Oggi alla quinta ora sono piombata come un falco sulla III B e ho interrogato gli ultimi 4, poi ho spiegato le esplorazioni geografiche dell'Ottocento in Africa, "Dr. Livingstone, I suppose", il cuore di Sir David sepolto in Africa vicino al lago, le sorgenti del Nilo.
Erano sfranti. Ho visto qualche miserando luccicore negli occhi dei migliori quando ho spiegato la morte di Livingstone, ma avevano l'aria pesta e sconfitta da una stanchezza mentale assurda.
Molti guardavano assenti davanti a sè. Dopo ho spiegato Darwin, ma dovrò rifare tutta la spiegazione se voglio che si ricordino qualcosa.
Voi direte: che quadro desolante, povera prof, lei e le sue ricerche notturne su come diavolo si chiamava il lago sulle cui sponde è sepolto il cuore di Livingstone, i viaggi della "Beagle", etc etc. Guarda che asini, ottusi e apatici.
Io invece dico: bene, benone, siamo sulla buona strada. Perchè è esattamente così che deve essere una classe terza l'ultimo giorno del primo quadrimestre: spremuta fino al midollo.
Tanto adesso devo fare un po' di roba interlocutoria, l'Europa prima del conflitto mondiale, l'America in generale sul libro di Geografia, e sono quasi pronta per mettermi a raccontare e a leggere i Promessi Sposi. Metodo Pennac: entro in classe e leggo, finchè non mi fanno una domanda non spiego niente. Vediamo se abboccano.
In prima invece hanno avuto un bellissimo rimbalzo, dalle interrogazioni di fine quadrimestre sono già piombati a capofitto nelle cose nuove, nella fattispecie parliamo dell'"Iliade", e sono sempre molto partecipi e curiosi: i quindici presenti, perchè gli altri sono preda di orrendo morbo gastrointestinale (la settimana scorsa Briciola di Titanio ha affrescato di vomito il pullmino venendo a scuola, e poche ore dopo l'Arcangelo Nero ha ritinteggiato un bagno della scuola e Ingenuetta si è fatta portar via quasi in braccio).
Di questi quindici, Puffetta Bruna lavora con il solito impegno, ma l'altro giorno la collega M., reduce dall'ultimo ciclo di chemio, è entrata in classe senza parrucca, con i capelli corti corti, e la bambina è scoppiata in pianto. Era tutta la settimana che era più pallida del solito e più distratta: le sta evidentemente arrivando la botta. Ma anche in questo giorni, quando è stata interrogata ha fatto un buon lavoro, povero topino; almeno porterà una bella pagella al papà.
Noi prof ci barcameniamo. Il Ministero ha appena spedito la sua ultima porcata, ma ora non ve la sto a spiegare, sono stanca e ho tenuto comizi ai colleghi in due scuole diverse su questo tema.
Ho abbastanza chiaro che mi metteranno sul tempo prolungato, l'anno prossimo. Ma solo per parte delle ore. La I C non vogliono levarmela, e menomale. Sono certa che Letteratura con loro sarà una cosa fenomenale.
lunedì 31 gennaio 2011
Due cose da dirvi
1) Una cosa che riguarda me: niente, volevo che sapeste che anche se in palestra non ci sono più andata mi son sfondata gli addominali con i dvd di ginnastica, a casa... in buona sostanza, tanto per cambiare comincio la settimana tutta dolorante.
2) Una cosa che ci riguarda tutti: il 5 febbraio manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi. E, onestamente, a me pare tardi: dovevamo svegliarci almeno almeno due anni fa. Comunque, questo è il link e ci sono firme dei padri della Costituzione, oltre che di gente della cultura che stimo veramente e da prima di tutta questa schifezza (Ginsborg, per dirne uno, o Eco). Quindi a voi: http://www.libertaegiustizia.it/
Buona settimana
2) Una cosa che ci riguarda tutti: il 5 febbraio manifestazione per chiedere le dimissioni di Berlusconi. E, onestamente, a me pare tardi: dovevamo svegliarci almeno almeno due anni fa. Comunque, questo è il link e ci sono firme dei padri della Costituzione, oltre che di gente della cultura che stimo veramente e da prima di tutta questa schifezza (Ginsborg, per dirne uno, o Eco). Quindi a voi: http://www.libertaegiustizia.it/
Buona settimana
sabato 29 gennaio 2011
Dialoghi
Sala professori, ore 16.30
"Ossantiddio"
"Che succede?"
"Ce l'hai presente quel ragazzino geniale che ho in classe, Punta di Diamante?"
"Aha?"
"Ha la media del NOVE E OTTANTATRE di Storia. Con me. Che penso di aver dato solo un dieci di storia in otto anni, e al Mostro. Capito? Cosa faccio adesso?"
"Eh, gli dai dieci."
"Ma... il primo quadrimestre?"
"E se ha dieci, gli dai dieci."
"Ma se poi mi si esalta?"
"E tu gli dai dieci e gli dici che è un coglione se non lo prende anche nel secondo quadrimestre."
Così, serena e lapidaria, la Compagna Collega, il cui figlio minore è esattamente lo stesso tipo di Punta di Diamante.
III B, ore 12,30 del giorno successivo
"Tu sei messo così... tu sei arrivata a cosà... devo risentire te perchè sei a 6,5 spaccato... E poi va beh c'è Punta di Diamante, che veramente mi mette in crisi..."
"Ma lui c'ha nove, prof!"
"No, c'ha dieci!"
"Ecco, infatti."
"Ma prof... DIECI?"
"E se ha la media del nove e ottantatre gli devo dare dieci per forza."
Pausa.
"Però se io ti metto dieci in pagella ora e tu non lo prendi anche a giugno sei un c... non lo posso dire, in classe."
Gli altri ridacchiano. Lui è l'unico che non ha aperto bocca, e dire che di norma lui parla, parla sempre. Ma sull'enunciazione pubblica della sua media ha fatto uno dei suoi rari sorrisi non beffardi, e precisamente l'incantevole sorriso numero 1, quello da bambino entusiasta, che illumina la stanza a giorno anche al crepuscolo.
Quando ha sentito la mia frase con parolaccia autocensurata, il sorriso era già scomparso, ma aveva decine di fossette intorno alla bocca nel tentativo di trattenerne un altro (mai far vedere a un'insegnante quanto ci tieni veramente) e gli occhi grandissimi che sembravano due piattini da caffè pieni di stelle. Ha annuito. Si è ricomposto. Ha riassunto lo sguardo sereno ma distaccato e l'aria vissuta.
(Mezz'ora dopo ha preso l'ennesima nota sul diario.)
"Tu, Gatto Selvatico, hai otto virgola cinque. Ma non me lo sogno nemmeno di darti nove, visto come ti comporti. Il tuo zero virgola cinque comunque ti verrà aggiunto regolarmente nel secondo quadrimestre, se adesso te lo levo."
Negli occhi del Gatto passa un istante di vero dolore, ma stavolta non replica. Poi borbottando, ma in tono serio, non provocatorio come al solito, mi fa: "Ma mi va benissimo anche il mio otto."
"E allora sei scemo. Sei scemo perchè puoi avere nove e ti accontenti di otto."
Invece di fare il pazzo o di offendersi o di restarci male, ha capito. La Castagna non usa mai le parole scemo imbecille o deficiente coi suoi alunni. Salvo quando li vede farsi del male da soli. E lui lo sa bene.
"Ossantiddio"
"Che succede?"
"Ce l'hai presente quel ragazzino geniale che ho in classe, Punta di Diamante?"
"Aha?"
"Ha la media del NOVE E OTTANTATRE di Storia. Con me. Che penso di aver dato solo un dieci di storia in otto anni, e al Mostro. Capito? Cosa faccio adesso?"
"Eh, gli dai dieci."
"Ma... il primo quadrimestre?"
"E se ha dieci, gli dai dieci."
"Ma se poi mi si esalta?"
"E tu gli dai dieci e gli dici che è un coglione se non lo prende anche nel secondo quadrimestre."
Così, serena e lapidaria, la Compagna Collega, il cui figlio minore è esattamente lo stesso tipo di Punta di Diamante.
III B, ore 12,30 del giorno successivo
"Tu sei messo così... tu sei arrivata a cosà... devo risentire te perchè sei a 6,5 spaccato... E poi va beh c'è Punta di Diamante, che veramente mi mette in crisi..."
"Ma lui c'ha nove, prof!"
"No, c'ha dieci!"
"Ecco, infatti."
"Ma prof... DIECI?"
"E se ha la media del nove e ottantatre gli devo dare dieci per forza."
Pausa.
"Però se io ti metto dieci in pagella ora e tu non lo prendi anche a giugno sei un c... non lo posso dire, in classe."
Gli altri ridacchiano. Lui è l'unico che non ha aperto bocca, e dire che di norma lui parla, parla sempre. Ma sull'enunciazione pubblica della sua media ha fatto uno dei suoi rari sorrisi non beffardi, e precisamente l'incantevole sorriso numero 1, quello da bambino entusiasta, che illumina la stanza a giorno anche al crepuscolo.
Quando ha sentito la mia frase con parolaccia autocensurata, il sorriso era già scomparso, ma aveva decine di fossette intorno alla bocca nel tentativo di trattenerne un altro (mai far vedere a un'insegnante quanto ci tieni veramente) e gli occhi grandissimi che sembravano due piattini da caffè pieni di stelle. Ha annuito. Si è ricomposto. Ha riassunto lo sguardo sereno ma distaccato e l'aria vissuta.
(Mezz'ora dopo ha preso l'ennesima nota sul diario.)
"Tu, Gatto Selvatico, hai otto virgola cinque. Ma non me lo sogno nemmeno di darti nove, visto come ti comporti. Il tuo zero virgola cinque comunque ti verrà aggiunto regolarmente nel secondo quadrimestre, se adesso te lo levo."
Negli occhi del Gatto passa un istante di vero dolore, ma stavolta non replica. Poi borbottando, ma in tono serio, non provocatorio come al solito, mi fa: "Ma mi va benissimo anche il mio otto."
"E allora sei scemo. Sei scemo perchè puoi avere nove e ti accontenti di otto."
Invece di fare il pazzo o di offendersi o di restarci male, ha capito. La Castagna non usa mai le parole scemo imbecille o deficiente coi suoi alunni. Salvo quando li vede farsi del male da soli. E lui lo sa bene.
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me tanto felice
venerdì 28 gennaio 2011
Genitori moderni... o poveri ingenui???
Care mamme, cari papà, cari lettori e lettrici in generale, ora vi sottopongo un fenomeno.
La blogamica Polly di quasi ventisette anni e già tre figlie mi si agita al pensiero che la vita sessuale degli adolescenti oggi cominci a metà della terza media. E non è certo l'unica cui questo pensiero mette i brividi.
Ora, premesso che, a parte uno o due casi di confessione esplicita, noi insegnanti non abbiamo il diritto di sapere niente della vita privata dei nostri fanciulli e quindi non facciamo domande, dirò che quando parlo di vita sessuale io di preciso non so se mi riferisco a rapporti sessuali veri e propri, o a cose che ci somigliano parecchio ma senza sconfinare in niente che richieda un anticoncezionale. Inoltre è pur vero che nei corridoi delle scuole medie si riesce a cogliere solitamente solo la mano nella mano, il braccio sulla spalla e un bacino veloce, niente a che vedere con i baci veri da apnea che a volte intravedo passando di fronte allo scientifico all'ora dell'uscita. Quindi più o meno quel che si vedeva già all'epoca mia tra quelli di terza, solo che ora diciamo che, dopo la prima settimana di prima media, se non sei proprio un roito, hai già la possibilità di fidanzarti, e se sei carino/a sono quelli e quelle di terza che ti puntano dal primo giorno. Però non rilassatevi, madri e padri: i colleghi che portano i ragazzi in gita lunga hanno a volte trovato gente imboscata in camera a limonare duro, e anche con qualche cerniera calata.
Okay, ora voglio che smettiate di visualizzare vostra figlia tredicenne lunga distesa sotto un giovanissimo campione di basket che sta armeggiando coi suoi jeans. Respirate. State calmi.
I professori che beccano queste scene le beccano proprio perchè ci stanno attenti, a non lasciare la vostra principessina sola e incustodita col giovane atleta. Quindi asciugatevi il sudore e andiamo avanti col discorso, che poi devo chiedervi una cosa importante.
Peraltro esistono anche delle scene di una tenerezza disarmante, i ragazzini delle medie credo siano gli unici che ancora scrivono lettere d'amore con carta e pennarelli e che fanno trovare il pacchettino infiocchettato sul banco del loro amorino, e bisognerebbe essere perversi noi adulti per sospettare che nel loro interesse per un compagno di scuola ci sia per forza un secondo fine sessuale.
Ma se non si può essere perversi non si può nemmeno essere sordi e ciechi. L'anno scorso una mamma è venuta a dirmi che il tenero fidanzatino UNDICENNE di sua figlia dodicenne le aveva chiesto una prestazione "che solitamente si concede solo al proprio marito" (e neanche sempre, secondo molte donne che conosco) e, ricevuto un imbarazzato rifiuto dalla ragazzina, era andato a procurarsi questo favore da una di terza che era famosa in tutta la scuola per concedersi in modo quanto mai generoso.
E' che una volta, permettetemi la franchezza, i ragazzini di una certa età molte cose che uomini e donne fanno non se le andavano granchè a immaginare. Oggi il pompino è abbondantemente sdoganato nei film, nelle serie tv, nelle barzellette e sui giornali (un grazie a Bill Clinton e alla sua stagista per aver imposto il fenomeno all'attenzione del mondo...), così come è sdoganato il bacio saffico (grazie a Madonna e Britney Spears).
Ora, per favore, pulite dove avete vomitato il pranzo all'idea di vostra figlia tredicenne che fornisce una prestazione orale a quel compagnetto tanto carino che le telefona tutti i giorni alle quattro per controllare i compiti, poi andate a sciacquarvi la faccia, respirate lentamente e profondamente, e riprendiamo.
Perchè ora viene la domanda.
Non è la prima volta che mi sento dire candidamente da un ragazzino o da una madre che il fidanzatino o la fidanzatina di dodici anni è ammesso in famiglia, a merenda, a fare i compiti e a cena. E ho anche letto in un tema di una ragazzina (14 anni) LASCIATA A DORMIRE DAL FIDANZATINO (13). Presenti i genitori di lui, chiaro. Però, cavolo.
Ecco, se non fosse che non puoi fare certe domande ai ragazzi e nemmeno ai loro genitori, qui era da chiederlo: ma a dormire dove? in un'altra stanza? sul divano? o nel lettino degli ospiti in camera del pargolo? E quando lei sta a casa di lui al pomeriggio a fare i compiti, sono soli o no? E la porta della stanza dove fanno i compiti è aperta? E' chiusa? E i genitori mettono la testa dentro la camera per chiamarli a fare merenda o sono al piano di sotto?
Ora vi chiedo, perchè onestamente non lo so, all'epoca mia non usava proprio questa cosa, ma a voi pare sensata questa politica del tenere a dormire il fidanzatino? Sapendo che è il fidanzatino, intendo.
Certo io andavo a fare i compiti da qualche compagno a tredici anni, ma se mia madre avesse mai sospettato che stavamo insieme avrebbe attuato una politica di controllo ben precisa, per esempio saremmo stati da me e non da lui, e con un adulto (mio padre, che col suo cipiglio britannico serissimo terrorizzava i miei fidanzati anche quando erano ventenni) sempre praticamente a portata d'orecchio quando non d'occhio. Sull'andare al cinema, alle feste, in pizzeria o al luna park con i compagni okay, ci siamo, si poteva fare, c'era qualche coppietta, sì, ma stavamo sempre in gruppo. Del dormire da qualcuno, a meno che non fosse l'amica del cuore, non se ne parlava proprio.
Voi cosa ne dite?
Non è che sia di facile definizione, dato che nella fascia undici - quattordici esistono i giovani mandrilli in crescita e le ninfette, ma anche gli innocenti inconsapevoli e le animucce romantiche: chi rischia di più, il genitore che non permette alla ragazzina di andare sola a fare la ricerca di storia a casa del fidanzatino alle quattro di pomeriggio (e magari contribuisce a far venire delle curiosità pruriginose a fanciullini dallo sguardo puro) o il genitore che li vede ancora come bambini e li lascia dormire insieme? Chi è più lontano dalla realtà, chi pensa che a tredici anni con un bacetto e un abbraccio hai fatto tutto quel che desideravi o chi teme che, con tutto quel che vedono in tv e su internet, le coppiette saltino quasi il bacetto per passare subito a una gara coi compagni e le compagne a chi si è già spinto oltre un certo limite?
A qualcuno gira la testa adesso, eh? A me sì, e figli non ne ho, mi fa solo effetto pensare che nel 1989 eri una sfigata se a quindici anni non avevi baciato nessuno, adesso magari sei una sfigata se a quattordici non hai già dato prova di competenze tecniche pari a quelle di una professionista.
Voi cosa fate/ fareste? e in generale che ne dite?
La blogamica Polly di quasi ventisette anni e già tre figlie mi si agita al pensiero che la vita sessuale degli adolescenti oggi cominci a metà della terza media. E non è certo l'unica cui questo pensiero mette i brividi.
Ora, premesso che, a parte uno o due casi di confessione esplicita, noi insegnanti non abbiamo il diritto di sapere niente della vita privata dei nostri fanciulli e quindi non facciamo domande, dirò che quando parlo di vita sessuale io di preciso non so se mi riferisco a rapporti sessuali veri e propri, o a cose che ci somigliano parecchio ma senza sconfinare in niente che richieda un anticoncezionale. Inoltre è pur vero che nei corridoi delle scuole medie si riesce a cogliere solitamente solo la mano nella mano, il braccio sulla spalla e un bacino veloce, niente a che vedere con i baci veri da apnea che a volte intravedo passando di fronte allo scientifico all'ora dell'uscita. Quindi più o meno quel che si vedeva già all'epoca mia tra quelli di terza, solo che ora diciamo che, dopo la prima settimana di prima media, se non sei proprio un roito, hai già la possibilità di fidanzarti, e se sei carino/a sono quelli e quelle di terza che ti puntano dal primo giorno. Però non rilassatevi, madri e padri: i colleghi che portano i ragazzi in gita lunga hanno a volte trovato gente imboscata in camera a limonare duro, e anche con qualche cerniera calata.
Okay, ora voglio che smettiate di visualizzare vostra figlia tredicenne lunga distesa sotto un giovanissimo campione di basket che sta armeggiando coi suoi jeans. Respirate. State calmi.
I professori che beccano queste scene le beccano proprio perchè ci stanno attenti, a non lasciare la vostra principessina sola e incustodita col giovane atleta. Quindi asciugatevi il sudore e andiamo avanti col discorso, che poi devo chiedervi una cosa importante.
Peraltro esistono anche delle scene di una tenerezza disarmante, i ragazzini delle medie credo siano gli unici che ancora scrivono lettere d'amore con carta e pennarelli e che fanno trovare il pacchettino infiocchettato sul banco del loro amorino, e bisognerebbe essere perversi noi adulti per sospettare che nel loro interesse per un compagno di scuola ci sia per forza un secondo fine sessuale.
Ma se non si può essere perversi non si può nemmeno essere sordi e ciechi. L'anno scorso una mamma è venuta a dirmi che il tenero fidanzatino UNDICENNE di sua figlia dodicenne le aveva chiesto una prestazione "che solitamente si concede solo al proprio marito" (e neanche sempre, secondo molte donne che conosco) e, ricevuto un imbarazzato rifiuto dalla ragazzina, era andato a procurarsi questo favore da una di terza che era famosa in tutta la scuola per concedersi in modo quanto mai generoso.
E' che una volta, permettetemi la franchezza, i ragazzini di una certa età molte cose che uomini e donne fanno non se le andavano granchè a immaginare. Oggi il pompino è abbondantemente sdoganato nei film, nelle serie tv, nelle barzellette e sui giornali (un grazie a Bill Clinton e alla sua stagista per aver imposto il fenomeno all'attenzione del mondo...), così come è sdoganato il bacio saffico (grazie a Madonna e Britney Spears).
Ora, per favore, pulite dove avete vomitato il pranzo all'idea di vostra figlia tredicenne che fornisce una prestazione orale a quel compagnetto tanto carino che le telefona tutti i giorni alle quattro per controllare i compiti, poi andate a sciacquarvi la faccia, respirate lentamente e profondamente, e riprendiamo.
Perchè ora viene la domanda.
Non è la prima volta che mi sento dire candidamente da un ragazzino o da una madre che il fidanzatino o la fidanzatina di dodici anni è ammesso in famiglia, a merenda, a fare i compiti e a cena. E ho anche letto in un tema di una ragazzina (14 anni) LASCIATA A DORMIRE DAL FIDANZATINO (13). Presenti i genitori di lui, chiaro. Però, cavolo.
Ecco, se non fosse che non puoi fare certe domande ai ragazzi e nemmeno ai loro genitori, qui era da chiederlo: ma a dormire dove? in un'altra stanza? sul divano? o nel lettino degli ospiti in camera del pargolo? E quando lei sta a casa di lui al pomeriggio a fare i compiti, sono soli o no? E la porta della stanza dove fanno i compiti è aperta? E' chiusa? E i genitori mettono la testa dentro la camera per chiamarli a fare merenda o sono al piano di sotto?
Ora vi chiedo, perchè onestamente non lo so, all'epoca mia non usava proprio questa cosa, ma a voi pare sensata questa politica del tenere a dormire il fidanzatino? Sapendo che è il fidanzatino, intendo.
Certo io andavo a fare i compiti da qualche compagno a tredici anni, ma se mia madre avesse mai sospettato che stavamo insieme avrebbe attuato una politica di controllo ben precisa, per esempio saremmo stati da me e non da lui, e con un adulto (mio padre, che col suo cipiglio britannico serissimo terrorizzava i miei fidanzati anche quando erano ventenni) sempre praticamente a portata d'orecchio quando non d'occhio. Sull'andare al cinema, alle feste, in pizzeria o al luna park con i compagni okay, ci siamo, si poteva fare, c'era qualche coppietta, sì, ma stavamo sempre in gruppo. Del dormire da qualcuno, a meno che non fosse l'amica del cuore, non se ne parlava proprio.
Voi cosa ne dite?
Non è che sia di facile definizione, dato che nella fascia undici - quattordici esistono i giovani mandrilli in crescita e le ninfette, ma anche gli innocenti inconsapevoli e le animucce romantiche: chi rischia di più, il genitore che non permette alla ragazzina di andare sola a fare la ricerca di storia a casa del fidanzatino alle quattro di pomeriggio (e magari contribuisce a far venire delle curiosità pruriginose a fanciullini dallo sguardo puro) o il genitore che li vede ancora come bambini e li lascia dormire insieme? Chi è più lontano dalla realtà, chi pensa che a tredici anni con un bacetto e un abbraccio hai fatto tutto quel che desideravi o chi teme che, con tutto quel che vedono in tv e su internet, le coppiette saltino quasi il bacetto per passare subito a una gara coi compagni e le compagne a chi si è già spinto oltre un certo limite?
A qualcuno gira la testa adesso, eh? A me sì, e figli non ne ho, mi fa solo effetto pensare che nel 1989 eri una sfigata se a quindici anni non avevi baciato nessuno, adesso magari sei una sfigata se a quattordici non hai già dato prova di competenze tecniche pari a quelle di una professionista.
Voi cosa fate/ fareste? e in generale che ne dite?
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ahia,
excuse my french,
poveri noi,
spiegazioni necessarie,
varie ed eventuali
giovedì 27 gennaio 2011
Hot! Hot! Hot!
Beh. Penso che potrei vincere i campionati mondiali di pattinaggio su ghiaccio, dopo oggi.
"Io non vi giudicherò mai male per una simpatia, un'amicizia, un innamoramento, e ora parlo delle ragazze ma intendo con questo qualsiasi orientamento e interesse sentimentale o sessuale che possiate avere... Però... non posso chiedervi se mi sbaglio, perchè mi mentireste. E avete ragione, anche io mentirei in questo caso. Ma... forse dico cose inutili, però circolano voci su ragazzi di questa e altre classi che passano parecchio tempo da soli a casa, di pomeriggio, e usano il computer senza controllo dei genitori. Ora, io lo so che voi avete sane e normali curiosità, ma, a parte ricordarvi che quel che vedete sui siti porno NON CORRISPONDE a quello che poi vi succede sul serio nella vita reale... adesso vi vedo fidanzati con le ragazzine di altre classi, vi vedo frequentare un certo giro di maschi che appunto si sa che sono un po' più svegli di altri e forse un po' meno seguiti dalle famiglie, e vi volevo dire prima di tutto di non farvi per forza trascinare a fare gare coi vostri coetanei su certe cose, poi di stare molto attenti su internet a cosa fate e con chi chattate, e infine che, beh, dovete rendervi conto che una cosa è perdere tempo giocando due ore alla playstation: poi uno si stanca, mette via la play e non ci pensa più, invece se voi passate la giornata a girare su internet, parlare o messaggiare con amici sulle questioni di ragazze, poi siete straniti, dormite male di notte, non riuscite a concentrarvi bene su quel che fate e, sì insomma, in generale siete agitati ed è un po' pericoloso per il vostro lavoro scolastico, anche se è normale... Io a volte entro in questa classe e mi sembra di vedere dei cavalli che non possono correre e stanno legati da giorni, ma sapete che per quanto possa capirvi non posso certo mandarvi a correre tra un'ora di storia e una di letteratura. Mi sono spiegata?"
Questo, ma espresso in modo ancora più confuso di così, era il discorso.
Davanti a me, nella classe semivuota, le facce sorprese e attentissime di Gatto Selvatico, Minimuto, Bambino di Pane, Punta di Diamante, Terremoto, Cuba Caliente, Timido Carino e Incontenibile. Le femmine erano state mandate in corridoio, dopo tre giorni che cercavo invano un collega che me le guardasse mentre io affrontavo il Discorso sugli Ormoni, che rimarrà nella storia come uno dei più imbarazzanti della mia carriera.
Perchè in buona sostanza stavo dicendo:
"No, gente, qui il punto è che se vi ammazzate di seghe per sei ore al giorno (alcuni) o peggio se in testa avete solo una cosa che vorreste ottenere / state appunto per ottenere in questi giorni / avete appena ottenuto dalle vostre fidanzatine (altri), poi per forza che a scuola non si riesce a farvi fare un lavoro decente e a tenervi concentrati per più di dieci minuti."
E, se avessi potuto dirla letteralmente così, avrei fatto prima e avuto la stessa dose di imbarazzo, ma purtroppo sono una signora e oltretutto di questi tempi una che fa il mio mestiere rischia di finire sul giornale per molto meno. Quindi l'ho presa alla larga, ma hanno capito, mi pare.
Io ero certissima di non sbagliarmi: sono giorni in cui i maschi della III B, soprattutto quelli che fanno coppia fissa con qualche ragazzina, si appartano a due a due a confidarsi cose con una certa faccia, e se si avvicina il collega di religione, nemmeno trentenne, al quale dicono praticamente tutto, ridacchiano contenti, se passo io di lì invece si mordono visibilmente la lingua con aria di urgenza.
La collega Brava Crista lamenta di avere dei ragazzi in III A che non riescono più a formulare un pensiero distinto dalle questioni di sesso, tra cui uno che è stato preso di mira dalle ragazzine di prima, si è completamente sballato e non riesce più a combinare niente.
E' che in passato era la primavera che faceva questo effetto: adesso invece questi preadolescenti terribili vanno in amore a gennaio come i gatti. Ci sono state un buon numero di mattine, recentemente, in cui entrare nell'aula della mia terza significava scontrarsi contro un muro di feromoni.
Io ci sono abituata ormai, i primi anni mi faceva strano, ora mi limito a ringraziare Dio di non essere passata di ruolo in un istituto tecnico con il 98% di alunni maschi e tiro dritta, ma davvero alcuni dei miei ragazzi stanno perdendo la bussola in questi giorni.
In ogni caso, di fronte all'apparente faccia di bronzo con cui ho affrontato il tema, oggi non hanno negato. Anzi qualcuno (Gatto Selvatico, nella sua fase provocatoria che non accenna a finire) è intervenuto ridacchiando per specificare che sui siti porno ci va di sera, non di pomeriggio. E qualcun altro, serissimo, gli ha fatto notare che è lo stesso, anzi peggio, perchè così si va pure a letto tardi. Sul fatto del dormire male, Terremoto, la cui vita sentimentale è vissuta già dall'anno scorso in modo assolutamente solare e trasparente, mi ha corretto: "ma guardi che non è che se passi il pomeriggio con la fidanzata poi dormi male..."
Cuba Caliente, che invece è più il genere del bel tenebroso de sangre latino tormentato da cattolici sensi di colpa, gli ha detto che non è vero.
Punta di Diamante, che è strafidanzato da prima di Natale e cresce a un ritmo tale che ogni settimana sembra dimostri un anno di più, mi guardava affascinato, con gli occhi pieni della solita acuminata intelligenza e il pensiero, leggibile in fronte, "ma guarda quante cose sanno questi qua di noi, chi l'avrebbe mai immaginato".
Ora aspetto di vedere se cambia qualcosa e in che modo.
Almeno non tartasserò più l'Uomo con domande che iniziano con la formula: "Scusa, senti, ma se tu avessi un figlio di 14 anni che all'improvviso in testa ha soltanto la..."
Però c'è un particolare. Alla fine del discorso, prima che riunissi di nuovo la classe e interrogassi di grammatica, mi son sentita dire con insistenza: "Prof, però allora deve fare anche un discorsetto alle ragazze..."
"Sì, eh?"
"Sì sì!"
Ummm. Potrei non essere tanto tranquilla, dopo questa frase.
"Io non vi giudicherò mai male per una simpatia, un'amicizia, un innamoramento, e ora parlo delle ragazze ma intendo con questo qualsiasi orientamento e interesse sentimentale o sessuale che possiate avere... Però... non posso chiedervi se mi sbaglio, perchè mi mentireste. E avete ragione, anche io mentirei in questo caso. Ma... forse dico cose inutili, però circolano voci su ragazzi di questa e altre classi che passano parecchio tempo da soli a casa, di pomeriggio, e usano il computer senza controllo dei genitori. Ora, io lo so che voi avete sane e normali curiosità, ma, a parte ricordarvi che quel che vedete sui siti porno NON CORRISPONDE a quello che poi vi succede sul serio nella vita reale... adesso vi vedo fidanzati con le ragazzine di altre classi, vi vedo frequentare un certo giro di maschi che appunto si sa che sono un po' più svegli di altri e forse un po' meno seguiti dalle famiglie, e vi volevo dire prima di tutto di non farvi per forza trascinare a fare gare coi vostri coetanei su certe cose, poi di stare molto attenti su internet a cosa fate e con chi chattate, e infine che, beh, dovete rendervi conto che una cosa è perdere tempo giocando due ore alla playstation: poi uno si stanca, mette via la play e non ci pensa più, invece se voi passate la giornata a girare su internet, parlare o messaggiare con amici sulle questioni di ragazze, poi siete straniti, dormite male di notte, non riuscite a concentrarvi bene su quel che fate e, sì insomma, in generale siete agitati ed è un po' pericoloso per il vostro lavoro scolastico, anche se è normale... Io a volte entro in questa classe e mi sembra di vedere dei cavalli che non possono correre e stanno legati da giorni, ma sapete che per quanto possa capirvi non posso certo mandarvi a correre tra un'ora di storia e una di letteratura. Mi sono spiegata?"
Questo, ma espresso in modo ancora più confuso di così, era il discorso.
Davanti a me, nella classe semivuota, le facce sorprese e attentissime di Gatto Selvatico, Minimuto, Bambino di Pane, Punta di Diamante, Terremoto, Cuba Caliente, Timido Carino e Incontenibile. Le femmine erano state mandate in corridoio, dopo tre giorni che cercavo invano un collega che me le guardasse mentre io affrontavo il Discorso sugli Ormoni, che rimarrà nella storia come uno dei più imbarazzanti della mia carriera.
Perchè in buona sostanza stavo dicendo:
"No, gente, qui il punto è che se vi ammazzate di seghe per sei ore al giorno (alcuni) o peggio se in testa avete solo una cosa che vorreste ottenere / state appunto per ottenere in questi giorni / avete appena ottenuto dalle vostre fidanzatine (altri), poi per forza che a scuola non si riesce a farvi fare un lavoro decente e a tenervi concentrati per più di dieci minuti."
E, se avessi potuto dirla letteralmente così, avrei fatto prima e avuto la stessa dose di imbarazzo, ma purtroppo sono una signora e oltretutto di questi tempi una che fa il mio mestiere rischia di finire sul giornale per molto meno. Quindi l'ho presa alla larga, ma hanno capito, mi pare.
Io ero certissima di non sbagliarmi: sono giorni in cui i maschi della III B, soprattutto quelli che fanno coppia fissa con qualche ragazzina, si appartano a due a due a confidarsi cose con una certa faccia, e se si avvicina il collega di religione, nemmeno trentenne, al quale dicono praticamente tutto, ridacchiano contenti, se passo io di lì invece si mordono visibilmente la lingua con aria di urgenza.
La collega Brava Crista lamenta di avere dei ragazzi in III A che non riescono più a formulare un pensiero distinto dalle questioni di sesso, tra cui uno che è stato preso di mira dalle ragazzine di prima, si è completamente sballato e non riesce più a combinare niente.
E' che in passato era la primavera che faceva questo effetto: adesso invece questi preadolescenti terribili vanno in amore a gennaio come i gatti. Ci sono state un buon numero di mattine, recentemente, in cui entrare nell'aula della mia terza significava scontrarsi contro un muro di feromoni.
Io ci sono abituata ormai, i primi anni mi faceva strano, ora mi limito a ringraziare Dio di non essere passata di ruolo in un istituto tecnico con il 98% di alunni maschi e tiro dritta, ma davvero alcuni dei miei ragazzi stanno perdendo la bussola in questi giorni.
In ogni caso, di fronte all'apparente faccia di bronzo con cui ho affrontato il tema, oggi non hanno negato. Anzi qualcuno (Gatto Selvatico, nella sua fase provocatoria che non accenna a finire) è intervenuto ridacchiando per specificare che sui siti porno ci va di sera, non di pomeriggio. E qualcun altro, serissimo, gli ha fatto notare che è lo stesso, anzi peggio, perchè così si va pure a letto tardi. Sul fatto del dormire male, Terremoto, la cui vita sentimentale è vissuta già dall'anno scorso in modo assolutamente solare e trasparente, mi ha corretto: "ma guardi che non è che se passi il pomeriggio con la fidanzata poi dormi male..."
Cuba Caliente, che invece è più il genere del bel tenebroso de sangre latino tormentato da cattolici sensi di colpa, gli ha detto che non è vero.
Punta di Diamante, che è strafidanzato da prima di Natale e cresce a un ritmo tale che ogni settimana sembra dimostri un anno di più, mi guardava affascinato, con gli occhi pieni della solita acuminata intelligenza e il pensiero, leggibile in fronte, "ma guarda quante cose sanno questi qua di noi, chi l'avrebbe mai immaginato".
Ora aspetto di vedere se cambia qualcosa e in che modo.
Almeno non tartasserò più l'Uomo con domande che iniziano con la formula: "Scusa, senti, ma se tu avessi un figlio di 14 anni che all'improvviso in testa ha soltanto la..."
Però c'è un particolare. Alla fine del discorso, prima che riunissi di nuovo la classe e interrogassi di grammatica, mi son sentita dire con insistenza: "Prof, però allora deve fare anche un discorsetto alle ragazze..."
"Sì, eh?"
"Sì sì!"
Ummm. Potrei non essere tanto tranquilla, dopo questa frase.
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ma me l'aveva scritto il medico?,
poveri noi
mercoledì 26 gennaio 2011
Libiam...
Mi sono resa conto che ieri era il decimo anniversario del mio andare a vivere da sola.
Dieci anni fa per la prima volta a quest'ora mi svegliavo a casa mia.
Spettacolo.
Queste sì che sono cose da festeggiare, altro che quella specie di abitudine barbarica di fare Capodanno.
Dieci anni fa per la prima volta a quest'ora mi svegliavo a casa mia.
Spettacolo.
Queste sì che sono cose da festeggiare, altro che quella specie di abitudine barbarica di fare Capodanno.
martedì 25 gennaio 2011
Castagna ci riprova
Ci ho pensato un po' e, beh, la cosa che mi era piaciuta di più in effetti nella prima e per adesso ultima lezione di GAG era la musica, il muoversi a tempo.
Ora, nella mia infanzia ho portato per tre o quattro anni il fottuto body e la stronza di una calzamaglia, per la precisione ho fatto il corso preparatorio di ginnastica artistica e due anni di danza classica, ripromettendomi poi che non avrei mai più messo piede in una sala con degli specchi dove la parola che si sentiva più spesso era "plié". Più avanti ho fatto il corso di danza jazz per un annetto, alle medie. Ho ricordi terrificanti delle insegnanti, tutte inequivocabilmente allergiche ai bambini, che ci guardavano schifate mentre ripetevamo cento volte gli stessi errori.
L'unica cosa che mi è rimasta, a parte la puzza inconfondibile dello spogliatoio e il fastidio di mettere la faccia sul pavimento negli interminabili esercizi di allungamento, è un amore misto a odio per la posizione della farfalla, quella in cui devi schiacciare con i gomiti le ginocchia fino a far loro toccare il pavimento e non piangere se ti esce l'anca dalla sua sede naturale (a otto anni non mi usciva, ma era lo stesso molto doloroso; poi però tutta quella fatica mi è venuta utile per lo yoga). E l'odore stranamente appetitoso del glitter che le madri, o nel mio caso la zia, ci spalmavano in faccia prima dei saggi.
Comunque oggi, dato che avevo comunicato al mondo dei blogamici e anche a Guendalina che la mia carriera nella palestra dei quartieri alti si è già interrotta, avrei potuto sonoramente girarmi di là e lasciar perdere qualsiasi tentativo di fitness, almeno fino alla stagione delle camminate. Ma i trentacinque compiuti fanno effetto, non che l'abbia presa male, ma è come se mi dicessi "bambola, non contiamoci musse*, se certe cose non ti spicci a farle ora, poi non le fai davvero mai più" (*mussa = genovesismo per balla. Suona molto più volgare di balla, non usatelo).
Perciò ho deciso di cavalcare il lato piacevole della cosa, che è quello di muoversi con un po' di musica, e di fare del mio meglio per recuperare del materiale facilmente utilizzabile a casa.
Sono andata a vedere cosa diavolo è una Wii, ma c'erano tanti di quegli accessori che non capivo cosa avrei dovuto acquistare. E costava abbastanza. Poi ho trovato, a 4,90 euro l'uno, gli ultimi sopravvissuti di una dinastia ormai estinta di dvd. Yoga, Pilates e danza orientale.
Beh? Cazzo ridete?
Non è che a trentacinque anni possa mettermi a fasciarmi i piedi con le fettine di vitella e calcare un palcoscenico di legno portando i miei settanta rigogliosi chili sulle punte, no? Nè peraltro tatuarmi una tigre sulla parte finale della schiena, mettermi dei pantaloni a vita bassa col cavallo all'altezza delle ginocchia e un stupido berrettino e fare dell'hip hop sotto i portici del centro, vi pare?
E posso dire una cosa sulla danza jazz o altre simili cose che richiedono una coreografia, prevalentemente di gruppo? A parte sentirmi idiota a farle (credo onestamente che il solo che mi divertirebbe sarebbe il ballo country, le camicie a quadrettoni e il cappello da cowboy mi stanno benissimo, e coi jeans sono ancora guardabile, anche se non ho il punto vita di Daisy Duke), non posso infliggere una specie di Maga Magò che zompa su e giù per il salotto ai vicini di sotto.
La danza orientale è femminile, mediamente lenta, adatta alle donne vere, non alle ragazzine, e se insisti ti fai un bel fisico. L'importante è che l'Uomo non entri mai in casa di sorpresa prima che siano almeno sei mesi che imparo i movimenti, e che i miei alunni non sospettino neanche lontanamente a cosa mi dedico di pomeriggio invece di correggere le loro prove di grammatica.
Oggi ho approfittato della solitudine per vedere il dvd. L'insegnante è una ragazza meridionale non giovanissima ma assolutamente strepitosa, con una cascata di capelli neri e gli occhi truccati in stile arabo. Spiega i passi e i movimenti uno per uno e poi fa vedere una breve coreografia d'esercizio, niente che preveda necessariamente vestirsi di veli e di perline e bere tè alla menta servito da giganteschi eunuchi, una roba tranquilla e al tempo stesso tecnicamente precisa, che io ho provato a seguire, divertendomi un sacco.
Alla fine ho guardato l'orologio: trentacinque minuti di movimento gradevole, le braccia e la schiena piacevolmente indolenzite, il pensiero che certamente ciò che faccio non mi servirà per sedurre uno sceicco e nemmeno lo farò mai vedere all'Uomo, ma probabilmente a insistere con lo shimmy del bacino e una serie di otto orizzontali e verticali con il busto l'estate prossima potrei magari mettermi il bikini senza vedere quei bastardi di rotolini laterali. Mi basterebbe abbondantemente.
Per restare terra terra, comunque, non è che un dvd con cinquanta minuti di esercizio in stile arabeggiante possa scoppiarmelo tutti i giorni, così ho controllato cosa c'era in casa per poter variare. Risultato:
2 dvd di Pilates
1 di yoga
1 di power yoga
1 di yoga per la gravidanza (che comunque mi risulta faccia bene anche se il peso sul mio bacino è costituito da un accumulo di Kinder Bueno, e non da un bambino).
Più un vecchio manuale di danza con sequenze classiche e diversi libri con vari schemi per esercizi di yoga, tai chi e chi kung.
Naturalmente c'è anche tutto il corso di yoga, serissimo e immensamente ben fatto, del maestro Iyengar, quello che facevo con una certa regolarità a ventitre anni, però è in vhs. Devo trovare qualcuno che me lo riversi in digitale.
E così miei cari chiattoni (qui mi rivolgo, già sapete, a Sanguedelmiosangue e Diavolessa), non demordo, anche se mi dichiaro inadeguata alle sessioni di step violento che mi infliggerebbero in palestra.
Ripartiamo dal 1998, quando dopo un brevissimo ricovero in ospedale mi sono messa d'impegno a migliorare la mia salute coi mezzi di cui disponevo.
Ripartiamo dal volerci bene e dal non costringerci all'immobilità e all'inchiattamento progressivo, ma neppure alla tortura cinese e alle umiliazioni.
Che i trentacinque anni, presi così, cioè con lo spirito di affermare "ora basta, facciamo un figlio, ora basta, facciamo del movimento, ora basta, compriamoci la casa in campagna, ora basta, iniziamo a fare sul serio col buddhismo", mi stanno piuttosto piacendo. Mi pare che mi abbiano dato una svegliata.
Ora, nella mia infanzia ho portato per tre o quattro anni il fottuto body e la stronza di una calzamaglia, per la precisione ho fatto il corso preparatorio di ginnastica artistica e due anni di danza classica, ripromettendomi poi che non avrei mai più messo piede in una sala con degli specchi dove la parola che si sentiva più spesso era "plié". Più avanti ho fatto il corso di danza jazz per un annetto, alle medie. Ho ricordi terrificanti delle insegnanti, tutte inequivocabilmente allergiche ai bambini, che ci guardavano schifate mentre ripetevamo cento volte gli stessi errori.
L'unica cosa che mi è rimasta, a parte la puzza inconfondibile dello spogliatoio e il fastidio di mettere la faccia sul pavimento negli interminabili esercizi di allungamento, è un amore misto a odio per la posizione della farfalla, quella in cui devi schiacciare con i gomiti le ginocchia fino a far loro toccare il pavimento e non piangere se ti esce l'anca dalla sua sede naturale (a otto anni non mi usciva, ma era lo stesso molto doloroso; poi però tutta quella fatica mi è venuta utile per lo yoga). E l'odore stranamente appetitoso del glitter che le madri, o nel mio caso la zia, ci spalmavano in faccia prima dei saggi.
Comunque oggi, dato che avevo comunicato al mondo dei blogamici e anche a Guendalina che la mia carriera nella palestra dei quartieri alti si è già interrotta, avrei potuto sonoramente girarmi di là e lasciar perdere qualsiasi tentativo di fitness, almeno fino alla stagione delle camminate. Ma i trentacinque compiuti fanno effetto, non che l'abbia presa male, ma è come se mi dicessi "bambola, non contiamoci musse*, se certe cose non ti spicci a farle ora, poi non le fai davvero mai più" (*mussa = genovesismo per balla. Suona molto più volgare di balla, non usatelo).
Perciò ho deciso di cavalcare il lato piacevole della cosa, che è quello di muoversi con un po' di musica, e di fare del mio meglio per recuperare del materiale facilmente utilizzabile a casa.
Sono andata a vedere cosa diavolo è una Wii, ma c'erano tanti di quegli accessori che non capivo cosa avrei dovuto acquistare. E costava abbastanza. Poi ho trovato, a 4,90 euro l'uno, gli ultimi sopravvissuti di una dinastia ormai estinta di dvd. Yoga, Pilates e danza orientale.
Beh? Cazzo ridete?
Non è che a trentacinque anni possa mettermi a fasciarmi i piedi con le fettine di vitella e calcare un palcoscenico di legno portando i miei settanta rigogliosi chili sulle punte, no? Nè peraltro tatuarmi una tigre sulla parte finale della schiena, mettermi dei pantaloni a vita bassa col cavallo all'altezza delle ginocchia e un stupido berrettino e fare dell'hip hop sotto i portici del centro, vi pare?
E posso dire una cosa sulla danza jazz o altre simili cose che richiedono una coreografia, prevalentemente di gruppo? A parte sentirmi idiota a farle (credo onestamente che il solo che mi divertirebbe sarebbe il ballo country, le camicie a quadrettoni e il cappello da cowboy mi stanno benissimo, e coi jeans sono ancora guardabile, anche se non ho il punto vita di Daisy Duke), non posso infliggere una specie di Maga Magò che zompa su e giù per il salotto ai vicini di sotto.
La danza orientale è femminile, mediamente lenta, adatta alle donne vere, non alle ragazzine, e se insisti ti fai un bel fisico. L'importante è che l'Uomo non entri mai in casa di sorpresa prima che siano almeno sei mesi che imparo i movimenti, e che i miei alunni non sospettino neanche lontanamente a cosa mi dedico di pomeriggio invece di correggere le loro prove di grammatica.
Oggi ho approfittato della solitudine per vedere il dvd. L'insegnante è una ragazza meridionale non giovanissima ma assolutamente strepitosa, con una cascata di capelli neri e gli occhi truccati in stile arabo. Spiega i passi e i movimenti uno per uno e poi fa vedere una breve coreografia d'esercizio, niente che preveda necessariamente vestirsi di veli e di perline e bere tè alla menta servito da giganteschi eunuchi, una roba tranquilla e al tempo stesso tecnicamente precisa, che io ho provato a seguire, divertendomi un sacco.
Alla fine ho guardato l'orologio: trentacinque minuti di movimento gradevole, le braccia e la schiena piacevolmente indolenzite, il pensiero che certamente ciò che faccio non mi servirà per sedurre uno sceicco e nemmeno lo farò mai vedere all'Uomo, ma probabilmente a insistere con lo shimmy del bacino e una serie di otto orizzontali e verticali con il busto l'estate prossima potrei magari mettermi il bikini senza vedere quei bastardi di rotolini laterali. Mi basterebbe abbondantemente.
Per restare terra terra, comunque, non è che un dvd con cinquanta minuti di esercizio in stile arabeggiante possa scoppiarmelo tutti i giorni, così ho controllato cosa c'era in casa per poter variare. Risultato:
2 dvd di Pilates
1 di yoga
1 di power yoga
1 di yoga per la gravidanza (che comunque mi risulta faccia bene anche se il peso sul mio bacino è costituito da un accumulo di Kinder Bueno, e non da un bambino).
Più un vecchio manuale di danza con sequenze classiche e diversi libri con vari schemi per esercizi di yoga, tai chi e chi kung.
Naturalmente c'è anche tutto il corso di yoga, serissimo e immensamente ben fatto, del maestro Iyengar, quello che facevo con una certa regolarità a ventitre anni, però è in vhs. Devo trovare qualcuno che me lo riversi in digitale.
E così miei cari chiattoni (qui mi rivolgo, già sapete, a Sanguedelmiosangue e Diavolessa), non demordo, anche se mi dichiaro inadeguata alle sessioni di step violento che mi infliggerebbero in palestra.
Ripartiamo dal 1998, quando dopo un brevissimo ricovero in ospedale mi sono messa d'impegno a migliorare la mia salute coi mezzi di cui disponevo.
Ripartiamo dal volerci bene e dal non costringerci all'immobilità e all'inchiattamento progressivo, ma neppure alla tortura cinese e alle umiliazioni.
Che i trentacinque anni, presi così, cioè con lo spirito di affermare "ora basta, facciamo un figlio, ora basta, facciamo del movimento, ora basta, compriamoci la casa in campagna, ora basta, iniziamo a fare sul serio col buddhismo", mi stanno piuttosto piacendo. Mi pare che mi abbiano dato una svegliata.
Ammissione di sconfitta
Okay, posso ufficialmente smettere di fingere che andrò di nuovo a fare GAG.
Non mentivo quando dicevo che mi è piaciuto, ma il fatto è che se devo fare un'ora di quella roba troppe altre cose della stessa giornata devono ruotare attorno ad essa.
La cosa che io trovo veramente difficile dei corsi di ginnastica non è la fatica, sono gli orari. Se io avessi la giornata libera andrei a fare attività fisica alle dieci e mezza di mattina, sarebbe perfetto per una che fa colazione alle sei e il cui marito si siede a tavola dopo le due, non è assolutamente lo stesso che andare alle sette di sera dopo aver pranzato alle due e mezza e con la consapevolezza che uscire alle otto tutta sudata da una lezione significa sballare l'orario di cena verso le ventidue, con prevedibili conseguenze di andare a letto tardissimo e sentirsi una chiavica il giorno dopo.
Devo trovare una soluzione, però, qua non mi stanno i pantaloni.
Per favore, smettetela di suggerirmi il nuoto. Anche a me piace, lo so che fa bene, ma se trovo troppo complicato organizzare i miei pasti, i miei vestiti e il processo di lavaggio e asciugatura capelli intorno a un orario, non gestirei certo i preparativi e i postparativi di una piscina. Ho nuotato per anni e per fortuna ho ben chiaro da una vita un punto fermo: se mi asciugo male i capelli ho male al collo e alla testa per due giorni. E negli spogliatoi delle piscine i capelli si asciugano SOLO male, non c'è alternativa. Calcolando poi che la temperatura esterna qui in questo periodo è di otto sotto la mattina e circa tre sotto la sera, e che ho il brutto vizio di mestruare una volta al mese, non se ne parla proprio.
Qualcuno mi ha suggerito la Wii. Ci sto facendo un pensiero. Ha l'innegabile vantaggio di essere a casa, disponibile in qualsiasi momento io abbia tempo e voglia, e soprattutto non abbia l'Uomo per i coglioni, visto che l'unica stanza della casa dove potrei fare movimento è il salotto.
Prima di spendere altri soldi però vorrei recuperare un paio di dvd di ginnastica, con quelli (anzi, con le vecchie vhs) in passato avevo raggiunto qualche valido risultato, soprattutto perchè vedere il fisico di una Jane Fonda all' età di Jane Fonda è veramente motivante e i suoi corsi erano bellissimi, allegri e molto bilanciati. Ricordo un emozionante momento in cui a forza di yoga e di dvd di aerobica potevo fare le scale in discesa senza che le mie tette si muovessero a ogni gradino (certo ero più giovane, ma le tette si sa sono influenzate dalla gravità terrestre in proporzione al loro peso e per me questo, dopo gli undici anni, non è mai stato lieve).
Per ora, rientro con somma mestizia nella categoria Chiattoni e chiamo a mia discolpa per un'altra settimana la fine del quadrimestre. Ma prometto che dopo gli scrutini cerco i dvd e li provo.
Non mentivo quando dicevo che mi è piaciuto, ma il fatto è che se devo fare un'ora di quella roba troppe altre cose della stessa giornata devono ruotare attorno ad essa.
La cosa che io trovo veramente difficile dei corsi di ginnastica non è la fatica, sono gli orari. Se io avessi la giornata libera andrei a fare attività fisica alle dieci e mezza di mattina, sarebbe perfetto per una che fa colazione alle sei e il cui marito si siede a tavola dopo le due, non è assolutamente lo stesso che andare alle sette di sera dopo aver pranzato alle due e mezza e con la consapevolezza che uscire alle otto tutta sudata da una lezione significa sballare l'orario di cena verso le ventidue, con prevedibili conseguenze di andare a letto tardissimo e sentirsi una chiavica il giorno dopo.
Devo trovare una soluzione, però, qua non mi stanno i pantaloni.
Per favore, smettetela di suggerirmi il nuoto. Anche a me piace, lo so che fa bene, ma se trovo troppo complicato organizzare i miei pasti, i miei vestiti e il processo di lavaggio e asciugatura capelli intorno a un orario, non gestirei certo i preparativi e i postparativi di una piscina. Ho nuotato per anni e per fortuna ho ben chiaro da una vita un punto fermo: se mi asciugo male i capelli ho male al collo e alla testa per due giorni. E negli spogliatoi delle piscine i capelli si asciugano SOLO male, non c'è alternativa. Calcolando poi che la temperatura esterna qui in questo periodo è di otto sotto la mattina e circa tre sotto la sera, e che ho il brutto vizio di mestruare una volta al mese, non se ne parla proprio.
Qualcuno mi ha suggerito la Wii. Ci sto facendo un pensiero. Ha l'innegabile vantaggio di essere a casa, disponibile in qualsiasi momento io abbia tempo e voglia, e soprattutto non abbia l'Uomo per i coglioni, visto che l'unica stanza della casa dove potrei fare movimento è il salotto.
Prima di spendere altri soldi però vorrei recuperare un paio di dvd di ginnastica, con quelli (anzi, con le vecchie vhs) in passato avevo raggiunto qualche valido risultato, soprattutto perchè vedere il fisico di una Jane Fonda all' età di Jane Fonda è veramente motivante e i suoi corsi erano bellissimi, allegri e molto bilanciati. Ricordo un emozionante momento in cui a forza di yoga e di dvd di aerobica potevo fare le scale in discesa senza che le mie tette si muovessero a ogni gradino (certo ero più giovane, ma le tette si sa sono influenzate dalla gravità terrestre in proporzione al loro peso e per me questo, dopo gli undici anni, non è mai stato lieve).
Per ora, rientro con somma mestizia nella categoria Chiattoni e chiamo a mia discolpa per un'altra settimana la fine del quadrimestre. Ma prometto che dopo gli scrutini cerco i dvd e li provo.
lunedì 24 gennaio 2011
Tornata dal Tibet
Lo so, sono fatta male, ma io tendo a credere veramente di essere in Tibet (e siccome stavolta ha anche nevicato, era abbastanza plausibile) quando vado a Pomaia. E infatti, come chi è veramente stato in un paese lontano, al mio rientro somatizzo un po' di disagi gastrici (ma forse è la cucina ultravegetariana e un po' tanto ruspante del monastero) e anche un discreto jet-lag.
O forse è che stavolta non volevo proprio tornare. Non che non mi vada bene quel che ho qua, ma quel che stavo facendo là mi appagava immensamente.
O forse è che stavolta non volevo proprio tornare. Non che non mi vada bene quel che ho qua, ma quel che stavo facendo là mi appagava immensamente.
martedì 18 gennaio 2011
Il ritorno del Danno - 1
Ve lo ricordate il Danno, tormento e estasi delle mie lezioni nel lontano 2006/2007, archetipo ideale di tutti gli alunni che fanno delle loro professoresse quello che vogliono, precursore della stirpe degli Enfant Terrible e dei Punta di Diamante?
Quello che quest'estate si è fatto venti giorni di coma per un incidente d'auto, sì, lui. (Che, detto adesso, sembra di parlare di uno che ha fatto un paio di giorni di attesa in un aeroporto durante le vacanze, ma chi leggeva questo blog ad agosto sa quanto son stati lunghi quei venti giorni per chi gli vuol bene.)
Beh, giovedì scorso sono a scuola in anticipo per riorganizzarmi il lavoro e così, dal nulla, mi portano il telefono cordless della segreteria. "E' la mamma di A..." comincia la segretaria, e io sto già prendendo il telefono convinta che si parli dell'omonimo Terremoto, quando sento il cognome, che mi riporta di colpo a quattro anni fa.
Sbatto le palpebre. Perchè mi cerca?
Rispondo. Cerca me perchè io e suo figlio ci siam scritti qualche saluto su Facebook. Dopo le dovute felicitazioni da parte mia sul fatto che il Danno se l'è vista brutta ma se l'è cavata, e i ringraziamenti della mamma per la grande partecipazione degli ex prof alla sua vicenda, la signora mi dice che il Danno vorrebbe venirci a trovare. Mi chiede di controllare l'orario per dirle un giorno che vada bene, in cui possa vedere un buon numero di noi professori.
Ci accordiamo per un mercoledì e lo comunico ai colleghi.
Poi sprofondo nel magone. Perchè la signora mi ha detto che il Danno è ancora seguito in day hospital diverse mattine a settimana. Che non è tornato a scuola per ora, che ricominceranno con qualche lezione privata forse, perchè fa fatica a concentrarsi e memorizzare. Sul mio "l'importante è che stia bene" lei nicchia un po', dicendo cose tipo "eh sì, pian piano, è una cosa lunga".
Riferisco al Gigante quel che ci siamo dette e lui mi fa: "Eh, qualcuno mi ha detto che l'ha incontrato, che fa fatica a parlare". Lì per lì equivoco e penso a un problema neurologico, prendendola malissimo. Poi mi ricordo che a causa dei traumi riportati nell'incidente il Danno ha subito un intervento alle corde vocali, e mi consolo un po'.
Passo comunque un pomeriggio, meteorologicamente cupo e nebbioso, con un umore di merda, a pensare allo splendore di alunno che conoscevo, quello che quando gli facevo una domanda mi diceva "Aspetti, la so: era in alto a sinistra nella seconda pagina" e poi si ricordava la risposta. Mi fa star male pensare che quel cervello ora sia in difficoltà nel ricordarsi un testo.
Beh, domani lo vedremo.
Quello che quest'estate si è fatto venti giorni di coma per un incidente d'auto, sì, lui. (Che, detto adesso, sembra di parlare di uno che ha fatto un paio di giorni di attesa in un aeroporto durante le vacanze, ma chi leggeva questo blog ad agosto sa quanto son stati lunghi quei venti giorni per chi gli vuol bene.)
Beh, giovedì scorso sono a scuola in anticipo per riorganizzarmi il lavoro e così, dal nulla, mi portano il telefono cordless della segreteria. "E' la mamma di A..." comincia la segretaria, e io sto già prendendo il telefono convinta che si parli dell'omonimo Terremoto, quando sento il cognome, che mi riporta di colpo a quattro anni fa.
Sbatto le palpebre. Perchè mi cerca?
Rispondo. Cerca me perchè io e suo figlio ci siam scritti qualche saluto su Facebook. Dopo le dovute felicitazioni da parte mia sul fatto che il Danno se l'è vista brutta ma se l'è cavata, e i ringraziamenti della mamma per la grande partecipazione degli ex prof alla sua vicenda, la signora mi dice che il Danno vorrebbe venirci a trovare. Mi chiede di controllare l'orario per dirle un giorno che vada bene, in cui possa vedere un buon numero di noi professori.
Ci accordiamo per un mercoledì e lo comunico ai colleghi.
Poi sprofondo nel magone. Perchè la signora mi ha detto che il Danno è ancora seguito in day hospital diverse mattine a settimana. Che non è tornato a scuola per ora, che ricominceranno con qualche lezione privata forse, perchè fa fatica a concentrarsi e memorizzare. Sul mio "l'importante è che stia bene" lei nicchia un po', dicendo cose tipo "eh sì, pian piano, è una cosa lunga".
Riferisco al Gigante quel che ci siamo dette e lui mi fa: "Eh, qualcuno mi ha detto che l'ha incontrato, che fa fatica a parlare". Lì per lì equivoco e penso a un problema neurologico, prendendola malissimo. Poi mi ricordo che a causa dei traumi riportati nell'incidente il Danno ha subito un intervento alle corde vocali, e mi consolo un po'.
Passo comunque un pomeriggio, meteorologicamente cupo e nebbioso, con un umore di merda, a pensare allo splendore di alunno che conoscevo, quello che quando gli facevo una domanda mi diceva "Aspetti, la so: era in alto a sinistra nella seconda pagina" e poi si ricordava la risposta. Mi fa star male pensare che quel cervello ora sia in difficoltà nel ricordarsi un testo.
Beh, domani lo vedremo.
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ahia,
ferite di guerra,
home,
una spada ti trafiggerà il cuore
lunedì 17 gennaio 2011
Ti fregano sempre
Stamattina a Paesino Blu ho usato l'ora di compresenza con italiano per portare fuori Svampita Liscia e Vitellina.
La prima ha fatto il compito di storia delle esplorazioni geografiche dopo gli altri, perchè mentre noi lo facevamo lei era in Romania, le era morto il nonno. E così aveva le domande diverse dagli altri.
La seconda era assente alla correzione fatta in classe, purtroppo non al compito (valutato zero: neanche una risposta giusta su undici. Anzi, neanche una risposta: due miserrimi e sbagliati tentativi di mettere qualcosa sul foglio, che definire deliranti è un complimento).
Ora, Svampita Liscia si distingue da Svampita Mossa solo per la consistenza della chioma, per il resto sono uguali: una romena e una italiana, sempre a ridacchiare, sempre occhi negli occhi come due gemelle morbose. Ma delle due Svampita Liscia ha la preparazione più superficiale e la voce più fastidiosa. Insomma, mi sta sulle palle.
Vitellina si chiama vitellina per lo sguardo bovino. E' una che alla richiesta di leggere un esercizio non trova la riga. Che quando le fai una domanda quarantanove volte su cinquanta sta zitta. Che se inizia a parlare (la volta su cinquanta) dice con voce inudibile cose di tale illogicità da far paura.
La collega di Italiano ha convocato la madre, e la madre ha detto che a Vitellina della scuola non importa niente. La collega di Italiano se n'è stata. Io ci ho rimuginato su una settimana, facendomi del nervoso. Con la madre. E anche con la collega.
Comunque oggi pensavo di portarle in aula di tecnica a fare 'sta benedetta correzione e ero pronta a dare alla Vitellina una scrollata da farla piangere.
Non che ne avessi voglia. Anzi.
Beh, ho fatto sedere la Vitellina alla cattedra con me per poterla aiutare a cercarsi le risposte sul libro, visto che non decodifica nemmeno il testo più semplice. L'ho osservata bene, e, invece di sbuffare o essere bovina, era radiosa. Ha lavorato, in modo elementarissimo e guidata, ma rispondeva con voce squillante e sorrideva proprio.
Non mi pare una a cui fa schifo la scuola, a vederla così.
L'altra, caciarona come al solito, ha lavorato. Aveva un braccialetto trashissimo composto di tante piccole immaginette rettangolari in cornice dorata. Gesù, la Madonna, mi aspettavo Padre Pio, invece le ho preso il polso per guardarlo da vicino, e lei ha esclamato: "Viene dalla Romania... è stato nell'acqua benedetta" e intanto io riconoscevo alcune icone ortodosse miniaturizzate, neanche brutte, e le dicevo: "Le icone dei santi?" e lei: "Sì... me l'ha dato mia madre stamattina perchè c'era compito di matematica." "Ah ah", faccio io, "per proteggerti dalla geometria...io allora avrei dovuto tenere una statua della Madonna alta così sul banco..."
Parliamo un po', io e queste due campionesse dell'insufficienza. Svampita Bionda vuol fare la barista. Vitellina, la cuoca.
Mi pare abbastanza adeguato, ma entrambe hanno mooolta strada da fare per arrivarci.
Così esco che non ho fatto montoni nè facce brutte a nessuno. Il compito è mezzo corretto. Il resto lo faranno a casa. Spero.
E mentre vado via mi accorgo che sto pensando a come mettere tre o quattro pomeriggi di recupero in questa scuola dove faccio solo tre ore settimanali.
Vedi, che non dovresti parlarci mai, coi ragazzini, dovresti fare un secco ping pong, domanda - risposta, verifica - voto, rendimento - pagella.
Altrimenti intravedi le persone dietro i voti: e ti viene automatico cercare con loro una strada per risalire la china. E' matematico, ti fregano sempre.
Persino con addosso un braccialetto così trash.
La prima ha fatto il compito di storia delle esplorazioni geografiche dopo gli altri, perchè mentre noi lo facevamo lei era in Romania, le era morto il nonno. E così aveva le domande diverse dagli altri.
La seconda era assente alla correzione fatta in classe, purtroppo non al compito (valutato zero: neanche una risposta giusta su undici. Anzi, neanche una risposta: due miserrimi e sbagliati tentativi di mettere qualcosa sul foglio, che definire deliranti è un complimento).
Ora, Svampita Liscia si distingue da Svampita Mossa solo per la consistenza della chioma, per il resto sono uguali: una romena e una italiana, sempre a ridacchiare, sempre occhi negli occhi come due gemelle morbose. Ma delle due Svampita Liscia ha la preparazione più superficiale e la voce più fastidiosa. Insomma, mi sta sulle palle.
Vitellina si chiama vitellina per lo sguardo bovino. E' una che alla richiesta di leggere un esercizio non trova la riga. Che quando le fai una domanda quarantanove volte su cinquanta sta zitta. Che se inizia a parlare (la volta su cinquanta) dice con voce inudibile cose di tale illogicità da far paura.
La collega di Italiano ha convocato la madre, e la madre ha detto che a Vitellina della scuola non importa niente. La collega di Italiano se n'è stata. Io ci ho rimuginato su una settimana, facendomi del nervoso. Con la madre. E anche con la collega.
Comunque oggi pensavo di portarle in aula di tecnica a fare 'sta benedetta correzione e ero pronta a dare alla Vitellina una scrollata da farla piangere.
Non che ne avessi voglia. Anzi.
Beh, ho fatto sedere la Vitellina alla cattedra con me per poterla aiutare a cercarsi le risposte sul libro, visto che non decodifica nemmeno il testo più semplice. L'ho osservata bene, e, invece di sbuffare o essere bovina, era radiosa. Ha lavorato, in modo elementarissimo e guidata, ma rispondeva con voce squillante e sorrideva proprio.
Non mi pare una a cui fa schifo la scuola, a vederla così.
L'altra, caciarona come al solito, ha lavorato. Aveva un braccialetto trashissimo composto di tante piccole immaginette rettangolari in cornice dorata. Gesù, la Madonna, mi aspettavo Padre Pio, invece le ho preso il polso per guardarlo da vicino, e lei ha esclamato: "Viene dalla Romania... è stato nell'acqua benedetta" e intanto io riconoscevo alcune icone ortodosse miniaturizzate, neanche brutte, e le dicevo: "Le icone dei santi?" e lei: "Sì... me l'ha dato mia madre stamattina perchè c'era compito di matematica." "Ah ah", faccio io, "per proteggerti dalla geometria...io allora avrei dovuto tenere una statua della Madonna alta così sul banco..."
Parliamo un po', io e queste due campionesse dell'insufficienza. Svampita Bionda vuol fare la barista. Vitellina, la cuoca.
Mi pare abbastanza adeguato, ma entrambe hanno mooolta strada da fare per arrivarci.
Così esco che non ho fatto montoni nè facce brutte a nessuno. Il compito è mezzo corretto. Il resto lo faranno a casa. Spero.
E mentre vado via mi accorgo che sto pensando a come mettere tre o quattro pomeriggi di recupero in questa scuola dove faccio solo tre ore settimanali.
Vedi, che non dovresti parlarci mai, coi ragazzini, dovresti fare un secco ping pong, domanda - risposta, verifica - voto, rendimento - pagella.
Altrimenti intravedi le persone dietro i voti: e ti viene automatico cercare con loro una strada per risalire la china. E' matematico, ti fregano sempre.
Persino con addosso un braccialetto così trash.
sabato 15 gennaio 2011
Smentite ufficiali
1) Stamattina ho scritto dei sabati di recupero: "MAI CHE SI VEDA UN COLLEGA DI GINNASTICA, DI FRANCESE O - ahahahah - DI ARTE."
Non è vero: oggi arrivo a Paesino Blu e entro, venendo immediatamente respinta indietro dall'onda d'urto della voce di una collega che sta URLANDO (no, urlando non è un termine adatto: sta producendo onde sonore della potenza di parecchi megatoni) alla II B. Io credevo ci fosse Wanda, la collega di inglese, ma non mi sembrava possibile che dal corpicino di costei (tostissima di carattere, ma esile) potesse uscire una roba del genere, e poi mancava lo spiccatissimo accento palermitano.
Quindi non era lei.
Il problema era che io dovevo entrare a prendermi il registro.
Così busso (e non mi sentono perchè la tipa urla in modo sempre più titanico) e entro: trovo la classe mezza in piedi, e la collega di Arte, rotonda signora che ricorda un po' la cattiva di Bianca e Bernie (come si chiamava? Endora? Amelia? no... aspetta... Google? ecco, Madame Medusa, mi faceva una paura pazzesca da bambina), è in piedi con le guance paonazze e le vene del collo che paiono corde da vela. Si volta al mio soave e molto britannico "Ehem... buongiorno..." e mi tende marzialmente la mano: "Buongiorno, lei è la mamma di?"
Io sto per scoppiarle a ridere in faccia, i ragazzi sono talmente agitati e storditi dalle urla che non ridono, le ricordo che sono una collega, lei sostiene di non avermi mai visto (brutta cosa, l'Alzheimer). E poi prendo il registro e me ne esco ridacchiando.
Penso che a quasi sessant'anni dovresti saperlo che è pericoloso rischiare una rottura di un vaso sanguigno a forza di strillare. Io l'ho imparato dai mal di testa lancinanti che mi venivano l'anno scorso in III C.
Ripassando dall' atrio, mi rendo conto che ci sono i genitori dei bambini di quinta elementare in visita alla scuola. I quali entrano nell'atrio, vengono accolti da una sorridente Guendalina e da una bidella elegantissima, e contemporaneamente investiti dalle urla selvagge che provengono dalla seconda.
Penso allora che c'è un motivo se le colleghe di Arte, specie anziane, non le fanno venire a lavorare il sabato.
2) Poi ho anche scritto:
"e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci".
Invece oggi ho avuto parecchie carte a mio favore. Intanto ho assistito alla scena pietosa che stava facendo la collega di Arte e subito deciso che sarei entrata dopo di lei scivolando su un fior di loto, delicatamente appoggiato sulla superficie di un laghetto cinese, con un sorriso etereo, gli occhi sereni e la voce dolce, perchè lei mi aveva preparato venticinque alunni con i nervi strinati e io potevo, per una volta, giocare al poliziotto buono. E così ho fatto.
Poi avevo le verifiche corrette in mano. Quindi sono entrata scivolando sul petalo di loto, con i fiori tra i capelli e una soffusa luminescenza tutt'intorno (molto regina degli elfi, direbbe SDMS) e poi, dalle pieghe impalpabili della mia argentea tunica, han cominciato a uscire sottili frecce avvelenate.

Ero così sorridente e così bastarda che li ho effettivamente stregati. Gli ho dato dei due e dei quattro con così tanta tenerezza che invece dei soliti sbruffoni avevo addosso alla cattedra degli orfanelli dagli occhioni disperati, che mi guardavano come fossi la Madonna, nella speranza di sentirsi dire che c'era ancora tempo per recuperare. Che c'è, se loro mi sognano anche di notte e si spaccano il posteriore sul libro di storia nelle prossime tre settimane.
Eheheheheh. A volte, anche se raramente, in questo mestiere hai proprio il coltello dalla parte del manico.
3) Ho scritto anche che l'open school "comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni" e infatti oggi avevo largo pantalone gessato, scarpe maschili coi lacci, collana sì, ma di bottoni color panna e marrone, capelli gonfiati dall'umidità nella solita criniera ingestibile. Ormai sono di ruolo, che cazzo, sono gli altri che si devono abituare, mica io che devo adeguarmi. Però sorridevo, perchè io sono (ahahah) un tipo solare. E poi ho visto arrivare la sorellina piccola di un ragazzo che ho avuto il primo anno che lavoravo a Paesino di Sogno e, come sempre, tutto quel che mi ricorda quell'anno mi rende felice.
4) Infine ho scritto: "non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato", ma, ahimè, sono stata smentita.
Dovete sapere che il Gigante, di cui non faccio mistero di essere da anni devotamente e umilmente innamorata, in modo casto, poetico e medievale, tipo il menestrello che ama la sua castellana, oggi è arrivato a scuola col nipotino: Samuele, 4 anni, biondino e peperinissimo.
Io, ecco, va bene, fatemi vedere uomini attraenti e fascinosi quanto volete, ma NON per mano a un bambino. Perciò, mentre il vicepreside con la sua bella voce e quegli occhi stupendi spiegava alle famiglie l'orario della scuola, io lo ascoltavo appoggiata a un termosifone, con una certa superficialità, riflettendo tra me e me su quanto è bello un omone di un metro e novantacinque che tiene delicatamente per mano un cosino biondo di quattro anni.
Finchè non è scattata la fatidica domanda: "Si sa chi sono gli insegnanti delle prime?" e lui ha risposto: "Mah, gli stessi di sempre, ormai sono tutti titolari; c'è un pensionamento nella sezione A, se ne va la collega di Lettere, ma c'è la professoressa Castagna che subentra..."
In quella si gira, mi guarda e vede il mio sopracciglio: sul quale campeggia la scritta "ma scusa, Gigante, venti minuti fa ci hai raccomandato di restare sul vago, perchè è una decisione che prenderemo più avanti...", per cui fa una rapida correzione, dicendo "... perchè probabilmente ci saresti tu, no?"
E io, accennando all'Inflessibile: "Oppure lei..."
E lui, slittando male sul ghiaccio sottile: "Sì, ecco, c'è anche la collega, insomma una di loro due, comunque insegnanti che sono già qui da anni."
E così, non solo quest'anno, grazie al pensionamento della Brava Crista, so già che avrò la cattedra, ma so anche in anticipo da che angolazione me lo metteranno in quel posto a settembre... Beh, è un progresso, rispetto alle ultime due estati in cui non sapevo che fine avrei fatto, no?
Non è vero: oggi arrivo a Paesino Blu e entro, venendo immediatamente respinta indietro dall'onda d'urto della voce di una collega che sta URLANDO (no, urlando non è un termine adatto: sta producendo onde sonore della potenza di parecchi megatoni) alla II B. Io credevo ci fosse Wanda, la collega di inglese, ma non mi sembrava possibile che dal corpicino di costei (tostissima di carattere, ma esile) potesse uscire una roba del genere, e poi mancava lo spiccatissimo accento palermitano.
Quindi non era lei.
Il problema era che io dovevo entrare a prendermi il registro.
Così busso (e non mi sentono perchè la tipa urla in modo sempre più titanico) e entro: trovo la classe mezza in piedi, e la collega di Arte, rotonda signora che ricorda un po' la cattiva di Bianca e Bernie (come si chiamava? Endora? Amelia? no... aspetta... Google? ecco, Madame Medusa, mi faceva una paura pazzesca da bambina), è in piedi con le guance paonazze e le vene del collo che paiono corde da vela. Si volta al mio soave e molto britannico "Ehem... buongiorno..." e mi tende marzialmente la mano: "Buongiorno, lei è la mamma di?"
Io sto per scoppiarle a ridere in faccia, i ragazzi sono talmente agitati e storditi dalle urla che non ridono, le ricordo che sono una collega, lei sostiene di non avermi mai visto (brutta cosa, l'Alzheimer). E poi prendo il registro e me ne esco ridacchiando.
Penso che a quasi sessant'anni dovresti saperlo che è pericoloso rischiare una rottura di un vaso sanguigno a forza di strillare. Io l'ho imparato dai mal di testa lancinanti che mi venivano l'anno scorso in III C.
Ripassando dall' atrio, mi rendo conto che ci sono i genitori dei bambini di quinta elementare in visita alla scuola. I quali entrano nell'atrio, vengono accolti da una sorridente Guendalina e da una bidella elegantissima, e contemporaneamente investiti dalle urla selvagge che provengono dalla seconda.
Penso allora che c'è un motivo se le colleghe di Arte, specie anziane, non le fanno venire a lavorare il sabato.
2) Poi ho anche scritto:
"e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci".
Invece oggi ho avuto parecchie carte a mio favore. Intanto ho assistito alla scena pietosa che stava facendo la collega di Arte e subito deciso che sarei entrata dopo di lei scivolando su un fior di loto, delicatamente appoggiato sulla superficie di un laghetto cinese, con un sorriso etereo, gli occhi sereni e la voce dolce, perchè lei mi aveva preparato venticinque alunni con i nervi strinati e io potevo, per una volta, giocare al poliziotto buono. E così ho fatto.
Poi avevo le verifiche corrette in mano. Quindi sono entrata scivolando sul petalo di loto, con i fiori tra i capelli e una soffusa luminescenza tutt'intorno (molto regina degli elfi, direbbe SDMS) e poi, dalle pieghe impalpabili della mia argentea tunica, han cominciato a uscire sottili frecce avvelenate.

Ero così sorridente e così bastarda che li ho effettivamente stregati. Gli ho dato dei due e dei quattro con così tanta tenerezza che invece dei soliti sbruffoni avevo addosso alla cattedra degli orfanelli dagli occhioni disperati, che mi guardavano come fossi la Madonna, nella speranza di sentirsi dire che c'era ancora tempo per recuperare. Che c'è, se loro mi sognano anche di notte e si spaccano il posteriore sul libro di storia nelle prossime tre settimane.
Eheheheheh. A volte, anche se raramente, in questo mestiere hai proprio il coltello dalla parte del manico.
3) Ho scritto anche che l'open school "comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni" e infatti oggi avevo largo pantalone gessato, scarpe maschili coi lacci, collana sì, ma di bottoni color panna e marrone, capelli gonfiati dall'umidità nella solita criniera ingestibile. Ormai sono di ruolo, che cazzo, sono gli altri che si devono abituare, mica io che devo adeguarmi. Però sorridevo, perchè io sono (ahahah) un tipo solare. E poi ho visto arrivare la sorellina piccola di un ragazzo che ho avuto il primo anno che lavoravo a Paesino di Sogno e, come sempre, tutto quel che mi ricorda quell'anno mi rende felice.
4) Infine ho scritto: "non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato", ma, ahimè, sono stata smentita.
Dovete sapere che il Gigante, di cui non faccio mistero di essere da anni devotamente e umilmente innamorata, in modo casto, poetico e medievale, tipo il menestrello che ama la sua castellana, oggi è arrivato a scuola col nipotino: Samuele, 4 anni, biondino e peperinissimo.
Io, ecco, va bene, fatemi vedere uomini attraenti e fascinosi quanto volete, ma NON per mano a un bambino. Perciò, mentre il vicepreside con la sua bella voce e quegli occhi stupendi spiegava alle famiglie l'orario della scuola, io lo ascoltavo appoggiata a un termosifone, con una certa superficialità, riflettendo tra me e me su quanto è bello un omone di un metro e novantacinque che tiene delicatamente per mano un cosino biondo di quattro anni.
Finchè non è scattata la fatidica domanda: "Si sa chi sono gli insegnanti delle prime?" e lui ha risposto: "Mah, gli stessi di sempre, ormai sono tutti titolari; c'è un pensionamento nella sezione A, se ne va la collega di Lettere, ma c'è la professoressa Castagna che subentra..."
In quella si gira, mi guarda e vede il mio sopracciglio: sul quale campeggia la scritta "ma scusa, Gigante, venti minuti fa ci hai raccomandato di restare sul vago, perchè è una decisione che prenderemo più avanti...", per cui fa una rapida correzione, dicendo "... perchè probabilmente ci saresti tu, no?"
E io, accennando all'Inflessibile: "Oppure lei..."
E lui, slittando male sul ghiaccio sottile: "Sì, ecco, c'è anche la collega, insomma una di loro due, comunque insegnanti che sono già qui da anni."
E così, non solo quest'anno, grazie al pensionamento della Brava Crista, so già che avrò la cattedra, ma so anche in anticipo da che angolazione me lo metteranno in quel posto a settembre... Beh, è un progresso, rispetto alle ultime due estati in cui non sapevo che fine avrei fatto, no?
No, è che...
...a parte che devo lavorare anche di sabato mattina (due ore di storia perchè a Paesino Blu è uno dei sabati di recupero, e non si dica che le nostre ore sono di 55 minuti perchè qualcuno, nell'ombra, tiene il conto di tutti i 5 minuti persi e poi li usa per confezionarci queste allegre ricorrenze, alle quali MAI CHE SI VEDA UN COLLEGA DI GINNASTICA, DI FRANCESE O - ahahahah - DI ARTE, per cui i ragazzi hanno questo orario: 2 ore di inglese due di storia e due di matematica),
...e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci,
...a parte che devo lavorare anche di sabato pomeriggio: due ore, che poi diventano per forza tre e mezza, di open school, situazione in cui i prof fanno da valletti e hostess per i genitori che devono venire a iscrivere i figli,
...e questo comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni, e insomma tutte quelle cose da escort che tocca fare oggi per procacciarsi un lavoro. Perchè posso certo dilungarmi sulle bellezze di Scuolina Rosa, che è bella veramente, ma poi non posso, alla domanda "chi farà lettere nella sezione B l'anno prossimo?" rispondere:
"Guardi, non glielo so dire, perchè la Brava Crista va in pensione, il Troll, la Bionda Svampita e la Bestia Nera hanno seconde e terze, ci saremmo io, l'Inflessibile, e una cazzo di supplentina che farà cinque ore, che speriamo non sia la Gattamorta, comunque non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato, e ora, io non ci voglio andare perchè sto benone con la F. nella sezione B, detesto l'idea di 15 ore nella stessa classe, e voglio fare due figli per cui non mi va bene avere l'orario pomeridiano, l'Inflessibile ha due figli e vuole i pomeriggi liberi e il Troll si rifiuta di andare a lavorare con la Compagna Collega perchè si odiano. Faccia conto che io sono l'ultima ruota del carro e scelgo per ultima, quindi alla fin fine andrò dove mi mandano, ma pur di non sobbarcarmi il tempo prolungato (rischiando di avere per collega di Storia e Geografia la Bestia Nera, tra l'altro) ho già detto alla preside che io ADORO scavalcare la serra di colline e avere delle ore a Paesino Blu, con ciò aprendo la strada a fare una cattedra d'ora e d'argento per la Gattamorta, col risultato che l'Inflessibile mi odierà; comunque non si preoccupi, la Gattamorta è... una gattamorta inutile, l'Inflessibile è nota per essere cattiva come Hitler e anche io, soprattutto di Storia, sono una vera stronza, quindi una vale l'altra..."
No, a parte questo, ho un pensiero triste in testa, poi ve ne parlerò, sono turbata perchè sta per succedere una di quelle cose che ci metterò giorni a metabolizzare, e siccome lo so in anticipo ho già un umore di merda e le botte d'insonnia.
A presto. Finisco di asciugarmi (col diffusore) e di correggere le prove di Storia di Paesino Blu e poi vado a scuola.
...e se il preadolescente medio postglobale patisce già venire a scuola il venerdì e rende l'ultima ora di venerdì un caos inenarrabile, figurati com'è disponibile a sentire due ore di storia il sabato alle dieci,
...a parte che devo lavorare anche di sabato pomeriggio: due ore, che poi diventano per forza tre e mezza, di open school, situazione in cui i prof fanno da valletti e hostess per i genitori che devono venire a iscrivere i figli,
...e questo comporta gonna, tacco, collana, capelli in ordine (e col taglio nuovo ci vuole il diffusore per asciugarli, due palle), sorriso a settantatre denti, menzogne e omissioni, e insomma tutte quelle cose da escort che tocca fare oggi per procacciarsi un lavoro. Perchè posso certo dilungarmi sulle bellezze di Scuolina Rosa, che è bella veramente, ma poi non posso, alla domanda "chi farà lettere nella sezione B l'anno prossimo?" rispondere:
"Guardi, non glielo so dire, perchè la Brava Crista va in pensione, il Troll, la Bionda Svampita e la Bestia Nera hanno seconde e terze, ci saremmo io, l'Inflessibile, e una cazzo di supplentina che farà cinque ore, che speriamo non sia la Gattamorta, comunque non sappiamo come verremo distribuite, perchè rimane scoperta la sezione a tempo prolungato, e ora, io non ci voglio andare perchè sto benone con la F. nella sezione B, detesto l'idea di 15 ore nella stessa classe, e voglio fare due figli per cui non mi va bene avere l'orario pomeridiano, l'Inflessibile ha due figli e vuole i pomeriggi liberi e il Troll si rifiuta di andare a lavorare con la Compagna Collega perchè si odiano. Faccia conto che io sono l'ultima ruota del carro e scelgo per ultima, quindi alla fin fine andrò dove mi mandano, ma pur di non sobbarcarmi il tempo prolungato (rischiando di avere per collega di Storia e Geografia la Bestia Nera, tra l'altro) ho già detto alla preside che io ADORO scavalcare la serra di colline e avere delle ore a Paesino Blu, con ciò aprendo la strada a fare una cattedra d'ora e d'argento per la Gattamorta, col risultato che l'Inflessibile mi odierà; comunque non si preoccupi, la Gattamorta è... una gattamorta inutile, l'Inflessibile è nota per essere cattiva come Hitler e anche io, soprattutto di Storia, sono una vera stronza, quindi una vale l'altra..."
No, a parte questo, ho un pensiero triste in testa, poi ve ne parlerò, sono turbata perchè sta per succedere una di quelle cose che ci metterò giorni a metabolizzare, e siccome lo so in anticipo ho già un umore di merda e le botte d'insonnia.
A presto. Finisco di asciugarmi (col diffusore) e di correggere le prove di Storia di Paesino Blu e poi vado a scuola.
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mercoledì 12 gennaio 2011
Telefonate in regia
Buongiorno a tutti, sono uno degli addominali alti di Castagna, ho sviluppato una mia facoltà di esprimermi ieri, quando lei per sbaglio ha dato un colpo di tosse e si è accorta che esisto veramente.
Ciao, sono la nebbia, volevo dirvi che mi siete mancati, dopo due mesi di pioggia, pioggerellina, nuvole e cielo plumbeo sono tornata a visistarvi! Il sole non poteva venire e si appella al legittimo impedimento per altri sei mesi. Divertitevi.
Sono Cuba Caliente, e sono quello dei tre interrogati di letteratura che sa meglio la lezione del giorno: "Ultime lettere di jacopo Ortis è un romanzo episcopale...".
Cucù, sono la borsa del lavoro di Castagna, ingiustamente trascurata per settimane, e oggi si consuma la mia vendetta. Infatti sono le sei e venticinque del mattino e Castagna ha venti minuti per smazzare tutti i compiti che contengo, trovare quelli di regole di grammatica e produrre una prova di recupero per Punta di Diamante, Gatto Selvatico e altri due o tre che erano assenti quando l'abbiamo fatta. Eheheheh.
Signore, pietà.
Ciao, sono la nebbia, volevo dirvi che mi siete mancati, dopo due mesi di pioggia, pioggerellina, nuvole e cielo plumbeo sono tornata a visistarvi! Il sole non poteva venire e si appella al legittimo impedimento per altri sei mesi. Divertitevi.
Sono Cuba Caliente, e sono quello dei tre interrogati di letteratura che sa meglio la lezione del giorno: "Ultime lettere di jacopo Ortis è un romanzo episcopale...".
Cucù, sono la borsa del lavoro di Castagna, ingiustamente trascurata per settimane, e oggi si consuma la mia vendetta. Infatti sono le sei e venticinque del mattino e Castagna ha venti minuti per smazzare tutti i compiti che contengo, trovare quelli di regole di grammatica e produrre una prova di recupero per Punta di Diamante, Gatto Selvatico e altri due o tre che erano assenti quando l'abbiamo fatta. Eheheheh.
Signore, pietà.
martedì 11 gennaio 2011
La prof chiattona e la prima lezione di G.A.G.
Beh, poteva finire in tragedia, invece tutto sommato no.
Cioè, quando una parte con il marito, i genitori, gli amici, il cugino e lo stesso proprietario della palestra che ci credono poco, tanto che paradossalmente non trova nessuna difficoltà nel fare un abbonamento mensile e un’iscrizione quadrimestrale, e si legge chiaro in faccia che il tipo che glielo fa pensa che non si farà più vedere dopo la prima lezione, diciamo che potrebbe andare male.
Quando la suddetta però ha appena speso i soldi di un paio di immacolate Adidas e di una tuta, Adidas pure quella, sia pure ai saldi, almeno un tentativo è moralmente costretta a farlo. E così mi ritrovo negli spogliatoi con quasi mezz’ora d’anticipo. Dopo sette anni che non vado in palestra, salvo le stanze oscure e profumate d‘incenso dei corsi di yoga o la tensostruttura del tai chi in montagna. Infatti, non ho le ciabattine, né il lucchetto per l’armadietto, né la fascia antisudore, né la busta rigida per gli occhiali. Che devo comunque tenere in faccia, finchè posso, perché altrimenti non vedo cosa devo fare.
Dettagli da principiante, la settimana prossima avrò tutto quel che mi serve. I veri problemi sono altri.
Primo, le sei e mezza di sera sono un orario terribile. Finisce il corso di nuoto dei bambini. E, ora, io mi stavo preparando a vedere delle venticinquenni con le tette antigravità e delle quarantenni ipertoniche, e già il pensiero di queste visioni mi avviliva.
Ma le bimbette di quattro anni che escono tutte rosa dall’accappatoio, con la patatina al vento, i piedini nudi e i riccioli bagnati, no cazzo non ci avevo pensato.
Pronta e vestita di tutto punto, mi perdo a osservare una mamma che impreca contro una piccolissima Cristina, asciugandole col phon dei capelli biondi, mossi e lunghissimi, e continua a dirle: “Basta, se non la pianti vado a casa a fare cena per tuo fratello e ti lascio qui”, ignara di avere alle sue spalle una potenziale rapitrice di bimbe bionde dai capelli umidi, che sta letteralmente sbavando dalla voglia di infilare le mani nella chioma lussureggiante della bambina.
Poi esco e mi dirigo alla stanza del corso di GAG. Che è ancora occupata dal corso precedente, per cui aspetto sulle scale, cercando di riportare i miei livelli di prolattina a un dosaggio normale. E lì verifico che c’è un altro problema a cui non avevo pensato.
Cioè, nelle palestre c’è del maschio. Non maschio come quello che frequento io solitamente sul lavoro, del genere asessuato o paterno. Maschio maschio. Giovane, meno giovane, ma comunque muscoloso. Con le canottiere che lasciano fuori tutte le spalle e le cosce in tensione sulle macchine.
Il picco di prolattina si stempera in un’ondata ormonale di tutt’altro genere.
No, dico, avessi vissuto per gli ultimi sette anni in una caverna sulle alture dell’Afghanistan sarei più preparata alla realtà.
Per distrarmi, mi giro verso la parete. Peccato che sia di vetro fumè e che, siccome sono sul terzo gradino a scendere, i miei occhi siano esattamente all’altezza del sedere di un ragazzo che sta facendo non so che macchina nella stanza a fianco.
“Uggesù“, formulano le mie labbra senz’audio, e mi rigiro, fissando gli scalini. E un po’ i dorsali, scolpiti nell’arenaria, di un istruttore che sta passando, lo ammetto.
Va beh. Sono le gioie della monogamia, ritrovarsi le ginocchia di cotone alla prima sniffata di testosterone extraconiugale.
Cinque minuti dopo, nel mio organismo non c’è più traccia di alcun ormone, perché sto pompando su uno step come una disperata. E mi piace anche, a parte al diciassettesimo minuto, quando un treno passa fischiando dal mio orecchio destro al mio orecchio sinistro e la mia faccia si ricopre di catrame bollente.
Ma per quanto non sia mai stata un’agonista né una con la fissa del fitness, in passato ho fatto varie cose: un po’ di ginnastica, due tipi diversi di danza, nuoto per undici anni e tennis per sei, e riconosco i segni tipici del ventesimo minuto, quello in cui il metabolismo comincia a scaricare tossine.
Quindi la prendo bene e continuo a concentrarmi per i successivi venti minuti su alcuni mantra:
Non devo cadere
Non devo inciampare
Non devo vomitare
Una sola cosa mi turba, violentemente, dopo un quarto d’ora di lezione. Consapevole del fatto che il mio organismo, in sovrappeso di tredici chili e in scarsissima forma, potrebbe non arrivare davvero alla fine di una prima lezione di sessanta minuti che prevede degli addominali, mi sono strategicamente posizionata vicino alla porta.
Ma, mentre salgo e scendo dallo step come se ne andasse della mia vita, girata per lo più verso sinistra per controllare la coreografia dell’istruttrice, alla mia destra colgo con la coda dell’occhio qualche movimento. E (ommioddio) mi rendo conto che anche la parete alla mia destra è di vetro. Con una veneziana sottile, il vetro mi separa da un’altra sala macchine, dove vedo solo maschi. Solo che loro, dietro la veneziana sottile, non vedono la sagoma arrapante di Kim Basinger che si spoglia ballando You can leave your hat on. Vedono me, che ho ormai la faccia dello stesso colore della tuta (un prugna intenso), i capelli fradici, la maglietta incollata alla schiena e alla pancia che rivela tutti i miei rotoli imbarazzantissimi, e che pallonzolo affannosamente su e giù dallo step, talvolta perdendo il passo.
Minchia.
Ma siccome sono una donna con una volontà di ferro (e chissà da dove cazzo mi è spuntata, visto che non è mai stata una mia prerogativa), continuo a seguire il ritmo e deliberatamente cerco di non guardare mai verso destra.
Però dopo altri cinque minuti un’occhiata ce la butto e vedo che i maschi non sono solo maschi. Sono maschi giovani.
Nei successivi venticinque minuti la mia persona viene sottoposta a cose terribili con un elastico verde, all’uso criminale di pesetti di metallo (l’istruttrice mi dà quelli piccoli, sbagliando almeno questo: nuotatrice una volta, nuotatrice per sempre, gli esercizi sulle braccia sono i soli che non mi stancano, soprattutto a tempo di musica) e ad esercizi che esercitano i cosidetti “addominali obliqui” che credo si sia inventata l’istruttrice, perché io non li ho mai sentiti nominare. E comunque io non ce li ho.
Ma non avverto più né la stanchezza né il dolore, ho solo paura di imbelinarmi giù dallo step nella fretta di tenere il passo con le altre, che, puttane, loro è da ottobre che fanno le stesse coreografie di esercizi, le troie.
A parte questa preoccupazione, non sento più niente di fisico, perché il mio unico pensiero, nel solo neurone non impegnato a respirare e coordinare i movimenti, è angoscioso, martellante, e non mi abbandona più, nemmeno dopo il rilassamento e in spogliatoio.
Dio, ti prego, se ho mai fatto qualcosa di buono nella vita, ti scongiuro, fa’ che nella sala macchine qui a fianco non ci sia un mio exalunno.
No, davvero.
Per piacere.
Sarà stupido, ma ci sono cose che NON sarei disposta a sopportare.
Cioè, quando una parte con il marito, i genitori, gli amici, il cugino e lo stesso proprietario della palestra che ci credono poco, tanto che paradossalmente non trova nessuna difficoltà nel fare un abbonamento mensile e un’iscrizione quadrimestrale, e si legge chiaro in faccia che il tipo che glielo fa pensa che non si farà più vedere dopo la prima lezione, diciamo che potrebbe andare male.
Quando la suddetta però ha appena speso i soldi di un paio di immacolate Adidas e di una tuta, Adidas pure quella, sia pure ai saldi, almeno un tentativo è moralmente costretta a farlo. E così mi ritrovo negli spogliatoi con quasi mezz’ora d’anticipo. Dopo sette anni che non vado in palestra, salvo le stanze oscure e profumate d‘incenso dei corsi di yoga o la tensostruttura del tai chi in montagna. Infatti, non ho le ciabattine, né il lucchetto per l’armadietto, né la fascia antisudore, né la busta rigida per gli occhiali. Che devo comunque tenere in faccia, finchè posso, perché altrimenti non vedo cosa devo fare.
Dettagli da principiante, la settimana prossima avrò tutto quel che mi serve. I veri problemi sono altri.
Primo, le sei e mezza di sera sono un orario terribile. Finisce il corso di nuoto dei bambini. E, ora, io mi stavo preparando a vedere delle venticinquenni con le tette antigravità e delle quarantenni ipertoniche, e già il pensiero di queste visioni mi avviliva.
Ma le bimbette di quattro anni che escono tutte rosa dall’accappatoio, con la patatina al vento, i piedini nudi e i riccioli bagnati, no cazzo non ci avevo pensato.
Pronta e vestita di tutto punto, mi perdo a osservare una mamma che impreca contro una piccolissima Cristina, asciugandole col phon dei capelli biondi, mossi e lunghissimi, e continua a dirle: “Basta, se non la pianti vado a casa a fare cena per tuo fratello e ti lascio qui”, ignara di avere alle sue spalle una potenziale rapitrice di bimbe bionde dai capelli umidi, che sta letteralmente sbavando dalla voglia di infilare le mani nella chioma lussureggiante della bambina.
Poi esco e mi dirigo alla stanza del corso di GAG. Che è ancora occupata dal corso precedente, per cui aspetto sulle scale, cercando di riportare i miei livelli di prolattina a un dosaggio normale. E lì verifico che c’è un altro problema a cui non avevo pensato.
Cioè, nelle palestre c’è del maschio. Non maschio come quello che frequento io solitamente sul lavoro, del genere asessuato o paterno. Maschio maschio. Giovane, meno giovane, ma comunque muscoloso. Con le canottiere che lasciano fuori tutte le spalle e le cosce in tensione sulle macchine.
Il picco di prolattina si stempera in un’ondata ormonale di tutt’altro genere.
No, dico, avessi vissuto per gli ultimi sette anni in una caverna sulle alture dell’Afghanistan sarei più preparata alla realtà.
Per distrarmi, mi giro verso la parete. Peccato che sia di vetro fumè e che, siccome sono sul terzo gradino a scendere, i miei occhi siano esattamente all’altezza del sedere di un ragazzo che sta facendo non so che macchina nella stanza a fianco.
“Uggesù“, formulano le mie labbra senz’audio, e mi rigiro, fissando gli scalini. E un po’ i dorsali, scolpiti nell’arenaria, di un istruttore che sta passando, lo ammetto.
Va beh. Sono le gioie della monogamia, ritrovarsi le ginocchia di cotone alla prima sniffata di testosterone extraconiugale.
Cinque minuti dopo, nel mio organismo non c’è più traccia di alcun ormone, perché sto pompando su uno step come una disperata. E mi piace anche, a parte al diciassettesimo minuto, quando un treno passa fischiando dal mio orecchio destro al mio orecchio sinistro e la mia faccia si ricopre di catrame bollente.
Ma per quanto non sia mai stata un’agonista né una con la fissa del fitness, in passato ho fatto varie cose: un po’ di ginnastica, due tipi diversi di danza, nuoto per undici anni e tennis per sei, e riconosco i segni tipici del ventesimo minuto, quello in cui il metabolismo comincia a scaricare tossine.
Quindi la prendo bene e continuo a concentrarmi per i successivi venti minuti su alcuni mantra:
Non devo cadere
Non devo inciampare
Non devo vomitare
Una sola cosa mi turba, violentemente, dopo un quarto d’ora di lezione. Consapevole del fatto che il mio organismo, in sovrappeso di tredici chili e in scarsissima forma, potrebbe non arrivare davvero alla fine di una prima lezione di sessanta minuti che prevede degli addominali, mi sono strategicamente posizionata vicino alla porta.
Ma, mentre salgo e scendo dallo step come se ne andasse della mia vita, girata per lo più verso sinistra per controllare la coreografia dell’istruttrice, alla mia destra colgo con la coda dell’occhio qualche movimento. E (ommioddio) mi rendo conto che anche la parete alla mia destra è di vetro. Con una veneziana sottile, il vetro mi separa da un’altra sala macchine, dove vedo solo maschi. Solo che loro, dietro la veneziana sottile, non vedono la sagoma arrapante di Kim Basinger che si spoglia ballando You can leave your hat on. Vedono me, che ho ormai la faccia dello stesso colore della tuta (un prugna intenso), i capelli fradici, la maglietta incollata alla schiena e alla pancia che rivela tutti i miei rotoli imbarazzantissimi, e che pallonzolo affannosamente su e giù dallo step, talvolta perdendo il passo.
Minchia.
Ma siccome sono una donna con una volontà di ferro (e chissà da dove cazzo mi è spuntata, visto che non è mai stata una mia prerogativa), continuo a seguire il ritmo e deliberatamente cerco di non guardare mai verso destra.
Però dopo altri cinque minuti un’occhiata ce la butto e vedo che i maschi non sono solo maschi. Sono maschi giovani.
Nei successivi venticinque minuti la mia persona viene sottoposta a cose terribili con un elastico verde, all’uso criminale di pesetti di metallo (l’istruttrice mi dà quelli piccoli, sbagliando almeno questo: nuotatrice una volta, nuotatrice per sempre, gli esercizi sulle braccia sono i soli che non mi stancano, soprattutto a tempo di musica) e ad esercizi che esercitano i cosidetti “addominali obliqui” che credo si sia inventata l’istruttrice, perché io non li ho mai sentiti nominare. E comunque io non ce li ho.
Ma non avverto più né la stanchezza né il dolore, ho solo paura di imbelinarmi giù dallo step nella fretta di tenere il passo con le altre, che, puttane, loro è da ottobre che fanno le stesse coreografie di esercizi, le troie.
A parte questa preoccupazione, non sento più niente di fisico, perché il mio unico pensiero, nel solo neurone non impegnato a respirare e coordinare i movimenti, è angoscioso, martellante, e non mi abbandona più, nemmeno dopo il rilassamento e in spogliatoio.
Dio, ti prego, se ho mai fatto qualcosa di buono nella vita, ti scongiuro, fa’ che nella sala macchine qui a fianco non ci sia un mio exalunno.
No, davvero.
Per piacere.
Sarà stupido, ma ci sono cose che NON sarei disposta a sopportare.
lunedì 10 gennaio 2011
Ma anche no
Nelle fiabe, il terzo fratello è sempre il più sveglio. Scoperta questa cosa, un mio alunno di prima ha dichiarato che è proprio vero.
In effetti, avendo io avuto quattro anni fa suo fratello maggiore -studente quanto mai debole - nella III B, e avendo oggi l'Inflessibile nella III C una specie di gigantesco armadio pluriripetente che corrisponde al secondo fratello, il mio ragazzino di I C corrisponde bene alla descrizione. Se non altro, è decisamente il più carino, un po' genere figlio del postino, se ci capiamo: gli altri due, bruni occhi scuri, lui, castano occhi blu. Ahem.
Da allora lo prendo affettuosamente in giro dicendogli che, in quanto terzo figlio, è il più bravo e il più bello. E siccome scolasticamente parlando è abbastanza una schiappa, insisto sul fatto che è bello, esagerando un po' la realtà, ma ottenendo così che si sciolga come burro quando lo guardo e mi obbedisca volenterosamente.
"Terzo Fratello, ti dispiacerebbe portare la tua bellissima persona nel tuo banco, così comincio la lezione?"
"Terzo Fratello, posa i tuoi magnifici occhioni sul testo, eh? e segui l'esercizio."
"Terzo Fratello, non limitarti a essere il più bello dei tre, anzi, portami un po' il diario che ti metto una nota, su."
Terzo Fratello, il 31 sera, ha giocato coi petardi, come molti altri ragazzini sotto i dodici anni, cui certi giochi sarebbero vietati per legge.
Oggi era celebre in tutta la scuola per essersi massacrato una mano.
Così quando sono entrata in I C, all'ultima ora, con lo stomaco ben foderato di pandolce genovese (da me offerto ai colleghi) e Pocket Coffee (consolatori per il primo giorno di lavoro), mi sono informata sulla mano di Terzo Fratello e lui, minimizzando: "Sì, ma non è niente, sta guarendo".
E mi mostra il palmo della destra, con tre dita ustionate, dove la pelle nuova rosa acceso sta effettivamente ricrescendo.
Faccio appena in tempo a pensare che i pettegoli di III B esagerano sempre tutto, che Terzo Fratello gira la mano, e alla vista del dorso quasi svengo.
E menomale che ha tutte le dita ancora attaccate. A un alunno dell'Uomo qualche anno fa le hanno rimesse insieme con ago e filo.
Fottuti botti. Mi rende molto contenta sapere che al pronto soccorso vengono registrati i nomi dei genitori quando un bambino arriva con questo tipo di lesione. E proprio non venderli, no?
Sai se era la faccia a scottarsi così come la mettevamo con le battute sulla bellezza del terzo fratello?
Urgle.
In effetti, avendo io avuto quattro anni fa suo fratello maggiore -studente quanto mai debole - nella III B, e avendo oggi l'Inflessibile nella III C una specie di gigantesco armadio pluriripetente che corrisponde al secondo fratello, il mio ragazzino di I C corrisponde bene alla descrizione. Se non altro, è decisamente il più carino, un po' genere figlio del postino, se ci capiamo: gli altri due, bruni occhi scuri, lui, castano occhi blu. Ahem.
Da allora lo prendo affettuosamente in giro dicendogli che, in quanto terzo figlio, è il più bravo e il più bello. E siccome scolasticamente parlando è abbastanza una schiappa, insisto sul fatto che è bello, esagerando un po' la realtà, ma ottenendo così che si sciolga come burro quando lo guardo e mi obbedisca volenterosamente.
"Terzo Fratello, ti dispiacerebbe portare la tua bellissima persona nel tuo banco, così comincio la lezione?"
"Terzo Fratello, posa i tuoi magnifici occhioni sul testo, eh? e segui l'esercizio."
"Terzo Fratello, non limitarti a essere il più bello dei tre, anzi, portami un po' il diario che ti metto una nota, su."
Terzo Fratello, il 31 sera, ha giocato coi petardi, come molti altri ragazzini sotto i dodici anni, cui certi giochi sarebbero vietati per legge.
Oggi era celebre in tutta la scuola per essersi massacrato una mano.
Così quando sono entrata in I C, all'ultima ora, con lo stomaco ben foderato di pandolce genovese (da me offerto ai colleghi) e Pocket Coffee (consolatori per il primo giorno di lavoro), mi sono informata sulla mano di Terzo Fratello e lui, minimizzando: "Sì, ma non è niente, sta guarendo".
E mi mostra il palmo della destra, con tre dita ustionate, dove la pelle nuova rosa acceso sta effettivamente ricrescendo.
Faccio appena in tempo a pensare che i pettegoli di III B esagerano sempre tutto, che Terzo Fratello gira la mano, e alla vista del dorso quasi svengo.
E menomale che ha tutte le dita ancora attaccate. A un alunno dell'Uomo qualche anno fa le hanno rimesse insieme con ago e filo.
Fottuti botti. Mi rende molto contenta sapere che al pronto soccorso vengono registrati i nomi dei genitori quando un bambino arriva con questo tipo di lesione. E proprio non venderli, no?
Sai se era la faccia a scottarsi così come la mettevamo con le battute sulla bellezza del terzo fratello?
Urgle.
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domenica 9 gennaio 2011
Attenzione
Una sconosciuta sta preparandosi ad avvicinare tre diverse classi che, ignare, attendono la solita vecchia prof di lettere.
Il soggetto ignoto ha uno strano taglio di capelli un po' nerd, ma scalato con cura, e, incredibilmente, straordinariamente liscio, così liscio che le mancano già i suoi scomposti riccioli di pelo di yak. Per fortuna destinati a tornare, al primo shampoo.
Inoltre va millantando che domani si iscriverà in palestra e ci andrà due volte la settimana. Questa la voglio proprio vedere.
Ma soprattutto, questa sconosciuta NON HA APERTO LA BORSA DEL LAVORO dal 22 dicembre e SI SENTE A SUO AGIO all'idea di non averlo fatto, consapevole che le prossime settimane saranno toste, ma anche che quest'anno le priorità erano altre e tutte serie, e che, dopotutto, otto anni di lavoro sono abbastanza per aver acquisito una certa padronanza delle proprie risorse.
Si accettano scommesse su quando avverrà lo spodestamento della sconosciuta da parte di una Castagna in preda al panico.
Il soggetto ignoto ha uno strano taglio di capelli un po' nerd, ma scalato con cura, e, incredibilmente, straordinariamente liscio, così liscio che le mancano già i suoi scomposti riccioli di pelo di yak. Per fortuna destinati a tornare, al primo shampoo.
Inoltre va millantando che domani si iscriverà in palestra e ci andrà due volte la settimana. Questa la voglio proprio vedere.
Ma soprattutto, questa sconosciuta NON HA APERTO LA BORSA DEL LAVORO dal 22 dicembre e SI SENTE A SUO AGIO all'idea di non averlo fatto, consapevole che le prossime settimane saranno toste, ma anche che quest'anno le priorità erano altre e tutte serie, e che, dopotutto, otto anni di lavoro sono abbastanza per aver acquisito una certa padronanza delle proprie risorse.
Si accettano scommesse su quando avverrà lo spodestamento della sconosciuta da parte di una Castagna in preda al panico.
giovedì 6 gennaio 2011
Bene, bene
Due note flash, meglio, tre.
1) Domani vado a rivedere, dopo tre anni, la casa dei miei sogni. Che è tornata in vendita. Giusto mentre io compivo il terzo anno in cui mi mangiavo le mani per non averla comprata.
Commento di SDMS alle foto online: "Comprala. Subito."
Se c'è una certezza nella mia vita, è: Mio Cugino Mi Capisce.
Stasera, sempre SDMS, per telefono: "Prendila, eh? La prendi?"
Risposta mia: "Il problema grave è che io l'ho già presa. Cioè, sono tre giorni che non penso alla casa, penso alla cifra che posso metterci come acconto per bloccarla. Ma devo essere fredda, fredda e razionale, guardarla con occhio critico... e poi... ah sì già, magari parlarne con mio marito."
2) Non sto correggendo un belin di niente e mancano tre giorni alla ripresa della scuola.
Alzino la mano tutte le prof blogger che sanno cosa intendo.
3) Non studiavo così intensamente dai tempi dell'università. Sono molto stanca, nel senso che mentalmente studio anche mentre cucino, mi lavo e dormo. E ho quindici giorni di tempo per completare il modulo. Ma è proprio bello questo corso, e poi adesso apre a Genova il nuovo centro che dipende dall'Istituto, e a una piacevole passeggiata di distanza da casa mia e dei miei. E a febbraio posso andare in ritiro in una specie di nido di meraviglie in mezzo alla campagna toscana. Ciò è molto, molto, molto rasserenante.
1) Domani vado a rivedere, dopo tre anni, la casa dei miei sogni. Che è tornata in vendita. Giusto mentre io compivo il terzo anno in cui mi mangiavo le mani per non averla comprata.
Commento di SDMS alle foto online: "Comprala. Subito."
Se c'è una certezza nella mia vita, è: Mio Cugino Mi Capisce.
Stasera, sempre SDMS, per telefono: "Prendila, eh? La prendi?"
Risposta mia: "Il problema grave è che io l'ho già presa. Cioè, sono tre giorni che non penso alla casa, penso alla cifra che posso metterci come acconto per bloccarla. Ma devo essere fredda, fredda e razionale, guardarla con occhio critico... e poi... ah sì già, magari parlarne con mio marito."
2) Non sto correggendo un belin di niente e mancano tre giorni alla ripresa della scuola.
Alzino la mano tutte le prof blogger che sanno cosa intendo.
3) Non studiavo così intensamente dai tempi dell'università. Sono molto stanca, nel senso che mentalmente studio anche mentre cucino, mi lavo e dormo. E ho quindici giorni di tempo per completare il modulo. Ma è proprio bello questo corso, e poi adesso apre a Genova il nuovo centro che dipende dall'Istituto, e a una piacevole passeggiata di distanza da casa mia e dei miei. E a febbraio posso andare in ritiro in una specie di nido di meraviglie in mezzo alla campagna toscana. Ciò è molto, molto, molto rasserenante.
martedì 4 gennaio 2011
Non sono morta eh
...ci sono andata abbastanza vicino, dato che quando mio padre si ammala io dovrei stare a distanza di chilometri, perchè storicamente quello che si prende lui mi prendo io (e mia madre ne è immune).
Vi risparmio il tipo assai umiliante di morte che stavo per fare, comunque 'sti virus che girano sono pestiferi. E io li ho presi tutti e due, a due settimane uno dall'altro. Un bel dicembre, insomma. Benzina Agricola al confronto è sano.
Dicevo, non sono morta, è che scrivo un pochino sull'altro blog e studio molto perchè tra venti giorni dovrei partire con il primo degli esamini dei vari moduli del corso buddhista.
Ho varie cose da dire, tante che sono tutte in fila ordinatamente sul mio cellulare nelle note, ma non ho proprio tempo.
Vi leggo affannosamente, per recuperare, perchè causa orrendo morbo sono rimasta 4 giorni da sola a Genova senza pc. L'abisso della solitudine.
Però a Genova lo switch-off non è ancora stato praticato e quindi ho fatto una panciata di Geo & Geo e di Big Bang Theory. Poi sono tornata su, ho parlato con l'Uomo di installare Sky, pensando a tutti i documentari che mi sto perdendo, e per precauzione ho letto le specifiche del pacchetto calcio. Sono scoppiata in lacrime e l'ho supplicato di non fare questo alla nostra famiglia.
Non mettiamo Sky.
Evviva.
Posso vivere senza i documentari sul Masai Mara, dopotutto.
Vi risparmio il tipo assai umiliante di morte che stavo per fare, comunque 'sti virus che girano sono pestiferi. E io li ho presi tutti e due, a due settimane uno dall'altro. Un bel dicembre, insomma. Benzina Agricola al confronto è sano.
Dicevo, non sono morta, è che scrivo un pochino sull'altro blog e studio molto perchè tra venti giorni dovrei partire con il primo degli esamini dei vari moduli del corso buddhista.
Ho varie cose da dire, tante che sono tutte in fila ordinatamente sul mio cellulare nelle note, ma non ho proprio tempo.
Vi leggo affannosamente, per recuperare, perchè causa orrendo morbo sono rimasta 4 giorni da sola a Genova senza pc. L'abisso della solitudine.
Però a Genova lo switch-off non è ancora stato praticato e quindi ho fatto una panciata di Geo & Geo e di Big Bang Theory. Poi sono tornata su, ho parlato con l'Uomo di installare Sky, pensando a tutti i documentari che mi sto perdendo, e per precauzione ho letto le specifiche del pacchetto calcio. Sono scoppiata in lacrime e l'ho supplicato di non fare questo alla nostra famiglia.
Non mettiamo Sky.
Evviva.
Posso vivere senza i documentari sul Masai Mara, dopotutto.
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