Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

sabato 4 luglio 2015

Cliffhanger

Io penso che sia amore, ancora. Che sia un amore ferito gravemente.

Volevi fare la figa eh, noi qua, noi là, noi adottiamo una ragazzina straniera, noi coppia, noi Castagna, noi prof.
Intanto il cadavere dei problemi più grossi si decomponeva sotto le ortensie del giardino, e tutti fingevamo di non sentire l'odore.
Poi ti sentivi gnocca eh, con la tresca col bel ragazzone dalle mani forti, con i messaggini proibiti nel cuore della notte, coi giochi di sguardi, col batticuore per il suo sorriso dolce, altro che trentotto anni, ti sentivi invincibile e viva come a venti, e intanto ignoravi il dolore con cui ogni sera andavi a dormire, tutto il non detto il non fatto il non risolto, che faceva così male in quei dieci centimetri di materasso che separavano te da tutto il tuo mondo.

Io penso che sia ancora amore, e che sia io che l'Uomo siamo degli assassini. Che il non detto stia rischiando di vincere sul fatto. Che il fatto sia molto e il da fare ancora di più. E che ci voglia una disciplina feroce a non fuggire.





Io penso che le punte di peggiore sofferenza, gli sbagli più gravi, per qualche assurdo motivo sono tutti datati 1 o 2 giorni prima degli incontri più importanti coi servizi sociali per l'affidamento della Princi, e questo deve per forza voler dire qualcosa.

Io penso al mio braccio che sfiora il suo in macchina, ai suoi improvvisi scatti di insofferenza di fronte alle solite cose, ad un foglio con la scansione delle vacanze separati che si ridurrà in poltiglia da qui alla fine dell'estate a forza di innaffiarlo di lacrime. E al suo sguardo addolorato.

E penso che resterò appesa allo spunzone di roccia finché le forze me lo consentiranno. Perché non voglio che la tempesta mi spazzi via. Ora ho paura ho male ho freddo la pioggia mi schiaffeggia e i fulmini mi si schiantano troppo vicino. Ma può bastare una decina di minuti per far schiarire il cielo e io quei minuti per te ce li avrò sempre, Uomo. Io sarò lì quando il tuo cielo si schiarirà e ci asciugheremo insieme.

E se vuoi buttarmi giù, dovrai staccarmi le dita dalla roccia una ad una. E guardarmi cadere. Ma io penso che non cadremo. Penso che sia ancora amore. E che se è vero che a volte la merda è troppa e amarsi non basta, come dice Sanguedelmiosangue, possa essere vero anche il contrario.

5 commenti:

Pellegrina ha detto...

Be', mi chiedevo quando ci saresti arrivata, dato che stupida non sei. Perché a chi ti leggeva, e ne sapeva veramente poco, soprattutto degli altri, dato che a parte un pochino S. li descrivi veramente poco, in particolare tuo marito, e tutto viene travolto dal tuo dirigismo inesausto, balzava agli occhi, soprattutto quel che scrivi all'inizio e alla fine del post. Meno sostanziale l'incontro con il bel tenebroso molto scafato, per quanto sia stato esaltante e pervadente, perché volersi sentire come a vent'anni, cioè amate e non schiacciate dal non detto, è sacrosanto, e se mai la domanda sarebbe perché non ci si riesce più a sentire tali accanto a chi si ama - mentre è facile per qualcuno che non pensa a lungo termine farci sentire tali. Nel 99% delle volte la risposta è appunto nel non detto che non corrisponde affatto al non amore, anzi. Risponde quasi sempre alla difficoltà di amare e di accettare i sentimenti, farà Harmony, ma non è più complicato di così. E hai ragione: fuggire è sempre più facile che accettare di affrontare l'angoscia, cosa non mortale, al contrario, e parlare, ammettere, cercare una soluzione insieme e per sé stessi. Speriamo che ci siano abbastanza coraggio e onestà per farlo.

Castagna ha detto...

Speriamo! Grazie di cuore. Hai fotografato bene quel che ho capito di recente

Castagna ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Unknown ha detto...

Ieri su You Tube ho beccato una bella conferenza di Umberto Galimberti, che parlava di cose alte e di Dio, che per i credenti, diceva, è anche l'entità testimone del nostro essere e delle nostre azioni. Poi è scivolato nel privato confidando che, una volta rimasto vedovo, per lui non credente, aver perso la moglie significava, alla fine, aver perso il proprio testimone, suggerendo che il marito o la moglie di ciascuno di noi, in questo orizzonte privo di punti di riferimento saldi, ci fanno da testimone di vita e raccomandandosi, per questo motivo, di non cambiarli troppo spesso. Con loro, perdiamo anche una parte di noi. Una riflessione che mi ha intenerito e colpito al tempo stesso. Condivido la vita con mio marito da più di 15 anni. E' chiaro che, soprattutto con i figli di mezzo, la passione fatica a ritrovare la strada. E non lo so, onestamente, che succederebbe se eros tornasse prepotentemente nella mia vita. So che sarebbe difficile rinunciare. Ma perdere il proprio testimone sarebbe forse troppo doloroso. Ti auguro di recuperare il tuo e di fare in modo che questa sia un'esperienza che vi arricchisca, piuttosto di dividervi.

TuttoTace ha detto...

Quante similitudini tra noi. Quante. Troppe. Io (Noi?) ho retto 3 anni attaccata a quella roccia, nel sienzio più totale, 3 anni di mani sanguinanti e una fatica inumana. Ha staccato lui dito per dito, io probabilmente sarei ancora lì, inutile negarlo. Se troverete un modo per comunicare, una qualsiasi, per comunicare davvero credo che tutto avrà un senso. In caso contrario quel cadavere sotto le ortensie non smetterà di puzzare. mai. Ti abbraccio e lo sai che ci sono, quando vuoi.