E il ricorso su bocciatura all'orale.
E il calcolo renale.
E la bidella psichiatrica che deraglia.
E i saluti alla Brava Crista che va in pensione e lascia un buco immenso nell'area scientifico-matematica dell'istituto, ma se è per questo la Fräulein chiede il part time e va a Paesino Azzurro, e siamo a due buchi immensi nell'area scientifico-matematica di Scuolina Rosa.
E quella di lettere e quello annuale di matematica che cercano di non salutarsi troppo poco nell'atrio e di non salutarsi troppo nel parcheggio, diciamo pure di non salutarsi proprio, insomma, dato che perdere un amico è doloroso. Il suono delle parole "e va beh" che sostituisce molte altre cose che no, da grandi, e da sposati, e da genitori, non si dicono più, anche se sono pulite e innocenti, così come un allegro "ciao!" sostituirebbe eventualmente il corrergli incontro e farsi sollevare in braccio che a me verrebbe istintivo, se mai un giorno dovessimo rivederci. L'ultima volta che ero così contenta di passare il mio tempo con una persona dell'altro sesso, e con tutti i vestiti addosso, avevo quindici anni e un migliore amico che vedevo solo in campagna. Bello scoprire che ci si può sentire così lo stesso a quaranta suonati, meno bello capire che a quaranta suonati non lo si può mica dire. Tranne che con gli occhi.
E le tasse di successione della zia. Pagabili comodamente in giorni sessanta.
E Diddle, l'alunno disabile, in coma farmacologico da quindici giorni, con "più punti lui che io sulla tessera dell'Esselunga" (disse il padre, poverino, nel corridoio della terapia intensiva) e con più infezioni lui che il manuale Merck.
E il ritiro yogico in posto bellissimo, dove il pensiero "cazzo basta sono stanca di vedere posti belli da sola, di non vedere posti belli perché senza di te non ci vado, di parlare con te di andare in posti belli dove poi non andiamo" ha distrutto fin dai primi dieci minuti ogni speranza e di fare yoga decentemente e di godersi la vacanza, sebbene i presupposti per una gradevolissima vacanza in montagna fossero tutti lì a disposizione.
E il fisico che cede sulla strada in salita, che cede nelle posizioni yoga, che arranca in tutto come non faceva più da due anni buoni.
Ma mica ci si arrende eh. Loro due pranzano di là mentre il mio mal di testa da campionato, io e la gatta piccola stiamo raggomitolati sul letto, e io li sento parlare senza distinguere cosa dicono, e i suoni delle loro voci per la miliardesima volta mi dicono dove, dopotutto, voglio essere. Come se non lo sapessi.
Sotto vi metto un po' di foto sparse, memento di questo periodo.
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| Khaleesi learning to ride dragons |
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| Parlando di giardinaggio |
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| "Il barone rampante", regalo della Zuccherosa |
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| Perché ti amo |
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| Machiavelli |
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| Eh. |










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