Un senso di irrealtà la invase, mentre
varcava la soglia. C'era un grande, fresco silenzio. C'era sempre
stata, quella luce chiara? Cosa era cambiato?
La risposta era dentro di lei. Lei era
diversa, lei era cambiata.
Niente sarebbe più stato lo stesso
dopo l'estate 2013, dopo quelle vacanze che sembravano dover durare
per sempre.
L'istante di sospensione dei sensi fu
interrotto dalla bidella che salutava.
Poi subentrò la Compagna Collega, con
il suo vocione.La preside, infine, altrettanto stranita dall'atterraggio nella quotidianità, che parlava invece sommessamente e non metteva a fuoco le date di inizio dei diversi corsi.
Ma c'era ancora questa sensazione di
precarietà: tutto quanto avrebbe potuto essere un sogno, e poi gli
occhi si sarebbero aperti e fuori dalla finestra ci sarebbero state
le montagne, gli abeti scintillanti nel sole della tarda mattinata,
la musica dal parcogiochi, e nella stanza a fianco un mucchietto di
ragazzina raggomitolato sotto il plaid.
Fu solo quando arrivò in fondo al
corridoio di nordovest che si rese conto davvero.
Il pavimento era allagato. Qua e là il
linoleum si sollevava in bolle dall'aspetto malsano.
Pensò ai bagni. Poi alle finestre.
Quando le dissero che era la pioggia
del sabato prima che stava filtrando dal soffitto, di colpo si
svegliò. E recuperò la coscienza di tutto. Era tornata al lavoro,
nella scuola statale. E ogni cosa era come l'aveva lasciata.


