzi in cui non si pensa a niente e non c'è bisogno di parlare.
Il che mi va bene, a sua volta.

Così però mi sono trovata a pensare al fatto che oggi è il 18 agosto: un anno fa esatto, a forza di ricorsi e di controricorsi dei sindacati, della Pubblica Istruzione, dei CSA, riguadagnavo in assegnazione provvisoria la mia classe. Quest'anno non si sa ancora niente.

Ieri parlavo con l'Uomo che aveva sentito la Supernadia Segretaria dei Sogni per questioni di lavoro, e mi diceva appunto che tutto tace. Io so che il 23 luglio il TAR Lazio ha vinto il ricorso dichiarando ILLEGALE (non illegittimo o incompleto o modificabile: ILLEGALE) il reclutamento docenti di quest'anno.
Quindi credo che ora a livello regionale stiano litigandosi le poche cattedre che ancora verranno concesse (forse) da Maria Antonietta Gelmini alla vil plebaglia della scuola pubblica (non hanno classi a sufficienza? che mangino brioches... Sì Mariastronza, sono anni che mangio brioches, vorrei solo sapere in quale bar di quale località di provincia finisco a mangiarle... e magari chi mangerà brioches al posto mio a Paesino di Sogno).

Ciò mi fa pensare che, tra i genitori a luglio, il marito ad agosto e ancora qualche strascico di parenti e amici, io sono impegnata fino al ventotto del mese. E per carità, va benissimo, rispetto all'anno scorso, quando ho praticamente dormito tutta l'estate in un cartone davanti alla CGIL, con il telefonino acceso in mano, in attesa che mi dicessero qualcosa. Quantomeno non mi cruccio.

Però ieri si è svolta la seguente conversazione, sul pacifico terrazzo vista mare dove alberghiamo a pranzo:

Castagna: - Mah, secondo me quest'anno va come tre anni fa, che con tutto il bordello che han fatto con le graduatorie poi devono riassegnare le cattedre a novembre.
l'Uomo: - E' possibile.
Castagna: - Nel qual caso magari mi becco la cattedra a Paesino di Sogno a scuola iniziata, in quanto avente diritto.
l'Uomo: - Sì. E ti verrà da piangere a lasciare quelli di Costigliole, perchè dopo due mesi ti sarai già affezionata.
Castagna: - Ma stai scherzando? Piuttosto mi verrà da piangere a prendere i miei in terza a novembre!!!
l'Uomo: - Eh, già.
Castagna: - Che poi quelli, se stanno due mesi con una supplente, la ribaltano. E quando torno chissà che fatica, sono viziatissimi, praticamente sono contenta solo io di averceli, tutti i colleghi li trovano troppo agitati... In effetti lo sono, agitati. Non ho dubbi che se non me li ridanno subito, ma solo dopo un po', ci vuol la frusta fino a gennaio.

Nel corso della giornata il pensiero di quel che deve capitare tra meno di due settimane nella mia vita lavorativa mi ha messo un po' in allarme.
E' stata un'estate talmente piena che non ho avuto tempo di pensarci, finora, e adesso eccoci qua, all'oscuro di quel che ci toccherà fare, di una data entro la quale capirci qualcosa, di quale risposta dare ai ragazzi che danno per scontato di rivedermi in cattedra tra meno di un mese.
Pensandoci, tra Santo Stefano, Genova, Asti e la montagna sarà meglio che faccia un salto a Canelli, che guardi nelle palle degli occhi la preside e mi faccia, quantomeno, dire quali classi avrebbe intenzione di darmi se capito da lei.

Così poi questo blog compie un anno con le idee un po' più chiare.

martedì 17 agosto 2010

Mare, profumo di mare...

A me la montagna piace sempre e comunque più del mare, anche se è col mare che identifico la mia vita e, da brava Genovese, è dal lessico dei marinai che estraggo tutte le più sentite similitudini.

Ma, ragazzi.

Mi sveglio la mattina, apro le tende e davanti ci sono dozzine di piccole imbarcazioni da turismo ormeggiate in fila, che ondeggiano dolcemente, riempiendo l'aria di suoni delicati come una grande campana a vento.

La spiaggia è a meno di cento passi dalla casa.

Ho una piccola cucina, un letto enorme e un grande terrazzo con cespugli di lavanda.

Se solo riesco a impedire a Matilda di saltare sul terrazzo dei vicini e a spiegare all'Uomo che il secondo telo da spiaggia non serve ad asciugare i Suoi Regali (e peraltro bellissimi) Piedi, ma è lì per essere steso sul mio lettino, questo posto è ragionevolmente vicino al Paradiso.

venerdì 13 agosto 2010

Errata (per fortuna) corrige

Ieri inveivo contro l'abitudine della mia famiglia acquisita di festeggiare sempre con pranzi e cene a minimo 90 km dal luogo di residenza del festeggiato (e talvolta 170 dal luogo di residenza degli invitati). Che purtroppo è davvero radicata.

In ben due occasioni, con la Cinquecento e senza pneumatici da neve, ho traversato l'Appennino sul ghiaccio (una volta, una grandinata disumana in autostrada, pallini di ghiaccio a migliaia, sembrava di guidare sulle biglie, per festeggiare Pasqua in un ristorante di Ovada; un'altra volta, su stradine di campagna a fare Natale da una zia trasferitasi in Appennino, ovviamente ripartendo dopo le sei di sera col buio pesto e uno scenario che avete presente solo se avete visto "Frozen River"... o le Olimpiadi invernali di pattinaggio di Torino 2006... io e Cognatina in tutù di lamè a fare doppio flip triplo tolup). E non si contano le mille occasioni di spostamento ulteriore date dalla necessità di recuperare nonne, zie, prozie, e poi di riaccompagnarle.

Comunque.

Ieri, per fortuna, ho equivocato. Alla località che mi è stata indicata come sede del compleanno di Nonna Infera ho associato mentalmente il bell'agriturismo dove, anni fa, ho trascorso con alcuni amici di Ricky un pomeriggio di sole: vista pazzesca, strada strettissima piena di curve e buche e senza un lampione, peraltro tutto fattibile di pomeriggio, almeno finchè l'Uomo, per ripartire, facendo manovra non ha centrato con la ruota dietro della mia macchina un tubo di ferro che sporgeva dal terreno, e mi ha squarciato il copertone. Lì sì che ci siamo sentiti un po' isolati dal mondo.

Ma il ristorante di ieri sera non era affatto lì, bensì in un paesino ai piedi del passo del Turchino, molto più vicino alla civiltà e dotato di strada decente. (In sostanza, per chi conosce il Ponente genovese, loro han detto Mele e io ho capito Campenave.)

Inoltre il ristorante era indicato come brasserie: il che, per una che detesta la carne al sangue e cuoce le fettine alte 3 mm per sei minuti, è uguale a digiuno.

Va beh. Io sono partita ascoltando Nora Jones che cantava un mix di "Somewhere over the rainbow" e "What a wonderful world". Mi sono concentrata tantissimo sul fatto che lei la fa in falsetto e io in normale voce di contralto, e all'altezza di Pegli padroneggiavo l'armonizzazione dei due toni di voce.

Poi sono arrivata, con qualche minuto di ritardo, ed erano già tutti a tavola:
Biosuocera, Suocero Aggiunto, Nonna Infera, Nonna Superna, Cugino Mandrogno e l'Uomo. E, sorpresa, anche Gigantesco Mostro Bavoso n.3, cioè il nuovo boxer dei suoceri, che per brevità chiameremo col suo nome vero, Poldo. Perchè il ristorante accetta i cani, ed era anche il compleanno del Gig... di Poldo, insomma.

Tecnicamente una cena del genere può essere un disastro. La Nonna Infera quando ci sono situazioni di rappresentanza spesso si agita, il Suocero Aggiunto può fare il coglione, la Biosuocera arrabbiarsi con madre e/o compagno, il cane scoreggiare e sbavare ai nostri piedi e spingerci col testone mostruoso per avere del cibo.

Invece no. Ieri sera, intanto per cominciare, il cane era l'equivalente di un enorme peluche. Non aveva il minimo odore, era sdraiato in un angolino tra l'Uomo e il Suocero e se nessuno lo considerava dormiva placido. Io, che ho avuto un bruttissimo rapporto con il Gigantesco Mostro Bavoso n.2, alias Bosko, comunque amo gli animali e quindi, visto che Poldo da adulto non lo avevo ancora visto, ho cercato di simpatizzare. Scoprendo così che Poldo è timido, è dolce, obbedisce E NON SBAVA. Il che mi ha immediatamente riconciliato con la razza dei boxer.

I parenti ieri erano adorabili. Anche la Nonna Superna, che comincia un po' a rincoglionire, porella, ma è tanto cara.

Il ristorante, che credevo avesse per menù "pezzo di mucca crudo buttato mezzo minuto su una piastra unta", era modesto all'apparenza e ECCEZIONALE quanto a scelta.
A parte le carni: giuro che oltre a tutte le possibili carni tradizionali e a quelle ormai ovvie come struzzo, bisonte e canguro, c'erano "filetto di kudù" (l'antilope dalle corna ricurve che Hemingway cacciava in Africa, per capirci, questa della foto) e "tagliata di zebra", e quando sono arrivata allo gnu sono scoppiata francamente a ridere.
Poi c'erano circa cinquanta altre scelte, tra cui dei taglieri che comprendevano grigliate miste di salsiccine piccole piccole servite con una cupoletta di riso venere, le patatine al forno, un fico d'india sbucciato a forma di fiore, le salsine e dell'insalatina; poi le cose più strane al cartoccio, e una lista di dolci vergognosamente porcosi.
Per completare, non faceva per niente caldo, per cui avevamo anche tutti appetito.

La quasi vegetariana Castagna si è fatta un curioso piatto oblungo di legno di patate con fonduta e tartufo, diviso con gli altri, perchè erano tipo quattordici patate di media misura, e soprattutto ha potuto celebrare uno di quei lussuriosi, arcaici, precolombiani riti vegetariani che adora: prendere con due mani una pannocchia arrosto e ficcarci la faccia dentro.
Una cosa così buona che ho avuto una visione di me che faccio barbecue in giardino a Wisteria Lane per il resto delle mie domeniche.

Il clou della serata, a parte inciuccare la povera Nonna Superna che tra kudù, tartufo e sorbetto al cardamomo non ci capiva un cazzo e continuava a desiderare del pesce fritto e il gelato al cioccolato, ma alla fine era sversa a forza di vino, vodka del sorbetto e grappa, è stato la seguente conversazione con quel timidone di Suocero Aggiunto, che a volte è veramente troppo tenero:

Lui: - "Ma... pensavo una cosa... se voi due aveste un figlio... io per lui... cioè, lui cosa sarebbe, il mio... nipotastro?"
Io: - "Beh, in teoria sì, ma io gli direi che è tuo nipote. Cioè, per me è normale avere quattro suoceri, io mica faccio distinzioni tipo "suocerastro". Quindi mio figlio avrebbe sei nonni e andrebbe bene così, no?"
Lui: "Ah, ecco, sì."

Era tutto contento. Ma che carino.

giovedì 12 agosto 2010

Ricominciare

Stamattina ho spento la sveglia e mi son girata di là.
Il sonno del giusto, nel mio letto, dopo quel che mi è sembrato un miliardo di settimane; grazie a Dio, anche se l'Uomo ieri ha tentato la russata in sordina, poi si è per fortuna voltato sul fianco. E comunque io mi sono addormentata secca, giusto mentre valutavo se trasferirmi sul divano per non soffrire il caldo coniugale, che è tanto bello nel gelido inverno astigiano ma un po' meno ad agosto.

Ma venti minuti dopo essermi girata di là ero di nuovo sveglia. Con due occhi così.

A pensare al Danno che, a giudicare dalle parole di suo padre ieri su Facebook, di strada da fare per tornare come prima ne ha. Oggi lo portano ad Alessandria per la riabilitazione.
Il padre ha scritto: "E' come una rinascita". E io stamattina pensavo al bambino di dieci giorni dei vicini di sopra (per ora non rompicoglioni come il fratello) e a tutto quello che si impara dalla nascita in poi: a mangiare, a parlare, a camminare. Mi chiedevo se il Danno dovrà semplicemente rimettersi in forze o proprio ri-imparare a vivere.

All'ora di asciugarsi i capelli, questo pensiero si era allargato a macchia d'olio sulla mia giornata e la mia vita, prendendo la forma di una riflessione sul ricominciare.

Ricominciare a fare la spola tra Asti e Genova, per esempio, a partire da subito.

Ricominciare con una famiglia, anzi due, ma perchè limitarsi, facciamo tre. A partire da stasera, che tanto per cambiare non si può festeggiare un ottantaquattresimo compleanno nella trattoria sotto casa, ma si deve salire fino in cima alla montagna, su strada stretta, piena di curve e non illuminata, possibilmente sotto il terribile acquazzone tropicale previsto dal servizio meteo, che ovviamente si scatenerà a mezz'ora dall'appuntamento mentre cercheremo di attraversare una Genova impazzita (perchè ovviamente la montagna da scalare è dall'altra parte della città e non "un po' più a ponente": la fine di Genova a ponente. In orizzontale. Quasi l'inizio del passo appenninico, in verticale. Cazzo. Io sono sociopatica, ma la famiglia di mio marito certe cose se le studia, e con cura, per farmi impazzire. L'ultimo compleanno, per festeggiare una persona che abita a Milano, con gli unici due invitati provenienti dalla val di Susa, era una cena ad Arona. Ma vaffanculo.)

Ricominciare a lavorare, probabilmente in un contesto diverso, con l'ennesima terza disillusa che vede arrivare l'ennesimo insegnante nuovo, con altri dirigenti, altra segreteria, altri colleghi, altri bidelli. Un'altra strada da fare al mattino (finito, spero solo temporaneamente, il mio bel percorsino nel bosco silenzioso). Un altro cassetto, un'altra sala prof. Un altro bar per i caffè.

Ricominciare a tenermi bene, dopo due anni di sciopero, in cui ci hanno pesantemente rimesso la linea, i denti, i capelli, gli occhi, la pelle.

Ricominciare a studiare, a organizzare le lezioni, il lavoro d'ufficio, a mettere in ordine i documenti, a battagliare con gli amministratori.

Ricominciare con la gestione del cinema, le rassegne, le presentazioni, lo sbigliettamento, i viaggi su e giù a recuperare la cassa, e tutte quelle ore di visione di magistrali film d'essai.

Ricominciare tutto da capo.

Che è una cosa splendida e orribile, ogni volta.

Quest'anno ho un progetto da sottoporvi.

Chiamatelo simplify, chiamatelo spaceclearing, chiamatelo decluttering, chiamatelo riorganizzazione degli spazi, chiamatelo feng shui.

Il punto è che ho un grosso ingorgo nell'anima. E visto il senso di reale benessere che mi ha dato il mero lavoro fisico in questo mese, stavolta ci voglio credere, che riordinare, fare spazio, buttar via il vecchio e il rotto, serva a pulire anche il cuore.

Questo, a partire dal rientro dal mare, e sempre che riusciamo a scendere, stasera, dalla cazzo di montagna dove gioiosamente celebreremo il compleanno della Nonna Infera.

Joyful joyful...




Il Danno è sveglio e parla!!!


Questi sì che sono momenti!!!!!!!

mercoledì 11 agosto 2010

Please please please...


...let me let me let me
get what I want...
...this time...

sabato 7 agosto 2010

Novità zero

No non ci sono novità. Il che magari è un bene.
Magari no.

Cerco di pensare in modo "circolare" e non "rettilineo".
Ho voglia di tornare a casa.

martedì 3 agosto 2010

Sensazioni

Mattina. Asti. Io e la De sole.
Fotografie di alcune sensazioni, tra il caffè e l'ora di uscire.

Ormai siamo in agosto, sono oltre tre mesi senza psicologa alias Fata Bionda, mi sto arrangiando a mettere in pratica quel che ho capito delle mie problematiche, e sono abbastanza lucida, anche se non conseguo chissà quali risultati. Ciò è bene, credo.

Anche stavolta, l'estate sta passando con pochi amici e molti parenti, non molti per quantità ma per qualità, diciamo. Ciò è faticoso, ma è la scelta che avevo fatto a inizio estate.

Tornata a Asti metto a fuoco alcuni aspetti che voglio cambiare nella mia vita qui. Ciò è utile, credo.

Passando su una bilancia elettronica ho visto cose che avrei preferito non vedere e così ho spontaneamente cominciato una sorta di dieta basata sul buon senso. Per caso, in questi giorni mi sono risentita col Pagliaccio e anche lui sta cominciando la dieta, deve perdere il doppio del mio peso, ma ha il quadruplo della mia forza di volontà, quindi l'ho eletto mio motivatore ufficiale. Intendo stravincere la gara alla forma fisica nella categoria DDC (devi dimagrire chiattone) composta da Sanguedelmiosangue e Diavolessa, e il coach sarà utile. Però pensavo anche di mettermi nelle mani del coach dell'Uomo, il mitologico Paolino con una scalinata di addominali. Che poi, se sto buona, ogni tanto in quella palestra ci passa anche Luca Argentero e mi rifaccio un paio di diottrie, già che ci sono. Ciò è da verificare (l'esistenza di Luca Argentero in palestra, intendo, e anche la mia determinazione a mettermi nelle mani del Paolino, che è un kapò nazista quanto a programma fitness).

Si galoppa nelle riflessioni filosofiche con gli amici buddhisti. Ciò è molto bene, credo.

Ho chiarito a me stessa che non sono per un cazzo contenta della macchina che ho comprato. Ciò è male.

Dal lontano ospedale di Cesena non si hanno più notizie del Danno, nel suo paesino organizzano veglie di preghiera, amici e parenti ogni giorno intasano il suo profilo Facebook di incoraggiamenti, e io mi chiedo quanti genitori tra gli adulti che lo conoscono riescano a sopportare che i figli escano in macchina o in motorino senza un morso profondo di paura. I suoi occhi restano chiusi, intanto. E ciò è molto triste.

Sono afflitta e affranta all'idea di tornare in montagna ed è storicamente la prima volta che me la vivo così. Ciò è indicativo di molte cose, credo.

lunedì 2 agosto 2010

Sociopatia come se piovesse e rosee speranze per il futuro

Va' a sapere perchè, mi sono addormentata alle sette di mattina.
E mi hanno svegliato:
1) il vicino di sopra che in veste di futuro papà (quella specie di essere bovino ha rimesso incinta quella specie di mostro con cui dorme, nasce a giorni il secondo prodotto delle loro pesanti copule, che verrà allevato a urla e giochi pesanti come il precedente, il tutto sopra le nostre teste, che culo eh?) si dà da fare e passa l'aspirapolvere esattamente dalle 08.33 alle 09.27 del mattino.Un'ora per un appartamento piccolo come il mio. Penso che lo abbia passato anche sui soffitti.
2) l'Uomo che temeva di esser rimasto vedovo, alle 11.39. Si ringrazia l'Uomo per aver chiamato in presenza dei miei, ottenendo un "Scì... Mno... Mnollosoh..." degno di Bridget Jones all'apice della ciucca e confermando ai miei che hanno messo al mondo un'ameba dedita al vizio.

A mezzogiorno ho fatto la doccia, portato il cane, preso un litro di caffè e ora sono seduta sul divano con le tempie di gommapiuma e in bocca quel terribile sapore da "mattina dopo la festa". Solo che non c'è stata nessuna festa. Solo io che smanettavo al computer, rileggevo un pezzo di "Eclipse", telefonavo a mio cugino, messaggiavo con il Pagliaccio, altro noto insonne. E poi non riuscivo a addormentarmi.

Comunque alle luci dell'alba (le 13.59) ho riacquistato la lucidità e decreto definitivamente che sono sociopatica.

Per i seguenti motivi che vado a elencare:
- ho cercato in tutti i modi di stecchire con mille parole il povero gattonero che aveva tentato a modo suo di darmi solo una pacca sulla spalla, perchè mi sentivo attaccata;
- dopo venticinque giorni passati a disintossicarmi da tv, internet e caffè, ieri sembravo un'invasata, avevo dodici pagine di Explorer aperte contemporaneamente;
- ho bisogno di ventiquattro ore di decompressione tra i miei genitori (che pesanti come quest'anno lo sono stati solo quando di anni ne avevo 17, e lì la responsabilità è stata in parte anche mia) e quella povera Zia Buona che è la persona meno invasiva della terra;
- nonostante l'entusiasmo con cui giovedì sera, arrivato l'Uomo che non vedevo da sola da una settimana, ho fatto notare a chiunque volesse vedere e/o sentire (nel portone, nell'ascensore, sul pianerottolo e in casa) che mi era mancato, sono dispostissima a barattare qualche ora con lui con qualche ora a gironzolare in mutande in casa a Asti senza dovermi preoccupare di lui, dei gatti, dei miei, di fare la spesa etc.;
- conto i giorni (12) che mi separano dalla vacanza lontano da tutto e tutti sola con l'Uomo;
- non vedo l'ora di rientrare nella routine lavoro - cinema - ufficio - casa, anche se mi sono lamentata che la mia vita sociale si svolgeva quasi solo all'Esselunga di Corso Torino;
- ma soprattutto soprattutto soprattuttissimo, ho ricevuto la notizia che quest'anno nel cinema ci saremo fino al collo, che stanno pensando di darci la gestione per tre anni consecutivi e che a Natale, capito bene? al VENTICINQUE DI DICEMBRE!!!, sì! il cinema sarà aperto e, avendo Movie Man e l'Inflessibile due bambini, indovina a chi toccherà aprire e chiudere le danze???
E anche se lì per lì ho fatto un po' di storie, ho intravisto in ciò la possibilità, oh quanto sognata, di non andare in nessuna delle seguenti località dove ultimamente abbiamo passato il Natale: Genova Albaro, Genova Carignano, Genova Foce, Genova Sestri, Genova Pegli, Arenzano, Milano, Avolasca, Cogoleto, Culoailupi, Altrapartedelpianeta, Puttenbergen, Base Antartica 14 del CNR, vetta del K2, falde del Kilimangiaro, giungla del Borneo, e (oddio che goduria anche solo pensarlo) di non peregrinare da un indirizzo all'altro con la slitta carica (oh oh oh!) di regali, ma di SVEGLIARMI LA MATTINA DI NATALE A ASTI CON MIO MARITO SENZA DOVER PRENDERE LA MACCHINA PER ANDARE DA NESSUNA PARTE.

(Un minuto che mi ricompongo dal godimento... ecco.)

Se così realmente dovessimo organizzarla, ovvio che farei, nell'ordine:
- il presepe (buddhista, non so come viene ma mi ingegnerò a trovare un modo)
- l'albero di Natale
- i centrini con le pigne
- la buche de Noel
- i biscotti allo zenzero a forma di elfo di Babbo Natale
- le decorazioni alla cannella
- i festoni di lucette intermittenti sul terrazzo
- i festoni di agrifoglio, pino, vischio, salsapariglia, marijuana, zucchine o quant'altro richiesto dalla ricorrenza
- una depilazione brasiliana e dieci massaggi drenanti
- acquisti di biancheria intima da non meno di cento euro al pezzo, di colori rigorosamente natalizi-capodanneschi
- procurerei neve artificiale se non ce ne fosse già fuori dalla finestra
- trasformerei la Hyundai in una trojka con renne originali siberiane
- metterei nastri al collo dei gatti e del cane (rosso a Bontcho e Daisy, verde a Matilda che rossa lo è già di suo)
- metterei la ghirlanda di abete sulla porta di casa
- organizzerei la famosa Festa degli Auguri che da anni mi riprometto di organizzare, e la farei a Asti, con la clausola che, cari parenti, se venite, ci fa piacere, se non venite, beh noi vi avevamo invitati e non siete venuti, e ciò NON implica che ci sposteremo noi!!!

Sono sociopatica. Mi dispiace ancora, ma da qualche mese non faccio più nemmeno finta di provare a smettere di esserlo. Devo dire che se avevo qualche speranza di riprendermi, il luglio 2010 con bocconate di merda QUOTIDIANE mi assicura che non è il caso nemmeno di sperarci.

domenica 1 agosto 2010

Questo era da postare più avanti...

...ma lo metto adesso per le ragioni che ho scritto nell'ultimo post. E' una riflessione che ho fatto in montagna, mentre attendevo sviluppi di varie questioni per me difficili. Di seguito, per chi non si scogliona a leggere dei massimi sistemi, ci metto anche la cosa che ho pubblicato sul forum buddhista a proposito della preghiera. Scusate il linguaggio tecnico, quelli del forum sono dei mostri di dialettica e filosofia e parlano praticamente in tibetano. Se a qualcuno frega darà poi spiegazioni, ma mi interessava postarlo per il senso generale.

Ne approfitto per scusarmi se il mio blog è diventato una specie di "Six feet under" online, se invece che raccontarvi aneddoti scolastici carini, o fare della satira à la Perboni, o semplicemente cianciare del più e del meno vado su argomenti un po' tosti. E se insisto sul buddhismo. Preferirei di gran lunga essere al lavoro e non avere certi pensieri, ma quest'estate sta andando un po' così, non certo per scelta mia.

Post "filosofico" sulla morte

C’è stato un momento, quest’estate, in cui il pensiero della morte mi si è imposto con violenza, da più di un punto di vista.

Non è la prima volta che mi affaccio dalla finestra della casa in montagna e trovo oltraggioso che gli uccellini cinguettino, che il cielo sia azzurro, che i pini abbiano un buon profumo, perché penso a qualcuno cui voglio bene che tutte queste cose potrebbe non godersele mai più.

Non è la prima volta che devo frenare impotente di fronte all’attesa, che per me è peggio del dolore stesso.

Non è la prima volta che mi chiedo se esiste una giustizia nel fatto che le persone invecchino, che si ammalino, che muoiano in un incidente o, semplicemente, sdraiate sul letto di casa mentre guardano un film.

Qualche estate fa guardavo dalla finestra pensando con orrore a una diagnosi fatale, fatta non a un amico qualsiasi, ma all’Ingegnere. Io sono stata la sua donna per secoli, parecchio tempo dopo lui si è sposato con la tizia per la quale mi ha mollato, e a pochi mesi dalle nozze gli hanno dato una speranza massima di vita di cinque anni. Non sarebbe probabilmente arrivato ai quaranta, santo Dio, a sentire quella prognosi.

Il fatto che, grazie al cielo, con l’intervento si sia rivelato che il suo era il famoso caso su mille in cui va a finire tutto in gloria, e passa la paura, non elimina una spaventosa cicatrice sul suo corpo, non elimina il terrore che deve aver provato sua moglie, non elimina l’immensa prova di coraggio, equilibrio e serenità di cui lui ha dato prova durante quelle settimane, e non elimina quel che tutti noi amici abbiamo imparato da quel tremendo spavento.

Io in quel periodo mi sono svegliata non so quante volte di notte per guardare l’Uomo e ringraziare che stava bene.
(Se niente niente in seguito questo effetto collaterale avesse cominciato a passarmi, poi l’Uomo ha avuto un incidente in cui ha polverizzato la parte davanti della station wagon ed è uscito illeso, e anche da quello ho imparato parecchio, mi sa.)

E di nuovo recentemente il pensiero della chiusura dei conti mi tocca averlo. Pensare che non siamo eterni, pensare che non sai mai quando e dove, pensare che il corpo ha una resistenza limitata agli anni, agli urti, mentre i sentimenti possono scavalcare le macchine che ticchettano, le luci dei monitor che pulsano, e viaggiare fregandosene del tempo e dello spazio. Che se anche i sentimenti invecchiassero e morissero sarebbe più semplice, ma alcuni resistono a qualunque prova, anche alla separazione definitiva. E che un modo di morire è non poter più capire, o farsi capire dagli altri: perché gli anni e gli acciacchi ti cambiano il carattere, o perché il tuo corpo perfetto, giovane e pieno di energia, si ritrova da un istante all’altro chiuso in una corazza dalla quale esce qualche lacrima, ma nessuno sguardo, nessun gesto.

Pensare a mio padre che era l’uomo più bello, elegante e forte del mondo, che vaga da solo per una strada che non conosce, ciò inteso sia fisicamente che metaforicamente, mentre mia madre si sforza di trovarlo, di accompagnarlo, ma a volte non sa come fare, e io meno di lei.

Pensare a un ragazzo di diciassette anni che a fatica sta tornando da un luogo lontanissimo e, quando aprirà gli occhi, gli diranno che è stato via giorni e giorni, e dovrà accettare di essere stato in braccio al buio, mentre i suoi parenti e amici si straziavano nell‘aldiqua per richiamarlo indietro.
C’è voluta la forza generosa della Diavolessa per telefonarmi a mezzanotte e dirmi che non si prova dolore, che si è coscienti solo a tratti, che poi ti dimentichi com‘era. (Cazzo, a ben pensarci questa del poi ti dimentichi la dicono anche del parto, e sarà vero, ma non significa certamente che non sia stato doloroso.)

E intanto, curiosamente, accorgersi di essere cambiati, che certe cose vanno a colpire sempre nello stesso punto, ma proprio perché è già stato colpito fanno un altro tipo di male, causando non lo strazio sanguinante che ricordavi ma una specie di orrenda fitta continua, sorda, che non ti impedisce di camminare parlare e far finta di niente.

Capire che, a forza di incamerare persone che muoiono, stanze d’ospedale, fatiche quotidiane della vita, separazioni, offese, difficoltà, tradimenti, bugie, disgrazie, orrori, ingiustizie, violenze, sei invecchiata. E da più vecchia hai un altro sguardo, che riesce a salvarti dall’annichilimento nel dolore ma non dalla progressiva, inesorabile perdita della speranza.

E un po’ è anche un bene. Se non è tollerabile pensare a un ragazzo nel fiore della sua bellezza che sta sospeso immobile tra il mondo concreto e chissà quale universo di silenzi, è giusto imparare che le cose finiscono, tutte le cose finiscono, e che resistere puntando i piedi le fa solo finire con più dolore.
Che si vive male se si vive nella paura di perdere qualcosa o qualcuno.

Ma d’altra parte come si fa a non credere, a non sperare. A non convincersi che l’amore apre qualsiasi porta, ti ferma sull’orlo del precipizio, ti riporta indietro dall’altro mondo, come il canto di Orfeo.

Io, a forza di riflettere, meditare, e chiudermi pian pianino in me stessa, ho raggiunto certezze su alcune cose che credevo impossibili da dimostrare, ho imparato a fidarmi della parte animale che ha premonizioni, fiuto, sesto senso, telepatia, e a mandare affanculo la parte razionale che cerca di agire, di pianificare la battaglia, di guarire, di stoppare processi chimici e biologici, di imporre una volontà.

Paradossalmente, a un certo punto mi è sembrato ovvio che il mio pensiero subcosciente riuscisse a raggiungere la mente, smarrita nel coma, di un ragazzino con cui non parlo da anni, più di quanto la mia presenza fisica, le mie parole e le mie azioni possano raggiungere mio padre vedendolo tutti i giorni.

Ed è diventato più facile credere. Non a un Dio che avrebbe fatto la cosa giusta, come mi sarebbe parso evidente una volta. Non c’è un cazzo di niente di giusto in un ragazzo neopatentato che investe due donne mentre fanno una passeggiata, o in un bambino malato dalla nascita, o in un diciassettenne che si perde nell‘incoscienza per giorni.

Ma a una corrente invisibile ed eterna che ci gestisce tutti, a volte permettendoci di manovrare, di incontrarci, a volte no. E al fatto che fidarsi di questa corrente, lasciarcisi andare, porta lontano, molto lontano, e non lascia senza un tesoro che non si sapeva di avere.

In qualche modo tutto questo entra nella mia nuova mentalità con naturalezza. E mi fa sentire meglio. Più preparata. Anche se molto, molto stanca di provare dolore, e molto addolorata di vedere gli altri provarne.

A garantirmi di non essere semplicemente una povera fanatica New Age, o un’insensibile chiusa in una torre d’avorio, c’è sempre e comunque il grido animale, che affiora nel momento in cui la fitta sorda diventa talmente continua da farti implorare un attimo di respiro, e che ti inginocchia per terra a gridare non farlo, non te ne andare, non mi lasciare, apri gli occhi, raddrizza la schiena, andiamo via di qui, usciamo fuori, restiamo forti per sempre, non invecchiare mai, non ti ammalare mai, non soffrire, non piangere, dimmi che non è vero, dimmi che non devo accettarlo per forza, dimmi che è un incubo, che mi sveglierò e ci sarà la mia stanza con la luce del mattino, tu mi sorriderai ancora e non sarà successo niente.

Pezzo di discussione a proposito della preghiera sul forum buddhista

Approdo ora a questa discussione, dopo un periodo di studio del buddhismo vajrayana e dopo un mese difficile dal punto di vista personale, in cui avrei anche voluto, o dovuto fossi ancora cattolica, pregare per qualcuno.
Come dico sempre sono una principiante, sto studiando, ma dato che passare dal cattolicesimo alla visione buddhista porta a farsi delle domande ripartendo quasi da zero sulla propria spiritualità, ho avuto modo di pensare alla preghiera e questo è quel che ho capito:

abbandonato il concetto di un dio padre, padrone, onnipotente e diverso da noi, che si aspetta delle cose da noi e può fare cose che non possiamo fare, cosa resta nel vajrayana?

- degli ydam, che sono manifestazioni della realtà e di noi stessi in quanto trascendenti almeno in parte le nostre umane samsariche condizioni;
- degli spiriti che poi altro non sono che forze "buone" o "cattive", probabilmente manifestazioni dei nostri istinti, desideri, timori e poteri mentali;
- dei maestri, che ci additano una comprensione della realtà;
- delle divinità gelose e divinità vere e proprie che sono stati di coscienza diversi dal nostro;

almeno, questo è quanto ho capito io.

Correggete grazie!

Quindi non troviamo nessun essere superiore dedito ad occuparsi di noi, a cui chiedere una grazia, rendere lode o mostrare un comportamento virtuoso (non è vero che a Dio nel cristianesimo ci si rivolge solo per chiedere!).
Piuttosto altre forme di essere, slegate da noi, e contemporaneamente con noi coincidenti.

A questo punto, mi son fatta due domande.
1) Quando prendo rifugio, perchè prendo rifugio nel buddha? Ha senso prendere rifugio nel dharma perchè è la strada della comprensione, dell'illuminazione, ha senso prendere rifugio nel sangha perchè è l'insieme di quanti come me cercano la verità del dharma e, tra di noi, ci sosteniamo cercando di non generare dolore agli esseri senzienti ma di portarli all'illuminazione.
Ma nel buddha?

2) Quando ho paura per una persona, come mi accade in questi giorni in cui penso molto a un ragazzo finito in coma per incidente, e desidero che non soffra, ha senso recitare il mantra e concentrarmi su questa persona, in un'ottica buddhista?

Vi scrivo cosa mi sono risposta, ma vorrei i vostri pareri.

1) Il buddha non è dio nè una forza superiore alla mia: ogni buddha e ogni bodhisattva sono esempi di illuminazione, ma io non prego loro in quanto persone: mi rivolgo al bene, alla verità contenuta nelle loro illuminazioni, desiderando compiere il dharma e portarlo agli altri esseri senzienti. Quindi buddha, dharma e sangha altro non sono che aspetti del bene che, nel momento della presa di rifugio, cerco di incarnare, di diffondere, di essere, con la mia mente, con le mie azioni, con lo yoga (inteso come pratica spirituale di unione e purificazione). In un certo senso è come se mi rivolgessi a me stessa e mi riproponessi ancora una volta di stare dalla parte del bene, della verità.

2) Se è vero che siamo tutti in qualche modo interconnessi e generiamo karma che riguarda noi stessi e tutto il samsara, quando io rivolgo la mia attenzione cosciente, la mia meditazione e la mia pratica a una persona che soffre o che ha bisogno di aiuto, non sto pregando qualcuno o qualcosa, ma sto di nuovo scegliendo il bene, la verità, e cercando con questo la luce per me e per gli altri.

Questo mi è stato molto chiaro oggi, perchè invece di piangere e essere angosciata per la persona cui voglio bene che ora sta male, ero serena e sorridente, la mia mente si è svuotata durante la camminata meditativa della sera, fatta con la mia mala e recitando il mantra di Cenresi, e ho capito che stavo comunque facendo qualcosa per il ragazzo in coma. Creando pace e luce nella mia mente contribuivo anche al suo karma, che esso consista nel morire e passare a un'altra esistenza, nel guarire, o nel modificare la sua percezione della realtà.

Gestione del dolore chez Castagna, quasi una querelle

Un nuovo amico, Pietro alias gattonero, mi critica perchè, in questa storia del Danno, qui su auleintempesta mi dispero e mi cruccio, e pubblico post che sembrano piangerlo per morto.

Ho risposto nei commenti lì per lì, poi però ci ho pensato ancora un po'. E vorrei dire alcune cose.

Intanto, qualunque sia la prognosi e chiunque sia coinvolto, il pensiero di dieci giorni di coma (perchè oggi, guardando la cronaca dell'incidente su Internet, ho appreso che il Danno è in stato di incoscienza dalle 5 di mattina di venerdì 23) a me, sinceramente, fa un effetto sconvolgente. Chi diavolo sa se una persona in coma sente, non sente, soffre, ha paura. Non è un bel pensiero.

Poi, questo è un ragazzo, non un trisnonno di centosette anni. E non è che abbia un'unghia incarnita, ha rischiato seriamente di morire, la prognosi non è sciolta nemmeno adesso.

Ma soprattutto, questo è un blog dove si parla di scuola e i ragazzi, che ne sono i coprotagonisti insieme alla sottoscritta, vengono citati per le loro battute, i loro successi, le loro marachelle, i loro amori, le loro difficoltà, da undici mesi a questa parte, in queste pagine. Non mi è mai successo di avere un alunno o exalunno in ospedale tra la vita e la morte e, dato l'argomento del blog, che è il mio rapporto col mio lavoro, questo è proprio il posto giusto dove lasciarmi andare e sviscerare l'effetto che mi fa. Chiaro che nella mia giornata ci sono ventiquattro ore e non tutte sono dedicate a piangere sulla sorte del mio ex alunno. Ma è vero anche che me lo sogno la notte. Sarò impressionabile?

Ho ben chiaro che lui non è per fortuna morto. Sono purtroppo stata al funerale di un ragazzo della sua età, allievo non mio ma di colleghi, e le facce dei parenti, degli amici e degli insegnanti ce le ho presenti, non è certo la situazione che sta vivendo la sua famiglia e la gente che lo conosce.
Qui anzi la speranza è l'aspetto dominante.
Ma in questi giorni ho risposto, senza peraltro fare dell'inutile terrorismo, a mail di alunni che mi chiedevano se sarebbe tornato sui campi da calcio a inizio stagione, e non essendo una ragazzina, avendo purtroppo uno straccio di infarinatura su quel che può succedere a causa di un danno cerebrale, non spero contro ogni logica che, come nelle telenovelas, il Danno si svegli e salti giù dal letto, abbracci i suoi, si accenda una sigaretta e mandi un sms alla fidanzata.
Molta dell'angoscia che provo è data dal fatto che, volendogli bene e conoscendolo per uno che, normalmente, spacca il mondo, mi dispiace moltissimo pensare come si sentirà se dovrà fare della riabilitazione motoria, o addirittura della logopedia, per non parlare di tutti gli altri rischi che ancora corre e di cui non si può dir nulla di certo finchè non si sveglia.
Capisco bene che tutto quanto possa poi finire in gloria, ma dipendesse da me gli eviterei tutta la trafila ospedaliera e riabilitativa, perchè gli voglio bene. Forse, data la consuetudine con una certa fascia d'età, mi immedesimo a sufficienza in un adolescente da potermi immaginare cosa potrebbe voler dire tornare al paese, da cui sei partito come un giovane guerriero ambito dalle ragazze e ammirato dai maschi, e non essere lo stesso, ma avere bisogno d'aiuto magari per una cosa semplice come allacciarsi le scarpe.

Ho pensato che Pietro, pur animato dalle migliori intenzioni, ci sia andato pesante con me.
Però ho anche riflettuto molto su come realmente sto vivendo questa notizia e i suoi aggiornamenti. E vorrei dirti, Pietro, a parte l'ovvio distinguo su come ognuno gestisce il dolore, la paura o l'empatia, che per me questo evento spaventoso è stato un banco di prova. Ne ho scritto sul forum buddhista che seguo, a proposito della preghiera che, nel buddhismo, è una cosa diversissima da quella del cattolicesimo, da cui provengo (non puoi chiedere aiuto, grazia o pietà a un Dio onnipotente... e ti chiedi se le pratiche buddhiste prevedano una situazione in cui non sia proprio facilissimo pensare con serenità alla reincarnazione.) E avevo preparato un post da mettere qui, perchè purtroppo la salute del Danno non è la mia sola preoccupazione in questi giorni, che per ora non avevo postato, ma invece dato che tu mi fornisci lo spunto lo faccio, adesso.

Un flash fuori dal tempo

Prima che mi dessero notizie sconvolgenti sulla salute del mio ex alunno prediletto.
Prima che arrivassi alla necessità irrinunciabile di una pausa e di staccare dal quotidiano ruolo di figlia che in questa stagione mi compete.
A documentazione della felice parentesi passata con Sanguedelmiosangue in montagna, di cui dirò poi, posto un'immagine che sembra presa di peso dalla mia vita quando ancora non avevo capito che adulti ci si diventa in due modi: prendendosi cura di una nuova generazione, o prendendoselo saldamente in quel posto e imparando a non fidarsi di nessuno.

Intendo con ciò che l'espressione catturata in questa foto è simile, in modo impressionante, a scatti che mi ritraggono (spesso proprio a casa di Sanguedelmiosangue, solo che all'epoca lui era magari seduto sulle mie ginocchia con un bavaglino al collo) priva di rabbia, dolore, delusioni, cicatrici, quando ero una ragazzina.
Potenza delle risate che SDMS riesce ancora a farmi fare. E della sua capacità di intrecciar ghirlande e convincermi, con poche ma abili frasi, che non sono una trentacinquenne stanca e ferita ma una celtica, misteriosa, potente creatura dei boschi.

Castagna indossa:
- camicetta a quadri Bonprix
- ghirlanda di tarassaco by Giorgio van der Woodsen

Madonna che tristezza




Una volta ho scritto che ci sono tre parole che un insegnante non vuol mai sentirsi dire associate a un suo alunno. Suicidio, incidente, malattia mortale.

Ovvio che, iniziando a lavorare a ventisei anni e finendo, spero, il più tardi possibile, mi sfileranno davanti alla cattedra centinaia di persone, e prima o poi una brutta notizia è statisticamente necessario sentirla.

Inoltre i medici pare affermino che il Danno, non si sa quando, non si sa come, si sveglierà.

Però oggi mi sono ricordata una cosa, di lui, che mi ha fatto venire una gran malinconia.
Mi sono ricordata dei fiori.

La prima volta mi ha raccolto del tarassaco giallo lungo una strada, mentre tornavamo dopo aver assistito a una dimostrazione sulla sicurezza nella guida (isn’t it ironic?, direbbe Alanis). Mi ha fatto un mazzetto coi gambi diseguali, strappati in fretta mentre camminavamo, e mi ha detto:
“Ora però, prof, deve commuoversi, deve PIANGERE!”.

La seconda volta è entrato in classe in ritardo per le lezioni del pomeriggio, con una mano dietro la schiena e uno sguardo indefinibile: e ha sfoderato con gesto ad effetto due rose rosse, a stelo lungo, secche ma perfettamente conservate, che aveva trovato su un muretto lungo la strada.
“Non è incredibile prof? Erano cinque rose, perfette, posate lì come se aspettassero di essere prese. Ne ho date tre alla mia ex e due le ho portate a lei.”Io ho ironizzato sull’opportunità di regalare rose secche a un’ex fidanzata.
Le mie due, le ho messe artisticamente lungo il bordo superiore della lavagna, tenute ferme dai due ganci che la reggevano. Ci sono rimaste fino a dopo gli esami di terza media.

Poi un giorno avevo un’ora buca a metà mattina contemporaneamente all’Inflessibile, c’era un bel sole e eravamo stufe di occupare tutte le pause con lavoro, registri e relazioni, così siamo andate a fare una passeggiata nella campagna di Paesino di Sogno. Io ho raccolto un mazzettino di fiori di campo e al ritorno, mentre i ragazzi facevano l’intervallo, l’ho posato sulla cattedra della III B, dove avevo lezione nell’ora successiva.
Finito l’intervallo, entro, mi siedo, e Faccia di Bronzo mi guarda con aria strana:
“Che c’è, Faccia di Bronzo?”
“Non ha visto la lavagna?”
Mi sono girata, e dietro di me, con una calligrafia che conoscevo per aver corretto decine di compiti e temi, c’era scritto: “Chi le ha dato i fiori? Sono geloso…”

Così capite un po’ il tipetto che era costui a quattordici anni. Io facevo la sostenuta, invece di commuovermi gli ridevo in faccia, lo sgridavo di continuo, ma l’ho sempre trovato irresistibile, e lui lo sapeva benissimo.

Adesso però svegliati, Danno, e fa’ il pazzesco con le infermiere, dai.