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domenica 20 agosto 2023

Burn out. Anzi burn in. Capitolo due

I pattinatori, quelli del pattinaggio artistico, quelli delle Olimpiadi invernali.  Quelli che tutti i giorni stanno undici ore sul ghiaccio. A provare piroette e salti che devono essere perfetti al millimetro, che a noi comuni mortali sembrano ineccepibili, e invece i giudici alzano le palette e per un quarto di punto non ti fanno passare le qualifiche. Gente che alla sera ha lividi sulle chiappe come fosse caduta dal motorino e che non smette mai di allenarsi, né quando mangia né quando dorme. 

Sì, lo so che tutti gli atleti di un certo livello vivono praticando la loro disciplina, mangiano bevono dormono scopano solo in una certa misura e maniera, per essere i migliori in gara. Ma, a me, questa cosa delle undici ore quotidiane di allenamento su una pista gelata mi è rimasta impressa da ragazzina. Undici ore. Al freddo. Con le lame al posto dei piedi. E la perfezione degli avvitamenti, dei salti provati milioni di volte. 

I pattinatori olimpionici mi sono tornati in mente due o tre giorni fa, dopo che ho sfogato con Grande Pagliaccio e con l'Inflessibile il senso di angoscia che mi dà quest'anno l'idea di tornare a lavorare. 

Perché Grande Pagliaccio, uomo pratico, ma che dopo moltissimi anni di amicizia ancora fraintende cose madornali su di me, ha chiesto se non posso lasciar stare tutto e fare la maestra di yoga full time. Risposta mentale: "Ma. Che. Cazzo. Dici. Non solo mi rovinerei la vita, ma lo yoga che è una gioia costante diventerebbe un peso." Risposta verbale: "No, mi mancherebbe insegnare." E intanto ho avuto una folata di sensazioni, il rumore delle venti e più personcine che si agitano nei banchi, il loro odore, i colori dei loro astucci. Ma giammai. Lui non lo sa, fa un altro mestiere.

Con l'Inflessibile, invece, lo scambio era prendere atto della situazione, per cui lei diceva: "Penso che ci debbano essere condizioni per poter lavorare bene: quando non è così, la scuola è veramente logorante. Non ho mai pensato di lavorare per qualcuno o contro qualcun altro, ma ho sempre cercato di lavorare con qualcuno. Non parliamo di soldi: 4 spiccioli e guardata male come se li avessi rubati. Lavoro quadruplicato ed estenuanti e inutili discussioni. Ma perché?"

Come darle torto? È una grande insegnante, instancabile, integerrima, preparatissima. E sta così. 

Io, di mio: "Dobbiamo riprometterci di coltivare il maggior livello possibile di benessere nonostante. Io ho lavorato per, soprattutto, e anche con e contro. Sono sempre stata motivata. Al mattino non mi ferma nessuno. Sono le riunioni viperine, i messaggi subliminali, le notti a pensare come pararmi che mi logorano."

Parliamo di come difenderci, per non andare in burn out. Di tutte le altre cose che coltiviamo, interessi, relazioni, sport, la famiglia, la salute. Dico che dobbiamo comportarci come i diabetici: devi sapere a quanto hai la glicemia, avere dietro l'insulina, sempre. Allo stesso modo, noi dobbiamo riposarci prima di essere distrutte, curare il benessere in ogni piccola cosa, non farci sopraffare. 

Lei, per sopravvivere tra mille grane, scolastiche e non, ha svoltato qualche anno fa: "Cerco di fare onestamente il mio mestiere. Per il resto, nulla da aggiungere. Non un minuto di più."

Su questa immagine, penso quanti colleghi, anche bravissimi, ho visto chiudere la borsa e prendere il cappotto nell'esatto attimo in cui la lancetta segnava l'inizio dell'ora successiva. Gente super organizzata che fa bene il suo, ma poi va. E non sa cosa succede in una scuola, al di fuori delle sue ore e delle riunioni obbligatorie. Gente che si fa fare il briefing il mattino dopo da quelli come me, che in sala professori ci vivono. Allora metto a fuoco il punto. Rispondo, senza doverci pensare: "Non sarei io se mi togliessi tutto il lavoro dietro le quinte, sia didattico che relazionale. Quindi, o mi finisco di sfasciare le corna facendo come ho sempre fatto, o mi snaturo e poi mollo per schifo di vivere. Chiaramente preferisco la prima, muoio a modo mio."

Ed è mentre scrivo questo che lo sento, il sibilo della lama sul ghiaccio, l'urto del peso che atterra dopo il salto. Doppio flip. Triplo toe loop. La stoffa del costume che sbatte come una vela, i colori delle tribune sfocati in una macchia indistinta, lo spruzzo gelido delle schegge di ghiaccio staccate dal metallo e alzate in aria, come il blizzard, dalla spinta bestiale di ogni muscolo che fa il suo movimento preciso. La coordinazione. La velocità. Il cuore che pompa come il motore di una gigantesca nave. 

Non posso stare a casa a fare la maestra di yoga. Non posso andare via quando suona la campanella. Non posso passare le serate senza i miei evidenziatori, i cerchi e le righe tracciati nervosamente sull'agenda con la biro, la ruga di preoccupazione che mi increspa la bocca, il cervello che viaggia a mille. Non posso non aprire la bocca in riunione. 

Mi calmo, all'improvviso. Angoscia sparita. Familiare senso di prontezza fisica al risveglio. Tutto torna come non si fosse mai interrotto, a cominciare dal rumore delle monetine nella macchina del caffè, dal ritmo dei tacchi lungo gli interminabili corridoi con le vetrate. Mi farò del nervoso, non c'è dubbio. Sì, sono pentita, in senso lato, a Scuolina Rosa le mie coronarie avrebbero avuto più chances di arrivare all'età pensionabile. Eppure no, non ho sbagliato a spostarmi, no, non hanno vinto loro, no, non penserò solo a proteggermi e arrivare alle ferie. 

Allaccerò i pattini e mi allenerò, al freddo, per undici ore. Dormirò berrò mangerò scoperò senza smettere di tener presente il mio obiettivo. Perché è questo che fanno quelli come me. E lo farò lì, finché l'andazzo di Scuola Vintage sarà quello, perché è il posto dove ho visto la maggior concentrazione di gente fatta così. E io voglio lavorare coi titani, con quelli che ho descritto qui, sempre, perché niente batte la soddisfazione che abbiamo quando ci riesce bene il nostro lavoro in condizioni estreme. Qualcuno deve pur farlo, dopotutto, e se posso essere anche io tra chi quantomeno ci prova con tutte le sue forze, non sarà l'invidia di alcuni o il mobbing di altri a fermarmi. 

Buon inizio di anno scolastico, Castagna, mi ripeto, rendendomi conto che l'estate è finita per me, che le prossime settimane saranno solo preparativi, fisici e psicologici. Allenati duro, e ti qualificherai anche stavolta coi migliori, e non è il punteggio sulla paletta del giudice quel che devi guardare. Tu sai quando un salto è perfetto per te.  

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