Nelle ultime ore di questo pesante ottobre ho imparato che:
- esiste una cosa più difficile del corso istruttori yoga ed è il corso di perfezionamento per istruttori yoga
- posso fare garudasana in sarvangasana senza spaccarmi le vertebre del collo
- mi piacciono i ramen in brodo piccante
- alle tre di notte vengono delle belle idee, non è il caso di pensare solo a cose tristi. Poi va beh ho avuto gli incubi tra le 5 e le 7, ma insomma
- nessuno può costringermi a festeggiare Halloween se non me la sento, ma terrò delle caramelle in tasca per quando vado a prendere la Princi in discoteca, sia mai che incontri dei vampiri.
lunedì 31 ottobre 2016
domenica 30 ottobre 2016
Fatica
Il fatto che dormo di nuovo. Come un cazzo di criceto in letargo, dormo. Il fatto che per dieci settimane ho corso in su e in giù per l'Italia con un trasportino in macchina. Il fatto che poi ero assuefatta a fare 5 ore di macchina ogni due o tre giorni e continuavo a guidare senza pace. Il fatto che prima un freddo boia e i termosifoni spenti, ora caldo umido primaverile e i termosifoni a mille.
Magari anche l'aver preso su di sé notevoli grane da pelare a scuola, l'aver accumulato impegni cercando di non pensarci, ma avendo in realtà l'angoscia di ritrovarsi addosso avvocati commercialisti fisco amministratori etc.
Tutto questo.
E l'Uomo di cui non si decifrano i pensieri. E la figlia che costantemente minaccia in modo neanche tanto velato conseguenze cosmiche.
E le amiche che ce ne fosse una che non è in crisi.
Fatto sta che in ottobre, che sarebbe il mio mese preferito, ho tirato l'anima coi denti. Oppressa dalla tristezza. E sempre scarica.
Adesso cambiano l'ora e verrà buio prestissimo. Sto pensando con desiderio a un antidepressivo, fosse ben solo l'erba di San Giovanni.
Clorofilla, dice la maestra di yoga. Pratica, pratica di più, fai del pranayama, dice la formatrice del corso istruttori. Mia figlia si autocura con potassio, magnesio, vitamina B, nicotina e massicce dosi di Tipello Tenero. Mio marito ha proposto la montagna, le terme, le caldarroste e di decorare casa per Halloween, peccato che abbiamo realizzato solo l'ultima delle proposte e comunque lui ad Halloween è via. Salta addosso al Magnifico, propongono unanimi Pellona e Noisette. Ti presto una nuova serie tv, dice Sanguedelmiosangue. Ti intestiamo Via del Golf 13, ha detto ieri mia madre.
Io ho solo voglia di una grande stanza matrimoniale con tendaggi e telerie da letto sui colori del bronzo, dell'arancio e dell'oro, con un bel sole fuori, e di raggomitolarmi e dormire. Mi manca il mio cane. Mangio senza sentire i sapori. Cucino e mi viene tutto male. Giro in macchina in mezzo ai boschi colorati e mi chiedo se dovrei passare dal canile a prenderne un altro. Ma mi manca lei.
Fosse la sola cosa che mi manca.
Comunque.
Adesso devo studiare per l'esame da istruttrice. E oggi inizio la postformazione, perché dice la nostra docente che siamo promosse. In ogni caso c'è da scrivere la tesina e io la scriverò sulla fiducia, quindi chiaramente non posso crollare ora. E questo è quanto.
Mah. Se sono sopravvissuta a tutto il 2015 e mezzo 2016, praticamente possiamo dare per scontato che sia in grado di fare qualsiasi cosa. Quindi la mia cura è proiettarmi in avanti e pensare a come sarà tutto questo tra un po', quando avrò ultimato alcuni dei miei progetti. Che evidentemente vanno avanti anche quando io sono totalmente morta.
martedì 18 ottobre 2016
Heart keeps beating
Hanno messo il mio cane in una busta con il disegnino del rischio biologico. Una busta bianco crema. Con la cerniera. E giù nella terra. E poi ha piovuto e io ho pensato alla terra bagnata che si assestava intorno alla busta. E alla mia piccola povera mummietta di cane tutta fasciata nelle traversine bianche. Piccolo chien. Che è morto lontano da casa, e io mi sveglio di notte e non mi perdono perché non c'ero.
Io poi non lo so perché i miei animali, così ben tenuti e amati e coccolati, vanno a finire in modi così orrendi, che per guardarli senza svenire ci vuole uno stomaco da chirurgo di guerra, perché proprio loro sviluppano tutti dei tumori strani che i medici vogliono studiare e che guariscono, in modi assurdi, e poi però il mio gatto e il mio cane a conti fatti muoiono lo stesso.
I veterinari geniali, giovani e boriosi, che ho conosciuto curando il cane, mi sono costati una fortuna, mi hanno trattato malissimo, hanno coccolato il mio povero botolo malato in modo commovente e mi sono rimasti in mente tutti, quello figo e impossibile da gestire a livello di maleducazione e asocialità (una sindrome di Asperger?) che era lì quando la Daisy è morta, quello meno figo e gentile che aveva voglia di parlare del suo lavoro e staccava le foglie profumate dell'erba limoncina, per portarsele al naso con le dita lunghe e delicate, quella castana con lo sguardo buono e il sorriso amaro, tutti gli altri. Un giorno, quando sarò meno ammaccata dal dolore, vi racconterò.
Guardo la gatta e non ne ho mai abbastanza di prenderla in braccio e stringere il suo bel corpicino caldo e morbido, e sentirla miagolare. Sta sempre con me quando sono in casa. Si è presa il centro del divano e le ciotole della cucina, si è adattata, ma quando vede uno di noi sulla porta, con una borsa o una valigia in mano, va in ansia. E te credo. Da questa casa sparisce la gente, non si sa mai se chi passa la porta tornerà. Cioè, tranne me. Io è chiaro che torno. Prima o poi. Sempre più stanca, e triste, e sola. Ma torno. E ricomincio da capo. Ogni giorno. Ogni notte.
La figlia è di nuovo fidanzata e sta di nuovo facendo fatica a studiare e dice di nuovo che vuole lasciare il nuoto e andare in palestra a fare pesi. E ci fa sudare e litiga con le sue psicologhe e rompe con la sua migliore amica e adesso mangia solo roba salata a colazione. E io scendo dal letto la mattina, e le preparo la frittata, il toast, la quiche, il panino. Sempre più sfiduciata, e scoglionata, e sola. E ricomincio da capo. Ogni mattina.
Il marito si è finalmente tagliato i riccioli disordinati, è diventato fiduciario del plesso dove insegna, sta lavorando a un progetto per creare un nuovo indirizzo scolastico professionale, dice che qui si sta tanto bene, nell'Astigiano. Era lì quando abbiamo seppellito il cane, è venuto con me a visitare una chiesa romanica dell'undicesimo secolo aperta apposta per noi ed è inorridito di fronte alla pila di scheletri e teschi nel vano sottostante, illuminata con la torcia del cellulare, mentre io mi incantavo all'idea di guardare dei veri corpi di gente morta quattrocento anni fa di peste bubbonica. (Eh, lo so. E' che una che insegna storia, poi, quando queste cose le vede coi suoi occhi, ha un momento profondissimo di quella cosa, quella cosa che succede solo a chi ha la fissa di studiare storia. E poi era molto più macabro il corpo del cane con la testa scalottata per l'esame autoptico, altro che cazzi.) Dopo, l'Uomo è andato via perché doveva andare, che novità, ma io adesso lo guardo andare e riesco a morire un pochino di meno, perché alla sera mi racconta del calcio, del festival, a pranzo ci parla della scuola, e trova buono il cibo e bello il cielo, e c'è, e quando non c'è so sempre quando torna, e allora preparo da mangiare, metto in ordine, mi alleno, lavoro, mi tengo bene e cerco di stare serena. Poi arriva il momento in cui siamo in camera dopo cena insieme e chiudiamo fuori tutto il mondo, e quel momento ripaga di ogni frustrazione e insicurezza e dubbio, pur in questa situazione assolutamente, totalmente di merda, quello permette di farcela, di ricaricare le pile. E ricomincio da capo. Ogni sera.
La Bionda Svampita povera donna ha seppellito il marito a febbraio, e adesso le si è ammalata la mamma. La Fräulein è stata a casa con una brutta influenza. E nella loro classe è arrivato un nuovo tizio di sostegno che sembra una guida del CAI. Barbuto come Babbo Natale, e con lo zaino e la giacca a vento. Forse pensava che Paesino di Sogno fosse in cima al Monviso. Non abbiamo idea da dove venga.
Il Genuino e il Pennellone, i due colleghi nuovi di matematica, si stanno ambientando. Il Pennellone per ora mi sta sulle balle, il Genuino è chiaramente un lavoratore, e un caro ragazzo, ma un po' bisognoso di rassicurazione. La Nuova di Inglese, la Spessa di Tecnica e il Magnifico di Sostegno si muovono con maggiore naturalezza. Sembrano in gamba. La Pianista barcolla, con occhiaie grandi come posti auto. Sono diventata tutor della Secca che è nell'anno di prova. Il Gigante e la Bestia Nera mi stanno mandando al posto loro a trattare con le superiori, in alcuni casi, per il percorso antidispersione.
La Preside Chic mi stordisce sempre con la sublime, ineffabile eleganza dei suoi abbinamenti e sto sviluppando un morboso bisogno di nascondermi nel bagagliaio della sua auto e arrivare di nascosto a casa sua, per andare a godere di intensi momenti di soddisfazione prettamente sessuale davanti al suo armadio delle scarpe. Ha un parco scarpe, fondato su intramontabili pilastri di finezza, che fa scomparire la Preside C., la stragrande maggioranza delle donne eleganti di Asti, tutte le colleghe infighettate di Scuolina Bianca, e darebbe del filo da torcere persino a Noisette. Al primo collegio docenti aveva un tubino e delle décolletées così indiscutibili che Coco Chanel le avrebbe stretto volentieri la mano con un sorriso complice. Poi è in gamba. Tanto in gamba che secondo me i tre quarti dei colleghi non capiscono quel che dice, perché è troppo intelligente e smart. Una femmina alfissima, peraltro. Una Donna di Classe se mai ne ho vista una. Andiamo anche d'accordo, direi. Ora sono curiosa di vederla in consiglio di istituto.
I ragazzi sono storditi. Hanno la testa nel culo, fanno poco e male quello che gli dici, sembra che non ascoltino, prendono iniziative che nessuno ha chiesto, poi però non seguono le istruzioni più semplici. Sto castagnizzando la seconda, che l'anno scorso vedevo per un'ora alla settimana di geografia e ora tartasso di grammatica, letteratura, antologia, scrittura, Invalsi, ortografia, e geografia. Sono dei selvaggi, io li civilizzo a suon di ramanzine feroci e gli faccio fare i balletti quando uno di loro azzecca l'analisi verbale, passo con nonchalance dallo spiegare l'Eneide scrivendo in latino sulla lavagna al ficcare note sul diario perché mangiano in classe, dal tenerli mesmerizzati a sentire per mezz'ora di fila la storia della Politkovskaja al controllare che non abbiano di nuovo pisciato per terra nel bagno dei maschi. Fatica. La terza è pressoché uguale, con la differenza che in seconda fino alla settimana scorsa gridavo, in terza mi basta lo sguardo. Ma non dovrebbero essere così storditi, sono in terza, santiddio, tutto questo lavoro l'avevamo già fatta lo scorso anno. Non lo so. Arrivo al mattino nel parcheggio con gli occhi gonfi di stanchezza, inizio lezione che ho già preso tre volte il caffè e fumato una Marlboro, io che non fumo mai di mattina. Mi scrollo di dosso i pensieri, che restano in macchina a ringhiare, per poi saltarmi addosso quando riapro la portiera alle due meno venti. E ricomincio da capo. Ogni giorno.
Le foglie sono gialle e rosse, le montagne luccicano imponenti sotto il sole che scioglie la neve, e i tre melograni della casa in campagna, che mio padre aveva espressamente proibito al giardiniere di tagliare perché io li adoravo, hanno già i frutti, ancora verdolini. E' di nuovo autunno e io mi stupisco di esserci, quest'anno, a vederlo.
Io poi non lo so perché i miei animali, così ben tenuti e amati e coccolati, vanno a finire in modi così orrendi, che per guardarli senza svenire ci vuole uno stomaco da chirurgo di guerra, perché proprio loro sviluppano tutti dei tumori strani che i medici vogliono studiare e che guariscono, in modi assurdi, e poi però il mio gatto e il mio cane a conti fatti muoiono lo stesso.
I veterinari geniali, giovani e boriosi, che ho conosciuto curando il cane, mi sono costati una fortuna, mi hanno trattato malissimo, hanno coccolato il mio povero botolo malato in modo commovente e mi sono rimasti in mente tutti, quello figo e impossibile da gestire a livello di maleducazione e asocialità (una sindrome di Asperger?) che era lì quando la Daisy è morta, quello meno figo e gentile che aveva voglia di parlare del suo lavoro e staccava le foglie profumate dell'erba limoncina, per portarsele al naso con le dita lunghe e delicate, quella castana con lo sguardo buono e il sorriso amaro, tutti gli altri. Un giorno, quando sarò meno ammaccata dal dolore, vi racconterò.
Guardo la gatta e non ne ho mai abbastanza di prenderla in braccio e stringere il suo bel corpicino caldo e morbido, e sentirla miagolare. Sta sempre con me quando sono in casa. Si è presa il centro del divano e le ciotole della cucina, si è adattata, ma quando vede uno di noi sulla porta, con una borsa o una valigia in mano, va in ansia. E te credo. Da questa casa sparisce la gente, non si sa mai se chi passa la porta tornerà. Cioè, tranne me. Io è chiaro che torno. Prima o poi. Sempre più stanca, e triste, e sola. Ma torno. E ricomincio da capo. Ogni giorno. Ogni notte.
La figlia è di nuovo fidanzata e sta di nuovo facendo fatica a studiare e dice di nuovo che vuole lasciare il nuoto e andare in palestra a fare pesi. E ci fa sudare e litiga con le sue psicologhe e rompe con la sua migliore amica e adesso mangia solo roba salata a colazione. E io scendo dal letto la mattina, e le preparo la frittata, il toast, la quiche, il panino. Sempre più sfiduciata, e scoglionata, e sola. E ricomincio da capo. Ogni mattina.
Il marito si è finalmente tagliato i riccioli disordinati, è diventato fiduciario del plesso dove insegna, sta lavorando a un progetto per creare un nuovo indirizzo scolastico professionale, dice che qui si sta tanto bene, nell'Astigiano. Era lì quando abbiamo seppellito il cane, è venuto con me a visitare una chiesa romanica dell'undicesimo secolo aperta apposta per noi ed è inorridito di fronte alla pila di scheletri e teschi nel vano sottostante, illuminata con la torcia del cellulare, mentre io mi incantavo all'idea di guardare dei veri corpi di gente morta quattrocento anni fa di peste bubbonica. (Eh, lo so. E' che una che insegna storia, poi, quando queste cose le vede coi suoi occhi, ha un momento profondissimo di quella cosa, quella cosa che succede solo a chi ha la fissa di studiare storia. E poi era molto più macabro il corpo del cane con la testa scalottata per l'esame autoptico, altro che cazzi.) Dopo, l'Uomo è andato via perché doveva andare, che novità, ma io adesso lo guardo andare e riesco a morire un pochino di meno, perché alla sera mi racconta del calcio, del festival, a pranzo ci parla della scuola, e trova buono il cibo e bello il cielo, e c'è, e quando non c'è so sempre quando torna, e allora preparo da mangiare, metto in ordine, mi alleno, lavoro, mi tengo bene e cerco di stare serena. Poi arriva il momento in cui siamo in camera dopo cena insieme e chiudiamo fuori tutto il mondo, e quel momento ripaga di ogni frustrazione e insicurezza e dubbio, pur in questa situazione assolutamente, totalmente di merda, quello permette di farcela, di ricaricare le pile. E ricomincio da capo. Ogni sera.
La Bionda Svampita povera donna ha seppellito il marito a febbraio, e adesso le si è ammalata la mamma. La Fräulein è stata a casa con una brutta influenza. E nella loro classe è arrivato un nuovo tizio di sostegno che sembra una guida del CAI. Barbuto come Babbo Natale, e con lo zaino e la giacca a vento. Forse pensava che Paesino di Sogno fosse in cima al Monviso. Non abbiamo idea da dove venga.
Il Genuino e il Pennellone, i due colleghi nuovi di matematica, si stanno ambientando. Il Pennellone per ora mi sta sulle balle, il Genuino è chiaramente un lavoratore, e un caro ragazzo, ma un po' bisognoso di rassicurazione. La Nuova di Inglese, la Spessa di Tecnica e il Magnifico di Sostegno si muovono con maggiore naturalezza. Sembrano in gamba. La Pianista barcolla, con occhiaie grandi come posti auto. Sono diventata tutor della Secca che è nell'anno di prova. Il Gigante e la Bestia Nera mi stanno mandando al posto loro a trattare con le superiori, in alcuni casi, per il percorso antidispersione.
La Preside Chic mi stordisce sempre con la sublime, ineffabile eleganza dei suoi abbinamenti e sto sviluppando un morboso bisogno di nascondermi nel bagagliaio della sua auto e arrivare di nascosto a casa sua, per andare a godere di intensi momenti di soddisfazione prettamente sessuale davanti al suo armadio delle scarpe. Ha un parco scarpe, fondato su intramontabili pilastri di finezza, che fa scomparire la Preside C., la stragrande maggioranza delle donne eleganti di Asti, tutte le colleghe infighettate di Scuolina Bianca, e darebbe del filo da torcere persino a Noisette. Al primo collegio docenti aveva un tubino e delle décolletées così indiscutibili che Coco Chanel le avrebbe stretto volentieri la mano con un sorriso complice. Poi è in gamba. Tanto in gamba che secondo me i tre quarti dei colleghi non capiscono quel che dice, perché è troppo intelligente e smart. Una femmina alfissima, peraltro. Una Donna di Classe se mai ne ho vista una. Andiamo anche d'accordo, direi. Ora sono curiosa di vederla in consiglio di istituto.
I ragazzi sono storditi. Hanno la testa nel culo, fanno poco e male quello che gli dici, sembra che non ascoltino, prendono iniziative che nessuno ha chiesto, poi però non seguono le istruzioni più semplici. Sto castagnizzando la seconda, che l'anno scorso vedevo per un'ora alla settimana di geografia e ora tartasso di grammatica, letteratura, antologia, scrittura, Invalsi, ortografia, e geografia. Sono dei selvaggi, io li civilizzo a suon di ramanzine feroci e gli faccio fare i balletti quando uno di loro azzecca l'analisi verbale, passo con nonchalance dallo spiegare l'Eneide scrivendo in latino sulla lavagna al ficcare note sul diario perché mangiano in classe, dal tenerli mesmerizzati a sentire per mezz'ora di fila la storia della Politkovskaja al controllare che non abbiano di nuovo pisciato per terra nel bagno dei maschi. Fatica. La terza è pressoché uguale, con la differenza che in seconda fino alla settimana scorsa gridavo, in terza mi basta lo sguardo. Ma non dovrebbero essere così storditi, sono in terza, santiddio, tutto questo lavoro l'avevamo già fatta lo scorso anno. Non lo so. Arrivo al mattino nel parcheggio con gli occhi gonfi di stanchezza, inizio lezione che ho già preso tre volte il caffè e fumato una Marlboro, io che non fumo mai di mattina. Mi scrollo di dosso i pensieri, che restano in macchina a ringhiare, per poi saltarmi addosso quando riapro la portiera alle due meno venti. E ricomincio da capo. Ogni giorno.
Le foglie sono gialle e rosse, le montagne luccicano imponenti sotto il sole che scioglie la neve, e i tre melograni della casa in campagna, che mio padre aveva espressamente proibito al giardiniere di tagliare perché io li adoravo, hanno già i frutti, ancora verdolini. E' di nuovo autunno e io mi stupisco di esserci, quest'anno, a vederlo.
martedì 11 ottobre 2016
Parte di me
Con un cane è diverso, vedrai.
Me lo avevano detto tutti.
E infatti: sono nata e morirò con un gatto sul letto, li ho amati tutti da morire, ma questo, questo di avere una parte di te che zampetta attaccata a un guinzaglio blu, questo di essere il sole la luna e tutte le stelle per qualcuno, si fa una sola volta nella vita.
Ma questo cane fa sempre così, anche a casa? mi chiese una volta mio padre.
Così cosa?
Di non staccarsi mai da te.
Sì, sempre.
E risento le tue unghiette sul pavimento quando arrivavi correndo e trascinando il cuscino in bocca per sistemarti vicino a me.
Sei stata straordinaria fino alla fine, hai fatto innamorare tutti, hai voluto un bene infinito a tutti. Ti interessava tutto, eri curiosa, capace di ricordare, di capire, testarda come una spina in un dito e paziente come un monaco zen.
L'ultima cosa incredibile di te era che in clinica accudivi i cani malati stando vicino a loro quando dovevano svegliarsi dall'anestesia. Me lo hanno detto, ma solo quando l'ho visto coi miei occhi ho pensato che non mi meritavo neanche di averti. Cazzo, se non ti reincarni tu in qualcosa di migliore, proprio non so chi (il gatto lo lascio fuori dal discorso, solo perché era già un bodhisattva che si cammuffava sotto una pelliccetta grigia).
Sei stata una piccola, instancabile guerriera. Ci hai insegnato cose. Ci hai lasciato un guinzaglio blu, molti cappottini, un cuscino distrutto, e un prato dove correvi e scavavi dissotterrando conchiglie preistoriche. Andrò lì quando vorrò stare un po' con te, piccolo chien, disgraziata, che cazzo di strazio atroce che è non poterti più accarezzare, avanzo di canile. Ti ho amata tanto.
giovedì 6 ottobre 2016
Come d'autunno sugli alberi le foglie
Uomo a Genova, figlia con capricci misti, cane rientrato ieri da clinica abbastanza malconcio.
No ma va tutto bene, l'Uomo lo vedo oggi a pranzo, la figlia si lamenta e aggredisce continuamente ma alla fin fine fa quel che deve fare, il cane ieri era disappetente e col cagotto ma oggi se la tengo a digiuno sicuramente poi riesco a darle una siringata di sciroppo e 4 diverse frazioni di pastiglia senza che faccia storie.
E non è una tragedia nemmeno che Cavallino mi abbia inserito nel gruppo WhatsApp delle superiori con cui si cerca di organizzare un'assai improbabile rimpatriata. Tanto non ce la faremo mai.
Stamattina primo attacco di panico sotto la doccia, secondo davanti al caffè. Ora sveglio la belva (bipede: le due quadrupedi sono già in giro da oltre un'ora) e poi con la scusa che ho scuola, da correre alla farmacia veterinaria, un impegno in una superiore e un'altra riunione a Scuolina Rosa, e stasera abbiamo una bicchierata di addio al nubilato trasversale (madri e figlie insieme), penso che fino a domani la sfangherò senza litigi.
Sì beh a meno che non ci piombino addosso i servizi sociali a scuola, ecco. O meglio, la madre a causa della quale li abbiamo allertati.
Cosa fai nella vita? L'acrobata.
No ma va tutto bene, l'Uomo lo vedo oggi a pranzo, la figlia si lamenta e aggredisce continuamente ma alla fin fine fa quel che deve fare, il cane ieri era disappetente e col cagotto ma oggi se la tengo a digiuno sicuramente poi riesco a darle una siringata di sciroppo e 4 diverse frazioni di pastiglia senza che faccia storie.
E non è una tragedia nemmeno che Cavallino mi abbia inserito nel gruppo WhatsApp delle superiori con cui si cerca di organizzare un'assai improbabile rimpatriata. Tanto non ce la faremo mai.
Stamattina primo attacco di panico sotto la doccia, secondo davanti al caffè. Ora sveglio la belva (bipede: le due quadrupedi sono già in giro da oltre un'ora) e poi con la scusa che ho scuola, da correre alla farmacia veterinaria, un impegno in una superiore e un'altra riunione a Scuolina Rosa, e stasera abbiamo una bicchierata di addio al nubilato trasversale (madri e figlie insieme), penso che fino a domani la sfangherò senza litigi.
Sì beh a meno che non ci piombino addosso i servizi sociali a scuola, ecco. O meglio, la madre a causa della quale li abbiamo allertati.
Cosa fai nella vita? L'acrobata.
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