Ma non è solo questo il motivo del senso di vuoto. Si tratta di una riflessione più generale. In questo momento della mia vita ho apparentemente le cose molto più sotto controllo di come potevano essere un anno fa, e, non bastasse, la mia politica del trasformare una donna sciamannata, passionale e coinvolta al 7000% in tutto quel che fa in una stronza elegante e distaccata ha portato frutti che solo sei mesi fa sarebbero stati impossibili da immaginare. Eppure, forse proprio per questo, la mia torre d'avorio è uno splendido attico coi pavimenti lucidi sopra Central Park, finestre insonorizzate e vetri oscurabili a comando vocale, e io non posso confessare a nessuno che rivorrei i miei otto metri quadri di giardino sporco ma profumato e un po' incolto, a contatto col pianeta.
Non appena mi sono chiusa nella torre d'avorio sono venute a bussare delle persone. Alcune da
molto lontano, alcune in piena notte, alcune con pochi vestiti addosso e le difese abbassate.
Sì, ma nessuno è entrato. Si sono fermati, o li ho fermati io, sulla porta. Mi hanno lanciato dentro un bussolotto e, aprendolo, ci ho trovato dichiarazioni, alcune solo di gentile interessamento, altre più dense. Allora ho alzato gli occhi e cercato il contatto. Ma sulla porta non c'era già più nessuno.
Io mi sono voltata e ho guardato tutto lo spazio alle mie spalle, quello che ho creato mettendo da parte me stessa, per mio marito e mia figlia. Uno spazio spesso disabitato.
Tutto questo bel pavimento lustro, tutti questi letti candidi, vuoti, e io che sogno una panchina alla curva del sentiero nel bosco, la pelle fresca di mia figlia e l'odore dell'Uomo sul mio corpo. Invece indosso scarpe scomode, cucino prelibatezze che io non mangio e poi mi rifugio, per l'ennesima volta, nelle strade di campagna con l'autoradio al massimo, lontano sia da lui che da lei, perché loro non hanno voglia di mischiare il loro profumo con il mio.
Adesso ho un nuovo traguardo da tentare, e parlo fuor di metafora qui. La Psicofata di Coppia pratica l'ipnosi e io ho partecipato a due suoi incontri introduttivi, di gruppo, in cui ha indotto nei presenti un rilassamento profondo. Risulta da ciò che io sono un soggetto adatto a risalire (ridiscendere?) nei meandri del sé più arcaico etc etc. E una, dopo aver visto dove di arriva con la meditazione yoga, ce la fa a crederci, che esistano strati e strati tra sopra e sotto, tra presente e passato. Il punto è che in un certo senso io ho soprattutto interesse agli strati tra presente e futuro, perché dalla torre d'avorio di cui sopra, attenzione, io a volte ho scoperto di vedere molto lontano. Non sto delirando. Parlo di avere sensazioni molto forti un po' prima che qualcuno bussi alla porta, e, arrivata ad un punto della vita in cui fare programmi è abbastanza proibitivo, vorrei capire, non tanto il come sono arrivata qua, ma come ne esco, dove vado. Una vaga idea, non sapere i numeri del lotto. Una speranza. Qualcosa che mi aiuti a alzarmi e uscire ogni mattina.
La prima esperienza di rilassamento ipnotico mi ha sparato a quando avevo sette anni. Giocavo in un prato e ero assolutamente, completamente felice. Un tipo di felicità senza nessun pensiero che, probabilmente, con la testa che ho, anche a sette anni sperimentavo di rado. Mi è rimasta impressa per tutti questi mesi.
Ma è la volta dopo che mi ha scosso, non tanto per la visualizzazione che si è creata, ma per quel che dopo si è verificato nella realtà. Prima sono tornata a un'età mediamente spensierata, diciamo sugli undici anni. Giardino proposto dalla terapista, con rose etc, io che passeggio, scendo una scalinata saltellando. Poi la terapista dice: ci sono degli specchi. Entrate dentro ad uno di questi. Io subito faccio fatica a immaginare. Poi eccomi, ho passato la superficie dello specchio, e di là, Cristo che brutto, sono io alla mia età, anzi un po' più avanti nel futuro, e sono sola. In una villa pazzesca. Senza l'Uomo. Mi sento persa. E, incorniciato da uno stipite antico senza porte, due stanze più in là, c'è un letto sfatto dalle lenzuola immacolate. Dentro cui dorme nuda, a pancia in giù, la bellissima creatura dello spazio, con la sua schiena grande, la sua pelle scura, che spiccano in mezzo al candore da nevaio della stoffa. E io sono vestita, distante, sola, osservo un servizio da tè usato da due persone, ma non da lui, e abbandonato su un tavolo basso, in un salotto elegante, e mi sento ancora più persa. La presenza dell'invasore alieno col quale, evidentemente, ho avuto a che fare a letto prima, non mi consola per niente. Sento freddo in questo salone dai soffitti alti, anche se fuori è primavera, siamo in Liguria, è tutto fiorito e si vede il mare blu in lontananza. Voglio l'Uomo e l'Uomo non tornerà più. Sarò sola. In una villa che non volevo possedere.
Ecco. Questo era tre mesi fa. Circa un mesetto dopo, con insufficiente preavviso, la mia traiettoria e quella dell'asteroide si sono di nuovo incrociate, del resto è inevitabile, vivendo e lavorando dove viviamo e lavoriamo. Ormai il mio pianeta non si sorprende più dell'impatto, le vibrazioni sismiche si propagano fino a un certo punto, poi si quieta tutto. Tanto, sappiamo come va: un po' di batticuore, il profumo dei fiori di notte, qualche sguardo che emana radiazioni ustionanti, belle parole. Poi tutto torna dove era prima. Lui nelle galassie. Io nel salone vuoto, con le tazze del tè che dovevamo bere in due, io e il legittimo, abbandonate sul tavolo.
Adesso, e alla luce più che altro delle tempistiche di tutto ciò, come direbbe l'Uomo scherzando, non è tanto per un fatto, quanto piuttosto per un discorso, ma io vorrei andare a fondo, capire se quel che percepisco è sul serio qualcosa che vale la pena tenere presente. Così forse capirò se la torre d'avorio è una prigione o un posto di vedetta, se devo tornare a terra, con i piedi nudi nel prato bagnato, per essere veramente io, per essere amata per quel che sono, o comprarmi le Louboutin, innalzarmi da sola in elicottero e dire addio a tutto quel che era prima.



1 commento:
... leggerti è sempre un grande "sbam" ... un vedersi un po' allo specchio ...
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