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venerdì 21 agosto 2020

Come la scaletta di un pollaio

 Non ricordo più chi fosse, qualcuno mi insegnò questo detto: "La vita è come la scaletta di un pollaio, corta e piena di merda". 


Ogni tanto mi torna in mente.

Chiariamo: non mi sto lamentando.  Sto considerando i fatti. 


Gennaio: tutto regolare. Cioè, a parte che una mia vecchia conoscenza ha un incidente in auto e io, CHE NON LO SAPEVO, passo una settimana a lamentarmi di dolori a collo e schiena e a essere nervosa e piagnucolante. Questa fin qui la sapevano in pochi. 

Febbraio: pandemia. Caracas rischia di morire. 

Marzo: pandemia, scuole chiuse, lockdown, ci ammaliamo in 2 su 3. Guariti con poco danno (ma a me l'olfatto per intero è tornato a luglio). Caracas inizia a curarsi seriamente. 

Aprile: ancora lockdown. Riusciamo a non dare di testa, ma non è facile.

Maggio: non riaprono le scuole, figlia terrorizzata all'idea di uscire, pian piano la supera. Rivedo mia madre. 

Giugno: sta male, all'improvviso e seriamente, mio suocero. Panico anche organizzativo, l'Uomo viene risucchiato a Milano per un po'. Alla Fraulein trovano un cancro, anche brutto e anche raro. Glielo dicono il giorno in cui io sono arrivata a riprenderla a Città con la Torre Pendente. Gestiamo la cosa io e Dolce Cugino (cugino suo corretto ed affettuoso, pure un po' sexy, con cui vado subito d'accordo, peccato conoscersi così). Poi la riporto a casa e passo 3 settimane tra medici e  telefonate con nipote, cugino e amiche che devono gestirla insieme a me. E con lei, che è terrorizzata. Intanto alla Princi hanno fatto un intervento in bocca e insorgono complicazioni. 

Luglio: arriva mia madre e corriamo in pronto soccorso perché la Princi è peggiorata, poi a Milano per secondo intervento. 

Agosto: la Fraulein comincia la chemio.  A mia madre capita un episodio cardiaco, non grave da ospedale, ma abbastanza grave da interompere di botto la sua vacanza in montagna e venire qua a fare un giro di controlli. A mia suocera compaiono preoccupanti sintomi di smemoratezza. Marito verrà risucchiato tra visite neurologiche, Paesino sulla Costa e Paese in cima ai Bricchi, a breve, lasciandoci qua tra nausea della Fraulein e ansie della Mater. 

In tutto questo io sono stata tre settimane per i fatti miei a gestire i lavori a Via del Golf 13 e ho dato segnali abbastanza evidenti di essere esaurita. Ma mi sono presa cura di me. In pubblico ho pianto (e tanto) solo la volta in cui ho dovuto salutare la Fata Romena, che se ne tornava per sempre in Valacchia. In privato, beh, quella è un'altra storia. Ma perché cambiare costa fatica, e paura. Parleremo anche dei supermegacorsi che sto facendo e vedrete che c'è un motivo se annaffio di abbondanti lacrime le mie povere ostinate radici. 


E, tuttavia, anche dalla scaletta di un pollaio è possibile guardare il cielo, e io lo faccio. Ieri sono stata inserita, dall'Orsone, sempre sia benedetto, nel gruppo Whatsapp di Scuola Vintage. Devo andare a svuotare il cassetto a Scuolina Rosa, e sarà dura, ma sono così contenta della nuova vita che mi aspetta che ho riguadagnato la taglia di pantaloni numero 44. Traguardo a cui avevo praticamente rinunciato. Eh beh. Sono momenti. 

 




domenica 9 agosto 2020

Cose di cui non stiamo parlando - La n.1 e la n.2

 La n.1

Con oggi mancano 21 giorni all'attracco. VENTUNO.  

SONO POCHISSIMI.

La navigazione nel tempestoso mare dell'istruzione italiana post Covid, che mi aveva causato abbondanti conati di vomito e altri simpatici sintomi di chinetosi, si è molto calmata quando ho deciso di chiedere ufficialmente al vicepreside Faina cosa sarebbe accaduto a Scuola Vintage a settembre. Per fortuna l'ho fatto nella settimana in cui i vicepresidi e i presidi erano stati convocati in comune dal sindaco, per fare il punto sulla situazione degli spazi scolastici, degli orari, degli ingressi eccetera. Il vicepreside mi ha tranquillizzato molto, soprattutto dicendomk che tutte le ore in presenza devono essere svolte in presenza, con lo stesso orario di prima. Quindi, qualunque cosa accada agli orari di ingresso e di uscita ci saranno delle ore di recupero e le materie non verranno toccate o svolte a distanza. Adesso resta da chiedersi se dovremo fare lezione con la mascherina. Sono assolutamente dell'idea di farmi fare un simpatico certificato medico che mi esoneri dal portarla per 6 ore di fila (a volte avere una tiroidite autoimmune fa comodo), ma adesso non fasciamoci la testa prima di esserci di essercela rotta. Nel mio caso, e in quello dell'Uomo, dovrebbero comunque bastare da un lato il test sierologico che dice probabilmente che sono già vaccinata, essendomi ammalata a marzo, dall'altro il distanziamento per proteggere i ragazzi, i colleghi e i collaboratori. (Voglio vedere se io, l'Orsone e il Faina non prendiamo il caffè tutti insieme nella pausa, voglio proprio vedere). Il breve messaggio vocale del vicepreside Faina mi ha talmente tranquillizzato che dopo mi sono rifiutata di leggere qualsiasi emanazione di bozza, di decreto di linee guida o altra cagata proveniente dal governo e dal ministero. Ovviamente farò in modo di aggiornarmi a ridosso del primo collegio docenti, di modo che tutti sappiano subito, dalla prima volta che alzerò la mano o interverrò in una Zoom call, che razza di rompicoglioni si sono messi in casa.

In ogni caso, per il momento a me non resta che guardarmi allo specchio e pensare se voglio lasciarmi crescere i capelli o farmeli lunghi, quando esattamente devo fare la tinta  per non avere la ricrescita  il giorno dell'inizio delle riunioni ma nemmeno il giorno dell'inizio delle lezioni, e che vestiti devo mettermi/comprarmi/abbinare a nuove scarpe  per il mio debutto. Sembrerà frivolo, ma sono 12 anni che non metto piede in un ambiente nuovo e ci tengo.

La n.2 

La Fräulein è malata, e io questa cosa la vivo molto male.  Siamo in parecchie, colleghe e amiche, a darle una mano, poi c'è suo nipote. Ma le giornate sono lunghe e piene di paura. Per ora ha fatto soltanto visite di controllo in 4 città diverse, non ha ancora iniziato le cure, i fastidi sono ancora pochi e si riescono a fare la maggior parte delle cose che si facevano prima. 

Ma le giornate sono comunque lunghe e il clima è di angoscia per il futuro. Ogni volta che la guardo ridere penso:  Dio mio, voglio essere da un'altra parte, non voglio essere qui, a pensare quante altre volte potrò sentire questa risata. Poi penso alla Compagna Collega che non ho mai potuto salutare, e mi rendo conto che è una fortuna poterci essere, comunque vada a finire.

La Fräulein è sempre lei. Ridiamo, perdiamo la pazienza, mi raccoglie quando arrivo con le mie avventure sentimentali, ci scambiamo confidenze che ad altri sono vietate, ci prendiamo cura una dell'altra. Mi ripete: "Cerca di riposare, sei stanca." Ed è vero. È un'estate senza pace. 







 

giovedì 6 agosto 2020

Per rispondere a Pellegrina

Non c'è pericolo che mi funzioni la possibilità di cambiare account nei commenti.  Faccio prima a fare un post dedicato. Pell. Mi dispiacerebbe lasciarti senza risposta, perché ho sentito molta sofferenza nel tuo commento. Posso solo dirti che i cambiamenti enormi di alcune delle persone intorno a me d i miei hanno origini sicuramente precedenti alla quarantena. Diciamo che, dopo questo periodo di inattività forzata, si nota molto di più il rimettersi in moto delle cose, e anche il fatto che alcune ondate iniziano sempre tutto in una volta per tante persone: non è mai solo un amico che si sposa, non è mai solo una coppia che si separa, non è mai solo qualcuno che si rimette a studiare o cambia lavoro, ma c'è una specie di valanga che travolge più di una persona, di solito. E secondo me in questo momento sta succedendo questo, commentavo proprio stamattina con Cavallino. Spero che, se per te esistono persone che mostrano riconoscimento, approvazione, ammirazione e dedizione, voglia dire che comunque anche tu stai diventando qualcosa di migliore. E poi ricordati che il cambiamento comincia sempre nel punto dove si può cominciare. L'importante è avere la consapevolezza di voler cambiare. Detto giapponese: "là dove sei stato posato, fiorisci". Te lo auguro. Poi da cosa nasce cosa.

Genesi

"Con dolore partorirai figli" disse alla donna un permaloso Jahveh, e intanto avvisò l'uomo che erano finiti i giorni del cibo gratis e dello starsene in panciolle, d'ora in poi zappare. Avete voluto assaggiarla, la differenza tra male e bene? eccola qua, d'ora in poi in ogni cosa che fate ne sentirete l'orrendo gusto, e ogni vostro passo dovrà essere una scelta, e ogni volta che sceglierete sentirete lo strappo di tutto quel che lasciate indietro. E per avere un unico piccolo risultato, un buon raccolto, la macchina nuova, un aumento, un momento di gloria, suderete mesi. 
Ah, e poi, visto che nella realtà ci sarà chi sta meglio e chi sta peggio, per fare un po' di ginnastica tutti e non dare le cose per scontate, quando meno ve lo aspettate vi schianterò a terra un fulmine, crollerà un edificio o scoppierà un'epidemia, verrà giù una montagna, si allagherà una vallata, salterà per aria un vulcano, cose così, a random, per chiarire che non importa se sei Don Rodrigo o un barelliere del lazzaretto, se ti becchi la peste sei solo un essere umano. 

Così va la vita, in effetti. Il 2020 è stato un bagno d'umiltà per molti, tranne per certi irriducibili va beh, tipo quella cosa volgare con i capelli gialli che comanda negli Stati Uniti o altri simpatici figuri. Non è servito a staccare da Facebook tanta gente, tra cui i politici del tristo movimento 5 Stelle, ma è stato utile a ridare il senso dei giusti valori a parecchie persone.

E ha portato cambiamento.  Sostanziale, profondo cambiamento. Molti si sono arresi a qualcosa. Ma non solo. A forza di stare appesi alla roccia nuda, alcuni si sono resi conto della forza che avevano nelle braccia e hanno dato il colpo di reni. 

Elfodark va via. Con un amore fresco e pieno di progetti, verso un orizzonte di montagne e laghi. La Fata Romena torna a casa, con il gigantesco marito, i giganteschi cani, e lasciandoci tra le materne braccia di una gigantesca sostituta, sua connazionale. La Romania, tra vampiri, castelli, gente con sei dita, persone di stazza gargantuesca, io me la immagino proprio come il paese delle favole. 
A casa a Genova arriva invece una specie di visione dagli occhi di velluto nero, dolcissima, talmente leggera che quando lavora sembra non si muova nemmeno, invece, op, giri le spalle per posare un oggetto, e quando ti volti la casa è tutta pulita. Magica Eri, la chiameremo per ora. 
La casa di via del Golf 13 è in mano a Barbosa e alla sua ciurma che la stanno rimettendo a nuovo. 
La Princi ha assunto un nuovo titolare, che non
ha ancora un soprannome per cautela somma della qui presente, che ormai si tiene il più possibile indietro. Ma fin qui il giovane e denutrito soggetto ha avuto un comportamento ragionevole, speriamo bene. Si baciano con schiocchi preoccupantemente forti e la Princi, quella tiranna senza pietà, è stata sorpresa a chiamarlo "topino". TOPINO??? 
E io sto per andare a Scuola Vintage. Il suono delle radici che stanno strappandosi da sotto la terra del parcheggio di Scuolina Rosa riecheggia nella Valle delle Meraviglie, e continuerà per un po'.  Ma oggi è il 6 agosto, quindi mancano solo 25 giorni. E il conto alla rovescia è scattato nella mia testa già una settimana fa. Sto già disobbedendo al mio nuovo vicepreside, piccolo e scattante quanto  il Gigante è grande e possente: l'ordine di servizio era "Riposati, che a settembre sarà dura", ma l'ultima cosa che sto facendo quest'estate è riposarmi. 

Peraltro, se mancano 25 giorni all'inizio della scuola, vuol dire che ne mancano 46 all'esame finale del teacher training di yoga, e io sono indietro, ma indietro, ma indietro. E ogni volta che provo a rimettermi in pari devo partire per andare a vedere cosa fa il comandante Barbosa dei miei muri a Via del Golf, o cosa succede a Genova coi lavori condominiali, o di cosa ha bisogno la Princi prima di partire con il suo bello per la Costiera Amalfitana, o altro. Altro è anche camminare con la musica nelle orecchie lungo il mar Ligure per mantenere le chiappe sode, altro è anche scegliere di dedicarsi mezz'ora in più di restyling casalingo per non avere la pelle spenta, altro è anche farsi delle foto da mettere nelle cartelle del corso yoga e poi perdersi a guardare questa sconosciuta, dai capelli ormai inequivocabilmente biondi, che per la prima volta nella sua vita, alla buon'ora!, sta con l'anima e la testa dentro ad un corpo che ama. E quando si sente fare un complimento non si imbarazza più, e quando si scopre un difetto non si agita più.  E anzi, adesso si congratula con se stessa per alcune scelte. Tra cui, sembra impossibile ma è vero, quella delle persone che negli anni ha lasciato entrare nella sua vita. Perché adesso, forse, il riscontro del dolore con cui certe cose sono state partorite, del sudore con cui la terra è stata faticosamente dissodata, sta iniziando ad arrivare. È vero che può esplodere un vulcano da un momento all'altro. Ma è anche vero che il 3 agosto resterà nella storia per uno degli apprezzamenti più belli mai ricevuti, che ha permesso di guardare il campo ricco di spighe e dire: ecco finalmente il mio raccolto. Allora non ho sudato per niente.