Ummadonna e chi è questo marcant... non ci posso credere. Mai più incontrato in quattro anni. Eppure eccolo qua.
"Ommioddio ciao. Come stai? Quanto tempo..."
"Bene prof. Sono un po' cresciuto..."
"Vedo."
Inevitabile. Le ragazzine sedute sul muretto da cui è sceso sono tutte voltate verso di lui come girasoli.
"Comunque tutto bene... solo che ho fatto una cazzata."
"Tipo? "
Mollare la scuola non può essere, non lui. Ma non faccio in tempo a formulare ipotesi perché, come se fosse una qualunque mattina di scuola immediatamente di seguito a tutte le altre, mi ha completamente catturato nella sua conversazione e va a raffica.
"Perché sono andato all'istituto tecnico."
"Eh."
"E non facciamo niente in quella scuola. Voglio dire... non c'è niente... per me."
I muscoli sono aumentati, la consapevolezza di avere un cervello che basterebbe da solo a far funzionare un centro ricerche invece è la stessa. Non facciamo giri di parole, finte modestie, ma nemmeno spariamo cazzate. Non è borioso e io sono serissima, sappiamo di parlare oggettivamente, come quel giorno in cui con calma gli ho spiegato che lui ragionava come un professore, non cone un alunno, e le sottigliezze su cui si fermava non erano pane per i suoi compagni.
"Eh lo so... ma uno può anche essere il più bravo dell'Itis, eh."
"Sì ma... ho sbagliato."
"E beh adesso finisci, ancora un anno,no? E per dopo, cosa pensi di fare?"
"Avrei un progetto, ma va beh."
Esita. Io aspetto.
"Se me lo vuoi dire..."
Fa un sorriso caldo come il sole e decide di dirmelo, con la stessa fiducia con cui mi parlava a tredici anni.
"Vorrei entrare nei vigili del fuoco, prof. Ci terrei proprio."
"È una buona idea! Devi fare il concorso, dopo il diploma, no?"
"Sì ma è difficile che prendano, entrano in pochi."
"Beh però vale la pena provare, no?"
"Senz'altro. E se non mi prendono, vado al Politecnico, prof. Tanto io... beh, io lo faccio, il Politecnico."
"Oh sì, tu sì."
Signore e signori, Punta di Diamante. Quattro anni dopo.



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