Bene, potrei scrivere come stanno andando le riunioni di verifica finale, ma temo di accumulare ulteriore marciume nel fegato, se racconto i particolari.
Vado per flash.
Abbiamo appeso i voti di licenza media. Non ho ancora visto commenti su Facebook. Lo scrutinio è durato dieci minuti, chiaro segno del fatto che nella terza C tra docenti si è stati d'accordo su tutto.
55 minuti di telefonata consolatoria con l'Inflessibile non sono bastati a renderci reciprocamente conto della cattiveria, meschineria e bastardaggine dimostrate durante le ultime riunioni dalla preside e dalla Bestia Nera.
Nè a prospettare uno scenario decente per quanto riguarda la distribuzione delle ore di Lettere del prossimo anno.
Il collegio docenti è durato poco, soprattutto se si considera che è iniziato in ritardo di mezz'ora. Era convocato alle tre. E' iniziato alle tre e mezza e finito alle quattro e un quarto. Nessuno ha ascoltato mezza parola. La Cretina ha parlato solo di soldi. E continuamente di quelli che ci sono, quasi nulla di quelli che non ci sono più.
Con trentaquattro gradi di temperatura e un livello d'umidità da sentirsi male, siamo stati mezz'ora in macchina, mezz'ora ad aspettare e tre quarti d'ora ad ascoltare con un orecchio solo e svogliato lei che parlava di finanziamenti (tutti esterni allo Stato e più che altro delle Regioni o delle commissioni europee) con cui coprire i progetti. Sfidando la chiarissima parola d'ordine dei docenti del 2010 che è: e basta fare mille progetti, dato che non ci sono poi i soldi per pagarli, che non ti danno le ore per farli, che nell'immaginario del tuo stesso dirigente sei un fancazzista che non fa mai lezione e si lamenta e che teniamo su una facciata per fare pubblicità alla scuola, ma tanto per quanta gente si iscriva i dirigenti hanno espresso ordine di non chiedere altre classi, e di stipare i bambini in trentatre o trentaquattro per stanza.
Ho svuotato il cassetto. Stavolta senza magone. Per sfida, l'ho svuotato in anticipo di 67 giorni rispetto all'ultimo giorno di servizio effettivo. E' la terza volta che me ne devo andare da Scuolina Rosa. Eccheccazzo. Sono stufa di asciugarmi le lacrime in bagno di nascosto da tutti. Che se ne vadano a fare in quel posto la Gelmini, la Aprea, la Cretina, il provveditorato, il sindacato, tutti. Se dovrò fare un anno a Costigliole lo prenderò come un altro anno di prova e cercherò di essere talmente brava nel mio lavoro che, quando me ne andrò di là per tornare sulla mia vera cattedra di ruolo, piangeranno loro.
Tutti e due i ragazzi che ho bocciato in terza C hanno chiesto di venire in terza B l'anno prossimo, esplicitamente per avere me di Lettere. Qualcuno si sarà incaricato di spiegare loro che non si sa se io sarò lì.
Se torno a Scuolina Rosa, la migliore che mi succede è di avere 4 classi: tre a Scuolina Rosa e una a Paesino Blu.
Ma potrebbero essere SEI, le classi.
(Chissà quanto avrei da scrivere sul blog, in tal caso. Se mi restasse tempo per farlo, cosa improbabile.)
Bene. Sono le otto e un quarto di mattina, l'Uomo si alza dopo, in ufficio c'è Sanguedelmiosangue che dorme beato in mezzo ai libri di letteratura del suo esame, da domani non ci sono più impegni scolastici per un po', il 3 partiamo per il mare, il 5 scattano le ferie. Ce l'abbiamo fatta, anche quest'anno.
Siamo al giorno trenta del mio programmino estivo, ma molti dei miei buoni propositi necessitano di avere qualche ora di sonno in più la notte per essere messi in pratica.
Altri stanno, pian piano, cominciando ad avere forma.
Di quel che verrà dopo, vedremo cosa ci sarà da dire.
mercoledì 30 giugno 2010
domenica 27 giugno 2010
Confronti sfrontati
Ogni prof, dopo un po' che insegna nella stessa scuola, si accorge che fare il confronto è inevitabile.
Non coi colleghi, quello cominci a farlo il giorno uno della tua prima supplenza.
Sul lungo periodo, il confronto interessante non è quello che puoi fare sui metodi di lavoro (molti, pur diversissimi, si equivalgono quanto a risultati, in fondo il materiale umano su cui si lavora è uno solo).
Però puoi imparare a riconoscere gli alunni dei vari corsi, in base ai loro comportamenti, individuando attraverso di essi quali sono gli insegnanti che passano molte ore con loro.
Gli alunni di Castagna , a quanto ne so io, nella mia scuola si riconoscono per alcuni aspetti. Non so cosa dicano di me dietro la mia schiena, a parte due cose, cioè che di Storia sono tremenda e che non bisogna mai venirmi troppo vicino quando esco dopo le undici dalla classe terza (come i Gremlins che non vanno mai nutriti dopo mezzanotte).
Ma alcuni fatti sono osservabili a occhio nudo.
1. Gli alunni di Castagna hanno quadernoni ad anelli divisi in sezioni, per cui quando finiscono un lavoro in classe la domanda che fanno è: "Questo dove va?" e dopo un po' imparano a gestirsi da sè, con brevi e secchi dibattiti:
Lagnosetta: "Questo dove va?"
Pasticcino Svizzero, col tono da signora seccata: "Ma in Grammatica Regole, no?"
Incontenibile: "Secondo me va in Metodologia, vero prof?"
La prof è distratta perchè sta cancellando la lavagna e pensando alla prossima materia: "Cosa?"
Punta di Diamante, con l'aria comprensiva di chi ti vede in difficoltà ma ti ha già risolto tutto:
"Questo lavoro qua, prof. In Metodologia."
La prof ormai sa che, se lo dicono Incontenibile e Punta di Diamante, è giusto. Quelli, quanto a organizzazione del quadernone delle materie di Castagna, sono laureati alla Normale di Pisa, anzi, ci insegnano. Dice di sì.
In quel momento succedono sempre le stesse due cose. Punta di Diamante si sofferma un attimo ad assaporare la sensazione che gli dà l'ennesima conferma che mi legge nel cervello. A Incontenibile cade il quadernone con gli anelli aperti, e tutto il suo paziente lavoro di divisione si sparpaglia sul pavimento.
2. Gli alunni di Castagna sono contenti di venire a fare i pomeriggi di recupero. I quali esistono per seguire a piccoli gruppi quelli che fanno più fatica. Solo che, dopo la prima volta, almeno mezza classe oltre ai convocati insiste per venirci.
Non mi chiedete perchè. Credevo fosse per i giochi di parole o di memoria, le gare a tempo o altri trucchetti coi quali cerco di alleggerire, ogni tanto, la fatica di seguire l'ottava e la nona ora di scuola in una giornata piovosa di novembre. Ma a volte, perchè ero veramente incazzata con chi non studiava o perchè volevo provare a scoraggiare quelli che venivano lì solo per pranzare in pizzeria con gli amici o per non annoiarsi a casa, ho fatto tre ore tre di lezione, con il solito intervallo di sette otto minuti che condividiamo con le classi del tempo prolungato. E loro vogliono venirci lo stesso.
3. Le ricerche degli alunni di Castagna da portare all'esame sono interamente scritte a mano.
Commenti dei colleghi:
"Però al computer viene un lavoro più ordinato."
Commento interiore di Castagna (CidC): a schiacciare il tasto "stampa" è buona anche una scimmia.
"Eh, è una buona cosa, bisognerebbe reintrodurla, questa di scrivere a mano."
CidC 1: e chi te lo impedisce? Mica ho aspettato un ordine scritto del ministero, io.
CidC 2: no, bisognerebbe reintrodurre la capacità di
a - cercare fonti attendibili
b - leggere
c - selezionare gli argomenti da riassumere
d - riassumere.
Scrivere a mano garantisce un minimo di avvicinamento a tale risultato, quantomeno. Lo so che parte di questo lavoro in realtà lo fanno le mamme, ma non importa: il ragazzo vede comunque come si fa un lavoro ben fatto. E dove lavoro io molte mamme, a dire il vero, non possono sostituirsi al figlio nella ricerca di materiali attendibili sul buco nell'ozono o sulla decolonizzazione, il che va benissimo. Loro fanno la conserva di albicocche, il brasato al Barolo e gli agnolotti a mano, i loro figli la ricerca.
(Quando avrò dei figli alle medie, io farò la ricerca, loro metterano in forno la pizza surgelata o andranno al ristorante cinese a comprare gli gnocchi di riso con verdure per tutti. Impareranno meno dei miei sani, ben nutriti bambini di campagna.)
"Io le ricerche non gliele faccio fare, gli chiedo tutto il programma."
CidC: anche io. Se non sono fessi sanno tutto quello che posso collegare ai loro argomenti di ricerca, e non è mai poco.
E abbassa quel mento: chi credi che lavori di più, un insegnante che fa il programma E le ricerche, quattro o cinque ad alunno, seguite individualmente, o uno che finisce il programma e poi dice: ripassate tutto?
"Che bel lavoro, questo ragazzino, guarda, tutto scritto a mano."
CidC (ad alta voce): per forza, le ricerche stampate col computer non gliele accetto. Al che la conversazione prosegue con una delle frasi precedenti, di solito.
Il massimo è stato quando un presidente di commissione ha detto: "Non fatemi perdere tempo a guardare le ricerche, sono inutili, stampano trenta pagine da Wikipedia, e poi non sanno cosa c'è scritto sopra."
Questo è successo l'anno scorso, con la terza B di Enfant Terrible, Angelo Esistenzialista, Giovane Lupo & Co.
Che aveva preparato delle ricerche (cinque a testa, due di storia e tre di geografia) coi fiocchi e i controfiocchi.
Non solo le ho fatte tirare fuori tutte a ogni alunno interrogato e le ho fatte passare lungo tutta la commissione, ma mi sono tolta la soddisfazione di alzarmi e sfogliare io stessa davanti al presidente le più belle, come quella sull'Argentina in cui Grande e Grosso, la cui famiglia alleva bovini da generazioni, ha inserito foto originali delle pampas scattate negli anni Sessanta dai suoi parenti emigrati. Ahhh. Che goduria.
4. Gli alunni degli altri professori, quando entra un docente in classe, si placano o zittiscono. Gli alunni di Castagna, se lei entra in classe in un momento di relativa calma, e peggio ancora se bussa ad una classe mentre fa lezione un collega o li raggiunge durante una qualsiasi attività già iniziata, si mettono, ahimè, a parlare tutti contemporaneamente.
Non coi colleghi, quello cominci a farlo il giorno uno della tua prima supplenza.
Sul lungo periodo, il confronto interessante non è quello che puoi fare sui metodi di lavoro (molti, pur diversissimi, si equivalgono quanto a risultati, in fondo il materiale umano su cui si lavora è uno solo).
Però puoi imparare a riconoscere gli alunni dei vari corsi, in base ai loro comportamenti, individuando attraverso di essi quali sono gli insegnanti che passano molte ore con loro.
Gli alunni di Castagna , a quanto ne so io, nella mia scuola si riconoscono per alcuni aspetti. Non so cosa dicano di me dietro la mia schiena, a parte due cose, cioè che di Storia sono tremenda e che non bisogna mai venirmi troppo vicino quando esco dopo le undici dalla classe terza (come i Gremlins che non vanno mai nutriti dopo mezzanotte).
Ma alcuni fatti sono osservabili a occhio nudo.
1. Gli alunni di Castagna hanno quadernoni ad anelli divisi in sezioni, per cui quando finiscono un lavoro in classe la domanda che fanno è: "Questo dove va?" e dopo un po' imparano a gestirsi da sè, con brevi e secchi dibattiti:
Lagnosetta: "Questo dove va?"
Pasticcino Svizzero, col tono da signora seccata: "Ma in Grammatica Regole, no?"
Incontenibile: "Secondo me va in Metodologia, vero prof?"
La prof è distratta perchè sta cancellando la lavagna e pensando alla prossima materia: "Cosa?"
Punta di Diamante, con l'aria comprensiva di chi ti vede in difficoltà ma ti ha già risolto tutto:
"Questo lavoro qua, prof. In Metodologia."
La prof ormai sa che, se lo dicono Incontenibile e Punta di Diamante, è giusto. Quelli, quanto a organizzazione del quadernone delle materie di Castagna, sono laureati alla Normale di Pisa, anzi, ci insegnano. Dice di sì.
In quel momento succedono sempre le stesse due cose. Punta di Diamante si sofferma un attimo ad assaporare la sensazione che gli dà l'ennesima conferma che mi legge nel cervello. A Incontenibile cade il quadernone con gli anelli aperti, e tutto il suo paziente lavoro di divisione si sparpaglia sul pavimento.
2. Gli alunni di Castagna sono contenti di venire a fare i pomeriggi di recupero. I quali esistono per seguire a piccoli gruppi quelli che fanno più fatica. Solo che, dopo la prima volta, almeno mezza classe oltre ai convocati insiste per venirci.
Non mi chiedete perchè. Credevo fosse per i giochi di parole o di memoria, le gare a tempo o altri trucchetti coi quali cerco di alleggerire, ogni tanto, la fatica di seguire l'ottava e la nona ora di scuola in una giornata piovosa di novembre. Ma a volte, perchè ero veramente incazzata con chi non studiava o perchè volevo provare a scoraggiare quelli che venivano lì solo per pranzare in pizzeria con gli amici o per non annoiarsi a casa, ho fatto tre ore tre di lezione, con il solito intervallo di sette otto minuti che condividiamo con le classi del tempo prolungato. E loro vogliono venirci lo stesso.
3. Le ricerche degli alunni di Castagna da portare all'esame sono interamente scritte a mano.
Commenti dei colleghi:
"Però al computer viene un lavoro più ordinato."
Commento interiore di Castagna (CidC): a schiacciare il tasto "stampa" è buona anche una scimmia.
"Eh, è una buona cosa, bisognerebbe reintrodurla, questa di scrivere a mano."
CidC 1: e chi te lo impedisce? Mica ho aspettato un ordine scritto del ministero, io.
CidC 2: no, bisognerebbe reintrodurre la capacità di
a - cercare fonti attendibili
b - leggere
c - selezionare gli argomenti da riassumere
d - riassumere.
Scrivere a mano garantisce un minimo di avvicinamento a tale risultato, quantomeno. Lo so che parte di questo lavoro in realtà lo fanno le mamme, ma non importa: il ragazzo vede comunque come si fa un lavoro ben fatto. E dove lavoro io molte mamme, a dire il vero, non possono sostituirsi al figlio nella ricerca di materiali attendibili sul buco nell'ozono o sulla decolonizzazione, il che va benissimo. Loro fanno la conserva di albicocche, il brasato al Barolo e gli agnolotti a mano, i loro figli la ricerca.
(Quando avrò dei figli alle medie, io farò la ricerca, loro metterano in forno la pizza surgelata o andranno al ristorante cinese a comprare gli gnocchi di riso con verdure per tutti. Impareranno meno dei miei sani, ben nutriti bambini di campagna.)
"Io le ricerche non gliele faccio fare, gli chiedo tutto il programma."
CidC: anche io. Se non sono fessi sanno tutto quello che posso collegare ai loro argomenti di ricerca, e non è mai poco.
E abbassa quel mento: chi credi che lavori di più, un insegnante che fa il programma E le ricerche, quattro o cinque ad alunno, seguite individualmente, o uno che finisce il programma e poi dice: ripassate tutto?
"Che bel lavoro, questo ragazzino, guarda, tutto scritto a mano."
CidC (ad alta voce): per forza, le ricerche stampate col computer non gliele accetto. Al che la conversazione prosegue con una delle frasi precedenti, di solito.
Il massimo è stato quando un presidente di commissione ha detto: "Non fatemi perdere tempo a guardare le ricerche, sono inutili, stampano trenta pagine da Wikipedia, e poi non sanno cosa c'è scritto sopra."
Questo è successo l'anno scorso, con la terza B di Enfant Terrible, Angelo Esistenzialista, Giovane Lupo & Co.
Che aveva preparato delle ricerche (cinque a testa, due di storia e tre di geografia) coi fiocchi e i controfiocchi.
Non solo le ho fatte tirare fuori tutte a ogni alunno interrogato e le ho fatte passare lungo tutta la commissione, ma mi sono tolta la soddisfazione di alzarmi e sfogliare io stessa davanti al presidente le più belle, come quella sull'Argentina in cui Grande e Grosso, la cui famiglia alleva bovini da generazioni, ha inserito foto originali delle pampas scattate negli anni Sessanta dai suoi parenti emigrati. Ahhh. Che goduria.
4. Gli alunni degli altri professori, quando entra un docente in classe, si placano o zittiscono. Gli alunni di Castagna, se lei entra in classe in un momento di relativa calma, e peggio ancora se bussa ad una classe mentre fa lezione un collega o li raggiunge durante una qualsiasi attività già iniziata, si mettono, ahimè, a parlare tutti contemporaneamente.
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sabato 26 giugno 2010
Gli ormoni al potere
Scusate, ho gironzolato un po' su Google immagini, annoiandomi, e all'improvviso gli ormoni hanno avuto la meglio.
Dev'essere quest'aria di vacanza che si respira, o forse il fatto che ieri sera ho visto "Thank you for smoking" ed è tutto il giorno che, subliminalmente, mi chiedo se la cosa più arrapante del film fosse Aaron Eckardt tutto, solo i suoi occhi, solo il suo taglio di capelli, solo il suo mento o solo le sue camicie bianche.
Comunque una riflessione del genere ne tira un'altra, e alla fine sono tornata a più nostrani lidi.
Questo è il risultato:






Sì, di Scamarcio due. Problemi? No, dico: problemi? Di chi è il blog? Zitte, chiaro? Altrimenti metto venticinque post di fila solo su Robert Pattinson (altra mia tremenda debolezza, ma solo ed esclusivamente in versione Cullen)
Dev'essere quest'aria di vacanza che si respira, o forse il fatto che ieri sera ho visto "Thank you for smoking" ed è tutto il giorno che, subliminalmente, mi chiedo se la cosa più arrapante del film fosse Aaron Eckardt tutto, solo i suoi occhi, solo il suo taglio di capelli, solo il suo mento o solo le sue camicie bianche.
Comunque una riflessione del genere ne tira un'altra, e alla fine sono tornata a più nostrani lidi.
Questo è il risultato:






Sì, di Scamarcio due. Problemi? No, dico: problemi? Di chi è il blog? Zitte, chiaro? Altrimenti metto venticinque post di fila solo su Robert Pattinson (altra mia tremenda debolezza, ma solo ed esclusivamente in versione Cullen)
venerdì 25 giugno 2010
Enfin...
Signore e signori, Auleintempesta productions è lieta di presentarvi
GLI ULTIMI SEI
Domani mattina a partire dalle ore otto, Scuolina Rosa, Paesino di Sogno
Smilzo Carino
Stanga Timidona *
Occhi Blu
Passione per lo Studio
Piccola Mela
Pezzo di Figliola
* Eccone una di cui non ho mai detto niente. Se l'ho nominata, probabilmente una sola volta, le devo aver dato un nomignolo che riguardava la statura e il mutismo: una cosa tipo Zitta e Alta o Alta e Silente.
In realtà Martina, decido di presentarvela col suo vero nome, perchè un'eccezione ogni tanto ci vuole, è stata una delle mie più grandi gioie quest'anno, in quella classe di disperati. Non perchè stesse zitta, nè perchè fosse brava e studiosa nel complesso (l'ho beccata anche impreparata qualche volta, e l'ho sgridata un po', perchè le donne, in questo Paese, devono ancora finire di farsi sentire, altro che parlare con un filino di voce!) ma perchè era attenta. Attenta con la A maiuscola.
Nelle mie ore, questa buffa ragazzina è partita dall'essere una stangona muta che non potevi far sedere davanti, altrimenti dietro nessuno vedeva niente, e pian piano si è scongelata e ha cominciato, con questa sua voce di gola, tenuta a un volume bassissimo, a azzeccare le risposte. Prima solo se la chiamavo, poi, man mano che si sentiva dire che aveva risposto giusto, anche alzando la mano lei. Ecco, Martina, la mia silenziosa gioia, non perdeva mai il filo. Non le sfuggiva nessuno dei collegamenti. E le brillavano gli occhi quando afferrava un concetto prima di altri, anche se al massimo alzava un avambraccio o addirittura un dito, per provare a rispondere, contro le vociate o i balzi dei suoi compagni agitati.
L'amore tra me e lei è sbocciato, da parte sua, quando io ho spiegato le suffragette. Porta la questione femminile all'esame, infatti, e ci sta lavorando da settimane, in gran parte da sola perchè il tempo per seguire le ricerche è stato ridicolmente poco.
Da parte mia invece il coup de foudre è stato leggere due temi. Uno era sul "luogo dell'anima" che per lei era uno scoglio piatto lungo una spiaggia, nella località dove va in vacanza. Ha descritto se stessa che si ritira a pensare ascoltando le onde, le sue sensazioni, e io mi sono vista questa pallida, alta ragazza in bikini che scende con cautela dallo scoglio quando la chiamano per andare via, il suo sguardo serio davanti al mare, provando un senso di grande affinità, come se mi avesse raccontato un pezzo delle mie estati da tredicenne (nel mio caso di solito era un tronco in montagna, più che uno scoglio, ma il concetto rimane quello). E poi c'è stato un tema sulla sua nuova camera da letto. Si intitolava "Caro diario, c'è una novità..." e lei ha raccontato che finalmente lei e suo padre hanno ridipinto la mansarda e così ha una stanza separata da quella di sua sorella. Me l'ha descritta così bene, i colori, la scelta dei cuscini, degli oggetti, e la sensazione che prova a metterla a posto, che mi sono proprio immaginata tutto, e non vi dico che tenerezza.
Così, come a volte capita in questo mestiere, mi sembra di conoscere meglio la mia stangona muta di tanti che mi sono saltati sulla testa per nove mesi.
GLI ULTIMI SEI
Domani mattina a partire dalle ore otto, Scuolina Rosa, Paesino di Sogno
Smilzo Carino
Stanga Timidona *
Occhi Blu
Passione per lo Studio
Piccola Mela
Pezzo di Figliola
* Eccone una di cui non ho mai detto niente. Se l'ho nominata, probabilmente una sola volta, le devo aver dato un nomignolo che riguardava la statura e il mutismo: una cosa tipo Zitta e Alta o Alta e Silente.
In realtà Martina, decido di presentarvela col suo vero nome, perchè un'eccezione ogni tanto ci vuole, è stata una delle mie più grandi gioie quest'anno, in quella classe di disperati. Non perchè stesse zitta, nè perchè fosse brava e studiosa nel complesso (l'ho beccata anche impreparata qualche volta, e l'ho sgridata un po', perchè le donne, in questo Paese, devono ancora finire di farsi sentire, altro che parlare con un filino di voce!) ma perchè era attenta. Attenta con la A maiuscola.
Nelle mie ore, questa buffa ragazzina è partita dall'essere una stangona muta che non potevi far sedere davanti, altrimenti dietro nessuno vedeva niente, e pian piano si è scongelata e ha cominciato, con questa sua voce di gola, tenuta a un volume bassissimo, a azzeccare le risposte. Prima solo se la chiamavo, poi, man mano che si sentiva dire che aveva risposto giusto, anche alzando la mano lei. Ecco, Martina, la mia silenziosa gioia, non perdeva mai il filo. Non le sfuggiva nessuno dei collegamenti. E le brillavano gli occhi quando afferrava un concetto prima di altri, anche se al massimo alzava un avambraccio o addirittura un dito, per provare a rispondere, contro le vociate o i balzi dei suoi compagni agitati.
L'amore tra me e lei è sbocciato, da parte sua, quando io ho spiegato le suffragette. Porta la questione femminile all'esame, infatti, e ci sta lavorando da settimane, in gran parte da sola perchè il tempo per seguire le ricerche è stato ridicolmente poco.
Da parte mia invece il coup de foudre è stato leggere due temi. Uno era sul "luogo dell'anima" che per lei era uno scoglio piatto lungo una spiaggia, nella località dove va in vacanza. Ha descritto se stessa che si ritira a pensare ascoltando le onde, le sue sensazioni, e io mi sono vista questa pallida, alta ragazza in bikini che scende con cautela dallo scoglio quando la chiamano per andare via, il suo sguardo serio davanti al mare, provando un senso di grande affinità, come se mi avesse raccontato un pezzo delle mie estati da tredicenne (nel mio caso di solito era un tronco in montagna, più che uno scoglio, ma il concetto rimane quello). E poi c'è stato un tema sulla sua nuova camera da letto. Si intitolava "Caro diario, c'è una novità..." e lei ha raccontato che finalmente lei e suo padre hanno ridipinto la mansarda e così ha una stanza separata da quella di sua sorella. Me l'ha descritta così bene, i colori, la scelta dei cuscini, degli oggetti, e la sensazione che prova a metterla a posto, che mi sono proprio immaginata tutto, e non vi dico che tenerezza.
Così, come a volte capita in questo mestiere, mi sembra di conoscere meglio la mia stangona muta di tanti che mi sono saltati sulla testa per nove mesi.
giovedì 24 giugno 2010
Auleintempesta featuring Mila Spicola
Ho appena trovato un nuovo blogamico, Do minore, dallo stile gradevolissimo e dalle idee chiare, che vi consiglio di leggere.
Curiosando sul suo blog ho scoperto questa lettera, che mi era sfuggita perchè quel TROGLODITA dell'Uomo mi butta via i giornali prima che io abbia il tempo (la domenica, per definizione) di leggerli.
Invece di mettere il link le offro ospitalità sulla mia pagina web nella speranza che anche chi passa di qui, se non l'aveva già letta, lo faccia e, se è d'accordo, la diffonda in rete (andando su questo link la si può condividere su Facebook).
Ho messo in grassetto le cose su cui mi sento più d'accordo, ma in generale non posso che condividere il ragionamento.
Ministro Tremonti,
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.
Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.
C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.
Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.
Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.
E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.
Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.
Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.
Mila Spicola, professoressa
Curiosando sul suo blog ho scoperto questa lettera, che mi era sfuggita perchè quel TROGLODITA dell'Uomo mi butta via i giornali prima che io abbia il tempo (la domenica, per definizione) di leggerli.
Invece di mettere il link le offro ospitalità sulla mia pagina web nella speranza che anche chi passa di qui, se non l'aveva già letta, lo faccia e, se è d'accordo, la diffonda in rete (andando su questo link la si può condividere su Facebook).
Ho messo in grassetto le cose su cui mi sento più d'accordo, ma in generale non posso che condividere il ragionamento.
Ministro Tremonti,
lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.
Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.
C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.
Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.
Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.
E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.
Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.
Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.
Mila Spicola, professoressa
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Una classificazione
Una breve casistica dei tipi di alunno che ci si siedono davanti all’orale.
Il Prevedibile (Discipulus discipulus)
Fa quello che ha fatto tutto l’anno.
Quindi se aveva studiato studia, se no no. Rende esattamente tanto quanto ha reso in pagella e negli scritti, rendendo semplicissimo fargli la media, e non sembra particolarmente agitato.
Sono una minoranza esigua, ma esistono.
La commissione reagisce con una noia chiaramente visibile (quello di Ginnastica esce a telefonare, quella di Arte sbadiglia, quella di Francese si mette a parlare con quella di Inglese di figli, ricette o vacanze).
L’Emotivo (Discipulus Lacrimans)
Ha studiato più che poteva.
Piange, ma non subito, è scientificamente provato: piange con precisione svizzera dopo le prime due frasi, tra la terza e la quarta risposta. Indipendentemente che vada bene o male.
Piange in modo silenzioso e sofferto, o più raramente (se femmina) scoppia in un pianto dirotto con singhiozzi.
Istinto materno e paterno della commissione solitamente trovano il modo di rimetterlo in carreggiata, dopodichè l’esame di solito prosegue in modalità Bravo Agitato o Schiappa Consapevole.
La Bella Sorpresa (Discipulus cum botto)
Ha reso poco perché non era sotto pressione, durante l’anno?
Ha avuto una visione di se stesso alle superiori e si è gasato?
Aveva così paura dell’esame da tirar fuori i superpoteri?
La mamma gli ha shakerato Cocacola, Acutil, caffè e olio di fegato di merluzzo per colazione?
Non si sa.
Però arriva e stupisce tutti con effetti speciali. Sa le cose, parte da Educazione Artistica o Tecnica con un plastico o un circuito elettrico funzionante, porta le foto di un paese straniero in cui è stato, insomma fa qualcosa di originale. E rende meglio che in tutto il resto dell’anno.
Nella commissione qualcuno fa notare che “allora ci ha preso per i fondelli tutto l’anno”, qualcun altro dice “io lo sapevo che poteva dare di più”.
Il Blago (Discipulus Blago)
Solitamente maschio, ma non sempre.
Ha studiato. Perché è uno sveglio. Ma affronta l’esame con un certo scazzo, soprattutto le materie minori. Risponde con tranquillità e guardando i prof dall’alto in basso, con aria benevola, come a dire: sa’, vi do quest’ultima soddisfazione.
Di solito non è il migliore della classe, ma, se non lo sapevi già, in quel momento capisci che poteva diventarlo, solo che c’erano troppe altre cose importanti da fare che richiedevano assolutamente la Sua Divina Presenza.
Alcuni colleghi perdono le staffe. Io questi li trovo irresistibili, per cui, se non sconfinano nella maleducazione, di solito li difendo. Va detto che con la maggioranza di quelli fatti così, tra la simpatia che mi suscitano e qualche cazziatone ben calibrato quando esagerano, mi sono già trovata un modus vivendi durante l’anno, per cui delle mie materie di solito vanno bene.
La Macchina da Studio (Discipulus Automaticus)
Consapevole di avere poco tempo, infila otto collegamenti tra materie in ogni frase che dice, previene le domande, parla velocissimo per dire più cose possibile.
Somma goduria della commissione che ha un solo problema: zittirlo e mandarlo via dopo una ventina di minuti.
Il Bravo Agitato (Discipulus Anxius)
Si riconosce dall’occhiaia e dallo sguardo fisso. E’ preparato ma gli tremano le mani, non gli vengono le parole e si muove a scatti come un burattino.
E’ assolutamente impermeabile a qualunque tentativo di tranquillizzarlo facendogli notare che aveva degli scritti altissimi o che sta andando benone.
Rende meno di quanto potrebbe e quando se ne rende conto si agita ancora di più.
Quasi sempre, in corridoio c’è una madre che si sta annodando le budella intorno al polso, nell’attesa.
La Schiappa Consapevole (Discipulus Humilis)
Sa di essere stato ammesso per grazia ricevuta. Esce da una settimana di scritti che gli sono sembrati la decifrazione della scrittura lineare A e ha giustamente presente che nove o dieci docenti possono fare di lui polpette.
Non alza la cresta, e di solito nemmeno la voce, quando capisce che i prof stanno completando le frasi al posto suo sta al gioco e aspetta l’imbeccata, buttando qua e là una parola per far vedere che c‘è anche lui.
E’ un tipo di esame orale faticoso, ma almeno non tenta l’arrampicata sullo specchio.
Lo Sfacciato (Discipulus Merdae Vulto)
Si riconosce subito perché immancabilmente arriva senza i disegni di Artistica, o le tavole di Tecnica.
L’arrampicata sullo specchio è proprio la disciplina sportiva in cui eccelle lo Sfacciato, che non ha studiato un cazzo o ha studiato solo una settimana scarsa, ma crede di sapersi muovere, di poter girare le domande a proprio piacere e vantaggio, di poter ripetere due volte la stessa cosa magari sbagliata così il prof cambierà domanda.
Questo fa incazzare gli insegnanti delle materie pesanti come Storia e Scienze, io per esempio divento veramente fastidiosa, e quando il tipo se lo merita attuo la tecnica dello sciame d’api impazzito: decine di domandine una dietro l’altra, brevi e secche, così o le sai o non le sai.
Lo Sfacciato non le sa. Ma naturalmente alla fine esce, un po’ scosso, ma sulle sue gambe. A me e a quella o quello di Matematica ci vuole la pausa pipì o caffè, dopo uno di questi, per evitare di aver la faccia troppo scura quando entra quello dopo.
Il Piovuto da Marte (Discipulus De Alieno Mundo Praecipitans)
Sembra che non gliel’abbia detto nessuno, che era in terza e alla fine c’era un esame.
Porta le ricerche ancora in brutta, o con le correzioni a matita dell’insegnante non cancellate, gli mancano i pezzi ma si è ricordato il flauto, per cui suona (male) un breve pezzo e poi si ferma, guardando la commissione con l’aria mansueta come a dire: “Ora posso andarmene?”
Ho visto colleghi diventare verdi e strappare la camicia coi bicipiti, di fronte a una roba del genere. Io di solito non mi spreco, lascio parlare il sopracciglio, quelli così non è all’esame che imparano qualcosa. Grande stanchezza quando se ne vanno, senso di insuccesso, di solito dopo questi chi reagisce come me va alla macchinetta e si fa un Tronky o un Duplo direttamente in vena.
L’Impanicato (Discipulus Qui Facciam Sbattet in Asperam Examis Realitatem)
L’Impanicato non ha fatto niente, o ha fatto lo stretto indispensabile per essere ammesso all’esame, all’ultimo, e te lo ha fatto chiaramente sapere, mostrando sicumera e faccia come il didietro mentre i suoi compagni si davano da fare per preparare i collegamenti e le ricerche e lui ti portava ricerche scopiazzate in ritardo. L’Impanicato ha sghignazzato in piazza con gli amici fino al giorno prima, dedicando all’esame frasi che cominciavano tutte con “ma”:
“Massì!”
“Ma cazzo me ne frega!”
“Ma cosa vuoi che mi chiedano!”
“Ma cosa sarà mai ‘sto esame, oh!”
Poi viene il suo turno e, oh sorpresa! Ahi dolore! HA PAURA!
Anzi: HA PAURISSIMA!
Anzissimo: SI STA CAGANDO SOTTO!
Sintomi clinici: pallore, sbattimento delle palpebre, sudorazione copiosa del labbro superiore, balbettio e uno o due conatelli di vomito a inizio interrogazione.
Sorriso malvagio di ogni singolo professore della commissione, che lo aspettava al varco.
Questi (IMMANCABILMENTE) cominciano da una mia materia. Perché io sono, porca vacca, troppo buona, e loro sanno che non sopporto l’idea di lasciarli annegare nel terrore (né, per la verità, di dover uscire correndo da un‘aula che puzza di vomito fresco), nemmeno quando se lo meriterebbero.
Io posso in qualche modo, tra Geografia, Storia e Letteratura, farli iniziare a parlare in modo più o meno coerente e riportare i sintomi clinici sotto il livello di guardia. Mentre lo faccio, mi sento stupidamente collaborativa e materna, mi dò della scema, ma tranquilli: dopo le mie materie, prima o poi, devono passare sotto quella di Matematica. E di solito lì dal thriller si passa all’horror, quindi menomale che almeno io li ho aiutati, altrimenti ci saremmo ritrovati con una bocciatura in sede d’orale, che per una commissione è la madre di tutte le rogne.
Il Prevedibile (Discipulus discipulus)
Fa quello che ha fatto tutto l’anno.
Quindi se aveva studiato studia, se no no. Rende esattamente tanto quanto ha reso in pagella e negli scritti, rendendo semplicissimo fargli la media, e non sembra particolarmente agitato.
Sono una minoranza esigua, ma esistono.
La commissione reagisce con una noia chiaramente visibile (quello di Ginnastica esce a telefonare, quella di Arte sbadiglia, quella di Francese si mette a parlare con quella di Inglese di figli, ricette o vacanze).
L’Emotivo (Discipulus Lacrimans)
Ha studiato più che poteva.
Piange, ma non subito, è scientificamente provato: piange con precisione svizzera dopo le prime due frasi, tra la terza e la quarta risposta. Indipendentemente che vada bene o male.
Piange in modo silenzioso e sofferto, o più raramente (se femmina) scoppia in un pianto dirotto con singhiozzi.
Istinto materno e paterno della commissione solitamente trovano il modo di rimetterlo in carreggiata, dopodichè l’esame di solito prosegue in modalità Bravo Agitato o Schiappa Consapevole.
La Bella Sorpresa (Discipulus cum botto)
Ha reso poco perché non era sotto pressione, durante l’anno?
Ha avuto una visione di se stesso alle superiori e si è gasato?
Aveva così paura dell’esame da tirar fuori i superpoteri?
La mamma gli ha shakerato Cocacola, Acutil, caffè e olio di fegato di merluzzo per colazione?
Non si sa.
Però arriva e stupisce tutti con effetti speciali. Sa le cose, parte da Educazione Artistica o Tecnica con un plastico o un circuito elettrico funzionante, porta le foto di un paese straniero in cui è stato, insomma fa qualcosa di originale. E rende meglio che in tutto il resto dell’anno.
Nella commissione qualcuno fa notare che “allora ci ha preso per i fondelli tutto l’anno”, qualcun altro dice “io lo sapevo che poteva dare di più”.
Il Blago (Discipulus Blago)
Solitamente maschio, ma non sempre.
Ha studiato. Perché è uno sveglio. Ma affronta l’esame con un certo scazzo, soprattutto le materie minori. Risponde con tranquillità e guardando i prof dall’alto in basso, con aria benevola, come a dire: sa’, vi do quest’ultima soddisfazione.
Di solito non è il migliore della classe, ma, se non lo sapevi già, in quel momento capisci che poteva diventarlo, solo che c’erano troppe altre cose importanti da fare che richiedevano assolutamente la Sua Divina Presenza.
Alcuni colleghi perdono le staffe. Io questi li trovo irresistibili, per cui, se non sconfinano nella maleducazione, di solito li difendo. Va detto che con la maggioranza di quelli fatti così, tra la simpatia che mi suscitano e qualche cazziatone ben calibrato quando esagerano, mi sono già trovata un modus vivendi durante l’anno, per cui delle mie materie di solito vanno bene.
La Macchina da Studio (Discipulus Automaticus)
Consapevole di avere poco tempo, infila otto collegamenti tra materie in ogni frase che dice, previene le domande, parla velocissimo per dire più cose possibile.
Somma goduria della commissione che ha un solo problema: zittirlo e mandarlo via dopo una ventina di minuti.
Il Bravo Agitato (Discipulus Anxius)
Si riconosce dall’occhiaia e dallo sguardo fisso. E’ preparato ma gli tremano le mani, non gli vengono le parole e si muove a scatti come un burattino.
E’ assolutamente impermeabile a qualunque tentativo di tranquillizzarlo facendogli notare che aveva degli scritti altissimi o che sta andando benone.
Rende meno di quanto potrebbe e quando se ne rende conto si agita ancora di più.
Quasi sempre, in corridoio c’è una madre che si sta annodando le budella intorno al polso, nell’attesa.
La Schiappa Consapevole (Discipulus Humilis)
Sa di essere stato ammesso per grazia ricevuta. Esce da una settimana di scritti che gli sono sembrati la decifrazione della scrittura lineare A e ha giustamente presente che nove o dieci docenti possono fare di lui polpette.
Non alza la cresta, e di solito nemmeno la voce, quando capisce che i prof stanno completando le frasi al posto suo sta al gioco e aspetta l’imbeccata, buttando qua e là una parola per far vedere che c‘è anche lui.
E’ un tipo di esame orale faticoso, ma almeno non tenta l’arrampicata sullo specchio.
Lo Sfacciato (Discipulus Merdae Vulto)
Si riconosce subito perché immancabilmente arriva senza i disegni di Artistica, o le tavole di Tecnica.
L’arrampicata sullo specchio è proprio la disciplina sportiva in cui eccelle lo Sfacciato, che non ha studiato un cazzo o ha studiato solo una settimana scarsa, ma crede di sapersi muovere, di poter girare le domande a proprio piacere e vantaggio, di poter ripetere due volte la stessa cosa magari sbagliata così il prof cambierà domanda.
Questo fa incazzare gli insegnanti delle materie pesanti come Storia e Scienze, io per esempio divento veramente fastidiosa, e quando il tipo se lo merita attuo la tecnica dello sciame d’api impazzito: decine di domandine una dietro l’altra, brevi e secche, così o le sai o non le sai.
Lo Sfacciato non le sa. Ma naturalmente alla fine esce, un po’ scosso, ma sulle sue gambe. A me e a quella o quello di Matematica ci vuole la pausa pipì o caffè, dopo uno di questi, per evitare di aver la faccia troppo scura quando entra quello dopo.
Il Piovuto da Marte (Discipulus De Alieno Mundo Praecipitans)
Sembra che non gliel’abbia detto nessuno, che era in terza e alla fine c’era un esame.
Porta le ricerche ancora in brutta, o con le correzioni a matita dell’insegnante non cancellate, gli mancano i pezzi ma si è ricordato il flauto, per cui suona (male) un breve pezzo e poi si ferma, guardando la commissione con l’aria mansueta come a dire: “Ora posso andarmene?”
Ho visto colleghi diventare verdi e strappare la camicia coi bicipiti, di fronte a una roba del genere. Io di solito non mi spreco, lascio parlare il sopracciglio, quelli così non è all’esame che imparano qualcosa. Grande stanchezza quando se ne vanno, senso di insuccesso, di solito dopo questi chi reagisce come me va alla macchinetta e si fa un Tronky o un Duplo direttamente in vena.
L’Impanicato (Discipulus Qui Facciam Sbattet in Asperam Examis Realitatem)
L’Impanicato non ha fatto niente, o ha fatto lo stretto indispensabile per essere ammesso all’esame, all’ultimo, e te lo ha fatto chiaramente sapere, mostrando sicumera e faccia come il didietro mentre i suoi compagni si davano da fare per preparare i collegamenti e le ricerche e lui ti portava ricerche scopiazzate in ritardo. L’Impanicato ha sghignazzato in piazza con gli amici fino al giorno prima, dedicando all’esame frasi che cominciavano tutte con “ma”:
“Massì!”
“Ma cazzo me ne frega!”
“Ma cosa vuoi che mi chiedano!”
“Ma cosa sarà mai ‘sto esame, oh!”
Poi viene il suo turno e, oh sorpresa! Ahi dolore! HA PAURA!
Anzi: HA PAURISSIMA!
Anzissimo: SI STA CAGANDO SOTTO!
Sintomi clinici: pallore, sbattimento delle palpebre, sudorazione copiosa del labbro superiore, balbettio e uno o due conatelli di vomito a inizio interrogazione.
Sorriso malvagio di ogni singolo professore della commissione, che lo aspettava al varco.
Questi (IMMANCABILMENTE) cominciano da una mia materia. Perché io sono, porca vacca, troppo buona, e loro sanno che non sopporto l’idea di lasciarli annegare nel terrore (né, per la verità, di dover uscire correndo da un‘aula che puzza di vomito fresco), nemmeno quando se lo meriterebbero.
Io posso in qualche modo, tra Geografia, Storia e Letteratura, farli iniziare a parlare in modo più o meno coerente e riportare i sintomi clinici sotto il livello di guardia. Mentre lo faccio, mi sento stupidamente collaborativa e materna, mi dò della scema, ma tranquilli: dopo le mie materie, prima o poi, devono passare sotto quella di Matematica. E di solito lì dal thriller si passa all’horror, quindi menomale che almeno io li ho aiutati, altrimenti ci saremmo ritrovati con una bocciatura in sede d’orale, che per una commissione è la madre di tutte le rogne.
martedì 22 giugno 2010
Profondo rosso e vacche sacre a Paesino di Sogno
Ho un male boia.
Da tutte le parti.
Temo NON sia psicosomatico.
Quindi non destinato ad esaurirsi entro il calar delle tenebre con una bella dormita.
Ho fatto gli orali di stamattina (un bagno di sangue, ne abbiamo scuoiati vivi quattro su sei, anzi in gran parte si son scuoiati da sè, presentandosi preparati in modo vergognosamente superficiale) con gli strizzoni allo stomaco, il mal di pancia, il cerchio alla testa e un senso di disgrazia generalizzato che poi si è concretizzato in un allegro ciclo mestruale, e ora sono abbattuta dalla stanchezza e dai dolori.
Malamente, con una parte del mio cervello che non ruminava tutte le domande fatte e le risposte ricevute, non dormiva e non teneva a bada i vari sgradevoli sintomi gastrici, ho registrato un'immagine di surreale serenità mentre tornavo a casa attraversando Paesino di Sogno.
Il gattone rosso della farmacia, che pare un reduce del Vietnam, è strosciato di brutto da non si sa quale orrendo incidente, ha la testa sempre piegata da un lato, gli mancano un pezzo di coda e svariati settori dei padiglioni auricolari, ed è sordo come una campana, attraversava la piazzetta sotto le mura con la sua camminata lenta e strascinata, da film horror degli anni Venti.
In piena ora di passaggio, mezzogiorno e mezza.
Io e altri tre automobilisti che ci stavamo incrociando nella piazzetta ci siamo fermati, come davanti alla tipica vacca sacra nelle strade di Calcutta.
Rispettosi, senza fretta, abbiamo osservato questo ravatto tigrato di forse cinque chili, che da anni e anni, conciato com'è, fa il bello e il cattivo tempo in paese, mentre elaborava lentissimamente il suo progetto di andarsene dal punto (più o meno in mezzo alla strada) in cui si era fermato, sicuramente a riflettere su qualcosa di importantissimo.
Mi è rimasta impressa, di tutta la mattina, soprattutto questa involontaria pausa.
Il resto, compreso il bagno di sangue, mi sa che ve lo racconto prossimamente.
Il menu del nostro cannibalico pasto di domani prevede:
il ragazzo col sostegno che è sempre fuori aula, infatti non ve ne ho mai parlato, e con lui sarà una cosa brevissima pro forma;
Coniglietto;
Visino Tondo;
Tom Cruise;
Biondo Cavaliere;
Zietta.
Dovremmo andare migliorando, da Tom Cruise in poi. Ma si sa, gli esami son sorprese. Io, per esempio, non faccio le cose per vendetta, cerco di essere più o meno severa come sono durante l'anno, anche se posso essere più martellante (dovendo, tra l'altro, interrogare io sola su tre materie, non posso permettermi di aspettare ogni risposta per due minuti), non sfotto, non alzo la voce e non li faccio piangere, agli esami orali, come invece ho visto fare ad altri. Ma stamattina, con due o tre di quei quattro, beh, diciamo che non ci potevo andare granchè leggera. E poi ero pallida e con le occhiaie peste come un vampiro, con la camicia rossa (non l'ho fatto per esigenze di scena, è che fa di nuovo freddo e avevo poca scelta di abbinamenti), e sorridevo meno del solito causa orrendi crampi. Insomma, io avrei avuto paura di sedermi a dare un esame davanti a una come me, se non fossi stata preparata.
Ora chiudo gli occhi e cerco di traghettarmi dall'altra parte di questo pomeriggio di malessere con la stessa flemma del gatto del farmacista. Sperando che le macchine si fermino.
Da tutte le parti.
Temo NON sia psicosomatico.
Quindi non destinato ad esaurirsi entro il calar delle tenebre con una bella dormita.
Ho fatto gli orali di stamattina (un bagno di sangue, ne abbiamo scuoiati vivi quattro su sei, anzi in gran parte si son scuoiati da sè, presentandosi preparati in modo vergognosamente superficiale) con gli strizzoni allo stomaco, il mal di pancia, il cerchio alla testa e un senso di disgrazia generalizzato che poi si è concretizzato in un allegro ciclo mestruale, e ora sono abbattuta dalla stanchezza e dai dolori.
Malamente, con una parte del mio cervello che non ruminava tutte le domande fatte e le risposte ricevute, non dormiva e non teneva a bada i vari sgradevoli sintomi gastrici, ho registrato un'immagine di surreale serenità mentre tornavo a casa attraversando Paesino di Sogno.
Il gattone rosso della farmacia, che pare un reduce del Vietnam, è strosciato di brutto da non si sa quale orrendo incidente, ha la testa sempre piegata da un lato, gli mancano un pezzo di coda e svariati settori dei padiglioni auricolari, ed è sordo come una campana, attraversava la piazzetta sotto le mura con la sua camminata lenta e strascinata, da film horror degli anni Venti.
In piena ora di passaggio, mezzogiorno e mezza.
Io e altri tre automobilisti che ci stavamo incrociando nella piazzetta ci siamo fermati, come davanti alla tipica vacca sacra nelle strade di Calcutta.
Rispettosi, senza fretta, abbiamo osservato questo ravatto tigrato di forse cinque chili, che da anni e anni, conciato com'è, fa il bello e il cattivo tempo in paese, mentre elaborava lentissimamente il suo progetto di andarsene dal punto (più o meno in mezzo alla strada) in cui si era fermato, sicuramente a riflettere su qualcosa di importantissimo.
Mi è rimasta impressa, di tutta la mattina, soprattutto questa involontaria pausa.
Il resto, compreso il bagno di sangue, mi sa che ve lo racconto prossimamente.
Il menu del nostro cannibalico pasto di domani prevede:
il ragazzo col sostegno che è sempre fuori aula, infatti non ve ne ho mai parlato, e con lui sarà una cosa brevissima pro forma;
Coniglietto;
Visino Tondo;
Tom Cruise;
Biondo Cavaliere;
Zietta.
Dovremmo andare migliorando, da Tom Cruise in poi. Ma si sa, gli esami son sorprese. Io, per esempio, non faccio le cose per vendetta, cerco di essere più o meno severa come sono durante l'anno, anche se posso essere più martellante (dovendo, tra l'altro, interrogare io sola su tre materie, non posso permettermi di aspettare ogni risposta per due minuti), non sfotto, non alzo la voce e non li faccio piangere, agli esami orali, come invece ho visto fare ad altri. Ma stamattina, con due o tre di quei quattro, beh, diciamo che non ci potevo andare granchè leggera. E poi ero pallida e con le occhiaie peste come un vampiro, con la camicia rossa (non l'ho fatto per esigenze di scena, è che fa di nuovo freddo e avevo poca scelta di abbinamenti), e sorridevo meno del solito causa orrendi crampi. Insomma, io avrei avuto paura di sedermi a dare un esame davanti a una come me, se non fossi stata preparata.
Ora chiudo gli occhi e cerco di traghettarmi dall'altra parte di questo pomeriggio di malessere con la stessa flemma del gatto del farmacista. Sperando che le macchine si fermino.
Abissi d'insonnia con analisi insolitamente lucida
Stamattina primo giro di valzer di esami orali:
Occhi d’Arabia
Faccia Pulita
Grande e Gentile
Straniero
Birba
Testa di Ricci
Ho dormito meno di tre ore, stavolta.
Senza Castagna Uno e Castagna Due, con una sola Castagna stanchissima che cullava il suo mal di stomaco cercando di non innervosirsi, di mettere tutte le cosine bene in fila: priiima pensiamo a dormire un paio d’ore, pooooi all’esame orale di Occhi d’Arabia, pooooi a quello di Faccia Pulita etc, pooooi ad andare a casa e fare qualcosa per pranzo, pooooi a spremere le energie per uscire con l’Inflessibile stasera, poooooi…
Ma la litania ha funzionato poco.
Ora: sì sì, io ai miei alunni ci ho sempre tenuto e alla mia professionalità pure, ma non mi sono mai ridotta così.
Tutta questa agitazione è senso di colpa per aver portato all’esame una terza a calci in culo invece che con calma, con cura, con una preparazione (loro, e mia) adeguata, con la coscienza pulita, insomma.
Le responsabilità di cotanto disastro sono secondo me da ripartirsi come segue:
50%: Mariastella Gelmini, perché, porca miseria, con una classe così era ASSOLUTAMENTE IMPRESCINDIBILE avere intanto le mie undici ore di lettere, poi le ore di compresenza per DIVIDERE a gruppi e in particolare dedicare del tempo a scolarizzare quei piccoli selvaggi dello Straniero, di Coniglietto, di Grande e Gentile, della Peste, che dovevano, su certe cose, ripartire da capo; a far sudare sangue a Birba, Occhi d’Arabia, Caciarone etc quando si meritavano una bella punizione invece di un inutile quarto d’ora in corridoio; e a promuovere il rendimento di figure scolasticamente pallide e amorfe come Visino Tondo, Tom Cruise, Occhi Blu, Testa di Ricci, che avrebbero avuto bisogno di essere stimolati e seguiti, non schiacciati dai decibel che dovevano uscire dalle nostre bocche per tenere fermi (ma non zitti) i soliti quattro disgraziati.
15%: appunto quei quattro incivili e il resto della classe che, a danno proprio, gli andava dietro.
34%: l’assenza totale di un reale sbattimento da parte mia per cambiare la situazione, dopo i primi, infruttuosi tentativi. Il limitarsi alla sopravvivenza.
1%: varie, l’inverno faticosissimo con cinque mesi di gelo artico, la posizione della classe rispetto ai nodi elettromagnetici terrestri, l’imminente fine del mondo secondo i Maya, l’influsso malvagio di Bestia Nera, le condizioni di merda in cui la Cretina ci ha fatto lavorare quest’anno, tutti contro tutti e i progetti che saltavano o si interrompevano a metà perché non ci dava le ore, o i soldi, dopo averci assegnato le ore, o i soldi.
Però io considero il mo maledetto 34% molto grave, pesantissimo, perché specialmente oggi un insegnante, al restante 66%, deve saper opporre le proprie armi, o non andremo avanti con la scuola pubblica, qua. La classe difficile deve capitare prima o poi, l’insuccesso educativo anche, a me sono serviti a imparare molte cose, ma è inutile illudersi che ci sarà modo o tempo per gestirli meglio, la prossima volta.
Bisogna diventare più bravi. E di conseguenza sentirsi ancora più sminuiti quando ci tolgono del tempo, dei fondi, dei riconoscimenti almeno almeno verbali del lavoro che facciamo.
Perché di adeguarsi, se questo è il trend, non se ne parla.
Occhi d’Arabia
Faccia Pulita
Grande e Gentile
Straniero
Birba
Testa di Ricci
Ho dormito meno di tre ore, stavolta.
Senza Castagna Uno e Castagna Due, con una sola Castagna stanchissima che cullava il suo mal di stomaco cercando di non innervosirsi, di mettere tutte le cosine bene in fila: priiima pensiamo a dormire un paio d’ore, pooooi all’esame orale di Occhi d’Arabia, pooooi a quello di Faccia Pulita etc, pooooi ad andare a casa e fare qualcosa per pranzo, pooooi a spremere le energie per uscire con l’Inflessibile stasera, poooooi…
Ma la litania ha funzionato poco.
Ora: sì sì, io ai miei alunni ci ho sempre tenuto e alla mia professionalità pure, ma non mi sono mai ridotta così.
Tutta questa agitazione è senso di colpa per aver portato all’esame una terza a calci in culo invece che con calma, con cura, con una preparazione (loro, e mia) adeguata, con la coscienza pulita, insomma.
Le responsabilità di cotanto disastro sono secondo me da ripartirsi come segue:
50%: Mariastella Gelmini, perché, porca miseria, con una classe così era ASSOLUTAMENTE IMPRESCINDIBILE avere intanto le mie undici ore di lettere, poi le ore di compresenza per DIVIDERE a gruppi e in particolare dedicare del tempo a scolarizzare quei piccoli selvaggi dello Straniero, di Coniglietto, di Grande e Gentile, della Peste, che dovevano, su certe cose, ripartire da capo; a far sudare sangue a Birba, Occhi d’Arabia, Caciarone etc quando si meritavano una bella punizione invece di un inutile quarto d’ora in corridoio; e a promuovere il rendimento di figure scolasticamente pallide e amorfe come Visino Tondo, Tom Cruise, Occhi Blu, Testa di Ricci, che avrebbero avuto bisogno di essere stimolati e seguiti, non schiacciati dai decibel che dovevano uscire dalle nostre bocche per tenere fermi (ma non zitti) i soliti quattro disgraziati.
15%: appunto quei quattro incivili e il resto della classe che, a danno proprio, gli andava dietro.
34%: l’assenza totale di un reale sbattimento da parte mia per cambiare la situazione, dopo i primi, infruttuosi tentativi. Il limitarsi alla sopravvivenza.
1%: varie, l’inverno faticosissimo con cinque mesi di gelo artico, la posizione della classe rispetto ai nodi elettromagnetici terrestri, l’imminente fine del mondo secondo i Maya, l’influsso malvagio di Bestia Nera, le condizioni di merda in cui la Cretina ci ha fatto lavorare quest’anno, tutti contro tutti e i progetti che saltavano o si interrompevano a metà perché non ci dava le ore, o i soldi, dopo averci assegnato le ore, o i soldi.
Però io considero il mo maledetto 34% molto grave, pesantissimo, perché specialmente oggi un insegnante, al restante 66%, deve saper opporre le proprie armi, o non andremo avanti con la scuola pubblica, qua. La classe difficile deve capitare prima o poi, l’insuccesso educativo anche, a me sono serviti a imparare molte cose, ma è inutile illudersi che ci sarà modo o tempo per gestirli meglio, la prossima volta.
Bisogna diventare più bravi. E di conseguenza sentirsi ancora più sminuiti quando ci tolgono del tempo, dei fondi, dei riconoscimenti almeno almeno verbali del lavoro che facciamo.
Perché di adeguarsi, se questo è il trend, non se ne parla.
giovedì 17 giugno 2010
My own private Dharamsala
Con oggi, giorno in cui tutte le scuole medie d'Italia hanno somministrato la prova nazionale di italiano e matematica, la mia parte di lavoro relativa agli scritti d'esame finisce.
Con una brezza sorprendentemente fresca ho fatto la mia solita passeggiata nel parco, con la De, continuando la buona tradizione della camminata buddhista che ho inaugurato da quando, il weekend scorso, non sono andata al rito previsto ad Avigliana "per stare con la mia famiglia" e poi non ho visto i miei, non ho telefonato a mia zia, e ho litigato con mio marito (che strike, eh? la prossima volta vado dai miei lama, che faccio meno danno).
Riflessione della settimana: in certi periodi della mia vita ho pregato tanto, tantissimo, passando anche tutti i giorni in chiesa e provando anche grandi gioie. Ma a volte mi è capitato di non poter andare a messa, e al massimo mi sono sentita in colpa. Non mi è mai successo di sentirmi triste perchè non potevo andarci.
Domenica ero tristissima perchè non andavo avanti coi miei insegnamenti buddhisti. Ero proprio abbattuta. Ho preso nota di questo fatto, dopodichè, dato che non si addice granchè alla mentalità buddhista abbattersi (e nemmeno ringhiare di gola al proprio marito) ho fatto questa passeggiata meditativa con la piccola De.
Da allora la mia chiesa, il luogo di culto da cui passare quotidianamente per assorbire le emozioni della giornata e pensare a qualcosa di più elevato, è un viale di tigli nel parco più bello di Asti.
Ho ripreso in mano i miei studi sul buddhismo e sono incartata perchè certi concetti sono un casino, inoltre devo per forza trovare il modo di parlare con il lama residente ad Avigliana della mia (eventuale? prossima? futura? dubbia? certa? discussa? ovvia?) iniziazione.
Mi dispiace andare così piano, intanto però è un grossissimo insegnamento per chi come me ha alcune virtù ma, tra queste, assolutamente non conta la pazienza.
Poi non è che certe cose vengano proprio facili come bersi un bicchier d'acqua (o una più tibetana tazza di tè). Quindi ci vuol tempo.
Menomale che, mentre il tempo passa, i tigli profumano.
Con una brezza sorprendentemente fresca ho fatto la mia solita passeggiata nel parco, con la De, continuando la buona tradizione della camminata buddhista che ho inaugurato da quando, il weekend scorso, non sono andata al rito previsto ad Avigliana "per stare con la mia famiglia" e poi non ho visto i miei, non ho telefonato a mia zia, e ho litigato con mio marito (che strike, eh? la prossima volta vado dai miei lama, che faccio meno danno).
Riflessione della settimana: in certi periodi della mia vita ho pregato tanto, tantissimo, passando anche tutti i giorni in chiesa e provando anche grandi gioie. Ma a volte mi è capitato di non poter andare a messa, e al massimo mi sono sentita in colpa. Non mi è mai successo di sentirmi triste perchè non potevo andarci.
Domenica ero tristissima perchè non andavo avanti coi miei insegnamenti buddhisti. Ero proprio abbattuta. Ho preso nota di questo fatto, dopodichè, dato che non si addice granchè alla mentalità buddhista abbattersi (e nemmeno ringhiare di gola al proprio marito) ho fatto questa passeggiata meditativa con la piccola De.
Da allora la mia chiesa, il luogo di culto da cui passare quotidianamente per assorbire le emozioni della giornata e pensare a qualcosa di più elevato, è un viale di tigli nel parco più bello di Asti.
Ho ripreso in mano i miei studi sul buddhismo e sono incartata perchè certi concetti sono un casino, inoltre devo per forza trovare il modo di parlare con il lama residente ad Avigliana della mia (eventuale? prossima? futura? dubbia? certa? discussa? ovvia?) iniziazione.
Mi dispiace andare così piano, intanto però è un grossissimo insegnamento per chi come me ha alcune virtù ma, tra queste, assolutamente non conta la pazienza.
Poi non è che certe cose vengano proprio facili come bersi un bicchier d'acqua (o una più tibetana tazza di tè). Quindi ci vuol tempo.
Menomale che, mentre il tempo passa, i tigli profumano.
martedì 15 giugno 2010
Se le parole non bastano
Certo l'italiano è una lingua ricca di termini, precisi ed evocativi, scientifici e poetici.
Ma nello stato alterato di coscienza indotto dalla mancanza di sonno e da una giornata che, cazzo, doveva essere finita alle 15.30 e invece sono le 23 e siamo appena approdati alla triade pediluvio pigiama tisana, mi accorgo che ci sono sentimenti che non vengono definiti correttamente da un unico termine, che sfuggono al dizionario.
Per esempio: come si chiama il sentimento che spinge un marcantonio diciassettenne come Mister Romania, ormai impegnatissimo tra scuola, carriera sportiva e ragazze che gli saltano letteralmente addosso, a portare al suo prof di lettere delle medie una foto che li ritrae entrambi sei anni prima, nella quale il suddetto marcantonio, oggi sciupafemmine scafatissimo e maestro di stile per i ragazzini più giovani, è un bimbo magro ordinatamente vestito dalla mamma, con l'aria del coniglietto fiducioso e obbediente?
Come si chiama il sentimento per cui una donna che cammina per la strada in un giorno di giugno, sentendo stridere le rondini, manda un messaggio al suo ex che non sente da mesi e che, nota bene, va benissimo che sia il suo ex, anzi solitamente, a nominarlo, lei alza anche gli occhi al cielo, ma poi le rondini le ricordano che lui è stato gravemente malato e lei, all'improvviso, ha il bisogno fisico di sentirsi dire che sta bene?
Come si chiama quello che prova un professore quando boccia un alunno ed è convinto di fare bene dal punto di vista professionale e di dargli un'opportunità invece che una punizione, ma si sente lo stesso un bastardo?
Come si chiama il sentimento per cui vuoi così bene a una persona da dimenticarti di dirglielo perchè è ovvio, e poi, un giorno, accorgerti che la stai perdendo perchè dal non dirglielo sei passato al non dimostrarglielo?
Con che nome si definisce quello che gli alunni chiamano "preferenza", e invece, a volte, è un sordo e testardo accanirsi su un alunno recalcitrante nel quale si è intravista della stoffa, che stanca un insegnante a morte ma lo motiva, e fa sentire quell'alunno una via di mezzo tra un oggetto di persecuzione e un privilegiato?
Come si chiama quella sensazione per cui sai che una persona c'è, ci sarà sempre, anche se non vi parlate, anche se vi vedete poco, e se il suo modo di dimostrare amore per te è riversarlo da un'altra parte per non disturbarti quando hai da fare?
Come si chiama quello che mi fa provare Cavallino in mezz'ora di telefonata, che non è poi esattamente parlare per forza dei massimi sistemi e nemmeno precisamente alleggerirsi la giornata con due cazzate, ma è comunque l'equivalente telefonico di appoggiarsi a uno scoglio solido, al sole, chiudere gli occhi e ascoltare il mare in santa pace?
Ma nello stato alterato di coscienza indotto dalla mancanza di sonno e da una giornata che, cazzo, doveva essere finita alle 15.30 e invece sono le 23 e siamo appena approdati alla triade pediluvio pigiama tisana, mi accorgo che ci sono sentimenti che non vengono definiti correttamente da un unico termine, che sfuggono al dizionario.
Per esempio: come si chiama il sentimento che spinge un marcantonio diciassettenne come Mister Romania, ormai impegnatissimo tra scuola, carriera sportiva e ragazze che gli saltano letteralmente addosso, a portare al suo prof di lettere delle medie una foto che li ritrae entrambi sei anni prima, nella quale il suddetto marcantonio, oggi sciupafemmine scafatissimo e maestro di stile per i ragazzini più giovani, è un bimbo magro ordinatamente vestito dalla mamma, con l'aria del coniglietto fiducioso e obbediente?
Come si chiama il sentimento per cui una donna che cammina per la strada in un giorno di giugno, sentendo stridere le rondini, manda un messaggio al suo ex che non sente da mesi e che, nota bene, va benissimo che sia il suo ex, anzi solitamente, a nominarlo, lei alza anche gli occhi al cielo, ma poi le rondini le ricordano che lui è stato gravemente malato e lei, all'improvviso, ha il bisogno fisico di sentirsi dire che sta bene?
Come si chiama quello che prova un professore quando boccia un alunno ed è convinto di fare bene dal punto di vista professionale e di dargli un'opportunità invece che una punizione, ma si sente lo stesso un bastardo?
Come si chiama il sentimento per cui vuoi così bene a una persona da dimenticarti di dirglielo perchè è ovvio, e poi, un giorno, accorgerti che la stai perdendo perchè dal non dirglielo sei passato al non dimostrarglielo?
Con che nome si definisce quello che gli alunni chiamano "preferenza", e invece, a volte, è un sordo e testardo accanirsi su un alunno recalcitrante nel quale si è intravista della stoffa, che stanca un insegnante a morte ma lo motiva, e fa sentire quell'alunno una via di mezzo tra un oggetto di persecuzione e un privilegiato?
Come si chiama quella sensazione per cui sai che una persona c'è, ci sarà sempre, anche se non vi parlate, anche se vi vedete poco, e se il suo modo di dimostrare amore per te è riversarlo da un'altra parte per non disturbarti quando hai da fare?
Come si chiama quello che mi fa provare Cavallino in mezz'ora di telefonata, che non è poi esattamente parlare per forza dei massimi sistemi e nemmeno precisamente alleggerirsi la giornata con due cazzate, ma è comunque l'equivalente telefonico di appoggiarsi a uno scoglio solido, al sole, chiudere gli occhi e ascoltare il mare in santa pace?
Notte (prima degli esami) nell'abisso della follia
Ce l'avete presente la tizia serena che ieri sera dichiarava: tutto pronto per l'esame?
Sì.
Poi ho spento la luce.
Ore 23,45
"Quest'uomo russa, e te credo, con tutta la birra che s'è scolato dal Blago guardando i mondiali. Vado sul letto di là."
Ore 24,20
"Madòòò che caldo, su 'sto copriletto, vado sul divano che sto meglio."
E fin lì ero io da sola che pensavo.
Nel corso della notte ho raggiunto il non plus ultra del caso psichiatrico senza speranza.
Ore 01,30
"Oh Dio che mal di stomaco, devo vomitare."
"Stai scherzando, Castagna Uno? Non vorrai mica vomitare quella meraviglia di trofiette al pesto che ha messo in tavola Blago stasera? E quei frittini di fiore di zucca poetici, quel melone perfetto, lo strudel tiepido?"
"Ma io ho mal di stomaco."
"Ce l'hai perchè sei un'imbecille, dormi."
ore 01,50
"Stabilito che non vomiterai alcuna cena, di cosa ti agiti adesso?"
"Ho freddo, Castagna Due."
"Eh? Stasera quando siamo arrivati a casa alle undici c'erano 27 gradi e mezzo, fuori."
"Sì ma è umido, ho freddo alla pancia."
"Ma se hai una maglia a maniche lunghe sopra il pigiama, che solo a guardarti mi vien caldo."
"Ho caldo anche io, ma solo alle gambe."
"Geeesùù. Vuoi dormire, sì o no?"
"Sì. Ma non ci riesco."
Ore 02,20
"Magari se leggo un po' mi viene sonno."
"Ma lo sai che ore sono? Sei ancora lì che parli?"
"Non posso farci niente."
"Non dirmi che hai freddo."
"No, veramente... ho caldo."
"Non dirmi che hai voglia di vomitare il ben di Dio che hai mangiato per cena."
"S..."
"Smettila!!! Sei una piaga, Castagna Uno!"
"Beh, che ti devo dire? Magari mi alzo e mi muovo un po', che ne so, vado in cucina a mettere ordine, può darsi che mi passi."
"Ma non volevi leggere?"
"Eh, sì, però ho provato già prima, forse ora è meglio se sto su dritta, magari vado di là, fascio la torta di verdura che ormai è fredda, preparo la roba per domani..."
"Sì. E già che ci sei perchè non telefoni a tua madre e metti in discussione tutto il vostro rapporto da quando avevi dieci anni e mezzo?"
Ore 3,45
"Oddio! Oddio! Piccola Mela!"
"Cosa, Piccola Mela cosa?
"Eh? Non so, devo essermi assopita."
"E stai sognando l'esame?"
"Eh... forse... non lo so..."
"Sei una catastrofe. Dormi, cretina!"
"Scusa, Castagna Due, hai ragione."
"Non ti scusare, dormi, incubo dei terapeuti."
Ore 4,10
"No, Tom Cruise, non fare..."
"Si può sapere ora che cazzo stai dicendo?"
"Eh? Mmm... Dormivo... sognavo..."
"Sì. Sentiamo. Sognavi per caso l'esame?"
"Chi, io? Noooo..."
"Ma sentila!"
"Oh cazzo... ma che ora è?"
"Le quattro passate, abbiamo la sveglia tra due ore."
"Miiii... e come faccio? E se non dormissimo proprio?"
"Ma, vedi tu. E se ti facessi curare, che hai trentaquattro anni, questo è il quarto esame di terza media di seguito che fai, e non sei nemmeno coordinatrice e presidente di sottocommissione, quest'anno?"
"Ma io non sono agitata per l'esame!"
"Noooooo! E' la fame nel mondo che ti leva il sonno!!!"
"No! E' che forse non avrei dovuto cenare fuori, proprio ieri sera..."
"E perchè, di grazia?
"Eh, perchè oggi c'è l'esame..."
"Lo vedi? Sei malata!!!"
"Non mi sgridare, che sono a pezzi..."
"Ma cosa a pezzi! Sei una povera pazza paranoica! Dormi!"
"Forse è meglio se..."
"Dormi, disadattata sociale, caso umano, dormi!"
"No dicevo... se mi alzo proprio, almeno non mi rincoglionisco del tutto..."
"A te, se c'era ancora la legge di prima sui manicomi, ti chiudevano e la chiave la davano da mangiare a quello col picacismo della stanza imbottita di fianco. Vuoooi dormireeeeee????"
"Scusa."
"Cosa scusa? Cosa cazzo fai ora, piangi?"
"No... scusa, Castagna Due, è che sono stanca..."
"E certo che sei stanca, hai visto cos' hai fatto? hai buttato una notte quasi intera!
Domani come fai a tenere gli occhi aperti mentre correggi i temi, eh, come fai?"
"Non... mi... sgridare..."
"Smettila di frignare, sei un'adultaaaaaaaaaaaaaaahhhhh!!!"
"Va bene. Ora la smetto. Ma tu non brutalizzarmi."
"E chi ti brutalizza? Miiiiiiii che nervoso. Senti, hai ragione, è meglio non dormire proprio. Ormai tra poco albeggia, sai che mal di testa che ci viene se ci addormentiamo ora."
" "
"Castagna Uno? Castagna Uno? Oh nnnoooooo, non ti addormentare adesso!!!! Noooo!"
Ore 06,10
Dlin dlon, dlin, dlon...
"Castagna Due?
" "
"Castagna Due?
"Mmmmmmmmsgggggnnnnnnnnnnuuffffffmmmmmm..."
"Castagna Due, dobbiamo fare la doccia..."
"Mmmmm. Mmmma che cazzo mi è successo?"
"Niente, hai sonno."
"E per forza... non ti avevo detto che non dovevamo più addormentarci?
"Non so, Castagna Due, io ero a pezzi e anche tu eri stanchissima, dopo avermi sgridato tutta la notte."
"Con questo cosa vorresti significare? Che non dovevo sgridarti?"
"No, certo, ho fatto male a lamentarmi stanotte, ma vedi..."
"No senti, stai già facendo un discorso troppo lungo. Ti detesto quando al mattino fai la positiva e la ragionevole, dopo essere stata una palla di fobie tutta la notte."
"...io ho accettato l'insonnia come un'occasione per purificare il mio karma, invece di combatterla... tu invece..."
"Castagna Uno. Stammi a sentire."
"Sì?"
"Se tu, adesso, che io ho dormito meno di due ore, mi nomini anche solo lontanamente il karma, l'accettazione, il respiro consapevole o altre troiate buddhiste, te lo giuro, per tanto che abbia bisogno di un caffè e subito, ti verso la caffettiera bollente addosso."
Sì.
Poi ho spento la luce.
Ore 23,45
"Quest'uomo russa, e te credo, con tutta la birra che s'è scolato dal Blago guardando i mondiali. Vado sul letto di là."
Ore 24,20
"Madòòò che caldo, su 'sto copriletto, vado sul divano che sto meglio."
E fin lì ero io da sola che pensavo.
Nel corso della notte ho raggiunto il non plus ultra del caso psichiatrico senza speranza.
Ore 01,30
"Oh Dio che mal di stomaco, devo vomitare."
"Stai scherzando, Castagna Uno? Non vorrai mica vomitare quella meraviglia di trofiette al pesto che ha messo in tavola Blago stasera? E quei frittini di fiore di zucca poetici, quel melone perfetto, lo strudel tiepido?"
"Ma io ho mal di stomaco."
"Ce l'hai perchè sei un'imbecille, dormi."
ore 01,50
"Stabilito che non vomiterai alcuna cena, di cosa ti agiti adesso?"
"Ho freddo, Castagna Due."
"Eh? Stasera quando siamo arrivati a casa alle undici c'erano 27 gradi e mezzo, fuori."
"Sì ma è umido, ho freddo alla pancia."
"Ma se hai una maglia a maniche lunghe sopra il pigiama, che solo a guardarti mi vien caldo."
"Ho caldo anche io, ma solo alle gambe."
"Geeesùù. Vuoi dormire, sì o no?"
"Sì. Ma non ci riesco."
Ore 02,20
"Magari se leggo un po' mi viene sonno."
"Ma lo sai che ore sono? Sei ancora lì che parli?"
"Non posso farci niente."
"Non dirmi che hai freddo."
"No, veramente... ho caldo."
"Non dirmi che hai voglia di vomitare il ben di Dio che hai mangiato per cena."
"S..."
"Smettila!!! Sei una piaga, Castagna Uno!"
"Beh, che ti devo dire? Magari mi alzo e mi muovo un po', che ne so, vado in cucina a mettere ordine, può darsi che mi passi."
"Ma non volevi leggere?"
"Eh, sì, però ho provato già prima, forse ora è meglio se sto su dritta, magari vado di là, fascio la torta di verdura che ormai è fredda, preparo la roba per domani..."
"Sì. E già che ci sei perchè non telefoni a tua madre e metti in discussione tutto il vostro rapporto da quando avevi dieci anni e mezzo?"
Ore 3,45
"Oddio! Oddio! Piccola Mela!"
"Cosa, Piccola Mela cosa?
"Eh? Non so, devo essermi assopita."
"E stai sognando l'esame?"
"Eh... forse... non lo so..."
"Sei una catastrofe. Dormi, cretina!"
"Scusa, Castagna Due, hai ragione."
"Non ti scusare, dormi, incubo dei terapeuti."
Ore 4,10
"No, Tom Cruise, non fare..."
"Si può sapere ora che cazzo stai dicendo?"
"Eh? Mmm... Dormivo... sognavo..."
"Sì. Sentiamo. Sognavi per caso l'esame?"
"Chi, io? Noooo..."
"Ma sentila!"
"Oh cazzo... ma che ora è?"
"Le quattro passate, abbiamo la sveglia tra due ore."
"Miiii... e come faccio? E se non dormissimo proprio?"
"Ma, vedi tu. E se ti facessi curare, che hai trentaquattro anni, questo è il quarto esame di terza media di seguito che fai, e non sei nemmeno coordinatrice e presidente di sottocommissione, quest'anno?"
"Ma io non sono agitata per l'esame!"
"Noooooo! E' la fame nel mondo che ti leva il sonno!!!"
"No! E' che forse non avrei dovuto cenare fuori, proprio ieri sera..."
"E perchè, di grazia?
"Eh, perchè oggi c'è l'esame..."
"Lo vedi? Sei malata!!!"
"Non mi sgridare, che sono a pezzi..."
"Ma cosa a pezzi! Sei una povera pazza paranoica! Dormi!"
"Forse è meglio se..."
"Dormi, disadattata sociale, caso umano, dormi!"
"No dicevo... se mi alzo proprio, almeno non mi rincoglionisco del tutto..."
"A te, se c'era ancora la legge di prima sui manicomi, ti chiudevano e la chiave la davano da mangiare a quello col picacismo della stanza imbottita di fianco. Vuoooi dormireeeeee????"
"Scusa."
"Cosa scusa? Cosa cazzo fai ora, piangi?"
"No... scusa, Castagna Due, è che sono stanca..."
"E certo che sei stanca, hai visto cos' hai fatto? hai buttato una notte quasi intera!
Domani come fai a tenere gli occhi aperti mentre correggi i temi, eh, come fai?"
"Non... mi... sgridare..."
"Smettila di frignare, sei un'adultaaaaaaaaaaaaaaahhhhh!!!"
"Va bene. Ora la smetto. Ma tu non brutalizzarmi."
"E chi ti brutalizza? Miiiiiiii che nervoso. Senti, hai ragione, è meglio non dormire proprio. Ormai tra poco albeggia, sai che mal di testa che ci viene se ci addormentiamo ora."
" "
"Castagna Uno? Castagna Uno? Oh nnnoooooo, non ti addormentare adesso!!!! Noooo!"
Ore 06,10
Dlin dlon, dlin, dlon...
"Castagna Due?
" "
"Castagna Due?
"Mmmmmmmmsgggggnnnnnnnnnnuuffffffmmmmmm..."
"Castagna Due, dobbiamo fare la doccia..."
"Mmmmm. Mmmma che cazzo mi è successo?"
"Niente, hai sonno."
"E per forza... non ti avevo detto che non dovevamo più addormentarci?
"Non so, Castagna Due, io ero a pezzi e anche tu eri stanchissima, dopo avermi sgridato tutta la notte."
"Con questo cosa vorresti significare? Che non dovevo sgridarti?"
"No, certo, ho fatto male a lamentarmi stanotte, ma vedi..."
"No senti, stai già facendo un discorso troppo lungo. Ti detesto quando al mattino fai la positiva e la ragionevole, dopo essere stata una palla di fobie tutta la notte."
"...io ho accettato l'insonnia come un'occasione per purificare il mio karma, invece di combatterla... tu invece..."
"Castagna Uno. Stammi a sentire."
"Sì?"
"Se tu, adesso, che io ho dormito meno di due ore, mi nomini anche solo lontanamente il karma, l'accettazione, il respiro consapevole o altre troiate buddhiste, te lo giuro, per tanto che abbia bisogno di un caffè e subito, ti verso la caffettiera bollente addosso."
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lunedì 14 giugno 2010
Di politica, preparativi e dimenticanze
Ore ventitre.
A casa dell'Uomo e di Castagna aleggia un buon profumo di pane. In forno cuoce un erbazzone surgelato che a volte Castagna usa per sostituire il tortino di verdure. L'Uomo lo odia, l'erbazzone, ma tanto domani l'Uomo, tra gli scritti di italiano e la correzione, pranza in bocciofila a Paesone Sfigato, forse con Mister Romania, l'ex alunno bello bravo intelligente promessa internazionale del calcio giovanile che lui e Castagna hanno avuto in prima media, quando lavoravano insieme.
Il pancino pieno (per una volta) di cose buone spizzicate dal buffet esageratamente curato che l'amico Blago ci ha messo a disposizione, durante la visione della prima (pessima) partita mondiale dell'Italia.
Una bella tisana di malva.
Un bel pigiama leggero.
Cane e gatti già ritirati in buon ordine ognuno nella sua cuccia: cioè la De nell'angolo della cucina, dove calpesterà faticosamente quelle sei-settecento volte l'asciugamano pulito per dargli proprio la forma che dice lei, e i due gatti coniugalmente sdraiati vicini, nella stessa identica posizione ma lui verso il fondo, lei verso l'uscita, nel cuccione esterno, sul terrazzo davanti.
Castagna oggi ha ribadito ancora una volta la propria fermissima intenzione di fare il possibile per prendersi la III B e un pezzo di I C l'anno prossimo, chiarendo alla Bestia Nera che andrà a sentire le maestre che presentano i bambini in arrivo dalle elementari. La Bestia Nera era convinta di aver fatto in modo di impedirglielo, ma si sbagliava: la mattina della riunione con le maestre Castagna non è di assistenza agli scritti. In compenso si è tradita dicendolo ad alta voce: "Ma non sei agli orali della III C, quella mattina?" e Castagna ha risposto: "No: è quando date le pagelle che noi abbiamo gli orali", mostrando così di aver capito benissimo che non è casuale, "l'errore" per cui le pagelle vengono date quando l'intera sezione C è impegnata negli orali: un buon modo per non far sapere ai genitori che la I C, per il momento, non ci è stata data (ma presumibilmente ci sono gli estremi per aggiungerla nel corso dell'estate) e già che ci siamo per non far parlare Castagna coi genitori di II B, che ovviamente le chiederanno chi ci sarà di lettere l'anno prossimo sulla classe.
Non importa. La collega F. farà degnamente le mie veci coi genitori della seconda.
Del resto la Bionda Svampita, che è un po' esaurita e ipertiroidea ma è simpatica e soprattutto non vuole grane, ha già detto che lei le sue ore non vuole completarle sulla III B, ma preferisce prendere Storia e Geografia nella I C, ammesso che ci diano la classe; e quindi è chiaro che Castagna, se torna l'anno prossimo, non avrà bastoni tra le ruote nella sua preziosa terza.
Bestia Nera, mi sa che se niente niente riesco a inchiodare il mio sedere a una cattedra lì a Scuolina Rosa ti converrà lasciarmi in pace. Gli altri l'hanno già capito.
Nel frattempo la C. ha taciuto ai genitori di una scuola elementare del nostro istituto che la scuola sta per essere chiusa, cosa che naturalmente i genitori del paese hanno appreso dalle maestre inferocite, e sul giornale locale c'è una bella letterina (quattro colonne) che accusa la preside di essere falsa, opportunista e serva del regime, di calpestare la democrazia e di dimenticarsi che lei è un membro della Pubblica Istruzione, quindi un dipendente stipendiato dai contribuenti e un servitore dei cittadini.
Son soddisfazioni, anche se temo che sia troppo tardi per riaprire la scuola elementare.
Castagna, e vari altri prof di Scuolina Rosa, nutrono il sogno neanche tanto inconfessabile di vedere il culo secco della C. girare verso Asti con addosso una delle sue gonnelline eleganti e portarsi via, nella sua scia di meschinità, anche la BN, che notoriamente le sta attaccata come una cozza. Ma, a essere realistici, solo metà di questa magnifica scena si realizzerà, perchè la BN resterà a credere di comandare su di noi.
Bene. Mi pare tutto pronto per iniziare gli scritti con il tema di italiano, domattina.
La dignità è salva, il pranzo da asporto pronto, le tre terne di temi sono in cassaforte a scuola, di assistenza ho solo Quello Stronzo di Sostegno ma almeno non ho la BN o Celhoduro per i coglioni.
C'è solo un dettaglio che un pochino mi inquieta. Di tutta la lista della spesa che gli ho dato l'Uomo si è dimenticato un'unica cosa.
Le biro rosse.
A casa dell'Uomo e di Castagna aleggia un buon profumo di pane. In forno cuoce un erbazzone surgelato che a volte Castagna usa per sostituire il tortino di verdure. L'Uomo lo odia, l'erbazzone, ma tanto domani l'Uomo, tra gli scritti di italiano e la correzione, pranza in bocciofila a Paesone Sfigato, forse con Mister Romania, l'ex alunno bello bravo intelligente promessa internazionale del calcio giovanile che lui e Castagna hanno avuto in prima media, quando lavoravano insieme.
Il pancino pieno (per una volta) di cose buone spizzicate dal buffet esageratamente curato che l'amico Blago ci ha messo a disposizione, durante la visione della prima (pessima) partita mondiale dell'Italia.
Una bella tisana di malva.
Un bel pigiama leggero.
Cane e gatti già ritirati in buon ordine ognuno nella sua cuccia: cioè la De nell'angolo della cucina, dove calpesterà faticosamente quelle sei-settecento volte l'asciugamano pulito per dargli proprio la forma che dice lei, e i due gatti coniugalmente sdraiati vicini, nella stessa identica posizione ma lui verso il fondo, lei verso l'uscita, nel cuccione esterno, sul terrazzo davanti.
Castagna oggi ha ribadito ancora una volta la propria fermissima intenzione di fare il possibile per prendersi la III B e un pezzo di I C l'anno prossimo, chiarendo alla Bestia Nera che andrà a sentire le maestre che presentano i bambini in arrivo dalle elementari. La Bestia Nera era convinta di aver fatto in modo di impedirglielo, ma si sbagliava: la mattina della riunione con le maestre Castagna non è di assistenza agli scritti. In compenso si è tradita dicendolo ad alta voce: "Ma non sei agli orali della III C, quella mattina?" e Castagna ha risposto: "No: è quando date le pagelle che noi abbiamo gli orali", mostrando così di aver capito benissimo che non è casuale, "l'errore" per cui le pagelle vengono date quando l'intera sezione C è impegnata negli orali: un buon modo per non far sapere ai genitori che la I C, per il momento, non ci è stata data (ma presumibilmente ci sono gli estremi per aggiungerla nel corso dell'estate) e già che ci siamo per non far parlare Castagna coi genitori di II B, che ovviamente le chiederanno chi ci sarà di lettere l'anno prossimo sulla classe.
Non importa. La collega F. farà degnamente le mie veci coi genitori della seconda.
Del resto la Bionda Svampita, che è un po' esaurita e ipertiroidea ma è simpatica e soprattutto non vuole grane, ha già detto che lei le sue ore non vuole completarle sulla III B, ma preferisce prendere Storia e Geografia nella I C, ammesso che ci diano la classe; e quindi è chiaro che Castagna, se torna l'anno prossimo, non avrà bastoni tra le ruote nella sua preziosa terza.
Bestia Nera, mi sa che se niente niente riesco a inchiodare il mio sedere a una cattedra lì a Scuolina Rosa ti converrà lasciarmi in pace. Gli altri l'hanno già capito.
Nel frattempo la C. ha taciuto ai genitori di una scuola elementare del nostro istituto che la scuola sta per essere chiusa, cosa che naturalmente i genitori del paese hanno appreso dalle maestre inferocite, e sul giornale locale c'è una bella letterina (quattro colonne) che accusa la preside di essere falsa, opportunista e serva del regime, di calpestare la democrazia e di dimenticarsi che lei è un membro della Pubblica Istruzione, quindi un dipendente stipendiato dai contribuenti e un servitore dei cittadini.
Son soddisfazioni, anche se temo che sia troppo tardi per riaprire la scuola elementare.
Castagna, e vari altri prof di Scuolina Rosa, nutrono il sogno neanche tanto inconfessabile di vedere il culo secco della C. girare verso Asti con addosso una delle sue gonnelline eleganti e portarsi via, nella sua scia di meschinità, anche la BN, che notoriamente le sta attaccata come una cozza. Ma, a essere realistici, solo metà di questa magnifica scena si realizzerà, perchè la BN resterà a credere di comandare su di noi.
Bene. Mi pare tutto pronto per iniziare gli scritti con il tema di italiano, domattina.
La dignità è salva, il pranzo da asporto pronto, le tre terne di temi sono in cassaforte a scuola, di assistenza ho solo Quello Stronzo di Sostegno ma almeno non ho la BN o Celhoduro per i coglioni.
C'è solo un dettaglio che un pochino mi inquieta. Di tutta la lista della spesa che gli ho dato l'Uomo si è dimenticato un'unica cosa.
Le biro rosse.
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come la vedo io,
io e la BN,
la mia vendetta sarà tremenda
domenica 13 giugno 2010
REGOLA NUMERO UNO
Non e sottolineo NON e ripeto NON e porca vacca NON FATE MAI LITIGARE una persona che ha problemi alimentari ALL'ORA DI METTERSI A TAVOLA.
SOPRATTUTTO se l'ora di mettersi a tavola è passata da quasi due ore e io ho gli occhi fuori dalla testa dalla fame, fa caldo e sono stanca.
SOPRATTUTTO se l'ora di mettersi a tavola è passata da quasi due ore e io ho gli occhi fuori dalla testa dalla fame, fa caldo e sono stanca.
sabato 12 giugno 2010
C'era una volta, ma nessuno ci crede più
Ho appena scoperto il blog di lanoisette e me lo sto sfogliando pian piano, con un divertimento che, se non siete professori, non ve lo figurate nemmeno.
Stamattina ho letto questo post assolutamente adorabile e mentre andavo a farmi una tisana, ancora ghignando su "stai manzo!", sono stata avvolta da un ricordo.
Credo avessimo 18 anni, ma potevamo anche averne 17. Andavamo ancora alle superiori, direi: se non io, almeno lei.
Di sicuro i diciannove non li avevamo ancora toccati, perchè io non stavo con l'Ingegnere e lei non stava con il Ferrarista.
La Tipa è andata al mare e ha conosciuto due ragazzi.
Premessa doverosa: tutte le mie amiche, indipendentemente dall'essere o meno strafighe, interessavano ai ragazzi. Cioè, eravamo al mare, o in passeggiata, o in giro in centro, e si beccavano sempre qualche complimento o qualcuno che volesse conoscerle. Io, che camminavo al loro fianco, ero una patata lessa che non sfruttava minimamente il suo aspetto fisico peraltro non disprezzabile, che non si sapeva vestire e che in genere aveva la testa presa nei cazzi suoi (i massimi sistemi? anche, ma soprattutto il compagno di classe biondo con gli occhi verdi, o l'irraggiungibile maestro di tennis venticinquenne, anche lui biondo, o più avanti l'arrapantissimo cugino milanese di settimo grado, lui bruno e con l'aria blasé e tormentata: tutti obiettivi assolutamente non realistici). Di me si potevano accorgere al secondo sguardo, dopo un po', oppure tentavano la parete ovest, quella della conversazione, e lì o facevo una figura da sfigata oppure da troppo intelligente, tanto che quei tre o quattro che si sono candidati a resistere, nella speranza di mettermi una mano nelle mutande, hanno presto pronunciato la fatidica frase: "Tu pensi troppo" (perdendo così qualunque chance anche solo di strapparmi un bacetto sulla guancia, altro che mutande... beh, che c'è? ero una ragazza all'antica, che ci posso fare? per me, ancora adesso, se non soddisfi prima i miei neuroni non hai speranze).
Beh, la Tipa una volta va al mare da qualche parte in riviera e incontra questi due ragazzi (credo in licenza dal militare, o forse in weekend lungo dal lavoro, non ricordo) che vengono dal Sud (Caserta, mi pare). Chiacchierano piacevolmente e si salutano con la promessa che verranno a Genova a trovarla. Si risentono per mettersi d'accordo per una gita, lei mi coinvolge e così partiamo per un picnic sulle alture genovesi, sopra casa della Tipa, che abitava imbriccata in una periferia che sembrava ancora un paesino.
Arrivo con tre autobus e vai pezzi a piedi fino a casa della Tipa (55 min di viaggio da casa mia). Proseguo con un pullmino che fa tutta la salita ripidissima, fino ad un piazzale dove l'asfalto termina. Lì ci raggiungono in macchina i due ragazzi, dei quali non ricordo il nome nè peraltro l'età, solo che erano fisicamente piuttosto simili, il classico tipo mediterraneo piccolo e moro, occhi scuri, pelle abbronzata, abbigliamento anonimo ma okay, parlata meridionale ma non infarcita di "madòòòò" o di "minchia", due tipi normali, insomma.
Prendiamo un sentiero che attraversa boschi e prati, fino a un'enorme radura circondata dal bosco e da qualche laghetto o ruscelletto immerso nella vegetazione. Scenario splendido, un paio di famiglie con bambini in lontananza, una tizia che un paio di volte attraversa la radura a cavallo, sembrava di essere nella campagna inglese. La radura è così grande che scegliendosi un punto al margine degli alberi si resta praticamente da soli.
Beh, ci facciamo la passeggiata, il picnic e una chiacchierata, che mi è tornata in mente oggi, leggendo "stai manzo", perchè i due ragazzi ridevano quando noi due, da brave genovesi, ce ne uscivamo con "troppo bello" o "siamo stati troppo male" o simili espressioni, e ci hanno fatto notare che lo dicevamo tantissimo, senza che noi ci avessimo mai fatto caso, a Genova lo dicevano tutti.
Ecco. Pensavo a questa cosa e ho realizzato che, in quel gradevole pomeriggio, siamo state fin quasi all'ora di cena, perfettamente sole, con questi due tizi, in un posto del tutto isolato che, naturalmente, si è svuotato del tutto di gente verso le sei di sera, senza che esistesse l'ombra di un telefonino, e non solo non ci hanno trascinate per i capelli nel bosco, stuprate e fatte a pezzi con un coltello da caccia, ma addirittura, pur essendo gentili e simpatici, non hanno tentato niente: nè l'abbraccio, il solletico, i pizzicotti o qualche altro approccio fisico, nè la battuta allusiva, nè di splendideggiare per impressionarci, nè di separarci portandoci una di qua e una di là a passeggiare nel bosco per sondare la nostra disponibilità, nè (che sarebbe stato anche più tipico delle situazioni in cui di solito finivo quando giravo con le amiche) di lasciare me e uno dei due a chiacchierare neutrali, aspettando che l'altro e la Tipa si fossero fatti un giro da soli, con annesso bacio sotto gli alberi.
Insomma: abbiamo passato una giornata assolutamente normale con due tipi che, evidentemente, non ci trovavano repellenti nè antipatiche, se erano venuti fino lì e ci restavano, nè avevano intenzioni becciatorie (o, se le avevano avute, non hanno dato il minimo segno di essere scocciati nell'accorgersi che eravamo due brave ragazze), nè di rivederci in seguito per iniziare qualcosa, visto che poi sarebbero ripartiti: solo di passare qualche ora amichevolmente con due ragazze.
Questo pensiero mi ha colpito e intenerito. In un mondo dove sui giornali, in certi periodi, non si parla che di pompini, escort, transessuali, abusi, violenze, pedofilia, dove le ragazzine di dodici anni ti scoppiano in lacrime dicendo "prof, ho fatto una cavolata" (e no, bambina mia, se hai veramente rischiato la deflorazione a dodici anni, dimmi almeno cazzata, come i grandi, non cavolata, che lo dicono le bimbe di tre anni e mezzo alla scuola materna), io ho questi ricordi. Non credo che siano scomparse queste situazioni, ma è certo che oggi, a un adulto che vede la tv e legge i giornali, vengono in mente troppe cose brutte associabili a una scena che somma due ragazzi, due ragazze, una conoscenza che dura da circa trentasei ore, una radura deserta in cima a un monte e zero cellulari.
Eppure.
Tipa, se leggi queste righe, dimmi come si chiamavano quei due bravi cristi e da dove venivano.
E so cosa stai pensando: che io e te in questo genere di situazione ci siamo trovate anche altre volte. Stai pensando a quella mitica giornata in cui i due operai della Piaggio sui venticinque anni ci hanno avvicinate sulla spiaggia di Finale, durante la nostra vacanza premio dopo la mia maturità, e abbiamo passato il tardo pomeriggio a chiacchierare con questi due, uno italiano, piccolino, smilzo e con l'aria da blago, e l'altro di colore (poteva essere somalo, ma forse non lo abbiamo mai saputo), adottato, altissimo e con un fisico da ghepardo, sottile ma disegnato che neanche sui calendari di Max. Stai pensando che ci siamo date appuntamento con loro dopo cena, in passeggiata, e che il nero (Adriano, questo sì che me lo ricordo...) aveva i pantaloni bianchi che gli stavano da urlo e l'altro (Claudio? Luca?) era spiritoso, e ti stai ricordando perfettamente come ci sentivamo a camminare sul lungomare con questi due, e che il contatto fisico più intimo che abbiamo avuto è stata la mano scura di Adriano che mi bloccava il braccio quando abbiamo preso il gelato e io ho tentato di pagare la nostra parte. Per poi salutarli col bacetto sulla guancia a un'ora decente tipo mezzanotte e qualcosa, e non vederli mai più, ma naturalmente parlare di loro per il resto dell'estate e domandarsi se loro parlavano di noi.
E sì, è successo veramente. Oggi, non so se sono io più vecchia, malpensante e disincantata o se la televisione ci tiene in uno stato di terrore subliminale o ci instilla oscenità nel modo di pensare, ma mi pare incredibile.
Stamattina ho letto questo post assolutamente adorabile e mentre andavo a farmi una tisana, ancora ghignando su "stai manzo!", sono stata avvolta da un ricordo.
Credo avessimo 18 anni, ma potevamo anche averne 17. Andavamo ancora alle superiori, direi: se non io, almeno lei.
Di sicuro i diciannove non li avevamo ancora toccati, perchè io non stavo con l'Ingegnere e lei non stava con il Ferrarista.
La Tipa è andata al mare e ha conosciuto due ragazzi.
Premessa doverosa: tutte le mie amiche, indipendentemente dall'essere o meno strafighe, interessavano ai ragazzi. Cioè, eravamo al mare, o in passeggiata, o in giro in centro, e si beccavano sempre qualche complimento o qualcuno che volesse conoscerle. Io, che camminavo al loro fianco, ero una patata lessa che non sfruttava minimamente il suo aspetto fisico peraltro non disprezzabile, che non si sapeva vestire e che in genere aveva la testa presa nei cazzi suoi (i massimi sistemi? anche, ma soprattutto il compagno di classe biondo con gli occhi verdi, o l'irraggiungibile maestro di tennis venticinquenne, anche lui biondo, o più avanti l'arrapantissimo cugino milanese di settimo grado, lui bruno e con l'aria blasé e tormentata: tutti obiettivi assolutamente non realistici). Di me si potevano accorgere al secondo sguardo, dopo un po', oppure tentavano la parete ovest, quella della conversazione, e lì o facevo una figura da sfigata oppure da troppo intelligente, tanto che quei tre o quattro che si sono candidati a resistere, nella speranza di mettermi una mano nelle mutande, hanno presto pronunciato la fatidica frase: "Tu pensi troppo" (perdendo così qualunque chance anche solo di strapparmi un bacetto sulla guancia, altro che mutande... beh, che c'è? ero una ragazza all'antica, che ci posso fare? per me, ancora adesso, se non soddisfi prima i miei neuroni non hai speranze).
Beh, la Tipa una volta va al mare da qualche parte in riviera e incontra questi due ragazzi (credo in licenza dal militare, o forse in weekend lungo dal lavoro, non ricordo) che vengono dal Sud (Caserta, mi pare). Chiacchierano piacevolmente e si salutano con la promessa che verranno a Genova a trovarla. Si risentono per mettersi d'accordo per una gita, lei mi coinvolge e così partiamo per un picnic sulle alture genovesi, sopra casa della Tipa, che abitava imbriccata in una periferia che sembrava ancora un paesino.
Arrivo con tre autobus e vai pezzi a piedi fino a casa della Tipa (55 min di viaggio da casa mia). Proseguo con un pullmino che fa tutta la salita ripidissima, fino ad un piazzale dove l'asfalto termina. Lì ci raggiungono in macchina i due ragazzi, dei quali non ricordo il nome nè peraltro l'età, solo che erano fisicamente piuttosto simili, il classico tipo mediterraneo piccolo e moro, occhi scuri, pelle abbronzata, abbigliamento anonimo ma okay, parlata meridionale ma non infarcita di "madòòòò" o di "minchia", due tipi normali, insomma.
Prendiamo un sentiero che attraversa boschi e prati, fino a un'enorme radura circondata dal bosco e da qualche laghetto o ruscelletto immerso nella vegetazione. Scenario splendido, un paio di famiglie con bambini in lontananza, una tizia che un paio di volte attraversa la radura a cavallo, sembrava di essere nella campagna inglese. La radura è così grande che scegliendosi un punto al margine degli alberi si resta praticamente da soli.
Beh, ci facciamo la passeggiata, il picnic e una chiacchierata, che mi è tornata in mente oggi, leggendo "stai manzo", perchè i due ragazzi ridevano quando noi due, da brave genovesi, ce ne uscivamo con "troppo bello" o "siamo stati troppo male" o simili espressioni, e ci hanno fatto notare che lo dicevamo tantissimo, senza che noi ci avessimo mai fatto caso, a Genova lo dicevano tutti.
Ecco. Pensavo a questa cosa e ho realizzato che, in quel gradevole pomeriggio, siamo state fin quasi all'ora di cena, perfettamente sole, con questi due tizi, in un posto del tutto isolato che, naturalmente, si è svuotato del tutto di gente verso le sei di sera, senza che esistesse l'ombra di un telefonino, e non solo non ci hanno trascinate per i capelli nel bosco, stuprate e fatte a pezzi con un coltello da caccia, ma addirittura, pur essendo gentili e simpatici, non hanno tentato niente: nè l'abbraccio, il solletico, i pizzicotti o qualche altro approccio fisico, nè la battuta allusiva, nè di splendideggiare per impressionarci, nè di separarci portandoci una di qua e una di là a passeggiare nel bosco per sondare la nostra disponibilità, nè (che sarebbe stato anche più tipico delle situazioni in cui di solito finivo quando giravo con le amiche) di lasciare me e uno dei due a chiacchierare neutrali, aspettando che l'altro e la Tipa si fossero fatti un giro da soli, con annesso bacio sotto gli alberi.
Insomma: abbiamo passato una giornata assolutamente normale con due tipi che, evidentemente, non ci trovavano repellenti nè antipatiche, se erano venuti fino lì e ci restavano, nè avevano intenzioni becciatorie (o, se le avevano avute, non hanno dato il minimo segno di essere scocciati nell'accorgersi che eravamo due brave ragazze), nè di rivederci in seguito per iniziare qualcosa, visto che poi sarebbero ripartiti: solo di passare qualche ora amichevolmente con due ragazze.
Questo pensiero mi ha colpito e intenerito. In un mondo dove sui giornali, in certi periodi, non si parla che di pompini, escort, transessuali, abusi, violenze, pedofilia, dove le ragazzine di dodici anni ti scoppiano in lacrime dicendo "prof, ho fatto una cavolata" (e no, bambina mia, se hai veramente rischiato la deflorazione a dodici anni, dimmi almeno cazzata, come i grandi, non cavolata, che lo dicono le bimbe di tre anni e mezzo alla scuola materna), io ho questi ricordi. Non credo che siano scomparse queste situazioni, ma è certo che oggi, a un adulto che vede la tv e legge i giornali, vengono in mente troppe cose brutte associabili a una scena che somma due ragazzi, due ragazze, una conoscenza che dura da circa trentasei ore, una radura deserta in cima a un monte e zero cellulari.
Eppure.
Tipa, se leggi queste righe, dimmi come si chiamavano quei due bravi cristi e da dove venivano.
E so cosa stai pensando: che io e te in questo genere di situazione ci siamo trovate anche altre volte. Stai pensando a quella mitica giornata in cui i due operai della Piaggio sui venticinque anni ci hanno avvicinate sulla spiaggia di Finale, durante la nostra vacanza premio dopo la mia maturità, e abbiamo passato il tardo pomeriggio a chiacchierare con questi due, uno italiano, piccolino, smilzo e con l'aria da blago, e l'altro di colore (poteva essere somalo, ma forse non lo abbiamo mai saputo), adottato, altissimo e con un fisico da ghepardo, sottile ma disegnato che neanche sui calendari di Max. Stai pensando che ci siamo date appuntamento con loro dopo cena, in passeggiata, e che il nero (Adriano, questo sì che me lo ricordo...) aveva i pantaloni bianchi che gli stavano da urlo e l'altro (Claudio? Luca?) era spiritoso, e ti stai ricordando perfettamente come ci sentivamo a camminare sul lungomare con questi due, e che il contatto fisico più intimo che abbiamo avuto è stata la mano scura di Adriano che mi bloccava il braccio quando abbiamo preso il gelato e io ho tentato di pagare la nostra parte. Per poi salutarli col bacetto sulla guancia a un'ora decente tipo mezzanotte e qualcosa, e non vederli mai più, ma naturalmente parlare di loro per il resto dell'estate e domandarsi se loro parlavano di noi.
E sì, è successo veramente. Oggi, non so se sono io più vecchia, malpensante e disincantata o se la televisione ci tiene in uno stato di terrore subliminale o ci instilla oscenità nel modo di pensare, ma mi pare incredibile.
giovedì 10 giugno 2010
Messaggi --> Bozze
"Evvai! Anche quest'anno è andata! Ci vediamo a settembre!!! Sarete in terza e vi farò neri!!! La prof Castagna"
"Non so come dirvelo ragazzi: non mi hanno ridato la cattedra. Sono veramente addolorata. Verrò a trovarvi presto, vi voglio bene. La prof Castagna"
Domani è l'ultimo giorno di scuola e oggi, guidando al ritorno dal lavoro, pensavo a queste due opzioni e a quale delle due si beccherà il tasto "invia", quale il tasto "elimina".
Peraltro ho salutato la III C, perchè oggi era la mia ultima ora di lezione con loro, e sono riuscita ad avere il magone anche lì. Incredibile. Sono proprio senza speranza.
"Non so come dirvelo ragazzi: non mi hanno ridato la cattedra. Sono veramente addolorata. Verrò a trovarvi presto, vi voglio bene. La prof Castagna"
Domani è l'ultimo giorno di scuola e oggi, guidando al ritorno dal lavoro, pensavo a queste due opzioni e a quale delle due si beccherà il tasto "invia", quale il tasto "elimina".
Peraltro ho salutato la III C, perchè oggi era la mia ultima ora di lezione con loro, e sono riuscita ad avere il magone anche lì. Incredibile. Sono proprio senza speranza.
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dov'è l'insulina?,
una spada ti trafiggerà il cuore
mercoledì 9 giugno 2010
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Mare forza due. Cioè quel tanto di onde che bastano a sapere di essere lontani dalla terraferma.
E sulla mia zattera, allegramente saltellante su piccole creste d'acqua, salgono e scendono qua e là, mentre veleggio tra queste ultime isole, alcuni naufraghi, qualche nuotatore professionista, compagni di viaggio stanchi o agitati, mentre molti giovani delfini mi accompagnano con salti e spruzzi e i loro versi simili a risate.
Queste aule, dalle profondità insondabili, dal vento mutevole, sempre in bilico tra una brezza rigenerante e lo scatenarsi di un tifone, tra tre giorni saranno vuote.
Il sole allora brucerà. Oggi ancora mi godo il profumo del sale e il richiamo dei gabbiani.
Cominciano a essere parecchi, i branchi di delfini che in questi anni ho visto sparire all'orizzonte. Felici. E rumorosi.
Si sta bene, in questo mare azzurro.
Come sono lontane le spiagge aride e inquinate di quelli che sminuiscono questo lavoro, credendo che quel che attrae noi navigatori siano le garanzie contrattuali e i giorni di ferie. Popoli ignoranti ai quali, con infinita pazienza, bisognerebbe spiegare che certo, i soldi servono, le ore libere sono una manna, il posto fisso è una benedizione, ma alla fin fine alcuni di noi sarebbero disposti, sopravvivenza permettendo, a navigare anche per meno, perchè quel che ti fa scendere dal letto la mattina non è la promessa di tre mesi di ferie, è l'amore per il viaggio, la scoperta, il rumore delle onde. Perchè, se togliessero le ferie, o facessero lavorare anche la domenica, ci sarebbe sempre una parte di noi che andrebbe avanti ugualmente. Se ci lamentiamo è perchè a nessuno piace essere ostacolato e sminuito nella sua professionalità, non serve a niente paragonare il nostro lavoro con quello degli operai in miniera, insegnanti devono essercene e i bambini non potrebbero comunque stare a scuola diciassette ore al giorno, è un mestiere che funziona così, ma ciò non è un buon motivo per pensare che chiunque lo fa lo faccia per comodo.
Che vita triste deve fare certa gente. Perchè niente mi leva dalla testa che chi fa commenti come questo:
ma com’è che le aziende che strapagano, pagano la formazione, fanno lavorare 24 ore alla settimana, fanno fare tre mesi di ferie all’anno, le conoscono solo gli statali?
E ci hanno tutti lavorato prima di fare gli statali?
Ma poi inspiegabilmente se ne sono andati per finire a guadagnare poco, lavorare tantissimo ed essere maltrattati?
(lo trovate qui)
non siano quelli che fan fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma quelli che soldi ne hanno, e giudicano la vita in base a "X guadagno di più di Y" o peggio ancora "X guadagna come Y, ma è più fico perchè guadagna come Y ma facendo meno"; quelli che, lasciando stare ovviamente i casi di necessità, prima di sapere cosa devono fare, in un lavoro, chiedono quanto saranno pagati. Che, nella mia snobissima testa, sono paragonabili a quelli che, prima di aprire un libro, guardano quante pagine ha.
E se sulla persona che cito, di cui non so niente in effetti, mi sbaglio, beh, menomale, chiaramente queste sono inferenze arbitrarie della mia testa snob, ma senza dubbio mi permetto di notare quante altre volte ho già sentito queste critiche e quanto sono brutte le spiagge di quanti le fanno, dato che assurgono a giudici, senza nessuna competenza, del lavoro degli altri. Anche io quando compro il pane dico "è buono" o "questo pane non mi piace, andrò a comprare da un'altra parte", ma non vado nel retrobottega a spiegare al panettiere dove sbaglia, o perchè fa il panettiere.
Cosa abbiamo chiesto, noi? Solo di navigare in santa pace. Mica di sdraiarci sulle spiagge a non fare un cazzo. E che taglino altri sprechi, perchè a noi le sedie, le lavagne e i gessetti servono. E non mi venite a dire che non vi vengono in mente lavori ultrapagati da cui si potrebbe tagliare.
Poi bisogna proprio non capire un cazzo di bambini, per non sapere che se ci lamentiamo di dover fare le stesse cose di prima in meno ore, o perchè abbiamo trenta alunni invece che venti in ogni classe, è perchè sono i ragazzi che vengono danneggiati, non noi. Perchè le cose fatte in fretta o ammassate si fanno meno bene. Noi al massimo ci sentiamo un po' più stanchi a fine giornata: meglio, così ci sentiremo un po' meno in colpa perchè non lavoriamo in miniera, visto che sembra che tutti sappiano cos'è la fatica tranne noi, e che dobbiamo vergognarci di quel che facciamo. Ma, io mi chiedo, chissà se questi commentatori supponenti vanno anche a rompere le scatole ai dirigenti di banca perchè staccano alle quattro, o ai calciatori perchè prendono milioni per rincorrere un pallone la domenica. O a gente come il mio amministratore di condominio, che sostiene di non averci potuto convocare in assemblea nè seguire nelle questioni del caseggiato per un anno e mezzo perchè sua moglie ha avuto un figlio e suo suocero è stato male, ma poi stranamente, per farsi rinnovare l'incarico e pagare, il tempo lo ha trovato.
Una cosa, gente, a me sembra chiara come il sole. Se vado dal dentista come paziente, certamente so se mi cura bene e se provo dolore, ma non è che essere stata sdraiata sulla sua poltrona mi permetta di fare il dentista a mia volta. Ecco: non è perchè siamo tutti stati seduti in un banco di scuola che possiamo sapere come, e tantomeno perchè, si sta dietro una cattedra. Invece in questa professione continuiamo a sentir straparlare gente che ne sa più di noi, pur facendo un altro mestiere.
La cosa brutta è che molti di questi votano per chi danneggia i loro stessi figli, e poi se la prendono con chi cerca di mantenere la rotta nonostante le secche e gli scogli, perchè nella loro idea di persona ognuno lavora solo per il proprio tornaconto, e quindi non esiste che ci lamentiamo perchè vediamo scadere la qualità dell'offerta formativa, ma solo che, avendo il pomeriggio libero, vorremmo anche la mattina. Che piccola, piccola e arida visione dell'uomo.
E sulla mia zattera, allegramente saltellante su piccole creste d'acqua, salgono e scendono qua e là, mentre veleggio tra queste ultime isole, alcuni naufraghi, qualche nuotatore professionista, compagni di viaggio stanchi o agitati, mentre molti giovani delfini mi accompagnano con salti e spruzzi e i loro versi simili a risate.
Queste aule, dalle profondità insondabili, dal vento mutevole, sempre in bilico tra una brezza rigenerante e lo scatenarsi di un tifone, tra tre giorni saranno vuote.
Il sole allora brucerà. Oggi ancora mi godo il profumo del sale e il richiamo dei gabbiani.
Cominciano a essere parecchi, i branchi di delfini che in questi anni ho visto sparire all'orizzonte. Felici. E rumorosi.
Si sta bene, in questo mare azzurro.
Come sono lontane le spiagge aride e inquinate di quelli che sminuiscono questo lavoro, credendo che quel che attrae noi navigatori siano le garanzie contrattuali e i giorni di ferie. Popoli ignoranti ai quali, con infinita pazienza, bisognerebbe spiegare che certo, i soldi servono, le ore libere sono una manna, il posto fisso è una benedizione, ma alla fin fine alcuni di noi sarebbero disposti, sopravvivenza permettendo, a navigare anche per meno, perchè quel che ti fa scendere dal letto la mattina non è la promessa di tre mesi di ferie, è l'amore per il viaggio, la scoperta, il rumore delle onde. Perchè, se togliessero le ferie, o facessero lavorare anche la domenica, ci sarebbe sempre una parte di noi che andrebbe avanti ugualmente. Se ci lamentiamo è perchè a nessuno piace essere ostacolato e sminuito nella sua professionalità, non serve a niente paragonare il nostro lavoro con quello degli operai in miniera, insegnanti devono essercene e i bambini non potrebbero comunque stare a scuola diciassette ore al giorno, è un mestiere che funziona così, ma ciò non è un buon motivo per pensare che chiunque lo fa lo faccia per comodo.
Che vita triste deve fare certa gente. Perchè niente mi leva dalla testa che chi fa commenti come questo:
ma com’è che le aziende che strapagano, pagano la formazione, fanno lavorare 24 ore alla settimana, fanno fare tre mesi di ferie all’anno, le conoscono solo gli statali?
E ci hanno tutti lavorato prima di fare gli statali?
Ma poi inspiegabilmente se ne sono andati per finire a guadagnare poco, lavorare tantissimo ed essere maltrattati?
(lo trovate qui)
non siano quelli che fan fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma quelli che soldi ne hanno, e giudicano la vita in base a "X guadagno di più di Y" o peggio ancora "X guadagna come Y, ma è più fico perchè guadagna come Y ma facendo meno"; quelli che, lasciando stare ovviamente i casi di necessità, prima di sapere cosa devono fare, in un lavoro, chiedono quanto saranno pagati. Che, nella mia snobissima testa, sono paragonabili a quelli che, prima di aprire un libro, guardano quante pagine ha.
E se sulla persona che cito, di cui non so niente in effetti, mi sbaglio, beh, menomale, chiaramente queste sono inferenze arbitrarie della mia testa snob, ma senza dubbio mi permetto di notare quante altre volte ho già sentito queste critiche e quanto sono brutte le spiagge di quanti le fanno, dato che assurgono a giudici, senza nessuna competenza, del lavoro degli altri. Anche io quando compro il pane dico "è buono" o "questo pane non mi piace, andrò a comprare da un'altra parte", ma non vado nel retrobottega a spiegare al panettiere dove sbaglia, o perchè fa il panettiere.
Cosa abbiamo chiesto, noi? Solo di navigare in santa pace. Mica di sdraiarci sulle spiagge a non fare un cazzo. E che taglino altri sprechi, perchè a noi le sedie, le lavagne e i gessetti servono. E non mi venite a dire che non vi vengono in mente lavori ultrapagati da cui si potrebbe tagliare.
Poi bisogna proprio non capire un cazzo di bambini, per non sapere che se ci lamentiamo di dover fare le stesse cose di prima in meno ore, o perchè abbiamo trenta alunni invece che venti in ogni classe, è perchè sono i ragazzi che vengono danneggiati, non noi. Perchè le cose fatte in fretta o ammassate si fanno meno bene. Noi al massimo ci sentiamo un po' più stanchi a fine giornata: meglio, così ci sentiremo un po' meno in colpa perchè non lavoriamo in miniera, visto che sembra che tutti sappiano cos'è la fatica tranne noi, e che dobbiamo vergognarci di quel che facciamo. Ma, io mi chiedo, chissà se questi commentatori supponenti vanno anche a rompere le scatole ai dirigenti di banca perchè staccano alle quattro, o ai calciatori perchè prendono milioni per rincorrere un pallone la domenica. O a gente come il mio amministratore di condominio, che sostiene di non averci potuto convocare in assemblea nè seguire nelle questioni del caseggiato per un anno e mezzo perchè sua moglie ha avuto un figlio e suo suocero è stato male, ma poi stranamente, per farsi rinnovare l'incarico e pagare, il tempo lo ha trovato.
Una cosa, gente, a me sembra chiara come il sole. Se vado dal dentista come paziente, certamente so se mi cura bene e se provo dolore, ma non è che essere stata sdraiata sulla sua poltrona mi permetta di fare il dentista a mia volta. Ecco: non è perchè siamo tutti stati seduti in un banco di scuola che possiamo sapere come, e tantomeno perchè, si sta dietro una cattedra. Invece in questa professione continuiamo a sentir straparlare gente che ne sa più di noi, pur facendo un altro mestiere.
La cosa brutta è che molti di questi votano per chi danneggia i loro stessi figli, e poi se la prendono con chi cerca di mantenere la rotta nonostante le secche e gli scogli, perchè nella loro idea di persona ognuno lavora solo per il proprio tornaconto, e quindi non esiste che ci lamentiamo perchè vediamo scadere la qualità dell'offerta formativa, ma solo che, avendo il pomeriggio libero, vorremmo anche la mattina. Che piccola, piccola e arida visione dell'uomo.
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come la vedo io,
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non sono una donna a disposizione,
poveri noi
martedì 8 giugno 2010
Lieto fine
Ne vedi di coppiette, alle medie.
Ovviamente non ci sono scene particolarmente eclatanti. In linea di massima la politica della scuola, a Paesino di Sogno, è tollerare la mano nella mano e il braccio sulla spalla, ma solitamente non c'è molto altro di evidente da censurare. Il Gigante, per esempio, sul bacio e sull'abbraccio interviene, dicendo bonariamente, ma con serietà, che non è il caso. Ma se ne vedono di rado, abbracci, e in otto anni io non ho mai visto un bacio sulla guancia: ho visto un unico, rapido e sentitissimo bacio sulla bocca, tra due affarini timidissimi che avevano passato l'intero intervallo fermi impalati vicini, a non parlarsi e non toccarsi, fino alla campanella.
Salvo sentirmi raccontare delle evoluzioni "tipo aspirapolvere" del Danno con l'Odalisca, che però si erano svolte in orario pomeridiano, con la Bidella di Burro come unica spettatrice (per giorni, poi, il Danno inseguì nei corridoi la Bidella di Burro, al grido di: "Mimmaaaaah! Vieni qui che bacio anche teeeeh!").
Invece le coppiette sono tante, e si vede dal fatto che i due stazionano tutto l'intervallo appoggiati allo stesso termosifone, o lo passano a girare per il cortile mano nella mano; qua e là i più audaci si siedono prendendo la fidanzatina sulle ginocchia. Molti invece girano il corridoio affiancati, senza quasi guardarsi l'un l'altro o parlarsi, con lo sguardo assorto davanti a sè.
Da circa quattro mesi il termosifone dopo il calciobalilla, nel corridoio dei laboratori, era occupato da Terremoto, di II B, e da Grande e Gentile, di III C: compagni di judo e di scuola.
Presso il loro termosifone, ricevevano gli amici in coppia, oppure stavano fermi a chiacchierare vicini. Terremoto ha fatto un bel temino su di lei e su quanto erano felici: forse il primo tema in cui si è veramente impegnato da quando lo conosco.
Quando è finalmente venuto il sole, abbiamo cominciato a uscire in cortile, e loro due, visti da fuori, erano incorniciati dalla finestra sopra il termosifone, in uno spazio distribuito con esattezza, come in un quadro. Ho fatto caso a questo particolare, e in quella lui si è voltato verso il giardino, e mi ha fatto un saluto, e un sorriso beato.
Due giorni dopo sto interrogando Grande e Gentile e lei si impappina, così le dico:
"Ma la sai o non la sai? Non inventare, se no fai come il tuo fidanzato, di là, che mi ha messo i rinoceronti nelle praterie del Nord America..."
Lei fa una faccia strana e io (a proposito di rinoceronti):
"E' sempre il tuo fidanzato, no?"
Le si stravolge la faccia. Acc, ho detto la mia cazzata...
"Oddio, Grande e Gentile, scusa. Va beh, continuiamo, dai..."
Le viene da piangere.
"Prof..."
"Sì. Cosa posso fare per te?"
"Posso andare in bagno, dopo?"
"Sì."
"Ci posso andare anche subito?"
"Certo."
Esce, seguita a ruota dalla sua migliore amica, con la quale è bastata un'occhiata. Poi torna e finisce l'interrogazione (lo so, sono Mengele, non mi odiate).
All'intervallo mi scuso ancora con lei, ma non posso proprio aiutarla.
O forse sì. Perchè dopo vado in II B e, all'uscita, Terremoto approfitta del caos urlante nel corridoio per dirmi, quasi in un orecchio, ma camminando spedito verso i pullmini (il posto sul pullmino è una questione di status sociale, non lo si cede ai primini, nemmeno dopo un divorzio):
"Prof, è finita con Grande e Gentile..."
"Perchè? Hai altri interessi?"
"Ma io no... mi ha lasciato lei!"
Ah!, penso.
"Ma perchè?"
"E io che ne so? Mi ha fatto un discorso, non so, e così alla fine non stavamo più insieme..."
Sta fuggendo verso il pullmino, ma intravedo lo sconcerto nei suoi occhi, che sembrano due pezzi di vetro verde e di solito ridono di qualunque cosa.
L'altroieri, mentre Terremoto ricopia diligentemente (o quasi... se si chiama Terremoto sarà per un motivo) sul quaderno le correzioni al suo tema, gli butto lì, dato che lo vedo ancora un po' strano:
"Ma tu, dovevi proprio spezzare il cuore a una di terza a dieci giorni dall'esame?"
"Ma prof, è lei che ha lasciato me!!!"
"Ah già, me l'hai detto..."
Poi butto lì:
"Ma sei sicuro che vi siete capiti bene?"
E proseguo il giro fra i banchi.
Stamattina entro in II B:
"Prof" mi grida dall'ultimo banco Pasticcino Svizzero, "deveritirareisoldiperildiario scolastico!"
"Prof" mi assalta alzandosi Cuba, "hoisoldiqui, conl'autorizzazione, ma nonhoillibrodellabiblioteca, nonlotrovo!"
"Prof, miamadrehafirmatoildettato, glielomettoqui?" si insinua l'ombra alta di Punta di Diamante alle mie spalle.
"Prof, ledevoridareisoldichemihaprestatoperlamerendina!" arriva Lagnosetta, con cinquanta centesimi in mano.
E dalla fila centrale, urlando a mia difesa, Terremoto:
"OOOOH ma non aggreditela!!!"
Li rimando tutti faticosamente a sedere, arrivo a posare la borsa alla cattedra, torno indietro a chiudere la porta, e mi siedo...
E chi si è materializzato silenziosamente al mio fianco, mani dietro la schiena e aria di grande deferenza come suo solito? Terremoto.
"Cosa ci fai qui?" strabilio. Non aveva detto agli altri di non aggredirmi?
"Prof, io e Grande e Gentile stiamo di nuovo insieme."
"Oooh, ma lo vedi, che c'era qualcosa che non mi tornava?"
Che bello, Terremoto, quando ti sorridono gli occhi.
(E parte la musica:
"Dreams are my reality...")
Ovviamente non ci sono scene particolarmente eclatanti. In linea di massima la politica della scuola, a Paesino di Sogno, è tollerare la mano nella mano e il braccio sulla spalla, ma solitamente non c'è molto altro di evidente da censurare. Il Gigante, per esempio, sul bacio e sull'abbraccio interviene, dicendo bonariamente, ma con serietà, che non è il caso. Ma se ne vedono di rado, abbracci, e in otto anni io non ho mai visto un bacio sulla guancia: ho visto un unico, rapido e sentitissimo bacio sulla bocca, tra due affarini timidissimi che avevano passato l'intero intervallo fermi impalati vicini, a non parlarsi e non toccarsi, fino alla campanella.
Salvo sentirmi raccontare delle evoluzioni "tipo aspirapolvere" del Danno con l'Odalisca, che però si erano svolte in orario pomeridiano, con la Bidella di Burro come unica spettatrice (per giorni, poi, il Danno inseguì nei corridoi la Bidella di Burro, al grido di: "Mimmaaaaah! Vieni qui che bacio anche teeeeh!").
Invece le coppiette sono tante, e si vede dal fatto che i due stazionano tutto l'intervallo appoggiati allo stesso termosifone, o lo passano a girare per il cortile mano nella mano; qua e là i più audaci si siedono prendendo la fidanzatina sulle ginocchia. Molti invece girano il corridoio affiancati, senza quasi guardarsi l'un l'altro o parlarsi, con lo sguardo assorto davanti a sè.
Da circa quattro mesi il termosifone dopo il calciobalilla, nel corridoio dei laboratori, era occupato da Terremoto, di II B, e da Grande e Gentile, di III C: compagni di judo e di scuola.
Presso il loro termosifone, ricevevano gli amici in coppia, oppure stavano fermi a chiacchierare vicini. Terremoto ha fatto un bel temino su di lei e su quanto erano felici: forse il primo tema in cui si è veramente impegnato da quando lo conosco.
Quando è finalmente venuto il sole, abbiamo cominciato a uscire in cortile, e loro due, visti da fuori, erano incorniciati dalla finestra sopra il termosifone, in uno spazio distribuito con esattezza, come in un quadro. Ho fatto caso a questo particolare, e in quella lui si è voltato verso il giardino, e mi ha fatto un saluto, e un sorriso beato.
Due giorni dopo sto interrogando Grande e Gentile e lei si impappina, così le dico:
"Ma la sai o non la sai? Non inventare, se no fai come il tuo fidanzato, di là, che mi ha messo i rinoceronti nelle praterie del Nord America..."
Lei fa una faccia strana e io (a proposito di rinoceronti):
"E' sempre il tuo fidanzato, no?"
Le si stravolge la faccia. Acc, ho detto la mia cazzata...
"Oddio, Grande e Gentile, scusa. Va beh, continuiamo, dai..."
Le viene da piangere.
"Prof..."
"Sì. Cosa posso fare per te?"
"Posso andare in bagno, dopo?"
"Sì."
"Ci posso andare anche subito?"
"Certo."
Esce, seguita a ruota dalla sua migliore amica, con la quale è bastata un'occhiata. Poi torna e finisce l'interrogazione (lo so, sono Mengele, non mi odiate).
All'intervallo mi scuso ancora con lei, ma non posso proprio aiutarla.
O forse sì. Perchè dopo vado in II B e, all'uscita, Terremoto approfitta del caos urlante nel corridoio per dirmi, quasi in un orecchio, ma camminando spedito verso i pullmini (il posto sul pullmino è una questione di status sociale, non lo si cede ai primini, nemmeno dopo un divorzio):
"Prof, è finita con Grande e Gentile..."
"Perchè? Hai altri interessi?"
"Ma io no... mi ha lasciato lei!"
Ah!, penso.
"Ma perchè?"
"E io che ne so? Mi ha fatto un discorso, non so, e così alla fine non stavamo più insieme..."
Sta fuggendo verso il pullmino, ma intravedo lo sconcerto nei suoi occhi, che sembrano due pezzi di vetro verde e di solito ridono di qualunque cosa.
L'altroieri, mentre Terremoto ricopia diligentemente (o quasi... se si chiama Terremoto sarà per un motivo) sul quaderno le correzioni al suo tema, gli butto lì, dato che lo vedo ancora un po' strano:
"Ma tu, dovevi proprio spezzare il cuore a una di terza a dieci giorni dall'esame?"
"Ma prof, è lei che ha lasciato me!!!"
"Ah già, me l'hai detto..."
Poi butto lì:
"Ma sei sicuro che vi siete capiti bene?"
E proseguo il giro fra i banchi.
Stamattina entro in II B:
"Prof" mi grida dall'ultimo banco Pasticcino Svizzero, "deveritirareisoldiperildiario scolastico!"
"Prof" mi assalta alzandosi Cuba, "hoisoldiqui, conl'autorizzazione, ma nonhoillibrodellabiblioteca, nonlotrovo!"
"Prof, miamadrehafirmatoildettato, glielomettoqui?" si insinua l'ombra alta di Punta di Diamante alle mie spalle.
"Prof, ledevoridareisoldichemihaprestatoperlamerendina!" arriva Lagnosetta, con cinquanta centesimi in mano.
E dalla fila centrale, urlando a mia difesa, Terremoto:
"OOOOH ma non aggreditela!!!"
Li rimando tutti faticosamente a sedere, arrivo a posare la borsa alla cattedra, torno indietro a chiudere la porta, e mi siedo...
E chi si è materializzato silenziosamente al mio fianco, mani dietro la schiena e aria di grande deferenza come suo solito? Terremoto.
"Cosa ci fai qui?" strabilio. Non aveva detto agli altri di non aggredirmi?
"Prof, io e Grande e Gentile stiamo di nuovo insieme."
"Oooh, ma lo vedi, che c'era qualcosa che non mi tornava?"
Che bello, Terremoto, quando ti sorridono gli occhi.
(E parte la musica:
"Dreams are my reality...")
domenica 6 giugno 2010
Alcune cose che potrebbero rendere i 35 ancora peggiori
A grande richiesta, non mi piango addosso e, dopo una di quelle conversazioni sulla vita che a volte ci spariamo io e l'Uomo sotto le lenzuola la domenica mattina (una volta si parlava dei massimi sistemi di notte, abbracciati stretti, lo so, ma adesso la sera andiamo in coma...,), rifletto su alcuni aspetti della mia età che potrebbero andar peggio (e ovviamente non vado a disturbare problemi economici seri, questioni di salute e disgrazie di entità eccezionale):
1) Chiaramente potrei non avere un posto di lavoro fisso o comunque decente, con un contratto ancora rispettoso dei diritti umani
2) Potrei fare un lavoro che mi fa schifo o mi frustra (qui si eleva un pensiero grato al momento in cui ho deciso di NON cercare di fare carriera universitaria, se no a quest'ora la mia vita sarebbe un concentrato di delusioni)
3)Potrei avere enne problemi legati ai genitori, nell'ordine la loro salute, il fatto che fossero in crisi tra loro, il fatto che fossero in crisi con me, il fatto che fossero ancora più lontani o troppo vicini o stupidi e fastidiosi e dediti ad asfissiarmi l'esistenza
4) Potrei avere dei suoceri insopportabili (e avendone 4 sarebbe un serio problema) e con i guai o i difetti dei genitori di cui dicevo sopra
5) Potrei avere un marito stronzo
6) Potrei avere un marito che era bravo e buono ma si è stufato di me che sono stronza
5-6 bis) Potrei aver sposato l'Ingegnere e, pur non rientrando egli nè nel punto 5 nè nel punto 6, non ci staremmo divertendo affatto.
7) Potrei avere degli alunni ingestibili e invece, se togliamo Birba, Occhi d'Arabia, Caciarone, Grande e Gentile, Tom Cruise, Faccia Pulita, Occhioni Blu e la Peste, cioè la metà della III C, sono dei bravi bambini (com'è che questa non mi consola? uhm...)
8) Potrei avere un preside di destra, maschilista, supponente e che si fa gli affari miei. (Invece ho una preside di destra, maschilista, ignorante e che cura gli affari della tipa per la quale sta cercando da anni di liberare una cattedra scalzando dal suo posto l'Inflessibile. Okay, cancelliamo il punto 8.)
8 bis) Berlusconi potrebbe avere cinquant'anni e quindi condannarci a vedere il suo brutto muso in televisione e a subire i suoi giochetti per altri trent'anni (invece io sono sicura che è mortale anche lui, e come diceva padre Cristoforo, "verrà un giorno...")
9) Potrei essere ancora cattolica.
10) Potrei vivere in una città affollata, rumorosa e inquinata, oppure in un paesino sperduto dove il giro della piazza è l'unica cosa che puoi fare per distrarti, prima di andare a cercare del crack o a trombarti il marito della vicina, e il giro della piazza dura tre minuti.
11) Potrei dover viaggiare per lavoro o avere un marito che viaggia per lavoro.
12) Potrei non avere gli amici che per fortuna invece ho.
13) Potrei essere allergica al pelo di gatto e privare la mia esistenza delle piccole gioie quotidiane che mi danno i miei ravatti pelosi.
14) Potrei aver dato retta agli altri sulle cose fondamentali, e ora vivere una vita che non è la mia.
Conclusione: i trentacinque passeranno. Devo solo sperare che mia madre abbia ragione e che i quaranta siano meglio.
1) Chiaramente potrei non avere un posto di lavoro fisso o comunque decente, con un contratto ancora rispettoso dei diritti umani
2) Potrei fare un lavoro che mi fa schifo o mi frustra (qui si eleva un pensiero grato al momento in cui ho deciso di NON cercare di fare carriera universitaria, se no a quest'ora la mia vita sarebbe un concentrato di delusioni)
3)Potrei avere enne problemi legati ai genitori, nell'ordine la loro salute, il fatto che fossero in crisi tra loro, il fatto che fossero in crisi con me, il fatto che fossero ancora più lontani o troppo vicini o stupidi e fastidiosi e dediti ad asfissiarmi l'esistenza
4) Potrei avere dei suoceri insopportabili (e avendone 4 sarebbe un serio problema) e con i guai o i difetti dei genitori di cui dicevo sopra
5) Potrei avere un marito stronzo
6) Potrei avere un marito che era bravo e buono ma si è stufato di me che sono stronza
5-6 bis) Potrei aver sposato l'Ingegnere e, pur non rientrando egli nè nel punto 5 nè nel punto 6, non ci staremmo divertendo affatto.
7) Potrei avere degli alunni ingestibili e invece, se togliamo Birba, Occhi d'Arabia, Caciarone, Grande e Gentile, Tom Cruise, Faccia Pulita, Occhioni Blu e la Peste, cioè la metà della III C, sono dei bravi bambini (com'è che questa non mi consola? uhm...)
8) Potrei avere un preside di destra, maschilista, supponente e che si fa gli affari miei. (Invece ho una preside di destra, maschilista, ignorante e che cura gli affari della tipa per la quale sta cercando da anni di liberare una cattedra scalzando dal suo posto l'Inflessibile. Okay, cancelliamo il punto 8.)
8 bis) Berlusconi potrebbe avere cinquant'anni e quindi condannarci a vedere il suo brutto muso in televisione e a subire i suoi giochetti per altri trent'anni (invece io sono sicura che è mortale anche lui, e come diceva padre Cristoforo, "verrà un giorno...")
9) Potrei essere ancora cattolica.
10) Potrei vivere in una città affollata, rumorosa e inquinata, oppure in un paesino sperduto dove il giro della piazza è l'unica cosa che puoi fare per distrarti, prima di andare a cercare del crack o a trombarti il marito della vicina, e il giro della piazza dura tre minuti.
11) Potrei dover viaggiare per lavoro o avere un marito che viaggia per lavoro.
12) Potrei non avere gli amici che per fortuna invece ho.
13) Potrei essere allergica al pelo di gatto e privare la mia esistenza delle piccole gioie quotidiane che mi danno i miei ravatti pelosi.
14) Potrei aver dato retta agli altri sulle cose fondamentali, e ora vivere una vita che non è la mia.
Conclusione: i trentacinque passeranno. Devo solo sperare che mia madre abbia ragione e che i quaranta siano meglio.
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cerco l'antidoto,
come la vedo io,
fuori carreggiata di brutto
sabato 5 giugno 2010
Pessimismo, fastidio e autocommiserazione!
Mia madre me lo dice sempre: “Guarda, a trent’anni anche io stavo tanto male. Ma a quaranta ero al massimo della forma. Quaranta è un‘età bellissima, vedrai.”
Non so. Io sono a metà strada, e per ora ho chiari solamente
16 motivi per i quali avere trentacinque anni fa schifo
1) La gente comincia a darti del lei e a chiamarti signora. Ti danno del tu solo quelli da cui vorresti un po’ di rispetto, o almeno mantenere le dovute distanze: il capufficio, il dentista, i tuoi alunni di prima media, l’operaio che ti ridipinge il salotto, il tecnico del pc che ti tratta come una povera decerebrata.
2) Hai sicuramente un mutuo da pagare. In più devi cambiare macchina, fare il 740 e stai spendendo l‘ira di Dio in regali di nozze e di battesimo per i tuoi amici e i loro figli.
3) Affronti i primi capelli bianchi e i primi tentativi di trovare un colore che ti stia bene e non faccia vecchia, battona o banale.
4) I tuoi genitori cominciano a non essere più dei ragazzini e hanno qualche grana di salute. Tu capisci che hanno bisogno di stare con te ma non hai tempo, ti senti una merda e così li vai a trovare lo stesso, poi però li maltratti perché sei nervosa e quando torni a casa ti senti ancora di più una merda.
5) Sei troppo giovane per rinunciare a divertirti e troppo vecchia per la maggior parte dei divertimenti che ti vengono in mente.
6) La gente ti tempesta di domande su quando farai un figlio fino ai 33 anni, poi smette di chiedertelo relegandoti nella categoria delle “poverine”.
7) Non sei più la più giovane dell’ambiente in cui lavori, quella a cui si può scusare un errore, ma nemmeno abbastanza vecchia da avere una tua posizione solida. Questo, chiaramente, se un lavoro fisso ce l’hai!
8) Non puoi sottrarti a nessuna responsabilità: né come lavoratrice, né come figlia, né come madre se figli ne hai già, né come moglie, né come cittadina, col risultato che all’incirca una volta ogni 40 giorni ti dai malata e passi mezza giornata a guaire dal terrore sotto le coperte sperando che non ti trovino.
9) Tutto quel che succede nello Stato ti riguarda: dalle leggi sulla scuola alle manovre economiche, dal referendum sulla fecondazione assistita alla raccolta differenziata, dal piano pensioni ai limiti di velocità, ogni volta che cambiano una regola e generano conseguenze di qualsiasi genere ci sei dentro fino al collo.
10) Un giorno ti guardi allo specchio e capisci che senza fondotinta non puoi più uscire di casa e che i capelli asciugati in modo spontaneo, senza crema disciplinante, phon, piastra, bigodini e lacca, ormai non fanno più gnocca selvaggia stile “Laguna blu”, ma solo strega.
11) La tua religione non ti supporta nelle vere scelte importanti della tua vita. In compenso si aspetta da te che tu voti a destra, scopi solo con tuo marito e sempre facendo figli, lavori sottopagata e con poca autorità perché sei una donna, e nel tempo libero faccia corsi prematrimoniali alle giovani coppie e catechismo ai bambini.
12) Il partito politico che votavi senza particolare coinvolgimento a 18 anni è un pantano rivoltante, quello che votavi convinta a 25 si è sciolto, e ora quando vai a votare sei consapevole che servirà purtroppo a ben poco.
13) I tuoi amici si dividono in quelli bloccat a casa dai bambini piccoli, quelli che stanno facendo un master all’estero, quelli che ancora non hanno una collocazione nella vita e cercano l’amore, e quelli come te sposati senza figli che si sentono inadeguati di fronte a tutti gli altri tre generi: per un po’ almeno si può giocare alla coppietta, ricevere parenti e amici a casa propria mostrando virtuosismo nell’arredamento e nell’uso della pentola a pressione e del decanter da vino, ma alla fine ciò perde senso e ti ritrovi sul divano a vedere otto puntate di Dr. House di fila col tuo uomo, perché di uscire non avete voglia e non sapreste dove andare.
14) Fai troppi chilometri in macchina e quasi tutti per andare in posti dove tutto sommato non vorresti essere, o vorresti ma non puoi fermartici perché la tua vita e i tuoi affetti sono altrove: quando poi ti propongono una cosa bella (festa, cerimonia, vacanza benessere, weekend con amici) è sempre a almeno due ore di macchina, tu dovresti rinunciare all’unico giorno in cui non vedrai il contachilometri girare come un pazzo e finisci per dire di no.
15) E’ troppo presto per considerare il tuo lavoro come definitivo e troppo tardi per rimetterti a studiare e cominciare un’altra carriera.
16) Gestisci la tua vita sessuale in modo adulto, libero e consapevole, non hai più mille tabù, anche nel considerare le vite sentimentali altrui sei meno moralista, ma in un certo senso sei dispiaciuta che niente ti sorprenda più, e quando passi vicino al liceo e vedi due sedicenni che si baciano perdutamente sul marciapiede ti viene la lacrimuccia.
Sono certa che se mi impegno arrivo a trenta motivi, ma per oggi mi sono depressa a sufficienza.
Quanto basta da pensare che, ormai, per bene che mi vada, a quarant'anni non sarò, come mia madre, la giovane e elegante mamma di una ragazzina delle medie, ma una tizia stanca morta con un bambino di quattro anni e uno di due. E - orrore, ci ho pensato per la prima volta stamattina - per allora le mie amiche oggi bloccate dai figli piccoli avranno ricominciato a uscire, e quella bloccata sarò io.
Non so. Io sono a metà strada, e per ora ho chiari solamente
16 motivi per i quali avere trentacinque anni fa schifo
1) La gente comincia a darti del lei e a chiamarti signora. Ti danno del tu solo quelli da cui vorresti un po’ di rispetto, o almeno mantenere le dovute distanze: il capufficio, il dentista, i tuoi alunni di prima media, l’operaio che ti ridipinge il salotto, il tecnico del pc che ti tratta come una povera decerebrata.
2) Hai sicuramente un mutuo da pagare. In più devi cambiare macchina, fare il 740 e stai spendendo l‘ira di Dio in regali di nozze e di battesimo per i tuoi amici e i loro figli.
3) Affronti i primi capelli bianchi e i primi tentativi di trovare un colore che ti stia bene e non faccia vecchia, battona o banale.
4) I tuoi genitori cominciano a non essere più dei ragazzini e hanno qualche grana di salute. Tu capisci che hanno bisogno di stare con te ma non hai tempo, ti senti una merda e così li vai a trovare lo stesso, poi però li maltratti perché sei nervosa e quando torni a casa ti senti ancora di più una merda.
5) Sei troppo giovane per rinunciare a divertirti e troppo vecchia per la maggior parte dei divertimenti che ti vengono in mente.
6) La gente ti tempesta di domande su quando farai un figlio fino ai 33 anni, poi smette di chiedertelo relegandoti nella categoria delle “poverine”.
7) Non sei più la più giovane dell’ambiente in cui lavori, quella a cui si può scusare un errore, ma nemmeno abbastanza vecchia da avere una tua posizione solida. Questo, chiaramente, se un lavoro fisso ce l’hai!
8) Non puoi sottrarti a nessuna responsabilità: né come lavoratrice, né come figlia, né come madre se figli ne hai già, né come moglie, né come cittadina, col risultato che all’incirca una volta ogni 40 giorni ti dai malata e passi mezza giornata a guaire dal terrore sotto le coperte sperando che non ti trovino.
9) Tutto quel che succede nello Stato ti riguarda: dalle leggi sulla scuola alle manovre economiche, dal referendum sulla fecondazione assistita alla raccolta differenziata, dal piano pensioni ai limiti di velocità, ogni volta che cambiano una regola e generano conseguenze di qualsiasi genere ci sei dentro fino al collo.
10) Un giorno ti guardi allo specchio e capisci che senza fondotinta non puoi più uscire di casa e che i capelli asciugati in modo spontaneo, senza crema disciplinante, phon, piastra, bigodini e lacca, ormai non fanno più gnocca selvaggia stile “Laguna blu”, ma solo strega.
11) La tua religione non ti supporta nelle vere scelte importanti della tua vita. In compenso si aspetta da te che tu voti a destra, scopi solo con tuo marito e sempre facendo figli, lavori sottopagata e con poca autorità perché sei una donna, e nel tempo libero faccia corsi prematrimoniali alle giovani coppie e catechismo ai bambini.
12) Il partito politico che votavi senza particolare coinvolgimento a 18 anni è un pantano rivoltante, quello che votavi convinta a 25 si è sciolto, e ora quando vai a votare sei consapevole che servirà purtroppo a ben poco.
13) I tuoi amici si dividono in quelli bloccat a casa dai bambini piccoli, quelli che stanno facendo un master all’estero, quelli che ancora non hanno una collocazione nella vita e cercano l’amore, e quelli come te sposati senza figli che si sentono inadeguati di fronte a tutti gli altri tre generi: per un po’ almeno si può giocare alla coppietta, ricevere parenti e amici a casa propria mostrando virtuosismo nell’arredamento e nell’uso della pentola a pressione e del decanter da vino, ma alla fine ciò perde senso e ti ritrovi sul divano a vedere otto puntate di Dr. House di fila col tuo uomo, perché di uscire non avete voglia e non sapreste dove andare.
14) Fai troppi chilometri in macchina e quasi tutti per andare in posti dove tutto sommato non vorresti essere, o vorresti ma non puoi fermartici perché la tua vita e i tuoi affetti sono altrove: quando poi ti propongono una cosa bella (festa, cerimonia, vacanza benessere, weekend con amici) è sempre a almeno due ore di macchina, tu dovresti rinunciare all’unico giorno in cui non vedrai il contachilometri girare come un pazzo e finisci per dire di no.
15) E’ troppo presto per considerare il tuo lavoro come definitivo e troppo tardi per rimetterti a studiare e cominciare un’altra carriera.
16) Gestisci la tua vita sessuale in modo adulto, libero e consapevole, non hai più mille tabù, anche nel considerare le vite sentimentali altrui sei meno moralista, ma in un certo senso sei dispiaciuta che niente ti sorprenda più, e quando passi vicino al liceo e vedi due sedicenni che si baciano perdutamente sul marciapiede ti viene la lacrimuccia.
Sono certa che se mi impegno arrivo a trenta motivi, ma per oggi mi sono depressa a sufficienza.
Quanto basta da pensare che, ormai, per bene che mi vada, a quarant'anni non sarò, come mia madre, la giovane e elegante mamma di una ragazzina delle medie, ma una tizia stanca morta con un bambino di quattro anni e uno di due. E - orrore, ci ho pensato per la prima volta stamattina - per allora le mie amiche oggi bloccate dai figli piccoli avranno ricominciato a uscire, e quella bloccata sarò io.
Day 5 - Insuccesso cosmico n. 1
Bene, uno dei miei propositi dell'estate si è già infranto contro la barriera del caldo.
Ovviamente, quante più sono le persone coinvolte nel programma, quanto più esse ci tengono, che le cose vadano in un certo modo, tanto più Madama Ansia si impone e mi frantuma lo spirito e il fisico.
Okay, non è che uno dei passi. Okay, almeno ho imparato a disdire gli impegni con un pochino di anticipo.
Peggio del mancato weekend sul Lago Maggiore, a livello psicologico, per me non può essere.
Però mi spiace per gli altri.
Comunque si chiariscono alcune cose per quanto riguarda la gestione dello stress lavorativo, e cioè che l'anno prossimo NON deve esserci NESSUNO stress lavorativo che dipenda da me. E non intendo con questo le maledette pile di compiti da correggere accumulati: ci ho pensato, io sono una docente che richiede un certo tipo di preparazione e non posso fare a meno di dare un certo numero di prove scritte. E ho tre materie, di cui una molto articolata, per cui le prove scritte sono tante. Poi, a parte l'angoscia dell'intaccare la pila di prove, in fondo a me piace, correggere. Mi stanca e a volte mi nausea, ma mi piace anche, è un aspetto importantissimo del lavoro.
No, intendo questa cosa di soffrire come un cane per ogni margine di migliorabilità che intravedo. E non parlo dei rapporti tra colleghi, dei problemi a livello politico nazionale col Ministero e le sue maledette leggiuncole contraddittorie, parlo del rapporto coi ragazzi, di questo mio portarmi a casa ogni cosa, ogni sospetto che stiano male, ogni cruccio perchè non migliorano, e tutto l'ambaradàn.
Dico che questa parte va migliorata, anche se il prossimo che mi dice la cazzata, stupenda nelle sue varianti, "Se avessi dei figli ci sarebbero altre priorità / Se avessi dei figli capiresti che il lavoro è solo lavoro e quando si va a casa bisogna lasciarlo fuori / Se avessi dei figli guarderesti i figli degli altri con un altro occhio, perchè una cosa è essere un'insegnante, un'altra una madre" spero piombi nell'inferno degli indelicati e di quelli che danno fiato a vanvera, dove non so quali pene possano essere inflitte, ma sono senz'altro dolorose come le coltellate inflitte a me, che:
1) NON ho figli (credevo si sapesse) e NON per scelta mia (e a quest'ora anche questo dovrebbe essere noto ai più)
2) ho avuto ben presente per molti anni cosa voleva dire non lasciar fuori il lavoro da casa quando hai dei figli
3) NON credo proprio che vorrei meno bene ai miei ragazzi e mi preoccuperei meno per loro se avessi dei figli: certo, forse li guarderei con occhi diversi, non lo posso sapere, e vedi punto 1; forse avrei dei giorni in cui il bambino non ha dormito e io vado a lavorare ai minimi storici delle potenzialità, però io lavoro su PERSONE, e il giorno che non mi affeziono è meglio se smetto.
Comunque, se in questi giorni il piano "IO SONO IN VACANZA" sta portando frutto per quanto riguarda certi aspetti come le beghe coi colleghi, l'ansia per l'anno prossimo, etc: quello per cui proprio non funziona è che io non riesco a slegarmi dalle classi, dai casini che ho con loro, dal fatto che sto per salutarli, tutti e 42, forse definitivamente, e che quel che ho fatto ho fatto e ora è tardi per aggiungere input, incoraggiamenti o cazziatoni.
Quindi, dalle otto alle tredici e trenta mi ritaglio momenti per parlare con ognuno separatamente, mentre consegno temi, ricerche e prove. Dò dritte, faccio raccomandazioni, ma soprattutto distribuisco medaglie invisibili. Penso che chi legge queste pagine non se lo immaginerebbe mai, ma sono molto avara di complimenti di solito: mi esce appena un "bravo" tra i denti, quando ritengo che sia indispensabile alla motivazione e alla formazione dell'interessato. Invece in questi ultimi giorni dico all'Incontenibile di non smettere di scrivere come scrive, a Piccola Dorrit che mi aspetto una terza favolosa da parte sua e che se l'anno prossimo ci sono io la metterò sotto il triplo, perchè può fare veramente un figurone, a Punta di Diamante - che non posso guardare negli occhi perchè mi strazia - che ha fatto un tema molto valido su un argomento da superiori, cosa che solo lui lì dentro sa già fare, a Biondo Cavaliere che potrebbe sbancare lo scientifico se volesse, a Piccola Mela che deve parlare a voce alta perchè le cose che dice sono utili a tutti. E l'Incontenibile si dondola e balbetta emozionato, Piccola Dorrit sorride fiera, Punta di Diamante - che negli occhi mi ci guarda sempre - registra che conta molto di più dire questa cosa a voce bassa che dargli un dieci davanti a tutti, e per un attimo si calma dalla sua inarrestabile iperattività, Biondo Cavaliere mi guarda sorpreso e gli brillano gli occhi, Piccola Mela annuisce a occhi bassi e le si riempiono le guance di chiazze rosse.
Poi, dalle 14 alle 23.30, fingo che nulla di tutto ciò mi riguardi e mi dedico a tessere mentalmente le lodi di un cambiamento d'ambiente, di una scuola nuova, di una nuova zona delle campagne astigiane da scoprire. E anche mentre lavoro ai ragazzi penso poco, a parte quando devo decidere qualche insufficienza dal peso significativo sulla promozione o bocciatura di qualcuno.
Poi vado a dormire. E siccome non li ho tenuti sempre presenti a livello cosciente, me li sogno.
Tutti, mi sogno: anche il ragazzino gravemente handicappato della III B che non è mio alunno, quello che ha il pannolone, morde e sbava: beh, stanotte dovevo salvarlo da una frana su una montagna boscosa, che a monte si stava sciogliendo sotto un'alluvione e a valle era in fiamme per un incendio (mezze misure io mai, eh? men che meno negli incubi).
Ieri poi mi è toccato vedere di striscio, in Corso Alfieri, Giovane Lupo che come suo solito camminava solo, torvo, con una mano ingessata e le braccia scarnificate (incidente col motorino?) e questa cosa, essendo lui in assoluto il preferito, e forse uno dei più esposti al rischio di finire male, dei miei otto anni di carriera, mi ha gettato nell'angoscia. Da cui forse l'incubo, ma siccome sono notti su notti che sogno alunni nelle situazioni più strane, non ci posso giurare.
Comunque. Bisognerà trovare un antidoto. Non è possibile che in questa famiglia ormai tutti e due diciamo "a giugno non posso, dò gli esami".
Ovviamente, quante più sono le persone coinvolte nel programma, quanto più esse ci tengono, che le cose vadano in un certo modo, tanto più Madama Ansia si impone e mi frantuma lo spirito e il fisico.
Okay, non è che uno dei passi. Okay, almeno ho imparato a disdire gli impegni con un pochino di anticipo.
Peggio del mancato weekend sul Lago Maggiore, a livello psicologico, per me non può essere.
Però mi spiace per gli altri.
Comunque si chiariscono alcune cose per quanto riguarda la gestione dello stress lavorativo, e cioè che l'anno prossimo NON deve esserci NESSUNO stress lavorativo che dipenda da me. E non intendo con questo le maledette pile di compiti da correggere accumulati: ci ho pensato, io sono una docente che richiede un certo tipo di preparazione e non posso fare a meno di dare un certo numero di prove scritte. E ho tre materie, di cui una molto articolata, per cui le prove scritte sono tante. Poi, a parte l'angoscia dell'intaccare la pila di prove, in fondo a me piace, correggere. Mi stanca e a volte mi nausea, ma mi piace anche, è un aspetto importantissimo del lavoro.
No, intendo questa cosa di soffrire come un cane per ogni margine di migliorabilità che intravedo. E non parlo dei rapporti tra colleghi, dei problemi a livello politico nazionale col Ministero e le sue maledette leggiuncole contraddittorie, parlo del rapporto coi ragazzi, di questo mio portarmi a casa ogni cosa, ogni sospetto che stiano male, ogni cruccio perchè non migliorano, e tutto l'ambaradàn.
Dico che questa parte va migliorata, anche se il prossimo che mi dice la cazzata, stupenda nelle sue varianti, "Se avessi dei figli ci sarebbero altre priorità / Se avessi dei figli capiresti che il lavoro è solo lavoro e quando si va a casa bisogna lasciarlo fuori / Se avessi dei figli guarderesti i figli degli altri con un altro occhio, perchè una cosa è essere un'insegnante, un'altra una madre" spero piombi nell'inferno degli indelicati e di quelli che danno fiato a vanvera, dove non so quali pene possano essere inflitte, ma sono senz'altro dolorose come le coltellate inflitte a me, che:
1) NON ho figli (credevo si sapesse) e NON per scelta mia (e a quest'ora anche questo dovrebbe essere noto ai più)
2) ho avuto ben presente per molti anni cosa voleva dire non lasciar fuori il lavoro da casa quando hai dei figli
3) NON credo proprio che vorrei meno bene ai miei ragazzi e mi preoccuperei meno per loro se avessi dei figli: certo, forse li guarderei con occhi diversi, non lo posso sapere, e vedi punto 1; forse avrei dei giorni in cui il bambino non ha dormito e io vado a lavorare ai minimi storici delle potenzialità, però io lavoro su PERSONE, e il giorno che non mi affeziono è meglio se smetto.
Comunque, se in questi giorni il piano "IO SONO IN VACANZA" sta portando frutto per quanto riguarda certi aspetti come le beghe coi colleghi, l'ansia per l'anno prossimo, etc: quello per cui proprio non funziona è che io non riesco a slegarmi dalle classi, dai casini che ho con loro, dal fatto che sto per salutarli, tutti e 42, forse definitivamente, e che quel che ho fatto ho fatto e ora è tardi per aggiungere input, incoraggiamenti o cazziatoni.
Quindi, dalle otto alle tredici e trenta mi ritaglio momenti per parlare con ognuno separatamente, mentre consegno temi, ricerche e prove. Dò dritte, faccio raccomandazioni, ma soprattutto distribuisco medaglie invisibili. Penso che chi legge queste pagine non se lo immaginerebbe mai, ma sono molto avara di complimenti di solito: mi esce appena un "bravo" tra i denti, quando ritengo che sia indispensabile alla motivazione e alla formazione dell'interessato. Invece in questi ultimi giorni dico all'Incontenibile di non smettere di scrivere come scrive, a Piccola Dorrit che mi aspetto una terza favolosa da parte sua e che se l'anno prossimo ci sono io la metterò sotto il triplo, perchè può fare veramente un figurone, a Punta di Diamante - che non posso guardare negli occhi perchè mi strazia - che ha fatto un tema molto valido su un argomento da superiori, cosa che solo lui lì dentro sa già fare, a Biondo Cavaliere che potrebbe sbancare lo scientifico se volesse, a Piccola Mela che deve parlare a voce alta perchè le cose che dice sono utili a tutti. E l'Incontenibile si dondola e balbetta emozionato, Piccola Dorrit sorride fiera, Punta di Diamante - che negli occhi mi ci guarda sempre - registra che conta molto di più dire questa cosa a voce bassa che dargli un dieci davanti a tutti, e per un attimo si calma dalla sua inarrestabile iperattività, Biondo Cavaliere mi guarda sorpreso e gli brillano gli occhi, Piccola Mela annuisce a occhi bassi e le si riempiono le guance di chiazze rosse.
Poi, dalle 14 alle 23.30, fingo che nulla di tutto ciò mi riguardi e mi dedico a tessere mentalmente le lodi di un cambiamento d'ambiente, di una scuola nuova, di una nuova zona delle campagne astigiane da scoprire. E anche mentre lavoro ai ragazzi penso poco, a parte quando devo decidere qualche insufficienza dal peso significativo sulla promozione o bocciatura di qualcuno.
Poi vado a dormire. E siccome non li ho tenuti sempre presenti a livello cosciente, me li sogno.
Tutti, mi sogno: anche il ragazzino gravemente handicappato della III B che non è mio alunno, quello che ha il pannolone, morde e sbava: beh, stanotte dovevo salvarlo da una frana su una montagna boscosa, che a monte si stava sciogliendo sotto un'alluvione e a valle era in fiamme per un incendio (mezze misure io mai, eh? men che meno negli incubi).
Ieri poi mi è toccato vedere di striscio, in Corso Alfieri, Giovane Lupo che come suo solito camminava solo, torvo, con una mano ingessata e le braccia scarnificate (incidente col motorino?) e questa cosa, essendo lui in assoluto il preferito, e forse uno dei più esposti al rischio di finire male, dei miei otto anni di carriera, mi ha gettato nell'angoscia. Da cui forse l'incubo, ma siccome sono notti su notti che sogno alunni nelle situazioni più strane, non ci posso giurare.
Comunque. Bisognerà trovare un antidoto. Non è possibile che in questa famiglia ormai tutti e due diciamo "a giugno non posso, dò gli esami".
venerdì 4 giugno 2010
Day 4
Per me, le vacanze da sempre sono state l'apertura di nuovi programmi e progetti.
Tendo a darmi obiettivi giganteschi, trascurando l'evidente fatto che in vacanza gli orari si sbiellano, al mattino si cominciano tardi molte cose, in certe ore fa troppo caldo per farne altre, etc.
Quest'anno comunque ho due o tre cose veramente importanti da fare, e stranamente, visto che quelli come me che fanno mille progetti di solito li cominciano in ritardo (o non li cominciano proprio), il mio programmino di raggiungimento obiettivi partiva il primo giugno e io l'ho cominciato il trenta maggio. Ma forse dovrei considerare ancora più stupefacente il fatto che lo sto ancora seguendo dopo BEN sei giorni.
In realtà, nella mia vita alla Zeno, il fatto davvero risolutivo non è e non sarà mai il rispetto dei programmi, come ho già detto, ma piuttosto l'acquisizione di comportamenti, abitudini e (raramente) virtù, che è un processo lungo e tortuoso, mal conciliabile col calendario.
Comunque il mio programmino dura 92 giorni e prevede il rispetto di 22 (!) linee di sviluppo, in parte tra loro collegate, di cui dirò a cose già avviate da un po'.
Anticipo solo che uno dei traguardi da raggiungere sarebbe rieducarmi a cucinare qualcosa di diverso dal menù fisso di casa nostra, che da mesi non prevede nulla più che il rigoroso alternarsi di pasta in bianco - pasta allo zafferano e zucchine - pasta panna e pancetta - verdure - uova strapazzate - panino al prosciutto - panino al formaggio - cibo cinese - bresaola con rucola - pollo alle erbe - arrosto di manzo - patate e stracchino e pochissime altre alternative. Una tristezza che neanche in ospedale, salvo forse che la qualità della materia prima è molto buona (anche nel caso del cibo cinese, sì, altrimenti una con tremila fobie come me col cavolo che mangerebbe roba cinese).
Naturalmente un altro dei traguardi, come tutte le estati, sarebbe la forma fisica: alzare le mie chiappe e le mie tette di centimetri sette dall'altitudine slm alla quale sono situate ora, abolire un certo numero di centimetri dal girovita (fedele alla mia appartenenza alla setta DDC - DEVI DIMAGRIRE CHIATTONA, fondata da Sanguedelmiosangue, di cui tanto io che la Diavolessa siamo ferventi adepte), rassodare cosce braccia etc e soprattutto far sparire le occhiaie, le stramaledette occhiaie che mi perseguitano da ottobre 2009.
Ma ci sono anche cose di ben altro spessore in ballo. In parte le condividerò, altri sono obiettivi miei, profondi, difficili, che forse saranno riassumibili solo a cose fatte.
Comunque, siamo già al day 4 ( + 2 di maggio, anticipati).
Le premesse sarebbero anche positive. Le ferie già decise, per una volta senza litigare o scontentare nessuno. Il centro buddhista all'incirca equidistante da qui e dalla casa in montagna. Nessun matrimonio in località assurde da raggiungere con un viaggio di durata da tre a dodici ore, come negli ultimi anni (l'ultimo era su una spiaggia nel sud dell'Irlanda, c'è andato l'Uomo da solo, ci volevano tre aerei all'andata e tre al ritorno e io mi sono rifiutata). I mondiali di calcio che terranno l'Uomo fermo e zitto (salvo urlo sguaiato in caso di goal nostro o gemito straziante in caso di goal avversario) per varie ore al giorno, eliminando così il solito tira e molla delle estati genovesi:
- Andiamo al mare
- Sì ma andiamoci al mattino presto
- Ma io al mattino voglio dormire
- Ma io non voglio stare al mare all'ora di pranzo, a cuocere
- Ma tanto se andiamo fuori città ci stiamo per forza, fuori all'ora di pranzo
- E allora non andiamo lontano
- Ma il mare di Genova a me fa schifo
- E allora andiamo fuori Genova, ma voglio uno stabilimento, per stare all'ombra nell'ora di pranzo, non la spiaggia libera
- Ma se andiamo tardi non vale la pena pagare lo stabilimento
- E allora andiamo presto
- Ma io la mattina voglio dormire
... avete capito perchè io preferisco la montagna? E questo è niente, perchè l'Uomo ha la pelle chiara e delicatissima, quindi più di tanto, a sua volta, non resiste al sole; il fidanzato Ingegnere, di origine sicula, diventava scuro come un maghrebino nel giro di mezza giornata e non pativa il caldo...
Ecco, avere la tivù accesa sul pallone giorno e notte mi disturberebbe, senza la meditazione buddhista, ma ormai sono superiore a queste cose. E poi dal 2008, cioè dall'estate in cui avevo litigato coi miei e ho visto tutte le Olimpiadi di Pechino masticando fiele, sonnecchiando, lavorando a maglia e appassionandomi ai successi di Usain Bolt, posso reggere molte cose.
Del calcio, in realtà, mi danno fastidio quei monotonissimi commentatori, li detesto. Comprerò dei solidi tappi di cera, mediterò fino a isolarmi dal mondo, e soprattutto cercherò di fuggire in ufficio diverse ore al giorno.
Sono pronta, credo.
Forse dovrei dire credevo: fino a questo pomeriggio, quando alle tre il termometro faceva 31 gradi. Ora ho molti, e giustificati, dubbi sui risultati che potrò raggiungere.
Tendo a darmi obiettivi giganteschi, trascurando l'evidente fatto che in vacanza gli orari si sbiellano, al mattino si cominciano tardi molte cose, in certe ore fa troppo caldo per farne altre, etc.
Quest'anno comunque ho due o tre cose veramente importanti da fare, e stranamente, visto che quelli come me che fanno mille progetti di solito li cominciano in ritardo (o non li cominciano proprio), il mio programmino di raggiungimento obiettivi partiva il primo giugno e io l'ho cominciato il trenta maggio. Ma forse dovrei considerare ancora più stupefacente il fatto che lo sto ancora seguendo dopo BEN sei giorni.
In realtà, nella mia vita alla Zeno, il fatto davvero risolutivo non è e non sarà mai il rispetto dei programmi, come ho già detto, ma piuttosto l'acquisizione di comportamenti, abitudini e (raramente) virtù, che è un processo lungo e tortuoso, mal conciliabile col calendario.
Comunque il mio programmino dura 92 giorni e prevede il rispetto di 22 (!) linee di sviluppo, in parte tra loro collegate, di cui dirò a cose già avviate da un po'.
Anticipo solo che uno dei traguardi da raggiungere sarebbe rieducarmi a cucinare qualcosa di diverso dal menù fisso di casa nostra, che da mesi non prevede nulla più che il rigoroso alternarsi di pasta in bianco - pasta allo zafferano e zucchine - pasta panna e pancetta - verdure - uova strapazzate - panino al prosciutto - panino al formaggio - cibo cinese - bresaola con rucola - pollo alle erbe - arrosto di manzo - patate e stracchino e pochissime altre alternative. Una tristezza che neanche in ospedale, salvo forse che la qualità della materia prima è molto buona (anche nel caso del cibo cinese, sì, altrimenti una con tremila fobie come me col cavolo che mangerebbe roba cinese).
Naturalmente un altro dei traguardi, come tutte le estati, sarebbe la forma fisica: alzare le mie chiappe e le mie tette di centimetri sette dall'altitudine slm alla quale sono situate ora, abolire un certo numero di centimetri dal girovita (fedele alla mia appartenenza alla setta DDC - DEVI DIMAGRIRE CHIATTONA, fondata da Sanguedelmiosangue, di cui tanto io che la Diavolessa siamo ferventi adepte), rassodare cosce braccia etc e soprattutto far sparire le occhiaie, le stramaledette occhiaie che mi perseguitano da ottobre 2009.
Ma ci sono anche cose di ben altro spessore in ballo. In parte le condividerò, altri sono obiettivi miei, profondi, difficili, che forse saranno riassumibili solo a cose fatte.
Comunque, siamo già al day 4 ( + 2 di maggio, anticipati).
Le premesse sarebbero anche positive. Le ferie già decise, per una volta senza litigare o scontentare nessuno. Il centro buddhista all'incirca equidistante da qui e dalla casa in montagna. Nessun matrimonio in località assurde da raggiungere con un viaggio di durata da tre a dodici ore, come negli ultimi anni (l'ultimo era su una spiaggia nel sud dell'Irlanda, c'è andato l'Uomo da solo, ci volevano tre aerei all'andata e tre al ritorno e io mi sono rifiutata). I mondiali di calcio che terranno l'Uomo fermo e zitto (salvo urlo sguaiato in caso di goal nostro o gemito straziante in caso di goal avversario) per varie ore al giorno, eliminando così il solito tira e molla delle estati genovesi:
- Andiamo al mare
- Sì ma andiamoci al mattino presto
- Ma io al mattino voglio dormire
- Ma io non voglio stare al mare all'ora di pranzo, a cuocere
- Ma tanto se andiamo fuori città ci stiamo per forza, fuori all'ora di pranzo
- E allora non andiamo lontano
- Ma il mare di Genova a me fa schifo
- E allora andiamo fuori Genova, ma voglio uno stabilimento, per stare all'ombra nell'ora di pranzo, non la spiaggia libera
- Ma se andiamo tardi non vale la pena pagare lo stabilimento
- E allora andiamo presto
- Ma io la mattina voglio dormire
... avete capito perchè io preferisco la montagna? E questo è niente, perchè l'Uomo ha la pelle chiara e delicatissima, quindi più di tanto, a sua volta, non resiste al sole; il fidanzato Ingegnere, di origine sicula, diventava scuro come un maghrebino nel giro di mezza giornata e non pativa il caldo...
Ecco, avere la tivù accesa sul pallone giorno e notte mi disturberebbe, senza la meditazione buddhista, ma ormai sono superiore a queste cose. E poi dal 2008, cioè dall'estate in cui avevo litigato coi miei e ho visto tutte le Olimpiadi di Pechino masticando fiele, sonnecchiando, lavorando a maglia e appassionandomi ai successi di Usain Bolt, posso reggere molte cose.
Del calcio, in realtà, mi danno fastidio quei monotonissimi commentatori, li detesto. Comprerò dei solidi tappi di cera, mediterò fino a isolarmi dal mondo, e soprattutto cercherò di fuggire in ufficio diverse ore al giorno.
Sono pronta, credo.
Forse dovrei dire credevo: fino a questo pomeriggio, quando alle tre il termometro faceva 31 gradi. Ora ho molti, e giustificati, dubbi sui risultati che potrò raggiungere.
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