Ed eccoci, è tornata l’ora solare, alle sei di sera è buio, stamattina c’era una nebbia che neanche in Stephen King, insomma è inverno. Cucino i cardi alla panna, per sentirmi in sintonia col clima.
Sta per finire un pestifero mese d’ottobre, e nel frattempo è cominciato tutto il resto, in particolare il primo Asti Film Festival, praticamente tutto inventato, preparato e realizzato dall’Uomo.
E, tragicamente, solo da lui. Il che significa corse ai limiti dell’umano, telefono incandescente, chiavetta internet fusa e saldata nella presa USB, orari schizofrenici e un sonno terribile la mattina a scuola.
Ciononostante, bisogna lavorare, e anche, sospetto, correggere un po’ di roba.
Il ponte dei Santi si presterebbe, non fosse che vengono anche al pettine tutti i nodi a livello familiare, nei ponti, e che onestamente, invece di correre dietro a registi attori e sceneggiatori e poi tornare a casa stanca e coi piedi doloranti e cucinarmi una minestrina, ho approfittato dei giorni di ferie per darmi una botta di vita e passare anche io due sere fuori (DUE! Due sere fuori di fila!!! All’Uomo ha dato così alla testa, questo fatto, che ieri notte vaneggiava di donne vere, femmine, che seguono il maschio nei suoi interessi mettendosi bene e facendogli fare bella figura. Tutti discorsi che a me sono piaciuti TANTISSIMO, come immaginerete. Oggi per pranzo abbiamo mangiato costine di professore di lettere sessista in salsa di cianuro.)
Bene, comunque stasera si correggono dei temi e degli esercizi di scrittura. In particolare, i prodotti della prima saranno dei babà notevoli, ho già dato un’occhiata in un’ora di supplenza.
Per darvi un primo assaggio:
Titolo: Tra gli eroi, le creature mostruose e le divinità della mitologia classica, tu a quale assomigli o vorresti assomigliare? E perché?
Svolgimento: (…) mi ha colpita particolarmente Ermes, il messaggero.
Mi piace perché è veloce, ha delle ali sulle scarpe e sull’elmo e vola.
Mi assomiglia perché io sono veloce nella corsa e quando galoppo a pelo sul mio cavallo mi sembra di volare tra la natura.
(…)
Assomiglio anche ad Afrodite (…) perché secondo mia mamma sono bella, atletica e brava a scuola.”
Eh sì, è lei: Tostissima.
Figlia mia, mantieni quest’autostima, ti prego, e vedrai cosa sarai diventata a trent’anni.
domenica 30 ottobre 2011
mercoledì 26 ottobre 2011
Decidere di farcela a tavolino
Sentirsi dire che, in base a quanto ha evidenziato l'autopsia, la morte di A. è meno assurda di quel che sembrava lì per lì: brutta, certo, ma non dovuta a errore umano, a incompetenza, a disattenzione. Ascoltare attentamente i colleghi riferire che i genitori, ora che sanno di non avere responsabilità in quanto è accaduto, sono sereni. Vedere più tranquillo chi è stato a salutarlo alla camera mortuaria, sentire che tra loro i colleghi si ripetono che questo li ha aiutati. Andare al rosario in una microscopica e bruttissima chiesetta moderna in mezzo alle campagne ottobrine, buie, profumate e umide, assistere in silenzio sgranando una ghirlanda di preghiera buddhista, e lasciarne un'altra sul suo banco, vicino alla sua foto e alla rosa che hanno messo i compagni. Fare il minuto di silenzio oggi, mentre alla chiesa del suo paese aveva inizio il funerale. Sentire uno dei ragazzini dire "Io poi lo vado a trovare, abito vicino al cimitero".
Insomma, attraversare pian piano tutti insieme i riti che accompagnano la morte, e ricominciare a vivere, a sorridere, a scherzare coi ragazzi.
Fa del bene, avere queste cose da fare. Era peggio, molto peggio, quando la necessità di attendere l'autopsia ci manteneva tutti in un limbo di dolore e si stupefazione senza risposte.
Ora va meglio.
Già prima, a tavolino, avevo deciso di cercare un po' di serenità, di rimettermi a vedere i lati allegri delle situazioni, di mettermi i tacchi e uscire a cena, di far fare alle mie classi qualcosa di leggero per sciogliere il nervoso di queste difficili giornate. Soprattutto in prima, dove si sono comportati bene, ma anche in seconda dove prendono mazzate ogni giorno, dopo le carognate che li abbiamo beccati a combinare.
Così siamo andati in biblioteca, abbiamo disegnato, abbiamo appeso vignette, dato da bere a Clotilde cercando di sfatare il mito che porti susso (genovesismo per sfiga) abbiamo progettato cose da fare, raccolto rocce e minerali per una specie di piccola mostra fai da te da allestirsi in aula di arte, abbiamo imparato l'alfabeto greco e scritto i nostri nomi con queste strane lettere che sembrano pesciolini, molle, girini e , e già che c'eravamo abbiamo spiegato la ubris e la fthonos ton theòn e kalòs kai agathòs e la mesotes, tutto rigorosamente in lingua originale, e poi ci siamo divertiti a cercare dov'era scritto Achilèus nelle prime otto righe dell'Iliade. Abbiamo anche interrogato sui miti e glissato, con espressione facciale assolutamente inalterata, sullo svarione del Malinconelfo che alle figlie gemelle di Zeus e Leda attribuiva, per fortuna ignorando lui e ignorando gli altri cosa stesse dicendo, i nomi di Elena e Clitoridea invece che Elena e Clitemnestra.
E intanto li ho guardati, li ho bevuti con gli occhi, loro, tutti e quarantacinque, con tutte le loro paturnie, le loro fisse, i loro casini: il Malinconelfo che è un po' bipolare e a volte è giù e altre volte, come ieri, fa il coglione fino a farsi buttare fuori, e Ninfa Plebea che è disperata perchè deve mettersi gli occhiali, ma non ha idea di quanto le staranno bene sul suo faccino pieno di lentiggini, e Dylan McKay, che si è tagliato i capelli e fatto un po' di cresta e si mangia le unghie in modo nevrotico tutto il giorno, e Tostissima, che sorride più spesso di prima, e la Dolce Saracina che sembra già una donna e oggi aveva un maglione attillato e gli stivali e quando è entrata l'ho presa per una collega, e Muy Lejos che alla domanda "L'hai letto il brano?" risponde "Okay, de verdad, no", e l'Arcangelo Biondograno che ogni tanto mi guarda negli occhi mentre esterrefatta scopro pecche, magagne e disastri nel lavoro degli altri, alza un biondo sopracciglio e mi fa la sua bellissima espressione da "Questi non hanno mica ancora capito come funge", e Puffetta, la mia orfanella, che legge pensosamente "Figli di nessuno" di Torey Hayden, e Atreiu, che sono già due volte che mi nomina il fratellino morto e oggi, che c'era questo funerale, ha vomitato tutta la mattina, e il Chicco, che scottava di febbre ma papà non poteva venirlo a prendere e allora stava lì a cuccia sul banco, più olivastro del solito, e Tesoro Diafano che si preoccupa se io sto bene.
Tutti. Vivi, sani, più o meno equilibrati, più o meno felici, più o meno fancazzisti, e da riempire di stimoli, di domande e di collegamenti, tutti lì davanti, da sgridare, da premiare, da interessare, da tenere, da guidare.
Ho deciso che mi merito una visita di qualche ex alunno tra i figli miei prediletti, possibilmente condita di buone notizie, e che se non vengono loro da me prima o poi capiterò io per caso davanti a una delle scuole superiori giusto all'ora di uscita.
Come diceva qualcuno, che se n'è andato vent'anni fa ma per molti come me non morirà mai, the show must go on.
Insomma, attraversare pian piano tutti insieme i riti che accompagnano la morte, e ricominciare a vivere, a sorridere, a scherzare coi ragazzi.
Fa del bene, avere queste cose da fare. Era peggio, molto peggio, quando la necessità di attendere l'autopsia ci manteneva tutti in un limbo di dolore e si stupefazione senza risposte.
Ora va meglio.
Già prima, a tavolino, avevo deciso di cercare un po' di serenità, di rimettermi a vedere i lati allegri delle situazioni, di mettermi i tacchi e uscire a cena, di far fare alle mie classi qualcosa di leggero per sciogliere il nervoso di queste difficili giornate. Soprattutto in prima, dove si sono comportati bene, ma anche in seconda dove prendono mazzate ogni giorno, dopo le carognate che li abbiamo beccati a combinare.
Così siamo andati in biblioteca, abbiamo disegnato, abbiamo appeso vignette, dato da bere a Clotilde cercando di sfatare il mito che porti susso (genovesismo per sfiga) abbiamo progettato cose da fare, raccolto rocce e minerali per una specie di piccola mostra fai da te da allestirsi in aula di arte, abbiamo imparato l'alfabeto greco e scritto i nostri nomi con queste strane lettere che sembrano pesciolini, molle, girini e , e già che c'eravamo abbiamo spiegato la ubris e la fthonos ton theòn e kalòs kai agathòs e la mesotes, tutto rigorosamente in lingua originale, e poi ci siamo divertiti a cercare dov'era scritto Achilèus nelle prime otto righe dell'Iliade. Abbiamo anche interrogato sui miti e glissato, con espressione facciale assolutamente inalterata, sullo svarione del Malinconelfo che alle figlie gemelle di Zeus e Leda attribuiva, per fortuna ignorando lui e ignorando gli altri cosa stesse dicendo, i nomi di Elena e Clitoridea invece che Elena e Clitemnestra.
E intanto li ho guardati, li ho bevuti con gli occhi, loro, tutti e quarantacinque, con tutte le loro paturnie, le loro fisse, i loro casini: il Malinconelfo che è un po' bipolare e a volte è giù e altre volte, come ieri, fa il coglione fino a farsi buttare fuori, e Ninfa Plebea che è disperata perchè deve mettersi gli occhiali, ma non ha idea di quanto le staranno bene sul suo faccino pieno di lentiggini, e Dylan McKay, che si è tagliato i capelli e fatto un po' di cresta e si mangia le unghie in modo nevrotico tutto il giorno, e Tostissima, che sorride più spesso di prima, e la Dolce Saracina che sembra già una donna e oggi aveva un maglione attillato e gli stivali e quando è entrata l'ho presa per una collega, e Muy Lejos che alla domanda "L'hai letto il brano?" risponde "Okay, de verdad, no", e l'Arcangelo Biondograno che ogni tanto mi guarda negli occhi mentre esterrefatta scopro pecche, magagne e disastri nel lavoro degli altri, alza un biondo sopracciglio e mi fa la sua bellissima espressione da "Questi non hanno mica ancora capito come funge", e Puffetta, la mia orfanella, che legge pensosamente "Figli di nessuno" di Torey Hayden, e Atreiu, che sono già due volte che mi nomina il fratellino morto e oggi, che c'era questo funerale, ha vomitato tutta la mattina, e il Chicco, che scottava di febbre ma papà non poteva venirlo a prendere e allora stava lì a cuccia sul banco, più olivastro del solito, e Tesoro Diafano che si preoccupa se io sto bene.
Tutti. Vivi, sani, più o meno equilibrati, più o meno felici, più o meno fancazzisti, e da riempire di stimoli, di domande e di collegamenti, tutti lì davanti, da sgridare, da premiare, da interessare, da tenere, da guidare.
Ho deciso che mi merito una visita di qualche ex alunno tra i figli miei prediletti, possibilmente condita di buone notizie, e che se non vengono loro da me prima o poi capiterò io per caso davanti a una delle scuole superiori giusto all'ora di uscita.
Come diceva qualcuno, che se n'è andato vent'anni fa ma per molti come me non morirà mai, the show must go on.
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il mio è il mestiere più bello del mondo,
li adoro
martedì 25 ottobre 2011
La vita e i suoi casi
Non contenta di deprimere i miei venticinque lettori con le storie, ahimè deprimenti e tragiche, dell'ultima dannatissima orribile schifosa settimana di scuola, devo ancora narrare di quel che verrà ricordato come "l'origine dell'ira" che piove ormai quotidianamente da me, dalla Barbie di Inglese, dalla Brava Crista e dalla Bionda Svampita sulla II C.Ma siccome è stata una settimana merdace, con tantissimo choc, tanto mal di pancia dalla rabbia, tanta tristezza e tanto dolore, parliamo d'altro.
Parliamo di quel fenomeno per cui, quando vado a fare un esame o una visita medica e devo far esaminare denti, occhi, vene del braccio, naso contuso, dito o ginocchio presumibilmente microfratturati, etc, becco dei medici di ambo i sessi di età variabile e di aspetto normale, mentre, quando devo fare i raggi o una visita cardiologica (in un memorabile caso un ecocardiogramma che, perchè voi lo sappiate, dura un casino di tempo), per un motivo che a me sfugge devo sempre spogliarmi dalla vita in su davanti a un bel ragazzo alto sui ventotto anni, il quale, va' a sapere perchè, è preferibilmente moro, con gli occhi scuri e i riccioli. Ma non è sempre lo stesso eh? Mi è successo sia a Genova che a Asti, e porca vacca, fossero stati decenti, gradevoli, mediamente piacenti: no, proprio buoni. Cos'è, quelli vecchi, bassi, stempiati, coi capelli color topo e la panza NON sono ammessi al corso per tecnici ospedalieri??? non esistono tecnici donna???
Va beh. Fatto sta che oggi è stata particolarmente imbarazzante perchè io dall'ospedale c'ero passata a prenotare gli esami, non a farli. Invece, dopo numerosi giri tra il banco informazioni e il centro prenotazioni, risulta che radiologia è aperta tutto il giorno e senza prenotare; al che io faccio un veloce controllo mentale delle mie condizioni: ascella vissuta? no, depilazione ascella? recente, e decido di scendere in reparto.
Il bonazzo di turno mi informa gentilmente che posso tenere la canottiera, ma devo levare ferri e ferretti.
E... indovinato.
Io, che di norma metto canottierine o top rosa confetto coi gelatini, o rosso tinta unita di cotone bello spesso, o insomma cose del genere, oggi con cos'ero uscita?
...col bustier.

(no, un attimo, solo con la parte di sopra, non con il reggicalze: lavoro in una scuola media, ehi)
Non avete idea di com'era LONTANO il macchinario dei raggi dalla porta dello spogliatoio.
Comunque, sempre per la serie tiriamoci su il morale, stasera sono a cena con marito, Movie Man, una sceneggiatrice e un attore-regista.
Lui.
Parliamo di quel fenomeno per cui, quando vado a fare un esame o una visita medica e devo far esaminare denti, occhi, vene del braccio, naso contuso, dito o ginocchio presumibilmente microfratturati, etc, becco dei medici di ambo i sessi di età variabile e di aspetto normale, mentre, quando devo fare i raggi o una visita cardiologica (in un memorabile caso un ecocardiogramma che, perchè voi lo sappiate, dura un casino di tempo), per un motivo che a me sfugge devo sempre spogliarmi dalla vita in su davanti a un bel ragazzo alto sui ventotto anni, il quale, va' a sapere perchè, è preferibilmente moro, con gli occhi scuri e i riccioli. Ma non è sempre lo stesso eh? Mi è successo sia a Genova che a Asti, e porca vacca, fossero stati decenti, gradevoli, mediamente piacenti: no, proprio buoni. Cos'è, quelli vecchi, bassi, stempiati, coi capelli color topo e la panza NON sono ammessi al corso per tecnici ospedalieri??? non esistono tecnici donna???
Va beh. Fatto sta che oggi è stata particolarmente imbarazzante perchè io dall'ospedale c'ero passata a prenotare gli esami, non a farli. Invece, dopo numerosi giri tra il banco informazioni e il centro prenotazioni, risulta che radiologia è aperta tutto il giorno e senza prenotare; al che io faccio un veloce controllo mentale delle mie condizioni: ascella vissuta? no, depilazione ascella? recente, e decido di scendere in reparto.
Il bonazzo di turno mi informa gentilmente che posso tenere la canottiera, ma devo levare ferri e ferretti.
E... indovinato.
Io, che di norma metto canottierine o top rosa confetto coi gelatini, o rosso tinta unita di cotone bello spesso, o insomma cose del genere, oggi con cos'ero uscita?
...col bustier.

(no, un attimo, solo con la parte di sopra, non con il reggicalze: lavoro in una scuola media, ehi)
Non avete idea di com'era LONTANO il macchinario dei raggi dalla porta dello spogliatoio.
Comunque, sempre per la serie tiriamoci su il morale, stasera sono a cena con marito, Movie Man, una sceneggiatrice e un attore-regista.
Lui.
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sono una prof non sono una santa,
ullallà
domenica 23 ottobre 2011
Chi ci è già passato
E' toccato a me dare la notizia in prima, ai più piccoli che lo conoscevano solo di vista e solo da un mese, per evitare gaffes dei bambini a danno di altri compagni o di colleghi. O mio. E' stato anche mio alunno, anche se per poco, e anche se, lo sapevano tutti, io avevo paura di lui, della sua forza bruta e dei suoi gesti pericolosi.
"Ragazzi, sapete già che oggi è un giorno molto brutto. E' mancato un vostro compagno di scuola."
Qualcuno lo sapeva già, ma ad altri è stato necessario spiegare che A. era il compagno gravemente disabile, più grande, che vedevano girare per la scuola. Il compagno di cui non avevano ancora imparato a conoscere le giornate no, perchè quest'anno era calmo, rispetto a molte giornate difficili dell'anno scorso, comprese quelle in cui mangiava le cose, spezzava gli occhiali alla sua assistente o, una memorabile volta, sfondava con gran fragore il vetro della porta del bagno, terrorizzando un intero corridoio. Il compagno che per fare merenda aveva il bavaglino, che amava le carezze sul viso e giocare con le cerniere, e che per la prima volta quest'anno, con grande orgoglio di Dolce Cowboy e dell'assistente, era riuscito a dipingere dentro ad un foglio A3 con i colori a dita.
Che, si dica ciò che si vuole, certo rendeva la vita difficile agli altri, ma nel suo piccolo era felice. E sano. E se n'è andato per un'idiozia, per una cosa che non doveva succedere. Che qui da noi non può succedere, non coi medici, gli ospedali e una famiglia che si prende cura di te.
"Vi raccomando di essere molto gentili col professor Dolce Cowboy, di non farlo arrabbiare. Lui seguiva A. da cinque anni. E... ci si affeziona tanto, in questo mestiere. Il fatto è che... Può darsi che la sua non fosse una vita meravigliosa... nel senso in cui la intendiamo noi. Ma... ecco, A. stava bene di salute, pur col suo handicap. Ecco, non è che... insomma non è mancato a causa del suo handicap, ma così, all'improvviso. Non se lo aspettava nessuno che potesse morire."
Ventitre faccine serie, con gli occhi sgomenti.
Dalla mia destra, la voce di Atreiu, che ha perso un fratello più piccolo: "Chissà sua madre."
Eh.
"Ragazzi, sapete già che oggi è un giorno molto brutto. E' mancato un vostro compagno di scuola."
Qualcuno lo sapeva già, ma ad altri è stato necessario spiegare che A. era il compagno gravemente disabile, più grande, che vedevano girare per la scuola. Il compagno di cui non avevano ancora imparato a conoscere le giornate no, perchè quest'anno era calmo, rispetto a molte giornate difficili dell'anno scorso, comprese quelle in cui mangiava le cose, spezzava gli occhiali alla sua assistente o, una memorabile volta, sfondava con gran fragore il vetro della porta del bagno, terrorizzando un intero corridoio. Il compagno che per fare merenda aveva il bavaglino, che amava le carezze sul viso e giocare con le cerniere, e che per la prima volta quest'anno, con grande orgoglio di Dolce Cowboy e dell'assistente, era riuscito a dipingere dentro ad un foglio A3 con i colori a dita.
Che, si dica ciò che si vuole, certo rendeva la vita difficile agli altri, ma nel suo piccolo era felice. E sano. E se n'è andato per un'idiozia, per una cosa che non doveva succedere. Che qui da noi non può succedere, non coi medici, gli ospedali e una famiglia che si prende cura di te.
"Vi raccomando di essere molto gentili col professor Dolce Cowboy, di non farlo arrabbiare. Lui seguiva A. da cinque anni. E... ci si affeziona tanto, in questo mestiere. Il fatto è che... Può darsi che la sua non fosse una vita meravigliosa... nel senso in cui la intendiamo noi. Ma... ecco, A. stava bene di salute, pur col suo handicap. Ecco, non è che... insomma non è mancato a causa del suo handicap, ma così, all'improvviso. Non se lo aspettava nessuno che potesse morire."
Ventitre faccine serie, con gli occhi sgomenti.
Dalla mia destra, la voce di Atreiu, che ha perso un fratello più piccolo: "Chissà sua madre."
Eh.
venerdì 21 ottobre 2011
Non so come dirlo
Ero incazzata perchè uno dei miei alunni ha fatto una cosa enorme.
Enorme, proprio.
E avevo deciso di prendermi tempo per parlarne quando ero più calma, perchè era roba da farsi scoppiare un'arteria nel cervello.
Poi però, pur mantenendo saldamente il punto di quel che dovevo fare in classe, sono rimasta travolta: questa brutta cosa ancora tutta da elaborare è stata scavalcata da un evento ancora peggiore.
Non peggiore. Pessimo.
Uno dei ragazzi della scuola, un ragazzo di diciassette anni, con handicap grave, è morto ieri. E non (o non direttamente) a causa del suo handicap. E' morto di una cosa di cui normalmente non si muore, tantomeno in un ospedale. Se si può spiegarsi con un medico, però, e si hanno l'età mentale e l'età anagrafica più o meno coincidenti.
Non riesco a connettere abbastanza da raccontarla, ora come ora.
Questo weekend vado via. Senza cane, senza gatti, senza compiti da correggere, solo con l'Uomo.
A giorni migliori.
Enorme, proprio.
E avevo deciso di prendermi tempo per parlarne quando ero più calma, perchè era roba da farsi scoppiare un'arteria nel cervello.
Poi però, pur mantenendo saldamente il punto di quel che dovevo fare in classe, sono rimasta travolta: questa brutta cosa ancora tutta da elaborare è stata scavalcata da un evento ancora peggiore.
Non peggiore. Pessimo.
Uno dei ragazzi della scuola, un ragazzo di diciassette anni, con handicap grave, è morto ieri. E non (o non direttamente) a causa del suo handicap. E' morto di una cosa di cui normalmente non si muore, tantomeno in un ospedale. Se si può spiegarsi con un medico, però, e si hanno l'età mentale e l'età anagrafica più o meno coincidenti.
Non riesco a connettere abbastanza da raccontarla, ora come ora.
Questo weekend vado via. Senza cane, senza gatti, senza compiti da correggere, solo con l'Uomo.
A giorni migliori.
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non ci sono parole
lunedì 17 ottobre 2011
Domani riunione
"I vostri figli, ultimamente: non fanno i compiti, anzi non scrivono nemmeno i compiti sul diario, non ripassano le lezioni, non riguardano gli appunti, non rileggono le prove prima di consegnarle, sono incapaci di capire una consegna, si dimenticano i libri, i quaderni, il diario, le autorizzazioni, i soldi, le firme da far fare sul diario, non si preoccupano di finire sul registro e/o in presidenza, assistono con aria di sopportazione alle sceneggiate dei professori esasperati, stanno sdraiati sul banco invece di seguire, fanno domande cretine, non ascoltano la risposta, parlano quando pare a loro e non a proposito, ridono di qualsiasi cosa compreso del furto da ventimila euro che abbiamo subito.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."
Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.
Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)
I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.
E voi considerate evidentemente la scuola un parcheggio dove posizionarli dalle 07.50 alle 13.30, altrimenti: prendereste i diari in mano, vedreste i compiti, le note, i richiami scritti, gli avvisi, il fatto che se sono stati malati devono occuparsi di recuperare appunti e compiti, il fatto che sbianchettano i voti, il fatto che finiscono in presidenza per scorrettezze varie, il fatto che prendono per il culo noi insegnanti e voi genitori perchè, nella loro testa, c'è questo concetto che sanno tutto loro: e siccome non siamo noi a inculcarglielo, beh, cari miei, date pure la colpa alla tv e a internet, ma sostanzialmente non è quel che succede a scuola che non funziona, è quel che succede a casa."
Solo che mi sa che non gliela posso mettere giù proprio testualmente così, domani, ai genitori di seconda.
Annotazione a margine:
da quando ho portato a scuola Clotilde, cioè mercoledì, sono successe le seguenti cose:
1) furto con scasso (notte tra mercoledì e giovedì)
2) blackout notturno culminato nell'implosione del server della segreteria (sabato)
3) assenza totale di riscaldamento nell'edificio, con temperatura esterna di gradi centigradi 4 (lunedì)
I colleghi mi invitano gentilmente a dare Clotilde in affido a qualcuno che non abbia gatti, ma a levarla di lì prima che si scopra che è anche carnivora e divori un bambino di prima A.
sabato 15 ottobre 2011
Novità in famiglia
Spiavamo attenti il cugino: continua a studiare? va a lavorare? cambia facoltà? cambia ordinamento? va a star da solo? non va a star da solo? prende la patente? sta studiando? sta con qualcuno? è felice? sta bene di salute? ma secondo te adesso che gente frequenta? ma come fa con le questioni legate a suo padre/sua madre/sua sorella/sua nonna?
Insomma, capiteci, nella mia famiglia bambini piccoli non ne sono ancora arrivati, io sono l'unica che si è sposata e ormai mille anni fa (no, dai, sette) e il "piccolo" della famiglia è lui (un metro e ottanta di omaccione, con rigogliosa barba fulva), quello che fa le cose nuove è lui, quello che ha la vita più interessante... è sua sorella, ma raccontare la vita di sua sorella fa venire il nervoso, quindi siamo tutti molto più contenti quando ci informiamo su come va la sua. E poi, è Sanguedelmiosangue e le sue visite qui da noi, i nostri viaggetti insieme, le nostre telefonate sono parte integrante della nostra esistenza.
Beh, eravamo così occupati ad aspettarci novità dal suo lato che ci siamo scordati di Cognatina.
E così ieri sera, davanti a un aperitivo a base di Barbera giovane e quiche di patate e prosciutto, la ragazzina smilza che ho conosciuto dieci anni fa e che oggi è una giovane donna altrettanto magra (mortacci sua, a lei il tempo glieli leva, i chili) ci ha comunicato che
- si laurea a novembre
- va a lavorare coi suoi nella ditta di famiglia
- ha trovato casa col Chitarrista.
Cioè, che doveva laurearsi lo sapevamo. Del lavoro no. Ma soprattutto non sapevamo che volessero andare a vivere insieme. E invece hanno già la casa.
E il Chitarrista, che come molti sanno non è sulla prima riga nella lista dei possibili cognati (su quella ci sta il bellissimo e adorabile fidanzato precedente di Cognatina, ahimè silurato anni fa) aveva un'espressione così contenta, e un'aria tanto desiderosa di vedere che eravamo contenti anche noi, che mi sono sciolta. Anche perchè ha chiarito che lui coi suoi ci sta benissimo e, non fosse per andare a stare con lei, non avrebbe questa fretta di andarsene (cioè, non ha detto frasi di circostanza nè cose scontate o battute cretine: ma ora che ci penso. lui è piuttosto uno da due parole di meno che da una parola di più, non posso imputargli particolari frasi ovvie, false o stupide). e subito dopo hanno riflettuto in due sul fatto che convivere non è semplice e che si aspettano anche qualche difficoltà. E mentre parlavano sembrava che, tra loro, il più ansioso di vederci sorridenti (anzi, direi che controllava in particolare la mia reazione) fosse proprio il Chitarrista.
Io ho scoperto che ero contenta e li ho ampiamente incoraggiati, del resto non è un mistero che io penso che la convivenza sia una cosa bellissima, molto più bella del matrimonio.
Intanto, l'Uomo ha finito con un unico sorso il bicchiere di Barbera pieno a metà, ha deglutito cambiando colore sei o sette volte, e gli sono spuntati di colpo numerosi peli bianchi nel pizzetto. E le occhiaie.
Eh sì, amore, anche Cognatina ormai è grande.
Insomma, capiteci, nella mia famiglia bambini piccoli non ne sono ancora arrivati, io sono l'unica che si è sposata e ormai mille anni fa (no, dai, sette) e il "piccolo" della famiglia è lui (un metro e ottanta di omaccione, con rigogliosa barba fulva), quello che fa le cose nuove è lui, quello che ha la vita più interessante... è sua sorella, ma raccontare la vita di sua sorella fa venire il nervoso, quindi siamo tutti molto più contenti quando ci informiamo su come va la sua. E poi, è Sanguedelmiosangue e le sue visite qui da noi, i nostri viaggetti insieme, le nostre telefonate sono parte integrante della nostra esistenza.
Beh, eravamo così occupati ad aspettarci novità dal suo lato che ci siamo scordati di Cognatina.
E così ieri sera, davanti a un aperitivo a base di Barbera giovane e quiche di patate e prosciutto, la ragazzina smilza che ho conosciuto dieci anni fa e che oggi è una giovane donna altrettanto magra (mortacci sua, a lei il tempo glieli leva, i chili) ci ha comunicato che
- si laurea a novembre
- va a lavorare coi suoi nella ditta di famiglia
- ha trovato casa col Chitarrista.
Cioè, che doveva laurearsi lo sapevamo. Del lavoro no. Ma soprattutto non sapevamo che volessero andare a vivere insieme. E invece hanno già la casa.
E il Chitarrista, che come molti sanno non è sulla prima riga nella lista dei possibili cognati (su quella ci sta il bellissimo e adorabile fidanzato precedente di Cognatina, ahimè silurato anni fa) aveva un'espressione così contenta, e un'aria tanto desiderosa di vedere che eravamo contenti anche noi, che mi sono sciolta. Anche perchè ha chiarito che lui coi suoi ci sta benissimo e, non fosse per andare a stare con lei, non avrebbe questa fretta di andarsene (cioè, non ha detto frasi di circostanza nè cose scontate o battute cretine: ma ora che ci penso. lui è piuttosto uno da due parole di meno che da una parola di più, non posso imputargli particolari frasi ovvie, false o stupide). e subito dopo hanno riflettuto in due sul fatto che convivere non è semplice e che si aspettano anche qualche difficoltà. E mentre parlavano sembrava che, tra loro, il più ansioso di vederci sorridenti (anzi, direi che controllava in particolare la mia reazione) fosse proprio il Chitarrista.
Io ho scoperto che ero contenta e li ho ampiamente incoraggiati, del resto non è un mistero che io penso che la convivenza sia una cosa bellissima, molto più bella del matrimonio.
Intanto, l'Uomo ha finito con un unico sorso il bicchiere di Barbera pieno a metà, ha deglutito cambiando colore sei o sette volte, e gli sono spuntati di colpo numerosi peli bianchi nel pizzetto. E le occhiaie.
Eh sì, amore, anche Cognatina ormai è grande.
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venerdì 14 ottobre 2011
La patente
"Prof, ma l'ha portata lei quella piantina?"
Clotilde se ne stava buona buona sul mobiletto, da circa ventisei ore, quando l'hanno notata.
Mercoledì mi avevano fatto arrabbiare e strillare tanto che, invece di presentarla, l'avevo lasciata lì sperando che le vibrazioni della mia voce non le facessero cadere altre foglie.
"Sì, è mia. Si chiama Clotilde, etc etc"
"Da dove viene?"
"Dal Madagascar. I Portoghesi la chiamavano flor da fortuna."
"Ma no, prof."
"Come no?"
"E scusi, appena l'ha portata ci hanno rapinato."
"Ma io l'ho portata ieri..."
"E infatti, ci hanno rapinato stanotte."
"...ah. E' vero."
Così adesso la povera piantina ha un nome e anche un cognome.
Clotilde Chiàrchiaro.
Clotilde se ne stava buona buona sul mobiletto, da circa ventisei ore, quando l'hanno notata.
Mercoledì mi avevano fatto arrabbiare e strillare tanto che, invece di presentarla, l'avevo lasciata lì sperando che le vibrazioni della mia voce non le facessero cadere altre foglie.
"Sì, è mia. Si chiama Clotilde, etc etc"
"Da dove viene?"
"Dal Madagascar. I Portoghesi la chiamavano flor da fortuna."
"Ma no, prof."
"Come no?"
"E scusi, appena l'ha portata ci hanno rapinato."
"Ma io l'ho portata ieri..."
"E infatti, ci hanno rapinato stanotte."
"...ah. E' vero."
Così adesso la povera piantina ha un nome e anche un cognome.
Clotilde Chiàrchiaro.
giovedì 13 ottobre 2011
Da star male
Eccola lì.
Sono venuti i ladri e ci hanno rapinato la scuola.
Partiti i computer portatili. Solo i più recenti.
Partiti tre proiettori su quattro delle super lavagne multimediali della strafottutissima sperimentazione ministeriale.
Partito il pc portatile del Gigante, che l'aveva non si sa perchè proprio stavolta lasciato nella sua aula chiusa a chiave, con tanto di hard disk periferico aggiuntivo, e circa dieci anni di lavoro suo e della scuola dentro.
Partiti i soldi dalla cassaforte.
Partite due tastiere Roland, le più belle.
Io sono arrivata dopo le undici e mezza e ormai l'avevano già sviscerata tutta, la preside era a far denuncia, il Gigante aveva già pianto (mi hanno fatto piangere il mio stupendo vicepreside, se li prendo li ammazzo) sconvolgendo i ragazzi che mai avrebbero creduto che lui, la roccia granitica su cui poggia la scuola, potesse disperarsi.
Ma fai un po' lezione a 190 alunni, quando carabinieri, uomini del Comune, tecnici dell'antifurto, tizi della manutenzione etc etc sono andati e venuti dalle classi, il vicepreside ha pianto in pubblico e tutti i professori hanno un muso lungo fino a terra e la pazienza ridotta allo 0,0099 per cento di quella che solitamente ci mettono.
E il retropensiero dal gusto insopportabile che qualcuno della banda conoscesse bene la scuola, il numero di lavagne presenti e addirittura dove teniamo i telecomandini dei proiettori.
Sono venuti i ladri e ci hanno rapinato la scuola.
Partiti i computer portatili. Solo i più recenti.
Partiti tre proiettori su quattro delle super lavagne multimediali della strafottutissima sperimentazione ministeriale.
Partito il pc portatile del Gigante, che l'aveva non si sa perchè proprio stavolta lasciato nella sua aula chiusa a chiave, con tanto di hard disk periferico aggiuntivo, e circa dieci anni di lavoro suo e della scuola dentro.
Partiti i soldi dalla cassaforte.
Partite due tastiere Roland, le più belle.
Io sono arrivata dopo le undici e mezza e ormai l'avevano già sviscerata tutta, la preside era a far denuncia, il Gigante aveva già pianto (mi hanno fatto piangere il mio stupendo vicepreside, se li prendo li ammazzo) sconvolgendo i ragazzi che mai avrebbero creduto che lui, la roccia granitica su cui poggia la scuola, potesse disperarsi.
Ma fai un po' lezione a 190 alunni, quando carabinieri, uomini del Comune, tecnici dell'antifurto, tizi della manutenzione etc etc sono andati e venuti dalle classi, il vicepreside ha pianto in pubblico e tutti i professori hanno un muso lungo fino a terra e la pazienza ridotta allo 0,0099 per cento di quella che solitamente ci mettono.
E il retropensiero dal gusto insopportabile che qualcuno della banda conoscesse bene la scuola, il numero di lavagne presenti e addirittura dove teniamo i telecomandini dei proiettori.
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No scusa... cos'hai detto???
Ho capito male? Ditemi che ho capito male.
L'altra sera ero a Genova (i soliti affari di famigghia, che poi invece sono stati spostati a un altro giorno, così l'unica cosa concreta che ho prodotto, a parte stare un po' coi miei, è stata compilare il censimento a tutta la famiglia) e mi sono fermata a cena a casa mia, dove la televisione ancora funge (qui in Piemonte se non hai il decoder o Sky non vedi niente).
Devo dire che ho visto un tg di Rai Tre che valeva la pena vedere, per una volta: governo battuto grazie a membri del PdL che non si presentano in aula, decreto intercettazioni mandato a ramengo, corte dei conti che boccia il condono fiscale, indignados di Boston che manifestano a Wall Street chiedendo che i ricchi paghino e i poveri sopravvivano.
Uno quasi quasi potrebbe anche credere che tra qualche giorno si avvereranno dei sogni, di quelli grossi, per il Paese.
Poi mi salta all'orecchio un'ulteriore notizia.
Ditemi che ho capito male, perchè ero in cucina a fare il soffritto di porri per una pasta, e ho mancato qualche informazione fondamentale, perchè quel che ho capito io è stato questo:
sono usciti i risultati riveduti e corretti dell'anno scolastico delle scuole superiori. In pratica hanno detto ADESSO ad alunni che hanno concluso un anno e che addirittura hanno dato l'esame di stato a luglio se sono stati promossi.
Ditemi che ho capito male. Ditemi che sono uscite le statistiche su promossi e bocciati, non LE PROMOZIONI E LE BOCCIATURE. A ottobre.
Vi chiarisco che ho un nebuloso ricordo di quel che è successo a giugno, causa serissimi problemi di salute di mio padre e conseguente stop lavorativo senza precedenti nella mia esistenza: in pratica non sapevo nemmeno quel che succedeva nella mia scuola media, figuriamoci se potevo preoccuparmi delle altrui scuole superiori. Però ho la certezza che questo ministero è riuscito a comunicare tre giorni prima della fine della scuola che sì, all'esame di terza media c'era la prova scritta obbligatoria di francese (quella che da due anni era facoltativa) e mi sembra di ricordare che la terza prova della maturità fosse sbagliata e quindi oggetto di contestazione.
Non lo so, guardate che io in questi ultimi mesi ho vissuto in un TUNNEL (ahahahah) e che mi sono persa molte cose, da giugno ho letto il giornale con calma solo al mare e in montagna, quindi per un totale di venti giorni, perchè in città ero troppo presa, e davo solo una scorsa veloce alle news su ANSA.it. E da quando ho ripreso a lavorare sono troppo impegnata a star dietro all'orticello mio, anche perchè in questo 2010/2011 ho mandato via per la prima volta una terza senza aver finito il programma e scontentissima dei risultati miei e loro, e quando sono tornata a lavorare a settembre le orecchie mi sono state abbastanza tirate. Diciamo che sono un po' una sorvegliata speciale, e il mio compito di quest'anno è farmi perdonare i numerosissimi giorni dell'anno scorso in cui ero poco presente con la testa al mio lavoro.
Ma questo ministro e i suoi scherani hanno fatto tanto e tale danno alla scuola italiana, e si propongono al pubblico esterrefatto di studenti e insegnanti con una tale tracotante mancanza di pudore, che lì per lì la notizia che i risultati sono usciti il 12 ottobre mi è sembrata realistica.
Se mi confermate che è vera, avrei una domanda: dove CAZZO sono finiti i genitori? Gli iscritti alle scuole italiane sono TUTTI ORFANI???
L'altra sera ero a Genova (i soliti affari di famigghia, che poi invece sono stati spostati a un altro giorno, così l'unica cosa concreta che ho prodotto, a parte stare un po' coi miei, è stata compilare il censimento a tutta la famiglia) e mi sono fermata a cena a casa mia, dove la televisione ancora funge (qui in Piemonte se non hai il decoder o Sky non vedi niente).
Devo dire che ho visto un tg di Rai Tre che valeva la pena vedere, per una volta: governo battuto grazie a membri del PdL che non si presentano in aula, decreto intercettazioni mandato a ramengo, corte dei conti che boccia il condono fiscale, indignados di Boston che manifestano a Wall Street chiedendo che i ricchi paghino e i poveri sopravvivano.
Uno quasi quasi potrebbe anche credere che tra qualche giorno si avvereranno dei sogni, di quelli grossi, per il Paese.
Poi mi salta all'orecchio un'ulteriore notizia.
Ditemi che ho capito male, perchè ero in cucina a fare il soffritto di porri per una pasta, e ho mancato qualche informazione fondamentale, perchè quel che ho capito io è stato questo:
sono usciti i risultati riveduti e corretti dell'anno scolastico delle scuole superiori. In pratica hanno detto ADESSO ad alunni che hanno concluso un anno e che addirittura hanno dato l'esame di stato a luglio se sono stati promossi.
Ditemi che ho capito male. Ditemi che sono uscite le statistiche su promossi e bocciati, non LE PROMOZIONI E LE BOCCIATURE. A ottobre.
Vi chiarisco che ho un nebuloso ricordo di quel che è successo a giugno, causa serissimi problemi di salute di mio padre e conseguente stop lavorativo senza precedenti nella mia esistenza: in pratica non sapevo nemmeno quel che succedeva nella mia scuola media, figuriamoci se potevo preoccuparmi delle altrui scuole superiori. Però ho la certezza che questo ministero è riuscito a comunicare tre giorni prima della fine della scuola che sì, all'esame di terza media c'era la prova scritta obbligatoria di francese (quella che da due anni era facoltativa) e mi sembra di ricordare che la terza prova della maturità fosse sbagliata e quindi oggetto di contestazione.
Non lo so, guardate che io in questi ultimi mesi ho vissuto in un TUNNEL (ahahahah) e che mi sono persa molte cose, da giugno ho letto il giornale con calma solo al mare e in montagna, quindi per un totale di venti giorni, perchè in città ero troppo presa, e davo solo una scorsa veloce alle news su ANSA.it. E da quando ho ripreso a lavorare sono troppo impegnata a star dietro all'orticello mio, anche perchè in questo 2010/2011 ho mandato via per la prima volta una terza senza aver finito il programma e scontentissima dei risultati miei e loro, e quando sono tornata a lavorare a settembre le orecchie mi sono state abbastanza tirate. Diciamo che sono un po' una sorvegliata speciale, e il mio compito di quest'anno è farmi perdonare i numerosissimi giorni dell'anno scorso in cui ero poco presente con la testa al mio lavoro.
Ma questo ministro e i suoi scherani hanno fatto tanto e tale danno alla scuola italiana, e si propongono al pubblico esterrefatto di studenti e insegnanti con una tale tracotante mancanza di pudore, che lì per lì la notizia che i risultati sono usciti il 12 ottobre mi è sembrata realistica.
Se mi confermate che è vera, avrei una domanda: dove CAZZO sono finiti i genitori? Gli iscritti alle scuole italiane sono TUTTI ORFANI???
martedì 11 ottobre 2011
Il trasloco di Clotilde
La mia maestra delle elementari aveva una pianta sulla cattedra.
Una kalanchoe rossa. Su un centrino di cotone giallo.
Mi sembra di vederla. Col naso arrivavo poco sopra la pianta stessa, all'epoca.
La bidella Elena la annaffiava religiosamente a giorni alterni.
Da quando ho deciso di insegnare, non ho mai potuto vedere una kalanchoe rossa senza pensare alla mia maestra e dirmi che un giorno ne avrei avuta una anche io, sulla mia cattedra.
Quel giorno è domani.
Ho una kalanchoe rossa comprata in occasione di una visita al cimitero, non abbiamo potuto lasciarla presso la tomba cui era destinata perchè non c'era spazio, quindi ce la siamo portata a casa. Stava vicino al mio Buddha di legno.

Solo che Bontcho l'ha vista e rovesciata, una volta, due volte. Spaccando vaso e sottovaso. Poi se l'è dimenticata per due mesi. Fino all'altro giorno, e stavolta cadendo la pianta si è fratturata i due rametti ancora fioriti e si è tutta inclinata e schiacciata su un lato. Il Buddha non ha detto niente, io a momenti mi metto a piangere.
Io non lo sopporto quando i gatti mi massacrano una pianta, io AMO avere tante piante, ma ho rinunciato quasi definitivamente a tenerne, perchè loro le torturano. Quando ho messo su casa con l'Uomo avevo fatto i gruppetti di piante nelle varie stanze della casa, e sui terrazzi, col criterio dell'etnia: tutte le africane, tutte le giapponesi, tutte le europee, tutte le brasiliane... Perchè si sentissero a casa propria tra conterranee. Capito cosa intendo? Io voglio bene alle piante. Studio volentieri le loro origini e la loro storia.
Per esempio, la kalanchoe viene dal Madagascar, dai monti Tsaratanana, è stata portata a Parigi negli anni Venti e viene anche chiamata flor da fortuna in portoghese e flaming Katy in inglese.
La mia, comunque, si chiama Clotilde, e da domani la affiderò alle cure della mia prima.
Anche perchè quest'anno ho in mente un progetto in cui ogni alunno sia responsabile di una propria piantina in vaso. Da attuarsi in primavera, beninteso, che qui fra qualche giorno gela.
Così domattina per Clotilde è il primo giorno di scuola, e vedremo come la prendono i primini.
Una kalanchoe rossa. Su un centrino di cotone giallo.
Mi sembra di vederla. Col naso arrivavo poco sopra la pianta stessa, all'epoca.
La bidella Elena la annaffiava religiosamente a giorni alterni.
Da quando ho deciso di insegnare, non ho mai potuto vedere una kalanchoe rossa senza pensare alla mia maestra e dirmi che un giorno ne avrei avuta una anche io, sulla mia cattedra.
Quel giorno è domani.
Ho una kalanchoe rossa comprata in occasione di una visita al cimitero, non abbiamo potuto lasciarla presso la tomba cui era destinata perchè non c'era spazio, quindi ce la siamo portata a casa. Stava vicino al mio Buddha di legno.

Solo che Bontcho l'ha vista e rovesciata, una volta, due volte. Spaccando vaso e sottovaso. Poi se l'è dimenticata per due mesi. Fino all'altro giorno, e stavolta cadendo la pianta si è fratturata i due rametti ancora fioriti e si è tutta inclinata e schiacciata su un lato. Il Buddha non ha detto niente, io a momenti mi metto a piangere.
Io non lo sopporto quando i gatti mi massacrano una pianta, io AMO avere tante piante, ma ho rinunciato quasi definitivamente a tenerne, perchè loro le torturano. Quando ho messo su casa con l'Uomo avevo fatto i gruppetti di piante nelle varie stanze della casa, e sui terrazzi, col criterio dell'etnia: tutte le africane, tutte le giapponesi, tutte le europee, tutte le brasiliane... Perchè si sentissero a casa propria tra conterranee. Capito cosa intendo? Io voglio bene alle piante. Studio volentieri le loro origini e la loro storia.
Per esempio, la kalanchoe viene dal Madagascar, dai monti Tsaratanana, è stata portata a Parigi negli anni Venti e viene anche chiamata flor da fortuna in portoghese e flaming Katy in inglese.
La mia, comunque, si chiama Clotilde, e da domani la affiderò alle cure della mia prima.
Anche perchè quest'anno ho in mente un progetto in cui ogni alunno sia responsabile di una propria piantina in vaso. Da attuarsi in primavera, beninteso, che qui fra qualche giorno gela.
Così domattina per Clotilde è il primo giorno di scuola, e vedremo come la prendono i primini.
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domenica 9 ottobre 2011
Un weekend alla Sacra
Ci sono passata sotto per anni, guardando la torre della Bell'Alda stagliarsi contro il cielo azzurro o le nubi, le rocce rosse sul fianco verde della montagna, il bosco impenetrabile.

Poi questo weekend con la scusa di un convegno sull'Arcangelo Michele ci sono tornata. Dopo una roba come ventotto anni. E con la testa di una prof di storia.
E' incredibile che qualcuno nel X secolo abbia iniziato questo, qui, se a tutt'oggi la strada per arrivarci è tortuosa, senza protezione a valle, sepolta tra i rami, battuta dal vento, percorsa da animali selvatici.

E' meravigliosa. E' severa e piena di mistero.
E' assurda, così compatta, immobile e ghiacciata, lassù dove anche i rapaci faticano a contrastare il vento, che suona come un organo mostruoso tutt'intorno alle sale in pietra.

Pensare a quei monaci che si isolavano lassù nei lunghissimi inverni e agli artisti che hanno scolpito quelle gigantesche pietre.

Pensare a questo arcangelo armato, che respinge Satana, in piedi sui merli sulla punta di un piede solo, leggero e possente, con due enormi ali color nebbia, la spada sguainata e i capelli lunghi scompigliati dal vento, mentre sotto, sulle pendici boscose del monte, la prima neve infreddolisce il paesaggio.

Sentirsi piccoli di fronte ai titani che hanno costruito l'abbazia e ai silenziosi, resistenti uomini che l'hanno abitata. E poi guardare giù, verso Torino illuminata, dalle torri, e sentirsi grandissimi per la fede, la cultura e l'amore per la bellezza che ci legano al passato, e che nessuno ancora è riuscito a distruggere.

Poi questo weekend con la scusa di un convegno sull'Arcangelo Michele ci sono tornata. Dopo una roba come ventotto anni. E con la testa di una prof di storia.
E' incredibile che qualcuno nel X secolo abbia iniziato questo, qui, se a tutt'oggi la strada per arrivarci è tortuosa, senza protezione a valle, sepolta tra i rami, battuta dal vento, percorsa da animali selvatici.
E' meravigliosa. E' severa e piena di mistero.
E' assurda, così compatta, immobile e ghiacciata, lassù dove anche i rapaci faticano a contrastare il vento, che suona come un organo mostruoso tutt'intorno alle sale in pietra.

Pensare a quei monaci che si isolavano lassù nei lunghissimi inverni e agli artisti che hanno scolpito quelle gigantesche pietre.

Pensare a questo arcangelo armato, che respinge Satana, in piedi sui merli sulla punta di un piede solo, leggero e possente, con due enormi ali color nebbia, la spada sguainata e i capelli lunghi scompigliati dal vento, mentre sotto, sulle pendici boscose del monte, la prima neve infreddolisce il paesaggio.

Sentirsi piccoli di fronte ai titani che hanno costruito l'abbazia e ai silenziosi, resistenti uomini che l'hanno abitata. E poi guardare giù, verso Torino illuminata, dalle torri, e sentirsi grandissimi per la fede, la cultura e l'amore per la bellezza che ci legano al passato, e che nessuno ancora è riuscito a distruggere.
mercoledì 5 ottobre 2011
Primini
"E anche questo è un bel... DIECI!!! Ed è... per te, V.!"
Sorriso trionfante di una delle bambine più belle che io abbia mai visto: Giovanna Mezzogiorno da piccola, ma con le lentiggini.
Commenti spontanei dei compagni:
"Eh, V. vince sempre!"
"Anche nelle gare sportive!"
"Eh, ma V. è una tosta!"
Tosta, V.?
Tostissima.
Ecco come ti chiamerò.
Si vede, da come esci sparata, sola, dall'aula, con la tua merenda in mano, con quegli occhi verdeazzurri incredibili pieni di pensieri acuminati, decisi.
Si vede dalle facce con cui ricevi i commenti degli insegnanti. Farti ridere di gusto è difficile, ma un sorriso contento ogni tanto lo fai, quando veramente riesco a sorprenderti.
Hai letto con la tua voce sottile e beneducata il tuo testo di compito sullo sport che ami: l'atletica, sugli sforzi e i sacrifici che fai da quando il coach ha detto che sei fatta apposta per le gare di resisstenza.
Per qualche giorno ti ho messo vicino Atreiu, il nostro piccolo sognatore, pallido e svagato, disordinato, tendente al panico. Vi siete detestati immediatamente. Lo guardavi come fosse un insetto, dall'alto della tua impeccabile organizzazione di stampo militare.
Lui che va in ansia se resta indietro di mezza parola nel dettato e si blocca tutto e bisogna soccorrerlo e ricondurlo al pianeta, ma con gentilezza, altrimenti, con le cattive, gli vengono solo i lacrimoni e non si ottiene niente. Sembra più Bastiano Baldassarre Bucci, a conoscerlo meglio, ma ormai Atreiu resta, anche per la pettinatura.
Ieri mettevo a posto il registro elettronico della I A e pensavo che questi ventidue nomi ora per me hanno ognuno faccia, voce, soprannome e valore affettivo. Sarà un'annata pesante, già lo so, ma c'è così tanto su cui lavorare, al di là di quelli di cui mi sono innamorata a prima vista. Sono interessanti. Esco sudata fradicia e con le tonsille a pezzi, ma sono interessanti.
Ho quattro ragazzini coi capelli dello stesso color miele, Biondo in Gamba, Winnie Pooh, Huck Finn e Biondo Sole. Huck Finn mi sta facendo vedere i sorci verdi. Winnie Pooh era partito malissimo, addirittura l'ho beccato a darsi il gel nei capelli durante una lezione, ma ora siamo in ottimi rapporti.
Il Soggetto (altrimenti noto come Dylan McKay) oggi quando finalmente, a tre minuti dalla fine delle lezioni, ho voluto il suo diario per metterci una nota, mi ha guardato stupefatto.
"Come? Un'altra?"
"In che senso un'altra?"
"Oggi ne ho già prese due! Mi ammazzano."
Portandomi il diario: "No... ma lei deve mettrmi un MURO a destra, altrimenti io continuo a girarmi verso Huck Finn..."
"La testa, Soggetto, è la tua. Non si gira se tu non muovi il collo."
E' uscito un po' preoccupato da quel che lo aspettava.
Bimbo Transfert ha sparato in classe delle mini castagnole, creando il terrore più in noi insegnanti che nei compagni, e facendo intervenire simultaneamente la Pianista, me, la Compagna Collega e il Gigante. La Compagna Collega ha dichiarato che l'ora era sua e non mia e mi ha mandato fuori (grazie, eh? poi però quando ci sono da scrivere i verbali la coordinatrice sono io), dandogli una nota sul diario. Io dopo ho detto al ragazzino, senza mezzi termini, che era una cosa da nota sul registro. Ne discuterò col Gigante.
Ci abbiamo messo una buona mezz'ora a farlo smettere di piangere e un'ora e mezza a calmarlo, si è placato solo quando mi ha indicato il ragazzo di III B che gli aveva passato i petardini. Il quale ha giurato che non ne porterà più a scuola. Devo parlarne col Troll, perchè è uno dei suoi, ma oggi, per puro culo, non l'ho incontrata.
Penso che convocherò la mamma di Bimbo Transfert per un piccolo punto della situazione.
E' tornato il Malinconelfo, un bambino che io adoro, perchè dal fondo delle sue occhiaie di bambino triste con famiglia separata e mille problemi ogni tanto mi spara dei sorrisi di cioccolato al latte, e perchè ha questa voce nasale da topo di biblioteca nerd e invece è un giovane atleta lungo lungo con gli arti smilzi da elfo, te lo immagini proprio in calzamaglia verde, cappellino fatto con la parte verde di un fiore e ciuffo castano liscio sul faccino magro. Era assente da tre giorni e io non me ne capacitavo.
Sorriso trionfante di una delle bambine più belle che io abbia mai visto: Giovanna Mezzogiorno da piccola, ma con le lentiggini.
Commenti spontanei dei compagni:
"Eh, V. vince sempre!"
"Anche nelle gare sportive!"
"Eh, ma V. è una tosta!"
Tosta, V.?
Tostissima.
Ecco come ti chiamerò.
Si vede, da come esci sparata, sola, dall'aula, con la tua merenda in mano, con quegli occhi verdeazzurri incredibili pieni di pensieri acuminati, decisi.
Si vede dalle facce con cui ricevi i commenti degli insegnanti. Farti ridere di gusto è difficile, ma un sorriso contento ogni tanto lo fai, quando veramente riesco a sorprenderti.
Hai letto con la tua voce sottile e beneducata il tuo testo di compito sullo sport che ami: l'atletica, sugli sforzi e i sacrifici che fai da quando il coach ha detto che sei fatta apposta per le gare di resisstenza.
Per qualche giorno ti ho messo vicino Atreiu, il nostro piccolo sognatore, pallido e svagato, disordinato, tendente al panico. Vi siete detestati immediatamente. Lo guardavi come fosse un insetto, dall'alto della tua impeccabile organizzazione di stampo militare.
Lui che va in ansia se resta indietro di mezza parola nel dettato e si blocca tutto e bisogna soccorrerlo e ricondurlo al pianeta, ma con gentilezza, altrimenti, con le cattive, gli vengono solo i lacrimoni e non si ottiene niente. Sembra più Bastiano Baldassarre Bucci, a conoscerlo meglio, ma ormai Atreiu resta, anche per la pettinatura.
Ieri mettevo a posto il registro elettronico della I A e pensavo che questi ventidue nomi ora per me hanno ognuno faccia, voce, soprannome e valore affettivo. Sarà un'annata pesante, già lo so, ma c'è così tanto su cui lavorare, al di là di quelli di cui mi sono innamorata a prima vista. Sono interessanti. Esco sudata fradicia e con le tonsille a pezzi, ma sono interessanti.
Ho quattro ragazzini coi capelli dello stesso color miele, Biondo in Gamba, Winnie Pooh, Huck Finn e Biondo Sole. Huck Finn mi sta facendo vedere i sorci verdi. Winnie Pooh era partito malissimo, addirittura l'ho beccato a darsi il gel nei capelli durante una lezione, ma ora siamo in ottimi rapporti.
Il Soggetto (altrimenti noto come Dylan McKay) oggi quando finalmente, a tre minuti dalla fine delle lezioni, ho voluto il suo diario per metterci una nota, mi ha guardato stupefatto.
"Come? Un'altra?"
"In che senso un'altra?"
"Oggi ne ho già prese due! Mi ammazzano."
Portandomi il diario: "No... ma lei deve mettrmi un MURO a destra, altrimenti io continuo a girarmi verso Huck Finn..."
"La testa, Soggetto, è la tua. Non si gira se tu non muovi il collo."
E' uscito un po' preoccupato da quel che lo aspettava.
Bimbo Transfert ha sparato in classe delle mini castagnole, creando il terrore più in noi insegnanti che nei compagni, e facendo intervenire simultaneamente la Pianista, me, la Compagna Collega e il Gigante. La Compagna Collega ha dichiarato che l'ora era sua e non mia e mi ha mandato fuori (grazie, eh? poi però quando ci sono da scrivere i verbali la coordinatrice sono io), dandogli una nota sul diario. Io dopo ho detto al ragazzino, senza mezzi termini, che era una cosa da nota sul registro. Ne discuterò col Gigante.
Ci abbiamo messo una buona mezz'ora a farlo smettere di piangere e un'ora e mezza a calmarlo, si è placato solo quando mi ha indicato il ragazzo di III B che gli aveva passato i petardini. Il quale ha giurato che non ne porterà più a scuola. Devo parlarne col Troll, perchè è uno dei suoi, ma oggi, per puro culo, non l'ho incontrata.
Penso che convocherò la mamma di Bimbo Transfert per un piccolo punto della situazione.
E' tornato il Malinconelfo, un bambino che io adoro, perchè dal fondo delle sue occhiaie di bambino triste con famiglia separata e mille problemi ogni tanto mi spara dei sorrisi di cioccolato al latte, e perchè ha questa voce nasale da topo di biblioteca nerd e invece è un giovane atleta lungo lungo con gli arti smilzi da elfo, te lo immagini proprio in calzamaglia verde, cappellino fatto con la parte verde di un fiore e ciuffo castano liscio sul faccino magro. Era assente da tre giorni e io non me ne capacitavo.
martedì 4 ottobre 2011
C'ho il blues
Che poi non è che non abbia lavorato, ho appena scritto due verbali e preparato due files da inserire nei registri elettronici, ho messo a posto il registro, ho anche cucinato, oggi, pasta con scalogno zucca pancetta pepe salvia, pure buona, e di cazzeggio me ne sarò concessa un'oretta adesso che l'Uomo è andato a comprare un lettore dvd per sostituire quello guasto. Oggetto, mi rendo conto, ormai indispensabile come l'ossigeno ora che non abbiamo più i canali tv e che abbiamo un cinecircolo.
Però così, sono ancora un po' dolente anche se finalmente non prendo più antibiotici e mangio, e sono un po' sul malinconico, sul Crying game, sul mah boh, uffa, ecco, io...
Che ho avuto una notizia triste, squallida, da incazzarsi e non posso dirla per salvare la privacy di due conoscenti.
Che ho mancato l'onomastico di papà perchè a Genova c'erano il salone nautico E uno sciopero e non si poteva avvicinarsi in auto.
Che la Susibita ha scritto questo post bellissimo e a me è venuto un po' di magone
e forse non è tardi per mettere tutto in una borsa di tela e partire, e sedersi su un gradino a leggere Grainville per l'esame di Letteratura Francese, e mangiare una fetta di focaccia con le patate davanti al mare, e andare alla Feltrinelli a comprare testi neanche tanto tosti tipo "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", e quell'angolo di piazzetta non tanto pulito e con un po' troppi piccioni e non ho mai voluto sapere quanti topi, e però con quella caffetteria che ci ha visti crescere, e quell'agenda piena di programmi pazzeschi per un futuro di successo, e tutti quegli appuntamenti tra le otto di mattina ("alle otto a Lancillotto") e le undici di sera (le Piramidi, il Bulldog o il Carpe Diem) e, siccome non esisteva il telefonino, per rispettare gli accordi presi per telefono la sera prima (studio con la S. poi mi vedo per pranzo con la F. poi alle tre vado alla Berio che c'è la U. con la D. e gli altri della Berio e poi alle sette aperitivo con E. e per finire cena con il fidanzato che arriva dal lavoro e tutta la cumpa, e poi per le undici e qualcosa si molla la cumpa fingendo di avere il coprifuoco, che in realtà è un'ora e mezza dopo), bisognava correre e saltare su e giù dagli autobus e dai treni sempre con i capelli sciolti, e la borsa piena di libri, e la sciarpa avvolta sulla testa come Grace Kelly quando tirava troppo vento, e quegli scarponcini coi lacci che avevano più chilometri dei camion di Overland ma gli anfibi no, mai, che io col grunge sono venuta a patti solo moltissimi anni dopo quando era tardi, e di grunge avevo solo i capelli (però puliti, non come quelli di Cobain) finchè non me li sono tagliati da maschio in una botta di esistenzialismo.
Cazzo, era bello sì.
Non è stata the age of glory, quella è venuta dopo, con i venticinque anni, la specializzazione, la lotta sindacale, l'Uomo e, di colpo, la mia vita trasformata in un film.
Però uscivo alle sette e mezza di mattina e non sapevo mai quando sarei tornata e cosa avrei fatto in mezzo, ed era bello.
Però così, sono ancora un po' dolente anche se finalmente non prendo più antibiotici e mangio, e sono un po' sul malinconico, sul Crying game, sul mah boh, uffa, ecco, io...
Che ho avuto una notizia triste, squallida, da incazzarsi e non posso dirla per salvare la privacy di due conoscenti.
Che ho mancato l'onomastico di papà perchè a Genova c'erano il salone nautico E uno sciopero e non si poteva avvicinarsi in auto.
Che la Susibita ha scritto questo post bellissimo e a me è venuto un po' di magone
e forse non è tardi per mettere tutto in una borsa di tela e partire, e sedersi su un gradino a leggere Grainville per l'esame di Letteratura Francese, e mangiare una fetta di focaccia con le patate davanti al mare, e andare alla Feltrinelli a comprare testi neanche tanto tosti tipo "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo", e quell'angolo di piazzetta non tanto pulito e con un po' troppi piccioni e non ho mai voluto sapere quanti topi, e però con quella caffetteria che ci ha visti crescere, e quell'agenda piena di programmi pazzeschi per un futuro di successo, e tutti quegli appuntamenti tra le otto di mattina ("alle otto a Lancillotto") e le undici di sera (le Piramidi, il Bulldog o il Carpe Diem) e, siccome non esisteva il telefonino, per rispettare gli accordi presi per telefono la sera prima (studio con la S. poi mi vedo per pranzo con la F. poi alle tre vado alla Berio che c'è la U. con la D. e gli altri della Berio e poi alle sette aperitivo con E. e per finire cena con il fidanzato che arriva dal lavoro e tutta la cumpa, e poi per le undici e qualcosa si molla la cumpa fingendo di avere il coprifuoco, che in realtà è un'ora e mezza dopo), bisognava correre e saltare su e giù dagli autobus e dai treni sempre con i capelli sciolti, e la borsa piena di libri, e la sciarpa avvolta sulla testa come Grace Kelly quando tirava troppo vento, e quegli scarponcini coi lacci che avevano più chilometri dei camion di Overland ma gli anfibi no, mai, che io col grunge sono venuta a patti solo moltissimi anni dopo quando era tardi, e di grunge avevo solo i capelli (però puliti, non come quelli di Cobain) finchè non me li sono tagliati da maschio in una botta di esistenzialismo.
Cazzo, era bello sì.
Non è stata the age of glory, quella è venuta dopo, con i venticinque anni, la specializzazione, la lotta sindacale, l'Uomo e, di colpo, la mia vita trasformata in un film.
Però uscivo alle sette e mezza di mattina e non sapevo mai quando sarei tornata e cosa avrei fatto in mezzo, ed era bello.
lunedì 3 ottobre 2011
Come zuccherare una donna acida, o delle risposte date ad minchiam e degli amici gigioni
Ho avuto dolori così acuti ai denti, questa settimana, che per interagire con gli esseri umani avevo solo due modalità:
1) la pazienza di Giobbe e la voce bassa (con gli alunni e i colleghi)
2) l'urlo isterico LASCIAMISTTTTTAAAAAAAAREEEEEEEEEHHHHH STOOMMMMMAAAALLEEEEEEEEHHHH! (col marito)
Va da sè che non potevo frequentare nessuno al di fuori della gente sul lavoro e del marito (il quale, anche se mi sono profusa in scuse, credo aspetti il momento più opportuno per farmela pagare con gli interessi).
Poi mi sono un po' ripresa, ma tra i farmaci, che mi hanno intossicato il cervello, e il nervosismo, per aver passato un'intera settimana a trascinarmi dolorosamente e a vedere medici e farmacisti, sono quarantott'ore che dò risposte al vetriolo. E a volte semplicemente tronco un argomento con una cazzata perchè non ho voglia di rispondere. Poi magari sono tutti cazzi miei.
Tipo l'altro giorno in chat col Pagliaccio:
"Come sarebbe ti sei bruciata il commercialista bravo? Cosa gli hai fatto?"
E io, non mi chiedete perchè: "Ho tentato di sedurlo."
Pochi istanti dopo, il Pagliaccio: "E ti ha respinto? E' gay."
La cosa preoccupante non è che io svalvoli dicendo cose senza senso. E nemmeno che il Pagliaccio gigioneggi. Sono undici anni che gigioneggia con me, a periodi, tra una e l'altra delle sue relazioni con figure femminili inquietanti che farebbero sembrare la marchesa di Merteuil, la Contessa Du Barry e Erszebet Bathòry delle simpatiche Winx. Non chiedetemi come facciamo a essere ancora amici.
E' che normalmente io, quando il Pagliaccio gigioneggia con me, gli stronco le ginocchia ridendogli in faccia, o addirittura mi incazzo e, nei periodi difficili della storia con l'Uomo, ogni tanto l'ho anche accusato di provarci sapendo che io ero in un brutto momento, e gli ho levato il saluto (peraltro da anni ormai solo telefonico e via internet) per mesi.
E stavolta invece, porella, ero così fiaccata dalle giornate di sofferenza appena trascorse che questa scontatissima battuta gli è valsa un "sei un tesoro" che pagherò, anche questo con gli interessi, non appena lui in un momento di particolare crisi verrà preso dalla malsanissima tentazione di dirmi un'altra volta che, tra tante donne che ha incontrato nella sua sfortunata vita sentimentale, eccetera eccetera.
Però sono dell'idea che certi uomini dovrebbero segnarsi le frasi ad effetto dell'amico gigione della moglie e tenersele lì, che magari a una, dopo una settimana di miserie, le riequilibrano il pH, e di certo abbassare il tasso di acidità di una donna conviene più al marito che all'amico gigione che la sente solo per telefono ogni tanto. Il quale, però, misteriosamente, a sua volta, con la compagna non ci azzecca manco a morire.
1) la pazienza di Giobbe e la voce bassa (con gli alunni e i colleghi)
2) l'urlo isterico LASCIAMISTTTTTAAAAAAAAREEEEEEEEEHHHHH STOOMMMMMAAAALLEEEEEEEEHHHH! (col marito)
Va da sè che non potevo frequentare nessuno al di fuori della gente sul lavoro e del marito (il quale, anche se mi sono profusa in scuse, credo aspetti il momento più opportuno per farmela pagare con gli interessi).
Poi mi sono un po' ripresa, ma tra i farmaci, che mi hanno intossicato il cervello, e il nervosismo, per aver passato un'intera settimana a trascinarmi dolorosamente e a vedere medici e farmacisti, sono quarantott'ore che dò risposte al vetriolo. E a volte semplicemente tronco un argomento con una cazzata perchè non ho voglia di rispondere. Poi magari sono tutti cazzi miei.
Tipo l'altro giorno in chat col Pagliaccio:
"Come sarebbe ti sei bruciata il commercialista bravo? Cosa gli hai fatto?"
E io, non mi chiedete perchè: "Ho tentato di sedurlo."
Pochi istanti dopo, il Pagliaccio: "E ti ha respinto? E' gay."
La cosa preoccupante non è che io svalvoli dicendo cose senza senso. E nemmeno che il Pagliaccio gigioneggi. Sono undici anni che gigioneggia con me, a periodi, tra una e l'altra delle sue relazioni con figure femminili inquietanti che farebbero sembrare la marchesa di Merteuil, la Contessa Du Barry e Erszebet Bathòry delle simpatiche Winx. Non chiedetemi come facciamo a essere ancora amici.
E' che normalmente io, quando il Pagliaccio gigioneggia con me, gli stronco le ginocchia ridendogli in faccia, o addirittura mi incazzo e, nei periodi difficili della storia con l'Uomo, ogni tanto l'ho anche accusato di provarci sapendo che io ero in un brutto momento, e gli ho levato il saluto (peraltro da anni ormai solo telefonico e via internet) per mesi.
E stavolta invece, porella, ero così fiaccata dalle giornate di sofferenza appena trascorse che questa scontatissima battuta gli è valsa un "sei un tesoro" che pagherò, anche questo con gli interessi, non appena lui in un momento di particolare crisi verrà preso dalla malsanissima tentazione di dirmi un'altra volta che, tra tante donne che ha incontrato nella sua sfortunata vita sentimentale, eccetera eccetera.
Però sono dell'idea che certi uomini dovrebbero segnarsi le frasi ad effetto dell'amico gigione della moglie e tenersele lì, che magari a una, dopo una settimana di miserie, le riequilibrano il pH, e di certo abbassare il tasso di acidità di una donna conviene più al marito che all'amico gigione che la sente solo per telefono ogni tanto. Il quale, però, misteriosamente, a sua volta, con la compagna non ci azzecca manco a morire.
Concorso per prof blogger: Trova il soprannome all'alunno
Il soggetto ha undici anni.
Il soggetto è carino, o lo diventerà tra pochi mesi. Abbastanza atletico, corporatura grande, ciuffo castano chiaro, occhi scuri, pelle abbronzata.
Il soggetto fa il furbo.
Il soggetto chiacchiera parecchio e quando lo riprendi ti guarda con l'aria come dire "Okay, cocca, ora non ti agitare."
Il soggetto non ama ricevere note sul diario.
Il soggetto, buttato a pelle di leone sul banco, alla domanda: "Che succede?" risponde "Mi annoio!"
Il soggetto però alle lezioni di letteratura sta abbastanza attento. E interviene.
Professoressa: "Da Gea nascono i Monti, Ponto..."
Soggetto: "No, ma come fanno a nascere se è lei da sola?"
Professoressa: "Da Rea e Chronos nascono diversi figli..."
Soggetto: "No, ma come, se sono fratelli? Ma è incesto!"
Professoressa: "E così, quando cresce, Zeus..."
Soggetto: "Ma se sono eterni e immortali, come mai crescono?"
Professoressa: "Efesto è brutto, la madre lo guarda, inorridisce e lo butta giù dall'Olimpo, così rimane tutto storpiato e curvo..."
Soggetto: "Ma non c'erano i chirurghi plastici?"
Ah, un particolare. Il soggetto è cugino di Punta di Diamante.
Ora, voi come lo battezzereste uno così? Perchè, onestamente, ho la sensazione che di lui mi toccherà parlare varie volte su questo blog.
Il soggetto è carino, o lo diventerà tra pochi mesi. Abbastanza atletico, corporatura grande, ciuffo castano chiaro, occhi scuri, pelle abbronzata.
Il soggetto fa il furbo.
Il soggetto chiacchiera parecchio e quando lo riprendi ti guarda con l'aria come dire "Okay, cocca, ora non ti agitare."
Il soggetto non ama ricevere note sul diario.
Il soggetto, buttato a pelle di leone sul banco, alla domanda: "Che succede?" risponde "Mi annoio!"
Il soggetto però alle lezioni di letteratura sta abbastanza attento. E interviene.
Professoressa: "Da Gea nascono i Monti, Ponto..."
Soggetto: "No, ma come fanno a nascere se è lei da sola?"
Professoressa: "Da Rea e Chronos nascono diversi figli..."
Soggetto: "No, ma come, se sono fratelli? Ma è incesto!"
Professoressa: "E così, quando cresce, Zeus..."
Soggetto: "Ma se sono eterni e immortali, come mai crescono?"
Professoressa: "Efesto è brutto, la madre lo guarda, inorridisce e lo butta giù dall'Olimpo, così rimane tutto storpiato e curvo..."
Soggetto: "Ma non c'erano i chirurghi plastici?"
Ah, un particolare. Il soggetto è cugino di Punta di Diamante.
Ora, voi come lo battezzereste uno così? Perchè, onestamente, ho la sensazione che di lui mi toccherà parlare varie volte su questo blog.
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