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domenica 21 novembre 2021

Immaginati

Quesito. 

Immaginati una ragazza che inizia a fare il suo mestiere, fa sbagli come tutti, a volte deve scusarsi, sicuramente deve imparare, spesso deve inghiottire cucchiaiate di merda come tutti i precari.

Immaginati che questa ragazza abbia un'enorme volontà di fare quello che fa, e lo faccia veramente con passione, e lo faccia volentieri anche quando nessuno le riconosce niente, perché il suo carattere, assolutamente non facile, ammettiamolo, e le sue capacità piuttosto sviluppate hanno dato fastidio, la sua voglia di sperimentare ha fatto sentire alcuni altri delle mezze seghe, e le mezze seghe vogliono continuare a essere mezze seghe, ma senza che glielo facciano notare, che sono delle mezze seghe.

Immaginati adesso che questa ragazza non sia più una ragazza, che siano 20 anni che fa questo mestiere e che un giorno si sia traferita in una nuova scuola, dove finalmente usano le sue capacità per far funzionare le cose.

Adesso immaginati che un collega faccia una cosa veramente scorretta a questa che continuiamo a chiamare ragazza, e che una preside ed altri due colleghi, invece di raddrizzare il tiro, alimentino la scorrettezza e la amplifichino, continuando a parlare dietro la schiena di quella che non è, ormai, più una ragazza, ma fa sempre le cose con tutta l'anima, anche se a volte, per carità,  fa le sue brave minchiate; ma non stavolta.

Ora immaginati che questa ragazza abbia trascorso gli ultimi tre anni della sua vita a fare un corso dietro l'altro per potenziare le sue capacità, e smettere di avere paura anche della sua stessa bravura, e imparare a chiedere scusa solo quando necessario e non sempre, tutte le sante volte, come se fosse lei quella a cui si devono tutti i mali dell'umanità.

Immaginati che questa ragazza si sia rafforzata dopo tante, tantissime facciate nel cemento, sul lavoro e fuori, e abbia deciso che d'ora in poi, quando ha ragione, non si sposterà di un millimetro dal punto in cui si trova e saranno gli altri, eventualmente, che dovranno imparare a fare un passo verso di lei, per evitare di mettersi ancora di più dalla parte del torto. 

Immaginati, comunque, che quando questa ragazza si fa le sue ragioni e non cede di un millimetro, questa cosa le costi ancora uno sforzo terribile, non solo per essere lucida e assolutamente professionale, ma anche per non lasciare andare a ruota libera il suo carattere che è notoriamente tutto fuoco e fiamme, quindi torni a casa con i muscoli completamente distrutti dalla fatica di contenere la respirazione, la voce, la gestualità e di restare assolutamente impassibile di fronte a qualunque forma di pressione e provocazione.

Immaginati che questa ragazza smetta di dormire decentemente e inizi a sognarsi cose orribili come stragi o delitti pieni di sangue e a svegliarsi alle 5 di mattina con le palpitazioni.

E immaginati anche che questa ragazza, che aveva già le sue belle cosucce da digerire quest'anno, tra cui tre lutti, il distacco da una figlia e diverse delusioni a casa e fuori, faccia finta di farcela, e continui ad andare a lavorare senza perdere un minuto, e perseverando anche nell'essere il più possibile sorridente,  ironica e gentile con gli altri nonostante una mezza jdea di mandare tutti a cagare e restarsene sotto il piumino a gemere.

Hai visto tutta la sequenza? Ti sei fatto un'idea di come possa stare dentro di sé questa ragazza, mentre fa la dura, la spessa, quella che una volta tenuto il punto non si guarda indietro e va avanti tranquilla come se niente fosse? Perfetto.

Ora che ti sei immaginato tutto questo aggiungici il dottor Carter, che la guarda con i suoi occhi castani così giovani e così buoni, mentre lei mette a nudo esattamente come si sente, per chiarirgli che anche lui, che è un professore straordinario, un giorno, dovrà farsi le sue ragioni proprio come lei, e starà malissimo, ma stare malissimo non sarà un motivo sufficiente per non farlo. 

Adesso aggiungici anche una Valchiria bionda, che in qualche modo ha capito dove sta il cuore ferito sotto tutta questa corazza da lottatrice, e interviene la sera con questi messaggi: "Domani ti porto una torta. A che ora stacchi? Andiamo a pranzo insieme così parliamo." (Cosa a cui la lottatrice risponde: "Ah sarà meglio che parliamo d'altro... cibo, vacanze, bei progetti e maschi con un bel culo direi che sono gli argomenti adatti")

E quando ci hai aggiunto tutto questo, fai entrare in sala professori un grosso orso con il cappotto nero, che non ha nessuna intenzione di toccare l'argomento ma sa esattamente tutto quello che è successo, e trova la ragazza che parla con la maestrina del progetto di recupero. E immaginati che questo orso si fermi a parlare di cose in cui apparentemente non è per nulla coinvolto con la maestra, restando in piedi accanto alla ragazza, senza quasi guardarla,  senza dirle niente, semplicemente dandole la sua titanica presenza come appoggio. 

E così,  dal nulla, immaginati anche che la maestra e il grande orso, casualmente, si mettano a parlare di un alunno che, dicendolo con affetto, è oggettivamente un po' strano, e il grande orso colga l'occasione per imitarne il  comportamento, afferrando il cancellino della lavagna della sala professori e mettendosi a ballare e sculettare nel cappotto nero mentre cancella, mentre la maestra, la ragazza e tutti gli altri presenti si scassano dal ridere.

Ora ti chiedo: questa settimana, alla, chiamiamola, ragazza, è andata male o è andata bene? 

sabato 6 novembre 2021

Ci fa un freddo disperato in quel cortile, ma noi facciamo splendere il sole

Ed è arrivato novembre. Sono quattordici mesi che lavoro a Scuola Vintage. Dieci mesi pieni di 2021, e il 2021 da solo per me conta tanti lutti atroci quanti ne contano gli ultimi dieci anni. L'ultimo è stato tanto agghiacciante che, per la seconda volta da quando mi sono trasferita, non ho potuto parlare di un fatto importantissimo per me qui, a causa di indagini in corso, e anche ora, che l'aspetto poliziesco è risolto, grazie, ma non è il caso.

Da un paio di giorni il cielo è pulito come un bicchiere di cristallo appena lavato, ci sono tramonti ad effetto, stellate senza fine. Fino a qualche giorno fa era tutto una nebbietta bagnata e un clima semicaldo privo di senso. I capelli impazzivano e bisognava cambiarsi due volte al giorno perché, coi termosifoni in modalità bistecchiera, ci si infradiciava. Soprattutto in prima, dove la camminata in mezzo ai banchi è cruciale per far lavorare i topini, e batte sempre luce, a qualsiasi ora (deve essere l'unica stanza del mondo orientata contemporaneamente su tre punti cardinali, che non comprendono il nord).

Quest'anno "ho" cinque classi. Nel senso che ci sono i miei, quelli della seconda B, dove io sono l'autorità somma che coordina; poi, ci sono quelli della seconda del dottor Carter in cui faccio storia e geografia; poi, mi hanno dato questa ventina di topini freschi di primaria, che adorano essere alle medie; poi, ho un'ora a settimana in una terza che è un film dell'orrore per tutti; poi, mi hanno tolto i Bimbi Sperduti che ora sono stati dati alla Bella Statuina, ma incautamente me li hanno lasciati come vicini di casa. 

Capita quindi, mentre sto spiegando ai topini, che entri, non troppo furtivamente, la mia Palestinese in Fuga e mi avvolga in un abbraccio direttamente alla cattedra. Capita che i topini facciano l'intervallo in classe mentre in corridoio i Bimbi Sperduti, quasi tutti più alti di me ormai, mi trascinano nelle loro vite. Inizialmente erano lamentosi: "Prof noooooo deve tornare da noiiiii perchééé ci ha lasciaaaaatoooo" o rivendicativi: "Questa prof non ci piace, è cattiva" ("Ma starete scherzando, io vi sgridavo di continuo!!!" "Sì, ma lei ci faceva anche ridere!"). 

In un paio di mesi sembrano aver deciso che è bello non avermi come docente perché ora possono starmi addosso, abbracciarmi (le regole antiCovid e l'affetto non sono compatibili) e venirmi a raccontare i fatti loro: "Non piango più quando mi interrogano!" ("Era l'ora!!!"), "Ho fatto un casino con la prova di matematica!", "Ho preso 9 di storia!". Salvo poi restarci malissimo quando scoprono che io so parecchie cose di loro: "Ricciolone, tu vedi di stare fuori dai casini, non fare il pazzesco con quelli pericolosi qua in giro". "Ma prof..." "E te li tagli 'sti capelli, santiddio???" 

Poi suona la campanella e se ne vanno: "Ti voglio bene prof" mi dice il marocchino più dislessico e tenero del mondo, andando via. Io rientro dai primini, che osservano senza osare commenti il mio sorriso emozionato, per loro le creature di terza e i loro comportamenti sono ancora un impressionante mistero.

Con la terza che è un film dell'orrore vado molto d'accordo perché il poliziotto cattivo lì lo fa l'Artista, io faccio solo compresenza, non do voti e tengo mezza classe per volta, li porto in mensa e li incontro nei corridoi, dove ancora confondo i nomi di tre ragazze che secondo me sono uguali, in compenso mi ricordo la pronuncia precisa dell'unico cognome moldavo, credo di essere la sola in tutto l'istituto. Stiamo sviluppando insieme i contenuti di un sito internet. È un lavoro nuovo anche per me, non mi annoio.

Sono un po' stanca delle seconde medie, che quest'anno sembrano quinte elementari,  e molto contenta di come impostiamo il lavoro con i primini. Ci sono, come al solito, arrivate dai maestri delle segnalazioni di disturbi dell'apprendimento, certificati e non, che non corrispondono a realtà,  in compenso ne abbiamo alcuni, sulla carta normalissimi, che sembrano fuori come balconi. Ma è una classe dove si fa tanto e si fa in allegria. 

In sala prof mangiamo come al solito troppi dolci, beviamo quantità di caffè che fanno paura ai cardiologi e diciamo talmente tante parolacce che a volte io vado a chiudere la porta.

 Quest'anno è tornata la Valchiria, che è esattamente come me nel modo di fare, infatti ci siamo trovate subito, e poi ci sono un po' di gradevoli facce nuove per tutti. Tra cui la Coscialunga di Mate, che io detesto solo perché è bella e l'Orsone ci va molto d'accordo, scatenando la mia feroce possessività nei confronti del mio personale rifugio antiatomico a due ante. 

Sembra abbiamo acquistato bene per quanto riguarda Tecnologia (Uno Carino) e Spagnolo (Minnie). La Sirena di Francese adesso insegna Inglese, e improvvisamente parla, anche parecchio, dopo un intero anno in cui aveva tre scuole e da noi veniva solo due giorni a settimana, senza quasi salutare. Francese lo fa la Gnoma Simpatica, che è l'ultima che saluto a fine settimana (sì, ho di nuovo il prolungato al venerdì, l'orrore e l'abisso). 

Poi c'è il Pezzodignocco che potenzia matematica, dimostrazione spettacolare di come un maschio sulla trentina possa essere contemporaneamente fico e imbranato come una dodicenne, perdipiù palestrato e laureato. Un enigma alto un metro e novanta, sempre sorridente peraltro, che noi trattiamo istintivamente da amico, perché è contagiosamente allegro e molto semplice, salvo poi ricordarci all'improvviso che lui non è  Carter, non sa molti intrighi di palazzo. Io, sono già due volte che gli dico che dovremo ucciderlo al termine della conversazione, perché per sua sfiga gli capita l'ora buca del venerdì con me,  l'Orsone e la Valchiria, in cui l'ultima cosa che si fa è avere peli sulla lingua. 

Carter arriva dal corso di alfabetizzazione sul finire dell'ora e trova sempre uno spettacolo poco edificante, la Valchiria che gesticola come la tipica donna di colore che non ha paura di nessuno, me con le guance rosse per il fervore dei discorsi o per le risate, l'Orsone che spara cazzate a raffica, un po' brontolando un po' ridendo, il Pezzodignocco che si sbriciola con la brioche, seduto curvo perché nessuno gli ha detto che quando uno è alto come un palazzo deve muoversi come un Lacedemone alle Termopili, non come un bambino timido... Quattro pessimi soggetti. I bidelli non osano affacciarsi in sala prof in quell'ora del venerdì,  sembriamo quattro migliori amici in gita scolastica, quelli seduti nell'ultima fila del pullman a fare cagnara. 

Tranne oggi: l'Orsone era a casa in permesso, la Valchiria sudava sangue sulla compilazione di un foglio ferie con le settanta procedure burocratiche annesse, così io ho preso il Pezzodignocco e ho biecamente sfruttato i suoi definitissimi muscoli per scaricare uno scatolone con venti copie della Divina Commedia dalla mia auto, dato che mi sono distrutta una spalla in non so quale pratica yoga. Poi l'ho portato al bar a sbriciolarsi la brioche addosso e ho ascoltato le sue vicende sportive per un po', per risarcirlo della manovalanza. Ma non mi sono divertita come al solito. Tranne quando mi ha detto che, al suo esordio da noi come insegnante che fa lezione invece che come figura di potenziamento, era entrato in classe con la frase "Voi l'avete visto V per Vendetta?". Allora ho riso, e ho pensato che, se gli diamo ancora qualche anno, forse non dovremo più ucciderlo al termine delle conversazioni proibite del venerdì.