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domenica 19 marzo 2017

Lettera a mio padre

Caro papà,

buona festa. Immagino tu stia benissimo, lassù sul prato in mezzo all'achillea e ai cespugli di rosa canina, col tuo zaino sotto la testa, la borraccia appoggiata al fianco e il cappellino di tela calato sugli occhi.

Come saprai, la mamma sta bene, e per fortuna ha cambiato idea ed è tornata, con orari un po' più umani, a fare volontariato dai Bimbi Sperduti. Regna incontrastata sulla sua bellissima casa dalle pareti gialline, insieme alla vostra gatta, e sono sicura che ti pensa ogni giorno dopo pranzo, quando la spazzola, perchè quella era una delle molte cose che facevate insieme, con la pioggia o col sole, da anni. Ha cambiato colore di capelli, ma i suoi occhi sono sempre così azzurri. Saresti sorpreso di vedere che andiamo tanto d'accordo io e lei adesso, e forse ancora più sorpreso di vedere che, quando litighiamo, più o meno una volta all'anno ormai, ci mettiamo la stessa identica violenza di prima. Il che, ora che praticamente non litigo più con nessuno, mi fa sentire stranissima.

La ragazzina che hai visto tre volte, quella con gli occhi scurissimi e intelligenti, è di là in camera sua, ma ormai è una donna. Saresti molto soddisfatto di vedere come sa essere elegante (quando vuole...) e che passione ci mette in quel che fa. Prende dei bei voti, adesso, tra l'altro. E forse farà l'università. Le faccio studiare io le materie scientifiche, chimica, biologia, igiene. Ci metto molto impegno, mi piace pensare che tra qualche anno potrebbe essere in corsia negli stessi corridoi dove hai lavorato tu. Ma se non dovesse essere così, sappi che, comunque, da te, per forza di cose attraverso di noi, ha preso lo stesso. A volte mi sorprende con frasi che potresti dire tu. Ha quasi lo stesso tono di voce. Dio, quanto vi sareste piaciuti.

A me ha fatto sputare sangue, eh. Se esistesse ancora la possibilità di venire a sedersi accanto alla tua scrivania nello studiolo d'angolo, sarei sempre lì a raccontarti di quanto mi fa incazzare, soffrire, preoccupare, e scoppiare d'orgoglio al tempo stesso.

No, non è vero. Se esistesse ancora la possibilità di venire a sedersi lì da te, di pomeriggio o dopo cena, negli ultimi anni ti avrei parlato quasi solo dell'Uomo. Ma menomale che non c'eri, papà, a vedere i casini che combinavamo io e lui. Ti ha nominato più volte, gli sarebbe servito parlarti, e lo sa. E' venuto anche a trovarti al cimitero. Più spesso di me, che negli ultimi anni proprio non avevo il coraggio di farmi vedere, troppi sensi di colpa, troppe cose che sono andate diversamente da come avremmo pensato.

Mi avresti fatto ragionare, mi avresti detto di smetterla, papà, all'inizio di tutto questo disastro, e avresti avuto ragione. Forse ti avrei anche dato retta. Sulla fedeltà sei sempre stato categorico, e avevi ragione anche su quello. Non so se avrei potuto parlarti di quel che è successo tra noi, perchè la terra incognita che è il matrimonio una volta rotta la monogamia è una landa bruciata dalle radiazioni, dove tu non ti sei mai mosso, mentre io e alcune tra le persone a me più care stiamo appunto lottando per sopravviverci. Ma di sicuro, se avessi trovato il coraggio di dirti cosa provavo, avresti detto una o due frasi che si sarebbero scolpite nella roccia per sempre, e mi avresti dato un perno su cui appoggiarmi per svoltare. Solo che dubito che te ne avrei parlato, davvero. Troppa vergogna. Adesso potrei dirti tutto, ma non serve. Adesso c'è questo pensiero di minimizzare il più possibile il dolore, non solo il mio, ma anche quello degli altri. Credo che ti risparmierei. Ho tentato di risparmiare la mamma, ma era inevitabile che sapesse. Ha tenuto duro lei per due, per tre, per quattro, quando di me, della Princi e dell'Uomo non si vedeva più che un mucchietto di stracci sporchi. Credo che ci fosse un po' anche del tuo stile nel suo modo di reagire, ma molte cose le ha capite perchè è lei, tu avresti detto e fatto diversamente.

Però ci sono tante altre cose che vorrei che vedessi. Sanguedelmiosangue che lavora per me e gestisce ormai da solo un sacco di tutte quelle questioni di cui ti occupavi tu: dalle assemblee di condominio ai lavori di ristrutturazione. Le mie nuove amiche dello yoga. La nostra nuova gattina. Il foglio che dice che sono in consiglio di istituto. I ragazzi di seconda, ex terribile seconda B, che mi aspettano educatamente seduti al loro posto quando suona la campanella. Le persone di cui mi fido per le questioni di affari. Le amiche di sempre e i loro bambini che crescono sempre più belli e intelligenti. La struttura in cui abbiamo messo la Zia Buona, che sì, è una casa di riposo, ma sembra un hotel per anziani eleganti. La dolcezza con cui la trattano. La cura con cui stiamo smistando la roba in casa delle zie per ristrutturarla, e teniamo i ricordi di famiglia, dalla bandiera del Regno alle sottovesti maliziose della Zia Bella, dai tailleurini eleganti della Zia Buona al velo da messa della bisnonna. E naturalmente i tuoi libri, il tuo fioretto, le siringhe in vetro, i regali dei tuoi pazienti.

Io non so come andrà a finire qui, papà. Ci sono così tante cose che non dipendono più da me. Non so per quanto tempo durerò, ma cercherò di lasciare tutto in ordine, per loro e per chi verrà dopo, come avresti fatto tu, se mai, nella tua intera esistenza, ti avesse sfiorato seriamente per un istante il pensiero che anche i Titani potessero doversi arrendere. Crediamo tutti che tu ti sia reso conto di poter essere davvero sconfitto solamente negli ultimi quindici giorni. Io non sono un Titano, papà. Io mi preparo a perdere in qualsiasi momento, perchè vincere, soprattutto se si tratta di vincere da sola, non mi interessa più. Ma se perdo, devo a te, alla mamma e alle zie di saperlo fare con un minimo di eleganza. A volte penso che mi resteranno solo i tre melograni in fondo al prato, quelli che tu non hai permesso al giardiniere di tagliare perchè mi piacevano tanto, e che forse un giorno perderò anche quelli. Ma a volte mi sorprendo a parlare con la tua voce, o vedo il tuo sguardo, come se non te ne fossi mai andato. E tiro su la testa. Io non mollo. Dopotutto, sono la figlia di un Titano.


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