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domenica 15 dicembre 2013

Hastiwood third edition

No, Pellegrina, di beneficenza ne faccio già tanta alla Repubblica Italiana regalando ore e energie per tutto quel che serve a rendere efficace la mia scuola, e se tu mi avessi mai incontrata lo sapresti, che non sono un tipo da solitario. A meno che per solitario non si intenda un gioco di carte. Ed anche l'altra accezione del termine solitario non è da me particolarmente amata, perché, appunto, coincide con l'essere soli. E sempre un po' tristi.

Se sedendomi scoprissi che, invece di centrare con le chiappe il solito formicaio di grane, ho involontariamente frantumato con il mio dolce peso la pentola d'oro dei folletti, e potessi non dirlo a nessuno, scappare via dalle responsabilità e tenermi tutto l'oro per me, lo userei per pagarmi corsi, convegni, specializzazioni, un biennio magistrale all'estero, il corso di arabo (e un pass illimitato alle terme, quello sì!).

Comunque.

Siamo al terzo giro di Hastiwood e ho cenato con Favino (ma non con Gassman che ci ha DI NUOVO DATO UNA SOLA MICIDIALE - adesso mi sono rotta. La prossima volta che mi dicono che me lo fanno conoscere, gli scrivo una mail dalla direzione artistica del festival, comunicandogli che lo riceveremo volentieri, ma solo se arriva completamente nudo, tutto abbronzato e abbracciato a quel famoso tronco di quella famosa foto del suo calendario di Max del 2001 che tanto ci ha fatto sognare tutte quante), con Sassanelli e con uno dei due splendidi ideatori del documentario sull'Italia dal pensoso titolo "Italy - Love it or leave it", conosciuto la scrittrice torinese di "Pulce non c'è" (da leggere assolutamente) e oggi vedrò credo anche il genio (una donna) che ha girato "Il castello", iperpremiato documentario sulla vita dietro le quinte dell'aeroporto di Malpensa. Peraltro aspetto con ansia di conoscere Roberto Chevalier. Un distinto signore quasi sessantenne con gli occhiali. Che, due o tre volte, ha stranito l'Uomo, telefonandogli mentre era in macchina o al supermercato. Perché quando rispondi pronto? e dall'altra parte senti la voce di Tom Cruise, voglio dire, anche se sei un uomo, un po' stranito ci resti. Quanto vorrei che telefonasse a me. Voglio stare tutta la sera a tavola con Chevalier e fingere che sia Charlie Babbitt colui che mi chiede di passargli il parmigiano per gli agnolotti.

Ma. Quest'anno la mia pazienza nell'ascoltare produttori, registi, fotografi, scrittori e sceneggiatori è gravemente diminuita. Ci sono un sacco di persone interessanti, poi però ci sono tutti quelli che parlano solo di soldi (e lo capisco, che, se devi produrre un film indipendente, sia il tuo incubo, trovare i soldi, dillo a noi che facciamo un festival con i fichi secchi) o che si parlano addosso o che ti parlano di Roma e degli agenti e dei segretari di produzione come se tu normalmente vivessi a Roma e con queste persone ci mangiassi a pranzo, quelli che tagliano panni, quelli che non sono mai contenti perché il festival è piccolo il proiettore non va bene c'è poca gente l'albergo fa schifo (e a molte di queste cose in tre anni abbiamo rimediato, il festival ora è sulle radio e sui giornali nazionali, l'albergo l'ho scelto io impuntandomi sull'ospitalità di qualità, ci facciamo un mazzo nero per avere staff, attrezzature e pubblico, insomma: se non vi andiamo bene, ci sono sempre Venezia e Cannes, andatevene sulla Croisette e lasciatemi lavorare, che oggi coi piccini devo fare la morte di Ettore).

Io ho troppe cose per la testa e non mi godo niente, come al solito. Ma qualche flash ce l'ho. So che di questo festival mi resteranno:
- la riga indimenticabile di cazzate sparate a raffica dal Visconte, anche detto Zio Phil
- l'impegno profuso dodici ore al giorno dai ragazzi dello staff che per darci una mano non mangiano, non dormono, spostano stanze intere, creano pareti dal nulla e sono sempre di buon umore (quest'anno oltre agli storici collaboratori ci sono anche 1) il figlio della Fata Romena, detto Bistecca di Drago per la sua forza sovrumana, 2) il biondo nipote della Fata che è altrettanto forte ma è anche massicciamente attraente, detto pertanto Elfo Gnocchissimo e da me di corsa presentato alla Princi, sperando che la distragga dal Bimbominkia di cui non riusciamo a liberarci, e 3) attenzione gente, Giovane Lupo, il mio strabeneamato strapreferito stracoccolato alunno di tanti anni fa! che bello)
- il sorriso generoso di tutti i fornitori, i ristoratori, i tecnici, i tassisti, i cassieri etc che ci hanno dato fiducia anche quest'anno, ora che abbiamo un terzo dei soldi che avevamo il primo anno per pagare i servizi e non ne facciamo mistero con nessuno
- le due belle giornate passate con la Cugina Bella dell'Uomo e il suo fidanzato, il Cronista, affettuosi e simpatici, che hanno entusiasmato la Princi ai punti che stamattina, alla loro partenza, ho chiesto di controllare in bagagliaio se per caso non s'è nascosta lì per farsi portare a Roma a vivere con loro
- la prenotazione del tavolo di ieri sera scritta a penna dal maitre con la sindrome di Down, che adora l'Uomo
- diverse centinaia di euro di debiti e la colite nervosa
- quell'atmosfera, tipo leggera sbronza di champagne, data dal girare a tarda sera per le vie semideserte, dopo aver gestito prenotazioni e appuntamenti del giorno successivo in tre o quattro locali, con questa sensazione che la città sia nostra per qualche giorno, per farne quel che vogliamo; quest'anno, ingigantita dallo sguardo curioso, stupito e contento della Princi, che è sempre e comunque la cosa più bella di tutte.







venerdì 15 novembre 2013

Cose che mi invidierete di brutto

La prima: "Theseus reloaded"
Sottotitolo, trovato dalla Vagabionda: "La prima C nell'antica Grecia".

Il pomeriggio di recupero stavolta non si è svolto come al solito, perché:
1) se vedo degli altri esercizi di grammatica vomito
2) la povera I C ha fatto 5 prove scritte in 8 giorni e si è impegnata tantissimo, ma sono stravolti
3) che ne so, avevo voglia di sperimentare, questa è una bella prima
4) Satana era assente e quindi, dopo due ore di smistamento compiti, tre di lezione e mezza di preparazione del lavoro pomeridiano, avevo ancora il cervello funzionante
5) mi ero incazzata a morte con la terza a fine mattinata e dovevo fare qualcosa per sentirmi bene

e allora... in tre ore, con il gruppo di recupero costituito da Lentigginoso, Bambino Più Grasso, Vagabionda, Bambolotto e Incompreso, abbiamo prodotto le prime scene di un mini spettacolo teatrale. Scansione delle scene. Battute fisse e scene di improvvisazione. Bozza di scenografia. Doppia prova di recitazione con studio attento degli spazi in cui muoversi. Autocorrezione degli sbagli.

Hanno.
Fatto.
TUTTO.
DA.
SOLI.

Penso che il mio giovedì di recupero di questa settimana entri di diritto nei dieci giorni di insegnamento più belli della mia vita finora.

E' di Bambino Più Grasso l'idea di inserire una voce narrante fuori campo. Sono sue molte scene assolutamente originali. L'altra che crea dal nulla battute e sketch bellissimi è Vagabionda, quella che non riesce mai a fissare lo sguardo in un punto per più di due secondi e che perde il filo di se stessa a metà frase. Del tutto trasfigurata: "No, questa è la mia battuta, non la tua, mettiti lì, fai così" ...e sentiste come interpreta. Questa in una vita precedente calcava le scene di sicuro.

Ma poi è Bambolotto che prende in mano la narrazione e elabora i brevi testi di raccordo tra una scena e l'altra, decide gli sfondi e dimostra una sorprendente profondità. Lui coi suoi occhialini da grande e i suoi occhioni azzurri imbambolati e quella faccina sempre con la bocca a forma di O come il Cicciobello senza ciuccio: alla fine della terza ora ha un sorriso spavaldo, il tono calmo e pratico del regista che vede la storia nel suo insieme, lo sguardo sicuro e attento.

Lentigginoso si agita e grida, ma è anche una fucina di cazzate divertentissime che vengono immediatamente inserite nelle scene perché fanno ridere, ed è instancabile, corre di qua, di là, e mentre corre e recita intanto sposta sedie e banchi che servono a fare le quinte e le scenografie, trova oggetti - una palla di carta, una bandana, un'agenda, uno zaino - nello spazio ristretto di un'aula quasi vuota, da lui trasformati in un battibaleno in mille altre cose per sostituire quel che manca alla miseranda scenografia.

Incompreso non ne ha voglia, è in imbarazzo, arrossisce, dice lo stretto indispensabile, ma in compenso è uno stuntman naturale. Cade così bene che gli viene data d'ufficio la parte di Icaro e muore in modo così credibile che mi spavento sul serio per un attimo, dopo che si è lasciato precipitare giù da un banco, vedendolo disteso come un Cristo deposto, con gli occhi castani vuoti di ogni espressione rivolti al soffitto. Alla seconda prova la caduta di Icaro è talmente suicida che gli proibisco di fratturarsi e lo faccio smettere.   

Il Minotauro bambino, all'inizio, non si vede, ma muggisce dalla culla. Idea congiunta di Vagabionda e Bambino Più Grasso che per il momento interpretano Pasifae e Minosse. Io ci vedo una spettacolare citazione di Rosemary's Baby e mi si allarga di molto il sorriso. I muggiti (terrificanti) sono gentilmente prodotti da Lentigginoso, nascosto sotto la cattedra.
 
Non mi ricordo di chi sia l'idea di far combattere Ateniesi e Cretesi con le spade laser, né quella di far chiamare Dedalo con l'iphone di Pasifae, perché ero troppo impegnata a scrivere come una pazza gli spunti e le battute. Comunque è tutta farina del loro sacco.

Bambino Più Grasso interpreta uno splendido Dedalo che insegna a Icaro a rispettare le leggi sulla sicurezza in cantiere e poi lo sgrida perché si distrae, cade, inciampa e rovescia le cose. Incompreso-Icaro cade e cade, con scioltezza, però uscendo poi mi chiede per favore di non dover recitare quando mettiamo in scena lo spettacolo. 
 
Lentigginoso e Bambolotto si presentano alla porta del labirinto terminato, in veste di scagnozzi mandati da Minosse, e restano per tutto il tempo indecisi se adottare la versione mafiosi, quella banditi del far West o quella di picchiatori professionisti dei bassifondi di Chicago. Ma sono in ogni caso cattivissimi, e cinici da morire (appena finito di ributtare dentro Dedalo e Icaro, condannandoli a morte certa, Lentigginoso telefona alla moglie chiedendole che cosa prepara per cena, e avvisandola che prima però va a farsi una birretta con il collega).

La seconda: non ci credo del tutto manco io
 
Quando ho finito ero senza voce, sudata, coi capelli appiccicati alla fronte tipo partoriente, le gambe tremanti per la fame e i troppi caffè bevuti, stavo una merda dalla stanchezza, ma sono andata lo stesso (dopo una spazzolata e una passata di rimmel, deodorante e Chanel) in radio a conoscere...
...il Libanese!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
... il vedovo di Saturno Contro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 
...l'anarchico Pinelli!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
...il chirurgo corrotto de La vita facile!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
 
SI' avete capito bene SI' SI' SI' PROPRIO LUI: LUIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


 
Santiddio: devo ricredermi, ho detto e ridetto che non è il mio tipo e che lo adoro solo a livello cinematografico, beh donne ve lo dico, e lo so che i tre quinti di voi adesso stanno rosicando male: non è tuttora il mio tipo, ma che OCCHI!!!!!! Io credevo che per il grande schermo lo truccassero, beh dai la toccatina di matita classica per intensificare l'espressività... invece no c'ha proprio quello sguardo lì, mammamiaaaaaaaa non sapete cosa vuol dire l'espressione "fascino magnetico" finchè non v'ha guardato anche solo di striscio!!! e se esistessero più uomini che sorridono con tutte quelle fossette, il mondo sarebbe un posto quanto, quanto migliore???
E poi è scandalosamente bravo. Visto recitare per tre ore in teatro ieri sera, quindi ve lo dico: pagate la babysitter, sopportate la suocera, deludete il capufficio, piantate in asso il marito o la moglie ma tutti, di qualunque sesso e religione, dovete vedere il suo spettacolo (se l'è scritto lui con Sassanelli, che io già dall'anno scorso coi cortometraggi lo sapevo che è un genio) tratto da Goldoni, che sta girando adesso per il Nord Italia, perché merita veramente. Ma veramente.
 
E la terza cosa: ...signori e signore, Dylan McKay E' INNAMORATO!!!   
Oh sì! E pure per vedere questo potrebbe venirvi voglia di pagare il biglietto, ve lo assicuro.

 

martedì 5 marzo 2013

L'assassino e i suoi colleghi

Ditemi un film che vi ha fatto paura. Proprio paura che poi non riuscivate a passare per le stanze di casa senza accendere tutte le luci in sequenza, e avevate i brividi quando alle vostre spalle una stanza restava buia.

Tipo: io mi stramaledico per aver visto anche solo dieci minuti di Cape Fear. Da sola, di sera e nella casa dei miei, notoriamente troppo grande e piena di angoli oscurissimi, e molto, troppo silenziosa alla fine del film di seconda serata, dato che entrambi i miei andavano a dormire molto prima di me. Tipo: Un bacio prima di morire, con un fascinoso quanto disturbato Matt Dillon che sega a pezzi una donna nella vasca da bagno di un albergo.

Ecco, questo era PRIMA di conoscere mio marito. E essere, lentamente ma inesorabilmente, iniziata al vasto mondo dei film thriller, horror e splatter. Che continuo a rifiutarmi di vedere al cinema, troppa ansia. Ma che vedo dal divano di casa, con una certa preoccupazione e la copertina di pile, da tirare su di colpo davanti alla faccia a mo’ di paravento. Così nella mia vita sono entrati: CSI, True Blood, la musichina di Profondo Rosso, Alien, certi vampiri non beneducati e swarowskati come Edward Cullen, i mostri di Resident Evil, svariati pazzi sanguinari armati di sega elettrica/ascia/pinze per tortura/bisturi, etc. Mi sto lentamente abituando al sangue, anche se mi rifiuto categoricamente di sopportare le automutilazioni alla Lars Von Trier, la violenza insistita di Quentin Tarantino, tutta la serie di Saw e altre chicche che i cultori del genere tanto amano.

Da quando mi sparo le “serate orrorazzo” con l’Uomo, due cose mi hanno veramente tolto il sonno pur piacendomi tantissimo. Una è stata “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati. E l’altra sono i film di Alex Infascelli. Ho capito che ce ne sono di fatti meglio. Ma le tematiche sono inquietanti, vedasi “H2Odio”.

Comunque, ieri sera mio marito era a cena con l’assassino. Questo assassino qua.


Assassino molto simpatico e alla mano, peraltro, che, oggi, mentre l’Uomo lo accompagnava a prendere l’aereo, ha fatto alcune telefonate di lavoro. Tra l’altro, per parlare con alcune persone che vorrebbe coinvolgere in un progetto che ci riguarda da vicino e di cui vi dirò poi.

Prima telefonata:

Seconda telefonata:

Terza telefonata:

Ah beh. Comincio a interessarmi seriamente a quell’invito a Roma che ci è stato varie volte fatto.*

[*Mi corre l’obbligo di rendere noto che, in questo caso specifico, la mandibola mi è caduta non per il fascino indiscutibile dei tre succitati (sì, Vostro Onore, ho più volte ammesso di nutrire smodato desiderio carnale per Claudio Santamaria, lo riconosco, peraltro ditemi che non conoscete anche donne che darebbero via il figlio primogenito per cenare con uno degli altri due), ma per il livello artistico delle persone con cui forse avremo a che fare più avanti. Non che Ravello di per sé non sia già a un livello davvero notevole: a parte fare l‘assassino per Infascelli, questo, as a kid, lavorava già con Ettore Scola, mica pizza e fichi. Ma ragazzi, Pierfrancesco “Picchio” Favino? Ne vogliamo parlare?]

giovedì 6 dicembre 2012

Varie

 


1)

Semina un pensiero e nascerà un'azione;
semina un'azione e nascerà un'abitudine;
semina un'abitudine e nascerà un carattere;
semina un carattere e nascerà un destino.
 

 Anguttara Nikaya
 
 
Mi pare una bella cosa da pensare per un insegnante.


2)

Sono sconvolta dalle notizie che arrivano da Parigi, dall'amatissimo Queen Father. Menomale che Daddy è tornato a casa sano e salvo. Comunque tra la cugina di mio padre, Daddy, e la povera ragazza di Roma morta d'infarto a 34 anni, mi sta venendo la paranoia degli attacchi di cuore, che era una delle poche ansie che francamente finora non mi facevo.

3)

Perchè non riesco a disattivare il grassetto?

4)

Sono a casa malata: a giudicare dal dolore veramente forte in gola, e da alcuni altri dettagli che non vi piacerebbe leggere, sto per morire di difterite, come in un romanzo di Louisa May Alcott. Stanotte alle due e quaranta mi sono alzata in preda al panico, perchè deglutire, respirare e tossire erano tre cose che assolutamente non mi riuscivano. Mi sono curata rantolando un po' in bagno e poi tranquillizzandomi col mio sistema migliore, un libro sullo yoga. E andando a dormire in cameretta da sola, perchè mi ero già svegliata tre o quattro volte a causa dei gemiti che io stessa emettevo nel sonno. Non che l'Uomo si sia mai girato per vedere se stavo agonizzando. Lui pearaltro, da quando è finito il festival, sta in piedi per miracolo.

5)

Essendo io a casa malata, oggi ho lavorato talmente tanto che alle tre e mezza mi sono detta: fossi furba, invece che in mutua saresti a lavorare, sai come ti staresti riposando. Di tutto, ho fatto, persino cucire, col filo nero, un orlo di raso nero a uno scialle da sera di cachemire nero, rischiando di perdere definitivamente la mezza diottria rimastami.

6)

Il trionfatore assoluto di Asti Film Festival, con tre premi: miglior film, miglior attore e miglior attrice, è stato "L'ultimo terrestre". Ora, se avete un periodo buio e complesso, non guardatelo. Se però potete prendervi un weekend per pensare, mandate a letto i bambini, e gustatevelo: è un capolavoro. Io, che in un periodo buio e complesso ci sono dal novembre 2010, l'ho visto quindici giorni fa e ci sto pensando ancora adesso.
 

lunedì 3 dicembre 2012

Il bello del festival - un post (quasi) serio

Dialogo immaginario

L'Uomo: "Il bello del festival, alla fine, sono gli amici. E le belle persone."
Castagna: "Il bello del festival è che quando si sono accorti che eravamo lì a sbatterci con un terzo in meno del budget promesso ci hanno dato tutti una mano, e con grande eleganza."
L'Uomo: "Il bello del festival è che il giorno dopo mi si riempie il cellulare di messaggi di gente che ringrazia e dice che tornerà."
Castagna: "Il bello del festival sono i dolci di Andrea Bosca."
La Tipa: "E Andrea Bosca."
Noisette: "E gli addominali di Simone Gandolfo."
Il Benzina: "Il bello del festival è Serena Rossi."
L'Uomo: "Il bello del festival è che se un giorno andiamo a Roma, con tutti quelli che ci hanno invitato a casa loro possiamo fermarci un anno girando da uno all'altro."
Castagna: "Il bello del festival è che la gente è contenta di vedere dei bei film, e che i documentari sono interessantissimi."
L'Uomo: "Il bello del festival è che la gente si fida di noi perchè teniamo fede alle promesse."
Castagna: "Il bello del festival è che quando è arrivato Fantastichini a fargli accoglienza c'ero solo io."
L'Uomo: "Il bello del festival è Fantastichini."
Noisette: "E gli addominali di Gandolfo."
La Tipa: "E lo smalto dorato."
Noisette: "E la borsa da tremila euro di Camilla."
Castagna: "E che dal Blago ci sentiamo ormai a casa."
La Tipa: "Il bello del festival è che ci mettiamo un po' gnocche."
Benzina: "Il bello del festival è che ho conosciuto, fotografato e portato in giro un sacco di gente famosa, tipo, dai come si chiama quello che ha fatto quella serie, dai, quello alto che c'era su Rai Tre..."
Castagna: "Il bello del festival è Nocella che fa l'imitazione di Giancarlo Giannini."
L'Uomo: "Il bello del festival è che i bambini almeno a cena sono stati bravissimi."
Castagna: "Il bello del festival è che posso giocare a fare la flower designer."
Noisette: "Il bello del festival è che il Benzina dorme tre ore per notte per selezionare all'alba le foto fatte il giorno prima. Il brutto è che se non gli mettete una luce decente sul palco poi bestemmia con me perchè sono venute scure."
Castagna: "Il bello del festival è stato stare nel corridoietto fuori dal rinfresco a morire dal ridere coi racconti inediti sull'Africa."
Noisette: "Il bello del festival è stato zittirsi all'improvviso al passaggio di Argentero."
Castagna: "Il bello del festival è che uno come Ragusa, che in tv sembra brutto e antipatico, da vicino è veramente fascinoso, e tra l'altro è una persona simpaticissima."
La Tipa: "Sì, è molto british, molto Rupert Everett, insomma."
Noisette: "E però sai che cosa ti dico? Che anche i pettorali, di Gandolfo..."

Il bello del festival sono state, come in tantissime altre cose belle della mia vita, le mie amiche, che sono venute con me nel mondo dorato del cinema, e il fatto che abbiamo ridacchiato tutta la sera come ragazzine.

venerdì 30 novembre 2012

Il Bello del Festival - post per sole donne

Siamo in pieno festival, qua.

Il mio contributo quest'anno è davvero esiguo, consiste quasi esclusivamente nel far preparare i mazzi di fiori per gli eventi cui partecipano attrici, registe o cantanti.
E' ufficiale che in questo sono veramente brava. Sono tornata al mio primo amore, la fiorista di piazza del Palio da cui ci siamo serviti all'inizio, e ormai mi aggiro per il suo chiosco scegliendomi fiori e foglie da sola. Le sedute di composizione floreale durano dai trenta ai sessanta minuti, e sono i momenti migliori della mia settimana, da qualche tempo.
Mi sto specializzando nel personalizzare al massimo i mazzi, visto anche che alcune delle persone le conoscevo già, stavolta.
Oggi ne ho fatti fare tre: anthurium, bacche, rose bianche e foglie verde scuro per lei

tra l'altro,che vestito ha in questa foto??? non è magnifico???
 
lilium arancio, un ramo di bambù, rose arancio scuro e gerbere gialle per lei
 
e fresie rosa pallido, lilium bianco, lisianthus rosa scuro, rose bianco-verdi e gerbere rosa chiaro per lei
 
Ogni volta penso di essere l'unica che ci fa caso, tranne magari qualche spettatrice attenta, però è una cosa talmente gratificante che non riesce a fregarmene niente, anche se mi metto a pensare che poi il mazzo resta dimenticato al ristorante, viene mollato in albergo o buttato nel cestino.

Questo, e le osservazioni sociologiche, sono quel che da un anno all'altro mi resta del festival, oltre a un manipolo di persone gradevoli con cui si rimane magari in contatto e ci si incontra qua e là. Per esempio lui:
Lui e mio marito sono diventati così amici che l'ingombrante, rumoroso, imbarazzante (e bravissimo) attore pare abbia detto all'Uomo: "Senti, il biglietto di ritorno non me lo fare. Non c'ho un cazzo da fare, non parto, sto un po' lì con te."

Però ora devo mettere qui un discorso che, agli uomini, non è che darà fastidio, ma semplicemente non credo interesserà. Forse neanche alle donne. Forse ai gay. Non so. Comunque, siete i benvenuti se volete leggerlo, ma cercate di non inacidirvi come il latte cagliato, perchè vi ho avvisati.

Devo parlare degli uomini, degli uomini BELLI, che ho conosciuto in questi due anni, e del loro effetto su una che, nella vita, cieca non lo è mai stata, lesbica nemmeno, e però, lo giuro, è fedele e solitamente abbastanza composta nelle sue manifestazioni, oltre ad avere l'insopprimibile necessità di stare con un uomo che sia in grado di parlare, ragionare e mettersi in discussione e non solo di fottere (cit. da innominabile trilogia di moda) e di mostrare muscoli o sfoderare sorrisi.

Solitamente in questo ambiente si incontrano uomini che contano molto sul fascino e l'eloquio, l'intelligenza, lo spirito. E già è un bene: diciamo che, per i pensieri di bassa carnalità, se proprio dovessi scegliermi uno spettacolo di mio gusto andrei a sedermi sui bordi di un campo di atletica, non in un teatro.

Fascino a parte (io sul fascino sono veramente molto di manica larga, per me un uomo con un certo tipo di voce, di gesti, di espressioni sul viso, può avere dei difetti estetici anche VERAMENTE gravi ma risultare gradevole, interessante ed eccitante quanto e più di un Adone), parliamo proprio del canone visivo del bello strettamente detto.

In due anni e rotti di eventi cinematografici e teatrali, di situazioni in cui vedi da vicino gente che normalmente vedresti su uno schermo o dalla ventesima fila di una platea, abbiamo scoperto l'esistenza delle seguenti tipologie maschili, classificate in base alla reazione che suscitano:

a) il Bello proprio, cioè quello che è veramente piacevole da guardare sia sullo schermo che dal vivo. La reazione di Castagna è: "Eh, è bello sì", o anche "E' meglio così nature che al cinema", però con una certa compostezza: sono quei tipi con cui, una volta che gli hai dato una bella guardata, puoi chiacchierare amabilmente tutta la sera senza mai dire "ho portato un cocomero" (cit. da pietra miliare del cinema adolescenziale dei tardi anni Ottanta). Esempio, lui:
 
è bello come sembra, e la bionda delle fresie e dei lisianthus è sua moglie. Niente male da vedere insieme, sono anche alti come dei cestisti, tutti e due
 
b) l'Ormonale, anche detto "toglietemelo di qui prima che mi saltino i bottoni della camicetta". Avrei un esempio lampante da offrirvi, ma non posso fare nomi nè mettervi foto, perchè è proprio di qui e lo incontrerò altre seimila volte. Peraltro è antipatico, pieno di sè e neanche tanto bravo a recitare. Ma, come dire, trasuda sesso, anche a pensare continuamente che è poco socievole e vanesio. La reazione di Castagna è: guarda dall'altra parte o per terra o sul soffitto o nel piatto per tutta la sera e cerca di allontanarsi prima che può. Castagna detesta quando la sua corteccia cerebrale le dice che si tratta una persona con cui non potrebbe resistere a parlare per più di tre frasi e, invece, la parte più primitiva del suo cervello le proietta scene wet'n'hot sul lobo frontale.

c) il Capolavoro o Opera d'Arte, ovvero quel tipo di figura che, sì, se lo vedi da vicino dici "è un bel ragazzo, ma mi immaginavo meglio" e poi invece ci parli per un quarto d'ora e ti accorgi che, nell'insieme, è dotato di una serie di dettagli così perfetti che non ti stancheresti mai di studiarlo, di rimirarlo, di girargli intorno come al David di Michelangelo o all'Hermes di Prassitele; insomma, un vero e proprio quadro d'autore. La reazione di Castagna è: per i primi dieci minuti, data l'assenza di adrenalina e altri ormoni in circolo, non si rende conto di cosa sta contemplando, poi si accorge di aver perso da tempo il filo del discorso, annuisce, dice "ho portato un cocomero", sorride e, per non sbagliare, si riduce al mutismo ammirato, come davanti a un Botticelli. Esperienza bellissima e molto spirituale, come regolarmente mi succede con lui (anche lui è di qui, e ormai è un amico dell'Uomo quindi lo vedo spesso, ma dato che non dico niente di imbarazzante posso rivelare di chi parlo):
 
 
Oggi, però, ho conosciuto un uomo che ha spazzato via qualsiasi altra categoria, per cui non so se sia un unicum o se sia il primo di altri, so solo che le ginocchia non mi si erano mai piegate così per un puro fatto visivo. Ho seri problemi a scegliere una foto perchè non ce ne sono che possano rendere l'idea, veramente.

Lui:
 
 
Ecco, chiariamo. Io, prima di incontrarlo, avevo presente che aveva fatto il modello, lo trovavo anche dotato di un modo di fare simpatico, e pensavo fosse francamente fico. Cioè, fico nel senso della definizione a) o magari, a conoscerlo, b).

Non ero preparata al fatto che tutti gli uomini presenti, tra cui almeno due ho sempre considerato molto attraenti, venissero completamente CANCELLATI dallo sbarco sul pianeta di questo rappresentante di un'altra razza. Un'Apocalisse.

E (è qui che il post è veramente per sole donne, perchè non so se un maschio capirebbe) sono sicura: non di istinto sessuale nè di contemplazione estetica si è trattato. Perchè la mia reazione è stata: groppo in gola e lacrime agli occhi. Non sto scherzando. Sapete che cosa, incredibilmente, ho pensato, anzi, che cosa ha pensato una Castagna di, non lo so, otto o nove anni, nascosta dentro di me, di cui non sospettavo neanche l'esistenza?

"Oh... mio... Dio... IL PRINCIPE AZZURRO!!!"

Che era un archetipo che, femminista come sono, nemmeno sapevo di possedere.

sabato 24 novembre 2012

Il sabato prima della tempesta

Ultimo giorno di calma prima del tuffo nella tregenda dell'ultima settimana.

Annoterei qui che da quando il festival è iniziato non ho più studiato una riga, ho corretto pochissimo, ho lasciato di nuovo indietro i pagamenti delle bollette, ho lasciato accumulare conti, documenti e altri papiri e pergamene, ho raggiunto i 5 gg consecutivi a pane e formaggio (in varie forme eh: pane e formaggio propriamente detti, crackers e spalmabile, toast con sottiletta, tortino di formaggi...) pagandoli con un mal di stomaco atavico, ho rimandato, spostato e delegato impegni e, per concludere, lottato con botte di stanchezza insensate alle ore più incredibili del giorno (tipo addormentarmi, con la roba sul fuoco, alle 13,40).

Lasciamo stare la solitudine pressochè totale dal lunedì al venerdì e le crisi maniaco-depressive del mercoledì sera (SDMS è un santo).

Oggi mi aggiro per casa malinconica, consapevole che la prossima volta che avrò tempo per fare le MIE cose con calma sarà martedì 4 dicembre. E neanche sul serio, perchè quel giorno andrò a parlare con le strafottutissime psicologhe del maledetto consultorio, a proposito della mia alunna incinta (zero veleno...).  

Bah. Poi, ha detto, ci dedichiamo a noi due, ai nostri progetti. Intanto oggi mi ha chiesto se ero triste e io gli ho detto di sì, che sarò triste tutta la settimana, fino a sabato quando arriva Argentero. Si è offeso.

Che poi a me, Luca Argentero, onestamente. Magari Filippo Nigro sì, ma boh. Sono troppo stanca, demoralizzata e consapevole che il sabato sta finendo. Voglio la mia casa in montagna, i miei gomitoli, un tè caldo e i dolcetti. Voglio mio marito e non quel tizio indaffarato e sempre al telefono che mi gira per casa. E voglio mio cugino, i libri di storia e farmi una panciata di risate.

giovedì 23 agosto 2012

Accaldato erotico skrash

Vi ho già parlato della mia ultima fiamma?

Mi sono innamorata. Si chiama Simon. E' australiano. Ha i ricci. Biondi. Come il mio grandissimo Primo Amore delle superiori, cui somiglia, talvolta, quando ride.

Ovviamente avete capito.

Non so se sono più innamorata di lui o del suo irresistibile personaggio, Patrick Jane, comunque l'esistenza di uomini con visi dolcemente sciupati come il suo conferma quel che diceva lo splendido Colin Firth delle rughe: a che serve un bel violino, se le corde non vibrano? Infatti, pensate a quell'immenso fico di Hugh Laurie: se cercate i film che faceva da giovane, con Kenneth Branagh, non gli date due lire. Poi gli vedete fare la parte del dottor House, tutto un guizzo espressivo, e capite che l'età in certi casi è una benedizione. A parte che se hai una bocca come quella di Simon Baker le donne fanno veramente, veramente fatica a guardarti le rughe intorno agli occhi.

Comunque, perchè vi dico tutto questo. Non è per un banale attacco di lussuria estiva, che lo so già che è l'ultimo trend del 2012, vi ho viste sotto l'ombrellone che leggevate "50 sfumature di grigio" e i due sequel, e poi entravate furtivamente dal ferramenta a prendere metri e metri di robusta corda. Non darò il mio parere sul libro: non l'ho letto, sto resistendo a una campagna pubblicitaria intensissima condotta niente meno che dalla mia migliore amica, la quale sostiene che era appassionante... e anche dotato di utilità pratica.

Finirà che gli darò una chance, ma sinceramente ho queste esitazioni per due buoni motivi: uno è che, se davvero è "letteratura mommyporn" come dicono in giro, ci resto male di leggere di sesso mal scritto per 600 pagine, quantomeno dopo aver letto alcune spettacolarissime scene hard in George R. R. Martin, Veronesi, Ammanniti, McEwan, etc. E anche dopo aver trovato arrapantissima la pruderie primo Novecento di Edward Cullen. L'altro è che, se è scritto bene e quindi le scene di letto sono convincenti, a un certo punto delle 600 pagine potrei magari trasformarmi in una gattona tutta fusa, ma dubito che con trentasette gradi l'Uomo abbia intenzione di partecipare anche al miglior kamasutra: in questi giorni i nostri rapporti fisici sono, come dire, diluiti nell'arco di una settimana: lunedì mi fa una carezza, martedì mi dà una pacca sul sedere, mercoledì un bacio... Più di così, ad Asti e senza aria condizionata, non si fa, perchè manca solo l'attrito tra due epidermidi per arrivare all'autocombustione. Splendido sesso orale, in compenso: no, calma, che avete capito, mi son spiegata male, intendevo orale come le interrogazioni, cioè a parole. Tipo che ci raccontiamo quello che ci faremo quando verrà una temperatura più accettabile. E ce lo raccontiamo stando ben attenti a non sfiorarci, per non restare appiccicati.

Però vi narravo di Simon Baker perchè da qualche giorno sono immersa nella prima serie di "The mentalist" e, quando non penso alla bocca di Simon Baker o ai riccioli che tanto mi ricordano il Primo Amore, penso ai sorrisi sapientemente indifesi di Patrick Jane e ho un flashback.

Che si svolge al Porto Antico, come molte altre scene del lungo corteggiamento che l'Uomo mi ha riservato. E siamo io e lui, seduti in un locale, e sorseggiamo qualcosa, e lui a un certo punto non parla ma sembra pensieroso e fa questi sorrisi tristi, con gli occhi di uno sotto tortura, e io gli dico "che c'è? Tu non me la racconti giusta, stasera: hai l'aria da discorso cosmico". Al che naturalmente lui non risponde, ma accentua il sorriso e guarda per terra, di lato, e a me batte il cuore forte forte perchè, visto che lui guarda altrove, io ne approfitto per mangiarmelo con gli occhi.

Ecco. E' un ricordo bellissimo. Dieci miliardi di anni dopo, sono qui che mi chiedo cose. Studiavamo per diventare insegnanti, allora. Sapevamo poco o nulla di dove saremmo finiti, cominciavamo a intravedere che ci sarebbe stato qualcosa tra noi due, ma nessuno ci aveva detto niente di dove avremmo vissuto, che scelte avremmo fatto, che prezzi avremmo pagato per quel che volevamo.

Certo ci sono cose che non avrei mai creduto possibili. La prima della lista è sempre la stessa, cioè superare i trentacinque anni senza aver avuto figli. Ma anche altre, tipo andare d'accordo con DUE suocere, fare la luna di miele in un paesino del Piemonte che conta 1300 abitanti, etc. Però anche il dialogo di ieri sera a cena è stato veramente una cosa che, solo tre anni fa, proprio non mi sarei potuta immaginare.

L'Uomo, spargendo salsa piccante sull'involtino primavera: "E così, al posto delle retrospettive, abbiamo deciso di concentrare gli sforzi su singole serate da pensare come grossi eventi. Tipo, per ogni sezione del festival, prendere un nome che richiami il pubblico, e fargli fare l'inaugurazione, e poi far venire magari un altro per la master class."

Castagna: "Quindi, per l'horror, Dario Argento, e per i documentari, chi viene? Cederna?"

L'Uomo: "Sì, dovrebbe venire lui ad aprire..."

Castagna, versando la salsa di soia sul riso: "Che bello, sono tanto contenta di conoscerlo, lo adoro da quando faceva il soldatino innamorato di Vassilissa in Mediterraneo."

L'Uomo: "...poi, però, viene anche Alessandro Gassmann per presentare il documentario su suo padre..."

(Skrash!)

Castagna, ripulendo il tavolo dalla salsa di soia versata dopo che aveva mollato di schianto la confezione: "..."

L'Uomo: "E poi abbiamo il problema di Pasotti..."

Castagna: "Scusa, mi puoi ripetere la seconda che hai detto? E' una presa per il culo, come al solito?"

L'Uomo: "No, secondo il Visconte non c'è nessun problema a far partecipare Alessandro Gassmann, anzi dovrebbe avere già la sua disponibilità di massima."

Castagna: "Ihihihihi uhuhuhhu"

L'Uomo: "Che c'è?"

Castagna, che si era improvvisamente trasformata in un'adolescente tutta treccine, zainetto Invicta e ciuccetti di plastica colorata, si riprende: "Ahhem. No niente. Coff coff. Ahem. Prendi un raviolo al vapore. Dicevi di Pasotti?"

L'Uomo: "No, dicevo che lui viene su con Nicoletta Romanoff, ma si portano i tre figli, quindi pensavo di prendergli un appartamentino in un residence invece dell'albergo. Mi ha detto, al telefono: c'è questo problema, che noi siamo una tribù e ci spostiamo tutti insieme, è grave?"

Castagna: "Chiamalo e chiedigli se si portano anche una tata, altrimenti gliela cerchiamo noi tra le ragazze del teatro."

Ecco, io, quella sera al Porto Antico, iniziavo a intravedere che avremmo cenato insieme tante, tante, tante volte. Ma se mi avessero detto che una mattina sarei scesa dal letto e una delle mie priorità sarebbe stata trovare una ragazza disposta a intrattenere i bambini di Pasotti e della Romanoff mentre loro facevano i giurati nel nostro festival cinematografico, no, non ci avrei probabilmente creduto.

giovedì 7 giugno 2012

- ...perchè mi guardi e non favelli? - Eh...

Sono stanca.

Sono così stanca che anche il rilassamento indotto dalle meravigliose visualizzazioni che mi fa fare la Fata Bionda mi stanca.

Sono così stanca che mi fa fatica persino leggere.

Sono così stanca che mi sono scordata di dirvi con chi abbiamo in ballo una cena domenica sera.

 
 
Beh, alla cena non ci verrà COSI', credo, e comunque non potrò tatuarmelo sulla retina per tutta la serata, come sarebbe d'obbligo anche se fossi stanchissima, perchè porta la moglie. Infatti la mia presenza è richiesta perchè se no le signore tengono il broncio, stufe di finire sempre alle cene di lavoro coi mariti.

Quindi dovrò fare una conversazione un po' più impegnativa di quella che mi viene in mente adesso, guardando cotanto bendiddio.

giovedì 12 aprile 2012

Quello che gli uomini non vedono

Dicevo qui di quel certo adorabile tipo di donnina che talvolta ronza intorno ai mariti altrui.

Ieri ero in aula prof con la Pianista, la mia collega di sostegno, che pianista lo è veramente e ha pure una sorella primo violino. Si correggeva (io) e metteva in ordine il quaderno del sostegno (lei) e si scambiavano due caeti (leggasi cèti con e molto aperta, genovesismo per pettegolezzi). Precisamente si parlava della sorella di lei, che ha conosciuto mio marito alla festa in casa di cui dicevo, quella cui io non sono andata, e che era piena di gente che, per un motivo o l'altro, aveva a che fare con l'ambiente di Hastiwood.

La Pianista ha alcune idee precise sulla vita, spesso ripetute pur se suona strano nell'ambiente in cui lavoriamo sentire una posizione così esplicita, che sono così riassumibili: "Gli uomini ragionano col pisello, ma certe donne sono proprio troie" e "A certi uomini bisognerebbe tagliarlo". E non avete idea di che effetto fa sentir dire cose del genere a una creatura elfica, sottile ed elegante, vestita come Bree Van de Kamp in versione lavorativa e dotata di una voce dolce e flautata. Cioè, in confronto io sembro un camionista incazzato anche quando coccolo un neonato.

Ci siamo ritrovate in questi mesi a non raccontarci mai nulla di preciso per non sforare in territori pericolosi (Asti è piccola e io ho definitivamente smesso di credere che sarò mai piemontese), ma a generalizzare molto e capirci abbastanza. E poi lei ha avuto un grosso lutto all'improvviso e io ho tentato di consolarla quando è arrivata a scuola in lacrime, e insomma siamo abbastanza coetanee e abbastanza in confidenza da aspettarci con fedele regolarità per la pausa caffè. Amiche potrebbe essere una parola grossa, ma andiamo d'accordo.

Comunque stavamo parlando di quella serata e io le ho detto che ero a casa tipo Dracula nella bara col mal di testa, e che all'improvviso mi son tirata su dal feretro ricordandomi con orrore che avevo mandato il marito solo a una cena in piedi dove sicuramente c'era anche una che non mi piace vedergli intorno.

Tira e molla due minuti per capire di chi parlavo, le dico "no guarda, non sto a dirti, è una dell'ambiente teatro, ma dai non voglio fare nomi che l'ho vista una volta sola e magari... però mi ha proprio dato fastidio, sai come sono quelle che fanno le prime donne, non dico che ci stia provando ma... sai quelle che ti fanno il complimento, inclinano la testa e ti toccano la spalla con aria finto amichevole... poi per carità, io sono un po' suscettibile su queste cose, però...". Lei ci pensa un attimo (giuro, meno di quattro secondi), apre la bocca e tira un nome, uno solo. E ci azzecca in pieno, così a bruciapelo che io scoppio a ridere e ammetto che ci ha preso.

E allora lo vedi che le donne queste cose le sanno con certezza matematica. Perchè gli uomini no?

martedì 13 marzo 2012

Hastiwood... mah...



Non per dire ma ieri sera a Cartoomics, il festival organizzato dal Conte a Milano, ci è stato detto di nuovo che è possibile avere ospite Alessandro Gassman, e addirittura Gabriele Salvatores. Che son quelle notizie che l'Uomo ti butta lì e ti stoppano anche un attimo la valvola aortica, cioè, intendo Salvatores, non Gassman, quello me la accelera.
Pare che entrambi siano in stretto contatto con il Conte, e persone immensamente disponibili, e che l'ospitalità genoves-astigiana di cui il Conte è grande estimatore sia perfetta, soprattutto per Salvatores. Che dicono sia uno di grande compagnia, e alla fine dopocena prende la chitarra e si finisce tutti a cantare.

Solo che qua, gente, poi in ultima analisi Claudio Santamaria non è mica arrivato* e, questa settimana, sì che venerdì apriamo in prima visione con "Magnifica presenza" e Andrea sabato viene, ma mi pare che, arrivati a martedì, lo sapremmo già se venissero la Puccini, Beppe Fiorello o Iddio Onnipotente in persona a benedire con la loro presenza il nostro cinemino di provincia. Temo quindi che anche stavolta non se ne faccia nulla.

[*In realtà è un bene. NON POTREI andare a cena con Santamaria, sarebbe come se a tredici anni mi avessero detto "oggi all'una a prenderti fuori dalla scuola viene Tom Cruise".]



Quindi, qua, lo sapete come andrà poi a finire. Mi convincerò che sono tutti dei quaquaraquà, mio marito in testa, continuerò nella mia pessima abitudine di trattare Filippo Mazzarella, alias il Conte, che è un critico cinematografico temutissimo, come un amico di vecchia data**, e smetterò di credere all'esistenza di Babbo Natale, e anche a quella di Richard Gere.

[** Mia confessione spontanea verso l'una di notte alla festa privata di fine premiazione, 4 dicembre 2011, locanda del Blago: "Ahhh Filippo, Filippo. Che poi, io ho capito solo il secondo giorno chi sei realmente tu, e ormai erano 48 ore che facevo la cazzara con te; se avessi avuto idea di stare parlando con Filippo Mazzarella sarei stata molto in soggezione, ma ormai è tardi per smettere di fare la cazzara..."]

E una sera, dopo aver fatto mille giri per lavoro spesa famiglia etc, mi presenterò di striscio in teatro, lasciando la macchina in piazza con le quattro frecce e il cane sul sedile posteriore, giusto per dare un bacino al Conte che, ormai, è di casa, senza essermi cambiata nè aver posato la borsa della scuola. E quella sarà la sera in cui il Conte si sarà portato dietro Alessandro Gassman che era a Milano di passaggio, e io non mi riprenderò mai più.

sabato 25 febbraio 2012

Note a piè di weekend

1) A me DAVVERO non frega sostanzialmente niente del jet set, a parte tutto. Cioè, ieri sera ero in COTONE nero (temperatura ore 01.00: gradi 3) con una gonna di ventisette centimetri, il push up e il tacco, tutto per poi finire a NON cenare nella stessa pizzeria delle altre notti, quella che tiene aperto finchè non ha mangiato l'ultimo degli attori e dei tecnici del teatro, e prendere una delle peggiori imbarcate di freddo della storia tornando alla macchina (da sola, perchè l'Uomo c'aveva gli amici famosi e non capiva più una cippa) nel cuore della notte. E francamente, a parte la compagnia del Conte Pazzo e di Fico Dentro, che sono due bellissime scoperte fatte durante il festival, facevo anche a meno di tutto il dopoteatro, frega assai a me di essere fotografata con attori e registi, men che meno di tentare miseramente di reggere il confronto con la fidanzata di Andrea Bosca, che è una delle donne più belle che abbia mai visto dal vivo. Ma Andrea è BRAVO, cazzo se è BRAVO, se non sapete ancora chi è lo scoprirete di sicuro nei prossimi mesi, perchè sta emergendo e se lo merita. Ieri ha portato ad Asti uno spettacolo, suo e di Elisa Galvagno, tratto da Fenoglio, e tutti e due hanno fatto faville.

2)La questione della mia alunna in cura presso l'ospedale per anoressia mi ha sconvolto. Ieri, mentre scrivevo il post prima di questo, tremavo come una foglia, e nel pomeriggio ho fatto una delle mangiate nervose più incontenibili di tutta la mia carriera di disturbata alimentare. So che la bambina è seguita da una professionista in gamba e ho visto che la madre è ben cosciente del problema e ben determinata a fare il possibile, spero che andrà tutto bene. So che la prima cosa da fare è non guardare Occhioni con paura o con ansia. E' avere pazienza, accompagnare il processo che sta facendo con la famiglia e coi medici, aiutarla a sopportare la quotidianità, a trovare soddisfazione e serenità a scuola, a mettere su dei mattoncini di se stessa. Volerle bene, perchè anche lei si voglia bene. Comunque sono scossa.

3) C'è un bel sole e io ho l'iPod pieno di musica. E' obbligatorio che vada a correre, non ho più scuse, ormai siamo fuori dall'inverno.

4) Dopo quasi tre settimane di pausa temo che dovrò riprendere contatto con gli affari genovesi e fissare degli appuntamenti. Meditavo di darmi morta, ma ho paura che non sia proprio possibile rimandare oltre. Però potrei gestirmeli io prima che me li fissino gli altri, e magari riuscire a farci stare per cena il famoso risotto al Porto Antico che sogno da due mesi. O un giro a piedi per Genova, l'ultimo l'ho fatto l'estate scorsa.

giovedì 16 febbraio 2012

Gasp

Vi ricordate quando abbiamo mosso i primi passi nell'organizzazione di eventi cinematografici qui nella ridente provincia?

Vi ricordate che l'Uomo era diventato amicissimo di un giovane, spettacolare attore emergente di Canelli?

Bene, ieri il giovanotto (che tra l'altro, sì, bello è bello, ma soprattutto dovreste sentirlo ragionare, e soprattuttissimo avreste dovuto esserci quando, al festival, ha parlato agli studenti del liceo: una master class da togliere il fiato, e un discorso ispirato sulla vita e sulla necessità di sbattersi per inseguire i propri veri obiettivi) era qui a parlare di nuovo con gli studenti (mannaggia, io ero al lavoro) e ha preso accordi per presentare qui da noi due film, questo che lo vede protagonista e questo dove fa una parte minore. Cosa che farebbe portandosi possibilmente dietro qualcuno degli altri attori. Ora, io mi soffermerei un momento su entrambi i film. Ma soprattutto sul cast di entrambi. E un attimo anche su chi è il regista del secondo.

Pensate con intensità di essere una professoressa di trentasei anni, in pigiama in camera sua, e di avere un marito che entra nella stanza tutto preoccupato e comincia a parlare, dicendo che c'è un problema, perchè nel mese di marzo gli toccano tre presentazioni, due sono queste e una è quest'altra, che si farà certamente perchè Lucio Pellegrini è di Asti e verrà, come per "La vita facile", con la moglie Camilla Filippi.
"E non ci stanno tutte e tre?"
"Eh, dobbiamo farcele stare, ma è un casino, i film in prima visione dobbiamo tenerli due settimane."
"...quindi?"
"A meno che non diciamo ad Andrea che dei suoi due ne presentiamo solo uno..."
"Eh?"
"In tal caso dobbiamo decidere se farlo venire con Elio Germano o con Claudio Santamaria", e, girandosi con aria mefistofelica verso di me, "...tu cosa dici?"
"COSA? Eh? NO! No no no no guarda che NON PUOI far scegliere ME!"

Che poi non si sa se vengano, nè l'uno nè l'altro. Pare che Colui Che E', l'Altissimo, il Verbo, ossia Germano sia uno molto disponibile, che però si incasina perchè pensa di poter far stare di tutto in 24 ore quando non è fisicamente possibile, ma ha una tizia che gli fa da agente e limita le sue promesse a un calendario sensato. Di Santamaria non so dire, anche perchè se mi immagino di passare una serata con Santamaria mi vengono le palpitazioni, e non lo dico scherzando, mi si secca la bocca solo a nominarlo. Certo che nel cast di Ozpetek c'è anche Margherita Buy e già "solo" cenare con lei mi parrebbe paradisiaco.

In compenso, la Litti per il film di Pellegrini viene quasi sicuramente, sempre che non le mettiamo la serata in uno dei giorni in cui è da Fazio. E sono sicura che una cena con Luciana Littizzetto possa essere qualcosa di assolutamente indimenticabile. Può anche darsi che Santamaria e Germano, presi dal vivo, a parte l'aura glamour di presentarsi con loro in un locale e il fatto di parlare con Iddio Elio in persona, si rivelino una delusione, ma sulla Litti nazionale non ho dubbi. E poi, di base, è una collega.

domenica 11 dicembre 2011

Dopo il festival - 2

A una settimana dalla fine del festival, penso di poter tirare qualche somma, anche considerando che pian piano mi si sta ristabilendo l'umore che è stato pessimo per giorni.

Ho capito che l'unico modo per raccontare come realmente è andata e come l'ho vissuta è abbandonarsi al bipolarismo più spinto e dichiarare, senza filtri e senza pretendere di essere coerente, tutte le emozioni e i ragionamenti assolutamente contrastanti che mi hanno attraversato la mente in queste settimane.

Per semplicità, userò la dicotomia mi piace / non mi piace che la venerabile Angela, dolcissima monaca e ottima insegnante del mio amato istituto buddhista, ci ha sottoposto come il peggior difetto dell'atteggiamento umano nei confronti della vita.

Ma in certi casi, come questo, probabilmente è l'unico atteggiamento che si può tenere.

Allora.

Mi è piaciuto conoscere tanta gente interessante.

Non mi è piaciuto che mio marito da solo organizzasse questa cosa e da luglio a dicembre in casa mia non si parlasse d'altro.

Mi è piaciuto scoprire che registi e attori pluripremiati attraversano volentieri l'Italia o l'Europa per venire a partecipare con passione e impegno a un microfestival di sconosciuti, che può vantare solo una bella location, e dove non guadagnano una lira.

Non mi è piaciuto litigare a sangue con l'Uomo per settimane perchè era talmente preso da questa cosa che trascurava tutto il resto e non gli si poteva parlare.

Mi è piaciuto rendermi conto che sono stata infinitamente a mio agio con gente mai vista prima che lavora con l'anima e il corpo a un progetto culturale, anche se io di mestiere faccio tutt'altra cosa.

Non mi è piaciuto che il nome di mio marito non uscisse sul giornale neanche una volta fino alla conclusione del festival e che invece ci fosse quello di Movie Man, che è il presidente dell'associazione sì, ma non ha fatto quasi niente per questo evento.

Mi è piaciuto girare per ristoranti con personaggi famosi e coccolarli a botte di specialità locali, vedendoli rilassarsi ed aprirsi nel contesto di accoglienza caldo e semplice che abbiamo cercato, anche e soprattutto grazie all'attenzione femminile che ci ho messo, di curare nei dettagli.

Non mi è piaciuto che ci abbiano giustamente dato dei poveri ingenui struttati per aver tirato su un festival con registi italiani e non, e con personalità come Cosimo Cinieri, Filippo Mazzarella e Giuseppe Battiston, con quattro soldi e tanta buona volontà, e senza neanche pretendere che il Comune ci sovvenzionasse in anticipo.

Mi è piaciuto che la sera del gran finale con premiazione tutti abbiano collaborato con impegno ed entusiasmo, dai ragazzi che fanno le maschere in teatro agli stessi attori e registi coinvolti, per far filare dritto un meccanismo complicatissimo e mantenere un clima di allegria in un contesto di grande tensione.

Non mi è piaciuto avere delle botte di adrenalina ogni tre minuti scoprendo che n cose restavano da finire all'ultimo minuto per non fare delle figuracce.

Mi è piaciuto che Giacomo Rebuzzi e Cristian Benaglio, che ora sono giovani e ancora poco conosciuti ma sono sicura che sfonderanno visto cosa hanno saputo fare prima dei trent'anni, siano diventati amici di famiglia con cui ci sentiamo un giorno sì e l'altro no e che siamo invitati da loro a Brescia a mangiare la polenta con lo spiedo.

Non mi è piaciuto che abbiamo sforato dal budget e adesso abbiamo qualche problema con le bollette finchè il Comune non sgancia i suoi bravi eurini.

Mi è piaciuto che alla premiazione dietro di me ci fosse seduta Cinzia Mascoli che piangeva per aver appena finito di vedere l'ultimo splendido film con Battiston e che, a un certo punto, mi ha chiesto se aveva tutto il trucco sciolto, dopo di che è andata a prendere un premio meritatissimo per la sua interpretazione nel cortometraggio di Rebuzzi (sulla violenza familiare sulle donne), e quando è tornata piangeva ancora di più e abbracciava tutti con un sorriso bellissimo visto che non le venivano le parole.

Non mi è piaciuto fare una sera le due, una sera le tre, una sera le due meno un quarto, una sera l'una e una sera le cinque durante la stessa settimana lavorativa. E neanche tanto andare a lavorare la mattina sbandando come un'ubriaca.

Mi è piaciuto che Claudio Cipelletti, regista di un bellissimo documentario sui genitori di omosessuali, abbia vinto due premi, di cui uno tra l'altro è stato assegnato dai voti del pubblico, e abbia detto che non è la prima volta che vince con questo suo lavoro, ma è la prima volta che vince al di fuori di un festival del cinema gay. Lì mi sono messa a piangere io.

Non mi è piaciuto che mio marito si sia scordato di bere e mangiare per giorni e abbia smesso di dormire per la fatica una settimana prima della premiazione.

Mi è piaciuto che quando l'Uomo è salito sul palco a presentare i premiati, senza portarsi dietro neanche un foglietto con la scaletta, a me sia venuto un attacco di terrore al pensiero di tutto quello che poteva andare storto, e dalla fila dietro Eric Alexander mi abbia fatto i grattini su una spalla per tranquillizzarmi.

Non mi è piaciuto che ero così stanca e tesa che ho realizzato solo dopo ventiquattro ore suonate che mi erano stati fatti dei grattini da Eric Alexander.

Mi è piaciuto il fatto che in questo ambiente dello spettacolo evidentemente usa abbracciarsi e baciarsi per salutare: ho baciato più gente nelle ultime settantadue ore di festival che negli ultimi dodici anni della mia vita. Uno era Giuseppe Battiston, ve l'ho già detto.

Non mi è piaciuto che abbiamo perso il conto dei soldi che dobbiamo al tassista che ha portato tutti avanti e indietro dagli aeroporti e in giro per Asti, ma abbiamo capito che ci è costato complessivamente un paio di cornee.

Mi è piaciuto che alcuni degli attori come Andrea Bosca (che è di gran lunga più bravo e intelligente che bello... ed è un gran fico!) abbiano dormito in treno pur di presenziare alla masterclass organizzata per i ragazzi del liceo, aggratis e senza neanche il tempo di fermarsi a pranzo.

Non mi è piaciuto l'attorone, che per dispetto non nomino, che ha voluto essere andato a prendere in macchina fino a Bologna - 400 euro di autista solo per lui - e poi quand'è arrivato ha snobbato l'albergo e si è fatto portare nella migliore camera di quello più famoso.

Mi è piaciuto che tanta gente ci abbia lasciato numero di telefono privato e mail dicendo che dobbiamo risentirci presto e poi abbia richiamato per ringraziare e salutare nei giorni successivi.

Non mi è piaciuto che un ragazzo di ventinove anni che lavora per il teatro mi vedesse, nei giorni precedenti al festival, così trascurata dall'Uomo e così infelice e preoccupata (di come l'Uomo si stava gestendo questo impegno: come un giocatore d'azzardo compulsivo che continua a puntare finchè non si vende macchina, barca, casa e moglie), da decidere che se ci provava con me ci sarei sicuramente stata; e non mi è piaciuto essere presa in contropiede dalle mosse ad alto impatto ormonale di un ventinovenne e fare, per le prime ventiquattro ore, la figura della ragazzina scema.

Mi è piaciuto fare colazione al bar con Giorgio Faletti (che seguo dai tempi del suo primissimo personaggio al Drive In: "credete forse che io - e non vi veda???") e con sua moglie Roberta, che è una donna fine elegante gentile e simpatica come poche altre al mondo.

Non mi è piaciuto bere quattro caffè al giorno per mantenere la lucidità, più una dose massiccia di Pocket Coffee, e rendermi conto che non riesco più a smettere.

Mi è piaciuto che il regista gay mi abbia fatto i complimenti per come ero agghindata la sera della premiazione, e abbia detto che sta girando una cosa su Enrico VIII e io gli sembravo proprio uscita da uno scenario medievale, per via del vestito doppiato con corpetto in due toni di marrone e del pendente d'ambra incastonato in argento antico. Anche perchè, dopo il ventinovenne e le sue avances, la mia femminilità residua (poca) si stava nascondendo in un tombino per non essere vista, ma essendo il regista gay il complimento non poteva essere dovuto alla scollatura.

Non mi è piaciuto non avere più tempo per far conoscere persone piacevoli e interessanti a mia madre, che ha potuto fermarsi solo mezza giornata.

Potrei continuare a lungo.

Come ho detto, le ripercussioni economiche, fisiche e purtroppo anche coniugali di questo evento di per sè bellissimo sono pesanti.

Però certo, ieri sera ero a cena per la laurea di mia cognata e mi sono rilassata e divertita, con una bordata di quasi trentenni milanesi molti dei quali conoscevo già, ma andando via ho commentato con l'Uomo "sono stata molto meglio coi nostri amici della settimana scorsa" ed era vero.
Gli amici di mia cognata, ora che vanno verso i trenta e in parte lavorano, se la tirano moderatamente di meno di quando avevano vent'anni ed erano figlidipapà milanesi, pure di quelli parecchio spandimerda ("i miei amici broker navali" "sono stata da Prada e ho comprato un paio di sandalucci" "trovo che New York negli ultimi anni sia molto cambiata" "quella scema di una filippina mi ha rovinato il vestito di Fendi") e la serata è stata piacevole e allegra.
Ma la settimana prima ho conosciuto gente che ha preso premi dalle mani di Francis Ford Coppola, gente che ha fatto teatro con Carmelo Bene, gente che lavora con personalità che plasmano la cultura e in parte la società italiana con le loro opere, ed erano quasi tutti alla mano, beneducati, spiritosi, simpatici e carini: alla fine, giusto in tre, tra i più vecchi, si sono distinti per essere un po' più spocchiosi, ma, nell'ambiente che si era creato alla festa privata conclusiva, spiccavano come drag queen in seminario.

mercoledì 7 dicembre 2011

Dopo il festival - 1

Ho molto da raccontare ma la verità è che sono ancora troppo stanca per connettere.

Le ripercussioni di questo evento sulle nostre vite saranno molte, non tutte positive temo.

Decido di andare per brevi flash.

Il primo breve flash.

Io.
Ho.
Baciato.
Sulla.
Guancia.
GIUSEPPE.
BATTISTON.

sabato 3 dicembre 2011

Se vedete

...un ex bell'uomo aggirarsi pallido ed emaciato come il conte Vlad dopo un prolungato digiuno, con un occhio iniettato di sangue (tipico suo quando si stanca) e un telefonino all'orecchio, lo sguardo perso nel nulla, mentre parla con sette persone diverse in tre diverse stanze più quella al telefono...

...è l'Uomo in pieno festival del cinema.

Abbiamo anche finito i soldi stanziati per portare gente a cena e in giro per aperitivi, caffè e colazioni.

Io stamattina ho ribaltato in terra una caffettiera piena direttamente dal fornello.

No, ma va bene. I protagonisti del film di ieri sera erano molto contenti dell'ospitalità. I fiori per Ughetta D'Onorascenzo (rose bianche a bordo rosso, foglie verde scuro lucide e bacche rosse) erano veramente belli. La moglie di Faletti è una donna deliziosa sotto ogni possibile punto di vista.

E noi corriamo. Ancora due giornate, veramente il clou dell'evento, poi ripiomberemo nell'anonimato (spero) ma con un sacco di amici in più. Se riusciamo a far funzionare tutto, almeno.

venerdì 2 dicembre 2011

Gente di spettacolo

Okay, e allora, dopo sei mesi che in casa nostra non si parla praticamente d'altro, da ieri sera siamo entrati nella fase conclusiva, e full immersion, del primo festival del cinema totally by Uomo.

E siccome il primo pezzo del festival, quello in cui intervenivano autori di cortometraggi e documentari, è durato due mesi, stiamo vedendo e rivedendo da un po' di tempo persone che vivono a Roma, che hanno lavorato in giro per il pianeta, e di mestiere appartengono al magico mondo dello spettacolo. In questi ultimi quattro giorni, poi, giriamo col jet set, a mazzi di cinque sei otto attori e registi per volta, con l'aggiunta di alcuni altri tecnici del settore, come un noto critico cinematografico, operatori tv e fotografi.

Non vi dico in che condizioni ho i piedi, e siamo solo al secondo giorno di tacco assassino.

Stiamo parlando con gente molto, molto carina, a parte tutto. Gli attori, una volta che si rilassano, non sono poi così impostati. I registi, soprattutto quelli che abbiamo invitato noi, che sono giovani e rampanti, e in particolar modo quelli dei documentari, che spesso sono belle persone che lottano per portare in giro un'idea, sono gente interessantissima, acculturata, piena di fascino intellettuale e non di rado anche fisico. Hanno ovviamente tutti una personalità fortissima.

Comunque io ho rifatto i riflessi biondi, sfodero tutti i mejo gioielli di mammà, trampoleggio sui tacchi mandando dei santioni su ogni tratto di pavé, e faccio le due di notte di giorno feriale. E intanto cerco di rispolverare, dal profondo della mia vita ormai campagnola e ritiratissima tra scuoline di paese, uncinetto e templi buddhisti, le competenze sociali della donna di mondo (ma non è un problema, per una che è cresciuta in Albaro, è come il campanilismo per quelli di Carignano, o la cocaina per quelli di Castelletto, ce l'hai già nel sangue quando nasci).

Poi osservo. Osservo tantissimo. E vi rendo partecipi delle seguenti osservazioni e di alcune domande, in ordine sparso:

1 - "Grazie, ma sono reduce da un'influenza, non ho molto appetito" - "Grazie, ma sono sotto antibiotici, ho lo stomaco un po' sconvolto" - "Grazie, ma stasera voglio fare una follia e prendo solo la carne cruda con il tartufo" - "Grazie, ma ho già mangiato" - "Grazie, ma è molto tardi e non ho più fame, prenderei solo un'insalata": oh, neanche una che pronunci le parole "dieta", "stare leggera", "proteine", tra tutte queste donne di spettacolo, eppure non mangiano un cazzo, al massimo gamberi al vapore e carne cruda con un filo d'olio, spesso niente vino, praticamente mai pane, in alcuni casi solo ed esclusivamente verdura. Ne deduco che a Roma e dintorni sia estremamente kitsch definirsi a dieta o parlare della propria linea: cioè, loro non devono assolutamente confessare che mangiano solo dieci grammi di fibre una volta al giorno per non ingrassare, perchè nessuna di loro è mai stata grassa o teme di diventarlo, giammai, piuttosto preferiscono farti credere che mangiano così per capriccio o per fastidi di salute, figuriamoci. Io, per reazione, o mi vedo grassissima e mi si chiude lo stomaco, o mi scofano con entusiasmo un piatto di agnolotti e il dolce senza il minimo rimorso.

2 - Quando un uomo è pieno di sè, è pieno di sè e monopolizza a tratti la conversazione. Quando un uomo è un regista ed è pieno di sè, ti tiene in piedi fino alle tre di mattina con le chiavi della macchina in mano per raccontarti quella volta che ha mandato in culo un produttore ricchissimo, perchè lo limitava nella sua espressività artistica. Dimenticandosi che te l'ha raccontato due settimane fa, e che la settimana scorsa hai già risentito tutta la storia perchè l'ha raccontata ad altri con cui eravate entrambi seduti a cena.

3 - Questa gente vive di notte. Noi no. Stamattina sono entrata in classe sbandando.

4 - Capisco tutto, io, ma una cosa non riesco a immaginarmi. Che tu sei una ragazza, ti svegli la mattina, vai in cucina e in cucina c'è tua madre, cinquantenne, in vestaglia e spettinata. E però tua madre è Laura Morante, alias una che in vestaglia e spettinata a momenti è più bella di quando è in abito da sera con lo chignon. Come cresci? Come sopporti il fatto di avere, anche solo temporaneamente, dodici anni, le tette piccole e i brufoli?
(Questa fa il paio con un'altra domanda che mi sono sempre fatta. Tu hai sedici anni e vai a studiare da una tua amica, e quando siete lì che fate i compiti arriva il papà della tua amica ed è Harrison Ford, o Mel Gibson, o Bono, o Brad Pitt. Cosa fai?)

5 - Le donne sono bellissime. Madonna, sono BELLISSIME, anche le più banali, anche quelle che stanno dietro la macchina da presa e non davanti, anche quelle che si presentano apparentemente in stile casual. Sono naturali e fini e assolutamente impeccabili: fondotinta da cento euro che tiene per ventotto ore, sopracciglia ad ala di gabbiano, trucco così delicato che a volte devo pensare attentamente per capire se certi effetti di colore sono naturali o artificiali. E i capelli: Gesù, i capelli di queste donne.
Io torno a casa, scendo con due urli di dolore (uno per piede) dai tacchi, mi guardo allo specchio e, lo giuro, i peli in eccesso del sopracciglio che avevo strappato la sera prima sono di nuovo lì. E ho le occhiaie. Insomma, da quando lavoro per il cinecircolo ho imparato che per non sentirmi totalmente una merda devo giocare d'anticipo e esporre in modo esagerato le caviglie e la scollatura, due punti di forza che non tutte possono vantare, soprattutto il primo, per il quale non c'è chirurgia che tenga. E comunque queste donne elegantissime non hanno il seno rifatto, quindi se sono piatte sono piatte. Però hanno delle vite talmente sottili che la mia autostima si taglia le vene lo stesso.

6 - Fare la first lady però è divertente. Soprattutto perchè gli uomini di spettacolo, anche quelli pieni di sè, sono gente abituata a girare per cene, ricevimenti e occasioni ufficiali. Quindi sono educati ed eleganti, ti reggono l'ombrello, ti danno cortesemente il braccio per accompagnarti, ti tengono le porte, ti coinvolgono nella conversazione e ti regalano rose, con enorme savoir faire. E io rido sotto i baffi (che ho dolorosamente strappato la sera prima, di nuovo) e penso che stanno trattando come una regina una che tra sette ore si metterà una braga sformata e le scarpe da ginnastica e farà lezione seduta su un banco in mezzo a venti dodicenni di campagna. E questa doppia vita mi riempie di benessere. A parte la pianta dei piedi, quella mi fa male 24 ore su 24, anche a scuola.

7 - Non ho molta paura di tutte queste donne spettacolose che girano con mio marito, credevo peggio. In realtà lui ha talmente tanto da fare che non credo veda un quinto di tutto quel che noto io. In compenso a me stanno succedendo fatti incresciosi, tipo scendere nel foyer del cinema e, invece di abbracciare l'Uomo che non vedo da sedici ore, ritrovarmi a bruciapelo a stringere la mano di un trentaduenne ficherrimo dallo sguardo magnetico che si presenta col solo nome, così io non riesco a ricordarmi se è un attore o un regista e di che film, e mentre cerco di connettere e sono concentrata sul nome non mi rendo conto che lo sto letteralmente mangiando vivo con gli occhi, a bocca aperta. Dopodichè mi ripiglio e, acquisendo consapevolezza della figura di merda che ho appena fatto, divento scarlatta e perdo la favella.



(il trentaduenne ficherrimo di ieri sera)

martedì 29 novembre 2011

Lettera al marito

Amore mio,

Vorrei che fosse chiaro che a) ti amo b) ti stimo c) mi sono rotta in modo fragoroso i coglioni di questa storia del festival del cinema.

Perchè, amore, va bene l'hobby che era il sogno della tua vita e va bene che sei realizzato e felice e va bene che tutti ti fanno i complimenti per i risultati.

Ma, amore, te ieri sei rimasto a piedi con l'auto, perchè ti sei svanito di fare benzina.

E, amore, va bene che tutto questo è cultura ed è educazione ed è sostenere il vero buon cinema italiano, i giovani autori di documentari, gli attori emergenti e un sacco di buone iniziative e produzioni indipendenti.

Ma, amore, oggi c'han staccato la luce in ufficio, perchè te ti sei svanito di pagare la bolletta.

E, amore, va bene che io passerò tre giorni a chiacchierare con gente deliziosa come i Due Adorabili (registi bresciani molto giovani coi quali è stato reciproco amore a prima vista), e domenica sera cenerò seduta vicino a Giuseppe Battiston, e abbiamo il numero di cellulare di Elio Germano. O meglio, ce l'hai tu, perchè se lo dessi a me io passerei le notti a far squillare il cellulare a Elio Germano solo per sentire la di Lui divina Voce quando Egli proferisce la parola "Pronto". Il Verbo, non so se mi spiego.

Ma, amore, io ti devo sorvegliare perchè te sei così preso che ti dimentichi di bere.

Il successo è una droga, sappiatelo. E, comunque, Elio Germano non viene, e neanche Alessandro Gassman, quindi esattamente PERCHE' io dovrei sopportare tutto ciò???

domenica 30 ottobre 2011

I primi frutti

Ed eccoci, è tornata l’ora solare, alle sei di sera è buio, stamattina c’era una nebbia che neanche in Stephen King, insomma è inverno. Cucino i cardi alla panna, per sentirmi in sintonia col clima.

Sta per finire un pestifero mese d’ottobre, e nel frattempo è cominciato tutto il resto, in particolare il primo Asti Film Festival, praticamente tutto inventato, preparato e realizzato dall’Uomo.

E, tragicamente, solo da lui. Il che significa corse ai limiti dell’umano, telefono incandescente, chiavetta internet fusa e saldata nella presa USB, orari schizofrenici e un sonno terribile la mattina a scuola.

Ciononostante, bisogna lavorare, e anche, sospetto, correggere un po’ di roba.

Il ponte dei Santi si presterebbe, non fosse che vengono anche al pettine tutti i nodi a livello familiare, nei ponti, e che onestamente, invece di correre dietro a registi attori e sceneggiatori e poi tornare a casa stanca e coi piedi doloranti e cucinarmi una minestrina, ho approfittato dei giorni di ferie per darmi una botta di vita e passare anche io due sere fuori (DUE! Due sere fuori di fila!!! All’Uomo ha dato così alla testa, questo fatto, che ieri notte vaneggiava di donne vere, femmine, che seguono il maschio nei suoi interessi mettendosi bene e facendogli fare bella figura. Tutti discorsi che a me sono piaciuti TANTISSIMO, come immaginerete. Oggi per pranzo abbiamo mangiato costine di professore di lettere sessista in salsa di cianuro.)

Bene, comunque stasera si correggono dei temi e degli esercizi di scrittura. In particolare, i prodotti della prima saranno dei babà notevoli, ho già dato un’occhiata in un’ora di supplenza.

Per darvi un primo assaggio:

Titolo: Tra gli eroi, le creature mostruose e le divinità della mitologia classica, tu a quale assomigli o vorresti assomigliare? E perché?

Svolgimento: (…) mi ha colpita particolarmente Ermes, il messaggero.
Mi piace perché è veloce, ha delle ali sulle scarpe e sull’elmo e vola.
Mi assomiglia perché io sono veloce nella corsa e quando galoppo a pelo sul mio cavallo mi sembra di volare tra la natura.
(…)
Assomiglio anche ad Afrodite (…) perché secondo mia mamma sono bella, atletica e brava a scuola.”


Eh sì, è lei: Tostissima.
Figlia mia, mantieni quest’autostima, ti prego, e vedrai cosa sarai diventata a trent’anni.

martedì 25 ottobre 2011

La vita e i suoi casi

Non contenta di deprimere i miei venticinque lettori con le storie, ahimè deprimenti e tragiche, dell'ultima dannatissima orribile schifosa settimana di scuola, devo ancora narrare di quel che verrà ricordato come "l'origine dell'ira" che piove ormai quotidianamente da me, dalla Barbie di Inglese, dalla Brava Crista e dalla Bionda Svampita sulla II C.Ma siccome è stata una settimana merdace, con tantissimo choc, tanto mal di pancia dalla rabbia, tanta tristezza e tanto dolore, parliamo d'altro.

Parliamo di quel fenomeno per cui, quando vado a fare un esame o una visita medica e devo far esaminare denti, occhi, vene del braccio, naso contuso, dito o ginocchio presumibilmente microfratturati, etc, becco dei medici di ambo i sessi di età variabile e di aspetto normale, mentre, quando devo fare i raggi o una visita cardiologica (in un memorabile caso un ecocardiogramma che, perchè voi lo sappiate, dura un casino di tempo), per un motivo che a me sfugge devo sempre spogliarmi dalla vita in su davanti a un bel ragazzo alto sui ventotto anni, il quale, va' a sapere perchè, è preferibilmente moro, con gli occhi scuri e i riccioli. Ma non è sempre lo stesso eh? Mi è successo sia a Genova che a Asti, e porca vacca, fossero stati decenti, gradevoli, mediamente piacenti: no, proprio buoni. Cos'è, quelli vecchi, bassi, stempiati, coi capelli color topo e la panza NON sono ammessi al corso per tecnici ospedalieri??? non esistono tecnici donna???

Va beh. Fatto sta che oggi è stata particolarmente imbarazzante perchè io dall'ospedale c'ero passata a prenotare gli esami, non a farli. Invece, dopo numerosi giri tra il banco informazioni e il centro prenotazioni, risulta che radiologia è aperta tutto il giorno e senza prenotare; al che io faccio un veloce controllo mentale delle mie condizioni: ascella vissuta? no, depilazione ascella? recente, e decido di scendere in reparto.

Il bonazzo di turno mi informa gentilmente che posso tenere la canottiera, ma devo levare ferri e ferretti.

E... indovinato.

Io, che di norma metto canottierine o top rosa confetto coi gelatini, o rosso tinta unita di cotone bello spesso, o insomma cose del genere, oggi con cos'ero uscita?

...col bustier.

(no, un attimo, solo con la parte di sopra, non con il reggicalze: lavoro in una scuola media, ehi)

Non avete idea di com'era LONTANO il macchinario dei raggi dalla porta dello spogliatoio.

Comunque, sempre per la serie tiriamoci su il morale, stasera sono a cena con marito, Movie Man, una sceneggiatrice e un attore-regista.

Lui.