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domenica 15 dicembre 2013

Hastiwood third edition

No, Pellegrina, di beneficenza ne faccio già tanta alla Repubblica Italiana regalando ore e energie per tutto quel che serve a rendere efficace la mia scuola, e se tu mi avessi mai incontrata lo sapresti, che non sono un tipo da solitario. A meno che per solitario non si intenda un gioco di carte. Ed anche l'altra accezione del termine solitario non è da me particolarmente amata, perché, appunto, coincide con l'essere soli. E sempre un po' tristi.

Se sedendomi scoprissi che, invece di centrare con le chiappe il solito formicaio di grane, ho involontariamente frantumato con il mio dolce peso la pentola d'oro dei folletti, e potessi non dirlo a nessuno, scappare via dalle responsabilità e tenermi tutto l'oro per me, lo userei per pagarmi corsi, convegni, specializzazioni, un biennio magistrale all'estero, il corso di arabo (e un pass illimitato alle terme, quello sì!).

Comunque.

Siamo al terzo giro di Hastiwood e ho cenato con Favino (ma non con Gassman che ci ha DI NUOVO DATO UNA SOLA MICIDIALE - adesso mi sono rotta. La prossima volta che mi dicono che me lo fanno conoscere, gli scrivo una mail dalla direzione artistica del festival, comunicandogli che lo riceveremo volentieri, ma solo se arriva completamente nudo, tutto abbronzato e abbracciato a quel famoso tronco di quella famosa foto del suo calendario di Max del 2001 che tanto ci ha fatto sognare tutte quante), con Sassanelli e con uno dei due splendidi ideatori del documentario sull'Italia dal pensoso titolo "Italy - Love it or leave it", conosciuto la scrittrice torinese di "Pulce non c'è" (da leggere assolutamente) e oggi vedrò credo anche il genio (una donna) che ha girato "Il castello", iperpremiato documentario sulla vita dietro le quinte dell'aeroporto di Malpensa. Peraltro aspetto con ansia di conoscere Roberto Chevalier. Un distinto signore quasi sessantenne con gli occhiali. Che, due o tre volte, ha stranito l'Uomo, telefonandogli mentre era in macchina o al supermercato. Perché quando rispondi pronto? e dall'altra parte senti la voce di Tom Cruise, voglio dire, anche se sei un uomo, un po' stranito ci resti. Quanto vorrei che telefonasse a me. Voglio stare tutta la sera a tavola con Chevalier e fingere che sia Charlie Babbitt colui che mi chiede di passargli il parmigiano per gli agnolotti.

Ma. Quest'anno la mia pazienza nell'ascoltare produttori, registi, fotografi, scrittori e sceneggiatori è gravemente diminuita. Ci sono un sacco di persone interessanti, poi però ci sono tutti quelli che parlano solo di soldi (e lo capisco, che, se devi produrre un film indipendente, sia il tuo incubo, trovare i soldi, dillo a noi che facciamo un festival con i fichi secchi) o che si parlano addosso o che ti parlano di Roma e degli agenti e dei segretari di produzione come se tu normalmente vivessi a Roma e con queste persone ci mangiassi a pranzo, quelli che tagliano panni, quelli che non sono mai contenti perché il festival è piccolo il proiettore non va bene c'è poca gente l'albergo fa schifo (e a molte di queste cose in tre anni abbiamo rimediato, il festival ora è sulle radio e sui giornali nazionali, l'albergo l'ho scelto io impuntandomi sull'ospitalità di qualità, ci facciamo un mazzo nero per avere staff, attrezzature e pubblico, insomma: se non vi andiamo bene, ci sono sempre Venezia e Cannes, andatevene sulla Croisette e lasciatemi lavorare, che oggi coi piccini devo fare la morte di Ettore).

Io ho troppe cose per la testa e non mi godo niente, come al solito. Ma qualche flash ce l'ho. So che di questo festival mi resteranno:
- la riga indimenticabile di cazzate sparate a raffica dal Visconte, anche detto Zio Phil
- l'impegno profuso dodici ore al giorno dai ragazzi dello staff che per darci una mano non mangiano, non dormono, spostano stanze intere, creano pareti dal nulla e sono sempre di buon umore (quest'anno oltre agli storici collaboratori ci sono anche 1) il figlio della Fata Romena, detto Bistecca di Drago per la sua forza sovrumana, 2) il biondo nipote della Fata che è altrettanto forte ma è anche massicciamente attraente, detto pertanto Elfo Gnocchissimo e da me di corsa presentato alla Princi, sperando che la distragga dal Bimbominkia di cui non riusciamo a liberarci, e 3) attenzione gente, Giovane Lupo, il mio strabeneamato strapreferito stracoccolato alunno di tanti anni fa! che bello)
- il sorriso generoso di tutti i fornitori, i ristoratori, i tecnici, i tassisti, i cassieri etc che ci hanno dato fiducia anche quest'anno, ora che abbiamo un terzo dei soldi che avevamo il primo anno per pagare i servizi e non ne facciamo mistero con nessuno
- le due belle giornate passate con la Cugina Bella dell'Uomo e il suo fidanzato, il Cronista, affettuosi e simpatici, che hanno entusiasmato la Princi ai punti che stamattina, alla loro partenza, ho chiesto di controllare in bagagliaio se per caso non s'è nascosta lì per farsi portare a Roma a vivere con loro
- la prenotazione del tavolo di ieri sera scritta a penna dal maitre con la sindrome di Down, che adora l'Uomo
- diverse centinaia di euro di debiti e la colite nervosa
- quell'atmosfera, tipo leggera sbronza di champagne, data dal girare a tarda sera per le vie semideserte, dopo aver gestito prenotazioni e appuntamenti del giorno successivo in tre o quattro locali, con questa sensazione che la città sia nostra per qualche giorno, per farne quel che vogliamo; quest'anno, ingigantita dallo sguardo curioso, stupito e contento della Princi, che è sempre e comunque la cosa più bella di tutte.







2 commenti:

Pellegrina ha detto...

Mah, io non faccio il Gassman e mantengo quel che prometto, ad ogni modo. Beneficenza e solitario rappresentano due estremi di una scala. Non vedo nulla di strano nello scegliere un estremo (o ciò che esso rappresenta) quando si tratta, potendo, di farsi piacere, che è cosa necessaria all'equilibrio della vita. All'interno degli estremi v'è un ampio spettro difficilmente individuabile. In generale è appunto lì che si concentrano le scelte assai varie delle persone.

La prof ha detto...

Chevalier ha sessant'anni?
Cioè, scusa, non è rimasto il biondino lentigginoso che fu?
Questo è stato un trauma, per me.
Salutalo tanto da parte mia, caso mai lo incontrassi :-)