Caro
papà,
buona
festa. Immagino tu stia benissimo, lassù sul prato in mezzo
all'achillea e ai cespugli di rosa canina, col tuo zaino sotto la
testa, la borraccia appoggiata al fianco e il cappellino di tela
calato sugli occhi.
Come
saprai, la mamma sta bene, e per fortuna ha cambiato idea ed è
tornata, con orari un po' più umani, a fare volontariato dai Bimbi
Sperduti. Regna incontrastata sulla sua bellissima casa dalle pareti
gialline, insieme alla vostra gatta, e sono sicura che ti pensa ogni
giorno dopo pranzo, quando la spazzola, perchè quella era una delle
molte cose che facevate insieme, con la pioggia o col sole, da anni.
Ha cambiato colore di capelli, ma i suoi occhi sono sempre così
azzurri. Saresti sorpreso di vedere che andiamo tanto d'accordo io e
lei adesso, e forse ancora più sorpreso di vedere che, quando
litighiamo, più o meno una volta all'anno ormai, ci mettiamo la
stessa identica violenza di prima. Il che, ora che praticamente non
litigo più con nessuno, mi fa sentire stranissima.
La
ragazzina che hai visto tre volte, quella con gli occhi scurissimi e
intelligenti, è di là in camera sua, ma ormai è una donna. Saresti
molto soddisfatto di vedere come sa essere elegante (quando vuole...)
e che passione ci mette in quel che fa. Prende dei bei voti, adesso,
tra l'altro. E forse farà l'università. Le faccio studiare io le
materie scientifiche, chimica, biologia, igiene. Ci metto molto
impegno, mi piace pensare che tra qualche anno potrebbe essere in
corsia negli stessi corridoi dove hai lavorato tu. Ma se non dovesse
essere così, sappi che, comunque, da te, per forza di cose
attraverso di noi, ha preso lo stesso. A volte mi sorprende con frasi
che potresti dire tu. Ha quasi lo stesso tono di voce. Dio, quanto vi
sareste piaciuti.
A
me ha fatto sputare sangue, eh. Se esistesse ancora la possibilità
di venire a sedersi accanto alla tua scrivania nello studiolo
d'angolo, sarei sempre lì a raccontarti di quanto mi fa incazzare,
soffrire, preoccupare, e scoppiare d'orgoglio al tempo stesso.
No,
non è vero. Se esistesse ancora la possibilità di venire a sedersi
lì da te, di pomeriggio o dopo cena, negli ultimi anni ti avrei
parlato quasi solo dell'Uomo. Ma menomale che non c'eri, papà, a
vedere i casini che combinavamo io e lui. Ti ha nominato più volte,
gli sarebbe servito parlarti, e lo sa. E' venuto anche a trovarti al
cimitero. Più spesso di me, che negli ultimi anni proprio non avevo
il coraggio di farmi vedere, troppi sensi di colpa, troppe cose che
sono andate diversamente da come avremmo pensato.
Mi
avresti fatto ragionare, mi avresti detto di smetterla, papà,
all'inizio di tutto questo disastro, e avresti avuto ragione. Forse
ti avrei anche dato retta. Sulla fedeltà sei sempre stato
categorico, e avevi ragione anche su quello. Non so se avrei potuto
parlarti di quel che è successo tra noi, perchè la terra incognita
che è il matrimonio una volta rotta la monogamia è una landa
bruciata dalle radiazioni, dove tu non ti sei mai mosso, mentre io e
alcune tra le persone a me più care stiamo appunto lottando per
sopravviverci. Ma di sicuro, se avessi trovato il coraggio di dirti
cosa provavo, avresti detto una o due frasi che si sarebbero scolpite
nella roccia per sempre, e mi avresti dato un perno su cui
appoggiarmi per svoltare. Solo che dubito che te ne avrei parlato,
davvero. Troppa vergogna. Adesso potrei dirti tutto, ma non serve.
Adesso c'è questo pensiero di minimizzare il più possibile il
dolore, non solo il mio, ma anche quello degli altri. Credo che ti
risparmierei. Ho tentato di risparmiare la mamma, ma era inevitabile
che sapesse. Ha tenuto duro lei per due, per tre, per quattro, quando
di me, della Princi e dell'Uomo non si vedeva più che un mucchietto
di stracci sporchi. Credo che ci fosse un po' anche del tuo stile nel
suo modo di reagire, ma molte cose le ha capite perchè è lei, tu
avresti detto e fatto diversamente.
Però
ci sono tante altre cose che vorrei che vedessi. Sanguedelmiosangue
che lavora per me e gestisce ormai da solo un sacco di tutte quelle
questioni di cui ti occupavi tu: dalle assemblee di condominio ai
lavori di ristrutturazione. Le mie nuove amiche dello yoga. La nostra
nuova gattina. Il foglio che dice che sono in consiglio di istituto.
I ragazzi di seconda, ex terribile seconda B, che mi aspettano
educatamente seduti al loro posto quando suona la campanella. Le
persone di cui mi fido per le questioni di affari. Le amiche di
sempre e i loro bambini che crescono sempre più belli e
intelligenti. La struttura in cui abbiamo messo la Zia Buona, che sì,
è una casa di riposo, ma sembra un hotel per anziani eleganti. La
dolcezza con cui la trattano. La cura con cui stiamo smistando la
roba in casa delle zie per ristrutturarla, e teniamo i ricordi di
famiglia, dalla bandiera del Regno alle sottovesti maliziose della
Zia Bella, dai tailleurini eleganti della Zia Buona al velo da messa
della bisnonna. E naturalmente i tuoi libri, il tuo fioretto, le
siringhe in vetro, i regali dei tuoi pazienti.
Io
non so come andrà a finire qui, papà. Ci sono così tante cose che
non dipendono più da me. Non so per quanto tempo durerò, ma
cercherò di lasciare tutto in ordine, per loro e per chi verrà
dopo, come avresti fatto tu, se mai, nella tua intera esistenza, ti
avesse sfiorato seriamente per un istante il pensiero che anche i
Titani potessero doversi arrendere. Crediamo tutti che tu ti sia reso
conto di poter essere davvero sconfitto solamente negli ultimi
quindici giorni. Io non sono un Titano, papà. Io mi preparo a
perdere in qualsiasi momento, perchè vincere, soprattutto se si
tratta di vincere da sola, non mi interessa più. Ma se perdo, devo a
te, alla mamma e alle zie di saperlo fare con un minimo di eleganza.
A volte penso che mi resteranno solo i tre melograni in fondo al
prato, quelli che tu non hai permesso al giardiniere di tagliare
perchè mi piacevano tanto, e che forse un giorno perderò anche
quelli. Ma a volte mi sorprendo a parlare con la tua voce, o vedo il tuo sguardo, come se non te ne fossi
mai andato. E tiro su la testa. Io non mollo. Dopotutto, sono la figlia di un
Titano.



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