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mercoledì 23 ottobre 2013

auleintempesta featuring Concita De Gregorio

Avete letto questo articolo?

Nei commenti, se leggete, qualcuno svela alla signora De Gregorio che certe cose, purtroppo, succedevano anche trent'anni fa.

Non è una conseguenza di Facebook, il gruppo che ti spinge a fare cose sbagliate ed estreme, l'esempio distorto dato dai grandi, il bisogno di gettarsi a testa bassa in situazioni incredibilmente rischiose e stupide. Non è un'invenzione dell'era di Whatsapp, delle chat, delle veline e delle olgettine.

Le troiette c'erano anche prima. Le figlie di Maria, che eran le prime a darla via, anche. Il branco di giovinastri bevuti, con tanta voglia di dimostrare agli amici le proprie doti virili, anche. Le madri ignoranti, disinteressate, sottomesse, stupide, che non spiegavano alle figlie E AI FIGLI MASCHI cosa è giusto e cosa è sbagliato, esistono dai tempi delle caverne, i padri machisti, celhoduristi e bestioni che danno il cattivo esempio maltrattando e usando le donne di sicuro erano già tra i figli di Adamo e Noè,  i primi genitori alla MIOFIGLIONONHAFATTONIENTE erano probabilmente vestiti di pelle d'animale e avevano armi d'osso.

Signora De Gregorio.

Da noi c'è stato un bruttissimo fatto di illegalità a scuola, il furto organizzato di un telefono. Che fosse organizzato lo dico perché, dalle confessioni di molti testimoni, è uscito che erano giorni che il Bufalo e Bambino di Formaggio parlavano di prendere un telefono, vantandosi pure, sul pullmino. Perché Bambino di Formaggio voleva regalarlo a Mascara Waterproof.

Sapete di chi doveva essere, il telefono? Mio.
Perché lo lascio spesso sulla cattedra, il mio baracchino da 29 euro, quando esco per l'intervallo.

Poi invece lo hanno rubato a una bambina di seconda. Uno ha fatto il palo, uno ha frugato nello zaino, la ragazzina ha preso il telefono e hanno distrutto la sim card.

Li hanno beccati. Era tantissimo che non sentivo il vicepreside gridare. Li ha strigliati per minuti quaranta, e negavano.

Li sospendiamo tutti e tre con obbligo di frequenza, per due giorni. Perché è così che si fa.

Ora vi faccio notare che, delle tre famiglie avvisate, una ha reagito con "è giusto, punitelo", l'altra con "miofigliononhafattoniente" e la terza, quella della ragazza, con una cosa tipo "aha".

Invece in classe ne abbiamo parlato, con serietà, con severità e anche con serenità. Che, lo vedo ora scrivendole tutte e tre in fila, sono tre belle parole che suonano bene messe vicine. La Princi, a casa, aveva lo stesso tono grave e calmo quando le ho raccontato com'è andata, e poi quando mi ha chiesto cosa avevamo deciso.

E ve ne dico un'altra.

Oggi abbiamo parlato dell'uso di droga.

Il brano dell'antologia parlava di una ragazzina di quindici anni che comincia sbronzandosi alle feste, poi passa alle canne e finisce a doversi disintossicare dall'eroina.

Abbiamo analizzato a lungo il comportamento della famiglia, come era descritto nel testo. Purtroppo emergeva con chiarezza che la madre, il padre, i fratelli erano bravissimi a condannare, a chiudere in casa, a sminuire la ragazzina, e molto meno adatti ad aiutarla. Abbiamo parlato di fiducia, di responsabilità, di farcela a crescere e ad affrontare le cose senza rifugiarci nella felicità artificiale delle pasticche, di poter contare su qualcuno per fare squadra di fronte alle debolezze, alle tentazioni. Del fatto che se hai un figlio che è a rischio devi, possibilmente, diventare un esperto di qualsiasi rischio ci sia là fuori.

Dovevate vedere Atreiu, che durante le lezioni sembra sempre un bambinetto sciroccato, anche ora che tira al metro e settantacinque di statura: com'era serio in faccia quando ha detto "c'è un mio amico di tredici anni che beve, ma sua madre non gli dice niente". E il Malinconelfo, che ha il padre che ci dà giù pesante di bottiglia e di mano, e la madre depressa che si piange addosso, è stato il primo che ha individuato alcuni aspetti delicati e profondi della questione: mentre stava stravaccato nel banco con l'abituale posa da diciassettenne con scazzo, parlava però con tono di massima concentrazione e aveva negli occhi una sicurezza, una maturità, che gli vedo sempre più spesso di recente.

Traduco il filo del mio pensiero, che è forse un po' contorto, del resto sono anche le due e un quarto di notte:

MA SUL SERIO credete che i ragazzini siano coglioni, irresponsabili, incapaci di distinguere il bene dal male? E che sia un male DI OGGI? E la mamma di Mascara Waterproof, quella che dice "ah" quando le comunicano che sua figlia s'è messa nei guai? Chi l'ha cresciuta, lei? E la mamma dell'amico di Atreiu, che vede il figlio tornare sbronzo e lo lascia fare? Come saranno stati i suoi genitori, i suoi amici, i suoi insegnanti?

Cos'è, signora De Gregorio, questo piangere sul latte versato? Che mi significa una frase come "Verrà il giorno in cui questo tempo avariato scadrà e sarà buttato come uno yogurt andato a male e ricominceremo tutti, dalle case, dalle televisioni, dai giornali, dalle scuole elementari a dire alle bambine..."?

Ma STIAMOLE A SENTIRE, le bambine. Stiamo a sentire Winnie, Atreiu, Pippi, Momo, il Malinconelfo, ragazzini che hanno cento anni più di noi con quello che hanno visto succedere in tredici anni da che sono al mondo, e Bambino di Formaggio, che si è premurato di portare un otto di geografia a casa, per condire la notizia della sospensione con qualcosa di buono, perché sua madre (quella di MIOFIGLIONONHAFATTONIENTE) sta per partorire il fratellino e lui non vuole arrivare a casa con la sospensione e basta. Stiamo a sentire cosa hanno capito loro, di questo tempo marcio e malato. Magari scopriremo che stanno giudicando nel modo corretto quel che vedono, ma sono comunque bambini, sono comunque confusi, sono comunque bisognosi di sperimentare, di sbagliare e di essere rimessi in carreggiata.

Però partiamo da loro, non da noi, che siamo vecchi e disincantati, noi che cerchiamo di scrollarci di dosso la responsabilità che abbiamo, quella dell'esistenza di questa Italia di merda in cui loro vivono, salmodiando dei miserere sullo sfascio dei valori, e intanto continuando pervicacemente a impegnarci perché niente cambi.

Partiamo da loro che non sono ancora stanchi, che non sono ancora corrotti, che hanno dei piani per il futuro. Vediamo di parlare con loro e non di loro. Di imparare da loro. Di immaginare come loro.

Cazzo, ci sono giorni in cui mi viene da dire che, fosse per me, metterei una specie di servizio civile obbligatorio, per cui ogni adulto che non ha, come me e i miei colleghi, la fortuna di parlare ogni giorno con dei ragazzi, fosse tenuto per legge, ogni tot anni, a passare tre mesi in una scuola. In questi ultimi giorni, con tutte le grane che abbiamo, pensavo che forse dopotutto gli unici che potrebbero mettere sensatamente mano alla Costituzione, al governo, alla riforma della giustizia, gli unici che voterei volentieri, sono dei minorenni.

5 commenti:

Unknown ha detto...

Ciao, di solito ti leggo con molto piacere, ma non commento. Ti invidio solo un po', perchè fai apparire il tuo lavoro davvero meraviglioso. Comunque, riguardo al post, avevo già letto il pezzo della De Gregorio, che scrive, bisogna dirlo , piuttosto bene. Bisogna dire anche che, al di là delle emozioni che in prima battuta quell'articolo suscita, tu m'hai fatto seriamente pensare al contenuto. Dove vorrà mai andare a pare la giornalista con la sua fremente invettiva? Però, d'altro canto, non capisco bene che ne pensa la prof. Castagna del fatto. E' sempre successo e succederà sempre? Accostiamo uno stupro al furto di un telefonino? Sono perplessa.

Murasaki ha detto...

'scolta me, Castagna, che sono vecchia e saggia e ne ho viste tante: è vero che queste cose sono sempre successe. E' vero. Ma è sempre stato vero che gli adulti hanno scritto (o pronunciato)! tirate come quelle della De Gregorio, che non vogliono dire niente, sono piene di luoghi comuni e si limitano sparpagliare in giro un po' di senso di colpa generico per adulti, di quello a modo suo consolatorio perché ti fa pensare che se cambia l'atteggiamento degli adulti cambia anche quello dei ggiovani (una pia illusione che agli adulti piace tanto, perché li fa sentire più importanti). La De Gregorio si è inserita in un'illustre tradizione culturale che nella nostra letteratura risale ALMENO a Platone, ma probabilmente a molto prima, solo che abbiamo perso i testi. Per fortuna, perché quelli rimasti sono più che a sufficienza per irritare chiunque abbia avuto a che fare in vita sua con più di tre ragazzi per volta per più di tre ore.
Ai miei tempi... ecco, ai miei tempi non c'era Facebook e c'era l'eroina, che spuntava imprevista dietro ogni angolo, e scrivevano articoli molto simili. Senza capo né coda, e molto seriosi.

Anonimo ha detto...

Approvo ogni parola che hai scritto.
Io lavoro a scuola da anni con fasce d'età inferiori tuttavia se non partiamo dall'ascolto dei nostri figli siamo già in difetto.
Un abbraccio e buon lavoro!

Simona ha detto...

Ciao,

In linea generale sono d'accordo con quello che scrivi.
In particolare sul fatto che si sono sempre sentite queste tirate da parte degli adulti (come dice anche Murasaki) senza fare nulla per cambiare le cose. Probabilmente è difficile ascoltare i propri figli o prendere atto che magari hanno qualche problema. Ma è anche vero che l'atteggiamento di certi genitori è disarmante, già alle elementari...
Io mi sono occupata a lungo di tossicodipendenze (sono una tossicologa) e in molti casi gli effetti di certe sostanze vengono ampiamente sottovalutati o sono completamente sconosciuti, dai ragazzi e soprattutto dalle famiglie.
Ho parlato spesso con i ragazzi nelle scuole (superiori) e ho visto che in generale sono molto più "maturi" e attenti di quello che si pensa. Oltretutto, in particolare su certi argomenti, non serve dispensare sermoni infiniti ma catturare le piccole scintille di attenzione con approcci a loro più "vicini":-)

Simona

ellegio ha detto...

Non so, è vero che i ragazzini vanno ascoltati (a volte anche gli adulti andrebbero ascoltati, ma quello è più difficile, perché da grandi ci si chiude più facilmente e si è più intolleranti) però è anche vero che ce ne sono che già a quattordici anni sono difficilissimi da raggiungere, parlano un'altra lingua, fanno altre cose. Che possono stuprare, se ne hanno l'occasione. Non lo scopriamo ora, è sempre successo, e spendere belle parole per sparpagliare senso di colpa, come dice Murasaki, non serve a nulla, però anche far finta di niente, girarsi dall'altra parte perché il mondo va com'è sempre andato mi sembra una brutta cosa lo stesso. Ma un tot di tempo in una scuola mi sembra utile per molti. Peccato che tutte (tutte) le volte che mi è capitato di proporre la cosa (le aule dove sto sono sempre aperte) nessuno ha mai colto l'occasione. Genitori degli studenti in primis.