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mercoledì 27 luglio 2016

Zone d'ombra: alcune delle cose che non vi ho raccontato - Intro

Stamattina mi sento di dirvi delle cose. Un po' si deve al fatto che ieri ne ho parlato con la mia psicologa, la Fata Bionda.
La Fata Bionda mi ha chiesto di cosa sono stufa, e io sono stufa delle zone d'ombra delle persone, o meglio, sono stufa di avere a che fare con persone che hanno zone d'ombra grandi come il Baden-Württemberg.
Poi in realtà questo post lo scrivo perché mi stavo alzando da letto, dopo aver letto le ultime di Zerocalcare, e pensavo che mi sarei messa a lavorare subito, perché il mio corso online alla Macquarie University ha una scadenza il primo agosto, e io già so che non riuscirò a rispettarla se non mi ci metto immediatamente. Ci sono 13 consegne da preparare. E domani finalmente rientra l'Uomo. A questo punto, ho pensato, adesso lo racconto ai miei blogamici che seguo questi corsi da due anni, tanto lo sanno già che sono una secchiona di merda, e allora mi sono resa conto che tutte le volte che leggo l'icona di Coursera sulla mia bacheca, sulla copertina del mio tablet o sul desktop del mio computer, penso sempre alla stessa scena e penso che quella scena, in qualche modo, sia l'origine del male che è successo in questi mesi nella mia vita. La piega quantica che ha risucchiato via la luce.

Per scrivere questo post devo parlare male di una persona, anzi di molte persone, e siccome sono tutte persone che hanno a che fare con me, alla fine devo parlare male di me stessa. Come sempre succede quando uno si espone su Internet a raccontare i cazzi suoi.

D'altra parte per parlare davvero male di qualcuno bisogna conoscerlo. E e si dà il caso che le persone di cui parlo qui siano tra le persone che io più amo, a cui più tengo sulla faccia della terra. E quando dico amo, non intendo ci sono stata bene in vacanza, ci ho scopato bene un paio di volte, sono stata contenta di farci un viaggio in treno insieme. Intendo sono stata al loro fianco per anni e anni, ho visto i loro momenti bui, condiviso tutte le loro fatiche. Sono stata lì anche a prezzo di grandi sacrifici, a costo di grandi litigi. Io c'ero e questo mi dà il diritto di dire quello che penso, così come loro hanno diritto di dire quello che pensano di me che mi sono a mia volta esposta.

Diciamo che nella mia concezione dell'amore questi sono quei rapporti in cui io metto veramente alla prova quello che sento per qualcuno e dopo, una volta che ne sono sicura, non posso più usare il passato, dire l'ho amato, siamo stati amici, ci siamo voluti bene.
Nel momento in cui il mio rapporto con qualcuno arriva a farmi conoscere i suoi punti bui i suoi difetti i suoi problemi e io resto, quello per me è l'Amore definitivo. Per gli altri invece un motivo per allontanarsi, forse. Ma non per quelli che mi scelgo io. Quelli restano, di solito. Perché ognuno, diceva Montale, riconosce i suoi. E qualcuno se ne è andato, lo stesso: ma a me non frega un cazzo. Io amo così, mi metto in gioco così. Io sono fatta così. E non dimentico.

Ma andiamo con ordine, perché questo è un post che fa soffrire. Ho perso l'abitudine a scrivere fluentemente e con belle parole su cazzate di cui alla fin fine non importa niente a nessuno.
Gli argomenti che sto affrontando nella mia vita sono talmente grossi che la maggior parte delle volte, qui, non ne riesco nemmeno a dire due parole. Perché il buio e il dolore creano confusione ed è nella confusione che io vivo (vivo è un po' eccessivo: diciamo respiro) da mesi.

La scena che si ripresenta alla mia mente ha una data precisa. Una luce precisa. E la voce della Frenci. La Frenci, sì. Mai più sentita nominare qui, giusto? Qualcuno di voi legge e commenta ancora i suoi articoli in rete. Qualcuno la vede e la frequenta. Io non più. Non è una scelta mia. E non era una blogamica. Era mia sorella. Gemella.
Dalle versioni di greco all'atrio di un pronto soccorso. Dal testo di linguistica al pentolino del Nescafè. Dal muretto di Vernazzola all'altare di un santuario.

Quel giorno la Frenci mi parla di Coursera. Siamo sedute allo spazio bimbi dell'Ikea di Torino. I suoi due giocano lì sotto. Noi sorseggiamo caffè. Uno dei milioni di caffè americani che le ho visto bere. E parliamo fitto fitto. Come abbiamo parlato sempre. Per VENTICINQUE anni.

Quel giorno lei mi apre per l'ennesima volta una strada. Come io a lei avevo aperto Lettere. Lei a me aveva aperto il commercio equo. Io a lei lo yoga. Mi racconta della piattaforma che offre corsi delle migliori università del mondo, con o senza attestazione di svolgimento, GRATIS.

Sorridiamo. Sento il suo odore di spezie e stoffe tinte a mano. Ce la ridiamo come al solito. C'è luce.

Poi io dico: "Ecco vedi. Proprio questo mi serviva. Togliermi delle soddisfazioni senza rincorrere col tempo e i soldi una seconda laurea, e soprattutto i voti. Basta, ormai, essere valutati. Io so cosa valgo. Voglio studiare. Voglio una cosa bella gratis."

La mia voce dice: "Voglio una cosa bella gratis". 
E in quel momento gli dèi mi ascoltano. E puniscono la mia hybris. Dandomi quel che chiedo, o peggio, facendomi credere di ottenerlo.

Dopo pochissimi giorni da quel dialogo, alla mia porta si presenta, del tutto spontaneamente, una cosa bella. Bellissima. E inaspettata. Ma non era gratis. E da quell'istante le zone d'ombra hanno preso il potere tutto intorno a me. Quel giorno all'Ikea è stata probabilmente l'ultima volta che ho sorriso immersa nella luce.


2 commenti:

Cy ha detto...

Ciao. Ho scoperto il tuo blog due o tre o quattro anni fa. Ogni tanto venivo e leggevo, cercando i post sui tuoi ragazzi, mi piaceva il fatto che a tutti tu avessi dato un nomignolo, e mi piaceva il modo in cui per te erano importanti.
Un paio di settimane fa mi sono messa a leggere il blog dall'inizio, un post dopo l'altro, perché improvvisamente mi ci sono affezionata e volevo recuperare il tempo perduto e smettere di avere dei buchi, e vedere se trovavo risposte. E contemporaneamente sono andata a ritroso nell'altro blog.
E tu ora te ne esci con questo post. Quindi niente, aspetto il seguito. Penso che tu sia bravissima.
Cy

Castagna ha detto...

Eccoti il seguito, Cy. Grazie. Anche se io non scrivo per essere brava, scrivo per curarmi, per guarire. Un abbraccio