Lunedì.
Io detto un avviso a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "14 su 23 non mi hanno portato il compito, rifletteteci un attimo".
Più tardi, la collega M. di francese detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "li ho richiamati tutta l'ora e non è servito a un cazzo, rifletteteci un attimo".
Sempre lunedì Dylan prende una nota dalla BN, Momo rutta in classe nell'ora di francese e Atreiu si fa un'ora e mezza di compiti di grammatica nel banco davanti alla porta delle presidenza.
Martedì.
Il collega Orsetto Lavatore di Religione detta una nota a tutte le famiglie che recita una roba tipo: "Dopo un anno in cui si dice questo e quest'altro, e loro si comportano uguale anzi peggio, rifletteteci un attimo, io mi riservo di non occuparmi di questa classe l'anno prossimo."
Mercoledì.
Nella mia ora di lettura viene in classe la preside e fa un culo così alla classe.
Giovedì.
Nell'intervallo tra due mie ore, Occhionitristi, che non so se qui ho chiamato diversamente in passato, ma comunque è l'altro alunno marocchino, il fratello dell'Araba Felice, PIANTA UNA MATITA DENTRO A UN BRACCIO DI ATREIU.
Poco più tardi Microlord fa i dispetti a Winnie Pooh, gli fa sparire i fazzoletti, e Winnie gli mette la bottiglia d'acqua fuori dalla finestra. Quando butto fuori Winnie, perchè l'ho visto fare casino, lui con lacrime agli occhi, guanciotte rosse e voce lagnosa sbotta: "Ma lui mi ha nascosto i fazzoletti!!!"
Ho urlato. Che mi faccio sostituire da una maestra dell'asilo e vado a cercarmi una vera seconda media in cui fare il mio mestiere.
Dovevo uscire alle 10,45. Alle 11,50 ero in un angolo del cortiletto, intenta a esaminare la testa di un alunno di prima, insieme alla Bestia Nera e a Orsetto lavatore, in cerca di lendini.
Ogni tanto penso che dovrei davvero essere pagata molto meglio, per questo lavoro.
giovedì 30 maggio 2013
mercoledì 29 maggio 2013
Liebster Blog Award
No, ma sarò tanarda, che:
a) non leggevo Vittorio's Secret
b) non sapevo che l'autrice di questo blog esilarante leggesse qui da me
c) non sapevo di aver preso il prestigiosissimo Liebster Blog Award! (anche perché Vittorio's non me lo aveva mica detto! - a proposito, non ce l'hai un nickname con cui chiamarti? devo scrivere Vittorio's, Secret, VS?)
Beh allora questo award. Belìn, grazie. I'm really touched. Istruzioni per l'uso:
Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio, citandolo nel post dedicato al premio stesso.
Fatto.
Rispondere alle 11 domande proposte dal blog che ti ha premiato.
La sera torni a casa e rovesci la tua borsa sul letto. Ci trovi:
...un ottimo motivo per andare a dormire sul divano.
La mattina esci di casa e non scordi mai...
... gli occhiali.
Devi fare un collage di sole tre foto del passato per raccontarti. Quali scegli?
... me con i riccioli, gli occhiali scuri e lo scamiciato rosso, sul lungomare.
...la prima foto insieme all'Uomo, sul terrazzo a Sestri.
Non ce ne sono altre.
Il tuo blog ti ha aiutata a...
...sopravvivere, e non lo dico tanto per dire.
Il tuo uomo dei sogni ha tre pregi e tre difetti. Quali?
... ha i "muscolini della felicità", quelli che uniscono addome e inguine ed esistono solo su Cristiano Ronaldo e Matthew McConaughey. Cucina volentieri. E ripara le cose.
... se esiste uno con i tre sopraccitati pregi tutti insieme, comunque sicuramente anche lui sbatte l'asciugamano bagnato sul letto dal mio lato, non butta mai i giornali e non ha mai voglia di portare giù il cane.
Il tuo uomo vero ha tre pregi e tre difetti. Quali?
...mi ama, lo amo e sono dodici anni che siamo insieme.
...mi ama, lo amo e sono dodici anni che stiamo insieme.
Sushi o amatriciana?
...pesto.
Quaderno di carta o tablet?
...entrambi.
Una frase che ripeti continuamente:
... non ce la posso fare.
Al risveglio, energica oppure muta e intrattabile?
...una centrale nucleare in piena attività.
Liebster, una palla da uno a undici?
...tre, dai.
Scrivere 11 cose su di te.
Naa ma dai. C'è un blog intero, su di me.
Dai, alla cazzo:
- bionda mi piacevo un casino e me ne vergognavo
- in questo momento dovrei essere in banca
- ho un filino di emicrania
- vorrei un altro caffè ma ne ho già bevuto troppo, vedi punto precedente
- ho freddo ai piedi
- tra i primi baci che ho dato, uno non riesco a ricordarmelo e mi dà un fastidio boia, a volte ci penso e proprio si è cancellato dalla memoria, eppure sono certa che è stato strepitoso perché so con chi era, com'è possibile?
- la cosa che mi piace di più nelle donne sono le mani. Negli uomini le cosce.
- ogni volta che rileggo Rosso Malpelo a una terza, mi viene un groppo in gola un po' più grosso dell'anno prima
- per anni son stata lì a desiderare di mettere indietro l'orologio, poi ho conosciuto l'Uomo e la parola "passato" ha perso ogni attrattiva
- se rinasco prima ancora di imparare a camminare voglio imparare ad andare a cavallo e scendere solo quando è strettamente necessario
- non ce la farò mai a tenere in ordine la mia macchina.
Scegliere e premiare altri 11 blog con meno di 200 followers.
Datemi tempo.
Formulare 11 domande a cui loro dovranno rispondere.
Giuro che lo faccio. Ora mi vien tardi, sul serio.
Informare i blog vincitori del premio ricevuto.
a) non leggevo Vittorio's Secret
b) non sapevo che l'autrice di questo blog esilarante leggesse qui da me
c) non sapevo di aver preso il prestigiosissimo Liebster Blog Award! (anche perché Vittorio's non me lo aveva mica detto! - a proposito, non ce l'hai un nickname con cui chiamarti? devo scrivere Vittorio's, Secret, VS?)
Beh allora questo award. Belìn, grazie. I'm really touched. Istruzioni per l'uso:
Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio, citandolo nel post dedicato al premio stesso.
Fatto.
Rispondere alle 11 domande proposte dal blog che ti ha premiato.
La sera torni a casa e rovesci la tua borsa sul letto. Ci trovi:
...un ottimo motivo per andare a dormire sul divano.
La mattina esci di casa e non scordi mai...
... gli occhiali.
Devi fare un collage di sole tre foto del passato per raccontarti. Quali scegli?
... me con i riccioli, gli occhiali scuri e lo scamiciato rosso, sul lungomare.
...la prima foto insieme all'Uomo, sul terrazzo a Sestri.
Non ce ne sono altre.
Il tuo blog ti ha aiutata a...
...sopravvivere, e non lo dico tanto per dire.
Il tuo uomo dei sogni ha tre pregi e tre difetti. Quali?
... ha i "muscolini della felicità", quelli che uniscono addome e inguine ed esistono solo su Cristiano Ronaldo e Matthew McConaughey. Cucina volentieri. E ripara le cose.
... se esiste uno con i tre sopraccitati pregi tutti insieme, comunque sicuramente anche lui sbatte l'asciugamano bagnato sul letto dal mio lato, non butta mai i giornali e non ha mai voglia di portare giù il cane.
Il tuo uomo vero ha tre pregi e tre difetti. Quali?
...mi ama, lo amo e sono dodici anni che siamo insieme.
...mi ama, lo amo e sono dodici anni che stiamo insieme.
Sushi o amatriciana?
...pesto.
Quaderno di carta o tablet?
...entrambi.
Una frase che ripeti continuamente:
... non ce la posso fare.
Al risveglio, energica oppure muta e intrattabile?
...una centrale nucleare in piena attività.
Liebster, una palla da uno a undici?
...tre, dai.
Scrivere 11 cose su di te.
Naa ma dai. C'è un blog intero, su di me.
Dai, alla cazzo:
- bionda mi piacevo un casino e me ne vergognavo
- in questo momento dovrei essere in banca
- ho un filino di emicrania
- vorrei un altro caffè ma ne ho già bevuto troppo, vedi punto precedente
- ho freddo ai piedi
- tra i primi baci che ho dato, uno non riesco a ricordarmelo e mi dà un fastidio boia, a volte ci penso e proprio si è cancellato dalla memoria, eppure sono certa che è stato strepitoso perché so con chi era, com'è possibile?
- la cosa che mi piace di più nelle donne sono le mani. Negli uomini le cosce.
- ogni volta che rileggo Rosso Malpelo a una terza, mi viene un groppo in gola un po' più grosso dell'anno prima
- per anni son stata lì a desiderare di mettere indietro l'orologio, poi ho conosciuto l'Uomo e la parola "passato" ha perso ogni attrattiva
- se rinasco prima ancora di imparare a camminare voglio imparare ad andare a cavallo e scendere solo quando è strettamente necessario
- non ce la farò mai a tenere in ordine la mia macchina.
Scegliere e premiare altri 11 blog con meno di 200 followers.
Datemi tempo.
Formulare 11 domande a cui loro dovranno rispondere.
Giuro che lo faccio. Ora mi vien tardi, sul serio.
Informare i blog vincitori del premio ricevuto.
martedì 28 maggio 2013
Cose che si dicono
Cose che si dicono alla fine di un anno scolastico decisamente pesante:
"Se non vi date una regolata provvederò personalmente a farvi fare una terza orrenda"
(alla seconda)
"Insomma, vi sto seguendo uno per uno tipo lezione privata, guardate che più di così da un insegnante statale non potete avere"
(alla terza, mi è uscita malissimo, volevo dire un concetto molto più articolato...)
"Non ci siamo capiti. Se fate così in terza vi faccio piangere, non vi dò respiro un momento"
(alla seconda, due giorni dopo la prima frase)
"Ma possibile che l'obiettivo della tua vita sia ridacchiare tutto il giorno?"
(a Christiane F., che, dopo questa, in effetti, si è messa a piangere)
"Se qualcuno qua dentro pensa di continuare così anche l'anno prossimo, fa prima a cambiare sezione"
(indovinate...)
"Ma tu pensi che io sia totalmente cretina, che non mi accorga che invece di rispondere stai inventando?"
(a Muy Lejos che cerca di intortarmi)
"Ah no eh. Se fate così l'anno prossimo vedrete solo le quattro mura di questa stanza e sarà già tanto se fate l'intervallo"
(...)
...nun gliela fo.
"Se non vi date una regolata provvederò personalmente a farvi fare una terza orrenda"
(alla seconda)
"Insomma, vi sto seguendo uno per uno tipo lezione privata, guardate che più di così da un insegnante statale non potete avere"
(alla terza, mi è uscita malissimo, volevo dire un concetto molto più articolato...)
"Non ci siamo capiti. Se fate così in terza vi faccio piangere, non vi dò respiro un momento"
(alla seconda, due giorni dopo la prima frase)
"Ma possibile che l'obiettivo della tua vita sia ridacchiare tutto il giorno?"
(a Christiane F., che, dopo questa, in effetti, si è messa a piangere)
"Se qualcuno qua dentro pensa di continuare così anche l'anno prossimo, fa prima a cambiare sezione"
(indovinate...)
"Ma tu pensi che io sia totalmente cretina, che non mi accorga che invece di rispondere stai inventando?"
(a Muy Lejos che cerca di intortarmi)
"Ah no eh. Se fate così l'anno prossimo vedrete solo le quattro mura di questa stanza e sarà già tanto se fate l'intervallo"
(...)
...nun gliela fo.
sabato 25 maggio 2013
And you've got the fucking nerve to call it progress
Purtroppo, da qualche mese ci hanno diagnosticato una tremenda malattia degenerativa: Windows 8.
E' come avere una di quelle patologie che ti paralizzano pian piano.
No, ma io dico.
Mi faccio l'account Microsoft per accedere a tutte le app.
L'account non funge. Tento di accedere alla prima app, tutto bene. Dalla seconda in poi non mi vede online e mi chiede di loggarmi. Mi loggo. Non riconosce la password che gli ho dato, porca paletta, dodici minuti prima.
Okay. Mi faccio inviare la nuova password. Me la invia dove vuole lui, e cioè all'account .hotmail che mi ha fatto obbligatoriamente creare. Ora, io già di mio ho un account .libero, da sempre, un account .yahoo. un account .nomedellamiascuola e un account .istruzione. Se fossi una che lo fa, quando mi obbligano a creare un altro account smadonnerei. Comunque: faccio per andare sulla pagina di Hotmail, e guardare la posta con la nuova password. Non si può, perché Windows 8 prevede che Hotmail ti si apra solo con l'app, e per usare l'app devi essere loggato.
Non s'è visto un pc portatile nero volare dal mio terrazzo (quello con le bandierine tibetane, al secondo piano) solo perché lo abbiamo appena pagato.
Niente app.
Perché ci obbligano a cambiare?
Vogliamo parlare del diario di Facebook, quella merda cronologica impestata di bachi?
Del digitale terrestre, che adesso a Asti non abbiamo più la tele e a Genova ci sono diciannove canali religiosi, tre uguali sulle belinate locali, quaranta che non prendono il segnale, e tutto il resto a parte Mediaset trasmette solo Geordie Shore e il programma sulle spose ciccione?
E comunque a me la televisione non manca. Mi spiace solo che prima prendevo le news su Televideo e ora non ce l'ho, anche a Genova si impalla.
Però.
Visto che non abbiamo la tele, l'Uomo porta a casa un lettore BlueRay che aveva comprato per le proiezioni dei film horror del festival. Dice che è troppo meglio avere quello che il lettore dvd e declassa a Genova (dove, scopriremo, il televisore non ha la presa scart adatta) il lettore dvd.
Da qualche tempo, i dvd non si leggono più su questo nuovo apparecchio. Ma adesso, il blueray si pianta. Persino Robert Redford è brutto se si ferma a metà di una frase, con gli occhi chiusi e la bocca storta.
L'unica cosa che il lettore legge senza alcuna fatica è la chiavetta con le puntate di Game of Thrones. Che però, ogni volta che arrivano da non diciamo chi non diciamo come su un contenitore online, piantano il contenitore e rallentano tutto il pc per cinquanta ore.
Ora. Va bene che devo morire, devo lavorare e basta, ho mille cose da fare e poco tempo per stare sul divano e, nell'ultima settimana, dopo essere stata visitata lunedì mattina in farmacia a Paesino di Sogno perché mi sono sentita male arrivando a scuola, sono spesso andata a letto alle otto e quarantacinque. Però volessi vedere un film non credo che farei un tale torto all'umanità.
Non bastasse, da settembre la mia scuola media è la fortunata sperimentatrice del registro elettronico. Non solo quello personale del prof. Quello di classe. Ieri è scoppiata una rivolta in sala professori che sembrava di stare in piazza Tahrir. Non che non si voglia provare. Ma che la C. ci ha comunicato la cosa al collegio docenti, dicendo che tutte le altre dodici scuole del plesso potranno scegliere quando attivarlo, compresa l'altra media, e solo noi abbiamo l'obbligo perché ci ha scelto lei. E alla domanda se non fosse meglio, per sicurezza, avere anche il cartaceo, ha detto chiaro che i 5000 euro che sono arrivati per la dematerializzazione deve spenderli per la dematerializzazione. Oh già.
Io sono vari mesi che non faccio più mistero del fatto che, secondo me, la sola cosa da dematerializzare a Scuolina Rosa è lei. Anche perché l'Uomo ha appena cambiato preside e per l'ennesima volta ci rendiamo conto che veramente di presidi come lei non ne conosciamo molti.
E' come avere una di quelle patologie che ti paralizzano pian piano.
No, ma io dico.
Mi faccio l'account Microsoft per accedere a tutte le app.
L'account non funge. Tento di accedere alla prima app, tutto bene. Dalla seconda in poi non mi vede online e mi chiede di loggarmi. Mi loggo. Non riconosce la password che gli ho dato, porca paletta, dodici minuti prima.
Okay. Mi faccio inviare la nuova password. Me la invia dove vuole lui, e cioè all'account .hotmail che mi ha fatto obbligatoriamente creare. Ora, io già di mio ho un account .libero, da sempre, un account .yahoo. un account .nomedellamiascuola e un account .istruzione. Se fossi una che lo fa, quando mi obbligano a creare un altro account smadonnerei. Comunque: faccio per andare sulla pagina di Hotmail, e guardare la posta con la nuova password. Non si può, perché Windows 8 prevede che Hotmail ti si apra solo con l'app, e per usare l'app devi essere loggato.
Non s'è visto un pc portatile nero volare dal mio terrazzo (quello con le bandierine tibetane, al secondo piano) solo perché lo abbiamo appena pagato.
Niente app.
Perché ci obbligano a cambiare?
Vogliamo parlare del diario di Facebook, quella merda cronologica impestata di bachi?
Del digitale terrestre, che adesso a Asti non abbiamo più la tele e a Genova ci sono diciannove canali religiosi, tre uguali sulle belinate locali, quaranta che non prendono il segnale, e tutto il resto a parte Mediaset trasmette solo Geordie Shore e il programma sulle spose ciccione?
E comunque a me la televisione non manca. Mi spiace solo che prima prendevo le news su Televideo e ora non ce l'ho, anche a Genova si impalla.
Però.
Visto che non abbiamo la tele, l'Uomo porta a casa un lettore BlueRay che aveva comprato per le proiezioni dei film horror del festival. Dice che è troppo meglio avere quello che il lettore dvd e declassa a Genova (dove, scopriremo, il televisore non ha la presa scart adatta) il lettore dvd.
Da qualche tempo, i dvd non si leggono più su questo nuovo apparecchio. Ma adesso, il blueray si pianta. Persino Robert Redford è brutto se si ferma a metà di una frase, con gli occhi chiusi e la bocca storta.
L'unica cosa che il lettore legge senza alcuna fatica è la chiavetta con le puntate di Game of Thrones. Che però, ogni volta che arrivano da non diciamo chi non diciamo come su un contenitore online, piantano il contenitore e rallentano tutto il pc per cinquanta ore.
Ora. Va bene che devo morire, devo lavorare e basta, ho mille cose da fare e poco tempo per stare sul divano e, nell'ultima settimana, dopo essere stata visitata lunedì mattina in farmacia a Paesino di Sogno perché mi sono sentita male arrivando a scuola, sono spesso andata a letto alle otto e quarantacinque. Però volessi vedere un film non credo che farei un tale torto all'umanità.
Non bastasse, da settembre la mia scuola media è la fortunata sperimentatrice del registro elettronico. Non solo quello personale del prof. Quello di classe. Ieri è scoppiata una rivolta in sala professori che sembrava di stare in piazza Tahrir. Non che non si voglia provare. Ma che la C. ci ha comunicato la cosa al collegio docenti, dicendo che tutte le altre dodici scuole del plesso potranno scegliere quando attivarlo, compresa l'altra media, e solo noi abbiamo l'obbligo perché ci ha scelto lei. E alla domanda se non fosse meglio, per sicurezza, avere anche il cartaceo, ha detto chiaro che i 5000 euro che sono arrivati per la dematerializzazione deve spenderli per la dematerializzazione. Oh già.
Io sono vari mesi che non faccio più mistero del fatto che, secondo me, la sola cosa da dematerializzare a Scuolina Rosa è lei. Anche perché l'Uomo ha appena cambiato preside e per l'ennesima volta ci rendiamo conto che veramente di presidi come lei non ne conosciamo molti.
giovedì 23 maggio 2013
martedì 21 maggio 2013
Affido familiare - un post di condivisione
A rendere ancora più tempestose le mie aule, recentemente, concorrono, come potete immaginare, alcune allucinazioni che mi colgono qua e là, in pieno discorso, durante una sgridata, durante una sorveglianza in corridoio. Si tratta regolarmente delle facce, delle frasi e soprattutto degli occhi azzurri del nostro ragazzino affidatario, che mi passano davanti alla mente mentre sto facendo o dicendo qualsiasi cosa.
L’effetto è sempre lo stesso: "Toh, guarda come mi sembra tutto diverso adesso" e anche "Ma quando arrivano le maledette ferie? Ho altro da fare che ritirare per l’ennesima volta i diari di chi non ha fatto i compiti!"
Comunque, questo è un post di servizio per dire tre o quattro cose.
La prima è che, come solo alcuni sanno, esiste un blog specifico dove tengo il mio diario, incasinato e senza censure, a proposito della non-maternità, del percorso preadottivo e, ora, di questa esperienza di affido. Dato che i contenuti sono veramente molto personali, è un blog a numero chiuso, e anche molto ristretto. Però, se qualcuno di voi avesse da raccontare le sue esperienze di genitorialità alternativa, o avesse bisogno di sfogarsi e condividere le mille frustrazioni della non-genitorialità… fatemelo sapere che valuteremo come metterci in contatto.
La seconda cosa è che a me piacerebbe molto poter leggere di qualcuno che sta passando fasi simili alle nostre, ma ho cercato online e non ho trovato praticamente niente, anche perché io cerco storie di gente che ha avuto a che fare con adolescenti, non con bambini piccoli. In proposito ho lanciato un appello via mail a Silvia e Serena di GenitoriCrescono, che magari da qualche parte ne hanno parlato e hanno un giro di conoscenze online più vasto del mio. Ma se avete voglia di segnalare voi stessi o qualcun altro che conoscete e che potrebbe essere interessato a condividere esperienze, accomodatevi.
La terza cosa è che stanotte ho fatto le tre di mattina a leggere un testo appena comprato, e siccome ci sono certe informazioni che trascendono gli obiettivi del mio piagnucoloso e tormentato diario personale, preferisco segnalarlo qui dove può raggiungere un maggior numero di persone:
"Adozione, affido, accoglienza" di Gillian Schofield e Mary Beek
Le due signore britanniche di cui sopra sposano la teoria dell’attaccamento di Bowlby e applicano, in modo molto pratico e con un sacco di esempi tratti da storie vere, alcuni punti cruciali di questa teoria alla difficile convivenza tra caregivers e neonati-bambini-adolescenti separati dalla famiglia d’origine.
La cosa interessante è che dividono per argomenti, ma ogni argomento è trattato dal punto di vista dell’adulto, del bambino secondo le diverse fasce d’età e DELLE COSE CHE SI POSSONO FARE NELLA VITA QUOTIDIANA per favorire l‘instaurarsi di un rapporto sano e sicuro tra il minore e i suoi affidatari.
E poi, se volete saperlo, c’è anche un delizioso capitolo dove fanno un culo così agli operatori del settore, che dicono magari tutto e il contrario di tutto, che non prendono informazioni dal contesto reale ma solo dalle teorie e dai protocolli, e che DEVONO supportare adeguatamente la famiglia, oltre che il minore in sé. Nettare e ambrosia, per una come me che ha avuto a che fare coi protocolli del TM di Torino.
Insomma, se qualcuno di voi ha in casa un bimbo adottato, o in affido, o semplicemente deve stare vicino a un nipote o a un cuginetto in un momento difficile per la sua famiglia, questo libro merita lettura.
E per finire vi racconto una storia.
Qualche estate fa, in montagna, stiamo placidamente mettendo tavola per pranzo, quando una notizia del tg regionale richiama la nostra attenzione. E’ il solito incidente d’auto al rientro dalle vacanze, ma particolarmente orrendo, e riguarda una persona che, ad Asti, conoscono tutti, perché partecipa al Palio in un ruolo di spicco.
Lui e la moglie tornavano coi figli dalle ferie, in Puglia o Calabria, non so più, e si erano fatti la tirata in notturna. Lui si fa dare il cambio quando sono già sulla Piacenza - Torino, sono quasi le sei di mattina, ormai manca poco all‘arrivo. Lei si mette al volante, ma probabilmente è stata sveglia a lungo per tenere compagnia al marito, e appena pochi minuti dopo esce di strada, in uno di quei maledetti rettilinei ipnotici della Pianura Padana, dove è così facile chiudere un attimo gli occhi, tanto il volante lo devi sempre tenere dritto. La macchina vola giù nelle campagne. I figli, di undici e tredici anni, un maschio e una femmina, muoiono. Il marito perde un braccio. Lei non si fa praticamente niente. Di fisico, almeno.
A settembre, poche settimane dopo, si corre il Palio e lui è al suo posto, con una manica penzolante sul fianco e gli occhi vuoti.
A gennaio, io e l’Uomo ci troviamo seduti vicini a loro due al corso preadozione, che svolgiamo insieme. Poi varie volte capita di incontrarsi in centro città, per strada, a teatro, e anche di scriversi via mail. Lui si è fatto intanto una protesi all’avanguardia, e la rieducazione, in uno dei centri migliori d’Italia.
In questi anni, i nostri conoscenti si sono sentiti dire: dapprima, che era troppo presto dopo un simile trauma (e fin lì ci si poteva arrivare tutti, che gli psicologi volessero vedere un attimo come stavano); dopo, che per dare l’idoneità il tribunale voleva aspettare ancora sei mesi (e intanto era quasi un anno che giravano per colloqui). Infine hanno fatto ricorso contro il parere negativo del tribunale e credo lo abbiano vinto, ma naturalmente da Torino si sono ben guardati dall’abbinarli a qualsivoglia minore. Nel frattempo, girando per associazioni che trattano le adozioni internazionali, si sono anche sentiti rifiutare da quasi tutti l’apertura della pratica, con queste motivazioni: per l’handicap di lui, per il lutto recente, perché erano sposati solo civilmente o perché erano sposati da pochi anni (evidentemente i loro figli erano nati durante la convivenza).
Insomma, ogni volta che li abbiamo incontrati, sebbene loro fossero sempre sorridenti, calorosi e combattivi, ce ne siamo sempre andati con il cuore piccolo come una nocciolina di fronte a questo continuo, devastante piovere sul bagnato.
Fino a qualche settimana fa. L’Uomo ha incontrato lui, che dei due è il più espansivo e il più incline a raccontare, e mi ha portato a casa questa bella notizia: sono passati anche loro alla procedura di affido e hanno in casa due fratellini, di età abbastanza vicina a quella dei loro figli quando se ne sono andati.
Spero di incontrarli presto tutti insieme in centro e di poter fare le dovute congratulazioni, in culo ai protocolli. Che, tra parentesi, noi dobbiamo ancora firmare, per cui ogni tanto io mi sveglio di notte con l’ansia che poi alla fine sia tutto un bel buco nell’acqua.
Ah, e post scriptum:
Buon peso, leggetevi anche questo. E' magistrale. Ed è di una mia amica stretta stretta stretta, così stretta che per parecchio tempo ci hanno scambiato per sorelle e non è detto che non succederebbe ancora se girassimo insieme un po' più spesso.
mercoledì 15 maggio 2013
Interrogo, ma soprattutto MI interrogo. Sul perchè di tutto questo
1)
"Dai, Olivia. Chi incontra Dante nella zona dove sono puniti i traditori della patria? Ti ricordi? Uno che sta facendo una cosa schifosissima... dai... il conte...?"
E Vomitino: "...Dracula."
2)
"Capitale di Malta?"
Verace: "La Valletta."
"Che prende il nome da?"
"La Valette."
"E chi era?"
"..."
"Dai, era un comandante dei militari che controllavano l'isola, e si chiamavano, appunto...? I cavalieri...?
Huck Finn: "...dello zodiaco."
3)
"E quindi" Spettacolo sta offrendo il suo contributo al ripasso a domandine della lezione della volta scorsa "secondo Verga se ti allontani dal luogo, dalla situazione, in cui sei nato, non ce la fai, vieni schiacciato."
"Sì, e in una famosa novella fa un paragone..." suggerisco io.
Interviene l'Arcangelo Nero: "Sì, dice che è come per la piattola."
Uccidetemi. E' un atto di pietà, vi restituirà un karma positivo. Uccidetemi.
"Dai, Olivia. Chi incontra Dante nella zona dove sono puniti i traditori della patria? Ti ricordi? Uno che sta facendo una cosa schifosissima... dai... il conte...?"
E Vomitino: "...Dracula."
2)
"Capitale di Malta?"
Verace: "La Valletta."
"Che prende il nome da?"
"La Valette."
"E chi era?"
"..."
"Dai, era un comandante dei militari che controllavano l'isola, e si chiamavano, appunto...? I cavalieri...?
Huck Finn: "...dello zodiaco."
3)
"E quindi" Spettacolo sta offrendo il suo contributo al ripasso a domandine della lezione della volta scorsa "secondo Verga se ti allontani dal luogo, dalla situazione, in cui sei nato, non ce la fai, vieni schiacciato."
"Sì, e in una famosa novella fa un paragone..." suggerisco io.
Interviene l'Arcangelo Nero: "Sì, dice che è come per la piattola."
Uccidetemi. E' un atto di pietà, vi restituirà un karma positivo. Uccidetemi.
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li adoro,
poveri noi
venerdì 10 maggio 2013
Ora posso dirvelo
Doveva succedere, no? che prima o poi, tra tanti alunni strappacuore che ci saremmo volentieri portati a casa, tra tante situazioni personali da cui ci siamo sentiti coinvolti, tra tante storie umane di cui siamo stati testimoni o anche parte attiva, ad un certo punto la quarta parete si sfondasse e nelle nostre vite, come un giovane alieno atterrato all‘improvviso in giardino, piombasse un adolescente. Un maschio, e no, non è come pensate, non sono stata io, anche se mi tacciano sempre tutti di manifestare delle preferenze plateali per i miei giovani rinoceronti problematici, piuttosto che per le mie ragazzine. Ha fatto tutto l’Uomo.
A. fino a poco fa era suo alunno. Ha quindici anni appena fatti e un bel po’ di storia alle spalle.
Il nostro ruolo, tecnicamente definito di affidatari diurni, dovrebbe essere di fargli da famiglia d’appoggio nel periodo necessario al tribunale per analizzare la sua situazione e decidere, sentiti i servizi sociali e lo stesso A., se reinserirlo nella sua famiglia.
Ci sono così tante cose che potrei dire, di lui, di come si comporta l’Uomo, di come mi sento io, che sto scrivendo e cancellando frasi da oltre un’ora e mezza, senza riuscire a esprimere niente.
Però una cosa penso sia il caso di dirla subito.
Voglio che tutti quelli che passano di qui abitualmente o per caso sappiano quello che le mie Amiche con la A maiuscola mi stanno dando in questi giorni, con la loro voce calorosa al telefono, la loro fiducia, il loro ottimismo.
Voglio che tutti vedano il gigantesco GRAZIE che devo dire loro. Perché da quando questa cosa è cominciata, e in particolare negli ultimi giorni, sto realizzando che anche questa tappa della mia vita (come l’adolescenza, la giovinezza, gli studi, la ricerca del lavoro, le storie d’amore, il matrimonio, le molte gioie e i molti dolori che ho vissuto fin qui) io la attraverserò sapendo di non essere sola.
Avrò la mia zattera per resistere a qualsiasi tempesta, costruita con le loro voci, i loro sorrisi, le telefonate nel cuore della notte, le lacrime, le lettere, gli sms, le camminate, le chiacchierate in macchina, le discussioni, le battute, i modi di dire, le centinaia di tazze di tisana, tutti i gradini, i muretti, i prati, i tronchi e gli scogli su cui ci siamo sedute a parlare fitto fitto. Avrò le mie persone vicine anche durante quest‘avventura, comunque vada.
Ho sempre saputo di avere un grandissimo culo in fatto di amicizie, ma ci sono volte che proprio resto sbalordita da tutta la grazia che ho ricevuto. Questa è una di quelle volte ed è giusto che mettiamo, in Via dell’Affidamento, una bella targa a imperitura memoria di ciò.
Un brindisi a voi, donne magnifiche. Vi voglio bene.
A. fino a poco fa era suo alunno. Ha quindici anni appena fatti e un bel po’ di storia alle spalle.
Il nostro ruolo, tecnicamente definito di affidatari diurni, dovrebbe essere di fargli da famiglia d’appoggio nel periodo necessario al tribunale per analizzare la sua situazione e decidere, sentiti i servizi sociali e lo stesso A., se reinserirlo nella sua famiglia.
Ci sono così tante cose che potrei dire, di lui, di come si comporta l’Uomo, di come mi sento io, che sto scrivendo e cancellando frasi da oltre un’ora e mezza, senza riuscire a esprimere niente.
Però una cosa penso sia il caso di dirla subito.
Voglio che tutti quelli che passano di qui abitualmente o per caso sappiano quello che le mie Amiche con la A maiuscola mi stanno dando in questi giorni, con la loro voce calorosa al telefono, la loro fiducia, il loro ottimismo.
Voglio che tutti vedano il gigantesco GRAZIE che devo dire loro. Perché da quando questa cosa è cominciata, e in particolare negli ultimi giorni, sto realizzando che anche questa tappa della mia vita (come l’adolescenza, la giovinezza, gli studi, la ricerca del lavoro, le storie d’amore, il matrimonio, le molte gioie e i molti dolori che ho vissuto fin qui) io la attraverserò sapendo di non essere sola.
Avrò la mia zattera per resistere a qualsiasi tempesta, costruita con le loro voci, i loro sorrisi, le telefonate nel cuore della notte, le lacrime, le lettere, gli sms, le camminate, le chiacchierate in macchina, le discussioni, le battute, i modi di dire, le centinaia di tazze di tisana, tutti i gradini, i muretti, i prati, i tronchi e gli scogli su cui ci siamo sedute a parlare fitto fitto. Avrò le mie persone vicine anche durante quest‘avventura, comunque vada.
Ho sempre saputo di avere un grandissimo culo in fatto di amicizie, ma ci sono volte che proprio resto sbalordita da tutta la grazia che ho ricevuto. Questa è una di quelle volte ed è giusto che mettiamo, in Via dell’Affidamento, una bella targa a imperitura memoria di ciò.
Un brindisi a voi, donne magnifiche. Vi voglio bene.
giovedì 9 maggio 2013
Incroyable...
Se conoscete il francese, non perdetevi questo.
A commento dirò solo che ho riferito a un amico di aver detto testualmente alla preside: "Ti faccio notare che la madre che è venuta a farmi la piazzata su come insegnare fa un part time in una tipografia, non è docente di didattica dell'italiano". Lui mi ha detto che è una brutta frase, che suona male. Penso che volesse dire che ho fatto la figura di essere di quelle persone che, per il fatto di avere una laurea, pensano di poter sputare sulle vite degli altri che fanno mestieri pratici.
Io non credo. Io intendevo proprio un'altra cosa: ho la matematica certezza che non mi succederà mai di entrare in una tipografia e dire al tizio che ci lavora tutti i giorni come usare i suoi macchinari, quanto tempo metterci a fare un lavoro e che, se non mi soddisfa, provvederò da sola a farlo meglio. Non lo farei in una tipografia, non lo farei dal panettiere, non lo farei in uno studio di architetti, non lo farei dal meccanico, non lo farei in un ufficio del Comune. L'unico posto dove potrei permettermi di dire a un collega come farei io al posto suo sarebbe una scuola. E la mamma in questione dovrebbe permettersi altrettanto solamente in una tipografia.
Io non vedo alcun classismo, snobismo o puzza sotto il naso nel dire ciò. Voi?
A commento dirò solo che ho riferito a un amico di aver detto testualmente alla preside: "Ti faccio notare che la madre che è venuta a farmi la piazzata su come insegnare fa un part time in una tipografia, non è docente di didattica dell'italiano". Lui mi ha detto che è una brutta frase, che suona male. Penso che volesse dire che ho fatto la figura di essere di quelle persone che, per il fatto di avere una laurea, pensano di poter sputare sulle vite degli altri che fanno mestieri pratici.
Io non credo. Io intendevo proprio un'altra cosa: ho la matematica certezza che non mi succederà mai di entrare in una tipografia e dire al tizio che ci lavora tutti i giorni come usare i suoi macchinari, quanto tempo metterci a fare un lavoro e che, se non mi soddisfa, provvederò da sola a farlo meglio. Non lo farei in una tipografia, non lo farei dal panettiere, non lo farei in uno studio di architetti, non lo farei dal meccanico, non lo farei in un ufficio del Comune. L'unico posto dove potrei permettermi di dire a un collega come farei io al posto suo sarebbe una scuola. E la mamma in questione dovrebbe permettersi altrettanto solamente in una tipografia.
Io non vedo alcun classismo, snobismo o puzza sotto il naso nel dire ciò. Voi?
mercoledì 8 maggio 2013
When Dylan met Oscar
Sono dieci anni che faccio questo mestiere e a volte penso di non aver capito una beata mazza degli studenti.
Esempio. La lettura in classe.
Intendo quando io, insegnante, prendo un testo e lo leggo alla classe.
Per dire: la terza C, che è una classe di zombie, quando leggo i Promessi sposi partecipa. Non dorme nessuno, la volta dopo si ricordano le cose, fanno domande: sì sì, loro, gli stessi che mentre io cerco con tutta l'anima di trasmettere la bellezza immortale delle Ricordanze o faccio una lezione magistrale sul Verismo hanno l'elettroencefalogramma piatto, bisbigliano, fissano il vuoto, fanno un'altra materia, ridacchiano, disegnano, dormono (letteralmente).
Cioè, l'altro giorno Teppa Gentile seguiva con la bocca aperta l'ingresso di Renzo a Milano, quando vede la farina e il pane sparsi sul selciato: e oggi, siccome Christiane F. protestava ad alta voce di essersi persa un capitolo, perché mentre io leggevo questo episodio lei era a farsi interrogare di Geografia, gli altri in tre minuti le hanno riassunto la parte che ha saltato, con la stessa foga con cui mio cugino mi aggiorna sull'ultima puntata di Game of Thrones.
Che dire. A me a volte sembra tempo buttato, mancano cinque settimane alla fine della scuola e sono a Verga, e invece di fare letteratura tre volte la settimana vado nei dettagli su Gertrude e l'Innominato: ma che sono scema?
Poi però penso che questa terza scalcinata avrà almeno un argomento su cui sentirsi sicura all'esame. E dopotutto è Manzoni. Cazzo, mi starà anche antipatico ma è un bell'italiano da leggere a voce alta.
Poi da qualche tempo si verifica un fatto che, invece, non ho capito.
Con la seconda, colta da frattura gemellare degli zebedei dopo l'ennesima settimana in cui per fare lezione dovevo (dovevamo: anche i colleghi) dare punizioni, gridare, riempire di note il registro (SESSANTUNO. Ne hanno SESSANTUNO, e direi che venti sono mie), picchiare la mano sulla cattedra e scaraventare in corridoio Dylan o Huck o Winnie o Atreiu, a un certo punto mi sono messa una maglietta con la scritta 'STOCAZZO CHE MI FATE PERDERE LA CALMA UN'ALTRA VOLTA e, di punto in bianco, a metà di una lezione di antologia, mi sono fatta portare "Il fantasma di Canterville" e ho iniziato a leggerlo a voce alta. Adesso ce l'ho in borsa e, quando mancano venti minuti alla campanella e noi abbiamo terminato un lavoro, lo sfodero, lo apro e leggo.
E così ho visto succedere una cosa che non mi sarei mai aspettata. Alla mia lettura, il più possibile briosa, delle avventure dello sfortunato Sir Simon, più di metà classe va in coma. Sì, lo stesso gruppo classe che l'altro giorno rabbrividiva all'immagine del mare che si richiude inabissando per sempre la nave di Ulisse, che sgranava occhi avidi alla descrizione di Lucifero, che si è studiato tutto l'Orlando Furioso minuto per minuto coniando (questo è Atreiu) un immortale personaggio dal nome di Brodomonte e litigando tipo assemblea di condominio sul vero aspetto dell'Ippogrifo: cavallo alato come Pegaso, o grifone col becco come in Harry Potter?
E invece crollano sui banchi, guardano nella quarta dimensione, si riempiono di tic nervosi, fanno a pezzetti la gomma da cancellare o si trafiggono la pelle con i compassi. Però. C'è un però. Alla lettura di Oscar Wilde non si zombifica tutta la classe. Solo la maggioranza. E sapete chi sta fermo, concentrato e attento?
Esatto. Quelli che di solito, nelle altre lezioni, si fanno scagliare con urla furibonde fuori dalla porta.
In particolare il chiodo della mia bara. Che in questo periodo è INSOPPORTABILE. E' l'unico a cui abbiamo DI NUOVO spedito la lettera che lamenta un comportamento negativo.
Ma, quando io leggo Wilde, di colpo mi sento Orfeo che addormenta Cerbero con la sua musica. Si mette con la testa appoggiata sulle braccia piegate e non mi molla un attimo. Anche Atreiu, che è in primo banco, non si perde una sillaba, non si agita nel banco e sta perfino seduto dritto. E Huck, che invece seduto giusto tra sedia e banco non ci sta mai, dondola un piede ma non con i soliti scatti nervosi, guarda per terra ma non si distrae un attimo.
Però Dylan proprio si trasforma. Ha il banco talmente vicino alla cattedra che sento il suo respiro e vi giuro che cambia, come quando si entra in meditazione. E oggi, che leggevamo il bellissimo dialogo tra il fantasma e la dolce Virginia, siccome dopo un paio di minuti c'era ancora qualcuno che parlottava, si è girato e ha detto, seccatissimo, ai compagni distratti: "oh piantatela un po'", per poi immediatamente rituffarsi nell'ascolto. Mi è venuto un groppo in gola.
Gli altri scimmioni esagitati, che stanno attenti alle parole di Wilde, mi fanno una piacevole sorpresa. Ma lui proprio BEVE, come una pianta che fosse stata dimenticata al chiuso e senz'acqua. Mi fa venire voglia di materializzarmi ogni sera in camera sua, spuntando sul davanzale come Peter Pan, fargli una breve carezza sui capelli morbidi come seta, e leggergli una storia, per permettergli di deporre l'armatura da stronzo che tiene addosso tutto il santo giorno e di godersi un momento di pace.
Esempio. La lettura in classe.
Intendo quando io, insegnante, prendo un testo e lo leggo alla classe.
Per dire: la terza C, che è una classe di zombie, quando leggo i Promessi sposi partecipa. Non dorme nessuno, la volta dopo si ricordano le cose, fanno domande: sì sì, loro, gli stessi che mentre io cerco con tutta l'anima di trasmettere la bellezza immortale delle Ricordanze o faccio una lezione magistrale sul Verismo hanno l'elettroencefalogramma piatto, bisbigliano, fissano il vuoto, fanno un'altra materia, ridacchiano, disegnano, dormono (letteralmente).
Cioè, l'altro giorno Teppa Gentile seguiva con la bocca aperta l'ingresso di Renzo a Milano, quando vede la farina e il pane sparsi sul selciato: e oggi, siccome Christiane F. protestava ad alta voce di essersi persa un capitolo, perché mentre io leggevo questo episodio lei era a farsi interrogare di Geografia, gli altri in tre minuti le hanno riassunto la parte che ha saltato, con la stessa foga con cui mio cugino mi aggiorna sull'ultima puntata di Game of Thrones.
Che dire. A me a volte sembra tempo buttato, mancano cinque settimane alla fine della scuola e sono a Verga, e invece di fare letteratura tre volte la settimana vado nei dettagli su Gertrude e l'Innominato: ma che sono scema?
Poi però penso che questa terza scalcinata avrà almeno un argomento su cui sentirsi sicura all'esame. E dopotutto è Manzoni. Cazzo, mi starà anche antipatico ma è un bell'italiano da leggere a voce alta.
Poi da qualche tempo si verifica un fatto che, invece, non ho capito.
Con la seconda, colta da frattura gemellare degli zebedei dopo l'ennesima settimana in cui per fare lezione dovevo (dovevamo: anche i colleghi) dare punizioni, gridare, riempire di note il registro (SESSANTUNO. Ne hanno SESSANTUNO, e direi che venti sono mie), picchiare la mano sulla cattedra e scaraventare in corridoio Dylan o Huck o Winnie o Atreiu, a un certo punto mi sono messa una maglietta con la scritta 'STOCAZZO CHE MI FATE PERDERE LA CALMA UN'ALTRA VOLTA e, di punto in bianco, a metà di una lezione di antologia, mi sono fatta portare "Il fantasma di Canterville" e ho iniziato a leggerlo a voce alta. Adesso ce l'ho in borsa e, quando mancano venti minuti alla campanella e noi abbiamo terminato un lavoro, lo sfodero, lo apro e leggo.
E così ho visto succedere una cosa che non mi sarei mai aspettata. Alla mia lettura, il più possibile briosa, delle avventure dello sfortunato Sir Simon, più di metà classe va in coma. Sì, lo stesso gruppo classe che l'altro giorno rabbrividiva all'immagine del mare che si richiude inabissando per sempre la nave di Ulisse, che sgranava occhi avidi alla descrizione di Lucifero, che si è studiato tutto l'Orlando Furioso minuto per minuto coniando (questo è Atreiu) un immortale personaggio dal nome di Brodomonte e litigando tipo assemblea di condominio sul vero aspetto dell'Ippogrifo: cavallo alato come Pegaso, o grifone col becco come in Harry Potter?
E invece crollano sui banchi, guardano nella quarta dimensione, si riempiono di tic nervosi, fanno a pezzetti la gomma da cancellare o si trafiggono la pelle con i compassi. Però. C'è un però. Alla lettura di Oscar Wilde non si zombifica tutta la classe. Solo la maggioranza. E sapete chi sta fermo, concentrato e attento?
Esatto. Quelli che di solito, nelle altre lezioni, si fanno scagliare con urla furibonde fuori dalla porta.
In particolare il chiodo della mia bara. Che in questo periodo è INSOPPORTABILE. E' l'unico a cui abbiamo DI NUOVO spedito la lettera che lamenta un comportamento negativo.
Ma, quando io leggo Wilde, di colpo mi sento Orfeo che addormenta Cerbero con la sua musica. Si mette con la testa appoggiata sulle braccia piegate e non mi molla un attimo. Anche Atreiu, che è in primo banco, non si perde una sillaba, non si agita nel banco e sta perfino seduto dritto. E Huck, che invece seduto giusto tra sedia e banco non ci sta mai, dondola un piede ma non con i soliti scatti nervosi, guarda per terra ma non si distrae un attimo.
Però Dylan proprio si trasforma. Ha il banco talmente vicino alla cattedra che sento il suo respiro e vi giuro che cambia, come quando si entra in meditazione. E oggi, che leggevamo il bellissimo dialogo tra il fantasma e la dolce Virginia, siccome dopo un paio di minuti c'era ancora qualcuno che parlottava, si è girato e ha detto, seccatissimo, ai compagni distratti: "oh piantatela un po'", per poi immediatamente rituffarsi nell'ascolto. Mi è venuto un groppo in gola.
Gli altri scimmioni esagitati, che stanno attenti alle parole di Wilde, mi fanno una piacevole sorpresa. Ma lui proprio BEVE, come una pianta che fosse stata dimenticata al chiuso e senz'acqua. Mi fa venire voglia di materializzarmi ogni sera in camera sua, spuntando sul davanzale come Peter Pan, fargli una breve carezza sui capelli morbidi come seta, e leggergli una storia, per permettergli di deporre l'armatura da stronzo che tiene addosso tutto il santo giorno e di godersi un momento di pace.
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