C'era una volta un'isola, solo che non era un'isola. Era rosa e affiorava appena su un mare di erba verde.
Ogni mattina alcune persone si traghettavano su quest'isola, percorrendo le onde delle colline, approdavano nel fango della riva e si portavano in salvo per sei o sette ore, quando potevano anche di più. Sull'isola nessuno sapeva delle navi perse al largo nella tempesta, nessuno sapeva delle notti buie, nessuno sapeva delle lacrime che cadono copiose nel lavello della cucina, sopra le verdure, tutte le volte che bisogna cucinare solo per due. Sull'isola la donna castana, le donne bionde, il grande uomo dalla barba brizzolata e dagli occhi buoni erano al sicuro, ma anche l'isola poteva essere spazzata dalle mareggiate.
Il popolo dell'isola era strano, seminomade, diviso da conflitti interni e legato da una sorte comune. Ogni giorno arrivavano sull'isola e univano le forze per produrre qualcosa di buono, con risultati non sempre felici. Spesso sorprendevi uno dell'isola che guardava la riva, le auto attraccate sotto gli alberi, e capivi che nella sua testa c'era il desiderio di non ripartire. Talvolta, uscendo sul bagnasciuga, si confessavano che preferivano mangiare un boccone veloce al solito baretto da camionisti, il loro pontile tra l'isola e il vasto mare intorno, piuttosto che tornare subito a casa, e poco per volta avevano preso l'abitudine di andare a pranzo in due o in tre, per non sentirsi troppo soli al momento di volgere la prua verso il mare aperto.
L'isola non era una fortezza invulnerabile: era un piccolo mondo sereno, i cui dolci colori rendevano meno difficile sopportare l'ululato continuo del vento, ma talvolta anche le isole tremano. Quando accadeva, il popolo dell'isola si riuniva, si chiamava col tam tam di whatsapp da una riva all'altra: ma questo faceva ancor più sentire la fragilità, soprattutto di fronte a una convocazione, la domenica sera, per stringersi intorno a una delle donne bionde, colpita da un dolore cattivo, spietato, ingiusto. Si scrissero per chiedersi: vieni con me? Ti passo a prendere? La prendi tu la Fraulein che non può guidare? La riporto io, ok?
Perché lo sapevano come sarebbe stato. E volevano qualcuno accanto, qualcuno che sapesse che il giorno dopo ci sarebbero state lo stesso le reti da buttare, i campi da coltivare, sull'isola. Come due anni prima, quando un'onda anomala, nera, sanguinaria, si era portata via con un morso secco un pezzo intero di costa, fendendo in due la roccia, e loro avevano cercato di salvare il salvabile, facendosi strada in mezzo ai ragazzi in lacrime. E guardandosi l'un l'altro con gli occhi vuoti, nei giorni successivi, lentamente si riconoscevano, una quindicina di persone che si passano la stessa bottiglia d'acqua, tenendo acceso con gesti lenti il fuoco, senza parlare.
domenica 3 aprile 2016
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)



Nessun commento:
Posta un commento