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lunedì 26 agosto 2013

Il ritorno


Un senso di irrealtà la invase, mentre varcava la soglia. C'era un grande, fresco silenzio. C'era sempre stata, quella luce chiara? Cosa era cambiato?

La risposta era dentro di lei. Lei era diversa, lei era cambiata.

Niente sarebbe più stato lo stesso dopo l'estate 2013, dopo quelle vacanze che sembravano dover durare per sempre.

L'istante di sospensione dei sensi fu interrotto dalla bidella che salutava.
Poi subentrò la Compagna Collega, con il suo vocione.
La preside, infine, altrettanto stranita dall'atterraggio nella quotidianità, che parlava invece sommessamente e non metteva a fuoco le date di inizio dei diversi corsi.

Ma c'era ancora questa sensazione di precarietà: tutto quanto avrebbe potuto essere un sogno, e poi gli occhi si sarebbero aperti e fuori dalla finestra ci sarebbero state le montagne, gli abeti scintillanti nel sole della tarda mattinata, la musica dal parcogiochi, e nella stanza a fianco un mucchietto di ragazzina raggomitolato sotto il plaid.

Fu solo quando arrivò in fondo al corridoio di nordovest che si rese conto davvero.

Il pavimento era allagato. Qua e là il linoleum si sollevava in bolle dall'aspetto malsano.

Pensò ai bagni. Poi alle finestre.

Quando le dissero che era la pioggia del sabato prima che stava filtrando dal soffitto, di colpo si svegliò. E recuperò la coscienza di tutto. Era tornata al lavoro, nella scuola statale. E ogni cosa era come l'aveva lasciata.