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venerdì 20 agosto 2021

Fine della seconda estate pandemica e inizio del terzo anno scolastico devastato dalle leggi antipandemiche

Mi succede un fatto strano. Mi sono piaciute le vacanze, quest'anno. 

Tradotto, sono solo due o tre giorni che non vedo letteralmente l'ora di tornare al lavoro, mentre gli anni scorsi, da quando insegno, alla seconda di luglio ero annoiata (o addirittura stanca, l'estate a volte per me è drammatica a causa di tutto quello che la famiglia si aspetta dame) e mi mancavano i ragazzi. 

Cioè, i ragazzi mi mancano. Da inizio agosto, più  o meno, quando ho incontrato il Ricciolone dal tabacchino che mi stava aiutando a creare il codice SPID. Devo dire che incontrarli non era ovvio, in centro io quasi non ci ho messo piede per settimane, al bancomat della via principale ci vado al mattino presto o la sera. Da quando la figlia non vive qui, nessuno mi trascina per negozi nelle ore canoniche. Comunque i ragazzi mi mancano e in generale io sarei per una riduzione oraria che mi permettesse di fare, che so, due ore ogni tanto, anche tutta l'estate, per tenerli attivi e tenermi felice. In tal senso, l'estate scorsa, in cui ho fatto laboratorio di scrittura online fino al 15 luglio, mi ha dato molto.

Questo comunque è stato l'anno scolastico in cui ho lavorato di più da quando sono nata. Proprio in termini di ore. Colleghi assatanati che scrivevano dalle 7 di mattina (e io c'ero) alle 11 di sera (e io c'ero). Il problema è che alcuni colleghi scrivevano presto ma non tardi, altri tardi ma non presto. Io e un paio di altri eravamo online sia presto, che tardi, che in mezzo.

Poi gli incarichi. Troppi, ma ho cambiato scuola apposta, perché a Paesino di Sogno o facevo di mio ma senza tanto riconoscimento così, o non potevo fare. La scuola difficile in città che per me era un contesto nuovo in generale, 4 classi, gli orari deliranti in tempo di Covid, i casi di sostegno che invece di migliorare peggioravano. Il casino scoppiato in terza. 

Preparare la mia stessa maturità non è stato così pesante. Alla fine avevo la pressione troppo alta e serissimi disturbi del ciclo sonno veglia, oltre ad aver preso 4 kg (quelli solo nella seconda parte dell'anno, il terzo lockdown non ho neanche provato a gestirlo). 

Le vacanze in realtà non sono state questa grossa cosa. Cinque giorni nel Tibet toscano (stavolta, Covid oblige, niente monastero ma cameretta con verandina in grazioso hotel con piscina, e me la meritavo, perché lì mi sono ripresa) e diverse puntate da due, massimo tre sere in montagna. Con l'Uomo che continuava ad andare e venire dalla città.  Ho provato a proporre di spostare le gatte su per fare base in montagna, invece di avere l'elastico che ci riportava indietro. Ma lui faceva colazione, una passeggiata e ripartiva, per ricomparire la sera in orari variabili. Io, dal canto mio, le sere in cui non poteva esserci, tornavo in città. Però chissà, c'era questa capacità di scendere dalla macchina e stare subito bene. Una specie di leggerezza nello svicolare tra una e l'altra delle complicazioni legate al Covid, tanta nostalgia di quelle cose che si facevano prima, come una sera al cinema o la processione coi quadri viventi, la musica in piazza e le manifestazioni gastronomiche.  Ma poi chi se ne frega, sia in Toscana che in montagna la gente sorrideva affabile e mangiava all'aperto, i bambini giocavano, al markettino del paesino toscano (e solo lì) si facevano cose dimenticate da secoli, come annusare la frutta o addirittura scegliersela dalle cassette senza i guanti. In altri luoghi, tutto sommato era bello  il rispetto dei clienti per le norme schizoidi di questa fase, al puro scopo di non mettere nei casini i gestori di servizi aperti al pubblico. 

In tal senso, il rientrare al lavoro comporterà probabilmente delle menate di proporzioni galattiche. Non me la sento di mettermi a spiegare qui come mi rapporto alla situazione finto obbligo vaccinale e parzialmente vero obbligo di green pass per i docenti. Mi ci manca sentirmi fare il lavaggio del cervello anche qua. Comunque un dato certo è che dallo scorso anno non vedremo differenze, nella pratica si entrerà scaglionati, si farà lezione distanziati, si terrà la mascherina in faccia fino a giugno, e mannaggia se fa come lo scorso anno, un mese caldo e un mese freddo, avremo tutti la tosse, per motivi che col virus non c'entrano niente. 

Però, adesso che mancano solo 5 giorni alla fine delle ferie, sto pregustando quella normalità che, alla fin fine, tutti noi ci siamo così tanto goduti, dopo l'incubo del secondo quadrimestre 2020. Il caffè coi colleghi, le chiacchierate all'angolo della strada, i bidelli che portano i dolcetti. I bidelli che...? Ah sì, sì. Non ci sono stati Conte, Figliuolo, Speranza, Burioni, Draghi, che potessero scalfire l'inveterata abitudine di mollare in sala professori giganteschi vassoi di bocconcini fatti in casa, doppiamente proibiti dalla legislazione sul Covid e da quella sull'igiene alimentare. Io non amavo sottomettermi alla prima e me ne sono sempre  stracatafottuta, come tutti, della seconda.  Ma dopo aver capito quali animali (e di quali dimensioni) possono uscire dalle mura di un edificio medievale in centro città quando noi non siamo presenti... e a volte anche quando ci siamo... ho assaggiato solo quel che si presentava in porzione singola, prodotto industrialmente con intorno una solida fasciatura di plastica e alluminio. Con l'eccezione della torta di pistacchi di Bronte del Gattopardo, ma quella era distribuita, solo per pochissimi raccomandati, in segreteria, con maggiore attenzione alla pulizia. E poi è entrata di diritto nella lista dei 4 dolci ( gli altri sono la Tarte Tatin, la bavarese menta e cioccolato e la tavoletta di cioccolato alle ciliegie) per i quali non importa se dopo muori, muori comunque col sorriso sulle labbra. In ogni caso, previa attenta disinfezione delle mani, i miei colleghi, tuttora viventi, hanno gioiosamente sbafato fino all'ultima briciola. Del resto, tra gel, spray, amuchine e candeggine, anche gli scarafaggi della scuola ormai erano belli lustri e profumati, e alla sera entravano scaglionati, firmando il registro visitatori e indossando la mascherina. Io sono una fobica e mi lavo le mani col sapone centosessanta volte al giorno, a casa mia. Ma credo che dopo questa pandemia farò una vacanza nella parte più fangosa e putrescente dell'Amazzonia, in un posto in cui l'odore della candeggina non sia mai arrivato e l'unico modo di disinfettare qualcosa sia bruciarlo. 

Quindi così, parliamo con questo tono leggero. Intanto Kawaii, Ricciolone, la Palestinese In Fuga, il Calligrafo, Barbie Mollettine Rosa, Precious e gli altri stanno per iniziare la terza e anche questo sarà per loro un anno di merda, non faranno neppure UNO dei tre anni di medie senza l'incubo della DAD e le altre oscenità a cui abbiamo sottoposto i nostri ragazzi. 

Per non urlare e non mettermi a spaccare tutto dalla frustrazione che provo per loro, più che per me, mi concentro sul programma (nel caso della prossima terza, faraonico, visto che non sanno le cose di prima e la seconda, più che un anno di scuola, era un periodo in struttura di riabilitazione psicomotoria) e su un sacco di cose che di per sé con la scuola non c'entrano poi tanto, tipo abbinare i nuovi sandali ai vestiti per le riunioni di inizio anno, farmi un taglio di capelli che gridi che finalmente sono capace di domare la mia criniera, e riprendere il sorriso spavaldo dello scorso anno, ma misurando meglio le interazioni coi colleghi e lavorandomi la preside con maggiore abilità, per renderla inconsapevole complice dei miei piani malvagi. E poi vorrei trovare un ritmo di lavoro che mi permettesse di non entrare in trance agonistica la terza settimana di scuola, per uscirne il 2 luglio del 2022. O quantomeno di non provare SOLLIEVO quando alle 4 di sabato pomeriggio qualcuno, sulla chat del lavoro, fa una domanda, perché a me il mio lavoro piace, ma ero arrivata alla tossicodipendenza. 

Faccio anche l'ottimo proposito di aggiornare questo blog, perché Scuolina Rosa l'avete conosciuta in tutti i suoi aspetti, di Scuola Vintage sapete poco, ma è un pianeta meraviglioso e, soprattutto, se quella era la mia casa, questa è la mia missione spaziale, la mia Wall Street, la mia fiammata di gloria. Mi serviva, o meglio serviva al mio ego, poi io in classe sempre la prof sono, ma lui era stufo di stare chiuso nel bagagliaio. Per qualche anno lo lascio espandere, poi non ne avrà più bisogno. E intanto avrò dato il massimo. Anche perché a Scuola Vintage danno il massimo anche gli scarafaggi delle mura medievali, o così o chiedi il trasferimento, non è propriamente un picnic, diciamo. 


 

 


1 commento:

Anonimo ha detto...

grazie per essere tornata a raccontare: è sempre una gioia leggerti!
chiara