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lunedì 26 novembre 2018

La madeleine che non bisognerebbe mai mordere

Breve premessa.
Quello che dicono delle dipendenze è assolutamente vero. Più assumi una sostanza più ne vorresti, se ne fai a meno per un po' poi ne puoi fare a meno anche a lungo.

La Castagna questa roba l'ha riscoperta quest'estate relativamente ai dolci, che peraltro si era già levata con successo a partire da settembre dell'anno prima. Lo step successivo sarebbe stato diminuire il caffè, ma poi la Castagna incontrato l'Orsone e diminuire il caffè è diventata un'opzione assolutamente non compatibile con la vita relazionale, soprattutto verso la fine dell'anno, quando l'unica persona della scuola con cui aveva voglia di relazionarsi a parte la Pallida era lui. Sempre nello stesso periodo alla fine dell'anno scolastico, in cui le cose a scuola andavano di merda,  la Castagna ha ricominciato a mangiare dolci dalla macchinetta, e lì si è fregata anche la parte di disintossicazione che era già stata portata a termine.

Comunque tutto questo era solo per dire che, mentre col caffè penso che dovrò rinunciarci, perché ormai è una condanna aa vita, con i dolci ci sto riprovando, a smettere dico. E visto che ho commesso l'errore di mangiarne di nuovo e faccio molta fatica a togliermeli, sto a lentamente sostituendo i cioccolatini e le merendine della macchinetta con cose più sane.

Per esempio questa sera, dopo cena, ero da sola, ero nervosa, me lo meritavo e allora ho deciso di farmi del pane e miele.

Ho tostato 2 fette di pane del Mulino Bianco nel fornetto e le ho lasciate involontariamente bruciacchiare sul bordo. Poi le ho considerate in modo critico e mi sono chiesta: "Ok, non sono abbastanza bruciate da essere cattive da mangiare, ma lo sono abbastanza da essere cancerogene?"

E a quel punto mi è venuto in mente che per tutta la vita, al mattino, mio padre ha voluto, insieme al caffelatte e a volte a un  frutto, delle sottili striscioline di pane del giorno prima, che mia madre gli metteva in uno scaldabrioche fino a farle un po' abbrustolire. Era il pane della solita panetteria che a me non piaceva assolutamente, un po' crudo, un po' troppo salato e secondo me anche cattivo di sapore, ma al mattino tostato così e con un po' di marmellata faceva la sua porca figura. Pensandoci papà ci spalmava sopra sia il burro che la marmellata. E tra l'altro, prima dello scaldabrioche mia madre aveva una piccola graticola di ferro nero completamente carbonizzata dall'uso, per tostare le famose striscioline. Ora, i miei genitori erano entrambi medici, e non mi risulta affatto che mio padre sia morto di cancro. Di cancro ci è morta invece la zia più giovane, quella che faceva una vita sanissima e faceva sport anche a 70 anni suonati, stava attenta a tutto quello che mangiava e si controllava i valori regolarmente. Cancro del pancreas, quel tipo di diagnosi per la quale bisogna sempre ricordarsi di avere in tasca una capsula di cianuro. Perché semmai un giorno un medico mi dovesse dire che ho un cancro al pancreas, io la inghiottirei nell'ascensore dell'ospedale, piuttosto che stare così, che dover arrivare a casa e dire ai miei cosa li aspetta. Anzi, non nell'ascensore dell'ospedale, nel parcheggio, così non mi trovano in tempo.

Solo che, a parte le tristi riflessioni sulla morte orribile della zia, il pensare alle striscioline di pane di papà col burro e la marmellata, in contemporanea con il profumo delle fette tostate, mi ha dato una mazzata terribile. Come al solito mi sono messa a parlargli. Ti ricordi papà le striscioline di pane col burro e la marmellata al mattino? ti ricordi le fettine d'arancia tagliata sottile con lo zucchero sopra alla sera? Ti ricordi il pisolino in poltrona dopo pranzo? Ti ricordi quando salivo in vespa dietro di te? Ti ricordi papà la cena per i tuoi 80 anni, alla quale mi sono presentata con un vestito di lino color corda senza niente sotto, perché avevo 25 anni, ero bellissima magrissima giovanissima e immensamente felice? Ti ricordi la casa delle bambole? ti ricordi i melograni del giardino? Papà? Ti ricordi?  Mi manchi tanto. E più le cose qui sono difficili, più mi manchi.

Mannaggia al pane tostato.

3 commenti:

Symosymo ha detto...

E che caz...

Anonimo ha detto...

Sabato a Pisa a trovare zia cugini, lo zio ricoverato gravissimo in ospedale. Siamo a tavola, pur nella tristezza generale (stiamo aspettando che lo zio sia spostato dalla rianimazione in un hospice). Sono venuta con gli altri zii ed una dei loro figli, e tutti insieme si chiacchiera ricordando il passato, in particolare il nonno che amava far vedere i sorci verdi ai potenziali generi e nuora. La zia ricorda il momento in cui "casualmente" , per strada ha incontrato per la prima volta la futura suocera e la futura cognata (mia mamma): come sempre diverse narrazioni dello stesso fatto. Io ridendo tiro fuori il telefono e dico: aspettate , adesso chiamiamo la Giulia (mia mamma) e glie lo chiediamo come sono successe le cose!
... sono 6 anni che mia mamma è morta... e nonostante questo ancora a livello inconscio non me ne capacito ...

Anonimo ha detto...

Anonimo, non so se dovrei averti riconosciuta dalla collocazione geografica, comunque ho i brividi. Castagna