A Lhasa in provincia di Pisa, dove mi rifugio per la seconda volta in un mese, gli annunci mortuari sono come sempre rasserenanti. La gente di qui, prima dei 99, non si sogna di morire. E te credo: chi cazzo muore quando può stare a godersi 90 anni di aria buona, colline profumate, sorrisi e ironia toscana? Leggere il Vernacoliere ogni settimana secondo me mantiene in salute. E poi qui, se muori, male che ti vada ti reincarni in tre minuti, con i monaci tibetani che cantano mantra, il Dalai Lama che aleggia col suo sguardo gentile in ogni dove, e il rischio di incontrare Richard Gere da un momento all'altro. E se ti reincarni in un bacarozzo, in un lombrico, in un pidocchio delle piante, stai da Dio lo stesso, perché qui alle formiche fanno il sentierino, bordato di piccoli sassi neri, perché attraversino il cortile senza essere calpestate, e la lombricaia sta proprio sotto gli alberi da frutta e gli stupa della pace. Figurati se spruzzerebbero mai un anticrittogamico. Le formiche, che io sappia, attraversano da almeno 15 anni nello stesso punto, indisturbate. I lombrichi felici producono un concime talmente buono che ne basta un cucchiaino per avere ciclamini stupendi, e mia madre se lo fa portare su tutti gli anni.
E mentre al bar del circolo contemplo la sfogliatina holla hrema hotta, i biscotti bio e dei panini titanici, dall'aria succulenta, che sembrano appena fatti da una nonna amorevole per il nipote prediletto che gioca a rugby, dalla saletta tv non si sente un fiato. Mi affaccio e vedo i centenari nonnetti del paese che, in religioso silenzio, guardano la partita. Il derby Genoa - Samp.
Ecco.
Così, quando torno al monastero e attraverso di nuovo la zona del dormitorio maschile, per raggiungere la sola stanza libera che c'era rimasta quando, un mese fa, ho prenotato, ho fatto il giro completo della malinconia. Nonostante la bellissima giornata di corso sul pranayama, i pini marittimi alti dodici metri che vedo dal letto, le risate fatte coi compagni di corso e un cielo, ma un cielo, oggi così chiaro che vedevamo la Corsica coi monti innevati, e stasera così pieno di stelle che Galileo non doveva nemmeno sprecarsi a inventare niente per guardarle tutte... Eccoci di nuovo al punto di partenza. Non è come tre anni fa in quella cazzo di mansarda bianca dove non potevo chiudere occhio, e ogni visione della meravigliosa terra fuori dal villino mi straziava. Non è come l'estate scorsa, quando lo spettacolo dei ghiacciai spazzati dal vento di fine agosto mi faceva sanguinare gli occhi perché tu non eri seduto al mio fianco a guardare. Ma sempre allo stesso punto si ritorna.
Stamattina mi sono svegliata in un letto supercomodo, nel profumo di macchia mediterranea, nel canto di mille uccellini. E il primo pensiero cosciente è stato: "cosa ci faccio qui?".
Poi ho passato tutto il giorno a cercare un modo per farci parte delle vacanze estive, qui, a dire a tutti quanto vorrei starci un'intera stagione, a lavorare, seguire corsi, studiare, e passeggiare sotto gli stupa. Ho anche parlato per ore con gente che ha girato il mondo e aveva sul telefonino foto del salto Angel, di Bali, di Manaus, dell'Iguazu. Pensato a quanti posti magnifici bisogna che io veda ancora. A quante cose adesso avrei i mezzi di affrontare.
Ma alla sera, dopo una passeggiata al buio, una sigaretta sghignazzando fuori dalla sala di meditazione e un sacco di stronzatine divertenti condivise con gente che ha i miei stessi interessi, vado a comprare una bottiglietta di gassata e due biscotti al baretto, e i vecchini guardano il derby. E torno nella mia camera bianca e arancio con il cuore che piange. Posso andare ovunque, zavorrata da mille pensieri e rimpianti, o libera e leggera come in quest'ultimo mese. Posso sapere perfettamente che a casa mi aspettano diverse persone e situazioni che rendono la mia vita infinitamente più sopportabile di come era qualche tempo fa. Ma poi i vecchini guardano il derby. E io piango, perché anche in capo al mondo troverei sempre qualcosa che vorrei guardare con te.
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