Li ho ascoltati, uno dopo l'altro.
E come il vento odo stormir tra
queste piante...
Lentamente, con
intonazione corretta, con un buon ritmo di pause e enjambements.
...interminati
spazi...
Qualcuno riusciva
anche a guardarmi negli occhi. Calmi, concentrati.
...ove per poco il cor non si
spaura.
La voce della
Bambola. La voce di Huck. La voce di Winnie.
...e le morte stagioni...
La voce di Occhioni
Tristi. La voce di Momo.
...così tra questa immensità...
Avevo un groppo in
gola. Ma sul serio tra poco se ne andranno, e con loro le ore e ore
di fatica bruta che mi sono costati?
Ma sul serio adesso
finiamo di gustarci i miei riassuntini snelli delle Operette morali,
e poi ancora due mesi di letteratura e poi non posso più spiegar
loro nient'altro?
L'altro giorno dal
nulla, in un momento in cui si parlava di tutt'altro, Huck se ne esce
con “A settembre qua cominciate prima delle superiori, e va bene,
così la vengo a trovare.”
Ghghghgh. Che me lo
dicesse qualcuno l'ultima settimana di scuola, va bene, ma tre mesi
prima è record.
Del resto Huck e io ci facciamo simpatia a vicenda, senza interruzioni, dal primo giorno di prima media.
Atreiu ha fatto
scene greche prima dell'inizio del giro su “L'infinito”. Che lui
non la sa e non se la ricorda e che ansia e che qua e che là. Poi da
un momento all'altro, quando toccava a lui, mi ha detto la poesia da
10.
“Ah ma stavi
scherzando, allora, mi hai fatto la scena apposta...”Sorriso volpino.
Poi dopo un po', tra la recitazione di un compagno e quella dell'altro, lo sento che esclama: “Però che strano il senso di colpa! Ho detto la poesia e sto benissimo. Prima c'avevo un mal di pancia...”
Dopo si informa: “Ma lei 10 e lode come lo conta?”
“11.”
“Ahh. E io quanto ho preso?”
“10.”
“Uffa.”
“Volevi l'11?"
“Sì.”
Ci siamo fatti un
bel sorriso. Il mio diceva: “obiettivo raggiunto”. Il suo: “ce la
faccio!”
Dylan, invece.
Lo chiamo per ripetere la poesia. Si alza
e mi porta il diario.
“Non le faccio perdere tempo.”
“Non provi nemmeno?”
“No no.”
“Neanche a vedere se te ne ricordi un pezzetto?”
"No.”
Io prendo il diario e ci stampo sopra un 2, senza batter ciglio.
Più tardi, la
Isinbayeva si incasina e si ferma dopo quattro o cinque versi. Le do
4.
Allora Dylan
risorge:
“Ma bastava provare per prendere 4, anche se non la sai?”
“Certo. E' diverso che non provarci nemmeno.”
“Posso provare?"
“No. Te l'ho
chiesto prima, mi hai detto di no.”
Non replica.
Finisco il giro e
lui è l'unico in questa situazione.
Due 4, qualcuno che
ha rimediato un 7 perchè s'è impappinato troppo, parecchi 9,
parecchi 10, qualche lode.
Lui: 2.
“Senti, Dylan, facciamo un discorso adesso.”
“Sei andato avanti finora sicurissimo che, ogni volta che facevi così, ti avremmo preso per mano: no L. guarda che non si fa così, prova di qua, smettila di là, insomma L. sei un ragazzo in gamba, studia, etc. etc. Abbiamo provato con le buone, con le cattive. Tu continui a cercare queste nostre parole, a provocarci per farci intervenire, e poi fai lo stesso di prima. Allora potrei provare a non dirti più niente: tu fai cosa vuoi, ti arrangi, ti do un voto quando ti devo dare un voto, e poi ci vediamo all'esame. Magari funziona.”
Vedo un reale senso di smarrimento nei suoi occhi. Non riesce a tirar su l'angolo della bocca per il solito sorrisetto amaro.
Se il discorso fosse durato ancora
per tre o quattro frasi avrebbe pianto.
Mi sono fermata
quando non era più in grado di alzare gli occhi dal banco.E' sparito, non si è più mosso nè fatto sentire per un bel po'.
Dopo l'intervallo scrivo sulla lavagna tutte le fasi da cui è composto l'esame e poi chiedo di preparare un foglio con due colonne: punti deboli e punti di forza, rispetto all'esame appunto.
Li lascio a pensarci un po'. Intanto scrivo i voti della poesia sui diari.
Si materializza al mio fianco un Dylan tremante.
"E se a me viene così? Non mi viene nient'altro."
Il foglio contiene queste parole:
PUNTI DEBOLI
TUTTO
PUNTI DI FORZA
NIENTE
"Questa", gli dico sempre con voce tranquilla, "non è una valutazione sensata, Dylan. Vai a posto."
Spendo un po' di tempo a raccontare che, nella mia esperienza, lo studente perfetto esiste. Passa ogni cento anni come certe comete, ma c'è, io uno l'ho incontrato. L'anno dopo aver fatto le medie a Scuolina Rosa, era allo scientifico e aveva LA MEDIA DEL NOVE VIRGOLA OTTO. Vista coi miei occhi, sui quadri di fine anno.
Atreiu, con britannico sopracciglio inquisitore:
"Come 9,8? Di che materia?"
"Di tutte, Atreiu."
"Minchia!"
"E... sì. Credo che sia l'unico commento che si possa fare di fronte a una media del genere."
Poi continuo dicendo che invece quello che non esiste è lo studente che non impara. Quello che ha solo punti deboli. Quello che entra in prima e esce dalla terza senza essere migliorato in niente. Lo penso sul serio. A meno che non stiano a casa, se vengono a scuola noi qualcosa caviamo anche dal meno dotato.
Ma sono discorsi generali rivolti a tutta la classe. Con Dylan bisogna fare anche dell'altro.
Contavo di avere da lui una reazione di indifferenza, una battuta beffarda o un atteggiamento di sfida, quando gli ho comunicato che non gli dirò più niente.
Invece, mentre gli parlavo, nei suoi occhi ho visto il dolore di essere lasciato solo.
Pensavo comunque, anche solo per coerenza, di lasciarlo macerare qualche giorno nell'idea che effettivamente non avrei preso più in considerazione le sue richieste di attenzione.
Ma quando poi è venuto alla cattedra con PUNTI DEBOLI TUTTO, PUNTI DI FORZA NIENTE non stava facendo il pigro, lo stronzo, il paraculo. Era agitatissimo.
Quindi non farò così, non posso mollarlo con le paranoie a marzo prima dell'esame.
Ma anche lui deve andare, prima o poi, là fuori. E io voglio che vada un po' più sereno.



