Se questa fosse una serie tv, questo sarebbe evidentemente l'episodio pilota. Telecamera a spalla, luce naturale e suono in presa diretta.
Si vedrebbe il risveglio della protagonista, una donna bionda sulla quarantina inoltrata, in una bella casa in collina, i suoi preparativi del mattino, un primo caffè da sola e un secondo col marito, in una stanza col caminetto spento. Poi, lei che guida lungo una strada immersa nella pioggerellina, che si snoda tra colline verdeggianti benedette da uno stupendo foliage; sottofondo: "The Loneliest" dei Måneskin. Poi un terzo caffè con la figlia, ovviamente bellissima e elegantissima, in un bar del centro. La telecamera indugia sugli sguardi pieni di amore che le due donne si scambiano parlando e poi salutandosi.
Dopo si vedrebbe la donna attraversare una via, agghindata per Natale con decorazioni e casette di legno, in mezzo ai palazzi storici di una cittadina italiana, canticchiando tra i denti la stessa melodia che ascoltava prima in auto. Nella scena seguente, lei sale le scale di un vecchio edificio, entra, seguita sempre dalla telecamera a spalla, in un'affollata sala professori, scontra un uomo alto coi capelli lunghi che si sta infilando un cappotto nero, si scusa, anche lui si scusa: i due non si guardano, lo spettatore capisce subito che il rapporto tra i due personaggi andrà poi approfondito, nelle successive puntate. La donna saluta, attacca una conversazione di lavoro con un ragazzo giovane e molto elegante, con cui c'è evidentemente un'amicizia, intanto prende un altro caffè dalla macchinetta. Lo spettatore capisce anche che la donna morirà di orrende complicazioni cardiache e renali, a causa dei troppi caffè.
Più tardi la stessa donna è in un'aula dal pavimento di linoleum rosa, sta leggendo pacatamente versi tradotti dall'arabo a una classe dove sono rappresentati tutti i possibili colori di capelli e di pelle, esclusi forse il turchese, il rosso fuoco e il verde acido. Qua e là cambia tono, perché qualcuno si agita o si alza. I ragazzini sono vestiti nei modi più vari e seduti storti, tutti piccolini, tranne uno alto e allampanato con gli occhi blu e una ragazza di colore molto grossa, con le treccine viola. Molti di loro stanno colorando lettere da appendere, per fare uno striscione con il nome dell'iniziativa a cui la classe ha aderito, una settimana intera dedicata alla lettura.
Ancora più tardi la scena riprende, in un frastuono indecente di sedie spostate, voci, banchi che dondolano e corpi adolescenti delle più disparate misure che si muovono: siamo in una terza media irta di ripetenti grandi e grossi, i cui membri si dividono in gruppi, per ogni gruppo uno ha in mano un libro, così nuovo che la copertina scintilla e le pagine sono tutte ben pressate vicine, immacolate.
Zoom della telecamera su un gruppo di tre ragazzine, un'orsacchiottina tonda come una mela, con le fossette simpatiche e i capelli castano-biondi sulle spalle, una magra molto fine, olivastra, con i capelli mossi raccolti a modino, una più alta e grande, con la pelle più scura, gli occhiali e un sorriso allegro ma timido. Stanno cercando l'indice del libro per scegliere un racconto, si trovano in disaccordo, una sostiene che sia all'inizio dove, invece, sono elencate le opere dell'autore, una sfoglia il centro del testo, l'orsacchiotta interviene dicendo che non avrebbe senso mettere l'indice in mezzo al libro. La telecamera stringe sull'espressione preoccupata della donna, si capisce che non si aspettava che, dopo due anni insieme, i ragazzi di una sua classe ancora non sapessero dove trovare un indice, ma nei suoi occhi passa qualcosa, forse una speranza, un obiettivo, della pazienza, il pensiero che, allora, la settimana della lettura andava proprio fatta.
E abbiamo introdotto il necessario per costruire una storia: si sono visti alcuni tra i personaggi più significativi, si è vista la collocazione geografica, si è visto il mood della protagonista e della serie stessa. Ora, in un bravo episodio pilota, nella quotidianità dovrebbe inserirsi un evento che attiri l'attenzione dello spettatore, incanali la trama in una direzione, faccia venir voglia di vedere la prossima puntata. La protagonista, sotto sotto, spera che non succeda alcunché. Di tornarsene a casa in collina, sotto un cielo di diversi toni di bianco e grigio, a guardare la pioggia. Ma è palese, il primo piano sui suoi occhi pensosi lo ha chiarito, che sta invece aspettando, cinica e rassegnata, la prossima pagina della sceneggiatura. Difficilmente, in una serie che parte così, ci sarà spazio per molte risate. Forse qualcos'altro, emozioni, riflessione, sfumature. Speriamo almeno che i tecnici della fotografia, che fin qui sono stati dei maestri, continuino così.



Nessun commento:
Posta un commento